lunedì 31 agosto 2009

COSA SODDISFA LA SUA FAME?

Gesù rispose in questo alla richiesta dei suoi discepoli di avere maggiore fede. Disse loro: "Ora chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge gli dirà quando è tornato a casa dai campi: "Vieni subito a metterti a tavola"? Non gli dirà piuttosto: "Preparami la cena, rimboccati le vesti e servimi affinché io abbia mangiato e bevuto, poi mangerai e berrai tu"? Così anche voi, quando avrete fatto tutte le cose che vi sono comandate, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto ciò che dovevamo fare"" (Luca 17:7-8,10).

 

Cristo qui sta parlando di noi, suoi servi, e di Dio, il nostro padrone. Ci sta dicendo che dobbiamo sfamare Dio. Forse ti chiederai: "Che genere di cibo dobbiamo portare al Signore? Cosa può soddisfare la sua fame?".

 

La Bibbia ci dice: "Senza fede è impossibile piacergli" (Ebrei 11:6). Per dirla in parole povere, il piatto più prelibato per Dio è la nostra fede. Questo è il cibo che gli piace.

 

Lo troviamo scritto nella Parola. Quando un centurione chiese a Gesù di guarire il suo servo malato pronunciando semplicemente una parola, Cristo esaltò la fede vibrante dell'uomo. Gli rispose: "In verità vi dico, che neppure in Israele ho trovata una così grande fede" (Matteo 8:10). Gesù stava dicendo: "Ecco un gentile, un forestiero, che sta nutrendo il mio spirito. Che piatto nutriente mi sta dando la fede di quest'uomo".

 

Noto nelle parole di Gesù un'affermazione ben precisa: "Non siete voi a mangiare per primi, ma io". In altre parole, non dobbiamo consumare la nostra fede secondo i nostri interessi e le nostre necessità. Piuttosto, la nostra fede deve soddisfare la fame del nostro Signore. "Preparatevi perché possa mangiare.. e servitemi, finché non abbia mangiato e bevuto; dopo mangerete anche voi".

venerdì 28 agosto 2009

AFFRONTARE LE PAROLE DI GESU'

"E se non siete stati fedeli nelle ricchezze altrui, chi vi darà le vostre?" (Luca 16:12). Gesù sta dicendo: "Dite di volere una rivelazione, qualcosa che vi possa rendere in grado di compiere opere maggiori. Ma come vi si può affidare quel genere di fede, se non sapete gestire le altre piccole cose che vi sono state affidate?".

 

Le parole di Gesù avranno perplesso molto i discepoli. Il loro Maestro sapeva che non possedevano nulla, tanto meno nessuno gli aveva dato qualcosa. Avevano lasciato tutto per diventare suoi discepoli. E lo avevano seguito al meglio che potevano. Le sue parole sembravano semplicemente poco applicabili alla loro vita.

 

Cosa intende Gesù quando parla di "ricchezze altrui" (16:12)? Sta parlando dei nostri corpi e delle nostre anime, che egli ha acquistato col suo sangue. "Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio" (1 Corinzi 6:20).

 

Gesù ci sta dicendo: "Il vostro corpo non vi appartiene più. E se non vi prendete cura di quel corpo - se non mi permettete di guardarvi dentro, di affrontare il vostro peccato e di santificarvi - come potete aspettarvi che vi affidi qualcosa di più grande?".

 

I discepoli gli avevano chiesto di accrescere la loro fede e Gesù aveva una risposta pronta per loro: "Se aveste tanta fede quanto un granel di senape, potreste dire a questo gelso: "sradicati e trapiantati in mare" ed esso vi ubbidirebbe" (Luca 17:6).

 

Cosa stava suggerendo Gesù con quest'immagine? Credo che quest'affermazione parli di sradicare le radici nel nostro cuore. Gesù sta parlando di radici di male, delle cose nascoste che dobbiamo estirpare se vogliamo essere suoi seguaci. Sta dicendo: "Prima di poter credere che Dio smuove le montagne, dovete rimuovere le radici. E non avete bisogno di una fede enorme o tipo quella degli apostoli, per poterlo fare. Avete semplicemente bisogno di un quantitativo veramente esiguo di fede. Vi chiedo una cosa molto semplice: sradicate le radici del peccato. Voglio che esaminiate i vostri cuori e togliete tutto ciò che non viene da me".

giovedì 27 agosto 2009

FEDE SEMPRE CRESCENTE

"Allora gli apostoli dissero al Signore: «Accresci a noi la fede»" (Luca 17:5). Gli uomini che facevano parte del circolo più intimo di Cristo stavano chiedendo qualcosa di importante al loro Maestro. Volevano una comprensione maggiore del significato e delle opere della fede. Stavano dicendo: "Signore, che genere di fede desideri da noi? Dacci una rivelazione del genere di fede che ti piace. Vogliamo afferrare la fede nel suo significato più pieno".

 

In apparenza, la loro richiesta sembrava buona. Eppure io credo che i discepoli posero a Gesù questa domanda perché erano confusi. Nel capitolo precedente, Cristo li aveva rimproverati dicendo: "Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è ingiusto nel poco, è ingiusto anche nel molto. Se dunque voi non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà le vere?" (Luca 16:10-11).

 

Gesù sapeva che i suoi seguaci, uomini di carne, volevano evitare quelle che consideravano le questioni meno importanti della fede. Perciò disse loro: "Se siete fedeli nelle piccole cose, le cose fondamentali della fede, sarete fedeli anche nelle grandi. Perciò, dimostratevi degni nei requisiti basilari della fede. Altrimenti, come vi si potranno affidare quelle più profonde?".

 

Se siamo onesti, ammetteremo di essere molto simili ai discepoli di Gesù. Anche noi vogliamo andare dritto al sodo delle grandi questioni della fede, ottenendo il genere di fede che smuove le montagne. E come i discepoli, anche noi spesso giudichiamo la fede dai risultati visibili.

