giovedì 5 maggio 2016

DIO É IL NOSTRO SCUDO

Quando Dio chiede ai Suoi servi di fare un passo verso l’ignoto, non succede una sola volta. È un cammino che richiede tutto il tempo della nostra vita. La nostra obbedienza, tuttavia, ci fa ottenere un grande premio: “Dopo queste cose, la parola dell'Eterno fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo, Non temere, o Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima” (Genesi 15:1).

Dio qui sta affermando qualcosa di glorioso: Coloro che Gli obbediscono – che fanno un passo senza sapere cosa accadrà loro, confidando comunque cecamente nella Sua Parola – non usciranno mai dalla Sua protezione. Egli dice, “Io aleggerò su loro come uno scudo. E io sarò la loro ricompensa. Io darò loro Me stesso”. “Perché tu, o Eterno, benedirai il giusto; tu lo circonderai con la tua grazia, come d'uno scudo” (Salmo 5:12).

Dio chiese a un ex membro della nostra chiesa, un’attrice acclamata, di abbandonare completamente il mondo dello spettacolo come atto d’obbedienza a Lui. Sapeva nel suo cuore che il Signore le stesse chiedendo di lasciarsi tutto alle spalle. Così, mise da parte il premio per migliore attrice non protagonista e s’incamminò per l’ignoto. Non aveva un lavoro o garanzie di lavorare; partì non sapendo dove andasse.

Il giorno dopo il suo agente la chiamò per dirle che le era stato offerto un ruolo da protagonista in un film con tre dei più noti attori nel settore. Dopo aver agganciato, disse, “No, Satana, so cosa stai cercando di fare. Non cambierò idea”.

Amato, sarà così per molti di noi. Ogni volta che farai un passo in fedele obbedienza, il diavolo ti presenterà qualche seduzione per riportarti dal lato della disobbedienza. L’obbedienza ti costerà sempre qualcosa.

Quella stessa settimana, l’attrice andò in tribunale e ottenne una schiacciante vittoria in una battaglia per la custodia del figlio. Il suo scudo stava funzionando per lei! Aveva guadagnato Cristo, e il suo premio fu il Signore Stesso.

mercoledì 4 maggio 2016

SEGUIRE LA PROMESSA DI DIO

Dio richiese un incredibile atto d’obbedienza da parte di Abrahamo: gli chiese di fare un passo verso un futuro ignoto. Abrahamo riuscì a fare questo passo con niente di più tangibile di questa promessa da parte di Dio: “Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò” (Genesi 12:1).

Lo scrittore di Ebrei dice, “Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì…e partì non sapendo dove andava” (Ebrei 11:8). Il Signore non dispiegò davanti ad Abrahamo un progetto di viaggio chiaro e dettagliato. Piuttosto, disse semplicemente, “Raccogli la tua famiglia, prepara i tuoi beni, lascia i tuoi parenti e va in un luogo di cui ti parlerò”.

All’età di settantacinque anni, ad Abrahamo fu chiesto di affidarsi pienamente alla fedeltà di Dio. Non ricevette spiegazioni o avvertimenti di possibili pericoli davanti a sé. Così, Abrahamo partì – senza sapere nulla. Tutto ciò su cui poteva contare era questa promessa: “Io ti mostrerò ogni cosa. E ti benedirò”.

Sua moglie, Sarah, forse non era poi così diversa da una donna di oggi. Avrà chiesto le stesse domande che chiederebbe ogni moglie: “Andiamo a nord o a sud? Che tipo di vestiti devo portarmi? Ci stabiliremo in una dimora fissa o girovagheremo?” Tutto ciò che Abrahamo poté rispondere fu, “Dio ha detto di andare, quindi andiamo. Lui ci mostrerà il prossimo passo non appena inizieremo a muoverci”.

A volte pensiamo che quando Dio ci comanda di fare qualcosa e noi obbediamo, tutto andrà liscio come l’olio. Pensiamo che ci sarà grato per la nostra obbedienza e quindi ci metterà su un’autostrada a quattro corsie verso la benedizione. Abrahamo obbedì alla Parola di Dio, ma la verità è che un atto di obbedienza non equivale a un cammino di obbedienza.

