lunedì 28 febbraio 2011

LA VITA ARRESA

“Arresa”. Cosa ti dice questa parola? In termini letterali, arrendersi significa “cedere qualcosa ad un’altra persona”; significa inoltre abbandonare qualcosa a te concessa. Ciò potrebbe includere i tuoi possedimenti, la tua forza, i tuoi obiettivi, persino la tua vita stessa.

I cristiani oggi sentono parlare molto sulla vita arresa, ma cosa significa esattamente? La vita arresa è l’atto di restituire a Gesù la vita che Egli ti ha concesso. Significa abbandonare il controllo, i diritti, il potere, la direzione, tutto ciò che fai e dici. Significa consegnare la tua vita nelle Sue mani, fare ciò che Gli è gradito.

Gesù stesso visse una vita arresa: “perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Giovanni 6:38). “io non cerco la mia gloria” (8:50). Cristo non fece mai nulla da Sé stesso. Egli non mosse un passo, non proferì parola senza ricevere istruzione dal Padre. “Non faccio nulla da me stesso; ma che parlo queste cose, secondo che il Padre mi ha insegnato … poiché io del continuo faccio le cose che gli piacciono” (8:28-29).

L’arresa totale di Gesù al Padre è un esempio di come tutti noi dovremmo vivere. Tu dirai, “Gesù era Dio in carne. La sua vita era arresa prima ancora che venisse sulla terra”. Però la vita arresa non è imposta a nessuno, Gesù incluso.

“Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo” (Giovanni 10:17-18).

Gesù ci stava dicendo, “Non commettete errori. L’atto di arrendere me stesso è totalmente in mio potere. Io scelgo di deporre la mia vita,e non lo faccio perché qualche uomo me l’ha chiesto; nessuno mi prende la vita. Mio Padre mi ha dato il diritto e il privilegio di deporre la mia vita, e mi ha anche dato la scelta di allontanare questo calice ed evitare la croce. Ma io scelgo di farlo, per amore e per la piena arresa a Lui”.

Il nostro Padre celeste ha dato a tutti noi lo stesso diritto: il privilegio di scegliere una vita arresa. Nessuno è costretto a cedere la propria vita a Dio, il nostro Signore non ci fa sacrificare le nostre volontà restituendo a Lui le nostre vite. Egli ci offre gratuitamente una terra promessa, piena di latte, miele e frutta, ma noi possiamo scegliere di non entrare il quel luogo di abbondanza.

La verità è che possiamo avere di Cristo quanto vogliamo. Possiamo entrare nelle Sue profondità quanto decidiamo di farlo, vivendo pienamente secondo la Sua Parola e la Sua direzione.

venerdì 25 febbraio 2011

DIO TI GRADISCE!

Lo Spirito Santo diede a Davide una rivelazione che è la chiave per ogni liberazione. Davide poteva dire: “Il motivo per cui Dio mi ha liberato da tutti i miei nemici, da ogni mio dolore e dalle potenze infernali, è che io sono prezioso per Lui. Il mio Dio mi gradisce!” “e mi trasse fuori al largo; egli mi liberò perché mi gradisce” (Salmo 18:19). Hai bisogno di liberazione? Dalla concupiscenza, la tentazione o la prova? Da un problema mentale, spirituale o fisico? La chiave per la tua vittoria è in questo verso. Dio ti gradisce. Sei prezioso per Lui!

Nel Cantico dei cantici, il Signore dice della Sua sposa: “Come sei bella e come sei leggiadra, o amore mio, con tutte le tue delizie!” (Cantico dei cantici 7:6). In questo verso, tre dei termini ebraici in questo verso sono sinonimi: bella, significa “prezioso”; leggiadra, indica “piacere”; e delizie. Questi termini descrivono i pensieri di Gesù nei confronti della Sua sposa come Lui la vede. Egli la guarda e dice: “Quanto sei bella, dolce e amabile. Sei preziosa per me, amore”. In risposta, la sposa proclama fiera: “Io sono del mio diletto, e il suo desiderio è verso di me” (7:10). Il significato qui è: “Egli mi corteggia con piacere. Egli mi insegue perché sono davvero preziosa per Lui”. Questi stessi pensieri si trovano sparsi in tutti i Salmi: “L'Eterno prende piacere in quelli che lo temono, in quelli che sperano nella sua benignità” (Salmo 147:11). “perché l'Eterno si compiace nel suo popolo; egli corona di salvezza gli umili” (149:4).

Posso cercare di convincerti del diletto che Dio prova in te dicendoti: “Sei prezioso per il Signore”. Ma potresti pensare: “Che dolce, ma è solo un pensiero carino”. No, questa verità è molto più di un pensiero carino. È la chiave per la tua liberazione da ogni battaglia che infuria nella tua anima. È il segreto per entrare nel riposo che Dio ti ha promesso. Finché non ti aggrapperai ad essa, finché non diventerà un fondamento di verità nel tuo cuore, non sarai in grado di resistere alle prove della vita.

