giovedì 26 febbraio 2009

ATTRAVERSARE UN PERIODO DI ARIDITA'

Nonostante io predichi a migliaia di persone, ci sono periodi in cui mi sento molto arido, lontano dalla calda presenza di Dio. Quando sono arido e vuoto, non ho un grande desiderio di leggere la Bibbia, e non mi sento spinto a pregare. So che la mia fede è intatta, il mio amore per Gesù è forte e non provo alcun desiderio di assaggiare le cose di questo mondo. Mi sembra solo di non riuscire a toccare Dio per giorni, forse anche settimane.

Hai mai visto altri cristiani essere benedetti mentre tu non senti niente? Essi testimoniano delle risposte di Dio alle loro preghiere e versano lacrime di gioia. Sembrano vivere sulla cima di una montagna di esperienze felici, mentre tu ti trascini, amando Gesù ma senza incendiare il mondo.

Credo che ogni vero credente sperimenti periodi di aridità in diversi tempi della loro vita cristiana. Persino Gesù si sentì solo quando gridò ad alta voce, "Padre, perché mi hai abbandonato?"

Senza la vicinanza di Dio non ci può essere pace. L'aridità può essere fermata solo dalla rugiada della Sua gloria. La disperazione può essere dissipata solo dalla certezza che Dio sta ancora rispondendo. Il fuoco dello Spirito Santo deve riscaldare la mente, il corpo e l'anima.

Ci sono momenti in cui mi sento indegno, come se fossi la peggiore specie di peccatore, ma nonostante tutto ciò, so che Egli non è lontano. In qualche modo sento una voce soave, distinta, che chiama: "Vieni, figlio mio. Sono consapevole di tutto ciò che stai passando. Io ancora ti amo e non ti lascerò, nè ti abbandonerò mai. Lo affronteremo insieme perché sono ancora tuo Padre e tu sei mio figlio". C'è una fiamma in me che non verrà spenta, ed io so che Lui mi porterà fuori da ogni periodo di aridità.

"Poiché la parte dell'Eterno è il suo popolo, Giacobbe è la porzione della sua eredità. Egli lo trovò in una terra deserta, in una solitudine desolata e squallida. Egli lo circondò, ne prese cura e lo custodì come la pupilla del suo occhio" (Deutoronomio 32:9-10)

"Ecco, io faccio una cosa nuova, essa germoglierà; non la riconoscerete voi Sì, aprirò una strada nel deserto, farò scorrere fiumi nella solitudine. Le bestie dei campi, gli sciacalli e gli struzzi mi glorificheranno, perché darò acqua al deserto e fiumi alla solitudine per dar da bere al mio popolo, il mio eletto" (Isaia 43:19-20).

mercoledì 25 febbraio 2009

SENTIVI DI ARRENDERTI ULTIMAMENTE?

Alcuni pastori mi hanno scritto esprimendo la loro preoccupazione per fedeli che si stanno arrendendo. "Buoni e onesti cristiani sono talmente sopraffatti dalla colpa e dalla condanna da causare in loro disperazione. Quando non riescono a vivere secondo le loro aspettative, quando ricadono nel peccato, decidono di arrendersi...".

Un numero sempre crescente di cristiani si trovano ad un punto di rottura. Sono pochi i cristiani che mai oserebbero cullare il pensiero di abbandonare il loro amore per Gesù, ma nella disperazione pensano di lasciarsi andare.

Alcuni ministri oggi predicano continuamente e solo messaggi positivi. A sentirli parlare, ogni cristiano sta ricevendo miracoli, tutti ricevono risposte istantanee alle preghiere, tutti si sentono bene, vivono bene, e il mondo intero è rose e fiori. Mi piace ascoltare quel tipo di predicazioni perché desidero veramente tutto quel bene e quella salute per il popolo di Dio, ma le cose non vanno proprio così per un gran numero di sinceri e onesti cristiani.

Non c'è da meravigliarsi che i nostri giovani si scoraggino al punto da sperimentare la sconfitta. Non riescono a vivere all'altezza di quell'immagine, creata dalla religione, di un cristiano che pensa sempre positivo, di successo, ricco, senza preoccupazioni. Il loro mondo non è così idilliaco: vivono con afflizioni, crisi di ora in ora e problemi familiari.

Paolo ha parlato dei problemi: "...la nostra afflizione che ci capitò...siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa" (vedi 2 Corinzi 1:8).

Il pensiero positivo non farà andare via questi problemi, e "confessare" che in realtà questi problemi non esistono non cambierà nulla. Qual è la cura? Ci sono due assoluti che mi hanno portato grande conforto ed aiuto.

· Dio mi ama. Egli è un Padre amorevole che vuole solo alzarci dalle nostre debolezze.
· E' la mia fede ciò che più lo compiace. Egli vuole che io confidi in Lui.

martedì 24 febbraio 2009

SOPRAVVIVERAI

Felicità non significa vivere senza dolore o sofferenza - assolutamente. La vera felicità è imparare come vivere un giorno alla volta, nonostante la sofferenza e il dolore. E' imparare a rallegrasi nel Signore, non importa cosa sia successo in passato.

Forse ti senti rigettato ed abbandonato; la tua fede forse è debole e pensi di essere ormai abbattuto. Dolore, lacrime, sofferenza e senso di vuoto forse a volte ti inghiottiscono, ma Dio è ancora sul trono. Egli è ancora Dio!

Convinciti che sopravviverai. Ne uscirai fuori e, per vita o per morte, tu appartieni al Signore. La vita continua, e ti sorprenderà vedere quanto puoi sopportare con l'aiuto di Dio.

Non puoi aiutarti da te stesso o fermare il dolore, ma il nostro caro Signore verrà a te. Egli poserà la Sua mano d'amore sotto di te e ti alzerà per farti sedere nei luoghi celesti. Egli ti libererà dalla paura di morire e ti rivelerà il Suo amore infinito per te.

Guarda in alto! Edificati nel Signore. Quando la nebbia ti circonda e non riesci a vedere alcuna via d'uscita al tuo dilemma, abbandonati tra le braccia di Gesù e, semplicemente, confida in Lui. E' Lui che farà ogni cosa! Egli vuole la tua fede e la tua fiducia. Vuole che tu gridi forte: "Gesù mi ama! Egli è con me! Egli non mi deluderà! Egli sta operando, proprio in questo istante! Non sarò abbattuto! Non sarò sconfitto! Non sarò una vittima di satana! Non perderò la ragione né la mia via. Dio è al mio fianco! Io lo amo, e Lui mi ama!"

