venerdì 30 aprile 2010

SII SANTO

Tre mesi dopo che Israele lasciò l’Egitto, giunse ai piedi del monte Sinai e lì si accampò. Mosè salì quel duro monte per avere comunione col Signore, e Dio lo chiamò: “Verrò con voi in forma di una densa nuvola, cosicché il popolo stesso possa ascoltarmi quando parlo con te. Allora essi ti crederanno sempre. Scendi e prepara il popolo alla mia visitazione, santificali”.

Nella mattina del terzo giorno ci fu un tremendo tuono e una tempesta di fulmini, e una nuvola enorme scese dal monte. Il monte Sinai era completamente coperto da fumo, perché Yahweh discese su di esso in forma di fuoco. L’intera montagna tremò con un violento terremoto, e al crescendo dello squillo di tromba, Mosè parlò e Dio rispose con voce tonante (vedi Esodo 19:9-19).

Dio tuonò a Mosè e al Suo popolo eletto: “E sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa …” (Esodo 19:6).

Una profezia sconvolgente registrata in Ebrei sta per essere rivelata in questo tempo. Dio ha promesso di parlare ancora una volta, proprio come fece sul monte Sinai.

“ … La cui voce scosse allora la terra, ma che ora ha fatto questa promessa, dicendo: Ancora una volta io scuoterò non solo la terra, ma anche il cielo” (Ebrei 12:26).

“Guardate di non rifiutare colui che parla, perché se non scamparono quelli che rifiutarono di ascoltare colui che promulgava gli oracoli sulla terra, quanto meno scamperemo noi, se rifiutiamo di ascoltare colui che parla dal cielo” (Ebrei 12:25).

Ancora una volta, Dio sta parlando dal cielo con lo stesso messaggio che diede ai giorni di Mosè. Il nostro Dio sta tuonando proprio ora questo grande comandamento. “Siate santi, poiché io sono santo” (1 Pietro1:16).

Come possiamo rimanere santi in quest’era malvagia? Come ci si può preservare dall’essere contaminati da tutto ciò? Nessuno, per le proprie forze, può farlo. Solo Dio ha la potenza di mantenerci santi, di presentarci a Sé come un popolo santo senza ruga né macchia.

Il Dio che ci dona la Sua santità possiede la potenza di mantenerci in essa! Il luogo più sicuro sulla terra è ai piedi della croce, umiliati davanti al trono di Dio. Più i tempi si fanno malvagi, più abbiamo bisogno di restare arresi a Lui!

giovedì 29 aprile 2010

IL RIPOSO PROMESSO DA DIO

“Resta dunque un riposo per il popolo di Dio. Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch'egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue” (Ebrei 4:4-10).

Forse ti chiederai: “Cosa significa entrare in questo riposo promesso? Come potrei applicarlo alla mia vita?” Prego che Dio rimuova le scaglie dai nostri occhi per permetterci di comprenderlo. Per dirla in breve, entrare nel suo riposo promesso significa credere che Cristo ha compiuto tutta l’opera della salvezza necessaria per noi. Dobbiamo riposare nella sua grazia salvifica, solo per fede.

È questo che Gesù intendeva quando esortava: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed aggravati, ed io vi darò riposo” (Matteo 11:28). Significa la fine di ogni nostro sforzo carnale, di ogni tentativo umano di ottenere la pace. E significa fidarsi completamente dell’opera di Gesù per noi.

La nostra battaglia non è contro sangue e carne. Avviene nel regno spirituale. L’Antico Testamento lo specifica. Di volta in volta, Israele faceva delle promesse vacue e futili a Dio: “Vogliamo servirti, Signore. Faremo tutto ciò che ci comandi”. Ma la storia dimostra che non avevano né il cuore né la capacità di mantenere la parola data. Dio doveva estirpare in loro ogni fede umana. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno lo troviamo nella presenza del nostro Signore.

Paolo afferma: “In lui viviamo, ci muoviamo e siamo” (Atti 17:28). Questo ci parla di comunione ininterrotta. Attraverso la vittoria della croce, il nostro Signore si è messo a nostra disposizione in ogni momento del giorno o della notte. Dobbiamo prendere una decisione: “Voglio Cristo nella mia vita. Voglio essere libero da ogni carnalità. Perciò vado avanti, entro alla sua presenza e reclamo i miei possedimenti. Voglio Gesù tutto per me, come mia unica fonte di soddisfacimento”.

mercoledì 28 aprile 2010

LE MIE PREGHIERE VERRANNO MAI ESAUDITE?

Credo nei tempi dello Spirito Santo. Nel tempo di Dio, ogni nostra preghiera verrà esaudita, in un modo o nell’altro, ma il problema è che abbiamo paura di sottomettere le nostre preghiere alla valutazione scrupolosa dello Spirito Santo. Alcune delle nostre preghiere devono essere purificate perché spesso la nostra fede viene mal investita in richieste che non sono mature. Non sappiamo come pregare, “sia fatta la Tua volontà”. Non vogliamo la Sua volontà tanto quanto ciò che viene permesso dalla Sua volontà.

Abrahamo esercitò la propria fede per continuare a ricordare a sé stesso di essere uno straniero su questa terra. La decisione benedetta che prese produsse soltanto una tenda in cui dimorare, perché egli ripose tutta la sua fede in quella città il cui costruttore e fondatore è Dio.

Forse qualcuno tra questi guerrieri di fede non stava vivendo per fede? Dio si rifiutò di rispondere a qualche loro preghiera? Dopo tutto, non tutti loro furono liberati, e non tutti vissero fino a vedere le risposte alle proprie preghiere. Non tutti vennero dispensati dal dolore, dalla sofferenza, persino dalla morte. Alcuni furono torturati; altri furono fatti a pezzi, girovagando come indigenti, afflitti e tormentati (Ebrei 11:36-38).

Qualcuno che aveva reputazione di grande fede “non ricevette la promessa” (Ebrei 11:39). Coloro che “ottennero le promesse” usarono la propria fede per operare la giustizia, per guadagnare forza in tempi di debolezza, e per far fuggire il nemico.

