giovedì 31 luglio 2014

NON C’è PROBLEMA CHE NON POSSA RISOLVERE

In Marco 9, un padre distrutto portò il figlio posseduto dai discepoli di Gesù, cercando liberazione. Questo ragazzo non era solo difficile o ribelle, era pieno di spiriti maligni che controllavano ogni sua azione. Questo povero ragazzo era considerato un caso assolutamente disperato. Era sia sordo che muto, così emetteva solo suoni gutturali. Suo padre doveva tenerlo continuamente, perché i demoni cercavano sempre di gettarlo nel fiume più vicino, in un lago o in un fuoco. Era un lavoro a tempo pieno impedire a questo ragazzo di uccidersi e questo deve aver spezzato il cuore di suo padre.

Ora, mentre il padre stava davanti ai discepoli, Satana iniziò a manifestarsi nel ragazzo; questi iniziò a schiumare dalla bocca e a rotolarsi a terra, contorcendosi e dimenandosi in modo selvaggio. La Scrittura ci dice che i discepoli pregarono per lui - forse anche a lungo - ma non accadde nulla. Subito gli scribi dubbiosi si radunarono intorno a loro, chiedendo, “Perché il ragazzo non guarisce? Questo caso è forse troppo difficile per il vostro Signore? Il diavolo è più potente in questo tipo di situazioni?”

Ma poi Gesù arrivò sulla scena! Il padre disse, “Ho portato mio figlio ai tuoi discepoli ma non hanno potuto guarirlo, è un caso disperato”. Gesù rispose semplicemente,”Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile” (Marco 9:23). Cristo stava dicendo a tutti i presenti, “Credete che Io possa gestire ogni situazione tranne quelle sotto il controllo del diavolo? Io vi dico, non esiste problema o circostanza impossibile che Io non possa risolvere”.

Allora, con una sola parola, Gesù fece dell’impossibile una realtà: “Sgridò lo spirito immondo dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui” (9:25). A quel punto, il ragazzo cadde a terra come morto. Tuttavia, la Scrittura dice, “Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi” (9:27).

Riesci a immaginare la gioia in questa scena? Quel ragazzo pulito e liberato deve essere corso dal padre per abbracciarlo e il cuore del padre deve aver sussultato di gioia! Dio aveva sistemato tutto.

Dunque, perché lo Spirito Santo ha spinto Marco ad includere questa storia nel suo vangelo? Credo che fosse perché ogni genitore da quel momento in poi potesse sapere di poter confidare in Dio per compiere l’impossibile per i loro figli. Il Signore stava dicendo, “Io posso ristorare qualsiasi cosa e chiunque. Se solo crederai, ogni cosa sarà possibile per te attraverso di Me”.

mercoledì 30 luglio 2014

DIO VUOLE COMPIERE L’IMPOSSIBILE

Non basta credere in Dio solo come il Creatore, Colui che ha fatto ogni cosa; dobbiamo anche credere che Egli sia un Dio che anela compiere l’impossibile nelle nostre vite. La Bibbia lo rende molto chiaro: Se non crediamo questo di Lui, allora non confidiamo affatto in Lui.

Secondo me, nessun numero di consulenze farà del bene a qualcuno se questi dubita che Dio possa compiere un miracolo. Non mi fraintendere, non sono contrario alla consulenza cristiana, ma essa risulta inutile a chi non è pienamente convinto che Dio possa risolvere il suo problema, non importa quale esso sia.

Come pastore che offre consulenze, so di non poter offrire nulla ad una coppia sposata se loro non credono che Dio possa salvare il loro rapporto. Le cose potrebbero sembrare assolutamente disperate a loro; forse hanno accumulato anni di risentimento e amarezza; ma devono essere convinti che Dio possa compiere l’impossibile.

Dico a tali coppie in modo diretto, “Sì, vi offrirò consulenza, ma prima devo chiedervi: Credete veramente che Dio possa aggiustare il vostro matrimonio? Avete fede che, non importa quanto le cose vi sembrino impossibili, Egli abbia la potenza di ristorare il vostro rapporto?” Gesù ha parlato chiaramente ad ognuno dei Suoi figli: “Le cose impossibili agli uomini, sono possibili a Dio” (Luca 18:27).

In tutta la nazione, i cristiani si stanno arrendendo nel loro matrimonio. Persino alcuni dei miei amici pastori stanno divorziando. Quando parlo con loro della loro situazione, mi rendo conto che non credono che il loro matrimonio possa essere sanato. Semplicemente, non confidano che Dio possa compiere l’impossibile per loro.

Molti coniugi cristiani che vengono da me per ricevere consulenza hanno già deciso di mollare il rapporto. L’unico motivo per cui sono lì è ricevere la mia approvazione sulla direzione che hanno già predeterminato.

Amato, nessun consulente al mondo può aiutarti se tu non credi con certezza nella Parola di Dio per cui niente nella tua vita è al di là della Sua capacità d’intervento. Altrimenti, il tuo cristianesimo è vano - perché credi in Dio solo fino a un certo punto. Non confidi veramente in Lui affinché sia il Dio dell’impossibile.

martedì 29 luglio 2014

C’è QUALCOSA DI TROPPO DIFFICILE PER IL SIGNORE?

Probabilmente ricorderai la storia in Genesi in cui Dio apparve ad Abrahamo. Il patriarca sedeva alla porta della sua tenda nella calura del giorno, quando all’improvviso apparvero tre uomini davanti a lui, sotto un albero. Abrahamo uscì ad incontrarli, preparò un buon pasto e stette con loro.

Durante la loro conversazione, il Signore chiese ad Abrahamo dove si trovasse la moglie, Sara. Allora Dio disse qualcosa d’incredibile: “Ecco, Sara, tua moglie, avrà un figlio” (Genesi 18:10).

In quel momento, Sara era nella tenda ad ascoltare la conversazione e, quando udì ciò, rise al sol pensiero. “Impossibile”, pensò. Era decisamente oltre l’età in cui poter avere un bambino e Abrahamo era troppo vecchio per dare vita a un concepimento.

Eppure, quando Dio udì Sara ridere, disse, “Perché mai ha riso Sara dicendo: "Partorirò io per davvero, vecchia come sono? Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per l’Eterno?” (18:13-14).

Sto scrivendo questo messaggio oggi perché il Signore pone la stessa domanda ai Suoi figli al tempo presente: C’è qualcosa di troppo difficile per il Signore? Ognuno di noi deve affrontare le proprie situazioni difficili nella vita. E in mezzo a tutte loro Dio chiede, “Pensi che il tuo problema sia troppo difficile per Me da sistemare? Oppure credi che io possa risolverlo per te, anche se pensi che sia impossibile?”

Gesù ci dice, “Le cose impossibili agli uomini, sono possibili a Dio” (Luca 18:27). Credi in questa parola da parte del Signore? Accetti il fatto che Egli possa compiere l’impossibile nel tuo matrimonio, nella tua famiglia, sul tuo posto di lavoro, per il tuo futuro?

Facciamo presto a consigliare gli altri dicendo che Lui può. Quando vediamo i nostri cari affrontare momenti difficili, diciamo loro, “Resisti e guarda in alto. Non smettere di confidare nel Signore. Egli è il Dio dell’impossibile!”

Tuttavia, mi chiedo se crediamo in queste verità per noi stessi. Sara, che dubitò del Signore, forse avrebbe offerto lo stesso consiglio alle sue amiche. Immagina che avesse udito di una coppia di credenti in una situazione simile - persone fedeli che volevano avere un bambino ma che ora stavano diventando troppo anziani e, poco a poco, stessero perdendo la loro certezza in quel sogno.

Se chiedessi a Sara cosa avrebbe detto loro, lei probabilmente risponderebbe, “Direi loro di resistere. Non possono abbandonare la speranza nel loro sogno. Servono un Dio che compie l’impossibile e Lui risolverà questo problema per loro”.

Ma Sara non riusciva a crederlo per sé stessa. E molti cristiani oggi sono uguali. Proclamiamo con franchezza la potenza di Dio agli altri, ma non crediamo alla Sua Parola per noi stessi.

lunedì 28 luglio 2014

EGLI AMA BENEDIRTI by Gary Wilkerson

“Isacco seminò in quel paese e in quell'anno raccolse il centuplo” (Genesi 26:12).

Si trattava di un anno di carestia, una seconda carestia, in realtà. Probabilmente era rimasta ancora l’aridità dalla precedente aridità, ma Dio chiese comunque al popolo di seminare un nuovo raccolto.

Isacco obbedì a Dio anche quando pensava che non avrebbe funzionato; proprio non gli sembrava logico seminare un altra coltura. Egli era completamente obbediente a Dio, comunque, e come risultato ottenne una raccolta immensa, “il centuplo”.

Si tratta di molto! Se vedessi la mia chiesa crescere del 20% o le mie finanze crescere del 20% o se godessi di un aumento del 20% a favore delle mie relazioni - beh, capisci dove voglio arrivare. Quanti di voi vorrebbero vedere un 20% di miglioramento nel matrimonio, un 20% di miglioramento nei figli - nel loro comportamento - o un 20% di benedizione finanziaria? Sarebbe meraviglioso, non è vero? Ma qui non parliamo di 20%, né di 100%, fu il centuplo - moltiplicato per cento. E tutto questo in mezzo a una carestia!