 

La vera fede, agli occhi di Dio, non ha niente a che vedere con la grandezza o l'ammontare di un'opera che si vuole compiere. Piuttosto, ha a che fare con l'obiettivo e la direzione della propria vita. Vedete, Dio non si preoccupa della nostra grande visione ma piuttosto di cosa stiamo diventando.

 

Dio è più interessato a vincere ogni parte di me che del fatto che possa vincere tutto il mondo per lui.

mercoledì 26 agosto 2009

VASI DI TERRA

Uno dei passi più incoraggianti nella Bibbia si trova in 2 Corinzi 4:7: "Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi". Poi Paolo continua descrivendo questi vasi di terra come uomini agonizzanti, pieni di problemi, perplessi, perseguitati, abbattuti. Anche se non furono mai dimenticati o disperati, questi uomini usati da Dio gemettero costantemente sotto il peso dei loro corpi, aspettando ansiosamente di essere rivestiti di corpi nuovi.

 

Dio si beffa della potenza umana. Ride dei nostri sforzi per essere buoni. Non usa mai i forti e gli alti, piuttosto si usa delle cose deboli di questo mondo per confondere i savi.

 

"Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli, poiché non ci sono tra di voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, affinché nessuna carne si glori alla sua  presenza" (1 Corinzi 1:26-29).

 

Uao! Questo mi descrive! Le cose deboli! Le cose folli! Le cose disprezzate!

 

Quelle che sono nulla! Una cosa non molto nobile, né troppo intelligente, né potente! Che pazzia pensare che Dio si possa usare di una cosa del genere!

 

Eppure questo è il suo piano perfetto e il più grande mistero sulla terra.

 

Dio ci chiama nella nostra debolezza, anche se sa che sbaglieremo. Mette il suo tesoro inestimabile in questi nostri vasi di terra, perché a lui piace fare l'impossibile con il nulla.

 

Dio ha scelto di raggiungere il suo obiettivo qui sulla terra attraverso uomini deboli. Abrahamo era debole: mentì e quasi fece diventare sua moglie un'adultera, ma Abrahamo ".credette in Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia" (Romani 4:3).

martedì 25 agosto 2009

IL PAGURO

Il re Davide, l’autore di numerosi Salmi, si stancò delle proprie lotte. Era così stanco nell’anima, talmente combattuto e vessato dalle avversità, che tutto ciò che desiderava era fuggire verso un luogo di pace e sicurezza: “Il mio cuore è angosciato dentro di me, e spaventi mortali mi sono caduti addosso…Perciò ho detto: «Oh, avessi io le ali come una colomba! Me ne volerei lontano per trovare riposo… Mi affretterei per trovare un riparo dal vento impetuoso e dalla tempesta” (Salmo 55:4-8).

Una lezione dalla natura rivela ciò che accade quando scambiamo il buon combattimento per una via più facile e camminiamo lontani dalle nostre lotte. Leggevo recentemente uno studio di un biologo sui granchi, creature che vivono in un ambiente pericoloso ed ostile tra le rocce frastagliate. I granchi vengono colpiti ogni giorno dalle onde e attaccati da creature provenienti dalle acque più profonde. Combattono continuamente per proteggersi, e col tempo sviluppano una forte corazza e degli istinti potenti per la propria sopravvivenza.

Incredibilmente, alcuni nella famiglia dei granchi si arrendono nella lotta per la vita. Alla ricerca di un rifugio sicuro, trovano la propria residenza in una conchiglia gettata dall’oceano. Questi granchi sono noti come paguri. Accontentandosi della sicurezza, si ritirano dalla battaglia e fuggono in case di seconda mano già pronte per loro.

Ma le “dimore sicure” dei paguri risultano care, estremamente costose. Nel tempo in cui non lottano, parti vitali dei loro corpi si deteriorano. Persino i loro organi si invecchiano perché non vengono utilizzati. Col tempo, il paguro perde ogni capacità di movimento, come pure parti vitali necessari alla fuga. Questi arti semplicemente si staccano, lasciano il paguro fuori pericolo ma inutile a qualsiasi cosa, eccetto l’esistenza.

Nel frattempo, i granchi che hanno continuato la lotta crescono e prosperano. Le loro cinque paia di arti divengono robuste e forti per aver resistito alle potenti maree, ed essi imparano a nascondersi dai loro predatori correndo maestrevolmente sotto gli scogli.

Anche questa legge della natura illustra la legge dello Spirito. Come credenti, veniamo sballottati e scaraventati onda dopo onda di difficoltà. Abbiamo predatori crudeli tra i principati e le potestà di satana. Ma mentre continuiamo a combattere, diventiamo più forti, e giungiamo a riconoscere le astuzie che satana impiega contro di noi. Scopriamo il nostro vero rifugio, la “fenditura nella roccia”, confidando in Gesù. Solo allora saremo davvero al sicuro nel mezzo delle nostre battaglie.

lunedì 24 agosto 2009

SEI FRA I 7000?

Sappiamo che nella Bibbia il numero sette equivale agli scopi eterni di Dio.

 

Perciò credo che il numero dei 7000 che Dio citò ad Elia in 1 Re 19:18 denoti semplicemente chiunque faccia parte del suo residuo. Il popolo che si è messo da parte potrebbe essere fatto di 70 o 7 milioni di persone. Ciò che importa è che siano completamente dedicati a lui.

 

Perciò, quali sono le caratteristiche di questo residuo?

 

Ecco tre caratteristiche distintive:

 

  1.. L'immutabile decisione di aggrapparsi al Signore. Ogni credente ha fatto la scelta unica di nuotare contro la corrente del male. Ad un certo punto, bisogna prendere una decisione, dichiarando: "Non mi importa quello che dicono o fanno gli altri. Io sono del Signore. E non lascerò spazio allo spirito malvagio di questa età".

