martedì 30 novembre 2010

SOLO PER LA FAMIGLIA

“Allora Giuseppe si affrettò ad uscire, perché si era profondamente commosso a motivo di suo fratello, e cercava un luogo dove piangere. Entrò così nella sua camera e lì pianse” (Genesi 43:30).

Questa è un’immagine del cuore del nostro Salvatore, persino nei confronti del peccatore. I fratelli di Giuseppe si trovavano nella sua casa, mangiando e bevendo alla sua presenza. Ma “[Giuseppe] fu dunque servito per lui a parte, per loro a parte” (Genesi 43:32). Non osiamo prendere alla leggera il significato di questa affermazione. Questi uomini si rallegravano alla presenza di Giuseppe senza essere pienamente ristorati, senza conoscerlo veramente, senza una rivelazione d’amore e di grazia.

Possiamo essere un popolo di lode, che mangia e beve alla presenza del Signore, ma che non ha ancora ricevuto la rivelazione del Suo amore infinito. La sensazione di non essere amati era ancora forte nei loro cuori. È il caso di quei cristiani che si recano alla casa di Dio per cantare, adorare e lodare per poi tornare a casa alla stessa vecchia bugia: “Dio non mi mostra alcuna prova del Suo amore per me. Le mie preghiere restano senza risposta. Egli non si cura davvero di me come lo fa con gli altri cristiani”.

I fratelli di Giuseppe dovevano fare un ultimo passo prima di poter ricevere una piena rivelazione d’amore. Una tale rivelazione viene data a coloro che hanno il cuore rotto e contrito. “I sacrifici di Dio sono lo spirito rotto; o Dio, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito” (Salmo 51:17). I fratelli non avevano ancora un cuore rotto (Genesi 43:34).

Questi uomini si erano resi conto del proprio peccato, ma avevano bisogno di essere completamente spezzati, di trovarsi totalmente alla fine della loro amarezza e delle proprie risorse umane prima che Giuseppe potesse rivelare il suo amore per loro. Così, Giuseppe li sottopose alla prova finale. Comandò al suo servitore di far scivolare la propria coppa d’argento nel sacco di Beniamino, il fratello minore, prima che ritornassero a Canaan. I fratelli erano appena fuori dalla città quando gli uomini di Giuseppe li raggiunsero accusandoli di aver rubato la coppa. Erano talmente certi della propria innocenza che dissero: “Quello dei tuoi servi presso il quale si troverà la coppa, sia messo a morte; e noi pure diventeremo schiavi del tuo signore” (Genesi 44:9).

Ascolta come cambiò il loro atteggiamento: “Dio ha ritrovato l'iniquità dei tuoi servi. Ecco, siamo schiavi del mio signore” (Genesi 44:16). Non c’era più lotta in loro, non più orgoglio. Erano umiliati, rotti, finalmente gridarono dal profondo del loro cuore: “Ci arrendiamo! Ci arrendiamo!”

Allora giunse la rivelazione del grande amore di Dio. “Allora Giuseppe non poté più contenersi di fronte a tutti gli astanti e gridò: «Fate uscire tutti dalla mia presenza!». Così nessuno rimase con Giuseppe quando egli si fece conoscere ai suoi fratelli” (Genesi 45:1).

Il mondo non sa nulla di questa rivelazione d’amore. Ora tutti loro avevano il senso della famiglia, dell’amore incondizionato e dell’accettazione. La Scrittura ci dice che Giuseppe “pianse così forte che gli Egiziani stessi lo udirono, e lo venne a sapere anche la casa del Faraone” (Genesi 45:2). Il mondo può sentir parlare dell’amore di Dio, ma soltanto la famiglia lo può sperimentare. Solo la famiglia di Dio ha a che fare con un tale amore, una tale misericordia.

Amato, Dio dimora nella persona umile e dal cuore rotto. Egli si diletta nella Sua famiglia, Egli ci ha amato in tutti questi anni passati, anche quando eravamo peccatori. Riposa nel Suo amore per te.

lunedì 29 novembre 2010

UNA RIVELAZIONE D’AMORE

I fratelli di Giuseppe non sapevano quanto fossero davvero amati, finché Dio non si usò di una crisi per rivelarlo loro. “La carestia si era sparsa sulla superficie di tutto il paese, e Giuseppe aperse tutti i depositi … Or Giacobbe, venendo a sapere che vi era del grano in Egitto, disse ai suoi figli … andate laggiù a comprare del grano per noi … Così i dieci fratelli di Giuseppe scesero in Egitto per comprarvi del grano” (Genesi 41:56; 42:1-3).

Erano trascorsi vent’anni dal crimine di aver venduto Giuseppe come schiavo, ed ora egli era il Primo Ministro d’ Egitto. Per sette anni aveva conservato il grano in vista della carestia. I figli di Giacobbe pensavano di andare in Egitto solo per il grano, ma Dio aveva dei piani migliori, più grandi. Egli li mandò lì per ricevere una rivelazione d’amore! Avrebbero sperimentato misericordia, perdono e ristoro, e avrebbero imparato cosa fosse la grazia di Dio. Non meritando altro che il giudizio, essi stavano per ricevere pura grazia.

Tenendo a mente che Giuseppe è un tipo di Cristo, trovo impossibile leggere questa parte della storia senza lacrime. È una tale meravigliosa immagine della grazia e dell’amore del nostro Signore Gesù Cristo per tutti coloro che sono venuti meno nei Suoi confronti.

Vent’anni di peccato e sotterfugi avevano tenuto i fratelli lontani da Giuseppe. Essi immaginavano che probabilmente fosse ormai morto. Quando giunsero alla corte di Faraone, davanti a Giuseppe, essi non lo riconobbero, ma lui li riconobbe immediatamente (Genesi 42:8). Eccoli lì, prostrati davanti a lui, proprio come Giuseppe aveva sognato. Era arrabbiato o vendicativo? Mai! Il suo cuore era pieno di compassione alla vista dei fratelli che amava così tanto.

