venerdì 31 dicembre 2010

LA FOGGIATURA DI UN ADORATORE

Esodo 14 descrive un momento incredibile nella storia di Israele. Gli israeliti avevano appena lasciato l’Egitto, sotto la direzione soprannaturale di Dio. Ora erano violentemente inseguiti dall’esercito di Faraone; gli israeliti erano stati condotti in una valle circondata da entrambi i lati da montagne ripide, e davanti a loro si trovava un mare ostile. Ancora non lo sapevano, ma queste persone stavano per sperimentare la notte più buia e tempestosa delle proprie anime. Affrontarono un’agonizzante notte di panico e disperazione che li avrebbe provati fino al limite estremo.

Credo che questo passo abbia completamente a che fare con il modo in cui Dio faccia del Suo popolo degli adoratori. In effetti, nessun altro capitolo nella Bibbia ne rende testimonianza con tanta forza. Vedi, gli adoratori non vengono foggiati durante i risvegli, in tempi buoni e luminosi, o in periodi di vittoria e salute. Gli adoratori di Dio vengono foggiati durante le notti buie e tempestose, ed il modo in cui rispondiamo alle nostre tempeste determina esattamente che tipo di adoratori siamo.

Ebrei 11 ci fornisce questa immagine di Giacobbe in età avanzata: “Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò, appoggiato alla sommità del suo bastone” (Ebrei 11:21). Perché Giacobbe viene ritratto in questo modo nei suoi ultimi giorni?

Giacobbe sapeva che la sua vita volgeva al termine, ecco perché lo vediamo dare la sua benedizione ai nipoti. Dunque, cosa fa Giacobbe guardando indietro, agli eventi della sua vita? Si sente spinto ad adorare. Non una parola viene proferita da quest’uomo; tuttavia, appoggiandosi al suo bastone, contemplando la vita che Dio gli aveva dato, “adorò”.

Giacobbe adorò Dio in quel momento perché la sua anima era nel risposo. Egli aveva trovato Dio fedele, senza ombra di dubbio; ed ora, il patriarca concludeva: “Non è mai importato il tipo di battaglia che ho attraversato, Dio si è dimostrato fedele con me. Egli è sempre rimasto fedele. O Signore, Dio onnipotente, io Ti adoro!”

giovedì 30 dicembre 2010

NON AVERE PAURA DI UN PO’ DI SOFFERENZA

La resurrezione di Cristo fu preceduta da un breve periodo di sofferenza. Si muore! Si soffre! Esistono dolore e sofferenza.

Noi non vogliamo mai soffrire o essere feriti; vorremmo una liberazione indolore, un intervento soprannaturale. “Fallo, Dio”, preghiamo, “perché sono debole e lo sarò sempre. Fai tutto tu mentre io proseguo per la mia strada, in attesa di una liberazione soprannaturale”.

Potremmo dare la colpa dei nostri problemi ai demoni. Andiamo a cercare un uomo di Dio e speriamo che possa scacciare il demone affinché possiamo proseguire il cammino senza dolore o sofferenza. Tutto risolto! Una dolce brezza che ci accompagni ad una quieta vita di vittoria. Vorremmo che qualcuno ci imponga le mani e spazzi via tutta la nostra aridità; ma la vittoria non giunge sempre senza dolore e sofferenza. Guarda al tuo peccato, affrontalo. Soffri a causa di esso, proprio come fece Gesù. Entra nella comunione delle Sue sofferenze. La sofferenza dura una notte, ma al mattino segue sempre la gioia.

L’amore di Dio richiede una scelta. Se Dio ci sollevasse in modo soprannaturale da ogni battaglia, senza dolore o sofferenza, ciò estinguerebbe ogni prova e tentazione; non ci sarebbe libero arbitrio e non ci sarebbe la prova come per il fuoco. Dio imporrebbe la Sua volontà sul genere umano. Egli invece sceglie di venirci incontro nella nostra aridità e mostrarci come questa possa divenire la strada verso una nuova vita di fede.

Spesso è la volontà di Dio che noi soffriamo l’aridità, persino che sperimentiamo dolore. “Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino a lui le proprie anime, come al fedele Creatore, facendo il bene” (1 Pietro 4:19).

Grazie a Dio, la sofferenza è sempre il breve periodo che precede la vittoria finale!

“il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo Gesù, dopo che avrete sofferto per un po' di tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà e vi stabilirà saldamente” (1 Pietro 5:10).

mercoledì 29 dicembre 2010

MANTENERE UNA VITA DI PREGHIERA

Devo mantenere una vita di preghiera per poter vincere l’aridità spirituale. Come mai nessuno di noi prega quanto dovrebbe? Sappiamo che i nostri pesi possono essere sollevati quando ci chiudiamo nella stanza della preghiera con Lui. La voce dello Spirito Santo continua a richiamarci alla preghiera, “Vieni!”

Vieni all’acqua che soddisfa quella sete dell’anima; vieni al Padre che ha pietà dei Suoi figli; vieni al Signore della vita, che promette di perdonare ogni peccato commesso; vieni a Colui che si rifiuta di condannarti o di abbandonarti o di nascondersi da te.

Noi potremmo cercare di nasconderci da Dio a causa della colpa e della condanna, ma Egli non si nasconde mai da noi. Vieni con fiducia al Suo trono di grazia, anche quando hai peccato e hai fallito. Egli perdona all’istante coloro che si ravvedono con un santo pentimento. Non devi spendere ore e giornate nel rimorso e nella colpa, oppure guadagnarti nuovamente la Sua grazia. Vai al Padre, piega le ginocchia, apri il tuo cuore e grida la tua angoscia e il tuo dolore. Digli della tua solitudine, di quanto ti senti isolato, delle paure e dei fallimenti.

Proviamo tutto, tranne la preghiera. Leggiamo libri, cerchiamo formule e linee guida, andiamo dagli amici, dai ministri e dai consiglieri, cercando ovunque una parola di conforto o di consiglio. Cerchiamo mediatori e dimentichiamo il Mediatore che ha la risposta ad ogni cosa.

Nulla dissipa l’aridità e il vuoto più rapidamente di un’ora o due nella stanza della preghiera con Dio. Niente può prendere il posto della preghiera al Padre in quella stanza segreta e appartata. Questa è la soluzione ad ogni momento di aridità.

“Poiché io spanderò acqua sull’assetato e ruscelli sulla terra arida; spanderò il mio Spirito sulla tua progenie, e la mia benedizione sui tuoi discendenti” (Isaia 44:3)

martedì 28 dicembre 2010

ATTRAVERSARE UN PERIODO DI ARIDITA'

Nonostante io predichi a migliaia di persone, ci sono periodi in cui mi sento molto arido, lontano dalla calda presenza di Dio. Quando sono arido e vuoto, non ho un grande desiderio di leggere la Bibbia, e non mi sento spinto a pregare. So che la mia fede è intatta, il mio amore per Gesù è forte e non provo alcun desiderio di assaggiare le cose di questo mondo. Mi sembra solo di non riuscire a toccare Dio per giorni, forse anche settimane.

Hai mai visto altri cristiani essere benedetti mentre tu non senti niente? Essi testimoniano delle risposte di Dio alle loro preghiere e versano lacrime di gioia. Sembrano vivere sulla cima di una montagna di esperienze felici, mentre tu ti trascini, amando Gesù ma senza incendiare il mondo.

Credo che ogni vero credente sperimenti periodi di aridità in diversi tempi della loro vita cristiana. Persino Gesù si sentì solo quando gridò ad alta voce, "Padre, perché mi hai abbandonato?"

Senza la vicinanza di Dio non ci può essere pace. L'aridità può essere fermata solo dalla rugiada della Sua gloria. La disperazione può essere dissipata solo dalla certezza che Dio sta ancora rispondendo. Il fuoco dello Spirito Santo deve riscaldare la mente, il corpo e l'anima.

Ci sono momenti in cui mi sento indegno, come se fossi la peggiore specie di peccatore, ma nonostante tutto ciò, so che Egli non è lontano. In qualche modo sento una voce soave, distinta, che chiama: "Vieni, figlio mio. Sono consapevole di tutto ciò che stai passando. Io ancora ti amo e non ti lascerò, nè ti abbandonerò mai. Lo affronteremo insieme perché sono ancora tuo Padre e tu sei mio figlio". C'è una fiamma in me che non verrà spenta, ed io so che Lui mi porterà fuori da ogni periodo di aridità.

"Poiché la parte dell'Eterno è il suo popolo, Giacobbe è la porzione della sua eredità. Egli lo trovò in una terra deserta, in una solitudine desolata e squallida. Egli lo circondò, ne prese cura e lo custodì come la pupilla del suo occhio" (Deutoronomio 32:9-10)

"Ecco, io faccio una cosa nuova, essa germoglierà; non la riconoscerete voi Sì, aprirò una strada nel deserto, farò scorrere fiumi nella solitudine. Le bestie dei campi, gli sciacalli e gli struzzi mi glorificheranno, perché darò acqua al deserto e fiumi alla solitudine per dar da bere al mio popolo, il mio eletto" (Isaia 43:19-20).

lunedì 27 dicembre 2010

SENTIVI DI ARRENDERTI ULTIMAMENTE?

Alcuni pastori mi hanno scritto esprimendo la loro preoccupazione per fedeli che si stanno arrendendo. "Buoni e onesti cristiani sono talmente sopraffatti dalla colpa e dalla condanna da causare in loro disperazione. Quando non riescono a vivere secondo le loro aspettative, quando ricadono nel peccato, decidono di arrendersi...".

Un numero sempre crescente di cristiani si trovano ad un punto di rottura. Sono pochi i cristiani che mai oserebbero cullare il pensiero di abbandonare il loro amore per Gesù, ma nella disperazione pensano di lasciarsi andare.

