giovedì 26 agosto 2010

DAL CAMPO DI BATTAGLIA DELLA FEDE

Quando Paolo decise di andare a Gerusalemme, non fu perché aveva udito di un risveglio scoppiato da quelle parti. Non era un predicatore scoraggiato in cerca di qualcuno che gli impartisse qualcosa da parte di Dio. No, egli afferma chiaramente, "Salii...a Gerusalemme...per rivelazione ed esposi loro l'evangelo che io predico..." (Galati 2:1-2). Paolo andò a Gerusalemme per condividere un mistero che Dio voleva rivelare al Suo popolo.

Quest'uomo pio aveva già la piena e gloriosa rivelazione di Cristo. Egli non imparò le dottrine che predicava buttandosi nello studio di libri e commentari. Non era un filosofo eremita che escogitava verità teologiche, pensando, "Un giorno le mie opere saranno lette ed insegnate dalle generazioni future".

Lasciate che vi dica come e dove Paolo produsse le sue epistole. Egli le scrisse in delle celle di prigione buie e umide. Le scrisse asciugandosi il sangue dalla schiena dopo essere stato flagellato. Le scrisse dopo aver nuotato strenuamente nel mare, sopravvivendo ad un ennesimo naufragio.

Paolo sapeva che tutta la verità e la rivelazione che egli insegnava derivava dal campo di battaglia della fede. Ed egli si rallegrava nelle sue afflizioni per la causa dell'evangelo. Disse, "Ora posso predicare con ogni autorità ad ogni marinaio che si sia imbattuto in un naufragio, ad ogni prigioniero rinchiuso senza speranza, ad ognuno che abbia mai visto la morte in faccia. Lo Spirito di Dio sta facendo di me un veterano provato, e così posso annunciare la Sua verità a chiunque abbia orecchio da udire".

Dio non ti ha ceduto alla potenza di satana. No, Egli sta permettendo le tue prove perché lo Spirito Santo sta svolgendo un'opera invisibile in te. La gloria di Cristo si sta formando in te per l'eternità.

Non otterrai mai una vera spiritualità da qualcuno o da qualcos'altro. Se sperimenterai la gloria di Dio, essa dovrà giungere a te esattamente dove sei - nelle tue attuali circostanze, che siano piacevoli o meno.

Credo che uno dei grandi segreti della spiritualità di Paolo fosse la sua prontezza ad accettare qualsiasi condizione in cui si trovasse senza lamentarsi. Egli scrive, "Ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo" (Filippesi 4:11).

Il termine greco per contento qui significa "parare". Paolo sta dicendo, "Io non cerco di proteggere me stesso da circostanze spiacevoli. Non supplico Dio affinché me ne dispensi. Al contrario, le accolgo. So dalla mia esperienza col Signore che Egli sta operando qualcosa di eterno in me".

"Affinché la possiate sostenere..." (1 Corinzi 10:13). Il termine sostenere qui usato da Paolo implica che la nostra condizione non cambierà. Il punto è che dobbiamo andare avanti nonostante la situazione. Perché? Dio sa che se Egli cambia la nostra condizione, finiremo per essere distrutti. Egli permette che soffriamo perché ci ama.

La nostra parte in ogni prova è quella di confidare in Dio per tutta la potenza e tutte le risorse di cui abbiamo bisogno affinché troviamo contentezza nel mezzo della sofferenza. Vi prego, non mi fraintendete - essere "contenti" nelle nostre prove non significa che ne siamo felici. Significa soltanto che non tentiamo più di proteggerci da esse. Siamo contenti di non muoverci e resistere in qualsiasi circostanza, perché sappiamo che il nostro Signore ci sta rendendo conformi all'immagine del Suo Figliolo.