lunedì 29 febbraio 2016

DICHIARARE LA POTENZA DELLA SUA RESURREZIONE by Gary Wilkerson

Per ricordarci dei risultati radicali della resurrezione, io e mia moglie Kelly abbiamo imparato a ripeterci una frase l’un l’altro: “Gesù ha pagato tutto”. Egli ha compiuto l’opera, è risorto e ci ha benedetto con novità di vita. Dobbiamo proclamare la potenza della Sua resurrezione, indossarla come un abito. “Così quando questo corruttibile avrà rivestito l'incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito l'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che fu scritta, ‘La morte è stata inghiottita nella vittoria’” (2 Corinzi 15:54).

Paolo afferma con forza che senza la resurrezione di Cristo non ci sarebbe motivo di essere cristiani. Ci sono voci nella chiesa che dicono che non importa se ci sia stata una resurrezione. Alcuno hanno notoriamente scritto, “Sarei un cristiano anche se si dimostrasse che non ci sia stata una resurrezione. Il cristianesimo mi ha reso una persona migliore e ha reso il mondo un posto migliore”. Alcuni studiosi sostengono che gli incontri di Gesù dopo la crocifissione fossero solo delle legende destinate ad incoraggiare la chiesa primitiva.

Paolo rigetta tutto questo con i termini più forti possibili. Egli afferma che se Cristo non fosse risorto, le conseguenze sarebbero terribili: “Ma se Cristo non è risuscitato, è dunque vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Inoltre noi ci troveremo ad essere falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio, che egli ha risuscitato Cristo, mentre non l'avrebbe risuscitato, se veramente i morti non risuscitano” (1 Corinzi 15:14-15).

Paolo sta in pratica dicendo, “Se non credi che Cristo sia risorto, allora smetti proprio di credere in Dio. Ognuno smetta di predicare, evangelizzare e compiere opere buone in nome di Gesù. Staremmo tutti meglio. Fareste meglio a ricevere sapienza dal Dr. Phil o da Oprah o da un famoso psicologo. Loro avrebbero più da dire di qualcuno le cui azioni si basano su qualcosa che non è mai successo”.

In sintesi, la fede cristiana non è un codice morale da osservare. Non ci raduniamo la domenica solo per ricevere conforto per l’eternità. O Cristo è risorto oppure no – e se non lo è, allora i nostri peccati non sono mai stati perdonati.

sabato 27 febbraio 2016

VINCONO LA BATTAGLIA by Claude Houde

“Allora venne Amalec per combattere contro Israele a Refidim. E Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci a combattere contro Amalec; domani io starò sulla vetta del colle con il bastone di Dio in mano». Giosuè fece come Mosè gli aveva detto e combatté contro Amalec; e Mosè, Aaronne e Cur salirono sulla vetta del colle. E quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec. Ma le mani di Mosè si facevano pesanti. Allora essi presero una pietra, gliela posero sotto ed egli si sedette; Aaronne e Cur gli tenevano le mani alzate, uno da una parte e l’altro dall’altra. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. E Giosuè sconfisse Amalec e la sua gente passandoli a fil di spada.” (Esodo 17:8-13).
L'episodio in cui Mosè salì sulla montagna e tenne le sue braccia alzate verso il cielo, simboleggia la sua dipendenza, fiducia e fede in Dio per la vittoria sui suoi nemici. “L'esito della battaglia dipende dal Signore” (1 Samuele 17:47). “Infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze” (2 Corinzi 10:4). E la vittoria si ottiene “non per potenza o capacità umana, ma per lo Spirito Mio, dice il Signore” (Zaccaria 4:6).

Nella vita di Mosè così come nelle nostre, le battaglie e le conquiste sono la stessa cosa. Non posso fare nulla da solo e fallirei miserabilmente se confidassi nelle mie idee, esperienze, risorse e sforzi. In quei momenti di guerra invisibile ed eterna, quando il combattimento è cruento e le nostre vite, famiglie, ministeri e futuro sono in prima linea, troviamo vittoria nel momento in cui saliamo al monte di Dio a pregare, alzando le nostre mani a Lui in segno di fiducia e arresa.

Qualcosa di affascinante avviene sulla montagna. Le braccia di Mosè si fanno stanche e mentre si abbassano lentamente, il vento cambia sul campo di battaglia ed il nemico guadagna terreno. Viene versato del sangue, soldati vengono feriti ed uccisi, grida di dolore e lacrime riempiono la valle, il nemico è galvanizzato e infervorato, si odono feroci grida di guerra. Cosa sta accadendo?

Lo stesso esercito che stava trionfando un momento prima adesso sta per essere massacrato. Aaronne e Cur ci fanno comprendere il significato di ciò che sta succedendo. Loro stanno accanto a Mosè, uno alla sua destra ed uno alla sinistra, tenendogli le braccia alzate come segno e immagine di unità spirituale, lealtà e supporto. È come se stessero dicendo, “siamo con te, Mosè. Riconosciamo che Dio ha posto te come nostro conduttore e noi stiamo al tuo fianco. Conosciamo l'importanza di questo principio e noi vogliamo mettere in pratica la fede; vogliamo proteggere e rafforzare il popolo di Dio che guerreggia nella valle”.

Il nemico che avanza con violenza e devastazione e che un momento fa era impossibile da fermare, adesso è in difficoltà. Il popolo di Dio non ha armi supplementari, ma adesso sono invincibili ed il loro esercito è potente. Loro vincono la battaglia!

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Claude Houde è il pastore della chiesa Nuova Vita a Montreal, Canada. Sotto la sua guida la Chiesa Nuova Vita è cresciuta da una decina di persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese protestanti hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 26 febbraio 2016

MINISTERO CONCRETO

Se amiamo il mondo e le cose del mondo, non possiamo essere di Dio: “Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui” (1 Giovanni 2:15). Se siamo avidi e vogliamo sempre di più, non siamo fra le Sue pecore: “Né i ladri, né gli avari…erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:10).

Questi credenti saranno le capre, ma non solo per la loro avarizia o perché non hanno aiutato i bisognosi. Il Signore dirà loro, “Non avete saputo rappresentarmi al mondo. Avete fatto sì che gli empi Mi identificassero con prosperità, soldi, successo. Avete ingannato i poveri dicendo loro che volevo renderli ricchi. E avete detto ai malati che soffrivano perché non avevano fede.

“io vi ho benedetti. Ho sparso su voi le Mie risorse perché vi amavo, ma voi non avete aperto le orecchie al grido dei bisognosi intorno a voi. Piuttosto, vi siete strozzati con le vostre abbondanze. Se foste stati Miei – se Mi aveste amato – avreste obbedito ai Miei comandamenti”.

Direte, “Fratello David, è troppo duro. Sicuramente Dio non è così”. Leggi le parole di Ezechiele, “Ecco, questa fu l'iniquità di tua sorella Sodoma: lei e le sue figlie vivevano nell'orgoglio, nell'abbondanza del pane e in una grande indolenza, ma non sostenevano la mano dell'afflitto e del povero” (Ezechiele 16:49, corsivo mio).quando Dio giudicò Sodoma, non parlò della loro omosessualità o dell’idolatria. Parlò dell’orgoglio, dell’agio e della trascuranza dei bisognosi. Non s’interessavano dei poveri.

