venerdì 29 aprile 2016

LA PREGHIERA IN CAMERETTA

La preghiera privata avviene quando siamo soli, nel segreto. “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente” (Matteo 6:6).

Ma c’è più di questo. Il termine greco per cameretta in questo verso indica “una stanza privata, un luogo segreto”. Ciò suonava molto familiare alle orecchie degli uditori di Gesù, perché le case nella loro cultura avevano una stanza nascosta che serviva come una specie di magazzino. Il comandamento di Gesù era di andare in quella stanzetta e chiudere la porta dietro di sé. Ed è un comandamento a individui, perché non è il tipo di preghiera che si può fare in chiesa o con un collaboratore di preghiera.

Gesù ne fu un esempio, infatti andava a pregare in luoghi privati. La Scrittura ci mostra continuamente che Egli si “appartava” per trascorrere del tempo in preghiera. Nessuno era più impegnato di Lui, che era costantemente pressato dai bisogni di chi Lo circondava e aveva così poco tempo per Sé. Tuttavia, leggiamo, “Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava” (Marco 1:35). “Dopo averle congedate, salì sul monte in disparte per pregare. E, fattosi sera, era là tutto solo” (Matteo 14:23).

Considera il comandamento che ricevette Saulo in Atti. Quando Cristo incontrò questo persecutore della chiesa, Saulo non fu mandato a un incontro di chiesa o da Anania, il grande guerriero di preghiera. No, Saulo dovette spendere tre giorni da solo e in disparte a pregare e conoscere Gesù.

Tutti noi abbiamo delle scuse per non pregare in cameretta, in un luogo speciale, da soli. Diciamo di non avere un luogo simile, o il tempo per farlo. Thomas Manton, uno scrittore puritano, dice questo in materia: “Diciamo di non avere tempo per pregare nel segreto. Però abbiamo tempo per tutto il resto: tempo per mangiare, per bere, per i figli, ma nessun tempo per ciò che sostiene tutto il resto. Diciamo di non avere un luogo segreto, ma Gesù trovò un monte, Pietro un tetto, i profeti il deserto. Se ami qualcuno, troverai un luogo per stare soli”.

giovedì 28 aprile 2016

UN LUOGO DI PREGHIERA

“Ancora io vi dico che, se due di voi si accordano sulla terra per domandare qualunque cosa, questa sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli” (Matteo 18:19). Alcuni cristiani la definiscono “preghiera dell’accordo”. Sei profondamente benedetto se hai un fratello o una sorella devota con cui pregare. Infatti, gli intercessori più potenti che ho conosciuto appartengono a piccoli gruppi di due o tre persone. Se mai Dio mi ha benedetto in questa vita – se mi ha usato per la Sua gloria – so che è per quei pochi intercessori potenti che pregano quotidianamente per me.

Il luogo in cui questo tipo di preghiera avviene più potentemente è a casa. Io e mia moglie Gwen preghiamo insieme ogni giorno e credo sia ciò che tiene insieme la nostra famiglia. Abbiamo pregato per ognuno dei nostri figli negli anni della crescita, che nessuno di loro si perdesse. Abbiamo pregato per le loro amicizie e relazioni. Abbiamo anche pregato per i loro coniugi futuri e ora stiamo facendo lo stesso per i nostri nipoti.

Tristemente, pochissime famiglie cristiane prendono tempo per la preghiera a casa. Posso personalmente testimoniare di essere nel ministero oggi per la potenza della preghiera familiare. Ogni giorno, non importa dove stessimo giocando io e i miei fratelli, se nel giardino davanti casa o per strada, mia madre chiamava dal portico di casa, “David, Jerry, Juanita, Ruth, è ora di pregare!” (Il mio fratellino Don non era ancora nato).

Tutto il vicinato sapeva del momento di preghiera della nostra famiglia. A volte detestavo sentire quella chiamata, me ne lamentavo e ne ero infastidito. Però è chiaro che avvenne qualcosa in quei momenti di preghiera, in cui lo Spirito si muoveva nella nostra famiglia e toccava le nostre anime.

Forse non ti vedi a tenere una riunione di preghiera familiare. Forse hai un coniuge che non collabora o un figlio ribelle. Amato, non importa chi sceglie di non essere coinvolto. Puoi comunque andare al tavolo della cucina, chinare il capo e pregare. Ciò servirà come tempo di preghiera della tua casa e ogni membro familiare lo saprà.

mercoledì 27 aprile 2016

SUONA LA TROMA IN SION

Per cosa esattamente dobbiamo pregare in un tempo simile?

Ecco l’ordine di Gioele per Israele, in quel giorno di oscurità e tenebre: “Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate una solenne assemblea. Radunate il popolo, santificate l'assemblea, riunite i vecchi, radunate i fanciulli…Fra il portico e l'altare piangano i sacerdoti, i ministri dell'Eterno, e dicano, Risparmia, o Eterno, il tuo popolo e non dare la tua eredità al vituperio o ad essere dominata dalle nazioni. Perché si direbbe fra i popoli: "Dov'è il loro DIO?” (Gioele 2:15-17).

Ecco la chiamata alla chiesa: “Non vi scoraggiate e non cedete allo sconforto. Non dovete credere alle bugie del diavolo, che dice che non c’è speranza di un risveglio”. Piuttosto, secondo Gioele, il grido del popolo doveva essere, “Signore, fa cessare il vituperio nel Tuo nome. Non lasciare che la Tua chiesa sia più derisa. Impedisci agli empi di governarci, perseguitarci e chiederci, “Dov’è il vostro Dio?”

Penserai, “Ciò che Dio qui promette è solo una possibilità. Egli dice che potrebbe trattenere i Suoi giudizi. Non è molto più di un ‘forse’, un ‘potrebbe’. Tutto quello che richiede dal Suo popolo potrebbe essere invano”.

Non credo che Dio tenti la Sua chiesa e non invierà il Suo popolo in una missione folle. Quando Abrahamo pregò che Dio risparmiasse Sodoma (dove viveva suo nipote Lot), il cuore del Signore era toccato e avrebbe salvato quella città se solo ci fossero stati dieci giusti. E Abrahamo pregò lo stesso mentre gli angeli distruttori camminavano per la città! Sono certo che il popolo di Dio oggi debba pregare il Signore nello stesso modo.

La profezia di Gioele sullo spargimento dello Spirito Santo si trova in Gioele 2:28-32 e viene ripetuta dall’apostolo Pietro nel suo sermone di Atti 2:17-21. La profezia inizia, “E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che spanderò del mio Spirito sopra ogni carne”.

martedì 26 aprile 2016

TORNATE A ME

“Nondimeno…dice il Signore, tornate a me con tutto il vostro cuore, con digiuni, con pianti e con lamenti!» Stracciatevi il cuore, non le vesti; tornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira e pieno di bontà” (Gioele 2:12-13).