Il risultato finale è la fede . E la fede giace su questo assoluto: "Nessun'arma fabbricata contro di te prospererà..." (Isaia 54:17)

lunedì 23 febbraio 2009

DIO NON LASCERA' CHE TU TI SPEZZI

Ricorda a te stesso che Dio sa esattamente quanto sei in grado di sopportare, ed Egli non permetterà di giungere a un punto di rottura.

Il nostro amorevole Padre disse, "Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita, affinchè la possiate sostenere" (1 Corinzi 10:13).

Il peggior tipo di bestemmia sarebbe pensare che ci sia Dio dietro tutti i tuoi dolori e le tue sofferenze, che sia la disciplina del Padre celeste, che Dio pensi che tu abbia bisogno di un altro paio di afflizioni prima di essere pronto a ricevere le Sue benedizioni. Non è così!

E' vero che il Signore castiga coloro che Egli ama, ma quel castigo è solo per un tempo ed esso non ha il fine di ferirci. Dio non è l'autore della confusione nella tua vita e non lo sei nemmeno tu. Il nemico cerca di colpirci attraverso altri esseri umani, proprio come cercò di colpire Giobbe per mezzo di una moglie incredula.

Il tuo Padre celeste veglia su te con un occhio vigile. Ogni movimento è sotto il Suo controllo ed ogni lacrima è raccolta. Egli sente ogni tua ferita e sa quando sei stato sufficientemente esposto all'attacco del nemico. Egli interviene e dice: "Basta!" Quando il tuo dolore non ti avvicina più al Signore e, al contrario, inizia a degradare la tua vita spirituale, Dio interviene. Egli non permetterà a un figlio che confida in Lui di affondare a causa del troppo dolore e angoscia dell'anima.

Dio ti trarrà fuori dalla battaglia in un determinato periodo, giusto in tempo. Egli non permetterà mai che il tuo dolore distrugga la tua mente. Egli promette di arrivare, proprio in tempo, per asciugare le tue lacrime e darti gioia al posto del lutto. La Parola di Dio dice: "Il pianto può durare per una notte, ma al mattino erompe un grido di gioia" (Salmo 30:5).

venerdì 20 febbraio 2009

CONSACRATI A CERCARE DIO

“Volsi quindi la mia faccia verso il Signore Dio, per cercarlo con preghiera e suppliche…Così feci la mia preghiera e confessione all’Eterno…Mentre io stavo ancora parlando, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo d’Israele…” (Daniele 9:3, 4 e 20). Questi erano uomini di preghiera!

Vedi, la prima cosa a cui essi si consacrarono – vivere una vita appartata – doveva essere sostenuta da una seconda consacrazione, quella di cercare Dio. Infatti, è impossibile vivere una vita santa senza trascorrere molto tempo sulle ginocchia, cercando Dio affinché Egli ci doni potenza e autorità per condurre una tale vita.

Non fraintendere – la preghiera fedele non ti terrà fuori da una crisi. Al contrario, molto probabilmente ti porterà in una fornace ardente e in una fossa piena di leoni. Ma la preghiera ti preparerà ad affrontare ogni cosa con fiducia, ti preparerà a diventare un sacrificio vivente per la causa di Gesù!

La preghiera di Daniele lo condusse dritto nella fossa dei leoni. E questa prova giunse dopo quella dei quattro giovani ebrei , quando Daniele era sull’ottantina! Ciò potrebbe spaventarti, se ti chiedi quanto ci vorrà prima che tu smetta di avere crisi. Forse hai pensato di aver superato tutte le tue prove “importanti” dopo un certo numero di anni nel Signore. Tuttavia, qui Dio permette che uno dei Suoi più grandi guerrieri di preghiera, un uomo dallo spirito dolce e mansueto, affronti la crisi della sua vita dopo decenni di fedele intercessione!

Amati, la prova terminerà solo quando Gesù ritornerà o quando moriremo in Cristo! Ecco perché la preghiera è così importante. Puoi impegnarti a vivere una vita senza contaminarti, ma questo impegno è impossibile da mantenere senza l’impegno di cercare Dio.

giovedì 19 febbraio 2009

INCONTAMINATO IN MEZZO ALLA MALVAGITÁ

“Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con i cibi squisiti del re e con il vino che egli stesso beveva; e chiese al capo degli eunuchi di concedergli di non contaminarsi” (Daniele 1:8).

La parola contaminarsi qui suggerisce “libero mediante il ripudio”. Daniele stava dicendo, in altre parole, “Qualsiasi compromesso dei miei principi mi priverà della mia libertà!” Così Daniele si impegnò a mangiare solo legumi e a bere solo acqua per dieci giorni. Quando lo disse al capo degli eunuchi, questo rispose, “Metterai a repentaglio la mia vita! Sembrerai malato al termine dei dieci giorni. Le tue guance saranno incavate, e il re certamente lo noterà! Ecco – mangia solo un pochino di carne. Hai bisogno di proteine. Bevi vino per dar forza al tuo sangue. Mangia qualcuno di questi dolci affinché ti diano energia!”

Credo che Daniele e i tre giovani ebrei avessero qualcosa in mente di più importante che il solo evitare qualsiasi cerimoniale impuro. Essi erano stati fatti prigionieri insieme ad altre migliaia di compatrioti. Ciò che videro appena arrivati a Babilonia deve averli incredibilmente sconvolti. Trovarono una società talmente dissoluta, immorale e piena di bestemmie che la sensibilità spirituale di quei quattro giovani venne colpita.

Così, i quattro giovani presero un impegno. Si dissero l’un l’altro: “Non oseremo comprometterci, non oseremo adottare questi standard morali, saremo separati e verremo disciplinati nel cammino di fede!”

Questi quattro uomini non se ne andavano in giro a predicare il loro stile di vita agli altri. Era una questione rigorosamente tra loro e Dio.

