giovedì 31 dicembre 2015

NON DI QUESTO MONDO

Gesù disse, “Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia” (Giovanni 15:18-19).

Questi versi colpiscono dritto al cuore del motivo per cui siamo odiati. Quando siamo stati salvati, siamo “usciti dal mondo” e abbiamo accettato la missione ad insistere che anche altri “escano dal mondo”.

“Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come neppure io sono del mondo” (Giovanni 17:14).

“Ma poiché non siete del mondo…perciò il mondo vi odia” (Giovanni 15:19). Cristo sta in pratica dicendo, “Il mondo vi odia perché vi ho chiamati fuori dalla vostra condizione e ciò significa che vi ho chiamati fuori dalla loro compagnia. Ma Io non vi ho solo chiamati fuori, vi ho poi mandati a chiamare tutti gli altri ad uscirne”.

Lo spirito anticristo protestante opera per ostacolare la separazione dei cristiani dal mondo. Fa sembrare ai credenti possibile restare nel mondo e continuare a considerarsi cristiani.

Ti chiederai, “Cosa intende dire Gesù quando dice ‘il mondo ’”?

Egli non sta parlando solo di concupiscenze mondane, follia del piacere, pornografia o adulterio. No, “il mondo” al quale Cristo si riferisce non è una qualche lista di consuetudini malvagie. Quella è solo una parte di esso.

“Il mondo” del quale Gesù parla è la riluttanza ad arrendersi alla Sua signoria. In breve, mondanità è qualsiasi tentativo di mischiare Cristo alla propria volontà.

Vedi, quando ci arrendiamo alla signoria di Cristo, ci avviciniamo a Gesù e siamo condotti dallo Spirito Santo, passo dopo passo, in un cammino di purezza e integrità. Iniziamo ad apprezzare il Suo santo rimprovero.

mercoledì 30 dicembre 2015

LA POTENZA DELLA PRESENZA DI GESÙ

Non posso parlare per gli altri pastori, posso solo parlare per ciò che io conosco. E per cinquant’anni ho predicato ad alcuni dei peccatori più incalliti e malvagi sulla terra: drogati, alcolizzati, prostitute. Eppure ti dico che questi peccatori sono molto meno resistenti alla verità del vangelo di quanto non lo siano molti seduti fra i banchi di chiesa, ciechi alla loro condizione.

Migliaia di persone che frequentano la chiesa regolarmente in tutta l’America sono più induriti di chiunque si trovi per le strade. E nessun vangelo comodo, delicato e detto a mezza bocca abbatterà le mura della loro malvagità.
Saulo da Tarso era proprio un religioso indurito di questo tipo. Fariseo fra i farisei, una figura integra in una società altamente religiosa. A Saulo non mancava niente di tutto questo. Gesù dunque andò a quest’uomo facendo un sondaggio, chiedendogli cosa gli sarebbe piaciuto vedere durante una funzione in sinagoga?

No! Saulo fu colpito e scaraventato a terra da una luce accecante, una vera esplosione della presenza di Cristo. Fu un incontro penetrante, brusco, che espose il cuore di Saul, puntando dritto al suo peccato (cfr. Atti 9:1-9).

Come ministro del vangelo di Cristo, devo fare lo stesso. È compito mio convincere uomini e donne del loro peccato. Devo avvertirli del pericolo che li attende se continuano nel loro modo di vivere. E nessuna lusinga o adulazione o cercare di farmi piacere da loro cambierà la loro condizione.

In parole povere, sono chiamato a condurre le persone ad abbandonare tutto per seguire pienamente un Cristo che trovano poco attraente. Solo lo Spirito Santo in me può compiere questo. “Poiché io non mi sono tratto indietro dall'annunziarvi tutto il consiglio di Dio” (Atti 20:27).

Non fraintendere quello che sto dicendo. Io predico la misericordia, la grazia e l’amore di Cristo alle persone. E lo faccio con lacrime. Ma l’unica cosa che perforerà le mura erette da gente indurita è un’esplosione della presenza di Gesù, che deve provenire dalle labbra di pastori e credenti contriti, che pregano.

martedì 29 dicembre 2015

LA MISSIONE DI CRISTO

Una chiesa accettata e approvata dal mondo è una contraddizione in termini, perché è impossibile. Secondo Gesù, qualsiasi chiesa amata dal mondo è del mondo, e non di Cristo.

“Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia” (Giovanni 15:19).

La mia vita è stata grandemente influenzata dagli scritti di George Bowen, un missionario presbiteriano che lavorò in India dal 1848 al 1888. Bowen rinunciò al sostegno missionario per trasferirsi in un quartiere degradato e vivere come i nativi. Visse un’esistenza frugale, in grande povertà, ma grazie a quella scelta lasciò dietro di sé la testimonianza della vera potenza di vivere in Cristo. 


Quest’uomo pio avvertì che sarebbe arrivato uno spirito anticristo, che egli identificò come “lo spirito della società moderna”. Secondo Bowen, questo spirito si sarebbe infiltrato nella chiesa protestante portando la mentalità, i metodi e la moralità della società attuale.

Lo spirito dell’anticristo avrebbe proseguito ad avere influenza finché la società e la chiesa non si sarebbero più differenziate. Col tempo, il mondo avrebbe perso il suo odio per la Chiesa di Cristo e i veri credenti. Avrebbe smesso di perseguitarla e la Chiesa sarebbe stata amata e accettata dal mondo. Una volta che ciò fosse accaduto, scrisse Bowen, questo spirito anticristo avrebbe preso il trono.

Diversi anni fa, quando in Iraq si aprirono le porte ad organizzazioni cristiane umanitarie, il New York Times pubblicò un articolo spregiativo. C’era da aspettarselo da un giornale liberale e secolare. Avrebbero potuto applaudire la distribuzione di cibo in Iraq, ma sicuramente non la predicazione di Cristo.

L’articolo menzionava uno studioso protestante che si era rivelato cruciale in quest’impresa. L’aveva completamente condannata, dicendo che la chiesa dovrebbe farsi gli affari suoi; sembrava proprio imbarazzato che la chiesa stesse evangelizzando. Ecco, questa è una mentalità mondana!

Più ci avviciniamo alla missione di Cristo – di predicare il vangelo come Lui ha ordinato – più saremo disprezzati dal mondo.

lunedì 28 dicembre 2015

NON TORNARE IN EGITTO by Gary Wilkerson

Abrahamo compì gesta meravigliose, guidato da Dio nella pienezza delle Sue benedizioni. In seguito, tuttavia, quando le circostanze peggiorarono, Abrahamo perse la concentrazione sulla gloria di Dio e finì per fare affidamento sulle proprie risorse: “Or venne nel paese una carestia e Abramo scese in Egitto per dimorarvi, perché nel paese vi era una grande carestia” (Genesi 12:10).

La storia mostra che l’Egitto fosse l’ultimo poso nel quale Abrahamo avrebbe dovuto recarsi. Lungo il viaggio mise a repentaglio la vita della moglie; la dovette lasciare nelle mani di un re ostile per un tempo, mentendo a manipolando la realtà per salvarsi. Quest’uomo aveva confidato pienamente in Dio fino a quel punto, perché non confidò in Dio per essere soccorso nell’avversità?

Forse ti accadono cose simili nelle tue crisi. Quando la vita si fa dura – nelle tue finanze, la tua salute, la tua famiglia – tieni lo sguardo fisso sulla gloria di Dio in tutto questo? Se sei mai “andato in Egitto” per ottenere aiuto in momenti simili, sai quanto tale sforzo risulti esanime. Spesso il problema si complica e ad esso si aggiunge vergogna e disperazione.

Quello che voglio dire è: la nostra separazione dal mondo non avviene attraverso i nostri sforzi o le nostre capacità; essa avviene mediante una rivelazione da Dio – e la Sua gloria resta con noi persino nei momenti difficili. Considera il profeta Isaia. Quando entrò nel tempio, vide la gloria di Dio “Io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio” (Isaia 6:1). Quella santa visione fece prostrare Isaia con la faccia a terra in umile riverenza: “Ahimé! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l'Eterno degli eserciti!” (6:5).

In quel momento, Isaia riconobbe la separazione di Dio. Il Signore gli disse, “Ti ho separato per i Miei propositi santi. Ti sto mandando a predicare la Mia Parola a un popolo corrotto. Essi ti resisteranno, ma riuscirai a sopportarlo perché hai visto la Mia gloria. Quando si rivolgeranno a te, non dovrai ‘andare in Egitto’, perché hai visto la natura del Dio che ti ha chiamato”.

sabato 26 dicembre 2015

LE BRACCIA ETERNE by Claude Houde

Dio non rifiuterà mai un cuore sincero che torna a Lui per ricostruire un'area della propria vita spirituale che è stata distrutta! Voglio condividere con voi una promessa. Credici, meditaci, tienila stretta a te e vicina al tuo cuore. Le promesse sono lettere d'amore da parte di Dio, destinate a te, scritte tenendoti alla mente sulle pagine della Sua fedeltà con l'inchiostro del Suo sangue offerto per te.

“Nessuno è pari al Dio di Iesurun che, sul carro dei cieli, corre in tuo aiuto, che, nella sua maestà, avanza sulle nubi. Il Dio eterno è il tuo rifugio; e sotto di te stanno le braccia eterne (Deuteronomio 33:26-27).

Quando hai commesso i tuoi sbagli peggiori e le tempeste infuriano; quando ti vergogni di te stesso e vorresti scomparire; quando sei caduto così in basso da tener basso anche lo sguardo, proprio lì infondo troverai sempre le braccia eterne. Quando hai deciso di mollare ed i tuoi amici più cari non riescono a credere a ciò che hai fatto; quando tutti ti hanno lasciato e non riesci nemmeno a guardare in alto, anche lì in mezzo a tutta quella confusione troverai le Sue braccia eterne. Anche quando impiegherai tutte le tue forze solo per riuscire a prendere la prima più piccola pietra per ricostruire il tuo altare, quando il tuo tentativo di ritornare a Dio ed alla Sua chiamata per la tua vita sembra essere così futile, ridicola e davvero senza speranza alcuna, sentirai sempre la Sua voce parlare a te e per te. "Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità. Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra" (Isaia 42:3-4).

Quando la nostra fede è forte ed il nostro altare è giusto; quando stiamo ritti davanti a Dio con tutta la passione ed il nostro impegno, con i nostri occhi che guardano in alto verso il cielo, in questi momenti non è difficile credere che le Sue braccia possano sostenerci. Sperimentiamo momenti di grazia e risposte meravigliose alla preghiera e la Sua presenza è così vicina e reale. Riusciamo a fare cose che ci sorprendono e ci riempiono di una lode stupenda ed appassionata. La Sua faccia è così vicina che sentiamo di poterLo quasi Toccare; la Sua parola è dolce e ci fa andare avanti.


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Claude Houde è il pastore della chiesa Nuova Vita a Montreal, Canada. Sotto la sua guida la Chiesa Nuova Vita è cresciuta da una decina di persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese protestanti hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 25 dicembre 2015

DIO NON HA FINITO

Ti chiedo, caro santo, se ci sia qualche rimpianto nella tua vita. Un’aspettativa delusa ti addolora? Qualcosa ti ha offeso in Cristo? L’hai invocato per ricevere aiuto ma non è venuto in tempo? Hai pregato tanto per un figlio non salvato senza risultati visibili? Ti senti imprigionato in un matrimonio o un lavoro difficile ma non è cambiato niente nonostante anni di preghiera? Le tue richieste sembrano essere cadute nel vuoto?

Proprio in questo momento, Satana vuole che tu sia impaziente. Vuole renderti ansioso riguardo le promesse di Dio per la tua vita, la tua famiglia, il tuo futuro, il tuo ministero. Egli è all’opera per convincerti che Dio sia troppo lento, che abbia ignorato le tue richieste, che ti abbia lasciato indietro. Il nemico vuole portarti al punto in cui sei pronto a rinunciare a ogni fiducia nel Signore.

