sabato 24 gennaio 2015

CI RIFIUTIAMO DI STARE AD HARAN by Claude Houde

In Genesi 12:1, Dio chiamò Abraamo a “venir fuori dalla casa di suo padre”. Solamente dopo un'attenta lettura dei capitoli precedenti, la comprensione della loro natura narrativa specifica e contestuale siamo in grado di comprendere il pieno significato e la profondità di quella chiamata. Genesi 11 ci rivela che Abraamo, suo padre ed il loro intero clan avevano lasciato Ur dei Caldei per recarsi a Canaan. Canaan rappresenta, simboleggia la terra promessa, il destino, la realizzazione ed il compimento della pienezza della benedizione che Dio aveva loro riservato. Infatti, il capitolo in questione parla di tutto ciò che Dio vuole e voleva essere nelle loro vite, e anche nelle nostre. Il viaggio fu duro, lungo ed estenuante. Vennero colpiti da tragedie, minacce ed esperienze traumatizzanti. Persone a loro care morirono e mentre camminavano lungo quelle valli di dolore, la Terra Promessa sembrava lontana.

Si fermarono in un luogo chiamato Haran, una città situata approssimativamente a 600 miglia ad ovest del fiume Eufrate nel nord della Siria. Avevano viaggiato per ben oltre due terzi del loro pellegrinaggio quando si fermarono lì, fisicamente esausti, ma anche spiritualmente deboli. La parola “Haran” vuol dire “luogo arido, luogo che da poco frutto”.
Abraamo e suo padre stavano arrivando a Canaan, il luogo di benedizione e abbondanza. Gesù fa la stessa promessa a noi: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Giovanni 10:10). È interessante considerare la parola greca “zoe” che viene usata quando si parla della vita che Cristo ci offre ed ha in mente per noi. La parola esprime l'idea “dell'essere completi, essere appagati, portare frutto abbondante, vera felicità e realizzazione”.

Vi prego di comprenderne la correlazione. Abraamo, suo padre e la sua famiglia stavano viaggiando verso Canaan, ma si fermarono tragicamente in un luogo in cui cresceva poco frutto. Avrebbero dovuto andare oltre senza indugio, proseguendo verso un luogo di pienezza ed abbondanza, ma preferirono la mediocrità.

La fede grida: “mi rifiuto di morire in un luogo dove cresce poco frutto! Rifiuto questa piccola esperienza con poca adorazione, poco sacrificio, poco cambiamento, poca trasformazione e poca fede”. Ho avuto modo di ascoltare il grido forte ed appassionato di uomini e donne, leader e pastori di ogni colore e da ogni nazione dichiarare: “ci rifiutiamo di morire ad Haran!” Dio ci chiama a “venir fuori dalla casa di nostro padre”. Ecco ciò che Dio fece con Abraamo ed è ciò che sta facendo con te e me.

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 23 gennaio 2015

NON TEMERE, SOLO CREDI

Un padre sofferente di nome Giairo andò a Gesù per chiedergli di guarire la sua figlia morente. “Allora venne uno dei capi della sinagoga, di nome Iairo, il quale vedutolo, gli si gettò ai piedi, e lo pregò con molta insistenza, dicendo: «La mia figliola è agli estremi; vieni a imporle le mani, affinché sia guarita e viva». Ed egli se ne andò con lui. Una grande folla lo seguiva e gli si stringeva intorno” (Marco 5:22-24).

Quest’uomo, Giairo, rappresenta la maggior parte dei cristiani. Sappiamo che Cristo è la nostra unica speranza e nella nostra crisi corriamo a Lui, cadiamo ai Suoi piedi e cerchiamo la Sua misericordia e il Suo aiuto. Giairo aveva un buona misura di fede; egli chiese a Gesù, “vieni a imporle le mani, affinché sia guarita e viva” (verso 23). Fu un’affermazione di fede vera: “Signore, tutto ciò che le serve sei Tu. Tu hai tutta la potenza! Tu puoi impedire che muoia!”