Ti chiedo: quando sei in crisi, gridi, “Signore, dove sei quando ho bisogno di te? Non sei impegnato a liberarmi?” ? Ma cosa succederebbe se il Signore ti dicesse: “Dove sei quando ho bisogno di una voce? Ho bisogno di voci in questi tempi peccaminosi, vasi puri attraverso i quali io possa parlare. Dimmi, sei impegnato nei miei propositi?”

mercoledì 18 febbraio 2009

INIZIÒ DAL RAVVEDIMENTO

La chiesa così come noi la conosciamo oggi, iniziò dal ravvedimento. Quando Pietro predicò la croce nel giorno di Pentecoste, migliaia vennero a Cristo. Questa nuova chiesa era composta da un unico corpo che comprendeva ogni razza, ripieno di amore l’uno per l’altro. La sua vita quotidiana era segnata dall’evangelismo, dallo spirito di sacrificio, persino dal martirio.

Il principio meraviglioso riflette la parola di Dio a Geremia: “Ti avevo piantato come una nobile vigna, tutta della migliore qualità” (Geremia 2:21). Ma le seguenti parole del Signore descrivono ciò che spesso accade a tale opera: “Come dunque ti sei cambiata nei miei confronti in tralci degeneri di vigna straniera?” (2:21). Dio stava dicendo: “Io ti ho piantato correttamente. Tu eri mia, portavi il mio nome e la mia natura. Ma ora sei degenerata”.

Cos’ha causato questa degenerazione nella chiesa? È sempre stato, e continuerà ad essere, l’idolatria. Dio sta parlando d’idolatria quando dice a Geremia, “Il mio popolo ha cambiato la sua gloria per ciò che non giova a nulla” (2:11).

La maggior parte dell’insegnamento cristiano oggi identifica un idolo come qualsiasi cosa che si metta tra il popolo di Dio e Dio stesso. Tuttavia, questa è una descrizione solo parziale dell’idolatria.

L’idolatria ha a che fare con una questione più profonda del cuore. L’idolo numero uno fra il popolo di Dio non è l’adulterio, la pornografia o l’alcool. È una bramosia molto più potente. Qual è quest’idolo? È l’ambizione diretta al successo. E possiede persino una dottrina che la giustifichi.
L’idolatria del successo descrive molti nella casa di Dio oggi. Costoro sono retti, moralmente puri, traboccano di buone opere, ma essi hanno eretto un idolo di ambizione nei loro cuori, e non riescono a disfarsene.

Dio ama benedire il Suo popolo. Egli vuole che il Suo popolo prosperi in ogni cosa che esso intraprenda onestamente. Ma ora c’è uno spirito furioso sulla terra che sopraffa moltitudini - è lo spirito di amore per l’essere riconosciuti e per l’acquisizione di ogni cosa.

Un uomo del mondo ha detto recentemente: “colui che muore con più giocattoli, vince”. Tragicamente, anche i cristiani vengono avviluppati in questa ricerca.

Quanto lontano abbiamo deviato dal vangelo del vivere mediante la morte a sé stessi, all’io, e alle ambizioni mondane.

martedì 17 febbraio 2009

CRISTO VENNE CON UN INVITO ED UN AVVERTIMENTO

Gesù si trovava nel tempio quando invitò tutti ad andare sotto le Sue ali misericordiose di protezione. Egli chiamò chiunque: ciechi, infermi, lebbrosi, poveri, perduti affinché trovassero guarigione e perdono. Ma la folla religiosa rifiutò la Sua offerta così Cristo testimonia di loro, “E voi non avete voluto!” (Matteo 23:37).

Nel leggere ciò, è sorta in me una domanda: qui, nel Nuovo Testamento, Dio avrebbe affrontato una situazione nello stesso modo in cui l’avrebbe fatto nell’Antico Testamento? Avrebbe Egli accantonato colui che avesse rifiutato la Sua offerta di grazia, misericordia e risveglio?

Sì. Gesù rispose a coloro che Lo rifiutarono dicendo: “Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta” (Matteo 23:38). Egli disse loro: “Questo tempio ora è la vostra casa, non la mia. Io me ne vado. E io lascio ciò che voi avete rovinato e abbandonato”.

Poi Egli aggiunse: “Io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (23:39). Egli stava dichiarando loro, “La mia gloria ha abbandonato questa vecchia opera”.

Pensaci: lì c’era l’Incarnazione della grazia e della misericordia, e diceva, “questo vecchio affare non è più mio”. Così, Gesù andò avanti verso la Pentecoste, verso il principio di una cosa nuova. Egli stava per innalzare una nuova chiesa, non una replica di quella vecchia, ed essa sarebbe stata completamente nuova, fin dalle fondamenta: sarebbe stata una chiesa costituita da un popolo nuovo, da nuovi sacerdoti, tutti nati di nuovo in Lui.

Lascia che ti chieda questo: ciò che vedi oggi accadere nella chiesa rappresenta Gesù? Ciò che stiamo vedendo è davvero la chiesa trionfante, la sposa senza macchia di Cristo? Essa rivela la vera natura di Dio a un mondo perduto? Questo è il massimo che lo Spirito di Dio può produrre in questi ultimi giorni?

Hai trovato una chiesa in cui Cristo è davvero presente e la Parola viene fedelmente predicata? Quanto ne dovresti essere grato. Forse ti trovi fra le moltitudini che non riescono a trovare una chiesa che abbia vita. Odo il loro grido, “Non riesco a trovare una chiesa che venga incontro alla mia fame spirituale. Troppo intrattenimento, troppa carnalità, troppa aridità”.

Fatti animo, Dio presto scuoterà ogni cosa in modi incredibili. In quel terribile scuotimento, Dio innalzerà veri pastori che ciberanno pecore affamate.

lunedì 16 febbraio 2009

TI HO GIA' DATO UNA PAROLA

Viviamo nel tempo della più grande rivelazione dell'evangelo di tutta la storia. Ci sono più predicatori, più libri, e più media evangelici che mai. Eppure non c'è mai stata tanta distretta, afflizione, non ci sono mai state tante menti travagliate tra il popolo di Dio. I pastori oggi strutturano i propri sermoni solo per raccogliere persone da aiutare ad affrontare la loro disperazione.

Non c'è niente di male in questo. Io stesso predico tali realtà. Tuttavia credo ci sia ancora un'unica ragione per cui vediamo così poche vittorie e liberazioni: l'incredulità. Il fatto é che Dio ha parlato con grande chiarezza in questi ultimi giorni, e questo è ciò che ha detto: "Vi ho già dato una Parola. Essa è compiuta e completa. Ora, state fermi in essa".

