venerdì 31 maggio 2013

IL SEGNO DI UN CREDENTE MATURO

Il segno di un credente maturo è il rifiuto di essere “sballottato e trasportato da ogni vento di dottrina” (Efesini 4:14). Tali credenti non possono essere manipolati da nessun insegnante. A loro non serve correre in giro, perché festeggiano su pascoli verdeggianti, crescendo in Cristo. Essi hanno appreso Cristo. Non verranno ammaliati da musica, amici, personalità o miracoli, ma dalla fame per la Parola pura.

Paolo disse, “Per onorare in ogni cosa la dottrina di Dio, nostro Salvatore” (Tito 2:10). Qual è la dottrina di Dio? La grazia di Dio ci insegna a “rinunciare all'empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo” (Tito 2:11-12). La dottrina di Cristo ti renderà conforme all’immagine di Cristo. Essa manifesterà ogni peccato nascosto e ogni desiderio malvagio.

Il tuo insegnante rimprovera con autorità, parlandoti ed esortandoti ad abbandonare il peccato e rigettare ogni idolo come esposto in Tito 2? Stai imparando a odiare il peccato con tutto te stesso? Oppure lasci la chiesa senza alcuna profonda convinzione? Il messaggio della dottrina di Cristo è “Purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio” (2 Corinzi 7:1).

Molti ci scrivono dicendo che i loro pastori dicono, “Non sono qui per predicare contro il peccato; sono qui per innalzare Gesù”. Oppure, “Voi non sentirete proferire alcuna predicazione di condanna da questo pulpito! Io sono qui per sollevare la mia gente dalla paura e dalla depressione”. Persino i predicatori pentecostali hanno due estremi. Alcuni urlano un vangelo duro e legalista senza amore, di sole opere; altri predicano contro il peccato come codardi, riportandolo dentro nello stesso messaggio.

La dottrina di Cristo è una dottrina di pietà e santità. “Se qualcuno insegna una dottrina diversa e non si attiene alle sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è conforme alla pietà, è un orgoglioso e non sa nulla; ma si fissa su questioni e dispute di parole, dalle quali nascono invidia, contese, maldicenza, cattivi sospetti” (1 Timoteo 6:3-4).

La predicazione della dottrina di Cristo ti benedirà, ti fortificherà e incoraggerà, ma ti convincerà anche profondamente di non poter restare ancora aggrappato a un peccato segreto.

giovedì 30 maggio 2013

CONTEMPLARE IL VOLTO DI CRISTO

Paolo parla di un ministero che non richiede doni o talenti particolari; piuttosto, esso dev’essere accettato da tutti coloro che sono nati di nuovo. Questo ministero è la prima chiamata di ogni credente e nessun altro ministero può compiacere Dio se non nasce da questa chiamata.

Sto parlando del ministero del contemplare il volto di Cristo. Paolo dice, “E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore” (2 Corinzi 3:18).

Cosa significa riflettere la gloria del Signore? Paolo qui parla di un’adorazione devota, concentrata, di un tempo dedicato a Dio semplicemente per contemplarlo. E l’apostolo subito aggiunge, “Perciò, avendo questo ministero” (4:1). Paolo rende chiaro che contemplare il volto di Cristo è un ministero al quale tutti noi dobbiamo dedicarci.

Il termine greco per contemplare nel verso succitato è un’espressione molto forte. Indica non semplicemente dare una sbirciata, ma “fissare lo sguardo”. Significa decidere, “Non mi sposterò da questa posizione. Prima di fare qualsiasi altra cosa, prima di provare a fare una sola cosa, devo stare alla presenza di Dio”.

Molti cristiani mal interpretano l’espressione “contemplando come in uno specchio”. Pensano ad uno specchio col volto di Gesù che si riflette da loro. Ma Paolo non vuole dire questo; egli sta parlando di uno sguardo intensamente concentrato, come se scrutasse attentamente qualcosa attraverso uno specchio, cercando di vederci più chiaramente. Noi dobbiamo “fissare il nostro sguardo” in questo modo, determinati a vedere la gloria di Dio nel volto di Cristo. Dobbiamo chiuderci nel luogo santissimo con una sola fissazione: contemplare con tale intento e avere una comunione così profonda da venire trasformati.

Cosa accade quando un credente contempla il volto di Cristo? Paolo scrive, “Siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore” (2 Corinzi 3:18).

Il termine greco per trasformati qui è “metamorfizzati”, tramutati, trasfigurati. Chiunque fissi spesso il proprio sguardo su Cristo viene metamorfizzato. Avviene una trasfigurazione. Questa persona viene trasformata del continuo all’immagine e nel carattere di Gesù.

mercoledì 29 maggio 2013

QUALCOSA PEGGIORE DEL FALLIMENTO

Sedevo nella mia macchina piangendo, pensando di essere un terribile fallimento. Ero stato buttato fuori da un tribunale senza tante cerimonie, dopo essere stato certo della guida di Dio nel testimoniare a sette assassini adolescenti. Mi vengono i brividi se penso a quante benedizioni mi sarei perso se mi fossi arreso in quel momento buio. Quanto sono felice oggi che Dio mi ha insegnato ad affrontare i miei fallimenti e proseguire nei Suoi successivi passi per me.

Conosco due eccezionali uomini di Dio – i quali entrambi avevano ministrato a migliaia di persone – cadere nel peccato commesso da Davide con Batsceba. Un ministro decise di non voler andare avanti e oggi beve e maledice il Cristo che una volta predicava. L’altro uomo si ravvide e ricominciò da capo. Ora è responsabile di un programma missionario internazionale che raggiunge migliaia di persone per Cristo. Il suo fallimento è rimasto nel passato e ora prosegue in avanti.

Nel mio lavoro con drogati e incorreggibili, ho notato che la maggior parte di quelli che ritornano ai loro vecchi vizi diventano più forti di tutti gli altri quando affrontano i loro fallimenti e ritornano al Signore. Hanno una consapevolezza speciale della potenza di Satana e un rifiuto totale della sicurezza nella carne.

Dio mi ha mostrato una verità che mi ha aiutato molte volte: se c’è qualcosa di peggiore del fallimento, questa è la paura che ne consegue. Adamo, Giona e Pietro scapparono da Dio non perché avessero perso il loro amore per Lui, ma perché avevano paura che Egli fosse troppo adirato con loro per capire. Satana usa questa paura per far pensare alle persone che non serva ritentare.

Se Davide si fosse rassegnato al fallimento, non avremmo mai sentito parlare di lui. Invece, egli corse alla casa di Dio, si aggrappò ai corni dell’altare, trovò perdono e pace e tornò ai suoi splendori di prima. E lo stesso può valere per te!

martedì 28 maggio 2013

CONSIDERA I FALLIMENTI

Considereresti Mosè un fallimento? Non credo! Egli fu per Israele ciò che Washington e Lincoln insieme furono per l’America – e molto di più. Ma guarda da vicino la vita di questo grande legislatore. La sua carriera iniziò con un omicidio, seguito da quarant’anni di latitanza dalla giustizia.

