lunedì 31 dicembre 2012

L’EGITTO NEL LORO CUORE by Gary Wilkerson

Nehemia era un pastore in Israele, un re, una guida spirituale, un leader e un rinnovatore che aveva riportato Israele a Gerusalemme dove cominciarono a ricostruire le mura che erano state distrutte. Nehemia lasciò Gerusalemme per fare visita al re di Persia e quando ritornò disse: “In quei giorni io vidi…” (Nehemia 13:15).

Quando Nehemia ritornò in città, vide i figli d’Israele fare esattamente le stesse cose che i loro padri avevano fatto e che avevano fatto sì che venissero deportati in esilio e in schiavitù.

Questi erano stati liberati e stavano ricostruendo la loro città madre, ma ancora una volta praticavano le stesse cose che avevano fatto sì che quelle mura fossero demolite. Ha senso secondo te? Mentre ricostruivano, commettevano gli stessi identici peccati che avevano fatto crollare quelle mura.

Con una mano ricostruivano la città e con l’altra la distruggevano. Con una mano edificavano la loro vita e con l’altra la distruggevano.

Lo stesso accade per molti di noi oggi! Con una mano andiamo all’altare e gridiamo a Gesù e con l’altra mano commettiamo gli stessi vecchi peccati. Da una parte preghiamo, leggiamo la Scrittura e andiamo in chiesa; dall’altra parte continuiamo a frequentare bar e club, ancora guardiamo pornografia al computer, ancora ci compromettiamo. Da un lato glorifichiamo Dio e dall’altro pratichiamo le stesse cose del mondo.

Gli israeliti stavano ritornando alle vecchie vie. Stavano edificando qualcosa di nuovo ma c’era ancora qualcosa di vecchio dentro di loro. Si è detto che i figli d’Israele, sotto Mosè, uscirono dall’Egitto ma che un po’ d’Egitto era ancora in loro (vedi Atti 7:39). Alcuni di noi stanno ricevendo liberazione dalle cose del mondo ma un po’ di mondo è ancora in noi.

Dio vuole portarci a un punto di umiliazione e ravvedimento. Vuole che abbiamo un cammino costante di vittoria, un cammino di conquista sul nemico, sempre!

venerdì 28 dicembre 2012

UN PICCOLO PASSO

Che piccolo e facile passo è quello di passare dal dubitare dell’amore di un padre a prendere in mano la situazione. Ma che tragico passo! Nel momento in cui forzi le cose secondo la tua volontà, esponi il tuo cuore ad una valanga di male.

La prima cosa che cambiò nei fratelli di Giuseppe dopo aver iniziato a dubitare dell’amore di loro padre fu il modo di parlare. Ascoltali: “Venite, uccidiamolo. No, gettiamolo in una fossa. Meglio ancora, vendiamolo agli ismaeliti e facciamoci un po’ di soldi!” i loro cuori si gonfiavano di disprezzo e tradimento e da quei cuori corrotti prorompevano fiumane di parole malvagie, il linguaggio del mondo.

Un modo di parlare impuro è un segno certo del cuore indurito. I fratelli di Giuseppe divennero insensibili al peccato e il loro conversare corrotto li condusse a un comportamento criminale. Prima parlavano come i malvagi, poi iniziarono a comportarsi come tali. Prima di accorgersene, erano divenuti freddi criminali calcolatori. Non solo peccarono, ma lo coprirono e proseguirono nel loro lavoro di pastori come se non fosse successo nulla.

Quanto scendiamo in basso quando dubitiamo dell’amore di nostro Padre. Quanto diveniamo corrotti e insensibili. Il profeta Malachia avvertì i figli d’Israele riguardo la durezza dei loro cuori. Come i fratelli di Giuseppe, gli israeliti erano caduti preda del dubbio e si erano incalliti nel loro peccato. Il libro di Malachia inizia: “L'oracolo della parola dell'Eterno rivolta a Israele per mezzo di Malachia. «Io v'ho amati», dice l'Eterno. Ma voi dite: «In che cosa ci hai amati?»” (Malachia 1:1-2). Incredibile! Osarono dire a Dio: “Non vediamo alcuna prova nella nostra vita che Tu ci ami e Ti curi di noi”.

Mostrami un cristiano che inizia a dubitare dell’amore di Dio e decide di prendere in mano la situazione e io ti mostrerò un cristiano il cui modo di parlare è diventato corrotto. Quasi da un giorno all’altro ci sarà un cambiamento notevole. Più dubiterà, più il suo parlare diventerà impuro. Il modo in cui parlano alcuni cristiani è assolutamente scioccante. Una volta parlavano con santo timore e riverenza, parole integre di fede e gioia. Una volta parlavano dolcemente, con discorsi che edificavano. Ora parlano duramente, in maniera irriverente. Le loro parole tradiscono ciò che risiede nei loro cuori: timore, incredulità e disperazione.

Getta via ogni pensiero malvagio e incredulo. Non continuare a dubitare del grande amore di Dio!

giovedì 27 dicembre 2012

AMORE CHE PERDONA

La storia dell’Antico Testamento di Giuseppe e i suoi fratelli contiene un messaggio potente per i cristiani del Nuovo Testamento. Giuseppe è un tipo di Cristo e i suoi fratelli sono un tipo del popolo eletto di Dio sulla terra. (ricorda, Dio promise a Giacobbe in Genesi 35:11: “Re usciranno dai tuoi lombi”). Il metodo di Giuseppe nel rapportarsi ai suoi fratelli è un chiaro tipo del modo di Dio di rapportarsi con noi oggi. Questa storia dell’amore che perdona di un uomo per i suoi fratelli nel peccato è una bellissima immagine dell’amore e della grazia di Dio per l’uomo nel peccato.

La storia di Giuseppe e i suoi fratelli è una delle più tristi tragedie in tutta la Parola di Dio. Questa generazione di uomini scelti non credettero mai di essere amati. La devastante inondazione di peccato e dolore causata dal loro scetticismo serve a noi tutti come ammonimento solenne.

Giacobbe provava un amore eccezionale per Giuseppe, il figlio della sua vecchiaia, e provvedeva in modo speciale per prendersi cura di lui. I suoi figli maggiori interpretarono quest’attenzione eccessiva come se il padre amasse Giuseppe più di loro: “Ma i suoi fratelli, vedendo che il loro padre lo amava più di tutti gli altri fratelli, presero ad odiarlo” (Genesi 37:4).

Ora, il fatto che Giacobbe amasse Giuseppe così tanto non significava che amasse gli altri figli di meno. Egli si era preso cura fedelmente dei suoi figli e li aveva benedetti. Avevano ricevuto la stessa amorevole guida e disciplina, eppure i figli maggiori divennero gelosi di quella che sembrava essere una posizione privilegiata di loro fratello. Giuseppe sembrava ottenere qualsiasi cosa il suo cuore desiderasse, persino una bella veste colorata. Egli era più benedetto, più favorito, più coccolato, e questo rese gli altri arrabbiati e gelosi.

Sei mai stato colpevole di aver invidiato un fratello in Cristo che sembra ricevere tutto quello che vuole? Le sue preghiere sembrano sempre ottenere una pronta risposta. Non sembra mai solo, non amato o non voluto, mentre tu ti senti abbandonato e solo. Le radici di amarezza e gelosia iniziano a crescere.

Amato, è un terreno pericoloso. Nel momento in cui crediamo che il nostro Padre celeste ci ami meno di qualcun altro, ci apriamo ad ogni sorta di male. Ogni volta che ci lamentiamo delle nostre circostanze, sia che lo facciamo apertamente o nel nostro cuore, accusiamo Dio di disattenzione.

Attenzione! Questa è proprio l’attitudine che causò tanti problemi ai fratelli di Giuseppe.

mercoledì 26 dicembre 2012

IL PECCATO CHE FA PIANGERE DIO

Lasciate che ve lo dica in modo diretto, senza girarci intorno e senza attenuanti. Il peccato che fa piangere Dio viene commesso ogni giorno, non solo dagli operatori d’iniquità ma da migliaia di cristiani: il peccato di dubitare dell’amore di Dio per i Suoi figli.

Credi che faccia sembrare Dio troppo umano e vulnerabile dire che Lui pianga? Allora chiediti come un Dio d’amore può non piangere quando il Suo popolo mette in dubbio la Sua natura stessa. Gesù Cristo era Dio nella carne, e secondo il libro di Giovanni Egli pianse quando quelli a Lui più vicini misero in dubbio il Suo amore e la Sua premura. Si trattava di Dio incarnato alla tomba di Lazzaro, che piangeva per amici che non riuscirono a riconoscere chi Lui fosse.

Ripetutamente i più cari confratelli di Cristo su questa terra misero in dubbio il Suo amore per loro. Pensa ai discepoli nella barca sballottata dalla tempesta che immetteva acqua. Gesù si trovava dall’altro capo della barca, profondamente addormentato. “Maestro, non t'importa che noi periamo?” (Marco 4:38). Quanto deve aver ferito il Signore quell’accusa! C’era il Dio Onnipotente nella loro barca! Come avrebbe potuto non curarsene? Ma ogni qualvolta gli uomini distolgono lo sguardo dal Signore e si concentrano invece sulle circostanze, il dubbio subentra sempre. Gesù era esterrefatto! “Come potete temere se Io sono con voi? Come potete dubitare del Mio amore e della mia premura?”

I cristiani oggi addolorano il Signore allo stesso proposito anche di più. La nostra incredulità è un affronto maggiore verso di Lui dell’incredulità di Maria, Marta e di tutti i discepoli, perché il nostro peccato viene commesso contro una luce maggiore. Noi siamo su un monte più alto e vediamo molto più di quanto loro avrebbero mai potuto vedere. Abbiamo una Bibbia completa con racconti completi e dettagliati dell’affidabilità di Dio. Abbiamo testimonianze scritte di quasi venti secoli di cristianesimo, generazione dopo generazione di padri della fede che ci hanno trasmesso le prove incrollabili dell’amore di Dio. E noi stessi abbiamo vissuto innumerevoli esperienze personali che testimoniano il tenero amore e l’affetto di Dio per noi.

Ricerchiamo la Sua abbondante misericordia e il Suo amore, ammettiamo la peccaminosità della nostra incredulità e riconosciamolo per Chi Lui è!

martedì 25 dicembre 2012

UNA PAROLA DI GUIARIGIONE DAL CIELO

Gesù venne condotto da un uomo inerme che giaceva presso la piscina di Bethesda. “C'era là un uomo infermo da trentotto anni. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che si trovava in quello stato da molto tempo, gli disse: «Vuoi essere guarito?»” (Giovanni 5:5-6). Quest’uomo infermo senza nome ha molti aspetti e rappresenta migliaia di cristiani impotenti che si sentono disperati.

L’impotenza giunge in varie forme: fisica, spirituale, mentale, o tutte queste insieme. Mentalmente e spiritualmente potresti essere quell’uomo che giace presso la piscina. Ti trovi in una situazione che sembra disperata e non vedi via d’uscita. Nessuno capisce veramente la profondità della tua sofferenza; nessun amico o familiare sembra avere il tempo, l’amore o l’energia per poter davvero raggiungere quella ferita dentro di te.

Guarda bene quest’uomo impotente e pensa agli anni di lotta, alle ferite accumulate su di lui inflittegli da persone insensibili e noncuranti. Quante volte avrà elevato una mano tremante verso coloro che gli correvano di fianco per curarsi dei loro bisogni, gridando: “Qualcuno mi aiuti! Vi prego! Non ce la faccio da solo!”

Migliaia di cristiani sono spiritualmente disperati e impotenti a motivo della lunga battaglia con qualche peccato schiacciante che li ha derubati di vita e forza spirituale. Giacciono disperati sul letto della disperazione e della depressione, sperando sempre in un miracolo, aspettando sempre che qualcuno smuova e faccia succedere qualcosa. Si trascinano culto dopo culto, vanno agli incontri di assistenza spirituale, a seminari, in attesa di quell’unico e grande miracolo che cambi la loro vita. Ma non cambia niente.

Credo che il grande amore di Dio si riveli in risposta al grido del cuore, e credo che Gesù andò da quell’uomo in risposta a un grido profondo e agonizzante verso il Padre. La Bibbia ha molto da dire sul grido del cuore. “Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio Dio; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a lui, ai suoi orecchi” (Salmo 18:6). Un grido verso Dio che parte dal cuore otterrà sempre risposta con una parola di misericordia e guarigione dal cielo!

lunedì 24 dicembre 2012

UNA CHIESA DIVISA by Gary Wilkerson

La chiesa di Corinto aveva molti problemi: divisioni, pettegolezzi, calunnie, invidia, conflitti e peccati sessuali. Nella chiesa vi era tolleranza e compromesso e l’attitudine delle persone sembrava essere, “Beh, a volte tutti scivoliamo o inciampiamo. Non siamo poi così male”. In 1 Corinzi 3, l’apostolo Paolo scrive alla chiesa.

