martedì 31 marzo 2009

NON SIAMO SENZA SPERANZA

Quanti di noi conoscono la giustizia di Cristo non devono vivere come coloro che non hanno speranza. Siamo stati benedetti con l’amore di Dio e con il Suo timore e la Sua volontà per noi nei momenti più terribili, più bui, è che noi riceviamo la Sua gioia e la Sua allegrezza. Anche quando vediamo il giudizio cadere intorno a noi, dobbiamo cantare, gridare e gioire – non perché sia giunto il giudizio, ma nonostante esso.

Isaia 51:11 inizia con la parola Così, e significa, “alla luce di quanto ho appena detto”. Cosa aveva appena detto Dio? Egli aveva ricordato al Suo popolo, “[Io] ho fatto delle profondità del mare una strada, perché i redenti vi passassero” (Isaia 51:10), cioè, “Io sono ancora il Signore, l’Antico di giorni, l’operatore di miracoli. E il mio braccio è ancora forte da liberarti”.

Dunque, cos’è che Dio vuole che il Suo popolo conosca alla luce di tale verità? Ce lo dice in un unico verso, Isaia 51:11:

· “Così i riscattati dall’Eterno torneranno, verranno a Sion con grida di gioia”. In altre parole: “Avrò un popolo che ritornerà a me con fiducia, fede e certezza. Essi distoglieranno i loro occhi dalle circostanze che li circondano, ed essi otterranno nuovamente il loro canto di gioia”.
· “Otterranno gioia e letizia”. Dio guardò sulla terra attraverso i secoli e disse: “Avrò un popolo che otterrà gioia, che se ne impossesserà. Essi l’afferreranno, sarà loro possesso”.
· “Il dolore e il gemito fuggiranno”. Ciò non significa che tutta la nostra sofferenza cesserà; significa piuttosto che la nostra fiducia nel Signore ci eleverà al di sopra di ogni dolore e di ogni prova. Tutto ciò non potrà derubarci della nostra gioia e letizia in Cristo.

lunedì 30 marzo 2009

ADDESTRATORI DI SERPENTI

Non puoi lavorare per Cristo con efficacia se non sei disposto ad affrontare i rischi che ne conseguono. Gesù ci avvertì circa il rischio di incontrare serpenti.

Io ne parlo con delicatezza, ma la Bibbia dice che i malvagi sono come serpenti velenosi, e noi dobbiamo essere addestratori di serpenti. Penso sia significativo che la Bibbia chiami satana "il serpente antico" (Apocalisse 12:9). Ma Cristo ha promesso, "prenderanno in mano dei serpenti..." (Marco 16:18).

Gesù disse, "Và fuori per le vie e lungo le siepi e constringili ad entrare" (Luca 14:23). Ma in Ecclesiaste veniamo messi in guardia: "...chi demolisce un muro può essere morso da una serpe" (10:8). Le siepi sono piene di serpi, tuttavia in quanto pescatori di uomini, ci viene detto: "...Se gli chiede un pesce gli dà una serpe?" (Luca 11:11).

I conquistatori di anime hanno una promessa, "...anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male..." (Marco 16:18). Questo passo si riferisce a missionari o credenti che accidentalmente si imbattono in un veleno, ma c'è qualcosa di molto più grande nascosto in questa Scrittura. Proprio come i cristiani bevono del sangue di Cristo - il fiume della vita, del Suo amore divino e della Sua bellezza, beviamo inconsciamente anche del veleno di questo mondo quando usciamo a predicare il Vangelo.

Assorbiamo così tanto dello spirito di questo mondo, assumiamo così tante cose mortali nelle nostre vite spirituali che, se non riceviamo la protezione dello Spirito Santo, non vedo proprio come potremmo recarci dove si trovano i peccatori. Non puoi fare a meno di bere di tali indicibili cose nel tuo spirito. Ma se bevi qualsiasi bevanda mortale mentre insegui serpenti nella potenza di Cristo, il veleno non ti farà del male. Quando il Signore iniziò a mostrarmi questa verità, andai a casa a pregare, e potei sentire il soffio dello Spirito Santo dentro me. Il veleno venne tolto via e potei alzarmi totalmente purificato - senza ferite.

venerdì 27 marzo 2009

MORIRE E'GUADAGNO?

Lo disse Paolo: "Morire è guadagno" (Filippesi 1:21). Un simile parlare è totalmente estraneo ai nostri moderni vocabolari spirituali. Siamo divenuti dei tali adoratori della vita che non abbiamo un gran desiderio di dipartirci per andare con il Signore.

Paolo disse, "Sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore" (Filippesi 1:23). Tuttavia, al fine di edificare i nuovi convertiti, pensò che sarebbe stato meglio "rimanere nel guscio" o come disse lui, "rimanere nella carne".

Paolo era forse malato? Aveva una fissazione malsana con la morte? Stava forse mostrando una mancanza di rispetto per la vita con la quale Dio lo aveva benedetto? Assolutamente no! Paolo visse una vita abbondante. Per lui la vita era un dono, ed egli l'aveva ben usata per combattere il buon combattimento. Egli aveva vinto la paura del "dardo della morte", ed ora poteva dire, "E' meglio morire ed essere con il Signore che restare nella carne".

Coloro che muoiono nel Signore sono i vincitori; noi che restiamo siamo i perdenti. La morte non è la guarigione finale: la resurrezione lo è! La morte è il passaggio, e a volte il passaggio può essere doloroso. Non importa quanto dolore e sofferenza scombussolino questi corpi, non sono nemmendo degne di essere paragonate con l'ineffabile gloria che attende coloro che resistono al passaggio.

Ogni messaggio che parla della morte ci dà fastidio. Tentiamo di ignorarne il solo pensiero. Sospettiamo che coloro che ne parlano siano patologici. Raramente parliamo di come potrebbe essere il cielo, ma la maggior parte delle volte l'argomento della morte è un tabù.

Quanto erano diversi i cristiani primitivi! Paolo parlò molto della morte. In realtà, nel Nuovo Testamento ci si riferisce alla resurrezione dai morti come alla nostra "beata speranza". Però oggi la morte viene considerata un intruso che ci priva dalla buona vita alla quale siamo abituati. Siamo così circondati da cose materiali da restarne impantanati. Il mondo ci ha intrappolati nel materialismo. Non riusciamo più asopportare il pensiero di lasciare le nostre belle case, le nostre belle cose, i nostri cari amori. Sembra che pensiamo, "morire ora sarebbe una perdita troppo grossa. Io amo il Signore, ma ho bisogno di tempo per godere dei miei beni. Sono sposato, devo ancora provare i miei buoi, ho bisogno di più tempo".

Hai notato di quanto oggi si parli poco del cielo o del lasciarci dietro questo vecchio mondo? Piuttosto, siamo bombardati di messaggi su come usare la nostra fede per acquisire ancora più cose. Che concetto stentato del proposito eterno di Dio! Non c'è da meravigliarsi che così tanti cristiani abbiano paura al sol pensiero della morte. La verità è che siamo lontani dal comprendere la chiamata di Cristo ad abbandonare il mondo e tutti i suoi legami. Egli ci chiama a morire, morire senza memoriali a noi stessi, senza preoccuparci di come dovremo essere ricordati. Gesù non lasciò alcuna autobiografia, nessun quartier generale, nessuna università né scuola biblica. Non lasciò nulla che perpetuasse la Sua memoria, se non il pane e il vino.

giovedì 26 marzo 2009

LA LEZIONE DEL FIGLIOL PRODIGO

La Bibbia dice, "Ma mentre era [il figliol prodigo] ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò" (Luca 15:20).

Credo che il figlio prodigo tornò a casa a motivo della sua relazione con il padre. Questo giovane conosceva il carattere di suo padre - e sembra che da lui avesse ricevuto molto amore. Deve aver saputo che se fosse tornato, non sarebbe stato rimproverato o condannato per i suoi peccati.