Nel leggere questo passo, resto colpito dalle parole “Tornate a me”. Mentre fitte tenebre cadevano su Israele, Dio chiamava il Suo popolo: “Tornate a me – in questo tempo in cui Mi avete rimosso dalla società, in cui la misericordia sembra impossibile, in cui l’umanità deride i Miei avvertimenti, in cui la paura e l’oscurità coprono la terra – vi esorto a tornare a Me. Sono lento all’ira e sono noto per trattenere i Miei giudizi per un tempo, come feci con Giosia”.

Scorgi il messaggio di Dio per noi in tutto questo? Come Suo popolo, possiamo supplicare in preghiera ed Egli ci ascolterà e risponderà alle preghiere sincere, efficaci e ferventi dei Suoi santi.

Ho una parola d’avvertimento per la chiesa in questo momento: Attenta! Satana arriva proprio nell’ora dell’oscurità, in cui i disastri incombono sulla terra, in cui gli empi sorgono e terrorizzano le nazioni. Il diavolo sa che siamo vulnerabili e ci scaglia contro questa bugia: “Che bene puoi fare tu? Perché cercare di evangelizzare gli islamici se vogliono ucciderti? Non puoi cambiare niente. Dovresti arrenderti a questo mondo saturo di peccato. Non serve pregare che Dio spanda il Suo Spirito. Tutto questo ravvedersi è futile”.

Dio invece viene a noi con questa parola da parte di Gioele: “C’è speranza e misericordia anche ora! Io ho grande bontà e sono lento all’ira. Ora è il tempo che tu ti rivolga a me in preghiera. Potrei trattenere i Miei giudizi e portare persino benedizione”.

Anche ora – in un tempo di estremismo islamico omicida, di omosessualità militante, in cui la nostra nazione ha perso la propria bussola morale, in cui i tribunali rimuovono Dio dalla società, in cui la paura lega tutta la terra – è tempo di andare al Signore in preghiera.

lunedì 25 aprile 2016

ENTRA NEL FIUME - Gary Wilkerson

Gli scettici dissero a Giosuè, “Se attraversiamo il fiume Giordano, affronteremo i nemici come mai abbiamo fatto prima. Conosci i resoconti portatici. Ci sono trentuno re diversi nel paese in cui stiamo andando e ognuno di loro vuole annientarci. Sai quanti re abbiamo sconfitto negli ultimi quarant’anni? Due, per l’esattezza. Ma cosa ti viene in mente? Come può questa essere la volontà di Dio?”

Giosuè sapeva che sarebbe stato difficile – anzi, impossibile. Sapeva anche però che c’era solo una via da percorrere per Israele: avanti. Avrebbero attraversato il fiume e l’avrebbero fatto in fede, confidando che Dio avesse a cuore i migliori interessi per loro.

Tutti noi sappiamo che, alla fine, Giosuè e Israele possedettero il paese e furono benedetti.

I sacerdoti che portavano l’Arca entrarono nel fiume impetuoso e, non appena immersero i piedi, Dio miracolosamente divise le acque. Dopo ciò, ogni cosa malvagia che gli scettici avevano predetto fu volta al bene del popolo di Dio.

Il popolo giunse davanti a una città fortificata, occupata dai loro nemici. Quando marciarono intorno ad essa, le mura impenetrabili crollarono. Una manciata di re, che Israele pensava sarebbe stata ostile, si unì invece a loro e raddoppiò il numero del loro esercito.

Tutto questo fece di Giosuè e d’Israele dei super-santi? Per niente. A un certo punto, Giosuè non obbedì a Dio, ma poiché si ravvide prontamente, il Signore usò quell’esperienza per fortificarlo.

Sei disposto a entrare in acqua? Dio potrebbe dirti, “Se solo t’impegnerai a immergere il tuo piede nell’acqua, Io ti porterò dall’altra parte. Ho già disposto i miei progetti per te e farò in modo che giungano a compimento, tutto per la Mia gloria”.

Ti esorto: confida che Dio ti faccia attraversare il tuo Giordano. Lascia che zittisca la voce di ogni scettico. Il Suo “piano A” per te non sarà sconfitto. Egli è fedele – e ti donerà la vittoria!

“ll Signore disse a Giosuè…Come fui con Mosè così sarò con te” (Giosuè 3:7).

sabato 23 aprile 2016

LA CHIAMATA DELLA FEDE - Claude Houde

L'inizio del ministero pubblico di Davide è il momento in cui atterra il gigante Goliath. Davide veniva da quella che oggi chiameremmo una “famiglia disfunzionale”. Egli era crudelmente ignorato e abbandonato. Da adolescente qual'era veniva lasciato a pascolare il gregge sulle montagne, un lavoro solitario e pericoloso.

Quando un uomo di Dio era in cerca di un candidato per rimpiazzare Saul e diventare Re, il padre di Davide, Isai, mostrò tutti i suoi figli, ma ignorò Davide. Era come se Davide non esistesse. I suoi fratelli lo buttavano giù, lo sminuivano e lo prendevano in giro maliziosamente mettendo in discussione anche le sue più nobili aspirazioni.

Quando Davide, a dispetto dei suoi fratelli, atterrò il nemico e ne uscì vittorioso nel suo combattimento contro Goliath, lasciò la sua casa, poiché il Re Saul lo prese sotto la sua ala.

Saul era un re tormentato e fallito e ben presto divenne terribilmente geloso di Davide. Saul si sentiva minacciato dal favore di Dio verso Davide e da quando la gente lo amasse. Dopo aver avuto un padre che sembrava lo ignorasse, Davide dovette soffrire ulteriormente a causa di una “figura paterna adottiva” che, per le sua insicurezze irrazionali, alla fine tentò di ucciderlo.

Fu durante quei giorni in cui mosse i primi e incerti passi di pubblico ministero che Davide sperimentò le sue prime vittorie. Era forte e pieno di potenziale, e sebbene fosse stato chiamato in modo sovrannaturale, era anche terribilmente solo e estremamente vulnerabile. Davide disse di sé stesso durante quel periodo: “Quanto a me, benché unto re, sono tuttora debole” (2 Samuele 3:39).

Dio successivamente mandò Gionathan a Davide. Gionathan rispose alla chiamata di fede con l'amicizia, supporto altruistico e umiltà per una causa più grande. Questa è la chiamata che pressa qualcun altro senza alcuna aspettativa o promessa di ottenere nulla in cambio. Non puoi immaginare che flusso di benedizione è in grado di liberare nella tua vita una tale decisione. Questa rivelazione può toccare e cambiare un matrimonio, una famiglia, una chiesa ed anche una nazione. “Gionathan fece alleanza con Davide, perché lo amava come l’anima propria. Perciò Gionathan si tolse di dosso il mantello e lo diede a Davide; e così fece delle sue vesti, fino alla sua spada, al suo arco e alla sua cintura” (1 Samuele 18:3-4).