Abrahamo aveva ricevuto una promessa da Dio, ma lungo il cammino dovette attraversare il deserto del Negev, salire su montagne innevate, passare per un altro deserto e incontrare il belligerante popolo di Canaan. Poi finì nel bel mezzo di una carestia in Egitto. Sono contento che Dio non parlò ad Abrahamo del cammino che avrebbe percorso!

Questo particolare cammino non somigliava a nessuno di quelli già percorsi da Abrahamo. Eppure, in tutto questo, non fu mai in pericolo. Nessuno poteva toccarlo. Dio fu il suo scudo e protettore, ogni giorno. E a causa della sua fede, Abrahamo divenne amico di Dio.

martedì 3 maggio 2016

CONFIDARE NEL SIGNORE

Ogni Cristiano dichiara di confidare nel Signore; tuttavia, in realtà, molti figli di Dio non sono pronti ad affrontare la buia tempesta che sta per abbattersi sul mondo. A meno che non ci aggrappiamo a una fiducia incrollabile e speciale nel nostro Signore, non saremo pronti per i momenti difficili, ora o in futuro.

Quando la furia impetuosa della tempesta si scatenerà e l’incertezza cadrà sull’umanità come una nuvola, tantissimi cristiani non saranno in grado di gestirla. Sopraffatti dalla paura, essi perderanno il canto di vittoria. Chi sono questi credenti, che non saranno preparati a resistere alla tempesta? Sono coloro che non hanno coltivato una vita di preghiera col Signore e non sono fondati sulla Sua Parola.

Per anni, pastori consacrati hanno esortato i cristiani a prendersi del tempo ogni giorno per incontrare Dio in preghiera. Grazie al Signore, molti hanno imparato a effondere i loro cuori davanti a Gesù e vengono premiati con una fede e una fiducia santa. Infatti, la loro fede cresce ogni giorno perché s’affidano alla Sua Parola.

Vedi, la comunione fa nascere la fiducia. Affidando al Signore ogni nostra preoccupazione, ne usciamo col Suo riposo e la Sua rassicurazione: “Confida in lui continuamente, o popolo, effondi il tuo cuore davanti a lui” (Salmo 62:8). Secondo questo salmo, “confidare” ed “effondere” sono inseparabili. Se dobbiamo confidare in Dio in ogni tempo, inclusi quelli più bui, allora dobbiamo effondere i nostri cuori a Lui senza cessare.

Mentre i giorni diventano sempre più spaventosi, sorgerà un popolo di Dio, che diverrà sempre più audace. Sono quei credenti che invocano ogni giorno il nome del Signore, “Così possiamo dire con fiducia, Il Signore è il mio aiuto, e io non temerò. Che cosa mi potrà fare l'uomo?” (Ebrei 13:6). La rivelazione dalla Parola di Dio li sosterrà nei momenti più duri.

Davide imparò a invocare il Signore in ogni crisi della sua vita. Volta dopo volta, quest’uomo di Dio corse nel suo luogo segreto, svuotandosi di ogni paura davanti al Signore: “Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio e il mio grido giunse ai suoi orecchi…Mi liberò” (2 Samuele 22:7, 18).

lunedì 2 maggio 2016

AMATEVI L’UN L’ALTRO - Gary Wilkerson

Se dovessi definire l’insegnamento culmine di Gesù, a quale penseresti? Possiamo trarne un’idea dall’ultima sera trascorsa coi discepoli, prima di andare alla croce. Erano rimaste solo poche ore da spendere coi Suoi amici più intimi, così concentrò tutto ciò che aveva insegnato loro in una sola parola: amore. “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Giovanni 15:12).

Quando parliamo d’amore nella Chiesa – cioè, quando leggiamo questo verso – le nostre menti vanno in direzioni nobili. Pensiamo a gentilezza, generosità, essere buoni con gli altri, e, in effetti, il Nuovo Testamento dice molto di questo tipo d’amore. In esso troviamo l’espressione “gli uni gli altri” circa cinquanta volte, con comandamenti di trattarsi vicendevolmente con pazienza, incoraggiamento, generosità. Il libro di Efesini usa spesso la parola “insieme”, a enfatizzare il grande comandamento di Cristo di amare nella comunità.