Cosa puoi fare per i bisognosi? È opera dello Spirito Santo. Se sei convinto da questo messaggio, vai a Lui. Egli ti guiderà direttamente ai bisogni che sa che puoi soddisfare, in una di queste aree del ministero concreto. Questo messaggio non è volto a farti sentire in colpa o a condannarti, ma ad aiutarti ad investigare il tuo cuore alla luce delle parole di Gesù.

Il Signore non si aspetta da nessuno di noi che facciamo tutto, ma so che Si aspetta che siamo personalmente impegnati in un coinvolgimento concreto in almeno una di queste aree di bisogno. Puoi dire di essere pronto a stare davanti a Cristo quel giorno sapendo che stai aiutando a sfamare o vestire i poveri, visitare i prigionieri o le vedove e gli orfani?

giovedì 25 febbraio 2016

TU PUOI FARE QUALCOSA

Da mesi prego per le vedove, gli orfani e i poveri. Riceviamo lettere da gente bisognosa che non può più pagare l’assicurazione o permettersi una casa. Ho supplicato Dio, “Tu sei l’Eterno degli eserciti. Sfamali. Vai incontro al loro bisogno”. Alla fine, il Signore mi ha risposto, “Devi fare più che solo pregare per loro, David. Puoi fare qualcosa a riguardo. Sfamali tu. È nelle tue possibilità farlo”.

Non fraintendere: nessuno può salvarsi solo per le opere, ma saremo giudicati in base al fatto di averle compiute o meno. La questione comunque non è quante persone bisognose sfamo o vesto. La questione centrale è: “Professo Cristo come mio Signore e poi vivo solo per me stesso? Rappresento male Gesù accumulando per me stesso e trascorrendo il tempo ad ammassare beni? Chiudo gli occhi davanti al povero e il disperato?”

La nostra testimonianza a un mondo maledetto dal peccato deve includere sia la predicazione che la manifestazione, sia la Parola che i fatti. La nostra proclamazione di Cristo non si può scindere dalle opere assistenziali. Come dice Giacomo, tali opere aiutano a dimostrare la potenza del vangelo.

“A che giova, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Or, se un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano, e qualcuno di voi dice loro: ‘Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi’, ma non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo, a che giova?” (Giacomo 2:14-16).

Migliaia di cristiani rispondono alla profezia di Gesù in due modi. Ci sono quelli del “vangelo facile” che dicono “Dio non è così duro. Questo è solo un modo di predicare legalista. Il mio Dio è troppo amorevole per poter giudicare con tanta severità”. Poi, quelli del “vangelo duro” dicono, “Ciò è troppo severo, troppo esigente. Non posso accettare una parola tanto inquietante. Non potrò mai esserne all’altezza”.

Così, entrambi i vangeli vanno per la loro strada, giustificati e inamovibili. Un gruppo continua a organizzare risvegli per i non convertiti, gli altri continuano a tenere riunioni di preghiera, chiedendo a Dio di soddisfare i bisogni dei poveri. A natale, distribuiamo pacchi alle famiglie bisognose, e altre volte lanciamo qualche moneta ai mendicanti. Tragicamente però si fa davvero poco per avere un impegno concreto e a tempo pieno per fare ciò che Gesù ha comandato.

mercoledì 24 febbraio 2016

LA CONSOLAZIONE DELLO SPIRITO SANTO

Non conosceremo mai la pace di Dio in momenti di afflizione finché il Suo proposito in essa non diventa una verità assodata nelle nostre anime. Dobbiamo capire che il nostro momento buio, la nostra prova dolorosa, è stata permessa dal Signore per i Suoi scopi gloriosi. Qual è questo scopo? Semplicemente, saremo concentrati sull’incredibile consolazione dello Spirito Santo.

Usciremo dal fuoco purificati e più forti. E riceveremo un ministero maggiore persino di quello dei predicatori più famosi – il ministero della consolazione provata e della vittoria per le persone ferite. Il risultato di questo ministero sarà come descrive Daniele: “Molti saranno purificati, imbiancati e affinati; ma gli empi agiranno empiamente e nessuno degli empi capirà, ma capiranno i savi” (Daniele 12:10).

Che chiamata incredibile abbiamo! Soffriamo grandi prove per poter diventare le mani consolanti di Dio per gli altri.

Mia figlia Debi e suo marito Roger hanno perso la figlia di dodici anni, Tiffany, per un tumore al cervello. Conosco l’agonia che hanno attraversato, le notte passate a chiedersi, “Quale possibile scopo poteva avere Dio in tutto questo?”

Qualche tempo fa, Debi era in un centro commerciale quando vide una donna seduta su una panchina, le sue guance bagnate dalle lacrime. Debi le si avvicinò e chiese, “Posso fare qualcosa per aiutarla?” La donna rispose, “Non potrebbe mai capire cosa sto passando”. Alla fine Debi persuase la donna a parlarle del suo dolore. Le spiegò, “Ho perso un figlio, è morto di cancro”.

In quel momento, scese su loro la dolcezza del cielo. Debi mise le sue braccia di consolazione intorno a quella donna e, mentre le condivideva la propria storia, entrambe scoprirono la grande misura dell’amore di Dio che guarisce.

Caro santo, Dio non si è dimenticato di te nel buio momento della prova. Ti lascio con quest’incoraggiamento da parte del Salmista: “I giusti gridano e l'Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure. L'Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto. Molte sono le afflizioni del giusto, ma l'Eterno lo libera da tutte” (Salmo 34:17-19).

martedì 23 febbraio 2016

CONDOTTI DALLO SPIRITO

Se viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito” (Galati 5:25). In questa semplice indicazione, l’apostolo Paolo ci sta dicendo in termini chiari, “Se lo Spirito Santo vive in te, lasciagli prendere il pieno controllo della tua vita. Tutti noi dobbiamo essere condotti dallo Spirito”.

Lo Spirito Santo è stato mandato per essere la nostra guida costante e infallibile ed Egli dimora in tutti coloro che confessano che Cristo sia Signore e Salvatore. Lo Spirito reclama i nostri corpi come la Sua dimora, regna e prende residenza nei nostri cuori.

La maggior parte dei cristiani non hanno problemi ad accettare che lo Spirito Santo ci conduca a Gesù e che sia continuamente all’opera in noi, in ogni momento. La maggior parte di noi Lo invoca innumerevoli volte per ricevere consolazione nei momenti di crisi. Onoriamo lo Spirito, predichiamo di lui e insegniamo dei Suoi doni e frutti. Lo preghiamo, cerchiamo, imploriamo di aprire i cieli e risvegliare la Chiesa. Molti cristiani hanno sperimentato manifestazioni genuine dello Spirito, ma mi sembra che conosciamo davvero poco sul camminare nello Spirito.

Comprendere la verità sul camminare nello Spirito potrebbe liberare molti da confusione, conflitto, angoscia, indecisione, persino dalle concupiscenze della carne. Qual è dunque questa verità? Paolo l’ha riassunto chiaramente: “Camminiamo altresì per lo Spirito” (Galati 5:25).

Ci sono solo due modi di camminare per un cristiano: nella carne o nello Spirito.

La carne ha la propria volontà testarda; fa qualsiasi cosa voglia, poi chiede a Dio di benedire quelle scelte. Si eleva e dichiara, “Il Signore mi ha dato una mente sana, posso scegliere intelligentemente. Non mi serve attendere la Sua direzione. Dio aiuta chi s’aiuta”.

