giovedì 19 febbraio 2009

INCONTAMINATO IN MEZZO ALLA MALVAGITÁ

“Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con i cibi squisiti del re e con il vino che egli stesso beveva; e chiese al capo degli eunuchi di concedergli di non contaminarsi” (Daniele 1:8).

La parola contaminarsi qui suggerisce “libero mediante il ripudio”. Daniele stava dicendo, in altre parole, “Qualsiasi compromesso dei miei principi mi priverà della mia libertà!” Così Daniele si impegnò a mangiare solo legumi e a bere solo acqua per dieci giorni. Quando lo disse al capo degli eunuchi, questo rispose, “Metterai a repentaglio la mia vita! Sembrerai malato al termine dei dieci giorni. Le tue guance saranno incavate, e il re certamente lo noterà! Ecco – mangia solo un pochino di carne. Hai bisogno di proteine. Bevi vino per dar forza al tuo sangue. Mangia qualcuno di questi dolci affinché ti diano energia!”

Credo che Daniele e i tre giovani ebrei avessero qualcosa in mente di più importante che il solo evitare qualsiasi cerimoniale impuro. Essi erano stati fatti prigionieri insieme ad altre migliaia di compatrioti. Ciò che videro appena arrivati a Babilonia deve averli incredibilmente sconvolti. Trovarono una società talmente dissoluta, immorale e piena di bestemmie che la sensibilità spirituale di quei quattro giovani venne colpita.

Così, i quattro giovani presero un impegno. Si dissero l’un l’altro: “Non oseremo comprometterci, non oseremo adottare questi standard morali, saremo separati e verremo disciplinati nel cammino di fede!”

Questi quattro uomini non se ne andavano in giro a predicare il loro stile di vita agli altri. Era una questione rigorosamente tra loro e Dio.

Ti chiedo: quando sei in crisi, gridi, “Signore, dove sei quando ho bisogno di te? Non sei impegnato a liberarmi?” ? Ma cosa succederebbe se il Signore ti dicesse: “Dove sei quando ho bisogno di una voce? Ho bisogno di voci in questi tempi peccaminosi, vasi puri attraverso i quali io possa parlare. Dimmi, sei impegnato nei miei propositi?”