“Or io, fratelli, non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma vi ho parlato come a dei carnali, come a bambini in Cristo” (1 Corinzi 3:1). Paolo non stava cercando di dare loro una parola d’incoraggiamento, ma stava predicando una parola molto forte che li avrebbe convinti a strappare via le sterpaglie dal loro cuore indurito.

Paolo proseguì col dire: “Vi ho dato da bere del latte, e non vi ho dato del cibo solido, perché non eravate in grado di assimilarlo, anzi non lo siete neppure ora” (verso 2). Paolo desiderava donare loro una parola sostanziosa che avrebbe saziato le loro anime e li avrebbe nutriti in modo da farli crescere in Cristo in nuovi progressi e stabilità. A motivo della loro immaturità, invece, dovette continuare a dare loro il latte.
“Siete ancora carnali” (verso 3). La Bibbia usa il termine carnali, che significa “avere lo spirito di quest’età”. Questo spirito carnale del quale stiamo parlando si può descrivere come non avere la potenza dello Spirito Santo ma, piuttosto, fare ogni cosa con le proprie forze.

“Infatti, poiché fra voi vi è invidia, dispute e divisioni, non siete voi carnali e non camminate secondo l'uomo?” (verso 3). Paolo descrive alcuni dei modi in cui questo spirito umano e carnale opera. È sempre geloso, è sempre invidioso. Causa sempre conflitti e divisione nella casa di Dio. Lo spirito carnale accusa gli altri o ha l’atteggiamento che dice: “Io sono migliore”.

Dio si sta usando di Paolo per chiamare questa chiesa a ravvedimento e dire: “Dio, voglio tutto ciò che Tu hai per me!” Se ci ravvediamo e siamo disposti a chiuderci nella stanza della preghiera da soli con Dio, diventeremo uomini e donne di preghiera vecchio stampo.

venerdì 21 dicembre 2012

COME POSSIAMO SAPERE DI ESSERE DAVVERO “IN CRISTO”?

(Nota: Questi punti dipendono innanzitutto dal tuo ravvedimento dal peccato, l’abbandono di ogni malvagità, fiducia in Cristo per la salvezza eterna e il permettergli di trasportarti fuori dalle tenebre nel Suo regno di luce).

1. Sei in Cristo se sei rinnovato del continuo. Coloro che sono “in Cristo” non si fermano alla prima esperienza della conversione. Piuttosto, gridano costantemente di essere cambiati e rinnovati dallo Spirito Santo. La loro preghiera quotidiana è: “Signore, togli da me ogni cosa che non Ti somiglia”.

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). “Non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore” (Tito 3:5-6).

2. Sei in Cristo se governi la tua vita secondo le Scritture. Temi e rispetti la Parola di Dio?

“Ma chi osserva la sua parola, l'amore di Dio in lui è perfetto. Da questo conosciamo che siamo in lui” (1 Giovanni 2:5). La Bibbia lo dice chiaramente: sappiamo di essere in Cristo se amiamo e obbediamo alla Sua Parola.

3. Sei in Cristo se la tua fede è unita alla carità. La Scrittura dice che se non hai carità, o amore incondizionato, non puoi essere in Cristo.

“E se anche avessi il dono di profezia, intendessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla” (1 Corinzi 13:2). Nulla in greco qui significa, “non sono nulla ora né sarò mai nulla”. In altre parole, “senza amore incondizionato per tutti, non sono nessuno e non sarò mai nessuno”.

Puoi essere un pastore dotato, un potente evangelista o un insegnante unto della Parola di Dio che procede con grande fede, ma se non hai amore per gli altri, non sei nulla.

giovedì 20 dicembre 2012

FEDE CONCENTRATA

Gesù pregò al Padre: “E tutte le cose mie sono tue, e le cose tue sono mie; e io sono glorificato in loro” (Giovanni 17:10). “L'amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro” (verso 26).

Gesù rende questo punto molto chiaro: quando siamo uno con Lui, godiamo dello stesso amore del Padre di cui Lui stesso gode. Dio si diletta in noi esattamente come con Suo Figlio.

La Bibbia inoltre ci dice che Dio è nostro Padre, proprio come lo è di Cristo. Gesù testimoniò: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro” (Giovanni 20:17).

Dunque, quanto duramente ti stai sforzando di piacere a Dio? Passi periodi in cui senti di piacergli? E poi passi periodi “bassi” in cui senti di dispiacergli?

Amato, devi anteporre i fatti ai tuoi sentimenti. E la verità è che il diletto di Dio in te non ha nulla a che fare coi tuoi sforzi, l’intensità, le buone intenzioni o azioni. No, ha solo a che fare con la tua fede.

Credo che Dio voglia che abbiamo quella che definisco una “fede concentrata” che dice: “Tutta la mia fede dovrebbe concentrarsi sul principio che se si desidera stare santi davanti a Dio, bisogna andare a Lui in Cristo”.

Lo scrittore agli Ebrei ci avverte a non avere “…un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente” (Ebrei 3:12). È una questione di fede! Quando ci allontaniamo dalla dottrina basilare dell’essere accettati da Dio attraverso Cristo, stiamo ritornando alla legge, alla carne e al legame spirituale!

“Noi infatti, che abbiamo creduto, entriamo nel riposo…Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch'egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue” (4:3, 10). La Scrittura parla chiaro: la prova della fede è il riposo.

L’unico modo di condurre alla pace le tue lotte, il tuo sudore e la tua anima travagliata è di convincerti, “io sono in Cristo e sono accettato da Dio. Egli si diletta in me, a dispetto dei miei alti e bassi. Non importa com’io mi senta, conosco la mia posizione in Cristo, so di essere seduto con Lui nel luoghi celesti!”

mercoledì 19 dicembre 2012

STARE DAVANTI A UN DIO SANTO

“Con che cosa verrò davanti all'Eterno e mi inchinerò davanti al DIO eccelso? Verrò davanti a lui con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà l'Eterno migliaia di montoni o miriadi di rivi d'olio? Darò il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto delle mie viscere per il peccato della mia anima?” (Michea 6:6-7).

Gli israeliti in questo passo si ponevano una buona domanda: “In che modo potrà mai un umano accostarsi a un Dio santo? Come potremo mai piacergli ed essere da Lui accettati? Che tipo di sacrificio vuole da noi? Il nostro sangue? I nostri corpi? I nostri figli?”

La riposta di Dio appare in tutte le Scritture: “Non voglio i vostri sacrifici, le vostre buone opere, le vostre promesse, le vostre azioni morali. Nessuna di queste cose carnali è accettevole al Mio cospetto. Niente può gradirmi o piacermi se non Mio Figlio e tutti quelli radunati in Lui”.

Pensa alla persona più integra e giusta che conosci. Persino lui o lei non è accetto alla presenza di Dio senza Cristo. Tutte le buone opere di quella persona, la natura gentile e la generosità sono stracci sporchi al cospetto di Dio.

Allora, in che modo siamo accettati da Dio? Paolo scrive: “Egli ci ha grandemente favoriti nell'amato suo Figlio” (Efesini 1:6). Le nostre buone opere arrivano come risultato dell’essere in Lui.

Se hai donato il tuo cuore interamente a Gesù, probabilmente ti sei posto le stesse domande d’Israele: “Oh, Dio, come posso piacerti? Come posso essere il Tuo diletto? Ho fatto promesse e ho cercato di fare del mio meglio, ma ogni volta che credo di aver fatto progressi, faccio due passi indietro. Devo leggere di più la Bibbia? Devo passare più tempo in preghiera? Devo testimoniare di più? Signore, cosa vuoi Tu da me?”

Dio ci risponde come fece con Israele: “Non voglio alcuno dei tuoi sacrifici o delle tue buone opere. Io riconosco soltanto l’opera di Mio Figlio, nel quale mi compiaccio e in cui mi diletto. Ti ho scelto prima della fondazione del mondo per essere la sposa di Mio Figlio. Ti ho corteggiato, convinto e mediante il Mio Spirito ti ho condotta a Lui. Non posso odiare la Mia stessa carne!”

martedì 18 dicembre 2012

DIO SI DILETTA IN SUO FIGLIO

Dio parlò a Isaia di un determinato tipo di servo che diletta il Suo cuore: “«Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto in cui la mia anima si compiace” (Isaia 42:1). Chi è Costui che Dio sostiene e supporta, vegliando su ogni Suo passo? Chi è il Suo scelto, il Suo eletto, Colui nel quale si diletta così tanto?

Troviamo la risposta nel vangelo di Matteo: “E Gesù, appena fu battezzato, uscì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli gli si aprirono, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui; ed ecco una voce dal cielo, che disse: «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto»” (Matteo 3:16-17).

Il termine ebraico per sono compiaciuto qui è “mi diletto”. Dio stava dicendo: “L’anima mi a si diletta in Mio Figlio, Gesù Cristo!”

In tutto l’Antico Testamento, numeri infiniti di pecore e bestiame sono stati offerti al Signore in sacrificio. Fiumi di sangue animale è scorso per secoli. Tuttavia, la Bibbia dice che nessuno di questi sacrifici ha recato diletto al Signore: “Poiché è impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati…tu non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato” (Ebrei 10:4, 6).

Nel verso successivo leggiamo queste meravigliose parole di Gesù: “Ecco, io vengo… io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (verso 7). Cristo venne sulla terra per compiere quanto nessun sacrificio avrebbe mai potuto fare.

“Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo” (verso 5). Dio aveva preparato un corpo fisico per Gesù qui sulla terra, un corpo che avrebbe provveduto al sacrificio finale, perfetto.

In breve, Dio Si abbassò per noi. Racchiudendosi in un grembo umano, assunse la nostra natura. Ed Egli lasciò le ricchezze del cielo per divenire povero, donandosi per il nostro riscatto.

lunedì 17 dicembre 2012

PRENDI TUTTO DI ME, GESÚ by Gary Wilkerson

Nel 1800, dopo una visita presso una coppia e i loro otto figli, una giovane donna scrisse un canto molto unto. Tutti i membri della famiglia frequentavano la chiesa, ma durante quei cinque giorni con loro avvertì freddezza nei loro cuori per le cose di Dio. Sembrava che mancassero di fervore spirituale e non avessero riverenza per Lui.

Profondamente aggravata, la giovane pregò con fervore per coloro che l’avevano ospitata per tutto il tempo trascorso con loro, con la fede che Dio si sarebbe occupato dei loro cuori. Parlò loro con amore e franchezza e li esortò. Prima di partire, scoppiò un risveglio in quella casa di dieci persone. Piansero per ore e gioirono per ciò che lo Spirito Santo stava compiendo nelle loro vite!

La compositrice del canto, Frances Havergal, disse: “Ero troppo felice per dormire e passai la maggior parte della notte nella lode e nel rinnovo della mia personale consacrazione. Questi brevi versi si sono formati da soli e risuonavano nel mio cuore uno dopo l’altro finché non si conclusero con “Sempre, SOLO, COMPLETAMENTE per Te”!

INNO DI CONSACRAZIONE

Prendi la mia vita, e fa che sia consacrata, Signore, a Te.
Prendi i miei momenti e i miei giorni; che fluiscano in una lode incessante.
Prendi le mie mani e fa che si muovano sotto l’impulso del Tuo amore.
Prendi i miei piedi e fa che siano rapidi e belli per Te.
Prendi la mia voce e fa ch’io canti sempre, solo per il mio Re.
Prendi le mie labbra e fa che siano riempite di messaggi da parte Tua.
Prendi il mio argento e il mio oro; non tratterò neanche un centesimo.
Prendi il mio intelletto e usa ogni potere come Tu vorrai.
Prendi la mia volontà e rendila Tua; non sarà più mia.
Prendi il mio cuore, esso appartiene a Te soltanto; sarà il Tuo trono regale.
Prendi il mio amore, mio Signore, ne spando ai Tuoi piedi il tesoro riposto.
Prendimi, e io sarò sempre, solo, completamente per Te.