Camminare nello Spirito però è proprio l’opposto. Arrendiamo la nostra volontà allo Spirito Santo e confidiamo nella Sua voce dolce e sottile che ci diriga in ogni cosa. Infatti, lo Spirito Santo è stato mandato per stabilire il completo governo di Cristo nelle nostre vite. La Bibbia ci dice, “I passi dell'uomo sono guidati dall'Eterno” (Salmo 37:23), e lo Spirito compie questa guida. Egli desidera condurre e dirigere ogni nostro passo.

lunedì 22 febbraio 2016

QUAL È LO SCOPO DELLA RESURREZIONE? by Gary Wilkerson

Quasi ogni cristiano può dirti, “Gesù è morto per i miei peccati”. È sorprendente però che pochi possano dire cosa significhi la resurrezione nella loro vita quotidiana. Conoscono alcune parti della storia – che Gesù è morto e risorto – ma non abbastanza da applicare le potenti verità di Dio al modo in cui vivono e credono. E questo fa tutta la differenza del mondo.

La resurrezione di Cristo ha conseguenze radicali non solo per la vita eterna, ma per la vita di tutti i giorni. Qual è lo scopo della resurrezione? La maggior parte di noi l’associa alla vita eterna, non con la vita quotidiana sulla terra. In che modo la resurrezione è significativa nel nostro matrimonio, nel nostro lavoro, nella nostra famiglia? Come influenza una vita sommersa da messaggi da 200 dati al giorno, una vita tartassata da incombenze, faccende, obblighi ed esigenze?

Paolo ci ricorda che la morte di Cristo, la Sua sepoltura e resurrezione sono di primaria importanza. “A noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Romani 4:24-25, corsivo mio).

Cosa intende dire Paolo quando dice che Gesù è stato risuscitato per la nostra giustificazione?

La giustificazione ha a che fare con la novità di vita. Senza di essa, resteremmo bloccati in un ciclo costante di peccato e perdono. Pensa al peso pratico che il peccato porta nelle nostre vite. Quante volte sei rimasto sveglio di notte a soffrire per qualcosa di terribile che hai detto o fatto? Dalla vita di tutti i giorni vengono vergogna, condanna e colpa; non riusciamo a disfarcene. Eppure Paolo ci dice che Gesù fu “liberato” per purificarci proprio da queste cose.

Dunque, è sufficiente essere perdonati dai nostri peccati? È qui che interviene l’ultima parte del verso: Gesù fu “resuscitato per la nostra giustificazione”. Non solo le nostre trasgressioni sono svanite, ma siamo giustificati – a intendere che è come se non avessimo mai commesso quei peccati. Ora siamo un diletto agli occhi di Dio. In breve, siamo risorti a novità di vita – ogni giorno!

Che verità grande e potente. Tuttavia, i cristiani spesso non sperimentano questa novità nella vita di tutti i giorni. Ammetto che ci sono giorni in cui dico a mia moglie, Kelly, “Questa è davvero novità di vita? Sono frustrato, irritabile e deluso”. Puoi provarci quanto vuoi, ma non possediamo personalmente il potere di rinnovare le nostre vite. Da soli non possiamo rinnovarci. Ciò proviene solo da Gesù – e avviene tramite quella che definiamo la potenza della resurrezione.

sabato 20 febbraio 2016

RAGGIUNGERE I PERDUTI by Nicky Cruz

Anche adesso nella mia mente ho il vivo ricordo della facce senza speranza che vidi nel cuore del Bronx. Facce di tutte le forme, colore ed età. Ragazzi e ragazze, uomini e donne, neri, bianchi, ispanici, asiatici. Erano in tanti ad essere perduti. Tanti avevano bisogno di Gesù.

Eravamo alla fine delle sei settimane di aiuto ai bisognosi nel cuore della città di New York. Per settimane evangelizzammo per le strade, conducendo eventi ad ogni angolo dei quartieri della città, e coglievamo l'occasione per invitare tutti al nostro incontro finale nel Bronx.

Ricordo che stavo in piedi sul palco di fronte a migliaia di persone. Il nostro palco era stato montato alla fine di una lunga e stretta strada in uno dei quartieri più infestati dalla droga di tutta New York. Sopra le nostre teste si ergevano alti edifici di appartamenti da entrambi i lati.

Per diversi secondi rimasi in piedi a fare un sondaggio sulla folla. Bande di colore erano ovunque. Prostitute, pusher e drogati erano sparsi fra la folla, aspettando di ascoltare ciò che avevo da dire loro. Diedi uno sguardo agli edifici e notai che c'era gente alle finestre, bambini riuniti insieme alle uscite d'emergenza. Adolescenti accalcati insieme a madri e padri stavano a guardare.

Pregai nel mio cuore: “Caro Gesù, guardali, gente così povera e ferita, gente che ha bisogno di te. Apri i loro occhi, Signore. Tocca i loro cuori. Usati delle mie parole per portali a Te!”

Quando cominciai a condividere la mia testimonianza, sentii come se una calma cadesse sul quartiere. Non mi capacitavo di quanto la gente cominciò a diventare attenta. La sensazione è impossibile da descrivere. Si tratta della presenza di Dio. Si tratta della totale ritirata del nemico quando lo Spirito di Dio si muove e si ferma su una folla di gente.

Mentre parlavo potevo sentire lo Spirito Santo avvolgere la folla, lavorare sui loro cuori, portare molti di loro alla salvezza. Prima che avessi modo di invitare la gente avanti per accettare Gesù, dozzine piangevano guardando verso il palco, cadevano sulle ginocchia a terra in segno di pentimento.

Centinaia vennero avanti per ricevere Gesù quella notte. Dio portò una tale ondata di salvezza che eravamo sopraffatti dalla risposta. Eravamo completamente in riverenza per l'opera che Dio stava facendo in quel quartiere ferito ed abbandonato.

“E quelli se ne andarono a predicare dappertutto e il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l’accompagnavano” (Marco16:20).

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Nicky Cruz, evangelista conosciuto in tutto il mondo ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimini dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne raccontata prima ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo libro e best seller Run, Baby, Run.

giovedì 18 febbraio 2016

DIO NON È ARRABBIATO CON TE

Hai vissuto come un servo fedele, hai pregato diligentemente e conosci la voce di Dio. Hai ottenuto vittorie in passato e ami profondamente il Signore. Ora però sei profondamente spezzato, ferito come mai prima e non riesci nemmeno a pregare.

Amato, questo cammino cristiano è una guerra. È fatto di battaglie, stanchezza, ferite, e un nemico feroce determinato a distruggerti e questo accade quando sei più vulnerabile a pensieri di condanna. La coscienza ti dice, “Non preghi più come prima. Non studi la Parola abbastanza. Sei arido e tiepido, il tuo fuoco si sta spegnendo e non sei proprio di buona testimonianza. Ora hai consentito a Satana di derubarti della pace che Dio ti ha donato. Non hai quello che serve”.

E pensiamo, “Ho deluso il mio Signore. Non ho obbedito alla Sua Parola”. La tua fede vacillante è un tizzone che si sta spegnendo e il diavolo è pronto a vederlo spegnersi.

Come il profeta Elia, sei esaurito e scoraggiato; vorresti solo restare a dormire. La Scrittura ci dice che è proprio quello che fece quest’uomo di Dio: “Poi si coricò e si addormentò” (1 Re 19:5). Non riusciva proprio più a sopportare quel peso.