Ti assicuro che Dio non si preoccupa dell’economia americana. Egli non si preoccupa di cosa sta succedendo nel tuo lavoro o nella tua casa. Dio ha tutta la capacità, le risorse e la potenza in cielo per poter soddisfare ogni tuo bisogno, secondo le Sue ricchezze in gloria.

Egli vuole che tu sappia che Lui ti ha benedetto. Questo è il Suo cuore. Disfati del concetto di un Dio all’antica, scontroso, che se ne sta in cielo ad aspettare che tu commetta un errore per poterti togliere qualcosa. E allontanati da un Dio “Babbo Natale”, che controlla se ti sei comportanti bene o se sei stato disobbediente per poi premiarti o meno. Dio vuole fortificarti per essere obbediente perché ama benedirti.

Volta dopo volta ho visto dove Dio ha detto, “Fa questo o quello. Confida in Me in mezzo a tutto questo”. Forse ti sembra di vivere una carestia perché hai finito le risorse. Forse pensi che la tua vita spirituale sia un luogo deserto e senti di non aver più nulla da dare. Non ti senti adeguato a testimoniare o predicare alle persone o andare in quella nazione per stare sul campo di missione. Quando mi sento così ma vado avanti e faccio quello che Dio mi dice di fare, ricevo sempre una benedizione. C’è sempre quella pioggia gloriosa di grazia.

sabato 26 luglio 2014

LA SUA MANO È PIÙ GRANDE by Claude Houde

Un bambino se ne stava in piedi sul marciapiedi di fronte ad un negozio di caramelle, come se fosse incollato al terreno. Dentro era un gargantuesco tripudio di pasticcini al cioccolato e di dolci biscotti fra i più buoni del mondo! Il proprietario del negozio di caramelle provò disperatamente di ignorare quel piccolo ragazzino senza soldi e dai grandi occhioni che lo fissava pazientemente senza dire una parola. Dopo un po' il negoziante cominciò ad infastidirsi ed a borbottare: “non posso dare biscotti e caramelle ad ogni bambino che si ferma qui! Questo è un negozio e devo guadagnarmi da vivere!”

Ma diede un ultimo sguardo al bambino e non resistette. Il negoziante gettò la spugna e gli fece cenno di entrare dentro e più veloce della luce il ragazzo si fiondò all'interno del negozio. Il negoziante rimosse il coperchio da un'enorme contenitore pieno della più deliziosa (ed anche più costosa) cioccolata. Gli fece cenno con la mano dicendo: “vieni e prendine un po'”. Il ragazzo lo guardò con un gran sorriso, ma scosse la testa. Il negoziante ripeté: “dai su, dico davvero, prendine quanta ne vuoi! È gratis!” Ma il ragazzo scosse di nuovo la testa! Il buon uomo allora mise la mano nel contenitore e diede al ragazzo un enorme pugno di delizie!

Curioso, il negoziante chiese al ragazzo: “perché non hai preso tu stesso della cioccolata?” Lo scaltro ragazzino rispose trionfante: “perché la tua mano è più grande della mia!”

Caro amico, la mano di Dio è più grande della nostra. Il Suo potere è sufficiente. La Sua mano onnipotente prende la nostra mano debole e tremante e accadono così cose soprannaturali! È la Sua mano che permette alla nostra mano di afferrare ciò che Lui ha preparato per noi.

“Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono!” (Matteo 7:11).


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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove.

venerdì 25 luglio 2014

SOLO PER LA FAMIGLIA

“Allora Giuseppe si affrettò ad uscire, perché si era profondamente commosso a motivo di suo fratello, e cercava un luogo dove piangere” (Genesi 43:30). Questa è un’immagine del cuore del nostro Salvatore.

Dopo che Giuseppe divenne governatore su tutto l’Egitto, i suoi fratelli si trovavano in casa sua a mangiare e bere alla sua presenza. Ma “Fu dunque servito per lui [Giuseppe] a parte, per loro a parte” (verso 32). Questi uomini si stavano rallegrando alla tavola di Giuseppe senza essere pienamente ristorati, senza conoscerlo davvero, senza una rivelazione d’amore e di grazia.

Possiamo essere un popolo adorante che mangia e beve alla presenza del Signore senza aver ricevuto la rivelazione del Suo amore infinito; quel senso di non sentirsi amati rimane. Questo scade a quei cristiani che si recano alla casa di Dio per cantare, adorare e lodare per poi tornare a casa alla stessa vecchia bugia: “Dio non mi mostra alcuna prova di amarmi. Le mie preghiere non ottengono risposte. Lui non si cura davvero di me come si cura di altri”.

I fratelli di Giuseppe dovevano fare un passo in più prima di ricevere una piena rivelazione d’amore. Una tale rivelazione viene donata a coloro che hanno il cuore rotto e contrito. “I sacrifici di Dio sono lo spirito rotto; o Dio, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito” (Salmo 51: 17). I fratelli di Giuseppe non avevano ancora il cuore contrito.

Giuseppe comandò ai suoi servi di mettere la sua coppa d’argento nella sacca di Beniamino, il fratello minore, mentre loro si preparavano a tornare a Canaan. I fratelli erano quasi in viaggio quando gli uomini di Giuseppe li raggiunsero e li accusarono di aver rubato la coppa. I fratelli erano talmente certi della loro innocenza da dire, “Quello dei tuoi servi presso il quale si troverà la coppa, sia messo a morte; e noi pure diventeremo schiavi del tuo signore”(Genesi 44:9). Non c’era più lotta in loro. Niente più orgoglio. Erano umiliati e spezzati mentre ritornavano al palazzo di Giuseppe.

Allora giunse la rivelazione del grande amore di Dio. “Allora Giuseppe non poté più contenersi di fronte a tutti gli astanti e gridò: «Fate uscire tutti dalla mia presenza!». Così nessuno rimase con Giuseppe quando egli si fece conoscere ai suoi fratelli” (Genesi 45:1).

Il mondo non sa nulla di questa rivelazione d’amore. Dio dimora presso gli umili e quelli dal cuore rotto. Egli si diletta nella Sua famiglia. Riposa nel Suo amore per te!

giovedì 24 luglio 2014

UN TOCCO MAGGIORE

Eliseo ed Elia procedettero verso Gerico, che significa “un luogo definito piacevole”. Eppure, questa città ora era sterile, arida, completamente priva di vita, senza alberi, senza pasture, senza frutti. Tutto s’era inaridito a causa di un veleno che si era infiltrato nella provvigione acquifera di Gerico. Questa città rappresenta il cristianesimo arido e morto, una chiesa che Gesù descrive così in Apocalisse: “Tu hai nome di vivere ma sei morto” (Apocalisse 3:1).

Elia aveva fondato una scuola di profeti a Gerico, e quando lui ed Eliseo visitarono la scuola, alcuni dei giovani profeti si avvicinarono ad Eliseo, chiedendo, “Sai che l'Eterno quest'oggi porterà via il tuo signore al di sopra di te?” (2 Re 2:5). Eliseo l’interruppe subito, dicendo loro, “Tacete! Certo che lo so”.

Questa generazione di ministri sarebbe stata mandata per tutta Giuda ed Israele per ministrare alle persone. Ma chiaramente qualcosa mancava in loro: la potenza, l’unzione e l’autorità dello Spirito Santo. Il giorno seguente, questi stessi ministri implorarono Eliseo di lasciargli cercare il corpo di Elia, in caso lo Spirito Santo lo avesse lasciato su qualche montagna o in qualche vallata. Ignoravano completamente le vie e le opere dello Spirito Santo. Potevano testimoniare, predicare e parlare di miracoli, ma non avevano sperimento la potenza di Dio su sè stessi.

Sembra che Elia stesse suggerendo, “Eliseo, stai guardando la prossima generazione di ministri. Perché non ti stabilisci qui e non insegni a questi ministri le vie dello Spirito? Sei l’uomo giusto per risvegliare questa chiesa arida e morta”.

Ma Eliseo sapeva cosa sarebbe successo se avesse pasturato quei ministri. Sarebbero rimasti affascinati dal potente ministerro di Elia e l’avrebbero costantemente caricato di domande su di lui. “Quante ore al giorno pregava il tuo maestro? Che metodi usava? Quali dottrine predicava?” Eliseo avrebbe finito per trascorrere tutto il tempo a raccontare del passato. Da quando riesco a ricordarmi, la chiesa ha pregato di avere un risveglio di Spirito Santo all’antica. Ma tutto questo nasce dal desiderio di vedere Dio replicare qualcosa di già fatto nel passato.

Eliseo sapeva che non sarebbe stato di alcun impatto in questa chiesa arida e morta finché non avesse ricevuto il suo tocco personale da parte di Dio. Non poteva fare affidamento alle grandi opere di Elia. Stava dicendo ad Elia, “Rispetto la fede dei miei padri, dei giganti spirituali del passato; ma so che il Signore vuole fare una cosa nuova. E devo ricevere un tocco maggiore da parte Sua di quanto non sia mai stato visto prima”.

mercoledì 23 luglio 2014

UNA DOPPIA PORZIONE

Potremmo chiederci perché Elia volesse che Eliseo lo accompagnasse a Bethel (vedi 2 Re 2:1-4). Sicuramente non si trattava solo di un viaggio sentimentale per Elia, un ultimo viaggio sulla strada dei ricordi. No, questo vecchio e saggio uomo voleva insegnare ad Eliseo - e anche a noi oggi - il bisogno di avere di più della potenza e dell’unzione di Dio.