Isaia ebbe una rivelazione del grande diletto di Dio in noi. Egli profetizzò: “O Israele, non temere, perché io ti ho redento, ti ho chiamato per nome; tu mi appartieni. Quando passerai attraverso le acque io sarò con te, o attraverserai i fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai in mezzo al fuoco, non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà” (Isaia 43:1-2).

Isaia non parlava di fiumi o di un fuoco fisico. Egli stava parlando di ciò che le persone attraversano spiritualmente e mentalmente. Israele era in schiavitù in quel periodo; le loro acque erano le prove, il loro fuoco erano le tentazioni, i loro fiumi erano le avversità. Erano tutti tentativi di Satana di distruggere e sopraffare il popolo di Dio. Le parole di Isaia erano un messaggio di pura misericordia verso Israele. Il popolo era in cattività a causa della propria stupidità e stoltezza; ma Dio inviò loro un profeta dal cuore rotto, il quale disse: “Dio vuole che vi dica che appartenete a Lui”.

Proprio in questo momento, potresti trovarti in mezzo a delle acque burrascose. Potresti sentirti sopraffatto da una prova o da una tentazione che ti minaccia e ti consuma. Devi capire da questi esempi biblici che il Signore non sempre calma le acque; Egli non sempre impedisce che le inondazioni giungano, non sempre spegne gli incendi. Tuttavia, Egli promette: “Io camminerò con te attraverso tutto questo. Questa prova, questa circostanza non ti distruggerà. Perciò, prosegui il cammino. Ne uscirai dall’altra parte con me al tuo fianco!”

giovedì 24 febbraio 2011

STIAMO METTENDO LIMITI ALLA POTENZA E ALLE PROMESSE DI DIO?

Credo che oggi limitiamo Dio con i nostri dubbi e la nostra incredulità. La Scrittura dice di Israele: “Sì, essi tentarono Dio più volte e tornarono a provocare il Santo d'Israele” (Salmo 78:41). Israele si sviò da Dio a motivo della sua incredulità.

Confidiamo in Dio nella maggior parte delle aree della nostra vita, ma la nostra fede ha sempre confini e limiti. Resta sempre almeno una piccola area che tratteniamo, in cui non crediamo veramente che Dio interverrà per noi. Ad esempio, molti lettori hanno pregato per la guarigione di mia moglie Gwen. Ma spesso, quando si tratta di guarigione per il proprio marito, la propria moglie o i propri figli, essi limitano Dio.

Io limito Dio principalmente nel campo della guarigione. Ho pregato per la guarigione fisica di molti e ho visto Dio compiere miracolo dopo miracolo. Ma quando si tratta del mio corpo, limito Dio. Ho paura di lasciare che Egli sia Dio per me. Mi rimpinzo di medicine o corro dal dottore prima ancora di pregare per me stesso. Non sto dicendo che sia sbagliato andare dal dottore, ma a volte rientro nella descrizione di coloro che “Nella sua infermità però egli non cercò l'Eterno, ma ricorse ai medici” (2 Cronache 16:12).

Ti chiedo: preghi affinché Dio abbatta le mura in Cina o a Cuba, ma quando si tratta della salvezza della tua famiglia non hai un grammo di fede? Pensi: “Si vede che Dio non vuole. Il mio caro è un caso davvero difficile. Sembra che Dio non mi stia ascoltando su questa faccenda”. Se ciò è vero, non lo vedi come Dio. Ignori le sue vie. Il desiderio di Dio è di “fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo, secondo la potenza che opera in noi” (Efesini 3:20).

Dio mi ha detto: “David, hai legato le mie mani; mi hai incatenato. Come posso guarirti se tu non credi davvero che io lo farò? Il tuo dubbio impedisce che io sia Dio per te. Ti dico che tu non mi conosci se non sai che Io sono più disposto a dare di quanto tu non lo sia a ricevere”.

Israele mormorava del continuo: “Dio sarà in grado..? Certo, Egli ha aperto una via nel Mar Rosso per noi, ma potrà darci del pane?” Dio gli diede del pane. In realtà, Egli apparecchiò una mensa per loro nel deserto. “Ma sarà in grado di darci dell’acqua?” chiesero. Egli diede loro acqua da una roccia. “Ma potrà darci della carne?” Egli gli diede carne dal cielo. “Ma sarà in grado di liberarci dai nostri nemici?” Volta dopo volta, Dio provvide e liberò in ogni situazione. Eppure il popolo impiegò quaranta anni per dire “Dio potrà…? Dio sarà in grado…?”

Amato, dovremmo invece dire: “Dio può! Dio può!” Egli l’ha fatto, e lo farà! Dio può ed Egli compirà tutto ciò che chiediamo e crediamo che Egli possa fare.

mercoledì 23 febbraio 2011

DIO VUOLE INSEGNARCI A RICONOSCERE LA SUA VOCE!

Coloro che davvero conoscono Dio, hanno imparato come riconoscere la Sua voce al di sopra di tutte le altre. Egli vuole che tu sia assolutamente convinto che Egli desideri parlarti, per dirti cose che non hai mai visto o udito prima.