Il Signore però non sgridò Elia per questo. Dio sapeva che il Suo servo doveva arrivare a un punto di rottura. Immagino il nostro Padre prezioso dire di lui, “Guarda quest’uomo fedele, spezzato e sofferente. È arrivato alla fine delle sue forze, incapace di spiegare il proprio dolore a qualcuno. Io gli ho promesso che non arei spezzato una canna rotta”.

Così, cosa accadde? “L'angelo del Signore tornò…lo toccò, e disse, ’Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te’” (1 Re 19:7).

Ecco una parola incredibile per ogni canna rotta che sta leggendo questo messaggio. Non importa quanto tu sia spezzato, quanto tu sia piegato da questa inondazione di prove, Dio ti ha fatto una promessa: “Non sarai distrutto. Non permetterò che la tua fiamma si spenga. La tua fede non si spegnerà”.

Caro santo, questo messaggio è per te dal cielo. In questo momento, sii toccato da una parola che si rivolge proprio a te: “Alzati, adesso. Dio non è arrabbiato con te. E Lui non ti deluderà. Egli sa che questa situazione è troppo per te da sopportare. Egli provvederà per te una forza soprannaturale. Ti donerà ciò di cui hai bisogno per andare avanti”.

mercoledì 17 febbraio 2016

AMORE INCREDIBILE

Una volta, Gesù si rivolse alla sua famiglia terrena e disse, “Il mondo non può odiare voi” (Giovanni 7:7).

Con queste parole, Gesù ci offre la prova del nove di una vera chiesa e di un vero discepolo. Mi chiedo di quante chiese e cristiani oggi si possano dire queste parole: “Il mondo non può odiarvi”.

Cristo sta in pratica dicendo, “Avete portato così tanto mondo nella chiesa – avete diluito il Mio vangelo a tal punto – che il mondo vi accoglie. Siete divenuti amici del mondo”. Giacomo ci offre quest’ammonimento nella sua epistola: “L'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio…Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:4).

Certo, Gesù era amico di politici e peccatori, ma è anche scritto che era “separato dai peccatori” (Ebrei 7:26). Egli ministrò ai peccatori, ma come uno sottomesso al Padre. Come Lui, siamo chiamati a stare nel mondo, ma non del mondo.

“Ricordatevi della parola che vi ho detto…Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Giovanni 15:20). Non devi andarti a cercare la persecuzione. Essa non arriverà per come svolgerai il tuo lavoro o per la tua razza o la tua apparenza. No, arriverà semplicemente perché fai di Cristo il tuo Signore.

Lascia che ora ti doni una parola d’incoraggiamento. Sebbene il mondo odi e perseguiti i veri discepoli di Cristo, scopriamo un amore crescente e un santo affetto fra i membri della Sua Chiesa. Infatti, ciò che porta il mondo ad odiarci, porta i nostri veri fratelli e sorelle ad accoglierci più che mai.

Nei giorni a venire, l’amore nella casa di Dio diventerà sempre più prezioso. Saremo odiati da tutto il mondo, scherniti dai media, ridicolizzati da Hollywood, resi uno zimbello dalla società. Ma quando entreremo nella casa di Dio, entreremo in un luogo di amore incredibile, ci ameremo l’un l’altro come Cristo ci ama.

Non importa quali persecuzioni abbiamo affrontato. Verremo accolti con queste parole: “Benvenuto a casa, fratello; benvenuta a casa, sorella. Qui è dove sei amato”. Saremo edificati, per continuare ad andare là fuori come il nostro Signore ci comanda, col Suo vero vangelo.

martedì 16 febbraio 2016

PERCHÉ IL MONDO ODIA LA CHIESA?

Un vero cristiano è amorevole, pacifico, premuroso e sa perdonare. Coloro che obbediscono alle parole di Gesù sanno sacrificarsi, sono miti e dolci.

La sapienza comune ci dice che non è naturale odiare chi ti ama, ti benedice e prega per te. Piuttosto, le persone odiano solo coloro che abusano di loro, li derubano e li maledicono. Perché, allora, i cristiani sono odiati?

Gesù dice, “Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi…Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Giovanni 15:18, 20). Perché è così?

La chiesa è odiata per la sua missione, che è molto più che dire alle persone, “Gesù ti ama”.

Potresti indietreggiare sorpreso quando ti ricorderò quale sia la nostra missione. Con parole semplici, la nostra missione come cristiani è rimuovere dagli empi ciò che è più prezioso per loro: l’auto-giustizia.

La cosa più cara a una persona mondana è la sua auto-giustizia. Pensaci: costui ha speso tutta la vita a creare una buona opinione di sé. Ha edificato un idolo alle sue buone opere. Si loda per essere davvero buono di cuore e gentile con gli altri. È certo di essere buono abbastanza per il cielo e troppo buono per l’inferno.

Quest’uomo empio ha speso anni a far tacere la sua coscienza e cauterizzarla. Ha imparato a far tacere ogni voce di convinzione gli giunga. Gode di una falsa pace ed è talmente ingannato da pensare che Dio davvero lo ammiri!

Ed ora, proprio quando è riuscito ad azzittire la voce della sua coscienza, arrivi tu – un cristiano. E la verità che porti parla più forte della sua coscienza morta: “Se non nasci di nuovo, non puoi entrare nel regno dei cieli”.

Improvvisamente, diventi una minaccia per la mente di quest’uomo. Sei qualcuno che vuole privarlo della sicurezza che va tutto bene per la sua anima. Per tutto questo tempo ha pensato che stesse apposto, ora tu però gli dici che tutte le sue buone opere sono come uno straccio sporco.

Sappi che quest’uomo non ti vede come qualcuno che gli reca una buona notizia. No, ai suoi occhi sei un tormentatore, qualcuno che lo priva del sonno la notte.

lunedì 15 febbraio 2016

AMORE AGAPEO by Gary Wilkerson

Quando Gesù apparve ai discepoli dopo la resurrezione, impartì loro un’ultima lezione, che iniziò nel chiedere a Pietro se Lo amasse. Egli pose questa domanda al discepolo tre volte, e ogni volta Pietro rispondeva di sì. In cambio, Gesù rispondeva ogni volta, “Pasci i Miei agnelli – Abbi cura delle Mie pecore – Pasci le mie pecore” (Giovanni 21:15-17).

Il termine qui usato da Gesù in greco è agape, a indicare un amore disinteressato, sacrificale, incondizionato. Questo tipo di amore dice, “Se tu mi disprezzi, Io ti donerò. Se mi rifiuterai, comunque donerò per te. E se mi ferirai, continuerò a donare”.

Tuttavia, quando Pietro rispondeva a Gesù, usava una parola diversa per “amore”. Ogni volta che prometteva il suo amore a Cristo, usava la parola phileo, a indicare amore fraterno. Questo tipo di amore è reciproco – riceve come dona. Pietro stava in pratica dicendo a Gesù, “Quanto Tu donerai a me, io donerò a Te”.

Quella risposta non era sufficiente per Gesù. Per questo ogni volta rispondeva a Pietro, “Se Mi ami, abbi cura delle mie pecore”. Stava dicendo. “Il mio popolo ha bisogno di aiuto, Pietro. Cibali. Abbi cura di loro. Dai la tua vita per loro”.