È proprio qui che Satana condusse Giovanni Battista. Eppure Giovanni fece la cosa giusta nel momento del dolore: portò il suo dubbio direttamente a Gesù, il quale seppe subito che Giovanni stesse chiedendo aiuto. Gesù amava talmente tanto quest’uomo da dargli esattamente ciò di cui aveva bisogno. Come risultato, credo che Giovanni non diede mai più voce alla propria impazienza. Sono convinto che quando Giovanni si trovò davanti al suo carnefice, le sue ultime parole furono, “Gesù è il Cristo, l’Agnello di Dio. E io sono Giovanni, la voce che grida nel deserto. Per la grazia e la potenza di Dio, ho raddrizzato i Suoi sentieri”.

Allo stesso modo, amato, Dio sta compiendo un’opera in te ed Egli completerà quell’opera perfetta nella tua anima. Il tuo compito è solo quello di resistere in fede. Allora, quando avrai resistito, sarai in grado di dire: “Cristo è risorto e siede sul trono. Io sono il Suo amato e non ho rimpianti. Egli ha soddisfatto ogni mia aspettativa”.

“Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento” (Filippesi 4:6).

giovedì 24 dicembre 2015

CREDENTI IMPAZIENTI

Il diavolo sembrava avvertire impazienza in Giovanni Battista, mentre questi si trovava in prigione, prima della sua morte. L’impazienza è l’incapacità di aspettare o sopportare con calma le afflizioni. E quando diventiamo impazienti con Dio – ansiosi di ricevere da Lui risposte – e mischiamo impazienza e fede, il nostro atteggiamento nella preghiera diventa “un incenso strano” al Signore. Esso pervade il nostro essere, il Suo tempio, con un odore nauseante. E invece di far salire un incenso di preghiera d’odore soave, emaniamo un odore fetido. Satana percepisce quest’aroma immediatamente.

I credenti impazienti si scandalizzano quando vedono Dio compiere miracoli intorno a loro ma non nelle loro vite. Si scandalizzano per ciò che credono essere la lentezza di Dio nel rispondere loro e, col tempo, si sentono trascurati e imprigionati. Ebrei ci dice che tale impazienza è una forza di pigrizia spirituale: “Affinché non diventiate pigri, ma siate imitatori di coloro che mediante fede e pazienza ereditano le promesse” (Ebrei 6:12). Ci viene detto di seguire l’esempio di Abrahamo: “Avendo aspettato con pazienza, ottenne la promessa” (6:15).

La Scrittura inoltre ci dice che, “La Parola di Dio provò [Giuseppe]”. Allo stesso modo oggi, le promesse di Dio a volte possono metterci alla prova e, se non aggiungiamo pazienza alla nostra fede durante queste prove, finiremo per sentirci offesi da Dio. Proverbi 18:19 afferma, “Un fratello offeso è come una città forte; e le liti come le sbarre di una fortezza”. Il termine ebraico qui usato per offeso indica “separarsi, apostatare”. In altre parole, quando ci sentiamo offesi da Dio, c’è il pericolo di andare completamente fuori strada nella fede e più restiamo aggrappati alla nostra offesa, più diventa difficile liberarsi dalle sbarre d’incredulità della prigione che ci siamo creati.

Ad ogni modo, Giacomo 1:2-4 ci offre la cura: “Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia in voi un'opera perfetta, affinché siate perfetti e completi, in nulla mancanti”.

mercoledì 23 dicembre 2015

NESSUN RIMPIANTO

Gesù espose uno dei metodi maggiori del nemico per far inciampare il popolo di Dio quando diede questo messaggio a Giovanni: “Beato è colui che non si sarà scandalizzato di me!” (Matteo 11:6). Il termine scandalizzato in greco indica “intrappolato, incastrato, irretito”. Credo che Gesù stesse teneramente avvertendo Giovanni, “Mi chiedi se sono Colui che hai proclamato. Giovanni, ma non vedi cosa sta succedendo? Satana non ce l’ha con Me, sta mettendo una trappola per te con quella domanda”.

Cristo Stesso aveva attraversato la stessa prova durante i Suoi quaranta giorni nel deserto e ora diceva a Giovanni, “Il diavolo ti sta ingannando, sta cercando d’intrappolarti, ma non puoi intrattenere le sue bugie. Dice che Io non sia chi dico di essere ma non devi cadere in questa trappola satanica”.

Lascia che ti chieda: Cosa pensi ci sia in gioco nella frase di Gesù, “scandalizzato di me?” Cosa rende queste tre parole così potenti? È il fatto che Gesù conosceva le conseguenze che Giovanni avrebbe vissuto se avesse ceduto alla menzogna di Satana. Sapeva cosa sarebbe accaduto se quest’uomo pio avesse iniziato a dubitare su chi Cristo fosse.

Vedi, tutto ciò che Satana doveva fare era ingannare Giovanni con due parole – due parole che avrebbero smantellato velocemente tutte le profezie date secoli prima. Tutto il buono che Dio aveva compiuto in e attraverso Giovanni si sarebbe dissolto e la fede di migliaia di persone, incluse le generazioni a venire, avrebbe naufragato. Quali erano le due parole che Satana voleva far dire a Giovanni? “Lo rimpiango”.

Il termine “rimpianto” indica “dolore per aspettative deluse”. Rimpiangere è come dire, “Le mie speranze non si sono adempiute”. In breve, è l’affermazione che confuta la fede.

Credo tuttavia che Giovanni non arrivò mai a quel punto, anzi, ricevette il messaggio di Gesù, la cui essenza esprimeva: “Giovanni, ti attende una benedizione di fede e rassicurazione se resisterai alle bugie di Satana. Non permettere all’incredulità riguardo a chi Io sia di radicarsi in te. Se lo farai, dubiterai anche di te stesso e di tutto quello che Dio ha fatto nella tua vita”.

martedì 22 dicembre 2015

LE PROMESSE DI DIO

Le promesse di Dio sono volte ad edificare le nostre aspettative a Suo riguardo. Dobbiamo proclamare la Sua parola come la promessa granitica di un Padre amorevole e potente ai Suoi figli. Eppure spesso, quando non vediamo la Sua Parola adempiersi secondo i nostri piani, il nemico inonda le nostre menti con dubbi sulla fedeltà di Dio. Lo scopo di Satana è semplice: derubarci di ogni fiducia nel Signore.

Sono convinto che il diavolo cercò di far sorgere ogni sorta di dubbio in Giovanni Battista quando si trovò in prigione. Lo immagino sussurrare nelle orecchie di Giovanni: “Sì, questo Gesù è un sant’uomo, ma è solo un altro profeta che compie miracoli e fa opere buone. Se è il Messia, allora perché ti trovi in un bisogno simile? Perché non ha mantenuto la Sua parola secondo Isaia e gli altri profeti? E perché la tua stessa predicazione non ha funzionato per te stesso?”

Satana oggi usa le stesse bugie ed inganni contro di noi. Il suo obiettivo è quello di piantare semi di dubbio dentro di noi riguardo la Parola di Dio, le Sue promesse, il Suo diletto in noi. Il nemico sussurra: “Dici che il tuo Padre celeste sia un Dio di miracoli, il Dio dell’impossibile, che ascolta le tue richieste prima ancora che tu glielo chieda. Allora perché tutta questa sofferenza? Perché tutto questo silenzio dal cielo? Perché non c’è uno straccio di prova che Dio abbia udito il tuo grido?

“Guardati intorno. Tutti gli altri ricevono risposte alle loro preghiere tranne te. Sei bloccato in un matrimonio inconcludente. Preghi che i tuoi figli siano salvati ma non cambia niente. Per anni hai predicato la fedeltà di Dio agli altri, allora perché non ha funzionato per te? Perché ti ha lasciato impantanato in questa condizione terribile?”

Una prova certa del fatto che l’incredulità si sia radicata nell’anima è quando smetti di pregare per quello che una volta credevi che Dio potesse fare. Non porti più i tuoi pesi a Lui, non vai più a Lui con fede. In breve, non sei più disposto a lasciargli fare a modo Suo nella tua vita.

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” (Matteo 7:7).

lunedì 21 dicembre 2015

FELICEMENTE SEPARATO by Gary Wilkerson

Abrahamo non era né cristiano né ebreo. Per quanto ne sappiamo, non aveva alcuna storia alle spalle con Dio. Un giorno però Dio gli comandò, “Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò” (Genesi 12:1). Così, Abrahamo fece i bagagli e partì!

Tutti noi riveriamo Abrahamo come padre della fede, ma la sua storia è in realtà abbastanza strana. Vediamo un uomo che aveva tutto – benessere ed eredità, una moglie meravigliosa e abbondanza di bestiame e terre. Tuttavia, sorprendentemente, quando una voce gli disse “Alzati e vattene”, egli vi prestò ascolto. Si separò volutamente da tutto ciò che conosceva, persino dalle cose buone, per seguire Dio.

Ora, fatemi chiedere a chi è sposato: trovereste strano se il vostro coniuge dicesse che una voce gli ha detto di lasciare il lavoro, la casa e ogni bene e trasferire la famiglia in un altro stato senza alcuna garanzia di sostegno o entrata? Anche se dicesse che si tratti di Dio? Forse saresti disposto ad andare – ma non saresti tentato di chiamare uno psichiatra prima?

Cosa spinse Abrahamo a fare un passo simile? Cosa potenziò una separazione tanto netta? Uno sguardo a Stefano, in Atti 6 e 7, fornisce qualche aiuto. Stefano era chiaramente separato per gli scopi di Dio, operava prodigi e miracoli nel nome di Cristo nella chiesa primitiva, eppure ciò lo mise nei guai coi capi religiosi. Stando davanti a loro durante il processo, predicò, “Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentre egli era in Mesopotamia” (Atti 7:2).

Stefano stava in realtà dicendo, “Siete offesi dalla mia fede? Beh, è iniziato tutto quando nostro padre Abrahamo si lasciò dietro ogni dipendenza dalle cose di questo mondo per seguire Dio. Una volta che contemplò la gloria del Signore, si separò felicemente da tutto ciò che conosceva!”

Molti di voi che state leggendo sapete di cosa parlasse Stefano. Quando avete incontrato Cristo per la prima volta, avete realizzato, “Ho appena sperimentato qualcosa che non avevo mai vissuto prima. Non avevo mai conosciuto questo tipo di gioia. Non avevo mai sperimentato tanta meraviglia. So per certo di essere su terra santa”.

sabato 19 dicembre 2015

ANDARE DRITTI AL CUORE DI CRISTO by Nicky Cruz

Quando penso a quanto Dio sia stato tenero e compassionevole verso di me durante il ritorno a casa per seppellire mia madre, molte volte mi sento sopraffatto dalla Sua bontà e misericordia. Spesso quando avevo più bisogno di conforto Lui era lì accanto a me, mi abbracciava e mi sussurrava “non ti preoccupare, Nicky. Tua madre è con me”. Trovavo un riparo ed un conforto più grandi fra le braccia di Dio di quanto avessi mai trovato sulla terra.

Nei momenti di bisogno, andavo dritto al cuore di Cristo ed Egli mi abbracciava, come aveva sempre fatto durante i momenti bui e solitari. Questa è la relazione che ho con Gesù. Si basa su quanto Lui mi faccia capire quanto tiene a me, quanto si curi di tutti coloro che dipendono da Lui, di coloro che lo amano e lo accettano come Fratello.

Mi fa ricordare a quando i miei bambini erano molto piccoli. C'erano volte in cui giocavano sul tappeto e si facevano male al dito con un giocattolo. Cominciavano a piangere ed io correvo da loro per vedere cosa fosse successo. Mi chinavo verso di loro ed aprivo le mie braccia dicendo: “fai vedere a Papà. Fatti dare un bacio lì dove ti sei fatto male”.

Loro venivano immediatamente verso di me e si facevano prendere in braccio. Io li abbracciavo, li baciavo e li confortavo. “Non ti preoccupare”, gli sussurravo dolcemente all'orecchio, “papà è qui, andrà tutto bene”.