Non preoccuparti se Dio risponde “Sì” o “No” alla tua richiesta. Non sentirti abbattuto quando la risposta non si fa vedere e, ti prego, smetti di concentrarti su formule e metodi di “fede”. Affida soltanto ogni preghiera a Gesù e affronta i tuoi impegni con certezza. Egli non arriverà né un momento prima né un momento dopo nella risposta, e se la risposta che cerchi non giunge, dì al tuo cuore: “Egli è tutto ciò di cui ho bisogno. Se ho bisogno di qualcosa di più, Egli non me la negherà. Egli risponderà a Suo tempo e a Suo modo. E se Egli non esaudisce la mia richiesta, deve avere un motivo perfetto per non farlo. Non importa cosa accadrà, crederò sempre nella Sua fedeltà”.

Signore, perdonaci se siamo più preoccupati a ricevere esaudimento alle nostre preghiere di quanto non lo siamo ad imparare una sottomissione totale a Cristo stesso. Non impariamo l’obbedienza mediante le cose che otteniamo, ma mediante ciò che soffriamo. Sei disposto ad imparare un altro po’ dalla sofferenza che comporta una preghiera apparentemente non risposta? Riposerai nel Suo amore mentre aspetterai pazientemente la promessa?

martedì 27 aprile 2010

IL VERO SIGNIFICATO DELLA TERRA PROMESSA

Dio diede al nostro progenitore Abrahamo il paese di Canaan come “possedimento eterno” (Genesi 17:9). In ebraico, il termine eterno significa infinito. Forse penserai: “Abrahamo sarà stato contento. Dio aveva promesso ai suoi discendenti una terra perpetua, che sarebbe durata fino all’eternità”.

Tuttavia, il Nuovo Testamento ci dice che il mondo sarà distrutto con il fuoco, bruciato completamente quando il Signore porterà nuovi cieli e nuova terra. Forse ti chiederai: come mai il “possedimento eterno” di Abrahamo era un semplice pezzo di terra? Come poteva essere eterno? Il fatto è che questa terra promessa simboleggiava un posto che si trovava al di là della terra stessa. Credo che Abrahamo lo sapesse nello spirito. La Bibbia dice che mentre Abrahamo entrava in Canaan, si sentiva straniero: “Per fede Abrahamo dimorò nella terra promessa, come in paese straniero” (Ebrei 11:9). Perché? Perché il suo cuore desiderava qualcos’altro oltre alla terra in se stessa.

“Egli aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio” (Ebrei 11:10). Abrahamo poteva capire il vero significato della terra benedetta e rendersi conto: “Non è questo il vero possedimento. È solo un sermone illustrato delle grandi benedizioni che mi aspettano”. Abrahamo comprese il vero significato della Terra Promessa; sapeva che Canaan rappresentava il Messia a venire. Gesù stesso ce lo dice: “Abrahamo, vostro padre, giubilò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Giovanni 8:56).

Lo Spirito Santo permise a questo patriarca di vedere nel corso degli anni, fino al giorno di Cristo. Egli sapeva che il significato della sua terra promessa era un luogo di pace e riposo completo. E, come Abrahamo sapeva, questo luogo di riposo è Gesù Cristo stesso. È vero, il Signore Gesù è il nostro possedimento. Noi siamo suoi, ma anche lui è nostro. E Dio ci invita ad ottenere questo possedimento eterno con una semplice fede.

lunedì 26 aprile 2010

IL CLUB DEI 7000

Elia, quel grande profeta di santità e giustizia, si era avvilito a causa dello sviamento morale che la propria nazione stava sperimentando e stava fuggendo dalle minacce di Izebel, la moglie malvagia del re Acab. Dio lo trovò mentre si stava nascondendo in una caverna sul monte Horeb, chiedendogli: “Elia, cosa fai qui, perché ti nascondi?”

Con indignazione, Elia replicò: “Dio, sono stato geloso della Tua gloria, ma il Tuo popolo ha abbandonato la Tua Parola; i Tuoi altari sono stati distrutti; i tuoi ministri sono stati perseguitati. Io sono l’unico rimasto, ed ora stanno dando la caccia anche a me”.

Secondo ogni apparenza esteriore, Elia aveva dei buoni argomenti. Il governo era il più malvagio e vile della storia, e la società in cui viveva era prossima al collasso. La Bibbia dice: “Achab fece anche un'Ascerah [sacrario pagano al piacere]. Achab provocò ad ira l'Eterno, il DIO d'Israele, più di tutti i re d'Israele che l'avevano preceduto (1 Re 16:33). Il governo spingeva davvero la nazione verso l’idolatria. Izebel, la regina più malvagia che sia mai salita al trono, era una donna che odiava Dio, dedita all’uccisione di qualsiasi seguace di Yahwheh.

Elia era determinato a “resistere fino alla fine”. Se tutta la nazione aveva abbandonato Dio, lui sarebbe rimasto fedele! Ma Dio non si stava per congratulare con questo profeta nascosto tra le caverne, perché proprio in quel momento lo Spirito Santo si stava muovendo per tutto il territorio. Eliseo, il futuro successore di Elia, cominciava a sentire i primi effetti della mano di Dio su di lui e Jehu, un potente giovane rivoluzionario, non stava più nella pelle, aspettando ansiosamente di dichiarare guerra alla corruzione e all’ateismo nel paese. Un grande risveglio morale stava per accadere, e Dio avrebbe presto gettato Izebel ai cani e rovesciato i governanti malvagi.

Elia venne categoricamente informato da Dio: “Ho 7000 uomini che non si sono compromessi e non hanno ceduto alla malvagità che li circondava. Essi non sono stati sedotti, sono Miei!” Dio stava cercando di dire ad Elia che il Suo popolo si trovava in posizioni strategiche in tutta la nazione, credenti rimasti in piedi, fedeli, a dispetto della corruzione intorno a loro.

