martedì 31 agosto 2010

EGLI CI CHIAMA A PORTARE A TERMINE

"Che talora, avendo posto il fondamento e non potendola finire, tutti coloro che la vedono non comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non è stato capace di terminare" (Luca 14:28-30).

Cristo sapeva che molti dei Suoi seguaci non avrebbero avuto ciò che serviva per arrivare fino alla fine. Sapeva che sarebbero tornati indietro senza finire la corsa. Credo che questa sia la più tragica condizione che un credente possa vivere: aver iniziato pienamente intenti ad afferrare Cristo, a crescere come un discepolo maturo, a divenire sempre più simile a Gesù per poi mollare. Una tale persona è colei che ha posto un fondamento e non riesce a finire la costruzione perché non ha fatto bene i conti all'inizio.

Che gioia incontrare coloro che stanno veramente finendo la corsa! Questi credenti stanno crescendo nella sapienza e nella conoscenza di Cristo. Stanno cambiando giornalmente, in ogni momento. Paolo dice loro con incoraggiamento: "E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore" (2 Corinzi 3:18). Non è il cielo che questi credenti cercano, ma Cristo nella Sua gloria!

So che molti tra quelli che leggono questo messaggio particolare sono in una fase di pausa o stanno per fare un passo indietro.

Potrebbe sembrare un piccolo passo, ma causerà una rapida discesa lontano dal Suo amore. Se questo vale anche per te, renditi conto che lo Spirito Santo ti sta chiamando a tornare indietro - a tornare al ravvedimento, al rinnegamento di te stesso e all'arresa. E proprio in questo istante, il tempo è un fattore primario. Se hai mai avuto l'intenzione di afferrare Cristo, fallo adesso, porta a compimento ciò che hai iniziato.

lunedì 30 agosto 2010

SATANA USA INGANNI SUBDOLI

"Allora il re d'Assiria mandò ad Ezechia, da Lakish a Gerusalemme…Rabshakeh…con un grande esercito" (2 Re 18:17). Gli assiri rappresentano le odierne "guide alla prosperità". Il diavolo farà sfilare il suo esercito intorno alle tue mura: persone potenti, belle e apparentemente di successo in ogni loro attività. Quando li vedi, ti senti rinchiuso come un prigioniero!

Il primo trucco dell'uomo di peccato è di far mettere in discussione la consacrazione di un credente affinché confidi appieno nel Signore. Rabshakeh, il cui nome significa "inviato ebbro", era l'ambasciatore del re. Egli si fece beffe del pio re schernendolo (vedi 2 Re 18:19-20). L'accusa era, "Dio non ti trarrà fuori da questo pasticcio. Affonderai! Sei davvero nei guai, e la tua fede non funzionerà".

Poi satana aggiunge un altro inganno; ti dice che dietro a tutti i tuoi problemi c'è Dio. Il messaggero d'Assiria dichiarò, "L'Eterno mi ha detto: Sali contro questo paese e distruggilo" (2 Re 18:25).

Satana tenterà di convincerti che Dio si sta vendicando di te, che Egli è arrabbiato con te. Questa è la bugia più perniciosa!

Il diavolo ti fa credere che Dio ti ha abbandonato e ti abbia lasciato nei problemi e nel dolore. Vuole che tu pensi che tutti i tuoi problemi sono il risultato della punizione divina per i tuoi peccati passati. Non ci credere! È satana che sta cercando di distruggerti.

Il nostro Signore è un Liberatore, una fortezza. Isaia dice che Egli viene "per accordare gioia a quelli che fanno cordoglio in Sion, per dare loro un diadema invece della cenere, l'olio della gioia invece del lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati querce di giustizia, la piantagione dell'Eterno per manifestare la sua gloria" (Isaia 61:3).

No, caro santo, non stai affondando. Sei soltanto sotto attacco, sbarrato dalle bugie del nemico, perché hai disposto veramente il tuo cuore a confidare nel Signore. Satana sta cercando di distruggere la tua fede in Dio.

EGLI CI CHIAMA A COMBATTERE

"Quale re, andando a far guerra contro un altro re, non si siede prima a determinare se può con diecimila affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata per trattar la pace. Così, dunque, ognuno di voi che non rinunzia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo" (Luca 14:31-33).

Enok una volta profetizzò, "Ecco, il Signore è venuto con le sue santi miriadi" (Giuda 14). La Scrittura dice che siamo re e sacerdoti al Signore, e rappresentiamo queste sante miriadi che giungono per combattere contro l'esercito di satana. Satana guerreggia contro di noi perché ci odia grandemente (vedi Apocalisse 12:17).

Dobbiamo essere preparati a ciò che sta per avvenire: dobbiamo essere pronti a spendere i nostri giorni nel combattimento spirituale, coscienti che una fiumana d'iniquità è stata rilasciata contro il popolo di Dio. Se siamo determinati ad afferrare Cristo, dobbiamo renderci conto di essere invincibili in Cristo. È scritto, "Colui che è in voi, è più grande di colui che è nel mondo" (1 Giovanni 4:4). Dio dice che ci viene garantita la vittoria sopra tutta la potenza del nemico e che abbiamo tutto l'esercito celeste a combattere per noi!

Che Dio ci dia più forza di Spirito Santo per combattere, affinché ognuno di noi possa gridare al mondo e a tutte le orde infernali, "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà l'afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? … Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. Infatti io sono persuaso che né morte, né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà separarci dall'amore di Dio che è in Gesù Cristo, nostro Signore" (Romani 8:35, 37-39).

Questo è il grido di battaglia di coloro che sono affamati di Gesù.

Ogni uomo o donna di Dio diverrà il bersaglio dei malefici ordigni infernali, quando avviene una consacrazione che porti a diventare un sacrificio vivente per Cristo. Le orde infernali si scateneranno contro colui che dispone il suo cuore a camminare nella santità della fede.

Satana ti affliggerà e ti ostruirà il cammino perché sei divenuto una minaccia reale per i suoi programmi di inganno. Tu puoi abbandonare la guerra, arrenderti, mollare, e divenire uno scialbo girovago infruttuoso.

Quanto a me, io decido di resistere al complotto del diavolo, di alzarmi in fede, e riprendere il combattimento. Satana non può tenere a terra qualcuno che veramente confida nel Signore.

AMORE E ODIO

"Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo" (Luca 14:26)

Il termine greco per odio significa "amare meno rispetto a". Gesù ci sta chiamando ad avere un amore per Lui che sia onnicomprensivo, che sia talmente fervente ed assoluto che tutti i nostri affetti terreni non vi si possano avvicinare.

Pensaci: sappiamo cosa significhi entrare alla Sua dolce presenza e non chiedere nulla? Accostarsi a Lui solo perché siamo grati che Egli ci ami così perfettamente?

Siamo diventati egoisti ed egocentrici nelle nostre preghiere: "dacci...vienici incontro...benedicici...proteggici". Tutto questo sarà anche scritturale, ma il focus rimane su noi stessi. Persino la nostra opera per il Signore è diventata egoistica. Vogliamo che Lui benedica il nostro servizio a Lui, così sapremo che la nostra fede è genuina. Il Signore è più interessato a ciò che stiamo diventando piuttosto che a ciò che stiamo facendo per Lui.

Qualcuno potrebbe urtarsi nel leggere questo, perché delle porte ministeriali si sono chiuse. Lui o lei potrebbero sentirsi "messi sul ripiano". Qualcun altro potrebbe pensare di poter essere più utile al Signore in qualche campo bisognoso di missione. Ma io dico che non saremo più utili al Signore di quando ministriamo a Lui amore nello stanzino segreto della preghiera. Quando cerchiamo il Signore, quando cerchiamo la Sua Parola incessantemente per conoscerlo di più, allora siamo all'apice della nostra utilità. Facciamo di più per benedire e accontentare Dio chiudendoci nel segreto con Lui in un'amabile conversazione che facendo qualsiasi altra cosa. Qualsiasi opera Egli possa disporre per noi, nel nostro paese o all'estero, fluirà spontaneamente dalla nostra comunione con Lui. Egli si preoccupa più di vincere completamente i nostri cuori che del nostro vincere il mondo per Lui.

