giovedì 5 marzo 2009

LA PROVA PIU’ GRANDE

“Allora Mosè stese la sua mano sul mare; e l'Eterno fece ritirare il mare con un forte vento orientale tutta quella notte e cambiò il mare in terra asciutta; e le acque si divisero.” (Esodo 14: 21)

Davanti agli Israeliti c’era una via che li avrebbe condotti alla salvezza. In questo momento cruciale, Dio voleva che il suo popolo guardasse a quelle mura e credesse che Egli avrebbe trattenuto le acque finché non fossero arrivati sani e salvi dall’altra parte.

In parole povere Dio voleva che il suo popolo avesse una fede che dichiarasse: “Colui che ha iniziato questo miracolo per noi lo porterà a termine. Lui ci ha già dato la prova di essere fedele.

Nel guardare indietro, vediamo che tutti i nostri timori erano vani. Non avremmo dovuto avere paura quando vedemmo sopraggiungere gli Egiziani. Iddio ha innalzato un muro di tenebre soprannaturale per proteggerci da loro, non avremmo dovuto temere le loro minacce nella notte. Per tutto il tempo, Dio ha provveduto per noi una luce splendente mentre i nostri nemici erano accecati dalle tenebre. I nostri timori erano vani anche in merito a quei venti violenti, perché Dio in quel momento li stava usando per creare la nostra via di fuga.

Ora noi vediamo che Dio desidera soltanto farci del bene. Abbiamo visto la sua potenza e la sua gloria in nostro favore ed ora siamo determinati a non vivere più nella paura. Non ci importa se quei muri d’acqua cederanno. Per vita o per morte siamo del Signore”.

C’era un motivo per cui Dio voleva questo tipo di fede da Israele in questo momento. Stavano per affrontare un viaggio attraverso il deserto. Avrebbero dovuto sopportare privazioni, pericoli e sofferenza. Così Egli disse: “voglio che il mio popolo sappia che gli farò solo del bene. Non voglio che abbiano paura di morire ogni volta che affrontano il pericolo. Voglio un popolo che non abbia paura della morte perché sanno che sono degno di fiducia in ogni cosa”.

Un vero adoratore non è qualcuno che danza dopo che la vittoria è stata conquistata. Non è la persona che canta le lodi di Dio una volta che il Nemico è stato sconfitto. Questo è ciò che fecero gli Israeliti. Quando Dio divise il Mar Rosso ed essi giunsero dall’altra parte, cantarono e danzarono, lodarono Dio ed esaltarono la Sua grandezza. Tuttavia, tre giorni dopo, questo stesso popolo mormorava amaramente contro Dio a Mara. Questi non erano adoratori – erano degli strilloni superficiali!

Un vero adoratore è qualcuno che ha imparato a confidare in Dio nella tempesta. L’adorazione di questa persona non si riscontra soltanto nelle sue parole ma anche nel suo modo di vivere. Il suo mondo è sereno in ogni tempo, perché la sua fiducia nella fedeltà di Dio è incrollabile. Egli non ha paura del futuro perché non ha più paura di morire.

Gwen ed io abbiamo visto questo tipo di fede incrollabile nella nostra nipote di 12 anni, Tiffany. Mentre eravamo seduti al suo capezzale nei suoi ultimi giorni ammirammo in lei una pace che oltrepassava ogni nostra comprensione. Mi disse: “nonno, voglio andare a casa. Ho visto Gesù, e mi ha detto che mi vuole lì. È solo che non voglio più restare qui”.

Tiffany aveva perso ogni timore della morte e della privazione.

Questo è il riposo che Dio vuole per il suo popolo. È una certezza che dice come Paolo, e come Tiffany: “sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Questo è ciò che rende vero un adoratore.

Prego che tutti coloro che leggono questo messaggio possano dire in mezzo alle loro tempeste: “si, forse l’economia sta per collassare; si, forse sto ancora affrontando una notte buia e tempestosa, ma Dio si è dimostrato fedele verso di me. Non importa ciò che succederà, riposerò nel Suo amore per me”.