Questo è il tipo di relazione che Lui vuole avere con ognuno di noi. È questo il Dio che serviamo. La Sua compassione è così profonda, vasta e non ha limiti. Il Suo amore è così reale e vibrante quanto la nebbia mattutina o il cielo all'imbrunire. “In te confido, o Signore”, scrisse Davide. “Sii per me una rocca in cui trovo scampo, una fortezza dove io possa sempre rifugiarmi... Tu sei stato il mio sostegno fin dal grembo materno, tu m’hai tratto dal grembo di mia madre; a te va sempre la mia lode” (Salmo 71:1, 3, 6).

Davide comprese che senza la misericordia di Dio e la Sua compassione, la sua vita non sarebbe stata degna di essere vissuta. Non serviva solo il Dio dell'universo, ma aveva una relazione reale con un Padre amorevole e pieno di grazia. Fu questo a renderlo diverso dagli altri re e Giudei di quel periodo. Era questo a renderlo così potentemente caro a Dio.

Ed è così che Dio vuole essere visto da tutti i Suoi figli.

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Nicky Cruz, evangelista di fama internazionale ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimine dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne per la prima volta raccontata ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo vendutissimo libro Run, Baby, Run.

venerdì 18 dicembre 2015

L’AMORE DI DIO

Davide ascoltò la parola di Dio da parte del profeta Natan, si ravvide e obbedì. Di conseguenza, trascorse il resto della sua vita accrescendo la sua conoscenza di Dio. Il Signore portò grande pace nella vita di Davide e alla fine, ogni suo nemico fu messo a tacere.

Tuttavia, le prove più chiare del ristoro che Dio portò nella vita di Davide è proprio la sua testimonianza. Leggi cosa scrisse poco prima di morire: 

  • “L'Eterno è la mia rocca, la mia fortezza e il mio liberatore, 3 il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio, il mio scudo, la potenza della mia salvezza, il mio alto rifugio, il mio asilo. O mio salvatore…” (2 Samuele 22:2-3). Non è la testimonianza di qualcuno che ha fatto una brutta fine. 
  • “Egli udì la mia voce…mi prese, mi trasse fuori dalle grandi acque…e mi trasse fuori al largo; egli mi liberò perché mi gradisce” (2 Samuele 22:7, 17, 20). Anche dopo tutto quello che Davide fece per dispiacere al Signore, poté dire, “il Signore mi gradisce”.
Il motivo per cui Davide sarà sempre ricordato come “l’uomo secondo il cuore di Dio” è perché si ravvide prontamente e genuinamente dai suoi peccati. Proverbi ci dice:
  • “Chi dà ascolto alla riprensione sarà onorato” (Proverbi 13:18). Dio ti onorerà se amerai e obbedirai a un santo rimprovero. 
  • “Non hanno voluto accettare il mio consiglio e hanno disprezzato ogni mia riprensione. Perciò si ciberanno del frutto della loro condotta…Poiché lo sviamento dei semplici li uccide e la falsa tranquillità degli stolti li fa perire” (Proverbi 1:30-32). Se farai orecchio da mercante a un santo rimprovero, ciò finirà col distruggerti. 
  • “Le correzioni dell'ammaestramento sono la via della vita” (Proverbi 6:23). In parole semplici, la parola di Dio, che convince, porta vita.
Se in questo momento sei investigato dalla Parola di Dio – se il Suo Spirito non ti sta permettendo di accomodarti nel tuo peccato – allora è la misericordia che ti viene mostrata. È il profondo amore di Dio all’opera, che ti corteggia per uscire dalla morte ed entrare nella vita.

Gli risponderai come fece Davide? Se è così, conoscerai vero ristoro e riconciliazione. E Dio ti ridarà tutto quello che il nemico ha rubato.

giovedì 17 dicembre 2015

IL SIGNORE PROMETTE DI RISTORARE

È vero che il re Davide pagò delle gravi conseguenze per il suo peccato; infatti, profetizzò giudizio a sé stesso. Disse al profeta Natan che il ricco che aveva rubato l’agnella del povero avrebbe dovuto restituire quattro volte tanto (cfr. 2 Samuele 12:5-6). E fu proprio ciò che accadde nella vita di Davide: il bambino che Bath-Sceba diede alla luce morì in pochi giorni e tre degli altri figli di Davide – Ammon, Absalom e Adonija – ebbero morti tragiche e precoci. Dunque, Davide davvero pagò per il suo peccato con quattro dei suoi agnelli.

Tuttavia, la Bibbia mostra chiaramente che ogniqualvolta ci rivolgiamo al Signore con un ravvedimento genuino e sincero, Dio risponde portando una riconciliazione e un ristoro assoluto. Non dobbiamo fare la fine di Saul, che discese nella pazzia e nel terrore. Né dobbiamo “svanire” dalla vita, restando a guardare in quieta vergogna finché il Signore non ci porta a casa. Al contrario, il profeta Gioele ci assicura che Dio interviene immediatamente quando ci rivolgiamo a lui: “Stracciate il vostro cuore…e tornate all'Eterno, il vostro Dio, perché egli è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di grande benignità, e si pente del male mandato” (Gioele 2:13).

Sorprendentemente, Dio poi ci dona un’incredibile promessa: “Vi compenserò delle annate che hanno divorato la cavalletta…E voi mangerete in abbondanza e sarete saziati, e loderete il nome dell'Eterno, il vostro Dio, che per voi ha fatto meraviglie, e il mio popolo non sarà mai più coperto di vergogna” (Gioele 2:25-26). Il Signore promette di ristorare ogni cosa.

Sappi che quando questa profezia fu data, Dio aveva già pronunciato un giudizio contro Israele, ma il popolo si ravvide e Dio disse, “Ora compirò cose meravigliose per voi. Ristorerò tutto ciò che il diavolo ha rubato”.

Amato, le tenere compassioni di Dio consentono persino al peggiore dei peccatori di dire, “Non sono un drogato. Non sono un alcolizzato. Non sono un adultero. Sono un figlio del Dio vivente, con ogni diritto di avere il paradiso nella mia anima. Non vivo più sotto la condanna, perché il mio passato mi è completamente alle spalle. E non devo più pagare per i miei peccati passati, perché Gesù ha pagato il prezzo per me. Inoltre, Egli ha detto che ristorerà ogni cosa nella mia vita”.

mercoledì 16 dicembre 2015

CREA IN ME UN CUORE PURO

Se non ci fosse stato un profeta come Natan – se non ci fosse stata alcuna parola profetica penetrante – Davide avrebbe potuto fare la fine di Saul: spiritualmente morto, senza la guida dello Spirito Santo, avrebbe perso ogni intimità con Dio.

Nell’ascoltare l’amorevole seppur tagliente parola da parte di Natan, Davide ricordò il momento in cui un re precedente era stato avvertito da un profeta. Davide conosceva bene gli avvertimenti del profeta Samuele a re Saul e conosceva la risposta incompleta di Saul, il quale confessò “ho peccato”. (Non credo che Saul abbia gridato dall’anima, come fece Davide, “Io ho peccato contro l’Eterno!”)

Davide vide coi suoi occhi i cambiamenti rovinosi che Saul visse. Il re una volta consacrato e guidato dallo Spirito rifiutò ripetutamente le Sue parole di rimprovero, proferite da un santo profeta. Presto Saul iniziò a camminare nella propria volontà, nell’amarezza e nella ribellione. Infine, lo Spirito Santo si allontanò da lui: “Poiché hai rigettato la parola dell'Eterno, anch'egli ti ha rigettato come re” (1 Samuele 15:23). “L’Eterno…si dipartì da Saul” (18:12) e Saul finì per rivolgersi a una medium per ricevere guida. Le confessò, “Dio si è allontanato da me, e non mi risponde più né mediante i profeti né attraverso i sogni; perciò ti ho chiamato perché tu mi faccia sapere cosa devo fare” (1 Samuele 28:15).

Davide ricordò tutta la pazzia, la bruttura e il terrore che circondavano quest’uomo, che aveva azzittito la parola di Dio. Improvvisamente, la verità gli trafisse il cuore: “Dio non fa riguardo alla persona. Io ho peccato, proprio come Saul e ora ecco un altro profeta, in un altro momento, che mi dona una parola da parte di Dio, come Samuele la diede a Saul. Oh, Signore, ho peccato contro te! Ti prego non togliermi lo Spirito tuo Santo, come hai fatto con Saul”.

Davide scrisse, “Poiché riconosco i miei misfatti, e il mio peccato mi sta sempre davanti. Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi…Purificami…Crea in me un cuore puro…Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito” (Salmo 51:3-4, 7, 10-11).

martedì 15 dicembre 2015

DIO CI MOSTRA IL SUO AMORE

Credo che uno dei maggiori doni di misericordia da parte di Dio alla Sua Chiesa siano i Suoi ministri fedeli , che ci riprendono amorevolmente per i nostri peccati. So che come pastore amorevole, devo badare al mio tono, ma non posso scusarmi di predicare una verità convincente. Cosa accade alla Chiesa quando i pastori non mostrano più alle persone le loro iniquità? Considera dove sarebbe finito il Re Davide se non avesse avuto Natan a mostrargli la sua malvagità (cfr. 2 Samuele 12).

Devi comprendere che Natan aveva visto Davide perdere le staffe parecchie volte, quindi era ben consapevole che il potente re avrebbe potuto ucciderlo in qualsiasi momento. Natan avrebbe potuto dire, “Sarò solo un amico per Davide. Pregherò per lui e ci sarò quando avrà bisogno di me, ma devo confidare che sia lo Spirito Santo a convincerlo”. Cosa sarebbe successo allora?

Credo che senza la parola convincente di Natan, Davide sarebbe caduto sotto il peggior giudizio noto all’umanità – il giudizio di vedere Dio abbandonarti al tuo peccato, cessando ogni opera dello Spirito Santo nella tua vita. Eppure questo è esattamente ciò che oggi sta accadendo a molti cristiani. Essi scelgono di ascoltare solo predicazioni dolci, che rassicurano la carne. Dove non c’è una parola che convince, non può esserci un dolore santo per il peccato. Dove non c’è santo dolore per il peccato, non può esserci ravvedimento. E dove non c’è ravvedimento, c’è solo durezza di cuore.

L’apostolo Paolo scrisse alla chiesa di Corinto: “Ora mi rallegro, non perché siete stati rattristati, ma perché siete stati rattristati a ravvedimento, poiché siete stati rattristati secondo Dio…La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento” (2 Corinzi 7:8-9). Paolo disse che il suo grido contro il peccato dei corinti produceva una tristezza santa in loro, che li avrebbe condotti al ravvedimento. In cambio, ciò produsse in loro un odio per il peccato, un santo timore di Dio e il desiderio di vivere rettamente. Ma tutto questo non sarebbe mai successo se non avesse predicato una parola tagliente, penetrante e convincente.

Il motivo per cui Paolo parlò con tanta forza ai corinzi fu “affinché la nostra premura per voi fosse manifestata in mezzo a voi davanti a Dio” (7:12). In altre parole, “Non cercavo di intimidirvi o condannarvi. Ho esposto il vostro peccato affinché vediate quanto vi amo e ho cura di voi. Quando lo Spirito Santo bussa al tuo cuore, a volte suona come un martellamento duro, ma in realtà è Dio che vi sta mostrando la Sua amorevole cura”.

lunedì 14 dicembre 2015

VALORI DEL REGNO by Gary Wilkerson

Fino a pochi anni fa, la separazione è stata una caratteristica peculiare della Chiesa di Cristo. Essere appartati era un chiaro comandamento dalla Parola di Dio e faceva parte della chiamata di ogni cristiano. Oggi però sembra esserci davvero poca differenza tra la Chiesa e il mondo. È tragico, perché Dio ha appartato il Suo popolo per i propositi del Suo regno – per essere strumenti di cambiamento con lo scopo di fare la differenza nel mondo.

Molte chiese oggi cercano di tranquillizzare il mondo. Compromettono il vangelo di Cristo e, di conseguenza, molti cristiani si permettono di conformarsi ai valori del mondo invece che a quelli di Gesù.

