mercoledì 25 maggio 2016

L’AULA DELLA PREGHIERA

A volte siamo troppo indifferenti alla preghiera, ma nei momenti di prova ci ritroviamo a lottare col Signore in preghiera ogni giorno, finché non ci sentiamo rassicurati nello spirito che Egli abbia tutto sotto controllo. Più vogliamo che quella certezza ci sia ricordata, più andiamo nello stanzino della preghiera.

La verità è che Dio non permette mai un’afflizione nella nostra vita se non come un atto d’amore. Ne vediamo un’illustrazione nella tribù d’Efraim, in Israele. Il popolo era caduto in grande afflizione e gridò a Dio nel dolore. Egli rispose, “Ho ripetutamente udito Efraim lamentarsi” (Geremia 31:18).

Come Davide, Efraim testimoniò, “Tu mi hai castigato…come un torello non domato; fammi ritornare…perché tu sei l'Eterno, il mio Dio” (31:18). In altre parole: “Signore, Tu ci hai castigati per un motivo. Eravamo come giovani torelli indomati, pieni d’energia, ma Tu ci hai castigati per renderci docili per il Tuo servizio. Hai portato la nostra sfrenatezza sotto il tuo controllo”.

Vedi, Dio aveva grandi progetti per la tribù d’Efraim, progetti soddisfacenti e fruttiferi, ma prima doveva essere istruita e addestrata. Così, Efraim dichiarò, “Mi sono pentito; dopo aver riconosciuto il mio stato, mi sono battuto l'anca” (31:19). Stavano in pratica dicendo: “In passato, quando Dio ci aveva portato in aula per prepararci al Suo servizio, non sopportavamo la correzione. Siamo scappati, gridando, ‘è troppo difficile’. Eravamo testardi, ci sottraevamo sempre dal giogo che metteva su noi. Poi Dio ha posto su noi un giogo più stretto ed ha usato la Sua amorevole verga per spezzare la nostra volontà ostinata. Ora siamo arresi al Suo giogo”.

Anche noi siamo come Efraim: giovani torelli egocentrici che non vogliono essere posti sotto un giogo. Evitiamo la disciplina dell’aratura, di sperimentare dolore e stare sotto la verga. E ci aspettiamo di avere tutto e subito – vittoria, benedizione, prosperità – semplicemente dichiarando le promesse di Dio o “impossessandocene per fede”. Siamo stizziti quando veniamo addestrati nella preghiera privata, quando dobbiamo lottare con Dio finché le Sue promesse non si adempiono nelle nostre vite. Poi, quando arriva l’afflizione, pensiamo “Siamo il popolo eletto di Dio. Perché sta succedendo tutto questo?”

La stanza della preghiera è la nostra aula, e se non abbiamo quel tempo “da soli” con Gesù – se abbiamo ridotto quell’intimità con Lui – non saremo pronti quando arriverà la fiumana.