Nota in che modo il padre del figlio prodigo lo ricevette nella sua misera condizione. Il giovane era intenzionato ad offrire una confessione sincera a suo padre, ma quando lo vide, non ebbe il tempo di fare una confessione completa. Suo padre lo interruppe correndogli incontro e abbracciandolo.

Il giovane fu solo in grado di scoppiare all'inizio del suo discorso dicendo, "Padre, ho peccato contro il cielo e contro te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio" (v.21). Ma suo padre non aspettò che finisse. Per lui, il peccato del giovane era una questione già risolta. L'unica risposta del padre fu quella di dare l'ordine ai suoi servi: "Rivestite mio figlio con la veste più bella e mettetegli un anello al dito. Preparate una festa, poiché festeggeremo. Che tutti si rallegrino, mio figlio è a casa!" Egli conosceva il cuore di suo figlio, sapeva che era pienamente pentito.

Il peccato non era la questione centrale per il padre. L'unica cosa che gli interessava davvero era l'amore. Voleva che Suo figlio sapesse di essere accettato già prima di poter esprimere una confessione, e questo è il punto al quale Dio vuole che tutti noi arriviamo: il Suo amore è più grande di tutti i nostri peccati. "La bontà di Dio ti spinge al ravvedimento" (Romani 2:4).

mercoledì 25 marzo 2009

TAGLIA

Gesù dice ai Suoi discepol, "Ora, se la tua mano, o il tuo piede, ti è occasione di peccato, mozzalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno" (Matteo 18:8).

Gesù inizia questa frase con la parola Ora, come per dire, "alla luce di tali fatti". Egli sta collegando questa frase a tutto il contesto della lezione che aveva insegnato riguardo al mischiare le opere con la croce. Dunque, quando qui Lui dice, "se la tua mano, o il tuo piede ti è occasione di peccato", sta parlando dell'offesa che la croce reca alla carne (NdT: la versione inglese dice "se la tua mano o il tuo piede ti offendono).

Quando Gesù dice, "mozzale - tagliale", si sta innanzitutto rivolgendo a uditori giudei riguardo la loro fiducia nelle proprie buone opere. La mano, il piede e l'occhio, tutt'e tre rappresentano la carne - strumenti di indipendenza attraverso i quali l'uomo procede per la sua via, affidandosi alla prorpia volontà e agli sforzi umani per disfarsi dei legami del peccato. Cristo sta dicendo a tali persone, "Il vostro occhio è fisso sulle cose sbagliate. State guardando alle vostre proprie capacità e forze. Dunque, mozzate il vostro occhio. Tagliate ogni speranza di offrire a Dio qualsiasi cosa che provenga dal vostro merito o dalla vostra bontà. La bramosia e le offese devono essere rimosse - ma non dalle vostre mani. Questa è opera dello Spirito.

"Allora correte semplicemente tra le mie braccia. Umiliatevi come fanciulli abbracciando la mia vittoria sulla croce. Dedicatevi ad una vita di devozione totale e dipendenza da me. Per quell'opera al Calvario, voi non appartenete più a voi stessi. Io vi ho comprato. Il mio Spirito soddisferà la mia richiesta di santità in voi".

lunedì 23 marzo 2009

RICONOSCERE LA VOCE DI DIO

Dio vuole che sappiamo che non importa quanto le cose possano diventare difficili per noi, Egli sosterrà tutti coloro che confidano in Lui attraverso la potenza della Sua voce dolce e soave che parla al nostro uomo interiore ogni giorno.

Ciò viene confermato dal profeta Isaia: "le tue orecchie udranno dietro a te una parola che dirà: questa è la via; camminate per essa!" (Isaia 30:21).

Devi considerare che Isaia diede questa parola ad Israele nel momento peggiore della sua storia. La nazione era sotto il giudizio, nel degrado più totale, ogni cosa era distrutta. Così Isaia disse ai capi d'Israele: "Tornate al Signore ora! Egli vuole darvi una parola di direzione - vuole parlarvi, dirvi, Và in questa direzione, và in quell'altra, ecco la via.." ma essi non ascoltarono. Decisero di rivolgersi all'Egitto per ricevere liberazione! Pensarono di potersi affidare ai carri e ai cavalli egiziani per ricevere aiuto.

Tuttavia, Dio non mandò il Suo giudizio su Israele in quel momento. Invece, Egli decise di aspettare pazientemente finché non raggiunsero il fondo. Egli disse: "Mentre essi corrono ovunque cercando di sopravvivere, io aspetterò. Voglio mostrare loro la mia misericordia, nonostante la loro malvagità!" (v. 18). Come previsto, andò solo di male in peggio per la nazione. Infine, quando tutti i loro piani erano falliti, Dio disse al popolo: "Ora, lasciate fare a me! Aprite le vostre orecchie, ed io vi parlerò. Io conosco la via d'uscita, ed io vi guiderò. Voglio guidare ogni vostro singolo passo, a destra e a sinistra, per liberarvi. Vi guiderò mediante la mia voce, parlandovi, dicendovi cosa fare, fino all'ultimo dettaglio!"

Ciò che importa, ciò che è di vitale importanza, è che tu giunga a riconoscere la voce di Dio. Egli ancora parla. Egli l'ha detto chiaramente: "Le mie pecore conoscono la mia voce". Ci sono molte voci nel mondo oggi - voci risonanti, esigenti. Ma c'è ancora quella voce sottile, soave del Signore che può essere conosciuta e udita da tutti coloro che confidano in ciò che Gesù ha detto.

venerdì 20 marzo 2009

PACE CON DIO

Gesù morì sulla croce per acquistarci pace con Dio ed ora Egli è in cielo per conservare quella pace per te e per me. La pace che abbiamo con Dio mediante Cristo distingue la nostra fede da tutte le altre religioni.

In ogni altra religione oltre al Cristianesimo, non viene mai affrontata la questione "peccato". Il giogo del peccato non è stato spezzato; per cui, non può esserci pace: "Non c'è pace per gli empi, dice l'Eterno" (Isaia 48:22). Ma noi abbiamo un Dio che provvede pace mediante il perdono dei peccati. Questo è il motivo per cui Gesù venne sulla terra: portare pace alla travagliata, timorosa umanità.

In che modo Gesù custodisce la pace di Dio per me? Egli lo fa in tre modi:

  • Primo, il sangue di Cristo ha rimosso la colpa del mio peccato. In tal senso, Paolo dice, "Egli è la nostra pace" (Efesini 2:14). Gesù ha reso possibile la pace per me mediante il Suo sangue.
  • Secondo, Cristo custodisce la mia pace e la mia gioia nel credere: "Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo" (Romani 15:13).
  • Terzo, Gesù mi fa gioire nella speranza di entrare nella gloria: "...E ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio" (Romani 5:2).

In poche parole, la pace è assenza di paura, ed una vita senza paura è una vita piena di pace.

Quando Gesù ascese al cielo non si crogiolò nella gloria che Dio gli tributò. No, Egli andò al Padre per custodire quella pace vinta a caro prezzo al Calvario.

Il nostro Salvatore è vivente nella gloria, proprio in questo momento, ed Egli è pienamente Dio e pienamente uomo, ha mani, piedi, occhi, capelli. Egli ha ancora le ferite dei chiodi sulle Sue mani e sui Suoi piedi, e il Suo costato è forato. Egli non si è mai disfatto della Sua umanità; Egli è ancora un uomo in gloria. E proprio ora, il nostro uomo nell'eternità sta operando per assicurarsi che non veniamo mai derubati della pace che ci donò quando se ne andò. Egli sta ministrando come nostro Sommo Sacerdote, coinvolto attivamente nel mantenere il Suo corpo sulla terra ripieno della Sua pace. E quando ritornerà, Egli vuole ritrovarci "in pace" (2 Pietro 3:14).

