mercoledì 5 marzo 2014

“ARATURA PROFONDA”

“Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?” (Romani 2:4).

Non concordo con tutta la dottrina degli scrittori puritani, ma amo l’enfasi che pongono sulla santità. Questi santi predicatori definivano i loro sermoni un’ “aratura profonda”. Essi credevano di non poter piantare veri semi di fede finché il terreno dei cuori dei loro uditori non fosse stato profondamente solcato.

I puritani si accertavano che la loro predicazione scendesse nel profondo, solcando tutta la terra incolta delle anime dei loro uditori. I loro sermoni producevano un ravvedimento genuino nelle loro congregazioni e, in risposta, con gli anni, ciò produsse cristiani forti, maturi, fedeli.

Oggi, invece, la maggior parte della predicazione è tutta semina senza alcuna aratura. Ascolto molti pochi sermoni oggi che scavano profondamente rispetto alla superficie. Una profonda aratura non affronta solo la malattia del peccato; essa scava fino in fondo alla causa stessa della malattia. Molta della predicazione che ascoltiamo oggi si concentra sul rimedio ignorando la malattia. Essa offre una ricetta senza fornire un’operazione!

Tristemente, facciamo sì che le persone pensino di essere state guarite dal peccato senza aver mai saputo di essere malate. Mettiamo manti di giustizia su di loro senza che essi sappiano di essere nudi. Li spingiamo verso Cristo senza che si rendano conto del proprio bisogno di avere fiducia. Queste persone finiscono per pensare, “Non mi farà male aggiungere Gesù alla mia vita”.

C. H. Spurgeon, il potente predicatore inglese, disse quanto segue riguardo il bisogno di ravvedimento:

“Confido che una dolorosa penitenza esista ancora, sebbene non ne abbia sentito parlare molto di recente. Oggi sembra che le persone saltino nella fede molto velocemente…Spero che il mio vecchio amico ravvedimento non sia morto. Sono disperatamente innamorato del ravvedimento; a me sembra che sia il fratello gemello della fede.

“Io stesso non comprendo molto della fede dagli occhi asciutti; io so di essere venuto a Cristo mediante la via della croce del pianto…Quando sono giunto al Calvario per la fede, fu con grande pianto e supplicazione, confessando le mie trasgressioni e desiderando di trovare salvezza in Gesù e in Gesù solo”.