Ciò non è per sminuire degli operai ferventi alla conquista di anime, ma è per affermare che tutto l'evangelismo benedetto dallo Spirito nasce nella comunione. Al testimone che spesso sta col Signore in preghiera sarà data sapienza, il tempismo dello Spirito Santo, e la potenza per compiere la volontà di Dio.

venerdì 27 agosto 2010

VENIRE ALLA SUA TAVOLA

C'è un vecchio canto gospel che ha un profondo significato per me. Dice: "Gesù ha una mensa apparecchiata, dove i figli di Dio vengono cibati, Egli invita il Suo popolo eletto, vieni e mangia".

Che prospettiva emozionante: il Signore ha apparecchiato una mensa nei cieli per i Suoi seguaci! Gesù disse ai Suoi discepoli: "e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno" (Luca 22:29-30). Avere fame di Lui significa che, per fede, anche noi siamo seduti a questa mensa.

Quando l'apostolo Paolo insegna, "Celebriamo dunque la festa" (1 Corinzi 5:8), intende "Comprendiamo chiaramente che c'è stato assegnato un posto nei luoghi celesti con Cristo alla Sua tavola regale. Presentatevi sempre. Che non si dica mai che il vostro posto è vuoto".

La triste verità è che la chiesa di Gesù Cristo non riesce a capire cosa significhi celebrare la festa. Non comprendiamo la maestà e l'onore accordatoci nell'esser stati elevati da Cristo a sedere con Lui nei luoghi celesti. Siamo diventati troppo occupati per sederci alla Sua mensa. Deriviamo erroneamente la nostra gioia spirituale dal servizio, invece che dalla comunione. Facciamo sempre di più per un Signore che conosciamo sempre meno. Ci affanniamo e ci logoriamo dando i nostri corpi e le nostre menti alla Sua opera, ma raramente celebriamo una festa.

L'unica cosa che il Signore ricerca nei Suoi servi, ministri e pastori, al di sopra di tutto il resto, è comunione alla Sua mensa. Questa mensa è un luogo di intimità spirituale, ed è apparecchiata ogni giorno. Celebrare la festa significa venire a Lui del continuo per ricevere cibo, forza, sapienza e comunione.

Sempre, sin dai tempi della croce, tutti i colossi spirituali hanno avuto una cosa in comune: essi riverivano la mensa del Signore. Si perdevano nella vastità di Cristo. Morirono tutti lamentandosi di conoscere ancora così poco di Lui e della Sua vita.

La nostra visione di Cristo oggi è troppo piccola, troppo limitata. C'è bisogno di un vangelo di "vastità" per vincere i problemi complicati e crescenti di questa età malvagia. Vedi, Dio non risolve semplicemente i problemi in questo mondo ; Egli li divora nella Sua vastità! Chi ha una rivelazione crescente della vastità di Cristo, non deve temere i problemi, il diavolo, le potenze di questa terra. Egli sa che Cristo è più grande di tutto ciò. Se avessimo questo tipo di rivelazione di quanto Lui sia vasto, illimitato, immisurabile, immenso e senza confini, non ci lasceremmo più sopraffare dai problemi della vita.

Paolo è un esempio per noi: egli era consacrato ad avere una tale rivelazione sempre crescente di Cristo. In realtà, tutto ciò che lui aveva di Cristo gli giunse per rivelazione; gli fu insegnato alla mensa del Signore e reso efficace dallo Spirito Santo. Ricorda, fu solo dopo tre anni dalla sua conversione che Paolo andò a passare del tempo con gli apostoli in Gerusalemme, e rimase con loro solo quindici giorni prima di continuare il suo viaggio missionario. Egli dirà più tardi, "Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero" (Efesini 3:3). Lo Spirito Santo conosce i segreti profondi e nascosti di Dio, e Paolo pregava costantemente per ricevere il dono della grazia di capire e predicare "le imperscrutabili ricchezze di Cristo" (Efesini 3:8).

Il Signore sta cercando credenti che non si accontentino di barcamenarsi tra tutte le voci conflittuali per trovare una vera parola. Egli vuole che siamo affamati di una vera rivelazione di Lui che sia solo nostra : un'intimità profonda, personale.

giovedì 26 agosto 2010

DAL CAMPO DI BATTAGLIA DELLA FEDE

Quando Paolo decise di andare a Gerusalemme, non fu perché aveva udito di un risveglio scoppiato da quelle parti. Non era un predicatore scoraggiato in cerca di qualcuno che gli impartisse qualcosa da parte di Dio. No, egli afferma chiaramente, "Salii...a Gerusalemme...per rivelazione ed esposi loro l'evangelo che io predico..." (Galati 2:1-2). Paolo andò a Gerusalemme per condividere un mistero che Dio voleva rivelare al Suo popolo.

Quest'uomo pio aveva già la piena e gloriosa rivelazione di Cristo. Egli non imparò le dottrine che predicava buttandosi nello studio di libri e commentari. Non era un filosofo eremita che escogitava verità teologiche, pensando, "Un giorno le mie opere saranno lette ed insegnate dalle generazioni future".

Lasciate che vi dica come e dove Paolo produsse le sue epistole. Egli le scrisse in delle celle di prigione buie e umide. Le scrisse asciugandosi il sangue dalla schiena dopo essere stato flagellato. Le scrisse dopo aver nuotato strenuamente nel mare, sopravvivendo ad un ennesimo naufragio.

Paolo sapeva che tutta la verità e la rivelazione che egli insegnava derivava dal campo di battaglia della fede. Ed egli si rallegrava nelle sue afflizioni per la causa dell'evangelo. Disse, "Ora posso predicare con ogni autorità ad ogni marinaio che si sia imbattuto in un naufragio, ad ogni prigioniero rinchiuso senza speranza, ad ognuno che abbia mai visto la morte in faccia. Lo Spirito di Dio sta facendo di me un veterano provato, e così posso annunciare la Sua verità a chiunque abbia orecchio da udire".

Dio non ti ha ceduto alla potenza di satana. No, Egli sta permettendo le tue prove perché lo Spirito Santo sta svolgendo un'opera invisibile in te. La gloria di Cristo si sta formando in te per l'eternità.

Non otterrai mai una vera spiritualità da qualcuno o da qualcos'altro. Se sperimenterai la gloria di Dio, essa dovrà giungere a te esattamente dove sei - nelle tue attuali circostanze, che siano piacevoli o meno.

Credo che uno dei grandi segreti della spiritualità di Paolo fosse la sua prontezza ad accettare qualsiasi condizione in cui si trovasse senza lamentarsi. Egli scrive, "Ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo" (Filippesi 4:11).

Il termine greco per contento qui significa "parare". Paolo sta dicendo, "Io non cerco di proteggere me stesso da circostanze spiacevoli. Non supplico Dio affinché me ne dispensi. Al contrario, le accolgo. So dalla mia esperienza col Signore che Egli sta operando qualcosa di eterno in me".

"Affinché la possiate sostenere..." (1 Corinzi 10:13). Il termine sostenere qui usato da Paolo implica che la nostra condizione non cambierà. Il punto è che dobbiamo andare avanti nonostante la situazione. Perché? Dio sa che se Egli cambia la nostra condizione, finiremo per essere distrutti. Egli permette che soffriamo perché ci ama.

La nostra parte in ogni prova è quella di confidare in Dio per tutta la potenza e tutte le risorse di cui abbiamo bisogno affinché troviamo contentezza nel mezzo della sofferenza. Vi prego, non mi fraintendete - essere "contenti" nelle nostre prove non significa che ne siamo felici. Significa soltanto che non tentiamo più di proteggerci da esse. Siamo contenti di non muoverci e resistere in qualsiasi circostanza, perché sappiamo che il nostro Signore ci sta rendendo conformi all'immagine del Suo Figliolo.

mercoledì 25 agosto 2010

LA PRESENTE GENERAZIONE NON SA NULLA SULLA SOPPORTAZIONE

Sopportare significa "andare avanti nonostante le avversità; soffrire pazientemente senza arrendersi". In breve, significa resistere o non cedere. Ma questa parola non significa molto per l'attuale generazione. Molti cristiani oggi sono gente arrendevole – lasciano i loro consorti, le loro famiglie e il loro Dio.

