venerdì 26 febbraio 2010

ESSI EBBERO LA VITA E LA LUCE

La chiesa di Gesù Cristo manca di autorità spirituale nella società perchè è priva di spiritualità.

Perché i responsabili di governo e i mass-media sono così accondiscendenti verso i cristiani? Perché la chiesa ha perso ogni significato e scopo agli occhi del mondo? Perché i giovani hanno completamente rifiutato il cristianesimo, come se fosse totalmente irrilevante nelle loro vite?

Perché, per la maggior parte, la chiesa non è più una luce. Cristo non governa nella nostra società perché non regna nelle nostre vite. Mentre mi guardo attorno oggi, vedo pochi nella casa di Dio che sono veramente uniti a Cristo. C’è così poca comunione con il cielo. E pochi ministri rifiutano i metodi mondani al posto di affidarsi a Dio per riceverne direttive. Abbiamo perso la nostra luce perché abbiamo perso la vita di Cristo. Perché l’autorità di Dio abbia un impatto, deve essere vissuta in vasi arresi ed ubbidienti.

Considerate il regno di Babilonia durante il tempo di Nebucadnetsar. Si trattava del regno più potente sulla terra. Daniele profetizzò che ogni re successivo sarebbe stato inferiore, meno potente, meno influente. Perché? Perché Nebucadnetsar non era il vero governatore della Babilonia. Il potere che si nascondeva dietro l’impero non era la statua d’oro che il re aveva fatto erigere. No, l’autorità di Babilonia era nelle mani di un piccolo gruppo di uomini posseduti da Dio. Il Signore aveva costituito un governo segreto e celeste, governato da Daniele e da tre ragazzi ebrei. Questi uomini erano gli strumenti del governo di Dio, perché operavano nel regno celeste. Rifiutavano di aver a che fare con il sistema del mondo. Al contrario, si chiudevano in comunione con Dio.

Come risultato, questi santi uomini sapevano riconoscere i tempi. Sapevano dire alla gente cosa Dio stava per fare in quel dato momento. Erano luci risplendenti per tutta la nazione, perché avevano la vita di Dio in loro.

In 2 Re leggiamo della Siria che attacca guerra contro Israele. Durante questo conflitto, il profeta Eliseo stava in casa sua, in comunione con il Signore. Quest’uomo era il governo segreto di Dio, e governava con autorità. Eliseo ascoltò la parola di Dio e mandò dei messaggeri al re d’Israele, avvertendolo di ogni movimento fatto dall’esercito siriano.

Quando il re di Siria scoprì i messaggi di Eliseo, circondò la città del profeta con un battaglione di truppe. Ma Dio accecò i siriani, ed Eliseo finì per condurli nell’accampamento israelita. Eliseo aveva la luce – e conosceva ogni movimento di Satana – perché aveva la vita.

giovedì 25 febbraio 2010

PROVOCARE IL SANTO DI ISRAELE

“Essi… provocarono il Santo d’Israele” (Salmo 78:41). Il termine qui usato per “provocare” deriva da due radici il cui significato è “affliggere Dio cancellando un’immagine”. In breve, provocare Dio significa tracciare una linea, o fare un cerchio, affermando: “Dio è qui dentro, e non va oltre”. Questo descrive il pensiero di molti credenti. Abbiamo disegnato nelle nostre menti un’immagine molto ristretta, un concetto molto esiguo della grandezza di Cristo.

Era successa la stessa cosa nella chiesa primitiva di Gerusalemme. Avevano limitato Cristo in un piccolo cerchio, confinandolo alla popolazione giudea. Ma Gesù non può essere confinato. Lui esce costantemente dai nostri piccoli cerchi limitati, e raggiunge sempre i luoghi più remoti.

Permettetemi di darvi un esempio. Circa 40 anni fa, sembrava che il battesimo dello Spirito Santo fosse confinato solo al movimento dei Pentecostali. Molti pentecostali pensavano: “Siamo una chiesa piena dello Spirito di Dio!”. I predicatori pentecostali accusavano l’esiguità delle principali denominazioni: “Non hanno il pieno evangelo come noi”, dichiaravano.

Improvvisamente, lo Spirito di Dio esulò dai circoletti che si erano fatti. Lo Spirito Santo cadde sui credenti di ogni denominazione. È stato scritto anche un libro classico su questo movimento dello Spirito, il cui titolo è Essi parlano in altre lingue.

Il Signore si è usato anche del mio libro “La croce ed il pugnale” specialmente nei circoli cattolici. Eppure, come Pietro e come la chiesa primitiva, ho dovuto permettere a Dio di operare nel mio cuore prima di poter accettare quello che stava accadendo. Sono cresciuto in una famiglia pentecostale, e per la prima volta nella mia vita vedevo sacerdoti piangere sotto convinzione, gridando a Gesù.

Presto mi ritrovai a contendere con dei predicatori evangelici, che mi chiedevano: “E la Mariologia dei cattolici?”. Mi sono ritrovato a rispondere allo stesso modo di Pietro: “Non so nulla di Mariologia. So solo che c’è un popolo affamato nella chiesa cattolica. E fra gli adoratori di Gesù ci sono anche i sacerdoti. Dio sta riempiendo queste persone del suo Spirito”.

Dio ha il suo popolo ovunque, e non siamo noi che possiamo definire chi è puro o impuro. Dobbiamo stare semplicemente attenti a non rappresentare Gesù in una piccola scatola e a non racchiuderlo nel nostro debole pensiero.

mercoledì 24 febbraio 2010

SENZA MACCHIA O RUGA

La chiesa di Cristo non è mai stata approvata o accettata dal mondo. E non lo sarà mai. Se vivi per Gesù, non devi separarti dalla compagnia altrui; saranno gli altri ad allontanarsi da te. Ti basta semplicemente vivere per lui. Improvvisamente, ti ritroverai rigettato, rimproverato, chiamato malvagio: “Vi odieranno, vi scomunicheranno e vitupereranno, e bandiranno il vostro nome come malvagio, a causa del Figlio dell'uomo” (Luca 6:22).

