venerdì 27 febbraio 2015

OBBEDIRE RIPAGA

“Per fede Mosè…rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del Faraone, scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio che di godere per breve tempo i piaceri del peccato, stimando il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori di Egitto…Per fede lasciò l'Egitto senza temere l'ira del re, perché rimase fermo come se vedesse colui che è invisibile” (Ebrei 11:24-27).

Mosè avrebbe potuto avere tutto l’oro e l’argento, i cavalli, gli harem, tutti i lussi e i piaceri del materialistico Egitto! Egli era principe in Egitto, appartenente alla corte reale di Faraone; ma “rifiutò di essere chiamato figlio della figlia di Faraone”. E quella decisione gli costò tutto. Egli considerò il vituperio di Cristo ricchezza maggiore di qualsiasi tesoro egiziano, preferendo di soffrire col popolo di Dio. Mosè teneva gli occhi su Gesù, suo Signore, e non sulle cose di questo mondo.

Obbedire ripaga? Ripaga prestare attenzione al messaggio di Dio? Confronta questi due uomini nella Bibbia: Salomone, guardando la sua vita, disse, “Tutto quello che i miei occhi desideravano, non l'ho negato loro; non ho rifiutato al mio cuore alcun piacere…Poi mi volsi a considerare tutte le opere che le mie mani avevano fatto, e la fatica che avevo impiegato a compierle; ed ecco tutto era vanità e un cercare di afferrare il vento; non c'era alcun vantaggio sotto il sole” (Ecclesiaste 2:10-11). Salomone proseguì dicendo nell’Ecclesiaste:

“Perciò ho preso in odio la vita” (2:17).

“Il cuore non riposa neppure di notte” (2:23).

“Per cui ho ritenuto i morti…più felici dei vivi” (4:2).
“C'è un altro deplorevole male…ricchezze conservate per il loro proprietario a suo danno” (5:13).

“Ho trovato una cosa più amara della morte: la donna il cui cuore è lacci e reti, e le cui mani sono catene” (7:26).

Ma guarda Mosè: a centoventi anni, i suoi occhi erano radiosi e tutte le sue capacità fisiche erano nel pieno delle forze quando Dio lo chiamò a casa. Dio prese personalmente il corpo di Mosè!

Ecco la testimonianza di Dio su Mosè lasciata all’umanità: “Non è più sorto in Israele un profeta simile a Mosè, con il quale l'Eterno trattava faccia a faccia, in tutti i segni e prodigi che l'Eterno lo mandò a fare nel paese d'Egitto davanti al Faraone” (Deuteronomio 34:10-11). Obbedire ripaga!

giovedì 26 febbraio 2015

IL RISULTATO DELLA DISOBBEDIENZA

La disubbidienza alla Parola di Dio finirà in un degrado della morale e del carattere cristiano.

Inizia tutto con un atto di palese disobbedienza a una chiara parola di Dio. Aggiungici una convinzione a metà per il peccato, un ravvedimento a metà e finirai come Salomone: un degenerato assoluto! “Così, quando Salomone fu vecchio, le sue mogli fecero volgere il suo cuore verso altri dèi; e il suo cuore non appartenne interamente all'Eterno, il suo Dio…Salomone seguì quindi Ashtoreth…l'abominazione degli Ammoniti. Così Salomone fece ciò che è male agli occhi dell'Eterno…L'Eterno perciò si adirò con Salomone, perché il suo cuore si era allontanato dall'Eterno, il Dio d'Israele” (1 Re 11:4-9). Queste parole mi fanno venire i brividi sulla schiena!

Salomone ora era indurito all’evangelo. La Parola di Dio non aveva alcuna sorta d’impatto su di lui. Era così patetico! La figlia del Faraone era diventata solo una di migliaia di amanti! Salomone stesso era ora vecchio e macilento, mentre Dio era silenzioso e adirato con lui. Non pregava più Dio e non era rimasta in lui alcuna gioia. Il suo cuore era così stanco, mentre scriveva versi penosi sulla vanità e l’inutilità della vita. Gerusalemme si era inquinata di templi pagani, costruiti con alte tasse. Il re beveva pesantemente, annoiato dalle sue splendide case e giardini. Il suo cuore era pieno d’idolatria, i giorni in cui toccava Dio erano solo ricordi lontani. “Tutto è vanità – è tutto inutile” (cfr. Ecclesiaste 1:14).