Mosè fu un uomo di paura e incredulità. Quando Dio lo chiamò a liberare gli Israeliti dalla schiavitù, egli supplicò, “Io non sono un parlatore…sono tardo di parola e di lingua” (Esodo 4:10). Per tutta la sua vita, Mosè bramò entrare nella Terra Promessa, ma i suoi fallimenti lo lasciarono fuori. Eppure, in Ebrei 3:1-2, Dio paragona la fedeltà di Mosè a quella di Cristo. I fallimenti di Mosè non l’hanno escluso dalla “Sala dei Campioni” di Dio.

Di solito pensiamo a Giacobbe come al grande guerriero di preghiera che lottò con l’angelo dell’Eterno e vinse. Tuttavia, la vita di quest’uomo fu piena di fallimenti lampanti. Da giovane, Giacobbe ingannò il padre cieco per poter derubare il fratello della sua eredità. Disprezzò la moglie Lea coltivando un grande, segreto amore per sua sorella, Rachele. Non si prese le sue responsabilità di marito.

Ecco un uomo intrappolato in una rete di inganni, furti, infedeltà e poligamia. Eppure, noi ancora adoriamo il Dio d’Abrahamo, d’Isacco e di Giacobbe.

Il re Davide, potente guerriero e cantore di salmi, si dilettava nella legge dell’Eterno e si comportava come l’uomo retto che non si sarebbe mischiato ai peccatori. Eppure quanto sono scioccanti le debolezze di questo grande uomo. Togliendo Bathsceba da suo marito Uria, egli mandò quell’uomo inconsapevole alla morte, mandandolo a combattere in prima linea. Il profeta Nathan dichiarò che questo doppio peccato diede una grande occasione di bestemmia ai nemici del Signore.

Immagina il grande re davanti alla bara del figlio illegittimo, una moglie rubata al suo fianco e un mondo pieno di nemici che malediceva Dio a motivo dei suoi noti peccati. Tuttavia, Dio definì Davide un uomo secondo il suo cuore (1 Samuele 13:14).

Se sei scoraggiato dai tuoi fallimenti, ho buone notizie per te. Nessuno è più vicino al regno di Dio di un uomo o una donna che riescono a guardare la sconfitta negli occhi, l’affronta e va avanti in una vita di pace e vittoria. Nonostante il fallimento, continua ad andare avanti! Spesso è dopo un fallimento che un uomo compie le sue opere più grandi per Dio.

lunedì 27 maggio 2013

UN VERO MOVIMENTO DI GESÙ by Gary Wilkerson

Quale uomo, donna o bambino ferito non correrebbe in un luogo in cui i problemi di una vita intera ricevono risposta da Dio, in cui avvengono guarigioni profonde e miracolose? Questo è un vero “Movimento di Gesù”. E non succede tramite progetti, ingegno o organizzazione di eventi; succede quando Dio si manifesta. Ovunque si manifesti la Sua gloria, che succeda attraverso una predicazione autentica o una semplice testimonianza, le persone accorreranno per assaporarla.

Il popolo “accorse a loro” (Atti 3:11). La versione inglese dice “accorsero insieme”, e vi è un grande significato in quest’espressione. Questa gente non si stava azzuffando per sorpassarsi a vicenda. Si mossero come una sola persona, ognuno di loro umiliato dalla maestosa potenza della presenza di Dio.
La gloria di Dio fa quest’effetto. Ci unisce meravigliosamente. In effetti, è questo il desiderio di Dio per noi – mettere da parte le nostre differenze, dimenticare le offese e che andiamo da coloro che hanno bisogno del nostro perdono o che hanno bisogno di perdonarci.

Non possiamo aspettarci che un Dio glorioso e maestoso si muova in mezzo a noi se restiamo ancorati a una lingua che maledice, a un cuore che ribolle di rancore, a uno spirito che si rifiuta di perdonare. Perché i non-credenti dovrebbero correre in una chiesa in cui regnano cattiveria e divisione? Gli atti gloriosi di Dio saldano i nostri cuori insieme – ma in che modo possiamo essere uniti se ci rifiutiamo di mettere da parte le nostre divisioni?

Perché la gloria di Dio si manifesta in alcune chiese e in alcune persone ma non in altre? Pietro ci offre una risposta nella scena al Tempio. Egli disse a quel popolo attonito, “Uomini d'Israele…Il Dio di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo Figlio Gesù” (Atti 3:12-13).

Dio ha riposto tutta la Sua maestà, gloria e potenza in una fonte: Cristo. La Sua gloria non si manifesta in uomini svegli e potenti o attraverso progetti brillanti e strategie ingegnose. La Sua gloria si trova in una sola fonte: Gesù.

Se vogliamo la gloria di Cristo nella nostra vita e nella nostra chiesa, essa non arriverà mediante le nostre forze e i nostri schemi. Essa arriverà quando ci svuoteremo di noi stessi affinché Egli possa riempirci. Dobbiamo dire insieme a Giovanni Battista, “Che Egli cresca e che io diminuisca” (Giovanni 3:30).

venerdì 24 maggio 2013

QUEST’AFFLITTO HA GRIDATO

Nel primo verso del Salmo 51, leggiamo che Davide fa appello alle tenere e clementi misericordie di Dio: “Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua benignità; per la tua grande compassione cancella i miei misfatti”.

Davide sapeva cosa fare: “Quest'afflitto ha gridato, e l'Eterno lo ha esaudito e l'ha salvato da tutte le sue avversità” (Salmo 34:6). “I giusti gridano e l'Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure” (Salmo 34:17).

Caro santo, questa è la tua vittoria sul peccato: la certezza assoluta che non importa quanto gravemente tu abbia peccato o sia caduto, tu servi un Signore pronto a perdonare, impaziente di guarire, e che possiede più benignità per te di quanto tu ne avrai mai bisogno.

Il diavolo viene da te e dice, “No! Se ti abbandoni troppo facilmente, ricardai subito nel peccato”. Ti farà sentire infelice, indegno di alzare le mani in lode a Dio o persino di aprire la Sua Parola.

Ma ecco la tua arma: grida come fece Davide, con tutto il cuore. Va a Dio e digli, “Signore, Tu mi ami. So che sei pronto a perdonarmi. Lo confesso!”

In quel preciso istante, sei a posto con Dio. Non devi pagare per il tuo peccato. Dio ti ama così tanto che ha dato Suo Figlio, che ha già pagato per esso. C’è un avvocato misericordioso e amorevole che brama aiutarti e liberarti: “Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto” (1 Giovanni 2:1).

La mia nipotina una volta voleva camminare su un muretto. Mentre la tenevo da dietro, lei cercava di lasciarmi la mano. L’ho lasciata andare e alla fine è caduta (senza farsi male). Quand’è caduta, non l’ho abbandonata dicendole, “Guarda che hai fatto. Non sei più mia!”