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Claude Houde è il pastore della chiesa Nuova Vita a Montreal, Canada. Sotto la sua guida la Chiesa Nuova Vita è cresciuta da una decina di persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese protestanti hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 22 aprile 2016

GESÙ E LAZZARO

Come narrato in Giovanni 11, la visita di Gesù a Betania non riguardava tanto la morte di Lazzaro quanto la propria. Pensaci: quando giunse il momento in cui Gesù affrontò la croce, in che modo i Suoi seguaci avrebbero mai creduto che potesse risorgere? C’era solo un modo perché credessero, ed era che Gesù – lì a Betania coi Suoi amati amici – subentrasse nella disperazione più disperata possibile e operasse i Suoi propositi davanti a ciò che era umanamente impossibile.

Sono convinto che Gesù non avrebbe affidato tale esperienza a nessun altro che non appartenesse al Suo circolo ristretto. Tali eventi erano riservati a coloro che erano intimi con Lui, che non pensavano come il mondo. Vedi, è solo in tali amici – persone che conoscono il cuore di Cristo e confidano pienamente in Lui – che Egli può produrre una fede irremovibile.

La verità è che Gesù conosceva tutte le future avversità che si sarebbero abbattute nella vita di quei cari. Conosceva ogni malattia e tragedia che avrebbero affrontato e voleva vedere in loro una fede che avrebbe creduto nella Sua cura a prescindere dalla calamità che avrebbero fronteggiato.

Quando Gesù infine arrivò, le prime parole che Marta Gli rivolse furono, “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà” (Giovanni 11:21-22). Queste parole potrebbero risuonare piene di fede da parte di Marta, ma quando Gesù rispose, “Tuo fratello risusciterà” (11:23), la risposta di Marta fu rivelatoria: “Lo so che risusciterà nella risurrezione all'ultimo giorno” (11:24). In altre parole: “Per ora è finita, Gesù. Sei arrivato troppo tardi”.

Gesù rispose, “Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?” (11:25-26).

Cristo le stava dicendo, in altre parole, “No, Marta, Io sono la resurrezione e la vita. Credi in Me e non morirai mai”. Ripeto, Egli non parlava solo di Lazzaro, ma della Sua morte e resurrezione. Per Lui, la resurrezione di Lazzaro era una questione già risolta. “Marta, non credi che Io possa persino entrare nella tomba e compiere l’impossibile per te e Maria, in tutti i vostri giorni?”

giovedì 21 aprile 2016

FERITO DALL’INCREDULITÀ

In tutto il libro dei Salmi e in altri scritti sapienzali vediamo un Dio che ride, piange, soffre e si può provocare ad ira. Allo stesso modo, il Nuovo Testamento ci dice che abbiamo un sommo sacerdote che non è indifferente ai nostri sentimenti o alle nostre infermità; lo stesso Uomo in carne e ossa che era Dio sulla terra ora è un Uomo glorificato in cielo.

Senza dubbio, il nostro Signore è un Dio che prova emozioni. E io devo chiedermi: Come Gesù potrebbe non essere ferito dalla grande incredulità del mondo di oggi?

Quanto spesso la Chiesa oggi ferisce il Signore con l’incredulità?

Pensa all’incredulità dei discepoli nella barca con Gesù, quando questa iniziò a riempirsi d’acqua a causa delle onde impetuose. Quanto sarà rimasto ferito Gesù quando gli rivolsero queste parole incredule e accusatorie: “Maestro, non t’importa che noi periamo?” (Marco 8:16).

E che dire di quando Gesù sfamò miracolosamente le folle con pochi pani e qualche pesce? Compì due volte questo miracolo, sfamando un totale di 9.000 persone, senza contare le donne e i bambini. Tuttavia, persino dopo queste opere incredibili, i discepoli stessi di Gesù erano ancora impantanati nell’incredulità. Dopo una delle moltiplicazioni miracolose, Cristo parlò loro del lievito dei farisei e “essi si dicevano gli uni agli altri, ‘È perché non abbiamo pane’” (Marco 8:16).

Gesù sarà rimasto scioccato a quelle parole. Aveva appena moltiplicato miracolosamente il pane per le folle, davanti agli occhi dei discepoli. Chiaramente, era ferito quando rispose loro, “Perché state a discutere del non aver pane? Non riflettete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate? Quando io spezzai i cinque pani per i cinquemila, quante ceste piene di pezzi raccoglieste?...Non capite ancora?” (Marco 8:17-19, 21).

mercoledì 20 aprile 2016

IL SALARIO DELL’INCREDULITÀ

Luca 19 ci offre un’immagine potente di Gesù che fa il Suo ingresso trionfale a Gerusalemme. L’immagine è di Cristo che s’avvicina alla città su un asino e le folle gridano le Sue lodi. Partì dal Monte degli Ulivi, e più si avvicinava alla città, più la folla cresceva. Prontamente la gente gettava i propri mantelli davanti a Lui, agitava rami di palme e gridava, “Egli è qui! È giunta l’ora in cui giunge il Re d’Israele. La pace è giunta a Gerusalemme. Finalmente il regno è qui!”

Perché tanta gioia? “Perché…essi credevano che il regno di Dio stesse per manifestarsi immediatamente” (Luca 19:11). Nella mente delle persone, Gesù preannunciava il “regno sulla terra” promesso da Dio.

Eppure ciò non fece sì che credessero il Lui come nel Messia. Il loro unico pensiero era che il regno di Dio fosse iniziato: “Addio, governo romano! Non ci saranno più guerre, perché il nostro re sorgerà con una spada e abbatterà ogni nemico. Vedremo pace in Gerusalemme e in Israele, non ci saranno più schiavi, non ci sarà più carenza di cibo. Dio ha finalmente mandato il Suo bramato re”.

Nessuno lì quel giorno si aspettava ciò che avvenne dopo. Mentre Gesù scendeva dal monte e le folle gridavano le Sue lodi, Egli dall’alto guardò Gerusalemme – e scoppiò a piangere. “E come egli si avvicinava, vide la città e pianse su di essa” (Luca 9:41). Ecco Dio Stesso nella carne che piange!

Quale fu il motivo delle Sue lacrime? Fu la palese incredulità delle persone. Penserai, “Ma queste folle stavano cantando lodi a Lui, gridavano osanna. Non mi sembra proprio incredulità”. La Scrittura però ci dice che Gesù sapeva cosa c’era nel cuore degli uomini.