Eppure, aggiunge Gesù, questo è il percorso che porta alla vera soddisfazione: “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà” (Matteo 16:25). In altre parole: “L’unico modo per trovare un significato alla tua vita è vendendo tutto per me. Allora troverai vera gioia, pace e soddisfazione”. Cristo ci dice: “La mia chiesa è senza macchia o ruga. Allora, quando vieni a me, dovrai essere disposto a deporre ogni peccato. Devi arrendere tutto a me, morire completamente al tuo io, ad ogni ambizione ed egoismo impuro. Per fede, sarai sepolto con me. Ma ti farò risorgere a nuova vita”.

Pensate a cosa significa essere senza macchia o ruga. Sappiamo che una macchia è un segno di sporcizia. Ma una ruga? Hai mai sentito la frase: “una nuova ruga”? Significa aggiungere un’idea nuova ad un concetto già esistente. Una ruga, in questo senso, si applica a quelli che cercano di migliorare l’evangelo. Suggerisce un percorso facile per raggiungere il cielo, senza arrendersi pienamente a Cristo.

È come il genere di evangelo che oggi viene predicato in molte chiese. I sermoni hanno soltanto l’obiettivo di incontrare i bisogni della gente. Mentre leggo le parole di Gesù, vedo che questo genere di predicazione non funziona. Non realizza la vera opera del vangelo.

Non fraintendetemi: non sono contrario al predicare consolazione e forza al popolo di Dio. Come pastore del Signore, sono chiamato a fare esattamente questo. Ma se predico solo ai bisogni della gente, ed ignoro la chiamata di Cristo a deporre le nostre vite, allora i veri bisogni non saranno mai soddisfatti. Le parole di Gesù sono chiare: i nostri bisogni vengono soddisfatti solo quando moriamo a noi stessi e prendiamo la sua croce.

martedì 23 febbraio 2010

IL A PRECHE LA REPENTANCE

Gesù dichiara: “La mia chiesa è un posto di pentimento palese, aperto”. Infatti, l’apostolo Paolo attesta: “«La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo; poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza, perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato»” (Romani 10:8-11).

Per dirla in parole povere, siamo condotti alla salvezza grazie alla nostra confessione aperta di pentimento. Gesù afferma: “Non sono venuto per chiamare i giusti al ravvedimento, ma i peccatori” (Matteo 9:13). Egli dice inoltre che il pentimento è il modo attraverso cui possiamo essere guariti e ristorati: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori” (Luca 5:31-32).

Questa è la buona notizia. Gesù ci sta dicendo: “Nella mia chiesa, chiunque può essere guarito tramite il pentimento. Non importa chi sei – se sei distrutto fisicamente, malato mentalmente, afflitto spiritualmente. Tutti devono venire allo stesso modo. E tutti troveranno guarigione attraverso il pentimento”.

Quante chiese aprono ancora il loro altare a chi è pentito, invitandolo a venire avanti e a piegare il cuore? Quanti pastori hanno smesso di fare appelli in questo importantissimo lavoro spirituale? Quanti credenti hanno smesso di aver bisogno di confessare il peccato?

Qual è il messaggio centrale del vangelo di Cristo? È spiegato chiaramente nei quattro evangeli. Lui ci dice: “Ecco cosa predico nella mia chiesa. Questo è il mio messaggio per tutti i peccatori”.

“Gesù venne … predicando l'evangelo del regno di Dio e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all'evangelo»” (Marco 1:14-15). Questo è il primo messaggio di Gesù di cui si abbia notizia. Ha predicato il ravvedimento!

Per alcuni cristiani, questo linguaggio potrebbe sembrare forte. Forse risponderanno: “Va bene, ma con quale forza Gesù ha predicato il ravvedimento?”. Luca risponde nel suo evangelo. Gesù diceva ai suoi ascoltatori: “Se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo” (Luca 13:5).

lunedì 22 febbraio 2010

TRACCIAMO IL NOSTRO CERCHIO

Sei preoccupato per un membro della famiglia o un amico che non sembra crescere o maturare in Cristo? Mentre misuri quella persona, stai usando il tuo concetto di Cristo per le loro vite? Hai tracciato il tuo cerchio di ciò che significa essere un vero seguace di Cristo e non vedi quella persona muoversi adeguatamente in quel cerchio?

È possibile che stai limitando Cristo? Il tuo Gesù è così piccolo, così circoscritto che non riesci a credere che il suo Spirito possa fare un’opera profonda e nascosta? Condanni gli altri solo perché non si adeguano alla tua misura? Credi che Dio sia abbastanza grande da operare in loro in modi nascosti?

Circa 35 anni fa, una donna famigerata di nome Celeste Horvath entrò al Teen Challenge di Brooklyn. Era la donna più nota di New York, perché organizzava un giro di prostituzione da cui attingevano alcuni degli uomini più famosi della nazione. Celeste era cresciuta in una famiglia pentecostale e sua nonna aveva profetizzato su di lei: “Sarai un’evangelista”. Ma Celeste aveva rigettato le sue radici cristiane e si era data alla prostituzione.

Mentre il giro della prostituzione di Celeste cresceva, lei divenne tossicodipendente. Per tutto quel tempo, nel suo cuore infuriò una battaglia. Notte dopo notte, pregava: “Dio, per favore lasciami vivere soltanto un altro giorno”. Alla fine Celeste fu arrestata. La notizia fece scalpore. Ad un certo punto il fratello le scrisse dicendo: “Hai svergognato la nostra famiglia, non meriti la redenzione”.

Ma Gesù non l’aveva abbandonata. Un giorno, nel momento più buio della sua vita, Celeste pregò – e si arrese davanti al Signore. Il cambiamento in lei fu immediato ed istantaneamente divenne una nuova creatura.

Tutti coloro che avevano visto la vita di Celeste dal di fuori pensavano che fosse disperata e completamente irrimediabile. Ma avevano una vista limitata di Cristo. Non avevano visto lo Spirito Santo all’opera in lei in tutti quegli anni. Mentre la gente aveva considerato Celeste una persona comune e impura, il Signore aveva visto in lei un’evangelista.

