mercoledì 31 dicembre 2008

ABILE IN BATTAGLIA

Ogni qual volta l'opposizione insorge, la grazia di Dio abbonda in noi. Pensa a ciò che accade ad un albero quando una forte tempesta lo colpisce violentemente: il vento minaccia di sradicarlo e di portarlo via, ne spezza i rami, ne soffia via le foglie e i germogli e ne dissipa le radici. E quando la tempesta è finita, ogni cosa appare perduta.

Eppure, guarda più da vicino; la stessa tempesta che ha provocato spaccature nel terreno intorno al tronco dell'albero ha spinto le radici ad andare più in profondità. Ora l'albero ha accesso all'acqua e a fonti di nutrizione nuove e più profonde ed è stato pulito da tutti i rami morti. Forse i germogli non ci sono più, ma ne cresceranno di nuovi e migliori. Posso dirti che quell'albero ora è più forte, e sta crescendo in modi non visibili, quindi anche tu aspetta il tempo del raccolto - perché porterà molto frutto!

Forse ti trovi in una tempesta proprio ora: il vento sta soffiando forte scuotendoti con violenza e pensi di affondare. Amato, non entrare nel panico! Devi sapere che nel mezzo della tempesta stai affondando le tue radici spirituali. Dio sta sviluppando in te una profonda umiltà, un maggiore cordoglio e dolore per il peccato, una più elevata fame della sua giustizia.

Dio sta facendo di te un soldato veterano della croce - pieno di ferite di battaglia, ma abile in battaglia e coraggioso. Forse a volte ti scoraggi ma il Signore non si scoraggia mai. Il fatto è che Egli potrebbe intervenire sovranamente in qualsiasi momento per strapparti alle tue lotte ma non lo fa perché sta constatando quanto queste stiano producendo in te una maggiore sete di Lui!

Romani 5:3 dice, "l'afflizione produce perseveranza". La parola “produce” significa "portare a compimento".

In 2 Corinzi 4:17 leggiamo: "Infatti la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria".

La parola “produce” in questo verso è la stessa di Romani 5:3.

martedì 30 dicembre 2008

QUELLO CHE OGNI CRISTIANO DOVREBBE SAPERE SULLA CRESCITA SPIRITUALE

"Noi siamo obbligati a rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli, come è ben giusto, perché la vostra fede cresce grandemente e l'amore di voi tutti individualmente abbonda l'un per l'altro" (2 Tessalonicesi 1:3).

Che gran complimento Paolo fece ai cristiani Tessalonicesi! Ecco il succo di ciò che stava dicendo: "E' incredibile vedere quanto siate cresciuti, sia nella fede in Cristo che nell'amore l'uno per l'altro. Ovunque io vada, mi vanto della vostra crescita spirituale. Quanto ringrazio Dio per voi!"

In questo breve passo, Paolo ci offre l'immagine stupenda di un corpo di credenti che cresceva in unità ed amore. L'espressione greca che Paolo usa per "cresce grandemente" significa "crescere al di là, al di sopra e oltre ogni altra cosa". Sia individualmente che come corpo, la fede e l'amore dei tessalonicesi brillava più di tutte le altre chiese.

Ovviamente, questi cristiani tessalonicesi non stavano semplicemente cercando di afferrarsi alla loro fede nell'attesa del ritorno di Gesù. Stavano imparando, crescendo, e si stavano muovendo - e la loro vita ne era la prova. Secondo Paolo, essi erano sulle labbra di tutte le chiese in Asia.

Apparentemente, la predicazione che questo popolo udì li spinse in un cammino più profondo con Cristo; dissipò ogni ambizione carnale convincendoli dei loro usi pagani e lo Spirito Santo in loro stava abbattendo ogni barriera etnica o pregiudizio razziale. Essi scoprirono come abbracciare ogni tipo di persona, sia ricco che povero, istruito o meno, offrendo una grande cura l'uno per l'altro e mettendosi reciprocamente al primo posto nell'amore.

Se sei stato annaffiato e nutrito dalla Parola di Dio, dovresti avere una crescita spirituale continua nella tua vita e ciò dovrebbe accadere in modo automatico.

Non so se nelle nostre congregazioni tutti stiano "crescendo grandemente", come Paolo diceva della chiesa a Tessalonica. Eppure, credo ciò sia vero per molti di noi. Perchè? La predicazione unta della pura Parola di Dio produce sempre una crescita e l'apostolo Pietro dice che tutti quelli che desiderano il puro latte della Parola cresceranno.

Paolo descrive la nostra crescita spirituale come un'opera dello Spirito Santo. Egli dice che lo Spirito è sempre all'opera, trasformandoci di gloria in gloria. Egli rinnova del continuo le nostre menti, mortifica la nostra carne e produce purezza nel nostro uomo interiore. Egli opera nei nostri cuori per togliere ogni ira, amarezza, risentimento e malvagità di ogni sorta e produce in noi dolcezza, gentilezza e perdono verso gli altri. Ci fa crescere in Cristo - insegnandoci che qualunque cosa diciamo o facciamo deve essere degna del nostro Signore!

Paolo ci esorta ancora, "Ora ognuno esamini sé stesso.." (1 Corinzi 11:28). Il termine greco per esamini qui significa "valutare, provare". L'apostolo sta dicendo, "provate voi stessi - vedete se state camminando secondo la Parola di Dio". Dobbiamo costantemente chiederci, "Sto cambiando? Sto diventando più amabile e sensibile? Sto trattando la mia famiglia e i miei amici con un santo rispetto? Le mie conversazioni stanno divenendo più giuste?"

lunedì 29 dicembre 2008

A VOLTE CRESCIAMO SENZA SAPERLO

Alcuni credenti potrebbero raccontarti ogni dettaglio della loro crescita spirituale. E tu noti chiaramente dei cambiamenti nella loro vita. Ti testimoniano di come lo Spirito Santo abbia sconfitto il nemico per loro, e tu gioisci con loro nella loro vittoria.

Tuttavia questo tipo di cristiani rappresenta un’eccezione.

La maggior parte dei credenti invece è completamente inconsapevole di qualsiasi progresso spirituale nella propria vita. Essi pregano, leggono la Bibbia e cercano il Signore con tutto il loro cuore. Non ci sono ostacoli alla loro crescita spirituale.

Eppure essi non riescono a discernere alcuna crescita in loro. Io sono un esempio di questo tipo
di credenti. So di camminare nella giustizia di Cristo, eppure mi sembra di non fare alcun progresso. Infatti, a volte mi butto giù se faccio o dico qualcosa che non somiglia molto a Cristo. Ciò mi fa domandare, “sono cristiano da anni. Ma perché non imparo mai?”

Credo che i cristiani tessalonicesi rimasero sbalorditi quando udirono le affermazioni entusiastiche di Paolo nei loro riguardi (vedi 2 Tessalonicesi 1:3). Avranno probabilmente pensato, “Io, sto crescendo grandemente? Paolo sta scherzando”.

Ma Paolo sapeva che la crescita spirituale è un qualcosa di nascosto e segreto. La Scrittura la paragona alla crescita celata di fiori ed alberi: “Sarò come la rugiada per Israele; egli fiorirà come il giglio e affonderà le sue radici come i cedri del Libano. I suoi rami si estenderanno, la sua bellezza sarà come quella dell’ulivo, la sua fragranza come quella del Libano” (Osea 14:5-6).

Dio ci sta dicendo, “Andate dai gigli! Cercate solo di osservarli crescere. Vi dico che al termine del giorno non avrete visto alcuna sorta di crescita. Ma sappiate questo; Io innaffio il giglio ogni mattina con la rugiada – ed esso crescerà”. Questo vale anche per la crescita spirituale. Essa è impercettibile all’occhio umano!

Quando alcuni vengono salvati, non sembrano lottare contro un qualche peccato fastidioso. Essi testimoniano, “nel momento in cui sono venuto a Gesù, il Signore ha tolto quella tentazione da me. E da allora sono sempre stato libero”. Conosco molti ex-tossicodipendenti che hanno avuto una simile esperienza.

Ma per migliaia di cristiani, è tutta un’altra storia. Anni dopo la loro conversione, una vecchia corruzione si è sciolta in loro – qualcosa che odiavano e non volevano più vedere. Ma per quanto avessero strenuamente lottato, quella bramosia è ancora lì. Alla fine, iniziano a scoraggiarsi. La loro anima grida, “Per quanto, Signore? Questa catena verrà mai spezzata?” E allora il diavolo viene dicendo loro, “Non ce la farai mai. Sai che non potrai mai crescere spiritualmente in questa condizione”.

Fatti animo, amico – ho una buona notizia per te. Tu stai crescendo nel mezzo dell’avversità! In realtà, potresti crescere grandemente proprio a causa della tua difficoltà.