I discepoli non avrebbero avuto problemi con questo comandamento; in realtà, forse pensavano di essere già abbastanza bravi a farlo. Avevano appena trascorso tre anni in un ministero a tempo pieno col loro Maestro, a imparare come fare ciò che Lui aveva insegnato loro.

In questa scena però Gesù parla d’amore in un contesto molto diverso. Diventa chiaro nella frase successiva: “Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici” (Giovanni 15:13). Beh, è un tipo d’amore davvero serio. Immagino i discepoli che si guardano fra loro e si chiedono, “Morirei per la persona affianco a me? A volte m’irrita davvero”. Forse non si amavano a vicenda così tanto quanto pensavano.

Il punto che voglio fare è che quando Gesù ci comanda di amare come Lui ama, non è una cosa leggera. Non è un’idea romantica basata su sentimenti o ideali. Quello che ci comanda è amore evangelico – amore potente, incondizionato, sacrificale, che trova le sue radici nella croce di Cristo. Gesù stava per dimostrare ai Suoi seguaci il più potente atto d’amore che si potesse mai sperimentare, andando alla croce per i nostri peccati. Nel farlo, avrebbe dimostrato in che modo quest’amore si applica persino ai nostri nemici – perché Egli diede la Sua vita anche per loro.

venerdì 29 aprile 2016

LA PREGHIERA IN CAMERETTA

La preghiera privata avviene quando siamo soli, nel segreto. “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente” (Matteo 6:6).

Ma c’è più di questo. Il termine greco per cameretta in questo verso indica “una stanza privata, un luogo segreto”. Ciò suonava molto familiare alle orecchie degli uditori di Gesù, perché le case nella loro cultura avevano una stanza nascosta che serviva come una specie di magazzino. Il comandamento di Gesù era di andare in quella stanzetta e chiudere la porta dietro di sé. Ed è un comandamento a individui, perché non è il tipo di preghiera che si può fare in chiesa o con un collaboratore di preghiera.

Gesù ne fu un esempio, infatti andava a pregare in luoghi privati. La Scrittura ci mostra continuamente che Egli si “appartava” per trascorrere del tempo in preghiera. Nessuno era più impegnato di Lui, che era costantemente pressato dai bisogni di chi Lo circondava e aveva così poco tempo per Sé. Tuttavia, leggiamo, “Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava” (Marco 1:35). “Dopo averle congedate, salì sul monte in disparte per pregare. E, fattosi sera, era là tutto solo” (Matteo 14:23).

Considera il comandamento che ricevette Saulo in Atti. Quando Cristo incontrò questo persecutore della chiesa, Saulo non fu mandato a un incontro di chiesa o da Anania, il grande guerriero di preghiera. No, Saulo dovette spendere tre giorni da solo e in disparte a pregare e conoscere Gesù.

Tutti noi abbiamo delle scuse per non pregare in cameretta, in un luogo speciale, da soli. Diciamo di non avere un luogo simile, o il tempo per farlo. Thomas Manton, uno scrittore puritano, dice questo in materia: “Diciamo di non avere tempo per pregare nel segreto. Però abbiamo tempo per tutto il resto: tempo per mangiare, per bere, per i figli, ma nessun tempo per ciò che sostiene tutto il resto. Diciamo di non avere un luogo segreto, ma Gesù trovò un monte, Pietro un tetto, i profeti il deserto. Se ami qualcuno, troverai un luogo per stare soli”.

giovedì 28 aprile 2016

UN LUOGO DI PREGHIERA

“Ancora io vi dico che, se due di voi si accordano sulla terra per domandare qualunque cosa, questa sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli” (Matteo 18:19). Alcuni cristiani la definiscono “preghiera dell’accordo”. Sei profondamente benedetto se hai un fratello o una sorella devota con cui pregare. Infatti, gli intercessori più potenti che ho conosciuto appartengono a piccoli gruppi di due o tre persone. Se mai Dio mi ha benedetto in questa vita – se mi ha usato per la Sua gloria – so che è per quei pochi intercessori potenti che pregano quotidianamente per me.