Chiederai a Dio di riempirti in modo nuovo con la potenza dello Spirito Santo? Ti invito a pregare: “Prendi tutto di me, Gesù. Voglio che la mia vita sia interamente consacrata a Te!”

venerdì 14 dicembre 2012

RIPRENDERSI IL GRIDO DI VITTORIA

Il Re Davide commise adulterio e poi fece sì che un soldato fedele venisse assassinato affinché potesse reclamare il diritto sulla sua giovane moglie. Recò così vergogna su Israele e sul nome del suo Padre celeste. Nascose le sue terribili tenebre per un anno intero e giunse sull’orlo della rovina totale. Tuttavia, anche dopo tutto questo, Dio lo chiama “un uomo secondo il mio cuore” (Atti 13:22). Com’è possibile? Il segreto è che proprio prima di trovarsi davanti al burrone, Davide si umiliò e si ravvide.

“Mentre confesso il mio peccato e sono angosciato per la mia colpa” (Salmo 38:18). “Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli e retto quando giudichi” (Salmo 51:4).

“O Dio, crea in me…e non togliermi il tuo santo Spirito” (Salmo 51:10-11).

Sei aggravato e addolorato a motivo del tuo peccato schiacciante? Senti di essere sull’orlo di cadere sotto il pesante fardello di tutto questo? Se è così, allora sei sulla strada verso la guarigione e la liberazione. Vedi, quando Davide si pentì, fu finalmente in grado di vedere la luce alla fine del tunnel.

“Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni all'Eterno», e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato…Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall'avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione” (Salmo 32:5-7).

Amato caro, puoi riprenderti la tua gioia. Soltanto confessa e abbandona il tuo peccato e il Signore ti perdonerà e libererà. Egli è pronto a baciarti, rivestirti di abiti di giustizia e imbandire davanti a te una grande festa. Allora potrai testimoniare insieme a Davide:

“Molti sono i dolori dell'empio, ma chi confida nell'Eterno sarà circondato dalla sua benignità. Rallegratevi nell'Eterno ed esultate, o giusti; mandate grida di gioia, voi tutti, retti di cuore” (Salmo 32:10-11).

giovedì 13 dicembre 2012

PRENDERE IL PECCATO ALLA LEGGERA

Il profeta Ezechiele ci offre una vivida illustrazione di quanto accade a chi prende alla leggera il proprio peccato. In questo racconto, i settanta anziani di Giuda andarono da Ezechiele per ricevere una parola da parte del Signore. Questi uomini erano tutti al servizio nel tempio, e nel radunarsi col profeta per adorare, Ezechiele ricevette una visione incredibile:

“Mentre ero seduto in casa mia e gli anziani di Giuda stavano seduti di fronte a me, la mano del Signore, l'Eterno, cadde in quel luogo su di me. Io guardai, ed ecco una figura di uomo dall'aspetto di fuoco; da ciò che sembravano i suoi lombi in giù pareva di fuoco…splendente come il colore di bronzo incandescente. Egli stese una forma di mano e mi afferrò per una ciocca dei miei capelli, e lo Spirito mi sollevò fra terra e cielo e mi trasportò in visioni di Dio a Gerusalemme” (Ezechiele 8:1-3).

Lo Spirito Santo cadde su quella radunanza e del fuoco santo riempì quel luogo di luce: “Ed ecco, là era la gloria del Dio d'Israele” (verso 4). Ogni qualvolta l’ardente presenza di Dio appare in un incontro, il peccato viene sempre portato alla luce. All’improvviso, il profeta vide che le menti di quegli uomini erano ripiene di “…ogni sorta di rettili e di bestie abominevoli” (verso 10). Sta qui descrivendo fortezze demoniache, esseri malvagi. E quesiti si erano infiltrati nella casa di Dio attraverso il ministero!

I settanta anziani se ne stavano là seduti, calmi e placidi, apparentemente adoratori alla ricerca di guida da parte del Signore. In verità, invece, stavano coprendo del peccato nascosto. Erano passati per tutto il procedimento dell’adorazione esteriore del ministero del tempio, quando in realtà tutti loro appartenevano a una società segreta di adoratori del sole. Avevano impiegato prostitute nel tempio come parte del rituale di culto, questi presunti uomini pii prendevano parte alla fornicazione.

Peggio ancora, questi uomini non erano convinti della loro terribile idolatria. Si erano convinti che Dio ammiccasse alla loro idolatria. Davide era pesantemente aggravato dal suo peccato, ma questi settanta anziani non sentivano alcuna freccia di convinzione, nessuna perdita di forza fisica, nessun dolore emotivo. Piuttosto, erano ingannati da quello che Mosè definiva una “falsa pace”.

“E non avvenga che alcuno, ascoltando le parole di questo giuramento, in cuor suo faccia propria una benedizione, dicendo: "Avrò pace, anche se camminerò secondo la caparbietà del mio cuore", come se l'ebbro potesse essere incluso al sobrio” (Deuteronomio 29:19).

In altre parole: “una persona ingannata è come un ebbro: ha perso ogni capacità di discernere. Non riesce nemmeno a distinguere fra sete e ubriachezza”.

mercoledì 12 dicembre 2012

IL PESO DEL PECCATO NASCOSTO

Il peso del peccato nascosto che il Re Davide si portò dentro per un anno intero gli costò caro. Distrusse la sua salute, piagò la sua mente e ferì il suo spirito. Creò trambusto nella sua casa, disillusione fra il popolo di Dio, scherno fra i pagani. Alla fine gridò: “Sono sul punto di cadere e il mio dolore è continuamente davanti a me” (Salmo 38:17). Il termine ebraico per cadere qui significa proprio “crollare”. Stava dicendo: “Sto per crollare sotto questo pesante fardello di dolore”.

Alcuni cristiani potrebbero guardare Davide nel suo momento di subbuglio e pensare: “Quale tragedia Satana riuscì a portare su Davide. Come ha potuto questo salmista una volta dal cuore tenero arrivare sull’orlo di una caduta? Dio dev’essersi adirato terribilmente con lui”.

No! Non fu il diavolo a rendere il peccato di Davide tanto pesante, fu Dio. Nella Sua grande misericordia, Dio permise a quest’uomo di sprofondare nell’abisso, perché voleva che vedesse l’enormità del suo peccato. Egli rese il peccato inconfessato di Davide talmente pesante che lui non riuscì più a portarlo e fu così condotto a ravvedimento.

La verità è che solo un uomo giusto come Davide poteva essere influenzato così potentemente dal suo peccato. Vedi, la sua coscienza era ancora sensibile e avvertiva il dolore atroce di ogni freccia di convinzione che Dio scagliava dentro il suo cuore. Ecco perché Davide poteva dire: “Il mio dolore è continuamente davanti a me”.

Questo è il segreto di tutta questa storia: Davide provava un dolore santo, un timore profondo e prezioso di Dio. Egli poteva ammettere: “Vedo la mano disciplinante del Signore in tutto questo, che mi spinge giù sulle mie ginocchia e riconosco che il mio peccato merita la Sua ira”.

Lo scrittore di Lamentazioni dice: “Io sono l'uomo che ha visto l'afflizione sotto la verga del suo furore. Egli mi ha guidato e mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce…ha frantumato le mie ossa. Ha costruito bastioni contro di me…Mi ha fatto abitare in luoghi tenebrosi, come i morti da lungo tempo. Mi ha costruito attorno un muro, perché non esca; ha reso pesante la mia catena…Egli ha sbarrato le mie vie con pietre tagliate, ha reso i miei sentieri tortuosi” (Lamentazioni 3:1-9).

Il punto che fa lo scrittore è chiaro: quando viviamo con un peccato nascosto, Dio stesso rende le nostre catene così pesanti, confuse e terrificanti da condurci a confessare apertamente e a un profondo ravvedimento.

martedì 11 dicembre 2012

LA CHIESA DI EFESO

I cristiani di Efeso camminavano vicino al Signore. Nel leggere la lettera di Paolo agli Efesini, resto meravigliato davanti al vangelo che queste persone udivano e vivevano. Infatti, Paolo si complimenta molto con loro. Si indirizza a loro come a “fedeli in Cristo Gesù...benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo…eletti prima della fondazione del mondo… predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà” (Efesini 1:1-5).

Che descrizione di un popolo santo e benedetto! Anche Gesù si complimenta con i cristiani efesini nel libro dell’Apocalisse: “Io conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza” (Apocalisse 2:2). In altre parole: “Conosco tutte le cose buone che accadono nelle vostre vite. Vi adoperate per Me costantemente senza lamentarvi e fareste qualsiasi cosa per aiutare gli altri. Siete diligenti nelle vostre buone opere e ciò è davvero lodevole”.

Gesù evidenzia qualcos’altro nel cuore di questi efesini, qualcosa di profondamente sbagliato. Dice: “Io vedo ogni vostra opera, il vostro odio per il peccato, il vostro amore per la verità, il vostro giusto coraggio. Però in qualche modo, in tutte le vostre opere, avete permesso che il vostro primo amore si affievolisse. Il vostro amore per Me sta morendo”.

“Tuttavia io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore” (verso 4). Amato, ho letto e riletto questo verso e sono giunto alla conclusione che la serietà di questa frase non può essere sottovalutata. Il termine questo qui – a indicare qualcosa che potrebbe prendersi alla leggera – non appare nell’originale greco. Piuttosto, l’originale si può tradurre letteralmente “Io ho qualcosa contro di te!”

Mi piacerebbe pensare di essere un cristiano come gli efesini, un operaio fedele. Voglio credere che la mia sofferenza sia per la causa di Gesù, che le mie buone opere Lo glorificano, che vivo una vita integra, che sono seduto con Lui nei luoghi celesti. Ma quando leggo di Gesù che cammina fra credenti così ben insegnati come gli efesini e dire loro “ho qualcosa contro di te”, mi sento stringere il cuore. Devo chiedere al mio Signore: “Gesù, hai qualcosa contro di me? Anch’io ho perso il mio amore per Te?”

venerdì 7 dicembre 2012

IL TUO AMORE È VIVO?

Se riesci a vivere la tua vita di tutti i giorni affrontando ogni sorta di interruzioni e pretese e comunque non trovare dieci minuti da spendere alla presenza di Dio, il tuo amore sta morendo.

Pensaci: se ami qualcuno in modo esclusivo al di sopra di tutti gli altri, farai sì che quella persona si senta l’essere più importante sulla faccia della terra. Tutto il resto impallidisce al confronto.

Non è forse così che all’inizio amavi tua moglie mentre la corteggiavi? Se chiamava mentre eri occupato, lasciavi tutto pur di parlare con lei. Se qualcuno si intrometteva nel vostro tempo insieme, ne eri infastidito. Tutto il resto passava in secondo piano negli sforzi di sviluppare l’amore fra voi.

Molti cristiani oggi vanno avanti per settimane, persino mesi, senza spendere tempo di qualità con Gesù. Come possono amare Gesù con un cuore integro se Lo trascurano per giorni a non finire?

Nel Cantico dè cantici, la sposa non riusciva a dormire perché il suo amato “…si era ritirato…” (Cantico 5:6). Questa donna si alzò nel bel mezzo della notte dicendo: “Il mio cuore veniva meno…L'ho cercato, ma non l'ho trovato; l'ho chiamato, ma non mi ha risposto” (stesso verso). Così corse subito per le strade, alla disperata ricerca del suo amore, gridando: “Hai visto il mio diletto?

Perché per lei si trattava di una questione tanto seria? Perché, come lei disse: “Questo è il mio diletto, questo è il mio amico” (verso 16). “Sono malata d’amore” (verso 8). Non poteva stare senza il suo diletto.

Come si sente Gesù quando imbandisce la tavola e attende con ansia la nostra compagnia, ma noi non ci facciamo mai vivi? La Bibbia ci definisce la Sua sposa, il Suo diletto, il Suo unico grande amore. Dice che siamo stati creati per avere comunione con Lui. Dunque, che tipo di rigetto deve provare quando continuiamo a mettere gli altri prima di Lui?

giovedì 6 dicembre 2012

COSA TRATTIENE IL TUO CUORE?

Cosa trattiene il tuo cuore in questo momento? La tua anima brama Gesù oppure le cose di questo mondo?

Una donna sulla nostra mailing list ha scritto questa nota dolorosa: “Mio marito una volta era infiammato per Dio. Per anni si è donato fedelmente all’opera del Signore, ma oggi è totalmente avviluppato in una nuova ricerca. Non ha più tempo per il Signore. Sono preoccupata per lui, perché si sta raffreddando davvero tanto”.

Gesù raccontò una parabola proprio su questo tipo di ricerca legittima. Un uomo benestante mandò il suo servo ad invitare tutti i suoi amici ad una grande festa che avrebbe tenuto. Ma, la Scrittura dice, gli amici di quel tale “tutti allo stesso modo cominciarono a scusarsi” (Luca 14:18).