 

  2.. La volontà di identificarsi con i poveri. Mentre la società tende ad associarsi con i ricchi e più forti, tu ti schieri con la classe sofferente. Abdia era un uomo pio che serviva nella casa di Jezebel. Era determinato a temere Dio e nessun altro, e dimostrò che il suo cuore era giusto e che stava dalla parte del povero, prendendosi cura dei 100 profeti sofferenti ed oltraggiati (1 Re 18:4).

 

  3.. Una fiducia estrema nella speranza. I 7000 profeti al tempo di Elia sopportarono quella prova grazie alla speranza di un imminente giorno di liberazione. Allo stesso modo, la speranza benedetta della chiesa è l'imminente ritorno di Gesù. Con un suono di tromba, tutta la malvagità avrà fine. Il nostro Signore si sbarazzerà di ogni uccisione di bambini, di tutta la perversione e di ogni genocidio.

 

Queste tre caratteristiche ti contraddistinguono come parte del santo residuo di Dio? Se sì, Dio si vanterà di te: "Costui mi ha dato il cuore. È concentrato su di me. Ed è totalmente mio!".

 

Dobbiamo evangelizzare, ministrare e lavorare finché è ancora giorno. Dobbiamo anche vivere nella speranza che il Re Gesù sta tornando. E porterà con se un nuovo mondo, dove regnerà dal suo trono eterno.

venerdì 21 agosto 2009

LA MISURA DEL SUCCESSO PER DIO

Il successo per Dio è ministrare solo a lui. Servi del genere non lottano per "farcela" o per cercare qualche sicurezza terrena. Vogliono semplicemente conoscere il loro Signore e ministrargli.


Pensate ai 100 profeti nascosti da Abdia (1 Re 18:4). Vissero un'esistenza isolata nelle caverne per circa tre o quattro anni, durante una grave carestia. Questi uomini non ministravano all'esterno. Erano completamente nascosti alla vista del pubblico, dimenticati quasi da tutti. Non poterono neanche condividere la vittoria di Elia sul Monte Carmel. Senza dubbio, il mondo avrebbe potuto chiamarli dei falliti, uomini insignificanti che non avevano compiuto nulla.


Ma Dio aveva dato a questi servi devoti il prezioso dono del tempo. Avevano avuto giorni, settimane e persino anni per pregare, studiare, crescere e ministrare al Signore. Vedete, Dio li stava preparando per il giorno in cui avrebbero ministrato al suo popolo. Infatti, questi stessi uomini avrebbero pasturato quelli che sarebbero tornati a Dio grazie al ministero di Elia.


Anni fa, il Signore mi ha benedetto con questo dono del tempo. Prima di pasturare una chiesa, andavo nei boschi e predicavo agli uccelli e agli alberi. Non avevo piani, progetti o sogni. Volevo soltanto conoscere il cuore di Dio. Perciò pregavo tutti i giorni, cercavo il Signore e ministravo a lui. E segnavo la mia Bibbia da parte a parte. Ero nascosto, nessuno mi conosceva. Ma Dio conosceva bene il mio indirizzo.


Il mio consiglio è: smetti di cercare un ministero. Spendi il tuo tempo cercando piuttosto Dio. Lui sa dove trovarti. Ti chiamerà quando vedrà che sarai pronto. Dimenticati di quello che fanno gli altri. Sforzati di avere successo al trono di Dio. Se stai ministrando al Signore e stai pregando per gli altri, sei già un successo ai suoi occhi!

giovedì 20 agosto 2009

GIORNI DI DIVERTIMENTO

Dio, nel suo amore e nella sua misericordia, sta permettendo che sulla terra si abbattano dei disastri per avvertire tutti che Gesù sta tornando e che è ora di prepararsi. Lui ama troppo i suoi figli per permettere che questo mondo passi senza avvertirli. Sa che l'umanità è dura di comprendonio e che ci vogliono disastri di proporzioni esponenziali per richiamare la sua attenzione. Questi disastri sono una specie di conto alla rovescia, troppo doloroso da ignorare, e Dio li permette per preparare la scena per il momento finale. Queste doglie di parto diventeranno sempre più frequenti ed intense man mano che ci avviciniamo all'ultima ora. "Ora, quando queste cose cominceranno ad accadere, guardate in alto e alzate le vostre teste, perché la vostra redenzione è vicina" (Luca 21:28).


Fa paura? La verità terrorizza? È veramente possibile che la fine del mondo incomba su di noi? È questo il momento che tutti i profeti della Bibbia hanno predetto? Possono i cristiani più devoti comprendere quanto sia terribilmente vicina questa terra alla mezzanotte? Una cosa è certa - tutto sembra crollare, per quanto possa discernere l'occhio umano.


Caro amico, ascolta ciò che lo Spirito Santo mi ha detto a proposito di questi giorni. Soltanto cinque brevi parole, ma così potenti da risvegliare in me una nuova speranza e una nuova fede. Queste cinque brevi parole sono: Dio ha tutto sotto controllo! Se hai fiducia in Dio, puoi guardare in faccia ogni disastro e proclamare con fiducia: "Il mio Dio sta parlando a questo universo e dimostra il suo potere. Rimarrò saldo e vedrò la salvezza del Signore".


Dio ha tutto sotto controllo, e anche noi siamo sotto il suo controllo. Il messaggio di Dio per questo momento è: "Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di forza, di amore e di disciplina" (2 Timoteo 1:7).

mercoledì 19 agosto 2009

L'ORGOGLIO E LA VOCE DELLO SPIRITO

Permettetemi di fare una netta distinzione fra orgoglio ed umiltà.

 

Una persona umile non è uno che si reputa un nulla, incrocia le braccia e dice: "Sono una nullità". Piuttosto, è una persona che dipende completamente dal Signore per ogni cosa, in ogni circostanza. Sa che il Signore deve dirigerlo, dargli forza e rinvigorirlo - e che lui è morto ad ogni circostanza!