Il Signore mi ha detto, “David, tu permetti un tale amore per questa bambina, ma non permetti a Me di amarti allo stesso modo. Tu ami intensamente i tuoi figli ma non Mi permetti di fare lo stesso con te!”

La Bibbia dice che Dio si diletta nei Suoi figli!

giovedì 23 maggio 2013

LO SPAVENTO DEL SIGNORE

Ero solito dire, “Non venire all’altare per essere salvato solo perché hai paura dell’inferno. Vieni con una fede semplice”. Ma mi sbagliavo. L’apostolo Paolo disse, “Conoscendo dunque lo spavento del Signore, noi persuadiamo gli uomini, e siamo manifesti a Dio; or io spero che siamo manifesti anche alle vostre coscienze” (2 Corinzi 5:11). Vi è un santo timore che conduce a ravvedimento.

È vero che l’inferno è stato preparato per il diavolo e i suoi angeli. È anche vero che i cristiani vengono salvati per grazia immeritata e che la fede in Cristo è la sicurezza dei credenti.

Con l’aiuto di Dio, sono uscito una volta per sempre dalla gara fatale della carnalità e della mentalità mondana. Ho abbandonato la gara competitiva! Non corro più nella gara motivata dalla carne, egocentrica e compiacente all’uomo.

Voglio fare più che solo abbandonare il mio attaccamento mentale alle cose, alle case, le macchine, le terre, i possedimenti. Voglio la potenza e la grazie per frenare i miei appetiti, per mettere da parte tutta la spazzatura, per vendere ciò che non mi serve, per smettere di comprare e costruire e acquisire cose di cui non ho bisogno e mantenere lo sguardo così concentrato su Cristo e sull’eternità che le cose di questo mondo non avranno più presa su di me, e il materialismo non sarà più il mio padrone.

Amato, se questo messaggio non è di tuo gradimento, se ti infastidisce o ti irrita anche di poco, forse dovresti fare ciò che ho fatto di recente. Chiuditi in una stanza con Dio, giorno dopo giorno, e chiedi allo Spirito Santo di rivolgere il santo riflettore di Dio sulla tua anima. Sii assolutamente onesto con Dio. Presto scoprirai, come me, quanto tempo hai perso, quante concupiscenze e sciocchezze e desideri ti hanno paralizzato, e tu cadrai sulla faccia davanti a un Dio santo e confesserai la freddezza e il vuoto nel tuo cuore.

Se lo farai con un cuore onesto, inizierai a ringraziare Dio di aver pungolato la tua coscienza e di averti scosso a correre una gara diversa.

Santi di Dio, presto il nostro Signore verrà sulle nuvole della gloria per rapire la Sua sposa – una sposa senza macchia né ruga. Una sposa purificata da cupidigia, orgoglio e ambizione mondana.

Passeremo le nostre ultime ore sulla terra a riporre denaro in borse forate? No grazie! Io passo. Non voglio altre radici che mi trattengano al suolo. Grazie a Dio per le cose buone che mi ha donato – la mia famiglia, una bella casa, un mezzo di trasporto moderno – ma ora ogni giorno preparo il mio cuore ad allontanarmi da tutto questo per essere avvolto fra le braccia del Salvatore!

mercoledì 22 maggio 2013

LA GARA FATALE

Il termine gara suggerisce competizione, e in Ebrei 12:1, il popolo di Dio viene paragonato ai corridori di una corsa a lunga distanza. Oggi, la gara è stata corrotta e il premio è divenuto carnale.

Se trascorressimo solo qualche minuto in cielo, non competeremmo mai più in una gara carnale. Se solo sperimentassimo una breve camminata fra i cancelli della città di Dio; ci abbeverassimo della pace, la bellezza, gli splendori celestiali; ascoltassimo gli immensi cori angelici cantare le glorie del Signore; se ci mischiassimo ai patriarchi, i martiri, gli apostoli, coloro che sono usciti dalla grande tribolazione; se visitassimo i nostri cari dipartiti; se avvertissimo il fulgore della santa luce divina; e più di tutto, cogliessimo con un solo sguardo il volto dell’Agnello di Dio risorto e sentissimo la gloria e il calore e il senso di sicurezza che risplende dalla Sua presenza!

Torneremmo mai su questa terra per iniziare la gara fatale di nuovo? Mai! Immagina come sarebbe essere gettati in quella nera fornace di fuoco e caligine eterna; venire improvvisamente scagliati in un mondo demoniaco di empietà, maledizione, odio, concupiscenza e corruzione; sentire i gemiti dei dannati eterni e testimoniare il loro terrore, il loro stridor di denti; stare spalla a spalla con gli operatori d’iniquità, coloro che hanno crocifisso il Signore Gesù; ascoltare suoni infiniti di disperazione, le preghiere inutili dei dannati che scuotono il loro pugno contro la giustizia di Dio, maledicendo il giorno in cui sono nati; sentire cosa significhi essere perduto, tagliato fuori dalla presenza di Dio e dalla verità e dall’amore e la pace e ogni consolazione.

Come potresti tornare sulla terra dalla tua breve visita all’inferno e rimanere lo stesso? Ritorneresti a trascurare la Parola di Dio, la Sua casa, il Suo amore? Continueresti a indugiare nelle tue ricerche egoiste di accumulo d’oro e argento e pregare per averne ancora di più? Non credo proprio. No, tu e io vivremmo ogni istante come se fosse l’ultimo.

Vuoi smettere di correre e battere l’aria invano? Disponi il tuo volto e il tuo cuore a ricercare il Signore come mai prima!

martedì 21 maggio 2013

ASPETTARLO

Il comando del profeta Samuele al re Saul era, “Va a Ghilgal e aspetta…io arriverò e tu riceverai indicazioni” (vedi 1 Samuele 10:8). L’unica responsabilità di Saul era quella di attendere! Dio voleva sentire Saul dire, “Dio mantiene la Sua parola: mai una parola proferita da Samuele è caduta a terra. Dio ha detto che devio aspettare e io aspetterò”.

Ma l’orgoglio ragiona, “Dio non diceva sul serio. Forse ho sentito male”. Invece di restare fermi sulla parola di Dio, iniziamo a cercare di risolvere le cose a modo nostro. Nei nostri letti, di notte, diciamo, “Signore, ecco come si potrebbe fare”. È male fare qualcosa di molto logico e ragionevole se non si tratta di una parola di guida chiara da parte di Dio. Se vuoi proprio provare qualcosa a Dio, provagli che aspetterai pazientemente che Egli agisca.

“Ma Samuele gli disse: «Che hai fatto?» Saul rispose: «Siccome vedevo che il popolo si disperdeva e mi abbandonava, che tu non giungevi nel giorno stabilito e che i Filistei erano radunati a Micmas, mi sono detto: "Ora i Filistei mi piomberanno addosso a Ghilgal e io non ho ancora implorato il Signore!" Così mi sono fatto forza e ho offerto l'olocausto». Allora Samuele disse a Saul: «Tu hai agito stoltamente; non hai osservato il comandamento che il Signore, il tuo Dio, ti aveva dato. Il Signore avrebbe stabilito il tuo regno sopra Israele per sempre. Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è cercato un uomo secondo il suo cuore, e il Signore l'ha destinato a essere principe del suo popolo, poiché tu non hai osservato quello che il Signore t'aveva ordinato»” (1 Samuele 13.11-14).