Un amico disse al servo: “Ho appena comprato un podere, senza averne preso visione, e devo andare a vederlo. Ti prego dì al tuo padrone che non potrò venire”. Un altro amico disse al servo: “Ho appena acquistato cinque paia di buoi e non ho ancora avuto il tempo di provarli. Dì al tuo padrone che non posso venire, perché devo recarmi al campo per arare con loro”. Un altro amico ancora disse al servo: “Mi sono appena sposato e sto per andare in luna di miele. Non ho tempo per venire alla festa”.

Quest’uomo aveva invitato tutti i suoi amici per godere di un tempo di comunione con lui. Aveva organizzato tutto per il loro conforto e vantaggio. La tavola era stata imbandita e tutto era pronto, ma nessuno andò. Erano tutti semplicemente troppo occupati o indaffarati.

Ognuna di quelle persone aveva un motivo legittimo e valido per non andare. Dopo tutto, non stavano evitando il loro amico per andare a festeggiare altrove o per saltare da un bar all’altro. Al contrario, la Bibbia loda tutte le cose che queste persone facevano: Comprare e vendere possono fornire sicurezza per la propria famiglia e provare un acquisto importante è una sana abitudine negli affari. Infine, il matrimonio è una benedizione che le Scritture incoraggiano.

Tuttavia, come reagì quest’uomo? La Scrittura dice: “Allora il signore disse al servo: "Va' fuori per le vie e lungo le siepi e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena. Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati gusterà la mia cena” (versi 23-24).

Gesù rende questo punto molto chiaro in questa parabola: ognuna di queste cose buone e legittime diventano peccaminose quando assumono la priorità sul Signore.

mercoledì 5 dicembre 2012

GESÙ E LA CHIESA DI EFESO

Nell’incredibile visione di Giovanni come viene riportata nei primi tre capitoli dell’Apocalisse, egli vede Gesù camminare in mezzo a sette chiese del Nuovo Testamento dell’Asia. Gli occhi di Cristo sono una fiamma ed Egli indossa i paramenti sacerdotali. È chiaro che sia giunto per giudicare queste chiese nella giustizia.

Pietro scrive: “Il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio” (1 Pietro 4:17). Ed ora, mentre Gesù appare fra le sette chiese, inizia a giudicarle a seconda del bene o del male che in loro scorge. Questi giudizi appaiono in Apocalisse 2 e 3, entrambi direttamente provenienti dalle labbra stesse di Gesù.

Ora, queste sette chiese erano realmente delle congregazioni in luoghi veri: Efeso, Smirne, Laodicea e così via. Tuttavia, Giovanni ascolta la voce di Dio parlare non solo a queste chiese in particolare, ma alla chiesa universale, o meglio, ad ogni credente che attende il ritorno di Gesù.

Gesù inizia i suoi giudizi elencando le molte cose buone delle chiese che Lo benedicono e si complimenta con ogni chiesa per tali cose. Ma Egli vede anche diverse cose che Lo addolorano profondamente e rilascia così un avvertimento per ogni chiesa.

Il Suo primo messaggio è ai cristiani ad Efeso, una chiesa fondata sul retto insegnamento dell’apostolo Paolo. Il giudizio di Gesù per gli Efesini è “Tu hai lasciato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4).

Quando Gesù qui utilizza le parole primo amore, non sta parlando dell’amore immaturo che proviamo quando veniamo salvati. Piuttosto, parla di amore esclusivo: “Una volta occupavo il primo posto nel tuo cuore ma ora hai perso l’esclusività del tuo amore per Me. Hai permesso ad altre cose di prendere il Mio posto”.

È significativo che di tutti i peccati additati da Gesù in queste sette chiese – adulterio, cupidigia, tiepidezza, falsi insegnamenti, le Jezebel in autorità, adorazione morta, cecità spirituale – il primo peccato che nomina è quello che lo addolora maggiormente: una mancanza d’amore per Lui. Il nostro Dio è un amante geloso e Lui non permetterà che niente venga prima del nostro amore per Lui.

martedì 4 dicembre 2012

RITORNA AL TUO PRIMO AMORE

“Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4).

Credo che questo ammonimento alla chiesa di Efeso sia rivolto ad ogni cristiano di questi ultimi giorni. In parole semplici, il Signore ci sta dicendo: “Non basta che tu sia un servo premuroso, generoso e diligente che si strugge per il peccato e predica la verità. Non basta che tu sostenga alti standard morali, sopporti sofferenze per la Mia causa o persino tu venga bruciato sul rogo per la fede. Tutto questo fa parte del prendere la Mia croce.

“Puoi fare tutte queste cose nel Mio nome, ma se il tuo amore per Me non aumenta mentre fai tutte queste cose, se non divento sempre più il diletto del tuo cuore, allora hai lasciato il tuo primo amore. Se il tuo amore per Me non è più una questione rilevante per te, allora ho qualcosa contro di te”.

Considera le parole di Davide: “Chi ho io in cielo fuor di te? E sulla terra io non desidero altri che te” (Salmo 73:25). Queste sono parole forti, eppure Davide non sta dicendo: “non provo amore umano”. Piuttosto, sta dicendo: “Non esiste nessuno che io ami in maniera esclusiva nel mio cuore quanto amo il mio Signore. Desidero Lui al di sopra di tutti gli altri”.

Davide inoltre scrive: “O Dio…l'anima mia è assetata di te; a te anela la mia carne in terra arida e riarsa, senz'acqua” (Salmo 63:1). “Come la cerva anela ai rivi delle acque, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente” (Salmo 42:1-2).

Davide dice: “Sono profondamente assestato del Signore, come una cerva ha sete dopo essere stata inseguita. Una cerva oltrepassa il punto dello sfinimento per trovare l’acqua che sta cercando”.

Allo stesso modo, Gesù sta dicendo ai cristiani di Efeso: “Non Mi cercate più come una cerva ricerca l’acqua. Non sono più l’oggetto primario del vostro desiderio. Forse siete disposti a fare delle cose per Me, ma non sono più al centro del vostro cuore!”

Ritorna oggi al tuo primo amore. Chiedi a Gesù grazia e forza per ricominciare a custodire il tuo amore per Lui!

lunedì 3 dicembre 2012

BARNABA, FIGLIO DI CONSOLAZIONE by Gary Wilkerson

Ho molto rispetto per Barnaba, un uomo gentile e amorevole il cui nome significava incoraggiamento. Barnaba aveva viaggiato con Paolo evangelizzando e fondando chiese, ma sorse un conflitto. In Atti 15:36-41, leggiamo che Paolo e Barnaba smisero di lavorare insieme a motivo di un giovane chiamato Giovanni Marco.

Paolo sentiva che Giovanni, detto Marco, avesse nociuto al loro ministero partendo senza preavviso lasciandoli così a corto di mano d’opera. Barnaba voleva essere gentile nei confronti di Marco e gli diede un’altra opportunità, ma Paolo disse no.

Barnaba era un uomo mosso da un altro spirito. Mentre tutto il mondo era disposto a rifiutare qualcuno che era risultato un fallimento, lui non reagì allo stesso modo. Barnaba si mise contro Paolo dicendo: “Io non rifiuterò questo giovane”. Questa sì che è audacia, questo sì che è uno spirito differente.

Quando Saulo scagliava accuse contro la chiesa, imprigionando i seguaci di Cristo e condannandoli a morte, chi andò da lui? E quando Saulo ebbe un’esperienza celestiale (Atti 9), chi andò da lui? Barnaba, il Figlio di Consolazione. Barnaba aveva quell’audacia nel suo cuore e quello spirito diverso in lui da dire: “Non m’interessa se si tratta di una falsa diceria; vale la pena rischiare di vedere se Saulo si è davvero convertito”.

Barnaba è l’esempio di un uomo dallo spirito diverso. Questo spirito non ha nulla a che fare con l’essere una personalità sanguigna. Puoi essere una persona quieta, placida e calma, e avere comunque ciò che aveva Barnaba. E soprattutto, avrai ciò che aveva Gesù.

Non importa se sei giovane o anziano, uomo o donna, Dio non fa differenza di persone. Lo Spirito Santo brama scendere su di te. Forse oggi stai leggendo questo scritto e dentro di te stai dicendo: “Ma di che parli, avere uno spirito diverso? Il mio è uno spirito di alcol e droga; il mio è uno spirito di disperazione. Sono perduto!”

Sai una cosa? Dio ha posato i Suoi occhi su di te. Dio ha stabilito che tu leggessi questo scritto perché ti sta chiamando ad alzarti ed essere una persona dallo spirito diverso. Non lo spirito di questo mondo, non lo spirito del peccato, non lo spirito dell’alcolismo o delle droghe, ma lo spirito di Dio. Lo spirito di Cristo, il Figlio di Dio, può trasformare la tua vita e renderti una persona dallo spirito diverso.

venerdì 30 novembre 2012

ESSERE IN CRISTO

I cristiani oggi vivono in un tempo di grande luce. Lo Spirito Santo ci ha rivelato il significato dell’opera potente di Gesù sulla croce e le incredibili benedizioni del Suo sacrificio. Eppure c’è stato un tempo noto come Oscurantismo in cui la meravigliosa opera di Cristo fu adombrata dal mondo.

La maggior parte dei sermoni durante l’Oscurantismo parlava di dannazione e ira divina. Papi e preti predicavano un vangelo di opere e le persone compivano diverse buone azioni per cercare di trovare pace con Dio. Viaggiavano per chilometri per inchinarsi davanti a reliquie, prostrati in adorazione davanti a icone di pietra, ripetendo lunghe preghiere, sgranando il rosario. Eppure tutte queste cose aumentavano soltanto il loro legame e li portavano in tenebre più profonde per le loro anime.

Le persone a quel tempo non sapevano nulla dei benefici e delle benedizioni disponibili attraverso la vittoria di Cristo al Calvario. Persino oggi, con tutto l’insegnamento a disposizione in materia, la maggior parte dei cristiani ancora non comprende molti aspetti importanti dell’opera di Cristo per noi, ossia, cosa significhi essere “in Cristo”.

Come pastore del gregge di Dio, occasionalmente predico sull’inferno, sulla dannazione e l’ira divina. Ma mi sono sempre più convinto che l’unico modo in cui posso condurre il popolo di Dio a una vita vittoriosa è predicare le benedizioni e i benefici dell’essere “in Cristo”.

Il fatto è che essere in Cristo è l’unico fondamento sul quale si possano edificare la vera santità e giustizia. Senza tale fondamento, ci affideremo alla carne perché tenti di produrre una forma di santità in noi stessi. Ma la vera santità si ottiene soltanto mediante la conoscenza delle ricchezze di Dio in Cristo Gesù.

“Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all'empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente” (Tito 2:11-12). Soltanto la grazia di Dio può insegnarci il tipo di teologia che conduce alla santità e nessuna opera potrà mai produrla.

giovedì 29 novembre 2012

CONOSCERE IL GRIDO DI GIUBILO

Il motivo per cui oggi molti cristiani vivono nella paura e nella confusione è perché non comprendono il suono gioioso del Giubileo. Sì, sanno che Gesù è morto e risorto e che il Suo sangue ha il potere di salvare. Ma non hanno ancora compreso il suono gioioso di tutto ciò che Lui ha provveduto affinché loro possano vivere in libertà.

“Beato il popolo che conosce il grido di giubilo” (Salmo 89:15). Il grido di giubilo che oggi sentiamo è la tromba di Dio che proclama la nostra liberazione mediante il sangue di Gesù Cristo.

Ecco le altre benedizioni del suono gioioso del Giubileo:
  1. “Beato il popolo che conosce il grido di giubilo, o Eterno, perché esso camminerà alla luce del tuo volto” (Salmo 89:15). Il significato ebraico qui suggerisce “Essi cammineranno nell’allegrezza, certi nelle promesse di Dio, ad agio nella Sua presenza”. Per dirla con parole semplici, non dobbiamo più camminare nelle tenebre o nella confusione, perché contempleremo la luce del Suo volto. 
  2. “Si rallegrerà tutto il giorno nel tuo nome ed esulterà nella tua giustizia” (verso 16). Sappiamo che la nostra giustizia è come un panno sporco, dunque dobbiamo farci animo rallegrandoci nella Sua giustizia, nostra per fede soltanto. 
  3. “Sì, tu sei il vanto della loro forza, e col tuo favore accresci la nostra potenza” (verso 17). Sappiamo che solo Cristo è la fonte di ogni nostra forza e non dobbiamo più vivere sotto la pressione del diavolo. Tutto ciò che dobbiamo fare è guardare la schiena di Satana dove noteremo il segno del piede del nostro Salvatore. Gesù ha schiacciato il nostro nemico sotto i Suoi piedi! 
  4. “Poiché il nostro scudo appartiene all'Eterno e il nostro re al Santo d'Israele” (verso 18). Siamo totalmente incapaci nella nostra carne e quindi confidiamo totalmente nella vittoria della croce di Gesù. Egli ci difende da ogni nemico.

mercoledì 28 novembre 2012

CRISTO È ASCESO PER INTERCEDERE

Proprio come il sommo sacerdote saliva le scale verso il luogo santo nel giorno dell’espiazione, il nostro Sommo Sacerdote ascese al cielo nel tabernacolo celeste, “…Un tabernacolo più grande e più perfetto non fatto da mano d'uomo” (Ebrei 9:11). Gesù ascese non solo per godere la gloria che meritava, ma per compiere un’opera in nostro favore.