Non permettere a nessuno di dire che stiamo sperimentando una carestia della Parola di Dio. La verità è che stiamo sperimentando una carestia nell'ascoltare la Parola di Dio e nell'ubbidire ad essa. Perché? La fede è talmente irragionevole, ed essa non giunge mai a noi attraverso la logica o la ragione. Paolo afferma chiaramente, "La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio" (Romani 10:17). Questo è l'unico modo in cui la vera fede potrà mai sorgere nel cuore di un credente. Essa viene dall'udire - cioè dal credere, dal confidare e dall'agire in base alla Parola di Dio.

"Gli occhi dell'Eterno sono sui giusti, e i suoi orecchi sono attenti al loro grido...I giusti gridano e l'Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure....Molte sono le afflizioni del giusto...L'Eterno riscatta la vit dei suoi servi, e nessuno di quelli che si rifugiano in lui sarà distrutto" (Salmo 34:15, 17, 19, 22).

In questi soli, pochi passi del Salmo, riceviamo abbastanza dalla parola di Dio da stanare ogni incredulità. Vi esorto ora: ascoltatela, confidate e obbedite ad essa. E infine, riposate in essa.

venerdì 13 febbraio 2009

PERCHÉ TI ABBATTI, ANIMA MIA?

Il salmista continua a chiedersi, “Perché ti abbatti, anima mia? Mi sento inutile, abbandonato. V’è una tale irrequietezza dentro di me. Perché, Signore? Perché mi sento così disperato nella mia afflizione?” (vedi Salmo 42:11 e Salmo 43:5). Queste domande parlano per migliaia di credenti che hanno amato e servito Dio.

Considera il pio Elia, ad esempio. Lo vediamo sotto un ginepro, supplica Dio di togliergli la vita. È talmente abbattuto, è sul punto di arrendere la propria vita. Vediamo anche il giusto Geremia abbattuto nella disperazione. Il profeta grida: “Signore, mi hai ingannato. Mi hai detto di profetizzare tutte queste cose ma nessuna di esse si è avverata. Non ho fatto altro che cercarti per tutta la vita. Ed è così che mi ripaghi? Non menzionerò mai più il Tuo nome”.

Ognuno di questi servi è sotto un attacco temporaneo di incredulità. Ma il Signore comprese la loro condizione in un momento di confusione e dubbio. E dopo un certo periodo, Gli mostrò sempre la via d’uscita. Nel mezzo delle loro afflizioni, lo Spirito Santo accese per loro una luce.

Considera la testimonianza di Geremia: “appena ho trovato le tue parole, le ho divorate; la tua parola è stata per me la gioia e l’allegrezza del mio cuore” (Geremia 15:16). “Ed ecco, la parola dell’Eterno gli [ad Elia] fu rivolta” (1 Re 19:9). Ad un certo punto, ognuno di questi servi ricordò la Parola di Dio. Ed essa divenne la gioia e l’allegrezza della loro vita, traendoli fuori dalla fossa.

La verità è che per tutto il tempo in cui questi uomini soffrirono, il Signore sedeva accanto a loro, aspettando. Egli udiva il loro grido, la loro angoscia. E al termine di un determinato periodo di tempo, Egli disse loro: “hai avuto il tuo tempo di dolore e dubbio, ora voglio che confidi in me. Tornerai tu alla mia Parola? Ti afferrerai alle mie promesse per te? Se lo farai, la mia Parola ti porterà avanti”.

giovedì 12 febbraio 2009

LA MIA PROMESSA È TUTTO CIÒ DI CUI HAI BISOGNO

La fede richiede molto. Essa richiede che, una volta udita la Parola di Dio, noi ubbidiamo ad essa, senza nessun’altra evidenza a darci direzioni. Non importa quanto siano grandi i nostri ostacoli, quanto impossibili siano le nostre circostanze, dobbiamo credere alla Sua parola ed agire in base ad essa, senza altre prove tangibili per andare avanti. Dio dice: “La mia promessa è tutto ciò di cui hai bisogno”.

Come ogni generazione prima di noi, anche noi ci domandiamo, “Signore, perché mi viene messa davanti questa prova? Và oltre la mia comprensione. Hai permesso così tante cose nella mia vita che non hanno senso. Perché non c’è una spiegazione per quello che sto passando? Perché la mia anima è tanto tribolata, così piena di avversità?”

Ascoltami ancora una volta: le richieste della fede sono completamente irragionevoli per l’umanità. Dunque, in che modo il Signore risponde al nostro grido? Egli invia la Sua Parola, ricordandoci le Sue promesse. Ed Egli dice: “obbediscimi, semplicemente, confida nella mia Parola per te”. Egli non accetta scuse, né esitazioni, non importa quanto impossibili le nostre circostanze possano sembrare.

Ti prego,non mi fraintendere. Il nostro Dio è un Padre amorevole, ed Egli non permette che il Suo popolo soffra indiscriminatamente, senza motivo. Noi sappiamo che Egli ha a Sua disposizione tutta la potenza e la prontezza per mandare via ogni problema e ogni sofferenza del cuore. Potrebbe semplicemente dire una parola, e sbarazzarci di ogni avversità e tribolazione.

Tuttavia, la verità è che Dio non ci mostrerà come o quando adempirà le Sue promesse per noi. Perché? Egli non ci deve una spiegazione, dal momento che ci ha dato la risposta. Egli ci ha donato ogni cosa di cui necessitiamo per la nostra vita e la purezza nel Suo Figlio, Gesù Cristo. Egli è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per ogni situazione che la vita ci butta/getta addosso. E Dio manterrà la Parola che ha già rivelato: “tu hai la mia Parola a portata di mano. Le mie promesse per te sono sì ed amen, e lo sono per chiunque crede. Perciò, riposa su questa Parola. Credi in essa, ed obbedisci ad essa”.

mercoledì 11 febbraio 2009

L’IRRAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE

Quando Dio dice all’umanità, “Credi”, Egli richiede qualcosa che va completamente al di là della ragione. La fede è totalmente illogica. La sua stessa definizione ha a che fare con qualcosa di irragionevole. Pensaci: l’epistola agli Ebrei dice che la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono. Ci viene detto, in sostanza, che “non c’è una certezza tangibile, non c’è dimostrazione visibile”. Tuttavia, ci viene richiesto di credere.

Tratto questo soggetto per un motivo importante. In questo preciso momento, in ogni parte nel mondo, moltitudini di credenti vengono messi in ginocchio dallo scoraggiamento. La realtà è che tutti noi continueremo ad affrontare lo scoraggiamento in questa vita. Eppure credo che se noi comprendessimo la natura della fede – quella natura illogica ed irragionevole – troveremmo l’aiuto di cui necessitiamo per andare avanti.