Celeste si fece vedere al Teen Challenge poco prima di essere processata, e fummo noi ad accompagnarla in carcere. Servì per qualche tempo in prigione, dove divenne l’evangelista che Dio l’aveva chiamata ad essere. Condusse molte anime a Gesù mentre si trovava in prigione. Dopo il suo rilascio, divenne una potente predicatrice ed alla fine aprì una chiesa a Long Island, una congregazione che ancora oggi è infuocata e zelante.

venerdì 19 febbraio 2010

STUPORE E RISPETTO

La Bibbia specifica che esiste un timore del Signore che ogni credente dovrebbe coltivare. Il vero timore di Dio include lo stupore e il rispetto, ma va molto oltre tutto ciò. Davide ci dice: “Il peccato dell'empio dice al mio cuore: Non c'è alcun timore di DIO davanti ai suoi occhi” (Salmo 36:1). Davide sta dicendo: “Quando vedo qualcuno indugiare nel male, il mio cuore mi dice che una tale persona non ha timore di dio. Non riconosce la verità sul peccato o sulla chiamata di Dio alla santità”.

Il fatto è che il santo timore ci dà la forza di mantenere la vittoria nei momenti malvagi. Allora, come otteniamo questo timore? Geremia risponde con questa profezia da parte di Dio: “Darò loro un solo cuore, una sola via, perché mi temano per sempre per il bene loro e dei loro figli dopo di loro. Farò con loro un patto eterno: non mi ritirerò più da loro, facendo loro del bene, e metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si allontanino da me” (Geremia 32:39-40).

Questa è una promessa meravigliosa da parte del Signore. Assicura che egli ci darà il suo santo timore. Dio non versa questo timore nei nostri cuori in maniera soprannaturale. No, egli inculca in noi il suo timore attraverso la sua Parola.

Questo significa forza che il timore di Dio viene piantato in noi semplicemente quando leggiamo la Bibbia? No, affatto. Lo riceviamo quando decidiamo consapevolmente di ubbidire ad ogni parola che leggiamo nella Parola di Dio. La Scrittura lo evidenzia. Ci racconta come questo santo timore scese su Esdra: “Infatti Esdra si era dedicato con il suo cuore a ricercare la legge dell'Eterno, a metterla in pratica e a insegnare in Israele statuti e decreti” (Esdra 7:10).

Il timore di Dio non è solo un concetto dell’Antico Testamento. Vediamo menzionato il timore di Dio in entrambi i Testamenti. L’Antico ci dice: “Temi l’Eterno e allontanati dal male” (Proverbi 3:7). Allo stesso modo, il Nuovo dichiara: “Non c’è il timore di Dio davanti ai loro occhi” (Romani 3:18). Paolo aggiunge: “Purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito. compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio” (2 Corinzi 7:1).

giovedì 18 febbraio 2010

UNA LUCE NON FATTA PER ESSERE NASCOSTA

Gesù ci dice: “Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5:14). La sua affermazione qui intende molto più che avere semplicemente un ministero. Si estende oltre l’insegnamento, la predicazione o la distribuzione di trattati. Cristo ci dice chiaramente: “Voi siete la luce”. Sta dicendo: “Voi non siete semplicemente un riflesso della luce. Non siete semplicemente un condotto. Voi siete la luce in voi stessi. E l’intensità della vostra luce dipende dall’intensità del vostro cammino con me”.

Vedete cosa implica il Signore qui? Il mondo riconosce quelli che camminano a stretto contatto con lui. I tuoi vicini o colleghi di lavoro forse non sanno della tua comunione quotidiana con Cristo, della tua fede in lui, della tua dipendenza estrema da lui. Ma vedono la luce che irradia da te grazie alle vita che hai con lui. E finché nulla impedisce quella vita, la tua luce continuerà a splendere nelle tenebre.

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta” (Matteo 5:14). Gesù sta dicendo: “Vi ho messo in mostra al mondo. La gente vi guarda perché vi ho reso uno spettacolo. Voi siete una luce che non è stata creata per essere nascosta”.

Ma allora, chi sono queste luci su una montagna? E dove le vediamo? Non si trovano di solito alla luce dei riflettori. Non sono fra le persone egocentriche, che si auto-promuovono e che vivono per farsi riconoscere in questo mondo. E non sono neanche fra le chiese che si reputano importanti e che fanno finta di essere sante ma mormorano, chiacchierano e si lamentano.

Nel corso degli anni, ho visto tanti credenti che hanno un’esteriorità santa ma in realtà sono spiritualmente pigri. Raccontano agli altri dei loro fallimenti e delle loro debolezze, pensando che questo li renda umili. Eppure sono subito pronti a giudicare gli altri. Non possiedono il vero spirito di donazione, di amore, di servizio, come quello di Cristo. Al contrario, la “luce” che hanno in realtà è tenebre. Gesù dice: “Se la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno quelle tenebre!” (Matteo 6:23). Dove non c’è la vita di Cristo, non può esserci la luce per gli altri.

“Così splenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il vostro Padre che è nei cieli” (5:16). Il motivo per cui dobbiamo far splendere la nostra luce nel mondo è perché Dio possa riceverne gloria.

mercoledì 17 febbraio 2010

LA VITA AL DI LÀ DELLA LUCE

“E Gesù di nuovo parlò loro, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita»” (Giovanni 8:12).

Gesù era, ed è ancora, la luce del mondo. Giovanni dice che questa luce era prodotta dalla vita che era in Cristo: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Giovanni 1:4). Per dirla in parole povere, la vita che Cristo possedeva era la fonte della luce del mondo. E tutti coloro che credono “avranno la luce della vita” (Giovanni 8:12). Qual è questa “vita al di là della luce” di cui parla la Scrittura?

La maggior parte di noi pensa a questa vita come all’esistenza eterna incarnata in Cristo. La consideriamo il potere di concedere esistenza eterna a tutti quelli che credono. Ma qui Giovanni sta parlando di qualcosa di più. Quando usa la parola “vita”, sta parlando di tutta la biografia dell’esistenza di Gesù.

Gesù ci dice che dobbiamo vivere come lui. Perché noi possiamo essere come Cristo era nel mondo, la sua vita deve essere qualcosa che possiamo conoscere e sperimentare per conto nostro. Deve essere in qualche modo collegata alla nostra vita.

Voglio dirti come mi rapporto alla vita che è in Cristo. Gioisco nelle piccole cose che Gesù ha fatto, toccato e detto. Credo che le sue opere, le parole ed il cammino quotidiano con il Padre volevano definire il significato della vita di Cristo in noi.

