lunedì 31 maggio 2010

A CHI TI RIVOLGI PER TROVARE INCORAGGIAMENTO?

Dove puoi trovare cristiani totalmente consacrati al Signore che abbiano una vita facile e libera da qualsiasi problema? Mostrami un servo del Signore unto, guidato dallo Spirito e ripieno di Lui, e io te ne mostrerò uno inseguito, castigato, spesso sconcertato, familiare con le acque profonde e le fornaci ardenti.

Coloro che cercano di evitare le difficoltà, raramente ricevono la rivelazione della pienezza di Dio. Essi cercano di usare la fede per esentarsi dalla crisi, senza rendersi conto che si stanno privando della maggiore opportunità di scoprire ciò che davvero risiede dentro di loro. Poi, un giorno in cui il problema non può più essere evitato, essi crollano, non avendo la risorsa provata a cui attingere per ricevere forza interiore.

Paolo scrisse: "perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell'uomo interiore" (Efesini 3:16).

In questi giorni il Signore ha bisogno di cristiani che non vengano sballottati qua e là da ogni vento e onda di dottrina; di cui non siano merce di scambio; che abbiano discernimento e non sono ingannati; che non abbiano bisogno di un insegnante speciale che abbia qualche nuova rivelazione; che non abbiano bisogno di un pastore umano a guidare ogni loro singolo passo, che non debbano dipendere da qualcun altro per ricevere forza spirituale o felicità, ma che siano stati provati ed abbiano dimostrato la vera vita di Dio in loro, che fornisce grazia e misericordia per aiutarli in ogni bisogno. Cristo non è solo stato rivelato a loro, ma in loro. Essi stanno attingendo dalla forza del proprio uomo interiore, secondo le ricchezze della Sua gloria.

Possiamo apprendere delle lezioni importanti dall'esperienza del re Davide a Ziklag: "Davide si fortificò nell'Eterno" (1 Samuele 30:6). È necessario che impariamo a fortificarci nel Signore, a motivo dei tempi difficili che ci sono davanti.

Fratelli, sorelle in Cristo, vi supplico nel nome del Signore di aprire i vostri occhi alla grande potenza di Dio all'opera in voi, e di appropriarvi della pienezza e della completezza del Signore Gesù Cristo. Non importa in quale fornace ardente possiamo essere gettati, il nostro supremo Signore verrà con noi e ce ne farà uscire.

venerdì 28 maggio 2010

DAVIDE SI FORTIFICÒ NELL’ETERNO

Queste sono parole a noi familiari: "Davide fu fortemente angosciato" (1 Samuele 30:6). Era appena ritornato da Gath, dove il re Akish gli aveva detto: "tu sei gradito ai miei occhi come un angelo di Dio" (29:9). Con tali lodi riecheggianti nelle orecchie, Davide e i suoi uomini tornarono a Ziklag, ansiosi di riunirsi alle proprie mogli e a i propri figli. Invece, trovarono le loro città bruciate al suolo, le loro case distrutte, i loro figli e le loro mogli scomparsi. Gli Amalechiti avevano invaso la città mentre loro si trovavano ad Afek, ed avevano fatto prigionieri tutti coloro che erano preziosi a Davide e ai suoi uomini.

Che giorno terribile di infamia nella vita di quest'unto di Dio! "Allora Davide e tutti quelli che erano con lui alzarono la voce e piansero, finché non ebbero più forza di piangere" (1 Samuele 30:4).

Il popolo sorse acceso dall'ira, e sopraffatti dal dolore, parlavano di lapidare Davide. Davide stesso era distrutto dal dolore, senza nemmeno una lacrima rimasta da versare. "E Davide fu fortemente angosciato" (v. 6). Erano tutti giunti alla fine della corda, ogni speranza era svanita, inghiottita dal dolore e dalla disperazione.

Cosa fa un figlio di Dio quando lo scoraggiamento avanza e lui si sente inutile, come un fallimento totale, abbandonato da Dio e rigettato da coloro a cui una volta importava di lui? Che tu lo creda o meno, c'era Dio dietro a questa apparente tragedia. Dio aveva in serbo delle benedizioni incredibili, ma Davide doveva essere completamente arreso nelle mani del Signore. Era una situazione che nessuna quantità di risorse umane avrebbe potuto risolvere.