Ora, mentre camminavano per le strade, Eliseo probabilmente notò l’indignazione e l’orrore del suo servo per quella società completamente sviata. Elia stesso aveva affrontato schernitori e derisori nella sua vita, sul Monte Carmelo. Ma sapeva che sarebbe servita una forza soprannaturale ancora maggiore per affrontare quella nuova generazione. Questi giovani erano decisamente più induriti e sviati dei sacerdoti idolatri che lui aveva combattuto.

Credo che sia a questo punto che Elia decise di mettere alla prova il suo servo. Molto probabilmente suggerì, “Eliseo, perché non ti stabilisci qui per pasturare questa gente? Hai una chiamata sicura e sei stato ben addestrato. Potresti dare una mano a ristorare la grande eredità di Bethel”.

Mentre Eliseo sondava la situazione a Bethel, sapeva di non essere pronto a fronteggiare gli spiriti malvagi che lì si trovavano. Si rese conto di quello che Elia sapeva da molto tempo - aveva bisogno che lo Spirito Santo compisse un’opera maggiore e più potente in lui prima di poter affrontare il male in una città così malvagia. Così disse al suo maestro, “Come è vero che l'Eterno vive e che tu stesso vivi, io non ti lascerò” (2 Re 2:6). Poi la Scrittura dice, “Essi proseguirono” (stesso verso).

Credo che Bethel rappresenti il tipo di società malvagia in cui la nostra nazione si è trasformata nel tempo di una generazione. Anche noi viviamo fra schernitori e derisori - gente sensuale abbandonata alla lussuria, l’idolatria e l’omosessualità. E questa generazione presente è peggiore di quella che Elia o Eliseo abbiano mai affrontato. Quei santi profeti videro i giovani schernire, deridere e bestemmiare, ma i ragazzi americani si ammazzano a vicenda. I giovani uccidono senza alcun rimorso o dolore, togliendo la vita a genitori, compagni di classe, estranei innocenti.

Non voglio esprimere un giudizio generico ed esteso a tutti i giovani. So che ci sono tanti adolescenti di Dio in questa società infuocati per Gesù. Ringrazio Dio per ogni giovane che prende una posizione per Cristo in questi tempi malvagi. Ci vorrà una porzione d’unzione come mai l’abbiamo vista nella storia. Ci vuole un santo residuo che si alzi e gridi con Eliseo, “Oh, Signore, abbiamo bisogno di più di Te”.

martedì 22 luglio 2014

AFFRONTARE LO SPIRITO DI DERISIONE

Eliseo tornò a Bethel, una società corrotta con una generazione di giovani perduti. E non appena giunse lì, venne deriso: 

“Poi di là Eliseo salì a Bethel. Mentre egli saliva per la strada uscirono dalla città alcuni giovani e si misero a schernirlo, dicendo: «Sali, testa pelata! Sali, testa pelata». Egli si voltò, li vide e li maledisse nel nome dell'Eterno; allora uscirono dalla foresta due orse, che fecero a pezzi quarantadue di quei giovani” (2 Re 2:23-24).

Che scena orribile. Penserai, “Quant’è stato crudele da parte di Dio permettere a dei ragazzi di essere attaccati dagli orsi”. Ma l’espressione originale ebraica si riferisce a “giovani uomini”.

Eliseo ha forse causato la loro morte in un egoistico attacco d’ira dovuto dalla derisione? No. Quest’uomo di Dio si mosse sotto la potenza e l’autorità dello Spirito Santo. Il fatto è che quei giovani schernitori avevano commesso un peccato indicibile. Lasciami spiegare.

Sicuramente i giovani avevano sentito dell’ascensione di Elia al cielo; ma ora, deridendo Eliseo dicendo “Sali, testa pelata” stavano ridicolizzando l’opera dello Spirito. Non accettavano la vertià dell’opera santa dello Spirito e le loro azioni verso Eliseo erano di scherno.

Per molti anni Dio fu paziente con la chiesa decaduta di Bethel. Migliaia si radunavano lì per adorare ad un altare di accomodamento, e il Signore inviò diversi profeti, incluso Elia stesso, per ammonirli. Ma giunse il tempo in cui Dio non tollerò più l’idolatria e la malvagità di quella città. Così fece scendere il giudizio, mandando un uomo con una doppia porzione di Spirito Santo. Eliseo agì con autorità a Bethel, predicando il giudizio contro il loro peccato.

Troppi giovani ministri oggi si affidano agli stessi metodi carnali usati dalla chiesa decaduta di Bethel. Stanno portando nella casa di Dio la stessa musica che inizialmente ha incitato ribellione e sensualità in questa nazione. Stanno sondando una società satura di peccato per apprendere come attirare non-credenti nell’edificio della chiesa. E invece di offrire adorazione, inscenano sketch, feste e concerti rock. Cercano d’intrattenere i giovani invece di fargli affrontare il proprio peccato e il vuoto del loro cuore col semplice e puro evangelo. E la chiesa affronta lo stesso spirito di derisione che affrontò Eliseo.

lunedì 21 luglio 2014

APRI LE MIE LABBRA by Gary Wilkerson

“Allora insegnerò le tue vie ai trasgressori, e i peccatori si convertiranno a te…O Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode” (Salmo 51:13,15).

Quando Dio accende un fuoco in noi, esso non è per il nostro solo beneficio; serve ad infiammarci di zelo per i perduti nei nostri quartieri e nel mondo. Se permettiamo a questa fiamma di ardere in noi, essa ci spingerà a portare la buona notizia al di là delle mura della chiesa. Ci renderemo conto, “Questo fuoco ardente in me non si spegnerà. Guai a me se lo trattengo!”

Semplicemente, non possiamo contenere il nostro zelo quando siamo stati personalmente purificati da Dio e riempiti con una fame persistente della Sua vita dimorante in noi. Questo ci fa venire voglia di gridare le Sue lodi al mondo. Alcuni dei migliori adoratori domenicali sono quelli che gridano, “Grazie, Gesù, che oggi il mio collega siede affianco a me nel banco e sta sperimentando il Tuo amore meraviglioso”.

Se non possediamo questo tipo di fuoco, non importerà quanto saranno potenti i nostri culti. Le fiamme celesti potrebbero restare sulle nostre teste e potremmo tutti cadere faccia a terra, ma questo da solo non mostra la potenza della Pentecoste. Finché il risveglio resta all’interno della chiesa, forse non è un vero risveglio. Se c’è un fuoco vero che arde, questo si sposterà per creare un fuoco nella nostra città. La nostra preghiera dev’essere, “Dio, se vorrai donarmi una scintilla, allora fammi parlare ai peccatori. Ungimi per insegnare loro del Tuo amore. Mandami per le strade con un amore avvincente per Gesù”.

Se il fuoco dello Spirito Santo di Dio sta operando nella tua vita, sappi che la tua vita non è più una scintilla, ma una torcia.

sabato 19 luglio 2014

RIPIENI DI SPIRITO SANTO by Jim Cymbala

“E, dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano radunati tremò; e furono tutti ripieni di Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza” (Acts 4:31).

La prima volta che il vocalist Steve Green cantò alla Brooklyn Tabernacle, ci riunimmo nel mio ufficio con il pastore associato per pregare poco prima che la riunione cominciasse. Pregammo all'unisono che Dio venisse in mezzo a noi quel giorno.

Quando aprimmo i nostri occhi, Steve aveva una faccia stranita. “Cos'era quella vibrazione che ho appena sentito?” chiese. “C'è per caso un treno che passa nei paraggi qui, o era davvero...?”

Gli spiegai che, per quanto ne sapessi, quella vibrazione non era causata dal potere dello Spirito Santo; bensì era il treno della metropolitana che passava proprio sotto il nostro edificio.

Per la prima chiesa di Gerusalemme, tuttavia, lo scossone che essi sentirono non fu altro che indotta dallo Spirito. In quell'incontro di preghiera il potere di Dio scese in modo fresco, nuovo e profondo. Quelle persone erano già state riempite dallo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste (Atti 2), ma qui loro sentirono un nuovo bisogno e Dio gli venne incontro con una nuova infusione di potenza.

Il nostro magazzino di potere si svuota man mano che passa il tempo. La vita di tutti i giorni, le distrazioni ed i combattimenti spirituali sono un tributo pesante da pagare. Leggendo le parole che Paolo usò in Efesini 5:18, ci rendiamo conto che dobbiamo “sempre essere riempiti con lo Spirito Santo” (traduzione letterale).

Se riteniamo di essere evangelici tradizionalisti, classici, fondamentalisti, pentecostali o carismatici, tutti noi dobbiamo far fronte alla mancanza di potenza reale e chiedere una fresca unzione di Spirito Santo. Abbiamo bisogno che il vento fresco di Dio ci risvegli dalla letargia. Non dobbiamo più nasconderci dietro discorsi teologici. I giorni sono troppo bui e pericolosi.