Sii certo – se hai il timore di Dio nel tuo cuore, emergerai dalla tempesta più forte di prima. Vedi, quando ti trovi nella battaglia contro il nemico, tu eserciti e invochi tutta la grazia e la potenza di Dio. E anche se ti senti indebolito, quella grazia e quella potenza ti stanno donando forza. In primo luogo, stai diventando più insistente nella preghiera; e, secondo, vieni spogliato di ogni orgoglio. Quindi, in realtà, la tempesta ti sta mettendo in “guardia spirituale” in ogni area della tua vita!

venerdì 26 dicembre 2008

CONOSCERE, CREDERE E CONTINUARE A CONFIDARE NEL SUO AMORE

Chiunque riesce a conservare la propria gioia quando si sente ripieno di Spirito Santo, senza alcuna prova o tentazione. Ma Dio vuole che ci conserviamo nel Suo amore in ogni tempo – soprattutto nel momento della tentazione.

L’apostolo Giovanni ci parla molto semplicemente di come conservarci nell’amore di Dio: “E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui” (1 Giovanni 4:16). In sintesi, se noi “dimoriamo nell’amore di Dio”, ci conserviamo in Lui.

La parola dimora qui significa “rimanere in uno stato di aspettativa”. In altre parole, Dio vuole che noi ci aspettiamo che il Suo amore venga rinnovato in noi ogni giorno. Dobbiamo vivere ogni giorno sapendo che Dio ci ha sempre amato, e ci amerà sempre.

In realtà, la maggior parte di noi scappa dentro e fuori l’amore di Dio a seconda dei propri alti e bassi emotivi. Ci sentiamo al sicuro nel Suo amore solo se ci comportiamo bene. Ma ci sentiamo insicuri del Suo amore ogni volta che siamo tentati o provati, o quando pensiamo di averlo deluso. Questi sono i momenti in cui dovremmo confidare maggiormente nel Suo amore. Egli ci sta dicendo in questi passi, “Non importa che tipo di prova tu stia affrontando, non devi mai dubitare del mio amore per te. Se tu stai veramente confidando nel mio amore, allora stai vivendo nel modo in cui voglio che tu viva”.

Geremia 31 offre un’illustrazione meravigliosa dell’amore di Dio. Israele si trovava in uno stato di sviamento. Il popolo era divenuto grasso e prospero e indulgeva in ogni sorta di malvagità.

Poi, all’improvviso, le loro lascivie mutarono in amarezza. Persero ogni piacere nel soddisfare i loro appetiti sensuali. Presto gridarono, “Signore, siamo perduti. Abbiamo bisogno che tu ci trasformi”. Dio udì il loro grido di pentimento, e il Suo cuore amorevole andò loro incontro. Egli castigò il popolo con la Sua verga di correzione – e Israele gridò, “Tu mi hai castigato…fammi ritornare e io ritornerò…Dopo essermi sviato, mi sono pentito” (Geremia 31:18-19).

Ascolta le parole di Dio a questo punto: “ …Infatti,anche dopo aver parlato contro di lui, lo ricordo ancora vivamente. Perciò le mie viscere si commuovono per lui, e avrò certamente compassione di lui…” (v. 20). “…ti ho attirata con benevolenza” (v. 3).

Ecco ciò che devi sapere dell’amore di Dio: Dio stava dicendo al Suo popolo, “Avrei dovuto castigarti e dire contro te aspre parole di verità. Ma nonostante questo tu hai peccato contro me, facendolo malgrado la grazia e la misericordia che ti avevo elargito. Hai voltato le spalle al mio amore, rifiutandomi. Eppure, le mie viscere si sono commosse profondamente per te, e mi sono ricordato di te nelle tue ambasce – e certamente avrò pietà di te. Ti perdonerò e ti ristorerò”.

giovedì 25 dicembre 2008

CAMMINARE NELLA GLORIA

Una cosa che può aiutarci ad andare avanti nei tempi difficili che stanno per giungere è la comprensione della gloria di Dio. Ora, ciò potrebbe suonare come un concetto altisonante ed elevato, uno di quegli argomenti che è meglio lasciare ai teologi. Ma io sono pienamente convinto che il soggetto della gloria di Dio abbia un valore pratico e reale per ogni vero credente. Una volta afferrato, spalanchiamo la porta ad una vita vittoriosa!

La gloria di Dio è una rivelazione della natura e dell’essenza del nostro Signore. Ricorderai dall’Antico Testamento che Mosè ricevette una visione reale della gloria di Dio. Prima di allora, il Signore aveva lasciato Mosè senza alcuna spiegazione di Sé stesso definendosi solo con le parole “IO SONO”. Però Mosè voleva conoscere di più Dio, così Lo supplicò, “Signore, mostrami la Tua gloria”.

Dio rispose appartando Mosè e nascondendolo nella fenditura della roccia. Allora, dice la Scrittura, Egli si rivelò a Mosè in tutta la sua gloria (vedi Esodo 34:6-7). Il modo in cui Dio vuole che noi conosciamo la Sua gloria è mediante la rivelazione del Suo grande amore per l’umanità. E questo è proprio ciò che rivelò a Mosè.

Credo che questo passo sia assolutamente essenziale per la nostra comprensione di chi sia il Signore. Spesso quando pensiamo alla gloria di Dio, pensiamo alla Sua maestà e al Suo splendore, alla Sua potenza e al Suo dominio, o a qualche manifestazione tra il Suo popolo. Tutte queste cose possono essere la conseguenza di aver visto la gloria di Dio. Ma non è questa la gloria mediante la quale Egli vuole che Lo conosciamo. Il Signore attende da sempre di mostrarci il Suo amore, di perdonarci, di inondarci con la Sua misericordia e di ristorarci.

La rivelazione della gloria di Dio ha effetti potenti su coloro che la ricevono, che pregano per ottenerla e comprenderla. Fino a quel momento, Mosè aveva visto il Signore come un Dio di leggi e di ira. Tremava di terrore alla presenza del Signore, intercedendo, gridando a Lui, supplicandolo per conto di Israele. Queste erano state le basi del Suo rapporto faccia a faccia col Signore.

Ma ora, al primo sguardo della gloria di Dio, Mosè ha più paura del Signore. Anzi, viene spinto ad adorare: “E Mosè si affrettò a prostrarsi fino a terra, e adorò” (Esodo 34:8). Mosè vide che Dio non era solo tuoni, lampi e quella tromba squillante che lo aveva fatto prostrare per la paura. Ma al contrario, riconobbe in Lui un Dio d’amore e una natura di dolcezza e amorevole misericordia!

Riesci a vedere l’incredibile verità che la Scrittura ci sta mostrando? La vera adorazione s’innalza da cuori sopraffatti dalla visione di un amore immeritato di Dio per noi. Esso è basato sulla rivelazione che Dio ci dà di Sé stesso, della Sua bontà, misericordia, della sua prontezza a perdonare. Così, se vogliamo adorare Dio in spirito e verità, la nostra adorazione deve basarsi su questa verità grandiosa.

Quando abbiamo ricevuto la rivelazione della gloria di Dio, la nostra adorazione non può fare altro che cambiare. Perché? Vedere la sua gloria cambia il nostro modo di vivere! Influenza il nostro aspetto e il nostro comportamento, trasformandoci di “gloria in gloria”, rendendoci più simili a Lui. Ogni nuova rivelazione del Suo amore e della Sua misericordia porta una trasformazione soprannaturale.

mercoledì 24 dicembre 2008

L’AMORE DI DIO CI VIENE TRASMESSO SOLO ATTRAVERSO GESÙ CRISTO

Secondo Giovanni, tutto l’amore di Dio dimora in Gesù; egli scrive, “E noi tutti abbiamo ricevuto dalla sua pienezza…” (Giovanni 1:16). In che modo abbiamo ricevuto l’amore del Padre? L’abbiamo ottenuto nel nostro essere in Cristo.

Ma, ti chiederai, cosa c’è di tanto importante nel sapere che l’amore di Dio ci viene trasmesso attraverso Gesù Cristo? In che modo potrebbe ciò avere un effetto sulla vita di tutti giorni?

In che modo l’amore di Dio ha effetto sulla nostra vita? Dobbiamo guardare a Cristo come nostro esempio. Gesù ci ha già detto che il Padre ci ama allo stesso modo in cui ha amato il Figlio. Perciò, che tipo di effetto ha avuto l’amore del Padre su Gesù?

“Da questo abbiamo conosciuto l’amore; egli ha dato la sua vita per noi” (1 Giovanni 3:16). Ecco il frutto dell’amore di Dio in Gesù: Egli ha donato Sé stesso in sacrificio per gli altri. La seconda metà del verso ci parla dello scopo dell’amore di Dio nella nostra vita. Leggiamo, “anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli”. L’amore di Dio ci porta anche a presentare i nostri corpi come sacrificio vivente.