 

Una persona orgogliosa, d'altro canto, è uno che può amare Dio, ma agisce e pensa per conto suo. Alla radice, l'orgoglio è semplicemente una situazione di indipendenza da Dio, e la persona orgogliosa prende decisioni in base al suo ragionamento, alle sue capacità e alle sue abilità. Dice: "Dio mi ha dato una buona mente, e si aspetta che io la usi. È stupido chiedergli direttive per ogni dettaglio della vita".

 

Questa persona non accetta insegnamenti perché "sa già tutto". Forse ascolta chi è qualcuno più importante di lui o che conosce le cose meglio di lui - ma non qualcuno che gli è inferiore.

 

Nessuna delle parole che l'orgoglioso riceve provengono da Dio! Per lui è impossibile pronunciare un giudizio giusto - gli è impossibile parlare secondo la mente di Dio - perché lo Spirito Santo non è presente in lui per testimoniare la verità. "C'è una via che all'uomo pare dritta, ma che giunge alla perdizione" (vedi Proverbi 14:12).

 

L'orgoglio è indipendenza - l'umiltà è dipendenza. Il cristiano umile è quello che non fa un passo, non prende una decisione, senza consigliarsi prima col Signore. La Bibbia dice che i passi del giusto sono ordinati dal Signore, ma Egli non può ordinare i passi di uno spirito indipendente. E quindi, Dio vuole che gli diamo il pieno controllo.

 

"Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili" (Giacomo 4:6).

martedì 18 agosto 2009

QUANDO NON SAI COSA FARE

Tre eserciti nemici si erano accerchiati contro Giuda, ed il re Giosafat chiamò la nazione a Gerusalemme per formulare un piano di guerra. Aveva bisogno di una strategia, una dichiarazione decisiva di azione. Bisogna fare qualcosa e subito. Al contrario, Giosafat si alzò in piedi davanti al popolo e aprì il suo cuore a Dio, in confessione.

 

"Or ecco, essi ci ricompensano, venendo a scacciarci dalla tua eredità che ci hai dato da possedere. O DIO nostro, non eseguirai tu il giudizio su di loro? Poiché noi siamo senza forza davanti a questa grande moltitudine che viene contro di noi; non sappiamo cosa fare, ma i nostri occhi sono su di te" (2 Cronache 20:11-12).

 

Viviamo in un periodo in cui tutto è confuso ed insicuro - e quasi tutti sono feriti in un modo o nell'altro.

 

È raro che qualcuno sappia esattamente cosa fare. I nostri leader non hanno la minima idea di cosa stia avvenendo a questo mondo - o all'economia.

 

Il mondo economico è ancora più confuso - gli economisti litigano e discutono fra di loro su cosa ci aspetta. Gli psicologi e gli psichiatri sono stupiti dalle forze che influenzano e cambiano la gente in questa

società.

 

Non puoi incrociare le braccia - standotene seduto senza far nulla - e lasciando a Dio il compito di fare tutto il resto! Non significa affatto questo tenere gli occhi "fissati sul Signore". Noi fissiamo il Signore non come persone che non sanno cosa fare, ma come persone che non sanno ancora che devono fare. Sappiamo comunque che il Re che siede sul diluvio. Lui è il Signore di ogni cosa, e sappiamo che se anche il mondo si frantumasse in due - e se cadesse a pezzi - lui rimarrebbe la nostra roccia di certezza. I nostri occhi sono fissati su un Signore risorto. Se non sappiamo cosa fare, la nostra fede ci assicura che lui sa cosa fare.

lunedì 17 agosto 2009

GIONA RESE GRAZIE E FU LIBERATO

Ascoltate le parole di Giona: "Nella mia sventura ho gridato all'Eterno ed egli mi ha risposto dal grembo dello Sceol, ho gridato e tu hai udito la mia voce. Mi hai gettato in un luogo profondo, nel cuore dei mari, la corrente mi ha circondato e tutti i tuoi flutti e le tue onde mi sono passati sopra. Allora ho detto: Sono stato scacciato dalla tua presenza.

 

Eppure guarderò ancora verso il tuo santo tempio. Le acque mi hanno circondato fino all'anima, l'abisso mi ha avvolto, le alghe si sono avvolte intorno al mio capo" (Giona 2:3-6).

 

Giona aveva toccato il fondo, nel ventre profondo del grosso pesce. Lottava per la sua vita - pieno di disperazione, vergogna e colpa. Aveva il cuore gonfio - si sentiva letteralmente toccare il fondo. Pensava che Dio lo avesse abbandonato.

 

Allora, come ha fatto Giona ad uscire dalla sua disperazione? Per farla breve, ha semplicemente passato la prova! "Quando la mia anima veniva meno dentro di me, mi sono ricordato dell'Eterno. ti offrirò sacrifici a e adempirò i voti che ho fatto" (Giona 2:7,9).

 

Giona non ha ricevuto nessuna parola di liberazione. Si trovava in una situazione disperata, tutto intorno a lui era buio e oscuro. Era pronto a crollare. Eppure, giunto ad un certo punto, disse: "Io voglio ringraziare il Signore!".

 

In mezzo a tutti i suoi problemi, Giona entrò alla presenza del Signore e gli offrì ringraziamento! Dio rispose: "Ecco che stavo aspettando di sentirti dire, Giona. Hai avuto fiducia in me in mezzo a tutto questo. Hai appena passato l'esame!".

 

La Scrittura dice che il Signore parlò al pesce, che vomitò Giona sulla terra asciutta (verso 10). Con un solo comando dal cielo, il pesce sputò Giona sulla riva. E quell'uomo appesantito avrà rotolato sulla spiaggia gridando: "Sono libero! Sono libero!". Probabilmente si mise anche a danzare togliendosi la sabbia dai capelli - perché era già sull'altare del ringraziamento!