Quando pecco, la mia pace viene interrotta in due aree: in primo luogo la mia coscienza è disturbata e mi accusa, e anche a motivo, inoltre le accuse di Satana mettono la paura dentro di me. Credo che queste siano le prime dure aree in cui l'intercessione di Cristo si applica a noi.

Innanzitutto, il mio Sommo Sacerdote non permetterà che la mia coscienza mi tenga prigioniero, né permetterà che le accuse di Satana contro di me restino senza una contro risposta. Cristo è il mio avvocato insieme al Padre contro ogni accusa proveniente dall'inferno.
Cos'è un avvocato? E' semplicemente "il mio amico in tribunale". Per i cristiani, questo amico in tribunale è anche il figlio del giudice. Inoltre, il nostro avvocato è nostro fratello. In realtà, siamo stati designati ad ereditare le ricchezze del giudice insieme a lui.

giovedì 19 marzo 2009

IL NOSTRO INTERCESSORE

"Per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro" (Ebrei 7:25).

Cosa intende la Scrittura quando dice che Gesù intercede per noi? Credo che questo argomento sia davvero profondo, maestoso e al di là della comprensione umana. Tremo persino al parlarne. Gli studiosi della Bibbia sostengono opinioni diverse sul significato di tale intercessione.

Attraverso la preghiera e la fiducia nella guida dello Spirito Santo, sto iniziando ad afferrare un briciolo di questa incredibile verità. Di recente pregavo in semplicità, "Signore, in che modo la Tua intercessione nei cieli ha a che fare con la mia vita? La Tua Parola dice che sei al cospetto del Padre in mio favore. Cosa significa questo nel mio cammino quotidiano con Te?"

Il termine "intercessione" significa "supplicare per conto di qualcun altro". Ciò parla di una figura che prende il tuo posto davanti ad altri per perorare la tua causa. Quando senti una tale definizione, ti immagini Cristo che supplica del continuo Dio per te, chiedendo misericordia, perdono, grazia e benedizione? Credo che una simile immagine faccia apparire il nostro Padre Celeste come un avaro. Mi rifiuto di credere che la grazia debba essere supplicata davanti al nostro Dio amorevole. Se ci limitiamo ad una definizione tanto incompleta di intercessione, non comprenderemo mai il significato spirituale più profondo di quello che Cristo compie per noi.

La Bibbia dichiara che il mio Padre celeste conosce i miei bisogni prima che io gliene parli, e spesso, Egli provvede a quei bisogni prima ancora che io preghi. Dunque, trovo difficile accettare che il Figlio di Dio debba supplicare al Suo cospetto per ricevere qualsiasi cosa. Inoltre, la Scrittura dice che il Padre ha già provveduto ogni cosa per Suo Figlio: "In lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità" (Colossesi 2:9).

Non ritengo di sapere tutto riguardo l'intercessione di Cristo in nostro favore, ma credo fermamente che qualsiasi cosa il nostro Sommo Sacerdote stia compiendo mediante questa intercessione per noi sia qualcosa di molto semplice. Credo che l'intercessione abbia direttamente a che fare con la crescita del Suo corpo qui sulla terra. Egli è all'opera, provvedendo ad ogni giuntura e a ogni parte forza e potenza.

mercoledì 18 marzo 2009

IL SACERDOZIO DEL NUOVO TEMPIO

Per favore, leggi Ezechiele 44:15-16. Il nome ebraico Zadok significa "retto o giusto". Ezechiele sta qui facendo riferimento ad un uomo di nome Zadok che serviva nel tempio come sacerdote durante il regno di Davide. Quest'uomo retto non vacillò mai nella sua fedeltà a Davide o al Signore. Egli sostenne il re e la Parola di Dio, nella buona e nella cattiva sorte. Zadok rimase sempre fedele a Davide, perché sapeva che il re era l'unto di Dio.

Poiché Zadok rimase fedele in ogni cosa, giunse a rappresentare un ministero che si contraddistingue per la sua fedeltà al Signore. Infatti, Zadok fu il primo esempio di un vero ministro di Dio: separato da questo mondo, appartato con il Signore, con l’orecchio costantemente rivolto al cielo. Un tale ministro riconosce la preghiera come suo lavoro principale: cercare Dio ogni giorno, avere comunione ininterrotta con lo Spirito Santo e servire Gesù.

I sacerdoti del nuovo tempio sono fedeli nello stare davanti al Signore prima ancora di stare davanti alla congregazione. Costoro spendono ore preziose alla presenza del Signore, finché non si sentono saturi del messaggio che già bruciava nel loro cuore. E quando escono dalla presenza di Dio, sono in grado di parlare direttamente al cuore della gente. Il loro messaggio giunge lì dove vivono le pecore, perché è arrivato direttamente dal trono di Dio.

Il Signore dice del sacerdozio di Zadok, "Questi ministri entreranno nel mio santuario e staranno davanti a me. Essi si accosteranno alla mia mensa e ministreranno a me; ed essi porteranno il mio peso. Io sarò fedele a condurli e a guidarli, e darò loro la mia parola per il mio popolo".

Nel nuovo santuario degli ultimi giorni, il sacerdozio di Zadok sa che la sua opera centrale è quella di ministrare al Signore. Tale ministero include chiunque ami Gesù e desideri camminare nell'integrità. Infatti, vediamo il "sacerdozio dei credenti" echeggiare attraverso i libri del Nuovo Testamento. Giovanni ci dice: "e [Egli] ci ha fatti re e sacerdoti per Dio e Padre Suo" (Apocalisse 1:6). Pietro scrive: "Anche voi, come pietre viventi, siete...un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo" (1 Pietro 2:5).

Probabilmente non hai ricevuto le credenziali ministeriali da alcuna comunità. Forse non hai mai frequentato la scuola biblica. Forse non hai mai predicato un sermone; però sei stato chiamato ed ordinato a servire nel sacerdozio di Zadok tanto quanto il predicatore o l'evangelista più noto. Entrambi i Testamenti lo rendono abbondantemente chiaro: ognuno di noi deve tenere la carica di sacerdote e adempiere i suoi doveri di sacerdote.

Dunque, ti chiedi, come lo devi fare? Lo fai ministrando principalmente al Signore. Offri sacrifici a Lui - sacrifici di lode, di servizio, nel donarti a Lui con tutto il cuore, tutta l'anima, la mente e la forza. Egli t'ha chiamato ad essere parte del Suo sacerdozio reale. Dunque, devi ministrare agli altri solo dopo aver ministrato a Lui. Ciò significa che non devi presentarti nella casa di Dio ogni settimana vuoto e arido, sperando che qualche messaggio dal pastore ti infiammi. No, devi arrivare preparato a ministrare al Signore con un cuore di lode.

martedì 17 marzo 2009

ABBI FEDE NELLA FEDELTA’ DI DIO

La fede inizia da un abbandono totale nelle mani di Dio, ma la nostra fede deve essere attiva, non passiva.

Dobbiamo avere piena certezza che Dio può e vuole fare l’impossibile. Gesù disse, “Con Dio ogni cosa è possibile” (Matteo 19:26). “Nulla è impossibile con Dio” (Luca1:37). In breve, la fede dice, “Dio è sufficiente!”

Dio stava facendo di Abramo un uomo di fede portandolo in una situazione impossibile. Voleva udire il Suo servo dire, “Padre, Tu mi hai condotto qui, e Tu sai ogni cosa meglio di me. Perciò, resterò fermo e crederò in Te sapendo che farai l’impossibile. Metto la mia vita nelle Tue mani, confidando appieno che Tu non permetterai che io o la mia famiglia moriremo di fame. So che saremo preservati, perché hai promesso che avrei avuto una progenie!”

La nostra fede non è intesa a tirarci fuori da un luogo difficile o per cambiare la nostra condizione dolorosa. Piuttosto, essa serve a rivelarci la fedeltà di Dio nel mezzo della nostra situazione difficile. A volte, Dio cambia le circostanze intorno a noi. Ma spesso non lo fa, perché Egli vuole cambiare noi!