Lo scrittore agli Ebrei ci ricorda che l’opera di Gesù in cielo è per tutti noi: “Vivendo egli sempre per intercedere per [noi]” (7:25). Cristo lo fa per tutti noi! Cosa significa esattamente che “vive per intercedere per noi”? Credo che Gesù interceda per noi in tre modi:

Primo, alcuni di noi immaginano Gesù stare davanti al Padre, supplicandolo di mostrare misericordia quando veniamo meno. Ma non è questo il caso. L’intercessione di Cristo ha a che fare con le accuse sataniche contro di noi. Vedi, il diavolo si presenta al trono di Dio per accusarci di ogni fallimento e trasgressione. Grida: “Voglio giustizia. E se Tu sei un Dio giusto, condannerai e distruggerai questa persona. Se lo merita”.

Allora, subentra Gesù. Non ha bisogno di persuadere il Padre di nulla. Piuttosto, dichiara semplicemente la vittoria della Sua croce. Poi si rivolge a Satana e dice: “Non hai sentito il suono della tromba? Non hai diritto su questo Mio figlio. Tieni le mani lontane dalla Mia proprietà!”

Secondo, l’intercessione di Cristo per noi significa che si assicura che otteniamo e godiamo di tutti i benefici previsti dal Giubileo. Proprio come i Leviti facevano rispettare la legge che garantiva ad ogni uomo le sue legittime benedizioni, Gesù oggi garantisce per noi i privilegi del Giubileo. Egli si assicura che sappiamo di essere legalmente liberi.

Terzo, Gesù intercede nei nostri cuori, riconciliandoci al Padre. Egli risponde del continuo ai nostri dubbi e ai nostri timori e ci ricorda che siamo perdonati. Possiamo confidare nella fedeltà di Dio che ci provvede tutta la potenza e la forza necessarie.

martedì 27 novembre 2012

UNA VERGA DI FERRO

L’apostolo Paolo scrive dell’ascensione di Cristo al cielo: “Avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui” (Colossesi 2:15). Proprio così! Barcollante in fondo alla trionfante processione del nostro Signore c’era il principe delle tenebre in persona, legato in catene. E dietro il diavolo sconfitto, sotto le ruote dei carri celesti, tutte le potenze delle tenebre, legate e annientate. Furono messi alla berlina davanti a tutti coloro che erano morti nella fede prima della croce.

“Ed egli le governerà con uno scettro di ferro ed esse saranno frantumate come vasi d'argilla, come anch'io ho ricevuto autorità dal Padre mio” (Apocalisse 2:27). Gesù entrò per le porte avendo in mano uno scettro di giustizia, la Sua “verga di ferro” con la quale governa su tutte le nazioni. Poi, dopo la Sua entrata trionfante, si è seduto sul trono nel pieno possesso di ogni potenza, autorità e dominio.

Che immagine gloriosa! Satana non ha il controllo. Il comunismo non ha il controllo. L’ateismo non ha il controllo. No, i nemici di Cristo esistono solo perché Lui lo consente. E in questo momento continuano semplicemente a riempire le loro coppe d’iniquità. Gesù ha il controllo di tutte le cose e un giorno, quando sarà pronto, Lui le spezzerà “con una verga di ferro, le frantumerai come un vaso d'argilla” (Salmo 2:9).

Amato, la nostra comprensione della vittoria di Cristo su Satana e il dominio del peccato non può essere una teologia confusa e vaga. Dobbiamo sapere e capire che Satana è completamente sconfitto. Non può tenerci prigionieri perché Cristo ci ha liberati mediante il Suo sangue da ogni legame. Ora Egli siede sul trono con ogni potenza e autorità e ci offre pace, gioia e libertà.

lunedì 26 novembre 2012

UN ALTRO SPIRITO by Gary Wilkerson

“Ma il mio servo Caleb, poiché è stato animato da un altro spirito…” (Numeri 14:24).
Cosa c’era in Caleb da far dire alla Bibbia che aveva uno spirito diverso?

Sei un uomo o una donna di Dio che ha fame e sete e grida a Dio: “Rendimi un uomo o una donna con uno spirito diverso”? Oppure se un cristiano di quelli ordinari, disposto a vagare nel deserto, disposto soltanto a spendere la tua vita nella mediocrità?

Cosa c’era in Caleb e Giosuè che li differenziava? Perché avevano un altro spirito? Cosa rende diversi un uomo o una donna animati da un altro spirito? Perché costoro non sembrano ordinari? Cos’hanno, e perché alcuni di noi non ce l’hanno? In che modo questi uomini e donne hanno ricevuto questo spirito diverso? E la domanda più importante di tutte, come posso io riceverlo?

Un giovane nella nostra chiesa si è disposto con tutto il cuore a seguire Gesù . Quando sono con lui, dico fra me e me: “Gesù, voglio lo stesso tipo di spirito assetato che ha questo giovane. Voglio di più di quel fuoco di quella unzione, di quella purezza e santità”.

Questo giovane dice: “Sono determinato a seguire Gesù, non con la mia forza ma nella potenza dello Spirito Santo”. Il suo cuore mi dice: “Ho deciso di camminare con mani e cuore puri”. In un’età di compromessi, lui è determinato a mantenere lo sguardo su Gesù. Quando gli altri intorno a lui sono disposti a mettere su uno show con fumo e specchi per attirare una grande folla, lui grida: “Signore, non voglio questo. Sì, voglio vedere migliaia di gente salvata, ma io ho fame di più di Te”.

Quando mi ritrovo con questo giovane animato da uno spirito diverso, vengo provocato a gelosia. Lo Spirito Santo ci consente di essere gelosi o invidiosi di qualcuno che ha più di Gesù!

venerdì 23 novembre 2012

GESÚ È IL NOSTRO GIUBILEO!

“Lo Spirito del Signore, l'Eterno, è su di me, perché l'Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l'apertura del carcere ai prigionieri, a proclamare l'anno di grazia dell'Eterno e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che fanno cordoglio, per accordare gioia a quelli che fanno cordoglio in Sion, per dare loro un diadema invece della cenere, l'olio della gioia invece del lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati querce di giustizia, la piantagione dell'Eterno per manifestare la sua gloria” (Isaia 61:1-3).

Questo passo ci risulta familiare come la proclamazione della vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato. Tuttavia, Isaia qui sta usando il linguaggio del giubileo. Sta dicendo: “Che le trombe squillino annunciando l’anno gioioso e festoso di libertà che il nostro Salvatore ci ha donato!”
Questo passo si riferisce inoltre alla scenda dell’ascensione di Cristo in gloria. Il Padre celeste, dopo aver assistito alle terribili sofferenze del Suo Figlio benedetto, preparò un’entrata gloriosa per Gesù in cielo. Infatti, mentre Cristo ascendeva, fu scortato da un esercito angelico e migliaia di carri: “I carri di Dio sono miriadi e migliaia di migliaia; il Signore è fra di essi come al Sinai, nella sua santità. Tu sei salito in alto” (Salmo 68:17-18).

Le nostre menti finite non possono nemmeno tentare di concepire quest’evento glorioso. Mentre Cristo si avvicinava alla città eterna di Dio, cavalcando sul Suo cavallo bianco, era scortato da questa processione immensa. E mentre entrava per le porte, le trombe di Dio iniziarono a suonare: “Dio è salito tra acclamazioni di gioia, l'Eterno al suono di trombe” (Salmo 47:5).

Si trattava di un suono gioioso, erano trombe che squillavano annunciando l’anno di giubileo dei credenti! Quel suono proclamava a tutta l’umanità: “Io ho provveduto per voi affinché usciste dalle prigioni, foste ristorati nelle vostre famiglie e aveste ogni cosa di cui avete bisogno per una vita completa. Siete liberi di vivere senza la paura di alcun nemico. Entare ora nella Mia gioia!”

giovedì 22 novembre 2012

IL GIOIOSO SUONO DELLA LIBERTÀ

Quando giungeva l’anno del giubileo, ogni debito veniva cancellato. Ogni locazione e possedimento veniva restituito al proprietario originale, il che significava che i contadini potevano riprendersi la propria terra e la propria famiglia. Puoi leggere Levitico 25 a riguardo.

Immagina l’allegrezza che c’era in Israele e Giuda al suono delle trombe. In quel momento, il decimo giorno del settimo mese, mentre il sommo sacerdote faceva l’espiazione, ogni schiavo che era stato venduto veniva reso libero e ad ogni persona che aveva perso qualche proprietà veniva restituito ogni cosa. Le famiglie si riunivano. Le case venivano ristorate. Era un tempo di libertà, di liberazione!

Immagino contadini indigenti stare sulla linea di demarcazione delle loro vecchie proprietà, in attesa di rientrarci non appena le trombe avessero suonato. Avevano atteso per dieci anni…poi cinque…poi uno…e ora contavano i minuti per sentire il suono gioioso. Devono aver pensato: “Sto per riottenere tutto quello che avevo perso. Ora è mio di nuovo, perché questo è l’anno del giubileo”!

Non ci sarebbero dovuti essere semina né raccolta durante l’anno di giubileo. Piuttosto, il tempo doveva essere speso rallegrandosi. Il giubileo era un anno intero di Natale tutti i giorni, di lode a Dio per la Sua grazia, provvidenza e libertà.

Ti prego di capire che la libertà proclamata nel giubileo non era un’idea nebulosa fondata sulla sola fede. Era la legge della terra. Tutto ciò che un debitore doveva fare per far sì che la legge venisse applicata era di restare su di essa. I leviti agivano in qualità di controllori o ufficiali affinché a tutti fosse garantita la giustizia.

Occasionalmente, un padrone avrebbe potuto dire al suo schiavo: “Non te vai; sei sempre mio servo! Ritorna al tuo lavoro!” Ma quel servo poteva ridergli in faccia e dire: “Sappiamo entrambi cosa significa il suono della tromba. È il suono gioioso della mia libertà. Non hai più diritti legali nei miei confronti. Sono libero!”

il popolo attendeva e anelava sentire quel suono gioioso. Significava avere la libertà di dire “Non c’è niente nel mio passato che possa essere usato contro di me. Sono stato liberato e nessuno può derubarmi della mia eredità”. Tuttavia, la persona in schiavitù doveva agire per poter entrare in possesso della propria libertà o della sua proprietà perduta. Poteva danzare e gridare nella sinagoga tutto quello che voleva, esclamando: “Sono libero! Tutto è stato ristorato!” ma finché non faceva un passo e dichiarava i propri diritti, non poteva godere di alcuno di essi. Vedi il significato che qui si cela? La maggior parte dei cristiani non hanno reclamato il giubileo che Gesù Cristo ha dato loro. Molti pensano che “il suono gioioso” oggi sia soltanto battere le mani o danzare in un momento emotivo di lode. Ma è molto di più. Dio ci chiama ad appropriarci della libertà della pace e della gloria che ha provveduto per noi mediante il perdono dei peccati. Dobbiamo fare un passo di fede e dichiararlo!

mercoledì 21 novembre 2012

QUANDO DIO DICE “CONFIDA IN ME”, DICE SUL SERIO!

Pensa per un attimo a tutti i modi in cui Dio è venuto incontro ai bisogni del Suo popolo nella storia.

Quando Israele si trovava nel deserto, non avevano supermercati o negozi alimentari. Non c’era nemmeno un filo d’erba all’orizzonte. Ma Dio fece piovere manna dal cielo affinché il popolo mangiasse pane e fece cadere dal cielo quaglie in quantità affinché mangiassero carne. Fece scaturire acqua da una roccia e fece sì che le loro scarpe e i loro vestiti restassero miracolosamente intatti, cosicché non si consumassero in quarant’anni di utilizzo.

Nell’Antico Testamento leggiamo di un profeta affamato sfamato da corvi. Una manciata di farina e un orcio d’olio continuavano a riempirsi in modo soprannaturale e un intero esercito nemico fuggì per aver sentito uno strano rumore, lasciandosi dietro provviste per sfamare un’intera città di israeliti affamati.