Hai mai pensato a cosa significhi deporre la tua vita per i tuoi fratelli e sorelle? Giovanni non sta parlando di diventare martiri in terra straniera. Non si riferisce all’essere un donatore di organi. E non intende nemmeno che noi prendiamo il posto di qualche criminale condannato a morte. Cristo soltanto fece un tale sacrificio. No, il solo tipo di cristiano che possa portare vita e speranza ai propri fratelli è un cristiano morto. Un tale servo è morto a questo mondo – ad ogni carnalità, orgoglio e ambizione.

Questo cristiano “morto” ha permesso allo Spirito Santo di fare un inventario spirituale della sua anima. Egli vede attraverso la corruzione e la malvagità nel suo cuore e, desideroso, corre all’altare di Dio, gridando, “Signore, consumami. Prendi tutto di me”. Egli sa che solo mediante la purificazione del sangue di Cristo può donare la propria vita per i suoi fratelli.

martedì 23 dicembre 2008

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DI DIO

Di recente sono stato spronato dallo Spirito Santo, che mi ha condotto a questo passo: “ma voi carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo conservatevi nell'amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo in vista della vita eterna” (Giuda 20-21). Mentre leggevo questi versi, ho udito lo Spirito sussurrarmi: “David, non sei ancora mai giunto alla pienezza e alla gioia del mio amore. Hai una buona conoscenza teologica – ma non hai ancora sperimentato l’estasi e il riposo di abbandonarti al mio amore. Fin’ora, vi ti sei immerso solo fino alle caviglie. Ma c’è un vasto oceano del mio amore in cui tu possa immergerti”.

La Bibbia è piena della verità dell’amore di Dio. Ma a volte permetto a me stesso di chiedermi come il Signore abbia mai potuto amarmi. Non che io dubiti del Suo amore; è più un fallimento da parte mia nel non riuscire a restare saldo nella conoscenza e nella sicurezza del Suo amore per me .

La rivelazione dell’amore di Dio giunge in parte alla nuova nascita. Se tu dovessi chiedere alla maggior parte dei cristiani cosa essi sappiano dell’amore di Dio per loro, questi risponderebbero “so che Dio mi ama perché ha dato Suo Figlio a morire per me”. Probabilmente citerebbero Giovanni 3:16: “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”.

È un momento stupendo quello in cui afferri una tale verità. Improvvisamente comprendi, “Dio mi ha amato mentre ero perduto, devastato, un estraneo. E Lui ha provveduto per me il Suo amore sacrificando il Suo unico Figlio al posto mio”.

Pochi cristiani, ad ogni modo, imparano come essere conservati nell’amore di Dio. Sappiamo qualcosa del nostro amore per il Signore – ma raramente cerchiamo la rivelazione dell’amore di Dio per noi. In effetti, se tu dovessi chiedere alla maggior parte dei cristiani di trovare dei passi biblici sull’amore di Dio per noi, ne riuscirebbero a trovare solo alcuni. Eppure, capire l’amore di Dio è il segreto di una vita vittoriosa. Migliaia di credenti crescono spiritualmente freddi e pigri, perché ignorano l’amore di Dio per loro. Non sanno che la loro arma più potente contro gli attacchi di satana è proprio quella di essere pienamente convinti dell’amore di Dio per loro, mediante la rivelazione dello Spirito Santo.

Nella Sua ultima preghiera sulla terra, Gesù disse, “Padre…tu mi hai amato prima della fondazione del mondo” (Giovanni 17:24). Che pensiero incredibile; Cristo era grandemente amato dal Padre prima della creazione.

Gesù pregò poi questa importante preghiera. “Tu, Padre…li hai amati, come hai amato me” (vv. 21, 23). Pregò anche “ affinché l’amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro” (v. 26) . Cristo stava dicendo, “Padre, so che amerai coloro che porterò nel mio corpo così come hai amato me”.

Questo implica che quando il Padre ha amato Gesù prima dell’eternità, Egli ha amato anche noi. Infatti, quando l’uomo era ancora solo un pensiero nella mente eterna di Dio, il Signore stava già determinando le nostre vie e pianificando la nostra redenzione: “allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore ” (Efesini 1:4).

Da quando ti ama Dio? Ti ha amato da quando è esistito – perché Dio è amore. Questa è la Sua natura. Ti ha amato come peccatore. Ti ha amato nel grembo. Ti ha amato prima della fondazione del mondo. Il Suo amore per te non ha avuto inizio e non avrà fine.

Quando smetterà Dio di amarti? Smetterà di amarti quando smetterà di amare il Suo proprio Figlio, il che è impossibile. Cristo dice “il Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (Giovanni 13:1).

lunedì 22 dicembre 2008

CONSERVATEVI NELL'AMORE DI DIO

Anni fa, Dio mi mise nel cuore di aprire una casa per ragazzi a Long Island. Sentivo profondamente che ci fosse il Signore dietro quest’opera. Eppure, dopo soli diciotto mesi, alcuni funzionari statali imposero delle norme talmente tassative sulla gestione della casa da non lasciarci altra scelta se non quella di chiudere.

Avevamo già accolto quattro ragazzi durante il breve periodo in cui la scuola era aperta. Dopo aver chiuso, persi ogni contatto con loro. Avevo sempre pensato che quell’impresa fosse stata uno dei più grandi fallimenti di tutti i tempi. Per più di trent’anni, mi chiesi perché Dio avesse permesso che portassimo avanti il progetto.

Recentemente ho ricevuto una lettera da un uomo di nome Clifford. Mi ha raccontato la seguente storia:

“Fratello David, io ero uno dei quattro ragazzi ospitati nella casa di Long Island. I Suoi tutori erano davvero amorevoli e gentili. Ci insegnavano la Bibbia e ci portavano in chiesa. Un giorno ci portarono in una chiesa che aveva installato una tenda per riunioni di risveglio. Io ero davvero amareggiato ed abbattuto. Fu lì, sotto la tenda, che lo Spirito Santo iniziò a scuotere il mio cuore. Sentii il predicatore dire “Gesù ti ama”. Tutti gli anni di dolore, confusione e disperazione salirono a galla. Mi inginocchiai e pregai. Questo accadde trentacinque anni fa. Ora Dio mi ha chiamato a predicare, e mi sta spingendo al ministero a tempo pieno. Questo “grazie” ha continuato a fremere in me per tutto questo tempo. Voglio semplicemente ringraziarti per il tuo interesse. So cosa sia l’amore di Dio”.

La lettera di quest’uomo mi testimonia del fatto che nulla di quanto facciamo per Cristo è invano. Quella casa per ragazzi non fu un fallimento – perché un ragazzo ebreo perduto e confuso scoprì il significato dell’amore di Dio.

mercoledì 17 dicembre 2008

EGLI CI CHIAMA A PORTARE A TERMINE

"Che talora, avendo posto il fondamento e non potendola finire, tutti coloro che la vedono non comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non è stato capace di terminare" (Luca 14:28-30).

Cristo sapeva che molti dei Suoi seguaci non avrebbero avuto ciò che serviva per arrivare fino alla fine. Sapeva che sarebbero tornati indietro senza finire la corsa. Credo che questa sia la più tragica condizione che un credente possa vivere: aver iniziato pienamente intenti ad afferrare Cristo, a crescere come un discepolo maturo, a divenire sempre più simile a Gesù per poi mollare. Una tale persona è colei che ha posto un fondamento e non riesce a finire la costruzione perché non ha fatto bene i conti all'inizio.

Che gioia incontrare coloro che stanno veramente finendo la corsa! Questi credenti stanno crescendo nella sapienza e nella conoscenza di Cristo. Stanno cambiando giornalmente, in ogni momento. Paolo dice loro con incoraggiamento: "E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore" (2 Corinzi 3:18). Non è il cielo che questi credenti cercano, ma Cristo nella Sua gloria!

So che molti tra quelli che leggono questo messaggio particolare sono in una fase di pausa o stanno per fare un passo indietro. Potrebbe sembrare un piccolo passo, ma causerà una rapida discesa lontano dal Suo amore. Se questo vale anche per te, renditi conto che lo Spirito Santo ti sta chiamando a tornare indietro - a tornare al ravvedimento, al rinnegamento di te stesso e all'arresa. E proprio in questo istante, il tempo è un fattore primario. Se hai mai avuto l'intenzione di afferrare Cristo, fallo adesso, porta a compimento ciò che hai iniziato.

martedì 16 dicembre 2008

AMORE E ODIO

"Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo" (Luca 14:26)

Il termine greco per odio significa "amare meno rispetto a". Gesù ci sta chiamando ad avere un amore per Lui che sia onnicomprensivo, che sia talmente fervente ed assoluto che tutti i nostri affetti terreni non vi si possano avvicinare.