Ciò non può rendere Dio felice. Quando le anime perdute di questo mondo affrontano serie crisi nella vita e sono confusi, senza alcuna fonte di speranza, la Chiesa dovrebbe incarnare la differenza che essi stanno cercando. Le nostre vite dovrebbero distinguersi per speranza, gioia, pace, amore e generosità, ma molti credenti oggi hanno cancellato quelle differenze dirigendosi verso un confine di compromesso – perfino varcandolo talvolta. Di conseguenza, i perduti e i sofferenti non vedono alcuna differenza tra la loro vita e quella dei cristiani.

Gesù affronta questo tema quando disse ai Suoi discepoli, in parole povere, “Il mondo Mi vede in un modo, ma a voi Mi sono rivelato appieno. Avete visto che la pace che offro non si può ricevere dal mondo. Vi ho dimostrato i valori del Mio regno – come vivere, credere, camminare e servire il Padre. Quei valori sono in netto contrasto con quelli del mondo e dovrete vivere ed esprimere i valori del Mio regno. Se Satana non ha niente in Me, non può avere alcuna parte nemmeno in voi” (cfr. Giovanni 14:27).

Quando Dio parla di separarsi dal mondo, Egli non intende rimuoverci da esso. La separazione che Egli desidera avviene nel cuore. Si riflette nei nostri desideri, nelle nostre scelte, nel nostro stile di vita. Per una generazione di cristiani più anziana, essere separati significava non bere, non fumare o andare alle feste. Si tratta di cose esteriori, ma Dio richiede molto di più. Egli chiede, “Il tuo cuore è ancora legato al mondo in maniera da escludermi? Attingi pace e autostima da ciò che il mondo dice di te o da come Io ti vedo?”

sabato 12 dicembre 2015

POTENTE GUERRIERO by Jim Cymbala

Fra i potenti guerrieri che ho avuto il privilegio di conoscere, c'è Delores Bonner, una donna Afro-Americana che vive sola a Bedford-Stuyvesant, uno dei quartieri più difficili di Brooklyn. È stata un medico-tecnologo presso il Maimonides Hospital per più di trenta anni. Carol ed io la incontrammo un anno nel periodo natalizio mentre portavamo doni a dei bambini poveri della nostra congregazione.

Delores aveva un appartamento pieno quel giorno, ma quei bambini non erano suoi. Li aveva portati da un luogo di ricovero lì vicino per farci incontrare. La loro madre naturale era troppo distrutta dai suoi problemi per essere presente anche ad una occasione come quella.
“Come sei riuscita ad incontrare questi bambini?” Le chiesi.

Mormorò con modestia qualcosa che non rispose realmente alla mia domanda. Appresi solo da altri che appena dopo la sua conversione ad un incontro di preghiera in chiesa nel 1982, cominciò a preoccuparsi per i bambini che vivevano per strada e in case fatiscenti. Dio tocco il suo cuore e così cominciò a portare i bambini alla scuola domenicale. Inizialmente li faceva salire su dei taxi, successivamente qualcuno comprò lei una macchina quando venne a conoscenza di ciò che faceva. Oggi ha un furgoncino che le permette di trasportare più bambini e adolescenti per portarli ad ascoltare il vangelo.

Questa è solo parte della storia di Delores. Ogni domenica fra un servizio e l'altro, supervisiona lo staff che si occupa della pulizia del locale di culto in modo che sia pronto per il servizio successivo. Ogni sabato esce con il gruppo evangelistico, bussando di porta in porta per il progetto di condivisione dell'amore di Dio per le case. Durante i giorni infrasettimanali la trovo in ginocchio insieme al gruppo di preghiera, coprendo il turno per intercedere per la gente bisognosa. Fece la stessa cosa durante un viaggio ministeriale in Perù, dove si unì a nome mio insieme ad altri alla chiamata di Dio quando predicai ad un incontro all'aperto.

Delores è una donna con una determinazione pacata, il tipo che viene descritto in 1 Cronache 12:19, dove dice: “Allora lo Spirito rivestí Amasai, capo dei trenta, che esclamò: «Noi siamo tuoi, o Davide; e siamo con te, o figlio d'Isai! Pace, pace a te, e a coloro che ti soccorrono, poiché il tuo Dio ti soccorre!»” Ancora una volta l'unione dello sforzo divino ed umano viene chiaramente mostrata.

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 11 dicembre 2015

UNA NUOVA ATTITUDINE D’AMORE E PREOCCUPAZIONE

Ricorderai la storia di Anania e Saffira. Furono dei credenti che caddero morti in chiesa perché rappresentarono male chi Gesù fosse. Mentirono a Pietro sulla cifra ricevuta per la vendita di un terreno, ma Pietro disse loro che avevano mentito allo Spirito Santo. Infatti, se un cristiano mente a qualcuno è come se stesse mentendo a Dio (cfr. Atti 5:1-11).

Quale fu esattamente la bugia di questa coppia? Fu l’appropriazione indebita di denaro destinato ai poveri. Avranno detto al compratore, “Tutto ciò che ci darai andrà per la causa di Cristo. Andrà tutto alle vedove e ai poveri”. Invece trattennero una parte dei soldi per loro stessi.

Il messaggio della storia di Anania e Saffira è che non si tocca quello che appartiene ai poveri e ai bisognosi. Dio non resterà a guardare mentre Suo Figlio viene mal rappresentato al mondo da coloro che si definiscono usando il Suo nome.

Ti chiedo, in che modo lo Spirito Santo ha causato questo cambiamento improvviso nel cuore dei nuovi credenti battezzati a Gerusalemme? La loro trasformazione fu un miracolo incredibile. La risposta è che questi cristiani erano i figli della profezia di Malachia. Malachia è l’ultimo profeta che leggiamo nell’Antico Testamento. Dio parlò attraverso di lui, dicendo, “Così mi avvicinerò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto contro gli stregoni, contro gli adulteri, contro quelli che giurano il falso, contro quelli che frodano il salario all'operaio, opprimono la vedova e l'orfano” (Malachia 3:5).

Ora, scorri velocemente fino ad arrivare alla chiesa di Gerusalemme. Questi credenti andavano di casa in casa per avere comunione. “Essi erano perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:42). Di quale dottrina degli apostoli si parla qui? Erano le parole stesse di Cristo. Gesù aveva istruito i discepoli, “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Giovanni 14:26).

Le parole di Gesù erano vive nel loro cuore e sapevano di non poter più vivere come prima. Improvvisamente, videro quanto fosse seria la questione di rappresentare Gesù. Ciò li condusse nelle loro case a trovare tutto ciò di cui non avevano bisogno per poi portarlo nelle strade a venderlo. In parole povere, la Parola di Cristo in Matteo 25 donò a questi credenti una nuova attitudine d’amore e preoccupazione per i poveri.

giovedì 10 dicembre 2015

CAMMINARE NELLA LUCE

Sappiamo che Cristo è la luce del mondo “affinché tutti credessero per mezzo di lui” (Giovanni 1:7). Poi però leggiamo, “E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno compresa…Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto” (1:5, 11).

L’incredulità ha sempre addolorato il cuore di Gesù. Quando il nostro Signore s’incarnò e venne sulla terra portò una luce incredibile nel mondo. E quella luce serviva ad aprire gli occhi degli uomini, ma nonostante questa luce meravigliosa, la Scrittura parla di esempi davvero incredibili d’incredulità proprio davanti a una luce del genere.

Forse nessun altro capitolo nella Bibbia contiene tante prove della deità di Gesù quanto Giovanni 12. Vediamo un uomo risorgere dai morti al comando di Gesù. Vediamo l’adempimento visivo di una profezia antica di secoli nota a ogni israelita e sentiamo una voce che fisicamente parla dal cielo.

Persino dopo aver testimoniato di tali prodigi, il popolo ebbe l’audacia di dubitare di Gesù. “La folla gli rispose, Noi abbiamo appreso dalla legge che il Cristo rimane in eterno; ora come puoi tu dire che il Figlio dell'uomo deve essere innalzato?” (12:34). Stavano dicendo, “Dichiari che sarai crocifisso, ma noi sappiamo che il vero Messia vivrà per sempre”.

Allora il popolo fece una domanda che lasciò Gesù completamente sbalordito: “Chi è questo Figlio dell’uomo?” (12:34). Cristo dev’essere rimasto incredulo davanti alla loro cecità, infatti non cercò nemmeno di rispondere alla domanda. Piuttosto avvertì, “Camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre…Mentre avete la luce, credete nella luce” (12:35-36).

La luce aveva splenduto nelle loro tenebre ma le loro menti ottenebrate non la compresero (cfr. 1:12). Il termine greco per comprendere significa “cogliere, afferrare, possedere la verità, produrre vita e potenza”. Non compresero la verità di Cristo perché non cercarono di possederla.

“Queste cose disse Gesù; poi se ne andò e si nascose da loro” (12:36). In questo verso, scopriamo l’attitudine di Dio nei confronti dell’incredulità. Infatti, in tutta la Bibbia, Dio non simpatizza mai né ha pietà per l’incredulità. E lo possiamo vedere anche in questa scena. Gesù, semplicemente, si allontanò dalle folle incredule. Come risultato, quelle persone se ne andarono da Gerusalemme nelle loro tenebre, perché non camminarono nella luce ricevuta.

mercoledì 9 dicembre 2015

UNA GRANDE APOSTASIA

Oggi c’è una grande apostasia della fede e della fiducia in Dio. Paolo ci avvertì in merito: “Nessuno v'inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia” (2 Tessalonicesi 2:3).

Nell’Antico Testamento, il Signore ci offre un esempio di cosa accade a coloro che apostatano dalla fede nella potenza di Dio in loro favore. In 2 Cronache 14, il re Asa affrontò un esercito composto da un milione di etiopi. Il re però aveva una grande fede: “Allora Asa gridò all'Eterno, il suo Dio e disse, O Eterno, non c'è nessuno all'infuori di te che possa venire in aiuto nel combattimento tra uno potente e uno che è privo di forza. Soccorrici, o Eterno, nostro Dio, perché noi ci appoggiamo su di te e andiamo contro questa moltitudine nel tuo nome. O Eterno, tu sei il nostro Dio” (2 Cronache 14:11).

Cosa accade poi? “L'Eterno colpì gli Etiopi davanti ad Asa” (14:12). Che grande fede ebbe Asa! Per anni a venire, “non ci fu più guerra fino al trentacinquesimo anno del regno di Asa” (15:19). Per anni, Asa camminò in fede davanti al Signore e ciò portò il favore di Dio su Giuda. Tutto il paese fu inondato da una grande pace e quella pace divenne una testimonianza al mondo. Presto, le persone affamate dalle nazioni vicine inondarono Giuda, perché sapevano che Asa camminava con Dio.

Allora, durante il trentaseiesimo anno del suo regno, Asa affrontò un’altra crisi. Il re d’Israele sorse contro Giuda, catturando Rama nello sforzo di interrompere ogni scambio commerciale verso e da Gerusalemme. Il piano era di far morire Giuda di fame e poterlo così soggiogare. Asa rimase completamente vulnerabile, ma stavolta non s’affidò al Signore. Invece di pregare Dio per riceverne consiglio e direzione, si rivolse al re di Siria. In cambio del suo aiuto, Asa aprì i tesori, svuotandoli di tutto l’oro e argento della nazione.

Giuda fu così liberato dal suo nemico, ma non da parte del Signore. Quella gloria andò a un esercito straniero della Siria – e la testimonianza della potenza di Dio che Giuda dava al mondo svanì. Giunse nel paese un profeta giusto, che andò da Asa con questa parola dura: “Poiché ti sei appoggiato sul re di Siria e non ti sei appoggiato sull'Eterno, il tuo Dio…L'Eterno infatti con i suoi occhi scorre avanti e indietro per tutta la terra per mostrare la sua forza verso quelli che hanno il cuore integro verso di lui. In questo tu hai agito da stolto; perciò d'ora in avanti avrai delle guerre” (16:7, 9).