Non molto tempo fa, il Signore mi ha mostrato come io stessi ancora vacillando sull’udire la Sua voce parlare alla mia anima. Oh, io so che Egli parla e che le pecore devono conoscere la voce del Maestro, ma dubitavo della mia capacità di udirlo. Ho speso tutto il mio tempo ad “analizzare” la voce che udivo, e quando era troppo grande o troppo misteriosa per me pensavo: “Questo non può essere Dio. Inoltre, anche il diavolo può parlare. La carne parla; gli spirito bugiardi parlano”. Una moltitudine di voci ci giungono in ogni momento. Come posso riconoscere la voce di Dio?

Credo che siano necessarie tre cose per coloro che desiderano udire la voce di Dio:

1. Devi avere una fede incrollabile che Dio voglia parlarci. Ne devi essere pienamente persuaso e convinto. Infatti, Egli è un Dio che parla; Egli vuole che tu riconosca la Sua voce, così da poter fare la Sua volontà. Ciò che Dio ti dirà non andrà mai oltre i limiti della Scrittura, e non devi essere un ministro o avere una laurea per comprendere la Sua voce. Tutto ciò di cui hai bisogno è un cuore che dica: “Credo che Dio desideri parlarmi”.
2. Devi trovare tempo di qualità e silenzio. Devi essere disposto a chiuderti in una stanza con Dio e far sì che ogni altra voce scompaia. Certo, Dio ci parla durante tutta la nostra giornata, ma ogni volta che Egli ha voluto edificare qualcosa dentro di me, la Sua voce è giunta soltanto dopo che io avevo azzittito tutte le altre voci che non fossero la Sua.
3. Devi chiedere in fede. Non riceviamo nulla da Dio (incluso l’udire la sua voce), a meno che non crediamo veramente che Egli sia in grado di comunicarci la Sua mente e renderci capaci di comprendere la Sua perfetta volontà.

Gesù disse: “E chi è tra voi quel padre che, se il figlio gli chiede del pane, gli dà una pietra? O se gli chiede un pesce gli dà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli dà uno scorpione?” (Luca 11:11-12). In altre parole: “Se chiedi al tuo Padre celeste di ricevere una parola, una direzione chiara, una correzione divina o un bisogno particolare, credi anche solo per un momento che Lui invece permetterà al diavolo di venire ed ingannarti?”

Dio non è un burlone! Egli non permetterà che il diavolo ti inganni. Quando Dio parla, la pace segue! E Satana non può contraffare quella pace. Se sei in un luogo di riposo e pace, convinto che Dio possa parlarti, allora avrai una certezza che non cambia mai. Potrai tornare da Dio migliaia di volte, e riceverai sempre la stessa parola, poiché essa è vera.

martedì 22 febbraio 2011

QUANT’É GRANDE IL TUO CRISTO?

“Se chiedete qualche cosa nel nome mio, io la farò” (Giovanni 14:14). Noi mostriamo la misura del nostro Cristo da ciò che chiediamo nel Suo nome. Ci viene detto di chiedere ampiamente e di aspettarci grandi cose. Mostriamo la grandezza di Cristo dalla grandezza delle nostre suppliche. Riceviamo poco da Cristo perché chiediamo davvero poco.

Noi limitiamo le nostre suppliche a cose materiali. Certo, dobbiamo rendere noti i nostri bisogni, ma chiedere solo per ricevere cibo o riparo significa diminuire la nostra visione della Sua grandezza.

Il regno di Dio è “gioia, pace nello Spirito Santo!” Serviamo un Cristo trionfante, e noi siamo chiamati a condividere questo trionfo. Hai gioia, pace nello Spirito Santo? Vai al Suo trono per chiedere gioia e pace? Chiedi al Padre “nel nome di Gesù”?

Cristo non ha trionfato per Sé stesso. Egli l’ha compiuto per te e per me, dunque noi ne riceviamo il beneficio. Chiedi di essere più simile a Cristo? Chiedi in fede, nel nome di Gesù, per ottenere il riposo promesso in Ebrei?

Dio sta aspettando e desiderando richieste maggiori. Chiedere “nel nome di Gesù” è un invito a partecipare della grande bontà di Dio, offerto a quanti credono e chiedono largamente. Chiedi oggi di ricevere uno spirito sempre crescente di gioia, anche nei maggiori momenti di prova.

Che ne pensi della folla affamata di 5000 persone nel nuovo Testamento, quando Gesù chiese ai Suoi discepoli cosa avrebbero dovuto fare? In altre parole, mostratemi il vostro piano per cibarle. Cosa si può fare per affrontare questa crisi? Egli provò la loro fede.

Sin dall’inizio, Gesù aveva un piano! Chi, tra tutta quella folla, avrebbe potuto concepire la soluzione di cibarli con cinque pani e due pesci?

Amato, Dio ha un piano prestabilito per ogni situazione della tua vita. Potrai essere in grado di pensare a modi in cui Dio potrebbe risolvere la tua crisi, ma la Parola di Dio ci dice che la mente umana non può concepire le vie di Dio.

