sabato 19 aprile 2014

QUANDO ARRIVANO I PROBLEMI, PREGA! by Jim Cymbala

Hai mai notato che Gesù diede inizio alla Sua chiesa, non mentre qualcuno stava predicando, ma mentre si stava pregando? Nei primi due capitoli degli Atti, i discepoli stavano aspettando Dio. Mentre se ne stavano lì seduti . . . lodando Dio, stando in comunione con Lui, lasciandoGli formare e purificare i loro spiriti ed effettuare tutte quelle operazioni che solo lo Spirito Santo può fare . . . nacque la chiesa. Lo Spirito Santo venne abbondantemente versato su loro.

Cosa direbbe delle nostre chiese di oggi quel Dio che diede origine alla chiesa durante un incontro di preghiera, e oggi gli incontri di preghiera si sono estinti?
Sono il solo che si imbarazza quando il capi religiosi Americani parlano in merito al pregare nelle scuole pubbliche? Quando in molte chiese a stento si prega! In tutta umiltà, potresti pensare che dovremmo tacere su quel particolare argomento finché non mettiamo in pratica ciò che predichiamo nelle nostre congregazioni.

Sono certo che gli imperatori Romani non fossero soliti pregare Dio nelle loro scuole. Ma, ai primi cristiani non sembrava interessare ciò che fece Caligola, Claudio o Nerone. Come poteva un imperatore fermare Dio? E come potevano i demoni dell'inferno, farsi strada quando il popolo di Dio pregava invocando il Suo nome? Impossibile!

Nel Nuovo Testamento non vediamo Paolo o Giovanni torcersi le mani e dire: “Oh, che faremo? Caligola è bisessuale . . . vuole far diventare senatore il suo cavallo . . . Che esempio orribile di leadership! Come risponderemo a questo oltraggio?”

Non mettiamoci a giocare o a dirottare l'attenzione dalla debole vita di preghiera delle nostre chiese. In Atti 4, quando gli apostoli vennero ingiustamente arrestati, imprigionati e minacciati, non protestarono; non andarono alla ricerca di un aiuto politico. Al contrario, si misero a pregare. Ben presto quel luogo cominciò a vibrare per la presenza dello Spirito Santo (Atti 4:23-31).

Gli apostoli avevano questo istinto: quando arrivano i problemi, prega. Quando sei intimidito, prega. Quando affronti una sfida, prega. Quando sei perseguitato, prega!


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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 18 aprile 2014

EGLI APRE I NOSTRI OCCHI

Lo Spirito Santo cerca di far crescere in noi la consapevolezza che Dio mostrerà misericordia verso ognuno di noi durante le nostre prove. “Perciò, avendo noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d’animo” (2 Corinzi 4:1).

Qual è il ministero di misericordia che abbiamo ottenuto dallo Spirito Santo? Egli apre i nostri occhi alla misericordia di Cristo verso ognuno di noi. Egli concede all'anima nostra una consapevolezza che il Signore è dalla nostra parte, che è per noi. Egli ci mostra, inoltre, come Dio si impegni a non farci cadere e a farci vedere quanto sia compassionevole nei confronti di tutto ciò che stiamo attraversando, quanto sia toccato da ciò che provocano in noi le nostre infermità.

Magari, proprio adesso ti stai sentendo abusato e non amato. Il diavolo vorrebbe farti credere che Dio ti ha lasciato solo a te stesso—che meriti di soffrire, che per te è tutto finito ormai, che non c'è più speranza. Amato, sono tutte bugie che vengono direttamente dall'inferno. Dio vuole più di ogni altra cosa liberarti dal perverso concetto che tu hai di Lui. Egli ti ama ed ha già stabilito il momento in cui ti concederà tutta la Sua misericordia.

Davide gridò a Dio nel momento in cui era sopraffatto dalla sua situazione: “Il mio cuore, afflitto, inaridisce come l’erba, tanto che dimentico di mangiare il mio pane. . . . Io veglio e sono come il passero solitario sul tetto. I miei nemici mi insultano ogni giorno . . . Io mescolo con lacrime la mia bevanda. . . . I miei giorni sono come ombra che si allunga" (Salmo 102:4, 7-9, 11). Davide affermò struggendosi: “sono in una terribile condizione, fisicamente, mentalmente e spiritualmente”.

Fu quello il momento in cui Dio liberò Davide e rapidamente gli concesse misericordia, aiuto e conforto. Davide affermò: “Tu sorgerai e avrai compassione di Sion, poiché è tempo di averne pietà; il tempo fissato è giunto” (Salmo 102:13).

Il momento stabilito da Dio in cui avrebbe liberato Davide arrivò proprio quando il Suo servo pensò: “mi sono ridotto a niente”. Anche oggi, Dio ha stabilito il momento in cui liberarci e intervenire in nostro favore—ciò avviene solitamente nel momento peggiore della nostra prova. È quello il momento in cui smettiamo di combattere con le nostre forze. In quel momento noi ammettiamo: “Signore, non ce la posso fare—tutto è confuso intorno a me. Metto tutto nelle tue mani”.

giovedì 17 aprile 2014

A VISO SCOPERTO

L'apostolo Paolo scrive: “E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore” (2 Corinzi 3:18). La radice delle parole “viso scoperto” ha una definizione meravigliosa. Significa impegnarsi completamente a permettere a Dio di rivelare ogni cosa nascosta nel nostro cuore—con lo scopo di liberarcene.

Questo viso scoperto grida: “provami, Signore; vedi se in me c'è qualcosa di sbagliato. Mostrami dov'è che sto vivendo contrariamente alla Tua Parola. Voglio essere liberato da ogni cosa che a te non piace. Metti via il mio orgoglio, le mie ambizioni, il mio intelletto egoista, il mio modo di ragionare. So di non poter pensare a modo mio fuori da questa situazione. Spirito Santo, ho bisogno del Tuo potere e della tua saggezza. Depongo ogni speranza di poter risolvere le cose a modo mio”.

Per molti credenti, questo è davvero una cosa difficile da fare. Hanno vissuto la loro intera vita cristiana facendo affidamento alla loro sapienza e saggezza. E adesso è dura dover ammettere di aver fatto solo guai e dover lasciare a Lui il controllo.

Il Signore doveva già anni addietro strappare via l'orgoglio da questa area della mia vita. Adesso, ringrazio il Signore e ammetto liberamente di aver solo peggiorato le cose. Prego costantemente: “Dio mio, faccio cose talmente stupide, commetto errori terribili, mi ritrovo in pasticci tremendi. Ti prego Signore, liberami da tutto questo. Io non ce la posso fare, solo Tu puoi”.

Grazie siano rese a Dio, perché Egli ha piacere nell'aiutarci a mettere a posto ogni cosa quando cerchiamo di fare la Sua volontà.

Il vetro di cui parla Paolo in questo passaggio significa specchio. Amati, il nostro specchio è la parola di Dio. Essa riflette accuratamente la nostra condizione. Paolo ci sta dicendo: “vai allo specchio della verità di Dio e dai uno sguardo alla tua vita. Dici al Signore che sei sulla via sbagliata e che vuoi essere cambiato. Chiedi al Suo Spirito di renderti umile e rivelarti la Sua Parola. Abbandona i consigli degli altri, le tue idee, la tua intelligenza e torna a confidare pienamente nello Spirito Santo. Credi in ciò che Egli ti dice”.

Se ti affidi esclusivamente allo Spirito Santo, distogliendo la tua attenzione dall'aiuto degli altri, Egli toglierà il velo dai tuoi occhi. Lo Spirito Santo manderà in tuo aiuto dei Suoi servi e tu comincerai a cambiare in quello stesso istante.

mercoledì 16 aprile 2014

IL MINISTERO DELLO SPIRITO SANTO

Il cambiamento è opera esclusiva dello Spirito Santo. “Quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito?” (2 Corinzi 3:8). Noi non possiamo cambiare noi stessi. Solo lo Spirito Santo può renderci conformi alla gloriosa immagine di Cristo. Tutti noi abbiamo sentito dire: “quando una persona si rivolge al Signore, Dio toglie il velo dai suoi occhi”. Questa è l'opera completa dello Spirito Santo.

Leggiamo inoltre: “Ora, il Signore è lo Spirito; e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà.” (verso 17). La parola “libertà” in questo caso significa, “non più schiavo; dispensato da ogni responsabilità; libero, senza più catene”. Questo descrive la libertà che viene dopo aver aperto gli occhi. Immediatamente, vediamo le cose sotto una nuova luce. Solo lo Spirito Santo può cambiare il modo in cui finora abbiamo visto le cose, facendoci cambiare strada ed immettendoci sulla retta via.

In breve, Paolo ci dice di confidare completamente nello Spirito di Dio. Significa, inoltre, abbandonare tutti quei consigli non biblici, tutte le tue idee ed i tuoi piani, rivolgendoti solo allo Spirito Santo affinché Egli ti possa guidare e capeggiare.

Paolo sperimentò tutti questi cambiamenti. In Atti 9, quando era ancora conosciuto come Saulo, stava percorrendo la via sbagliata, in groppa al suo cavallo sulla via di Damasco per perseguitare lì i cristiani. Pensa che velo aveva davanti ai suoi occhi! In realtà Saulo credeva di fare la volontà di Dio arrestando i credenti e gettandoli in prigione.

Ma il Signore intercettò quest'uomo mettendo in crisi la sua vita. Quando Gesù incontrò Saulo sulla via di Damasco, lo bloccò con una luce così forte e potente da renderlo completamente cieco. Saulo, non vedendo più nulla, dovette essere guidato verso una casa a Damasco dove restò finché arrivò lì un servo di Dio di nome Anania. Anania disse a Saulo: “Fratello Saulo, il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada per la quale venivi, mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo». In quell’istante gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista; poi, alzatosi, fu battezzato.” (Atti 9:17-18).