Sono convinto che molti cristiani oggi siano travagliati per lo stesso motivo per cui lo era Asa. Hanno la battaglia nel cuore perché hanno scambiato la fede con l’affidamento su sé stessi. La verità però è che nessun seguace di Gesù può riporre la propria fede in un’altra fonte e non trovarsi nei guai.

martedì 8 dicembre 2015

LA QUOTIDIANA FEDELTÀ DI DIO

Proprio in questo momento, la tua vita potrebbe apparire come una barca in mezzo a una tempesta furiosa, la tua situazione potrebbe sembrare disperata. La tempesta che ruggisce intorno a te potrebbe essere più spaventosa di qualsiasi altra tu abbia mai affrontato prima. Egli però è ancora Dio, e lì con te c’è Uno più grande di Salomone. Egli è Padrone su ogni tempesta e se ne userà per provarti. Egli permette la tua crisi per vedere cosa c’è nel tuo cuore.

Penserai, “E se la mia barca affonda per davvero? Che succede poi?” considera l’esempio di Paolo nel Libro degli Atti. La sua nave affondò ma lui non perse la vita. Anzi, in mezzo a quella tempesta si afferrò alla Parola di Dio per lui: “La nave affonderà, ma io ti affido la vita di tutti coloro che sono a bordo”. Quando la tempesta finì, Dio fu glorificato per la Sua fedeltà e seguirono grandi miracoli, accompagnati da un risveglio potente (cfr. Atti 28:1-10).

Sì, il Signore potrebbe permettere che sopporti qualcosa che ti sembra assolutamente disastroso, ma sopravvivrai – e anche la tua fede – se confiderai in Lui. La tua barca forse affonderà , ma Dio ti darà la forza di nuotare a riva, come fece Paolo. Potresti perdere solo quel qualcosa di materiale che Dio può facilmente rimpiazzare. Egli possiede barche più grandi, migliori, ed è in grado di benedirti con molto più di ciò che hai perduto. “Getta sull'Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli” (Salmo 55:22).

Devo ammettere che nel leggere il rimprovero di Gesù ai discepoli penso, “Signore, non è giusto. Ricevo lettere oggi da persone che affrontano terribili disastri. Stanno perdendo le loro case, il loro lavoro, i loro cari. Non credo ti aspetterai che rimangano pieni di fede”.

Allora lo Spirito Santo mi riporta alla mente alcune zone colpite dalla povertà che ho visitato. Ho visto gente vivere in catapecchie e dormire per terra, eppure avevano una gioia di cui non avevo mai testimoniato altrove. Essi si rallegrano nella quotidiana fedeltà di Dio verso di loro ed Egli fa abbondare la loro fede, a dispetto delle loro prove.

lunedì 7 dicembre 2015

SEPARAZIONE by Gary Wilkerson

La notte prima della crocifissione, durante l’Ultima Cena, Gesù disse ai Suoi discepoli, “Ancora un po' di tempo e il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete” (Giovanni 14:19). Che affermazione interessante da parte di Gesù, sapendo che i discepoli non l’avrebbero afferrata. Uno di loro chiese, “Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?” (14:22).

Certo, Gesù aveva in mente una lezione. Rispose, “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui…Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi…E ora ve l'ho detto, prima che avvenga affinché, quando avverrà, crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe di questo mondo e non ha nulla in me; ma questo accade affinché il mondo conosca che io amo il Padre” (14:23, 27, 29-31).

Ho leggermente abbreviato la risposta di Gesù qui per porre l’attenzione su un tema che Lui stesso sottolinea in questo passo. Si tratta del tema della separazione. In questi pochi versi, Cristo fa tre chiare distinzioni tra il Suo regno e il mondo: “Il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete” (14:19). “Vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo” (14:27). “Viene il principe di questo mondo e non ha nulla in me” (14:30).

Perché Gesù ha fatto queste distinzioni per i Suoi seguaci? Gli sembrava importante che vedessimo la netta distinzione tra queste cose. La verità è che Dio fa questa divisione in tutta la Bibbia. Alla creazione, separò la luce dalle tenebre e il giorno dalla notte. Separò Israele dal resto delle nazioni. Nel Nuovo Testamento, Egli comanda alla Sua Chiesa, “Uscite da loro e separatavene”. E al Giudizio, Egli separerà le pecore dalle capre. In tutta la Sua Parola, Dio traccia linee divisorie che ci dicono molto chiaramente, “Questa è una cosa e questa è un’altra”.

sabato 5 dicembre 2015

GODENDO IL FAVORE DI TUTTO IL POPOLO by Carter Conlon

Permettimi di farti una domanda a nome di Dio: vuoi davvero amare gli altri nel modo in cui Gesù ci ha comandato di fare?

Vuoi aprire la tua casa ad altri se necessario, per donare ciò che hai e per incontrare i bisogni del Corpo di Cristo? Vuoi essere uno strumento attraverso il quale Dio darà da bere a qualcuno che è assetato? Dare da mangiare a qualcuno che è affamato? Vestire qualcuno che è nudo? Dare un riparo a chi è senza casa?

Ora, vi chiedo di non fraintendermi, non vi sto consigliando di chiamare oggi stesso un agente immobiliare, vendere la vostra casa o il vostro appartamento, andare in banca a prendere i vostri risparmi e gettarli al vento. Ciò che sto dicendo è che Dio prevede i giorni che stanno davanti a noi, conosce ciò che abbiamo bisogno udire e considerare, perché questo è ciò che caratterizza la Chiesa di Gesù Cristo. Così come nel caso del libro degli Atti: “e ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati” (Atti 2:46-47).

Quando dice: “godendo il favore di tutto il popolo”, credo si riferisse esattamente a ciò che Gesù disse ai Suoi discepoli: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35).

Nei decenni passati, molti hanno fatto grandi sforzi per tentare di provare la presenza di Dio fra di loro. Tuttavia, è l'ubbidianza a questo nuovo comandamento che ne attesta l'evidenza! Le lingue possono essere imitate, si possono fingere i doni dello Spirito Santo, le profezie possono venire dalla carne. Tutte queste cose possono essere fraudolente, ma un amore duraturo, benevolo, che si auto-sacrifica per gli altri non si può falsare, quanto meno non per un lungo periodo. Ecco perché se la gente del mondo vede vivere il Corpo di Cristo in una comunione genuina, che è in netto contrasto con l'egocentrismo e le divisioni di questa generazione, non avranno scelta e dovranno ammettere che questo può essere fatto solo dallo Spirito di Dio.

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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 4 dicembre 2015

LA SUA AMICIZIA FEDELE

Quanto deve addolorare il nostro Signore quando dimentichiamo le Sue passate vittorie nella nostra vita, tutti i Suoi miracoli di liberazione. Egli ci ha chiamati Suoi amici (cfr. Giovanni 15:15), eppure nelle nostre crisi, spesso ci dimentichiamo della Sua amicizia fedele. Ecco perché Gesù mise i discepoli in guardia dal lievito dei farisei (in Marco 8). Disse loro, in breve, “Se venite a Me con domande difficili, non vi aspettate che Io risponda se nel vostro cuore c’è incredulità. Dovete venire a Me con fiducia e fede, credendo che Io sono Qualcuno di maggiore di Salomone”.

In Marco 4:35-41, i discepoli stavano nuovamente attraversando un lago. Stavolta, “Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva” (Marco 4:37). Le onde inondavano la barca e gli affannati discepoli si affrettavano a togliere via l’acqua. Si trattava di pescatori esperti che presto videro la propria vita in pericolo. Subito svegliarono Gesù, che dormiva in fondo alla barca, gridando, “Maestro, stiamo affondando!”

Mentre immagino Gesù che viene svegliato, la mia carne vuole che Lui incoraggi i discepoli: “Sono lieto che mi abbiate svegliato. È una cosa seria. Poveri fratelli Miei, mi dispiace che vi abbia fatto sopportare questa tempesta così a lungo. Perdonatemi per non aver agito prima. Spero non abbiate pensato che non mi preoccupassi della vostra crisi”.

No, la reazione di Gesù fu all’opposto. Rimproverò i discepoli! “Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?” (Marco 4:40). Immagina cos’avranno pensato quegli uomini in quel momento: “Gesù si aspettava davvero che restassimo con l’acqua alla gola senza aver paura? È la peggiore tempesta che abbiamo mai affrontato. Le onde si abbattono sulla barca, stava per affondare. Dovevamo esercitare fede in una situazione apparentemente disperata?”

La risposta è: sì, assolutamente! Gesù stava provando la loro fede. Voleva sapere, “Questi seguaci confideranno in Me davanti alla morte? Si aggrapperanno alla loro fede in Me?” Nella carne, forse Gesù dormiva, ma Egli è anche Dio, e il Signore non dorme mai: “Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme” (Salmo 121:4).

giovedì 3 dicembre 2015

È UNA BATTAGLIA DI FEDE

La minaccia del diavolo alla Chiesa oggi va al di là della marea di sozzure riversate sulla terra. Va al di là del materialismo, delle dipendenze o di intense seduzioni. La nostra è una battaglia di fede. Più disponi il cuore a cercare Gesù, più gli attacchi di Satana alla tua fede diventeranno violenti.

In questi ultimi mesi ho sentito confessioni da parte di santi consacrati che parlano di attacchi terribili nelle loro menti. Sono tormentati da frecce di dubbio e domande moleste sulla fedeltà di Dio. Molti procedono barcollanti, vacillano nella fede, pensano, “Non so se ce la faccio ad andare avanti”.

Poi ricevo una lettera da una cara donna di 81 anni, che scrive, “Mio marito soffre di un cancro alle ossa, nostro figlio sta morendo di AIDS e io mi sto consumando a causa del diabete”. Nel leggere tutto ciò che questa famiglia sta sopportando, ho scosso la testa chiedendomi, “Come potrà mai mantenere la sua gioia? Sarebbe troppo da sopportare per chiunque. Sicuramente Dio sarà meno severo riguardo la sua fede”.

Poi ho letto il paragrafo finale della lettera: “A dispetto di tutto ciò, Dio è fedele. Egli non è mai venuto meno ad alcuna promessa. Abbiamo affidato nostro figlio nelle mani di Gesù e ora aspettiamo il giorno in cui vedremo il nostro benedetto Signore faccia a faccia”.

Sì, è una battaglia di fede. La vediamo illustrata in Marco 8, quando Gesù aveva appena sfamato 4.000 persone con sette pani e pochi pesci. In seguito, salì su una barca con i discepoli e navigò verso l’altra riva.

“Ora i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane e non avevano con sé nella barca che un pane solo. Ed egli li ammoniva, dicendo: «State attenti, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma essi discutevano fra di loro dicendo: «Noi non abbiamo pane». Accortosene, Gesù disse loro: «Perché discutete sul fatto che non avete pane? Non capite ancora e non intendete? Avete il vostro cuore ancora indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate? Quando spezzai i cinque pani per i cinquemila, quante ceste piene di pezzi avete raccolto?». Essi dissero: «Dodici». «E quando spezzai i sette pani per i quattromila, quanti panieri pieni di pezzi raccoglieste?». Ed essi dissero: «Sette». egli disse loro: «Come, ancora non capite?»” (Marco 8:14-21).

mercoledì 2 dicembre 2015

ENIGMI IRRISOLTI

In Marco 4:2 leggiamo, “Ed egli insegnava loro molte cose in parabole”. Immagina cosa accadde quando la maggior parte di quella folla se ne andò a casa. I vicini si radunarono intorno a loro, ansiosi di sapere cosa Gesù aveva detto: “Che messaggio ha dato? Diteci tutto ciò che avete appreso”. Coloro che L’avevano udito avrebbero potuto ripetere le Sue parabole, ma le loro parole sarebbero rimaste morte, senza vita, senza alcun impatto o potenza.

Credo che la stessa cosa accada alla Chiesa di Cristo oggi. La parola che esce da molti pulpiti è lettera morta, senza alcuna rivelazione o potenza da parte dello Spirito Santo per liberare dal peccato. Così, quando la gente va a casa, alcuni di loro ripetono la parola che hanno udito senza la vita dello Spirito. Che contrasto con i discepoli affamati e gli altri seguaci di Cristo, che rimasero a seguirlo, in questa scena. Queste persone rappresentano chiunque abbia fame della Parola di Dio e che ricerca Gesù ad ogni costo per riceverla. Essi compongono una “Compagnia della Regina di Saba”, servi che vogliono la rivelazione di Cristo, che trasforma le vite.