Gesù stava incaricando Pietro a donare vita. Sapeva che il discepolo era pronto, perché nelle settimane precedenti Pietro era stato spezzato profondamente. Quello che Gesù gli dice in seguito descrive il punto cruciale di una vita generosa – la contrizione: “Gli chiese per la terza volta: ‘Simone di Giona, mi ami tu?’. Pietro si rattristò che per la terza volta gli avesse chiesto: ‘Mi ami tu?’, e gli rispose: ‘Signore, tu sai ogni cosa, tu sai che io ti amo’. Gesù gli disse: ‘Pasci le mie pecore. In verità, in verità ti dico che, quando eri giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà là dove tu non vorresti’. Or disse questo per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo, gli disse: ‘Seguimi’” (Giovanni 21:18-19).

Con quest’insegnamento finale, Gesù condusse Pietro da una vita benedetta a una vita spezzata, generosa. Nel farlo, consegnò a Pietro le chiavi del regno. Dolore, angoscia e sofferenza aspettavano Pietro nella vita generosa che Dio aveva disposto per lui. Tuttavia, come qui ci dice il vangelo di Giovanni, persino la morte di Pietro glorificò Dio.

Forse io e te non riusciremo a fare quello che vogliamo in questa vita, ma possiamo avere una vita che riflette la gloria della natura generosa del nostro Signore. Dando il tuo tutto per gli altri con agape, potresti ritrovarti ad essere sparso dolorosamente, come il vino della comunione. Nel farlo, però, t’incentrerai sugli altri, diverrai potente, influente – e il mondo noterà la differenza. La tua vita generosa rivelerà la gloria stessa di Dio – una testimonianza al mondo della Sua natura generosa e amorevole.

sabato 13 febbraio 2016

IL CONSOLATOREby Jim Cymbala

Durante l'Ultima Cena, Gesù disse ai Suoi discepoli, gli studenti che avevano imparato da Lui e che Gli erano stati amici per tre anni, che se ne sarebbe andato. Immagino il turbamento che i discepoli abbiano provato all'udire una tale notizia! Lui era il loro conduttore, era un operatore di miracoli, l'unico in grado di dare una perfetta e saggia risposta quando i farisei li mettevano verbalmente alle strette. Quando Lui parlava, parlava con autorità e non avevano mai udito nessuno parlare allo stesso modo. Nessuno aveva insegnato loro in quella maniera.

Come poteva lasciarli adesso quando avevano più bisogno di Lui? E per confonderli ancora di più, Egli disse che la Sua partenza avrebbe giovato loro. “Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada” (Giovanni 16:7).

Questa dichiarazione avrà lasciato esterrefatti i discepoli. Come poteva essere un bene la dipartita di Gesù? Era l'insegnante con il quale avevano mangiato, camminato, viaggiato, osservato e dal quale avevano imparato. Qualsiasi utilità venisse dalla sua partenza doveva essere impossibile per loro da comprendere.

Fortunatamente, Gesù spiegò loro il perché. “Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:16-17). Dopo disse di nuovo: “eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò” (16:7).

Adesso l'intera immagine comincia a svelarsi. Il Padre mandò il Figlio per compiere un'opera specifica, attestare l'amore di Dio. “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16). Dio avrebbe mostrato questo amore sacrificando il Suo Figliolo sulla croce per pagare il prezzo dei nostri peccati. E dopo che il Figlio avesse compiuto la Sua opera sulla croce, risorto dalla morte e asceso al cielo, il Figlio avrebbe inviato lo Spirito.

Sebbene i discepoli non riuscissero a comprendere in quel momento, era meglio per loro avere l'invisibile Spirito Santo dentro di loro che avere fisicamente Gesù. La Persona divina che stava per arrivare li avrebbe aiutati a capire ogni cosa che Gesù aveva detto.

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo e fatiscente edificio in una parte difficile della città. Nativo di Brooklyn, è amico di vecchia data sia di David che di Gary Wilkerson.

venerdì 12 febbraio 2016

TEMPO DI TENERE COMPASSIONI

È rimasto un piccolo residuo che combatterà per riaccendere la fiamma della giustizia di Dio? Un popolo che ricorda il Signore ed è disposto a prendere posizione per il Suo nome?

Il Signore ha detto, “Se vedo un lucignolo fumante, non ci soffierò sopra. La fiamma forse non c’è più, il fuoco non c’è, ma vedo ancora il tizzone bruciare, e non permetterò che si spenga del tutto. Finché udrò anche il più flebile grido da servi fedeli, da qualche parte, non permetterò che quella canna rotta si spezzi” (cfr. Isaia 42:3).

Dio non ha rinunciato a noi, ma la verità è che stiamo vivendo “tempi di tenere compassioni”. Lo vedo quando viaggio, soprattutto in Europa. Quel continente è molto più antico degli Stati Uniti, una terra che per scelta si è completamente allontanata da Dio. Quando cammini per le strade di alcuni di quei paesi, avverti uno spirito di anticristo e arroganza nei confronti di Dio.

La Svezia ora è una delle nazioni più ricche d’Europa, e più si arricchisce, più cade nell’apostasia. Allo stesso tempo, la chiesa evangelica lì è nel pericolo di diventare apatica nel cammino con Cristo. L’Irlanda, una nazione che per decenni ha sofferto una povertà schiacciante, ora sta diventando economicamente più prospera, ma il clima spirituale anche lì è d’apatia, e il secolarismo si sta insinuando velocemente.

L’atteggiamento di tutta l’Europa sembra essere, “E allora? Se il giudizio viene? Viviamo, mangiamo, beviamo e divertiamoci”. Non c’è un senso d’urgenza, non si avverte il bisogno di Dio.

Credo che ora il Signore stia dando un messaggio chiaro a tutto il mondo. egli ha il potere di fermare qualsiasi potenziale attacco terroristico, in qualsiasi momento. Potrebbe dire solo una parola e gli angeli abbatterebbero ogni potere malefico. Tuttavia, Egli ha scelto di mandare o permettere calamità internazionali, e tutte loro sono segni del fatto che stiamo davvero sperimentando le Sue tenere compassioni.

“Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; presenterà la giustizia secondo verità. Egli non verrà meno e non si scoraggerà, finché non avrà stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno la sua legge” (Isaia 42:3-4).

giovedì 11 febbraio 2016

UNO SPIRITO SPEZZATO

Quando Cristo venne sulla terra, Israele viveva sotto il dominio schiacciante di Roma. I giudei erano pesantemente aggravati dalle tasse e dalle leggi romane. Nel frattempo, un sacerdozio avido si approfittava di vedove e poveri. Gli oppressi venivano scherniti e ridicolizzati e il popolo era accecato dalla corruzione. Tutto ciò è il motivo per cui molti profeti dissero che il Cristo sarebbe giunto in un’ora di tenebre, per portare una grande luce.

Gesù venne a una società piagata dall’ipocrisia e dal peccato dilagante. Nell’osservare la condizione della nazione, pianse su Gerusalemme (cfr. Luca 19:41), profetizzando che la sua casa sarebbe rimasta desolata. Tuttavia, concesse a quella società altri settant’anni di predicazione del vangelo. E quegli anni furono ripieni di testimoni ripieni dell’unzione dello Spirito, i quali predicarono speranza e ravvedimento, compirono miracoli e chiamarono potentemente al regno. Gesù non avrebbe spezzato la canna rotta che Israele era diventata.