 

Quando non sai da che parte voltarti, ringrazia. Ringrazia il Signore per il suo perdono - per averti liberato dai peccati del passato. Ringrazialo per averti liberato dalle fauci del leone. per averti dato una nuova abitazione nella gloria. per tutte le sue benedizioni passate, per tutte le sue promesse, per tutto quello che compirà. In tutto, rendi grazie!

 

"È bello celebrare l'Eterno, e cantare le lodi al tuo nome, o Altissimo" (Salmo 92:1).

 

"Offri a DIO sacrifici di lode e adempi i tuoi voti fatti all'Altissimo. Invocami nel giorno dell'avversità, io ti libererò e tu mi glorificherai" (Salmo 50:14-15).

venerdì 14 agosto 2009

AL DI LA' DI QUELLO CHE CHIEDIAMO O PENSIAMO

Dio desidera sempre riversare più della sua gloria sul suo popolo. Egli desidera per noi "fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo" (Efesini 3:20). Per questo vuole un popolo che ha un appetito vorace di lui. Vuole riempirlo della sua meravigliosa presenza, al di là di quanto abbiano mai sperimentato nella loro vita.

 

Gesù ha detto: "Io sono venuto perché essi abbiano vita, e l'abbiano in esuberanza" (Giovanni 10:10). Eppure, per ottenere questa vita abbondante, dobbiamo abbondare sempre di più nel compiacere il Signore. Paolo scrive: "Per il resto dunque, fratelli, vi preghiamo ed esortiamo nel Signore Gesù che, come avete ricevuto da noi in quale modo vi conviene camminare per piacere a Dio, abbondiate molto più in questo" (1 Tessalonicesi 4:1).

 

"Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore" (1 Corinzi 15:58).

 

Il termine greco per abbondare significa "eccedere, eccellere, sovrabbondare - avere abbastanza e di più, sempre di più, in eccedenza, al di là di ogni misura". Paolo stava dicendo: "La gloria di Dio nella tua vita dovrebbe eccedere i piccoli momenti che hai vissuto finora. Ma le tue preghiere devono essere molto più che una semplice benedizione per i pasti".

 

"Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui essendo radicati ed edificati in lui, e confermati nella fede come vi è stato insegnato, abbondando in essa con ringraziamento" (Colossesi 2:6-7).

 

Paolo ci sta istruendo: "Per avere questa vita abbondante nella gloria e nella presenza di Dio, bisogna servirlo oltre misura - con un amore e una devozione che vanno al di là un servizio pigro e indolente".

 

"Che egli ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e intelligenza" (Efesini 1:8). Dio vuole darti la sua gloria e la sua rivelazione al di là di ogni misura precedente. "Facendoci conoscere il mistero della sua volontà secondo il suo beneplacito che egli aveva determinato in se stesso" (1:9). Il Signore sta dicendo: "Io ti rivelerò una sapienza più profonda della mia parola. Voglio svelarti i suoi misteri".

giovedì 13 agosto 2009

IO SONO

Ho chiesto allo Spirito Santo di darmi una descrizione della fede non più lunga di un paragrafo, in modo che i ragazzi del nostro centro per tossicodipendenti di Teen Challenge potessero comprenderla. Ho un libro nella mia libreria che spreca oltre trecento pagine per definire la fede, e io non l'ho mai capito. (Non penso che l'abbia capito neanche l'uomo che l'ha scritto).

 

Una volta Mosé pose le stesse nostre domande: "Chi sono? - Chi è Dio? - Come posso descriverlo?". Dio gli rispose in due parole. Dio disse: "Mosè, dì al popolo: 'IO SONO' vi manda" (Esodo 3:14). (Secondo il pensiero moderno, Dio semplificò troppo il concetto).

 

Potete immaginare Mosé che, alla domanda: "Chi ti ha mandato?", risponde: "Mi ha mandato IO SONO"?

 

IO SONO chi? Di cosa hai bisogno? Di liberazione? Allora IO SONO liberazione. IO SONO qualsiasi cosa hai bisogno. Fede è Dio che dice: "IO SONO" e la mia risposta è: "LUI E'". Fede significa accettare semplicemente la descrizione di Dio. Dio dice: "Io sono colui che ti libero dalla tempesta" e tu dici: "Lui è colui che mi libera dalla tempesta".

 

Fede significa accettare Dio per quello che dice di essere.

 

Qual è la tempesta nella tua vita? Come la affronti?

 

Chiedigli di darti la fede di credere. Chiediglielo non importa quello che avverrà - non importa quale condizione ti troverai ad affrontare. C'è sempre una via d'uscita nella tempesta!

 

Paolo diceva: "Ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo" (Filippesi 4:11). Io credo che nel momento in cui la fede si è impossessata di Paolo, lui era contento. Era al centro della volontà di Dio ed aveva la promessa di Dio. Aveva pregato. A lui non importava quello che sarebbe accaduto da un momento all'altro. Dio comunque lo avrebbe tratto fuori dalla tempesta.

 

Può tirare fuori dalla tempesta anche te. Glielo permetterai? Esci fuori dalla tua tempesta - Dio non ti lascerà andare.

mercoledì 12 agosto 2009

IL NOSTRO MINISTERO

"E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore" (2 Corinzi 3:18). Cosa significa contemplare la Gloria del Signore? Paolo sta parlando qui di un'adorazione devota e concentrata.

 

È un tempo in cui ci concentriamo semplicemente a contemplare Dio. E l'apostolo aggiunge immediatamente: "Perciò, avendo questo ministero per la misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d'animo" (4:1).

 

Paolo chiarisce che contemplare la faccia di Cristo è un ministero a cui tutti dobbiamo dedicarci.

