lunedì 1 giugno 2015

IL TEMPIO DI DIO SULLA TERRA by Gary Wilkerson

Noi siamo il tempio di Dio sulla terra, i nostri corpi sono la dimora del Suo Santo Spirito (cfr. 1 Corinzi 6:19). Ci sono, tuttavia, cose che non appartengono al nostro tempio, cose che possono sopraffare la nostra passione per Lui.

Quando Gesù iniziò a rovesciare i tavoli nel tempio (cfr. Giovanni 2:13-17), Egli stava rovesciando più che il commercio dei cambiamonete. Stava rovesciando un sistema religioso che per millenni si era affidato ai sacrifici animali per compiacere Dio. Cristo ora affermava, “Il vostro rapporto col Padre non si baserà più su sacrifici di agnelli e capre e colombi. Si baserà sul Mio sacrificio eterno per voi”.

Quella scena nel tempio offre un’analogia per il nostro tempo. Molte congregazioni oggi sono piene di rumore e attività. Ci sono tanti programmi, da missioni all’estero a evangelizzazioni locali e dozzine di gruppi familiari. I culti possono essere pieni di luci brillanti, suoni potenti e incredibile energia; eppure, a volte in mezzo a tutta quest’attività frenetica, manca qualcosa al centro: Gesù Stesso.

Senza Cristo al centro delle nostre attività, le nostre chiese sono morte. Non importa quanto duramente lavoriamo per fare qualcosa che serva e onori il Suo nome, nessuno dei nostri “sacrifici” in sé stessi possono raggiungere veri risultati per il regno. Dal di fuori le nostre riunioni potrebbero sembrare buone, ma se non manteniamo Gesù al centro, saremo chiese piene di ossa secche.

Il sistema dei sacrifici animali non fu mai stato l’intento vero per rappresentare la Sua riconciliazione con l’umanità peccatrice. Come l’istituzione della monarchia in Israele era un sistema imperfetto, ma Dio lo permise, usandolo simbolicamente per indicare qualcosa di migliore e più alto.

Dio lo dimostrò con Abrahamo. In quel tempo antico, le culture orientali sacrificavano animali e anche bambini per placare i loro dei adirati. Quando il Signore istruì Abrahamo su come portare suo figlio al monte e sacrificarlo all’altare, questi obbedì senza battere ciglio. Questa reazione oggi potrebbe sembrarci strana, ma suggerisce il timore e la paura che i popoli antichi provavano per i loro dei. Quando il tuo dio parlava, tu saltavi – altrimenti avresti affrontato carestie o pestilenze. Si trattava di un’obbedienza basata sulla paura.

Però Abrahamo sentiva che il suo Dio fosse diverso. E, infatti, Dio stava per mostrargli che non era come Moloch, al quale la gente sacrificava bambini. Quando Abrahamo alzò il pugnale su Isacco, Dio lo fermò (cfr. Genesi 22:11-12). Dio allora provvide un montone da sacrificare. Dichiarò al Suo servo – e ad ogni credente di ogni età – “Non ho bisogno che tu sacrifichi per me. Io mi sacrificherò per te”. Dio ribaltò completamente la situazione, proprio come fece Gesù quando entrò nel tempio.