Pietro affronta questo argomento dicendo, "Perché è una grazia se qualcuno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente" (1 Pietro 2:19). Poi aggiunge, "Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma, se soffrite per aver agito bene e sopportate pazientemente, questa è cosa grata a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguiate le sue orme". "Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca. Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. Egli stesso portò io nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; per le sue lividure siete stati guariti. Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle vostre anime" (1 Pietro 2:20-25).

L'apostolo Paolo comanda: "Tu dunque sopporta afflizioni, come un buon soldato di Gesù Cristo" (2 Timoteo 2:3). Infine, il Signore stesso ci fa questa promessa: "Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato" (Matteo 24:13).

Ti chiedo: qual è la tua avversità? Il tuo matrimonio è in subbuglio? Il tuo lavoro è in crisi? Hai un conflitto con un parente, il padrone di casa, un amico che ti ha tradito?

Dobbiamo avere speranza. Vedi, così come le sofferenze di Paolo non lo lasciarono mai, così neppure la rivelazione, la maturità, la sua profonda fede, la sua pace permanente. Egli disse: "Se sarò un uomo spirituale, se davvero voglio piacere al mio Signore , allora non posso combattere contro le mie circostanze. Resisterò, non cederò mai. Niente su questa terra può darmi ciò che ricevo ogni giorno nelle mie prove dallo Spirito di Dio. Egli sta facendo di me un uomo spirituale".

La vita di Paolo "respirava" con lo Spirito di Cristo, ed è così per ogni persona veramente spirituale. Lo Spirito Santo spande attraverso l'uomo interiore di quel servo la celestiale brezza di Dio. Un tale non è abbattuto; egli non mormora e non si lamenta della sua sorte. Forse sta attraversando la prova della sua vita, ma ancora sorride perché sa che Dio è all'opera in lui, e gli sta rivelando la Sua gloria eterna.

martedì 24 agosto 2010

UNA RIVELAZIONE PERSONALE DI CRISTO

Se sei un predicatore, missionario o insegnante, pensa a questo: cosa stai insegnando? Qualcosa che ti è stato insegnato da qualcun altro? È forse la rielaborazione della rivelazione di qualche grande predicatore? Oppure hai sperimentato la tua rivelazione personale di Gesù Cristo? Se sì, sta essa aumentando? È aperto il cielo per te?

Paolo disse: "In lui viviamo, ci muoviamo e siamo" (Atti 17:28). I veri uomini e le vere donne di Dio vivono all'interno di questo piccolo eppure vasto cerchio. Ogni loro movimento, la loro intera esistenza ruota soltanto intorno agli interessi di Cristo. Anni fa, sapevo che lo Spirito Santo mi stava attirando ad un tale ministero, che predicasse solo Cristo. Oh, quanto anelavo predicare nient'altro che Lui! Ma il mio cuore non era concentrato, e trovai quel cerchio troppo stretto. Come risultato, non avevo un flusso continuo di rivelazione che sostenesse la mia predicazione.

Per predicare Cristo, dobbiamo avere un continuo fluire di rivelazione dallo Spirito Santo, altrimenti finiremo a ripetere un messaggio stantio. Se lo Spirito Santo conosce la mente di Dio e cerca le profondità e le cose nascoste del Padre, e se Lui deve sgorgare in noi come acqua viva, allora dobbiamo essere disposti ad essere riempiti da quell'acqua che scorre. Dobbiamo restare pieni di una rivelazione senza fine di Cristo. Una tale rivelazione aspetta ogni servitore del Signore disposto ad attenderlo, credendo ed avendo fiducia nello Spirito Santo affinché gli manifesti la mente di Dio.

Paolo disse che Cristo era rivelato in lui, non solo a lui (vedi Galati 1:16). Agli occhi di Dio è infruttuoso predicare una parola che non abbia già operato la propria potenza nella vita e nel ministero del predicatore stesso. Potrebbe apparire giusto per alcuni superficiali predicare Cristo in modo contenzioso – ma non è così per l'uomo o la donna di Dio. Dobbiamo predicare una rivelazione sempre crescente di Cristo, non solo, ma solo quando quella rivelazione produce un profondo cambiamento in noi.

Paolo inoltre espresse una preoccupazione personale: "perché , dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato" (1 Corinzi 9:27). Paolo non avrebbe certo mai dubitato della sua sicurezza in Cristo; non c'era questo nella sua mente qui. La parola greca usata per riprovato significa "disapprovato" o "non degno". Paolo tremava all'idea di stare davanti al trono di giudizio di Cristo ed essere giudicato di aver predicato un Cristo che in realtà non conosceva o per aver proclamato un vangelo che non aveva pienamente messo in pratica. Ecco perché Paolo parla così spesso di "vivere Cristo" o "Cristo vivente in me".

Non potremmo andare avanti nemmeno per un'altra ora definendoci servi di Dio finché non rispondiamo personalmente a questa domanda: voglio veramente nient'altro che Cristo? Egli è davvero tutto per me, il mio unico scopo di vita?

La tua risposta è si? Se lo dici seriamente, sarai in grado di individuare tutto il mucchio di letame nella tua vita, ciò di cui Paolo parlò quando disse, "…le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo" (Filippesi 3:8). Hai considerato ogni cosa una perdita per la Sua rivelazione? Se non vuoi altro che Cristo, allora il tuo ministero non è una carriera – il tuo ministero è la preghiera! Non dovrai più essere spronato a cercarlo; andrai spesso nella tua stanza segreta, sapendo che al momento in cui ti siederai, starai seduto alla Sua mensa. Lo adorerai, seduto alla Sua presenza senza fretta, amandolo, lodandolo a mani alzate, bramandolo e ringraziandolo per la Sua sapienza.

lunedì 23 agosto 2010

UN CUORE PERFETTO E’ FIDUCIOSO

Il Salmista scrisse: "I nostri padri hanno confidato in te; hanno confidato in te e tu li hai liberati. Gridarono a te e furono liberati, confidarono in te e non furono confusi" (Salmo 22:4-5).

La radice ebraica di confidare suggerisce "lanciarsi giù da un precipizio". Significa essere come un bambino che, arrampicatosi fin sopra il tetto e non riuscendo a scendere ode il padre dire, "Salta!" ed obbedisce, gettandosi tra le sue braccia. Ti trovi in un luogo simile in questo momento? Sei in bilico, stai vacillando e non hai altra scelta se non quella di gettarti tra le braccia di Gesù? Ti sei semplicemente rassegnato alla tua situazione, ma questa non è fiducia; non è niente più che fatalismo. La fiducia è qualcosa di completamente diverso da una rassegnazione passiva. È fede attiva!

Mentre avremo una fame sempre più intensa di Gesù, scopriremo che la nostra fiducia in lui è ben fondata. In certi momenti della nostra vita potremmo aver pensato che non saremmo riusciti ad avere fiducia in Lui, che Lui non aveva davvero il controllo del quadro generale e che avremmo dovuto rimanere noi al comando. Ma avvicinandoci sempre più a Lui e conoscendolo meglio tutto questo cambia. Significa che non andiamo da Lui a chiedere aiuto solo quando siamo alla fine della corda; piuttosto, iniziamo a parlare talmente vicino a Lui da riuscire ad ascoltarlo mentre ci avverte delle prove a venire.

Il cuore fiducioso dice sempre: "Tutti i miei passi sono ordinati dall'Eterno. Egli è il mio Padre amorevole, Egli permette le mie sofferenze, le tentazioni e le prove – ma mai più di quanto io possa sopportare, perché Lui crea sempre una via di uscita. Egli ha un piano e un proposito eterno per me. Egli ha contato ogni capello sulla mia testa ed ha formato ogni parte del mio corpo mentr'ero nel grembo di mia madre. Egli sa quando mi siedo, mi alzo o mi corico, perché sono la pupilla del Suo occhio. Egli è il Signore, non solo su di me, ma su ogni evento e situazione che mi riguardi".

Un cuore perfetto è anche un cuore rotto!

Il salmista Davide disse, "L'Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto" (Salmo 34:18).

L'essere spezzato significa più che tristezza e lacrime, più di uno spirito affranto, più che umiliazione. La vera rottura del cuore rilascia in esso la più grande potenza che Dio possa affidare all'umanità, maggiore della potenza per far risuscitare i morti o guarire malattie ed infermità. Quando siamo davvero spezzati davanti a Dio, ci viene data la potenza di restaurare rovine, una potenza che porta un tipo speciale di gloria ed onore al nostro Signore.