Perché dunque parlò loro bruscamente accusandoli di essere spie (Genesi 42:7)? Una volta pensavo che Giuseppe si stesse prendendo una piccola rivincita, ma non era assolutamente questo il motivo. Egli stava semplicemente seguendo le direzioni di Dio. Questi uomini orgogliosi non erano ancora pronti a ricevere una rivelazione di grazia e misericordia. Avevano prima bisogno di vedere l’eccessiva bruttezza dei loro peccati ed affrontare la colpa e la vergogna. Dovevano giungere alla fine di loro stessi, affinché nient’altro che la misericordia potesse aiutarli. Questo è il messaggio della croce di Cristo – un amore incondizionato e perdono per tutti coloro che sono giunti alla fine di sé stessi!

Dio mostrò questa verità a Giuseppe, e Giuseppe mise i suoi fratelli in prigione per tre giorni, non per punirli, ma per dare loro la possibilità di affrontare la verità sul loro peccato. Era la legge all’opera, che mostrava loro la propria natura malvagia. E funzionò! “Allora si dicevano l'un l'altro: «Noi siamo veramente colpevoli nei confronti di nostro fratello, perché vedemmo l'angoscia dell'anima sua quando egli ci supplicava, ma non gli demmo ascolto! Ecco perché ci è venuta addosso questa sventura” (Genesi 42:21).

È impossibile comprendere la grazia di Dio finché non giungiamo alla fine delle nostre risorse e sperimentiamo la Sua misericordia. Quella grazia libera da ogni vergogna e senso di colpa.

venerdì 26 novembre 2010

UN GRIDO DAL CUORE

Credo che il misericordioso amore di Dio venga rivelato in risposta al grido del cuore, non un grido qualsiasi, ma il grido umile di chi cerca liberazione. La Bibbia ha molto da dire su questo grido del cuore. “Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio DIO; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a lui, ai suoi orecchi” (Salmo 18:6).

“Egli li liberò molte volte, ma essi continuarono a ribellarsi e sprofondarono nelle loro iniquità. Tuttavia egli prestò attenzione alla loro angoscia, quando udì il loro grido” (Salmo 106:43-44).

Puoi star certo che un grido a Dio otterrà sempre risposta con una parola di guarigione dal cielo! Nessuno è troppo debole o troppo disperato se si protende verso Dio in umiltà. La storia del malvagio re Manasse ne è la prova! La Bibbia dice che fu uno dei re più malvagi in Israele. “Egli fece ciò che è male agli occhi dell'Eterno … ricostruì gli alti luoghi che Ezechia suo padre aveva distrutto, eresse altari a Baal … e adorò tutto l'esercito del cielo e lo servì … Fece anche passare per il fuoco suo figlio, praticò la magia e la divinazione e consultò i medium e i maghi. Si diede completamente a fare ciò che è male agli occhi dell'Eterno” (2 Re 21:2-6).

“Ma Manasse fece sviare Giuda e gli abitanti di Gerusalemme inducendoli a fare peggio delle nazioni che l'Eterno aveva distrutto davanti ai figli d'Israele. L'Eterno parlò a Manasse e al suo popolo, ma essi non prestarono attenzione” (2 Cronache 33:9-10).

C’è speranza per qualcuno che si allontana tanto da Dio, che è così posseduto dal male e dalle tenebre? Sì, se costui si umilia e confessa e crede nella vittoria di Cristo alla croce.

Manasse finì prigioniero in una nazione straniera, legato in catene. Quale vivida immagine del salario del peccato; ma nella sua afflizione, egli gridò e Dio lo udì, lo perdonò e lo ristorò.
“Quando si trovò nell'avversità, egli implorò l'Eterno, il suo Dio, e si umiliò profondamente davanti al Dio dei suoi padri. Quindi lo pregò e lo supplicò e Dio ascoltò la sua supplica e lo ricondusse a Gerusalemme nel suo regno. Allora Manasse riconobbe che l'Eterno è Dio” (2 Cronache 33:12-13).

“Inoltre rimosse dalla casa dell'Eterno gli dèi stranieri e l'idolo, insieme a tutti gli altari che aveva costruito sul monte della casa dell'Eterno e a Gerusalemme, e li gettò fuori della città” (v. 15).

Questa parola di speranza, perdono, misericordia, amore e ristoro è per te! Poni attenzione alla Sua Parola, ravvediti, e poi sii ristorato e cammina col Signore! Non esiste peccato che non possa essere perdonato. Nessuno è troppo lontano per poter essere guarito e ristorato.

giovedì 25 novembre 2010

ALZATI E CAMMINA

“Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina” (Giovanni 5:8). Quest’uomo storpio alla piscina di Betesda si sarà probabilmente emozionato nel sentire le storie di Gesù che compiva guarigioni in tutto il paese. Forse avrà ascoltato altre storie su Gesù, ma non lo conosceva personalmente. Egli era intrappolato nella sua infermità e non riconobbe il Signore, però Gesù sapeva ogni cosa di lui! Gesù era venuto a lui nella sua infelicità e nel suo dolore, ma la misericordia stava per sgorgare su di lui! Il Signore fu toccato dai sentimenti d’infermità di questo pover’uomo, e tutto ciò che chiese da lui fu di credere nella Sua Parola e agire in base ad essa. “Alzati! Prendi il tuo lettuccio! Allontanati da questo posto!”

In seguito, dopo la guarigione dell’uomo, Gesù lo trovava nel tempio e camminava con lui. Egli avrebbe veramente conosciuto Gesù e confidato in lui. Ma ora, giacente presso la piscina, incredulo, rifiutandosi di muoversi, pensava tra sé e sé: “Non funzionerà. Perché Dio dovrebbe scegliere me fra questa moltitudine per guarirmi? Sono destinato a morire in questa condizione”. Gesù non avrebbe potuto sollevarlo contro la sua volontà. L’uomo doveva credere che le sue grida erano state udite e il tempo della sua liberazione era giunto. Sarebbe stato ora o mai più!

“ Allora Gesù rispose e disse loro [Giudei]: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio. Poiché il Padre ama il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli fa; e gli mostrerà opere più grandi di queste, affinché voi ne siate meravigliati” (Giovanni 5:19-20).

In pratica, Gesù stava dicendo a coloro che dubitavano: “Mio Padre voleva che lui fosse guarito, quindi l’ho guarito. Io faccio solo quello che mio Padre vuole”. Era la volontà di Dio, l’amore di Dio, il desiderio di Dio rendere quest’uomo completamente sano.