È lo stesso uomo che una volta pregava tanto eloquentemente alla dedicazione del tempio? “Ogni preghiera, ogni supplica che ti sarà rivolta da qualsiasi individuo…quando ciascuno ha riconosciuto la piaga del proprio cuore e ha steso le mani verso questo tempio, tu ascolta dal cielo…e perdona…e rendi a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il cuore di ognuno…affinché essi ti temano per tutto il tempo che vivranno nel paese che hai dato ai nostri padri” (1 Re 8:38-40). Allora continua – resta attaccato ai tuoi idoli! Giustifica le tue aree di disobbedienza e scusa i tuoi peccatucci! Un giorno tutto questo scoppierà in un fuoco divampante e incontrollabile d’immoralità e apostasia.

mercoledì 25 febbraio 2015

CRISTIANO A METÀ

Salomone categorizzò la sua vita: metà per Dio e metà per i suoi piaceri. La Parola di Dio lo aveva convinto a metà. Sperimentò dolore a metà, ravvedimento a metà – con cambiamenti a metà! Non so cosa accadde, ma Salomone fu convinto a metà per la moglie pagana che viveva nel luogo santo vicino all’arca. Così decise di farla andare via – a metà strada, dall’altra parte della città! “Or Salomone fece salire la figlia del Faraone dalla città di Davide alla casa che aveva costruito per lei, perché pensava: «Mia moglie non deve abitare nella casa di Davide…perché i luoghi dove è entrata l'arca dell'Eterno sono santi»” (2 Cronache 8:11).

La verità è che Salomone non voleva lasciarla! Sapeva nel suo cuore che tutto quello fosse sbagliato e che ciò lo tormentava nell’anima. Riesco a sentirgli dire, “Sì, devo fare qualcosa a riguardo. Dimostrerò al Signore che voglio fare la cosa giusta”. Ma la riportò in Egitto?

Le nostre chiese oggi sono piene di cristiani a metà – metà convinti dalla Parola e metà ravveduti – che fanno cambiamenti a metà nella propria vita. C’è poco “tremare alla Parola”. Sento così tanto che vivono ancora in peccati lampanti, continuando a fare sempre le stesse cose. Dicono, “Dio sa che intendo fare il bene. Egli vede il mio cuore. Amo davvero il Signore. Ho fatto dei cambiamenti e sto andando meglio”. Non basta intendere fare del bene. Bisogna farlo!

Salomone aveva costruito il tempio e aveva portato a termine tutti i suoi progetti edilizi; però viveva ancora nella disobbedienza in queste aree, non vedendo in esse alcun pericolo. Eppure, Dio fu così misericordioso che continuò a rispondere alla sue preghiere. Salomone continuava a salire al tempio tre volte all’anno per offrire sacrifici e gioiva e si rallegrava alla presenza del Signore.

Credo questa sia la posizione più pericolosa in cui un cristiano possa trovarsi: le sue preghiere vengono ancora esaudite e c’è gioia e felicità. Rimangono, tuttavia, aree di disobbedienza in cui la Parola non è l’autorità assoluta e il credente è cieco al deterioramento in atto.

Dio apparve ancora a Salomone con un forte sermone, una Parola potente: “Cammina nell’integrità. Obbedisci alla Mia Parola”. Nel frattempo, Salomone si stava allontanando a Dio,indurito e insensibile alla Parola, accecato dalle Sue benedizioni e dalle Sue grazie. Quanti cristiani sono benedetti, sentono lo Spirito di Dio, sono felici in Lui e dicono, “Va tutto bene perché Dio mi sta benedicendo”?