In questo momento, questa è un’immagine dell’America: una società completamente spezzata nella sua moralità. Siamo inoltre una nazione depressa e disturbata, piena di persone che vivono nella paura e nell’agonia mentale. Ci sono più psicologi, psichiatri, assistenti sociali e consulenti di quanti non ce ne siano mai stati nella storia, e non riescono nemmeno a raggiungere tutte le persone che supplicano di avere anche solo un’ora di aiuto. Questo vale persino per la Chiesa: i gruppi di consulenti cristiani in tutto il paese sono sovraccarichi dalla pressione di persone bisognose d’aiuto.

I nostri bambini sono spezzati da famiglie distrutte, da abusi e molestie. Gli adolescenti sono spezzati da immoralità materialismo e torpore. Satana ha rilasciato un’inondazione di male sul paese, che ha lasciato sulla sua scia persone piegate e spezzate.

Molta della Chiesa stessa ha questo stesso spirito spezzato. Lettera dopo lettera, leggo di cristiani inariditi nelle mega-chiese dove il peccato o la giustizia non vengono più predicati. Sono perplessi, si chiedono, “Dove posso trovare la vera adorazione? Non si avverte più la presenza di Cristo qui. Non c’è contrizione”. Persino i pastori scrivono confessando, “Fratello David, sono sviato”.

Il New York Times ha di recente pubblicato la storia di una chiesa pentecostale di 10.00 persone, il cui messaggio è “Siamo qui per rendervi felici!”. Ma quel messaggio porta una falsa speranza e un sollievo solo temporaneo.

“Egli non spegnerà il lucignolo fumante” (Isaia 42:3). Da qualche parte in questa nazione, Dio vede lucignoli fumanti – lucignoli una volta ardenti, infiammati di fervore per i Suoi scopi e i Suoi propositi. Ora a stento sono fumanti.

mercoledì 10 febbraio 2016

GIUDIZIO SULL’AMERICA?

Molti credenti oggi si chiedono, “Perché Dio non ha abbandonato l’America al giudizio? Perché non ci ha trattati secondo i nostri peccati? Egli diede alla generazione di Noè 130 anni di avvertimenti, ma poi disse, ‘Basta’, e mandò il diluvio. Dio ha sopportato i peccati dell’America a lungo ormai, allora perché non abbiamo visto il Suo giusto giudizio su di noi?”

Io amo questo paese, e io per primo non voglio vedere il giudizio finale di Dio abbattersi sull’America. Come molti, sono stupefatto del motivo per cui il giudizio di Dio sia stato ritardato.

Credo che stiamo osservando gli inizi del giudizio. Vedo accadere calamità tremende nel mondo, come avvertimenti. Tuttavia, poiché l’economia dell’America non è collassata, e la nostra nazione è ancora in grado di funzionare come sempre, sembra che vacilliamo di crisi in crisi, avendo ricevuto chance dopo chance.

Sono convinto che esista una sola risposta a questa perplessità: è a causa dell’amorevolezza e della pazienza del nostro Salvatore. Ne vediamo una dimostrazione nella profezia d’Isaia: “Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante” (Isaia 42:3). L’America è diventata una nazione di canne rotte!

Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; presenterà la giustizia secondo verità.

Una canna è un alto giunco o pianta dallo stelo vuoto, di solito si trova in zone paludose o presso dell’acqua. È una pianta tenera, quindi si piega facilmente coi venti forti o con i colpi dell’acqua. Eppure, la canna può piegarsi solo fino a un certo punto prima di spezzarsi ed essere trascinata via dalla corrente.

Come una canna in un clima calmo, l’America una volta si ergeva alta e fiera, piena di scopo e promesse. Tutta la nostra società onorava Dio e la Bibbia era tenuta in alto come standard per le nostre leggi e il nostro sistema giudiziario. Persino durante la mia gioventù i libri di testo contenevano lezioni e storie tratte dalla Bibbia. Gesù era riconosciuto come Figlio di Dio, Colui che donava al nostro paese il Suo favore e innumerevoli benedizioni.

Tuttavia, nella nostra prosperità, siamo divenuti come l’antica Israele: orgogliosa e ingrata. E ci siamo presto sviati. Dio è stato rimosso dai nostri tribunali, dalle nostre scuole, il Suo nome deriso e ridicolizzato.

La nostra società ha completamente perso la sua bussola morale e, di conseguenza, l’America che una volta si ergeva in alto ora è storpia, come una canna rotta.

martedì 9 febbraio 2016

UNA RIVELAZIONE SUL MESSIA

“Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto in cui la mia anima si compiace. Ho posto il mio Spirito su di lui; egli porterà la giustizia alle nazioni. Non griderà, non alzerà la voce, non farà udire la sua voce per le strade. Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; presenterà la giustizia secondo verità. Egli non verrà meno e non si scoraggerà, finché non avrà stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno la sua legge” (Isaia 42:1-4).

Questo passo parla completamente di Gesù. Lo Spirito Santo si era mosso sul profeta Isaia per portare una rivelazione di come il Cristo sarebbe stato al Suo arrivo. E la parola introduttiva di Isaia qui “Ecco”, segnala ai Suoi uditori “Preparatevi ad una nuova rivelazione sul Messia”.

L’immagine che risalta da questi quattro versi è chiara: Cristo non stava venendo a costringere le persone ad ascoltarlo. Non sarebbe giunto con clamore, ma come Salvatore tenero ed amorevole.

Troviamo l’adempimento della profezia d’Isaia in Matteo 12. I farisei avevano appena tenuto un concilio per organizzarsi su come poter uccidere Gesù, tutto perché aveva guarito un uomo dalla mano secca di Sabato. Matteo ci dice che “conoscendo ciò, si allontanò di là” (12:15).

Cristo non si vendicò con rabbia o furia contro quelli che avevano complottato di ucciderlo. Lui non era come i discepoli, che volevano invocare il fuoco dal cielo sui Suoi oppositori, anche se Cristo stesso avrebbe potuto farlo. In realtà, avrebbe potuto chiamare una legione di angeli per occuparsi dei Suoi nemici, ma Gesù non era lì per vendicarsi.

Fu questo dolce spirito, dice Matteo, a rivelare l’adempimento della profezia di Isaia: “Egli non disputerà e non griderà e nessuno udirà la sua voce per le piazze” (Matteo 12:19).

Isaia stava in pratica dicendo, “Il Salvatore non sta venendo per costringere alcuno ad entrare nel Suo regno. Non sta venendo come una personalità rumorosa, chiassosa e prepotente. No, Lo sentirete parlare con una voce dolce e sottile nel vostro uomo interiore”.

lunedì 8 febbraio 2016

BAMBINI BISOGNOSI by Gary Wilkerson

Cristo spesso inizia il Suo ministero in noi come se fossimo bambini con bisogni da soddisfare. Ciò avvenne in tutti i vangeli, quando ridonò la vista al cieco, guarì la donna dal flusso di sangue e sfamò le folle affamate. Andò incontro alle persone sofferenti, proprio dove si trovavano e diede loro esattamente ciò di cui avevano bisogno. Questo era un motivo sufficiente perché le folle Lo seguissero. Persino alcuni dei farisei seguivano Cristo per i Suoi miracoli.

Personalmente, ero convinto di seguire Gesù dopo che Lui venne incontro ai miei più intimi bisogni. Come adolescente, non ero più certo che Dio fosse reale. Discendevo da una lunga stirpe di ministri, come facevo dunque ad essere sicuro che la mia fede non fosse solo indottrinamento da parte dei miei genitori? Gesù venne a me, alla mia anima ferita e mi mostrò cosa avevo bisogno di sapere: che Buddha non mi amava, nemmeno Maometto o Confucio – ma Gesù sì. Egli mi rivelò la pura verità del Suo amore – e questo ha rivoluzionato la mia vita.