Alcuni ministri oggi predicano continuamente e solo messaggi positivi. A sentirli parlare, ogni cristiano sta ricevendo miracoli, tutti ricevono risposte istantanee alle preghiere, tutti si sentono bene, vivono bene, e il mondo intero è rose e fiori. Mi piace ascoltare quel tipo di predicazioni perché desidero veramente tutto quel bene e quella salute per il popolo di Dio, ma le cose non vanno proprio così per un gran numero di sinceri e onesti cristiani.

Non c'è da meravigliarsi che i nostri giovani si scoraggino al punto da sperimentare la sconfitta. Non riescono a vivere all'altezza di quell'immagine, creata dalla religione, di un cristiano che pensa sempre positivo, di successo, ricco, senza preoccupazioni. Il loro mondo non è così idilliaco: vivono con afflizioni, crisi di ora in ora e problemi familiari.

Paolo ha parlato dei problemi: "...la nostra afflizione che ci capitò...siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa" (vedi 2 Corinzi 1:8).

Il pensiero positivo non farà andare via questi problemi, e "confessare" che in realtà questi problemi non esistono non cambierà nulla. Qual è la cura? Ci sono due assoluti che mi hanno portato grande conforto ed aiuto.

• Dio mi ama. Egli è un Padre amorevole che vuole solo alzarci dalle nostre debolezze.
• E' la mia fede ciò che più lo compiace. Egli vuole che io confidi in Lui.

venerdì 24 dicembre 2010

SOPRAVVIVERAI

Felicità non significa vivere senza dolore o sofferenza - assolutamente. La vera felicità è imparare come vivere un giorno alla volta, nonostante la sofferenza e il dolore. E' imparare a rallegrasi nel Signore, non importa cosa sia successo in passato.

Forse ti senti rigettato ed abbandonato; la tua fede forse è debole e pensi di essere ormai abbattuto. Dolore, lacrime, sofferenza e senso di vuoto forse a volte ti inghiottiscono, ma Dio è ancora sul trono. Egli è ancora Dio!

Convinciti che sopravviverai. Ne uscirai fuori e, per vita o per morte, tu appartieni al Signore. La vita continua, e ti sorprenderà vedere quanto puoi sopportare con l'aiuto di Dio.

Non puoi aiutarti da te stesso o fermare il dolore, ma il nostro caro Signore verrà a te. Egli poserà la Sua mano d'amore sotto di te e ti alzerà per farti sedere nei luoghi celesti. Egli ti libererà dalla paura di morire e ti rivelerà il Suo amore infinito per te.

Guarda in alto! Edificati nel Signore. Quando la nebbia ti circonda e non riesci a vedere alcuna via d'uscita al tuo dilemma, abbandonati tra le braccia di Gesù e, semplicemente, confida in Lui. E' Lui che farà ogni cosa! Egli vuole la tua fede e la tua fiducia. Vuole che tu gridi forte: "Gesù mi ama! Egli è con me! Egli non mi deluderà! Egli sta operando, proprio in questo istante! Non sarò abbattuto! Non sarò sconfitto! Non sarò una vittima di satana! Non perderò la ragione né la mia via. Dio è al mio fianco! Io lo amo, e Lui mi ama!"

Il risultato finale è la fede . E la fede giace su questo assoluto: "Nessun'arma fabbricata contro di te prospererà..." (Isaia 54:17)

giovedì 23 dicembre 2010

DIO NON LASCERA' CHE TU TI SPEZZI

Ricorda a te stesso che Dio sa esattamente quanto sei in grado di sopportare, ed Egli non permetterà di giungere a un punto di rottura.

Il nostro amorevole Padre disse, "Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita, affinchè la possiate sostenere" (1 Corinzi 10:13).

Il peggior tipo di bestemmia sarebbe pensare che ci sia Dio dietro tutti i tuoi dolori e le tue sofferenze, che sia la disciplina del Padre celeste, che Dio pensi che tu abbia bisogno di un altro paio di afflizioni prima di essere pronto a ricevere le Sue benedizioni. Non è così!

E' vero che il Signore castiga coloro che Egli ama, ma quel castigo è solo per un tempo ed esso non ha il fine di ferirci. Dio non è l'autore della confusione nella tua vita e non lo sei nemmeno tu. Il nemico cerca di colpirci attraverso altri esseri umani, proprio come cercò di colpire Giobbe per mezzo di una moglie incredula.

Il tuo Padre celeste veglia su te con un occhio vigile. Ogni movimento è sotto il Suo controllo ed ogni lacrima è raccolta. Egli sente ogni tua ferita e sa quando sei stato sufficientemente esposto all'attacco del nemico. Egli interviene e dice: "Basta!" Quando il tuo dolore non ti avvicina più al Signore e, al contrario, inizia a degradare la tua vita spirituale, Dio interviene. Egli non permetterà a un figlio che confida in Lui di affondare a causa del troppo dolore e angoscia dell'anima.

Dio ti trarrà fuori dalla battaglia in un determinato periodo, giusto in tempo. Egli non permetterà mai che il tuo dolore distrugga la tua mente. Egli promette di arrivare, proprio in tempo, per asciugare le tue lacrime e darti gioia al posto del lutto. La Parola di Dio dice: "Il pianto può durare per una notte, ma al mattino erompe un grido di gioia" (Salmo 30:5).

mercoledì 22 dicembre 2010

CONSACRATI A CERCARE DIO

“Volsi quindi la mia faccia verso il Signore Dio, per cercarlo con preghiera e suppliche…Così feci la mia preghiera e confessione all’Eterno…Mentre io stavo ancora parlando, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo d’Israele…” (Daniele 9:3, 4 e 20). Questi erano uomini di preghiera!

Vedi, la prima cosa a cui essi si consacrarono – vivere una vita appartata – doveva essere sostenuta da una seconda consacrazione, quella di cercare Dio. Infatti, è impossibile vivere una vita santa senza trascorrere molto tempo sulle ginocchia, cercando Dio affinché Egli ci doni potenza e autorità per condurre una tale vita.

Non fraintendere – la preghiera fedele non ti terrà fuori da una crisi. Al contrario, molto probabilmente ti porterà in una fornace ardente e in una fossa piena di leoni. Ma la preghiera ti preparerà ad affrontare ogni cosa con fiducia, ti preparerà a diventare un sacrificio vivente per la causa di Gesù!

La preghiera di Daniele lo condusse dritto nella fossa dei leoni. E questa prova giunse dopo quella dei quattro giovani ebrei , quando Daniele era sull’ottantina! Ciò potrebbe spaventarti, se ti chiedi quanto ci vorrà prima che tu smetta di avere crisi. Forse hai pensato di aver superato tutte le tue prove “importanti” dopo un certo numero di anni nel Signore. Tuttavia, qui Dio permette che uno dei Suoi più grandi guerrieri di preghiera, un uomo dallo spirito dolce e mansueto, affronti la crisi della sua vita dopo decenni di fedele intercessione!

Amati, la prova terminerà solo quando Gesù ritornerà o quando moriremo in Cristo! Ecco perché la preghiera è così importante. Puoi impegnarti a vivere una vita senza contaminarti, ma questo impegno è impossibile da mantenere senza l’impegno di cercare Dio.

martedì 21 dicembre 2010

INCONTAMINATO IN MEZZO ALLA MALVAGITÁ

“Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con i cibi squisiti del re e con il vino che egli stesso beveva; e chiese al capo degli eunuchi di concedergli di non contaminarsi” (Daniele 1:8).

La parola contaminarsi qui suggerisce “libero mediante il ripudio”. Daniele stava dicendo, in altre parole, “Qualsiasi compromesso dei miei principi mi priverà della mia libertà!” Così Daniele si impegnò a mangiare solo legumi e a bere solo acqua per dieci giorni. Quando lo disse al capo degli eunuchi, questo rispose, “Metterai a repentaglio la mia vita! Sembrerai malato al termine dei dieci giorni. Le tue guance saranno incavate, e il re certamente lo noterà! Ecco – mangia solo un pochino di carne. Hai bisogno di proteine. Bevi vino per dar forza al tuo sangue. Mangia qualcuno di questi dolci affinché ti diano energia!”

Credo che Daniele e i tre giovani ebrei avessero qualcosa in mente di più importante che il solo evitare qualsiasi cerimoniale impuro. Essi erano stati fatti prigionieri insieme ad altre migliaia di compatrioti. Ciò che videro appena arrivati a Babilonia deve averli incredibilmente sconvolti. Trovarono una società talmente dissoluta, immorale e piena di bestemmie che la sensibilità spirituale di quei quattro giovani venne colpita.

Così, i quattro giovani presero un impegno. Si dissero l’un l’altro: “Non oseremo comprometterci, non oseremo adottare questi standard morali, saremo separati e verremo disciplinati nel cammino di fede!”

Questi quattro uomini non se ne andavano in giro a predicare il loro stile di vita agli altri. Era una questione rigorosamente tra loro e Dio.

Ti chiedo: quando sei in crisi, gridi, “Signore, dove sei quando ho bisogno di te? Non sei impegnato a liberarmi?” ? Ma cosa succederebbe se il Signore ti dicesse: “Dove sei quando ho bisogno di una voce? Ho bisogno di voci in questi tempi peccaminosi, vasi puri attraverso i quali io possa parlare. Dimmi, sei impegnato nei miei propositi?”

lunedì 20 dicembre 2010

INIZIÒ DAL RAVVEDIMENTO

La chiesa così come noi la conosciamo oggi, iniziò dal ravvedimento. Quando Pietro predicò la croce nel giorno di Pentecoste, migliaia vennero a Cristo. Questa nuova chiesa era composta da un unico corpo che comprendeva ogni razza, ripieno di amore l’uno per l’altro. La sua vita quotidiana era segnata dall’evangelismo, dallo spirito di sacrificio, persino dal martirio.