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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 18 luglio 2014

LE ACQUE AVVELENATE DI GERICO

Dopo aver ricevuto un tocco speciale da parte di Dio, Eliseo proseguì nel suo cammino di fede e la sua prima fermata fu Gerico (2 Re 2:15). Il collegio di cinquanta profeti che lì s’incontrava riconobbe immediatamente la mano di Dio su di lui e dissero, “Lo stesso spirito che era su Elia ora è su Eliseo”. Era ovvio a tutti che questo servo nascosto si stesse muovendo in una potenza e in un’autorità dello Spirito più profonde.

I giovani profeti dissero ad Eliseo, “Ecco, il soggiorno di questa città è piacevole, come il mio signore può constatare, ma le acque sono cattive e il paese è sterile” (2:19). Stavano dicendo, “C’è veleno nell’acqua e sta uccidendo tutto”. Tuttavia, sembra che questi cinquanta uomini di Dio non fossero in grado di impedire che il veleno portasse la morte a Gerico.

Secondo Isaia, questa “città piacevole” rappresenta il ministero: “Or la vigna dell'Eterno degli eserciti è la casa d'Israele, e gli uomini di Giuda sono la piantagione della sua delizia” (Isaia 5:7). Inoltre, l’acqua qui rappresenta la parola di Dio.

Vedi l’immagine? Le acque avvelenate di Gerico rappresentano la parola inquinata che viene predicata dai pulpiti della città. Questi uomini di Dio non avevano mai affrontato il proprio peccato, così i loro sermoni erano pieni di veleno scaturente da cuori corrotti. E le loro lezioni prive di vita e indirizzate alla carne causavano morte spirituale fra il popolo.

Qual era la cura per questo veleno a Gerico? Era di purificare la provvigione dell’acqua - e fu esattamente ciò che fece Eliseo. Prese un piatto pulito, lo riempì di sale e lo sparse alla sorgente dell’acqua. Presto le acque furono pulite e la vita iniziò a fiorire ovunque.

Certo, il sale usato da Eliseo rappresenta il vangelo della purezza e della santità. E i piatti puliti da lui usati rappresentano quei ministeri che sono stati purificati dal sangue di Cristo e santificati dal fuoco affinatore dello Spirit, pronti a predicare un vangelo puro. Amato, dei contenitori puliti e puri che camminano in santità e predicano una parola pura, con una fresca unzione, possono arginare il male nella casa di Dio.

giovedì 17 luglio 2014

POTENZIATO DALLO SPIRITO

Una delle ultime cose che Elia fece prima di essere rapito in cielo da Dio fu di chiedere ad Eliseo cosa potesse fare per lui. Quando Eliseo rispose di volere su di sé la doppia porzione dello spirito di Elia, questi rispose dicendo che sarebbe stata una cosa difficile.

Tuttavia, per chi esattamente sarebbe stato difficile un compito simile? Sarebbe stato difficile per Dio? Sarebbe stato difficile per Elia, un uomo che aveva resuscitato morti e fatto scendere fuoco dal cielo? No, sarebbe stato difficile per Eliseo! Sarebbe stato qualcosa che avrebbe dovuto prendersi da solo, perché Elia non aveva la capacità di potenziare il suo servo con una porzione dello Spirito dimorante in lui. Soltanto Dio può impartire il Suo Spirito all’uomo.

Ma Elia rispose, “Tuttavia, se mi vedi quando io ti sarò rapito, ti sarà dato quello che chiedi; ma, se non mi vedi, non ti sarà dato” (verso 10); è importante notare che le parole “quando” e “sarò” in questo verso non appaiono nell’originale ebraico. Vennero inserite in seguito; dunque, credo che Elia stesse dicendo ad Eliseo, “Se mi vedi allontanarmi da te”.

Elia stava dicendo, “Lo Spirito Santo non può compiere un’opera speciale in te se tu continui a indugiare sui ricordi. Devi considerarmi andato via. Non hai bisogno di me, Eliseo. Rivolgiti al Signore, il Cui Spirito ha operato anche in me ed Egli risponderà al tuo grido”.

Nel momento in cui Eliseo vide il proprio maestro portato via con i carri celesti, immaginò che ora fosse sua la responsabilità di portare avanti l’opera di Dio nella sua generazione. E mentre stava lì al fiume Giordano e colpì le acque, le parole che gridò furono, “Dov’è il Signore, Dio d’Elia?” (2 Re 2:14). Il giovane profeta stava dicendo, “Signore, tutti i miei ladri spirituali sono morti e non ci sono più. E quest’ora terribile richiede più di quanto Tu mi abbia donato fin ora. Opera ancora, Signore, stavolta attraverso di me. Devo essere potenziato con più del Tuo Spirito”.

mercoledì 16 luglio 2014

DIO VUOLE DIVIDERE LE ACQUE PER TE

Mentre il profeta Elia rifletteva circa i suoi ultimi giorni sulla terra, decise di visitare le città di Bethel e Gerico. Invitò il suo servo, Eliseo, ad accompagnarlo, e i due partirono per quello che io vedo come un “viaggio istruttivo”. Dopo aver visitato entrambe le città, arrivarono alle rive del fiume Giordano. Elia si tolse il mantello - una veste grande e ampia - e vi colpì le acque. In maniera soprannaturale, le acque si divisero e i due attraversarono il fiume su terra asciutta (vedi 2 Re 2:8).

Perché Elia insistette nell’attraversare il fiume in maniera miracolosa? Il Giordano non era un fiume profondo e vasto, e la Scrittura non lascia intendere che fosse in piena. Inoltre, c’erano cinquanta giovani e forti profeti dall’altra parte che avrebbero potuto costruire per loro una zattera in poche ore.

Credo che Elia stesse cercando di insegnare al suo successore che i passaggi miracolosi del passato - da Mosè a Giosuè fino al tempo presente - erano tutta storia antica. Egli volle sfidare Eliseo, come a dire: “Quando inizi il tuo ministero e predichi che Dio è il Dio dei miracoli, devi testimoniare di quello che Lui ha fatto per te personalmente. Presto me ne andrò, Eliseo, quindi domani, quando tornerai a questo fiume, voglio che tu lo riattraversi nello stesso modo in cui l’hai attraversato ora. Credi in Dio per ricevere miracoli nella tua vita”.

Molti di noi non hanno fede per credere che Dio compia miracoli per noi oggi. Trascorriamo il tempo a sciorinare i grandi prodigi della Scrittura, ma nel frattempo Dio vuole dirci, “Ho qualcosa di molto meglio per te. Voglio compiere miracoli nella tua vita - voglio cambiare la tua famiglia, sistemare il tuo matrimonio, salvare i tuoi cari inconvertiti. Dovrai affrontare il tuo Mar Rosso, il tuo fiume Giordano, e io voglio dividere le acque per te”.

martedì 15 luglio 2014

DIO VUOLE COMPIERE COSE MAGGIORI

Secondo Re 2 contiene uno dei passi più spettacolari di tutto l’Antico Testamento. Questo capitolo narra la miracolosa storia dell’anziano profeta Elia e del suo servo, Eliseo. Quando iniziamo la narrazione, vediamo che Dio aveva informato Elia che il suo ministero sulla terra era giunto al termine. Ora stava per attraversare il fiume Giordano per andare in un determinato luogo, in cui un carro celeste l’avrebbe portato nella gloria.

Quando Elia ed Eliseo raggiunsero la loro destinazione, Elia si rivolse al suo servo, dicendo: “Chiedi quello che vuoi che io faccia per te, prima che io ti sia tolto”. Senza esitare, il giovane rispose, “Ti prego, mi sia data una parte doppia del tuo spirito!” (stesso verso).

A un primo sguardo, Elia appare sorpreso dalla risposta di Eliseo, dicendo, “Tu domandi una cosa difficile” (verso 10). Ma Elia proseguì nell’istruire Eliseo, dicendogli di osservare attentamente ciò che Dio stava per compiere, affinché non lo perdesse e non tornasse a casa deluso.

Mentre i due camminavano, all’improvviso apparve un carro dal cielo e li separò. In un lampo, Elia venne rapito nel carro ed Eliseo testimoniò di tutta la scena! Egli gridò, “Padre mio, padre mio! Carro e cavalleria d'Israele!» Poi non lo vide più. E, afferrate le proprie vesti, le strappò in due pezzi” (verso 12).

Elia era andato via, ma il suo mantello era caduto a terra. Quando Eliseo lo vide, si strappò i vestiti facendoli a pezzi e indossò il mantello di Elia. Ritornando al Giordano, rimosse il mantello e con esso vi colpì le acque, proprio come aveva fatto il suo maestro. Immediatamente le acque si aprirono in due ed Eliseo camminò su terra asciutta. Così iniziò lo straordinario ministero del giovane profeta.