Considera la fede che fu richiesta a Noè: egli visse in una generazione che era completamente fuori controllo. La condizione degli uomini era divenuta così orribile che Dio non poteva più sopportarla. Infine, Egli disse “Basta! L’uomo si sta autodistruggendo – tutto ciò deve finire” (vedi Genesi 6).

Immagina la perplessità di Noè nel cercare di afferrare ciò. Dio stava per mandare un cataclisma, uno di quelli che avrebbe distrutto tutta la terra. Ma tutto ciò che fu detto a Noè su questo evento consisteva in quelle parole udite dal cielo. Doveva soltanto accettarle per fede, e non avrebbe ricevuto ulteriori direzioni per altri 120 anni.

Pensa al tipo di fede fu richiesta a Noè: gli fu affidato l’enorme compito di costruire un’arca gigantesca, e nel frattempo avrebbe vissuto in un mondo pericoloso; doveva continuare a credere mentre il resto del mondo intorno a lui danzava, festeggiava e si crogiolava nella sensualità. Ma Noè fece come Dio gli aveva detto: continuò a confidare nelle parole che gli erano state dette, per più di un secolo. E per la sua obbedienza, la Scrittura dice che Noè “divenne erede della giustizia che si ottiene mediante la fede” (Ebrei 11:7).

In Genesi 12:1-4, Dio disse ad Abrahamo: “Alzati, esci, e lascia il tuo paese”. Sicuramente Abrahamo chiese, “Ma dove, Signore?” Dio avrebbe semplicemente risposto, “Non te lo dirò. Ora vai”.

Ciò non era logico. Era una richiesta totalmente irragionevole per qualsiasi persona pensante. Vorrei farne un’illustrazione chiedendo ad ogni moglie cristiana: immagina che tuo marito un giorno torni a casa e dica, “Fai le valigie, tesoro, traslochiamo”. Certamente, vorresti sapere perché, o dove, o come, ma l’unica risposta che ricevi è, “mon lo so. So solo che Dio ha detto vai”. Non ha né nesso né logica una simile richiesta. Semplicemente, non è logica.

Eppure questa è esattamente la direzione illogica che Abrahamo seguì. “Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava” (Ebrei 11:8). Tutto ciò che sapeva era costituito dalle poche parole che Dio gli aveva dato: “Và, Abrahamo, ed io sarò con te. Nulla potrà farti del male”. La fede richiedeva ad Abrahamo di agire in base a nient’altro che questa promessa.

In una notte stellata, Dio disse ad Abrahamo: “mira il cielo e conta le stelle, se le puoi contare. Così sarà la tua discendenza” (vedi Genesi 15:5). Abrahamo avrà scosso la testa nel sentirlo. Ormai era vecchio, come anche sua moglie, Sara. Avevano da tanto ormai superato il tempo propizio per avere un figlio. Ma qui gli viene fatta una promessa per la quale sarebbe divenuto padre di molte nazioni. E l’unica prova che aveva per andare avanti era una parola dal cielo: “Io sono l’Eterno” (Genesi 15:7).

Ma Abrahamo ubbidì. E la Bibbia dice di lui le stesse cose che dice di Noè: “Ed egli credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia” (Genesi 15:6). Ancora una volta, assistiamo ad una scena d’illogicità. E ancora una volta, la fede di un uomo si tramuta in giustizia.

Ciò che Dio ti chiede potrebbe suonarti irragionevole. Egli chiede che confidiamo in Lui quando non ci dà alcuna prova di aver risposto alle nostre preghiere, quando la situazione sembra disperata e siamo sicuri che sia finita. “Confida in me”, dice il Signore. Illogico? Sì. Ma per secoli il Signore ha provato di essere sempre in tempo, ed Egli non permette mai a satana di avere l’ultima parola. Dio arriva sempre – nel tempo perfetto dello Spirito Santo.

martedì 10 febbraio 2009

UN FIUME SEMPRE CRESCENTE

Nel capitolo 47 di Ezechiele, troviamo ciò che venne mostrato al profeta: Negli ultimi giorni, la chiesa di Gesù Cristo sarà più gloriosa, più vittoriosa di quanto lo sia mai stata in tutta la sua storia. Il vero corpo del Signore non si indebolirà, né perderà colpi; non diminuirà di numero, non avrà un calo di potenza o di autorità spirituale. No, la Sua chiesa emergerà in un'esplosione di potenza e di gloria, e godrà della più completa rivelazione di Gesù che l'umanità abbia mai avuto.

Ezechiele scrive, "Il suo pesce sarà dello stesso genere e in grande quantità" (Ezechiele 47:10). Sta per manifestarsi un corpo di credenti che nuoterà nelle acque crescenti della presenza di Dio.

Questo è ciò che Dio ci mostra nella visione di Ezechiele delle acque che salgono (vedi Ezechiele 47:3-4).

Ezechiele qui sta parlando di un aumento di Spirito Santo. Negli ultimi giorni, la presenza di Dio crescerà tra il Suo popolo.

La sorgente e la nascita di questo fiume è la croce. Ne vediamo un'immagine letterale nel verso seguente: "Uno dei soldati gli trafisse il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua" (Giovanni 19:34).

Questo crescente flusso d'acqua è il simbolo della Pentecoste, quando lo Spirito Santo fu donato ai discepoli. Insieme a questo dono dello Spirito, ai seguaci di Cristo fu data la promessa che Egli sarebbe stato un fiume di vita sgorgante dal loro seno. E quel fiume avrebbe continuato a scorrere per tutto il mondo (vedi Giovanni 7:38-39).

Il fiume di vita crescerà proprio prima della venuta del Signore. Ciò viene preannunciato nella visione data ad Ezechiele. Dio portò il profeta in un viaggio incredibile: portando con Sè una cordicella, il Signore misurò 1000 cubiti, circa 500 metri. Da quella distanza, il Signore ed Ezechiele iniziarono a camminare nell'acqua che, a questo punto,arrivava alle caviglie.

Ezechiele testimonia, "Poi mi fece attraversare le acque" (Ezechiele 47:3); il Signore esortò il profeta a proseguire più in profondità, ad immergersi sempre più nell'acqua. Dopo altri 1000 cubiti, l'acqua arrivava alle ginocchia. E cresceva sempre di più.