 

Il termine greco per contemplare in questo verso è un'espressione molto forte. Indica non solo lanciare un'occhiata, ma "fissare lo sguardo". Significa decidere: "Non mi muovo da questa posizione. Prima di fare qualcos'altro, prima di riuscire a compire una cosa, devo essere alla presenza di Dio".

 

Molti cristiani male interpretano la frase "contemplare come in uno specchio" (3:18). Pensano ad uno specchio, con il volto di Gesù riflesso sopra. Ma non è questo il significato inteso da Paolo. Sta parlando invece di uno sguardo concentrato, come se stesse osservando intensamente qualcosa attraverso lo specchio, cercando di vedervi più chiaramente.

 

Dobbiamo "fissare i nostri occhi" in questo modo, determinati a vedere la gloria di Dio sul volto di Cristo. Dovremmo chiuderci nel luogo santissimo, con una sola ossessione: contemplare intensamente e aver comunione con questa devozione, al punto di farci cambiare.

 

Il termine greco per cambiare qui è "metamorfosi", che significa "trasformazione, cambiamento, trasfigurazione". Chiunque entra nel luogo santissimo e fissa intensamente il suo sguardo su Cristo subisce una metamorfosi. Avviene una trasfigurazione. Questa persona viene continuamente cambiata ad immagine e somiglianza di Gesù.

 

Forse entri spesso nella presenza del Signore. Ma non ti senti cambiato anche se trascorri del tempo con lui. Io ti dico che puoi sapere che sta avvenendo una metamorfosi. Sicuramente qualcosa sta avvenendo, perché nessuno può contemplare continuamente la gloria di Cristo senza esserne trasformato. Notate l'ultima frase dell'affermazione di Paolo: "Siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore" (3:18, corsivo personale). Notiamo ora il verso precedente: "Or il Signore è lo Spirito, e dov'è lo Spirito del Signore, vi è libertà" (3:17).

 

Capite cosa vuol dire qui Paolo? Ci sta dicendo: "Quando contempli la faccia di Cristo, c'è libertà di essere cambiati". Quando siamo alla sua presenza, diamo allo Spirito la libertà di governare le nostre vite, di fare con noi ciò che gli piace. È un atto di sottomissione che dice: "Signore, la mia volontà è tua. Di qualunque cosa hai bisogno, trasformami ad immagine di Gesù".

martedì 11 agosto 2009

PIANTA UN ALBERO

Dio non ha mai promesso ai suoi figli di esentarli dalle sofferenze. Non ci ha mai promesso che avremo evitato i momenti di bisogno. Non abbiamo mai ricevuto la promessa di un mondo di pace, tranquillità, sicurezza o continuo benessere finanziario. Abbiamo ricevuto la promessa di avere la pace e la sicurezza nell'anima e nella mente - il soccorso divino soprannaturale in ogni vero bisogno - e la sicurezza che non avremmo mai dovuto mendicare il pane. Dio vorrebbe piuttosto che noi giungessimo alla maturità dell'apostolo Paolo che disse: "Ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti" (1 Timoteo 6:8).

 

Il futuro si prospetta malvagio e minaccioso. Ma Davide diceva nel Salmo 23: "Io non temerò alcun male". Questo è il messaggio per i credenti odierni. Il futuro è sotto il controllo di Dio, perciò non dobbiamo temere alcun male. Dio ha già tutto programmato. Conosce esattamente il momento in cui Cristo ritornerà. L'Iddio che controlla tutti i cieli e la terra ha detto: "Ecco, le nazioni sono come una goccia in un secchio, sono considerate come il pulviscolo della bilancia; ecco, egli solleva le isole come un piccolissimo oggetto. Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui e sono da lui ritenute un nulla e vanità" (Isaia 40:15, 17).

 

Dio vuole che continuiamo a lavorare fino al ritorno di Cristo. Questo significa semplicemente che dobbiamo continuare ad operare finché non verrà la fine, e vivere come se dovesse venire domani. Al grande evangelista D. L. Moody fu chiesto: "Cosa faresti oggi se sapessi che Gesù Cristo tornasse domani?". La sua risposta fu: "Pianterei un albero". Così sia. Che il vero cristiano continui a piantare e a seminare il seme di Dio, tenendosi occupato nell'opera di Dio. Quando lui ritornerà, lo troverà intento a "compiere la sua volontà".

 

Dio conta anche i capelli del nostro capo. Continua a contare i passeri che cadono. Ascolta anche le nostre richieste prima ancora che gliele sottoponiamo. Continua a rispondere prima ancora di essere interpellato. È lo stesso Dio che ha promesso di darci molto al di sopra di quello che chiediamo o pensiamo. Allora, perché aver paura?

lunedì 10 agosto 2009

LA SORPENDENTE CONFESSIONE DI DAVIDE

Dopo aver esaltato a lungo la Parola di Dio, Davide conclude il Salmo 119 con questo verso: "Io vado errando come una pecora smarrita. Cerca il tuo servo" (versetto 176).

 

Davide stava dicendo in effetti: "Per favore, Signore, cercami come un pastore cerca una pecora sperduta. Nonostante tutta la mia conoscenza biblica, le mie predicazioni e la lunga storia che ho con te, in qualche modo mi sono allontanato dal tuo amore. Ho perso il senso di riposo che avevo in te. Tutti i miei piani sono falliti. Ed ora mi rendo conto che sono completamente impotente. Vieni a me, Padre. Cercami in questo posto orribile e arido. Non riesco a trovarti da solo. Devi essere tu a cercare me. Credo ancora che la tua Parola sia vera".

 

Davide sapeva di essersi allontanato dal riposo di Dio. Sapeva che l'amore del Signore era stato impresso nel suo cuore durante le crisi precedenti. Ma ora, ancora una volta, si era dimenticato dell'amore di Dio per lui. Perciò gridò al Signore, implorandolo di venire a cercare questo servo perduto.