Vedi, l'essere spezzati ha a che fare con delle mura – mura demolite, sgretolate. Davide paragonò le mura distrutte di Gerusalemme ai cuori rotti del popolo di Dio. "I sacrifici di Dio sono lo spirito rotto; o Dio, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. Fa del bene a Sion, per la tua benevolenza, edifica le mura di Gerusalemme. Allora prenderai piacere nei sacrifici di giustizia" (Salmo 51:17-19).

Nehemia era un uomo dal cuore rotto, ed il suo esempio ha a che fare con quelle mura distrutte a Gerusalemme (vedi Nehemia 2:12-15). Nel buio della notte, Nehemia "vide le mura". Qui viene usato il termine ebraico shabar. È lo stesso termine utilizzato nel Salmo 51:17 per "cuore rotto". Nel significato ebraico più completo, il cuore di Nehemia era rotto in due sensi. Si ruppe prima di dolore per le rovine, e poi per la speranza della ricostruzione (ardendo di speranza).

Questo è un vero cuore rotto: un cuore che prima vede la chiesa e le famiglie in rovina e sente l'angoscia del Signore. Un tale cuore geme per l'infamia gettata sul nome del Signore. Esso vede in profondità e vede, come Davide, la propria vergogna e incapacità. Ma c'è un secondo elemento importante in questo tipo di rottura, ed è la speranza. Il cuore veramente rotto ha udito da Dio: "Io guarirò, ristorerò ed edificherò. Disfati di ogni immondizia, e mettiti all'opera, ricostruisci le brecce!"

venerdì 20 agosto 2010

CAMMINARE CON DIO

“Enok camminò con Dio” (Genesi 5:24). Il significato ebraico originale di camminò implica che Enok andasse su e giù, dentro e fuori, verso e da, braccio a braccio con Dio, conversando del continuo con Lui, crescendo sempre più vicino a Lui. Enok visse 365 anni – o, “un anno” di anni. In lui vediamo un nuovo tipo di credente. Per 365 giorni l’ anno da adulto, egli camminò a braccetto col Signore. Il Signore era tutta la sua vita, tanto che al termine della sua vita, egli non vide la morte (vedi Ebrei 11:5).

Come Enok, che fu trasportato via dalla vita stessa, coloro che camminano stretti a Dio vengono portati via dalla portata di satana, vengono tolti dal suo regno di tenebre e trasportati nel regno di luce di Cristo: “Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio” (Colossesi 1:13).

Enok imparò a camminare con gioia davanti a Dio in mezzo a una società malvagia. Egli era un uomo ordinario con gli stessi problemi e gli stessi pesi che portiamo noi, non era un eremita rifugiatosi lontano in qualche spelonca deserta. Era coinvolto nella vita di tutti i giorni con una moglie, dei figli, degli obblighi e delle responsabilità; Enok non si stava “nascondendo per essere santo”.

“Ora Enok camminò con Dio: poi non fu più trovato (in inglese viene reso egli non fu ), perché Dio lo prese” (Genesi 5:24). Sappiamo dall’epistola agli Ebrei che questo verso parla della traslazione di Enok, del fatto che non gustò la morte. Ma significa anche qualcosa di più profondo. L’espressione usata in inglese in Genesi capitolo 5, “egli non fu”, significa anche “egli non era di questo mondo”. Nel suo spirito e nei suoi sensi, Enok non apparteneva a questo mondo malvagio. Ogni giorno, nel camminare con Dio, egli divenne sempre meno attaccato alle cose di quaggiù. Come Paolo, morì giorno dopo giorno a questa vita terrena, e fu rapito in spirito in un regno celeste.

Tuttavia, nel suo peregrinare su questa terra, Enok si assunse tutte le proprie responsabilità, preoccupandosi per la sua famiglia: lavorò, ministrò e si dedicò ad ogni impegno preso. Ma “egli non fu” – non fu attaccato alle cose terrene. Nessuna esigenza di questa vita avrebbe potuto trattenerlo dal camminare con Dio.

Ebrei 11:5 dice chiaramente: “Prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio”. Cosa c’era in Enok che piaceva tanto a Dio? Il fatto che il suo cammino con Dio producesse in lui il tipo di fede che Dio ama. Questi due versi non possono essere scissi: “Prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio. Ora senza fede è impossibile piacergli” (Ebrei 11:5-6). Udiamo spesso quest’ultimo verso, ma di rado legato al precedente. Eppure, in tutta la Bibbia e nel corso della storia, coloro che camminarono stretti a Dio divennero uomini e donne di fede profonda. Se la chiesa sta camminando quotidianamente con Dio, in continua comunione con Lui, il risultato sarà un popolo ripieno di fede , di fede vera che piace a Dio.

Tutto intorno a Enok, l’umanità si allontanava sempre più da Dio. Ma mentre gli uomini mutavano in bestie selvagge piene di ogni lussuria, durezza e sensualità, Enok diventava sempre più simile a Colui col quale camminava.

“Per fede Enok fu trasferito”. Questa è una verità incredibile, quasi oltre la nostra comprensione. Tutta la fede di Enok era concentrata sull’unico, grande desiderio del suo cuore: essere col Signore. E Dio lo trasportò in risposta alla sua fede. Enok non sopportava più stare dietro il velo; doveva assolutamente vedere il Signore.

Il nostro fratello Enok non possedeva alcuna Bibbia, né innario, fratello di congregazione, insegnante, non aveva lo Spirito Santo dentro di sé, nessun velo squarciato per avere accesso al Luogo Santissimo. Però conosceva Dio!

“Chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6). Come sappiamo che Enok credesse che Dio fosse un rimuneratore? Perché sappiamo che è l’unica fede che piace a Dio e sappiamo che Enok piaceva a Lui! Dio è un compensatore, un rimuneratore, ossia, qualcuno che paga bene la fedeltà. In che modo il Signore ricompensa i Suoi figli diligenti?

Ci sono tre ricompense importanti che pervengono credendo in Dio e camminando con Lui in fede.

1. La prima ricompensa è il controllo di Dio sulla nostra vita. La persona che trascura il Signore, presto sfugge al controllo, mentre il diavolo entra e prende piede. Se solo costui si innamorasse di Gesù, se solo camminasse e conversasse con Lui! Dio gli mostrerebbe presto che satana non ha una vera potestà su di lui, e permetterebbe subito a Cristo di prendere il controllo in lui.

2. La seconda ricompensa che perviene per fede è avere “luce pura”. Quando camminiamo col Signore, siamo ricompensati con luce, direzione, discernimento, rivelazione – una certa “comprensione” che Dio ci dona.

3. La terza ricompensa che deriva da un cammino di fede è la protezione da tutti i nostri nemici. “Nessun’arma fabbricata contro di te avrà successo” (Isaia 54:17). Nell’originale ebraico, questo verso viene tradotto così: “Nessun progetto, nessuno strumento di distruzione, nessuna artiglieria satanica ti farà cadere o prevarrà su te, ma sarà fatta perire”.

giovedì 19 agosto 2010

UN ESEMPIO DEL PROPOSITO DI DIO NEL BOTTINO DI GUERRA

Mentre Davide e il suo esercito erano lontani, gli Amalekiti razziarono il suo villaggio, Ziklag. Questi saccheggiatori presero tutte le donne e i bambini e diedero alle fiamme l'intera cittadina. Quando Davide tornò, "fu grandemente angosciato perché le persone parlavano di lapidarlo...ma Davide si fortificò nell'Eterno, il suo Dio" (1 Samuele 30:6).

Si parla di guerra spirituale! Questo non era un semplice attacco contro Davide, ma un assalto potente contro il proposito eterno di Dio. Ancora una volta, il diavolo cercava la progenie di Dio.