È difficile credere che Dio ancora ti ami quando stai giù e sei debole! Quando anni sono stati sprecati; quando il peccato ha storpiato il tuo corpo e la tua anima; quando ti senti senza valore, non gradito a Dio, e ti chiedi perché dovrebbe ancora interessarsi a te. Ci vuole la fede di un fanciullo per accettare quell’amore, fare un passo di fede e dire: “Signore, soltanto sulla Tua Parola io mi alzerò e camminerò, con Te!”

Non è necessario che tu capisca tutte le dottrine sul ravvedimento, il peccato e la giustizia. Probabilmente non conosci nemmeno Gesù in modo profondo e significativo! Ma c’è tempo per questo; conoscerai ogni cosa quando farai un primo passo di obbedienza, ti alzerai e ti volgerai al Signore. “Se qualcuno vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio” (Giovanni 7:17).

mercoledì 24 novembre 2010

IL VENTO DELLO SPIRITO

Coloro che erano diretti all’alto solaio (vedi Atti 1 e 2) amavano molto Gesù. Avevano ricevuto insegnamento alla suola di Cristo. Avevano compiuto miracoli, guarito i malati e scacciato demoni. Erano compassionevoli, si sacrificavano, amavano le anime, però non erano ancora qualificati per essere testimoni!

Erano lì vicino quando Egli sudò gocce di sangue; Lo avevano visto appeso alla croce, e avevano visto la Sua tomba vuota dopo essere resuscitato; avevano mangiato con Lui e parlato con Lui nel Suo corpo glorificato; avevano visto Gesù rivestito di gloria eterna sul monte; Lo avevano persino visto ascendere al cielo! Eppure, costoro non erano ancora pronti a testimoniare di Lui!

Perché Pietro non poteva andare alle folle in Gerusalemme e testimoniare subito della Sua resurrezione? Non aveva già testimoniato di quell’evento? Essi avevano bisogno della potenza dello Spirito Santo.

Pietro fece una dichiarazione potente ai capi sacerdoti: “E di queste cose noi gli siamo testimoni, come pure lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono” (Atti 5:32).Attraverso le parole dello Spirito Santo proferite mediante Pietro, i sacerdoti “si infuriarono e deliberarono di ucciderli” (Atti 5:33).

Stefano, ripieno di Spirito Santo, predicò ai capi religiosi: “Uomini di collo duro ed incirconcisi di cuore e di orecchi, voi resistete sempre allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi … All'udire queste cose, essi fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui” (Atti 7:51, 54).

Quando esci dalla presenza di Dio, ripieno di Spirito Santo, puoi restare fermo con franchezza davanti ai colleghi, la famiglia, chiunque esso sia, e la tua testimonianza provocherà una delle due reazioni: o grideranno “cosa devo fare per essere salvato?”, oppure vorranno ucciderti. Proferirai una parola che taglierà in due i loro cuori.

Se cercherai miracoli dentro l’edificio di una chiesa resterai deluso. Se avessi visitato l’alto solaio qualche ora dopo il soffiare del vento, il fuoco caduto dal cielo, e l’edificio scosso, cercando di esperimentare qualcosa di miracoloso, saresti rimasto deluso.

Vedi, il vento dello Spirito soffiò tutte quelle persone fuori nelle strade, nei mercati! Avresti potuto chiedere: “Dov’è il risveglio, il vento soprannaturale? Posso vedere qualcuna di quelle lingue di fuoco?” e ti avrebbero portato fuori dai 120 testimoni nelle strade, che predicavano Gesù nella potenza dello Spirito Santo! Ecco dov’era il risveglio, e dove è ancora! Ecco l’effusione! Il vento, il fuoco, lo Spirito, ora è nei testimoni di Dio!

martedì 23 novembre 2010

IL FONDAMENTO DELLA VERA FEDE

L’unico momento in cui la pazienza di Dio si esaurisce con noi è quando continuiamo a rifiutarci di accettare quanto Egli ci ami.

Molti cristiani oggi sono ritornati in un deserto che essi stessi si sono creati. Non hanno gioia, non hanno vittoria. A guardarli, penseresti che Dio li abbia abbandonati da tempo. No, Egli li ha semplicemente lasciati a sé stessi, alle loro lamentele e mormorii.

Grazie a Dio, Giosuè e Caleb entrarono nella terra promessa, ed essi furono come alberi verdeggianti nella casa di Dio fino ai loro ultimi giorni di vita. Erano uomini di potenza e visione, perché sapevano di essere preziosi per Dio.

Anche tu sei prezioso per il Signore, a discapito dei tuoi problemi e dei tuoi fallimenti. Puoi essere un albero verdeggiante nella casa di Dio, proprio come lo furono Giosuè e Caleb.

Resta semplicemente saldo sulle promesse della Parola di Dio: “L'Eterno fu il mio sostegno, e mi trasse fuori al largo; egli mi liberò perché mi gradisce” (Salmo 18:19).

Questo è il fondamento della vera fede!

lunedì 22 novembre 2010

TU SEI IL TESORO DI DIO

La Parola dice: “La moglie di un altro dà la caccia all'anima preziosa di un uomo” (Proverbi 6:26). L’adultera di cui si parla in questo verso è Satana, ed egli dà la caccia a coloro che sono preziosi per Dio.

La Bibbia ce ne offre una vivida illustrazione in Numeri 13 e 14. Israele aveva inviato dodici spie per perlustrare la terra promessa. Quando le spie tornarono, dopo quaranta giorni, dieci di loro seminarono tre bugie nei cuori del popolo di Dio: (1) “Ci sono troppe persone nel paese; sono troppo forti per noi” (2) “Le città sono troppo fortificate; le fortezze sono inespugnabili” e (3) “Ci sono giganti nel paese, e non c’è scampo per noi. Non c’è speranza! È finita!”

Queste bugie fecero cadere Israele nello sconforto. La Scrittura dice che il popolo passò una notte di disperazione. “Allora tutta l'assemblea alzò la voce e diede in alte grida; e quella notte il popolo pianse” (Numeri 14:1). Più di 2 milioni di persone stavano piangendo, lagnandosi, lamentandosi, totalmente concentrati sulla loro debolezza ed incapacità. I loro lamenti di incredulità bombardarono il cielo.

Amato, il diavolo oggi scaglia le stesse tre bugie contro il popolo di Dio. “Le tue prove sono troppo numerose. Le tue tentazioni sono troppo forti. Sei troppo debole per resistere alla potenza che sta venendo contro di te”.