Dio mi ha incoraggiato ad aprire i miei occhi alla grande chiamata di santi che sta ora avendo luogo, nel nostro tempo. Dio disse ad Elia: “Migliaia non si sono inchinati”. A noi, credo che Egli stia dicendo: “Milioni non si sono inchinati!”

Gloria a Dio, non siamo uno sparuto residuo! Siamo un esercito, una moltitudine lavata col sangue, da ogni cammino di vita, inflessibile e integra in un’era impazzita. Satana vorrebbe che il popolo di Dio pensasse che stia diminuendo rapidamente; vuole che i veri credenti pensino che la maggioranza abbia già defezionato dal Suo campo, cosicché la paura li porti a nascondersi. Non credere alle bugie di Satana! Dio è ancora all’opera, e spande il Suo Santo Spirito attirando cuori affamati a Sé.

giovedì 22 aprile 2010

CHIAMATI PRIMA DELLA CREAZIONE

L’apostolo Paolo dice di Dio: “Ci ha salvati e ci ha chiamati con una santa vocazione, non in base alle nostre opere, ma secondo il suo scopo e grazia, che ci è stata data in Cristo Gesù prima dell'inizio dei tempi” (2 Timoteo 1:9).

Ogni persona che è “in Cristo” è chiamata dal Signore. E tutti noi abbiamo lo stesso mandato: udire la voce di Dio, proclamare la sua Parola, non temere l’uomo e confidare nel Signore nonostante ogni prova concepibile.

Infatti, Dio fece questa promessa al profeta Geremia, quando lo chiamò (vedi Geremia 1:1-10). Come Geremia, anche noi non abbiamo bisogno di prepararci un messaggio per parlare al mondo. Dio ha promesso di riempirci la bocca con la sua Parola, nel momento esatto in cui ne avremo bisogno. Ma questo avverrà se solo avremo fiducia in lui.

Paolo dice che molti sono stati chiamati come predicatori, insegnanti e apostoli, e che tutti soffriranno per questa ragione. Lui si reputa fra questi: “Di cui io sono stato costituito araldo, apostolo e dottore dei gentili. Per questo motivo io soffro anche queste cose” (2 Timoteo 1:11-12). Sta dicendo in realtà: “Dio mi ha dato un’opera santa da compiere. E siccome ho questa chiamata, dovrò soffrire”.

La Scrittura ci mostra che Paolo fu messo alla prova come pochi ministri. Satana cercò di ucciderlo di volta in volta. La cosiddetta folla religiosa lo rifiutò e lo schernì. A volte anche quelli che lo sostenevano lo abbandonarono, lasciandolo abusato e dimenticato.

Ma Paolo non fu mai confuso davanti agli uomini. Non fu mai svergognato davanti al mondo. Paolo non impazzì mai. In ogni occasione, ebbe una parola unta da parte di Dio, quando più ce n’era bisogno.

Il fatto è che Paolo non sarebbe stato scosso. Non perse mai la sua fiducia nel Signore. Al contrario, poté testimoniare: “Io so in chi ho creduto, e sono persuaso che egli è capace di custodire il mio deposito fino a quel giorno” (2 Timoteo 1:12). Stava dicendo, in effetti: “Ho arreso la mia vita completamente al Signore. Morto o vivo, appartengo a Lui”. Ed esortò il suo giovane apprendista Timoteo a fare ugualmente: “Ritieni il modello delle sane parole che hai udito da me nella fede e nell'amore, che sono in Cristo Gesù” (1:13).

martedì 20 aprile 2010

CAMMINA COME UN UOMO NUOVO

Conoscete tutti la storia. Un giovane prese la sua parte dell’eredità paterna e la sperperò vivendo in maniera meschina. Finì per essere rotto, rovinato spiritualmente e fisicamente, e nel periodo più buio della sua esistenza decise di ritornare da suo padre. La Scrittura ci dice: “Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò” (Luca 15:20).

Notate che niente impedì il perdono del padre verso il giovane. Questo giovane non dovette fare nulla – neanche confessare i suoi peccati – perchè il padre aveva già provveduto la riconciliazione per lui. Infatti, tutto avvenne per iniziativa del padre; egli corse verso suo figlio e lo abbracciò non appena lo vide ritornare. La verità è che qualsiasi padre che ama non si fa mai scrupoli a perdonare. Allo stesso modo, non è mai un problema per il nostro Padre celeste vedere un figlio penitente.

Infatti non è il perdono l’argomento centrale di questa parabola. Gesù specifica chiaramente che al figlio prodigo non bastò semplicemente il perdono. Il padre non abbracciò semplicemente il figlio, perdonandolo e lasciandolo andare via per la sua strada. No, questo padre desiderava qualcos’altro oltre alla restaurazione del figlio. Voleva avere comunione con suo figlio, voleva la sua presenza, il suo contatto.

Anche se il figlio prodigo era perdonato ed aveva riottenuto il favore del padre, non si era ancora sistemato in casa paterna. Soltanto allora suo padre sarebbe stato soddisfatto; la sua gioia sarebbe stata completa solo quando il figlio avrebbe di nuovo varcato la soglia di casa. È questo l’argomento centrale di questa parabola. È qui che la storia si fa interessante. Il figlio si sentiva chiaramente a disagio nel perdono del padre. Per questo esitava ad entrare in casa. Cercava di dirgli: “Se solo sapessi quello che ho fatto, tutte le schifezze, le cose impure che ho commesso. Ho peccato contro Dio e contro il tuo amore e la tua grazia. Non merito il tuo amore. Hai ragione di mandarmi via per sempre”.

Ma notate la reazione del padre. Non pronuncia neanche una parola di rimprovero o biasimo. Non fa alcun riferimento alle bricconate commesse da suo figlio, non cita affatto la sua ribellione, la sua stupidità, la sua vita dilapidata, la sua bancarotta spirituale. In effetti, il padre non riconosce neanche il tentativo del figlio di stare fuori, di sentirsi indegno. Lo ignora. Perché?