Questo è l'obiettivo di ogni guerra spirituale: il nemico è sempre stato determinato a distruggere la progenie di Cristo. E ciò non è cambiato nemmeno 2000 anni dopo la croce. Satana è ancora là fuori per distruggere la progenie di Dio, e lo fa attaccando noi, progenie di Cristo. Davide si sentì minacciato quando udì quei mormoratori trai suoi uomini, ma lui sapeva che il suo cuore era apposto con Dio, e la Scrittura ci dice che egli si fortificò nel Signore. Immediatamente, quest'uomo di fede si levò alla ricerca degli Amalekiti, e presto li raggiunse, recuperando ogni persona e possedimento che era stato rubato (vedi 1 Samuele 30:19-20). Davide non solo recuperò ciò che era stato preso a Ziklag, ma tutto quello che gli Amalekiti avevano saccheggiato altrove.

Cosa ne fece Davide di tanto bottino di guerra? Lo usò per il mantenimento del proposito di Dio. Inoltre, inviò doni dal bottino agli anziani di Giuda e alle città nelle quali lui e i suoi uomini si erano rifugiati (vedi 1 Samuele 30:26 e 31). Questo è un altro esempio del proposito divino nella nostra guerra spirituale: siamo chiamati a prendere bottini dalla battaglia non solo per noi stessi, ma per il corpo di Cristo. Le risorse che acquisiamo sono destinate a portare benedizione agli altri.

L'esercito siriano assediò la città di Samaria durante una carestia. I siriani si erano solo accampati fuori dalla città, in attesa che i samaritani morissero di stenti. Le condizioni peggiorarono a tal punto nelle mura della città che una testa d'asino era venduta per ottanta sicli d'argento. La situazione era talmente disperata che le donne offrivano i loro figli da far cuocere come cibo. Era puro delirio (vedi 2 Re 6).

Quattro lebbrosi che vivevano fuori dalle mura della città, infine si dissero l'un l'altro, "Perché stiamo seduti qui aspettando di morire? ...Or dunque venite, andiamo a presentarci nell'accampamento dei Siri; se ci lasceranno vivere, vivremo; se ci daranno la morte, moriremo" (2 Re 7:3-4). Così si diressero verso il campo siriano.

Quando giunsero lì, tutto era mortalmente tranquillo. Non si vedeva un'anima; così iniziarono a cercare in tutte le tende, ma erano andati tutti via. La Scrittura spiega: "Il Signore infatti aveva fatto udire all'esercito dei Siri un rumore di carri e un rumore di cavalli, il rumore di un grande esercito, ed essi si erano detti l'un l'altro: "Ecco, il re d'Israele ha assoldato contro di noi i re degli Hittei e i re degli Egiziani per assalirci". Perciò essi, al crepuscolo, si erano levati ed erano fuggiti abbandonando le loro tende, i loro cavalli...l'intero accampamento così com'era; erano così fuggiti per salvare la loro vita" (7:6-7).

Quando i lebbrosi compresero quanto fosse accaduto, andarono in giro per il campo mangiando e bevendo, poi tornarono in città gridando, "Venite con noi, non ci crederete, ma i siriani hanno abbandonato il loro campo" (vedi 7:10). Il Signore capovolse la situazione: Egli prese il bottino di guerra e lo usò per ristorare e rinvigorire il Suo popolo, conservando la Sua causa sulla terra.

Hai chiaro il quadro della situazione? Stai iniziando a capire il motivo delle tue attuali battaglie? A coloro che ripongono la propria fiducia nel Signore è stata promessa una vittoria gloriosa sopra tutta la potenza del nemico. Dio vuole che tu sappia questo: "Sì, ne uscirai vittorioso, ma ti renderò più che vincitore. Sto operando un proposito maggiore in te per il mio regno. Uscirai da questa battaglia con più bottino di quanto tu possa gestire".

mercoledì 18 agosto 2010

IL BOTTINO DELLA GUERRA SPIRITUALE

"Essi avevano consacrato parte del bottino ottenuto in guerra per mantenere la casa dell'Eterno" (1 Cronache 26:27). Questo verso ci rivela una verità profonda che può cambiare la nostra vita. Parla del bottino che può essere vinto solo in battaglia, e una volta vinto, viene consacrato per la costruzione della casa di Dio.

Credo che se afferriamo la potente verità dietro questo verso, comprenderemo perché il Signore permette delle intense guerre spirituali nel corso della nostra vita. Molti cristiani pensano che una volta salvati le loro lotte siano cessate, che la vita sarà una navigazione tranquilla. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Dio non solo permette le battaglie, ma Egli ha un proposito glorioso in esse per la nostra vita.

Cos'è il "bottino di guerra"? E' tutto ciò che viene saccheggiato e depredato, le ricchezze conquistate in battaglia dai vincitori. La Bibbia cita per la prima volta il bottino in Genesi 14, quando una confederazione di re invase Sodoma e Gomorra. Questi invasori ne catturarono gli abitanti e ne saccheggiarono i possedimenti: "...Presero tutte le ricchezze di Sodoma e Gomorra...Presero anche Lot, figlio del fratello di Abramo" (Genesi 14:11-12).

Quando Abramo apprese che suo nipote Lot era stato fatto prigioniero, radunò il suo esercito di 318 uomini, suoi servitori, e inseguì i re nemici. La Scrittura dice che egli li raggiunse e "li attaccò...Così recuperò tutti i beni e portò indietro anche Lot suo fratello e i suoi beni, come pure le donne e il popolo" (14:15-16).

Immagina il vittorioso Abramo: stava conducendo una lunga processione di gente gioiosa, e carri stracarichi di beni di ogni sorta e lungo la via incontrò Melchisedek, re di Salem. La Scrittura ci dice che Abramo si sentì di pagare la decima di tutto il bottino a questo re (vedi 14:20). "Considerate pertanto quanto fosse grande costui, al quale il patriarca Abrahamo diede la decima del bottino" (Ebrei 7:4).

Ecco il principio che Dio vuole che noi afferriamo: il nostro Signore è interessato a molto più che solo renderci vincitori. Egli vuole donarci il bottino, i beni, le ricchezze spirituali dalla guerra. Dobbiamo emergere dalla battaglia con carri colmi di risorse. Questo è ciò a cui si riferisce Paolo quando dice, "Noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati" (Romani 8:37, corsivo mio).

Davide aveva un'attitudine di riverenza verso il bottino vinto in guerra. Lo vediamo da un decreto emanato verso la fine della sua vita: Davide aveva appena nominato suo figlio Salomone a succedergli sul trono d'Israele ed ora egli raduna i capi delle nazioni per stabilire un ordine divino per il sostentamento della casa di Dio. Quali risorse useranno per questa opera santa? "Essi avevano consacrato parte del bottino ottenuto in guerra per mantenere la casa dell'Eterno" (1 Cronache 26:27).

Consentitemi di metterlo in scena. Dopo ogni vittoria militare, Davide metteva da parte i bottini e li ammassava in abbondanza: oro, argento, rame, legname, denaro in quantità innumerevole. Ed aveva uno scopo in mente: usare questo bottino come risorsa per costruire il tempio.

Quando la Scrittura parla del mantenimento de tempio, l'originale ebraico significa "riparare la casa, rafforzare e consolidare ciò che è stato costruito". Queste risorse dovevano mantenere lo splendore originale del tempio.

Dov'è il tempio di Dio oggi? Esso è costituito dal Suo popolo: te, me, la Sua chiesa sparsa nel mondo. Secondo Paolo, i nostri corpi sono il tempio dello Spirito Santo. E, come l'antica Israele, il nostro Signore ancora mantiene il Suo tempio con il bottino guadagnato in battaglia. Questo è il motivo per cui le nostre prove sono destinate per qualcosa in più che la sopravvivenza. Attraverso ogni battaglia, Dio sta ammassando ricchezze, risorse, beni per noi. Egli sta facendo scorta di un vasto tesoro di beni dalla nostra guerra. E tale bottino viene consacrato per la costruzione e il mantenimento del Suo corpo, la chiesa di Gesù Cristo.

Pensaci: per anni dopo che Salomone costruì il tempio, esso venne conservato in buono stato con i bottini acquisiti nelle passate guerre. La casa di Dio rimase esuberante e vitale, perché il suo popolo era emerso da ogni conflitto non solo vittorioso, ma ricco di risorse. Troviamo questo principio di "provvidenza mediante la battaglia" in tutta la Parola di Dio.

martedì 17 agosto 2010

CIO' CHE E' SPIRITUALE NON PUO' ESSERE DUPLICATO

Qui, tra le strade di New York City, puoi comprare un orologio Rolex per quindici dollari. Come ogni newyorkese sa, questi orologi non sono dei Rolex originali. Sono semplicemente delle copie contraffatte e a buon mercato.