Pensaci: sappiamo cosa significhi entrare alla Sua dolce presenza e non chiedere nulla? Accostarsi a Lui solo perché siamo grati che Egli ci ami così perfettamente?

Siamo diventati egoisti ed egocentrici nelle nostre preghiere: "dacci...vienici incontro...benedicici...proteggici".
Tutto questo sarà anche scritturale, ma il focus rimane su noi stessi. Persino la nostra opera per il Signore è diventata egoistica. Vogliamo che Lui benedica il nostro servizio a Lui, così sapremo che la nostra fede è genuina. Il Signore è più interessato a ciò che stiamo diventando piuttosto che a ciò che stiamo facendo per Lui.

Qualcuno potrebbe urtarsi nel leggere questo, perché delle porte ministeriali si sono chiuse. Lui o lei potrebbero sentirsi "messi sul ripiano". Qualcun altro potrebbe pensare di poter essere più utile al Signore in qualche campo bisognoso di missione. Ma io dico che non saremo più utili al Signore di quando ministriamo a Lui amore nello stanzino segreto della preghiera. Quando cerchiamo il Signore, quando cerchiamo la Sua Parola incessantemente per conoscerlo di più, allora siamo all'apice della nostra utilità. Facciamo di più per benedire e accontentare Dio chiudendoci nel segreto con Lui in un'amabile conversazione che facendo qualsiasi altra cosa. Qualsiasi opera Egli possa disporre per noi, nel nostro paese o all'estero, fluirà spontaneamente dalla nostra comunione con Lui. Egli si preoccupa più di vincere completamente i nostri cuori che del nostro vincere il mondo per Lui.

Ciò non è per sminuire degli operai ferventi alla conquista di anime, ma è per affermare che tutto l'evangelismo benedetto dallo Spirito nasce nella comunione. Al testimone che spesso sta col Signore in preghiera sarà data sapienza, il tempismo dello Spirito Santo, e la potenza per compiere la volontà di Dio.

lunedì 15 dicembre 2008

VENIRE ALLA SUA TAVOLA

C’è un vecchio canto gospel che ha un profondo significato per me. Dice: “Gesù ha una mensa apparecchiata, dove i figli di Dio vengono cibati, Egli invita il Suo popolo eletto, vieni e mangia”.

Che prospettiva emozionante: il Signore ha apparecchiato una mensa nei cieli per i Suoi seguaci! Gesù disse ai Suoi discepoli: “e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno” (Luca 22:29-30). Avere fame di Lui significa che, per fede, anche noi siamo seduti a questa mensa.

Quando l’apostolo Paolo insegna, “Celebriamo dunque la festa” (1 Corinzi 5:8), intende “Comprendiamo chiaramente che c’è stato assegnato un posto nei luoghi celesti con Cristo alla Sua tavola regale. Presentatevi sempre. Che non si dica mai che il vostro posto è vuoto”.

La triste verità è che la chiesa di Gesù Cristo non riesce a capire cosa significhi celebrare la festa. Non comprendiamo la maestà e l’onore accordatoci nell’esser stati elevati da Cristo a sedere con Lui nei luoghi celesti. Siamo diventati troppo occupati per sederci alla Sua mensa. Deriviamo erroneamente la nostra gioia spirituale dal servizio, invece che dalla comunione. Facciamo sempre di più per un Signore che conosciamo sempre meno. Ci affanniamo e ci logoriamo dando i nostri corpi e le nostre menti alla Sua opera, ma raramente celebriamo una festa.

L’unica cosa che il Signore ricerca nei Suoi servi, ministri e pastori, al di sopra di tutto il resto, è comunione alla Sua mensa. Questa mensa è un luogo di intimità spirituale, ed è apparecchiata ogni giorno. Celebrare la festa significa venire a Lui del continuo per ricevere cibo, forza, sapienza e comunione.

Sempre, sin dai tempi della croce, tutti i colossi spirituali hanno avuto una cosa in comune: essi riverivano la mensa del Signore. Si perdevano nella vastità di Cristo. Morirono tutti lamentandosi di conoscere ancora così poco di Lui e della Sua vita.

La nostra visione di Cristo oggi è troppo piccola, troppo limitata. C’è bisogno di un vangelo di “vastità” per vincere i problemi complicati e crescenti di questa età malvagia. Vedi, Dio non risolve semplicemente i problemi in questo mondo ; Egli li divora nella Sua vastità! Chi ha una rivelazione crescente della vastità di Cristo, non deve temere i problemi, il diavolo, le potenze di questa terra. Egli sa che Cristo è più grande di tutto ciò. Se avessimo questo tipo di rivelazione di quanto Lui sia vasto, illimitato, immisurabile, immenso e senza confini, non ci lasceremmo più sopraffare dai problemi della vita.

Paolo è un esempio per noi: egli era consacrato ad avere una tale rivelazione sempre crescente di Cristo. In realtà, tutto ciò che lui aveva di Cristo gli giunse per rivelazione; gli fu insegnato alla mensa del Signore e reso efficace dallo Spirito Santo. Ricorda, fu solo dopo tre anni dalla sua conversione che Paolo andò a passare del tempo con gli apostoli in Gerusalemme, e rimase con loro solo quindici giorni prima di continuare il suo viaggio missionario. Egli dirà più tardi, “Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero” (Efesini 3:3). Lo Spirito Santo conosce i segreti profondi e nascosti di Dio, e Paolo pregava costantemente per ricevere il dono della grazia di capire e predicare “le imperscrutabili ricchezze di Cristo” (Efesini 3:8).

Il Signore sta cercando credenti che non si accontentino di barcamenarsi tra tutte le voci conflittuali per trovare una vera parola. Egli vuole che siamo affamati di una vera rivelazione di Lui che sia solo nostra : un’intimità profonda, personale.

venerdì 12 dicembre 2008

DAL CAMPO DI BATTAGLIA DELLA FEDE

Quando Paolo decise di andare a Gerusalemme, non fu perché aveva udito di un risveglio scoppiato da quelle parti. Non era un predicatore scoraggiato in cerca di qualcuno che gli impartisse qualcosa da parte di Dio. No, egli afferma chiaramente, "Salii...a Gerusalemme...per rivelazione ed esposi loro l'evangelo che io predico..." (Galati 2:1-2). Paolo andò a Gerusalemme per condividere un mistero che Dio voleva rivelare al Suo popolo.

Quest'uomo pio aveva già la piena e gloriosa rivelazione di Cristo. Egli non imparò le dottrine che predicava buttandosi nello studio di libri e commentari. Non era un filosofo eremita che escogitava verità teologiche, pensando, "Un giorno le mie opere saranno lette ed insegnate dalle generazioni future".

Lasciate che vi dica come e dove Paolo produsse le sue epistole. Egli le scrisse in delle celle di prigione buie e umide. Le scrisse asciugandosi il sangue dalla schiena dopo essere stato flagellato. Le scrisse dopo aver nuotato strenuamente nel mare, sopravvivendo ad un ennesimo naufragio.

Paolo sapeva che tutta la verità e la rivelazione che egli insegnava derivava dal campo di battaglia della fede. Ed egli si rallegrava nelle sue afflizioni per la causa dell'evangelo. Disse, "Ora posso predicare con ogni autorità ad ogni marinaio che si sia imbattuto in un naufragio, ad ogni prigioniero rinchiuso senza speranza, ad ognuno che abbia mai visto la morte in faccia. Lo Spirito di Dio sta facendo di me un veterano provato, e così posso annunciare la Sua verità a chiunque abbia orecchio da udire".

Dio non ti ha ceduto alla potenza di satana. No, Egli sta permettendo le tue prove perché lo Spirito Santo sta svolgendo un'opera invisibile in te. La gloria di Cristo si sta formando in te per l'eternità.

Non otterrai mai una vera spiritualità da qualcuno o da qualcos'altro. Se sperimenterai la gloria di Dio, essa dovrà giungere a te esattamente dove sei - nelle tue attuali circostanze, che siano piacevoli o meno.

Credo che uno dei grandi segreti della spiritualità di Paolo fosse la sua prontezza ad accettare qualsiasi condizione in cui si trovasse senza lamentarsi. Egli scrive, "Ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo" (Filippesi 4:11).

Il termine greco per contento qui significa "parare". Paolo sta dicendo, "Io non cerco di proteggere me stesso da circostanze spiacevoli. Non supplico Dio affinché me ne dispensi. Al contrario, le accolgo. So dalla mia esperienza col Signore che Egli sta operando qualcosa di eterno in me".

"Affinché la possiate sostenere..." (1 Corinzi 10:13). Il termine sostenere qui usato da Paolo implica che la nostra condizione non cambierà. Il punto è che dobbiamo andare avanti nonostante la situazione. Perché? Dio sa che se Egli cambia la nostra condizione, finiremo per essere distrutti. Egli permette che soffriamo perché ci ama.