Il principio meraviglioso riflette la parola di Dio a Geremia: “Ti avevo piantato come una nobile vigna, tutta della migliore qualità” (Geremia 2:21). Ma le seguenti parole del Signore descrivono ciò che spesso accade a tale opera: “Come dunque ti sei cambiata nei miei confronti in tralci degeneri di vigna straniera?” (2:21). Dio stava dicendo: “Io ti ho piantato correttamente. Tu eri mia, portavi il mio nome e la mia natura. Ma ora sei degenerata”.

Cos’ha causato questa degenerazione nella chiesa? È sempre stato, e continuerà ad essere, l’idolatria. Dio sta parlando d’idolatria quando dice a Geremia, “Il mio popolo ha cambiato la sua gloria per ciò che non giova a nulla” (2:11).

La maggior parte dell’insegnamento cristiano oggi identifica un idolo come qualsiasi cosa che si metta tra il popolo di Dio e Dio stesso. Tuttavia, questa è una descrizione solo parziale dell’idolatria.

L’idolatria ha a che fare con una questione più profonda del cuore. L’idolo numero uno fra il popolo di Dio non è l’adulterio, la pornografia o l’alcool. È una bramosia molto più potente. Qual è quest’idolo? È l’ambizione diretta al successo. E possiede persino una dottrina che la giustifichi.

L’idolatria del successo descrive molti nella casa di Dio oggi. Costoro sono retti, moralmente puri, traboccano di buone opere, ma essi hanno eretto un idolo di ambizione nei loro cuori, e non riescono a disfarsene.

Dio ama benedire il Suo popolo. Egli vuole che il Suo popolo prosperi in ogni cosa che esso intraprenda onestamente. Ma ora c’è uno spirito furioso sulla terra che sopraffa moltitudini - è lo spirito di amore per l’essere riconosciuti e per l’acquisizione di ogni cosa.

Un uomo del mondo ha detto recentemente: “colui che muore con più giocattoli, vince”. Tragicamente, anche i cristiani vengono avviluppati in questa ricerca.

Quanto lontano abbiamo deviato dal vangelo del vivere mediante la morte a sé stessi, all’io, e alle ambizioni mondane.

venerdì 17 dicembre 2010

CRISTO VENNE CON UN INVITO ED UN AVVERTIMENTO

Gesù si trovava nel tempio quando invitò tutti ad andare sotto le Sue ali misericordiose di protezione. Egli chiamò chiunque: ciechi, infermi, lebbrosi, poveri, perduti affinché trovassero guarigione e perdono. Ma la folla religiosa rifiutò la Sua offerta così Cristo testimonia di loro, “E voi non avete voluto!” (Matteo 23:37).

Nel leggere ciò, è sorta in me una domanda: qui, nel Nuovo Testamento, Dio avrebbe affrontato una situazione nello stesso modo in cui l’avrebbe fatto nell’Antico Testamento? Avrebbe Egli accantonato colui che avesse rifiutato la Sua offerta di grazia, misericordia e risveglio?

Sì. Gesù rispose a coloro che Lo rifiutarono dicendo: “Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta” (Matteo 23:38). Egli disse loro: “Questo tempio ora è la vostra casa, non la mia. Io me ne vado. E io lascio ciò che voi avete rovinato e abbandonato”.

Poi Egli aggiunse: “Io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (23:39). Egli stava dichiarando loro, “La mia gloria ha abbandonato questa vecchia opera”.

Pensaci: lì c’era l’Incarnazione della grazia e della misericordia, e diceva, “questo vecchio affare non è più mio”. Così, Gesù andò avanti verso la Pentecoste, verso il principio di una cosa nuova. Egli stava per innalzare una nuova chiesa, non una replica di quella vecchia, ed essa sarebbe stata completamente nuova, fin dalle fondamenta: sarebbe stata una chiesa costituita da un popolo nuovo, da nuovi sacerdoti, tutti nati di nuovo in Lui.

Lascia che ti chieda questo: ciò che vedi oggi accadere nella chiesa rappresenta Gesù? Ciò che stiamo vedendo è davvero la chiesa trionfante, la sposa senza macchia di Cristo? Essa rivela la vera natura di Dio a un mondo perduto? Questo è il massimo che lo Spirito di Dio può produrre in questi ultimi giorni?

Hai trovato una chiesa in cui Cristo è davvero presente e la Parola viene fedelmente predicata? Quanto ne dovresti essere grato. Forse ti trovi fra le moltitudini che non riescono a trovare una chiesa che abbia vita. Odo il loro grido, “Non riesco a trovare una chiesa che venga incontro alla mia fame spirituale. Troppo intrattenimento, troppa carnalità, troppa aridità”.

Fatti animo, Dio presto scuoterà ogni cosa in modi incredibili. In quel terribile scuotimento, Dio innalzerà veri pastori che ciberanno pecore affamate.

giovedì 16 dicembre 2010

TI HO GIA' DATO UNA PAROLA

Viviamo nel tempo della più grande rivelazione dell'evangelo di tutta la storia. Ci sono più predicatori, più libri, e più media evangelici che mai. Eppure non c'è mai stata tanta distretta, afflizione, non ci sono mai state tante menti travagliate tra il popolo di Dio. I pastori oggi strutturano i propri sermoni solo per raccogliere persone da aiutare ad affrontare la loro disperazione.

Non c'è niente di male in questo. Io stesso predico tali realtà. Tuttavia credo ci sia ancora un'unica ragione per cui vediamo così poche vittorie e liberazioni: l'incredulità. Il fatto é che Dio ha parlato con grande chiarezza in questi ultimi giorni, e questo è ciò che ha detto: "Vi ho già dato una Parola. Essa è compiuta e completa. Ora, state fermi in essa".

Non permettere a nessuno di dire che stiamo sperimentando una carestia della Parola di Dio. La verità è che stiamo sperimentando una carestia nell'ascoltare la Parola di Dio e nell'ubbidire ad essa. Perché? La fede è talmente irragionevole, ed essa non giunge mai a noi attraverso la logica o la ragione. Paolo afferma chiaramente, "La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio" (Romani 10:17). Questo è l'unico modo in cui la vera fede potrà mai sorgere nel cuore di un credente. Essa viene dall'udire - cioè dal credere, dal confidare e dall'agire in base alla Parola di Dio.

"Gli occhi dell'Eterno sono sui giusti, e i suoi orecchi sono attenti al loro grido...I giusti gridano e l'Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure....Molte sono le afflizioni del giusto...L'Eterno riscatta la vit dei suoi servi, e nessuno di quelli che si rifugiano in lui sarà distrutto" (Salmo 34:15, 17, 19, 22).

In questi soli, pochi passi del Salmo, riceviamo abbastanza dalla parola di Dio da stanare ogni incredulità. Vi esorto ora: ascoltatela, confidate e obbedite ad essa. E infine, riposate in essa.

mercoledì 15 dicembre 2010

PERCHÉ TI ABBATTI, ANIMA MIA?

Il salmista continua a chiedersi, “Perché ti abbatti, anima mia? Mi sento inutile, abbandonato. V’è una tale irrequietezza dentro di me. Perché, Signore? Perché mi sento così disperato nella mia afflizione?” (vedi Salmo 42:11 e Salmo 43:5). Queste domande parlano per migliaia di credenti che hanno amato e servito Dio.

Considera il pio Elia, ad esempio. Lo vediamo sotto un ginepro, supplica Dio di togliergli la vita. È talmente abbattuto, è sul punto di arrendere la propria vita. Vediamo anche il giusto Geremia abbattuto nella disperazione. Il profeta grida: “Signore, mi hai ingannato. Mi hai detto di profetizzare tutte queste cose ma nessuna di esse si è avverata. Non ho fatto altro che cercarti per tutta la vita. Ed è così che mi ripaghi? Non menzionerò mai più il Tuo nome”.

Ognuno di questi servi è sotto un attacco temporaneo di incredulità. Ma il Signore comprese la loro condizione in un momento di confusione e dubbio. E dopo un certo periodo, Gli mostrò sempre la via d’uscita. Nel mezzo delle loro afflizioni, lo Spirito Santo accese per loro una luce.

Considera la testimonianza di Geremia: “appena ho trovato le tue parole, le ho divorate; la tua parola è stata per me la gioia e l’allegrezza del mio cuore” (Geremia 15:16). “Ed ecco, la parola dell’Eterno gli [ad Elia] fu rivolta” (1 Re 19:9). Ad un certo punto, ognuno di questi servi ricordò la Parola di Dio. Ed essa divenne la gioia e l’allegrezza della loro vita, traendoli fuori dalla fossa.

La verità è che per tutto il tempo in cui questi uomini soffrirono, il Signore sedeva accanto a loro, aspettando. Egli udiva il loro grido, la loro angoscia. E al termine di un determinato periodo di tempo, Egli disse loro: “hai avuto il tuo tempo di dolore e dubbio, ora voglio che confidi in me. Tornerai tu alla mia Parola? Ti afferrerai alle mie promesse per te? Se lo farai, la mia Parola ti porterà avanti”.

martedì 14 dicembre 2010

LA MIA PROMESSA È TUTTO CIÒ DI CUI HAI BISOGNO

La fede richiede molto. Essa richiede che, una volta udita la Parola di Dio, noi ubbidiamo ad essa, senza nessun’altra evidenza a darci direzioni. Non importa quanto siano grandi i nostri ostacoli, quanto impossibili siano le nostre circostanze, dobbiamo credere alla Sua parola ed agire in base ad essa, senza altre prove tangibili per andare avanti. Dio dice: “La mia promessa è tutto ciò di cui hai bisogno”.

Come ogni generazione prima di noi, anche noi ci domandiamo, “Signore, perché mi viene messa davanti questa prova? Và oltre la mia comprensione. Hai permesso così tante cose nella mia vita che non hanno senso. Perché non c’è una spiegazione per quello che sto passando? Perché la mia anima è tanto tribolata, così piena di avversità?”