Sembra esistere una copia di tutto oggi; ma c'è qualcosa che non può essere duplicata, ed è la vera spiritualità. Nulla che sia davvero spirituale può essere copiato. Il Signore riconosce l'opera delle Sue mani - e non accetterà una duplicazione fatta dall'uomo di alcune delle Sue opere divine. Perché? Perché è impossibile all'uomo duplicare ciò che è veramente spirituale. E' l'opera esclusiva dello Spirito Santo. Egli è costantemente all'opera per fare qualcosa di nuovo nel Suo popolo. E non esiste alcun modo possibile per cui noi possiamo riprodurre tale opera.

Questo è il grande errore della religione moderna: pensiamo che se semplicemente impartiamo la conoscenza delle Scritture e dei principi biblici alla gente, essa diverrà spirituale. Ma resta il fatto che nessuno, né alcuna istituzione ha il potere di produrre spiritualità in qualcun altro. Solo lo Spirito Santo lo può fare.

Molto poco dell'opera dello Spirito di Dio compiuta in noi è visibile, ecco perché le persone veramente spirituali cercano raramente prove esteriori della Sua opera. Paolo dice, "Mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono" (2 Corinzi 4:18).

Nel contesto di questo passo, Paolo sta parlando di sofferenze ed afflizioni. Sta dicendo, "Nessuno conosce tutto quello che dobbiamo affrontare, tranne lo Spirito Santo. Ed è qui che si manifesta la vera spiritualità - nel crogiolo della sofferenza".

Coloro che si sottomettono alla guida dello Spirito di Dio - che affrontano le loro afflizioni certi che il Signore sta producendo qualcosa dentro di loro - emergono dal loro crogiolo con una fede potente, ed essi testimoniano che lo Spirito ha insegnato loro di più durante la loro sofferenza di quando tutto andava bene nella loro vita.

In tutti gli anni del mio cammino col Signore, ho visto raramente una crescita della mia spiritualità in tempi favorevoli. Piuttosto, ogni tipo di crescita solitamente ha avuto luogo mentre mi trovavo in luoghi impervi, sopportando sofferenze, prove - e tutto ciò era permesso dallo Spirito Santo.

Ad un punto del suo cammino di fede, Paolo disse, "Lo Spirito Santo mi attesta...che mi aspettano legami e tribolazioni" (vedi Atti 20:21-22). In effetti, attraverso tutta la vita di Paolo, le afflizioni non cessarono mai. Erano sempre presenti.

"Infatti la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria" (2 Corinzi 4:17). Secondo Paolo, le nostre afflizioni e difficoltà producono un valore eterno in noi. Egli sta dicendo: "Le sofferenze che attraversiamo su questa terra probabilmente dureranno per tutta la nostra vita. Ma è solo un qualcosa di momentaneo paragonato all'eternità. E proprio ora, mentre sopportiamo afflizioni, Dio sta producendo in noi la rivelazione della Sua gloria, che durerà per sempre".

lunedì 16 agosto 2010

GUADAGNARE CRISTO

"Ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo" (Filippesi 3:8).

Paolo era completamente affascinato dal suo Signore. Perché avrebbe dovuto sentire la necessità di "guadagnare" Cristo? Cristo si era già rivelato chiaramente, e non solo all'apostolo, ma nella sua vita. Eppure, nonostante ciò, Paolo si sentiva costretto a guadagnare il cuor scoe e l'amore di Cristo.

L'intero essere di Paolo - il suo ministero, la sua vita e lopo intrinseco di essa - tutto era incentrato solo sul piacere al suo Maestro e Signore. Tutto il resto era immondizia per lui, persino le cose "buone".

Ma è scritturale, ti chiederai, l'idea di guadagnare il cuore di Gesù? Non siamo già l'oggetto dell'amore di Dio? In effetti, il Suo amore benevolo si estende a tutta l'umanità. Ma c'è un altro tipo d'amore che pochi cristiani hanno esperimentato. E'un amore affettuoso per Cristo, simile a quello che si prova tra marito e moglie.

Questo amore viene espresso nel Cantico dei cantici. In questo libro, Salomone viene ritratto come un tipo di Cristo, ed in un passo il Signore parla della Sua sposa così:

"Tu mi hai rapito il cuore...sposa mia; tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi, con uno solo dei monili del tuo collo. Quanto è piacevole il tuo amore, ...sposa mia! Quanto migliore del vino è il tuo amore.." (Cantico dei cantici 4:9-10).

La sposa di Cristo consiste di un popolo santo che brama piacere al suo Signore, che vive in tale obbedienza e così separato da tutte le altre cose da rapire il cuore di Cristo. La parola rapire in questo passo significa "rubare il mio cuore". La versione Diodati del succitato passo dice che il cuore di Cristo è stato rapito "con uno dei tuoi occhi". Credo che quell'occhio rappresenti la sincerità di una mente concentrata solo su Cristo.

venerdì 13 agosto 2010

PIÙ PREZIOSA DELL'ORO

La storia della regina Ester è la storia di una guerra intensa, una delle maggiori battaglie spirituali di tutta la Scrittura. Il diavolo stava cercando di distruggere il proposito di Dio sulla terra, stavolta mediante il malvagio Haman. Quest'uomo ricco ed influente persuase il re di Persia ad emanare un editto che prevedesse la morte di ogni giudeo sotto il suo regno, dall'India fino all'Etiopia.

Il primo giudeo sotto gli occhi di Haman era il giusto Mardocheo, lo zio di Ester. Haman aveva fatto costruire una forca appositamente per Mardocheo, ma Ester intervenne, chiamando il popolo di Dio alla preghiera ed esponendo la propria vita in prima linea per revocare l'ordine di Haman. Dio portò alla luce il piano malvagio, ed Haman finì appeso alla forca da lui costruita. Il re non solo revocò la sentenza di morte, ma donò la casa di Haman ad Ester, una tenuta che oggi varrebbe milioni. Eppure il palazzo di Haman non fu il solo bottino acquisito in questa storia. La Scrittura ci dice, "Per i Giudei fu luce, allegrezza, gioia e gloria" (Ester 8:16). Questi erano i veri bottini guadagnati in battaglia dal nemico.

Vedi, le nostre prove non ci fanno guadagnare solo ricchezze spirituali, esse ci mantengono forti, puri, sotto continua manutenzione. Mentre noi poniamo la nostra fiducia nel Signore, Egli fà sì che le nostre prove producano in noi una fede più preziosa dell'oro. "Affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell'oro che perisce che perisce anche se viene provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo" (1 Pietro 1:7).

"Avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui" (Colossesi 2:15).

Gesù saccheggiò il diavolo al Calvario, spogliandolo di ogni potenza e autorità. Quando Cristo risuscitò vittorioso dalla tomba, Egli liberò dalla stretta di satana un esercito innumerevole di prigionieri redenti. E quella processione comprata col sangue sta ancora marciando.

Incredibilmente, il trionfo di Cristo al Calvario ci ha donato persino più che la vittoria sulla morte. Esso ha vinto per noi dei bottini incredibili in questa vita: grazia, misericordia, pace, perdono, forza, fede, tutte le risorse necessarie a condurre una vita vittoriosa. Egli ha provveduto ogni cosa per il mantenimento del Suo tempio: "Cristo, come Figlio, lo è sopra la propria casa e la sua casa siamo noi, se riteniamo ferma fino alla fine la franchezza e il vanto della speranza" (Ebrei 3:6).

Lo Spirito Santo ci sta mostrando una meravigliosa verità: Gesù ci ha provveduto ogni risorsa di cui abbiamo bisogno, nel Suo Santo Spirito; ma noi siamo responsabili dell'uso di tali tesori per mantenere il Suo tempio. E le risorse per mantenere il tempio devono derivare direttamente dai bottini della nostra guerra.

Cristo ci ha donato ogni cosa necessaria affinché tale mantenimento sia possibile. Egli ci ha adottati nella Sua casa; Egli sostiene la casa essendone la pietra angolare, ed Egli ha purificato tutta la casa. Infine, Egli ci ha dato accesso al Luogo Santissimo. Dunque, per fede, siamo un tempio completo, pienamente stabilito. Gesù non ha costruito una casa terminandola solo a metà. Il Suo tempio è completo.