La nostra parte in ogni prova è quella di confidare in Dio per tutta la potenza e tutte le risorse di cui abbiamo bisogno affinché troviamo contentezza nel mezzo della sofferenza. Vi prego, non mi fraintendete - essere "contenti" nelle nostre prove non significa che ne siamo felici. Significa soltanto che non tentiamo più di proteggerci da esse. Siamo contenti di non muoverci e resistere in qualsiasi circostanza, perché sappiamo che il nostro Signore ci sta rendendo conformi all'immagine del Suo Figliolo.

giovedì 11 dicembre 2008

LA PRESENTE GENERAZIONE NON SA NULLA SULLA SOPPORTAZIONE

Sopportare significa “andare avanti nonostante le avversità; soffrire pazientemente senza arrendersi”. In breve, significa resistere o non cedere. Ma questa parola non significa molto per l’attuale generazione. Molti cristiani oggi sono gente arrendevole – lasciano i loro consorti, le loro famiglie e il loro Dio.

Pietro affronta questo argomento dicendo, “Perché è una grazia se qualcuno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente” (1 Pietro 2:19). Poi aggiunge, “Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma, se soffrite per aver agito bene e sopportate pazientemente, questa è cosa grata a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguiate le sue orme”. “Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca. Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. Egli stesso portò io nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; per le sue lividure siete stati guariti. Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle vostre anime” (1 Pietro 2:20-25).

L’apostolo Paolo comanda: “Tu dunque sopporta afflizioni, come un buon soldato di Gesù Cristo” (2 Timoteo 2:3). Infine, il Signore stesso ci fa questa promessa: “Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato” (Matteo 24:13).

Ti chiedo: qual è la tua avversità? Il tuo matrimonio è in subbuglio? Il tuo lavoro è in crisi? Hai un conflitto con un parente, il padrone di casa, un amico che ti ha tradito?

Dobbiamo avere speranza. Vedi, così come le sofferenze di Paolo non lo lasciarono mai, così neppure la rivelazione, la maturità, la sua profonda fede, la sua pace permanente. Egli disse: “Se sarò un uomo spirituale, se davvero voglio piacere al mio Signore , allora non posso combattere contro le mie circostanze. Resisterò, non cederò mai. Niente su questa terra può darmi ciò che ricevo ogni giorno nelle mie prove dallo Spirito di Dio. Egli sta facendo di me un uomo spirituale”.

La vita di Paolo “respirava” con lo Spirito di Cristo, ed è così per ogni persona veramente spirituale. Lo Spirito Santo spande attraverso l’uomo interiore di quel servo la celestiale brezza di Dio. Un tale non è abbattuto; egli non mormora e non si lamenta della sua sorte. Forse sta attraversando la prova della sua vita, ma ancora sorride perché sa che Dio è all’opera in lui, e gli sta rivelando la Sua gloria eterna.

mercoledì 10 dicembre 2008

UNA RIVELAZIONE PERSONALE DI CRISTO

Se sei un predicatore, missionario o insegnante, pensa a questo: cosa stai insegnando? Qualcosa che ti è stato insegnato da qualcun altro? È forse la rielaborazione della rivelazione di qualche grande predicatore? Oppure hai sperimentato la tua rivelazione personale di Gesù Cristo? Se sì, sta essa aumentando? È aperto il cielo per te?

Paolo disse: “In lui viviamo, ci muoviamo e siamo” (Atti 17:28). I veri uomini e le vere donne di Dio vivono all’interno di questo piccolo eppure vasto cerchio. Ogni loro movimento, la loro intera esistenza ruota soltanto intorno agli interessi di Cristo. Anni fa, sapevo che lo Spirito Santo mi stava attirando ad un tale ministero, che predicasse solo Cristo. Oh, quanto anelavo predicare nient’altro che Lui! Ma il mio cuore non era concentrato, e trovai quel cerchio troppo stretto. Come risultato, non avevo un flusso continuo di rivelazione che sostenesse la mia predicazione.

Per predicare Cristo, dobbiamo avere un continuo fluire di rivelazione dallo Spirito Santo, altrimenti finiremo a ripetere un messaggio stantio. Se lo Spirito Santo conosce la mente di Dio e cerca le profondità e le cose nascoste del Padre, e se Lui deve sgorgare in noi come acqua viva, allora dobbiamo essere disposti ad essere riempiti da quell’acqua che scorre. Dobbiamo restare pieni di una rivelazione senza fine di Cristo. Una tale rivelazione aspetta ogni servitore del Signore disposto ad attenderlo, credendo ed avendo fiducia nello Spirito Santo affinché gli manifesti la mente di Dio.

Paolo disse che Cristo era rivelato in lui, non solo a lui (vedi Galati 1:16). Agli occhi di Dio è infruttuoso predicare una parola che non abbia già operato la propria potenza nella vita e nel ministero del predicatore stesso. Potrebbe apparire giusto per alcuni superficiali predicare Cristo in modo contenzioso – ma non è così per l’uomo o la donna di Dio. Dobbiamo predicare una rivelazione sempre crescente di Cristo, non solo, ma solo quando quella rivelazione produce un profondo cambiamento in noi.

Paolo inoltre espresse una preoccupazione personale: “perché , dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato” (1 Corinzi 9:27). Paolo non avrebbe certo mai dubitato della sua sicurezza in Cristo; non c’era questo nella sua mente qui. La parola greca usata per riprovato significa “disapprovato” o “non degno”. Paolo tremava all’idea di stare davanti al trono di giudizio di Cristo ed essere giudicato di aver predicato un Cristo che in realtà non conosceva o per aver proclamato un vangelo che non aveva pienamente messo in pratica. Ecco perché Paolo parla così spesso di “vivere Cristo” o “Cristo vivente in me”.

Non potremmo andare avanti nemmeno per un’altra ora definendoci servi di Dio finché non rispondiamo personalmente a questa domanda: voglio veramente nient’altro che Cristo? Egli è davvero tutto per me, il mio unico scopo di vita?

La tua risposta è si? Se lo dici seriamente, sarai in grado di individuare tutto il mucchio di letame nella tua vita, ciò di cui Paolo parlò quando disse, “…le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8). Hai considerato ogni cosa una perdita per la Sua rivelazione? Se non vuoi altro che Cristo, allora il tuo ministero non è una carriera – il tuo ministero è la preghiera! Non dovrai più essere spronato a cercarlo; andrai spesso nella tua stanza segreta, sapendo che al momento in cui ti siederai, starai seduto alla Sua mensa. Lo adorerai, seduto alla Sua presenza senza fretta, amandolo, lodandolo a mani alzate, bramandolo e ringraziandolo per la Sua sapienza.

martedì 9 dicembre 2008

UN CUORE PERFETTO E’ FIDUCIOSO

Il Salmista scrisse: “I nostri padri hanno confidato in te; hanno confidato in te e tu li hai liberati. Gridarono a te e furono liberati, confidarono in te e non furono confusi” (Salmo 22:4-5).

La radice ebraica di confidare suggerisce “lanciarsi giù da un precipizio”. Significa essere come un bambino che, arrampicatosi fin sopra il tetto e non riuscendo a scendere ode il padre dire, “Salta!” ed obbedisce, gettandosi tra le sue braccia. Ti trovi in un luogo simile in questo momento? Sei in bilico, stai vacillando e non hai altra scelta se non quella di gettarti tra le braccia di Gesù? Ti sei semplicemente rassegnato alla tua situazione, ma questa non è fiducia; non è niente più che fatalismo. La fiducia è qualcosa di completamente diverso da una rassegnazione passiva. È fede attiva!

Mentre avremo una fame sempre più intensa di Gesù, scopriremo che la nostra fiducia in lui è ben fondata. In certi momenti della nostra vita potremmo aver pensato che non saremmo riusciti ad avere fiducia in Lui, che Lui non aveva davvero il controllo del quadro generale e che avremmo dovuto rimanere noi al comando. Ma avvicinandoci sempre più a Lui e conoscendolo meglio tutto questo cambia. Significa che non andiamo da Lui a chiedere aiuto solo quando siamo alla fine della corda; piuttosto, iniziamo a parlare talmente vicino a Lui da riuscire ad ascoltarlo mentre ci avverte delle prove a venire.

Il cuore fiducioso dice sempre: “Tutti i miei passi sono ordinati dall’Eterno. Egli è il mio Padre amorevole, Egli permette le mie sofferenze, le tentazioni e le prove – ma mai più di quanto io possa sopportare, perché Lui crea sempre una via di uscita. Egli ha un piano e un proposito eterno per me. Egli ha contato ogni capello sulla mia testa ed ha formato ogni parte del mio corpo mentr’ero nel grembo di mia madre. Egli sa quando mi siedo, mi alzo o mi corico, perché sono la pupilla del Suo occhio. Egli è il Signore, non solo su di me, ma su ogni evento e situazione che mi riguardi”.

