venerdì 18 marzo 2011

SCHIAVO PER SCELTA

“…Lo schiavo apertamente dice: "Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli, e non voglio andarmene libero" (Esodo 21:5). Per questo servo non c’è dilemma, non c’è scelta. La sua decisione non era mai stata messa in discussione. Il suo padrone era tutto il suo mondo ed egli era legato a lui da un legame eterno d’amore. Non avrebbe mai potuto lasciare il suo padrone o la sua casa.

La vita di questo servo ruotava intorno al suo amore per il proprio signore, e, come Paolo, considerava tutto il resto “spazzatura”, allo scopo di vincere il suo padrone. Era il tipo di persona disposto ad essere maledetto affinché altri venissero a conoscenza dell’amore del suo signore.

Questo servo stimava l’intimità col suo padrone al di sopra di ogni benedizioni terrena. A chi importava delle greggi, del raccolto, dell’olio o del vino quando poteva avere comunione infinita col maestro? Il suo cuore traboccava d’affetto per lui, e lo rese molto chiaro: “Amo il mio padrone e non me ne andrò libero”.

Ciò che questo servo sta dicendo è semplicemente questo: Cristo mi basta! Niente in questo mondo vale il non sentire più la Sua presenza. Tutto il benessere e la prosperità della terra non si può comparare ad un solo giorno speso con Lui. Le delizie alla Sua destra vanno incredibilmente al di là di ogni forma d’estasi nota all’uomo. Conoscerlo, essere dove Lui è, sedere insieme nei luoghi celesti, vale più della vita stessa. Servirlo, essere guidati da Lui, andare e venire quando Lui solo lo comanda, rappresenta la vita ai suoi più alti livelli.

Vorresti ricordarmi che sei un figlio, e non un servo? Allora io vorrei gentilmente ricordarti che Gesù fu un Figlio che “non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:6-7). Sarebbe potuto venire come un potente Principe potente dell’Altissimo, calpestando ogni nemico, invece Cristo scelse di venire come uno schiavo, totalmente consacrato agli interessi di Suo Padre.

Lo schiavo devoto di cui leggiamo in Esodo, credeva di avere un’unica missione nella vita, ed era quella di servire il suo padrone. Non lo faceva per un’eredità, sebbene sia scritto: “Il servo che agisce saggiamente dominerà sul figlio che fa disonore e riceverà una parte di eredità con i fratelli” (Proverbi 17:2). L’amore rendeva facile obbedire, e da mattina a sera, ogni giorno della veglia, viveva in servitù volontaria al suo padrone. Era mosso soltanto dall’amore, non dal senso di colpa, né da un senso del dovere. Non c’è da meravigliarsi che Gesù poté dire: “Se mi amate, mi ubbidirete”.