Saulo arrese il suo passato, il suo futuro e ogni cosa allo Spirito Santo—ed il velo venne immediatamente rimosso dai suoi occhi.

martedì 15 aprile 2014

VENIAMO CONTINUAMENTE CAMBIATI

Che ci piaccia o no, ci troviamo tutti in un processo che in un modo o nell'altro ci cambia. Nella sfera spirituale, non esiste una cosa come la mera esistenza; noi veniamo cambiati, nel bene o nel male. Possiamo diventare come il nostro

Signore o come il mondo—crescere in Cristo o ricadere nel peccato.
Dunque, stai diventando uno spirito mansueto, più simile a Gesù? Ti guardi ogni giorno allo specchio e con semplicità preghi: “Signore, voglio essere conforme alla Tua immagine in ogni area della mia vita?”

Oppure la tua amarezza ha messo radici, mutando in ribellione e durezza di cuore? Ti sei costruito una barriera per proteggerti dalla voce dello Spirito di Dio che ti convince di peccato? Dalla tua bocca escono parole che quando eri un cristiano non pensavi nemmeno di riuscire a dire? Ti stai fortemente opponendo al cambiamento?

Se questo ti descrive, voglio essere schietto nel dirti: non riceverai mai la liberazione finché non cambi. La tua vita diventerà solo più caotica e la tua situazione non farà che peggiorare. Smettila di difendere te stesso, di puntare il dito, di giustificarti. Dio non opererà a tuo favore finché non ti svegli ed ammetti: “non cambierà nulla per me se non mi lascio cambiare”.

Grida onestamente in preghiera davanti al Signore: “Cambiami, oh Dio. Scava profondamente dentro di me—mostrami dove ho fallito e dove mi sono perso. Esponi il mio orgoglio, la mia rabbia, la mia testardaggine ed il mio peccato. Aiutami ad abbandonare tutto questo”.

Quanti esperti e consulenti dovrai consultare e quante notti solitarie e digiuni infruttuosi dovrai affrontare prima di svegliarti alla verità? Se arriverà una guarigione o un cambiamento devi prendertene la responsabilità. Devi lasciarti cambiare, perché il tuo miracolo dipende da questa consapevolezza.

“I giusti gridano e il Signore li ascolta; li libera da tutte le loro disgrazie. Il Signore è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito. Molte sono le afflizioni del giusto, ma il Signore lo libera da tutte” (Salmo 34:17-19).

lunedì 14 aprile 2014

GUARDA CIÒ CHE DIO HA FATTO OGGI by Gary Wilkerson

Il libro degli Ebrei menziona due tipologie di testimonianza. Tutti preferiamo il primo tipo, quando i santi conquistarono i regni, distrussero i nemici ed uccisero i giganti. Il secondo tipo di testimonianza è completamente differente: i cristiani venivano segati a metà, morivano di fame, di freddo e si nascondevano in delle caverne.

Oggi è troppo facile per i cristiani vivere alle spalle delle testimonianze altrui. Spesso ci ritroviamo a dire cose del tipo: “hai sentito del risveglio spirituale in Africa?”, “la chiesa in America sta facendo un lavoro strepitoso per i poveri”, “la nostra chiesa ha aperto sue le porte per riuscire a raggiungere i drogati”. Dovremmo gioire nella fedeltà di coloro che fanno la differenza nel nome di Cristo, certo, ma Paolo si rifiutò di vivere indirettamente dietro il lavoro di un altro: “Non ci vantiamo oltre misura di fatiche altrui, ma nutriamo speranza che, crescendo la vostra fede, saremo tenuti in maggiore considerazione tra di voi nei limiti del campo di attività assegnatoci” (2 Corinzi 10:15).

Potresti pensare che la tua vita non è all'altezza—che non meriti una testimonianza di cui vantarti—ma non è questo il punto. Tutto può cambiare con una semplice preghiera di fede. Recentemente, in chiesa, appena prima di predicare, una donna mi raccontò una cosa successa quella settimana. Dopo trentotto anni di dipendenza dalla marijuana, Dio l'aveva liberata! Accadde attraverso una semplice visita che le fecero due servi di Dio della nostra chiesa. Mentre stavano seduti a pregare con lei, si rese conto del suo peccato e di ciò che aveva dentro una pentola nel suo appartamento e immediatamente la gettò via.

La liberazione di questa donna è reale e duratura. Adesso lei possiede la testimonianza di cui andar fiera, ossia, che Dio è potente da liberare—e i due servi di Dio hanno anche loro una testimonianza da raccontare. Dio si usò di loro in una maniera in cui non avrebbero potuto pensare di fare. Tutti e tre possono dire: “guarda cosa ha fatto Dio oggi nel nostro mezzo”.

Anche con il più piccolo degli inizi, la fede comincia a crescere nei nostri cuori. Ci rendiamo conto che: “Dio ha fatto questo la scorsa settimana e può farlo di nuovo questa settimana”. Voglio essere fiero che nella nostra chiesa ci siano dei ministri potenti in grado di fare tutto questo—perché una singola persona ha avuto fede nell'aiutarne un'altra. In ogni caso, la preghiera di un credente ha portato ad un ministero di consulenza, un ministero di misericordia, un ministero di discepolato, ed altro ancora. Può accadere lo stesso ad ogni vero credente. Quando abbiamo tante testimonianze da raccontare, la nostra fede cresce e cerchiamo Dio per cose ancora più grandi.

sabato 12 aprile 2014

UNA FONTE DI FORZA by Carter Conlon

Pensa per un momento a tutto ciò che si sta opponendo a te oggi e che si pone arrogantemente fra te e la tua eredità in Cristo. Potrebbero essere le parole dette su di te e la tua vita quando eri giovane: “sei stupido! Non farai mai niente nella tua vita. Me ne vado perché non vale la pena restare per te”. Non importa ciò che è stato detto o la natura dell'opposizione alla quale stai facendo fronte, tieni solo bene a mente che tutto ciò sta semplicemente tentando di fermarti al confine dell'incredibile vita con Cristo.

Giosuè disse al popolo: “non abbiate paura del popolo di quel paese, poiché ne faremo nostro pascolo” (leggere Numeri 14:9). In altre parole, l'opposizione ci sosterrà; essa ci farà crescere e sarà il nostro nutrimento. Ovviamente, tutto questo va contro il modo di pensare dell'uomo naturale. Noi guardiamo all'opposizione come ad una cosa orribile, più grande di noi. Alla sua vista ci sentiamo come cavallette; ci minaccia e ci intimidisce. Dunque, come fa ad essere per noi un nutrimento?

Ricordi quando Gesù stava ministrando in Samaria e i discepoli andarono a cercarGli del cibo? Essi tornarono da Gesù e lo incoraggiarono a mangiare, ma Egli replicò: “Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete” (Giovanni 4:32). Gesù sta praticamente dicendo: “Io ho una fonte di forza di cui voi non siete ancora consapevoli. Voi non l'avete ancora assaporata; non sapete in cosa consiste né come può nutrirvi”. Allora i discepoli si guardarono fra loro e dissero: “ok, chi di voi Gli ha già portato del cibo?” Ma Gesù spiegò loro: “Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l'opera sua” (v. 34). In altre parole: “questa è la mia carne; ecco cos'è che nutre la mia vita, affrontare tutto ciò che si pone come diretto ostacolo al volere di Dio e conquistarlo con il Suo potere”.

Gesù continuò: “Non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ebbene, vi dico: alzate gli occhi e guardate le campagne come già biancheggiano per la mietitura” (v. 35). Non so quante volte ho sentito dire a dei cristiani che la mietitura è vicina - un grande giorno in cui molti verranno a Cristo. Ma qui Gesù stava dicendo ai Suoi discepoli: “ascoltate, alzate i vostri occhi, la mietitura è già qui, pronta per essere raccolta!”

Il mietitore riceve una ricompensa e raccoglie frutto per la vita eterna, affinché il seminatore e il mietitore si rallegrino insieme” (v. 36). Colui che va fuori a raccogliere riceverà delle ricompense e queste ricompense consisteranno in approvvigionamenti e forza derivanti direttamente da Dio. Queste cose verranno date a quell'uno che dirà: “Signore, ti do le redini della mia vita, voglio compiere l'opera di Dio senza preoccuparmi delle opposizioni che dovrò affrontare, perché è lì che troverò il mio nutrimento”.


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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 11 aprile 2014

LA VOCE DEL CRISTO VITTORIOSO

Quando Dio Disse: “Ancora una volta farò tremare non solo la terra, ma anche il cielo»” (Ebrei 12:26), in breve Egli stava dicendo: “feci tremare la terra sul Monte Sinai. Ma quando parlerò negli ultimi giorni, la Mia voce scuoterà sia il mondo naturale che il mondo spirituale. Lo status quo tremerà; niente resterà così com'è. Qualunque cosa venga chiamata religiosa—tutto ciò che è di Cristo o della chiesa—sarà scosso dalla voce del Mio Figlio che parlerà dal cielo”.

Dio avvertì Israele che tutti coloro che si sarebbero rifiutati di ascoltare il Suo profeta Lui gliene avrebbe domandato conto: “Avverrà che se qualcuno non darà ascolto alle mie parole, che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto” (Deuteronomio 18:19). Egli stava affermando: “perseguiterò ogni disobbedienza—e pagherai le conseguenze di tutto”.

Le Scritture rivelano che coloro che ignorarono le parole del profeta di Dio caddero in rovina. Essi avvizzirono e si amareggiarono, morendo senza gioia né pace. “Badate di non rifiutarvi d'ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d'ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo” (Ebrei 12:25).

Amato, nemmeno noi sfuggiremo dalla collera di Dio—sia come nazione che come individui. E proprio adesso la voce di Gesù sta scuotendo ogni nazione, facendo tremare istituzioni, capi di stato ed economie. Sta dicendo al vento ed agli elementi: “soffiate sulla terra”. Egli sta dicendo alle nuvole; “trattenete la pioggia”. Egli sta dicendo alle economie del mondo: “ogni avidità—sarà giudicata”.