Ascoltami ancora una volta: le richieste della fede sono completamente irragionevoli per l’umanità. Dunque, in che modo il Signore risponde al nostro grido? Egli invia la Sua Parola, ricordandoci le Sue promesse. Ed Egli dice: “obbediscimi, semplicemente, confida nella mia Parola per te”. Egli non accetta scuse, né esitazioni, non importa quanto impossibili le nostre circostanze possano sembrare.

Ti prego,non mi fraintendere. Il nostro Dio è un Padre amorevole, ed Egli non permette che il Suo popolo soffra indiscriminatamente, senza motivo. Noi sappiamo che Egli ha a Sua disposizione tutta la potenza e la prontezza per mandare via ogni problema e ogni sofferenza del cuore. Potrebbe semplicemente dire una parola, e sbarazzarci di ogni avversità e tribolazione.

Tuttavia, la verità è che Dio non ci mostrerà come o quando adempirà le Sue promesse per noi. Perché? Egli non ci deve una spiegazione, dal momento che ci ha dato la risposta. Egli ci ha donato ogni cosa di cui necessitiamo per la nostra vita e la purezza nel Suo Figlio, Gesù Cristo. Egli è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per ogni situazione che la vita ci getta addosso. E Dio manterrà la Parola che ha già rivelato: “tu hai la mia Parola a portata di mano. Le mie promesse per te sono sì ed amen, e lo sono per chiunque crede. Perciò, riposa su questa Parola. Credi in essa, ed obbedisci ad essa”.

lunedì 13 dicembre 2010

L’IRRAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE

Quando Dio dice all’umanità, “Credi”, Egli richiede qualcosa che va completamente al di là della ragione. La fede è totalmente illogica. La sua stessa definizione ha a che fare con qualcosa di irragionevole. Pensaci: l’epistola agli Ebrei dice che la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono. Ci viene detto, in sostanza, che “non c’è una certezza tangibile, non c’è dimostrazione visibile”. Tuttavia, ci viene richiesto di credere.

Tratto questo soggetto per un motivo importante. In questo preciso momento, in ogni parte nel mondo, moltitudini di credenti vengono messi in ginocchio dallo scoraggiamento. La realtà è che tutti noi continueremo ad affrontare lo scoraggiamento in questa vita. Eppure credo che se noi comprendessimo la natura della fede – quella natura illogica ed irragionevole – troveremmo l’aiuto di cui necessitiamo per andare avanti.

Considera la fede che fu richiesta a Noè: egli visse in una generazione che era completamente fuori controllo. La condizione degli uomini era divenuta così orribile che Dio non poteva più sopportarla. Infine, Egli disse “Basta! L’uomo si sta autodistruggendo – tutto ciò deve finire” (vedi Genesi 6).

Immagina la perplessità di Noè nel cercare di afferrare ciò. Dio stava per mandare un cataclisma, uno di quelli che avrebbe distrutto tutta la terra. Ma tutto ciò che fu detto a Noè su questo evento consisteva in quelle parole udite dal cielo. Doveva soltanto accettarle per fede, e non avrebbe ricevuto ulteriori direzioni per altri 120 anni.

Pensa al tipo di fede fu richiesta a Noè: gli fu affidato l’enorme compito di costruire un’arca gigantesca, e nel frattempo avrebbe vissuto in un mondo pericoloso; doveva continuare a credere mentre il resto del mondo intorno a lui danzava, festeggiava e si crogiolava nella sensualità. Ma Noè fece come Dio gli aveva detto: continuò a confidare nelle parole che gli erano state dette, per più di un secolo. E per la sua obbedienza, la Scrittura dice che Noè “divenne erede della giustizia che si ottiene mediante la fede” (Ebrei 11:7).

In Genesi 12:1-4, Dio disse ad Abrahamo: “Alzati, esci, e lascia il tuo paese”. Sicuramente Abrahamo chiese, “Ma dove, Signore?” Dio avrebbe semplicemente risposto, “Non te lo dirò. Ora vai”.

Ciò non era logico. Era una richiesta totalmente irragionevole per qualsiasi persona pensante. Vorrei farne un’illustrazione chiedendo ad ogni moglie cristiana: immagina che tuo marito un giorno torni a casa e dica, “Fai le valigie, tesoro, traslochiamo”. Certamente, vorresti sapere perché, o dove, o come, ma l’unica risposta che ricevi è, “mon lo so. So solo che Dio ha detto vai”. Non ha né nesso né logica una simile richiesta. Semplicemente, non è logica.

Eppure questa è esattamente la direzione illogica che Abrahamo seguì. “Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava” (Ebrei 11:8). Tutto ciò che sapeva era costituito dalle poche parole che Dio gli aveva dato: “Và, Abrahamo, ed io sarò con te. Nulla potrà farti del male”. La fede richiedeva ad Abrahamo di agire in base a nient’altro che questa promessa.

In una notte stellata, Dio disse ad Abrahamo: “mira il cielo e conta le stelle, se le puoi contare. Così sarà la tua discendenza” (vedi Genesi 15:5). Abrahamo avrà scosso la testa nel sentirlo. Ormai era vecchio, come anche sua moglie, Sara. Avevano da tanto ormai superato il tempo propizio per avere un figlio. Ma qui gli viene fatta una promessa per la quale sarebbe divenuto padre di molte nazioni. E l’unica prova che aveva per andare avanti era una parola dal cielo: “Io sono l’Eterno” (Genesi 15:7).

Ma Abrahamo ubbidì. E la Bibbia dice di lui le stesse cose che dice di Noè: “Ed egli credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia” (Genesi 15:6). Ancora una volta, assistiamo ad una scena d’illogicità. E ancora una volta, la fede di un uomo si tramuta in giustizia.

Ciò che Dio ti chiede potrebbe suonarti irragionevole. Egli chiede che confidiamo in Lui quando non ci dà alcuna prova di aver risposto alle nostre preghiere, quando la situazione sembra disperata e siamo sicuri che sia finita. “Confida in me”, dice il Signore. Illogico? Sì. Ma per secoli il Signore ha provato di essere sempre in tempo, ed Egli non permette mai a satana di avere l’ultima parola. Dio arriva sempre – nel tempo perfetto dello Spirito Santo.

venerdì 10 dicembre 2010

UN FIUME SEMPRE CRESCENTE

Nel capitolo 47 di Ezechiele, troviamo ciò che venne mostrato al profeta: Negli ultimi giorni, la chiesa di Gesù Cristo sarà più gloriosa, più vittoriosa di quanto lo sia mai stata in tutta la sua storia. Il vero corpo del Signore non si indebolirà, né perderà colpi; non diminuirà di numero, non avrà un calo di potenza o di autorità spirituale. No, la Sua chiesa emergerà in un'esplosione di potenza e di gloria, e godrà della più completa rivelazione di Gesù che l'umanità abbia mai avuto.

Ezechiele scrive, "Il suo pesce sarà dello stesso genere e in grande quantità" (Ezechiele 47:10). Sta per manifestarsi un corpo di credenti che nuoterà nelle acque crescenti della presenza di Dio.

Questo è ciò che Dio ci mostra nella visione di Ezechiele delle acque che salgono (vedi Ezechiele 47:3-4).

Ezechiele qui sta parlando di un aumento di Spirito Santo. Negli ultimi giorni, la presenza di Dio crescerà tra il Suo popolo.

La sorgente e la nascita di questo fiume è la croce. Ne vediamo un'immagine letterale nel verso seguente: "Uno dei soldati gli trafisse il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua" (Giovanni 19:34).

Questo crescente flusso d'acqua è il simbolo della Pentecoste, quando lo Spirito Santo fu donato ai discepoli. Insieme a questo dono dello Spirito, ai seguaci di Cristo fu data la promessa che Egli sarebbe stato un fiume di vita sgorgante dal loro seno. E quel fiume avrebbe continuato a scorrere per tutto il mondo (vedi Giovanni 7:38-39).

Il fiume di vita crescerà proprio prima della venuta del Signore. Ciò viene preannunciato nella visione data ad Ezechiele. Dio portò il profeta in un viaggio incredibile: portando con Sè una cordicella, il Signore misurò 1000 cubiti, circa 500 metri. Da quella distanza, il Signore ed Ezechiele iniziarono a camminare nell'acqua che, a questo punto,arrivava alle caviglie.

Ezechiele testimonia, "Poi mi fece attraversare le acque" (Ezechiele 47:3); il Signore esortò il profeta a proseguire più in profondità, ad immergersi sempre più nell'acqua. Dopo altri 1000 cubiti, l'acqua arrivava alle ginocchia. E cresceva sempre di più.

Riesci a capire cosa stava succendendo? Ezechiele stava camminando verso il futuro, verso il nostro tempo. I cristiani di oggi vivono negli ultimi 1000 cubiti del fiume in questa visione. Siamo all'ultima misurazione dell'acqua. Ed Ezechiele dice che quando giunse all'orlo di questa misura, l'acqua era troppo profonda per lui, troppo travolgente. "Era un fiume che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque nelle quali bisognava nuotare" (47:5).

Riesco solo ad immaginare la meraviglia di quest'uomo mentre il Signore gli chiede, "Ezechiele, cos'è questo mare che è cresciuto? Se questo fiume riguarda la vita e la potenza della resurrezione, chi sono coloro che saranno tanto benedetti da immergersi in tale gloria?" Egli riusciva solo a vedere ciò di cui noi ora godiamo.

Forse hai sperimentato la presenza di Gesù in modo abbondante. Forse sei emozionato dall'attuale rivelazione che hai di lui. Eppure, posso dirti che non hai visto ancora nulla rispetto alla crescita che sta per arrivare per il giusto. Cristo aprirà i nostri occhi e apparirà in modo meraviglioso tra di noi. Egli Si rivelerà a noi, e spanderà su noi tutta la vita che saremo in grado di ricevere prima di essere già in un corpo glorificato.

giovedì 9 dicembre 2010

QUANDO ARRIVA IL VAGLIO

"Simone, Simone, ecco, satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano" (Luca 22:31).

