mercoledì 11 febbraio 2009

L’IRRAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE

Quando Dio dice all’umanità, “Credi”, Egli richiede qualcosa che va completamente al di là della ragione. La fede è totalmente illogica. La sua stessa definizione ha a che fare con qualcosa di irragionevole. Pensaci: l’epistola agli Ebrei dice che la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono. Ci viene detto, in sostanza, che “non c’è una certezza tangibile, non c’è dimostrazione visibile”. Tuttavia, ci viene richiesto di credere.

Tratto questo soggetto per un motivo importante. In questo preciso momento, in ogni parte nel mondo, moltitudini di credenti vengono messi in ginocchio dallo scoraggiamento. La realtà è che tutti noi continueremo ad affrontare lo scoraggiamento in questa vita. Eppure credo che se noi comprendessimo la natura della fede – quella natura illogica ed irragionevole – troveremmo l’aiuto di cui necessitiamo per andare avanti.

Considera la fede che fu richiesta a Noè: egli visse in una generazione che era completamente fuori controllo. La condizione degli uomini era divenuta così orribile che Dio non poteva più sopportarla. Infine, Egli disse “Basta! L’uomo si sta autodistruggendo – tutto ciò deve finire” (vedi Genesi 6).

Immagina la perplessità di Noè nel cercare di afferrare ciò. Dio stava per mandare un cataclisma, uno di quelli che avrebbe distrutto tutta la terra. Ma tutto ciò che fu detto a Noè su questo evento consisteva in quelle parole udite dal cielo. Doveva soltanto accettarle per fede, e non avrebbe ricevuto ulteriori direzioni per altri 120 anni.

Pensa al tipo di fede fu richiesta a Noè: gli fu affidato l’enorme compito di costruire un’arca gigantesca, e nel frattempo avrebbe vissuto in un mondo pericoloso; doveva continuare a credere mentre il resto del mondo intorno a lui danzava, festeggiava e si crogiolava nella sensualità. Ma Noè fece come Dio gli aveva detto: continuò a confidare nelle parole che gli erano state dette, per più di un secolo. E per la sua obbedienza, la Scrittura dice che Noè “divenne erede della giustizia che si ottiene mediante la fede” (Ebrei 11:7).

In Genesi 12:1-4, Dio disse ad Abrahamo: “Alzati, esci, e lascia il tuo paese”. Sicuramente Abrahamo chiese, “Ma dove, Signore?” Dio avrebbe semplicemente risposto, “Non te lo dirò. Ora vai”.

Ciò non era logico. Era una richiesta totalmente irragionevole per qualsiasi persona pensante. Vorrei farne un’illustrazione chiedendo ad ogni moglie cristiana: immagina che tuo marito un giorno torni a casa e dica, “Fai le valigie, tesoro, traslochiamo”. Certamente, vorresti sapere perché, o dove, o come, ma l’unica risposta che ricevi è, “mon lo so. So solo che Dio ha detto vai”. Non ha né nesso né logica una simile richiesta. Semplicemente, non è logica.

Eppure questa è esattamente la direzione illogica che Abrahamo seguì. “Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava” (Ebrei 11:8). Tutto ciò che sapeva era costituito dalle poche parole che Dio gli aveva dato: “Và, Abrahamo, ed io sarò con te. Nulla potrà farti del male”. La fede richiedeva ad Abrahamo di agire in base a nient’altro che questa promessa.

In una notte stellata, Dio disse ad Abrahamo: “mira il cielo e conta le stelle, se le puoi contare. Così sarà la tua discendenza” (vedi Genesi 15:5). Abrahamo avrà scosso la testa nel sentirlo. Ormai era vecchio, come anche sua moglie, Sara. Avevano da tanto ormai superato il tempo propizio per avere un figlio. Ma qui gli viene fatta una promessa per la quale sarebbe divenuto padre di molte nazioni. E l’unica prova che aveva per andare avanti era una parola dal cielo: “Io sono l’Eterno” (Genesi 15:7).

Ma Abrahamo ubbidì. E la Bibbia dice di lui le stesse cose che dice di Noè: “Ed egli credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia” (Genesi 15:6). Ancora una volta, assistiamo ad una scena d’illogicità. E ancora una volta, la fede di un uomo si tramuta in giustizia.

Ciò che Dio ti chiede potrebbe suonarti irragionevole. Egli chiede che confidiamo in Lui quando non ci dà alcuna prova di aver risposto alle nostre preghiere, quando la situazione sembra disperata e siamo sicuri che sia finita. “Confida in me”, dice il Signore. Illogico? Sì. Ma per secoli il Signore ha provato di essere sempre in tempo, ed Egli non permette mai a satana di avere l’ultima parola. Dio arriva sempre – nel tempo perfetto dello Spirito Santo.