Dio sta inoltre comandando: “prigioni, tremate. Governi, tremate. Sistemi Finanziari, tremate. Scuole, tremate. Forze militari, tremate. Tribunali, tremate. Ogni cosa che è sulla terra, tremi affinché non ci sia più alcun fondamento al di fuori del Signore”.
Non è il diavolo che sta scuotendo tutto. Il mondo intero sta tremando a causa della voce del Cristo vittorioso. L'uomo che è in gloria si è stabilito con potenza sul Suo trono e sta parlando per scuotere ogni cosa.

giovedì 10 aprile 2014

DIO STA PARLANDO CHIARAMENTE

Dio ci sta ancora oggi parlando chiaramente. La sua celeste voce risuona con potenza su tutta la terra e quella voce arriva a noi attraverso un uomo—Gesù—che siede alla destra del Padre. Medita queste parole dal libro degli Ebrei:

“Voi non vi siete avvicinati al monte che si poteva toccar con mano, e che era avvolto nel fuoco, né all'oscurità, né alle tenebre, né alla tempesta, né allo squillo di tromba, né al suono di parole, tale che quanti l'udirono supplicarono che più non fosse loro rivolta altra parola; perché non potevano sopportare quest'ordine: «Se anche una bestia tocca il monte sia lapidata». Tanto spaventevole era lo spettacolo, che Mosè disse: «Sono spaventato e tremo»”

“Voi vi siete invece avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, alla festante riunione delle miriadi angeliche, all'assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, il mediatore del nuovo patto e al sangue dell'aspersione che parla meglio del sangue d'Abele”.

“Badate di non rifiutarvi d'ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d'ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo; la cui voce scosse allora la terra e che adesso ha fatto questa promessa: «Ancora una volta farò tremare non solo la terra, ma anche il cielo». Or questo «ancora una volta» sta a indicare la rimozione delle cose scosse come di cose fatte perché sussistano quelle che non sono scosse” (Ebrei 12:18-27).

Riesci a vedere l'immagine che questo passaggio fornisce? Quando Dio parlò la prima volta, il popolo rispose: “non parlarci più dal cielo. Parlaci attraverso un uomo”. E Mosè profetizzò: “proprio come avete chiesto, Dio farà sorgere un profeta. Egli sarà completamente umano—ed egli porterà a voi la Parola di Dio”.

Era Gesù quel profeta promesso. Era l'incarnazione di Dio, il Signore sotto forma di carne. Egli ebbe un ministero da uomo sulla terra e una gran moltitudine di testimoni lo vide ascendere al cielo come uomo. Ora Egli possiede un corpo, che è la Sua chiesa. Ma Gesù è ancora un uomo fatto di carne—ancora sensibile ai sentimenti umani che tutti noi sperimentiamo.

Oggi, in questi giorni, Dio sta parlando ancora una volta dal cielo e ci dice che sta per scuotere ogni cosa visibile.

mercoledì 9 aprile 2014

PARLACI DI COSE PIACEVOLI

Di recente un uomo ci scrisse quanto segue: “non ho idea chi sia stato ad inserirmi nella vostra mailing list, ma per favore rimuovete immediatamente il mio nome. Non sopporto il vostro vangelo deprimente e il vostro continuo martellamento in merito al peccato. Nessuno è perfetto, tanto meno voi. L'ho letto proprio nel vostro vangelo della sventura”.

Isaia parlò proprio di questo tipo di risposta: “Poiché questo è un popolo ribelle, sono figli bugiardi, figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore, che dicono ai veggenti: «Non vedete!» E a quelli che hanno visioni: «Non ci annunziate visioni di cose vere! Diteci cose piacevoli, vedete cose immaginarie! Uscite fuori di strada, abbandonate il sentiero retto” (Isaia 30:9-11).
La parola “piacevole” in questo verso vuol dire “bello, lusinghiero”. In poche parole il popolo d'Israele stava dicendo: “non raccontateci più cose negative. Diteci invece come prospereremo, e come in futuro otterremo grandi cose. Se non lo farete, allora andate via da noi”.

Nessun credente che nasconde del peccato nel proprio cuore vorrebbe mai ascoltare una parola santa e che metta a nudo il peccato. Quella persona fuggirà sempre dalla voce di verità dello Spirito Santo. Ma tornerà di certo da quel predicatore che sul peccato predicherà in modo piacevole, parlandone in modo delicato e profetizzando in modo lusinghiero.

Quindi ti starai dicendo: che messaggio forte diede la voce di Dio al Suo popolo sul monte Sinai? Egli disse semplicemente questo: “Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dei oltre a me. Non farti scultura né immagine alcuna... Non ti prostrare davanti a loro e non li servire” (Deuteronomio 5:6-9).

Ecco la pura, inalterata Parola del Signore che proveniva direttamente dalla Sua bocca. Avrebbe dovuto far fiondare il popolo nelle loro tende per distruggere le loro immagini scolpite. Avrebbe dovuto scuotere i loro cuori e farli gettare a terra sulle ginocchia. Ed invece essi gridarono: “Basta con i fulmini, il fuoco e le scosse. Basta con questa voce che ci parla. Dacci un portavoce che sia come noi e fa si che ci possa parlare. Solo così ascolteremo ed ubbidiremo”.

martedì 8 aprile 2014

ABBIAMO BISOGNO DI UN MESSAGGIO PIÙ DOLCE

“Mosè disse al popolo: «Non temete, Dio è venuto per mettervi alla prova, perché ci sia in voi timore di Dio, e così non pecchiate»” (Esodo 20:20). 

“Camminate in tutto e per tutto per la via che il Signore, il vostro Dio, vi ha prescritta, affinché viviate e siate felici e prolunghiate i vostri giorni nel paese che voi possederete»” (Deuteronomio 5:33).

In sostanza Mosè disse: “Dio non è infuriato con voi. Tutto questo non ha nulla a che fare con questa grandiosa esperienza. No—Egli vuole rafforzare in voi il Suo timore. Egli sta tentanto di costruire in voi un'arma potente affinché possiate vivere vittoriosi tutti i giorni della vostra vita”.

Ecco che arrivò una fra le più strane logiche nella Bibbia. I capi dissero a Mosè: “oggi abbiamo visto che Dio ha parlato con l'uomo e l'uomo è rimasto vivo. Ma ora perché dovremmo morire? Questo gran fuoco ci consumerà; noi moriremo se continuiamo a udire la voce del Signore, il nostro Dio. Poiché qual è il mortale, chiunque egli sia, che abbia udito come noi la voce del Dio vivente parlare dal fuoco e sia rimasto vivo?” (Deuteronomio 5:24-26). Essi dissero a Mosè: “sappiamo che possiamo udire Dio parlare dal fuoco e sopravvivere. Ma, se dovremo restare ad ascoltare questa Sua voce pura e santa, verremo consumati. Perché dovremmo morire? Di tutti i popoli del mondo, noi siamo l'unico che ha udito la voce di Dio ed è sopravvissuto”.

Il Signore però ci fornisce un indizio in merito a cosa stava realmente accadendo: “Oh, avessero sempre un simile cuore da temermi e da osservare tutti i miei comandamenti, affinché venga del bene a loro e ai loro figli per sempre!” (verso 29).

Essi stavano onorando Dio con le loro labbra ma i loro cuori erano lontani da Lui. Quoto Isaia, che ci dice: “Poiché questo popolo si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini” (Isaia 29:13).

Gli Israeliti erano così devoti alle loro piccole immagini d'oro che niente poteva trattenerli dal culto idolatra. Infine ignorarono anche la voce diretta di Dio, in tutta la Sua santità e maestà.

Quando gli anziani di Israele dissero: abbiamo bisogno di un messaggio più dolce, altrimenti moriremo”, quanto avevano ragione. Ogni volta che ascoltiamo la predicazione dello Spirito Santo—ascoltando la parola di Dio unta dall'alto—stai di certo morendo. Cioè, stai morendo ai tuoi peccati.

lunedì 7 aprile 2014

CONFIDARE IN DIO PER DIMOSTRARE IL SUO POTERE by Gary Wilkerson

David non disse mai: “mio padre mi chiese di diventare pastore, quindi ero io quello giusto. Ho lottato contro leoni e orsi e non ho mai perso una pecora”. Questa sarebbe stata una buona testimonianza—ma non avrebbe dato gloria a Dio. In realtà, il privilegio di David fu: “Il Signore, che mi liberò dalla zampa del leone e dalla zampa dell'orso, mi libererà anche dalla mano di questo Filisteo” (1 Samuele 17:37).

Essendo servo in Babilonia, la vita di Neemia era a rischio dato che lavorava come coppiere del re. Ma il privilegio di Neemia in Dio fu: “ho ricostruito una città per rendere onore al nome di Dio”. Vedendo come il nome di Dio veniva schernito per le strade di Gerusalemme, Neemia sentì un fuoco dentro di sé—e cominciò a ricostruire le mura.

La testimonianza di Mosè non fu: “ho vissuto nel palazzo di Faraone ed egli aveva grande autorità”. Il suo privilegio fu: “Dio mi ha parlato per mezzo di un pruno ardente—ed io affrontai Faraone dicendo, «lascia andare il mio popolo»”. Il suo privilegio venne udito nel Mar Rosso: “l'esercito Egiziano è annegato in mare!”

I credenti del Nuovo testamento ebbero il medesimo privilegio. Stefano era diacono e distribuiva il cibo alle vedove—e questa è già di per sé una buona testimonianza—ma il suo maggior privilegio ed una ancor più degna testimonianza fu quando predicò ad una folla di non credenti. Il suo sermone unto dall'alto provocò talmente tanto quella gente da far prendere loro delle pietre per lapidarlo. La testimonianza di Stefano ebbe una doppia valenza: egli fu il primo martire della chiesa ed il suo fedele sacrificio più avanti avrebbe avuto un forte impatto su un giudeo zelota di nome Saulo.