Non riusciamo a confidare pienamente nella potenza di Dio finché non la esperimentiamo in mezzo alla crisi. Questo fu il caso dei tre giovani ebrei. Essi videro Cristo soltanto quando si trovarono in mezzo ad una fornace ardente; e Daniele sperimentò la potenza e la grazia di Dio quando venne gettato nella fossa dei leoni. Se costoro fossero stati subito salvati dalle loro circostanze, non avrebbero mai conosciuto la grazia abbondante della potenza miracolosa di Dio, e il Signore non avrebbe potuto essere innalzato al cospetto degli empi.

Pensiamo di testimoniare di grandi miracoli ogni qualvolta Dio mette fine alle nostre tempeste e alle nostre crisi, ma potremmo facilmente perdere la lezione di fede che apprendiamo in tali momenti, la lezione che dice che Dio resterà fedele verso di noi durante i periodi difficili. Egli vuole elevarci al di sopra delle nostre prove mediante la fede, affinché possiamo dire, “Il mio Dio può compiere l’impossibile. Egli è un Liberatore, ed Egli mi sosterrà”.

Quando Abramo scese in Egitto, egli in essenza stava dicendo a Dio, “Signore, da qui in poi ci penso io”. Egli presunse di aver commesso uno sbaglio, di aver udito la voce sbagliata, ed ora doveva cavarsela da solo pe risolvere la situazione. È qui che Abramo lasciò il sentiero della fede. Egli raccolse la sua gente e disse, “Non so dov’è che mi sono perso, ma qui non ce la caveremo. Andiamo in Egitto!”

La buona notizia è che i nostri fallimenti spesso ci conducono a sviluppare una fede forte. Tuttavia, affrontiamo le conseguenze ogni qualvolta abbandoniamo il sentiero della fede ed operiamo nella carne.

lunedì 16 marzo 2009

IL SEGRETO DELLA PRESENZA DI DIO

Nel Salmo 31, Davide ci presenta l’espressione “il segreto della Tua presenza”. Egli scrive, “Quanto è grande la tua bontà che riservi per quelli che ti temono, e che usi in presenza dei figli degli uomini verso quelli che si rifugiano in te! Tu li nascondi nel segreto rifugio della tua presenza, dalle insidie degli uomini, tu li custodisci in una tenda al sicuro dalle contese verbali” (Salmo 31:19-20).

Davide sta dicendo qualcosa di molto profondo qui: “Tutta la vera forza deriva dall’avvicinarsi a Cristo. La misura della nostra forza è proporzionata alla nostra vicinanza a Lui!” In breve, più simo vicini a Gesù, più forti diverremo, e tutta la forza di cui avremo bisogno deriverà soltanto dalla nostra vita segreta di preghiera. Se soltanto ci avvicineremo a Cristo, Egli si avvicinerà a noi, donandoci una fresca provvidenza di forza quotidiana. Questo è il segreto della Sua presenza!

Nell’Antico Testamento, la presenza del Signore era associata all’arca. Israele credeva che dovunque si trovasse l’arca, li ci fosse la presenza di Dio. Così, ovunque il popolo viaggiasse, portava l’arca con sé. Vediamo un esempio di tale fede riguardo la presenza del Signore associata all’arca in 1 Samuele 4.

Il diavolo teme la presenza del Signore nella nostra vita. Egli trema al solo pensiero della vicinanza di un credente a Cristo. Così, quando le sue orde demoniache ti vedono pregare ogni giorno, alla presenza del tuo Padre celeste, tutto l’inferno urla, “Dio è con questo credente. Questo ha la presenza divina. Cosa possiamo fare contro uno così?”

Questo è il motivo per cui satana farà qualsiasi cosa in suo potere per derubarti della presenza di Dio nella tua vita. Egli vuole impantanare la tua vita nel dubbio e nella paura, vuole prosciugarti di ogni forza! Userà qualsiasi cosa potrà, persino “cose buone” per tenerti lontano dal trascorrere del tempo solo con Gesù. Egli sa che il tuo tempo con Cristo ti rende vittorioso sopra i timori e le ansietà di questa età!

La Parola di Dio ci dice che possiamo pregare senza cessare. Ciò significa preghiera tacita, ovunque, in qualsiasi momento. Sono giunto a credere che le mie preghiere più importanti siano quei sospiri silenziosi di ringraziamento che offro a Lui durante la mia giornata. Questo mi tiene nella consapevolezza della Sua presenza.

venerdì 13 marzo 2009

LA RISPOSTA DI UN PASTORE A “UN AVVERTIMENTO URGENTE”

Il compito di un vero profeta è quello di avvertire. Abbiamo recentemente udito un avvertimento davvero chiaro sui giorni pericolosi che ci sono davanti. Il profeta è come un uomo che avverte un pastore che dei lupi rapaci si stanno avvicinando.

Diventa poi compito del pastore discernere in modo appropriato l’avvertimento e condurre coloro che sono sotto la sua cura in un luogo di sapienza e sicurezza. Io non sono un profeta. Sono un pastore locale. Devo chiedere a me stesso cosa devo fare alla luce dell’avvertimento dato da Dio. Cosa dovrei dire a coloro che sono sotto la mia cura pastorale?

Innanzitutto, voglio che la mia gente oda chiaramente la parola – ciò che essa sta dicendo e ciò che non sta dicendo. Alcuni hanno udito di incendi e saccheggi, e i loro cuori sono pieni di paura. Devo rassicurare la mia gente dicendo loro che Dio ha sempre il controllo assoluto. Dio è sovrano. Nulla accade al di fuori del suo consiglio e del suo disegno, ed ogni cosa accade per la Sua eccelsa, gloria finale. Persino nei momenti più difficili, il nostro Dio sa ciò che fa.

Secondo, voglio che coloro che servo sappiano due cose riguardo l’ira divina. Primo, alcuni pastori nelle chiese sono tristemente caduti nell’inganno che non esista l’ira divina. Romani 1:18 dice, “Perché l’ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell’ingiustizia”. Alcuni si comportano in modo indegno, altri si comportano in modo sconveniente soffocando la verità dell’ira di Dio. Alcuni pastori riducono, ignorano e persino ridicolizzano chiunque ricordi loro la certezza dell’ira divina. Romani 2:5 ci dice inoltre chiaramente che l’ira di Dio si riversa su coloro i cui cuori sono duri e impenitenti. Ciò porta al secondo elemento della comprensione dell’ira divina. Essa non viene mai e poi mai sparsa sui figli di Dio. In primo Giovanni 2:2 leggiamo, “Egli è la propiziazione per i nostri peccati”. La parola propiziazione significa “che disseta l’ira”. Che grazia meravigliosa, che redenzione! L’ira di Dio verso la mia ribellione e il mio peccato è stata soddisfatta alla Croce di Cristo. Tempi duri giungono; la pioggia cade anche sul giusto, ma non l’ira.

In ultimo, sento il dovere di guidare il gregge a me affidato con amorevole cura e sobrietà. Se un lupo o una tempesta arrivano, io come pastore devo conoscere le condizioni del mio gregge. Qualcuno sta seduto sul recinto? Avvisali che non è tempo di compromesso o di legame pericoloso con il mondo. Festeggiare nella casa di un egiziano durante la notte della Pasqua non è sicuramente una buona idea. Questo è tempo di stare stretti al Pastore Capo. È inoltre per noi un’opportunità per chiamare quanti si trovano fuori dal recinto. Gesù è la Porta, ed Egli ha aperto il Suo cuore. Il Suo grido è che tutti fuggano dall’ira a venire. Più che a ritirarsi dietro una porta blindata o a rifugiarsi in una fattoria sperduta, questa è una chiamata di Gesù a riporre la tua vita nell’ovile delle pecore.

