lunedì 13 gennaio 2014

PRIGIONI SPIRITUALI by Gary Wilkerson

Le prigioni spirituali sono quelle che Satana usa per imprigionarci e quelle in cui noi stessi restiamo intrappolati. Con il potente esempio della vita di Pietro, la Parola di Dio ci mostra come essere liberati da queste prigioni.

In Atti 12, Pietro venne imprigionato dal Re Erode. Migliaia di persone a Gerusalemme furono salvate attraverso l'opera potente di Dio ed Erode invece ne venne minacciato. Ovviamente, quando Dio si muove in maniera soprannaturale attraverso il Suo popolo, questo non fa altro che adirare il nemico.

Ed ecco che Erode posò il suo sguardo su Pietro. “Vedendo (Erode) che ciò era gradito ai Giudei, continuò e fece arrestare anche Pietro. Erano i giorni degli Azzimi” (Atti 12:3). Erode stava per segnare il suo primo punto: imprigionando il più audace credente nel giorno di Pasqua, la festa più sentita dalla chiesa, avrebbe spaventato i cristiani fino a indurli al silenzio.

Erode inviò squadroni di soldati per catturare e imprigionare Pietro. “Dopo averlo fatto arrestare, lo mise in prigione...perché voleva farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua” (12:4). L'espressione “farlo comparire” significa che Erode aveva intenzione di martirizzare Pietro in pubblico.

La parola “seized”, nella versione inglese, non significa solo che “venne preso”, piuttosto, si riferisce ad una potenza che va ben oltre la nostra. Pietro, infatti, non era solo sotto arresto presso una prigione, bensì era incatenato da un potere spirituale che stava manipolando un uomo potente per indurlo ad una fine demoniaca. Hai familiarità con questo tipo di prigione spirituale? Forse ne sei prigioniero proprio adesso. Pensi: “Signore, ho pregato migliaia di volte, ma niente è mai cambiato. Come riuscirò mai ad esserne liberato?”

Ciò che leggeremo adesso cambierà tutto. “ Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere a Dio erano fatte per lui dalla chiesa” (Atti 12:5). Quell'unica piccola parola “ma” trasforma l'intera immagine. È come se dicesse: “il nemico è in questa scena, ruggendo come un leone, ma il Leone di Giuda è anche Lui nella scena. Egli si sta per rivelare e cambierà tutto”.

Amo questa immagine di “fervida preghiera” di questo verso. Un piccolo gruppo di umili uomini e donne stavano tenendo una riunione di preghiera. Come molti cristiani, essi ebbero probabilmente una piccola influenza nel loro mondo, sebbene le spesse mura della prigione non avessero alcuna possibilità contro le loro preghiere.

“Nella notte che precedeva il giorno in cui Erode voleva farlo martirizzare, Pietro stava dormendo in mezzo a due soldati, legato con due catene e le sentinelle davanti alla porta custodivano il carcere. Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse e una luce risplendette nella cella” (12:6-7).

Quando Pietro si guardò intorno, vide che le sue catene erano cadute e che le guardie non lo riuscivano a vedere. “Ed egli, uscito, lo seguiva, non sapendo che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva infatti di avere una visione” (12:9).

Ciò che accadde successivamente è il cuore di questo messaggio: “Com’ebbero oltrepassata la prima e la seconda guardia, giunsero alla porta di ferro che immette in città, la quale si aprì da sé davanti a loro; uscirono e s’inoltrarono per una strada” (12:10).