Gesù vedeva già approssimarsi il salario dell’incredulità e profetizzò a quella folla, “Poiché verranno sopra di te dei giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti accerchieranno e ti assedieranno da ogni parte. E abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te; e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata” (Luca 19:43-44, corsivo mio).

martedì 19 aprile 2016

NON V’È ALTRO NOME

Nel cuore dei malvagi c’è una rabbia crescente contro il nome di Gesù. In tutto il mondo, l’odio ardente per la Parola di Dio imperversa. La Bibbia viene disprezzata, derisa e maledetta da uomini empi. Ti chiedo: cosa c’è nel nome di Gesù da suscitare una tale ira solo menzionandolo? Nessun nome è tanto disprezzato, eppure non può esserci salvezza in alcun altro nome se non nel Suo. “E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Sappiamo che il nome di Gesù è sempre stato odiato dagli uomini malvagi, ma ora quell’odio si è trasformato in una rabbia diabolica. Il nome di Cristo viene lentamente e subdolamente cancellato dalla società, dai mandati legislativi nelle nazioni di tutte il mondo.

Ho saputo da fonti molto attendibili di uno sviluppo incredibile nell’esercito statunitense. Si è cercato di far sì che nessun cappellano, cattolico o protestante, menzioni il nome di Gesù Cristo. Il ragionamento dietro tale proposta è assurdo: “Dobbiamo avere maturità spirituale in una società pluralistica”. Che inganno! Pensaci: prima vietare qualsiasi menzione del nome di Gesù e poi dire che è una questione di maturità spirituale. Viene direttamente dall’inferno!

Perché c’è una tale rabbia contro il Figlio di Dio? Perché uomini malvagi tremano al solo suono del Suo nome? È per ciò che il nome di Cristo rappresenta – liberazione dal peccato. Il Suo nome significa libertà dal dominio del peccato. Significa morte alla vecchia natura peccaminosa e decaduta e l’introduzione a una novità di vita. Significa potenza di abbandonare e rifiutare ogni concupiscenza e piacere mondano.

La Parola di Dio ci dice che la devastazione e la bestemmia causate dall’ira dell’uomo non dureranno ancora molto. “Anche l'ira degli uomini ritornerà a tua lode, e ti cingerai con gli avanzi stessi della loro ira” (Salmo 76:10). Come accadrà tutto questo? In parole povere, più intensa diverrà l’ira degli uomini, più Dio spanderà la Sua grazia. “Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata” (Romani 5:20).

lunedì 18 aprile 2016

UN SENTIERO FRA LE ACQUE POTENTI - Gary Wilkerson

Il passaggio d’Israele al Giordano avvenne nel periodo della mietitura. In quella stagione, gli argini del fiume non erano solo in piena, ma straripavano. Umanamente parlando, era il momento peggiore per attraversarlo.

Gli scettici intorno a Giosuè l’avranno sicuramente schernito, “Hai scelto il momento peggiore, Giosuè. Abbiamo donne incinte, persone malate, anziani. Non è da parte di Dio”.

Tuttavia, Dio effettivamente ci chiama a cose umanamente e fisicamente impossibili. Egli guarda la nostra situazione e dice, “Le condizioni sono perfette perché Io mi muova in favore del Mio popolo. Ora il mondo vedrà come gioisco nel provvedere ai Miei servi”.

In questo momento penserai, “Dio, sento che mi stai guidando a prendere una decisione difficile. So di non avere ciò che mi serve per farlo”. È proprio qui che Lui ti vuole. Nella nostra debolezza, Dio è forte. E nelle nostre mancanze, il nostro Dio è grande. Noi diciamo che sia impossibile, ma con Dio al centro, niente è impossibile. “E Gesù fissando lo sguardo su di loro, disse: ‘Per gli uomini questo è impossibile, ma per Dio ogni cosa è possibile’” (Matteo 19:26).

Fino a quel punto della loro storia, Dio aveva diviso le acque per Israele, ma stavolta chiedeva loro di mettere prima il piede in acqua. Più specificatamente, comandò ai sacerdoti di trasportare l’Arca del Patto nel fiume impetuoso della fede.

Immagina la voce degli scettici! “Dio non ci ha mai detto di farlo prima. Lui ha sempre diviso le acque per noi. Questo non è obbedirgli, è tentarlo!”

Persino Giosuè potrebbe aver avuto questo dubbio. “Signore, ho percorso questa strada prima con Te e so come funziona. Tu dividi sempre le acque prima. Perché dovresti farci incamminare per queste acque melmose e agitate? Non ha senso”.

Non importa mai quanto il sentiero che Dio ci ha messo davanti sia rischioso o impegnativo. Se ci muoveremo in fede, Egli dividerà le acque. E noi potremo attraversare su terra asciutta.

“Così dice l'Eterno che aperse una strada nel mare e un sentiero fra le acque potenti” (Isaia 43:16).

sabato 16 aprile 2016

L'ESERCITO DI DIO - Nicky Cruz

Se c'è qualcosa che abbiamo imparato attraverso il nostro ministero, dall'aver affrontato il nemico nel suo territorio tante e tante volte, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, è che Satana è un codardo. Sceglie i più indifesi fra noi, i più disperati e senza speranza. Come un bullo al parco che corre immediatamente ai ripari alla vista di un ragazzino della sua stessa taglia, Satana batte in ritirata al primo segno di potenza reale.

Riusciamo davvero a comprendere il potere che abbiamo fra le mani? Riusciamo ad afferrare il significato del messaggio che portiamo al mondo perduto? Riusciamo a comprendere come si possa così facilmente battere ed annientare il male aprendoci semplicemente al movimento dello Spirito Santo?

Sappiamo davvero ciò che Dio è capace di fare in mezzo a noi?

Quanto desidero vedere il giorno in cui i cristiani staranno spalla a spalla, braccia a braccia, in guerra con Satana e disegnare infine una linea sulla sabbia, proprio nel mezzo del suo sentiero. Una linea che lo fermi definitivamente sul suo percorso. Una linea che dice: “hai avuto il tuo giorno! Ti sei divertito! Ma il tuo giorno è terminato. Nel nome di Gesù, non puoi andare oltre”.

Desidero vedere un esercito di soldati che sorgono contro di lui. Un reggimento di credenti ferventi che prendono parte a questo combattimento contro il male. Un esercito di uomini e donne con cuori che bruciano per Dio e vite dedicate al Suo volere.

Non è questo il tipo di esercito al quale desideri far parte? Non desideri avere anche una piccola parte in una così grande battaglia per Dio? Non è questo ciò che stavi aspettando, sperando, pregando e credendo che Dio mettesse sulla tua strada?

Se è così, allora Dio vuole che tu sappia che l'esercito è già pronto. La guerra sta per cominciare. Tutto ciò che devi fare è prendere la tua spada e trovare il tuo posto nelle Sue fila!

“Infatti io non mi vergogno dell'evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16).