Quando un profeta giunge con un messaggio di avvertimento, spesso la gente vuole che il profeta fornisca loro consigli specifici su come rispondere ad esso. A volte, Dio dà al profeta una parola, ma più frequentemente spetta al pastore, e ancor più, ad ogni uomo di Dio prendere in considerazione la parola per la sua propria famiglia. Proprio come un pastore amministra la chiesa, un uomo di Dio deve rendere conto della propria famiglia. Quando qualcuno giunge ad avvertirti che stanno arrivando dei lupi, non è sempre una sua responsabilità dirti cosa devi fare. Noi possiamo ascoltare Dio. Giuseppe udì Dio dirgli di conservare provviste di cibo che bastasse per un certo tempo (Genesi 41). Mosè udì Dio dirgli di ricevere doni dagli egiziani per il loro viaggio (Esodo 21). Anche noi possiamo udire la voce di Dio per la nostra situazione. Le pecore odono la voce del Pastore.

Gesù, in quest’ora, in questa tempesta, non solo condurrà il Suo popolo e consolerà il Suo gregge, ma Egli darà loro franchezza, certezza, ed un cuore per servire coloro che sono travagliati a causa delle afflizioni. Una volta un profeta andò da Paolo e gli profetizzò che se fosse andato a Gerusalemme sarebbe stato legato e messo in prigione. Il profeta fu fedele nel dare la sua parola; spettava poi a Paolo udire la voce di Dio sul come gestire quell’avvertimento. Paolo, dopo aver udito la profezia, decise di andare comunque a Gerusalemme – disposto a rischiare la propria vita per l’evangelo (Atti 21). Alcuni udranno e resteranno in un posto sicuro; altri udranno e andranno in un posto a servire. Alcune chiese si trovano in città che avranno bisogno della loro forza spirituale e della loro compassione. Forse la sapienza di Paolo in Efesini 5:15-18 parla proprio di ciò di cui abbiamo bisogno, “Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi. Non siate perciò disavveduti, ma intendete quale sia la volontà del Signore. E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito”.

giovedì 12 marzo 2009

NON TEMERE. CONCENTRA I TUOI PENSIERI SU GESU’

Noi dobbiamo ascoltare attentamente gli avvertimenti delle sentinelle, ma non dobbiamo diventare ossessivi a riguardo.

Dobbiamo essere avvertiti e messi in guardia dai messaggi profetici, e dobbiamo tenere in considerazione ognuna che viene rivelata e confermata nella Scrittura. Dobbiamo raccogliere tutta la conoscenza possibile sulla imminente tempesta, affinché possiamo preparare i nostri cuori a qualunque distruzione essa possa portare. Però non dobbiamo lasciare che la paura o l’ansietà consumi i nostri pensieri, che domini le nostre menti, che si impossessi dei nostri cuori!

Certamente, le tenebre stanno arrivando, ed il giudizio è davvero alle porte. Ma come popolo di Dio, non posiamo permettere a nessuna nuvola scura di nascondere la luce delle Sue grandi promesse d’amore e misericordia per il Suo popolo. Dobbiamo essere ben informati dalle parole e dai profeti del Signore, ma non dobbiamo basarci così tanto sulla conoscenza profetica da fargli prendere il sopravvento sulle nostre vite.

Il diavolo vorrebbe che accadesse proprio questo. Lui sa che, se non riesce a farti dubitare della Parola di Dio riguardo i Suoi giudizi, può però portarti ad un altro estremo conducendoti ad una ossessione spaventosa per questi tempi pericolosi. Egli tenterà di derubarti di ogni speranza consumandoti con pensieri di inquietudine.

L’apostolo Paolo ci rassicura a riguardo con tali istruzioni: “Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose” (Filippesi 4:8). Paolo ci sta dicendo, “Avete ascoltato tutti gli avvertimenti. Ora, tenete semplicemente in considerazione ciò che la Parola di Dio rivela e ciò che le Sue sentinelle dicono. Infine, fissate ogni vostro pensiero su Gesù e sulla Sua bontà”.

Ho fedelmente avvisato di un’imminente olocausto economico su scala mondiale, e già lo vediamo accadere in tutto il mondo. Ho avvertito che i cristiani soffriranno – che ci sarà una grande perdita e difficoltà. In questo istante migliaia di santi preziosi in tutto il mondo sopportano tribolazioni incredibili. Ma tutto ciò non è l’obiettivo primario di tutte le mie energie e del mio ministero. No, l’espressione più profonda della mia anima è proclamare l’amore di Dio Padre e la dolce misericordia del nostro Salvatore Gesù!

Così, quando la sera vado a letto, so che Lui solo ha il controllo di tutte queste cose. Io faccio solo ciò che fece il profeta Isaia: Egli fece sì che la sua mente riposasse nella piena fiducia nel Suo Signore. Disse, “Alla mente che riposa in te tu conservi una pace perfetta, perché confida in te” (Isaia 26:3).

mercoledì 11 marzo 2009

PACE PERFETTA

IN UN TEMPO DI PANICO, IL POPOLO DI DIO, FIDUCIOSO, SARA’ BENEDETTO CON UNA PACE PERFETTA

Il Signore dichiara, “Io creo il frutto delle labbra. Pace, pace a chi è lontano e a chi è vicino, dice l’Eterno, Io lo guarirò” (Isaia 57:19). Il termine ebraico per “pace” qui è “pace perfetta”.
Credo che, circondata dal caos e dall’isterismo nei giorni a venire, l’America vedrà la più grande testimonianza della gloria di Dio e della Sua potenza come non l’ha mai vista. Come? Tutta l’America vedrà che molti nel popolo di Dio possiedono la Sua pace perfetta! In quel tempo il Signore farà sorgere un popolo che è stato dotato della Sua pace perfetta ed assoluta – la pace che Cristo stesso ora gode alla destra del Padre. E noi vivremo, ci muoveremo, respireremo in quella pace meravigliosa.

La Scrittura dice che Dio custodirà tutti coloro che confidano in Lui “…Tu mantieni in una pace perfetta colui la cui mente rimane ferma in te, perché confida in te” (Isaia 26:3). E in questo momento, molti nel popolo di Dio stanno prendendo questo impegno con Lui: “Disporrò il mio cuore a cercare Dio in ogni cosa, non importa ciò che accadrà. Gli darò tutto ciò che possiedo e tutto ciò che sono. Credo che il Suo giudizio stia arrivando – per questo mi preparerò per Lui, come Sua sposa!”

Dio fece per la prima volta la Sua promessa di pace perfetta a coloro che in Giuda stavano attraversando un grande castigo del Signore sulla loro terra. Dio stava abbattendo tutte le alte fortezze e le mura, tutta la pompa e le ricchezze sulle quali il popolo si appoggiava, “…fin giù nella polvere” (Isaia 25:12). Persino il residuo fedele che ancora confidava in Dio fu scosso fino nel loro intimo. Tuttavia, durante quel tempo, Dio disse ad Isaia di rassicurare questi credenti fedeli: “Il Signore vi custodirà nella pace perfetta – se solo confiderete in Lui!” Il profeta disse, “O Eterno, tu stabilirai per noi la pace…” (26:12). In altre parole: Dio stabilirà nei nostro cuori la Sua pace perfetta- Egli vuole donarci una pace che non può essere smossa.

Allo stesso modo oggi, in questo momento in cui il panico imperversa in tutta l’America,in cui le notizie minacciose iniziano ad emettere onde d’urto di paura attraverso tutto il paese, in cui l’isterismo cresce – il popolo di Dio non potrà evitare di sentire quest’enorme onda di ansietà umana. È vero, io la sentirò, tu la sentirai; tutti i cristiani la sentiranno. Tali sentimenti sono inevitabili; è semplicemente umano avere una simile reazione ad un caos tanto terribile. Eppure, allo steso tempo, Dio metterà dentro di noi le risorse necessarie a prendere l’immediato controllo di ogni pensiero di timore e condurlo alla verità di Cristo; e il Suo Spirito riempirà l’intero nostro essere con la Sua pace perfetta!

martedì 10 marzo 2009

CHI HA ESCOGITATO QUESTO PIANO DI SOPRAVVIVENZA?