"Ma Davide si fortificò nell'Eterno, il suo Dio" (v.6).

Davide imparò a rimanere solo, a dipendere soltanto da Dio e a trovare tutto ciò di cui aveva bisogno attraverso la comunione personale e l'affetto per il Signore. Che vista vittoriosa, Davide lì in piedi tra le rovine della sua vita, che si rallegrava nella fedeltà di Dio e si fortificava alla presenza dell'Eterno. Egli giunse a vedere che ciò che davvero conta di fronte alla morte e alla disperazione è una conoscenza personale di Dio.

Una volta che la lezione fu imparata, Dio aprì i cieli e parlò chiaramente a Davide. Le direzioni giunsero forti e chiare. Davide domandava, e Dio rispondeva, "certamente e ricupererai senz'altro ogni cosa" (1 Samuele 30:8). Non mancava niente, Davide recuperò tutto.

giovedì 27 maggio 2010

IL RIPOSO PROMESSO DA DIO

"Resta dunque un riposo per il popolo di Dio. Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch'egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue" (Ebrei 4:4-10).

Forse ti chiederai: "Cosa significa entrare in questo riposo promesso? Come potrei applicarlo alla mia vita?" Prego che Dio rimuova le scaglie dai nostri occhi per permetterci di comprenderlo. Per dirla in breve, entrare nel suo riposo promesso significa credere che Cristo ha compiuto tutta l'opera della salvezza necessaria per noi. Dobbiamo riposare nella sua grazia salvifica, solo per fede.

È questo che Gesù intendeva quando esortava: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed aggravati, ed io vi darò riposo" (Matteo 11:28). Significa la fine di ogni nostro sforzo carnale, di ogni tentativo umano di ottenere la pace. E significa fidarsi completamente dell'opera di Gesù per noi.

La nostra battaglia non è contro sangue e carne. Avviene nel regno spirituale. L'Antico Testamento lo specifica. Di volta in volta, Israele faceva delle promesse vacue e futili a Dio: "Vogliamo servirti, Signore. Faremo tutto ciò che ci comandi". Ma la storia dimostra che non avevano né il cuore né la capacità di mantenere la parola data. Dio doveva estirpare in loro ogni fede umana. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno lo troviamo nella presenza del nostro Signore.

Paolo afferma: "In lui viviamo, ci muoviamo e siamo" (Atti 17:28). Questo ci parla di comunione ininterrotta. Attraverso la vittoria della croce, il nostro Signore si è messo a nostra disposizione in ogni momento del giorno o della notte. Dobbiamo prendere una decisione: "Voglio Cristo nella mia vita. Voglio essere libero da ogni carnalità. Perciò vado avanti, entro alla sua presenza e reclamo i miei possedimenti. Voglio Gesù tutto per me, come mia unica fonte di soddisfacimento".

mercoledì 26 maggio 2010

UN LUOGO SENZA REPUTAZIONE

Un tempo Mosè era tenuto in grande stima, rispettato nei posti dell’alto governo, grande in prestigio e di alta reputazione. Viveva tra i nobili ed era uno degli uomini più noti del suo tempo. Ma quando Dio gli parlò dal roveto ardente (vedi Esodo 3:5), Mosè fu ridotto al livello zero.

Dio non poteva usarsi di Lui finché non lo avesse spogliato di tutti i suoi attaccamenti mondani. Chi riconosceva Mosè ora? Nascosto, lontano dalla vista di tutti, nel silenzio e senza alcuna influenza. Non aveva la presa in cui inserire la sua grande energia.

Ma nel preciso istante in cui Mosè raggiunse il punto zero, quando la sua reputazione venne totalmente persa e non rimase niente del vecchio Mosè sicuro di sé, lui si trovò su terra santa!

Quanto tempo Dio attese presso quel roveto, pronto ad irrompere in una nuova rivelazione gloriosa? Soltanto fino a quel momento finale, di cambiamento, in cui Mosè davvero non si curava più del proprio lavoro o della sua reputazione. Quando arrese l’ultimo brandello di fiducia in sé stesso, trovò la rivelazione.