Un cuore perfetto è anche un cuore rotto!

Il salmista Davide disse, “L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto” (Salmo 34:18).

L’essere spezzato significa più che tristezza e lacrime, più di uno spirito affranto, più che umiliazione. La vera rottura del cuore rilascia in esso la più grande potenza che Dio possa affidare all’umanità, maggiore della potenza per far risuscitare i morti o guarire malattie ed infermità. Quando siamo davvero spezzati davanti a Dio, ci viene data la potenza di restaurare rovine, una potenza che porta un tipo speciale di gloria ed onore al nostro Signore.

Vedi, l’essere spezzati ha a che fare con delle mura – mura demolite, sgretolate. Davide paragonò le mura distrutte di Gerusalemme ai cuori rotti del popolo di Dio. “I sacrifici di Dio sono lo spirito rotto; o Dio, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. Fa del bene a Sion, per la tua benevolenza, edifica le mura di Gerusalemme. Allora prenderai piacere nei sacrifici di giustizia” (Salmo 51:17-19).

Nehemia era un uomo dal cuore rotto, ed il suo esempio ha a che fare con quelle mura distrutte a Gerusalemme (vedi Nehemia 2:12-15). Nel buio della notte, Nehemia “vide le mura”. Qui viene usato il termine ebraico shabar. È lo stesso termine utilizzato nel Salmo 51:17 per “cuore rotto”. Nel significato ebraico più completo, il cuore di Nehemia era rotto in due sensi. Si ruppe prima di dolore per le rovine, e poi per la speranza della ricostruzione (ardendo di speranza).

Questo è un vero cuore rotto: un cuore che prima vede la chiesa e le famiglie in rovina e sente l’angoscia del Signore. Un tale cuore geme per l’infamia gettata sul nome del Signore. Esso vede in profondità e vede, come Davide, la propria vergogna e incapacità. Ma c’è un secondo elemento importante in questo tipo di rottura, ed è la speranza. Il cuore veramente rotto ha udito da Dio: “Io guarirò, ristorerò ed edificherò. Disfati di ogni immondizia, e mettiti all’opera, ricostruisci le brecce!”

lunedì 8 dicembre 2008

CAMMINARE CON DIO

“Enok camminò con Dio” (Genesi 5:24). Il significato ebraico originale di camminò implica che Enok andasse su e giù, dentro e fuori, verso e da, braccio a braccio con Dio, conversando del continuo con Lui, crescendo sempre più vicino a Lui. Enok visse 365 anni – o, “un anno” di anni. In lui vediamo un nuovo tipo di credente. Per 365 giorni l’ anno da adulto, egli camminò a braccetto col Signore. Il Signore era tutta la sua vita, tanto che al termine della sua vita, egli non vide la morte (vedi Ebrei 11:5).

Come Enok, che fu trasportato via dalla vita stessa, coloro che camminano stretti a Dio vengono portati via dalla portata di satana, vengono tolti dal suo regno di tenebre e trasportati nel regno di luce di Cristo: “Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio” (Colossesi 1:13).

Enok imparò a camminare con gioia davanti a Dio in mezzo a una società malvagia. Egli era un uomo ordinario con gli stessi problemi e gli stessi pesi che portiamo noi, non era un eremita rifugiatosi lontano in qualche spelonca deserta. Era coinvolto nella vita di tutti i giorni con una moglie, dei figli, degli obblighi e delle responsabilità; Enok non si stava “nascondendo per essere santo”.

“Ora Enok camminò con Dio: poi non fu più trovato (in inglese viene reso egli non fu[1]), perché Dio lo prese” (Genesi 5:24). Sappiamo dall’epistola agli Ebrei che questo verso parla della traslazione di Enok, del fatto che non gustò la morte. Ma significa anche qualcosa di più profondo. L’espressione usata in inglese in Genesi capitolo 5, “egli non fu”, significa anche “egli non era di questo mondo”. Nel suo spirito e nei suoi sensi, Enok non apparteneva a questo mondo malvagio. Ogni giorno, nel camminare con Dio, egli divenne sempre meno attaccato alle cose di quaggiù. Come Paolo, morì giorno dopo giorno a questa vita terrena, e fu rapito in spirito in un regno celeste.

Tuttavia, nel suo peregrinare su questa terra, Enok si assunse tutte le proprie responsabilità, preoccupandosi per la sua famiglia: lavorò, ministrò e si dedicò ad ogni impegno preso. Ma “egli non fu” – non fu attaccato alle cose terrene. Nessuna esigenza di questa vita avrebbe potuto trattenerlo dal camminare con Dio.

Ebrei 11:5 dice chiaramente: “Prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio”. Cosa c’era in Enok che piaceva tanto a Dio? Il fatto che il suo cammino con Dio producesse in lui il tipo di fede che Dio ama. Questi due versi non possono essere scissi: “Prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio. Ora senza fede è impossibile piacergli” (Ebrei 11:5-6). Udiamo spesso quest’ultimo verso, ma di rado legato al precedente. Eppure, in tutta la Bibbia e nel corso della storia, coloro che camminarono stretti a Dio divennero uomini e donne di fede profonda. Se la chiesa sta camminando quotidianamente con Dio, in continua comunione con Lui, il risultato sarà un popolo ripieno di fede , di fede vera che piace a Dio.

Tutto intorno a Enok, l’umanità si allontanava sempre più da Dio. Ma mentre gli uomini mutavano in bestie selvagge piene di ogni lussuria, durezza e sensualità, Enok diventava sempre più simile a Colui col quale camminava.

“Per fede Enok fu trasferito”. Questa è una verità incredibile, quasi oltre la nostra comprensione. Tutta la fede di Enok era concentrata sull’unico, grande desiderio del suo cuore: essere col Signore. E Dio lo trasportò in risposta alla sua fede. Enok non sopportava più stare dietro il velo; doveva assolutamente vedere il Signore.

Il nostro fratello Enok non possedeva alcuna Bibbia, né innario, fratello di congregazione, insegnante, non aveva lo Spirito Santo dentro di sé, nessun velo squarciato per avere accesso al Luogo Santissimo. Però conosceva Dio!

“Chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6). Come sappiamo che Enok credesse che Dio fosse un rimuneratore? Perché sappiamo che è l’unica fede che piace a Dio e sappiamo che Enok piaceva a Lui! Dio è un compensatore, un rimuneratore, ossia, qualcuno che paga bene la fedeltà. In che modo il Signore ricompensa i Suoi figli diligenti?

Ci sono tre ricompense importanti che pervengono credendo in Dio e camminando con Lui in fede.

1. La prima ricompensa è il controllo di Dio sulla nostra vita. La persona che trascura il Signore, presto sfugge al controllo, mentre il diavolo entra e prende piede. Se solo costui si innamorasse di Gesù, se solo camminasse e conversasse con Lui! Dio gli mostrerebbe presto che satana non ha una vera potestà su di lui, e permetterebbe subito a Cristo di prendere il controllo in lui.

2. La seconda ricompensa che perviene per fede è avere “luce pura”. Quando camminiamo col Signore, siamo ricompensati con luce, direzione, discernimento, rivelazione – una certa “comprensione” che Dio ci dona.

3. La terza ricompensa che deriva da un cammino di fede è la protezione da tutti i nostri nemici. “Nessun’arma fabbricata contro di te avrà successo” (Isaia 54:17). Nell’originale ebraico, questo verso viene tradotto così: “Nessun progetto, nessuno strumento di distruzione, nessuna artiglieria satanica ti farà cadere o prevarrà su te, ma sarà fatta perire”.

venerdì 5 dicembre 2008

UN ESEMPIO DEL PROPOSITO DI DIO NEL BOTTINO DI GUERRA

Mentre Davide e il suo esercito erano lontani, gli Amalekiti razziarono il suo villaggio, Ziklag. Questi saccheggiatori presero tutte le donne e i bambini e diedero alle fiamme l'intera cittadina. Quando Davide tornò, "fu grandemente angosciato perché le persone parlavano di lapidarlo...ma Davide si fortificò nell'Eterno, il suo Dio" (1 Samuele 30:6).

Si parla di guerra spirituale! Questo non era un semplice attacco contro Davide, ma un assalto potente contro il proposito eterno di Dio. Ancora una volta, il diavolo cercava la progenie di Dio.