Agli occhi del padre, il vecchio ragazzo era morto. Quell’immagine del figlio era ormai lontana dai suoi pensieri. Ora, agli occhi del padre, questo figlio era ritornato a casa ed era una persona nuova. E il suo passato non sarebbe più ritornato. Il padre stava dicendo: “Per quanto mi riguarda, il tuo vecchio uomo è morto. Ora, cammina con me come una persona nuova. Non devi più vivere sotto condanna. Il problema del peccato è stato risolto. Ora, entra con coraggio alla mia presenza e partecipa alla mia misericordia e alla mia grazia”.

lunedì 19 aprile 2010

LA VITA LIBERATA

Secoli prima che Cristo nascesse, Isaia profetizzò che Dio avrebbe mandato un liberatore che avrebbe reso libera l’umanità. Gesù stesso un sabato si trovò in una sinagoga ebraica e ricordò al mondo questa profezia:

“ E gli fu dato in mano il libro del profeta Isaia; lo aprì e trovò quel passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi … Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi” (Luca 4:17-21).

Gesù stava dicendo al mondo intero: “La mia missione sulla terra è quella di liberare ogni vita oppressa”. Mettere in libertà significa slegare da qualsiasi legame; lasciare andare da ogni schiavitù; disfarsi di qualsiasi cosa opprima. Se credi che Cristo stia dicendo la verità, allora devi credere che Lui stia dicendo a te e me: “Sono stato mandato per rendere libera la tua vita, per affrancarti da ogni oppressione e legame. Vengo a liberare il tuo spirito”.

Anche Paolo predicò che Cristo venne per chiamare ogni credente ad una vita liberata. “State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù” (Galati 5:1).

Paolo predicò sulla “libertà della gloria dei figli di Dio” (Romani 8:21).

Se Cristo è venuto per liberarci da una vita deprimente, perché continuiamo a vivere sempre nello stesso vecchio modo deprimente? Pensiamo che una vita totalmente libera dalla paura e dal senso di colpa sia troppo incredibile. Non riusciamo ad immaginare una vita in cui si senta pace e serenità 24 ore al giorno, una vita senza un macigno di condanna o depressione, una vita alla presenza di un Salvatore gentile, amabile, che si prende cura di ogni nostro bisogno.

Ciò potrebbe sembrare troppo bello per essere vero, ma è esattamente il tipo di vita libera che Cristo vuole far godere ad ognuno dei Suoi figli. Non solo alcuni dei Suoi figli, ma tutti! Questa vita non è solo per coloro che infrangono un qualche codice teologico, ma per tutti coloro che semplicemente confidano in Lui per riceverla!

sabato 17 aprile 2010

UNA PAROLA SPECIALE PER QUALCUNO CHE SI TROVA SUL PUNTO DI MOLLARE

Oggi sento di parlare a coloro che sono emotivamente e mentalmente prostrati sotto un peso troppo pesante da portare.

Sembra che la promessa di Dio non funzioni per te o la tua famiglia. Hai provato a compiacere Dio, preghi, Lo ami sinceramente, ma in questo momento ti trovi alla fine della tua forza e della tua resistenza.

Le tue prove aumentano, nonostante tu ti aggrappi alla tua fede. Ti sembra che Dio rimanga in silenzio davanti a te.

CARO, TU NON SEI SOLO. Migliaia di persone devote stanno soffrendo allo stesso modo, e Satana sussurra: “La parola di Dio non è vera!” Noi sappiamo che è il divoratore che parla. Non temere le potenze dell’inferno.

Leggi Giobbe 19, l’intero capitolo. Giobbe disse: “Ecco, io grido: "Violenza!", ma non ho alcuna risposta; … Mi ha sbarrato la strada … ha sparso le tenebre sul mio cammino … Mi ha demolito da ogni lato … mi considera come suo nemico” (19:7-11).

Dio disse: “Efraim si è unito a idoli, lascialo” (Osea 4:17). Nessuna prova, nessuna avversità per questa tribù. Ma tu non ti sei unito a idoli. Sei ancora la pupilla del Suo occhio. Dio vede in te qualcosa degno di essere da Lui lavorato.

Dio castiga coloro che ama. Non è piacevole, e fa male, ma è il Padre che ci preserva affinché la Sua gloria venga rivelata negli anni a venire.

Dio non ti ha mai amato tanto come ora. Fatti animo, Dio ti sta ancora parlando.

venerdì 16 aprile 2010

LA VERITA' SULLA FEDE

Supponi che uno dei miei figli resti impigliato in una trappola per orsi nel bosco e sia a terra ferito e sanguinante, gridando per ricevere soccorso.

Come suo padre, mi fermo ad analizzare la qualità della sua fede? Mi pongo forse questa domanda: "Mio figlio ha abbastanza fede in me per confidare che andrò in suo aiuto?"

No! Mille volte no! Corro al fianco di mio figlio, nessuna domanda, nessaun questione di fede, perchè sono motivato dall'amore di un padre per un figlio ferito. Non è la sua fede a motivarmi. Non è nulla che lui possa fare; è semplicemente il mio amore per lui.

Che razza di padre terreno lascerebbe un figlio sanguinante e ferito in qualche bosco sperduto solo perchè il figlio non ha espresso una qualche sorta di fede in lui? E Dio non lascerà mai nessuno dei Suoi figli a soffire da solo. Egli non chiuderà mai il Suo orecchio ai loro gridi, semplicemente perchè la loro fede in Lui è debole.

"Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché egli non può rinnegare se stesso" (2 Timoteo 2:13).

La mia fede, la tua fede, qualsiasi fede deve riposare sulla benignità e la cura del nostro Padre celeste. Ci viene comandato di gloriarci nell'amore e nella bontà eterna di nostro Padre.

"Ma chi si gloria si glori di questo: di aver senno e di conoscere me, che sono l'Eterno, che esercita la benignità, il diritto e la giustizia sulla terra; poiché mi compiaccio in queste cose" (Geremia 9:24).