Gli eventi in questo capitolo sono assolutamente incredibili. Tuttavia, cos’ha da dirci oggi questo passo? Credo che Dio ci abbia dato una lezione inequivocabile qui, con un significato chiaro e semplice: Dio vuole compiere cose maggiori con ogni generazione che si sussegue. Ed ogni nuova generazione deve ricercare il Signore per ricevere la propria esperienza con lo Spirito Santo e la propria pienezza di potenza da parte Sua.

lunedì 14 luglio 2014

NON TOGLIERMI LO SPIRITO SANTO by Gary Wilkerson

Il salmista Davide scrive, “Non respingermi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito” (salmo 51:11). Sappiamo che Dio è onnipresente, ma la Sua presenza manifesta è qualcosa di completamente diverso; è il motivo per cui molti culti d’adorazione iniziano con canti che implorano lo Spirito Santo di scendere e far sentire la Sua presenza. Davide qui sta dicendo, “Signore, ho bisogno della Tua presenza non solo oggi, ma anche domani. Non voglio che diminuisca, perché non voglio tornare alla mia vita tiepida. Ti prego, Signore, non togliermi lo Spirito tuo Santo. Rimani con me dopo che ho finito di adorarti”.

Sappiamo tutti com’è. In chiesa e nella comunione con gli altri magari sentiamo la presenza manifesta di Dio. SI accende in noi una scintilla, portando un senso di freschezza, di vita nuova e noi piangiamo pregando Dio di muoversi in noi così ogni ora del giorno. Ma quella scintilla svanisce col passare dei giorni e veniamo bombardati da esigenze lavorative, obblighi familiari e doveri che ci consumano e ci sopraffanno.

Io cado in questo circolo ogni Settembre alla nostra conferenza di ministri, “EXPECT”. Sono commosso e ispirato dai santi ministri che parlano in questa occasione, il loro potente messaggio mi porta sulle ginocchia. Ma lo scorso Settembre ho rivolto una preghiera audace a Dio: “Signore, Se non hai intenzione di mantenere quella scintilla, non farla nemmeno iniziare”.

Ero stanco degli alti e bassi, di ricevere una scintilla senza la fiamma a sostenerla, di stare sulla cima del monte una settimana solo per poi sprofondare nella routine quotidiana quella dopo. Così ho chiesto, “Dio, qualsiasi tipo di fiamma Tu accenda in me, fa che diventi sempre più intensa. Donami uno spirito leale, Come disse Davide. Se mi donerai una scintilla, trasformala in una torcia!” Dio ha mantenuto quella fiamma in questi mesi passati. La chiesa che ora conduco ha un pastore che brucia di passione per il suo popolo. Forse non riesco a portare tutti a prendere un caffè o a giocare a golf, ma ho uno spirito leale che intercede per loro giorno e notte per vedere le loro vite diventare tutto ciò che possono per Gesù.

sabato 12 luglio 2014

NON È PER NOI by Carter Conlon

Le Scritture ci dicono che Anna, nel momento più disperato della sua vita, finalmente: “fece un voto, dicendo: «O Eterno degli eserciti, se veramente riguardi all'afflizione della tua serva, ti ricordi di me e non dimentichi la tua serva, ma vuoi dare alla tua serva un figlio maschio, io lo darò all'Eterno per tutti i giorni della sua vita, e il rasoio non passerà sulla sua testa»” (1 Samuele 1:11).

Era questo che Dio stava aspettando! Vedi, spesso quando riceviamo una risposta troppo presto, la nostra tendenza umana è di portarci a casa la risposta. Certo, potremmo testimoniare di quanto Dio sia stato fedele e ci abbia benedetto, invece alla fine ci portiamo con noi la benedizione e la teniamo tutta per noi. Ecco perché spesso Dio deve aspettare finché noi arriviamo al punto di disperazione proprio come successe ad Anna—quel momento in cui ci ripromettiamo in cuore di prendere quella risposta e ridarla indietro al Signore per la Sua gloria.

In quel momento Anna non aveva idea che la sua santa disperazione era ciò che Dio stava producendo nel Suo popolo come risposta al dolore che il paese stava attraversando. Ciò che lei sapeva, comunque, era che il suo voto avrebbe avuto un costo. Immagina quanto sia stato difficile, sapere che il sacerdote fosse completamente caduto nel peccato e che la nazione fosse in declino, ma scegliere ugualmente di dare via il proprio figlio—desiderio del suo cuore per il quale aveva pregato da tanto tempo—e darlo in affidamento al tempio.

Posso immaginare ciò che i vicini di casa di Anna avranno detto quando la donna partì per andare al tempio durante gli ultimi momenti che passò con il suo bambino. “Cosa stai facendo Anna? Dio ha finalmente risposto alla tua preghiera e dato questo bambino!” È la stessa cosa che io e te dovremo affrontare durante il cammino—il falso ragionamento; il consiglio di coloro che non farebbero mai una cosa del genere.

Ad ogni modo Anna ebbe la capacità di sapere che la vita che Cristo ci dona non è per noi bensì per gli altri. E fu qualcosa che lei stessa realizzò nel tempio quando fece quel voto al Signore, promettendo di ridare a Lui la vita che Egli stesso avrebbe dato a lei. Intatti fu in quel momento che Anna andò via e la tristezza non fu più sul suo viso (leggi 1 Samuele 1:18).


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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 11 luglio 2014

A UN PUNTO DI SVOLTA

Molti pastori mi hanno scritto esprimendo la loro preoccupazione per i fedeli che stanno venendo meno. “Molti buoni e onesti cristiani sono talmente sopraffatti dalla colpa e dalla condanna da disperare. Quando non riescono a vivere all’altezza delle loro aspettative, quando ricadono nel peccato, decidono di mollare”.

Un numero crescente di cristiani si trovano a un punto di svolta. Sono pochi i cristiani che osano anche solo cullare il pensiero di abbandonare il proprio amore per Gesù, ma nella disperazione considerano di poter abbandonare sé stessi.

Alcuni ministri oggi predicano solo un messaggio positivo. A sentir loro, ogni cristiano riceve risposte istantanee alle proprie preghiere e riceve miracoli; tutti stanno bene, vivono bene; e tutto il mondo è bello e roseo. Mi piace ascoltare quel tipo di predicazione perché davvero desidero tutte queste cose buone e salutari per il popolo di Dio. Ma non è questo il modo in cui le cose vanno per molti cristiani onesti e sinceri.

Non c’è da meravigliarsi che i nostri giovani si arrendano alla sconfitta. Non riescono a vivere all’altezza dell’immagine creata dalla religione del cristiani senza preoccupazioni, ricco, di successo, che pensa sempre positivo. Il loro mondo non è così ideale; vivono con crisi che spezzano il loro cuore, con crisi costanti e problemi familiari.

Paolo ha parlato dei problemi: “Siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa” (2 Corinzi 1:8).

Pensare positivo non farà dissolvere questi problemi e “confessare” che questi problemi non esistono non cambia nulla. Qual è la cura? Ecco due assoluti che mi hanno recato grande consolazione e aiuto:
  • Dio mi ama. Egli è un Padre amorevole che vuole solo rialzarci dalla nostra debolezza. 
  • È la mia fede che Egli gradisce di più. Egli vuole che io confidi in Lui. 
“Ti amo, o Eterno, mia forza. L'Eterno è la mia rocca, la mia fortezza e il mio liberatore, il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio, il mio scudo, la potenza della mia salvezza, il mio alto rifugio. Io invoco l'Eterno, che è degno di essere lodato, e sono salvato dai miei nemici” (Salmo 18:1-3).

giovedì 10 luglio 2014

IL NOSTRO PASTORE

Il nostro Grande Pastore ama ogni pecora che s’è allontanata a motivo delle prove, delle avversità, delle ferite e delle sofferenze. Non osiamo mai accusare il nostro Pastore di averci abbandonato, perché Egli ancora cammina affianco a noi e veglia su noi in ogni tempo.

Proprio ora, forse sei impegnato in una battaglia perdente contro qualche tipo di tentazione o prova. Qualsiasi sia la tua lotta, hai deciso di non allontanarti dal Signore. Ti rifiuti di concederti alla morsa del peccato e, piuttosto, hai preso a cuore la Parola di Dio.

Tuttavia, come Davide, ti sei indebolito e sei giunto al punto in cui ti senti assolutamente impotente. Il nemico ti sta inondando di disperazione, paura, bugie.

Gesù ci assicura, “Io non vi lascerò e non vi abbandonerò” (Ebrei 13:5). E il nostro Padre celeste – Yahweh Rohi, l’Eterno il nostro Pastore – Si è rivelato a noi nel Salmo 23. Egli ci dice, “Io ti conosco per nome e so cosa stai attraversando. Vieni, riposati nella Mia grazia e nel Mio amore. Non cercare di venire a capo di tutto, accetta solo il Mio amore per te e riposa nelle Mie braccia amorevoli. Sì, Io sono l’Eterno degli eserciti e il Dio santo e maestoso. Voglio che tu abbia tutte queste rivelazioni su di Me. Ma l’unica rivelazione che voglio tu abbia in questo momento è quella di Yahweh Rohi. Voglio che tu mi conosca come il tuo Pastore amorevole e premuroso. E voglio che tu sia certo che ti sosterrò in tutte le tue prove, nella Mia tenerezza e nel Mio amore”.

“Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore” (Giovanni 10:14-15).

mercoledì 9 luglio 2014

L’ETERNO È LÌ

Nella vera chiesa di Dio, devi essere noto col nome di Yahweh Shammah – l’espressione ebraica per “l’Eterno è lì” (Ezechiele 48:35). Altri devono poter dire di te, “È chiaro per me che il Signore sia con questa persona. Ogni volta che la vedo, avverto la presenza del Signore. La sua vita riflette davvero la gloria e la presenza di Dio”.