Devi comprendere che satana tenta di vagliare soltanto coloro che minacciano la sua opera. Egli insegue quell'albero che ha il maggior potenziale per portare frutto. Ma perché il diavolo desiderava vagliare Pietro? Perché era tanto ansioso di provarlo? Beh, per tre anni Pietro aveva scacciato demoni e guarito gli infermi. Satana aveva udito Gesù promettere ai Suoi discepoli un altro battesimo, quello di potenza e di fuoco dello Spirito Santo, e tremò! Ora, il diavolo percepì lo scopo ultimo di Dio per Pietro. Si rese conto che gli scorsi tre anni non sarebbero stati nulla rispetto alle opere maggiori che Pietro e gli altri discepoli avrebbero compiuto. Avendo già distrutto Giuda, avrebbe cercato un modo per corrompere Pietro, per far venire meno la sua fede.

Forse, come Pietro, ti trovi nel vaglio in questo momento, scosso e provato. Ma, mi chiederai, perché proprio io? E perché proprio adesso? Prima di tutto, dovresti rallegrarti di avere una tale reputazione all'inferno! Satana non avrebbe mai chiesto il permesso di Dio per vagliarti, se tu non avessi attraversato la linea dell'obbedienza.Per quale altro motivo dovrebbe investire i suoi sforzi perseguitandoti e avversandoti, spaventandoti e scuotendo tutto ciò che possiedi? Egli ti sta vagliando perché giochi un ruolo importante nella chiesa del Signore in questi ultimi giorni. Dio sta facendo ancora una cosa nuova in quest'ultima generazione, e tu sei stato appartato da Lui per essere un testimone potente per molti. Egli ti ha liberato, e ti sta preparando per i Suoi propositi eterni. E tanto grandi sono i tuoi doni, tanto grande è il tuo potenziale, quanto più ti arrendi alla volontà di Dio - tanto più severo sarà il tuo vaglio.

Quando qualcuno attraversa il fuoco del vaglio, cosa dovrebbero fare coloro che lo circondano? Cosa fece Gesù per l'imminente caduta di Pietro? Egli gli disse, "Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno" (Luca 22:32).

Guardo questo esempio stupendo dell'amore di Cristo e mi rendo conto di non sapere quasi nulla su come amare coloro che cadono. Sicuramente Gesù è quell'amico "che sta più attaccato di un fratello" (Proverbi 18:24). Egli vide in Pietro sia il bene che il male, e ne concluse, "Quest'uomo è degno di essere salvato. Satana lo desidera, ma io lo desidero molto di più". Pietro amava veramente il Signore, e Gesù gli disse, "io ho pregato per te". Gesù aveva previsto questo momento da molto tempo. Probabilmente avrà trascorso molte ore davanti al Padre a parlare di Pietro - di quanto lo amasse, di quanto avesse bisogno che Pietro fosse nel regno di Dio, di quanto lo considerasse un amico.

Signore, dai a tutti noi questo tipo di amore! Quando vediamo dei fratelli o delle sorelle entrare nel compromesso o incamminarsi verso guai o problemi, fà che li amiamo abbastanza da avvertirli con la stessa fermezza con cui Gesù avvertì Pietro. Allora potremo dire, "Sto pregando per te".

Oggi abbiamo un altro "sta scritto" col quale ingaggiare una battaglia contro satana, ed è "Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno". Tu puoi dire al diavolo, "Forse avrai il permesso di vagliarmi, di cercare di abbattere la mia fede. Ma devi sapere questo: Il mio Gesù sta pregando per me!"

mercoledì 8 dicembre 2010

ATTRAVERSARE LA LINEA

Quando Gesù si trovava sulla terra conosceva fin troppo bene la ferocia della potenza di satana; sapeva che egli viene con ogni arma infernale per vagliare il popolo del Signore. Penso che nessuno di noi possa comprendere il grande conflitto che imperversa proprio ora nel regno spirituale. E non ci rendiamo nemmeno conto di quanto satana sia determinato a distruggere tutti i credenti che hanno consacrato fermamente i loro cuori affamati a camminare ad ogni costo con Cristo. Ma è vero che nel nostro cammino cristiano, noi attraversiamo una linea – la linea dell’obbedienza – che fa scattare tutti gli allarmi nell’inferno. E nel momento in cui attraversiamo quella linea incamminandoci verso una vita di obbedienza alla Parola di Dio e di dipendenza esclusiva da Gesù, diveniamo una minaccia per il regno delle tenebre e un obiettivo primario dei principati e delle potestà demoniache. La testimonianza di ogni credente che si converte al Signore con tutto il cuore include anche un improvviso attacco di avversità e prove strane ed intense.

Se hai attraversato la linea dell’obbedienza, allora stai agitando le acque nel mondo invisibile. In Luca 22:28-34, Gesù introduce l’argomento del vaglio dei santi. “Simone, Simone, ecco, satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano” (v. 31). Ai giorni di Cristo, i lavoratori del grano usavano il setaccio poco prima di mettere il grano nei sacchi. Essi ponevano il grano in una scatola quadrata coperta da una fitta rete metallica, poi capovolgevano la scatola e la scuotevano con violenza. La terra e la sporcizia cadevano attraverso la rete finché non rimanevano solo i chicchi di grano. In questo verso vagliare significa “essere scossi e separati” – essere scioccati per l’agitazione causata da prove improvvise. Gesù usò questa analogia per dire a Pietro: “satana crede che tu non sia altro che polvere e sporcizia, e che quando ti metterà nel setaccio e ti scuoterà, tu cadrai a terra!”

Ci sono prove ed avversità, e poi c’è il vaglio. Vedo il vaglio come uno degli attacchi satanici peggiori tra tutti. Di solito viene compresso in un periodo di tempo breve ma molto intenso. Per Pietro, il vaglio sarebbe durato solo qualche giorno, ma quei giorni sarebbero stati i giorni che avrebbero maggiormente scosso la sua fede, i giorni più scioccanti e tormentati della sua vita. Quel tempo di vagliatura scosse via l’orgoglio che aveva abbattuto Pietro. La scossa depurò la sua anima da ogni ostacolo che avrebbe potuto distruggere la sua testimonianza una volta per tutte.

Grazie a Dio, la fede di Pietro non venne meno e, così come Gesù pregò che la sua “fede non venisse meno”, nello stesso modo, Egli prega per noi.

martedì 7 dicembre 2010

L’ORA DELL’ISOLAMENTO

So cosa significa affrontare il silenzio divino, non udire la voce di Dio per un periodo. Sono passato per periodi di totale confusione senza una guida apparente, quella voce soave e sottile dietro di me era completamente silente. Ci sono state volte in cui non ho avuto nessun amico vicino a me che potesse soddisfare il mio cuore con una parola di consiglio. Tutti i miei modelli di guida del passato avevano fatto una brutta fine, e io ero nelle tenebre più fitte. Non riuscivo a vedere il sentiero, e feci errori sopra errori. Avrei voluto dire, “Oh Dio, cos’è successo? Non so in che direzione andare!”

Dio nasconde davvero il Suo volto a coloro che ama? Non è possibile che tolga la Sua mano per un breve tempo in modo da insegnarci la fiducia e la dipendenza da Lui? La Bibbia risponde chiaramente: “Dio lo abbandonò [Ezechia] per metterlo alla prova e conoscere tutto ciò che era nel suo cuore” (2 Cronache 32:31).

Forse stai attraversando una fiumana di prove proprio in questo momento. Sai di cosa sto parlando quando dico che i cieli sono di rame. Sai tutto di continui fallimenti. Hai aspettato e aspettato delle risposte alla tua preghiera. Ti è stata offerta una coppa di afflizione. Niente e nessuno può raggiungere quel bisogno nel tuo cuore!

Questo è il momento di prendere una posizione! Non devi essere pronto a ridere o gioire, perché probabilmente non hai alcuna gioia in questo momento. In realtà, forse non hai altro che un tumulto nell’anima. Ma puoi star certo che Dio è ancora con te, perché la Scrittura dice, “L’Eterno sedeva sovrano sul diluvio; sì, l’Eterno siede re per sempre” (Salmo 29:10).

Presto udrai la Sua voce: Non ti agitare, non essere in ansia. Tieni soltanto il tuo sguardo su me. Affida a me ogni cosa. E tu saprai che rimarrai sempre l’oggetto del Suo amore incredibile.

lunedì 6 dicembre 2010

RICEVI LA POTENZA DI DIO, E POI VAI!

Non appena i discepoli udirono della possibilità di ricevere un battesimo di potenza, chiesero: "Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?" (Atti 1:6). Gesù rispose in termini chiari: "Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità" (v. 7).

Fermati e pensa cosa implicava la loro domanda: "Signore, vuoi dire che da quell'inizio, in quella stanza, con noi soltanto, intendi ristorare il regno a Israele? Saremo noi coloro che abbatteranno Erode e Roma? Saremo noi coloro che purificheranno il paese, instaureranno il regno e ti riporteranno tra noi?"

Sappiamo che Gesù aveva a che fare con la bramosia di leadership e autorità con alcuni dei suoi discepoli, ma io avverto qualcosa in questa loro domanda che va al di là della sete di potere e di avere una posizione. Essa parla di un bisogno umano di essere coinvolti in un grande destino finale! Era il bisogno di sentirsi speciali, di essere le persone giuste al momento giusto!

Nei loro cuori, i discepoli si saranno detti: "Signore, dove ci troviamo noi nel tuo programma profetico? Sarebbe un grande incentivo spirituale sapere che siamo alla fine di una dispensazione e che un nuovo giorno sta per sorgere. Quanto saremmo eccitati se ci concedessi di sapere che stiamo vivendo e ministrando in un giorno cruciale, che ti stai usando di noi per dare inizio a tutto questo!"