Dio non ci dirà qual è il Suo piano. Non ci darà nemmeno un indizio. Egli insiste affinché riponiamo fede nelle Sue promesse, la Sua maestà, i Suoi miracoli passati in nostro favore. La Sua Parola per noi è: Credi! Il tuo Signore ha una via preparata, ed Egli ha la potenza per adempiere il Suo piano. Egli vorrebbe spostare la tenda e mostrarci uno scorcio delle Sue invisibili vie, ma non può farlo.

La fede è dimostrazione di cose che non si vedono. Non ci sarà riposo per noi nelle nostre provi più terribili finché non crederemo pienamente che Egli sia lì pronto a compiere l’impensabile, l’impossibile. La nostra parte è semplicemente quella di confidare che Egli compirà ciò che ha promesso.

lunedì 21 febbraio 2011

RENDENDO CONTINUAMENTE GRAZIE

“Rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo” (Efesini 5:20).

La questione del rendimento di grazie era così importante nella teologia di Paolo che egli la ripete tre volte. (1) “parlandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali”, (2) “cantando e lodando col vostro cuore il Signore”, e (3) “Rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo” (Efesini 19-20).

Senza fede non possiamo fare tutto questo come dovremmo. Siamo schiacciati da così tanti problemi e avversità;certamente Dio non vuole che fingiamo. Mi sembra che Paolo ci abbia fornito la chiave quando ci dice “ … fatelo al Padre”. Il grande predicatore Giovanni Calvino disse che tali canti e continui rendimenti di grazie sono finzione ed ipocrisia se non siamo pienamente persuasi che Dio sia nostro Padre.

A volte le nostre labbra fremono dal dolore, tanto da non poter cantare; non ci va di rendere grazie. Le circostanze difficili frantumano il nostro spirito. Ci sono momenti in cui il cuore grida: “Signore, sono così aggravato dalle preoccupazioni da riuscire a malapena ad alzare la testa”. “Signore, trovo difficile lodare e ricordare inni nel mio cuore. C’è troppo timore, dolore e dubbio”.

Sì, non è facile rispondere a questa importante verità. Dio non è severo con noi quando soffriamo. Siamo i Suoi figli. Ma queste parole ci vengono offerte per trovare consolazione e sollievo in tali momenti. Ci concentriamo così tanto sulle nostre difficoltà che perdiamo più che solo il canto, ci allontaniamo sempre più dalle promesse eterne di Dio. Nonostante tutto ciò che affrontiamo, il nostro Signore ci dice: “RENDI GRAZIE DEL CONTINUO”.

Diveniamo ingrati per tutto ciò che ha fatto nel passato. Ci avviluppiamo in preghiere solo per noi stessi, i nostri bisogni, le nostre famiglie, non riusciamo ad alzare gli occhi per vedere le sofferenze altrui, che stanno soffrendo più di noi.

Sono veramente convinto da questa parola di Paolo. Voglio affrontare il domani determinato a cantare al mio Signore e rendere grazie per un giorno intero, per tutte le cose, in ogni cosa. Potrebbe essere un canto non udibile; potrebbe essere fievole inizialmente; ma dev’esserci una potenza nel farlo, per fede, altrimenti non ci sarebbe stato ripetuto tre volte.

Oh che leggere diecimila volte questo messaggio ti faccia sforzare a cantare con me, quale gioia porterebbe al cuore del Padre. Poi, per finire riposando nella verità che Dio ha udito il tuo grido, sappi che Egli sta operando la soluzione persino ora e ogni giorno, quindi continua a rendere grazie del continuo e non smettere mai di cantare canti d’amore al nostro prezioso Signore e Salvatore.

venerdì 18 febbraio 2011

CREDI ANCORA?

Di recente ho avuto un’esperienza insolita mentre ero in meditazione col Signore. La Sua dolce voce mi chiese: “Credi ancora?”

“Credi che ti amo ancora in modo incondizionato, che proprio ora sei condotto dallo Spirito Santo, che ogni lacrima da te versata io la custodisco, che proprio adesso in questo luogo, in questo istante, sei nella perfetta volontà di Dio?

“Credi che tutte le cose ancora cooperano al bene per coloro che mi amano, che ascolto le tue preghiere, anche quando non hai parole udibili per esprimerle, quando tutto sembra buio e sei sopraffatto, quando la paura afferra la tua mente e la tua anima, quando sembra che io abbia chiuso i cieli sopra di te?

“David, credi ancora che io cibo ogni essere vivente: i pesci del mare, il bestiame, gli uccelli, e ogni cosa che striscia sul suolo? Credi ancora che conto ogni capello del tuo capo, che noto ogni uccello che cade dal cielo? Lo credi veramente?

“Credi ancora, anche quando la morte giunge per i tuoi cari? Credi ancora ciò che hai testimoniato, che io dono consolazione e forza anche per affrontare la tomba?

“Credi ancora che ti amo, che perdono ogni tuo vecchio peccato, ogni peccato presente, e che perdonerò i tuoi peccati futuri se riposi e confidi in me? Credi che io capisco quando Satana invia i suoi messaggeri contro te per infondere bugie, dubbi, bestemmie, paure e disperazione?

“Credi ancora di essere nel palmo della mia mano, che sei più prezioso dell’oro per il tuo Salvatore, che la vita eterna è il tuo futuro, che non esiste potenza che possa strapparti dalla mia mano, che sono ancora toccato da ogni infermità ed afflizione che sopporti? Credi ancora che tutto questo sia vero?”