Dio ama così tanto i Suoi figli da udirli prima ancora che essi Lo invochino, come una madre che anticipa il pianto del proprio bambino. Ecco perchè Davide pregava: "Ascolta la mia voce secondo la tua benignità; o Eterno, vivificami secondo il tuo giusto decreto" (Salmo 119:149).

Egli mi ama e viene in mio aiuto quando la mia fede è debole, quando non merito alcuna risposta da Lui, e tutto per la Sua dolcezza e benignità.

"L'Eterno è pietoso e clemente, lento all'ira e di grande benignità" (Salmo 103:8).

Una pace profonda ha inondato la mia vita da quando mi sono convinto che Dio mi ama. Quindi, Egli verrà in mio aiuto e compirà ciò che è giusto in ogni situazione della mia vita. Fede debole o meno, Egli ancora mi ama, e niente può ostacolare questo amore.

giovedì 15 aprile 2010

IN ARABIA

Se cerco di piacere l’uomo, semplicemente non posso essere un servo di Cristo. Se il mio cuore è motivato dall’approvazione altrui – se questo è il mio modo di pensare, che influenza il mio stile di vita – la mia lealtà sarà divisa. Cercherò sempre di lottare per piacere a qualcun altro, oltre che a Gesù.

Qualche anno dopo la sua conversione, l’apostolo Paolo si recò nella chiesa di Gerusalemme e cercò di unirsi ai discepoli di lì, “… ma avevano tutti paura di lui, non potendo credere che egli fosse un discepolo” (Atti 9:26).

Gli apostoli conoscevano la reputazione di Paolo come persecutore. “Or io ero sconosciuto personalmente alle chiese della Giudea, che sono in Cristo, ma esse udivano soltanto dire: «Colui che prima ci perseguitava, ora annunzia quella fede che egli devastava»” (Galati 1:22-23).

Fu Barnaba ad aiutare gli apostoli a superare la paura di Paolo, ed essi gli offersero comunione. Ma Paolo decise di viaggiare fra i Gentili. Infatti, Paolo è attento a descrivere chiaramente la sua chiamata. Afferma che venne “non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma tramite Gesù Cristo e Dio Padre, che lo ha risuscitato dai morti” (1:1).

Poi aggiunge enfaticamente: “Ora, fratelli, vi faccio sapere che l'evangelo, che è stato da me annunziato, non è secondo l'uomo, poiché io non l'ho ricevuto né imparato da nessun uomo, ma l'ho ricevuto per una rivelazione di Gesù Cristo…. io non mi consultai subito con carne e sangue” (1:11-12,16).

Ciò che Paolo sta dicendo qui si applica a tutti quelli che desiderano avere la mente di Cristo: “Non devo leggere libri né prendere in prestito dottrine di uomini per ottenere quello che ho. Ho ricevuto il mio messaggio, il mio ministero e la mia unzione in ginocchio”. In Galati 1:17, Paolo sottolinea che “andò in Arabia”. Sta dicendo, in altre parole: “Non ho ricevuto la mia rivelazione di Cristo dai santi di Gerusalemme. Al contrario, sono andato in Arabia, nel deserto, per avere Cristo rivelato in me. Lì ho trascorso del tempo prezioso, svuotandomi di me stesso e ascoltando e ricevendo insegnamento dallo Spirito Santo”.

Paolo non era un predicatore orgoglioso, arrogante e solitario. Sappiamo che aveva il cuore e l’attitudine di un servo. Si era svuotato di ogni ambizione ed aveva trovato completa soddisfazione in Cristo.

Quando decidi di piacere Cristo, non avrai mai bisogno dell’applauso e dell’approvazione degli uomini.

martedì 13 aprile 2010

NEL POSTO SEGRETO

Lo Spirito Santo venne ad un uomo pio che viveva a Damasco, di nome Anania. Lo Spirito disse ad Anania di andare a casa di Giuda sulla strada detta Dritta, e di imporre le mani su Saulo affinché recuperasse la vista.

Naturalmente Anania conosceva benissimo la reputazione di Saulo. E si rese conto che sarebbe stata una missione pericolosa. Eppure ecco in che modo lo Spirito Santo raccomandò Saulo ad Anania: “Ecco, sta pregando” (Atti 9:11).

Il Signore stava dicendo, in effetti: “Anania, troverai quest’uomo in ginocchio. Sa che stai per andare da lui. Conosce persino il tuo nome e sa il motivo per cui ti mando da lui. Vuole che i suoi occhi si aprano”.

Quando ricevette Saulo questa consapevolezza interiore? Come ricevette questa visione, questa parola pura da parte di Dio? Attraverso la preghiera fervente e la supplica. Infatti, credo che le parole dello Spirito per Anania rivelino ciò che mosse il cuore di Dio verso Saulo: “Ecco, sta pregando”.

Saulo era stato chiuso con Dio per tre giorni, rifiutando ogni cibo e bevanda. Voleva solo stare con il Signore. Perciò continuò a rimanere in ginocchio, pregando e cercando Dio.

Quando ero piccolo, mio padre – che era un predicatore – mi insegnava: “Dio apre sempre una via per la persona che prega”. Ci sono stati periodi nella mia vita in cui il Signore mi ha dato la prova tangibile di quanto ho appena affermato. Sono stato chiamato a predicare a soli otto anni, quando lo Spirito Santo scese su di me. Piansi e pregai gridando: “Riempimi, Signore Gesù”. Più tardi, quando ero adolescente, pregai finché lo Spirito scese su di me con intensità divina.

Quando ero un giovane pastore sorse in me una profonda fame che mi spinse a pregare diligentemente. C’era qualcosa nel mio cuore che mi diceva: “C’è qualcos’altro per servire Gesù, più di quanto sto facendo”. Perciò trascorsi mesi in ginocchio – piangendo e pregando per ore – finché il Signore mi chiamò ad andare a New York City per ministrare alle bande e ai drogati.