In risposta alla fede di quest’uomo, “Gesù andò da lui” (verso 24). Gesù permise che il tempo scadesse perché voleva che i Suoi seguaci avessero fede nella potenza della Sua resurrezione – fede che va al di là della disperazione, persino al di là della morte! I cristiani nominali che stavano al capezzale della ragazza avevano questa fede limitata: finché rimaneva un po’ di vita, un po’ di speranza, Gesù era desiderato e necessario.

Molto probabilmente, quelle persone dissero fra sé, “Sì, Gesù, noi crediamo che Tu sia il grande dottore, il grande guaritore. Niente è impossibile per Te. Sappiamo che Tu possiedi tutta la potenza. Ma Ti preghiamo sbrigati – perché potrebbe morire in qualsiasi istante! A quel punto non avremo più bisogno di Te!”

Che tipo di fede è questa? È la fede che arriva solo al punto della morte, solo alla tomba. Quando le circostanze sembrano come se tutto sia perduto, questo tipo di fede muore.

Alla fine, la ragazza morì. Riesco a vedere le persone che le prendono il battito e pronunciano la morte. Quanta poca fede avevano ora che era morta. Il primo ordine del loro funerale fu di far notare al guaritore di non essere più necessario. Mandarono un messaggero a dire, “Tua figlia è morta; perché importuni ancora il Maestro?” (Marco 5:35).

Queste parole sembrarono finali: “Tua figlia è morta!” Queste parole forse risuonano nelle tue orecchie: “Il tuo matrimonio è morto – non disturbare Gesù!” “Il tuo ministero è morto – non disturbare il Signore!” “Tuo figlio è morto nel peccato!” “Il tuo rapporto con quel caro è morto!”

Queste parole spaventose non significarono assolutamente nulla per Gesù. Egli non si arrende mai davanti alla morte, perché Egli è la resurrezione e la vita! In greco, la resa migliore del verso 36 è, “Gesù, appena intese ciò che si diceva, disse al capo della sinagoga: Non temere, credi solamente!”

giovedì 22 gennaio 2015

LA POTENZA DELLA RESURREZIONE OGGI

Colui che ha conquistato la morte ha ogni potenza – e non ci fu testimonianza maggiore della potenza di Cristo sulla terra di coloro che Egli ha resuscitato dalla morte. “Infatti come il Padre risuscita i morti e dà loro la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole” (Giovanni 5:21). Gesù dichiarò apertamente di avere potenza sulla morte. Disse anche di Sé stesso, “Io sono la resurrezione e la vita” (Giovanni 11:25) e lo dimostrò!

Crediamo veramente nelle parole di Gesù? Egli dice, “In verità, in verità vi dico: L'ora viene, anzi è venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l'avranno udita vivranno. Poiché, come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso” (Giovanni 5:25-26).

Gesù non sta parlando solo della resurrezione finale; Egli sta descrivendo la Sua potenza di oggi per resuscitare tutto ciò che è morto – la Sua potenza di inondarci con la Sua vita oggi. Vedi, tutti noi abbiamo un cimitero nascosto nelle nostre vite, qualcuno o qualcosa che abbiamo abbandonato tanto tempo fa. L’abbiamo sepolto e inciso sulla tomba la data della sua morte!

Una nostra cara conoscente ci ha raccontato di essere andato alla laurea di suo figlio. Insieme a tutti i parenti che parteciparono, il suo ex-marito (che se n’era andato anni prima per un’altra donna) era presente. Il matrimonio stesso era al di là di ogni possibile resurrezione, dal momento che ora un’altra donna era sua moglie. Ma Dio ha fatto tornare indietro la nostra amica al cimitero di quel matrimonio e pregare per la salvezza del marito – e la salvezza di sua moglie! Questa donna non si arrese a ciò che era spiritualmente morto.

Un’altra cara sorella in Cristo ha un marito che l’ha lasciata anni fa. Quest’uomo ora è perso nel peccato più profondo. Dove una volta c’era un bel matrimonio, ora giace una tomba. Anche lei ha dovuto imparare che Gesù non si arrende mai davanti alla morte. Non che lei voglia il ritorno del marito (in effetti, potrebbe non tornare mai); piuttosto, lo vuole vedere risorgere dalla morte del peccato. Non si arrende davanti alla morte perché noi serviamo un Dio che oggi possiede la potenza della resurrezione!