Penso all’amicizia di Gesù con Lazzaro. Penso a quando si ritirava dalle moltitudini dopo un lungo periodo di ministero. Penso a quando godeva la comunione in casa di Maria, Marta e Lazzaro. E penso a quando Gesù prendeva in braccio i bambini e li benediceva. Penso alla sua ubbidienza alla madre, anche da adulto, quando trasformò l’acqua in vino al matrimonio. Penso all’amore e alla cura di Gesù per i reietti, per i diseredati, per i poveri. Penso alla sua compassione per la donna colta in adulterio o il suo elogio alla vedova che aveva solo due monetine da dare.

Dubito che possano esserci abbastanza libri da registrare tutte le piccole cose che Gesù fece da servo mentre si trovava sulla terra. In questi passi, noi impariamo come rapportare la nostra vita a quella di Cristo. Questo è come comprendiamo la vita che è la luce.

martedì 16 febbraio 2010

CAVALCANDO LA PROMESSA

A causa dell’amore “preventivo” di Dio, possiamo reclamare la vittoria e il dominio anche prima dell’inizio della battaglia. Davide cantava: “O Eterno, il re si rallegrerà nella tua forza, e quanto esulterà per la tua salvezza! Tu gli hai concesso il desiderio del suo cuore e non gli hai rifiutato la richiesta delle sue labbra” (Salmo 21:1-2).

Forse ti chiederai: “Come faceva Davide a gioire? Era di fronte all’attacco più intenso che avesse mai conosciuto. Come faceva ad avere gioia sapendo di poter essere ferito o ucciso?”.

Davide risponde: “Poiché tu gli sei venuto incontro con benedizioni di prosperità, gli hai posto sul capo una corona d'oro finissimo” (21:3). Ciò che Davide sta dicendo cambia la vita: “Mi trovo di fronte ad un nemico potente che è pronto a distruggermi. Ma la mia anima è in pace. Perché? Il Signore ha previsto il mio combattimento. E mi ha riversato addosso la sicurezza del suo amore. Il mio nemico può anche farmi cadere, e ad un certo punto può sembrare anche che io sia finito. Ma Dio mi ha detto che se mi rialzerò, riceverò la sua forza e vincerò la battaglia”.

Davide poi fece questa dichiarazione di fede poco prima di andare in battaglia: “Tu mi hai posto sul capo una corona d'oro finissimo” (21:3). La corona d’oro che Davide menziona qui è un simbolo di vittoria e di dominio. Davide stava dicendo: “Andrò in guerra cavalcando la promessa che Dio mi ha fatto. Mi ha detto che uscirò dalla battaglia indossando la corona della vittoria”.

Questo riassume la dottrina della “bontà preventiva” di Dio: Lui ha anticipato tutte le nostre battaglie – le nostre lotte contro il peccato, la carne e il diavolo – e nella sua misericordia e nella sua bontà ha pagato il nostro debito prima ancora che ne giungesse la scadenza. La nostra vittoria è una cosa già fatta.

La bontà preventiva di Dio si applica specialmente a quelli che amano Gesù e sono sorpresi dal peccato. Il Signore ci assicura che anche se temporaneamente veniamo abbattuti, emergeremo dalla battaglia a testa alta, tutto perché Gesù ha pagato il nostro debito.

lunedì 15 febbraio 2010

AMORE CHE “PREVIENE”

“Poiché tu gli sei venuto incontro con benedizioni di prosperità, gli hai posto sul capo una corona d'oro finissimo” (Salmo 21:3). A primo acchito, questo verso di Davide ci lascia un po’ perplessi. La parola “previene” di solito associato ad impedimenti, non benedizioni. Una traduzione moderna direbbe: “Il Signore prevenì Davide con le benedizioni di prosperità”.

Eppure il termine biblico per “venire incontro” ha un significato completamente diverso. Significa “anticipare, precedere, prevedere e adempiere in anticipo, pagare un debito prima del dovuto”. Inoltre, in quasi ogni situazione, implica qualcosa di piacevole.

Isaia ci dà un’idea di questo genere di piacere. Viene da Dio che anticipa un bisogno e lo adempie prima del tempo. “E avverrà che prima che mi invochino io risponderò, staranno ancora parlando che io li esaudirò” (Isaia 65:24).

Questo verso ci illustra un’immagine incredibile dell’amore del nostro Signore per noi. Evidentemente, lui è così ansioso di benedirci, così pronto ad adempiere il suo amore nelle nostre vite, che non riesce nemmeno ad aspettare che gli diciamo i nostri bisogni. È ansioso di realizzare atti di misericordia, grazia ed amore nei nostri riguardi. E questo è un piacere supremo per lui.

È proprio questo che Davide dice nel Salmo 21: “Signore, hai riversato su di me le tue benedizioni e la tua bontà prima ancora che te lo chiedessi. E mi offri più di quello che mi immaginerei di poterti chiedere”.

Davide si riferisce ad un’opera meravigliosa che Dio ha compiuto per lui nel regno spirituale. È qualcosa che diede a Davide la vittoria sui suoi nemici, la risposta alle sue preghiere, una potenza vittoriosa ed una gioia ineffabile. E Dio lo fece prima ancora che Davide potesse pregare, prima ancora che svelasse il peso del suo cuore in preghiera. Quando alla fine Davide aprì il suo cuore, scoprì che Dio aveva già provveduto a sconfiggere i suoi nemici. La vittoria di Davide era stata assicurata prima ancora che potesse avvicinarsi al campo di battaglia.

venerdì 12 febbraio 2010

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IL NOSTRO OBIETTIVO

Quando i cristiani ai tempi di Paolo avvertirono che la distruzione di Gerusalemme era vicina, vollero sapere di più sugli eventi profetici. Avevano paura di ciò che si sentiva dire in giro, di eserciti invasori senza pietà che catturavano migliaia di persone e le rendevano schiave. Tutto ciò portò quei credenti ad avvertire che si stavano avvicinando momenti pericolosi. Perciò chiesero a Paolo di spiegare cosa stava succedendo: “Scrivici e facci sapere come leggere questi tempi”.

“Ora, quanto ai tempi e alle stagioni, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva, poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte” (1 Tessalonicesi 5:1-2).

Paolo descrisse loro cosa sarebbe avvenuto al ritorno di Cristo: “Perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi; poi noi viventi, che saremo rimasti saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell'aria; così saremo sempre col Signore. Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole” (4:16-18).