Se siamo onesti, dobbiamo ammettere di non avvertire la dolce presenza del Signore gli uni negli altri così spesso. Perché? I cristiani trascorrono il proprio tempo in buone opere religiose – gruppi di preghiera, studi biblici, ministeri d’evangelizzazione, cellule in casa – e tutto ciò è molto lodevole. Ma molti di questi stessi cristiani passano poco o alcun tempo ministrando al Signore, nello stanzino segreto della preghiera e dello studio.

La presenza del Signore non si può falsificare. Questo vale sia se applicato alla vita individuale di una persona che a un corpo ecclesiastico. Quando parlo della presenza di Dio, non parlo di una qualche aura spirituale che circonda misticamente una persona o che scende durante un servizio di culto.

Piuttosto, parlo del risultato di un cammino di fede semplice ma potente. Che questo si manifesti nella vita di un cristiano o di un’intera congregazione, farà sì che la gente lo noti. Essi dicono a sé stessi, “Questa persona è stata con Gesù”, oppure, “Questa congregazione crede davvero in quello che predica”.

Ci vuole più di un pastore giusto per produrre una chiesa “Yahweh Shammah”. Ci vuole un popolo giusto, appartato. Se un estraneo esce da un culto e dice, “Ho avvertito la presenza di Gesù lì”, puoi star certo che non si è trattato solo della predicazione o dell’adorazione. È stato perché una congregazione giusta era entrata nella casa di Dio e la gloria del Signore dimorava nel loro mezzo.
In Atti 4:13 leggiamo di Pietro e Giovanni, quando furono portati davanti al Sommo Sacerdote e altri governanti: “Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù”.

martedì 8 luglio 2014

LA LEZIONE DEL FIGLIO PRODIGO

La Bibbia dice, “Mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò…Il padre disse ai suoi servi: Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci” (Luca 15:20-23).

Credo che il figlio prodigo sia tornato a casa a motivo dei suoi trascorsi col padre. Questo giovane conosceva il carattere del padre – e sembra aver ricevuto un grande amore da parte sua. Deve aver saputo che, se fosse tornato, non sarebbe stato rimproverato o condannato per i suoi peccati.

Nota in che modo il padre del prodigo lo ricevette a dispetto della sua condizione pietosa. Il giovane avrebbe voluto fargli una confessione sentita, ma quando vide il padre, non ebbe la possibilità di confessarsi appieno, perché il padre lo interruppe correndogli incontro e abbracciandolo.

Il giovane riuscì solo a pronunciare le prime parole del suo discorso, dicendo, “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” (Luca 15:21). Ma suo padre non aspettò che finisse. Per lui, il peccato del giovane era già stato sistemato. L’unica risposta del padre fu di dare un ordine ai suoi servi: “Mettete una veste su mio figlio e anelli alle sue dita. Preparate una festa, perché festeggeremo. Che tutti si rallegrino – mio figlio è a casa!” Il padre conosceva il cuore di suo figlio e sapeva che si era veramente ravveduto.

Il peccato non era la questione principale per questo padre. L’unica questione importante nella sua mente era l’amore. Voleva che suo figlio sapesse di essere accettato ancora prima di poter proferire una confessione. E questo è il punto che Dio vuole far capire a tutti noi: il Suo amore è più grande di tutti i nostri peccati. “La bontà di Dio ti spinge al ravvedimento” (Romani 2:4).

lunedì 7 luglio 2014

UNA SCINTILLA by Gary Wilkerson

Una scintilla è momentanea, dura solo un breve istante prima di svanire. Tuttavia, lo scopo di una scintilla è di accendere qualcosa, farlo iniziare. Ad esempio, è necessaria una scintilla per un fornello affinché si accenda la fiamma per cucinare. Ma la scintilla in sé non è un fuoco; non cuocerà la carne.

Per poter vivere nella pienezza che Dio vuole per la nostra vita, abbiamo bisogno di una fiamma che sia alimentata del continuo dall’olio della grazia convincente di Dio. La vita di Davide ci mostra la differenza. Egli aveva le stesse esperienze spirituali di Saul, essendo stato toccato e unto dalla mano di Dio; però la scintilla ricevuta da Davide venne alimentata fino a diventare una fiamma. “Allora Samuele prese il corno dell'olio e lo [Davide] unse in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno in poi lo Spirito dell'Eterno investì Davide” (1 Samuele 16:13).

Quest’ultima frase, “da quel giorno in poi”, mostra la differenza tra la vita di Davide e quella di Saul. Una volta che Davide ricevette una scintilla da parte di Dio, lui la custodì, la mantenne e la alimentò. Egli decise, “Voglio che questa scintilla aumenti e diventi una fiamma ardente per il Signore”.

Quando la scintilla di Dio arriva potrebbe recarci conforto, ma serve anche a creare un fuoco che raffina. La fiamma della Sua santità ci purifica da ciò che non ci appartiene e, mentre brucia le scorie del peccato, ci fa odiare i nostri compromessi. Essa inoltre suscita in noi una passione ad essere santi, così che diciamo come Davide, “Signore, voglio essere puro davanti a Te e avere uno spirito integro”.

Molti cristiani resistono a ciò. La convinzione può condurre al cambiamento, e potremmo non essere disposti a cambiare alcune delle nostre abitudini o cose che bramiamo. Davide espone la resistenza del suo cuore, supplicando, “Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza e sostienimi con uno spirito volenteroso” (Salmo 51:11-12).

Nota l’enfasi di Davide sull’obbedienza in questo verso. L’apostolo Paolo avrebbe potuto disobbedire alle indicazioni di Dio e andare per la sua strada nelle sue missioni. In realtà, stava per cedere al suo desiderio di portare il vangelo in Asia, ma dice che lo Spirito Santo gli proibì di recarsi lì. Paolo sapeva che se avesse proseguito da solo, avrebbe contristato lo Spirito Santo. Sarebbe rimasto comunque salvato e amato da Dio, ma avrebbe spento la potenza dello Spirito, che non avrebbe più potuto muoversi nella sua vita.

Questo è esattamente ciò che accadde al Re Saul. Mentre continuava a disobbedire, la potenza dello Spirito di Dio, che avrebbe dovuto usarsi di lui, iniziò a diminuire. A breve, Saul non udiva più la voce di Dio, né sentiva il Suo agire nel suo cuore, perché non aveva mai permesso a quella scintilla iniziale di trasformarsi in una fiamma purificatrice.

sabato 5 luglio 2014

NUOVE OGNI MATTINA by Claude Houde

“È una grazia dell'Eterno che non siamo stati interamente distrutti, perché le sue compassioni non sono esaurite. Si rinnovano ogni mattina; grande è la tua fedeltà” (Lamentazioni 3:22-23).

Sto scrivendo questo articolo nel mese di Gennaio. Stiamo iniziando l'anno con un periodo di quaranta giorni dedicati alla preghiera e al digiuno. Migliaia di persone della nostra chiesa e da tutto il mondo, tramite internet, si uniscono a noi come possono, uomini e donne, coppie, giovani e anziani vengono nella nostra chiesa per pregare durante decine di incontri di preghiera così che ogni credente possa iniziale il nuovo anno con un rinnovato proposito e nuove soluzioni davanti a Dio.

In Quebec, come in altri luoghi nel mondo, l'inizio di ogni anno è spesso un periodo di impegni e decisioni. Nella nostra provincia c'è uno stupendo “folklore” in merito alle decisioni da prendere per il nuovo anno. Giornali, riviste, radio e televisione mostrano liste pubbliche e suggerimenti per ogni tipologia di decisione e “nuovo inizio”. Per esempio, migliaia di persone decidono di perdere peso ed iscriversi in palestra. Io mi alleno regolarmente e l'ho fatto per più di vent'anni, ma ogni gennaio si ripropone sempre lo stesso fenomeno: un nuovo gruppo di vigorosi atleti che va in palestra. Mostrano con orgoglio le loro sneaker e l'abbigliamento da palestra, hanno il cosiddetto “occhio della tigre” e solitamente si iscrivono in palestra pagando in contanti abbonamenti di un anno intero.

Un mio amico che possiede un centro fitness mi ha spiegato una volta che conosce bene il fenomeno dell'elevato numero di persone che si iscrive in palestra a gennaio e che questo incrementa il volume e la richiesta di attrezzature e spazi che la sua palestra non potrebbe mai soddisfare. In ogni caso, c'è un fattore inevitabile ed invariabile sul quale lui può sempre contare, anno dopo anno: più dell'ottanta percento di coloro che pagano un abbonamento di un intero anno scomparirà dalla palestra prima di pasqua.

Sottopongono loro stessi a torture per un periodo, provano dolore ai muscoli ed in posti che nemmeno pensavano di avere per poi soccombere al cibo spazzatura ed alla tirannia della vita diventando un tutt'uno col divano e facendo del telecomando il loro migliore amico.

Nel regno spirituale, ogni giorno è un'opportunità per un nuovo inizio. La vera essenza del nostro Dio è che la Sua grazia si rinnova ogni mattina. Tutto il Suo potere, la Sua bontà ed il Suo desiderio di pace e appagamento per noi come anche l'illimitata grandezza della Sua redenzione, tutto si rinnova ed è quotidianamente a nostra disposizione!