Questo tempio deve essere mantenuto. Deve essere tenuto in buono stato in ogni tempo. Certamente, sappiamo dove trovare le risorse: nello Spirito di Cristo stesso. Egli è il tesoriere di tutti i bottini. Quelle risorse vengono distribuite quando constatiamo il nostro bisogno e cooperiamo con Dio.

Tale cooperazione inizia quando siamo nel mezzo del conflitto. Le nostre risorse sono tutto ciò che ci rende simili a Cristo mentre siamo immersi nella battaglia. Sono le lezioni, la fede, il carattere che acquisiamo dalla guerra contro il nemico. C'è valore nella battaglia. E possiamo essere certi che da essa ne scaturirà del bene.

giovedì 12 agosto 2010

PRENDI POSIZIONE NELLE PROVE PER FEDE

Se non avessimo conflitti, pressioni, prove, guerre, diventeremmo passivi e tiepidi. Andremmo in decadimento ed il nostro tempio si trasformerebbe presto in rovine. Non potremmo gestire il territorio che abbiamo guadagnato. Per questo il piano del nemico contro di noi è chiaro: vuole evitarci la battaglia. Il suo scopo è di rimuovere ogni lotta da noi.

Troviamo ogni risorsa per il mantenimento – la forza per andare avanti, la potenza sul nemico – nelle nostre battaglie spirituali. E nel giorno in cui compariremo davanti al Signore, egli ci rivelerà: "Ricordi che hai passato durante quell'occasione? E in quella terribile battaglia? Guarda quello che hai fatto. Hai avuto tutto ciò di cui avevi bisogno nelle battaglie che hai vinto".

Il fatto semplice è che Dio ha messo il suo tesoro in corpi umani. Ti ha fatto un tempio, una casa in cui dimori il suo Spirito. E hai la responsabilità di mantenere questo tempio. Se diventi pigro e noncurante, non mantieni l'opera necessaria – la preghiera necessaria, non ti nutri della Parola di Dio e non hai comunione con i santi – il decadimento si impadronirà di te. E finirai con l'assoluta rovina.

Guardando indietro ai miei ultimi cinquant'anni di ministero, ricordo le molte volte in cui ho avuto voglia di abbandonare tutto. Pregavo: "Signore, non capisco questo attacco. Da dov'è venuto? E quando finirà? Non ci vedo alcuno scopo!". Ma nel corso del tempo, ho iniziato a vedere nascere del frutto da quelle prove. E quel frutto – risorse, forza, benessere spirituale – mi hanno aiutato come non mi sarebbe mai potuto succedere in altri mezzi.

Ti esorto: affronta per fede la tua prova e credi che Dio l'ha permessa. Sappi che se ne sta usando per renderti più forte… per aiutarti a prendere le spoglie di Satana.. per renderti una benedizione per gli altri…. e santificarti alla sua gloria.

"Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi" (2 Corinzi 4:7-9).

"Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre piú grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne" (2 Corinzi 4:17-18).

mercoledì 11 agosto 2010

NON FARTI MAI INTIMIDIRE

Se cammini nello Spirito, verrai costantemente oppresso dalle potenze demoniache. Ma non devi farti mai intimidire da nessuna potenza del diavolo – mai, in nessun caso!

Paolo era continuamente bersaglio delle potenze demoniache. Stava predicando sull'isola di Pafo quando i demoni cercarono di interferire: "…trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo, di nome Bar-Gesú… che faceva loro opposizione cercando di distogliere il proconsole dalla fede" (Atti 13:6-8).

Bar-Gesù significa "figlio di Gesù" o "angelo di luce". Era proprio il diavolo che era andato contro Paolo! Ma lo Spirito Santo intervenne da dentro l'apostolo: ""O uomo pieno d'ogni frode e d'ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, non cesserai mai di pervertire le rette vie del Signore? Ecco, ora la mano del Signore è su di te, e sarai cieco per un certo tempo, senza vedere il sole". In quell'istante, oscurità e tenebre piombarono su di lui; e andando qua e là cercava chi lo conducesse per la mano. Allora il proconsole, visto quello che era accaduto, credette, colpito dalla dottrina del Signore" (Atti 13:9-12).

Paolo, ripieno di Spirito Santo, sconfisse ogni potestà delle tenebre!

Non basta farsi affliggere dai tentativi di Satana di opprimerti. In Atti 16 Paolo era contristato – cioè "disturbato, preoccupato". Lasciò che le cose continuassero così per diversi giorni, ma poi lo Spirito di Dio lo riempì e disse alla potenza demoniaca: "Basta – non ne posso più! Nel nome di Gesù, vattene via!" (vedi Atti 16:16-18). Carissimi, ci facciamo schiacciare troppo dal diavolo! Deve arrivare anche il momento in cui dobbiamo resistere nella potenza dello Spirito Santo e dire: "Basta – ti comando nel nome di Gesù di andare via!".

Quando prendi autorità e comandi ai demoni di andare via, Satana verrà da te con tutto ciò che possiede nel suo arsenale. Non appena Paolo ebbe scacciato i demoni dalla ragazza posseduta in Atti 16:16-18, Satana iniziò a fermentare la situazione. Infiammò la folla contro Paolo e Sila, ed improvvisamente ci fu una crisi terribile! I magistrati della città li picchiarono e li sbatterono in prigione. E con tutti i lividi sulla schiena, immagino che il diavolo abbia detto: "Pensavate di aver vinto la battaglia? Pensavate di aver scacciato i miei demoni e di aver preso autorità su di me?".

Il diavolo non sembra sapere che più frusta un servo di Dio che cammina nello Spirito, più questo loderà Dio e lo farà scappare! Se getti un cristiano in una crisi, lo leghi con i problemi e le difficoltà, quello canterà, griderà e adorerà!

"Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano" (Atti 16:25).

Se dobbiamo camminare nello Spirito, allora dobbiamo credere che Dio può operare una liberazione sovrannaturale da ogni catena di Satana. Non importa se Dio debba provocare un terremoto per farlo. Fu esattamente questo che fece per Paolo:

"Ad un tratto, vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell'istante tutte le porte si aprirono, e le catene di tutti si spezzarono" (verso 26).

Satana cercherà di gettarti addosso le tentazioni e le prove più terribili che tu abbia mai affrontato. Vuole che ti umili sotto il peso della colpa, della condanna e dell'autocommiserazione. Caro fratello, devi alzarti per lo Spirito e distogliere gli occhi dalle circostanze e dalle tue catene. Non cercare di risolvere le cose a modo tuo. Inizia a lodare, cantare e ad aver fiducia in Dio – ed egli si prenderà cura della tua liberazione!

martedì 10 agosto 2010

UN SIGNIFICATO PIU’ PROFONDO DI COSA VUOL DIRE CAMMINARE NELLO SPIRITO

In 1 Samuele 9 vediamo che Saul fu mandato dal padre a cercare delle asine sperdute. Preso un servo con sé, Saul si mise a cercare per tutto il paese. Alla fine si scoraggiò ed era pronto ad abbandonare la ricerca. Fu allora che il servo gli disse di un certo Samuele, un veggente; forse lui avrebbe potuto dirgli dove trovare le asine.
Samuele in questo brano è archetipo dello Spirito Santo, che conosce la mente di Dio; in mente ha ben altro, oltre a delle semplici direttive. Sa che Saul è stato scelto da Dio per svolgere un ruolo importante negli scopi eterni!

La prima cosa che Samuele fece quando Saul arrivò da lui, fu quella di indire una festa (vedi 1 Samuele 19:19). Questo è esattamente ciò che lo Spirito Santo desidera da noi: sedere alla tavola del Signore e ministrargli – prendendo del tempo di qualità da soli con lui, per ascoltare il suo cuore.

Samuele chiese a Saul di chiarirsi la mente in modo da aver comunione insieme (1 Samuele 9:20-25). Samuele stava dicendo: “Non concentrarti su come avere direttive adesso – è già tutto sistemato. C’è qualcosa di più importante in questo momento. Devi conoscere il cuore di Dio – il suo scopo eterno!”.