L’esortazione di Paolo nei loro confronti voleva essere un incoraggiamento. Stava dicendo, in effetti: “Non c’è bisogno che vi spaventiate per le cose che stanno per succedere sulla terra. Non dovete essere troppo preoccupati per tutti i segni spaventevoli e le calamità. Sapete bene che tutto ciò si deve realizzare. Sono tutti dei segnali del ritorno del Signore Gesù, per portare via il suo popolo”.

La verità è che la storia sta andando da qualche parte. Possiamo star certi che la corrente degli eventi che si realizzano oggi ci sta portando verso lo scopo eterno di Dio. Il mondo non è alla deriva, il Signore non ha abbandonato la terra, anche se l’umanità è diventata corrotta, malvagia e priva di fede. Piuttosto, Dio ha semplicemente accelerato i tempi. E quello che vediamo in questo momento non è che un movimento più rapido degli eventi verso “l’evento divino” che ci sta davanti: la ricreazione di nuovi cieli e nuova terra, dove Cristo regnerà supreme per tutta l’eternità.

Come seguaci di Cristo, il nostro obiettivo non deve essere concentrato sulle notizie quotidiane. Non dobbiamo temere guerre e rumori di guerre, né la possibilità di un evento nucleare, o le altre corse che stanno per giungere sulla terra. Quando Gesù ha detto: “In quel giorno, alzate il vostro capo” (Luca 21:28), stava parlando di dove dovrebbe essere concentrato il nostro sguardo.

giovedì 11 febbraio 2010

DIO DEI NOSTRI MOSTRI

Dio disse a Giobbe: “Guarda behemoth [l’ippopotamo] che ho fatto al pari di te” (Giobbe 40:15). “Puoi tu tirar fuori il Leviathan con l'amo o tener ferma la sua lingua con una corda?” (41:1).

Perché Dio dovrebbe iniziare la sua rivelazione portando Giobbe a considerare questi due grandi mostri? Perché Dio vuole portare Giobbe ad osservare un ippopotamo e un coccodrillo?

Prima di tutto, il Signore pone questo problema al suo servo: “Guarda, Giobbe, ecco l’ippopotamo. Cosa stai facendo? Puoi lottare con lui in termini di forza fisica? No? Forse puoi riuscire a domarlo parlandogli dolcemente”

“Guarda anche il coccodrillo minaccioso. Come te la caverai? Questa creatura ha un cuore di pietra. Non sa cosa significhi misericordia”. Si trattava di molto più che una semplice lezione sul regno animale. Piuttosto, Dio stava dicendo a Giobbe qualcosa a proposito della vita dei “mostri”. Gli stava mostrando che queste due creature meravigliose, feroci e potentissime, rappresentavano i problemi mostruosi che imperversavano nella vita di Giobbe.

“Considera l’ippopotamo. Calpesta tutto ciò che gli è sotto mano. È semplicemente un problema troppo grande per te, Giobbe. Per lui non conti nulla. Niente di quello che potrai fare potrebbe domarlo. Solo io, il Signore, so come fermare una tale creatura mostruosa”.

“E che ne dici del coccodrillo, Giobbe? Nessun umano può battersi con una tale creatura. E nessuno con le sue forze può strappare al coccodrillo la sua solida armatura. Lo stesso vale per il tuo nemico spirituale, il diavolo. Solo io posso vincere la battaglia con lui”.

Senti cosa sta dicendo Dio in questo discorso? Sta parlando non solo a Giobbe ma a tutti i credenti. E sta dichiarando: Affronta la verità sui mostri della tua vita. Non puoi gestirli. Sono l’unico che può farlo.

Giobbe rispose: “Il mio Dio è onnipotente. Può fare ogni cosa. E nessuno dei suoi scopi può essere offuscato. Riconosco che non posso combattere né resistere contro l’ippopotamo o il coccodrillo. Ma non importa. So che Dio può farlo. Da parte mia rimango fermo e vedrò la salvezza del Signore” (vedi Giobbe 42:1-2).

mercoledì 10 febbraio 2010

VINCITORE DI OGNI BATTAGLIA

Dio ha promesso che saresti uscito vincitore da ogni battaglia, coronato dalla sua forza. “Innalzati, o Eterno, con la tua forza; noi canteremo e celebreremo le lodi della tua potenza” (Salmo 21:13).

In che modo il Signore “previene” queste benedizioni di bontà e di amorevole gentilezza? Lo Spirito Santo scaccia da noi ogni paura – paura di fallire, di essere scacciati da Dio, di perdere la presenza dello Spirito Santo – piantando in noi la sua gioia. Dobbiamo uscire gioendo, come faceva Davide, perché Dio ci ha assicurato che noi vinceremo.

Eppure sono pochi i cristiani che hanno questa gioia e questa immensa felicità. Moltissimi non hanno mai conosciuto il riposo dell’anima o la pace della presenza di Cristo. Se ne vanno in giro come delle mummie, immaginandosi sotto la nuvola nera dell’ira di Dio piuttosto che sotto le sue ali protettive. Lo considerano un padrone severo, sempre pronto a schioccare la frusta sulle loro spalle. E così vivono scontenti, senza speranza, più morti che vivi.

Ma agli occhi di Dio, il nostro problema non è il peccato; è la fiducia. Gesù ha sistemato il nostro problema del peccato una volta per tutte al Calvario. Non ci assilla dicendo: “Questa volta hai superato il limite”. No, mai! La sua attitudine nei nostri riguardi è completamente opposta. Il Suo Spirito ci esorta sempre, ricordandoci la bontà del Padre anche in mezzo ai nostri fallimenti.

Quando ci concentriamo troppo sui nostri peccati, perdiamo di vista quello che più Dio vuole da noi: “Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6). Questo verso dice tutto. Il nostro Dio è un rimuneratore, ed è così ansioso di versarci addosso la sua bontà che ci benedice anche quando non è in programma.

Questo è il concetto che il nostro Padre celeste desidera che abbiamo di lui. Sa quando ci pentiremo dei nostri fallimenti e dei nostri peccati. Sa quando siamo contriti. Ma non aspetta che siamo contriti. Così ci anticipa dicendo: “Voglio assicurarmi che mio figlio non venga giudicato, perchè l’ho già perdonato attraverso il sangue purificatore di mio Figlio”.

martedì 9 febbraio 2010

PERCHÉ É E’ IMPORTANTE ESSERE “VERDI”?