Saul attese sette giorni – ma quell’attesa fu iniqua. Era impaziente, adirato, pauroso e imbronciato. Dobbiamo attendere con fede, credendo che Dio si prende cura di noi e ci ama, che arriverà in tempo. La questione dell’attesa è così importante che devo mostrarti delle Scritture per provarlo.

“E si dirà in quel giorno: Ecco, questo è il nostro Dio; noi l'abbiamo aspettato, egli ci salverà: questo è il Signore; noi l'abbiamo atteso; noi trionferemo, e ci rallegreremo nella sua salvezza” (Isaia 25:9).
“Dall'antichità nessuno aveva mai sentito né orecchio udito né occhio visto alcun Dio all'infuori di te, che agisce per chi spera [Lo attende] in lui” (Isaia 64:4).

lunedì 20 maggio 2013

MOSTRACI LA TUA GLORIA by Gary Wilkerson

Pietro e Giovanni stavano camminando verso il Tempio quando incontrarono un mendicante zoppo. Udendo le suppliche d’aiuto di quell’uomo, Pietro rispose, “Io non ho né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina!” (Atti 3:6).

Quell’uomo fu guarito all’istante! Quel miracolo ebbe un’eco clamorosa: “Ora, mentre quello zoppo che era stato guarito si teneva stretto a Pietro e a Giovanni, tutto il popolo attonito accorse verso loro al portico, detto di Salomone” (3:11). Ecco un’altra meravigliosa scena della gloria di Dio manifestata.

Lo zoppo guarito “si teneva stretto” a Pietro e Giovanni. L’immagine che abbiamo qui è di qualcuno che si tiene aggrappato per affetto, appigliandosi senza vergogna. Era come se quest’uomo stesse dicendo, “La presenza di Dio è reale! Sono stato seduto qui per anni, implorando di ricevere aiuto, ma non ho mai sperimentato nulla del genere. Egli ha scosso la mia anima al di là di qualsiasi cosa io abbia mai conosciuto!”

Dio ama un cuore che si afferra a Lui e Lo cerca gridando, “Signore, la Tua gloria è troppo grande perché mi passi oltre. Mi afferro alla speranza che mi doni – speranza di guarigione, di trasformazione, della Tua presenza nella mia vita e nel mondo”.

“Tutto il popolo” accorse a vedere cos’era accaduto (3:11). Quando Dio rivela la Sua gloria in potenza, la risposta non sarà superficiale. La grandezza della Sua potenza richiede l’attenzione di tutti coloro che le sono intorno.

Supponi che la guarigione miracolosa di questo mendicante fosse avvenuta nella chiesa che pasturo. Non saremmo in grado di acquistare abbastanza sedie per accogliere le folle che accorrerebbero. Non mi riferisco solo ai curiosi che amano lo spettacolo. Tutti noi siamo affamati del tocco di Dio nella nostra vita. Credenti e non credenti soffrono allo stesso modo oggi, vagando come pecore senza pastore, bramosi di qualcosa che sia reale. Così, quando la gloria di Dio si manifesta, portando novità di vita, essa attira l’attenzione di tutti, non solo di pochi.

“Tutto il popolo era attonito” (3:11). Quando il popolo vide che il mendicante era stato guarito, si meravigliarono, “Niente di ciò che conosciamo si può paragonare a questo. Sicuramente Dio è qui!”

Lascia che ti chieda questo: Vuoi di più dalla tua vita in Dio? Vuoi che la Sua gloria si posi sulla tua casa, il tuo matrimonio, la vita dei tuoi figli e trasformi le cose in modo che tutti ne restino attoniti? Pensa un po’, questo è ciò che vuole Dio! Egli vuole che tu rimanga attonito dalla Sua gloria e sia trasformato da essa. Ed Egli vuole che il mondo intorno a te resti meravigliato mentre la Sua potenza gloriosa porta nuova vita nelle situazioni in cui la sconfitta l’ha fatta da padrone.

venerdì 17 maggio 2013

COMPASSIONE INFINITA

Un’infermiera amabile di 19 anni mi fermò dopo un culto d’evangelizzazione. Con gli occhi pieni di lacrime, mi fece una confessione terribile, singhiozzando: “Signor Wilkerson, io sono lesbica. Mi sento così sporca e impura. La chiesa che frequentavo mi ha chiesto di non ritornarci più. Il pastore ha detto che non poteva permettere che seducessi i membri della sua congregazione. Mi sento come se il suicidio fosse l’unica via d’uscita. Vivo nella paura e nella condanna più totale. Devo togliermi la vita per trovare pace?”

Continuava a indietreggiare da me come se si sentisse troppo impura per stare davanti a me. Le chiesi se ancora amava Gesù. “Oh, sì”, rispose. “In ogni momento di veglia il mio cuore grida a Lui. Io amo Cristo con tutto ciò che è in me ma sono legata da questo terribile vizio”.

Quanto fu bello vedere il suo volto illuminarsi quanto le dissi quanto Dio l’amava, anche nelle sue lotte. Le dissi, “Non arrenderti mai al tuo peccato. Dio traccia una linea esattamente dove ti trovi ora. Ogni slancio verso di Lui ti viene imputato come giustizia. Ogni salto indietro, dall’altra parte della linea, lontano da Lui, è peccato. Se noi ci avviciniamo a Lui, Lui si avvicina a noi. Mantieni questo slancio spirituale! Continua ad amare Gesù anche se ancora non hai la vittoria completa. Accetta ogni giorno il Suo perdono. Vivi un giorno alla volta! Sii convinta che Gesù ama i peccatori e che quindi ama anche te!”

Fece un sorriso di sollievo e disse, “Signor Wilkerson, sei il primo pastore che mi abbia offerto un raggio di speranza. Nel profondo del mio cuore so che Lui ancora mi ama e so che mi libererà da questo legame. Ma sono stata così condannata da tutti…grazie per il tuo messaggio d’amore e di speranza”.

Tu che stai leggendo questo messaggio, stai vivendo sotto una condanna? Hai peccato contro il Signore? Hai contristato lo Spirito Santo nella tua vita? Hai ingaggiato una battaglia perdente contro una tentazione dominante?

Tutto ciò di cui hai bisogno è di esaminare la Parola di Dio e scoprirai un Dio di misericordia, amore e di compassione infinita. Davide disse, “Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore? Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto” (Salmo 130:3-4).

giovedì 16 maggio 2013

LA SUA BENIGNITÀ

Dobbiamo predicare della benignità del Signore a tutti gli uomini. Davide disse, “Non ho nascosto la tua giustizia nel mio cuore; ho annunziato la tua fedeltà e la tua salvezza; non ho nascosto la tua benignità né la tua verità alla grande assemblea” (Salmo 40:10).