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Nicky Cruz, evangelista di fama internazionale ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimine dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne per la prima volta raccontata ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo vendutissimo libro Run, Baby, Run.

giovedì 14 aprile 2016

EGLI È SIGNORE DI TUTTO

Oggi, una religione pagana radicale è un tipo di Babilonia, con capi folli, come il re Nebukadnetsar. Questa religione sta minacciando tutto il mondo con la pretesa che si adori la sua deità. Organizzazioni terroristiche con sostegno religioso pretendono: “Prostratevi davanti al nostro dio, o vi faremo saltare in aria gli aerei. Bombarderemo le vostre città, i vostri treni, gli autobus e i tunnel. Vi rapiremo, tortureremo e decapiteremo. La nostra religione prevarrà!”

Mentre consideriamo queste forze demoniache, dovremmo rivolgerci alla storia di Nebukadnetsar e a quei tre servi fedeli di Dio in Daniele 3. Questa storia ci dice che in una sola ora, il Signore scese e liberò i Suoi servi – e questo cambiò tutto.

Tutto sembrò diverso quando il Signore manifestò la Sua potenza, facendo sì che il re gridasse: “Benedetto sia il Dio di [questi tre uomini], che ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi, che hanno confidato in lui; hanno trasgredito l'ordine del re e hanno esposto i loro corpi alla morte, piuttosto che servire e adorare altro dio all'infuori del loro” (Daniele 3:28). Nebukadnetsar immediatamente emanò un decreto diverso, che affermava che l’unico Dio da adorare fosse quello dei tre giovani ebrei: “Perché non c'è nessun altro dio che possa salvare a questo modo” (Daniele 3:29).

Rivolgiamoci ora al salmista, che chiese perché le nazioni pagane s’adirano contro l’Eterno. Secondo lui, è così che Dio risponde a tale ira: “Colui che siede nei cieli riderà, il Signore si farà beffe di loro. Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo grande sdegno li spaventerà” (Salmo 2:4-5).

Il Signore Stesso poi dichiara: “Ho insediato il mio re sopra Sion…Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato” (Salmo 2:6-7). I terroristi supportati dalla religione e altre religioni pagane potrebbero sperare di insediare i propri dii come re che governino il mondo, ma il Dio Yahweh dice, “Io ho già insediato Mio Figlio, Gesù Cristo il Messia, come re dei cieli e della terra. Anche ora Egli è Signore di ogni cosa”.

mercoledì 13 aprile 2016

QUANDO ARRIVA GESÙ

In Daniele 3, il re Nebukadnetsar fece erigere una statua d’oro in Babilonia e pretese che fosse adorata. Ogni funzionario, capo e cittadino in oltre cento province babilonesi doveva prostrarsi davanti all’idolo o morire. C’erano solo due scelte: prostrarsi o bruciare. Se qualcuno si fosse rifiutato di adorare l’idolo di Nebukadnetsar, sarebbe stato arrostito vivo in fornaci enormi.

Dopo l’emanazione del decreto, tre giovani devoti ebrei nel regno si rifiutarono di prostrarsi. Furioso, Nebukadnetsar li fece trascinare al suo cospetto ed esigé di sapere: “Qual è quel Dio che potrà liberarvi dalle mie mani?” (Daniele 3:15). Ecco la loro risposta: “Ecco, il nostro Dio, che serviamo, è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente e ci libererà dalla tua mano, o re. Ma anche se non lo facesse, sappi o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo l'immagine d'oro che tu hai fatto erigere” (Daniele 3:17-18).

La risposta del re, preso da spiriti diabolici, fu prevedibile: “Allora Nebukadnetsar fu ripieno di furore e…comandò di riscaldare la fornace sette volte più di quanto si soleva riscaldarla” (Daniele 3:19). Si trattava di puro odio diabolico contro il Dio Yahwheh. La verità è che chiunque prenda posizione per Cristo deve aspettarsi una furia simile. La loro obbedienza provocherà sempre l’ira di chi prende direttive da Satana.

Dunque, cosa ne conseguì? Il Dio di chi prevalse a Babilonia? In questa competizione, Gesù Stesso manifestò la Sua gloria e potenza. Quando il re Nebukadnetsar guardò nella fornace ardente, rimase scioccato alla vista. Gridò, “Abbiamo gettato tre uomini nella fornace, ma ora ne vedo quattro. Camminano nel fuoco e non vengono arsi. Anzi, si comportano come se le fiamme roventi non siano nulla. E il quarto Uomo ha le sembianze del Figlio di Dio!” (Daniele 3:25, parafrasi mia).

Quando arriva Gesù, i Suoi nemici devono ripiegare davanti a Lui.

martedì 12 aprile 2016

UNA FEDE IRREMOVIBILE

Una volta, mentre facevo una “passeggiata di preghiera” e parlavo con Dio di alcune preoccupazioni per la salute di alcuni membri della mia famiglia, un passo della Scrittura divenne molto reale per me: “Ora chi furono coloro coi quali si sdegnò per quarant'anni?...E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti?” (Ebrei 3:17-18). Mi ritrovai a pregare in lacrime: “Signore, quelle persone Ti fecero piangere! Ti ho fatto piangere anche io per la mia incredulità? Ho avuto momenti preziosi in questi cinquant’anni con Te, Gesù. Ti amo e so che mi ami, ma ultimamente ho accolto qualche dubbio. Mi chiedo perché alcune preghiere ancora non abbiano ancora ricevuto risposta”.

Da allora, sento la Sua voce dolce e sottile dirmi, “Ti ho sempre amato, David. Io ti custodirò dalla caduta e sarò fedele nel presentarti irreprensibile davanti al Padre. Ma, sì, sono ferito dai tuoi momenti d’incredulità e fede vacillante”.

Dunque, caro santo, ti trovi in mezzo a una prova schiacciante in questo momento? Stai pregando, piangendo e chiedi aiuto ma tutto ti sembra senza speranza? Forse la tua situazione sta andando al di là di ogni possibilità umana e pensi “È troppo tardi”.

Io ti dico che la tua crisi ti è stata affidata. Dio si sarebbe potuto muovere in qualsiasi momento, ma questa è la Sua opportunità di produrre in te la fede incrollabile che ti serve. Egli cerca fiducia in Lui non solo per ciò che stai affrontando adesso, ma per ogni problema impossibile da ora in poi, finché non sarai a casa con Lui. Non fraintendere: Egli si rallegra per te; eppure, Egli ti ama tanto da edificare in te una fede che ti sosterrà in tutto questo.

Prega con me: “Perdonami, Signore, per averti fatto piangere. Sovvieni alla mia incredulità, adesso”. Poi, fai tuo questo verso: “Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6).

lunedì 11 aprile 2016

SEGUIRE LA CHIAMATA DI DIO - Gary Wilkerson

Pensa alla sfida affrontata da Giosuè quando chiese ad Israele di fare un passo di fede e attraversare il Giordano per la terra che Dio aveva loro promesso. C’erano più di un milione d’israeliti, senza contare ragazzi e bambini. Pensa allo sforzo necessario, fra progettazioni, carico di lavoro e le tante responsabilità.

