giovedì 21 aprile 2016

FERITO DALL’INCREDULITÀ

In tutto il libro dei Salmi e in altri scritti sapienzali vediamo un Dio che ride, piange, soffre e si può provocare ad ira. Allo stesso modo, il Nuovo Testamento ci dice che abbiamo un sommo sacerdote che non è indifferente ai nostri sentimenti o alle nostre infermità; lo stesso Uomo in carne e ossa che era Dio sulla terra ora è un Uomo glorificato in cielo.

Senza dubbio, il nostro Signore è un Dio che prova emozioni. E io devo chiedermi: Come Gesù potrebbe non essere ferito dalla grande incredulità del mondo di oggi?

Quanto spesso la Chiesa oggi ferisce il Signore con l’incredulità?

Pensa all’incredulità dei discepoli nella barca con Gesù, quando questa iniziò a riempirsi d’acqua a causa delle onde impetuose. Quanto sarà rimasto ferito Gesù quando gli rivolsero queste parole incredule e accusatorie: “Maestro, non t’importa che noi periamo?” (Marco 8:16).

E che dire di quando Gesù sfamò miracolosamente le folle con pochi pani e qualche pesce? Compì due volte questo miracolo, sfamando un totale di 9.000 persone, senza contare le donne e i bambini. Tuttavia, persino dopo queste opere incredibili, i discepoli stessi di Gesù erano ancora impantanati nell’incredulità. Dopo una delle moltiplicazioni miracolose, Cristo parlò loro del lievito dei farisei e “essi si dicevano gli uni agli altri, ‘È perché non abbiamo pane’” (Marco 8:16).

Gesù sarà rimasto scioccato a quelle parole. Aveva appena moltiplicato miracolosamente il pane per le folle, davanti agli occhi dei discepoli. Chiaramente, era ferito quando rispose loro, “Perché state a discutere del non aver pane? Non riflettete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate? Quando io spezzai i cinque pani per i cinquemila, quante ceste piene di pezzi raccoglieste?...Non capite ancora?” (Marco 8:17-19, 21).