Ero in ginocchio anche vent’anni fa, cercando Dio con lacrime e grida, quando il Signore mi chiamò a fondare una nuova chiesa a Times Square.

Se mai ho udito una parola da parte di Dio – se mai ho avuto qualche rivelazione di Cristo, qualche misura della mente di Cristo – non è stato solo attraverso lo studio della Bibbia. È nata dalla preghiera. È nata cercando Dio in un luogo segreto.

lunedì 12 aprile 2010

LA STRADA VERSO L’ALTO

Ho saputo di grandi cristiani che hanno sperimentato una prova così buia e tremenda che la vita sembrava non essere più degna d’essere vissuta. Nella sua ora più scura, Geremia scoprì una verità gloriosa che portò nuova speranza e certezza alla sua mente. Era qualcosa che già conosceva di Dio, ma non raggiunse la sua anima finché non giunse alla fine di sé stesso. Scoprì che proprio sul fondo, Dio era lì. Più giù scendeva, e più c’era da scoprire di Dio. Non avrebbe trovato Dio lassù in qualche altura beata, in cieli sereni, ma tra le ombre del dolore e della disperazione. Quando Geremia raggiunse il fondo, si imbatté in Dio! Cadde finendo pesantemente sulla fedeltà di un Dio compassionevole. Ascolta la sua scoperta:

“ È una grazia dell'Eterno che non siamo stati interamente distrutti, perché le sue compassioni non sono esaurite. Si rinnovano ogni mattina; grande è la tua fedeltà” (Lamentazioni 3:22-23).

Poco a poco, Geremia giunse a rendersi conto di grandi verità che possono essere scoperte soltanto da coloro che si trovano giù.

1. Quando mi trovo sul punto più basso; quando i problemi scorrono sul mio cuore come acqua, e io dico “sono tagliato fuori”, Dio si avvicina e sussurra: “Non temere!” (Lamentazioni 3:54-57).

2. Quando sembra che Dio si sia “avvolto in una nuvola, perché nessuna preghiera possa passare”, Egli ancora vedrà la mia oppressione e “difenderà la mia causa” (Lamentazioni 3:44, 59).

3. Se il Signore permette dolore e sofferenza, Egli allo stesso tempo mi sosterrà con amore e compassione abbondante (Lamentazioni 3:32).

4. Dio non è contro di me, a cercare di sgretolarmi sotto il Suo piede quando sono giù, come un prigioniero in difficoltà (Lamentazioni 3:34).

5. Dio non cerca di sabotare nessuno dei miei piani; Non è Lui che sta causando in me la confusione; Egli non opera contro di me (Lamentazioni 3:35-36).

6. Anche nella mia disperazione e nell’amarezza, quando non sopportavo di affrontare un nuovo giorno, la Sua misericordia non è venuta meno. Le Sue compassioni mi stavano aspettando, nuove ogni mattina (Lamentazioni 3:22-23).

7. Poiché Dio è sempre fedele, Egli non mi abbandonerà. Egli mi farà del bene e mi salverà (Lamentazioni 3:25-26).

8. Quando tocco il fondo, non ho alcun altro a cui rivolgermi se non Dio, così innalzerò il mio cuore e le mie mani, e lo ringrazierò per la Sua fedeltà! (Lamentazioni 3:40-41).

9. Stare giù ha assorbito la mia forza e la mia speranza. Sono rimasto vuoto e umiliato, quindi ora dipendo completamente dalle Sue compassioni! (Lamentazioni 3:18, 20-22).

venerdì 9 aprile 2010

ODIA LA VITA PER TROVARLA!

“Chi ama la sua vita la perderà, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Giovanni 12:25).

La chiave per una vita abbondante è proprio qui in quest’affermazione apparentemente insignificante e poco chiara. Questa è la Sua sfida al nostro piccolo mondo! Capire cosa qui vuole dire apre la porta ad una rivelazione che scaturisce vita. Gesù disse inoltre: “Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo” (Luca 14:26).

Certamente Cristo non può voler dire “odio” secondo l’interpretazione di un dizionario classico: aborrire o detestare; provare avversione o rifiuto. La parola di Dio dice: “Chiunque odia il proprio fratello è omicida” (1 Giovanni 3:15). “Mariti, amate le mogli e non v'inasprite contro di loro” (Colossesi 3:19).

Non è la vita che deve essere odiata, perché la vita è un dono di Dio. Non sono le persone che odiamo; non sarebbe biblico.

Dobbiamo imparare ad odiare il modo in cui stiamo vivendo la vita. Dobbiamo odiare ciò che le nostre preoccupazioni per la famiglia e i nostri cari ci hanno portato a vivere. La tua vita è tutta racchiusa soltanto nei tuoi figli, tuo marito, tua moglie, o i tuoi genitori? Tutta la tua gioia e i tuoi problemi sono limitati a questa piccola cerchia?

Dio ci sta semplicemente chiamando ad allargare la nostra cerchia di vita. La vita deve essere qualcosa di più che solo tendaggi, bollette, portare i bambini a scuola, il benessere dei genitori, i rapporti familiari. Marta era dedita ad una vita di banalità, ma Maria voleva crescere! Maria voleva espandere i suoi orizzonti, e Gesù approvava il suo approccio alla vita.

Non puoi crescere finché non odi la tua immaturità attuale. Non è necessario che tu abbandoni i tuoi doveri e i tuoi oneri verso la tua famiglia e i tuoi amici, ma potresti divenire talmente legato dal dovere da bloccare la tua crescita. Un giorno ti dovrai svegliare. Una santa rabbia, un odio santo deve sorgere nella tua anima, e dovrai gridare: “Oh, Dio! Odio ciò che sono diventato. Odio i miei sbalzi d’umore. Odio quanto io sia irritabile a volte. Odio la mia lunaticità. Odio quanto misero io sia diventato, lo odio! Lo odio! Lo odio!” Devi odiare la tua vita attuale tanto da gridare da Dio: “Signore, trasportami nel tuo glorioso regno di potenza e vittoria!” (vedi Colossesi 1:13).

giovedì 8 aprile 2010

CONFESSARE CRISTO

“Chiunque perciò mi riconoscerà, davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Matteo 10:32-33).