Riesci a capire cosa stava succendendo? Ezechiele stava camminando verso il futuro, verso il nostro tempo. I cristiani di oggi vivono negli ultimi 1000 cubiti del fiume in questa visione. Siamo all'ultima misurazione dell'acqua. Ed Ezechiele dice che quando giunse all'orlo di questa misura, l'acqua era troppo profonda per lui, troppo travolgente. "Era un fiume che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque nelle quali bisognava nuotare" (47:5).

Riesco solo ad immaginare la meraviglia di quest'uomo mentre il Signore gli chiede, "Ezechiele, cos'è questo mare che è cresciuto? Se questo fiume riguarda la vita e la potenza della resurrezione, chi sono coloro che saranno tanto benedetti da immergersi in tale gloria?" Egli riusciva solo a vedere ciò di cui noi ora godiamo.

Forse hai sperimentato la presenza di Gesù in modo abbondante. Forse sei emozionato dall'attuale rivelazione che hai di lui. Eppure, posso dirti che non hai visto ancora nulla rispetto alla crescita che sta per arrivare per il giusto. Cristo aprirà i nostri occhi e apparirà in modo meraviglioso tra di noi. Egli Si rivelerà a noi, e spanderà su noi tutta la vita che saremo in grado di ricevere prima di essere già in un corpo glorificato.

lunedì 9 febbraio 2009

QUANDO ARRIVA IL VAGLIO

"Simone, Simone, ecco, satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano" (Luca 22:31).

Devi comprendere che satana tenta di vagliare soltanto coloro che minacciano la sua opera. Egli insegue quell'albero che ha il maggior potenziale per portare frutto. Ma perché il diavolo desiderava vagliare Pietro? Perché era tanto ansioso di provarlo? Beh, per tre anni Pietro aveva scacciato demoni e guarito gli infermi. Satana aveva udito Gesù promettere ai Suoi discepoli un altro battesimo, quello di potenza e di fuoco dello Spirito Santo, e tremò! Ora, il diavolo percepì lo scopo ultimo di Dio per Pietro. Si rese conto che gli scorsi tre anni non sarebbero stati nulla rispetto alle opere maggiori che Pietro e gli altri discepoli avrebbero compiuto. Avendo già distrutto Giuda, avrebbe cercato un modo per corrompere Pietro, per far venire meno la sua fede.

Forse, come Pietro, ti trovi nel vaglio in questo momento, scosso e provato. Ma, mi chiederai, perché proprio io? E perché proprio adesso? Prima di tutto, dovresti rallegrarti di avere una tale reputazione all'inferno! Satana non avrebbe mai chiesto il permesso di Dio per vagliarti, se tu non avessi attraversato la linea dell'obbedienza.Per quale altro motivo dovrebbe investire i suoi sforzi perseguitandoti e avversandoti, spaventandoti e scuotendo tutto ciò che possiedi? Egli ti sta vagliando perché giochi un ruolo importante nella chiesa del Signore in questi ultimi giorni. Dio sta facendo ancora una cosa nuova in quest'ultima generazione, e tu sei stato appartato da Lui per essere un testimone potente per molti. Egli ti ha liberato, e ti sta preparando per i Suoi propositi eterni. E tanto grandi sono i tuoi doni, tanto grande è il tuo potenziale, quanto più ti arrendi alla volontà di Dio - tanto più severo sarà il tuo vaglio.

Quando qualcuno attraversa il fuoco del vaglio, cosa dovrebbero fare coloro che lo circondano? Cosa fece Gesù per l'imminente caduta di Pietro? Egli gli disse, "Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno" (Luca 22:32).

Guardo questo esempio stupendo dell'amore di Cristo e mi rendo conto di non sapere quasi nulla su come amare coloro che cadono. Sicuramente Gesù è quell'amico "che sta più attaccato di un fratello" (Proverbi 18:24). Egli vide in Pietro sia il bene che il male, e ne concluse, "Quest'uomo è degno di essere salvato. Satana lo desidera, ma io lo desidero molto di più". Pietro amava veramente il Signore, e Gesù gli disse, "io ho pregato per te". Gesù aveva previsto questo momento da molto tempo. Probabilmente avrà trascorso molte ore davanti al Padre a parlare di Pietro - di quanto lo amasse, di quanto avesse bisogno che Pietro fosse nel regno di Dio, di quanto lo considerasse un amico.

Signore, dai a tutti noi questo tipo di amore! Quando vediamo dei fratelli o delle sorelle entrare nel compromesso o incamminarsi verso guai o problemi, fà che li amiamo abbastanza da avvertirli con la stessa fermezza con cui Gesù avvertì Pietro. Allora potremo dire, "Sto pregando per te".

Oggi abbiamo un altro "sta scritto" col quale ingaggiare una battaglia contro satana, ed è "Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno". Tu puoi dire al diavolo, "Forse avrai il permesso di vagliarmi, di cercare di abbattere la mia fede. Ma devi sapere questo: Il mio Gesù sta pregando per me!"

venerdì 6 febbraio 2009

ATTRAVERSARE LA LINEA

Quando Gesù si trovava sulla terra conosceva fin troppo bene la ferocia della potenza di satana; sapeva che egli viene con ogni arma infernale per vagliare il popolo del Signore. Penso che nessuno di noi possa comprendere il grande conflitto che imperversa proprio ora nel regno spirituale. E non ci rendiamo nemmeno conto di quanto satana sia determinato a distruggere tutti i credenti che hanno consacrato fermamente i loro cuori affamati a camminare ad ogni costo con Cristo. Ma è vero che nel nostro cammino cristiano, noi attraversiamo una linea – la linea dell’obbedienza – che fa scattare tutti gli allarmi nell’inferno. E nel momento in cui attraversiamo quella linea incamminandoci verso una vita di obbedienza alla Parola di Dio e di dipendenza esclusiva da Gesù, diveniamo una minaccia per il regno delle tenebre e un obiettivo primario dei principati e delle potestà demoniache. La testimonianza di ogni credente che si converte al Signore con tutto il cuore include anche un improvviso attacco di avversità e prove strane ed intense.