Gesù ci benedice davvero nei nostri momenti di bisogno ma, vedi, quello è solo il Suo punto d’inizio nella nostra vita. Egli ci porta dalla benedizione alla contrizione, perché questo è l’unico modo per portarci a una vera maturità. Il cammino della contrizione è il modo in cui iniziamo ad assumere la Sua natura generosa.

Siamo onesti, la nostra carne detesta il pensiero di una vita generosa, perché richiede contrizione. Pensa a tutti i best-seller i cui titoli implicano benedizioni. Ora immagina un titolo diverso sugli scaffali, La Vita che Dona. Penserai, “Io voglio essere un donatore”, così inizi a sfogliarne le pagine. Leggi di Paolo, che parla di essere naufragato, colpito e lapidato perché era stato chiamato a donare. Leggi degli altri apostoli che furono perseguitati perché Gesù li aveva chiamati a una vita di abnegazione. Proseguendo la lettura presto ti rendi conto, “Questo non sarà un best-seller”.

Ciò fu dimostrato anche ai giorni di Gesù. Le folle smisero di seguirlo quando iniziò a predicare verità scomode (cfr. Giovanni 6). Quando le persone iniziarono ad andarsene “Gesù disse ai dodici, Volete andarvene anche voi? E Simon Pietro gli rispose, Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Giovanni 6:67-69).

La domanda di Gesù ci mette nella stessa posizione dei discepoli. Dobbiamo confidare che Egli sia buono e fedele. Vedi, non abbiamo la possibilità di scegliere il programma della nostra vita. Se potessimo, saremmo tutti dei “riceventi”, non dei donatori. Ecco perché è Gesù a stabilire il programma. E quando Lui ci conduce per un sentiero duro, possiamo essere certi che lo faccia per amore.

venerdì 5 febbraio 2016

EGLI VUOLE VEDERE IL TUO SORRISO

Immagina che proprio prima che Gesù ascendesse al cielo – nel vedere la Sua Chiesa e la raccolta prima del Suo ritorno – Egli veda uno sviamento. La Sua anima è aggravata perché vede uno sviamento crescente. Invece di raccogliere la bianca messe, il Suo popolo spende tempo ed energie alla ricerca del successo mondano e delle cose materiali.

Così Gesù dice al Padre, “Non raccoglieranno. Tutti i campi bianchi giacciono dormienti. Manderò un esercito di angeli a raccogliere”. Il Padre concorda, e improvvisamente sulla terra appaiono migliaia di esseri celestiali, radiosi di splendore soprannaturale.

Che visione sarebbe: esseri di un altro mondo, rivestiti di gloria che parlano nelle chiese e in pubblico. Vengono intervistati da reporter, alla radio e in televisione. Parlano della croce, della resurrezione, dell’ascensione, dell’amore di Cristo e dell’imminente giudizio finale. E parlano con tale eloquenza e convinzione che tutti ne restano incantati. Sono come molti Giona, che corteggiano e avvertono il mondo.

Ora, immagina che dopo un po’, questi stessi angeli radiosi si lascino incantare dal mondo che li circonda. Vengono attratti da cibi succulenti, beni materiali, benessere e sicurezza. E presto iniziano a lottare per successo, fama e fortuna. Presto, diventano gelosi l’uno dell’altro, iniziano a mostrare rabbia, orgoglio, invidia e avidità.

In altre parole, diventano come la Chiesa di oggi! Ti chiedo, quanta influenza avrebbero sul mondo? Come potrebbero aspettarsi di raccogliere la messe se sono così invischiati col mondo? La loro testimonianza sarebbe sminuita e sarebbero privi di ogni potenza spirituale, divenendo scoraggiati, timorosi e dubbiosi.

Dimmi, perché mai qualcuno dovrebbe volere il mio vangelo se mi vedesse in questo stato, stressato e privo di gioia? Perché dovrebbero credere al mio messaggio, “Gesù è sufficiente ad ogni cosa per me, è la mia provvidenza costante”, se sono sempre timoroso e preoccupato e senza pace?

Nessuno darebbe ascolto a una sola parola io dica. Piuttosto, si chiederebbero, “il tuo Cristo, che differenza fa? Non sembra essere questo grande dottore se tu stai sempre in questa condizione”.

Amato, il nostro viso conta. Ascolta cosa dice Cristo della Sua Sposa nel Cantico dei Cantici: “O mia colomba…fammi vedere il tuo viso, fammi udire la tua voce, perché la tua voce è piacevole, e il tuo viso è leggiadro” (Cantico 2:14). Cristo ci sta in pratica dicendo, “Voglio vedere il tuo sorriso”. Ciò descrive il tuo viso?

giovedì 4 febbraio 2016

È TEMPO D’INIZIARE A RACCOGLIERE

Gesù dichiarò, “I campi sono bianchi e la raccolta è abbondante. È tempo d’iniziare a raccogliere” (cfr. Matteo 9:37-38). In quel momento, era iniziata l’ultima grande raccolta spirituale fra gli ebrei e i gentili della generazione di Gesù.

Nel leggere questo passo, mi chiedo cosa Gesù vide al Suo tempo da fargli dire, “La raccolta è pronta, ora è tempo di raccogliere”. Vedeva un risveglio spirituale in Israele? C’era un risveglio nelle sinagoghe? I sacerdoti tornavano a Dio? Gli scribi e i farisei erano convinti di peccato? Qual era la prova che la messe fosse bianca?

I vangeli non rivelano molte testimonianze di qualche movimento spirituale verso Dio. Semmai il contrario. Gesù veniva deriso nelle sinagoghe. I capi spirituali della nazione lo rigettarono, mettendo in discussione la Sua integrità e la Sua divinità. Una folla di religiosi tentò persino di farlo cadere da una rupe. Cristo Stesso rimproverò le città d’Israele per non essersi ravvedute al Suo messaggio: “Guai a te, Corazin! Guai a te Betsaida! Guai a voi, Tiro e Sidone! Guai a te, Capernaum!” (cfr. Matteo 11:21-23).

Per quanto riguardava le folle, queste erano imbrigliate in una disperazione caotica. La Scrittura ci dice, “Quando le vide, erano come pecore senza pastore” (cfr. Matteo 9:36). Ecco una società timorosa, stressata e depressa. Le persone andavano intorno selvaggiamente, come pecore disperse alla ricerca d’aiuto ovunque fossero. Ma fu proprio in quel momento di grande prova che Cristo dichiarò, “I campi sono bianchi e la messe è grande”.

Pensi che le parole di Gesù sulla grande messe si applichino a oggi? Quali sono le prove che dimostrano che i campi sono bianchi e pronti alla raccolta? Le nazioni si stanno ravvedendo? C’è un movimento nella nostra società? La chiesa organizzata si sta svegliando? I capi religiosi bramano il risveglio e sono di nuovo alla ricerca di Cristo? C’è un grido di santità in questa generazione?