Davide non solo fece suo questo messaggio meraviglioso, ma sapeva che era fortemente necessario per tutta la congregazione e per un mondo ferito. Davide era grato a Dio per un amore così grande, perché era circondato dai suoi stessi fallimenti: “Le mie iniquità mi hanno raggiunto” (Salmo 40:12). Non importa quanto gravemente le persone abbiano peccato, Dio ancora le ama. Ecco perché ha mandato Suo Figlio. E questo è ciò che dovremmo predicare al mondo!

Puoi dire insieme a Davide, “non ho nascosto la tua benignità né la tua verità alla grande assemblea”?

Forse uno dei versi più citati e più cantati di tutta la Parola di Dio è questo: “Poiché la tua benignità vale più della vita, le mie labbra ti loderanno” (Salmo 63:3). Ti chiederai, “Che vuol dire, la Sua benignità vale più della vita?” La vita è breve! Essa scompare come l’erba, che appare per una stagione e svanisce nella successiva. Ma la Sua benignità dura per sempre. Fra un miliardo di anni, Gesù sarà tanto dolce e amorevole con noi quanto lo è oggi. Gli altri possono toglierti la vita, ma non possono toglierti la Sua benignità.

La maggiore proclamazione della Sua benignità è una lode gioiosa. Fermati un attimo a pensare: Dio non è più adirato con te. Se sei pronto ad abbandonare i tuoi peccati, puoi essere perdonato e ristorato proprio adesso.

La Parola dice che niente può frapporsi tra noi e il Signore: nessun peccato, nessun senso di colpa, nessun pensiero di condanna. Tu dirai, “La mia vita è una benedizione per il Signore e io posso rallegrarmi e lodarlo. Sono puro, libero, perdonato, giustificato, santificato, redento!”

Se davvero tu capissi quanto Egli sia amorevole con te – quanto sia paziente, premuroso e pronto a perdonare e benedire – non riusciresti a contenerti. Grideresti e Lo loderesti fino a restare senza voce!

Amato, Gesù sta per ritornare – e noi siamo pronti ad andare. Hai un Padre amorevole, tenero, che si prende cura di te. Egli ha conservato ogni lacrima che hai versato. Egli ha visto ogni tuo bisogno e conosce ogni tuo pensiero – ed Egli ti ama!

mercoledì 15 maggio 2013

IL CANTO DI VITTORIA

I figli d’Israele si trovavano in una situazione disperata!

Il Mar Rosso era davanti a loro; le montagne a destra e sinistra; e il faraone coi suoi carri di ferro si avvicinavano da dietro. Il popolo di Dio sembrava intrappolato senza speranza – come un facile bersaglio in attesa di essere abbattuto. Tuttavia, credici o no, Dio li aveva condotti in quel luogo pericoloso di proposito!

C’era il panico nel campo d’Israele. Gli uomini tremavano di paura, le donne e i bambini piangevano stringendosi intorni agli anziani e ai loro parenti. Improvvisamente, Mosè fu attorniato dai capi delle famiglie che gridavano, “Sicuramente questa è la fine! Non c’erano tombe a sufficienza in Egitto per seppellirci lì? Ci hai dovuti trascinare qui a morire? Ti abbiamo detto in Egitto di lasciarci in pace. Era meglio essere schiavi lì che morire in questo deserto deprimente!” (vedi Esodo 14:10-12).

Mi chiedo se Mosè non abbia avuto un attacco di ansia a causa di quelle circostanze. Ma quando quest’uomo di Dio pianse, il Signore sembra rimproverarlo: “Perché gridi a me?” (Esodo 14:15).

Nessuno in Israele poteva sapere quale grande liberazione Dio stava per recare! Improvvisamente, i venti divisero il mare e il popolo camminò in mezzo alle pareti d’acqua su terra asciutta. Quando il faraone e il suo potente esercito cercò di seguirli, le acque ricominciarono a rumoreggiare, richiudendosi e affogandoli tutti!

Che spettacolo dev’essere stato! Il popolo di Dio si guardò indietro e vide il potente nemico distrutto come tanti soldatini di latta. Allora dal campo si elevò un canto e, ancora una volta, si resero conto che Dio li aveva liberati da circostanze impossibili! La Scrittura riporta la loro reazione – e il canto che elevarono:

“Allora Mosè e i figli d'Israele cantarono questo cantico all'Eterno e parlarono dicendo: «Io canterò all'Eterno, perché si è grandemente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere. L'Eterno è la mia forza e il mio cantico, ed è stato la mia salvezza. Questo è il mio Dio, io lo glorificherò; è il DIO di mio padre, io lo esalterò” (Esodo 15:1-2).

martedì 14 maggio 2013

IL DEVOTO PAYSON

Il Dr. Edward Payson, noto come “il devoto Payson”, fu pastore a Portland, nel Maine, circa 200 anni fa. Nel 1806, pochi anni dopo la Dichiarazione d’Indipendenza, l’America fu devastata da una terribile depressione. Fu un periodo buio, e il Dr. Payson riportò intensamente la tragedia della sua zona. Scrisse:

“Gli affari sono fermi, molti stanno andando in fallimento. Centinaia…sono stati buttati fuori dai posti di lavoro, e ora sono indigenti. Tremo per la mia povera patria. Temo che i nostri peccati abbiano aiutato a richiamare il giudizio su di noi. Alcuni dei nostri meravigliosi neoconvertiti hanno perso tutto, gli è stata presa la casa; ma fa bene al mio cuore vederli gioiosi e tranquilli in tutto questo. Altri, che non hanno Dio, hanno perso la ragione, si preoccupano incessantemente, e sembra che molti muoiano di crepacuore”.

Il Dr. Payson e la sua congregazione soffrirono il pignoramento di tutti i loro beni. Il Dr. Payson stesso viveva di soli spiccioli in quei giorni duri. Il 28 dicembre del 1807, in una lettera a sua madre, scrisse:

“Le condizioni peggiorano. Un vasto numero di negozianti benestanti ora vivono in povertà. Molti affari falliscono ogni giorno. La casa per i poveri è già piena e bisogna ancora provvedere a centinaia di persone. Molti che sono stati cresciuti nell’agiatezza ora dipendono da altri per il cibo quotidiano.

“Forse, Madre, soffri per me e dici, ‘Povero Edward!’ Ma in realtà non hai mai avuto più motivo di gioire per me e gridare, ‘Ricco Edward!’ di ora. Benedetto sia Dio, la mia fede non regge su fondamenta tanto traballanti che vengano scosse da questo subbuglio. Dio mi mantiene tranquillo, rassegnato, persino felice in tutti questi problemi. Non voglio dire che non sento dolore, perché lo sento. Tutte le mie speranze terrene sono andate distrutte. In queste circostanze è impossibile non sentire dolore. Pensavo di saperlo prima che questo mondo fosse ingannevole e i suoi piaceri effimeri; ma questi tempi duri mi hanno insegnato a svezzarmi dalle cose terrene e ricercare le cose di Dio. Prego che se Dio avesse qualche benedizione materiale in serbo per me, Egli fosse felice di donarmi la Sua grazia invece”.