Devo ancora incontrare un cristiano che non si sia già chiesto: “non c'è qualcosa in più da questa vita in Cristo? Quando vedremo il potere di Dio manifestarsi in questa generazione?” Forse stai affrontando qualcosa che richiede l'intervento di Dio. Non è tempo di dire: “andrò in chiesa più spesso”.

È tempo di dire: “confido in Dio affinché Egli manifesti il Suo potere nella mia vita. Egli salverà il mio matrimonio, redimerà i miei bambini, i miei colleghi vedranno tutto questo e ne resteranno meravigliati. Egli mi darà una degna testimonianza di cui vantarmi”.
Questo messaggio non ha l'intenzione di farti sentire colpevole. È volto a far risvegliare la passione nei nostri cuori—una passione troppo spesso repressa dalla paura e dal dubbio. Alcuni hanno messo da parte la loro fede per così tanto tempo da non credere più che possano avere una degna testimonianza di cui vantarsi—ma la Parola di Dio ci dice il contrario.

sabato 5 aprile 2014

LA FEDE NON VA SOLO INSEGNATA, VA AFFERRATA by Claude Houde

Voglio sfidarti per fede a ricevere una visione per te stesso. Poco importa se sei un adolescente, un genitore, uno studente, una casalinga o un giovane in carriera, tu puoi trasmettere la tua fede a qualcuno. Puoi ispirare qualcuno - un amico, una mamma o un papà, un figlio, una figlia, un credente tuo amico - ad amare, pregare, perdonare, pentirsi, servire e fare qualcosa di bello e nobile! Ti prego, permetti al tuo spirito di percepire che Dio sta cercando un uomo o una donna il cui cuore possa battere per la visione che senza fede, è impossibile dar vita ad un popolo vittorioso.

La fede non va solo insegnata, ma va afferrata! La verità e la realtà spirituale è che, essendo io un padre, i miei bambini possono camminare per il sentiero che io traccerò per loro. Permettimi di illustrarti questo mio pensiero con una semplice storiella che mi veniva raccontata durante la mia infanzia nel quartiere di Montreal che faceva parte del progetto di edilizia per i cittadini a basso reddito.

  • Era una fredda notte invernale ed un padre stava per entrare in un bar del quartiere per l'ennesima volta. Era venerdì sera ed aveva appena incassato il suo stipendio. Era come se i soldi gli bruciassero nelle tasche e, come faceva ogni settimana, stava per spenderli tutti nel bere. In quel momento privo di ogni logica, ogni cosa svaniva e perdeva senso. Non era in grado di pensare al denaro di cui aveva bisogno per sfamare i suoi bambini, pagare l'affitto e le spese per il riscaldamento. Le promesse che aveva fatto alla moglie, tante e tante volte, svanivano ogni volta, accecato com'era dalla cattiva abitudine e dalla disperazione di dimenticare sia ciò che lo disgustava che ciò che lo aveva reso schiavo.Quest'uomo odiava se stesso, ma le voci dentro di lui vincevano sempre: “sono solo affari miei; non sto facendo del male a nessuno; è una mia scelta; sono solo un paio di drink”. Improvvisamente, udì un fruscio nel silenzio di quella fredda notte - il suono di passi leggeri sulla neve. Si girò e ciò che vide lo colpì come un pugno di ferro nella pancia, togliendogli il respiro. Suo figlio lo stava seguendo sforzandosi al meglio, dando tutto se stesso, nel tentare di mettere i suoi piedini, passo dopo passo, sulle impronte che suo padre aveva lasciato sulla neve. Stava seguendo le impronte di suo padre.

Caro lettore, ognuno di noi sta portando qualcuno da qualche parte. Alcuni ragazzi e ragazze stanno imparando a mentire, criticare gli altri, ingannare, giudicare, essere arroganti e sempre alla ricerca di scorciatoie. Ma i nostri figli e figlie possono anche guardare a noi ed imparare da noi ad amare, pregare, lavorare, lodare, servire, perdonare e credere. Loro possono imparare da noi a dire la verità, rispettare la gente, giudicare la gente per il loro carattere piuttosto che per il colore della loro pelle, ad essere onesti, portare rispetto per gli anziani ed essere amici dei poveri.


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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 4 aprile 2014

PECCATO NASCOSTO

Quando Israele si accampò sul Monte Sinai, il popolo venne improvvisamente inghiottito da fitte tenebre e da un incredibile fuoco ardente. Dal mezzo di questi elementi sorprendenti, Dio parlò: “Queste parole disse l'Eterno a tutta la vostra assemblea sul monte, di mezzo al fuoco, alla nuvola e a densa oscurità, con voce forte” (Deuteronomio 5:22).

Mentre tutto ciò accadeva, gli israeliti tremavano di paura. Erano convinti di morire prima che la voce del Signore finisse di parlare. Infine, la voce si placò; i tuoni smisero; le scosse cessarono; e presto, il sole iniziò a splendere. Mentre il popolo si guardava attorno, vide che erano ancora tutti vivi. Avevano udito la voce vera e udibile di Dio e vissero!

Ovviamente, non appena quest’incredibile manifestazione smise, gli anziani d’Israele e i capi delle tribù convocarono un’assemblea. Vi aspettereste di assistere all’incontro di lode più grande della storia dell’umanità. Invece quest’incontro non fu di lode – affatto. Incredibilmente, gli anziani dissero a Mosè: “Non possiamo affrontare questo tipo d’esperienze. Non vogliamo più sentire la maestosa voce di Dio. Se ci parlerà ancora in quel modo, moriremo. Da ora in poi vogliamo sentire le Sue parole attraverso la voce di un uomo”.

La loro risposta è assolutamente sconcertante. Perché qualcuno dovrebbe reagire in questo modo ad un miracolo tanto glorioso di Dio? Io posso dirti perché: fu perché gli israeliti avevano del peccato nascosto nei loro cuori. Erano adoratori segreti di idoli.

Inverosimilmente, queste persone si aggrappavano ancora ai piccoli idoli d’oro che si erano portati dall’Egitto. L’apostolo Stefano disse che tali idoli erano “ immagini da voi fatte per adorarle” (Atti 7:43). Gli israeliti le avevano scolpite a somiglianza dei giganteschi vitelli d’oro adorati dagli egiziani. Essi gridavano, “Tu ci hai liberato dall’Egitto. Tu sei il nostro Dio”. E ora, nel deserto, non avevano ancora abbandonato la loro orribile idolatria.

Stefano definì queste persone “l’assemblea nel deserto” (verso 38). Egli era stupito che, persino dopo che il Signore ebbe parlato loro in modo udibile, i loro cuori erano rimasti nell’idolatra Egitto. Egli disse di loro, “A lui i padri nostri non vollero ubbidire…e si rivolsero con i loro cuori all'Egitto” (verso 39).

Capisci ora perché la voce di Dio fece tremare queste persone. Il motivo per cui pensarono di morire fu perché erano alla presenza di un Dio santo e potente – non di un qualche idolo scolpito inanimato. Il Suo Spirito aveva raggiunto le loro anime e le loro coscienze li stavano convincendo di peccato.

giovedì 3 aprile 2014

AIUTANDO INSIEME NELLA PREGHIERA

La moglie di un pastore lasciò un messaggio pietoso al servizio di consulenza del nostro ministero. Disse farfugliando, “Fratello David, migliaia di mogli di pastori bevono di nascosto per coprire il proprio dolore. Questo è ciò che faccio. Bevo per alleviare il dolore”. Altre mogli di ministri scrivono dei loro matrimoni falliti o della dipendenza del marito dalla pornografia.

Amato, queste sono persone che io ora sto aiutando in preghiera. Prego per i ministri e le loro famiglie, perché so che ne hanno bisogno. Ho imparato di prima mano che aiutare in preghiera funziona. La Scrittura dice che quando l’apostolo Pietro era incatenato in prigione, “continue orazioni a Dio erano fatte dalla chiesa per lui” (Atti 12:5). E Dio liberò Pietro con un miracolo!
Paolo non solo richiese aiutanti nella preghiera, ma lui stesso ne fu uno.

Sapeva che faceva parte della sua chiamata come ministro dell’evangelo. Egli scrisse ai filippesi, “A tutti i santi…con i vescovi e i diaconi…Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi tutti in ogni mia orazione…perché vi ho nel cuore” (Filippesi 1:1, 3, 4, 7).

Sai di un fratello o una sorella il cui matrimonio è in subbuglio? Se è così, cosa fai a riguardo? Dici semplicemente agli altri quanto sia vergognoso che si siano separati? Oppure innalzi i loro nomi al Signore e lotti per loro in preghiera?

Desideri questo ministero di aiuto nella preghiera? Se non conosci nessuno con un bisogno, inizia pregando per tutti i matrimoni cristiani e tutti i santi di Dio. Le tue preghiere non devono essere lunghe. Dichiara semplicemente la tua richiesta e confida che Dio ti ascolti.

Ricevetti un esempio di ciò una volta in cui mi trovavo a letto malato. Uno dei miei nipoti entrò e disse, “Nonno, voglio pregare per te”. Il mio piccolo aiutante pose la sua mano sulla mia testa e pregò, “Gesù, fallo stare meglio”. Io sorrisi e lo ringraziai, ma lui continuava a guardarmi. Alla fine disse, “Sei guarito. Alzati!” Così mi alzai – ed ero guarito! La sua preghiera di fede mi aveva rimesso in piedi.

Avvengono liberazioni potenti quando i santi di Dio Lo cercano diligentemente con la fede di un bambino per i bisogni dei loro fratelli e delle loro sorelle.

mercoledì 2 aprile 2014

IN MEZZO ALLE DIFFICOLTÀ, PAOLO IMPARÒ GRANDI LEZIONI

La lezione più significativa che Paolo imparò nella sua angoscia fu di dover rivolgersi al Signore e alle Sue promesse di patto. Egli sapeva di non poter più confidare nella sua carne, nelle sue capacità o forza di volontà. Scrive, “Anzi avevamo già in noi stessi la sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi stessi, ma in Dio che risuscita i morti” (2 Corinzi 1:9).