La parola che Dio pronunciò ad Israele è anche per noi oggi: “sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare, poiché tutta la terra è mia” (Esodo 19:5). “poiché tu sei un popolo santo all'Eterno, il tuo DIO, e l'Eterno ti ha scelto per essere un popolo suo, un tesoro particolare [prezioso, speciale] fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra” (Deuteronomio 14:2).

Giosuè e Caleb ricevettero una rivelazione della loro preziosità agli occhi di Dio. Essi sapevano che Israele era speciale per il Signore. Questa era la chiave per il loro spirito fiducioso.

Giosuè disse: “Se l'Eterno si compiace con noi, ci condurrà in questo paese e ce lo darà” (Numeri 14:8). In altre parole, “Poiché Egli si diletta in noi, il paese è come se fosse già nostro”.
Questa è la stessa rivelazione che ricevette Davide: “Egli mi condusse fuori e mi liberò – perché egli si compiace con me”. Allo stesso modo, oggi ogni cristiano vittorioso possiede la stessa rivelazione dal proprio Padre celeste. “Non possiamo fallire! Tutti i nostri nemici saranno cibo per noi, perché noi siamo preziosi per il Signore”.

venerdì 19 novembre 2010

SEI SPECIALE PER IL TUO PADRE CELESTE!

Non scorderò mai il dolore che sentii quando uno dei miei figli adolescenti venne da me e mi confessò: “Papà, non ho mai sentito di averti compiaciuto. Non mi sono mai sentito degno del tuo amore; sento di averti deluso per tutta la mia vita. Devi essere davvero scontento di me”.

Nessuna parola mi aveva mai ferito di più. Mi sono chiesto cosa potevo aver fatto per far sentire mio figlio in quel modo. Poi, soffrendo profondamente nel mio cuore, ho abbracciato il mio piccolo, in lacrime. Pensai: “Quanto si sbaglia. Ho mostrato amore a mio figlio, gliel’ho detto e gliel’ho dimostrato ogni volta. Tutti i miei altri figli sono sicuri del mio amore, come può questo figlio avere avuto un’idea talmente sbagliata per tutto questo tempo e sopportare senza motivo una tale frustrazione e una tale colpa?”

Ho detto al mio amato figlio: “Sei sempre stato speciale per me. Sei sempre stato la pupilla del mio occhio. Penso a te e tutto il mio essere si illumina. Certo, hai fatto cose sciocche a volte, ma lo stesso vale per i tuoi fratelli. Ma sei stato perdonato; eri davvero dispiaciuto, e mai una volta ho pensato nulla meno di questo. Non sei altro che gioia per me. Mi hai reso felice durante tutta la tua vita. Sei stato un diletto per il mio cuore”.

È lo stesso per molti cristiani nel loro rapporto con il Padre celeste. Il diavolo ha convinto questi credenti di aver solo deluso Dio e che non lo aggraderanno mai. Così, essi semplicemente non accettano l’amore di Dio; al contrario, vivono come se la Sua ira sia sempre aleggiante su loro. Che modo orribile di trascorrere la vita, e quanto soffre Dio quando vede i Suoi figli vivere in questo modo.

Amato, dal giorno in cui sei nato, sei sempre stato speciale per il tuo Padre celeste.

giovedì 18 novembre 2010

SEI PREZIOSO PER DIO

“Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori” (Efesini 2:8-9).

Se anche tu vivessi per 500 anni, non vivresti mai abbastanza per piacere a Dio mediante le tue opere. Non importa quanto duramente tu possa provare a purificarti. Tutta la carnalità è stata soppressa alla croce; ora, un uomo nuovo ha preso posto: l’uomo in Cristo. La vera fede prende sicurezza da ciò che Egli ha compiuto per te.

Tu dirai: “O, credo che Dio si diletti in pastori fedeli; essi pregano e passano così tanto tempo nella Sua Parola. Credo che gli anziani Gli siano preziosi: essi hanno sopportato molte sofferenza, tribolazioni e prove, e ne sono usciti vittoriosi. Però trovo difficile credere che un cristiano travagliato e mancante come me possa essere prezioso per Dio. Sarà disgustato di me, la mia vita è tutta un “alti e bassi”. Ho problemi che sembro non riuscire a risolvere. Credo che Egli ancora mi ami, ma sicuramente è deluso di me”.

Ti prego, cerca di capire la meravigliosa profezia di grazia che fece Isaia, in cui Dio disse: “Io ti ho redento, ti ho chiamato per nome; tu mi appartieni” (Isaia 43:1). Ciò venne detto ad un popolo che era stato derubato, sfruttato, incatenato e gettato in prigione, tutto a causa della loro stessa stoltezza ed incredulità.

È a questo punto che Dio disse loro: “Ora, dopo tutti i vostri fallimenti, vengo a voi con un messaggio di speranza; e tutto questo perché voi siete miei!”

mercoledì 17 novembre 2010

DIO VUOLE LIBERARTI

Quando i tre ragazzi ebrei vennero gettati nella fornace ardente, un quarto uomo si trovava lì con loro: Gesù! Essi non si bruciarono. In realtà, i loro vestiti e i loro capelli nemmeno puzzavano di fumo. Questo è il tipo di liberazione che Dio vuole arrecarti nella tua valle spirituale.

Qual è il motivo di Dio per voler liberarti? È forse perché hai fatto qualcosa per entrare nelle Sue grazie? Hai aumentato il tuo tempo di preghiera? Spendi più ore a leggere la Scrittura?

Tutto ciò è buono, ma Isaia ricevette la vera rivelazione quando disse: “Perché tu sei prezioso ai miei occhi e onorato, e io ti amo … Non temere, perché io sono con te” (Isaia 43:4-5).

Dio, in Isaia 43, stava dicendo ad Israele: “State per attraversare fiamme e fiumi, ma non temete; io camminerò con voi in tutto questo, e alla fine vi libererò, semplicemente perché siete miei. Io vi conosco per nome, e voi siete un diletto per il mio cuore”.

martedì 16 novembre 2010

LA PURA MISERICORDIA DI DIO

Isaia ricevette una rivelazione del grande diletto di Dio in noi. Egli profetizzò: “o Israele, non temere, perché io ti ho redento, ti ho chiamato per nome; tu mi appartieni. Quando passerai attraverso le acque io sarò con te, o attraverserai i fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai in mezzo al fuoco, non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà” (Isaia 43:1-2).