Nel Nuovo Testamento, leggiamo di acqua trasformata in vino, denaro trovato nella bocca di un pesce per pagare le tasse e cinquemila persone sfamate con soli cinque pani e due pesci.

Tutti questi miracoli di provvidenza ci gridano: “Dio è fedele. Si può confidare in Lui!” E in Levitico 25, leggiamo di un altro fenomeno soprannaturale, una raccolta speciale nell’anno precedente quello sabbatico per la terra.

Poi, Dio comandò che il popolo osservasse sette cicli consecutivi di sabati per la terra: “Conterai pure per te sette sabati di anni: sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno per te un periodo di quarantanove anni” (verso 8). In altre parole: “Dovrete celebrare questo sabato ogni settimo anno, per un periodo di quarantanove anni, sette sabati per sette volte”.

In termini biblici, il periodo di quarantanove anni comprenderebbe un’intera generazione. Ciò implica che quel determinato periodo avrebbe fornito tempo sufficiente ad un’intera generazione per imparare a confidare nel Signore. In quel tempo, genitori e nonni avrebbero edificato una storia di fede per poter poi dire ai loro figli: “Sì, è vero! Dio ha provveduto ad ogni cosa di cui abbiamo avuto bisogno per i primi sei anni, ma quando è giunto il settimo anno, molti di noi avevano paura. Però la provvidenza divina ci ha sostenuto fino all’ottavo anno e ancora fino al nono. A volte abbiamo temuto, ma c’è sempre stato il sufficiente. Nessuno è morto di fame, nessuno ha dovuto mendicare. Ogni bisogno è stato soddisfatto. Dio ha provato al nostra fede, e Lui è rimasto fedele!”

Il punto è che quando Dio dice: “Confida in Me”, dice sul serio!

martedì 20 novembre 2012

FESTA DEL GIUBILEO

La storia della festa giudaica del giubileo si trova in Levitico 25. Quest’osservanza inizia col comandamento del Signore per cui Israele consentisse alla terra di riposare dalle coltivazioni ogni settimo anno. Il settimo anno doveva essere sabbatico, un anno in cui la terra sarebbe rimasta a maggese. Durante quell’anno, il popolo non doveva fare alcun tipo di semina, di raccolta di frutta o di qualsiasi altro prodotto: “Per sei anni seminerai il tuo campo, per sei anni poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà un sabato di riposo per la terra, un sabato in onore dell'Eterno; non seminerai il tuo campo né poterai la tua vigna” (Levitico 25:3-4).

Dio letteralmente chiudeva ogni attività agricola per un anno intero. Ciò significava che Israele avrebbe dovuto vivere per quel periodo senza alcun mezzo visibile di mantenimento. Avrebbero dovuto affidare la loro vita completamente nelle mani di Dio, confidando in Lui per ogni sostentamento.

Certo, ciò richiedeva molta fede. Pensaci: per un anno intero non ci sarebbe stato alcun raccolto di grano per il cibo…nessun raccolto di frumento per il bestiame…nessun lavoro per gli agricoltori…nessun impiego per i custodi delle vigne. La maggior parte dei cristiani oggi andrebbe nel panico dopo una sola settimana, molto meno di un anno. Infatti, gli israeliti si chiedevano: “Cosa faremo per ottenere cibo durante il settimo anno? Come sfameremo le nostre famiglie, il nostro bestiame? Consumeremo tutto ciò che abbiamo nel sesto anno, proprio prima dell’anno sabbatico. Dobbiamo restare seduti pigramente mentre i nostri figli sono affamati? Dio si aspetta davvero che guardiamo le viti marcire nelle vigne?”

Ma Dio aveva uno scopo chiaro nel comandare un anno sabbatico per la terra. Serviva a rivelare la Sua fedeltà per il Suo popolo. “Se dite: ‘Che mangeremo il settimo anno, visto che non semineremo e non faremo raccolta?' Io disporrò che la mia benedizione venga su di voi il sesto anno ed esso vi darà una raccolta sufficiente per tre anni” (versi 20-21).
Che promessa incredibile! Dio stava garantendo a Israele una triplice raccolta (vedi il verso 22): “Se farete un passo di fede e confiderete in Me, vi donerò una raccolta durante il sesto anno che vi basterà come provvigione per tre anni”.
Credo che il Signore qui stia dicendo qualcosa d’importante, ed è che non importa quali siano le circostanze, Egli provvede sempre per coloro che confidano in Lui e Gli ubbidiscono.

FESTA DEL GIUBILEO

La storia della festa giudaica del giubileo si trova in Levitico 25. Quest’osservanza inizia col comandamento del Signore per cui Israele consentisse alla terra di riposare dalle coltivazioni ogni settimo anno. Il settimo anno doveva essere sabbatico, un anno in cui la terra sarebbe rimasta a maggese. Durante quell’anno, il popolo non doveva fare alcun tipo di semina, di raccolta di frutta o di qualsiasi altro prodotto: “Per sei anni seminerai il tuo campo, per sei anni poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà un sabato di riposo per la terra, un sabato in onore dell'Eterno; non seminerai il tuo campo né poterai la tua vigna” (Levitico 25:3-4).

Dio letteralmente chiudeva ogni attività agricola per un anno intero. Ciò significava che Israele avrebbe dovuto vivere per quel periodo senza alcun mezzo visibile di mantenimento. Avrebbero dovuto affidare la loro vita completamente nelle mani di Dio, confidando in Lui per ogni sostentamento.

Certo, ciò richiedeva molta fede. Pensaci: per un anno intero non ci sarebbe stato alcun raccolto di grano per il cibo…nessun raccolto di frumento per il bestiame…nessun lavoro per gli agricoltori…nessun impiego per i custodi delle vigne. La maggior parte dei cristiani oggi andrebbe nel panico dopo una sola settimana, molto meno di un anno. Infatti, gli israeliti si chiedevano: “Cosa faremo per ottenere cibo durante il settimo anno? Come sfameremo le nostre famiglie, il nostro bestiame? Consumeremo tutto ciò che abbiamo nel sesto anno, proprio prima dell’anno sabbatico. Dobbiamo restare seduti pigramente mentre i nostri figli sono affamati? Dio si aspetta davvero che guardiamo le viti marcire nelle vigne?”

Ma Dio aveva uno scopo chiaro nel comandare un anno sabbatico per la terra. Serviva a rivelare la Sua fedeltà per il Suo popolo. “Se dite: ‘Che mangeremo il settimo anno, visto che non semineremo e non faremo raccolta?' Io disporrò che la mia benedizione venga su di voi il sesto anno ed esso vi darà una raccolta sufficiente per tre anni” (versi 20-21).

Che promessa incredibile! Dio stava garantendo a Israele una triplice raccolta (vedi il verso 22): “Se farete un passo di fede e confiderete in Me, vi donerò una raccolta durante il sesto anno che vi basterà come provvigione per tre anni”.

Credo che il Signore qui stia dicendo qualcosa d’importante, ed è che non importa quali siano le circostanze, Egli provvede sempre per coloro che confidano in Lui e Gli ubbidiscono.

lunedì 19 novembre 2012

DIO È ALL’OPERA IN TUO FAVORE by Gary Wilkerson

Le mura della città di Gerusalemme erano in ricostruzione ma Nehemia vedeva peccato, legami e scoraggiamento vincere il cuore del popolo.

“Così, appena le porte di Gerusalemme cominciavano ad essere al buio…io ordinai che le porte fossero chiuse e che non si riaprissero fin dopo il sabato” (Nehemia 13:19).

In questo passo, Nehemia è un tipo dello Spirito Santo e lo Spirito di Dio sta dicendo: “Conosco la vostra propensione, i vostri impulsi. So che la tentazione sarà quella di prendersi il Sabato e renderlo così profano…e vi dimenticherete di Me”. Così, ancor prima che facesse buio, Nehemia chiuse le porte.

Il tuo Padre celeste è all’opera nella tua vita per risolvere i tuoi problemi prima ancora che tu sappia di avere un problema. Dio è all’opera in tuo favore prima ancora che il peccato giunga, prima ancora che prenda possesso. Dio è all’opera! I vecchi puritani la definivano grazia preventiva, grazia all’opera prima che la tentazione arrivi. Prima ancora che Adamo ed Eva uscissero dal Giardino, prima ancora che il peccato iniziasse ad impossessarsi del frutto, Dio disse al serpente: “Il Figlio (stava parlando di Suo Figlio, Cristo Gesù) ti frantumerà il capo” (Genesi 315, parafrasi mia). Dopo aver ingannato Adamo ed Eva, prima che Satana strisciasse fuori e iniziasse a muoversi in tutto il mondo per ingannare i figli di Adamo ed Eva, Dio disse: “Ho un piano in azione”.

Non è Dio che resta in panchina e dice: “Se cadi in quel peccato, vieni a Me e ravvediti e io ti perdonerò ancora”. Sì, Egli agisce così, ma fa molto più di questo. Dio sta operando in tuo favore prima ancora che la tentazione ti raggiunga, edificando un muro attorno nella tua vita. Egli sta edificando in te grazia e maturità, portandoti attraverso un processo spirituale della tua crescita in cui vieni fortificato, regola su regola, precetto su precetto.

Dio sta già pianificando la tua vittoria!

venerdì 16 novembre 2012

LIBERAZIONE DA SODOMA

La maggior parte di noi pensa a Sodoma come a un tipo di città moderna malvagia come San Francisco, New York o New Orleans. Ma la verità è che abbiamo solo bisogno di guardare nei nostri cuori per trovare Sodoma. Tutti nasciamo con una natura sodomita, un cuore eccessivamente malvagio, ripieno di ogni sorta di cose cattive. “Nel vostro cuore voi concepite invece malvagità; le vostre mani dispensano sulla terra violenza” (Salmo 58:2).
Credo che il seguente passo riveli come Dio ci tragga in salvo da Sodoma:

“Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù, attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza” (2 Pietro 1:3-4).

Dio viene a noi nella nostra condizione di legame e illusione con potenti promesse di liberazione totale. Egli dice: “Io mi impegno solennemente a liberarti e custodirti dall’iniquità. Ti darò un cuore che Mi ubbidisca, quindi ora lascia che le Mie promesse ti afferrino”.

Quale magnifica verità liberatrice. Veniamo condotti fuori dal peccato mentre ci afferriamo alle promesse di Dio. Pensaci per un momento. Pietro dice che i credenti ai quali indirizzava quest’epistola erano “fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza” (verso 4). Come fecero questi cristiani a fuggire dal peccato? Avevano ricevuto potenza divina, vita e santità, mediante la fede nelle promesse di Dio.

Amato, tuo Padre vuole che tu conosca la pienezza della gioia in Cristo. Quella gioia irromperà soltanto quando sarai liberato dalla potenza del peccato. Dunque, permetti allo Spirito Santo di sondare nelle profondità delle tue concupiscenze e rimuovere ogni cosa che non somiglia a Cristo. Prega il Signore ora:
“Oh, Padre, sono d’accordo con Te riguardo il mio peccato. Il tanfo del mio compromesso è arrivato fino al cielo e so che deve scomparire immediatamente. Signore, ricevo il tuo amorevole, divino ultimatum e depongo ogni cosa davanti a Te. Brucia ogni cosa malvagia in me e fa che le Tue promesse afferrino il mio cuore. Guidami al monte della Tua santità”.

giovedì 15 novembre 2012

PROSEGUI VERSO LA PIENEZZA IN DIO

Lot sarebbe morto a Sodoma se Dio non avesse preso in mano la situazione. Il Signore afferrò letteralmente Lot e la sua famiglia e li spinse fuori dalla città: “Ma siccome egli si indugiava, quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, perché l'Eterno aveva avuto misericordia di lui, lo fecero uscire e lo condussero in salvo fuori della città” (Genesi 19:16).

Quale gloriosa immagine di grazia! Mentre Lot indugiava sull’orlo della distruzione, senza forza o volontà per liberarsi, Dio condusse quest’uomo confuso, illuso e legato dal peccato prendendolo per mano e conducendolo verso la salvezza. Egli stava in pratica dicendo a Lot: “Io ti amo, e non lascerò che tu muoia in questo olocausto. Sei un uomo giusto, Lot, e io ti ho avvertito. Ora, vieni!”

“Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per gli empi” (Romani 5:6). Il significato letterale di senza forza qui è “senza capacità o volontà”. Dio dice di essere disposto ad agire per noi perché noi non abbiamo nulla da offrire.