Questo è l'obiettivo di ogni guerra spirituale: il nemico è sempre stato determinato a distruggere la progenie di Cristo. E ciò non è cambiato nemmeno 2000 anni dopo la croce. Satana è ancora là fuori per distruggere la progenie di Dio, e lo fa attaccando noi, progenie di Cristo. Davide si sentì minacciato quando udì quei mormoratori trai suoi uomini, ma lui sapeva che il suo cuore era apposto con Dio, e la Scrittura ci dice che egli si fortificò nel Signore. Immediatamente, quest'uomo di fede si levò alla ricerca degli Amalekiti, e presto li raggiunse, recuperando ogni persona e possedimento che era stato rubato (vedi 1 Samuele 30:19-20). Davide non solo recuperò ciò che era stato preso a Ziklag, ma tutto quello che gli Amalekiti avevano saccheggiato altrove.

Cosa ne fece Davide di tanto bottino di guerra? Lo usò per il mantenimento del proposito di Dio. Inoltre, inviò doni dal bottino agli anziani di Giuda e alle città nelle quali lui e i suoi uomini si erano rifugiati (vedi 1 Samuele 30:26 e 31). Questo è un altro esempio del proposito divino nella nostra guerra spirituale: siamo chiamati a prendere bottini dalla battaglia non solo per noi stessi, ma per il corpo di Cristo. Le risorse che acquisiamo sono destinate a portare benedizione agli altri.

L'esercito siriano assediò la città di Samaria durante una carestia. I siriani si erano solo accampati fuori dalla città, in attesa che i samaritani morissero di stenti. Le condizioni peggiorarono a tal punto nelle mura della città che una testa d'asino era venduta per ottanta sicli d'argento. La situazione era talmente disperata che le donne offrivano i loro figli da far cuocere come cibo. Era puro delirio (vedi 2 Re 6).

Quattro lebbrosi che vivevano fuori dalle mura della città, infine si dissero l'un l'altro, "Perché stiamo seduti qui aspettando di morire? ...Or dunque venite, andiamo a presentarci nell'accampamento dei Siri; se ci lasceranno vivere, vivremo; se ci daranno la morte, moriremo" (2 Re 7:3-4). Così si diressero verso il campo siriano.

Quando giunsero lì, tutto era mortalmente tranquillo. Non si vedeva un'anima; così iniziarono a cercare in tutte le tende, ma erano andati tutti via. La Scrittura spiega: "Il Signore infatti aveva fatto udire all'esercito dei Siri un rumore di carri e un rumore di cavalli, il rumore di un grande esercito, ed essi si erano detti l'un l'altro: "Ecco, il re d'Israele ha assoldato contro di noi i re degli Hittei e i re degli Egiziani per assalirci". Perciò essi, al crepuscolo, si erano levati ed erano fuggiti abbandonando le loro tende, i loro cavalli...l'intero accampamento così com'era; erano così fuggiti per salvare la loro vita" (7:6-7).

Quando i lebbrosi compresero quanto fosse accaduto, andarono in giro per il campo mangiando e bevendo, poi tornarono in città gridando, "Venite con noi, non ci crederete, ma i siriani hanno abbandonato il loro campo" (vedi 7:10). Il Signore capovolse la situazione: Egli prese il bottino di guerra e lo usò per ristorare e rinvigorire il Suo popolo, conservando la Sua causa sulla terra.

Hai chiaro il quadro della situazione? Stai iniziando a capire il motivo delle tue attuali battaglie? A coloro che ripongono la propria fiducia nel Signore è stata promessa una vittoria gloriosa sopra tutta la potenza del nemico. Dio vuole che tu sappia questo: "Sì, ne uscirai vittorioso, ma ti renderò più che vincitore. Sto operando un proposito maggiore in te per il mio regno. Uscirai da questa battaglia con più bottino di quanto tu possa gestire".

giovedì 4 dicembre 2008

IL BOTTINO DELLA GUERRA SPIRITUALE

"Essi avevano consacrato parte del bottino ottenuto in guerra per mantenere la casa dell'Eterno" (1 Cronache 26:27). Questo verso ci rivela una verità profonda che può cambiare la nostra vita. Parla del bottino che può essere vinto solo in battaglia, e una volta vinto, viene consacrato per la costruzione della casa di Dio.

Credo che se afferriamo la potente verità dietro questo verso, comprenderemo perché il Signore permette delle intense guerre spirituali nel corso della nostra vita. Molti cristiani pensano che una volta salvati le loro lotte siano cessate, che la vita sarà una navigazione tranquilla. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Dio non solo permette le battaglie, ma Egli ha un proposito glorioso in esse per la nostra vita.

Cos'è il "bottino di guerra"? E' tutto ciò che viene saccheggiato e depredato, le ricchezze conquistate in battaglia dai vincitori. La Bibbia cita per la prima volta il bottino in Genesi 14, quando una confederazione di re invase Sodoma e Gomorra. Questi invasori ne catturarono gli abitanti e ne saccheggiarono i possedimenti: "...Presero tutte le ricchezze di Sodoma e Gomorra...Presero anche Lot, figlio del fratello di Abramo" (Genesi 14:11-12).

Quando Abramo apprese che suo nipote Lot era stato fatto prigioniero, radunò il suo esercito di 318 uomini, suoi servitori, e inseguì i re nemici. La Scrittura dice che egli li raggiunse e "li attaccò...Così recuperò tutti i beni e portò indietro anche Lot suo fratello e i suoi beni, come pure le donne e il popolo" (14:15-16).

Immagina il vittorioso Abramo: stava conducendo una lunga processione di gente gioiosa, e carri stracarichi di beni di ogni sorta e lungo la via incontrò Melchisedek, re di Salem. La Scrittura ci dice che Abramo si sentì di pagare la decima di tutto il bottino a questo re (vedi 14:20). "Considerate pertanto quanto fosse grande costui, al quale il patriarca Abrahamo diede la decima del bottino" (Ebrei 7:4).

Ecco il principio che Dio vuole che noi afferriamo: il nostro Signore è interessato a molto più che solo renderci vincitori. Egli vuole donarci il bottino, i beni, le ricchezze spirituali dalla guerra. Dobbiamo emergere dalla battaglia con carri colmi di risorse. Questo è ciò a cui si riferisce Paolo quando dice, "Noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati" (Romani 8:37, corsivo mio).

Davide aveva un'attitudine di riverenza verso il bottino vinto in guerra. Lo vediamo da un decreto emanato verso la fine della sua vita: Davide aveva appena nominato suo figlio Salomone a succedergli sul trono d'Israele ed ora egli raduna i capi delle nazioni per stabilire un ordine divino per il sostentamento della casa di Dio. Quali risorse useranno per questa opera santa? "Essi avevano consacrato parte del bottino ottenuto in guerra per mantenere la casa dell'Eterno" (1 Cronache 26:27).

Consentitemi di metterlo in scena. Dopo ogni vittoria militare, Davide metteva da parte i bottini e li ammassava in abbondanza: oro, argento, rame, legname, denaro in quantità innumerevole. Ed aveva uno scopo in mente: usare questo bottino come risorsa per costruire il tempio.

Quando la Scrittura parla del mantenimento de tempio, l'originale ebraico significa "riparare la casa, rafforzare e consolidare ciò che è stato costruito". Queste risorse dovevano mantenere lo splendore originale del tempio.

Dov'è il tempio di Dio oggi? Esso è costituito dal Suo popolo: te, me, la Sua chiesa sparsa nel mondo. Secondo Paolo, i nostri corpi sono il tempio dello Spirito Santo. E, come l'antica Israele, il nostro Signore ancora mantiene il Suo tempio con il bottino guadagnato in battaglia. Questo è il motivo per cui le nostre prove sono destinate per qualcosa in più che la sopravvivenza. Attraverso ogni battaglia, Dio sta ammassando ricchezze, risorse, beni per noi. Egli sta facendo scorta di un vasto tesoro di beni dalla nostra guerra. E tale bottino viene consacrato per la costruzione e il mantenimento del Suo corpo, la chiesa di Gesù Cristo.

Pensaci: per anni dopo che Salomone costruì il tempio, esso venne conservato in buono stato con i bottini acquisiti nelle passate guerre. La casa di Dio rimase esuberante e vitale, perché il suo popolo era emerso da ogni conflitto non solo vittorioso, ma ricco di risorse. Troviamo questo principio di "provvidenza mediante la battaglia" in tutta la Parola di Dio.

mercoledì 3 dicembre 2008

CIO' CHE E' SPIRITUALE NON PUO' ESSERE DUPLICATO

Qui, tra le strade di New York City, puoi comprare un orologio Rolex per quindici dollari. Come ogni newyorkese sa, questi orologi non sono dei Rolex originali. Sono semplicemente delle copie contraffatte e a buon mercato.