Le prove di Paolo lo avevano portato alla fine della sua resistenza. Sapeva di non avere più forze per combattere le potenze delle tenebre, così condannò a morte la propria carne. E Dio lo liberò meravigliosamente: “Il quale ci ha liberati e ci libera da un sì grande pericolo di morte, e nel quale speriamo che ci libererà ancora nell'avvenire” (verso 10).

In che modo venne liberato Paolo? Concorsero diversi fattori: innanzitutto, egli era un potente uomo di preghiera e, secondariamente, aveva grande fiducia nel Signore. Paolo sapeva che Dio avrebbe mantenuto le Sue promesse di patto. Egli poteva dire, “Proprio come il Signore mi ha liberato in passato, Egli è all’opera per liberarmi da questa prova. Da ora fino al giorno in cui morirò, vivrò sotto la Sua potenza liberatrice”.

Come Paolo, anche per noi viene permesso sopportare momenti difficili, per poter morire al nostro affidarci alle capacità umane. Il Signore permette che veniamo schiacciati, resi impotenti e deboli, nel tentativo di convincerci che non possiamo sconfiggere il nemico mediante alcuno sforzo carnale.

Nel confrontare la nostra vita a quella di Paolo, potremmo essere tentati a pensare, “Non sperimenterò mai il tipo di liberazione di cui godette quest’uomo. Egli era ben istruito nelle Scritture e ricevette grandi rivelazioni dal Signore su Gesù, sul vangelo e sul Nuovo Patto.

“E Paolo ministrò in potenza e dimostrazioni di Spirito Santo. Da solo scosse intere città e nazioni. Non poteva essere ucciso dal diavolo, nemmeno dopo essere stato lapidato, aggredito dalle folle, dopo aver naufragato tre volte. Dio si usò di lui persino per risuscitare i morti. Quest’uomo fu uno dei servi più unti di Dio in tutta la storia. Aveva tutto spiritualmente parlando”.

Non è così, secondo Paolo. L’apostolo rende chiaro che esisteva un altro fattore importante nella sua liberazione: l’intercessione potente degli aiutanti nella preghiera. “Mentre voi stessi vi unite a noi per aiutarci in preghiera” verso 11). Paolo stava dicendo, “Ho fiducia che Dio mi libererà. E voi state facendo in modo che questo avvenga tramite la preghiera”.

martedì 1 aprile 2014

LIBERATI MEDIANTE LE PREGHIERE DEGLI “AIUTANTI”

“Perché non vogliamo, fratelli, che ignoriate la nostra afflizione che ci capitò in Asia, come siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa” (2 Corinzi 1:8). Il termine greco per “eccessivamente gravati” in questo passo significa “profondamente appesantiti, dolorosamente schiacciati”. Paolo stava dicendo a questi santi, “La nostra crisi è stata talmente grave da avermi quasi schiacciato. Pensavo fosse la fine per me”.

Quando Paolo dice di essere talmente aggravato da disperare per la propria vita, sappiamo che aveva davvero toccato il fondo. In altri passi, egli sminuisce le sue sofferenze. Ricorderai quanto semplicemente si scosse via un serpente velenoso che si era attaccato alla sua mano. Naufragò tre volte, ma ne parla solo di passaggio, per parlare di altro. Fu picchiato, derubato, lapidato, imprigionato – eppure in tutto questo non si lamentò mai.

Tuttavia, in questo passo, l’apostolo era sul punto dello sfinimento totale. Credo che questo “problema” che visse, fosse angoscia mentale. Non possiamo conoscere esattamente quale fosse il problema di Paolo, ma 2 Corinzi 7:5 ci offre un suggerimento:_ “Da quando infatti siamo arrivati in Macedonia, la nostra carne non ha avuto requie alcuna, ma siamo stati afflitti in ogni maniera: combattimenti di fuori, paure di dentro”.

Credo che Paolo si riferisse al dolore causato dalle pecore che pasturava. Erano sorti falsi insegnanti in Corinto che avevano cercato di rivoltargli contro le persone. Ora Paolo temeva che il suo gregge rifiutasse il suo messaggio e seguisse uomini che non avevano a cuore il loro interesse.

Fu consolato dall’arrivo di Tito, il quale gli recò buone notizie sui suoi “amati figli” in Corinto. Paolo scrive, “Ma Dio…ci ha consolati con la venuta di Tito, e non solo con la sua venuta, ma anche con la consolazione da lui ricevuta tra di voi; egli ci ha riferito della vostra grande affezione, del vostro pianto e del vostro zelo per me, per cui mi sono ancor più rallegrato” (versi 6-7).

Ho provato questo tipo di angoscia nella mia vita. A volte, le parole delle persone che ho amato e aiutato sono state come pugnali nella schiena. Posso dire con Davide, “La sua bocca era più dolce del burro, ma nel cuore aveva la guerra; le sue parole erano più morbide dell'olio, ma erano spade sguainate” (Salmo 55:21). In questi momenti difficili, ho avuto bisogno più che mai di “aiutanti nella preghiera”.

lunedì 31 marzo 2014

UNA TESTIMONIANZA DI CUI CI SI POSSA VANTARE

Viviamo in un tempo in cui le predizioni bibliche sono divenute realtà visibili. Paolo scrisse che negli ultimi giorni sarebbero arrivati tempi pericolosi sulla terra (vedi 2 Timoteo 3:1). Proprio in questo momento, si stanno verificando cose che non avremmo nemmeno immaginato qualche anno fa.

Gesù predisse che gli uomini sarebbero divenuti amanti di sé stessi, amanti del denaro, odiosi e arroganti. Oggi i capi della nostra nazione non riescono a concordare sui principi comuni più basilari. Se qualcuno ha il fegato di menzionare il peccato, viene definito bigotto o viene scansato. Mentre la Parola di Dio viene spostata ai margini della cultura, il peccato diviene sempre più prevalente.

I pastori avvertono il bombardamento spirituale. Settimana dopo settimana, apprendo che un altro matrimonio potrebbe essere sull’orlo del fallimento. I ragazzi si auto-lesionano perché si odiano. Le droghe sono più diffuse che mai. E ci sono poche voci che sorgono in aiuto, in quanto ogni mese 1500 pastori abbandonano il ministero.

Come Corpo di Cristo, non possiamo restare dormienti circa queste cose. L’Antico Testamento parla dei figli di Issacar, persone che possedevano il discernimento dei tempi e le capacità di affrontare il mondo (vedi 1 Cronache 12:32). Si può dire lo stesso del Corpo di Cristo oggi? Se discerniamo i tempi, sappiamo che questo non è il momento per le mezze misure.

L’unico modo per noi di “affrontare il mondo” non è quello di lasciare che la chiesa continui nei propri affari. Gesù disse di certi spiriti demoniaci, “Ora questa specie di demoni non esce se non mediante la preghiera e il digiuno” (Matteo 17:21). In questi tempi, le nostre preghiere devono essere ferventi – perché senza un cambiamento spirituale, le cose sembrano troppo sconfortanti.

In mezzo alle tenebre, Gesù ci chiama ad essere luce. Ed ecco il nostro messaggio per questo tempo: “Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo” (1 Giovanni 4:4). Dio ha compiuto opere grandiose nelle vite del Suo popolo e ognuno di noi è chiamato a proclamare la Sua gloria attraverso una testimonianza della quale ci si possa vantare.

Com’è una testimonianza di cui ci si possa vantare? Ecco il tipo di vanto a cui mi riferisco: “Ma chi si vanta, si vanti nel Signore” (2 Corinzi 10:17). Per vantarsi come Paolo descrive, dobbiamo avere un vanto degno della gloria di Dio.

venerdì 28 marzo 2014

AIUTANTI NELLA PREGHIERA

Paolo era talmente cosciente del suo bisogno delle preghiere dei santi da supplicare “aiutanti di preghiera” ovunque. Egli implorò i romani, “Or vi esorto, fratelli, per il Signor nostro Gesù Cristo e per l'amore dello Spirito, a combattere con me presso Dio per me nelle vostre preghiere, affinché io sia liberato” (Romani 15:30-31). E chiese ai tessalonicesi, “Fratelli, pregate per noi” (1 Tessalonicesi 5:25).

In greco il termine combattere qui usato significa “lottate con me come compagni di preghiera; guerreggiate per me in preghiera”. Paolo non stava chiedendo di essere velocemente menzionato al trono. Egli stava supplicando, “Lottate per me in preghiera. Combattete nello spirito, sia per me che per la causa dell’evangelo”.

Quando Paolo era in prigione, pronto a deporre la propria vita, egli esortò i filippesi a pregare per lui: “So infatti che questo riuscirà a mia salvezza, mediante la vostra preghiera e l'aiuto dello Spirito di Gesù Cristo” (Filippesi 1:19). Paolo sapeva di essere un uomo contrassegnato, che le orde sataniche erano volte a distruggerlo. E lo stesso vale per ogni vero ministro dell’evangelo. Ogni pastore, predicatore ed evangelista ha bisogno di aiutanti nella preghiera che intercedano continuamente per lui.

Posso assicurarti che non starei qui a scriverti se non fosse stato per gli aiutanti di preghiera che sono stati con me nel corso degli anni. L’ho ricordato di recente, mentre ero in Europa per condurre delle conferenze per pastori e delle serate evangelistiche. Per tutto il tempo, lo Spirito di Dio mi rendeva consapevole di essere sostenuto dalle preghiere di migliaia di persone.

A Nizza, in Francia, gli americani non sono ben voluti, soprattutto gli evangelisti americani. Tutti si preoccupavano di quella serata evangelistica, chiedendosi, “Si potrà fare?” La Francia pullula di scetticismo, ateismo, agnosticismo e incredulità. E il tipo d’incontro che avevamo pianificato di tenere non si verificò mai.