Il Signore aveva un’ulteriore direttiva per Lot: “Fuggi per salvare la tua vita! Non guardare indietro e non ti fermare in alcun luogo della pianura; salvati al monte che tu non abbia a perire!” (Genesi 19:17). Il monte qui rappresenta la presenza di Dio, un luogo in cui stare da soli con Lui. Vediamo quest’immagine ripetersi in tutta la Scrittura: fu su un monte che Mosè venne toccato dalla gloria di Dio…che Cristo venne trasfigurato davanti ai Suoi discepoli…che Gesù cercava il Padre in preghiera. Tutte queste cose avvennero su un monte.

“Grande è l'Eterno e degno di somma lode nella città del nostro Dio, sul suo monte santo” (Salmo 48:1). “Venite, saliamo al monte dell'Eterno, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie e noi cammineremo nei suoi sentieri” (Isaia 2:3). Il messaggio qui è: “Quando Dio ti libera mediante la tua fede nelle Sue promesse, corri dritto al monte della Sua santità!”

Lot non era ancora disposto a correre alla presenza di Dio; piuttosto, chiese a Dio di fargli fare una deviazione a Zoar. Disse: “Io non riuscirò a raggiungere il monte prima che il disastro mi sopraggiunga ed io perisca” (Genesi 19:19).

Dio lo permise e Lot infine giunse sul monte, ma una volta lì, accadde qualcosa di peggiore di Sodoma. Lot si ubriacò e venne sedotto dalle sue due figlie che gli diedero figli per mezzo di atti incestuosi. Che immagine tragica! E tutto accadde perché Lot, sebbene liberato, non volle proseguire verso la pienezza in Dio.

mercoledì 14 novembre 2012

SMETTI DI CERCARE DI FAR PACE COL TUO PECCATO

“Chiamarono Lot…Dove sono gli uomini che sono venuti da te questa notte? Portaceli fuori, affinché li possiamo conoscere!” (Genesi 19:5). Alla fine, per Lot arrivò il giorno della resa dei conti. Una folla selvaggia di uomini sodomiti circondarono la sua casa, sbattendo sulla porta e gridando oscenità. Costoro pretendevano che Lot mandasse fuori i due angeli che alloggiavano da lui per poterli violentare.

Che scena orribile! La reazione di Lot fu di cercare di strappare un accordo a quegli uomini. Sembra che Lot fosse un giudice a Sodoma, perché sedeva alle porte della città. Aveva la reputazione di protettore, così cercò di ragionare con la folla. Si spinse persino a definirli “fratelli”, dimostrando di aver preso il peccato di Sodoma troppo alla leggera.

“Deh, fratelli miei, non comportatevi in modo così malvagio! Sentite, io ho due figlie che non hanno conosciuto uomo; deh, lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi pare; ma non fate nulla a questi uomini” (versi 7-8).

Un teologo scrive che Lot sapeva che le sue figlie non erano in pericolo perché quegli uomini erano omosessuali. Forse Lot ragionò fra sé e sé: “Questi uomini sono sodomiti che cercano divertimento e cercano di soddisfare la loro lussuria perversa. Non sono una minaccia per le donne. Se mando fuori le mie figlie, domani mattina torneranno a casa illese”.

Che follia! Seppure questo fosse stato vero, Lot avrebbe tentato di sostituire un peccato con un altro. Non si può negoziare con la lussuria!

Lot, un esempio di cosa un peccato nascosto può fare a un uomo giusto, era chiaramente illuso. Il suo peccato aveva prodotto in lui una condizione talmente pericolosa che avrebbe arreso qualsiasi cosa, inclusa la sua cara famiglia, per salvare la faccia.

Quest’uomo non era pronto ad affrontare la realtà. Stava tirando alle lunghe la sua resa dei conti, ancora contrattando e patteggiando, cercando di rimandare la liberazione di Dio nella sua vita. E, amato, questo è l’atteggiamento di molti cristiani oggi. Si autoconvincono: “Il mio Dio è un Dio di misericordia. Lui mi ha liberato dal peccato in passato e lo farà di nuovo”.
No! Dio, attraverso questo passo, ti sta dicendo: “Basta negoziare. Basta barattare un peccato minore per uno maggiore. Deve sparire tutto quanto!”

DEJA DE HACER LAS PACES CON TU PECADO

“Y llamaron a Lot… ¿Dónde están los varones que vinieron a ti esta noche? Sácalos, para que los conozcamos” (Génesis 19:5). El día de cuentas finalmente llegó para Lot. Una turba salvaje de hombres sodomitas rodeó su casa, aporreando la puerta y gritando obscenidades. Ellos demandaban que Lot mandara afuera a los dos ángeles que estaban quedándose allí para que pudieran violarlos.

¡Qué horripilante escena! Y aun así la reacción de Lot era tratar de llegar a un acuerdo con los hombres. Al parecer Lot era un juez en Sodoma, porque se sentaba a las puertas de la ciudad. Tenía la reputación de proteger, entonces trató de razonar con la turba. Incluso fue tan lejos que los llamó “hermanos” – lo que prueba que él había tomado el pecado de Sodoma demasiado ligeramente.

“Os ruego, hermanos míos, que no hagáis tal maldad. He aquí ahora yo tengo dos hijas que no han conocido varón; os las sacaré fuera, y haced de ellas como bien os pareciere; solamente que a estos varones no hagáis nada” (Versos 7-8).

Un teólogo escribió que Lot sabía que sus hijas no estaban en peligro pues estos hombres eran homosexuales. Quizás Lot razono consigo mismo: “Estos hombres son homosexuales en fiesta, buscando satisfacer sus lujurias perversas. No son una amenaza para mujeres. Si envío mis hijas afuera, ellas volverán mañana por la mañana sin daño alguno.”

¡Qué imprudente! Incluso si eso fuera cierto, Lot habría tratado de reemplazar un pecado por otro. ¡Es imposible negociar con la lujuria!

Lot es un ejemplo de lo que un pecado escondido puede hacerle a un hombre justo. Él estaba claramente engañado. Su pecado había producido en él una condicion tan peligrosa que él hubiese renunciado a todo, incluyendo a su amada familia, para guardar las apariencias.

Este hombre no estaba listo para enfrentar la realidad. El estaba posponiendo su momento de juicio, aun haciendo tejes y manejes, tratando de retrasar la liberación de Dios en su vida. Y, amados, esa es la actitud de muchos cristianos hoy en día. Ellos se convencen a sí mismos: “Mi Dios es un Dios de misericordia. Él me liberó de mi pecado antes y lo hará de nuevo”.

¡No! Dios está diciéndote a través de este pasaje: “No más negociaciones. No más transar un pecado más ligero por uno más pesado. ¡Todo se tiene que ir!”

martedì 13 novembre 2012

DOBBIAMO PRENDERE DIO IN PAROLA

“E l'Eterno disse…il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e…il loro peccato è molto grave” (Genesi 18:20). Tutti amiamo udire della misericordia, della grazia e della longanimità di Dio. Ma non vogliamo affrontare il fatto che un giorno, presto, Egli verrà contro tutto ciò che appartiene a Sodoma.

Così Dio rivelò la Sua natura a Mosè: “L'Eterno passò davanti a lui e gridò: «L'Eterno, l'Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato” (Esodo 34:6-7). Ma nella frase successiva, Dio aggiunge: “[Egli] non lascia il colpevole impunito, e che visita l'iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione” (verso 7).

Il Signore stava dicendo: “Non ammiccherò al peccato! Sì, sono misericordioso e longanime, ma arriva il tempo in cui la mia pazienza col vostro peccato sta per finire. E allora Sodoma brucerà!”

Due angeli si recarono da Lot e lo avvertirono: “Levati, prendi tua moglie e le tue figlie che si trovano qui, affinché tu non perisca nel castigo di questa città” (Genesi 19:15).

Sembra che Lot non abbia preso seriamente questo avvertimento, perché dormì fino al mattino seguente e gli angeli dovettero svegliarlo. I suoi generi devono aver pensato: “Se avesse davvero creduto all’avvertimento, ora sarebbe in fuga lontano da qui. Lui non ci crede, perché dovremmo noi?” Questa dovrebbe essere una lezione per tutti noi. Abbiamo bisogno di vivere come se Cristo stia per ritornare affinché gli altri ascoltino la nostra testimonianza.

Credo in quelli che vengono definiti “ultimatum divini”, momenti in cui lo Spirito Santo sa che il tuo peccato sta per condurti alla rovina. Il Signore viene a te e dice: “Io sono il Dio di grazia e voglio liberarti da tutto questo. Ora, allontanati dal tuo peccato. Ubbidisci alla Mia Parola!”

Questi ultimatum si trovano in tutta la Bibbia. Ad esempio, il libro degli Atti ci dice che Anania e Saffira furono avvisati di non contristare lo Spirito Santo mentendogli. Ma loro disobbedirono e mentirono, e caddero immediatamente a terra, morti (vedi Atti 5).
Non importa quanto preghi o digiuni o quanto tu sia fedele nell’opera di Dio; se non credi che Dio si occuperà seriamente del tuo peccato, sei nell’inganno!

lunedì 12 novembre 2012

LIBERO DAI LEGAMI

Vorrei parlare con te sul come restare liberi dai legami e dalla schiavitù. Come possiamo restare nella vittoria? Come possiamo camminare nella costanza di non dover ritornare alle cose che una volta ci affliggevano? E non parlo solo di peccato. A volte il bagaglio emotivo col quale siamo cresciuti può far sì che ci portiamo dietro determinati modelli di vita. Ad esempio, alcuni potrebbero aver sperimentato una serie di delusioni contro le quali lottare.

Esiste un modo non solo per liberarsi ma per restare liberi? Esiste un modo non solo per ottenere vittoria ma anche per conservarla? Esiste un modo affinché troviamo vittoria in Gesù Cristo? Una vittoria gloriosa, prevalente, sostenuta, potente, duratura?

Penserai che ci vorranno dieci anni di consulenza per ottenere vittoria, o vent’anni prima che un processo di maturazione avvenga nella tua vita, ma Gesù può arrivare e liberarti istantaneamente. Lui non solo ti libererà, ma farà sì che tu continui a camminare in quella libertà.

Quando Nehemia si recò a Gerusalemme per supervisionare la ricostruzione delle mura, tutti sembravano pensare che sarebbe stato un lungo processo. Le persone che accompagnavano Nehemia, per la maggior parte schiavi e servi, non avevano molte risorse, ma si concentrarono sul lavoro. Avevano una passione nella loro anima per le cose di Dio e ricostruirono le mura della città in soli cinquantadue giorni. Abbiamo bisogno di avere quello stesso tipo di passione, quell’attitudine che dice: “Non si tratta di me, si tratta di Gesù. Non si tratta dei miei scopi, progetti e ambizioni, si tratta soltanto di Lui”.

Fissa il tuo sguardo su Gesù e Lui ti stabilirà e farà sì che tu prosperi. Egli farà sì che tu ti rialzi e sia reso libero ed Egli ti renderà in grado di restare libero nelle cose di Dio.

“Siamo più che vincitori mediante Colui che ci ha amati” (Romani 8:37).

venerdì 9 novembre 2012

L’ANTICO TESTAMENTO È ANCORA IMPORTANTE?

Una volta ho sentito un ministro dire all’uditorio: “L’Antico Testamento non è più rilevante ai nostri giorni, non c’è più bisogno di studiarlo”.

Quanto si sbagliava! Un motivo per cui amo leggere l’Antico Testamento è perché spiega il Nuovo in termini chiari e semplici. Nell’Antico Testamento, per esempio, Israele è un tipo della chiesa e l’Egitto rappresenta il mondo. Il viaggio d’Israele nel deserto rappresenta la nostra opera spirituale come cristiani. Inoltre, il legno che guarì le acque a Mara è un tipo della croce di Cristo e la roccia che produsse acqua nel deserto è un tipo del nostro Salvatore.

La Scrittura rende chiaro che tutte le battaglie fisiche di Israele rispecchiano le nostro battaglie spirituali oggi: “Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età” (1 Corinzi 10:11). Persino il tabernacolo e il suo arredo sono esempi di realtà celesti: “I quali servono di esempio ed ombra delle cose celesti, come fu detto da Dio a Mosè, quando stava per costruire il tabernacolo: «Guarda», egli disse, «di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte” (Ebrei 8:5).

Tutti questi esempi veterotestamentari intendono custodirci dal cadere nell’incredulità, come fece Israele. Lo scrittore agli Ebrei dice: “Diamoci da fare dunque per entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza” (4:11). In altre parole: “Studiate l’Antico Testamento e imparate dall’esempio d’Israele. Non commettete gli stessi errori che commisero loro!”