“E fu detto loro di non danneggiare l'erba della terra né verdura alcuna né albero alcuno, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte” (Apocalisse 9:4).

Perché “essere verdi” è così importante per la nostra fede? Ricordate, alle locuste è stato dato il comando di non toccare nulla di verde. Per dirla in breve, non possono fare niente di male a quelli che camminano nella fede.

Perciò, anche al culmine dei loro attacchi, quelli che pongono la loro fiducia in Dio rimarranno in piedi, come alberi solidi e verdi. Non saranno toccati da locuste di nessun genere, compresi i terroristi. La migliore difesa contro ogni sorta di attacco demoniaco, ogni puntura di scorpione, è la salute spirituale. E questa salute si ottiene solo quando ci volgiamo al Signore e ci fidiamo delle sue promesse.

Permettimi di chiederti:

  • Ti fidi ciecamente del perdono di Dio? Dipendi dal suo sangue per purificarti da ogni iniquità? Se ti senti condannato e lotti costantemente per piacere a Dio, allora non sei verde e in buona salute. Il desiderio maggiore di Dio è che tu accetti il suo dono di perdono e riposi in esso.

  • Hai accettato il perdono di Dio. Ma ti fidi ciecamente del suo amore incondizionato nei tuoi riguardi?

Il nostro Signore non ci taglia a pezzi ogni qualvolta falliamo. Non ci guarda costantemente da una spalla, chiedendo di fare le cose giuste. Semplicemente ci chiede che andiamo a lui, confessando: “Credo nella tua Parola, Signore. Perdonami, lavami, tienimi fra le tue braccia”.

Il desiderio di Dio per tutti noi è che viviamo tutti i nostri giorni senza paura. Perciò, non dobbiamo permettere a Satana di accusarci di un fallimento del passato. Se ce ne siamo pentiti, allora siamo coperti dal prezioso sangue purificatore di Cristo.

Ecco la promessa di Dio per tutti quelli che pongono la loro fiducia in lui: “Alcuni confidano nei carri e altri nei cavalli, ma noi ricorderemo il nome dell'Eterno, il nostro DIO. Quelli si sono piegati e sono caduti; ma noi ci siamo rialzati e rimaniamo in piedi” (Salmo 20:7-8).

lunedì 8 febbraio 2010

MEGLIO DELLA PENTECOSTE

Giovanni Battista non riuscì ad arrivare alla Pentecoste! Non vide mai le lingue di fuoco, né udì il vento impetuoso. Non vide Gerusalemme scossa e moltitudini convertite. Ma Giovanni disse che la sua gioia era completa! Aveva sentito qualcosa migliore del vento impetuoso, meglio delle buone notizie, meglio del suono di una sposa gioiosa. Aveva sentito la voce del Salvatore.

Colui che ha la sposa è lo sposo, ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ode, si rallegra grandemente alla voce dello sposo; perciò questa mia gioia è completa” (Giovanni 3:29).

Giovanni assaporò la gioia più grande che un seguace di Gesù possa mai conoscere. Egli disse: “Rimasi in silenzio, e lo sentii parlare a me. La Sua voce ha fatto sussultare il mio cuore. Egli mi parlò in modo personale. Ho ascoltato il mio Signore, e questa è la mia gioia: soltanto sentire la Sua voce”.

Giovanni poté dire: “Oh sì, io lo amavo. Ho adorato ai Suoi piedi e gli dissi quanto io fossi indegno. Ma la mia gioia non è in ciò che io ho detto a Lui, la mia gioia è in ciò che Lui ha detto a me! Ho sentito la Sua voce, e gioisco al solo suono di quella voce”.

Alcuni insegnano che il Signore non parla più all’uomo se non per mezzo della Parola rivelata. Non riescono a credere che gli uomini possano essere diretti e benedetti dal sentire quella voce come un sussurro oggi.

Gesù disse: “Le mie pecore conoscono la mia voce; esse odono quando le chiamo … un altro non lo ascolteranno …”. Oggigiorno abbiamo paura di tutti gli abusi, paura di essere condotti a rivelazioni contrarie alla Parola di Dio. Però, tutti gli abusi esistenti non ci sono per colpa di Dio. Ogni visione bugiarda, le false profezie, i falsi insegnamenti sono il risultato diretto dell’orgoglio dell’uomo e del libero arbitrio. Gli uomini abusano di ogni dono di Dio. Ciò nonostante, Dio ancora parla in modo diretto ai cuori di quanti sono volenterosi di ascoltare.

“Dio, dopo aver anticamente parlato molte volte e in svariati modi ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo di suo Figlio” (Ebrei 1:1-2).

“Perciò, come dice lo Spirito Santo: ‘Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori’” (Ebrei 3:7-8).

venerdì 5 febbraio 2010

UNA LEZIONE SULL’ASCOLTO

Dio aveva insegnato ad Elia una lezione sull’ascolto, così lo portò sulla cima del monte Horeb e gli fece un sermone illustrato.

Dio gli disse: ‘Esci e fermati sul monte davanti all'Eterno’. Ed ecco, passava l'Eterno. Un vento forte e impetuoso squarciava i monti e spezzava le rocce davanti all'Eterno, ma l'Eterno non era nel vento. Dopo il vento un terremoto, ma l'Eterno non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco, ma l'Eterno non era nel fuoco. Dopo il fuoco una voce, come un dolce sussurro. Come udì questo, Elia si coperse la faccia col mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna; ed ecco una voce che gli diceva: ‘Che fai qui, Elia?’” (1 Re 19:11-13).

Quando quel vento iniziò a soffiare, credo che Elia abbia pensato: “È giunto il tempo, Signore. Spazza via Jezebel dal suo trono, spazza via lei e i suoi amici peccatori. Spazzali via tutti!” Ma Dio non era nel vento!

Improvvisamente, un grande terremoto sopraggiunse, ed Elia disse: “Questo sì che dovrebbe spaventarli per bene! Dio si vendicherà. Li scrollerà proprio via dalla proprie scarpe! Signore, Tu stai vendicando il Tuo servo”. Ma Dio non era nel terremoto!.