In che modo Gesù rispose alla loro ricerca? Egli dice, “A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a coloro che sono di fuori tutte queste cose si propongono in parabole” (Marco 4:11). Il termine greco per mistero qui significa segreti. In breve, Cristo rivela i Suoi segreti solo a coloro che sono affamati di una verità che cambi la loro vita. Sta dicendo, “Se volete risposte alle vostre domande difficili, cercatemi. Trascorrete del tempo con Me. Io vi rivelerò la Mia Parola e vi mostrerò delle verità che altri non vedono”.

Dunque, chi sono quei “che sono senza” (Marco 4:11)? Gesù si riferiva alle moltitudini che non sono disposte ad aspettarlo. Non lasceranno i loro agi per fare il necessario per allenarsi ad udire la Sua voce. Forse vanno regolarmente in chiesa e cercano il Signore per ricevere provvidenza materiale, ma non sono interessati a conoscere la Sua voce al di là della Sua capacità di provvedere per loro. La Sua verità liberatrice rimane sconcerto per loro, una serie di enigmi irrisolti.

martedì 1 dicembre 2015

FAME DI VERITÀ

“La regina del mezzogiorno…venne dagli estremi confini della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui c'è uno più grande di Salomone” (Matteo 12:42).

Tutti noi oggi dobbiamo dare una risposta a una domanda cruciale: Se Uno più grande di Salomone è in mezzo a noi, potrebbe mai lasciarci nella confusione? Se la Sua sapienza è sempre disponibile, la ricerchiamo con tanta passione quanto la regina ricercò la sapienza di Salomone?

Dio oggi ancora parla al Suo popolo ed Egli parla chiaramente proprio come nell’Antico Testamento, o agli apostoli o alla Chiesa primitiva. Tuttavia, dobbiamo renderci conto di una cosa: Dio sceglie di parlare solo a coloro che hanno orecchi da udire. Lascia che t’illustri.

Marco 4:2 ci dice che Cristo “insegnava molte cose con le parabole”. Allora Gesù raccontò la parabola del seminatore, un uomo che sparse della semenza in un campo. Tuttavia, quando finì la storia, le folle erano stupite. Si chiesero, “Chi è il seminatore qui decritto? E cosa rappresenta il seme? Tutto questo parlare di uccelli, diavoli, terreni spinosi, buon terreno – cosa significa?”

Gesù non la spiegò loro. Piuttosto, la Scrittura dice, “Poi egli disse loro, Chi ha orecchi da udire, oda!” (4:9). Solo i discepoli e pochi altri, un piccolo residuo, voleva delle risposte. Così andarono a Gesù in seguito e gli chiesero il significato della parabola: “Ora, quando egli fu solo, coloro che gli stavano attorno con i dodici lo interrogarono sulla parabola” (4:10). Allora Cristo prese del tempo per rispondere ai loro quesiti (cfr. 4:14-20).

Comprendi cosa sta accadendo in questa scena? Gesù aveva dato alla folla una verità, una rivelazione, una parola proferita direttamente dalla bocca di Dio, eppure li lasciò confusi. Ti chiederai, “Perché Gesù non spiegò la parabola più chiaramente?” Ne troviamo un indizio nello stesso capitolo: “E non parlava loro senza parabole” (4:34). Credo che Gesù stesse dicendo, “Se volete capire la Mia parola, dovrete cercare Me per ricevere una risposta. E dovrete venire come la Regina di Saba: con fame di verità, che vi renderà liberi. Vi donerò tutta la rivelazione che vi serve. Ma dovrete venire a Me con un orecchio attento, incline”.

lunedì 30 novembre 2015

COSA SIGNIFICA DIMORARE IN CRISTO by Gary Wilkerson

La grazia di Dio non solo ci salva, ma ci forma.

“Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata” (Tito 2:11). Che grande notizia! Paolo esalta la gloriosa grazia di Dio, che ci salva. Fine della storia, giusto? No, non lo è proprio. Paolo aggiunge prontamente che questa stessa grazia “c’insegna a rinunciare ad ogni empietà” (2:12).

Paolo qui sta descrivendo cosa significhi dimorare in Cristo. Ciò implica “rinunciare all'empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo” (2:12). In altre parole, la grazia Dio provvede non solo vita eterna ma vita abbondante oggi, adesso. La parte che noi giochiamo dimorando in Cristo ci conduce a una vita benedetta, pia, ricca di pace.

Paolo però non si ferma qui. Egli istruisce Tito con forza, “Parla di queste cose, esorta e riprendi con piena autorità” (2:15). Ricorda, il soggetto di Paolo in questo passo è la grazia. Egli sta in pratica affermando, “Quando la grazia viene predicata ma non ti insegna a rinunciare all’empietà, c’è qualcosa che manca”. Se vogliamo servire Gesù, non possiamo evitare la correzione, che derivi dalla Parola di Dio o dai nostri rispettati amici. Tuttavia, ci viene promesso anche questo sulla potatura correttiva di Dio: “In seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa” (Ebrei 12:11).

La sua potatura è davvero potente – sia nel dolore che nel frutto glorioso che porta. Manchi di pace? Ti sei allontanato dalla Vite, la fonte della tua vita, per attingere ad altre fonti? Chiedi a Dio di prendere le sue cesoie e usarle sul tuo cuore. Forse taglierà, pulirà e rimuoverà cose che non dovrebbero trovarsi lì e quando avrà finito, l’albero glorioso nel tuo giardino potrebbe apparire come poco più di un troncone. Ma ciò che crescerà da quel troncone è un frutto che non avresti mai immaginato – e sarà qualcosa che non avresti mai potuto produrre da solo.

Perché una lama in quest’insegnamento di commiato da parte di Gesù? Egli spiega, “Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” (Giovanni 15:11). “Completa” indica piena, potente, compiuto. Che parole di commiato vere, buone, bellissime ha donato ai Suoi discepoli – e per noi sono una manna oggi. La Sua potatura porta gioia – tutto dalla mano di un giardiniere esperto, che ci ama.

sabato 28 novembre 2015

ABRAAMO E LA CARESTIA SPIRITUALE by Claude Houde

La carestia stava peggiorando ed Abraamo cominciò ad allontanarsi dal suo altare. Esaminiamolo attentamente, perché Abraamo siamo te ed io ad un certo punto del nostro cammino cristiano. Tu dici: “ho perso qualcosa: la mia passione per la preghiera, la mia pace, la l'adorazione, la mia gioia, il mio zelo per la Sua casa, la mia gentilezza, la mia generosità, la capacità di farmi muovere dai bisogni della gente intorno a me o lontana da me”. Abraamò aveva perso il suo altare a causa della carestia.

Cos'è la carestia? La carestia è una serie di duri colpi, una ferita dopo l'altra. Si tratta di periodi in cui passiamo per una serie di delusioni e cerchiamo coraggiosamente di andare avanti come se tutto andasse bene. Abraamo aveva perso il suo obiettivo, la sua visione. Ascoltalo mentre rifletteva sul pensiero: “perché io sia trattato bene a motivo di te e la vita mi sia conservata per amor tuo” (leggi Genesi 12:10-13). Era chiamato ad essere di benedizione per gli altri, ma perse il suo proposito.

Abraamo stava morendo lentamente nella morsa di una carestia spirituale. Stava perdendo non solo il suo fervore ed il suo scopo, ma anche il suo favore e la sua fede. L'uomo che era stato chiamato ad essere la fonte di benedizione cominciò tragicamente ad abbandonare ciò che lo aveva reso grande: la fede che aveva portato il favore di Dio su di lui ed attraverso lui per toccare e benedire gli altri.

“Ma il Signore colpí il faraone e la sua casa con grandi piaghe, a motivo di Sarai, moglie d'Abramo. Allora il faraone chiamò Abramo e disse: «Che cosa mi hai fatto?»” (Genesi 12:17-18). Abraamo non era più fonte di gioia e rispetto; infatti, divenne una persona che portava vergogna e dolore. Aveva completamente perso la sua fede e la fiducia in Dio.

Avvicinati, dagli un'occhiata. Era tormentato, spaventato e la sua eredità spirituale era in pericolo. Inginocchiandoci vicino a lui, realizziamo il perché fosse considerato padre della fede. Non era un modello perché era senza macchia, senza peccato o perché sua moglie fosse in grado di fare ininterrotte successioni di exploit, saggezza e perfezione immacolata. La Bibbia non tratta il suo peccato con leggerezza o lo giustifica in qualche modo. Tuttavia, egli ha un messaggio per tutti semplicemente perché sapeva come ricostruire il suo altare e trovare di nuovo Dio. “Continuò il suo viaggio dal meridione fino a Betel...al luogo dov'era l'altare che egli aveva fatto prima; e lí Abramo invocò il nome del Signore” (Genesi 13:3-4).

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 27 novembre 2015

UNA NUBE DI CONFUSIONE

Mi chiedo quanti cristiani che leggono questo messaggio in questo momento si trovino in una nube di confusione. Ciò ti descrive? Forse le tue preghiere non ricevono risposta. Sei sempre abbattuto. Affronti delle situazioni nella tua vita che non riesci a spiegare. Sei deluso dalle circostanze e dalle persone. Dubiti sempre di te stesso, sei angosciato da domande e scruti il tuo cuore in continuazione per vedere se hai sbagliato. Avverti malinconia, disperazione, indecisione – e non riesci a scuoterle via.

Forse sei un credente maturo. Per anni hai ascoltato una predicazione sana ma ora dubiti di te stesso e ti senti inadeguato. Non avverti la gioia del Signore come prima. Così, ti chiedi se il Signore non abbia qualcosa contro di te.

Lascia che ti chieda: confidi nelle Sue promesse? Fai tua la sua Parola preziosa? Vai all’attacco contro Satana con la Parola che hai sentito predicare? Oppure ignori la fedeltà che il Signore ti ha mostrato in passato? Non confidi che stia al tuo fianco, che abbia il controllo di tutto ciò che concerne la tua vita? Se è così, ti sei aperto alle tenebre.

Gesù descrive la persona che vive nelle tenebre dicendo, “Chi cammina nelle tenebre non sa dove va” (Giovanni 12:35). In altre parole, “Una persona del genere ha perso la via. I suoi passi sono confusi, è indeciso e cammina nella cecità”.

So cosa significa entrare in una simile nube di tenebre. Le cose si confondono. Non riesci a sentire una parola chiara da parte di Dio. Vuoi subito delle risposte e gridi a Dio, Oh, Signore, non Ti vedo e non Ti sento come una volta”. Finisci per chiedergli di essere più comprensivo, più pietoso riguardo la tua condizione.

La verità però è che il Signore non ha pietà per l’incredulità sfacciata. Egli ne è addolorato. Egli si aspetta che camminiamo nella luce che abbiamo ricevuto. Dobbiamo confidare nella Sua Parola e afferrare le Sue promesse. Quando torneremo alla conoscenza della Sua Parola, e alla convinzione dello Spirito Santo, allora usciremo da queste tenebre – ma solo allora!

giovedì 26 novembre 2015

CAMMINARE NELLA LUCE

“Camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre” (Giovanni 12:35). Le tenebre qui significano “cecità spirituale, confusione, perdita di chiarezza, buio”. Inizialmente mi sono chiesto, “Tenebre su chi ama Gesù? Come potrebbero delle tenebre simili abbattersi sul popolo di Dio?”

Voglio subito dire di essere stato personalmente inondato dalla luce di Gesù. In più di cinquant’anni di ministero, ho testimoniato della potenza del Signore resuscitare chi era morto spiritualmente. Ho visto tante persone uscire dalle tombe della dipendenza da droga e alcol. Il mio libro La Croce e il Pugnale parlava proprio della potenza di Dio che opera miracoli. Per tutta la vita ho visto morti che camminavano tornare in vita mediante la potenza della Sua resurrezione.