La mia risposta è categoricamente SÌ! Sì, Signore, io credo ancora e anche di più, molto di più!

Leggi tutto il Salmo 103 e chiediti: “Lo credo ancora? Ogni cosa?”

giovedì 17 febbraio 2011

IL NOSTRO PADRE CELESTE HA UN PIANO PER TE

Dio ha un piano prestabilito per trarci fuori dalle prove più tremende. Non importa cosa tu stia passando, Dio ha un piano fatto su misura per ogni difficoltà; è un piano che non potrebbe mai essere concepito o immaginato dalla mente umana.

Considera, ad esempio, le terribili prove che Israele affrontò nel deserto. Non c’era pane, né alcun tipo di cibo. Quale comitato, quale gruppo d’intercessione se ne sarebbe potuto uscire così: “preghiamo di svegliarci domani e scoprire fiocchi bianchi di cibo angelico, dal sapore del miele, coprire il suolo”.

Dio aveva un piano, un piano miracoloso, inconcepibile. Incredibile!

Poi mancò l’acqua. Il torrido deserto inaridiva le loro labbra. Non c’era modo per sopravvivere, umanamente parlando. Centinaia di migliaia piansero, mentre affrontavano una questione di vita o di morte.

Chi avrebbe immaginato il modo in cui Dio avrebbe risolto ogni cosa? Chi avrebbe indicato una grande roccia per poi consigliare a Mosè: “Vai, colpiscila e fanne scaturire un fiume d’acqua”?

Ma Dio aveva un piano, concepito nella Sua mente molto prima della crisi.

Tornare al Mar Rosso, avendo di fronte un mare inaccessibile, dietro di loro l’esercito di Faraone che li insegue. Impossibilità! Disperazione!

Non aveva Dio un piano sin dall’inizio?

mercoledì 16 febbraio 2011

UN MESSAGGIO PER I CREDENTI SOPRAFFATTI

Mi rivolgo ora a quei credenti che sono sopraffatti dall’accumularsi di afflizioni. Davide, il salmista, racconta del suo essere sopraffatto da problemi insopportabili:

“ Il mio cuore è angosciato dentro di me, e spaventi mortali mi sono caduti addosso. Paura e tremito mi hanno assalito e il terrore mi ha sopraffatto” (Salmo 55:4-5).

Cerca nelle Scritture, e non troverai nessun uomo di Dio parlare più di quanto non lo fece Davide sul confidare in Dio. Nessuno parlò di più sul cercare e aspettare il Signore per ricevere forza nel momento del bisogno. Fu Davide a testimoniare di non temere alcun male, anche se avesse camminato nella valle dell’ombra della morte, perché il Signore era con lui.

Ma allora piombarono su Davide una serie di difficoltà profonde e dolorose che scossero la sua fede. Toccando il fondo, quando si sentì disperato, gridò: “Ogni uomo è bugiardo!” Parlava spinto dal suo dolore e dalla forte sofferenza. Ogni parola proferita per consolare o dare speranza non si avvera; sembra tutta una bugia.

Era in atto un attacco spietato alla fede di Davide. Egli non stava accusando Dio di mentire, ma tutte le voci che gli giungevano da ogni parte. Davide si trovava nel luogo della disperazione; cercava una via di fuga: “Se avessi le ali di una colomba, volerei via da tutta questa disperazione e cercherei un luogo di riposo”.

Quando parlo dell’essere sopraffatti, so di cosa sto parlando. Mia figlia Debi è stata appena operata per un cancro. Mio genero di 29 anni, Brandon, sta facendo la chemioterapia per un cancro al 4° stadio. Davide aveva ragione: “La paura e lo sgomento piombano su di noi”.

Cosa fa il figlio di Dio che crede in Lui in queste ore opprimenti? Facciamo come ha fatto Davide.

“ Quanto a me, io invocherò DIO, e l'Eterno mi salverà. 17 La sera, la mattina e a mezzogiorno mi lamenterò e gemerò, ed egli udrà la mia voce. 18 Egli riscatterà la mia vita e la metterà al sicuro dalla guerra mossa contro di me, perché sono in molti contro di me” (Salmo 55:15-18).

Rivolgiti alla preghiera, corri via da ogni cosa ed entra nella presenza del Signore. Anche se lo fai silenziosamente, grida il tuo dolore e chiedi che la pace scenda su di te. Dobbiamo fare qualcosa oltre al confidare; dobbiamo dimorare nella Parola di Dio e reclamare le Sue promesse in preghiera.

Io e la mia famiglia stiamo camminando in fede, appoggiandoci sulla fedeltà di Dio alla Sua Parola. Dio è buono!

martedì 15 febbraio 2011

LA FEDE È PI UN INVITO CHE UN COMANDAMENTO

La fede è un comandamento. È scritto: “Il giusto vivrà per fede”. Senza fede è impossibile piacere a Dio. La Scrittura aggiunge : “Se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce” (Ebrei 10:38).