Con qualche eccezione, non vedo accadere nulla di simile; tuttavia, nulla di tutto questo mosse Gesù ai Suoi tempi. Piuttosto, fu mosso dalle tristi condizioni che vedeva da ogni lato. Ovunque guardasse, le persone erano sopraffatte dall’angoscia e Lui disse, “È ora di iniziare a raccogliere”.

mercoledì 3 febbraio 2016

GLI STRUMENTI DELLA RACCOLTA

“Vedendo le folle, ne ebbe compassione perché erano stanche e disperse, come pecore senza pastore. Allora egli disse ai suoi discepoli: «La mèsse è veramente grande, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Signore della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse” (Matteo 9:36-38).

Gesù l’ha reso chiaro: “La messe è grande, ma gli operai sono pochi”. Dunque, perché ci sono così pochi operai? Le chiese oggi sono zeppe di credenti che dichiarano di avere Cristo nella loro vita. Si spendono milioni di dollari per edificare centri di culto ovunque.

La verità è che se non siamo capaci di raccogliere anime – se le nostre vite non riflettono la potenza trasformatrice del vangelo che predichiamo – allora ci siamo sminuiti come operai. Il nostro cammino con Cristo dovrebbe fornire al mondo la prova che le promesse di Dio sono vere.

Come operai, siamo gli strumenti della raccolta nelle mani del Signore. Ai giorni di Cristo, uno strumento del genere era una falce lunga, curva, con una lama affilata e un lungo manico. Veniva forgiata dal fabbro, che la metteva nel fuoco per poi porla su un’incudine dove veniva battuta e forgiata. Poi l’intero processo si ripeteva più di una volta, finché la lama non veniva affilata.

Il parallelo è chiaro: Dio sta forgiando operai. Egli non sta solo battendo via il peccato e questo processo di forgiatura spiega perché gli operai siano pochi. La maggior parte dei fedeli sono come le migliaia volontarie a combattere con Gedeone nell’Antico Testamento. Dio vide la paura in molti di loro, sapeva che non avrebbero sopportato il fuoco, la battitura, i tempi difficili. E da quelle migliaia al seguito di Gedeone, solo in trecento furono eletti.

Lo stesso accade oggi. Coloro che sono davvero chiamati alla raccolta sono chiamati a sopportare il fuoco raffinatore e forgiante e il martellamento continuo. Eppure, non restano in tanti a sopportarlo.

martedì 2 febbraio 2016

RICORDA LA FEDELTÀ DI DIO

La Scrittura ci mostra che Davide, Giobbe e altri santi dell’Antico Testamento sono usciti dai loro momenti bui ricordando la fedeltà di Dio alle generazioni passate. Davide scrive che ogni volta che il suo cuore era afflitto, “Ricordo i giorni antichi; medito su tutte le tue opere; rifletto su ciò che le tue mani hanno fatto” (Salmo 143:5). Asaf, che scrisse dodici Salmi, fece lo stesso: “Ricorderò le opere dell'Eterno, sì, ricorderò le tue meraviglie dei tempi passati” (77:11). Infatti, Asaf dice che tutta Israele “Si ricordavano che Dio era la loro Rocca” (78:35).

È una meravigliosa benedizione ricordare tutte le nostre liberazioni passate. Deuteronomio ci dice, “Ricordati di tutta la strada che l'Eterno, il tuo Dio, ti ha fatto fare…Guardati bene dal dimenticare” (Deuteronomio 8:2, 11).

Tuttavia, ricordare le liberazioni di Dio era più che una benedizione per i santi dell’Antico Testamento. Era una disciplina necessaria. Gli israeliti escogitavano ogni sorta di rituale e osservanze per ricordare le liberazioni del Signore nelle loro vite.

Allo stesso modo oggi, la Chiesa di Gesù Cristo è chiamata a ricordare le passate liberazioni di Dio. Abbiamo ricevuto più di un modo per ricordare, ed è decisamente migliore di quello dei tempi veterotestamentari. Vedi, sin dai giorni di Davide e Asaf, Dio ha sparso il Suo Santo Spirito, e lo Spirito ora dimora nei nostri corpi umani.

Lo Spirito Santo ci consola nei nostri momenti bui e riportarci alla mente la passata fedeltà di Dio. Ma fa più di questo. Lo Spirito spesso ci offre la comprensione dello scopo che si cela dietro le nostre prove ardenti, affinché la nostra fede non venga meno.

Quando osserviamo la vita di Asaf, vediamo che quest’uomo pio e devoto non condivide con noi alcun tipo di comprensione nel Salmo 77. Con parole semplici, non sappiamo cosa abbia portato quel momento buio nella sua vita. Tutto ciò che ci ha potuto dire è stato, “Apristi la tua via in mezzo al mare, il tuo sentiero in mezzo alle grandi acque, e le tue orme non furono riconosciute” (Salmo 77:19). La conclusione di Asaf fu, “Le vie di Dio non si riconoscono. Non so perché abbia permesso che io cadessi in una tale depressione e in un tale scoraggiamento. Gioisco solo del fatto che mi abbia liberato”.

lunedì 1 febbraio 2016

UNA VITA GENEROSAby Gary Wilkerson

È nella natura del Padre donare. Un figlio che cresce in una famiglia generosa impara a condividere e Gesù possiede la stessa natura generosa del Padre. Ora, Gesù ci invita a portare avanti il nome della famiglia attraverso una vita generosa.

Per fare ciò, Cristo ci fornisce un’immagine potente, quella dell’Ultima Cena. Egli alza il pane e il calice e dice, “Questo pane è il mio corpo, spezzato per voi. E questo calice è il mio sangue, sparso per voi” (cfr. Marco 14:22-23). Nota cosa poi Gesù fa col pane: lo benedice, lo spezza e lo dona. Nel farlo, Cristo ci dimostra com’è una vita sparsa per gli altri. È benedetta. È spezzata. Ed è donata. Ecco com’è essere figlio o figlia del Dio vivente.

Questa è la differenza centrale tra l’essere umano medio, il cui scopo principale è quello di andare incontro ai propri bisogni, e qualcuno che ha trovato lo scopo della vita e si dona per gli altri. In Cristo, siamo chiamati a spostarci dal “ricevere” vita al “dare” vita. Gesù ci rende in grado di fare questa transizione nello Spirito, sostituendo il nostro spirito mondano col Suo Spirito divino. Egli ci dice, “Sei stato da Me benedetto e ora sei destinato a donare agli altri queste benedizioni”.

Questa è una teologia gloriosa – ma è la transizione più difficile che faremo mai nella nostra vita. In questi ultimi anni, i libri cristiani più venduti si sono concentrati sull’aspetto del “ricevere” vita. Il loro tema centrale è come Dio desideri benedire i Suoi figli. Sappiamo che ciò sia vero su Dio, a motivo della natura generosa; Egli vuole aprire le porte del cielo e spandere le Sue potenti risorse su di noi. Egli vuole davvero benedire il nostro matrimonio, la nostra salute, le nostre finanze. Così questi best-seller si fanno spazio, e ammetto che io stesso ho tratto giovamento da alcuni di questi.

Tuttavia, c’è qualcosa che manca in questi libri. C’è qualcosa di decisamente migliore di una vita benedetta nel ricevere – ed è la vita spezzata che dona. Una vita che riceve è facile; una vita che dona è difficile – e appagante.

Ricorda, Egli benedisse. Egli spezzò. Egli donò. Spesso nella chiesa questo processo s’interrompe dopo il primo passo. Molti cristiani non superano la parte della benedizione. Non lasciano che la loro vita sia spezzata davanti a Dio, così non arrivano mai all’ultimo passo – donare. Per questo non vedono mai l’adempimento dello scopo di Dio nel benedirci.