È qui che molti cristiani mollano. Dicono a sé stessi, “Se sarà difficile, non può essere da parte del Signore. Oppure sì?”

Seguire la chiamata di Dio non è sempre facile. Ma è piena di grazia. Pietro ci dice che l’opera conclusa alla croce ha compiuto tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere per Lui. “Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù” (2 Pietro 1:3).

Non devi vivere con le tue forze; lo Spirito Santo vive in te con potenza. Egli ti fornirà tutta l’energia che ti serve per fare quanto Dio dice. Non ti esaurirai mai se vivi e cammini nello Spirito, attingendo forza da Lui.

Ogniqualvolta cercherai di attraversare il Giordano, incontrerai persone che non sono d’accordo con te; anzi, potresti anche far arrabbiare qualcuno, e se le loro voci diventano assordanti, potresti chiederti se dovresti rischiare di proseguire.

Pensa alla pressione vissuta da Giosuè. Egli aveva rappresentato una conduzione forte fino a quel momento e s’era guadagnato grande fiducia da parte del popolo. Ciò era importante per un capo la cui nazione era continuamente a repentaglio, a causa dei pericoli circostanti.

Forse riesci a identificarti col dilemma di Giosuè. Se attraverserai il tuo Giordano, preparati a reazioni scettiche da parte della tua famiglia, i tuoi amici, i tuoi colleghi:

“Vuoi iniziare un’attività commerciale – in questo sistema economico?”

“Vuoi quel tipo di ministero? Perché?”

“Che cos’è che vuoi fare con la tua vita? Non posso sostenerti. Non credo che ci sia Dio in tutto questo”.

Ora, lasciatemi aggiungere questo: un’audace mossa di fede non attirerà solo gli scettici, attirerà anche un esercito di persone da parte di Dio intorno a te. Troverai preghiera, sostegno ed energia da fonti fedeli che non ti saresti mai aspettato.

sabato 9 aprile 2016

SENZA LO SPIRITO SANTO, NUSSUNA SPERANZA - Jim Cymbala

Il mondo è pieno di libri su Dio Padre che ha creato l'universo, e vengono scritti libri su Gesù il Figlio di Dio molto più di chiunque abbia mai camminato su questo pianeta. Ma non è interessante il fatto che molti meno libri siano stati scritti su Dio lo Spirito Santo?

Quando insegnava sulla preghiera, Gesù dichiaro: “Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Luca 11:13). Pensate, la promessa dovrebbe creare un grande desiderio di saperne di più su questo promesso Consolatore, su chi è, e cosa fa. Sarebbe ancora meglio se Lo sperimentassimo come realtà vivente così come fecero i primi credenti.

Lo Spirito Santo è l'unico agente di Dio sulla terra. È l'unico tramite il quale possiamo sperimentare l'Iddio Onnipotente, l'unico modo tramite il quale possiamo vedere l'opera di Gesù Cristo applicata alle nostre vite e l'unico modo mediante il quale poter comprendere la Parola di Dio. Senza lo Spirito Santo, siamo come i discepoli prima della Pentecoste, sinceri ma in lotta con la confusione e la sconfitta.

Più di cento anni fa, Samuel Chadwick, un grande predicatore Metodista in Inghilterra, disse: “La religione Cristiana non ha speranza senza lo Spirito Santo”.

La chiesa primitiva ci offre una perfetta illustrazione di questa mancata speranza. Era fatta di semplici uomini e donne, i conduttori erano ex pescatori ed esattori delle tasse che fuggirono via per la paura quando Gesù venne arrestato ed aveva più bisogno di loro. Non erano coraggiosi né fedeli e infatti mancavano di fede e coraggio. Non erano nemmeno lontanamente in grado essere messi a capo di qualsiasi incarico Cristiano.

Ma, dopo gli eventi di Atti 2, quando lo Spirito Santo venne sparso, quelle stesse nullità vennero immediatamente trasformate. Con coraggio e fede misero sottosopra la loro comunità ed infine il mondo. Non era frutto dei loro seminari di addestramento, dato che non ebbero alcun addestramento. Ma una cosa era in loro possesso ed era la potenza dello Spirito Santo. Gesù disse loro di rivolgersi a Lui per ogni cosa. I primi credenti sapevano tutti molto bene che il Cristianesimo non aveva speranza senza lo Spirito Santo.

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo e fatiscente edificio in una parte difficile della città. Nativo di Brooklyn, è amico di vecchia data sia di David che di Gary Wilkerson.

venerdì 8 aprile 2016

ENTRARE NELLA TERRA PROMESSA

“Or noi vediamo che non vi poterono entrare per l'incredulità” (Ebrei 3:19). Un singolo peccato trattenne Israele fuori dalla terra promessa.

Canaan rappresenta un luogo di riposo, pace, fecondità, certezza, pienezza, soddisfazione, tutto ciò che un vero credente desidera. Esso è anche un luogo in cui il Signore parla chiaramente al Suo popolo, dicendogli, “Questa è la via, camminate per essa”. Israele però non poté entrare nella terra promessa a causa di quest’unico peccato.

Quel peccato non era l’adulterio (e la Scrittura definisce questi israeliti una generazione adultera). Non erano i continui divorzi (Gesù disse che Mosè concesse a quella generazione di divorziare per quanto erano induriti). Non era la rabbia, la gelosia, l’indolenza o la maldicenza. Non era nemmeno la loro idolatria segreta.

Il peccato dell’incredulità impedì al popolo di Dio di entrare in Canaan. Così, Ebrei ci esorta oggi: “Diamoci da fare dunque per entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza” (Ebrei 4:11).

Conosco molti cristiani che hanno deciso di diventare seri nel loro cammino col Signore. Sono determinati a diventare più diligenti nello studio della Sua Parola, hanno digiunato e pregato con rinnovata convinzione. Hanno disposto il cuore a restare afferrati a Dio in ogni situazione della vita, e nel guardare le loro vite, ho pensato, “Sicuramente tutta la loro devozione porterà loro gioia. Non potranno fare a meno di riflettere la pace e il riposo di Dio”.

Troppo spesso invece era il vero il contrario. Molti non sono mai entrati nel riposo promesso da Dio. Sono rimasti incerti, inquieti, mettevano in dubbio la guida di Dio, erano preoccupati del loro futuro. Perché? Perché c’era un lievito permanente d’incredulità in loro e tutta quella devozione e attivismo era diventato inefficace per questo.