Quando giunse il momento, tuttavia, migliaia di persone si radunarono. Ma fu proprio lì che iniziai a sentirmi incapace. Non sapevo cosa predicare perché nessuno dei messaggi che avevo preparato sembrava andar bene. Io e il mio interprete avevamo precedentemente visto alcuni appunti insieme, ma non ero sicuro che fossero adatti all’incontro. Lo avvertii, “non sono sicuro di cosa dirò”.

Quando salii sul palco però, lo Spirito cadde su di me con potenza. Avvertii le preghiere di migliaia di santi che mi sostenevano e, mentre iniziai parlare, lo Spirito Santo riempì la mia bocca. Predicai per quaranta minuti e per tutto il tempo avresti potuto sentir cadere una spilla. Quando finii, dissi semplicemente, “Se hai bisogno di Gesù, ti prego di venire avanti” – e centinaia di persone saltarono in piedi in risposta.

giovedì 27 marzo 2014

PERSEVERANZA NELLA PREGHIERA

Alcuni insegnanti biblici affermano che portare continuamente a Dio la stessa richiesta sia incredulità. No – non è vero e ciò ha indebolito la fede di molte persone. Dio ci comanda di chiedere, cercare, digiunare – e gridare con suppliche vere ed efficaci (vedi Matteo 7:7).

Sin dall’inizio, i veri servi hanno trasformato le promesse di Dio in preghiere:
  • Gesù sapeva che Suo Padre Gli aveva promesso ogni cosa prima della fondazione del mondo, eppure Cristo trascorreva ore a pregare che la volontà di Dio si compisse sulla terra. Raccontò anche una parabola che illustrava la perseveranza nella preghiera. Riguardava una “vedova importuna” che continuava a richiedere giustizia presso un giudice finché non la ottenne (vedi Luca 18:1-8). 
  • Dio diede ad Ezechiele delle profezie meravigliose sulla ristorazione d’Israele, promettendo che le rovine della nazione sarebbero divenute come il Giardino dell’Eden. Ma il Signore disse che la Sua Parola non si sarebbe adempiuta senza preghiera: “Sarò nuovamente supplicato dalla casa d'Israele di compiere questo per loro” (Ezechiele 36:37). In altre parole, “Vi ho fatto una promessa ma voglio che preghiate affinché si realizzi. Cercatemi con tutto il vostro cuore, finché non vedrete l’adempimento. Io vi libererò – ma prima dovrete chiederlo”. 
  • Daniele aveva letto la promessa di Dio a Geremia (Daniele 9:2) per cui dopo settant’anni Israele sarebbe stata restaurata. Quando Daniele vide l’anno previsto arrivare, avrebbe potuto attendere in fede che Dio adempisse la Sua promessa ma, invece, quell’uomo di Dio cadde sulle ginocchia e pregò per due settimane – finché non vide il Signore portare ogni cosa a compimento. 
Nell’Antico Testamento, il sacerdote d’Israele portava sul suo pettorale i nomi di tutte le tribù d’Israele. Ciò significava che i bisogni del popolo erano continuamente sul cuore del sacerdote quando pregava. Per i cristiani oggi, ciò fornisce un’immagine meravigliosa di Cristo che ci porta nel Suo cuore e presenta i nostri bisogni al Padre. Inoltre, ogni cristiano oggi è sacerdote all’Eterno e dobbiamo sempre portare i bisogni degli altri nel nostro cuore (vedi Giacomo 5:14-16).

mercoledì 26 marzo 2014

NESSUNA PREGHIERA APATICA

Come servi del Signore, siamo costantemente in pericolo a causa del nemico. Il nostro amore per Gesù è una minaccia per tutto l’inferno e non possiamo svolgere alcuna opera santa senza andare incontro ad ogni tipo di trappola tesa per noi da Satana.

Un consulente matrimoniale mi ha chiamato di recente. “Ovunque io mi giri nella nostra chiesa, le coppie si separano”, mi disse. “È letteralmente una piaga nel Corpo di Cristo oggi”.

Sento ogni tipo di motivazione attribuita al subbuglio nelle case cristiane: incompatibilità, mancanza di comunicazione, di affetto, infedeltà. Ma in realtà è molto più di questo. Dietro tutto questo c’è un attacco infernale contro i santi di Dio.

La causa di famiglie distrutte fra i non credenti non è un mistero. Ma fra i giusti, tutto questo scompiglio ha una causa. Pensaci. Come può un cristiano consacrato, che ha ascoltato predicazioni sane per anni, perdere improvvisamente autorità sulla propria casa? Essi conoscono benissimo il giuramento di patto per cui Dio sarà la loro forza. Sanno che Lui promette di distruggere ogni potenza satanica che andrà contro di loro. Allora perché il diavolo sta avendo la meglio? Perché il loro matrimonio è sotto minaccia costante?

Credo sia perché almeno uno dei coniugi abbia aperto la porta a un’illusione satanica. Forse entrambi hanno acconsentito a qualche compromesso nelle loro vite, oppure sono divenuti spiritualmente pigri. E ora un diavolo infuriato si è guadagnato una fortezza nei loro cuori e nella loro casa.

Se sei sotto un attacco del genere, dovresti chiedere ciò che chiesero i discepoli: “Maestro, perché non siamo riusciti a scacciare quei demoni?” Gesù rispose che certi legami diabolici non risponderanno a un’imposizione di mani o a una singola preghiera apatica. Tali fortezze sono così profondamente radicate che il solo modo per distruggerle è mediante preghiera e digiuno costante.

Tuttavia, la Chiesa oggi è in uno stato di torpore riguardo la potenza della preghiera. Un velo è caduto sugli occhi di milioni di persone. Ed ora, ogni volta che affrontano un problema, l’ultimo posto nel quale si recano è da Gesù. Abbandonano la stanza della preghiera e, piuttosto, si rivolgono alla psicologia, ai consulenti, a libri, amici – ovunque, tranne che al Signore.

Se dici che il tuo matrimonio sia un relitto e vuoi che venga sanato, mi chiedo quanto tempo trascorri da solo con Dio. Quante volte hai spento la televisione, giusto per un’ora, solo per stare davanti a Gesù e liberare la tua anima? Quanti pasti hai perso per poter digiunare per il tuo matrimonio?

“Molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia” (Giacomo 5:16).

martedì 25 marzo 2014

IL FULCRO DELLA PREGHIERA

La preghiera spesso è una delle aree più egoiste della vita di un cristiano. Se ci pensi, la maggior parte delle nostre preghiere si concentrano sui nostri bisogni. I due soggetti principali della nostra intercessione sono la nostra crescita spirituale e i bisogni delle nostre famiglie e dei nostri amici. 

Occasionalmente potremmo riuscire ad andare oltre le nostre limitate preoccupazioni e pregare per gli altri, ma solitamente quando diciamo “Pregherò per te” poi non lo facciamo. Oppure preghiamo una volta e poi ci dimentichiamo prontamente del loro bisogno.

Di recente ho esaminato la mia vita di preghiera alla luce delle Scritture e mi sono convinto della ristrettezza e delle limitazioni del mio pregare. Come la maggior parte dei credenti, trascorro molto del mio tempo di preghiera cercando il Signore riguardo il mio cammino con Lui. Lo invoco per essere santo, per diventare come Lui, per ricevere guida nella vita, per avere la Sua unzione sul mio ministero. E godo della dolce comunione con Lui, adorandolo silenziosamente, essendo rigenerato alla Sua presenza.

Intercedo quotidianamente anche per la mia famiglia. Chiedo al Signore di proteggere i miei figli dalle macchinazioni del diavolo – di rendere i miei figli come querce piantate presso il fiume di Dio, di rendere le mie figlie pietre preziose nel Suo palazzo e rendere tutti i miei nipoti persone che amino Gesù. Prego per le questioni della nostra chiesa locale. Intercedo anche per delle persone che si trovano in crisi e per i tanti missionari e ministeri che sosteniamo.

Tu dirai, “È tutto lodevole, Fratello David. È consolatorio sapere che trascorri del tempo col Signore, avendo comunione con Lui e pregando per tutti quei bisogni”.

Ma secondo la Parola di Dio, una dolce comunione non è sufficiente. Sì, è il segreto per la crescita spirituale e non possiamo avere un’esperienza più grande sulla terra. Ma se andiamo al trono solo per la nostra edificazione e i nostri bisogni personali, siamo egoisti. Non possiamo proprio trascurare di pregare seriamente per i tragici bisogni intorno a noi.

“Allora egli disse ai suoi discepoli: ‘La mèsse è veramente grande, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Signore della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse’” (Matteo 9:37-38).

lunedì 24 marzo 2014

SOGNI DIVINI by Gary Wilkerson

Genesi 37:5 ci dice, “Giuseppe fece un sogno”. Dio parlò direttamente a Giuseppe nei suoi sogni e lui non si tirò indietro; permise ai sogni di accendere una santa ambizione nel suo cuore. Il termine sogno appare 113 volte in tutta la Bibbia – e oltre 30 di tali passi riguardano Giuseppe.

Genesi 37:5 continua, “Or…lo raccontò ai suoi fratelli; e questi lo odiarono ancora di più”. Molti di noi si vergognano dei sogni che Dio ha messo nei nostri cuori, e parte di questa vergogna deriva dal timore delle opinioni altrui. Ma finché non esprimeremo la nostra santa ambizione, essa non si realizzerà mai. Dare voce al nostro sogno è già un passo di fede.

Per anni il mio sogno fu quello di condurre un corpo attivo come la Chiesa “The Springs”, ma quando davo voce a quel sogno riuscivo a vedere il dubbio negli occhi della gente. Sarebbe stato facile per me crogiolarmi nel loro dubbio; dopo tutto, avevo pasturato solo piccole chiese prima. Ma grazie a Dio, il Suo Spirito mi ha incoraggiato a continuare a dire “sì” al sogno che Lui aveva messo in me – e a confidare in Lui affinché si adempiesse.