Se hai attraversato la linea dell’obbedienza, allora stai agitando le acque nel mondo invisibile. In Luca 22:28-34, Gesù introduce l’argomento del vaglio dei santi. “Simone, Simone, ecco, satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano” (v. 31). Ai giorni di Cristo, i lavoratori del grano usavano il setaccio poco prima di mettere il grano nei sacchi. Essi ponevano il grano in una scatola quadrata coperta da una fitta rete metallica, poi capovolgevano la scatola e la scuotevano con violenza. La terra e la sporcizia cadevano attraverso la rete finché non rimanevano solo i chicchi di grano. In questo verso vagliare significa “essere scossi e separati” – essere scioccati per l’agitazione causata da prove improvvise. Gesù usò questa analogia per dire a Pietro: “satana crede che tu non sia altro che polvere e sporcizia, e che quando ti metterà nel setaccio e ti scuoterà, tu cadrai a terra!”

Ci sono prove ed avversità, e poi c’è il vaglio. Vedo il vaglio come uno degli attacchi satanici peggiori tra tutti. Di solito viene compresso in un periodo di tempo breve ma molto intenso. Per Pietro, il vaglio sarebbe durato solo qualche giorno, ma quei giorni sarebbero stati i giorni che avrebbero maggiormente scosso la sua fede, i giorni più scioccanti e tormentati della sua vita. Quel tempo di vagliatura scosse via l’orgoglio che aveva abbattuto Pietro. La scossa depurò la sua anima da ogni ostacolo che avrebbe potuto distruggere la sua testimonianza una volta per tutte.

Grazie a Dio, la fede di Pietro non venne meno e, così come Gesù pregò che la sua “fede non venisse meno”, nello stesso modo, Egli prega per noi.

giovedì 5 febbraio 2009

L’ORA DELL’ISOLAMENTO

So cosa significa affrontare il silenzio divino, non udire la voce di Dio per un periodo. Sono passato per periodi di totale confusione senza una guida apparente, quella voce soave e sottile dietro di me era completamente silente. Ci sono state volte in cui non ho avuto nessun amico vicino a me che potesse soddisfare il mio cuore con una parola di consiglio. Tutti i miei modelli di guida del passato avevano fatto una brutta fine, e io ero nelle tenebre più fitte. Non riuscivo a vedere il sentiero, e feci errori sopra errori. Avrei voluto dire, “Oh Dio, cos’è successo? Non so in che direzione andare!”

Dio nasconde davvero il Suo volto a coloro che ama? Non è possibile che tolga la Sua mano per un breve tempo in modo da insegnarci la fiducia e la dipendenza da Lui? La Bibbia risponde chiaramente: “Dio lo abbandonò [Ezechia] per metterlo alla prova e conoscere tutto ciò che era nel suo cuore” (2 Cronache 32:31).

Forse stai attraversando una fiumana di prove proprio in questo momento. Sai di cosa sto parlando quando dico che i cieli sono di rame. Sai tutto di continui fallimenti. Hai aspettato e aspettato delle risposte alla tua preghiera. Ti è stata offerta una coppa di afflizione. Niente e nessuno può raggiungere quel bisogno nel tuo cuore!

Questo è il momento di prendere una posizione! Non devi essere pronto a ridere o gioire, perché probabilmente non hai alcuna gioia in questo momento. In realtà, forse non hai altro che un tumulto nell’anima. Ma puoi star certo che Dio è ancora con te, perché la Scrittura dice, “L’Eterno sedeva sovrano sul diluvio; sì, l’Eterno siede re per sempre” (Salmo 29:10).

Presto udrai la Sua voce: Non ti agitare, non essere in ansia. Tieni soltanto il tuo sguardo

mercoledì 4 febbraio 2009

RISPOSTE TARDIVE ALLA PREGHIERA!

La maggior parte di noi pregano come Davide: “Quando t’invoco affrettati a rispondermi” (Salmo 102:2). “Affrettati a rispondere” (Salmo 69:17). Il termine ebraico per affrettati suggerisce “proprio ora, sbrigati, nell’esatto momento in cui ti invoco, fallo!” Davide stava dicendo, “Signore, io pongo la mia fiducia in te – ma ti prego sbrigati!”

Dio non ha alcuna fretta. Egli non scatta al nostro comando. In realtà, ci sono volte in cui ti chiedi se risponderà mai. Tu gridi, piangi, digiuni e speri – ma i giorni passano, le settimane, i mesi, persino gli anni, e tu non ricevi neanche il minimo indizio che Dio ti stia ascoltando. Prima di tutto ti chiedi: “Ci dev’essere qualcosa che blocca le mie preghiere”. Divieni perplesso, e col tempo la tua attitudine verso Dio diventa una cosa del genere: “Signore, cosa devo fare perché ci sia riposta a questa preghiera? Hai promesso nella Tua Parola che mi avresti dato una risposta, ed io ho pregato con fede. Quante lacrime devo ancora versare?”

Perché il Signore tarda a rispondere a preghiere sincere? Non è certo perché non ne ha il potere. Ed Egli desidera più di noi che riceviamo qualcosa da Lui. No, la risposta si trova in questo verso: “Poi propose loro ancora una parabola, per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi” (Luca 18:1).

Il termine greco per stancarsi o venire meno, significa “rilassarsi, diventare debole o stanco nella fede, arrendersi al problema, non attendere più un compimento”. Galati 6:9 dice “Or non perdiamoci d’animo nel fare il bene, perché, se non ci stanchiamo, raccoglieremo a suo tempo”. Il Signore sta cercando un popolo che prega e che non si rilasserà né si stancherà di andare a Lui. Questo popolo aspetterà il Signore, senza arrendersi, finché la Sua opera non sia completata. Ed esso sarà trovato ad aspettare quando Egli porterà una risposta.

martedì 3 febbraio 2009

UN AMORE CHE CASTIGA!

Poiché Dio ti ama, Egli opererà per purificarti. Ma questo è un castigo amorevole per coloro che si ravvedono e ritornano a Lui. Potresti sentire le frecce di Dio nella tua anima a causa dei tuoi peccati presenti e passati, ma se hai un cuore disposto al pentimento e vuoi convertirti dal tuo errore, puoi appellarti a quell'amore che castiga. Sarai corretto, ma con la Sua grande compassione e misericordia. Non sentirai la Sua ira come gli empi, ma piuttosto sentirai la verga della Sua disciplina, stesa dalla Sua mano amorevole.

Forse la tua sofferenza deriva dall'aver preso decisioni sbagliate. Quante donne stanno soffrendo perché hanno sposato uomini circa i quali Dio le aveva avvisate di non sposare? Quanti figli stanno spezzando il cuore dei loro genitori, portandoli all'estremo? Eppure, molte volte ciò accade a causa degli scorsi anni passati nel peccato dai genitori stessi, anni passati nella trascuratezza e nel compromesso.