Dopo il terremoto, un fuoco! I cieli divamparono di fiamme incandescenti! Elia gridò: “Signore, essi non accettarono il fuoco che cadde sull’altare, bruciali ora! Brucia il malvagio Achab! Friggi Jezebel! Fa sì che il Tuo fuoco consumi i malvagi. Dio, so che sei in questo fuoco!” Ma Dio non era nel fuoco!

“Dopo il fuoco una voce, come un dolce sussurro” (v. 12).

Riesci a immaginare tutto questo? Un profeta che non aveva paura di un uragano né di un terremoto o di fuoco celeste si spaventa di una voce dolce e calma. “Come udì questo, Elia si coperse la faccia col mantello” (v. 13).

Elia si coprì la testa col mantello! Perché? Non aveva questo profeta parlato con Dio molte volte? Non era forse un grande uomo di preghiera? Dio non lo aveva usato potentemente? Sì! Ma Elia era estraneo alla voce dolce come un sussurro!

Quando Elia finalmente permise a quella voce di parlare, solo, tranquillo, lontano da ogni dimostrazione di potenza, ricevette le direzioni più specifiche di tutto il suo ministero.

“Va’ a Damasco; attraversa il deserto; ungi Hazael come re di Siria. Ungi pure Jehu, come re d'Israele; e ungi quindi Eliseo, come profeta al tuo posto” (vedi 1 Re 19:15-16).

Quanti figli di Dio impegnati oggi non hanno mai ricevuto questa voce? Sono impegnati a testimoniare, a fare il bene, a pregare per un risveglio spirituale, a digiunare in modo così intenso, così dedito. Eppure hanno sentito tutto, fuorché la voce del Signore.

giovedì 4 febbraio 2010

DOBBIAMO PERMETTERGLI DI PARLARE CON NOI

Elia esercitò il potere della preghiera. Egli apriva e chiudeva i cieli, chiamava il fuoco dal cielo, e divideva le acque col suo mantello. Un uomo di azione che influenzò interi governi con il proprio fascino, sul monte Carmelo derise i profeti di Baal, li uccise sotto il naso del re.

Quest’uomo potente entrò nella stanza del trono di Dio sette volte, pregando tenacemente per ottenere la pioggia. Sette volte Elia parlò con Dio di quest’unico bisogno. Apparve una piccola nuvola, e il profeta, che tre anni e mezzo prima aveva chiuso i cieli causando una terribile siccità, ora aprì i cieli e cadde un’ “abbondanza” di pioggia.

Elia era eccitato dalla vittoria, e un grande risveglio spirituale stava per giungere. Il fuoco di Dio era caduto e miracoli erano stati testimoniati da moltitudini di persone. C’era stata una dimostrazione incredibile della potenza di Dio. Elia pensò: “Ora, persino Jezebel si ravvederà! Nemmeno lei può ignorare tali segni e prodigi. Questo è il tempo di Dio per questa nazione”.

Quale shock ricevette! Jezebel non era affatto impressionata dai miracoli e dalla potenza, e disse ad Elia, “Domani a quest’ora ti ucciderò proprio come tu hai ucciso i miei sacerdoti”.

La volta seguente in cui vediamo questo grande uomo di potenza ed azione, egli si sta nascondendo in una caverna sul monte Horeb, a circa 300 km di distanza.

Che spettacolo! Trascorse quaranta giorni e quaranta notti rimuginando su come tutto fosse andato male. Iniziò a preoccuparsi dei problemi, i suoi occhi erano puntati su sé stesso invece che su Dio. Così Dio lo chiamò: “Elia, cosa stai facendo qui, nascosto in questa caverna?”

Col viso lungo, Elia ripose: “Signore, la nazione sta andando alla deriva. L’intero governo è malvagio, immorale. Il popolo si è sviato, non credono più nei miracoli. La società è impazzita; il mio messaggio mi è stato sbattuto in faccia! Il diavolo ha preso il controllo, ha preso tutti, tranne me. Sono l’unico rimasto fedele a Te, Signore. Mi sto nascondendo per proteggere almeno l’unico santo”.

Elia, un profeta di preghiera, era stato così impegnato per Dio, così impegnato a dimostrare la potenza di Dio, così impegnato a salvare il Regno di Dio da divenire un servo a senso unico. Aveva spesso parlato con Dio, ma aveva ascoltato molto poco. Se avesse ascoltato, avrebbe sentito Dio dirgli che c’erano 7000 santi che non si erano compromessi.

mercoledì 3 febbraio 2010

UNO SGUARDO NEL CUORE DI GESÙ

“Ora chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge gli dirà quando è tornato a casa dai campi: ‘Vieni subito a metterti a tavola’? Non gli dirà piuttosto: ‘Preparami la cena, rimboccati le vesti e servimi affinché io abbia mangiato e bevuto, poi mangerai e berrai tu’?” (Luca 17:7-8).

Non abbiamo nessun problema a identificarci col servo al servizio del padrone; non abbiamo problemi a indossare il grembiule e servire al Signore una tavola piena di lodi, una buona festa di adorazione. Noi amiamo cibare il nostro Signore! È la nostra gioia più grande, il nostro appagamento supremo, ministrare al Signore.

Però abbiamo difficoltà con l’ultima parte, la parte del Signore. “Poi mangerai e berrai tu!” Questo è davvero troppo per noi da poter comprendere. Non sapremmo come sederci dopo averlo servito, consentirgli di provare la stessa gioia che abbiamo provato noi nel servirlo! Derubiamo il nostro Signore della gioia di ministrare a noi.

Pensiamo che il nostro Signore riceva sufficiente appagamento da ciò che facciamo per Lui, ma c’è molto di più. Egli risponde alla nostra fede e si rallegra quando ci ravvediamo. Egli parla al Padre di noi e si diletta nella nostra fiducia da figli. Però sono convinto che il Suo bisogno maggiore sia avere una comunicazione personale con quanti ha lasciato qui sulla terra. Nessun angelo in cielo può soddisfare tale bisogno Gesù vuole conversare con coloro che si trovano sul campo di battaglia.

Da dove ho acquisito la nozione che Cristo sia solo e ha un disperato bisogno di parlare con qualcuno? È tutto lì nel racconto in cui Cristo appare ai due discepoli sulla via di Emmaus. Gesù era stato appena resuscitato, e lo stesso giorno due discepoli camminavano da Gerusalemme ad Emmaus. Erano nel dolore a causa della dipartita del Signore, ma quando Egli si avvicinò, essi non lo riconobbero.