“Poi la parola dell’Eterno gli [Elia] fu indirizzata dicendo: Vattene da qui, volgiti verso est e nasconditi presso il torrente Kerith, che si trova ad est del Giordano” (1 Re 17:2-3).

Mentre Elia guardava la crisi che gli stava davanti, le cose gli dovevano sembrare veramente disperate. Dio però aveva in mente un piano specifico di sopravvivenza per il suo servo fedele. Egli istruì il profeta, “Va ad est del fiume Giordano, lì troverai Kerith, un piccolo affluente che scorre da quelle parti. Potrai da lì attingere tutta l’acqua potabile di cui hai bisogno. Inoltre, ho provveduto che ti sia consegnato del cibo quotidianamente, mediante i miei corvi corrieri!”

Chi avrebbe potuto mai, in milioni di anni, escogitare un simile piano di sopravvivenza? Come avrebbe potuto Elia mai immaginare che sarebbe stato mandato ad un ruscello nascosto per trovare acqua da bere, quando non c’era altro che arsura in tutto il paese? Come avrebbe mai potuto pensare che una provvista quotidiana di pane gli sarebbe stata portata da corvi che mangiano qualsiasi cosa in cui affondano il loro becco?

Più tardi, i tempi si fecero difficili per Elia, perché infine il ruscello si prosciugò. Ma Dio intervenne di nuovo, donando al profeta una fresca parola di direzione. Egli disse, “Levati, e và a stabilirti a Sarepta dei Sidoni; ecco, là io ho ordinato a una vedova di provvederti da mangiare” (v.9). Ancora una volta devo porre questa domanda – chi mai avrebbe potuto pensare che una povera vedova, nel mezzo di una depressione, avrebbe provveduto a cibare un uomo per giorni, settimane, mesi? Ma la verità è che Dio usa le cose più disprezzate, le più insignificanti del mondo per la Sua gloria. Ed Egli disse ad Elia. “Se ti recherai da lei e farai quanto ti ho detto, sopravviverai. Ascoltami, porgi orecchio alle mie direzioni, e ce la farai!”

L’evidenza è schiacciante: Dio. Il nostro consigliere, consolatore ed esperto in sopravvivenza, ha un piano dettagliato per ognuno dei Suoi figli per aiutarli ad affrontare i peggiori dei momenti!

lunedì 9 marzo 2009

UNA PAROLA IN PIU'

"Quando le fondamenta sono distrutte, che può fare il giusto?"

Di recente ho sentito la necessità di inviare un messaggio URGENTE che avvertiva di una grande calamità imminente , tale da far tremare persino gli eletti di Dio.

Un ministro mi ha chiesto: "non c'è una parola di più: come dovrebbe reagire il giusto a una simile parola?"

Posso rispondere soltanto condividendo ciò che lo Spirito Santo sta dicendo al mio cuore e con ciò che io stesso devo fare. Ho scritto di essere stato guidato in senso pratico a mettere da parte una scorta di cibo per circa un mese, perché ho visto con i miei occhi il panico sulla scia del / causato dal terrorismo. Questa dev'essere una parola personale per ciascuno di noi.

Questo è ciò che sento dire personalmente al mio cuore dallo Spirito Santo riguardo ad una calamità imminente: RESTA FERMO E VEDRAI LA LIBERAZIONE DELL'ETERNO.

Questa è l'attitudine di fede di fronte alla calamità. Cosa poteva fare Israele alle sponde del Mar Rosso? L'esercito di faraone stava avanzando, c’erano montagne su entrambi i lati, e davanti a loro, un mare ostile. La carne gridava: "Fa qualcosa!"

La carne gridava disperazione. Poteva il popolo di Dio asciugare il mare? Spianare una montagna? Combattere contro un grande esercito senza possedere armi? Essi si trovavano in ciò che sembrava / pareva loro una situazione spaventosa, tremenda. Il popolo di Dio tremava - e in quell'ora di scuotimento giunse una parola da Dio.
In sintesi:

"State fermi. Non temete. Questa è l'ora della salvezza. Voi testimonierete l'abbattimento delle fondamenta di una potenza mondiale. Ma allo stesso tempo, io combatterò per voi. State tranquilli - restate fermi e guardate la mia opera".

Amati, il mio avvertimento è solo una voce tra tante che dicono tutte la stessa cosa. Potremmo forse tremare per un tempo, ma coloro che davvero conoscono la Parola di Dio saranno prontamente consolati dallo Spirito Santo. Riceveremo tutti un grande battesimo di pace, una tranquillità soprannaturale che sarà una testimonianza straordinaria per le moltitudini sconvolte.

In Cristo,

David Wilkerson

sabato 7 marzo 2009

UN MESSAGGIO URGENTE

Sento la spinta dello Spirito Santo a diffondere un messaggio urgente a tutta la nostra mailing list, agli amici e ai ministri che abbiamo incontrato in tutto il mondo.

STA PER ABBATTERSI UNA CALAMITA' DISTRUTTIVA SULLA TERRA.SARA' TALMENTE SPAVENTOSA DA FAR TREMARE PERSINO IL PIU' SANTO TRA NOI.

Per dieci anni ho avvertito di migliaia di incendi che sarebbero avvenuti a New York. Questo inghiottirà l'intero megaplex, incluse le aree del New Jersey e del Connecticut. Le maggiori città in tutta l'America vivranno tumulti ed incendi divampanti, come quelli che vedemmo a Watts, Los Angeles, anni fa.

Ci saranno tumulti ed incendi in varie città del mondo. ci saranno saccheggi - anche a Times Square, New York. Ciò che stiamo vivendo non è recessione, e nemmeno depressione. Siamo sotto l'ira divina. Nel Salmo 11 è scritto

"Quando le fondamenta sono distrutte, che può fare il giusto?"

Dio sta giudicando i tremendi peccati dell'America e delle nazioni. Sta distruggendo le fondamenta secolari.

Il profeta Geremia supplicava la malvagia Israele, "Così dice l'Eterno: Ecco, io concepisco contro di voi del male e formo contro di voi un disegno. Si converta ora ciascun di voi dalla sua via malvagia, ed emendate le vostre vie e le vostre azioni! Ma essi dicono: "E' inutile; noi vogliamo camminare seguendo i nostri propri pensieri e vogliamo agire ciascuno secondo la caparbietà del proprio cuore malvagio" (Geremia 18:11-12).

Nel Salmo 11:6, Davide avverte, "Egli farà piovere sugli empi lacci, fuoco, zolfo e vento infuocato; questa sarà la porzione del loro calice" Perchè? Davide rispose, "Perché l'Eterno è giusto" (v. 7). Siamo davanti ad un giusto giudizio - proprio come il giudizio di Sodoma e della generazione ai tempi di Noè.

CHE FARA' IL GIUSTO? COSA NE SARA' DEL POPOLO DI DIO?

Innanzitutto, vi dò una parola d'aiuto pratico che ho ricevuto per me stesso. Ponete nel ripostiglio una scorta di cibo che basti per almeno una trentina di giorni, articoli da toilette ed altre cose essenziali. Nelle città principali, i supermercati vengono svuotati in meno di un'ora al presagio di un disastro imminente.

Per quanto riguarda la nostra reazione spirituale, abbiamo solo due scelte. Ciò viene spiegato nel Salmo 11. Possiamo "fuggire al tuo monte, come un uccelletto". Oppure, come dice Davide, "l'Eterno è nel suo tempio santo; l'Eterno ha il suo trono nei cieli; i suoi occhi vedono, le sue palpebre scrutano i figli degli uomini" (v. 4). "Io mi rifugio nell'Eterno" (v.1).