Dopo quella sera di comunione, Samuele chiese a Saul di far uscire il servo dalla stanza, per poter avere una discussione più intima e a tu per tu (vedi 1 Samuele 9:27; 10:1).

Riesci a vedere ciò che Dio sta dicendo in questo contesto? “Se vuoi veramente camminare nello Spirito – se vuoi veramente la mia unzione – devi ben altro che delle semplici direttive da me. Devi entrare alla mia presenza per arrivare a conoscere il mio cuore, i miei desideri! Vedi, io voglio ungerti – voglio usarti per il mio regno!”.
Amato, dimentica le direttive – dimentica tutto il resto per il momento! Permetti allo Spirito Santo di insegnarti le cose profonde e nascoste di Dio. Rimani alla sua presenza, e permettigli di mostrarti il vero cuore del Signore. Questo è il cammino dello Spirito nella forma più alta!

Spendere del tempo alla presenza del Signore produce una manifestazione di Cristo ad un mondo perduto.

“Non ci perdiamo d'animo… ma rendendo pubblica la verità, raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio” (2 Corinzi 4:1-2). L’apostolo Paolo afferma che siamo stati chiamati ad essere una manifestazione della verità. Naturalmente sappiamo che Gesù è la verità. Allora, cosa intende Paolo dicendo che dobbiamo manifestare Gesù?

Paolo sta parlando qui di un’espressione visibile. Una manifestazione è un “far splendere” qualcosa, renderlo chiaro e comprensibile. In breve, Paolo sta dicendo che siamo chiamati a rendere Gesù noto e comprensibile a tutti. In ognuno di noi, ci dovrebbe essere una luce della vera natura e della somiglianza di Cristo.

Paolo spiega ulteriormente questo concetto di manifestare Cristo. Dice che in realtà siamo le lettere di Dio a questo mondo: “La nostra lettera, scritta nei nostri cuori, siete voi, lettera conosciuta e letta da tutti gli uomini; è noto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro servizio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne” (2 Corinzi 3:2-3). Le nostre vite sono lettere scritte dallo Spirito Santo e mandate ad un mondo perduto. E siamo letti continuamente da quelli che ci stanno attorno.

Ma come facciamo esattamente a diventare le lettere di Dio al mondo? È solo per opera dello Spirito. Nel momento in cui siamo salvati, lo Spirito Santo imprime in noi l’immagine stessa di Gesù. E continua a modellare quest’immagine in noi. La missione dello Spirito è quella di formare in noi un’immagine di Cristo così veritiera e accurata, da colpire la coscienza delle persone.

lunedì 9 agosto 2010

COME OTTENERE UN CAMMINO NELLO SPIRITO?

Il comando di camminare nello Spirito è stato dato a tutti – non solo ad un gruppo di super santi! Ecco come puoi ottenere questo cammino: “Io vi dico: camminate nello Spirito…” (Galati 5:16).

1. Devi seguire questo cammino con tutto ciò che è in te! Prima di tutto, chiedi allo Spirito Santo di essere tua guida e tuo amico.

“Cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto…” (Luca 11:9-13).

Se sei salvato, hai già ricevuto lo Spirito Santo. Ora chiedigli di prendere il controllo – arrenditi a Lui! Devi decidere nel tuo cuore che vuoi che ti guidi e ti porti per mano. Mosé, parlando degli ultimi giorni, disse: “Ma di là cercherai il SIGNORE, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua” (Deuteronomio 4:29).

2. Concentrati a conoscere e a prestare ascolto allo Spirito – e stacca gli occhi dai tuoi problemi e dalle tue tentazioni. Paolo, Sila e Timoteo sarebbero annegati nella depressione se si fossero concentrati sui loro problemi. Al contrario, si sono concentrati su Dio – lodandolo e adorandolo.

La maggior parte delle volte quando ci mettiamo a pregare, ci concentriamo sui fallimenti del passato. Rivediamo le nostre sconfitte e diciamo: “Oh, quanta strada avrei fatto se non avessi sbagliato con Dio in quel momento del passato”.

Dimentica il tuo passato! È sotto il sangue! E dimentica anche il tuo futuro, perché solo il Signore conosce ciò che ci accadrà. Al contrario, concentrati solo sullo Spirito Santo, con tutta la mente e il cuore.

3. Dedica un maggior tempo di qualità in comunione con lo Spirito Santo. Lui non parlerà mai a chi ha fretta. Attendilo pazientemente. Cerca il Signore e lodalo. Prendi autorità su ogni altra voce che ti sussurra dei pensieri in mente. Credi che lo Spirito Santo è più grande di loro, e che non permetterà di farti ingannare o accecare.
“Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo” (1 Giovanni 4:4).

venerdì 6 agosto 2010

DIO TI AMA!

Il Padre ti ama – ed è proprio in questo che molti credenti sbagliano con Dio. Sono disposti a farsi convincere di peccato e fallimento, più e più volte. Ma non permettono allo Spirito Santo di inondarli con l'amore del Padre.

Il legalista ama vivere sotto convinzione. Non ha mai compreso l'amore di Dio né ha mai permesso allo Spirito Santo di ministrare quell'amore nella sua anima. Noi qui a Times Square Church abbiamo insegnato che la persona giusta, quella che ama veramente Gesù, ama il rimprovero. Impara ad accettare quando lo Spirito Santo gli mette davanti tutte le aree nascoste di peccato e di incredulità – perché più affronta il peccato, più diventa libero e felice.

Eppure l'attitudine che vedo in molti cristiani è: "Continua a giudicarmi, Signore – convincimi, rimproverami!". Ma non equivale ad un vero convincimento. Per esempio, lo vedo in molte risposte che ricevo quando mandiamo i miei messaggi alla gente. Quando scrivo un messaggio che tuona di giudizio, ricevo molte reazioni di approvazione.

Quando parlo della dolcezza e dell'amore di Gesù, ricevo lettere che dicono: "Non stai più predicando la verità!". È come se queste persone stessero dicendo: "Se non rimproveri, quello che stai dicendo non può essere l'evangelo". Questi credenti non sono mai entrati nella grande missione d'amore dello Spirito Santo.

Si tratta di un'area in cui bisogna imparare a camminare nello Spirito e non per sentimenti! Camminare nello Spirito significa permettere allo Spirito Santo di fare in noi ciò per cui è stato mandato. E questo significa permettergli di inondarci il cuore con l'amore di Dio! "L'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato" (Romani 5:5).

Isaia diceva: "Come un uomo consolato da sua madre così io consolerò voi, e sarete consolati in Gerusalemme" (Isaia 66:13). Isaia stava scrivendo ad un popolo testardo che era "ribelle, ha seguito la via del suo cuore" (Isaia 57:17).

Ditemi – quanto a lungo un insegnante picchierebbe uno studente testardo e ostinato che rifiuta i suoi consigli? Non a lungo! Ma il profeta Isaia coglie una delle immagini umane più alte – quella dell'amore di una madre per suo figlio – e ci mostra qualcosa dell'amore che il Padre nostro ha per noi.

Una madre nella nostra chiesa prende un giorno intero per visitare il figlio nella prigione di stato. Sale su un autobus e cammina per ore, solo per visitare il figlio per qualche momento. Una madre del genere lo guarda fra le sbarre in quell'uniforme a righe e vede l'agonia nei suoi occhi – e ad ogni viaggio una parte di lei muore. Ma non smette di fargli visita. È ancora suo figlio!

Questo è il genere di amore che lo Spirito Santo vuole che tu sappia Dio ha per te! Egli ci consola dicendoci: "Una volta hai detto che avresti dato tutto a Gesù. Gli hai dato il tuo amore, e Lui continua ad amarti. E ora, non ti lascerà andare. Io sono stato mandato da Lui per compiere un'opera – e continuerò a farla!".

Non c'è vera consolazione per nessuno su questa terra tranne che quella dello Spirito Santo. Per questo hai bisogno dello Spirito Santo che abita in te. Soltanto lui può adagiarti in un letto tiepido, e riempire il tuo cuore con una pace perfetta. Soltanto lui può consolarti veramente nei momenti di sconforto e di dolore. È ancora colui che ti assicura: "Questa consolazione non è solo temporanea – è eterna!".