Quando sai di aver raggiunto il fondo, è il momento di cercare il Signore con uno spirito rotto, di ravvedimento e di fede. E' il momento di ricevere una nuova infusione di forza dallo Spirito Santo. E' il momento di essere rinnovati e rinfrescati, di avere una forza spirituale che trabocchi dal tuo seno.

Vedi, quando gridi a Dio, Egli spande la Sua forza dentro di te: "nel giorno in cui ti ho invocato, tu mi hai risposto ed hai accresciuto il vigore dell'anima mia...Anche se cammino in mezzo all'avversità, tu mi conserverai in vita; tu stenderai la mano contro l'ira dei miei nemici, e la tua destra mi salverà. L'Eterno compirà l'opera sua in me; o Eterno, la tua benignità dura per sempre" (Salmo 138:3, 7-8).

Una delle cose più difficili da accettare per i cristiani è la sofferenza del giusto. Ai tempi di Cristo, i giudei associavano la prosperità e la buona salute all'essere pii. Credevano che l’essere benestante, in buona salute o benedetto in altro modo, dipendesse dal compiacimento di Dio. Questo è il motivo per cui i discepoli di Gesù passarono un momento difficile quando cercarono di capire la sua affermazione per cui "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio" (Matteo 19:24). I discepoli chiesero, "Chi dunque può essere salvato?"

Allo stesso modo oggi, esiste una dottrina errata secondo la quale se sei in accordo con Dio non soffrirai mai; devi solo chiamare Dio e Lui correrà a risolvere tutto in un momento. Ma questo non è l'evangelo! Gli eroi della fede elencati in Ebrei 11 camminarono tutti in un rapporto intimo di fede con Dio, e soffrirono la lapidazione, le ingiurie, le torture e morti violente (vv. 36-38). Paolo stesso, che camminò vicino a Dio, fu naufrago, venne lapidato, pianse, fu lasciato solo a morire, fu derubato, imprigionato e perseguitato. Soffrì la perdita di ogni cosa. Perché? Queste erano tutte prove e purificazioni, la prova della sua fede alla gloria di Dio.

Dio vuole piantare qualcosa nei nostri cuori mediante le nostre prove ed avversità. Egli vuole che siamo capaci di dire, "Signore Gesù, tu sei il mio Protettore, ed io credo che Tu regni sugli eventi della mia vita. Se mi succede qualcosa, è solo perché Tu lo hai permesso, ed io confido nel Tuo proposito in questo. Aiutami a capire la lezione che tu vuoi che io ne tragga. Se cammino nell'integrità ed ho la Tua gioia nel mio cuore, allora il mio vivere e morire porterà gloria a Te. Confido che Tu possa aver preparato della gloria, qualche scopo eterno che la mia mente finita non comprende. Ma ad ogni modo, io dirò, “Gesù, sia che io viva o muoia, sono Tuo!"

lunedì 2 febbraio 2009

DIO MI HA DETTO QUALCOSA CHE NON MI ASPETTAVO DI SENTIRE!

Una sera, durante una riunione di preghiera, Dio mi disse qualcosa sulla nostra chiesa che non mi aspettavo di udire.

Il Signore mi sussurrò: "questa chiesa ha bisogno di un trattamento scioccante! Troppi si sono accontentati e ne sono compiaciuti. Vi sentite salvi e sicuri da ogni vento e da ogni ondata di false dottrine che si abbattono sulla terra, ma non siete pronti per ciò che sta per accadere!"

Amati, il messaggio che parla della testimonianza dello Spirito all'opera in te non è facoltativo, è una questione di vita o di morte! Se non hai la testimonianza dello Spirito Santo in questi ultimi giorni, non ce la farai! Ti arrenderai allo spirito a venire dell'anticristo!

Hai bisogno ogni giorno della testimonianza dello Spirito Santo - a lavoro, in ufficio, a scuola. Devi essere capace di giudicare rettamente politici e leader affinché tu non venga improvvisamente risucchiato nel sistema dell'anticristo.

Questo è ciò che Gesù stava cercando di dirci circa le vergini stolte che non avevano olio per le loro lampade: esse avevano avuto lo Spirito Santo, ma in quel momento finale non avevano la Sua testimonianza.

Non fare la fine della vergine stolta! Se stai per finire l'olio, perché continui a porre la tua fiducia nella tua chiesa o nel tuo pastore affinché sostengano la tua anima, allora ravvediti! Umiliati e scruta il tuo cuore! Grida a Dio affinché purifichi il tuo cuore da ogni ira ed amarezza. Confessa i tuoi peccati e abbandonali e dipendi da Dio ancora una volta per ogni cosa.

Ricevi la pace di Dio nel tuo cuore, in questo modo avrai la testimonianza dello Spirito Santo. Chiedi al Padre di ricevere un maggiore investimento di Spirito, invitalo ad essere il tuo testimone e la tua guida in ogni cosa!

Affrontiamo un costo nel camminare con Gesù in ogni momento, ma ne riceviamo anche una grande ricompensa: è la semplice benedizione di avere Cristo affianco a noi. Ci sono anche tante altre forme di ricompensa (vedi Matteo 19:29) ma menziono questa perché è tutto ciò di cui avremo mai bisogno.

Quando Paolo venne imprigionato a Gerusalemme, tutto il sistema religioso voleva farlo fuori. Lo accusarono di aver contaminato il luogo santo e di aver predicato false dottrine. La sua vita era in pericolo, persino i soldati avevano "timore che Paolo fosse fatto a pezzi" (Atti 23:10). Così lo presero con la forza e lo rinchiusero in una fortezza. La notte seguente il Signore stesso parlò a Paolo, e che parola gli portò: "stai di buon animo! Ci saranno problemi ancora più grandi da affrontare!"

Il costo di seguire Cristo era evidente nelle vite di questi uomini di Dio, e se vogliamo essere come il nostro Maestro, allora dobbiamo abbracciare anche questo costo. La perseveranza diviene una gioia perché Gesù promette di restare con noi in ogni situazione. E possiamo affrontare chiunque e qualsiasi cosa quando sappiamo che il Signore è con noi.

Così, considera il costo e sappi che la tua ricompensa, in ogni cosa, è la preziosa presenza di Gesù Cristo.