Mi vengono i brividi quando penso al terrore e ai pericoli dell’incredulità. L’incredulità è una abissale fossa di paura, angoscia e scoraggiamento. Le conseguenze dell’incredulità sono orrende; inizia tutto temendo ciò che non riusciamo a vedere. Un timore oggi porta a due timori domani, poi tre, e poi i timori diventano una fossa profonda di angoscia e disperazione incontrollabili.

Vedo sempre più che la paura e l’incredulità sfociano nella disperazione; essa conduce ad un deserto di confusione e vuoto. Non è un’opzione, non è una questione da poco per Dio. È invece una questione di vita o di morte. Essa porterà a temere ogni cosa, presente e futura. La paura è tormento.

Tutti i figli di Dio stanno sopportando afflizioni e problemi di vario genere. È straziante sentire delle cose dolorose che il giusto oggi soffre. Anche la mia famiglia in questo momento è duramente provata e tribolata.

Alcuni di quelli che affrontano sofferenze acute e spaventose, sia fisiche che spirituali, stanno perdendo la speranza. Se stai passando per il fuoco affinatore, ho una parola per te.
LA FEDE È ANCHE UN INVITO AD AVERE PARTE ALLA GRANDE BONTÀ DEL SIGNORE.

Ti riferisco una delle promesse più incoraggianti in tutta la Parola di Dio. Che questa promessa scenda profondamente nella tua anima:

“Quanto è grande la tua bontà che riservi per quelli che ti temono, e che usi in presenza dei figli degli uomini verso quelli che si rifugiano in te! Tu li nascondi nel segreto rifugio della tua presenza, dalle insidie degli uomini, tu li custodisci in una tenda al sicuro dalle contese verbali” (Salmo 31:19-20).

Ecco un grande incoraggiamento per tenere duro nella fede. Ecco una promessa gloriosa e potente. Dio dice: “Confida in me prima che negli uomini, ed io aprirò i miei tesori di grande bontà e li riverserò su te. Ti nasconderò nel segreto della mia presenza; non permetterò che alcun conflitto di colpisca”.

Qualcuno dirà: “Non dovremmo confidare in Dio per ottenere la Sua bontà”. Non è così! È anche scritto: “Non gettate via dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa” (Ebrei 10:35). È inoltre scritto: “Chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6). Dobbiamo credere che Egli è un rimuneratore. Quelle ricompense di fede sono benignità spirituali, come ricompense di forza, pace e calma nella tempesta.

Oh caro, Dio si rallegra nella nostra fede. Egli attende di donarci speranza e aprire i nostri occhi alla Sua amorevole cura. Siamo noi che dobbiamo prendere una decisione, persino ora. È in nostro potere scegliere di confidare in Dio nelle nostre prove presenti e future. O il deserto della disperazione, oppure il sorriso del Signore e un cielo aperto.

Dio ci aiuti tutti a restare aggrappati alla nostra fede. Non mollare. Siamo troppo vicini alla fine della corsa.

“Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall'avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione. Io ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te” (Salmo 32:7-8).

venerdì 11 febbraio 2011

PREPARATI AD OGNI CRISI

Quando giunge una crisi, non hai tempo per edificarti nella preghiera e nella fede, ma coloro che sono stati con Gesù sono sempre pronti.

Una coppia ha scritto di recente al nostro ministero in uno spirito che rivelava che essi erano stati con Gesù. La loro figlia di 24 anni era uscita con un'amica quando uno squilibrato rapì entrambe le giovani, poi, uccise brutalmente la figlia.

La coppia era sotto shock. I loro amici e vicini si domandavano, "Come potrebbe mai un genitore sopravvivere ad una simile tragedia?" Eppure, nel giro di un'ora, lo Spirito Santo era andato da quella coppia sofferente portando una consolazione soprannaturale. Certo, nei giorni dolorosi che seguirono, quei genitori travagliati continuarono a chiedere a Dio "perché". Tuttavia, sperimentarono sempre un riposo spirituale e pace nel cuore.

Chiunque conoscesse questi genitori restava sbalordito della loro tranquillità, ma quella coppia era stata preparata ad affrontare quel momento di crisi. Essi sapevano da prima che Dio non avrebbe mai permesso che qualcosa accadesse loro senza un motivo di fondo, e quando quella terribile notizia giunse, essi non crollarono.

In realtà, questi genitori e i figli loro rimasti iniziarono a pregare per l'assassino. La gente nella loro città non riusciva ad accettarlo, ma quella coppia pia parlava ed insegnava sulla capacità divina di fornire la forza necessaria, non importava ciò che avrebbero dovuto affrontare. Quella gente riconobbe che che la loro forza poteva provenire soltanto da Gesù. Presto iniziarono a dire riguardo alla coppia, "Sono un miracolo; sono veramente persone che appartengono a Gesù".

"Dio è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità. Perciò non temeremo, anche se la terra si dovesse spostare e se i monti fossero gettati nel mezzo del mare, e se le sue acque infuriassero e schiumassero, e i monti tremassero al suo gonfiarsi" (Salmo 46:1-3)

giovedì 10 febbraio 2011

DIO E' CON LORO

"Or essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni e avendo capito che erano uomini illetterati e senza istruzione, si meravigliavano e riconoscevano che erano stati con Gesù" (Atti 4:13).