Io dirò all'anima mia: Non c'è bisogno di correre...non c'è bisogno di nascondersi. Questa è l'opera giusta di Dio. Io contemplerò il nostro Signore sul Suo trono, col Suo occhio di tenera, amorevole dolcezza, che veglia su ogni mio passo - confidando che Egli libererà il Suo popolo anche nelle alluvioni, gli incendi, le calamità, le prove di ogni sorta.

Nota: Non so quando accadranno tutte queste cose, ma so che non è un tempo lontano. Ho aperto a voi la mia anima. Fate di questo messaggio ciò che volete.

Dio vi benedica e vi protegga,

In Cristo,
DAVID WILKERSON

venerdì 6 marzo 2009

CONOSCERE IL PADRE

Credo che i nostri figli naturali giungano a conoscere la nostra natura e la nostra attitudine nei loro confronti soprattutto durante i loro periodi di crisi. Quando si trovano in mezzo al dolore, alla sofferenza e al bisogno, riconoscono la nostra profonda cura e preoccupazione per loro. Quando i miei figli vivevano ancora con noi, non avevo bisogno di far loro una lezione su come fossi fatto. Non dovevo mai dire: “sono vostro padre, sono paziente, gentile, pieno di misericordia e dolcezza verso di voi. Sono sensibile nei vostri confronti, pronto a perdonarvi in ogni momento”. Sarebbe stato ridicolo da parte mia fare certe affermazioni. Perché? I miei figli hanno appreso il mio amore per loro durante le loro esperienze di crisi. Ed ora che sono cresciuti, sposati ed hanno i loro propri figli, i miei figli e le mie figlie mi stanno conoscendo attraverso una serie tutta diversa di esperienze. Stanno apprendendo ancora di più come sono fatto e le mie attitudini ed azioni verso di loro in questo nuovo tempo di bisogno nella loro vita.

Così è con noi, nel conoscere il nostro Padre celeste. Dal tempo di Adamo fino alla croce di Cristo, il Signore diede al Suo popolo una rivelazione sempre crescente del Suo carattere. Tuttavia, non lo fece semplicemente proclamandolo. Egli non cercò di rivelarsi dicendo soltanto “I seguenti nomi descrivono la mia natura. Ora, andate ed imparateli, cosicché scoprirete chi sono”.

Le espressioni (nomi) ebraiche descrivono in effetti le glorie stupende e i doni racchiusi nei nomi del nostro Signore. Eppure, Dio rivelò questi aspetti della Sua natura al Suo popolo facendo effettivamente per loro ciò che Egli stesso proclamò di essere. Egli vide il bisogno dei Suoi figli, previde la strategia del nemico contro di loro, ed intervenne in modo soprannaturale in loro favore.

Ti esorto a conoscere il tuo Padre celeste con tempo, con decisione, con il cuore. Chiedi allo Spirito Santo di riportare alla tua mente i tanti aspetti della provvidenza celeste che Dio ti ha elargito nei tuoi momenti di bisogno. Poi chiedi allo Spirito di edificare in te una vera conoscenza del cuore dell’IO SONO –del Dio che è tutto ciò di cui hai bisogno, in ogni momento.

giovedì 5 marzo 2009

LA PROVA PIU’ GRANDE

“Allora Mosè stese la sua mano sul mare; e l'Eterno fece ritirare il mare con un forte vento orientale tutta quella notte e cambiò il mare in terra asciutta; e le acque si divisero.” (Esodo 14: 21)

Davanti agli Israeliti c’era una via che li avrebbe condotti alla salvezza. In questo momento cruciale, Dio voleva che il suo popolo guardasse a quelle mura e credesse che Egli avrebbe trattenuto le acque finché non fossero arrivati sani e salvi dall’altra parte.

In parole povere Dio voleva che il suo popolo avesse una fede che dichiarasse: “Colui che ha iniziato questo miracolo per noi lo porterà a termine. Lui ci ha già dato la prova di essere fedele.

Nel guardare indietro, vediamo che tutti i nostri timori erano vani. Non avremmo dovuto avere paura quando vedemmo sopraggiungere gli Egiziani. Iddio ha innalzato un muro di tenebre soprannaturale per proteggerci da loro, non avremmo dovuto temere le loro minacce nella notte. Per tutto il tempo, Dio ha provveduto per noi una luce splendente mentre i nostri nemici erano accecati dalle tenebre. I nostri timori erano vani anche in merito a quei venti violenti, perché Dio in quel momento li stava usando per creare la nostra via di fuga.

Ora noi vediamo che Dio desidera soltanto farci del bene. Abbiamo visto la sua potenza e la sua gloria in nostro favore ed ora siamo determinati a non vivere più nella paura. Non ci importa se quei muri d’acqua cederanno. Per vita o per morte siamo del Signore”.

C’era un motivo per cui Dio voleva questo tipo di fede da Israele in questo momento. Stavano per affrontare un viaggio attraverso il deserto. Avrebbero dovuto sopportare privazioni, pericoli e sofferenza. Così Egli disse: “voglio che il mio popolo sappia che gli farò solo del bene. Non voglio che abbiano paura di morire ogni volta che affrontano il pericolo. Voglio un popolo che non abbia paura della morte perché sanno che sono degno di fiducia in ogni cosa”.

Un vero adoratore non è qualcuno che danza dopo che la vittoria è stata conquistata. Non è la persona che canta le lodi di Dio una volta che il Nemico è stato sconfitto. Questo è ciò che fecero gli Israeliti. Quando Dio divise il Mar Rosso ed essi giunsero dall’altra parte, cantarono e danzarono, lodarono Dio ed esaltarono la Sua grandezza. Tuttavia, tre giorni dopo, questo stesso popolo mormorava amaramente contro Dio a Mara. Questi non erano adoratori – erano degli strilloni superficiali!

Un vero adoratore è qualcuno che ha imparato a confidare in Dio nella tempesta. L’adorazione di questa persona non si riscontra soltanto nelle sue parole ma anche nel suo modo di vivere. Il suo mondo è sereno in ogni tempo, perché la sua fiducia nella fedeltà di Dio è incrollabile. Egli non ha paura del futuro perché non ha più paura di morire.

Gwen ed io abbiamo visto questo tipo di fede incrollabile nella nostra nipote di 12 anni, Tiffany. Mentre eravamo seduti al suo capezzale nei suoi ultimi giorni ammirammo in lei una pace che oltrepassava ogni nostra comprensione. Mi disse: “nonno, voglio andare a casa. Ho visto Gesù, e mi ha detto che mi vuole lì. È solo che non voglio più restare qui”.

Tiffany aveva perso ogni timore della morte e della privazione.

Questo è il riposo che Dio vuole per il suo popolo. È una certezza che dice come Paolo, e come Tiffany: “sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Questo è ciò che rende vero un adoratore.

Prego che tutti coloro che leggono questo messaggio possano dire in mezzo alle loro tempeste: “si, forse l’economia sta per collassare; si, forse sto ancora affrontando una notte buia e tempestosa, ma Dio si è dimostrato fedele verso di me. Non importa ciò che succederà, riposerò nel Suo amore per me”.

mercoledì 4 marzo 2009

FA' TRE COSE

In mezzo alle sue prove, Dio disse ad Israele di fare tre cose: "Non temere. Resta fermo. Guarda la salvezza del Signore". La Sua chiamata ad Israele era: "Io combatterò per te. Tu devi solo mantenere la tua pace. Sii tranquillo, e metti ogni cosa nelle mie mani. Proprio ora sto compiendo un'opera nel regno soprannaturale. Ogni cosa è sotto il mio controllo. Dunque, non ti agitare. Confida che io sto combattendo contro il diavolo. Questa battaglia non è tua" (vedi Esodo 14:13-14).