 

Ora il pastore era venuto di nuovo a cercare Davide. E sentendo chiamarsi per nome, Davide era stato consolato. Si era reso conto: "Il mio pastore  mi conosce per nome". Davide aveva scoperto di essere stato guidato giù  nella verde valle. Ed una volta raggiunto i verdi pascoli a valle, Jehovah Rohi (il Signore mio Pastore) gli aveva detto: "Adesso riposati. Dormi e fai rinfrescare la tua anima affaticata. Non ti preoccupare - io sarò all'opera, mi prenderò cura di ogni cosa".

 

È importante notare qui che le circostanze di Davide non erano cambiate. Infatti, la scrittura dice che i nemici che turbavano Davide erano cresciuti (Salmo 3:1). Ma Davide era stato ristorato nell'amore di Dio.

 

Ora poteva dire: "La salvezza (la liberazione) appartiene all'Eterno" (3:8). Testimoniava: "Non più piani fatti da me. Non più notti insonni, cercando di far funzionare le cose a modo mio. Io entro con ansia  nell'amore del mio pastore. Mi sento accolto dalle sue braccia aperte. E riposerò nel suo amore. Dormirò pacificamente nel suo amore incondizionato nei miei riguardi".

venerdì 7 agosto 2009

LA GUIDA DELLO SPIRITO SANTO

Quando la Scrittura dice che lo Spirito Santo "abita" in noi, vuol dire che lo Spirito di Dio viene e possiede i nostri corpi, rendendoli il suo tempio. E siccome lo Spirito Santo conosce la mente e la voce del Padre, ci parla dei pensieri di Dio: "Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire" (Giovanni 16:13). Lo Spirito Santo è la voce di Dio in e a noi!

 

Se lo Spirito Santo abita in te, ti istruirà personalmente. Sappi che non parla solo ai pastori, ai profeti e agli insegnanti, ma ad ogni seguace di Gesù. Ne troviamo la dimostrazione in tutto il Nuovo Testamento, perché lo Spirito Santo guidava e conduceva il suo popolo: "Vai qui, vai lì. entra in questa città. ungi quella persona". I credenti primitivi erano condotti in tutto e per tutto dallo Spirito Santo!

 

E lo Spirito non dice mai una parola contraria alle Scritture. Al contrario, usa le Scritture per parlarci in modo chiaro. Non ci dà mai una "nuova rivelazione" che non venga dalla Parola di Dio. Ci apre la sua

Parola rivelata per condurci, guidarci e consolarci, e per mostrarci le cose future.

 

Sono convinto che Dio parla solo a quelli che, come Mosè, "vengono e gli stanno accanto". Questo significa che dobbiamo trascorrere del tempo di qualità con il Signore ogni giorno - aspettandolo e aprendo i nostri cuori appieno per udire la sua voce, senza fretta, credendo che ami parlarci.

 

Non ci nasconderà nulla - e non permetterà che veniamo ingannati o lasciati in confusione. Anche nei momenti più difficili, godremo un tempo di grande gioia - perché si rivelerà a noi come non ha mai fatto prima.

giovedì 6 agosto 2009

COSA E' SUCCESSO ALLA GIOIA?

Lo Spirito Santo brama riportare il popolo di Dio a servire il Signore con gioia e allegrezza. Ci deve essere tanta tristezza nel vedere il velo di disperazione e di tristezza che è sceso su moltitudini di credenti.

 

Il salmista dichiarava: "Beato il popolo il cui DIO è l'Eterno" (Salmo 144:15).

 

Isaia diceva: "Voi attingerete con gioia l'acqua alle fonti della salvezza" (Isaia 12:3).

 

Quando lo Spirito Santo iniziò a parlarmi su come dovevo servirlo con gioia, ebbi un periodo difficile in cui dovetti affrontare la gravità dell'argomento. Non capivo bene l'attitudine di Dio. Mi chiedevo quanto potesse essere importante in confronto ai gravi problemi che incombono nel mondo odierno.

 

Pochi cristiani conoscono la libertà di una vita scevra di sacrifici grazie al Calvario! Non hanno mai permesso alla croce di renderli liberi da schiavitù e legame. Non possiamo gioire ed essere estremamente felici nel nostro rapporto con il Signore se abbiamo una conoscenza scarsa o limitata di quello che è avvenuto alla croce.

 

Non c'è bisogno di comprendere tutte le dottrine dell'espiazione, della riconciliazione, della propiziazione, della grazia, della santificazione, ecc. Per poter vivere con gioia nel Signore c'è bisogno solo di  quest'unica verità fondamentale: DIO SI E' COMPLETAMENTE SODDISFATTO COL SACRIFICIO DI CRISTO SULLA CROCE!

 

C'era bisogno solo di questo! Dio ora è disposto con gioia a perdonare tutti quelli che si pentono.

 

Non gioire nel perdono di Cristo significa dubitare della sua piena espiazione dei nostri peccati! Che lo Spirito ti faccia capire a fondo questa verità - siamo stati chiamati alla libertà. Dio vuole farci avere abbondanza di gioia, una gioia che sia piena e completa. Scossa, pigiata e traboccante!

 

La Parola di Dio chiarisce perfettamente che egli brama essere rallegrato dai suoi santi.

 

"Affinché la mia gioia giunga a compimento in loro." (Giovanni 17:13).

 

"I riscattati dall'Eterno torneranno, verranno a Sion con grida di gioia e un'allegrezza eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia, e il dolore e il gemito fuggiranno" (Isaia 35:10).

mercoledì 5 agosto 2009

VAI AVANTI E PIANGI!

Quando non ce la fai più, va nel tuo stanzino di preghiera e piangi, facendo uscire tutta la tua amarezza. Gesù pianse. Pietro portò con sé la sofferenza di aver rinnegato il Figlio di Dio e pianse amaramente! Camminò da solo sui monti, piangendo di dolore. Quelle lacrime amare operarono un dolce miracolo in lui, ed egli ritornò a scuotere il regno di satana.