Il termine greco per “riconoscere” in questo brano significa fare un patto, un accordo, un’intesa. Gesù sta parlando di un patto che stipuliamo con lui. La nostra parte è quella di confessarlo, o di rappresentarlo, nella nostra vita di tutti i giorni. Dobbiamo vivere per le sue promesse di protezione e cura personale nei nostri riguardi. E dobbiamo testimoniare delle sue benedizioni meravigliose in base a come viviamo.

Confessare Cristo significa molto più che credere nella sua divinità. È molto più che affermare che lui è il Figlio di Dio, crocifisso, sepolto, risorto, che siede alla destra del Padre. La Bibbia dice che persino i demoni ci credono, e tremano. Allora, cosa intende Gesù quando dice che dobbiamo riconoscerlo o confessarlo davanti agli uomini?

“Chiunque perciò mi riconoscerà…” (10:32, corsivo aggiunto da me). Usando il termine “perciò”, Gesù sta dicendo in effetti: “Alla luce di quello che ho appena detto”, oppure: “Siccome vi ho appena detto..”. Ma cosa aveva appena detto Cristo ai suoi ascoltatori? Aveva detto: “Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro” (10:29). Gesù stava dicendo loro: “Pensate ai milioni di uccelli in tutta la terra. Ora pensate agli uccelli che sono esistiti sin dalla Creazione. Fino a questo momento, nessun uccello è morto o è stato catturato senza il vostro Padre celeste non lo abbia saputo”.

Poi sottolineò: “Persino i capelli del vostro capo sono tutti contati” (10:30). Cristo stava enfatizzando: “Dio è così grande, molto al di là di quanto possiate comprendere. Non riuscirete mai a capire quanto è profonda la sua cura per voi”.

Gesù poi conclude dicendo: “Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri” (10:31). Riassume il tutto dicendo: “Chiunque perciò mi riconoscerà, davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (10:32). Sta dicendo in realtà: “Pensate a quanto vi ho appena rivelato sulla cura onnisciente e onnipresente del Padre. Dovete confessare questa verità a tutto il mondo. Dovete vivere, respirare e testimoniare che Dio si prende cura di voi”.

Credete nell’amore del Padre per voi e accettate la sua intima cura. E deponete ogni vostra paura e ogni dubbio. Vivete davanti agli uomini avendo fiducia che Dio non vi ha abbandonato. Confessate a tutti: “I suoi occhi sono sul passero, ed io so che veglia anche su di me”.

martedì 6 aprile 2010

PIENO CONTROLLO

Non c’è alcuna formula che possa determinare come vivere dipendendo completamente dal Signore. Posso offrirti solo quello che Dio mi ha insegnato in questo campo. Mi ha mostrato due cose semplici su come posso dargli il pieno controllo.

Prima di tutto, devo essere convinto che il Signore è ansioso e disposto a farmi conoscere la sua volontà, anche nei più piccoli dettagli della mia vita. Devo credere che lo Spirito che dimora in me conosce la volontà di Dio per me, e che per questo mi guiderà, mi condurrà e mi parlerà.

“Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà” (Giovanni 16:13-14).

Forse in questo momento sei in mezzo a qualche afflizione, provocata probabilmente da una decisione presa troppo alla leggera. Anche se fosse così, il Signore ha promesso: “Il tuo orecchio interno udrà il mio Spirito parlare al tuo cuore: ‘Vai da quella parte. Fai questo. E non fare quello…’”.

Secondo poi, dobbiamo pregare con fede incrollabile per ottenere la forza di ubbidire alle direttive di Dio. La Scrittura dice: “Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore” (Giacomo 1:6-7).

Quando Dio ci dice di fare qualcosa, abbiamo bisogno di potenza per rimanere in corsa ed ubbidirgli appieno. Da oltre cinque decenni di vita ministeriale, ho imparato che Satana e la carne piantano sempre dei dubbi e delle domande nella mia mente. Ed ho bisogno di forza dall’alto per non dire “sì” ad ogni situazione, quando Gesù ha detto “no”.

Molti di noi pregano: “Signore, so quello che mi hai detto. Ma non sono ancora sicuro di aver sentito bene la tua voce. Non sono sicuro di essere abbastanza spirituale da riconoscere la tua voce. Per favore, apri o chiudi la porta per me in questa situazione”.

Non è questa la risposta di fede che Dio sta cercando dai suoi figli. Puoi pregare quanto vuoi, per ore o persino per giorni. Ma se non preghi con fede – credendo che lo Spirito Santo ti guiderà come Gesù ha promesso – non avrai mai la mente di Dio. Lui attenderà finché non ti vedrà accettare quello che dice ed ubbidirgli senza fare domande.

lunedì 5 aprile 2010

SENTIMENTI, I MESSAGGERI DI SATANA

Sono così contento che i miei sentimenti non significhino nulla. Sono ancora più grato che non abbiano effetto sulla mia salvezza o sul mio rapporto con il Signore. Quando l’avversario giunge come una fiumana, cercando di annegarmi in sentimenti di depressione e pensieri negativi, tendo ad incolpare me stesso e dico al mio cuore: “Perché ti abbatti, o anima mia? Perché mi sento improvvisamente turbato nello spirito? Perché sono così irrequieto ed irritabile, quando non voglio esserlo? Cosa ho commesso di così sbagliato da meritare questi sentimenti negativi di depressione?

I miei sentimenti negativi e di depressione non sono venuti da Dio, quindi non voglio averci a che fare!

“Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di forza, di amore e di disciplina” (2 Timoteo 1:7).

Posso rifiutare ogni sentimento negativo perché so che nessuno di essi proviene da Dio. I sentimenti che ci fanno sentire paura non sono mandati dal cielo, ma sono messaggeri dalle viscere dell’inferno! Devono essere rifiutati e legati mediante la potenza della preghiera e della fede.