Isaia non stava parlando di un’inondazione o di un fuoco in senso letterale; stava parlando di ciò che le persone attraversano spiritualmente e mentalmente. Israele si trovava in schiavitù in quel periodo. Le loro “acque” erano le tribolazioni; il loro “fuoco” erano le tentazioni; i loro “fiumi” erano le prove. Tutto ciò era il tentativo di Satana di distruggere e sopraffare il popolo di Dio.

Le parole di Isaia erano un messaggio di pura grazia per Israele. Il popolo era in schiavitù a causa della propria stupidità e stoltezza, ma Dio inviò loro un profeta dal cuore rotto che disse: “Dio vuole che vi dica che voi appartenete a Lui”.

Proprio ora, forse ti trovi in mezzo alle tue acque vorticose. Forse ti senti sopraffatto da una prova o una tentazione che ti minaccia e ti consuma. Devi comprendere da questi esempi biblici che il Signore non sempre calma le acque. Egli non sempre impedisce alle inondazioni di arrivare, non sempre spegne le fiamme.

Tuttavia, Egli promette questo: “Io camminerò con te in tutto questo. Questa prova, questa circostanza non ti distruggerà. Non ti consumerà. Quindi, continua a camminare. Riemergerai dall’altra parte con me al tuo fianco”.

lunedì 15 novembre 2010

LA CHIAVE PER OGNI LIBERAZIONE

Lo Spirito Santo diede a Davide una rivelazione che è la chiave per ogni liberazione. Davide poteva dire: “Il motivo per cui Dio mi ha liberato da tutti i miei nemici, da ogni mia sofferenza e potenza infernale, è che io sono prezioso per Lui. Il mio Dio si compiace in me!”

“l'Eterno fu il mio sostegno, e mi trasse fuori al largo; egli mi liberò perché mi gradisce” (Salmo 18:19). Hai bisogno di liberazione? Dalla concupiscenza, dalla tentazione o dalla prova?

Da un problema mentale, spirituale, emotivo o fisico? La chiave per la tua vittoria è nel verso succitato. Dio ti gradisce! Sei prezioso per Lui!

Nel Cantico dé cantici, il Signore dice della Sua sposa: “Come sei bella e come sei leggiadra, o amore mio, con tutte le tue delizie!” (Cantico dé Cantici 7:6). Tre delle parole ebraiche in questo verso sono sinonimi: Bella significa preziosa; leggiadra indica diletto; e delizie. Questi termini descrivono i pensieri di Gesù per la Sua sposa mentre Lui l’ammira. Egli la guarda e dice: “Quanto sei bella, dolce e dilettevole per me. Sei preziosa per me, amore mio”.

Come risposta, la sposa declama: “Io sono del mio diletto, e il suo desiderio è verso di me” (7:10). Il significato qui è: Egli mi corteggia con diletto. Egli mi insegue perché sono così preziosa per Lui!

Questi stessi pensieri si trovano in tutto il libro dei Salmi. “L'Eterno prende piacere in quelli che lo temono, in quelli che sperano nella sua benignità” (Salmo 147:11). “perché l'Eterno si compiace nel suo popolo; egli corona di salvezza gli umili” (Salmo 149:4).

venerdì 12 novembre 2010

TORTORE

Dio mi ha sostenuto attraverso le mie lotte mostrandomi la speranza segreta del re Davide. Davide, lamentandosi e reclamando, si domandava perché Dio fosse arrabbiato con lui. Egli invocò Dio di “tirare fuori la mano dal suo seno e distruggere i nemici” (vedi Salmo 74:11). A Davide sembrava che i nemici di Dio stessero prendendo il controllo, e nella sua disperazione pregò: “Non abbandonare alle fiere la vita della tua tortora” (Salmo 74:19).

Come Davide, iniziamo a vedere noi stessi come piccole tortore, circondate da lacci e trappole dei malvagi. Mi ha incoraggiato, nei momenti di maggiore prova, vedermi come la Sua tortora, che riposa sulle Sue promesse per proteggermi dai lacci dei malvagi. Come una tortora, aneliamo la presenza del nostro amato Salvatore.

Immagino Cristo venire a me in forma di colomba, il Suo Spirito Santo, rivelandomi il Suo amore costante e la Sua premura incessante. Quant’è ineffabile che un Dio così grande e maestoso si abbassi a relazionarsi con i miei bisogni come una tortora. Non è forse disceso su Cristo sulle acque battesimali come una colomba?

Figlio di Dio, stai attraversando un periodo difficile? C’è sofferenza nella tua casa? Sei ferito? Sei a volte confuso per la gravità di tutto ciò? Ricorda, sei la piccola tortora del Signore, ed Egli non ti lascerà mai alla volta del malvagio. Egli ti libererà da ogni laccio del nemico, e ti mostrerà quanto sia impegnato nell’ora del bisogno. Egli è lì accanto a te, in ogni istante, come una colomba, sussurra, condividendo il Suo amore con te.

Salomone, parlando di Cristo, disse: “I suoi occhi sono come colombe presso ruscelli d'acqua, lavati nel latte, propriamente incastonati” (Cantico dei cantici 5:12). E della chiesa, l’amata del Signore, è scritto: “Ma la mia colomba, la mia perfetta, è unica” (Cantico dei cantici 6:9). Siamo uno in Cristo, la Sua colomba, una tortora.

Il passero cade a terra, ma non la tortora. Essa è protetta nel palmo della Sua mano, al sicuro nel Suo amore. Ancor più di ciò, il Signore ci libererà dai nostri problemi e proverà la Sua fedeltà eterna verso noi. Usciremo da tutto questo gioendo e nel pieno riposo, nella piena fiducia nel Suo amore e nella Sua potenza.

giovedì 11 novembre 2010

CALEB

Caleb, il cui nome significa energico, forza d’animo, rappresenta uno che si aggrappa al Signore! Caleb era inseparabile da Giosuè, rappresentando così uno che cammina continuamente col Signore attraverso tutte le distrazioni della vita.

