martedì 20 aprile 2010

CAMMINA COME UN UOMO NUOVO

Conoscete tutti la storia. Un giovane prese la sua parte dell’eredità paterna e la sperperò vivendo in maniera meschina. Finì per essere rotto, rovinato spiritualmente e fisicamente, e nel periodo più buio della sua esistenza decise di ritornare da suo padre. La Scrittura ci dice: “Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò” (Luca 15:20).

Notate che niente impedì il perdono del padre verso il giovane. Questo giovane non dovette fare nulla – neanche confessare i suoi peccati – perchè il padre aveva già provveduto la riconciliazione per lui. Infatti, tutto avvenne per iniziativa del padre; egli corse verso suo figlio e lo abbracciò non appena lo vide ritornare. La verità è che qualsiasi padre che ama non si fa mai scrupoli a perdonare. Allo stesso modo, non è mai un problema per il nostro Padre celeste vedere un figlio penitente.

Infatti non è il perdono l’argomento centrale di questa parabola. Gesù specifica chiaramente che al figlio prodigo non bastò semplicemente il perdono. Il padre non abbracciò semplicemente il figlio, perdonandolo e lasciandolo andare via per la sua strada. No, questo padre desiderava qualcos’altro oltre alla restaurazione del figlio. Voleva avere comunione con suo figlio, voleva la sua presenza, il suo contatto.

Anche se il figlio prodigo era perdonato ed aveva riottenuto il favore del padre, non si era ancora sistemato in casa paterna. Soltanto allora suo padre sarebbe stato soddisfatto; la sua gioia sarebbe stata completa solo quando il figlio avrebbe di nuovo varcato la soglia di casa. È questo l’argomento centrale di questa parabola. È qui che la storia si fa interessante. Il figlio si sentiva chiaramente a disagio nel perdono del padre. Per questo esitava ad entrare in casa. Cercava di dirgli: “Se solo sapessi quello che ho fatto, tutte le schifezze, le cose impure che ho commesso. Ho peccato contro Dio e contro il tuo amore e la tua grazia. Non merito il tuo amore. Hai ragione di mandarmi via per sempre”.

Ma notate la reazione del padre. Non pronuncia neanche una parola di rimprovero o biasimo. Non fa alcun riferimento alle bricconate commesse da suo figlio, non cita affatto la sua ribellione, la sua stupidità, la sua vita dilapidata, la sua bancarotta spirituale. In effetti, il padre non riconosce neanche il tentativo del figlio di stare fuori, di sentirsi indegno. Lo ignora. Perché?

Agli occhi del padre, il vecchio ragazzo era morto. Quell’immagine del figlio era ormai lontana dai suoi pensieri. Ora, agli occhi del padre, questo figlio era ritornato a casa ed era una persona nuova. E il suo passato non sarebbe più ritornato. Il padre stava dicendo: “Per quanto mi riguarda, il tuo vecchio uomo è morto. Ora, cammina con me come una persona nuova. Non devi più vivere sotto condanna. Il problema del peccato è stato risolto. Ora, entra con coraggio alla mia presenza e partecipa alla mia misericordia e alla mia grazia”.