“Or avvenne che, mentre parlavano e discorrevano insieme, Gesù stesso si accostò e si mise a camminare con loro. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (Luca 24:15, 27).

Non avrebbe potuto esserci esperienza più bella per quei discepoli, ed essi se ne andarono dicendo: “Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava?” Pensiamo alla gioia dei discepoli, e alla gioia di Gesù? Io vedo un Signore risorto, lacrime che scorrono dal Suo volto glorificato, il Suo cuore ripieno di gioia. Era soddisfatto, il Suo bisogno era stato appagato, lo vedo oltremodo felice. Aveva ministrato loro, e nella Sua forma glorificata aveva sperimentato la sua prima comunione a due sensi. Aveva riversato completamente il Suo cuore per loro, ma il Suo cuore solo era stato toccato e il Suo bisogno era stato appagato.

martedì 2 febbraio 2010

COME VINCERE SULLA TENTAZIONE

La potenza per superare la tentazione e non cedere ad essa non viene rimpinzando la nostra mente di versi biblici, oppure facendo voti o promesse, nemmeno spendendo ore in preghiera e digiuno, e neanche riversando noi stessi in grandi cause spirituali. Tutte queste cose sono lodevoli e normali per la crescita cristiana, ma non è lì che troviamo la nostra vittoria.

Il semplice segreto di superare una tentazione è quella di spezzare la paura della potenza di Satana! La paura è l’unico potere che Satana ha sull’uomo. Dio non ci ha dato uno spirito di paura; esso appartiene solo a Satana! Ma l’uomo ha paura del diavolo, è spaventato dai demoni, teme il fallimento, teme che i propri appetiti, i propri vizi non possano cambiare, teme che i suoi desideri nascosti erompano e prendano il controllo della sua vita, teme che lui tra migliaia sia l’unico diverso, pieno di lussuria, oltre ogni possibilità d’aiuto.

L’uomo ha paura di non riuscire a lasciare il proprio peccato; egli attribuisce a Satana un potere che lui non ha. L’uomo grida: “Sono adescato e non riesco a smettere! Sono ammaliato e intrappolato dalla potenza del diavolo. È il diavolo che me lo fa fare!”

È tutto basato su una bugia! La bugia è che Satana ha la potenza di spezzare i cristiani sotto la sua pressione. Non è così! Gesù è venuto per distruggere tutta la potenza del diavolo dai figli di Dio lavati col Suo sangue. Mi sono spesso chiesto perché Dio permetta che persone spirituali vengano così tentate. Perché Dio non rimuove ogni tentazione invece di “dare anche la via d'uscita, affinché la possiamo sostenere” (1 Corinzi 10:13)? La risposta è semplice. Una volta imparato quanto Satana sia impotente, una volta imparato che lui non può farti fare proprio niente, una volta imparato che Dio ha tutta la potenza di non farti cadere, da allora in poi potrai “superare” qualsiasi cosa Satana ti riversi contro. Puoi riuscire ad andare avanti senza temere di cadere!

Noi non veniamo liberati dalla tentazione, ma dalla paura del diavolo che ci fa cedere ad essa. Continueremo ad essere tentati finché non giungeremo al luogo di “riposo” nella nostra fede. Quel riposo è la fiducia incrollabile che Dio ha sconfitto Satana, che Satana non ha alcun diritto né rivendicazione verso noi, e che ne usciremo come oro provato dal fuoco.

lunedì 1 febbraio 2010

IL MOTIVO DELLA TENTAZIONE

La tentazione è un invito o un allettamento a commettere un’azione immorale. Proprio in questo istante, Satana infuria per tutta la terra come un leone ruggente per divorare i cristiani attraverso potenti lusinghe verso l’immoralità. Nessuno è immune, e più ti avvicini a Dio, più Satana bramerà vagliarti.

I peccatori non possono essere tentati; solo i veri figli di Dio lo possono essere! La pioggia non può toccare un corpo già sott’acqua. I peccatori sono già immersi nella perdizione come figli di Satana, essi agiscono in base a ciò che lui detta. Non hanno bisogno di essere tentati o sedotti, poiché sono già immorali, già condannati. Come schiavi, non hanno libertà di scelta. Essi sono semplicemente diretti dalla morte alla morte seconda, “sradicati”. I peccatori possono essere tormentati dal diavolo, ma non tentati. Satana tormenta i suoi figli per condurli in fosse d’immoralità più profonde e più oscure, ma essi sono già morti nelle loro trasgressioni e nei loro peccati, e non combattono più le battaglie dei vivi. Ecco perché il nostro Signore ci dice di rallegrarci quando siamo provati da diverse tentazioni. Sperimentiamo qualcosa di peculiare solo dei cristiani maturi.

La tentazione è “addestramento in condizioni di combattimento”. Essa è guerra “limitata” – Dio la limita al punto che sia “sopportabile”. Egli vuole guerrieri con esperienza, maturi, che possano testimoniare: “Ero sotto il fuoco! Sono stato in battaglia! Il nemico era ovunque intorno a me, mi sparava contro cercando di uccidermi, ma Dio mi ha dimostrato come affrontarlo e non aver paura. Ora ho acquisito esperienza, così la prossima volta non temerò”.

La tentazione non è segno di debolezza o di cedimento al mondo. Piuttosto, è una promozione, un segno che Dio ha fiducia in noi. Lo Spirito condusse Gesù nel deserto in un luogo di tentazione nel deserto, affinché potesse imparare il segreto della potenza sopra ogni tentazione. In realtà, Dio stava dicendo a Gesù: “Figliolo, ti ho donato Spirito senza misura. Ti ho confermato prima della fondazione del mondo. Ora consentirò a Satana di riversare su di te ogni suo inganno, così vedrai quanto egli sia impotente, così non temerai più il suo dominio, così andrai avanti nella predicazione del Regno credendo che Satana è sconfitto, che egli non ti può toccare in nessun modo”.

Ecco perché i cristiani oggi sono tentati. La tentazione è permessa nelle vite più sante per insegnarci le limitazioni di Satana, per esporre le sue debolezze, per rivelare Satana come uno spaventapasseri. Noi temiamo solo quello che non comprendiamo.