Non c’è niente come cedere alla licenziosità di distruggere un sogno dato da Dio. Giuseppe avrebbe potuto cedere al peccato quando la moglie di Potifar cerò di sedurlo. Ma quando vivi per Dio, farai qualsiasi cosa per evitare di addolorarlo. L’integrità di Giuseppe fece infuriare la moglie di Potifar, ma egli parlò a favore della giustizia quando la rifiutò. “Come dunque potrei io fare questo grande male e peccare contro Dio?” (Genesi 39:9).

È giunto il tempo per te di cogliere il sogno che Dio ti ha dato tanto tempo fa. Forse sei bloccato in una fossa. Ma ciò che tu vedi come una lunga prova potrebbe essere il terreno da cui nascerà il tuo onorevole servizio a Lui. Hai paura di sognare? Chiedi a Dio di sostituire la tua paura con la fede. Provieni da un vissuto difficile? Confida in Lui affinché ti guidi a dispetto delle cicatrici persistenti. Hai paura di aver peccato troppo a lungo? Ricorda la Sua promessa di andare alla ricerca di ogni pecora perduta.
Dio accoglie ogni peccatore alla vita di fede ed Egli libererà ogni servo fiducioso da qualsiasi fosso in cui si sia caduti. Non lasciare che niente intralci la grande vocazione alla quale il Signore ti ha chiamato. Egli desidera metterti su un sentiero spedito che porti gloria al Suo nome.

sabato 22 marzo 2014

COME COMINCIA IL RISVEGLIO by Jim Cymbala

Se studi uno dei grandi risvegli del passato, troverai sempre uomini e donne che bramavano veder cambiare lo status quo, in loro stessi e nelle loro chiese. Essi invocavano Dio con insistenza e la preghiera portava risveglio, che a sua volta portava ancora più preghiera. È come nel Salmo 80, dove il salmista Asaf si lamentava del triste periodo in cui viveva: i recinti rotti, animali che portano devastazione, giardini arsi dal fuoco. Poi al verso 18 egli supplica: “facci rivivere, e noi invocheremo il tuo nome”.

Lo Spirito Santo è uno Spirito di preghiera. Solo quando siamo ripieni dello Spirito Santo sentiamo davvero il bisogno di Dio ovunque andiamo. Magari mentre guidiamo la macchina capita che spontaneamente il nostro spirito inizi ad andare a Dio con bisogni, richieste ed intercessioni proprio lì, mentre siamo in mezzo al traffico.

Se le nostre chiese non pregano e se le persone non hanno appetito per Dio, che importa quante persone stanno frequentando il culto nella nostra chiesa? È con questo che vorremmo impressionare Dio? Immagino gli angeli che parlano dicendo: “Uh i vostri banchi! Non riusciamo a credere quanto siano belli! Qui in cielo ne parliamo da anni. Per non parlare poi del modo in cui quelle scale salgono fino al pulpito – è meraviglioso”.

Se non vogliamo sperimentare la vicinanza di Dio qui sulla terra, perché dovremmo voler andare in cielo dunque? Egli è il centro di tutto qui sulla terra. Se non gioiamo stare alla Sua presenza oggi, il cielo non sarà tale per noi. Perché Dio dovrebbe mandare in cielo qualcuno che non Lo brama con passione qui sulla terra?

Non sto dicendo che siamo giustificati per le opere o ogni altro atto di devozione. Non sono un legalista. Ma non possiamo evitare di porci la domanda di come sarà il cielo: gioire nella presenza del Signore, aver tempo per amarLo, ascoltarLo e dare a Lui tutta la lode.


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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 21 marzo 2014

SUO PER SEMPRE!

Forse ti chiedi quante volte il Signore ti perdonerà d’indulgere continuamente nello stesso peccato. Stai certo che il Suo incredibile perdono è illimitato. Ogni volta che pecchi, puoi andare a Gesù e trovare liberazione. Eppure, il perdono del Signore non è sconsiderato o cieco. Per essere sicuro, il nostro Padre celeste ci perdona, ma a un certo punto ci punisce per preservarci dal perseverare nel peccato.

Mentre i miei quattro figli crescevano, ho dovuto punirli quando sbagliavano. Li chiamavo nella mia stanza per sculacciarli e loro scoppiavano a piangere gridando, “No, papà! Mi dispiace, ti prego perdonami!”

Io li perdonavo, ma questo non mi precludeva dall’applicare la punizione. Sapevo che se non l’avessi fatto, sarebbe diventato insignificante per loro, uno scherzo invece di una disciplina. Allo stesso modo, la legge di Dio è sempre lì per ricordarci la Sua santità, per ricordarci le Sue vie – e che Lui parla sul serio quando dice qualcosa!

Permettimi di lasciarti con una parola di speranza. Se sei in un abisso proprio ora a motivo del tuo peccato, fatti animo. Egli ti sta castigando per il Suo tenero amore. Vuole che tu sappia cosa significa temerlo!

Cosa significa esattamente temere il Signore? Significa poter dire, “Io so che mio Padre mi ama. Sono al sicuro, sono Suo per sempre e so che Lui non mi abbandonerà mai. Egli avverte il mio dolore ogni volta che soffro ed è paziente con me mentre lotto contro il peccato. Egli è sempre pronto a perdonarmi ogni volta che Lo invoco, ma so anche che non mi permetterà di disubbidire alla Sua Parola. Il mio Padre celeste non mi risparmierà, perché mi ama profondamente”.

Questo è il punto di tutto. Dio vuole che accettiamo il Suo perdono affinché Lo temiamo. “Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto” (Salmo 130:4). Una volta che temiamo il Signore, vorremo più che solo ubbidirgli. Vorremo piacergli, mettere un sorriso sul Suo volto. Questo è il risultato benedetto del santo timore di Dio.

giovedì 20 marzo 2014

SOLO PER FEDE

Una delle promesse fondamentali del Nuovo Patto si trova in Geremia 31:34: “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”. E Paolo aggiunge nel Nuovo Testamento: “E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell'incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati” (Colossesi 2:13). Dio ci ha promesso il Suo perdono – per ogni peccato.

Tuttavia, questa promessa di perdono è limitata ad alcune persone. Essa si applica solo a coloro che sono contriti e disgustati dal loro peccato, che sono scesi negli abissi della colpa, hanno sperimentato la ricerca dell’anima dello Spirito Santo, si sono ravveduti e sono andati a Cristo in fede!

Gesù Stesso dice, “Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21). Tristemente, migliaia di cristiani non sono affatto turbati dal loro peccato; il loro vizio schiacciante non li disturba minimamente. Si sono convinti che Dio sia così misericordioso e pieno di grazia che Egli li perdonerà anche se persevereranno testardamente nel loro peccato.

No, mai! Essi si sono appropriati di una falsa pace, soffocando le convinzioni, le azioni e le investigazioni dello Spirito Santo. Hanno cercato il perdono prima che la loro colpa potesse maturare in un santo dolore.

Tuttavia, allo stesso tempo, il perdono di Dio si può ottenere solo per fede. Non possiamo spiegarlo. Il dono di Cristo del Proprio sangue d’espiazione è così profondo, così pieno di grazia, così misterioso da essere al di là di ogni capacità umana di comprensione. Forse sentiamo la condanna, il timore e la colpa per le nostre trasgressioni, ma il nostro Padre celeste rimane amorevolmente al nostro fianco in ogni tempo, pronto a perdonare. Il sangue di Cristo, l’amore del Padre, il desiderio del Signore di perdonare – tutte queste benedizioni si possono conoscere solo per fede: “Poiché è manifesto che nessuno è giustificato mediante la legge davanti a Dio, perché: «Il giusto vivrà per la fede»” (Galati 3:11).

mercoledì 19 marzo 2014

IL SIGNORE È BUONO E PRONTO A PERDONARE

Molti credenti vengono talmente sopraffatti dai propri fallimenti che, col tempo, si sentono intrappolati al di là di ogni possibilità d’aiuto. Isaia scrisse di tali credenti, “O afflitta, sbattuta dalla tempesta, sconsolata” (Isaia 54:11).

Alcuni finiscono per arrabbiarsi con Dio. Si stancano di aspettare che Egli intervenga e gridano con tono accusatorio, “Signore, dov’eri quando avevo bisogno di Te? Ho gridato per ottenere liberazione, ma non hai mai risposto. Ho fatto tutto quello che sapevo fare, ma ancora non sono libero. Sono stanco di pentirmi e piangere senza vedere mai un cambiamento”. Molti credenti del genere si arrendono e cercano di abbandonarsi ai propri desideri.

Altri cadono in una nebbia di apatia spirituale. Sono convinti che Dio non si preoccupi più di loro. Dicono a sé stessi, “La mia via è nascosta all'Eterno e il mio diritto è trascurato dal mio Dio” (Isaia 40:27). “L'Eterno mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato” (Isaia 49:14).

Altri ancora finiscono per concentrare tutta la loro attenzione sul proprio peccato, cercando di conservarsi in uno stato perenne di convinzione di peccato. Questo li porta solo alla confusione e a gridare, “Se…i nostri peccati sono sopra di noi e a motivo d'essi languiamo, come potremo vivere?” (Ezechiele 33:10). La verità è che sentirsi convinti di peccato non dev’essere fine a sé stesso. Quando siamo umiliati dalla colpa e dal dolore per il nostro peccato, non dobbiamo indugiare in tali sentimenti. Essi servono solo a condurci alla fine di noi stessi – e alla vittoria della croce.

Dopo tutto il suo pianto e il suo gridare al Signore, Davide infine testimoniò, “Ma presso di te vi è perdono” (Salmo 130:4). Lo Spirito Santo iniziò a inondare la sua anima con i ricordi delle misericordie di Dio e lui ricordò tutto ciò che aveva appreso della natura misericordiosa e compassionevole del Padre. “Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all'ira e di grande benignità” (Nehemia 9:17).

Presto Davide si rallegrò, ricordando a sé stesso, “Poiché tu, o Signore, sei buono e pronto a perdonare, e usi grande benignità verso tutti quelli che t'invocano” (Salmo 86:5).

martedì 18 marzo 2014

DIO NON ERA ARRABBIATO CON GIONA

“Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore?” (Salmo 130:3).