Anni fa, una donna che aveva sopportato una mastectomia, scrisse un libro intitolato Prima di tutto piangi. Quant’è vero! Di recente ho parlato con un amico al quale era stato da poco detto di avere un cancro terminale. “La prima cosa che fai”, disse, “è piangere finché non ci sono più lacrime da versare. Poi inizi ad avvicinarti di più a Gesù, finché non ti rendi conto che le Sue braccia ti stanno stringendo forte”.

Gesù non sposta mai il suo sguardo da un cuore in lacrime. Egli disse, “Non disprezzerò un cuore rotto” (vedi Salmo 51:17). Il Signore non dirà mai, “Ricomponiti! Reagisci e prendi le tue medicine! Stringi i denti e asciugati le lacrime”. No! Gesù raccoglie ogni lacrima nei suoi otri eterni.

Incoraggiati nel Signore. Quando la nebbia ti circonda e non riesci a vedere una via d’uscita al tuo dilemma, appoggiati nelle braccia di Gesù, e semplicemente confida in Lui. È Lui che deve compiere ogni cosa! Egli vuole la tua fede, la tua fiducia. Vuole che tu grida forte, “Gesù mi ama! Egli è con me! Egli non mi deluderà! Egli se ne sta prendendo cura, proprio ora! Non sarò abbattuto! Non sarò sconfitto!  Non diverrò una vittima di satana! Non perderò la ragione, né la mia strada! Dio è dalla mia parte! Io lo amo, ed Egli mi ama!”

martedì 4 agosto 2009

SIGNORE, CONDUCIMI A CASA!

Come leggiamo in Daniele 3:15-16, i tre giovani ebrei entrarono nelle fiamme con i loro corpi già morti al mondo. Essi erano in grado di offrire i propri corpi con gioia, come sacrifici viventi. E Gesù lì incontrò letteralmente nella loro crisi!

Cosa pensi che dissero a Gesù quando Lui apparve nella fornace? “Grazie di non farci sentire il dolore. Grazie di darci un’altra possibilità – per qualche altro anno ancora!”

No, mai! Credo che abbiano detto, “Signore, portaci con Te! Non lasciarci qui. Abbiamo assaporato l’estasi, la gloria, non vogliamo tornare indietro! Portaci a casa con Te”. Avrebbero preferito stare con Lui! Gesù conosce questo tipo di cuore, ed è a un tale cuore che Egli si dedica.

Sei in grado di dire, “Signore, portami a casa?” Forse non hai mai imparato ad affidare il tuo corpo, i tuoi affari, il tuo matrimonio, le tue crisi nelle mani di Dio. Sì, dobbiamo sempre pregare in fede, credendo che Dio risponderà, però dobbiamo confidare in Lui completamente nella nostra situazione, dicendo nei nostri cuori, “Ma se anche non succedesse, Signore, ancora confiderei in Te!”

“Signore, Tu puoi liberarmi da questa fornace ardente. Ma se Tu non lo facessi, continuerò comunque a credere! Anche se dovessi andare avanti con questa prova orribile – se dovessi affrontare altra sofferenza, altre prove – affido ogni cosa a te. Ti chiedo soltanto di venire e camminare insieme a me!” Puoi innalzare questa preghiera?

Te lo prometto, Gesù Cristo arriverà nella tua crisi. Egli ti prenderà per mano e ti condurrà in mezzo alle fiamme!

Considero la venuta di Cristo nelle mie crisi essere la più grande risposta possibile alla preghiera, perché quando Egli arriva, la Sua presenza mi innalza al di sopra di ogni mio dolore, ogni mia ferita, ogni mia confusione. Quando Gesù appare al Tuo fianco, Egli ti prende per mano e ti fa restare saldo.

lunedì 3 agosto 2009

CONSACRATO – PER VITA O PER MORTE!

«Nebukadnetsar rivolse loro la parola, dicendo… “ma se non l'adorate, sarete subito gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente; e qual è quel dio che potrà liberarvi dalle mie mani?”» (Daniele 3:14-15).

Gli amici di Daniele stavano affrontando la peggiore crisi possibile che un essere umano potesse mai affrontare. Se Dio non fosse intervenuto e non li avesse liberati con un miracolo, sarebbero morti!

Cosa porterà Cristo nella tua crisi? Egli arriva quando prendi lo stesso impegno che i tre giovani ebrei presero: “[Essi] risposero al re, dicendo: «O Nebukadnetsar, noi non abbiamo bisogno di darti risposta in merito a questo. Ecco, il nostro Dio, che serviamo, è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente e ci libererà dalla tua mano, o re. Ma anche se non lo facesse, sappi o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo l'immagine d'oro che tu hai fatto erigere» (versi 16-18).

In altre parole: “La situazione sembra disperata. Se Dio non compie un miracolo in nostro favore, siamo morti. Comunque, il nostro Dio può liberarci da questa fornace ardente. Ma anche se non lo facesse, noi non Lo abbandoneremmo. Per vita o per morte, noi confideremo in Lui!”

Amato, questo è il tipo di fede che spinge gli angeli a rallegrarsi e che benedice il cuore di Dio. È quella fede che dice, “Signore, sono sicuro, pienamente persuaso che tu sia in grado di liberarmi. Se Tu solo dici una parola, tutto passerà”.

“Ma se non sarà così, non correrò. Non ti accuserò di avermi abbandonato. Resterò fedele e devoto. Le tue vie sono più alte delle mie, Signore, e la mia vita è nelle Tue mani. Anche se tu mi uccidessi, continuerei a confidare in te!”

Questo è ciò che porta Cristo nelle nostre crisi, la piena certezza che Egli sia capace di salvarci e liberarci dalle nostre crisi! È la certezza di essere nelle Sue mani, non importa ciò che accade.