Il luogo in cui questo tipo di preghiera avviene più potentemente è a casa. Io e mia moglie Gwen preghiamo insieme ogni giorno e credo sia ciò che tiene insieme la nostra famiglia. Abbiamo pregato per ognuno dei nostri figli negli anni della crescita, che nessuno di loro si perdesse. Abbiamo pregato per le loro amicizie e relazioni. Abbiamo anche pregato per i loro coniugi futuri e ora stiamo facendo lo stesso per i nostri nipoti.

Tristemente, pochissime famiglie cristiane prendono tempo per la preghiera a casa. Posso personalmente testimoniare di essere nel ministero oggi per la potenza della preghiera familiare. Ogni giorno, non importa dove stessimo giocando io e i miei fratelli, se nel giardino davanti casa o per strada, mia madre chiamava dal portico di casa, “David, Jerry, Juanita, Ruth, è ora di pregare!” (Il mio fratellino Don non era ancora nato).

Tutto il vicinato sapeva del momento di preghiera della nostra famiglia. A volte detestavo sentire quella chiamata, me ne lamentavo e ne ero infastidito. Però è chiaro che avvenne qualcosa in quei momenti di preghiera, in cui lo Spirito si muoveva nella nostra famiglia e toccava le nostre anime.

Forse non ti vedi a tenere una riunione di preghiera familiare. Forse hai un coniuge che non collabora o un figlio ribelle. Amato, non importa chi sceglie di non essere coinvolto. Puoi comunque andare al tavolo della cucina, chinare il capo e pregare. Ciò servirà come tempo di preghiera della tua casa e ogni membro familiare lo saprà.

mercoledì 27 aprile 2016

SUONA LA TROMA IN SION

Per cosa esattamente dobbiamo pregare in un tempo simile?

Ecco l’ordine di Gioele per Israele, in quel giorno di oscurità e tenebre: “Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate una solenne assemblea. Radunate il popolo, santificate l'assemblea, riunite i vecchi, radunate i fanciulli…Fra il portico e l'altare piangano i sacerdoti, i ministri dell'Eterno, e dicano, Risparmia, o Eterno, il tuo popolo e non dare la tua eredità al vituperio o ad essere dominata dalle nazioni. Perché si direbbe fra i popoli: "Dov'è il loro DIO?” (Gioele 2:15-17).

Ecco la chiamata alla chiesa: “Non vi scoraggiate e non cedete allo sconforto. Non dovete credere alle bugie del diavolo, che dice che non c’è speranza di un risveglio”. Piuttosto, secondo Gioele, il grido del popolo doveva essere, “Signore, fa cessare il vituperio nel Tuo nome. Non lasciare che la Tua chiesa sia più derisa. Impedisci agli empi di governarci, perseguitarci e chiederci, “Dov’è il vostro Dio?”

Penserai, “Ciò che Dio qui promette è solo una possibilità. Egli dice che potrebbe trattenere i Suoi giudizi. Non è molto più di un ‘forse’, un ‘potrebbe’. Tutto quello che richiede dal Suo popolo potrebbe essere invano”.

Non credo che Dio tenti la Sua chiesa e non invierà il Suo popolo in una missione folle. Quando Abrahamo pregò che Dio risparmiasse Sodoma (dove viveva suo nipote Lot), il cuore del Signore era toccato e avrebbe salvato quella città se solo ci fossero stati dieci giusti. E Abrahamo pregò lo stesso mentre gli angeli distruttori camminavano per la città! Sono certo che il popolo di Dio oggi debba pregare il Signore nello stesso modo.

La profezia di Gioele sullo spargimento dello Spirito Santo si trova in Gioele 2:28-32 e viene ripetuta dall’apostolo Pietro nel suo sermone di Atti 2:17-21. La profezia inizia, “E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che spanderò del mio Spirito sopra ogni carne”.