Ho visto tanti altri raggi di luce – dai nomi di Dio che danno vita alle promesse del Suo Nuovo Patto all’adempimento delle Sue profezie. In un certo senso, ho testimoniato tutto ciò di cui Giovanni 12 parla e molto di più. Infatti, Dio oggi ha rivelato al Suo popolo ciò che gli occhi di quei giudei non riuscivano a vedere. Sappiamo non solo dalla Scrittura, ma anche per esperienza che Dio ha preparato grandi cose per coloro che Lo amano. Abbiamo ricevuto il Nuovo Testamento per istruirci a riguardo e abbiamo inoltre ricevuto lo Spirito Santo per insegnarci. Allo stesso modo, abbiamo “promesse migliori”, affinché diventiamo partecipi della Sua natura divina.

Abbiamo ricevuto insegnanti, pastori, evangelisti e profeti unti per inondare il nostro cuore e le nostre menti di luce. Essi c’immergono nella verità, ci riempiono di promesse gloriose e ci ricordano la fedeltà di Dio nel liberarci volta dopo volta. Ti chiedo, con tutte queste benedizioni meravigliose, come potremmo mai essere adombrati dalle tenebre?

Di solito, quando pensiamo alle tenebre spirituali, pensiamo agli atei. Oppure pensiamo a peccatori incalliti e saturi di peccato che brancolano nel buio, sopraffatti da dolore e vuoto. Però non è di questo tipo ti tenebre che Gesù parla in Giovanni 12. No, queste tenebre sono una nuvola di confusione, di cecità spirituale, d’indecisione, un buio della mente e dello spirito – ed esso s’abbatte sui credenti.

Quando arrivano questi momenti, quando siamo assediati da tentazione o disperazione, dobbiamo dire con fiducia, “Tu hai liberato i Tuoi servi in modo soprannaturale nel corso della storia. Fallo ancora e lascia che la Tua forza sia resa perfetta nella mia debolezza”.

mercoledì 25 novembre 2015

STUPITO DAL SUO AMORE

Dobbiamo prendere a cuore questa parola dalla parabola di Gesù: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito…Non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?" (Matteo 18:32-33).

La domanda per ogni cristiano è questa: “Perdono i miei fratelli? Sopporto le loro differenze?” Se mi rifiuto di amarli e perdonarli, seppure io sia stato perdonato, Gesù mi definisce “un servo malvagio”.

Non fraintendermi: ciò non significa che dobbiamo permettere il compromesso. Paolo predicava la grazia con franchezza, ma istruì Timoteo, “Riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina” (2 Timoteo 4:2). Dobbiamo essere guardiani audaci della sana dottrina.

Tuttavia, non dobbiamo usare la dottrina per costruire muri tra di noi. Questo fu il peccato dei farisei. La legge diceva loro, “Osservate il sabato”, ma il comandamento in sé non era abbastanza per la loro carne. Vi aggiunsero le loro innumerevoli regole e regolamentazioni di tutela che consentivano meno movimenti fisici possibili di sabato. La legge inoltre diceva, “Non nominare il nome di Dio invano”. I farisei però vi costruirono altri muri, dicendo, “Non menzioneremo proprio il nome di Dio. Allora non potremo nominarlo invano”.

Quale fu la reazione del re all’ingratitudine del servo nella parabola di Gesù? La Scrittura dice, “E il suo padrone, adiratosi, lo consegnò agli aguzzini finché non avesse pagato tutto quanto gli doveva” (Matteo 18:34). In greco, rende così, “Portato negli abissi per essere tormentato”. Non posso fare a meno di pensare che Gesù qui stesse parlando dell’inferno.

Dunque, cosa ci dice questa parabola? In che modo Cristo riassume il Suo messaggio ai Suoi discepoli, i Suoi compagni più intimi? “Così il mio Padre celeste farà pure a voi, se ciascuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello i suoi falli” (18:35).

Ho i brividi quando leggo questa parabola. Mi fa venire voglia di cadere in ginocchio e chiedere a Gesù un battesimo d’amore per i miei conservi. Ecco la mia preghiera. Ti esorto a farla tua:

“Dio, perdonami. Mi lascio facilmente provocare dagli altri e troppo spesso rispondo con rabbia. Tuttavia, non so dove sarei senza la Tua grazia e pazienza. Sono stupito dal Tuo amore. Allora sarò in grado di essere paziente coi miei fratelli, nel Tuo Spirito d’amore e misericordia”.

martedì 24 novembre 2015

IL MERAVIGLIOSO AMORE DI DIO

Cosa si cela dietro i conflitti pieni di giudizio? Perché servi di Dio che sono stati perdonati così tanto a livello personale trattano male i loro fratelli e rifiutano di avere comunione con loro? Ciò si può ricondurre al peccato più penoso possibile: il disprezzo della bontà di Dio.

Sono giunto a questa conclusione solo ricercando la risposta nel mio cuore. Ho ricordato la mia lotta personale nell’accettare la misericordia e la bontà di Dio nei miei confronti. Per anni avevo vissuto e predicato sotto un giogo legalista. Cercai in tutti i modi di vivere secondo gli standard che pensavo mi avrebbero condotto alla santità, ma si trattava più che altro di una lista di fare-non-fare.

La verità è che mi sentivo più a mio agio in compagnia di profeti tuonanti che alla croce, dove il mio bisogno era stato sepolto. Predicavo la pace, ma non la sperimentavo mai pienamente. Perché? Perché non ero sicuro dell’amore di Dio e della Sua pazienza riguardo i miei fallimenti. Mi vedevo talmente debole e malvagio da ritenermi indegno dell’amore di Dio. In breve, ingigantivo i miei peccati al di sopra della Sua grazia.

Poiché non sentivo l’amore di Dio per me, giudicavo tutti gli altri. Vedevo gli altri nello stesso modo in cui percepivo me stesso: un compromesso. Ciò influenzava la mia predicazione. Inveivo contro il male negli altri perché lo sentivo montare dentro al mio cuore. Come il servo ingrato, non avevo creduto alla bontà di Dio verso di me (cfr. Matteo 18:32-33). E poiché non facevo mia la Sua pazienza amorevole nei miei confronti, non ce l’avevo per gli altri.


Infine, la vera domanda mi diventò chiara. Non era più, “Perché così tanti cristiani sono duri e non perdonano?” Ora mi chiedevo, “Come posso adempiere il comandamento di Cristo di amare gli altri come Lui ha amato me se non sono convinto che Lui mi ami?”

Paolo ammonisce, “Sia rimossa da voi ogni amarezza, ira, cruccio, tumulto e maldicenza con ogni malizia. Siate invece benigni e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonato in Cristo” (Efesini 4:31-32).

lunedì 23 novembre 2015

DIVENTARE PIÙ FRUTTIFERI by Gary Wilkerson

Gesù dice, “Ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più” (Giovanni 15:2).

I cristiani che portano frutto vengono potati? Non è certo quello che molti di noi si aspettano da una vita di servizio a Dio. Nel più profondo ci aspettiamo una ricompensa. Dopo tutto, non sarebbe giusto?

Ciò che Gesù qui sta dicendo è controintuitivo e controculturale. Quando ero piccolo era difficile ricevere un complimento per qualche raggiungimento. Oggi se un bambino partecipa soltanto a una squadra sportiva, viene ricompensato con un trofeo. Non pensare che io sia un vecchiaccio incompreso e sono totalmente a favore di tutto l’incredibile sostegno che oggi molti genitori offrono ai propri figli, ma la nostra società sta scoprendo l’effetto negativo di coccolare i nostri figli. Le troppe premure insegnano loro a odiare la correzione e quando vengono festeggiati per tutto quello che fanno, credono che tutto ciò he fanno sia giusto.

Ciò descrive molta della chiesa oggi. Come cristiani, godiamo dell’amore incondizionato ma odiamo essere corretti. Nella Sua metafora della vigna, Gesù dice che nostro Padre vuole farci conoscere un amore più profondo di quello di un genitore premuroso. Il nostro amore Padre infatti dice, “Sì, stai portando frutto e ciò Mi è gradito, ma voglio accrescere la tua gioia nella vita abbondante e lo farò continuando a potarti”.

“Ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più”. La maggior parte di noi non comprende questo concetto. Io e mia moglie l’abbiamo imparato a nostre spese quando un giardiniere, l’anno scorso, ha usato una cesoia sulle nostre piante. Siamo rientrati da un viaggio per trovare ogni forma di verde nel nostro giardino ridotto a piccoli rametti. Il nostro meraviglioso giardino sembrava un paesaggio inaridito di un pianeta solitario. Eravamo pronti a licenziarlo subito! 


Quando però è arrivata la primavera quest’anno, ogni pianta aveva raddoppiato la propria fioritura. Ogni bocciolo si era aperto prima e in maniera più piena e ciò che prima era disordine ora era pulito e bellissimo, pieno di frutti e fiori. L’opera potatrice di Dio nella nostra vita è proprio così. Non è facile per noi – in realtà è doloroso. E non è bello – ma porta con sé un frutto glorioso che non sarebbe arrivato diversamente.

venerdì 20 novembre 2015

LA BONTÀ DI DIO

“Oppure disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza e della sua costanza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?” (Romani 2:4).

Cosa intende dire Paolo quando dice che questa persona disprezza le ricchezze della bontà di Cristo? Il termine disprezzato qui significa, “Lui non pensava fosse possibile”. In altre parole, questo credente disse, “Una tale grazia e misericordia non sono possibili. Non riesco a comprenderle”. Non rientrava nella sua teologia. Così, invece di accettarle, ha chiuso la sua mente contro di esse.

Perché il servo ingrato di Matteo 18:23-35 non riusciva ad accettare la grazia del re? C’è un motivo: non prese seriamente l’enormità del suo peccato. Tuttavia, il re gli aveva già detto, “Sei libero. Non c’è più colpa, non ci sono reclami, non ci sono condizioni o opere richieste. Tutto ciò che devi fare ora è concentrarti sulla bontà e la pazienza che ti ho mostrato”.

È tragico notare che una persona che non riesce ad accettare l’amore non sia capace di amare nessun altro. Piuttosto, comincia a giudicare gli altri. Ecco cosa accadde a questo servo. Non comprese affatto la misericordia del re per lui. Vedi, la pazienza di Dio e il perdono immeritato servono ad un’unica cosa: condurci a ravvedimento. Paolo chiede, “Non ti rendi conto che la bontà di Dio ti porta al ravvedimento?”

È chiaro dalla parabola che questo sia il motivo per cui il padrone perdonò il servo. Voleva che il suo uomo fidato si distogliesse dalle opere della sua carne per riposare nell’incredibile bontà del re. Un tale riposo lo avrebbe liberato e condotto all’amore e al perdono degli altri in cambio. Tuttavia, invece di ravvedersi, questo servo se ne andò, dubitando della bontà del suo padrone. Escogitò un piano b e, disprezzando la misericordia del re, trattò gli altri con giudizio.

Riesci a immaginare la mente travagliata di una persona del genere? Quest’uomo lasciò un luogo sacro di perdono, dove aveva goduto della bontà e della grazia del padrone. Invece di rallegrarsene, disprezzò il pensiero di una tale completa libertà. Sappi che qualsiasi credente pensi che la bontà di Dio sia impossibile, si apre a ogni menzogna satanica. La sua anima non ha riposo. La sua mente è in costante tumulto. Ed ha un costante timore del giudizio.

Mi chiedo quanti cristiani oggi vivano quest’esistenza tormentata. È per questo che c’è tanto conflitto, tante divisioni nel Corpo di Cristo? È per questo che così tanti ministri discutono e tante denominazioni rifiutano di avere comunione le une con le altre?

giovedì 19 novembre 2015

LA RESPONSABILITÀ DELLA GRAZIA

Il re ha forse trascurato il peccato del servo nella parabola di Matteo 18:23-25? Ha forse chiuso un occhio al suo debito e l’ha scusato? No, affatto. La verità è che, perdonandolo, il re ha messo su quest’uomo una gravosa responsabilità, una responsabilità persino maggiore del peso del suo debito. Infatti, questo servo ora era in debito col suo padrone più che mai. Come? Era responsabile di perdonare ed amare gli altri, proprio come il re aveva fatto con lui.