Edward Payson aveva smesso di cercare di correre la corsa della vita da solo (vedi Ebrei 12:1). È riuscito ad affrontare con gioia la perdita di ogni suo possedimento, perché egli era in questo mondo ma non di esso.

“La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza». Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me” (2 Corinzi 12:9).

lunedì 13 maggio 2013

COSE MAGGIORI DEVONO ANCORA SUCCEDERE by Gary Wilkerson

Dio vuole compiere grandi cose attraverso di noi. Egli vuole esprimere il Suo amore al mondo attraverso di noi. Così, se ci stiamo afferrando a una sola cosa che si mette in mezzo per ostacolarlo dal compiere ciò – delle ostinatezze, un rifiutarsi di confidare in Lui per qualsiasi cosa – Egli ce la sta indicando.

A volte Dio vuole che aggiungiamo qualcosa alla nostra vita prima che Egli porti il Suo meglio. Ciò potrebbe riguardare qualcosa che non abbiamo fatto, così Egli vuole che ci chiediamo, “Sono stato lento a rispondere a qualcosa che Dio mi ha chiesto di fare?”

Troviamo l’esempio di ciò in Atti, quando i discepoli aggiunsero un nuovo membro per sostituire Giuda. Nell’Alto Solaio, tirarono a sorte e scelsero Mattia. Sembrava una cosa insignificante. Questi stessi uomini avevano visto Gesù compiere prodigi, dare la vista ai ciechi, cacciare demoni, persino resuscitare i morti. Avevano visto il regno di Dio avanzare sulla terra come mai prima nella storia. E quando Cristo ascese al cielo, Egli donò loro questa parola incredibile: “Voi compirete opere maggiori, una volta che io manderò a voi il Mio Spirito. Egli vi donerà potenza. Cose maggiori devono ancora succedere!” (vedi Atti 1:1-8).

Infatti, questi stessi discepoli andarono oltre Israele e il Medio Oriente, in Europa, in India e in Africa, predicando la buona notizia di Cristo alle nazioni, nella loro generazione. Cosa rese così importante aggiungere un altro discepolo? Lo fecero per un semplice motivo: Pietro sentì che si trattava di qualcosa che Dio voleva che facessero.

“ In quei giorni Pietro, alzatosi in mezzo ai discepoli…disse: «Fratelli, era necessario che si adempisse questa Scrittura, che lo Spirito Santo predisse per bocca di Davide riguardo a Giuda…Perché egli era stato annoverato tra noi e aveva avuto parte in questo ministero” (Atti 1:15-17). Pietro si stava riferendo al Salmo 109:8: “ E un altro prenda il suo posto”.

Qui c’è una grande lezione per la chiesa di Cristo oggi. Non trascurare mai una questione assillante del cuore, non importa quanto piccola sia. Dio punta il Suo dito su queste faccende per un motivo: per rivelare la risposta del nostro cuore a Lui. Cose maggiori devono ancora succedere!

venerdì 10 maggio 2013

AFFRONTARE IL DUBBIO

Se non affronti i tuoi dubbi, sarai alla mercé dello spirito di mormorio e lamentela. Così vivrai e così morirai. I tuoi dubbi non possono essere semplicemente soppressi, devono essere sradicati.

Guarda Israele solo tre giorni dopo la loro liberazione dall’Egitto. Avevano cantato, scuotendo i tamburelli e testimoniando della potenza e della forza di un Dio potente, vantandosi di come Egli li avesse condotti e protetti. Poi giunsero a Mara, che significa “acque d’amarezza”. Si trattava del luogo di prova per loro.

Dio continua a permettere crisi dopo crisi finché non impariamo la lezione. Se continuiamo a rifiutarci d’impararla, arriverà il tempo in cui Egli ci abbandonerà alla nostra amarezza e al nostro mormorio. “Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua…Allora il popolo mormorò contro Mosè, dicendo: «Che berremo?»” (Esodo 15:22, 24).

La domenica, gli israeliti godevano di un grande momento – cantando, danzando e lodando. Poi arrivò il mercoledì ed erano nei guai. Un’altra crisi – e stavano per crollare!

Come poteva un popolo perdere la propria certezza così velocemente? Perché non ne avevano mai avuta alcuna. Non avevano mai avuto quel fondamento edificato sotto di loro. Così, fallirono nuovamente la prova. Non avevano imparato assolutamente nulla dalla crisi precedente, e avevano nuovamente perso l’opportunità di far risplendere la grandezza del loro Dio.

Da quel giorno, Israele non riuscì a imparare più nulla da Dio. Iniziarono persino a dare per scontata la Sua bontà. Non avevano cibo, così Egli mandò la manna dal cielo. Fece cadere quaglie, facendone una pila alta un metro fuori dal campo. Ma non si udì mai una parola di ringraziamento! Piuttosto, il popolo si abbandonò all’avidità, ammassando tutto ciò che Dio donava loro. Israele diventò un popolo dal collo duro!

Oh, che vergogna passare di crisi in crisi e non imparare nulla nel processo. Ciò porta con sé la maledizione di essere abbandonati allo spirito di lamentela.

giovedì 9 maggio 2013

GUARISCI LA MIA INCREDULITÀ

"Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita è simile a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore" (James 1:6-7).

Il mondo è pieno di cristiani che non sono radicati nella Parola di Dio. Pensano che sia una cosa innocente andare nella casa di Dio per mormorare e lamentarsi, come se Dio non ascoltasse. Dio ascolta i nostri mormorii! Sono solo accuse alle quali Egli non bada, insinuazioni di poco conto.

Dio mi ha avvertito di non parlare dei miei dubbi e delle mie paure a mia moglie, né agli amici o a chi amiamo e nemmeno ai colleghi. Dio dice di portare quei dubbi alla croce e dire “Gesù, guarisci la mia incredulità. Prendila tu”.

Israele passò quarant'anni nell'agitazione, a sparlare degli altri e a lamentarsi. Che esistenza miserabile condusse dichiarando nel contempo di essere figli di Dio e di essere santi. Ma era solo la loro testimonianza e non quella di Dio.

Arriverà il momento in cui dovrai fidarti di Dio e se già da ora imparerai a farlo, quando arriverà la prova canterai, griderai ed eleverai preghiere al tuo Liberatore! Oh, la vittoria sarà lì, ma ciò che più importa sarà dare il colpo di grazia a tutti i tuoi dubbi, paure ed incredulità.

Da dove comincerai? Guardando diritto allo specchio della Parola di Dio. Considera ciò che hai fatto e detto negli ultimi trenta giorni: hai mormorato? Ti sei lamentato? La tua risposta potrebbe essere: “Si ma non ho mormorato a Dio!” Si invece! Non importa dove o con chi ti sei lamentato, tutto è diretto a Dio.