Dio ci sta dicendo: “Non ti ho dato questi sentimenti di paura e dubbio. Piuttosto, ti ho dato uno spirito d’amore, potenza ed autorità”. Egli ci chiama ad abolire questi pensieri indesiderati, riducendoli all’ubbidienza di Lui. Non osiamo permettere ai nostri sentimenti di governarci. Non osiamo permettere loro di proseguire e crescere in radici di amarezza e dubbio. Dobbiamo andare contro di loro nel nome di Cristo il Signore e sbarazzarcene. Ci viene comandato di farlo!

“affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all'ubbidienza di Cristo” (2 Corinzi 10:5).

Ogni sentimento di abbattimento è frutto di un seme satanico di sfiducia. È il serpente antico all’opera, che cerca di farci mettere in dubbio la fedeltà di Dio, le cure di Dio, Dio stesso! Tali bugie sono il seme dei sentimenti negativi, e Dio ci comanda di guerreggiare contro di essi.

venerdì 2 aprile 2010

DIO NON TI HA DIMENTICATO

Dio non ti ha dimenticato! Egli sa esattamente dove ti trovi, cosa stai attraversando proprio inquesto momento, ed Egli sta monitorando ogni passo lungo il tuo cammino. Ma noi siamo proprio come i figli d'Israele, i quali dubitarono della cura quotidiana di Dio per loro, nonostante fossero stati inviati dei profeti per rilasciare promesse meravigliose dal cielo. Nell'ora del bisogno, dimentichiamo che Dio ci tiene nel palmo della Sua mano. Piuttosto, come i figli d'Israele, abbiamo paura di rovinare tutto e di essere ditrutti dal nemico. E' possibile che continuiamo a vivere con le nostre ferite, continuiamo a vivere nella sconfitta e nel fallimento, soltanto perchè non crediamo veramente che Dio risponda ancora alle nostre preghiere?

Siamo noi colpevoli quanto i figli d'Israele nel pensare che Dio ci abbia abbandonato e lasciato per conto nostro a risolvere tutto da soli? Crediamo veramente che il nostro Signore intendeva questo quando disse che Dio agirà proprio in tempo, in risposta alla nostra preghiera di fede? Gesù suggerisce che la maggior parte di noi, nonostante chiamati e scelti, non confideranno in Lui quando Lui ritornerà. Alcuni del popolo di Dio hanno già perso la loro certezza in Lui. Essi non credono, nel profondo della loro anima, che le loro preghiere possano fare alcuna differenza. Agiscono come se fossero abbandonati a sé stessi.

Sii onesto ora! La tua fede si è indebolita di recente? Ti sei quasi arreso su alcune cose per le quali hai pregato molto? Ti sei stancato di aspettare? Forse hai alzato le mani in rassegnazione come per dire: "Sembra proprio che io non riesca a uscirne. Non so cosa sia sbagliato e perchè la mia preghiera non riceve risposta. Evidentemente Dio mi ha detto di no".

Dio non ha abbandonato nè te nè me! Mille volte no! Proprio ora, Egli vuole che noi crediamo che Egli stia facendo cooperare ogni cosa per il nostro bene (Romani 8:28). Quindi smettila di cercare di capire; smetti di preoccuparti, smetti di dubitare del tuo Signore! La risposta sta arrivando. Dio non ha chiuso il Suo orecchio, e tu mieterai a suo tempo se non vieni meno! "Or non veniamo meno nell'animo facendo il bene; se infatti non ci stanchiamo, raccoglieremo a suo tempo" (Galati 6:9).

giovedì 1 aprile 2010

CHE QUESTA MENTE SIA IN VOI

“Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù” (Filippesi 2:5).

In questa esortazione l’apostolo Paolo sta dicendo al popolo di Dio: “Fate in modo che la mente che è in Cristo – lo stesso pensiero e lo stesso sentimento di Gesù – sia anche il vostro. Il suo pensiero e la sua mente è ciò che tutti noi dovremmo cercare”.

Cosa significa avere la mente di Cristo? Per dirla in parole povere, significa pensare ed agire come Gesù. Significa prendere delle decisioni simili a quelle di Cristo, che determinano come dobbiamo vivere. Significa spingere ogni facoltà della nostra mente ad avere la mente di Cristo.

Ogni volta che osserviamo lo specchio della Parola di Dio, dovremmo chiederci: “Vedo in me stesso il riflesso della natura e del pensiero di Cristo? Sto cambiando di immagine in immagine, conforme alla sembianza stessa di Gesù, grazie ad ogni esperienza che Dio realizza nella mia vita?”.

Secondo Paolo, ecco qual è la mente di Cristo: “Egli svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:7).

Gesù prese questa decisione quando ancora era in cielo. Fece un patto con il Padre di deporre la sua gloria celeste e di scendere sulla terra come uomo. Sarebbe disceso nel mondo come un umile servo. Ed avrebbe cercato di ministrare piuttosto che di farsi ministrare.

Per Cristo, questo significava dire: “Vado a fare la tua volontà, Padre”. Infatti, Gesù determinò prima ancora dei tempi: “Depongo la mia volontà per fare la tua, Padre. Soggiogo la mia volontà per poter abbracciare la tua. Tutto quello che dico e faccio deve provenire da te. Depongo tutto per dipendere totalmente da te!”.

A sua volta, l’accordo del Padre col Figlio fu quello di rivelargli la sua volontà. Dio gli disse, in effetti: “La mia volontà non ti sarà nascosta. Saprai sempre quello che sto facendo. Avrai la mia mente”.

Quando Paolo afferma coraggiosamente: “Io ho la mente di Cristo”, sta dichiarando: “Anch’io ho scelto di non avere più reputazione. Come Gesù, ho preso il ruolo di un servo”. E Paolo asserisce che questo può valere per ogni credente: “[Tutti noi possiamo] avere la mente di Cristo” (1 Corinzi 2:16).