Santi, questo stesso bisogno di essere persone con un destino è in tutti noi in un certo senso, ma la risposta di Gesù a questo fu tagliente: "Non spetta a voi sapere i tempi". Gesù non sta cercando uomini e donne per un grande destino. Egli vuole soltanto testimoni di Sé stesso! Egli sta dicendo: "La questione non è 'l'ora profetica', o un qualche grande destino pensato per te. Io devo avere testimoni per questa generazione presente!"

Ciò mi tocca profondamente! Come molti altri oggi, voglio sapere in che punto ci troviamo in questo minuto nell'orologio profetico di Dio. Stiamo per entrare nella grande tribolazione? Dio sta radunando l'ultimo residuo di credenti?

Poi, sento Gesù dire: "Non spetta a te sapere. Sii ripieno di Spirito Santo. Aspetta Dio, ricevi la Sua potenza, poi vai a testimoniare!" Dobbiamo vivere in uno stato di veglia, aspettando con aspettazione, con le nostre lampade pronte ed accese. Dobbiamo bramare e attendere la Sua apparizione. Sì, dobbiamo predicare la Sua venuta ed avvertire dei Suoi giudizi, ma prima di tutto, come cosa principale, noi dobbiamo essere i Suoi testimoni!

venerdì 3 dicembre 2010

DIO SI USA DELLE PERSONE PER PROCLAMARE LA SUA PAROLA

Credo che la maggior parte dei cristiani vorrebbe fuggire in qualche rifugio sicuro e tranquillo sulle montagne, per cercare di non contaminarsi con tutta l'iniquità che li circonda. Molit disperano, dicendo: "Cosa può fare un cristiano per tutto questo degrado d'immoralità? Cosa può fare una chiesa in una città così vasta, così disordinata e malvagia? Per me è sufficiente restare vicino a Gesù, per non essere trasportato via con la corrente".

Altri pensano: "C'è davvero qualcosa che posso fare, un cristiano insignificante come me? Non ho soldi, non sono addestrato, non ho influenza, ho solo un grande amore per Gesù!"

Spesso ci aspettiamo che Dio si muova in uno o due modi: Mandando un risveglio soprannaturale di Spirito Santo per trascinare migliaia di persone nel Suo regno, oppure mandando il giudizio o portando le persone sulle loro ginocchia.

Però, amato, non è questo il metodo di Dio per cambiare le cose in un giorno tanto malvagio. Il Suo modo di riedificare le rovine è sempre stato quello di usare uomini e donne ordinari da Lui toccati, ed Egli compie ciò riempiendoli di Spirito Santo e inviandoli in battaglia con grande fede e potenza!

Dio sta innalzando un santo ministero composto da uomini totalmente donati alla Parola e alla preghiera. Costoro non comandano nessuno a bacchetta; sono uomini e donne premurose dal cuore contrito, con nessun altro scopo se non quello di cercare, sentire ed obbedire a Dio!

Inoltre, Dio sta chiamando te ad un servizio immediato. Egli ha bisogno dell'uomo comune, dell'uomo ordinario! Egli usa persone che i sommi sacerdoti definirebbero "illetterati e senza istruzione" (Atti 4:13).

La Bibbia dice anche che nell'alto solaio, nel giorno di Pentecoste, "furono tutti ripieni di Spirito Santo" (Atti 2:4). Tutti divennero potenti in battaglia e tutti erano franchi, testimoni efficaci! Questi credenti ripieni di Spirito non erano costituiti soltanto da Pietro, Giacomo, Giovanni e gli altri discepoli più noti, ma anche vedove, giovani, servi e ancelle!

Sappiamo che Stefano era ripieno di Spirito Santo, "ripieno di fede e potenza" (Atti 6:8). Egli non era un apostolo, e nemmeno un ministro ordinato. In realtà, era stato scelto per servire alle mense per la chiesa, affinché i discepoli potessero dedicarsi alla preghiera e al ministero della Parola.

Stefano era un uomo ordinario ripieno dello Spirito di Dio! Puoi essere il testimone di Dio nella tua città! Egli si usa di uomini ordinari che hanno comunione con Lui, che hanno un cuore ardente, che Lo cercano in preghiera e vanno avanti come Stefano, pieni di Spirito Santo, fede e potenza!

giovedì 2 dicembre 2010

AMMANETTATO A GESU'

Paolo spesso si riferise a sé stesso come a un "prigioniero di Gesù Cristo" (Efesini 3:1). In Efesini 4:1 egli dichiara che essere prigioniero del Signore è in effetti la sua vocazione, la sua chiamata! Egli considerava ciò il dono di grazia da parte di Dio per lui (Efesini 4:7).

Paolo scrisse a Timoteo: "Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato" (2 Timoteo 1:8). Persino in età avanzata, l'apostolo si rallegrava nell'essere stato "catturato" dal Signore e reso schiavo della Sua volontà: "...Così come io sono, Paolo, vecchio ed ora anche prigioniero di Gesù Cristo" (Filemone 9).

Paolo può raccontarti il momento esatto in cui il Signore lo ammanettò e lo rese Suo schiavo. Si trovava sulla strada di Damasco, aveva in mano delle lettere da parte del sommo sacerdote, diretto e determinato a riportare i cristiani a Gerusalemme. "Spirando ancora minacce e strage contro i discepoli del Signore" (Atti 9:1), pieno di odio, amarezza e rabbia nel suo zelo traviato, proseguiva nel cammino.

Quando giunse nei pressi della città di Damasco, "all'improvviso una luce dal cielo gli folgorò d'intorno" (Atti 9:3). Venne reso completamente cieco da quella luce, che rea Cristo!

Paolo testimoniò svariate volte di come dovette essere preso per mano e condotto a Damasco, come un prigioniero impotente. Trascorse tre giorni in una stanza isolata senza un'apertura sull'esterno e senza prendere cibo. Era stato reso completamente prigioniero: nello spirito, nell'aima, nella mente e nel corpo!

Cosa accadde in quella stanza per tre giorni? Il Signore stava ammanettando Saulo trasformandolo in Paolo, il prigioniero di Gesù Cristo!

In questa vivida scena, Paolo abbandona la sua indipendenza e si sottomette al giogo di Cristo. Egli stende la sua mano verso Gesù per essere ammanettato a vita! Puoi quasi sentire la sua preghiera agonizzante: "O, Signore, pensavo che stessi facendo la tua volontà! Come ho potuto essere così cieco? Stavo andando per la mia via, facendo tutto ciò che pensavo fosse giusto. Non posso fidarmi dei miei stessi pensieri!"

La mia preghiera è: "Ecco, Gesù, prendi le mie mani e mettimi le tue manette. Rendimi prigioniero alla tua volontà e conducimi ovunque Tu voglia che io vada. Tienimi ammanettato al Tuo potente braccio destro!"

mercoledì 1 dicembre 2010

LUI TI COMPENSERÀ DEGLI ANNI SPRECATI

“Così vi compenserò delle annate che hanno divorato la cavalletta, la larva della cavalletta, la locusta e il bruco, il mio grande esercito che avevo mandato contro di voi” (Gioele 2:25)

Quanti anni hai sprecato prima di ravvederti ed arrendere tutto a Gesù? Quanti anni sono stati divorati dal verme del peccato e della ribellione?
Tu sai di essere perdonato e che il tuo passato è dimenticato perché sotto il sangue di Gesù, ma non ti piacerebbe tornare indietro a quegli anni e viverli per la gloria di Dio?

“Avrei potuto andare molto più in profondità con Cristo! Avrei potuto recare tanta gioia al Suo cuore! Avrei potuto risparmiare a me stesso e alla mia famiglia così tanto dolore e sofferenza. Quanto sono stato cieco; quanto ero incatenato dal diavolo! Quanto sono arrivato vicino a perdere la mia anima e la mia salute. Non riuscirò mai a recuperare tutti quegli anni sprecati”. Quanto spesso hai fatto questo pensiero?

Nei suoi ultimi giorni, Paolo guardò indietro alla sua vita e testimoniò: “ Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbato la fede. Per il resto, mi è riservata la corona di giustizia” (2 Timoteo 4:7-8).

Paolo dice: “ Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti, proseguo il corso verso la mèta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:13-14). In altre parole: “Dimentica il tuo passato e protenditi verso Gesù!”

La forma di persecuzione preferita di satana è riportare a galla il tuo passato ricacciando fuori gli scheletri nascosti nel tuo armadio per spaventarti! Cercherà di convincerti che una vecchia dipendenza o concupiscenza ritornerà nel tuo cuore riportandoti alla tua vecchia vita. Oppure, potresti soccombere all’orgoglio, pensando di non poter cadere, ma allora saresti di sicuro nel mirino del nemico!

Potresti sentire il dolore del rimorso finché vivrai. E sì, i ricordi ti manterranno umile. Ma agli occhi di Dio, il tuo passato è una questione finita. Per quanto riguarda la condanna e il senso di colpa, Dio dice: “Dimentica il passato. Protenditi verso ciò che io ti ho promesso!”

Vediamo una figura di tale compensazione nel Nuovo Testamento, quando Gesù guarì un uomo dalla mano secca. “Allora egli disse a quell'uomo: «Stendi la tua mano!». Ed egli la stese e fu resa sana come l'altra” (Matteo 12:13). Vedi, quando Gesù ti ristora, Egli guarisce anche le ferite.

Amato, prendi quelle vecchie ferite, le preoccupazioni e i rammarichi per i tuoi anni sprecati, e lascia che Dio ti ricompensi di tutti gli anni che ti sono stati portati via. Poi, protenditi verso il premio della tua superna vocazione in Lui!

martedì 30 novembre 2010

SOLO PER LA FAMIGLIA

“Allora Giuseppe si affrettò ad uscire, perché si era profondamente commosso a motivo di suo fratello, e cercava un luogo dove piangere. Entrò così nella sua camera e lì pianse” (Genesi 43:30).