Che responsabilità incredibile e non si può nemmeno separare dagli altri insegnamenti del regno che Cristo ci ha donato. Dopo tutto, Gesù ha detto, “Se voi non perdonate agli uomini le loro offese, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre” (Matteo 6:15). L’idea è chiara: “Se non perdonate gli altri, Io non perdono voi”. Questa non è una parola opzionale, è un comando. Gesù ci sta in pratica dicendo, “Io vi ho atteso, vi ho trattati con amore e misericordia e vi ho perdonato per la Mia bontà e misericordia. Allo stesso modo, dovete essere amorevoli e compassionevoli verso i vostri fratelli e sorelle. Dovete perdonarli liberamente, proprio come Io ho perdonato voi. Dovete entrare in casa vostra, nella vostra chiesa, nel vostro ufficio, andare per le strade e mostrare a tutti la grazia e l’amore che Io ho mostrato a voi”.

Paolo fa riferimento al comandamento di Gesù quando dice, “Come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi” (Colossesi 3:13). Poi espone come ricercare di essere obbedienti a tale comandamento: “Vestitevi dunque come eletti di Dio, santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza, sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro…E sopra tutte queste cose, rivestitevi dell'amore, che è il vincolo della perfezione” (3:12-14).

Cosa significa sopportare? Il termine greco indica, “tollerare, pazientare”. Ciò indica sopportare cose che non ci piacciono. Ci viene detto di tollerare i fallimenti altrui, sopportare quei modi che non comprendiamo.

mercoledì 18 novembre 2015

ACCETTARE LA SUA MISERICORDIA

Gesù donò la parabola di Matteo 18:23-35 per mostrarci un esempio di servo fedele e talentuoso che immediatamente si rivela essere il capo di tutti i debitori. Ecco una persona immeritevole, piena di motivazioni sbagliate, completamente indegna di compassione. Eppure il suo padrone lo perdona liberamente – proprio come Gesù ha fatto con me e con te.

Lasciami dire una breve parola sul ravvedimento. Questo concetto viene spesso definito come “una svolta”. Parla di un volgimento, una svolta a 180 gradi da dove ci si stava dirigendo. Inoltre, il ravvedimento viene solitamente accompagnato da un santo dolore.

Tuttavia, ancora una volta il Nuovo Patto porta un concetto veterotestamentario ancora oltre. Il ravvedimento racchiude più che solo l’allontanarsi dai peccati della carne – più che una contrizione per il passato e l’essere tristi per aver addolorato il Signore. Secondo la parabola di Gesù, il ravvedimento riguarda il nostro allontanarci dalla malattia mentale che ci fa credere che in qualche modo possiamo rimediare ai nostri peccati.

Tale malattia affligge milioni di credenti. Ogni volta che tali cristiani cadono nel peccato, pensano, “Posso mettere le cose apposto col Signore. Gli offrirò delle lacrime sincere, una preghiera più fervente, più lettura della Bibbia. Sono determinato a rimediare per Lui”. Ma ciò è impossibile. Questo modo di pensare porta in un solo luogo: disperazione totale. Queste persone lottano in continuazione e vengono sempre meno, finendo così per accontentarsi di una pace finta. Ricercano una santità fasulla di loro invenzione, autoconvincendosi di una menzogna.

Dimmi, cosa ti ha salvato? Sono state le tue lacrime e la tua supplica fervente? Il tuo profondo dolore per aver offeso Dio? La tua sincera risoluzione di abbandonare il peccato? No, nulla di tutto ciò. Soltanto la grazia ti ha salvato. E come il servo nella parabola, non la meritavi. In realtà, ancora non ne sei degno, non importa quanto santo sia il tuo cammino.

Ecco una formula semplice per un vero ravvedimento: “Devo mettere da parte, una volta per tutte, ogni pensiero secondo il quale io potrei mai ripagare il Signore. Non potrei mai fare a modo mio per entrare nelle Sue grazie. Dunque, nessuno sforzo o opera buona da parte mia può spazzare via il mio peccato. Devo solo accettare la Sua misericordia. È l’unica via per la salvezza e la libertà”.

martedì 17 novembre 2015

AFFAMATO DI DIO

Quando a Gerusalemme esplose il risveglio, un angelo parlò all’apostolo Filippo, istruendolo di recarsi nel deserto di Gaza dove avrebbe incontrato un funzionario etiope su un carro. Filippo scoprì che l’uomo leggeva ad alta voce dal libro d’Isaia, così chiese al funzionario, “Comprendi ciò che leggi?” (Atti 8:30).

Sembra che il funzionario fosse rimasto bloccato su un passo che l’aveva sconcertato: “Gli avevano assegnato la sepoltura con gli empi, ma alla sua morte fu posto col ricco, perché non aveva commesso alcuna violenza e non c'era stato alcun inganno nella sua bocca. Ma piacque all'Eterno di percuoterlo, di farlo soffrire. Offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e la volontà dell'Eterno prospererà nelle sue mani. Egli vedrà il frutto del travaglio della sua anima e ne sarà soddisfatto” (Isaia 53:9-11).

Prova a immaginare l’emozione dell’etiope nel leggere queste cose meravigliose. Evidentemente, era affamato di Dio, altrimenti non avrebbe letto le Scritture. E ora la profezia d’Isaia rivelava la venuta di un re eterno. Ad ogni rivelazione, i pensieri del funzionario si saranno sommati: “Chi è quest’Uomo meraviglioso?”

Innanzitutto, “Filippo prese la parola e, cominciando da questa Scrittura, gli annunziò Gesù” (Atti 8:35). Filippo spiegò al funzionario, “L’Uomo del quale stai leggendo è già venuto. Il Suo nome è Gesù di Nazareth ed Egli è il Messia”.

Poi, Filippo spiegò Isaia 53:11: “Egli vedrà il frutto del travaglio della sua anima e ne sarà soddisfatto”. Filippo disse al diplomatico, in breve, “Il travaglio di Cristo fu la crocifissione. Fu lì che morì e fu sepolto, ma il Padre Lo fece risorgere dai morti e ora vive in gloria. Chiunque confessi il Suo nome e crede in Lui diventa Suo figlio. Infatti, il seme di Cristo vive in ogni nazione. È così che la Sua vita si estende – mediante lo Spirito Santo nei Suoi figli. E ora anche tu puoi essere Suo figlio”.

Che notizia incredibile per le orecchie dell’etiope. Non c’è da stupirsi che fu pronto a balzare giù dal carro per essere battezzato. “Ed egli rispose, dicendo: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio». Allora comandò al carro di fermarsi; ed ambedue, Filippo e l'eunuco, discesero nell'acqua, ed egli lo battezzò” (Atti 8:37-38).

lunedì 16 novembre 2015

DIMORARE NELLA VITE by Gary Wilkerson

“Io sono la vera vite e il Padre mio è l'agricoltore” (Giovanni 15:1).

Quando Gesù fa riferimento a Sé stesso come alla “vera” vite, Egli offre più di un’informazione dettagliata. “Vera” qui comunica lo stesso concetto dell’espressione “amico vero” – a intendere reale, genuino, autentico, sempre disponibile a sostenerti con la Sua linfa.

E che dire dell’agricoltore, il nostro Padre celeste? Egli gestisce il Suo giardino amorevolmente e con perfezione. È Suo compito far sì che la vita scorri dentro di noi e possiamo confidare che Egli usi il necessario per farci crescere. Dunque, mentre dimoriamo in Cristo, attaccati alla vite, non dobbiamo stressarci o preoccuparci delle nostre vite. Riceviamo un flusso di vita vera che scaturisce da Gesù, amorevolmente custodito da nostro Padre.

Se siamo innestati nella vite, non dovremmo portare frutto in maniera naturale? Sappiamo di essere salvati e sicuri in Cristo, dimoranti nella grazia dell’amore del Padre. Come potrebbe non scaturirne un frutto?

Ancora una volta, Gesù offre una parola chiave: “Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me” (Giovanni 15:4). Ecco un’altra espressione che fa scattare l’allarme in molti cristiani: “Se non dimorate in me”. Alcuni seguaci s’intimoriscono nel leggere questo verso. Si creano dei “fare-non-fare” che in realtà non fanno altro che allontanarli dalla vita vera.

È vero che l’affermazione di Gesù qui sia condizionale, lasciando intendere che noi dobbiamo fare la nostra parte, ma l’altra parte dell’equazione è questa: Gesù dimora in noi – e la Sua presenza in noi è stabile, vigorosa, inamovibile: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Ebrei 13:5). Quando Cristo dice, “Se non dimorate in Me”, Egli non parla della nostra salvezza – perché essa è stata da Lui garantita sulla croce. Sta parlando del frutto dello Spirito nelle nostre vite – la nostra testimonianza, il nostro cammino d’integrità, la nostra gioia e pace.
 

venerdì 13 novembre 2015

FALLO ANCORA, SIGNORE!

In Marco 8, Gesù sfamò ancora le folle – stavolta di 4.000 persone – con soli sette pani e qualche pesce. Nuovamente, i discepoli raccolsero diverse ceste di avanzi (cfr. Marco 8:5-8). Tuttavia, Cristo comprese che i discepoli ancora non abbracciavano la Sua potenza, operatrice di miracoli, così chiese loro, “Avete il vostro cuore ancora indurito?” (Marco 8:17).

Immagino i discepoli dopo quest’ulteriore miracolo, sconcertati. Devono aver pensato, “Non sta accadendo davvero. Se Gesù è davvero Dio, perché sceglierebbe noi per condividere una simile potenza? Siamo solo pescatori ignoranti. Perché camminerebbe sulle acque per entrare nella nostra barchetta invece di rivelare un simile miracolo a qualcuno che ne sia più degno?”

Forse a volte ti poni le stesse domande su te stesso: “Ci sono miliardi di persone sulla terra, perché Dio dovrebbe parlare a me? Perché ha scelto me?” il motivo è che si è trattato di un miracolo assoluto. La tua conversione è stata totalmente soprannaturale. Non è stato solo un evento naturale inspiegabile – no, non c’era niente di naturale in essa.

Perché? Perché non c’è niente di naturale per quanto riguarda la vita cristiana. Tutto è soprannaturale. È una vita che dipende dai miracoli sin dall’inizio (inclusa la tua conversione). E non può essere vissuta senza avere fede nel soprannaturale.

La potenza che ti mantiene in Cristo è completamente soprannaturale. Il mondo vive nelle tenebre, tu però hai la luce, e questo è perché vivi nel regno del soprannaturale. Non c’è niente di naturale nel fatto che il tuo corpo sia il tempio dello Spirito Santo. Niente è naturale nell’essere la dimora del Dio soprannaturale dell’universo.

Tuttavia, è qui che spesso viene l’indurimento. Le persone iniziano ad attribuire le opere soprannaturali di Dio nella loro vita al naturale. È pericoloso dimenticare i Suoi miracoli. È spaventoso ripensare a prodigi divini e dire, “È successo e basta”. Ogni volta che togli il sopra da soprannaturale, il tuo cuore s’indurisce un po’ di più.

Caro santo, devi solo accettarlo per fede: lo stesso Dio soprannaturale che sfamò folle di migliaia di persone con soli pochi pani, opererà in maniera soprannaturale anche nella tua crisi. La Sua potenza, che può compiere miracoli, ti libererà da ogni legame. Ti fortificherà per camminare nella libertà. E Lui userà le tue debolezze – in effetti, la tua condizione più misera – per mostrare al mondo i Suoi miracoli di protezione.

I tempi duri sono garantiti nella vita di tutti quelli che seguono Gesù, ma quando quei momenti arrivano, dobbiamo dire con fiducia, “Fallo ancora, Signore. Hai già operato miracoli nella mia vita. Hai liberato i Tuoi servi in modo soprannaturale nel corso della storia. Fa che la Tua forza sia resa perfetta nella mia debolezza”.