Caleb aveva accompagnato le spie oltre il Giordano, dove lo Spirito Santo lo attrasse ad Hebron, “il luogo della morte”. Abrahamo e Sarah erano sepolti lì, come pure Isacco e Giacobbe e i patriarchi, e anni dopo, il regno di Davide sarebbe iniziato lì. Con timore, Caleb scalò quella santa montagna, mentre la fede inondava la sua anima. Egli diede valore a quel luogo santificato, e da quel momento volle Hebron come suo possesso.

Si diceva di Caleb che lui “aveva pienamente seguito l’Eterno” (Numeri 14:24). Non vacillò mai fino alla fine, e all’età di ottantacinque anni poté testimoniare: “Ma oggi sono ancora forte come lo ero il giorno in cui Mosè mi mandò; lo stesso vigore che avevo allora ce l'ho anche adesso, tanto per combattere che per andare e venire” (Giosuè 14:11).

Nella sua età avanzata, Caleb ingaggiò la sua battaglia più grande! “Or dunque dammi questo monte [Hebron] … “ (14:12). “Allora Giosuè lo benedisse e diede Hebron in eredità a Caleb …” (14:13). “Per questo Hebron è rimasta proprietà di Caleb … perché aveva pienamente seguito l'Eterno” (14:14).

Il messaggio è glorioso: non è sufficiente essere morti al peccato, essere entrati nelle pienezza in un momento del passato. Serve crescere nel Signore fino alla fine! Mantenere la tua potenza spirituale e la tua forza senza vacillare. “Seguire pienamente l’Eterno” anche in età avanzata!

Hebron, l’eredità di Caleb, significa una compagnia associata! Associata a cosa? Alla morte! Non solo la morte al peccato nel Giordano, ma dimorare in un luogo di morte. Vivere con coloro che sono associati alla morte e alla resurrezione di Gesù Cristo! “Dammi questo monte”, Caleb aveva pregato. In altre parole: “Dammi questo cammino di morte alla carne!” Era qui che Abrahamo aveva edificato un altare per sacrificare suo figlio, ed era qui che Caleb e la sua tribù avrebbero vissuto, costantemente associati a quell’altare del sacrificio vivente.
L’integrità di Caleb per il Signore produsse un fuoco santo per Dio nei suoi figli. Mentre i figli di due tribù e mezzo si sviarono ed abbracciarono il mondo e la sua idolatria, la famiglia di Caleb si fortificò nel Signore!

Il desiderio di Dio per ciascuno di noi è che entriamo in un luogo di riposo, gioia e pace nello Spirito Santo. Ciò richiede seguirlo “con tutto il tuo cuore … con tutta la tua forza” fino alla fine (Marco 12:30).

mercoledì 10 novembre 2010

FINIRE LA CORSA

“Chi di voi infatti, volendo edificare una torre, non si siede prima a calcolarne il costo, per vedere se ha abbastanza per portarla a termine? Che talora, avendo posto il fondamento e non potendola finire, tutti coloro che la vedono non comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non è stato capace di terminare” (Luca 14:28-30).

Gesù proferì queste parole verso il termine del Suo ministero sulla terra, allo scopo di avvertire i Suoi seguaci che le buone intenzioni non sarebbero state sufficienti per affrontare i loro momenti difficili. Molti seguaci non avrebbero avuto ciò che serviva per finire la corsa!

Credo che la più tragica condizione possibile sia iniziare con tutti gli intenti di afferrare Cristo e crescere in una disciplina di maturità, ma poi invece sviarsi lentamente, e diventare freddi e indifferenti nei Suoi confronti. Costui ha posto un fondamento ma non è riuscito a portare a termine il lavoro, perché non ha calcolato prima il costo. Ha esaurito le risorse; è andato lontano, ma poi ha abbandonato.

Dio, risvegliaci e facci capire che tutti noi stiamo cambiando. Non esiste lo stare fermi: o stai cambiando quotidianamente all’immagine di Cristo, oppure stai ritornando alle tue vecchie vie carnali. Per coloro che sono determinati ad afferrare Cristo ad ogni costo, che stanno prendendo la propria croce, rinnegando sé stessi e andando avanti con Lui, Paolo disse: “E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore” (2 Corinzi 3:18).

Quale gioia incontrare coloro che stanno finendo la corsa. Essi stanno crescendo nella sapienza e nella conoscenza di Cristo, divenendo sempre più distanti dal mondo e dai suoi piaceri, concentrandosi sempre più sul cielo. I loro sensi spirituali sono altamente esercitati, e il loro discernimento di cosa appartenga a Dio e cosa alla carne sta crescendo sempre di più. Più invecchiano, più hanno fame di Cristo. Hanno tagliato fuori dalla propria vita ogni attaccamento terreno, e con intensità crescente anelano stare con Lui nella Sua gloria. Per loro, il morire è guadagno, e il premio finale è di essere chiamati alla Sua presenza per stare al Suo fianco per sempre. Non è il cielo che cercano, ma Cristo nella gloria!

Puoi stare certo che quando Cristo ritornerà, Egli avrà una chiesa gloriosa che brama andare con Lui. Essa sarà composta da coloro che sono divenuti talmente distaccati dal mondo e così uniti a Lui che spostarsi dallo stato corruttibile all’incorruttibile non sarà altro che un ultimo passo d’amore verso la Sua presenza!

Forse sei caduto durante la corsa cristiana, ma puoi rialzarti e ricominciare a correre. Gesù non ti lascerà steso a terra sulla pista, esausto e zoppicante. Egli rialzerà le tue ginocchia deboli e ti darà una forza soprannaturale per finire la corsa.

Egli non ti deluderà. Per grazia, finirai la corsa e il Signore starà alla linea d’arrivo per dirti: “Ben fatto!”

martedì 9 novembre 2010

IL NOSTRO UNICO CIBO!

È vero, siamo ciò che mangiamo. Gesù disse che la Sua carne è il nostro cibo. “In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi” (Giovanni 6:53).

“Questo parlare è duro, chi lo può capire?” (v. 60). I giudei non potevano comprendere un simile pensiero, e “molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui” (v. 66).

