martedì 18 marzo 2014

DIO NON ERA ARRABBIATO CON GIONA

“Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore?” (Salmo 130:3).

Molti cristiani soffrono come Davide. Quando il santo e giusto timore di Dio è radicato nelle loro anime, la Sua terribile maestosità incombe costantemente su di loro. Come Davide, essi gridano, “Signore, chi può stare davanti a Te? Chi può sopportare la Tua santità?”

Giona pose la stessa domanda. Si trovava sul fondo dell’oceano, incapace di fuggire al suo dilemma, quando gridò, “Mi hai gettato in un luogo profondo, nel cuore dei mari, la corrente mi ha circondato e tutti i tuoi flutti e le tue onde mi sono passati sopra…Le acque mi hanno circondato fino all'anima, l'abisso mi ha avvolto” (Giona 2:4, 6).

Chi ha gettato Giona nei profondi abissi? Fu Dio! Il Padre celeste portò il profeta giù nel fondo del mare e preparò un grosso pesce per ingoiarlo.
Dio non era arrabbiato con Giona, allora perché permise che questo gli accadesse? Perché voleva impedire al Suo servo di fuggire dalla Sua volontà. Voleva che Giona seguisse il Suo piano per riceverne benedizione. In breve, Dio portò Giona giù negli abissi per poterlo ristorare.

Giona 2:2 ci dice esattamente cosa Dio stesse cercando: “Nella mia sventura ho gridato all'Eterno ed egli mi ha risposto; dal grembo dello Sceol ho gridato e tu hai udito la mia voce”. Il Signore stava aspettando che Giona si rivolgesse a Lui, che gridasse a Lui soltanto. “Sono stato scacciato dalla tua presenza. Eppure guarderò ancora verso il tuo santo tempio” (verso 5). “Quando la mia anima veniva meno dentro di me, mi sono ricordato dell'Eterno” (verso 8).

Oggi, il Signore fa lo stesso con noi: Egli permette che sprofondiamo nella disperazione per il nostro peccato finché non abbiamo più nessuna risorsa alla quale rivolgerci se non Lui. E, alla fine, dal ventre del nostro inferno grideremo, “Oh, Signore, Ti prego ascoltami! Non ho più speranza. Devi liberarmi!”

Forse hai raggiunto il fondo del tuo peccato. Sembra che tu non riesca ad ottenere vittoria su quel peccato schiacciante e il Signore ha permesso che tu scendessi nell’abisso. Eppure, tutto questo accade per un solo motivo. Egli sta sperando, come con Giona, che tu guardi “nuovamente a Lui”.
Stai certo che quando Giona gridò al Signore, Dio lo liberò prontamente: “Allora l'Eterno parlò al pesce e il pesce vomitò Giona sull'asciutto” (verso 10). Dio disse al pesce, “Basta! Ora sputalo fuori. Il mio servo mi ha invocato e Io gli risponderò”.