Presto l'oscurità scese sopra il campo. Era l'inizio di una notte buia e tempestosa per Israele, ma era anche l'inizio dell'opera soprannaturale di Dio. Egli inviò un angelo tremendo a proteggerli, affinché si mettesse tra il Suo popolo e i loro nemici. Credo che Dio mandi ancora angeli che si accampano intorno a coloro che Lo amano e Lo temono (vedi Salmo 34:7).

Il Signore muoveva inoltre la nuvola soprannaturale che aveva dato ad Israele per guida. La nuvola improvvisamente si spostò dalla parte anteriore dell'accampamento d'Israele alla parte posteriore e si pose come un alto muro nero davanti agli egiziani. Dall'altra parte, la nuvola forniva una luce soprannaturale, offrendo agli israeliti una chiara visibilità durante la notte (vedi Esodo 14:20).

Nonostante l'esercito di faraone fosse nelle tenebre più totali, riusciva comunque ad alzare la propria voce e per tutta la notte scagliò minacce e bugie contro gli israeliti. Le loro tende tremavano per questa sfilza di bugie che colpivano in quella buia notte. Ma non importava quanto sonoramente il nemico li minacciasse perché c'era un angelo di Dio di guardia a proteggerli, e Dio aveva promesso al Suo popolo che non li avrebbe abbandonati.

Caro santo, se sei un figlio di Dio riscattato col sangue, sappi che Lui ha messo un angelo guerriero tra te e il diavolo, ed Egli ti comanda, proprio come fece con Israele, "Non temere. Resta fermo. Credi nella mia salvezza". Forse satana viene contro te soffiandoti addosso ogni minaccia malvagia, ma mai nella tua notte tempestosa e buia il nemico sarà in grado di distruggerti.
"
Mosè stese la sua mano sul mare; e l'Eterno fece ritirare il male con un forte vento orientale tutta quella notte" (Esodo 14:21).

Quel vento orientale causato da Dio era talmente forte che iniziò a dividere le onde del mare: "il vento orientale...cambiò il mare in terra asciutta, e le acque si divisero" (14:21).

Il termine ebraico per vento qui significa "violento esalare". In altre parole, Dio esalò e le acque si congelarono in mura. Le tende degli israeliti devono aver tremato violentemente mentre quei torrenti imponenti sprizzavano attraverso l'accampamento. Perché Dio permise che Israele passasse un'intera notte tempestosa quando avrebbe potuto dire una semplice parola per calmare gli elementi naturali?

Che tempesta dev'essere stata e che tempo di paura dev'essere stato per Israele. Ti chiedo, cosa stava facendo Dio? Perché mai avrebbe permesso che una tempesta così terribile proseguisse per tutta la notte? Perché non disse semplicemente a Mosé di toccare le acque con il suo mantello e di dividere le onde in modo soprannaturale? Quale motivo plausibile aveva Dio per permettere che accadesse tutto ciò in quella notte tremenda?

C'era solo un motivo: il Signore stava foggiando degli adoratori. Dio era all'opera in ogni istante, e usava quella tempesta terribile per creare una via d'uscita per il suo popolo da quella crisi. Eppure gli israeliti non riuscivano a capirlo in quel momento. Molti si nascosero nelle loro tende, ma coloro che uscirono fuori testimoniarono di una luce gloriosa; rimasero meravigliati davanti alla vista gloriosa delle onde che salivano, mura imponenti di acqua che si elevavano per formare un sentiero asciutto attraverso il mare. Quando il popolo vide questo, deve aver gridato, "Guardate, Dio ha usato il vento per creare una via per noi. Gloria a Dio!"

martedì 3 marzo 2009

LA FOGGIATURA DI UN ADORATORE

Esodo 14 descrive un momento incredibile nella storia d'Israele. Gli israeliti avevano appena lasciato l'Egitto, sotto la guida soprannaturale di Dio. Ora, essi erano inseguiti dall'esercito di faraone in tutta la sua veemenza. Gli israeliti erano stati condotti in una valle circondata da entrambi i lati da ripide montagne, e davanti a loro, solo un mare ostile. Non ne erano ancora consapevoli, ma questa gente stava per vivere la notte più tormentata e buia della loro anima. Affrontarono una notte di angoscia, di panico e di disperazione che li avrebbe provati al limite.

Credo che questo passo tratti perfettamente il modo in cui Dio fa del Suo popolo degli adoratori. Infatti, in nessun altro capitolo della Bibbia ciò viene dimostrato con tanta forza. Vedi, gli adoratori non vengono formati durante i risvegli, in tempi buoni in cui splende il sole, o in periodi di vittoria e salute. Gli adoratori di Dio vengono foggiati nelle notti buie e tempestose, ed il modo in cui rispondiamo alle nostre tempeste determina semplicemente che tipo di adoratori siamo.

Ebrei 11 ci offre questa immagine di Giacobbe in età avanzata: "Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò, appoggiato alla sommità del suo bastone" (Ebrei 11:21). Perché Giacobbe viene rappresentato in questo modo nei giorni che precedettero la sua morte?

Giacobbe sapeva che la sua vita era giunta al termine, per questo motivo lo vediamo benedire i suoi nipoti. Perciò, cosa fa Giacobbe guardando indietro agli eventi della sua vita? Egli è spinto ad adorare. Non una singola parola viene pronunciata da quest'uomo. Tuttavia, appoggiandosi al suo bastone, pensando con meraviglia alla vita che Dio gli aveva donato, "adorò".

Giacobbe adorò Dio in quel momento perché la sua anima era nel riposo. Aveva provato che Dio era stato fedele, senza ombra di dubbio. Ed ora il patriarca conclude, "Non importa quale battaglia ho dovuto affrontare. Dio si è mostrato fedele verso me. Egli è sempre stato fedele. O Signore, Dio onnipotente, io ti adoro!"

lunedì 2 marzo 2009

NON AVERE PAURA DELLA SOFFERENZA

La resurrezione di Cristo fu preceduta da un breve periodo di sofferenza. Noi moriamo! Noi soffriamo! Il dolore e la sofferenza esistono.

Noi non vogliamo soffrire o essere feriti. Vogliamo una liberazione indolore, un intervento soprannaturale. "Fallo, Dio", preghiamo, "perché sono debole e lo sarò sempre. Fà ogni cosa mentre procedo per la mia strada, attendendo una liberazione soprannaturale".

Forse diamo la colpa dei nostri problemi ai demoni. Andiamo a cercare un uomo di Dio e speriamo che possa scacciare il demone in modo che possiamo tornare alla nostra vita senza dolore o sofferenza. Tutto fatto! Una dolce brezza che attraversi una vita di pace e vittoria. Vogliamo che qualcuno ci imponga le mani e tolga tutta l'aridità. La vittoria però non giunge sempre senza sofferenza e dolore. Guarda il tuo peccato. Affrontalo. Soffri per esso, proprio come fece Gesù. Entra nella Sua sofferenza. La sofferenza dura una notte, ma segue sempre la gioia al mattino.

L'amore di Dio richiede una scelta. Se Dio ci sollevasse in modo soprannaturale da ogni battaglia senza dolore o sofferenza, ciò eviterebbe ogni prova e tentazione; non ci sarebbe il libero arbitrio, non ci sarebbe la prova come per il fuoco. Sarebbe come se Dio imponesse la Sua volontà sugli uomini. Egli sceglie invece di venirci incontro nella nostra aridità e di mostrarci come essa potrebbe diventare la via verso una nuova vita di fede.

Spesso è la volontà di Dio che noi sperimentiamo l'aridità, persino il dolore. "Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino a lui le proprie anime, come al fedele Creatore" (1 Pietro 4:!9).

Grazie a Dio, la sofferenza è sempre il breve periodo prima della vittoria finale! "E il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo Gesù, dopo che avrete sofferto per un pò di tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà e vi stabilirà saldamente" (1 Pietro 5:10).