Nella Bibbia troviamo spesso frasi come questa: “Abbi fiducia in Me ed io ti aiuterò. Devi solo affidare a me ogni cosa”. In tutto questo, cosa devi fare tu? Devi semplicemente restare fermo e riguardare solo alla salvezza che hai ricevuto in Gesù. Sicuramente ti starai chiedendo: “E se poi non accade nulla?” Questa risposta rivela ancora una volta il tuo dubbio e la tua paura.

Cari nel Signore, torniamo a Dio quest'oggi e diciamoGli: “Signore, ho fatto tutto quello che potevo. Adesso so che non posso fare nulla per risolvere il mio problema. Ho fiducia in Te e aspetterò la Tua vittoria”.

Lascia che Dio faccia di te una testimonianza vivente per il mondo, un testimone della Sua fedeltà. Amalo con tutto il tuo cuore, adesso! DaGli tutti i tuoi problemi, tutta la tua fede e la tua fiducia!

mercoledì 8 maggio 2013

UN CANTO IN TEMPI DURI

"Là ci chiedevano delle canzoni quelli che ci avevano deportati, dei canti di gioia quelli che ci opprimevano, dicendo: «Cantateci canzoni di Sion!» Come potremmo cantare i canti del Signore in terra straniera?" (Salmo 137:3-4).

Il popolo di Dio si trovava nel luogo più opprimente in cui potessero mai vivere e mentre vivevano in cattività i Babilonesi chiedevano loro di cantare un cantico. Ma dentro il popolo d'Israele non c'era più vita, né speranza, non c'era più nulla tranne che depressione e disperazione.

Oggi molti cristiani si trovano nella medesima situazione. Forse sei preda delle circostanze oppure il diavolo ti sta circuendo cercando di farti cadere in una vecchia tentazione. Sei in bilico, stai quasi per cedere e pensi: “ non ce la posso fare. Nonostante tutte le mie preghiere e le lacrime versate, quel vecchio legame continuerà a perseguitarmi per sempre!”

Quando Israele cadde in cattività dei Babilonesi, spesso questi chiedevano loro: “Cantate per noi! Suonate per noi! Abbiamo sentito parlare di voi e di ciò che il vostro Dio ha fatto per voi. Adesso tirate fuori i vostri tamburelli e le vostre arpe. Suonateci una canzone. Mostrateci la gioia che provate nel vostro Dio!”

Non credo che tale richiesta fosse solo motivo di derisione, anzi, credo che fosse anche una semplice richiesta. Il dio dei Babilonesi li aveva lasciati vuoti e aridi, non avevano speranza ma avevano sentito Israele cantare al loro Dio, un Dio che li aveva liberati da circostanze impossibili. Essi si chiedevano: “questo popolo ha un Dio che può aprire il mare per loro. Il Suo fuoco cade giù dal cielo e si staglia contro i loro nemici. C'è qualcosa in questo loro Dio!”

Come chiunque a questo mondo, essi volevano capire come un popolo, nonostante avesse dei grossi problemi e facesse fronte a delle aspre battaglie, avesse ancora la forza di cantare, gridare ed avere fede in quel momento così buio per loro! I Babilonesi chiedevano loro un cantico perché nel cuore di ogni persona c'è qualcosa che grida a gran voce: “È possibile che esista sulla faccia della terra qualcosa che vi dia la forza di cantare anche se avete perso tutto?” Essi avevano bisogno di una testimonianza! È importante che i figli di Dio, ovunque essi siano, in qualunque momento, cantino i canti di Sion: “Oh Dio, io credo in Te, non importa ciò che accade!”

Il mondo sta gridando a noi, “Voi potete mostrarci un miracolo! Non è il Mar Rosso che si apre ad impressionarci, né il cieco che riacquista la vista o lo zoppo che guarisce. È il sorriso di gioia e la forza che avete di cantare e pregare a Dio nonostante stiate passando per un momento difficile, una situazione che per la logica umana è senza speranza. È questo il miracolo che vogliamo vedere”.

martedì 7 maggio 2013

LA SOTTOMISSIONE

L'orgoglio respinge ogni idea di sottomissione. Al giorno d'oggi tutti vogliono essere tutto tranne che servi. In America c'è un famoso gioco per bambini che si chiama “Master of the Universe” (il Signore dell'Universo) e ormai sta diventando una sorta di teologia di molti cristiani. Citiamo la Scrittura quando dice: “Perciò tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede di Dio per mezzo di Cristo” (Galati 4:7). Ciò che Paolo sta dicendo in realtà è che un figlio essendo stato correttamente ammaestrato sa che è legalmente figlio del re a tutti gli effetti, ma ama suo padre così tanto da scegliere di rivestire il ruolo di servo. Paolo dice inoltre che egli era “un servo di Gesù Cristo” (Romani 1:1) e Giacomo chiamò sé stesso “un servo di Dio e del Signore Gesù” (Giacomo1:1).

Un servo non ha una volontà propria; la parola del suo Padrone è la sua volontà. La croce rappresenta la morte di tutti i miei piani, di tutte le mie idee, desideri, speranze e sogni. E più di ogni altra cosa significa l'assoluta morte della mia volontà. Questa è la vera umiltà. “E, trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce” (Filippesi 2:8). Gesù disse ai discepoli: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l'opera sua” (Giovanni 4:34). In altre parole, “Mi rifiuto di occuparmi io stesso dei miei problemi, piuttosto aspetto di udire la voce del Padre mio, Egli mi dirà cosa fare!”

Giovanni scrisse, “quale Egli è, tali siamo anche noi in questo mondo” (1 Giovanni 4:17). Ogni vero cristiano deve dire volontariamente: “voglio veramente fare il Suo volere”. Ma è proprio qui che sbagliamo. Spesso desideriamo qualcosa e ci mettiamo tutto il nostro cuore, magari è qualcosa che sembra giusta, che ci suona logica, ma non è nella volontà di Dio. Digiuniamo, preghiamo e intercediamo, piangiamo a dirotto rivendicando ciò che a noi sembra giusto, citiamo la Bibbia e magari chiediamo ad altri di essere d'accordo con noi. Una delle più grandi trappole dei cristiani è una buona idea che però non sta nella mente di Dio, una bona strategia che però non viene da Lui, un piano ben concepito che non è Suo. Può il tuo desiderio sopravvivere alla croce? Hai la forza di abbandonare ogni tuo desiderio e morire ad esso? Devi essere in grado di dire con tutta onestà: “Signore, forse non è il diavolo a fermarmi, ma Tu. Se questa non è la Tua volontà, tutto questo potrebbe distruggermi. Lascio tutto ai piedi della croce. Lascio fare a Te, Signore!”

lunedì 6 maggio 2013

UNA FEDE TENACE by Gary Wilkerson

“Mi sono mai rifiutato di fare qualcosa che Lui mi ha chiesto? Niente della mia vita deve impedire ciò che Dio vuole fare”.

Dio porterà sempre il Suo popolo a questo punto. Perché? Perché prima che Egli ci dia il meglio, Egli deve necessariamente fare qualcosa di profondo in noi. Egli ci vuole dare la Sua vittoria, ma allo stesso tempo vuole la nostra completa devozione.