Il servo che crede si afferra alla promessa che Dio fa per il Nuovo Patto: “Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti” (Ezechiele 36:27). Egli, inoltre, s’afferra a questa parola: “Io lo farò avvicinare ed egli si accosterà a me…Li farò camminare lungo corsi d'acqua, per una via diritta sulla quale non inciamperanno” (Geremia 30:21 e 31:9).

giovedì 7 aprile 2016

NESSUNA RIVELAZIONE NUOVA

Luca 1 possiede uno dei casi più rivelatori sulla gravità dell’incredulità. Ricorderai la storia del pio Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista. Zaccaria era un sacerdote devoto, che soffrì a causa di un singolo episodio d’incredulità. La sua storia illustra particolarmente quanto Dio prenda questo peccato con serietà.

La Scrittura dice che Zaccaria fosse “giusto agli occhi di Dio, camminando irreprensibile in tutti i comandamenti e le leggi del Signore” (Luca 1:6). Ecco un uomo pio, degno della posizione che occupava. Egli ministrava presso l’altare dell’incenso, che rappresentava la preghiera e la supplicazione, atti di pura adorazione. In breve, Zaccaria fu fedele ed obbediente, un servo che anelava la venuta del Messia.

Un giorno, mentre Zaccaria ministrava, Dio mandò l’angelo Gabriele a dirgli che sua moglie avrebbe avuto un figlio. Gabriele disse che la nascita del bambino sarebbe stato motivo di grande gioia in Israele e fornì a Zaccaria istruzioni dettagliate su come crescere il bimbo. Tuttavia, mentre l’angelo parlava, Zaccaria tremava di paura. Improvvisamente, la mente di quest’uomo devoto fu piena di dubbi e cedette a una terribile incredulità. Chiese all’angelo, “Come so che mi dici la verità? Dopo tutto, io e mia moglie siamo anziani” (cfr. Luca 1:18).

Dio non prese bene il dubbio di Zaccaria e mandò questo messaggio al sacerdote: “Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole” (Luca 1:20, corsivo mio).

Cosa ci dice quest’episodio? Che l’incredulità chiude le nostre orecchie alla voce di Dio, anche quando ci parla chiaramente. Essa ci preclude di ricevere una nuova rivelazione e c’impedisce di avere comunione intima col Signore. Improvvisamente, non sentiamo più la voce di Dio, non abbiamo niente da predicare o testimoniare. Non importa quando siamo fedeli o diligenti; come Zaccaria, attiriamo su noi stessi la paralisi delle nostre orecchie e della nostra lingua.

mercoledì 6 aprile 2016

AIUTO AL TEMPO OPPORTUNO

“Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia, per ricevere aiuto al tempo opportuno” (Ebrei 4:16).

Cos’è il “tempo opportuno”? È tutte le volte che veniamo meno davanti al nostro Signore. Nel momento in cui pecchiamo, abbiamo bisogno di grazia e misericordia e Dio c’invita ad andare con fiducia al Suo trono, con audacia, per ricevere tutto ciò che ci serve. Non dobbiamo andare a Lui solo quando ci sentiamo giusti o santi; dobbiamo andare a Lui ogni volta che siamo nel bisogno.

Inoltre, non dobbiamo aspettare di avere le anime purificate. “Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). Giovanni dice che non dobbiamo cercare di fare qualcosa per essere puri nel corso di ore, giorni o settimane. Ciò avviene istantaneamente, non appena andiamo dal Signore.

Dunque, hai fede per credere nel perdono istantaneo di Dio? Riesci ad accettare la comunione immediata e ininterrotta col Padre? Questo è esattamente ciò che la Scrittura ci esorta a fare. Vedi, la stessa fede che ci salva e ci perdona è anche la fede che ci custodisce. Pietro dice che “dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi, per la salvezza che sarà prontamente rivelata negli ultimi tempi” (1 Pietro 1:5). Che verità incredibile.

Tuttavia, la nostra incredulità ci impedisce di accedere alla potenza protettrice di Dio. E col tempo, affrontando i continui attacchi furiosi del peccato, potremmo iniziare a disperare. Amato, non dovrebbe proprio essere così. Dio ci ha donato meravigliose promesse nel Nuovo Patto, ma non servono a niente se non ci crediamo e non le facciamo nostre. Il nostro Signore si è impegnato a mettere la Sua legge nei nostri cuori, ad essere Dio per noi, a custodirci da ogni caduta, a infondere il Suo timore in noi, a darci potenza per obbedire, a farci camminare nelle Sue vie. Noi però dobbiamo credere pienamente a tutto questo.

martedì 5 aprile 2016

NASCONDERSI DA DIO

Il peccato vuole farci nascondere dalla presenza di Dio. Ecco l’essenza dell’incredulità fra i cristiani: quando pecchiamo, venendo meno davanti a Dio, tendiamo a scappare dalla Sua presenza. Pensiamo che sia troppo arrabbiato per voler avere comunione con noi. Come potrebbe condividere intimità con noi se abbiamo peccato tanto gravemente?

Così, smettiamo di pregare. Nella vergogna, pensiamo, “Non posso andare a Dio in questa condizione”, e iniziamo a fare qualcosa per poter rientrare nelle Sue grazie. Siamo convinti di avere solo bisogno di tempo per purificarci. Se riusciamo a restare puri per qualche settimana, evitando le nostre abitudini peccaminose, pensiamo che potremo dimostrare a noi stessi di poterci avvicinare ancora al Suo trono.

Questa è incredulità malefica, ed è un crimine agli occhi di Dio. Quando confessiamo il nostro peccato, inclusi i nostri vizi schiaccianti, Dio non ci fa l’interrogatorio. Egli non richiede prove di ravvedimento chiedendo, “Sei davvero dispiaciuto? Non vedo nessuna lacrima. Prometti di non rifarlo mai più? Va ora, digiuna per due giorni a settimana e prega per un’ora ogni giorno. Se lo farai senza venire meno, avremo di nuovo comunione”.

Quando Gesù ci riconciliò al Padre, alla croce, fu per sempre. Ciò significa che se io pecco, non devo riconciliarmi di nuovo con Dio; non sono tagliato fuori dalla Sua presenza, trovandomi all’improvviso senza riconciliazione. No, il velo di separazione fu strappato per sempre alla croce, e per sempre avrò accesso al trono di Dio, mediante il sangue di Cristo. La porta non è mai chiusa per me: “In cui abbiamo la libertà e l'accesso a Dio nella fiducia mediante la fede in lui” (Efesini 3:12).

La Bibbia afferma chiaramente che se uno di noi pecca, abbiamo un avvocato presso il Padre, in Cristo Gesù. Forse noi restiamo fuori dalla porta della stanza del trono e ci sentiamo marci e impuri. Ma se restiamo lì, rifiutandoci di entrare, non siamo umili; stiamo agendo nell’incredulità. “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia, per ricevere aiuto al tempo opportuno” (Ebrei 4:16).

lunedì 4 aprile 2016

ATTRAVERSARE - Gary Wilkerson

Con gli anni, molti cristiani sinceri iniziano a venire meno nella fede – forse a causa di profonde delusioni di esperienze precedenti. Per poter fare un passo di fede, devono “attraversare” quella delusione, confidando in Dio in un modo nuovo.