Coloro che relegano questo cibo del Signore soltanto alla mensa della santa cena non capiscono ciò che il Signore intendeva dire. La cena del Signore non è soltanto simbolica; piuttosto, essa serve a ricordarci che Egli è diventato la nostra fonte di vita mediante la morte. Dobbiamo andare spesso, quotidianamente, a mangiare e bere di Lui. Più mangiamo di Lui, più vita spirituale verrà manifestata in noi. Abbiamo un invito aperto a venire alla Sua mensa, mangiare, e fortificarci. Essere partecipi di Cristo significa nutrirci della Parola di Dio ed avere comunione con Lui nella preghiera della fede.

Quando le pecore non vengono nutrite, diventano scheletriche e deboli, facili prede per il nemico. Tuttavia, vedo sulla terra l’ascesa del ministero di un residuo composto da servi e serve che si stanno avvicinando al cuore del Signore. Lo Spirito li ha unti per portare avanti un popolo desideroso che li seguirà nella pienezza di Cristo. Il loro numero è esiguo, ma crescente. Essi non hanno altra fonte di vita! Esplodono di vita perché sono stati alla presenza del Signore assiduamente.

Dio ha provveduto una via per rendere ogni Suo figlio forte, in modo che resista al nemico! Questa forza deriva dal mangiare il Pane di Dio sceso dal cielo. La nostra salute e forza spirituale dipende da ciò. Ascolta attentamente le parole di Gesù: “Come il Padre vivente mi ha mandato ed io vivo a motivo del Padre, così chi si ciba di me vivrà anch'egli a motivo di me” (Giovanni 6:57). Gesù era in un’unione così intima col Padre, era così consacrato a compiere solo la Sua volontà, che le parole del Padre divennero il Suo unico cibo e la Sua unica bevanda! Egli era quotidianamente sostentato dall’udire e dal vedere ciò che il Padre voleva, e ciò era il risultato dell’aver speso molto tempo da solo con Lui.

Una volta Gesù disse ai Suoi discepoli: “Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete … Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l'opera sua” (Giovanni 4:32, 34). In seguito, Gesù disse: “Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell'uomo vi darà” (Giovanni 6:27).

Non osiamo mancare questo segreto della forza! Così come Cristo visse per mezzo del Padre, così noi dobbiamo attingere vita cibandoci di Lui. Stai da solo col Signore e spendi tempo di qualità alla Sua presenza. Egli vuole cibare la tua anima affamata e guidarti attraverso questi tempi pericolosi. Dio manifesterà sempre la Sua presenza quando lo cercherai con tutto il tuo cuore.

lunedì 8 novembre 2010

UN’EFFUSIONE DI SPIRITO SANTO SULLE CASE!

“Mentre Pietro stava ancora dicendo queste cose, lo Spirito Santo scese su tutti coloro che udivano la parola … perché li udivano parlare in altre lingue e magnificare Dio” (Atti 10:44 e 46). Questi versi parlano della casa di Cornelio.

Pensaci, una Pentecoste privata che scende su un’intera casa dove tutti vennero elevati nel luoghi celesti. Fu prodigioso! Le lodi vibravano mentre tutti i parenti e i bambini venivano salvati e riempiti con lo Spirito Santo di Dio. Tutto perché un uomo aveva disposto il suo cuore a cercare Dio, finché la risposta non giunse.

Ed eccoci seduti qui, in giorni in cui lo Spirito Santo viene sparso, con molte case in cui c’è poca se non un’inesistente testimonianza della Sua opera e della Sua presenza. Molte delle nostre case cristiane si trovano ora sotto il controllo dello spirito del mondo, piuttosto che dello Spirito di Dio. Dov’è lo Spirito di Dio, lì v’è unità. Dove Egli dimora, vi è ristoro e pace, una gioia inspiegabile, e vittoria sullo spirito di questo mondo.

Abbiamo bisogno di riappropriarci dell’autorità spirituale nelle nostre case. Se un marito e una moglie cristiani non sono in unità completa, se non camminano insieme nello Spirito e nell’amore di Gesù, c’è un pericolo estremo davanti a loro. Uno o tutt’e due non stanno camminando nello Spirito. Quando entrambi cercano Dio nella preghiera personale e nella devozione a Dio, lo Spirito opera i Suoi prodigi.

Dio sta compiendo qualcosa di nuovo sulla terra proprio in questo momento. Qualcosa di talmente potente, talmente soprannaturale da terrorizzare l’inferno. Lo Spirito Santo è giunto per separare un popolo al Signore. Avere successo non è lontanamente importante quanto ascoltare Dio. Per i nuovi santi battezzati, prosperare significa vedere Gesù in un modo nuovo e vivo. Case, terre, mobili, macchine, vestiti, tutte queste cose hanno perso il loro fascino per un popolo che ora ama appassionatamente il Signore della gloria. Lo Spirito Santo è venuto per rivelare Cristo come Salvatore delle case, le nostre case!

Ho visto nel mondo spirituale, e ho visto demoni fuggire. Vedo le potenze delle tenebre tremare perché la vera chiesa di Dio, un gigante prima dormiente, è stata provocata dallo Spirito Santo a scuotersi e levarsi per reclamare la propria posizione di potenza ed autorità.

Intere famiglie, chiese intere, ministeri interi vengono messi sottosopra in questo tempo. Dio sta dicendo “Prendete sul serio le cose spirituali, ed io verrò incontro ad ogni vostro bisogno!” Il Padre sta compiendo grandi cose in tutto il mondo, e noi possiamo essere partecipi della sua potente benedizione.

venerdì 5 novembre 2010

CORNELIO SALVÒ LA PROPRIA CASA

“Or vi era in Cesarea un certo uomo di nome Cornelio, centurione della coorte, detta Italica; egli era un uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua casa, faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo” (Atti 10:1-2).

La vita di Cornelio dimostra che Dio cerca una devozione e un’obbedienza totale dal nostro cuore, e un pregare incessante. Considera i modi in cui quest’uomo di Dio devoto ha salvato la propria casa, e i miracoli che la sua devozione ha generato.

Cornelio era talmente determinato da entrare, sia lui che la sua casa, nella pienezza di Dio, al punto da trascurare persino di mangiare per cercare Dio. Il cibo divenne secondario alla sua profonda fame spirituale e al desiderio di Dio. Giorni di digiuno senza una corrispondente fame e sete di Dio non raggiungono alcun obbiettivo; in realtà, è meglio mangiare che digiunare per sforzarsi di ottenere benedizioni dal cielo. Ma la fame di Dio scansa il desiderio per il cibo per un uomo che possiede un cuore alla ricerca di Lui.