I primi sei capitoli di Giosuè descrivono la gloriosa opera che Dio fece sul Suo popolo nell'arco di diversi anni: Israele era appena stato liberato dopo 400 anni di schiavitù ed avevano vagato nel deserto per 40 anni prima di venirne fuori, e dopo tutto questo, Dio li benedì.
Ora il popolo si trovava ai confini di Canaan, la terra che stillava latte e miele e che Dio aveva promesso loro molti anni prima. Così Israele mise finalmente piede in Canaan e cosa accadde? Immediatamente Giosuè si rivolse alle giovani generazioni del popolo appartandoli per Dio. Le Scritture usano il verbo “circoncidere” per descrivere la loro preparazione, ma il significato più profondo del termine è, “affinché fossero pronti”.

Perché Giosuè fece tutto questo? Adesso che avevano messo piede in Canaan, essi dovevano far fronte alle spesse ed impenetrabili mura di Gerico. Vincere questo nemico sarebbe stato impossibile per il vecchio e indecoroso popolo d'Israele. Dio stava ancora dicendo loro, “Io vi ho benedetti in questi ultimi anni. Voi avete sperimentato le Mie incredibili ricchezze, ma il vostro lavoro non è ancora finito”.

Come si prepararono gli Israeliti a questa battaglia? Non si misero ad affilare le loro spade o a lucidare le loro armature. Al contrario, la preparazione avvenne nei loro cuori. Dio comandò loro di circondare la città cantando canti, pregando ed aspettandoLo con fede. E quando Dio ordinò di suonare le trombe e di gridare, in un istante quelle mura possenti caddero giù!

Dopo questo avvenne che Giosuè ed i suoi uomini fecero prodezze grandiose, sconfissero i loro nemici, ereditarono valli sconfinate e videro vittorie che mai avevano visto prima. Infatti Giosuè fece qualcosa che nemmeno Mosè riusci a fare, egli sconfisse 31 re, ossia, il decuplo di quanto era riuscito a fare Mosè. Io credo che questo sia ciò che il Signore vuole fare nelle nostre vite. Egli vuole darci dieci volte di più, elargire il Suo Spirito in modi straordinari ed assicurarsi che noi siamo disposti a credere che Egli voglia fare tutto questo in noi. In poche parole, Egli vuole che noi possediamo una fede tenace e risoluta.

giovedì 2 maggio 2013

DIO ANCORA SCEGLIE IL DEBOLE

“Ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti” (1 Corinzi 1:27).

Dio ancora sceglie il debole per mostrare la Sua forza. Hai mai sofferto a causa della debolezza? Ti sei sentito insignificante, fragile e inutile per Dio? Hai guardato altri che sembrano così forti, perfetti, e hai pensato a te stesso in confronto a loro come troppo peccatore, troppo insulso per essere usato da Dio? Dio non sta cercando dei giganti spirituali, piuttosto dei santi ordinari con la fede simile a quella di un bambino, i quali hanno perso ogni certezza nella carne.

Dio confonderà il forte e il saggio ungendo come Suoi strumenti quelli considerati deboli e stolti. Il Signore passerà oltre coloro che si appoggiano sul braccio della carne, che confidano nei propri talenti, nella propria conoscenza, provenienza, reputazione familiare. Piuttosto, Egli innalzerà coloro che hanno il cuore rotto, il debole e l’afflitto. Egli spanderà su di loro uno spirito di lode e un battesimo d’amore. Mostrerà loro la Sua grandezza, la Sua fedeltà, i Suoi patti, ed essi diverranno forti nel Signore e nella forza della Sua potenza.

C’è in te uno spirito che ti spinge verso mete nuove e più alte col Signore? C’è un fuoco acceso in te per Dio? Senti di essere attirato verso una fede e una fiducia rinnovate in Dio? Sii grato! È la chiamata di Gesù Cristo il Signore!

Le Sue promesse per noi sono grandi e preziose. “Quanto è grande la tua bontà che riservi per quelli che ti temono, e che usi in presenza dei figli degli uomini verso quelli che si rifugiano in te! Tu li nascondi nel segreto rifugio della tua presenza, dalle insidie degli uomini, tu li custodisci in una tenda al sicuro dalle contese verbali” (Salmo 31:19-20).

“Ma come sta scritto: «Le cose che occhio non ha visto e che orecchio non ha udito e che non sono salite in cuor d'uomo, sono quelle che Dio ha preparato per quelli che lo amano». Dio però le ha rivelate a noi per mezzo del suo Spirito, perché lo Spirito investiga ogni cosa, anche le profondità di Dio” (1 Corinzi 2:9-10).

mercoledì 1 maggio 2013

CHI È PER L’ETERNO?

“Mosè si fermò all'ingresso dell'accampamento e disse: «Chiunque è per l'Eterno, venga a me!». E tutti i figli di Levi si radunarono vicino a lui” (Esodo 32:26).

In che modo Dio avrebbe represso la corruzione in Israele? Chi avrebbe scelto per essere Suo strumento in un tempo tanto malvagio? Sarebbero scesi gli angeli ad eseguire giudizi severi? Aaronne e i suoi figli si erano già corrotti, allora Dio chi avrebbe fatto sorgere per risplendere come Suoi soldati di santità?

Di tutto il popolo, Egli si scelse i figli di Levi – figli di quell’omicida il quale, col fratello Simeone, aveva gettato onta sulla famiglia di Giacobbe davanti ai pagani. Simeone e Levi presero una spada ciascuno e uccisero Sichem per aver violentato loro sorella, Dina. Uccisero inoltre suo padre Amor e poi presero le loro greggi, buoi e asini, i loro averi, le loro mogli e figli.

Oh, l’imparagonabile grazia di Dio – scegliere i più indegni e deboli di tutti loro – per essere Suoi strumenti. “E tutti i figli di Levi si radunarono vicino a lui…I figli di Levi fecero come aveva detto Mosè” (Esodo 32:26, 28).

Forse ci fu qualcosa di profondo in loro che disse, “Noi non deluderemo Dio come fece nostro padre! Non recheremo onta al nome del nostro Dio; noi usciremo e prenderemo una posizione col Signore!”

Mosè aveva promesso loro, “Dio vi ricompenserà se vi consacrerete e prenderete una posizione nella vostra famiglia, con gli amici e i fratelli” (vedi Esodo 32:29). E Dio li ricompensò veramente con un ordine semi-sacerdotale definito Levita, il quale era consacrato al servizio nella casa di Dio.

Essere per l’Eterno significa prendere la Sua spada e usarla per combattere le forze dell’incredulità, abbattendo ogni dubbio e timore. Significa restare fedeli a Dio e alla Sua Parola, non importa cosa faccia la folla; non importa quanto i nostri amici si raffreddino nella fede; non importa quanto siano mondani i nostri cari. Dobbiamo fare un passo e dichiarare, “Io sono per l’Eterno! Io prendo posizione contro ogni attacco alla maestà e alla fedeltà del nostro Dio!”