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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

mercoledì 2 luglio 2014

I SUOI PROPOSITI ETERNI

In 1 Samuele 9, leggiamo che il padre di Saul lo mandò a cercare delle asine che erano fuggite. Portando con sé uno dei servi, Saul cercò per tutto il paese finché non si scoraggiò ed era ormai pronto ad abbandonare la ricerca. Allora il suo servo gli parlò del profeta Samuele, che avrebbe potuto dirgli dove si trovavano le asine.

Samuele era un uomo di Dio, un tipo dello Spirito Santo, che conosceva la mente di Dio. Aveva più che delle direzioni da dare a Saul, perché sapeva che Dio aveva scelto Saul per giocare un ruolo importante nei propositi eterni del cielo!

La prima cosa che Samuele fece quando Saul arrivò fu indire una festa (vedi 1 Samuele 9:19). Questo è esattamente ciò che lo Spirito Santo desidera per noi: sedere alla mensa del Signore e ministrare a Lui – trascorrendo del tempo di qualità da soli, ascoltando il Suo cuore.

Samuele chiese a Saul di sgombrare la sua mente affinché potessero avere comunione insieme (1 Samuele 9:20-25). Samuele stava dicendo, “Non concentrarti sul ricevere direzione ora – è tutto sistemato. C’è qualcosa di più importante in gioco. Devi giungere a conoscere il cuore di Dio – i Suoi propositi eterni!”

Dopo quella sera di comunione, Samuele chiese a Saul di far uscire dalla stanza il suo servo, affinché potessero avere una conversazione intima, faccia a faccia (vedi 1 Samuele 9:27; 10:1).

Comprendi cosa sta dicendo Dio qui? “Se davvero vuoi camminare nello Spirito – se davvero vuoi la Mia unzione – devi cercare più che solo direzione da parte Mia. Devi entrare alla Mia presenza e conoscere il Mio cuore, i Miei desideri! Vedi, io voglio ungerti – usarti nel Mio regno!”

Amato, dimentica la direzione – dimenticati di tutto per un attimo! Permetti allo Spirito Santo di insegnarti le cose profonde e nascoste di Dio. Fermati alla Sua presenza e lascia che ti mostri il cuore stesso del Signore. Questo è il cammino nello Spirito nella sua forma più elevata.

martedì 1 luglio 2014

DIO È LA NOSTRA FORTEZZA

Nel Salmo 46:1 leggiamo: “Dio è…un aiuto sempre presente nella distretta”. Il nostro Dio è presente ora! Egli è stato il nostro aiuto nelle ere passate ma è un aiuto presente adesso, oggi – in mezzo ad ogni sorta d’avversità.

“Perciò non temeremo” (46:2). Non dobbiamo temere, perché il nostro Dio è un fuoco consumante, un difensore e uno scudo per i Suoi figli.

“Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di forza, di amore e di disciplina” (2 Timoteo 1:7). Egli è assolutamente fedele e verace nella Sua Parola.

“Dio è nel mezzo di lei, essa non sarà smossa; Dio la soccorrerà alle prime luci del mattino” (Salmo 46:5). Il mio corpo è il tempio dello Spirito Santo – ed Egli dice che Egli dimora in mezzo a quel tempio. Cristo Stesso ha la Sua dimora, la Sua abitazione nel mio cuore e io non posso essere smosso o scosso! “Le nazioni tumultuarono, i regni vacillarono” (46:6). Lascia che i pagani tumultuino, lascia che i regni della terra vengano smossi e scossi. Il nostro Dio distruggerà completamente ogni nemico diabolico.

“Egli fa cessare le guerre fino all'estremità della terra…egli rompe gli archi e spezza le lance, e brucia i carri col fuoco” (46:9). Egli è nel mio esercito contro il nemico, contro coloro che mi muovono guerra. “Nessun'arma fabbricata contro di te avrà successo…Questa è l'eredità dei servi dell'Eterno, e la loro giustizia viene da me, dice l'Eterno” (Isaia 54:17).

Egli dice, “Fermatevi e riconoscete che io sono Dio” (46:10). Riposerò completamente nella consapevolezza che Egli è Dio. Egli è il mio Dio, il mio Redentore, il mio Difensore – il Signore sovrano di tutto ciò che mi riguarda. Sono circondato dalla Sua presenza nella tenda del Suo amore e io resterò fermo ad ammirare la Sua maestà e la Sua gloria!

“L'Eterno è la mia rocca, la mia fortezza e il mio liberatore, il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio...Io invoco l'Eterno, che è degno di essere lodato, e sono salvato dai miei nemici” (Salmo 18:2-3).

lunedì 30 giugno 2014

UN FONDAMENTO SICURO by Gary Wilkerson

Viviamo in tempi di grande incertezza – incertezza sul lavoro, sulle nostre finanze e/o sulle nostre relazioni. Questo può farci sentire scossi, instabili o persino insicuri nella fede. In tali momenti, Dio vuole che sappiamo che Egli è un fondamento sicuro. Tutto intorno a noi può e sarà scosso, ma Egli rimane costante.

Nel sesto capitolo di Marco, subito dopo la potente guarigione della donna dal flusso di sangue (Marco 5:25-34) e la guarigione della figlia del capo della sinagoga (5:35-43), Gesù tornò nella sua città dove si scontrò con un’incredulità totale.

Sono sempre rimasto sbalordito dal seguente verso: “E non potè fare lì alcuna opera potente, salvo che guarire pochi infermi, imponendo loro le mani" (Marco 6:5).

Questo verso manda completamente in tilt la mia teologia. Come può un Dio sovrano avere le mani legate dall’incredulità di esseri umani? La verità è che Gesù stava mandando un messaggio a quella città, dicendo, “Mi dispiace, ma altri hanno talmente tanta fede da fare un buco nel proprio tetto per far scendere un uomo malato verso Me affinché io potessi guarirlo – e voi non riuscite nemmeno a credere che io possa guarire”.

Questo passo si conclude con quest’affermazione incredibile: “E si meravigliava della loro incredulità” (Marco 6:6). Che questa sia un’ammonizione per tutti noi. Non lasciare questa lettura con incredulità nel tuo cuore.

Certo, ci sono momenti nella nostra vita in cui Dio potrebbe scegliere di agire in un modo che risulta contrario ai nostri desideri. Preghiamo, supplichiamo, crediamo che il Signore possa intervenire – e Lui invece va in un’altra direzione. Ma ciò non significa che Dio vuole che abbandoniamo la nostra fede, senza mai chiedere, mai sperare, vivendo senza desideri.

Credi ancora che Gesù lo possa fare? Credi che Egli lo farà? Non importa quale sia la tua prova, non importa quanto sembri oltre ogni speranza, Egli è pronto ad intervenire. Chiedigli di soffiare fede in te.

sabato 28 giugno 2014

SIAMO NEI GUAI by Jim Cymbala

Dico che siamo nei guai e che è tempo di svegliarsi! Con alcune eccezioni, la Chiesa di oggi è come la chiesa di Laodicea. Infatti, abbiamo talmente istituzionalizzato il Lodiceanismo che ormai pensiamo che l'essere tiepidi sia normale. È considerato come qualcosa di “notevole” se oggi ogni chiesa porta a Cristo pressoché un numero esiguo di persone.

Le dure parole di Gesù sono applicabili a noi tanto quanto ai cristiani della fine del primo secolo: “tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. Poiché tu dici: Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla” (Apocalisse 3:15-17). In altre parole, essi stavano esprimendo una stupenda “confessione positiva”. Stavano proclamando vittoria e benedizione. L'unico problema era che Gesù non ne era impressionato. Egli rispose:

“e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo. Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.” (Apocalisse 3:17, 19).

Ovviamente, era un linguaggio forte, ma Gesù tratta sempre con fermezza coloro che Egli ama. “Qual è infatti il figlio che il padre non corregga?” leggiamo in Ebrei (12:7).

Notiamo che il Laodicesi erano i santi di Dio, ereditieri di tutte le promesse. Erano parte del corpo di Cristo—cantavano inni, lodavano Dio la Domenica, stavano fisicamente bene, ne gioivano e non c'era alcun dubbio se li si considerava più giusti dei loro vicini pagani. Invece, essi stavano quasi per essere vomitati. Che chiamata al risveglio!

Quando il corpo di Cristo si trova nei guai, vi è bisogno di un'azione forte. Non possiamo starcene semplicemente seduti e sperare che il problema si risolva da solo.

La chiesa primitiva cominciò in modo dinamico e potente. Essi erano uniti, costanti nella preghiera, ripieni dello Spirito Santo, pronti a compiere l'opera di Dio come Dio voleva e vedendone i risultati che glorificavano Lui.
Poi arrivò il primo attacco (leggiamo Atti 4:2-3). Come reagì la chiesa? Si mise subito a pregare così:

“Signore, tu sei il Dio che hai fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi . . . Ed ora, Signore, considera le loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare la tua parola con ogni franchezza, stendendo la tua mano per guarire e perché si compiano segni e prodigi nel nome del tuo santo Figlio Gesù».” (Atti 4:24, 29-30).