Questa è un’immagine del cuore del nostro Salvatore, persino nei confronti del peccatore. I fratelli di Giuseppe si trovavano nella sua casa, mangiando e bevendo alla sua presenza. Ma “[Giuseppe] fu dunque servito per lui a parte, per loro a parte” (Genesi 43:32). Non osiamo prendere alla leggera il significato di questa affermazione. Questi uomini si rallegravano alla presenza di Giuseppe senza essere pienamente ristorati, senza conoscerlo veramente, senza una rivelazione d’amore e di grazia.

Possiamo essere un popolo di lode, che mangia e beve alla presenza del Signore, ma che non ha ancora ricevuto la rivelazione del Suo amore infinito. La sensazione di non essere amati era ancora forte nei loro cuori. È il caso di quei cristiani che si recano alla casa di Dio per cantare, adorare e lodare per poi tornare a casa alla stessa vecchia bugia: “Dio non mi mostra alcuna prova del Suo amore per me. Le mie preghiere restano senza risposta. Egli non si cura davvero di me come lo fa con gli altri cristiani”.

I fratelli di Giuseppe dovevano fare un ultimo passo prima di poter ricevere una piena rivelazione d’amore. Una tale rivelazione viene data a coloro che hanno il cuore rotto e contrito. “I sacrifici di Dio sono lo spirito rotto; o Dio, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito” (Salmo 51:17). I fratelli non avevano ancora un cuore rotto (Genesi 43:34).

Questi uomini si erano resi conto del proprio peccato, ma avevano bisogno di essere completamente spezzati, di trovarsi totalmente alla fine della loro amarezza e delle proprie risorse umane prima che Giuseppe potesse rivelare il suo amore per loro. Così, Giuseppe li sottopose alla prova finale. Comandò al suo servitore di far scivolare la propria coppa d’argento nel sacco di Beniamino, il fratello minore, prima che ritornassero a Canaan. I fratelli erano appena fuori dalla città quando gli uomini di Giuseppe li raggiunsero accusandoli di aver rubato la coppa. Erano talmente certi della propria innocenza che dissero: “Quello dei tuoi servi presso il quale si troverà la coppa, sia messo a morte; e noi pure diventeremo schiavi del tuo signore” (Genesi 44:9).

Ascolta come cambiò il loro atteggiamento: “Dio ha ritrovato l'iniquità dei tuoi servi. Ecco, siamo schiavi del mio signore” (Genesi 44:16). Non c’era più lotta in loro, non più orgoglio. Erano umiliati, rotti, finalmente gridarono dal profondo del loro cuore: “Ci arrendiamo! Ci arrendiamo!”

Allora giunse la rivelazione del grande amore di Dio. “Allora Giuseppe non poté più contenersi di fronte a tutti gli astanti e gridò: «Fate uscire tutti dalla mia presenza!». Così nessuno rimase con Giuseppe quando egli si fece conoscere ai suoi fratelli” (Genesi 45:1).

Il mondo non sa nulla di questa rivelazione d’amore. Ora tutti loro avevano il senso della famiglia, dell’amore incondizionato e dell’accettazione. La Scrittura ci dice che Giuseppe “pianse così forte che gli Egiziani stessi lo udirono, e lo venne a sapere anche la casa del Faraone” (Genesi 45:2). Il mondo può sentir parlare dell’amore di Dio, ma soltanto la famiglia lo può sperimentare. Solo la famiglia di Dio ha a che fare con un tale amore, una tale misericordia.

Amato, Dio dimora nella persona umile e dal cuore rotto. Egli si diletta nella Sua famiglia, Egli ci ha amato in tutti questi anni passati, anche quando eravamo peccatori. Riposa nel Suo amore per te.

lunedì 29 novembre 2010

UNA RIVELAZIONE D’AMORE

I fratelli di Giuseppe non sapevano quanto fossero davvero amati, finché Dio non si usò di una crisi per rivelarlo loro. “La carestia si era sparsa sulla superficie di tutto il paese, e Giuseppe aperse tutti i depositi … Or Giacobbe, venendo a sapere che vi era del grano in Egitto, disse ai suoi figli … andate laggiù a comprare del grano per noi … Così i dieci fratelli di Giuseppe scesero in Egitto per comprarvi del grano” (Genesi 41:56; 42:1-3).

Erano trascorsi vent’anni dal crimine di aver venduto Giuseppe come schiavo, ed ora egli era il Primo Ministro d’ Egitto. Per sette anni aveva conservato il grano in vista della carestia. I figli di Giacobbe pensavano di andare in Egitto solo per il grano, ma Dio aveva dei piani migliori, più grandi. Egli li mandò lì per ricevere una rivelazione d’amore! Avrebbero sperimentato misericordia, perdono e ristoro, e avrebbero imparato cosa fosse la grazia di Dio. Non meritando altro che il giudizio, essi stavano per ricevere pura grazia.

Tenendo a mente che Giuseppe è un tipo di Cristo, trovo impossibile leggere questa parte della storia senza lacrime. È una tale meravigliosa immagine della grazia e dell’amore del nostro Signore Gesù Cristo per tutti coloro che sono venuti meno nei Suoi confronti.

Vent’anni di peccato e sotterfugi avevano tenuto i fratelli lontani da Giuseppe. Essi immaginavano che probabilmente fosse ormai morto. Quando giunsero alla corte di Faraone, davanti a Giuseppe, essi non lo riconobbero, ma lui li riconobbe immediatamente (Genesi 42:8). Eccoli lì, prostrati davanti a lui, proprio come Giuseppe aveva sognato. Era arrabbiato o vendicativo? Mai! Il suo cuore era pieno di compassione alla vista dei fratelli che amava così tanto.

Perché dunque parlò loro bruscamente accusandoli di essere spie (Genesi 42:7)? Una volta pensavo che Giuseppe si stesse prendendo una piccola rivincita, ma non era assolutamente questo il motivo. Egli stava semplicemente seguendo le direzioni di Dio. Questi uomini orgogliosi non erano ancora pronti a ricevere una rivelazione di grazia e misericordia. Avevano prima bisogno di vedere l’eccessiva bruttezza dei loro peccati ed affrontare la colpa e la vergogna. Dovevano giungere alla fine di loro stessi, affinché nient’altro che la misericordia potesse aiutarli. Questo è il messaggio della croce di Cristo – un amore incondizionato e perdono per tutti coloro che sono giunti alla fine di sé stessi!

Dio mostrò questa verità a Giuseppe, e Giuseppe mise i suoi fratelli in prigione per tre giorni, non per punirli, ma per dare loro la possibilità di affrontare la verità sul loro peccato. Era la legge all’opera, che mostrava loro la propria natura malvagia. E funzionò! “Allora si dicevano l'un l'altro: «Noi siamo veramente colpevoli nei confronti di nostro fratello, perché vedemmo l'angoscia dell'anima sua quando egli ci supplicava, ma non gli demmo ascolto! Ecco perché ci è venuta addosso questa sventura” (Genesi 42:21).

È impossibile comprendere la grazia di Dio finché non giungiamo alla fine delle nostre risorse e sperimentiamo la Sua misericordia. Quella grazia libera da ogni vergogna e senso di colpa.

venerdì 26 novembre 2010

UN GRIDO DAL CUORE

Credo che il misericordioso amore di Dio venga rivelato in risposta al grido del cuore, non un grido qualsiasi, ma il grido umile di chi cerca liberazione. La Bibbia ha molto da dire su questo grido del cuore. “Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio DIO; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a lui, ai suoi orecchi” (Salmo 18:6).

“Egli li liberò molte volte, ma essi continuarono a ribellarsi e sprofondarono nelle loro iniquità. Tuttavia egli prestò attenzione alla loro angoscia, quando udì il loro grido” (Salmo 106:43-44).

Puoi star certo che un grido a Dio otterrà sempre risposta con una parola di guarigione dal cielo! Nessuno è troppo debole o troppo disperato se si protende verso Dio in umiltà. La storia del malvagio re Manasse ne è la prova! La Bibbia dice che fu uno dei re più malvagi in Israele. “Egli fece ciò che è male agli occhi dell'Eterno … ricostruì gli alti luoghi che Ezechia suo padre aveva distrutto, eresse altari a Baal … e adorò tutto l'esercito del cielo e lo servì … Fece anche passare per il fuoco suo figlio, praticò la magia e la divinazione e consultò i medium e i maghi. Si diede completamente a fare ciò che è male agli occhi dell'Eterno” (2 Re 21:2-6).

“Ma Manasse fece sviare Giuda e gli abitanti di Gerusalemme inducendoli a fare peggio delle nazioni che l'Eterno aveva distrutto davanti ai figli d'Israele. L'Eterno parlò a Manasse e al suo popolo, ma essi non prestarono attenzione” (2 Cronache 33:9-10).

C’è speranza per qualcuno che si allontana tanto da Dio, che è così posseduto dal male e dalle tenebre? Sì, se costui si umilia e confessa e crede nella vittoria di Cristo alla croce.

Manasse finì prigioniero in una nazione straniera, legato in catene. Quale vivida immagine del salario del peccato; ma nella sua afflizione, egli gridò e Dio lo udì, lo perdonò e lo ristorò.
“Quando si trovò nell'avversità, egli implorò l'Eterno, il suo Dio, e si umiliò profondamente davanti al Dio dei suoi padri. Quindi lo pregò e lo supplicò e Dio ascoltò la sua supplica e lo ricondusse a Gerusalemme nel suo regno. Allora Manasse riconobbe che l'Eterno è Dio” (2 Cronache 33:12-13).

“Inoltre rimosse dalla casa dell'Eterno gli dèi stranieri e l'idolo, insieme a tutti gli altari che aveva costruito sul monte della casa dell'Eterno e a Gerusalemme, e li gettò fuori della città” (v. 15).