Quest’uomo, Cornelio, dovrebbe farci vergognare tutti. Egli non aveva registrazioni di insegnamenti, non aveva neppure un insegnante. Non era un proselita giudeo, ma era semplicemente un uomo bramoso di Dio. Ciò che aveva imparato fu a proprie spese: nessun seminario, nessuna conferenza, nessun libro del tipo “Come ricevere qualcosa da Dio”. Non possedeva nemmeno lo Spirito Santo ancora, che lo esortasse a pregare e a cercare la faccia di Dio. Tuttavia, egli digiunava e pregava sempre.

La sua vita di preghiera lo rese un donatore di elemosine. Dio non aveva ancora risposto alla sua preghiera per la propria casa, eppure egli donava generosamente a tutti coloro che erano nel bisogno. Egli non era racchiuso nel proprio bisogno tanto che questo prendesse tutto il suo tempo, la sua attenzione e i suoi soldi.

Gli uomini di preghiera ottengono sempre l’attenzione di Dio, e l’uomo di preghiera ode la voce di Dio. È stato così sin dal principio.

Tu puoi salvare la tua casa nello stesso modo in cui Cornelio salvò la sua. In un solo giorno, con un miracolo glorioso, tutta la sua casa fu salvata e riempita di Spirito Santo. In un solo giorno la sua casa fu trasformata da cecità spirituale ad una luce e una vita meravigliosa. Tutto perché un uomo si propose con forte determinazione di salvare la propria casa. Dio ci aiuti a prendere sul serio il pregare per la nostra famiglia e i nostri amici perduti.

martedì 2 novembre 2010

NIENT’ALTRO CHE CRISTO!

Cos’è che il nostro Signore vuole maggiormente da coloro che dichiarano di essergli devoti? Cosa lo benedirebbe, gli farebbe piacere? Gli costruiremo più chiese? Più scuole bibliche?

Più case ed istituzioni per persone disagiate? Tutto ciò è lodevole e necessario, ma Colui che non dimora in edifici fatti da mano d’uomo vuole molto più di questo! Salomone pensò di aver costruito un tempio eterno per Dio, ma con gli anni andò in decadimento, ed in meno di quattrocento anni fu completamente distrutto.

L’unica cosa che il nostro Signore ricerca al di sopra di tutto dal Suo popolo, dai Suoi ministri e dai Suoi pastori è comunione alla Sua mensa! Unità intorno alla Sua mensa celeste! Un luogo e un tempo di intimità! Un continuo venire a Lui per ricevere cibo, forza, sapienza e comunione.

Questa generazione ha una rivelazione limitata del Signore Gesù, perché molti mancano alla festa, la festa della comunione unica col Signore. I loro posti sono vuoti! Pochi conoscono la grandezza e la maestà di una tale alta vocazione in Cristo Gesù.

Noi attingiamo erroneamente la nostra gioia spirituale dai culti piuttosto che dalla comunione. Stiamo facendo sempre più cose per un Signore che conosciamo sempre di meno! Ci consumiamo, ci esauriamo, andiamo ovunque su questa terra e diamo i nostri corpi per la Sua opera, ma raramente osserviamo la festa! Siamo troppo superficiali riguardo la mensa del Signore, non siamo abbastanza seri nel prendere il nostro posto e imparare di Lui!

Paolo parla di tre anni appartati nel deserto di Arabia. Furono tre anni gloriosi, seduto nei luoghi celesti alla mensa del Signore. Fu lì che Cristo insegnò a Paolo tutto ciò che seppe, e la sapienza di Dio si rese manifesta in lui. La conversione non fu abbastanza per Paolo! Una sola visione soprannaturale di Cristo, un solo ascolto miracoloso della Sua voce non fu sufficiente! Aveva colto per un attimo la visione del Signore, e voleva di più!

Qualcosa gridava nell’anima di Paolo, “Oh, che io possa conoscerlo!” Non c’è da meravigliarsi che potesse dire ad un intero sistema cristiano: “perché mi ero proposto di non sapere fra voi altro, se non Gesù Cristo e lui crocifisso” (1 Corinzi 2:2). Stava dicendo: “Che i giudaizzanti di Gerusalemme si tengano il loro legalismo. Che altri discutano i loro punti di dottrina. Che coloro che cercano di essere giustificati mediante le opere si consumino per esse. Ma quanto a me, io voglio di più di Cristo!”

lunedì 1 novembre 2010

SERVITI PURE

Serviti pure! Non parlo di servire la carne empia, ma l’essere rigenerato, posseduto da Cristo. Uno dei versi più importanti nella parola di Dio è Giovanni 4:14:

• “Ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete in eterno; ma l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che zampilla in vita eterna”;
• “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva” (Giovanni 7:37-38).

Quest’acqua scaturente vita sarà in lui e sgorgherà da lui. Da dove? Dal suo essere più intimo!

Lasciate che vi dimostri senza ombra di dubbio che tutto ciò di cui avete bisogno in questa vita vi è già stata data quando Cristo è venuto a dimorare in voi! Egli è in noi, con tutta la potenza per ogni nostro bisogno!

• “Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù …” (2 Pietro 1:3).
• “affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui” (Efesini 1:17).
• “Qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo” (Efesini 1:19).
• “Vi perfezioni in ogni buona opera, per fare la sua volontà, operando in voi ciò che è gradito davanti a lui per mezzo di Gesù Cristo … “ (Ebrei 13:21).
• “Or a colui che può, secondo la potenza che opera in noi, fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo … “ (Efesini 3:20).
• “Perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell'uomo interiore” (Efesini 3:16).
• “E ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù” (Efesini 2:6).
• “E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che risuscitò Cristo dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali mediante il suo Spirito che abita in voi” (Romani 8:11).

So che dentro di me c’è della grande, indescrivibile potenza! Io la sento. Sembra come se un’esplosione di grandezza possa erompere da me.

So che lo Spirito Santo conosce e vede ogni cosa, e che soltanto Lui possiede tutte le risposte di cui ho bisogno. So di non dover andare dall’uomo o da chiunque altro al di fuori di me stesso. So che devo servirmi da me. Chiunque chiami Cristo “Signore” e confida in Lui, possiede lo Spirito Santo dentro di sé, affinché lo aiuti a rendere la propria vita abbondante e felice.