In Atti 4, vediamo che mentre Pietro e Giovanni stavano in piedi, in attesa che la sentenza fosse emessa, l'uomo che era appena stato guarito era lì con loro. Lì, in carne ed ossa, c'era la prova vivente che Pietro e Giovanni erano stati con Gesù. Ora, mentre i capi della sinagoga osservavano, "vedendo poi in piedi accanto a loro l'uomo che era stato guarito, non potevano dire nulla contro" (Atti 4:14).

Cosa fecero Pietro e Giovanni quando vennero rilasciati? "ritornarono dai loro e riferirono tutte le cose i capi dei sacerdoti e gli anziani avevano loro detto" (4:23). I santi di Gerusalemme si rallegrarono insieme ai due discepoli. Poi pregarono, "Ed ora, Signore, considera le loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare la tua parola con ogni franchezza, stendendo la tua mano per guarire e perchè si compiano segni e prodigi nel nome del tuo santo Figlio Gesù" (4:29-30). Esi pregavano, "Dio, grazie perla franchezza che hai donato ai nostri fratelli, ma sappiamo che questo è solo l'inizio. Ti preghiamo, dai a tutti noi questa franchezza, affinché possiamo parlare con una santa certezza, e provvedi una testimonianza visibile che mostri che Tu sei con noi".

Non c'è dubbio che Pietro e Giovanni avessero visto uno sguardo di rassegnazione sul volto del sommo sacerdote quando si rese conto che loro erano stati con Gesù. Pietro deve aver strizzato l'occhio a Giovanni dicendogli, "Se solo sapessero, loro ricordano che eravamo con Gesù settimane fa. Non sanno che siamo stati col Maestro resuscitato sin da allora. Eravamo con Lui nell'alto solaio. Poi, questa mattina eravamo con Lui mentre pregavamo nelle nostre celle. E non appena saremo usciti di qui, Lo incontreremo ancora".

Questo è quanto accade a uomini e donne che spendono tempo con Gesù. Quando escono da quel tempo trascorso con Cristo, Egli è con loro ovunque essi vadano.

mercoledì 9 febbraio 2011

FRANCHEZZA SANTA E AUTORITA' SPIRITUALE

Più tempo passiamo con Gesù, più diveniamo simili a Cristo in purezza, santità ed amore. In cambio, il nostro cammino di purezza produce in noi una grande franchezza per Dio. La Scrittura dice, "L'empio fugge anche se nessuno lo insegue, ma il giusto è sicuro come un leone" (Proverbi 28:1). Questo è proprio il tipo di franchezza che i capi della sinagoga videro in Pietro e Giovanni mentre ministravano (vedi Atti 4:1-2).

Nel capitolo precedente (Atti 3), Pietro e Giovanni pregarono per un uomo zoppo che fu instantaneamente guarito. La guarigione provocò un gran vociferare nel tempio, e nel tentare di fermare i discepoli dal testimoniare la propria fede in Cristo, i capi religiosi li fecero arrestare e li condussero ad un processo pubblico.

Pietro e Giovanni ebbero un incontro con i capi della sinagoga, ma la Bibbia non fornisce molti dettagli su questa scena in Atti 4. Eppure posso assicurarvi che i capi religiosi avevano orchestrato il tutto affinché fosse in pompa magna, una gran cerimonia. Innanzitutto, i dignitari presero posto nelle loro poltrone vellutate; poi, seguirono i parenti del sommo sacerdote. Infine, in un momento di grande attesa, il sommo sacerdote, coi suoi paramenti, fece la sua entrata trionfale. Tutti si inchinarono al passaggio dei sacerdoti, camminando silenziosamente nel corridoio verso il trono del giudizio.

Tuto ciò serviva ad intimidire Pietro e Giovanni, ma i discepoli non erano affatto intimiditi. Erano stati troppo a lungo con Gesù. Immagino Pietro pensare, "Forza, cominciamo questo incontro. Datemi il pulpito e lasciatemi libero. Ho una parola da Dio per questa radunanza. Grazie, Gesù, di permettermi di predicare il Tuo nome a quanti odiano Cristo". Atti 4:8 inizia così: "Allora Pietro, ripieno di Spirito Santo..." e questo mi dice che non avrebbe tenuto una conferenza, non sarebbe stato tranquillo e riservato. Pietro era un uomo posseduto da Gesù, ripieno di Spirito Santo.

I servi di Dio sono certi nella loro identità in Cristo, ed essi sono sicuri nella giustizia di Gesù. Dunque, non hanno nulla da nascondere; possono stare davanti a chiunque, con la coscienza pulita.

giovedì 3 febbraio 2011

ADDESTRATORI DI SERPENTI

Non puoi lavorare per Cristo con efficacia se non sei disposto ad affrontare i rischi che ne conseguono. Gesù ci avvertì circa il rischio di incontrare serpenti.