Sembra esistere una copia di tutto oggi; ma c'è qualcosa che non può essere duplicata, ed è la vera spiritualità. Nulla che sia davvero spirituale può essere copiato. Il Signore riconosce l'opera delle Sue mani - e non accetterà una duplicazione fatta dall'uomo di alcune delle Sue opere divine. Perché? Perché è impossibile all'uomo duplicare ciò che è veramente spirituale. E' l'opera esclusiva dello Spirito Santo. Egli è costantemente all'opera per fare qualcosa di nuovo nel Suo popolo. E non esiste alcun modo possibile per cui noi possiamo riprodurre tale opera.

Questo è il grande errore della religione moderna: pensiamo che se semplicemente impartiamo la conoscenza delle Scritture e dei principi biblici alla gente, essa diverrà spirituale. Ma resta il fatto che nessuno, né alcuna istituzione ha il potere di produrre spiritualità in qualcun altro. Solo lo Spirito Santo lo può fare.

Molto poco dell'opera dello Spirito di Dio compiuta in noi è visibile, ecco perché le persone veramente spirituali cercano raramente prove esteriori della Sua opera. Paolo dice, "Mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono" (2 Corinzi 4:18).

Nel contesto di questo passo, Paolo sta parlando di sofferenze ed afflizioni. Sta dicendo, "Nessuno conosce tutto quello che dobbiamo affrontare, tranne lo Spirito Santo. Ed è qui che si manifesta la vera spiritualità - nel crogiolo della sofferenza".

Coloro che si sottomettono alla guida dello Spirito di Dio - che affrontano le loro afflizioni certi che il Signore sta producendo qualcosa dentro di loro - emergono dal loro crogiolo con una fede potente, ed essi testimoniano che lo Spirito ha insegnato loro di più durante la loro sofferenza di quando tutto andava bene nella loro vita.

In tutti gli anni del mio cammino col Signore, ho visto raramente una crescita della mia spiritualità in tempi favorevoli. Piuttosto, ogni tipo di crescita solitamente ha avuto luogo mentre mi trovavo in luoghi impervi, sopportando sofferenze, prove - e tutto ciò era permesso dallo Spirito Santo.

Ad un punto del suo cammino di fede, Paolo disse, "Lo Spirito Santo mi attesta...che mi aspettano legami e tribolazioni" (vedi Atti 20:21-22). In effetti, attraverso tutta la vita di Paolo, le afflizioni non cessarono mai. Erano sempre presenti.

"Infatti la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria" (2 Corinzi 4:17). Secondo Paolo, le nostre afflizioni e difficoltà producono un valore eterno in noi. Egli sta dicendo: "Le sofferenze che attraversiamo su questa terra probabilmente dureranno per tutta la nostra vita. Ma è solo un qualcosa di momentaneo paragonato all'eternità. E proprio ora, mentre sopportiamo afflizioni, Dio sta producendo in noi la rivelazione della Sua gloria, che durerà per sempre".

martedì 2 dicembre 2008

GUADAGNARE CRISTO

"Ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo" (Filippesi 3:8).

Paolo era completamente affascinato dal suo Signore. Perché avrebbe dovuto sentire la necessità di "guadagnare" Cristo? Cristo si era già rivelato chiaramente, e non solo all'apostolo, ma nella sua vita. Eppure, nonostante ciò, Paolo si sentiva costretto a guadagnare il cuore e l'amore di Cristo.

L'intero essere di Paolo - il suo ministero, la sua vita e lo scopo intrinseco di essa - tutto era incentrato solo sul piacere al suo Maestro e Signore. Tutto il resto era immondizia per lui, persino le cose "buone".

Ma è scritturale, ti chiederai, l'idea di guadagnare il cuore di Gesù? Non siamo già l'oggetto dell'amore di Dio? In effetti, il Suo amore benevolo si estende a tutta l'umanità. Ma c'è un altro tipo d'amore che pochi cristiani hanno esperimentato. E'un amore affettuoso per Cristo, simile a quello che si prova tra marito e moglie.

Questo amore viene espresso nel Cantico dei cantici. In questo libro, Salomone viene ritratto come un tipo di Cristo, ed in un passo il Signore parla della Sua sposa così:

"Tu mi hai rapito il cuore...sposa mia; tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi, con uno solo dei monili del tuo collo. Quanto è piacevole il tuo amore, ...sposa mia! Quanto migliore del vino è il tuo amore.." (Cantico dei cantici 4:9-10).

La sposa di Cristo consiste di un popolo santo che brama piacere al suo Signore, che vive in tale obbedienza e così separato da tutte le altre cose da rapire il cuore di Cristo. La parola rapire in questo passo significa "rubare il mio cuore". La versione Diodati del succitato passo dice che il cuore di Cristo è stato rapito "con uno dei tuoi occhi". Credo che quell'occhio rappresenti la sincerità di una mente concentrata solo su Cristo.

lunedì 1 dicembre 2008

PIÙ PREZIOSA DELL'ORO

La storia della regina Ester è la storia di una guerra intensa, una delle maggiori battaglie spirituali di tutta la Scrittura. Il diavolo stava cercando di distruggere il proposito di Dio sulla terra, stavolta mediante il malvagio Haman. Quest'uomo ricco ed influente persuase il re di Persia ad emanare un editto che prevedesse la morte di ogni giudeo sotto il suo regno, dall'India fino all'Etiopia.

Il primo giudeo sotto gli occhi di Haman era il giusto Mardocheo, lo zio di Ester. Haman aveva fatto costruire una forca appositamente per Mardocheo, ma Ester intervenne, chiamando il popolo di Dio alla preghiera ed esponendo la propria vita in prima linea per revocare l'ordine di Haman. Dio portò alla luce il piano malvagio, ed Haman finì appeso alla forca da lui costruita. Il re non solo revocò la sentenza di morte, ma donò la casa di Haman ad Ester, una tenuta che oggi varrebbe milioni.

Eppure il palazzo di Haman non fu il solo bottino acquisito in questa storia. La Scrittura ci dice, "Per i Giudei fu luce, allegrezza, gioia e gloria" (Ester 8:16). Questi erano i veri bottini guadagnati in battaglia dal nemico.

Vedi, le nostre prove non ci fanno guadagnare solo ricchezze spirituali, esse ci mantengono forti, puri, sotto continua manutenzione. Mentre noi poniamo la nostra fiducia nel Signore, Egli fà sì che le nostre prove producano in noi una fede più preziosa dell'oro. "Affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell'oro che perisce che perisce anche se viene provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo" (1 Pietro 1:7).

"Avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui" (Colossesi 2:15).

Gesù saccheggiò il diavolo al Calvario, spogliandolo di ogni potenza e autorità. Quando Cristo risuscitò vittorioso dalla tomba, Egli liberò dalla stretta di satana un esercito innumerevole di prigionieri redenti. E quella processione comprata col sangue sta ancora marciando.

Incredibilmente, il trionfo di Cristo al Calvario ci ha donato persino più che la vittoria sulla morte. Esso ha vinto per noi dei bottini incredibili in questa vita: grazia, misericordia, pace, perdono, forza, fede, tutte le risorse necessarie a condurre una vita vittoriosa. Egli ha provveduto ogni cosa per il mantenimento del Suo tempio: "Cristo, come Figlio, lo è sopra la propria casa e la sua casa siamo noi, se riteniamo ferma fino alla fine la franchezza e il vanto della speranza" (Ebrei 3:6).

Lo Spirito Santo ci sta mostrando una meravigliosa verità: Gesù ci ha provveduto ogni risorsa di cui abbiamo bisogno, nel Suo Santo Spirito; ma noi siamo responsabili dell'uso di tali tesori per mantenere il Suo tempio. E le risorse per mantenere il tempio devono derivare direttamente dai bottini della nostra guerra.

Cristo ci ha donato ogni cosa necessaria affinché tale mantenimento sia possibile. Egli ci ha adottati nella Sua casa; Egli sostiene la casa essendone la pietra angolare, ed Egli ha purificato tutta la casa. Infine, Egli ci ha dato accesso al Luogo Santissimo. Dunque, per fede, siamo un tempio completo, pienamente stabilito. Gesù non ha costruito una casa terminandola solo a metà. Il Suo tempio è completo.

Questo tempio deve essere mantenuto. Deve essere tenuto in buono stato in ogni tempo. Certamente, sappiamo dove trovare le risorse: nello Spirito di Cristo stesso. Egli è il tesoriere di tutti i bottini. Quelle risorse vengono distribuite quando constatiamo il nostro bisogno e cooperiamo con Dio.

Tale cooperazione inizia quando siamo nel mezzo del conflitto. Le nostre risorse sono tutto ciò che ci rende simili a Cristo mentre siamo immersi nella battaglia. Sono le lezioni, la fede, il carattere che acquisiamo dalla guerra contro il nemico. C'è valore nella battaglia. E possiamo essere certi che da essa ne scaturirà del bene.