giovedì 12 maggio 2016

IL NOSTRO POSTO NEL SUO CORPO

È importante che tu non ti senta frustrato per il fatto di non essere un missionario in Africa o in qualche altro campo di missione nel mondo. Il Signore non condanna mai alcuno dei Suoi figli per una chiamata, se Lui Stesso ti ha posto dove ti trovi nel Suo corpo. “Dio ha posto i membri nel corpo, come ha voluto” (1 Corinzi 12:18, parafrasi mia).

Certo, è importante restare aperti e disposti ad ascoltare lo Spirito sul servire altrove, ma dobbiamo arrendere completamente la questione alla direzione e alla volontà del Signore. Dio sa come ispirarci e aprire porte al ministero, in patria e all’estero.

L’apostolo Paolo offre una parola profondamente convincente sulla questione di servire il Signore. Egli era un missionario, che viaggiava per tutto il mondo, con un cuore d’amore rivolto ai poveri. Egli udì il grido dei più poveri in ogni nazioni da lui visitata e istruì ogni pastore ed evangelista sotto la sua autorità, “Ricordatevi dei poveri”.

Paolo raccoglieva regolarmente offerte per i poveri, viaggiò persino per diverse città per raccogliere fondi per Gerusalemme, quando la carestia era ormai imminente. Di tutti coloro che vissero, Paolo comprese il grido del bisogno umano. Tuttavia, per quanto quest’apostolo consacrato si sacrificò – persino fino a morire egli stesso da povero martire – egli diede un avvertimento convincente:

“E se spendessi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri e dessi il mio corpo per essere arso, ma non ho amore, tutto questo niente mi giova” (1 Corinzi 13:3, corsivo mio).

Devo chiedere: Siamo pronti ad accettare le parole convincenti di Paolo? Egli sta in pratica dicendo: “Puoi piangere per il grido disperato dei poveri. Puoi andare nelle baraccopoli africane. Puoi essere pronto a morire da martire, ma se non hai afferrato la carità, tutto quello che fai è vano – che sia in patria o come missionario all’estero”.