Io ne parlo con delicatezza, ma la Bibbia dice che i malvagi sono come serpenti velenosi, e noi dobbiamo essere addestratori di serpenti. Penso sia significativo che la Bibbia chiami satana "il serpente antico" (Apocalisse 12:9). Ma Cristo ha promesso, "prenderanno in mano dei serpenti..." (Marco 16:18).

Gesù disse, "Và fuori per le vie e lungo le siepi e constringili ad entrare" (Luca 14:23). Ma in Ecclesiaste veniamo messi in guardia: "...chi demolisce un muro può essere morso da una serpe" (10:8). Le siepi sono piene di serpi, tuttavia in quanto pescatori di uomini, ci viene detto: "...Se gli chiede un pesce gli dà una serpe?" (Luca 11:11).

I conquistatori di anime hanno una promessa, "...anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male..." (Marco 16:18). Questo passo si riferisce a missionari o credenti che accidentalmente si imbattono in un veleno, ma c'è qualcosa di molto più grande nascosto in questa Scrittura. Proprio come i cristiani bevono del sangue di Cristo - il fiume della vita, del Suo amore divino e della Sua bellezza, beviamo inconsciamente anche del veleno di questo mondo quando usciamo a predicare il Vangelo.

Assorbiamo così tanto dello spirito di questo mondo, assumiamo così tante cose mortali nelle nostre vite spirituali che, se non riceviamo la protezione dello Spirito Santo, non vedo proprio come potremmo recarci dove si trovano i peccatori. Non puoi fare a meno di bere di tali indicibili cose nel tuo spirito. Ma se bevi qualsiasi bevanda mortale mentre insegui serpenti nella potenza di Cristo, il veleno non ti farà del male. Quando il Signore iniziò a mostrarmi questa verità, andai a casa a pregare, e potei sentire il soffio dello Spirito Santo dentro me. Il veleno venne tolto via e potei alzarmi totalmente purificato - senza ferite.

mercoledì 2 febbraio 2011

MORIRE E'GUADAGNO?

Lo disse Paolo: "Morire è guadagno" (Filippesi 1:21). Un simile parlare è totalmente estraneo ai nostri moderni vocabolari spirituali. Siamo divenuti dei tali adoratori della vita che non abbiamo un gran desiderio di dipartirci per andare con il Signore.

Paolo disse, "Sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore" (Filippesi 1:23). Tuttavia, al fine di edificare i nuovi convertiti, pensò che sarebbe stato meglio "rimanere nel guscio" o come disse lui, "rimanere nella carne".

Paolo era forse malato? Aveva una fissazione malsana con la morte? Stava forse mostrando una mancanza di rispetto per la vita con la quale Dio lo aveva benedetto? Assolutamente no! Paolo visse una vita abbondante. Per lui la vita era un dono, ed egli l'aveva ben usata per combattere il buon combattimento. Egli aveva vinto la paura del "dardo della morte", ed ora poteva dire, "E' meglio morire ed essere con il Signore che restare nella carne".

Coloro che muoiono nel Signore sono i vincitori; noi che restiamo siamo i perdenti. La morte non è la guarigione finale: la resurrezione lo è! La morte è il passaggio, e a volte il passaggio può essere doloroso. Non importa quanto dolore e sofferenza scombussolino questi corpi, non sono nemmendo degne di essere paragonate con l'ineffabile gloria che attende coloro che resistono al passaggio.

Ogni messaggio che parla della morte ci dà fastidio. Tentiamo di ignorarne il solo pensiero. Sospettiamo che coloro che ne parlano siano patologici. Raramente parliamo di come potrebbe essere il cielo, ma la maggior parte delle volte l'argomento della morte è un tabù.

Quanto erano diversi i cristiani primitivi! Paolo parlò molto della morte. In realtà, nel Nuovo Testamento ci si riferisce alla resurrezione dai morti come alla nostra "beata speranza". Però oggi la morte viene considerata un intruso che ci priva dalla buona vita alla quale siamo abituati. Siamo così circondati da cose materiali da restarne impantanati. Il mondo ci ha intrappolati nel materialismo. Non riusciamo più asopportare il pensiero di lasciare le nostre belle case, le nostre belle cose, i nostri cari amori. Sembra che pensiamo, "morire ora sarebbe una perdita troppo grossa. Io amo il Signore, ma ho bisogno di tempo per godere dei miei beni. Sono sposato, devo ancora provare i miei buoi, ho bisogno di più tempo".

Hai notato di quanto oggi si parli poco del cielo o del lasciarci dietro questo vecchio mondo? Piuttosto, siamo bombardati di messaggi su come usare la nostra fede per acquisire ancora più cose. Che concetto stentato del proposito eterno di Dio! Non c'è da meravigliarsi che così tanti cristiani abbiano paura al sol pensiero della morte. La verità è che siamo lontani dal comprendere la chiamata di Cristo ad abbandonare il mondo e tutti i suoi legami. Egli ci chiama a morire, morire senza memoriali a noi stessi, senza preoccuparci di come dovremo essere ricordati. Gesù non lasciò alcuna autobiografia, nessun quartier generale, nessuna università né scuola biblica. Non lasciò nulla che perpetuasse la Sua memoria, se non il pane e il vino.