Ogni volta che non comprendo una verità nel Nuovo Testamento, mi rivolgo all’Antico per trovarla illustrata in modo diverso. Per esempio, diciamo che voglio imparare come distruggere mura spirituali che il diavolo ha edificato nella mia vita. Vado alla storia di Giosuè per vedere in che modo le mura di Gerico furono fatte cadere. La battaglia fisica d’Israele con quelle mura mi fornisce un’immagine e un modello per aiutarmi a capire come io posso far crollare tutte le mura che mi trattengono dal raggiungere la pienezza in Cristo.

giovedì 8 novembre 2012

NON OBBEDIRONO MAI

I figli d’Israele amavano ascoltare la potente predicazione di Ezechiele, ma non le obbedirono mai. “Così vengono da te come fa la gente, si siedono davanti a te come il mio popolo e ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica; con la loro bocca, infatti, mostrano tanto amore, ma il loro cuore va dietro al loro ingiusto guadagno. Ecco, tu sei per loro come una canzone d'amore di uno che ha una bella voce…essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica” (Ezechiele 33:31-32).

Molti dopo il culto si avvicinano a me, mi abbracciano e mi dicono: “Pastore, che parola potente hai predicato”. Ma mentre si allontanano, lo Spirito Santo mi sussurra: “Non hanno ascoltato nemmeno una parola di quello che hai detto!”

La lettera agli Ebrei ci offre un ammonimento potente: “Perciò, come dice lo Spirito Santo: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto” (Ebrei 3:7-8). “Chi furono infatti quelli che, avendola udita, lo provocarono [si ribellarono]?”. Questi versi mostrano chiaramente che la durezza non è legata all’ateismo, al comunismo o a qualsiasi altro “ismo”, ma, piuttosto, all’udire e poi non mettere in pratica la Parola di Dio.

Israele ascoltava con gioia le potenti predicazioni del profeta Isaia, ma continuavano a giustificare i loro peccati, definendo il male bene e il bene male. Così Dio istruì Isaia; “Va' e di' a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza comprendere, guardate pure, ma senza discernere! Rendi insensibile il cuore di questo popolo, indurisci i suoi orecchi e chiudi i suoi occhi, affinché non veda con i suoi occhi, né oda con i suoi orecchi né intenda con il suo cuore, e così si converta e sia guarito” (Isaia 6:9-10).

Dio sapeva che gli Israeliti non erano disposti ad abbandonare i loro peccati schiaccianti. Amavano troppo i loro piaceri carnali e le loro empie compagnie. Così il Signore disse a Isaia: “Queste persone non cambieranno mai il loro cuore, e da ora in poi, non dirò loro nemmeno una parola. Piuttosto, voglio che li esorti nella loro durezza, Isaia. Così forse alcuni ascolteranno prima che sia troppo tardi!”

Per dirla in parole semplici, Dio richiedeva un’arresa totale dal Suo popolo. Ringrazio Dio per le migliaia di cristiani che hanno iniziato il loro cammino con Gesù nel modo giusto, amando la verità e ubbidendo alla Sua Parola. Quando hanno abbandonato le vie della carne, si sono innamorati del Signore e la Sua Parola è diventata per loro una luce sul sentiero.

mercoledì 7 novembre 2012

QUESTO È UN TEST

Fai questo test per vedere se hai già intrapreso i primi passi verso la durezza di cuore.

1. Quante volte hai sentito messaggi sui pericoli del trascurare la preghiera quotidiana e la lettura della Bibbia?

Se trascuri la tua preghiera personale, se pensi che pregare in chiesa sarà sufficiente per soddisfare tutti i tuoi bisogni, non sopravvivrai mai ai difficili giorni a venire. Se non presterai attenzione alla Parola, volta a guarirti e fortificarti nei momenti buoni, come potrai mai trovare potenza per vincere nei giorni difficili che stanno per arrivare? Avere una conoscenza personale del tuo Padre celeste è l’unico modo per prepararti a ciò che sta per venire!

2. Quante volte sei stato avvertito delle terribili conseguenze del pettegolezzo?

A volte, i miei avvertimenti sul soggetto del pettegolezzo sono stati come pioggia dolce e gentile, mentre altre volte sono stati come tuoni rombanti. Volta dopo volta, gli israeliti furono avvertiti dei pericoli di tale peccato. Ma essi persistettero nel disobbedire al Signore e questo li portò a una vita di miseria in un deserto infestato da serpenti. Pettegolezzo e mormorio costarono tutto a Israele.

Hai detto qualcosa contro un fratello o una sorella nelle scorse settimane, qualcosa che non avresti mai avuto il coraggio di ripetere? O hai ascoltato pettegolezzi su quella persona? Se è così, hai permesso che il seme del dubbio si radicasse nel tuo cuore a suo riguardo? Se continui a spettegolare alla luce di tutti gli avvertimenti che hai sentito, ti sei avviato per il sentiero della durezza di cuore.

3. Quanti avvertimenti hai sentito contro il nascondere un peccato segreto?

Che dici di quel peccato nascosto, quello del quale lo Spirito di Dio ti ha parlato continuamente? Negli anni ho scritto molti ammonimenti sui pericoli di flirtare con un peccato segreto. Tuttavia, non solo ho predicato contro il peccato, ma ho insegnato sulla potenza della resurrezione di Dio. Ho predicato che il Signore ci conferisce potenza vincitrice mediante lo Spirito Santo e mette una volontà nel nostro cuore di fare il bene.

Colui che osa sedere e ascoltare amorevoli ammonimenti settimana dopo settimana e comunque continua a peccare è diretto sul sentiero della durezza di cuore. Non essere una persona del genere!

martedì 6 novembre 2012

DUREZZA DI CUORE

“L'uomo che irrigidisce il collo quando è ripreso, sarà improvvisamente spezzato senza alcun rimedio” (Proverbi 29:1).

Il termine ebraico per ripreso in questo verso si riferisce all’insegnamento correttivo. E le parole senza rimedio significano “senza una cura, senza alcuna possibilità di liberazione”. Questo verso innanzitutto ci dice che la durezza di cuore arriva come risultato per aver ripetutamente rifiutato gli avvertimenti e messo da parte ogni corteggiamento della verità. Secondariamente, ci dice che, col tempo, una tale durezza diventa impossibile da curare. Dunque, chi sono le persone che più spesso odono tali avvertimenti? Si presume che siano i cristiani, coloro che siedono nella casa di Dio ogni settimana ad ascoltare sermoni di esortazione.

Ti chiederai: “Cos’è esattamente un cuore duro?” è un cuore determinato a resistere nell’ubbidire alla Parola di Dio, impossibile da smuovere e immune alle convinzioni e gli avvertimenti dello Spirito Santo.

La tragica verità è che nonostante aver udito messaggi infuocati mandati dal cielo, migliaia di cristiani non mettono in pratica quello che ascoltano. Si rifiutano di permettere a Dio l’accesso a determinate aree della loro vita e, mentre continuano ad ascoltare senza tenerne conto, la durezza inizia a mettere radici.

Al contrario, esistono molti peccatori la cui durezza di cuore è stata curata. All’inizio maledicevano Cristo e scuotevano un pugno adirato contro il volto di Dio. Ma quando hanno udito il vangelo e hanno avvertito il puro e amorevole rimprovero dello Spirito Santo, i loro cuori si sono sciolti. Si sono ravveduti e si sono convertiti a Gesù.

La vita del figlio di Madalyn Murray O’Hair ne è un esempio. Era stato cresciuto in una delle case probabilmente più atee d’America, in seguito lavorò per sua madre, facendo crociate contro Dio e la religione. Ma quando udì l’evangelo venne gloriosamente salvato e divenne un ministro, predicando Cristo invece di maledirlo. La durezza di quest’uomo era curabile, perché non era stato a sentire prediche di ammonimento rifiutandole del continuo.

Secondo la mia esperienza, i cuori più duri, di quelli incurabili, sono sempre stati a portata d’orecchio di una predicazione unta dallo Spirito Santo. Una tale durezza non esiste in chiese fredde, morte e formali in cui l’evangelo è corrotto da generazioni. No, essa si ritrova sempre in una chiesa in cui dal pulpito viene predicata una parola pura che continua ad essere rifiutata nei banchi.

venerdì 2 novembre 2012

RAVVIVARE IL CUORE

La prima volta che sei venuto al Signore è stato solo perché volevi qualcosa da Lui? Ti sei rivolto a Dio per disfarti del vizio della droga, affinché il tuo matrimonio venisse ristorato, per essere liberato da problemi economici?

La verità è che Cristo opererà miracoli per te. Egli farà l’impossibile nella tua vita. Ma se vai a Lui sol per ricevere qualcosa da Lui, solo per essere liberato dai tuoi problemi, non crescerai di un centimetro in maturità. Anzi, ciò t’indurirà.

Ripensa al tempo della tua conversione. Avvenne dopo che qualche locusta si era mangiato tutto? La tua salute era debilitata? Uno dei tuoi figli era nei guai? Eri finito nella devastazione, la morte e la rovina aleggiavano su te?

Ti prego, non mi fraintendere. Certo, Dio ama salvare le persone che si trovano in rovina. Quando tutto è perduto, Egli è sempre vicino e fedele da liberare. Ma, amato, non puoi andare a Gesù solo per ottenere sollievo. Devi andare a Lui perché Egli è Dio e perché Lui merita la tua vita, la tua adorazione e la tua obbedienza.

In questo momento forse stai dicendo: “Sì, ammetto di aver trascurato la Parola di Dio e di essere ancora legato da un peccato schiacciante. Mi sono allontanato troppo per ricevere il tocco di guarigione di Dio?”

No, affatto! Se oggi inizierai a invocare il Signore, in mezzo al tuo bisogno, Egli ti donerà tempi di refrigerio. Ogni qualvolta porterai a Lui un cuore davvero pentito, Egli agirà come tuo mediatore e intercessore, non come tuo giudice.

Vuoi crescere nella maturità in Cristo? Vuoi che il Signore continui a riprenderti con amore e guidarti verso la santità? Allora invocalo oggi. Niente ti custodirà sul sentiero da Lui tracciato per te più di un cuore rotto e contrito!

“Poiché così dice l'Alto e l'Eccelso, che abita l'eternità, e il cui nome è "Santo": Io dimoro nel luogo alto e santo e anche con colui che è contrito e umile di spirito, per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare lo spirito dei contriti” (Isaia 57:15).

giovedì 1 novembre 2012

LA MISSIONE IMPOSSIBILE

“Perché il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Luca 19:10). Cristo disse: “Sono venuto in questo mondo per una ragione: raggiungere e salvare le anime perdute”. Tuttavia, questa non fu solo la missione di Gesù, Egl la rese anche la nostra missione: “Andate per tutto il mondo e predicate l'evangelo a ogni creatura” (Marco 16:15).

Gesù qui parlava ad un piccolo gruppo di credenti, circa 120 persone che s’erano radunate nell’alto solaio. E che compito impossibile aveva posto dinanzi a loro!

“Andate a nazioni straniere, vivete con quei popoli e studiate la loro lingua. Imponete le mani sui malati, scacciate i demoni, proclamate la buona notizia. Andate fino al trono di Satana e predicate la potenza e la vittoria del Salvatore risorto”.

Dobbiamo renderci conto che Gesù stava parlando a uomini e donne ordinari, insignificanti, incolti. Stava ponendo il futuro stesso della Sua Chiesa sulle loro spalle. Dovevano sentirsi sopraffatti.

Riesci a immaginare la conversazione che deve aver avuto luogo una volta che il loro Maestro era asceso al cielo? “Ho sentito bene? Come potremo iniziare una rivoluzione a livello mondiale? Non abbiamo un soldo e i romani ci maltrattano e ci uccidono. Se siamo trattati così a Gerusalemme, come saremo trattati quando testimonieremo e predicheremo a Roma?”

Qualcun altro avrà detto: “Come può il nostro Signore aspettarsi che andiamo per tutto il mondo a portare l’evangelo quando non abbiamo nemmeno abbastanza denaro per recarci a Gerico? Come impareremo le lingue se non abbiamo un’istruzione? Tutto ciò è impossibile”.

Si trattava in effetti di una missione impossibile. Eppure, la nostra sfida oggi è altrettanto sconfortante!

Se tutti quelli che leggono questo messaggio permettessero allo Spirito Santo di rendere questa parola reale per loro, cercarlo per avere il Suo peso e la Sua guida, non si potrà dire che tipo di messe lo Spirito potrebbe raccogliere. La verità è che le opere maggiori che durano per l’eternità non si fanno in crociate di massa, ma con un santo che raggiunge un’anima perduta.