Questo è esattamente quanto i profeti dissero loro di fare durante i secoli: quando siete sotto attacco, quando affrontate una nuova sfida, in ogni stagione, in ogni tempo, invocate il nome del Signore ed Egli vi aiuterà.


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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 27 giugno 2014

IL FIUME DI VITA

In Ezechiele 47, al profeta viene mostrato questo: negli ultimi giorni, la Chiesa di Gesù Cristo sarà più gloriosa, più vittoriosa di quanto non lo sia mai stata in tutta la storia. Il vero Corpo di Cristo non s’indebolirà né diminuirà di potenza o autorità spirituale. No, la Sua Chiesa uscirà nello splendore della potenza e della gloria e godrà della piena rivelazione di Gesù più di quanto chiunque abbia mai conosciuto.

Ezechiele scrive, “Il suo pesce sarà dello stesso genere e in grande quantità, come il pesce del Mar Grande” (Ezechiele 47:10). Sorgerà un corpo di credenti che nuoterà nelle acque che aumentano, le acque della presenza del Signore.

La visione di Ezechiele delle acque in aumento (Ezechiele 47:3-4) parla di un aumento di Spirito Santo. Negli ultimi giorni, ci sarà un incremento della presenza di Dio fra il Suo popolo.

Il fondamento stesso di questo fiume è la croce. Vediamo l’adempimento di quest’immagine nel seguente verso: “Ma uno dei soldati gli trafisse il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua” (Giovanni 19:34).

Questo fiume crescente è l’immagine della Pentecoste, quando lo Spirito Santo fu dato ai discepoli. Insieme a questo dono dello Spirito, i seguaci di Cristo ricevettero la promessa per cui Egli sarebbe stato un fiume di vita traboccante in loro. E quel fiume avrebbe fluito in tutto il mondo (vedi Giovanni 7:38-39).

Secondo la visione di Ezechiele, il fiume di vita sarà al suo massimo subito prima della venuta del Signore. Dio condusse il profeta in un viaggio meraviglioso ed Ezechiele testimonia, “Mi fece attraversare le acque” (Ezechiele 47:3). E il Signore continuava a spingere il profeta avanti, sempre più in profondità nelle acque. Ezechiele dice che infine l’acqua era troppo profonda per lui, troppo travolgente. “Erano acque nelle quali bisognava nuotare: un fiume che non si poteva attraversare” (47:5).

Riesco solo a immaginare lo stupore di quest’uomo mentre il Signore gli chiedeva, “Ezechiele, cos’è questo fiume che sale? Se questo fiume è la vita e la potenza della resurrezione, chi sono coloro che saranno così benedetti da poter notare in tale gloria?” Ezechiele poteva solo vedere quello di cui noi invece godiamo.

giovedì 26 giugno 2014

CANTA, GRIDA E ADORA!

Satana sembra non sapere che più attacchi un servo ripieno di Spirito, più lode sorgerà da lui! Getta un santo di Dio in una crisi e questi canterà, griderà e adorerà Gesù! Se leghi con problemi e avversità un figlio di Dio ripieno di Spirito, questi canterà, griderà e adorerà ancora di più!

Subito dopo che Paolo ebbe sgridato dei demoni da una ragazza posseduta (Atti 16:16-18), Satana iniziò a smuovere le cose. Attizzò la folla contro Paolo e Sila – e improvvisamente si trovarono in una crisi terribile!

I magistrati della città li fecero frustare e gettare in prigione. E ad ogni colpo sulle loro schiene, posso sentire il diavolo dire, “Allora, pensate di aver ottenuto vittoria? Pensate di scacciare i miei demoni e prendere autorità su di me?”

Sembra che il diavolo non sapesse che più frusti un servo di Dio che cammina nello Spirito, più lode farai uscire da Lui! “Verso la mezzanotte Paolo e Sila pregavano e cantavano inni a Dio; e i prigionieri li udivano” (Atti 16:25).

Se dobbiamo camminare nello Spirito, allora dobbiamo credere che Dio possa compiere liberazioni soprannaturali da ogni legame di Satana, anche se per farlo dovesse creare un terremoto. Questo è esattamente quanto fece per Paolo: “Improvvisamente si fece un gran terremoto, tanto che le fondamenta della prigione furono scosse: e in quell'istante tutte le porte si aprirono e le catene di tutti si sciolsero” (Atti 16:26).

Satana cercherà di farti piombare addosso la tentazione o la prova più tremenda che tu abbia mai affrontato. Vuole che tu resti impantanato nella colpa, nella condanna e nell’autocommiserazione. Caro santo, devi elevarti nello Spirito e distogliere lo sguardo dalle circostanze e dai legami. Non cercare di capire tutto. Inizia a lodare, cantare e confidare in Dio – ed Egli si prenderà cura della tua liberazione.

mercoledì 25 giugno 2014

UNE FOI QUI OSE

Niente onora Dio più della nostra fiducia in Lui davanti alle difficoltà. Nel Salmo 106 vediamo Israele contemplare un miracolo incredibile, mentre il Mar Rosso si richiudeva sull’esercito egiziano, annegandone ogni soldato. “Li salvò dalla mano di chi li odiava e li riscattò dalla mano del nemico. E le acque ricopersero i loro nemici, e non sopravvisse di loro neppure uno. Allora credettero alle sue parole e cantarono la sua lode” (versi 10-12). E le parole seguenti sono, “Ben presto però dimenticarono le sue opere” (verso 13). Quanto velocemente dimentichiamo i miracoli e le benedizioni passate.

Non possiamo fidarci della nostra fede nelle esperienze passate – siamo troppo noncuranti – e queste da sole non saranno sufficienti a fortificarci nelle difficoltà presenti. Abbiamo bisogno di una fede fresca – ancorata in una provvidenza quotidiana dalla Parola di Dio – una parola fresca da parte di Dio!

Confida in Dio nelle difficoltà ed Egli ti concederà più grazia, la Sua provvidenza e la Sua forza.

Confidare in Dio in mezzo alle distrette richiede una fede ardita – significa affidare ogni cosa nelle Sue mani premurose. Arriva il tempo in cui dobbiamo tuffarci con fiducia e gettare ogni peso su di Lui. Questa fede ardita Gli è gradita più di tutto.

La fede è la nostra sola speranza, la nostra unica via d’uscita dalle difficoltà, quindi facciamo un passo di fede e affidiamo tutto a Lui.

Prendi, ad esempio, le prove tremende che Israele affrontò nel deserto. Non c’era pane, non c’era cibo d’alcun tipo. Immagina un gruppo d’intercessione che dice: “Preghiamo che domani ci sveglieremo e scopriremo fiocchi bianchi di cibo angelico (manna) – col sapore di miele – che coprano tutto il suolo” (vedi Esodo 16).

Dio aveva un piano – un piano miracoloso e inconcepibile. Dunque ricorda, Dio ha un piano anche per noi e noi dobbiamo confidare in Lui!

martedì 24 giugno 2014

UNA VITA VITTORIOSA

Al Calvario, Gesù privò il diavolo di ogni potenza e autorità. Quando Cristo risorse vittorioso dalla tomba, condusse in libertà un esercito innumerevole di redenti prigionieri nella presa di Satana, e quella processione di redenti, acquistati col sangue, sta marciando ancora oggi.

È meraviglioso come il trionfo di Cristo al Calvario ci abbia dato ancora più della vittoria sulla morte. Essa ha conquistato per noi tesori incredibili in questa vita: grazia, misericordia, pace, perdono, forza, fede – tutte le risorse necessarie a condurre una vita vittoriosa. “Or sia ringraziato Dio, il quale ci fa sempre trionfare in Cristo e attraverso noi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza” (2 Corinzi 2:14).

Dio ha provveduto ogni cosa per mantenere il Suo tempio: “Cristo, come Figlio, lo è sopra la propria casa e la sua casa siamo noi, se riteniamo ferma fino alla fine la franchezza e il vanto della speranza” (Ebrei 3:6).

Lo Spirito Santo qui ci sta mostrando una verità meravigliosa: Gesù ha provveduto per noi ogni risorsa di cui abbiamo bisogno, nel Suo Spirito Santo. Ma è nostra responsabilità mantenere il Suo tempio, e le risorse per farlo devono provenire direttamente dai nostri bottini di guerra.

Cristo ci ha donato tutto il necessario affinché questo mantenimento sia possibile. Egli ci ha adottati nella Sua casa ed Egli veglia alla pietra angolare della casa, la quale ha completamente purificato. Infine, Egli ci ha consentito l’accesso al Luogo Santissimo. Dunque, per fede, ora siamo un tempio completamente stabilito e completo. Gesù non ha edificato una casa completa solo a metà.

Le risorse per mantenere questo tempio in buone condizioni si trovano nello Spirito stesso di Cristo. Egli è il tesoriere di ogni bottino. Queste risorse vengono rilasciare quando vediamo il nostro bisogno e cooperiamo con Dio, e quella cooperazione inizia quando ci troviamo in mezzo al conflitto.

Le nostre risorse consistono nella capacita di somigliare a Cristo, che acquisiamo mentre siamo immersi nella battaglia. Sono le lezioni, la fede, il carattere che otteniamo dalla guerra contro il nemico.