venerdì 6 novembre 2009

IL CIELO

“Ma ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo” (1 Corinzi 15:57). Molti credenti citano questo verso tutti i giorni, applicandolo alle loro prove e alle loro tribolazioni. Eppure il contesto in cui Paolo parla ne suggerisce un significato più profondo. Un paio di versi prima, Paolo afferma: “La morte è stata inghiottita nella vittoria. O morte, dov'è il tuo dardo? O inferno, dov'è la tua vittoria?” (15:54-55).


Paolo stava parlando eloquentemente di questo suo desiderio del cielo. Scriveva: “Sappiamo infatti che se questa tenda, che è la nostra abitazione terrena, viene disfatta, noi abbiamo da parte di Dio un edificio, un'abitazione non fatta da mano d'uomo eterna nei cieli. Poiché in questa tenda noi gemiamo, desiderando di essere rivestiti della nostra abitazione celeste” (2 Corinzi 5:1-2, corsivo mio).


L’apostolo poi aggiunge: “Ma siamo fiduciosi e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e andare ad abitare con il Signore” (5:8).


Secondo Paolo, il cielo – essere alla presenza del Signore per l’eternità – è qualcosa che bisogna desiderare con tutto il cuore.


Mentre pondero queste cose, inizia ad emergere un’immagine gloriosa. Prima di tutto, immagino la descrizione di Gesù di un’enorme adunata, quando gli angeli “con un potente suono di tromba raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all'altra” (Matteo 24:31). Quando tutte queste moltitudini saranno riunite, immagino una grande marcia di vittoria in cielo, con milioni di bambini glorificati che canteranno osanna al Signore, come fecero i bambini nel tempio.


Poi verranno tutti i martiri. Quelli che un tempo gridavano alla giustizia sulla terra, ora gridano: “Santo, santo, santo!”. Tutti danzeranno pieni di gioia, gridando: “Vittoria, vittoria in Gesù!”.


Poi si sentirà un grido potente, un suono mai sentito prima. Sarà la chiesa di Gesù Cristo con moltitudini di persone di ogni nazione e tribù.


Forse tutto questo ti sembrerà strano, ma Paolo stesso ne testimoniò. Quando il fedele apostolo fu portato in cielo, udì “parole ineffabili, che non è lecito ad un uomo di proferire” (2 Corinzi 12:4). Paolo disse di essere rimasto stupefatto da quanto udito. Credo egli abbia udito proprio questi suoni. Ebbe una gloriosa preannunciazione dei canti e delle lodi di Dio di quelli che gioiranno alla sua presenza, con il corpo reso integro e le anime piene di gioia e di pace. Fu un suono così glorioso che Paolo non riuscì a ripetere.