Questa parola di speranza, perdono, misericordia, amore e ristoro è per te! Poni attenzione alla Sua Parola, ravvediti, e poi sii ristorato e cammina col Signore! Non esiste peccato che non possa essere perdonato. Nessuno è troppo lontano per poter essere guarito e ristorato.

giovedì 25 novembre 2010

ALZATI E CAMMINA

“Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina” (Giovanni 5:8). Quest’uomo storpio alla piscina di Betesda si sarà probabilmente emozionato nel sentire le storie di Gesù che compiva guarigioni in tutto il paese. Forse avrà ascoltato altre storie su Gesù, ma non lo conosceva personalmente. Egli era intrappolato nella sua infermità e non riconobbe il Signore, però Gesù sapeva ogni cosa di lui! Gesù era venuto a lui nella sua infelicità e nel suo dolore, ma la misericordia stava per sgorgare su di lui! Il Signore fu toccato dai sentimenti d’infermità di questo pover’uomo, e tutto ciò che chiese da lui fu di credere nella Sua Parola e agire in base ad essa. “Alzati! Prendi il tuo lettuccio! Allontanati da questo posto!”

In seguito, dopo la guarigione dell’uomo, Gesù lo trovava nel tempio e camminava con lui. Egli avrebbe veramente conosciuto Gesù e confidato in lui. Ma ora, giacente presso la piscina, incredulo, rifiutandosi di muoversi, pensava tra sé e sé: “Non funzionerà. Perché Dio dovrebbe scegliere me fra questa moltitudine per guarirmi? Sono destinato a morire in questa condizione”. Gesù non avrebbe potuto sollevarlo contro la sua volontà. L’uomo doveva credere che le sue grida erano state udite e il tempo della sua liberazione era giunto. Sarebbe stato ora o mai più!

“ Allora Gesù rispose e disse loro [Giudei]: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio. Poiché il Padre ama il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli fa; e gli mostrerà opere più grandi di queste, affinché voi ne siate meravigliati” (Giovanni 5:19-20).

In pratica, Gesù stava dicendo a coloro che dubitavano: “Mio Padre voleva che lui fosse guarito, quindi l’ho guarito. Io faccio solo quello che mio Padre vuole”. Era la volontà di Dio, l’amore di Dio, il desiderio di Dio rendere quest’uomo completamente sano.

È difficile credere che Dio ancora ti ami quando stai giù e sei debole! Quando anni sono stati sprecati; quando il peccato ha storpiato il tuo corpo e la tua anima; quando ti senti senza valore, non gradito a Dio, e ti chiedi perché dovrebbe ancora interessarsi a te. Ci vuole la fede di un fanciullo per accettare quell’amore, fare un passo di fede e dire: “Signore, soltanto sulla Tua Parola io mi alzerò e camminerò, con Te!”

Non è necessario che tu capisca tutte le dottrine sul ravvedimento, il peccato e la giustizia. Probabilmente non conosci nemmeno Gesù in modo profondo e significativo! Ma c’è tempo per questo; conoscerai ogni cosa quando farai un primo passo di obbedienza, ti alzerai e ti volgerai al Signore. “Se qualcuno vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio” (Giovanni 7:17).

mercoledì 24 novembre 2010

IL VENTO DELLO SPIRITO

Coloro che erano diretti all’alto solaio (vedi Atti 1 e 2) amavano molto Gesù. Avevano ricevuto insegnamento alla suola di Cristo. Avevano compiuto miracoli, guarito i malati e scacciato demoni. Erano compassionevoli, si sacrificavano, amavano le anime, però non erano ancora qualificati per essere testimoni!

Erano lì vicino quando Egli sudò gocce di sangue; Lo avevano visto appeso alla croce, e avevano visto la Sua tomba vuota dopo essere resuscitato; avevano mangiato con Lui e parlato con Lui nel Suo corpo glorificato; avevano visto Gesù rivestito di gloria eterna sul monte; Lo avevano persino visto ascendere al cielo! Eppure, costoro non erano ancora pronti a testimoniare di Lui!

Perché Pietro non poteva andare alle folle in Gerusalemme e testimoniare subito della Sua resurrezione? Non aveva già testimoniato di quell’evento? Essi avevano bisogno della potenza dello Spirito Santo.

Pietro fece una dichiarazione potente ai capi sacerdoti: “E di queste cose noi gli siamo testimoni, come pure lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono” (Atti 5:32).Attraverso le parole dello Spirito Santo proferite mediante Pietro, i sacerdoti “si infuriarono e deliberarono di ucciderli” (Atti 5:33).

Stefano, ripieno di Spirito Santo, predicò ai capi religiosi: “Uomini di collo duro ed incirconcisi di cuore e di orecchi, voi resistete sempre allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi … All'udire queste cose, essi fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui” (Atti 7:51, 54).

Quando esci dalla presenza di Dio, ripieno di Spirito Santo, puoi restare fermo con franchezza davanti ai colleghi, la famiglia, chiunque esso sia, e la tua testimonianza provocherà una delle due reazioni: o grideranno “cosa devo fare per essere salvato?”, oppure vorranno ucciderti. Proferirai una parola che taglierà in due i loro cuori.

Se cercherai miracoli dentro l’edificio di una chiesa resterai deluso. Se avessi visitato l’alto solaio qualche ora dopo il soffiare del vento, il fuoco caduto dal cielo, e l’edificio scosso, cercando di esperimentare qualcosa di miracoloso, saresti rimasto deluso.

Vedi, il vento dello Spirito soffiò tutte quelle persone fuori nelle strade, nei mercati! Avresti potuto chiedere: “Dov’è il risveglio, il vento soprannaturale? Posso vedere qualcuna di quelle lingue di fuoco?” e ti avrebbero portato fuori dai 120 testimoni nelle strade, che predicavano Gesù nella potenza dello Spirito Santo! Ecco dov’era il risveglio, e dove è ancora! Ecco l’effusione! Il vento, il fuoco, lo Spirito, ora è nei testimoni di Dio!

martedì 23 novembre 2010

IL FONDAMENTO DELLA VERA FEDE

L’unico momento in cui la pazienza di Dio si esaurisce con noi è quando continuiamo a rifiutarci di accettare quanto Egli ci ami.

Molti cristiani oggi sono ritornati in un deserto che essi stessi si sono creati. Non hanno gioia, non hanno vittoria. A guardarli, penseresti che Dio li abbia abbandonati da tempo. No, Egli li ha semplicemente lasciati a sé stessi, alle loro lamentele e mormorii.

Grazie a Dio, Giosuè e Caleb entrarono nella terra promessa, ed essi furono come alberi verdeggianti nella casa di Dio fino ai loro ultimi giorni di vita. Erano uomini di potenza e visione, perché sapevano di essere preziosi per Dio.

Anche tu sei prezioso per il Signore, a discapito dei tuoi problemi e dei tuoi fallimenti. Puoi essere un albero verdeggiante nella casa di Dio, proprio come lo furono Giosuè e Caleb.

Resta semplicemente saldo sulle promesse della Parola di Dio: “L'Eterno fu il mio sostegno, e mi trasse fuori al largo; egli mi liberò perché mi gradisce” (Salmo 18:19).

Questo è il fondamento della vera fede!

lunedì 22 novembre 2010

TU SEI IL TESORO DI DIO

La Parola dice: “La moglie di un altro dà la caccia all'anima preziosa di un uomo” (Proverbi 6:26). L’adultera di cui si parla in questo verso è Satana, ed egli dà la caccia a coloro che sono preziosi per Dio.

La Bibbia ce ne offre una vivida illustrazione in Numeri 13 e 14. Israele aveva inviato dodici spie per perlustrare la terra promessa. Quando le spie tornarono, dopo quaranta giorni, dieci di loro seminarono tre bugie nei cuori del popolo di Dio: (1) “Ci sono troppe persone nel paese; sono troppo forti per noi” (2) “Le città sono troppo fortificate; le fortezze sono inespugnabili” e (3) “Ci sono giganti nel paese, e non c’è scampo per noi. Non c’è speranza! È finita!”

Queste bugie fecero cadere Israele nello sconforto. La Scrittura dice che il popolo passò una notte di disperazione. “Allora tutta l'assemblea alzò la voce e diede in alte grida; e quella notte il popolo pianse” (Numeri 14:1). Più di 2 milioni di persone stavano piangendo, lagnandosi, lamentandosi, totalmente concentrati sulla loro debolezza ed incapacità. I loro lamenti di incredulità bombardarono il cielo.

Amato, il diavolo oggi scaglia le stesse tre bugie contro il popolo di Dio. “Le tue prove sono troppo numerose. Le tue tentazioni sono troppo forti. Sei troppo debole per resistere alla potenza che sta venendo contro di te”.

La parola che Dio pronunciò ad Israele è anche per noi oggi: “sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare, poiché tutta la terra è mia” (Esodo 19:5). “poiché tu sei un popolo santo all'Eterno, il tuo DIO, e l'Eterno ti ha scelto per essere un popolo suo, un tesoro particolare [prezioso, speciale] fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra” (Deuteronomio 14:2).

Giosuè e Caleb ricevettero una rivelazione della loro preziosità agli occhi di Dio. Essi sapevano che Israele era speciale per il Signore. Questa era la chiave per il loro spirito fiducioso.

Giosuè disse: “Se l'Eterno si compiace con noi, ci condurrà in questo paese e ce lo darà” (Numeri 14:8). In altre parole, “Poiché Egli si diletta in noi, il paese è come se fosse già nostro”.
Questa è la stessa rivelazione che ricevette Davide: “Egli mi condusse fuori e mi liberò – perché egli si compiace con me”. Allo stesso modo, oggi ogni cristiano vittorioso possiede la stessa rivelazione dal proprio Padre celeste. “Non possiamo fallire! Tutti i nostri nemici saranno cibo per noi, perché noi siamo preziosi per il Signore”.