Forse confidi in Dio per ricevere benedizioni per la tua famiglia o per i tuoi figli, o forse credi in Lui affinché quel ministero si adempia nella tua vita. Forse stai cercando Dio per ricevere liberazione dal legame di un vizio o vuoi liberarti da qualche lotta interiore che ti trattiene dal confidare in Lui.

Alcuni di noi hanno bisogno di miracoli immediati, interventi soprannaturali nelle nostre vite o in quelle dei nostri cari. In breve, Dio ha chiamato tutti noi ad attraversare il fiume. Quando Israele giunse al Giordano, Dio desiderava che nessuno del Suo popolo restasse indietro.

Qualsiasi cristiano con anni di fede ti dirà che non esiste un momento in cui si è più soggetti a paura, ansietà, dubbio e incertezza di quando si sta per attraversare il proprio Giordano. Perché? Perché stai per prendere possessi della terra che Dio ti ha chiamato ad abitare. È il momento in cui il nemico – e la nostra carne – alzano la resistenza.

La vita è sempre più facile da questa parte del Giordano perché è comoda; non ci viene chiesto nulla. Ma quando Dio ci spinge a muoverci, improvvisamente le cose che una volta ci facevano stare a nostro agio ci diventano scomode. Iniziano a sembrarci statiche, decadenti, sanno di morte persino. Se persistiamo nel restare nella nostra situazione comoda, rischiamo di perdere la visione e la passione per la vita in Dio.

Giosuè non era immune a questa tentazione. Quando Dio lo chiamò all’azione, questa fu la prima istruzione che gli diede: “Sii forte e coraggioso” (Giosuè 1:6). Dio disse questo tre volte a Giosuè in quattro versi, perché sapeva che aveva bisogno di sentirselo dire.

Per fare ciò che Dio ci ha chiamato a fare, ognuno di noi deve raccogliere le proprie energie per iniziare. Dobbiamo incitare il coraggio in noi. Per alcuni, ciò potrebbe significare il coraggio di lasciare qualcosa che ha dato un falso senso di comfort. Se sei stressato, disturbato o turbato nello spirito, chiedi al Signore di mostrartene il perché. Se ti sta chiedendo di lasciar andare qualcosa, potrebbe trattarsi del tuo primo passo di fede.

sabato 2 aprile 2016

PER NON SCANDALIZZARLI - Carter Conlon

“Ma, per non scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che verrà su. Aprigli la bocca: troverai uno statère. Prendilo e dallo loro per me e per te” (Matteo 17:27).

Sebbene Gesù avesse appena spiegato ai suoi discepoli che erano esenti dalla tassa del tempio, Egli disse a Pietro: “per non scandalizzarli”. In altre parole, per non essere di cattiva testimonianza ai loro occhi; per non dar loro modo di puntarci il dito per la strada e dirci: “ladri! Loro non pagano la tassa del tempio!”

L'Apostolo Paolo usò queste parole: “Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa edifica” (1 Corinzi 10:23). Si, ci sono cose che si possono fare durante il nostro cammino cristiano, ma dobbiamo comunque considerare il potenziale impatto su coloro che ci circondano.

Lasciate che vi faccia un esempio in merito a questo. L'uomo che mi portò al Signore cominciò a bussare alla mia porta giorno dopo giorno, condividendo il Vangelo e raccontandomi di quando era un alcolizzato, un donnaiolo ed un giocatore d'azzardo. Sebbene esteriormente io facessi resistenza alle sue parole, non potevo negare che questo uomo era per me un esempio di vita trasformata dalla grazia di Dio. Era qualcosa che dovevo prendere in considerazione. Tentai persino di offrirgli una birra una volta in modo da metterlo alla prova. Sai, se l'avesse presa o se fossi andato a casa sua e l'avessi visto con un bicchiere di alcol sul tavolo, probabilmente non sarei un cristiano oggi. Avrei pensato che lui era un uomo proprio come me che aveva semplicemente aggiunto la religione alla propria vita. Certo, avrebbe potuto dirmi: “ma è solo una piccola cosa!” Ad ogni modo, per me le cose erano nere o bianche. Se lui era davvero una nuova creatura, come diceva fossero i cristiani, le cose vecchie dovevano essere passate. Non c'era via di mezzo per quanto mi riguardasse.

Quindi, oggi, riconosco il significato delle parole di Gesù quando disse: “per non scandalizzarli”.

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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 sotto l’invito del pastore fondatore, David Wilkerson, e venne nominato Pastore Anziano nel 2001.

venerdì 1 aprile 2016

L’IMPATTO DELLA LODE

In Daniele 3 troviamo un esempio potente della potenza della lode in un momento di afflizione nella storia dei tre ragazzi ebrei, che il re Nebucadnetsar gettò in una fornace ardente. Questi ragazzi non erano messi alla prova per vedere se avevano fede; la verità è che fu la loro fede a metterli lì. Chiaramente, il Signore ricercava qualcos’altro. Pensaci: i pagani babilonesi non erano influenzati dalle preghiere o dalle predicazioni di questi giovani. Non erano impressionati dalla loro saggezza e conoscenza, né dalle loro vite sante. No, l’impatto su Babilonia ci fu quando la gente guardò nella fornace e vide questi tre ragazzi gioire, lodando Dio nel momento più cruciale della loro vita (cfr. Daniele 3:24-30).

Gesù apparve in quella fornace, e credo che le Sue prime parole a quei ragazzi ebrei furono, “Fratelli, alzatevi ora, perché i vostri legami sono sciolti. Che questo governo pagano e questo popolo empio vi vedano gioire e lodare il vostro Dio nel momento della vostra afflizione”.

Quei ragazzi fecero esattamente questo e la Scrittura dice che Nebucadnetsar rimase “stupito” a quella vista. Si alzò prontamente, gridando, “Che sta succedendo qui? Abbiamo gettato tre uomini in questa fornace, ma ora ce ne sono quattro e i loro legami sono scomparsi! Guardate, stanno cantando e lodando quel quarto Uomo” (cfr. Daniele 3:24-25).

Questo è l’impatto che le nostre lodi portano durante le prove. Dunque, come reagisci nell’ora della tua afflizione? Stai bevendo dal calice della paura, ti senti debole e senza potenza per resistere al nemico? È tempo di scuoterti via quei pesanti legami e di alzare mani sante in lode al tuo Redentore. Sei libero, non importa quale sia la tua prova. Rallegrati e sii contento, sapendo che il quarto Uomo è nella fornace con te. Cristo Si rivelerà nella tua prova, e il fuoco brucerà tutti le catene che ti legano.

Molto probabilmente non sei provato, ma addestrato!