Molti cristiani soffrono come Davide. Quando il santo e giusto timore di Dio è radicato nelle loro anime, la Sua terribile maestosità incombe costantemente su di loro. Come Davide, essi gridano, “Signore, chi può stare davanti a Te? Chi può sopportare la Tua santità?”

Giona pose la stessa domanda. Si trovava sul fondo dell’oceano, incapace di fuggire al suo dilemma, quando gridò, “Mi hai gettato in un luogo profondo, nel cuore dei mari, la corrente mi ha circondato e tutti i tuoi flutti e le tue onde mi sono passati sopra…Le acque mi hanno circondato fino all'anima, l'abisso mi ha avvolto” (Giona 2:4, 6).

Chi ha gettato Giona nei profondi abissi? Fu Dio! Il Padre celeste portò il profeta giù nel fondo del mare e preparò un grosso pesce per ingoiarlo.
Dio non era arrabbiato con Giona, allora perché permise che questo gli accadesse? Perché voleva impedire al Suo servo di fuggire dalla Sua volontà. Voleva che Giona seguisse il Suo piano per riceverne benedizione. In breve, Dio portò Giona giù negli abissi per poterlo ristorare.

Giona 2:2 ci dice esattamente cosa Dio stesse cercando: “Nella mia sventura ho gridato all'Eterno ed egli mi ha risposto; dal grembo dello Sceol ho gridato e tu hai udito la mia voce”. Il Signore stava aspettando che Giona si rivolgesse a Lui, che gridasse a Lui soltanto. “Sono stato scacciato dalla tua presenza. Eppure guarderò ancora verso il tuo santo tempio” (verso 5). “Quando la mia anima veniva meno dentro di me, mi sono ricordato dell'Eterno” (verso 8).

Oggi, il Signore fa lo stesso con noi: Egli permette che sprofondiamo nella disperazione per il nostro peccato finché non abbiamo più nessuna risorsa alla quale rivolgerci se non Lui. E, alla fine, dal ventre del nostro inferno grideremo, “Oh, Signore, Ti prego ascoltami! Non ho più speranza. Devi liberarmi!”

Forse hai raggiunto il fondo del tuo peccato. Sembra che tu non riesca ad ottenere vittoria su quel peccato schiacciante e il Signore ha permesso che tu scendessi nell’abisso. Eppure, tutto questo accade per un solo motivo. Egli sta sperando, come con Giona, che tu guardi “nuovamente a Lui”.
Stai certo che quando Giona gridò al Signore, Dio lo liberò prontamente: “Allora l'Eterno parlò al pesce e il pesce vomitò Giona sull'asciutto” (verso 10). Dio disse al pesce, “Basta! Ora sputalo fuori. Il mio servo mi ha invocato e Io gli risponderò”.

lunedì 17 marzo 2014

IL SOFFIO VITALE DI DIO by Gary Wilkerson

“Mentre guardavo, ecco crescere su di esse i tendini e la carne, che la pelle ricoprì; ma non c'era in loro lo spirito” (Ezechiele 37:8). Che tragica scena. So di chiese che svolgono ogni sorta di programma e strategia – ma senza vita. Così tante chiese tengono seminari, conferenze, libri, siti web, podcast e incontri per ogni gruppo d’età e necessità. Tutte queste cose sono designate per il bene – ma se lo Spirito di Dio non vi soffia la vita all’interno, non sono nulla. In realtà, tali cose hanno il subdolo potere di derubarci della vita che Dio desidera per noi.

Mentre svolgiamo le attività della chiesa, veniamo ingannati nel pensare di essere spirituali. Potrebbe sembrare come se delle ossa secche si stiano mettendo insieme, ma in realtà sono prive del soffio vitale di Dio. Scambierei 1000 culti e 1000 strategie per un solo soffio del Suo Spirito. Solo Dio può soffiare la vita in ciò che facciamo – affinché queste ossa secche possano vivere.

“Allora egli mi disse: Profetizza allo spirito” (37:9). Il termine ebraico per “spirito” è ruach, e indica lo Spirito di Dio. Ancora una volta, Dio comandò ad Ezechiele di profetizzare. La prima volta dovette profetizzare alle ossa, inteso come al popolo, ma questo secondo comando era di profetizzare a Dio Stesso – al ruach, lo Spirito Santo.

Cosa sta dicendo Dio in questo verso? Egli ci sta dicendo che predicare agli altri – esporre la dottrina – non è sufficiente. Non possiamo semplicemente parlare agli uomini delle cose di Dio. Dobbiamo anche parlare a Dio degli uomini, implorandolo di agire. Solo lo Spirito Santo di Dio può portare vita. I nostri occhi non riescono a vedere, le nostre orecchie non possono sentire, le nostre bocche non possono dire nulla di Lui se prima Lui non ci anima.

Quando Egli lo fa, i risultati ci stupiscono: “Così profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi, e ritornarono in vita e si alzarono in piedi” (37:10).

Il soffio di Dio ci rimette in piedi con franchezza. La stessa cosa accadde in Atti 2: “Ma Pietro si alzò in piedi con gli undici” (2:14). Il vangelo che Pietro proclamò alla Pentecoste non era diverso dal vangelo che conosceva e ora egli stava in piedi e lo annunciava con potenza dall’alto.

La vita che Dio vuole soffiare in noi è di quel tipo che fa rivivere le ossa secche, che porta vita in un ambiente tenebroso e disperato. Gesù produsse vita dal caos. Egli fa sorgere la bellezza dalle ceneri, e in una situazione orribile che il nemico intende volgere alla distruzione, Gesù soffia nuova vita!

sabato 15 marzo 2014

LA CHIAVE by Carter Conlon

Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti” (Matteo 7:12). È come se Gesù stesse dicendo loro: “se fossi ferito, vorrei qualcuno che mi confortasse. Se mi perdessi, vorrei che qualcuno facesse qualcosa in modo da tirarmi fuori”.

Ciò che tu vuoi che gli altri facciano per te, fallo prima a loro. In realtà questa è la chiave per ottenere tutte le risorse che Gesù ci dice di chiedere. È la chiave per sopportare il disprezzo di coloro che si oppongono a Lui e per essere gentili con i propri nemici. È il cuore di Dio che dice: “io non voglio che alcuno perisca”, ed è ciò che ti permette di far si che tu venga schiaffeggiato senza poi desiderare vendetta. È la chiave per gioire ed amare sul posto di lavoro nonostante gli altri attorno a te siano maleducati.

La promessa alla fine del capitolo dice: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia” (Matteo 7:24−25). La casa era fondata sopra l'opera di Dio sulla terra. Ecco perché Paolo riuscì ad affrontare la tempesta in una nave, restando fermo, restando in comunione con Dio ed incoraggiando coloro che avrebbero dovuto nuotare per salvarsi (leggere Atti 27). Tutto stava nel focalizzare la gloria di Dio negli altri e non usarla per salvaguardare sé stesso. Paolo riusciva a vedere ciò che gli uomini ordinari non riuscivano a vedere. Il comandante della nave ed i marinai non potevano vederlo, ma gli occhi di Paolo erano aperti e riuscivano ad avere un'incredibile visione, perché scelse di essere usato per la gloria di Dio e per gli altri. Egli era uno di quelli che avevano olio per la propria lampada negli ultimi giorni (leggere Matteo 25:1-13).

Voglio incoraggiarti a studiare i capitoli che vanno dal 5 al 7 in Matteo. Ho letto questi tre capitoli tante e tante volte e credo che ci diano una chiara visione di ciò che dovrebbe essere la vita cristiana. Più studi questi capitoli, più ti convincerai che non puoi vivere questa vita da solo – hai bisogno della potenza di Dio. Ecco che allora il Signore ti dice: “Chiedi Adesso!” (Matteo 7:9).


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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 14 marzo 2014

INVOCA IL SUO NOME

“Sono sfinito e contuso; ruggisco per il fremito del mio cuore. O Signore, ogni mio desiderio è davanti a te, e i miei sospiri non ti sono nascosti” (Salmo 38:8-9).

Sei mai stato disperato come lo era Davide? Ti sei mai chiuso nella tua stanza per stare da solo col Signore, cadendo sulle ginocchia e gridando a Lui? Una preghiera apatica, quieta e pigra non arriverà da nessuna parte. Se non stai liberando la tua anima davanti a Dio, non vuoi davvero la guarigione – te ne vuoi andare!

Devi gridare forte, come fece Davide, “Signore, ascolta la mia supplica! Non Ti lascerò andare finché non mi risponderai!”

Lascia che t’illustri il tipo di disperazione che aveva Davide. Immagina di essere sulla strada di ritorno verso casa e, mentre giri l’angolo, vedi i camion dei pompieri parcheggiati davanti casa tua. Dalle finestre fuoriesce fumo nero e tutto l’edificio sta andando in fiamme – e tu sai che il tuo coniuge e i tuoi figli sono intrappolati dentro.

Dimmi, quanto resteresti calmo e tranquillo in quel momento? Per quanto resteresti a non fare niente, sperando che il fuoco si estingua da solo? Te ne staresti seduto a pregare tranquillamente, “Gesù, spero che spegnerai il fuoco”? No! Se c’è amore nel tuo cuore, correrai attraverso quelle nubi di fumo ed entrerai in casa cercando di fare qualcosa!

Se il tuo matrimonio è nei guai, allora la tua casa sta andando a fuoco – e il tuo rapporto è nelle fiamme. Se permetti a questo incendio di continuare, perderai tutto.

Dunque, hai il timore di Dio in te per il tuo matrimonio? Sei appesantito dalla colpa e dalla condanna per il tuo ruolo in questa disintegrazione? Se è così, non cercare di placare la coscienza. Dio ti sta mandando la Sua forte parola perché ti ama. Egli ti sta avvertendo con compassione, cercando di svegliarti prima che tu ti autodistrugga. Allora corri a Lui e prega con costanza. Ogni guarigione inizia invocando con urgenza il Suo nome!