Il Signore Gesù si trovava su questa stessa terra santa. Le Scritture dicono: “Svuotò se stesso, prendendo la forma di servo …” (Filippesi 2:7).

Rifuggire la reputazione e divenire un servo fu una scelta voluta. Grazie a Dio per coloro che, ancora una volta, vengono chiamati su questa terra santa, e cercano di diminuire affinché Lui cresca, per essere preparati al servizio.

Un grande uomo di Dio scrisse: “L’uomo di Dio che davvero predica la Parola arrenderà infine l’idea di divenire famoso. Se predica Cristo, la sua reputazione diminuirà sempre di più, e Cristo crescerà. I veri profeti sono morti restando sconosciuti. Dio dona loro ciò che è loro dovuto solo dopo la morte”.

Credo che se cerchiamo una reputazione maggiore, più estesa, manca qualcosa nel nostro messaggio. La carne è prominente; Cristo dovrebbe acquistare terreno, noi dovremmo perderlo. Dovremmo essere meno noti col passare del tempo finché, come Paolo, finiamo la nostra vita raccolti soltanto con Dio.

Che tutti noi possiamo diminuire! Che Lui solo cresca! Dio ci aiuti a ritornare si questa terra santa.

martedì 25 maggio 2010

AFFLIZIONI CHE GUARISCONO

“Prima di essere afflitto andavo errando, ma ora osservo la tua parola” (Salmo 119:67).

Io credo nella guarigione. Io credo nell’afflizione. Credo nelle “afflizioni che guariscono”. Qualsiasi afflizione che mi impedisce di sviarmi – che mi spinge a cercare la sua Parola – è guarigione. La forza di guarigione più geniale di Dio sia spiritualmente che fisicamente sono le afflizioni.

Suggerire che il dolore e le afflizioni vengono dal diavolo significa affermare che Davide fu spinto dal diavolo a cercare la Parola di Dio. Io ho sofferto grandi dolori. Ho invocato Dio per ottenere liberazione e credo che lui possa dare una guarigione completa. Eppure, mentre continuo a credere, ringrazio Dio per la condizione attuale e faccio in modo che mi ricordi quanto dipendo da lui. Insieme a Davide io posso dire: “E’ stato bene per me” (Salmo 119:71).

Il dolore el’afflizione non vanno disprezzati come se venissero solo dal diavolo. Infatti tali pesi hanno prodotto grandi uomini di fede e di visioni.
“Gettando su di lui ogni vostra sollecitudine, perché egli ha cura di voi” (1 Pietro 5:7).

Paolo parlava delle “sollecitudini” delle chiese che lo assillavano (vedi 2 Corinzi 11:28). Ogni chiesa nascente era un’altra “sollecitudine” sulle sue spalle. La crescita, l’espansione, il protrarsi dei rischi implicano sempre nuove sollecitudini. L’uomo di cui Dio si usa deve avere spalle larghe. Non si azzarda a sottrarsi alle sfide delle numerose preoccupazioni e responsabilità. Ogni passo nuovo di fede che Dio mi spinge a compiere porta con sé numerose nuove preoccupazioni e problemi. Dio sa quante preoccupazioni può affidarci. Non è che egli cerca di romperci – di rovinare la nostra salute o la nostra forza; è solo che gli operai volenterosi sono pochi e la mésse è grande. Le sollecitudini vengono sottratte a quelli che le rifiutano e date come doni a quelli che non le temono. Dimentica il peso delle preoccupazioni che ti stai portando dietro – non possiamo gettarlo su di lui?

Ogni nuova benedizione è legata ad un insieme di preoccupazioni. Vanno di pari passo. Non puoi imparare a vivere con le benedizione finché non impari a vivere con le preoccupazioni

lunedì 24 maggio 2010

UN LUOGO IN CUI LA LEBBRA SI MANIFESTA

Mosè fu veramente un uomo toccato da Dio, chiamato in modo soprannaturale e ripieno della rivelazione di chi Dio fosse. Egli era umile, pio, e portava il peso per l’onore di Dio. Gli è stato concesso di conoscere la Sua guida come pochi altri uomini l’hanno conosciuta, poiché egli amava Dio e soffriva per i peccati del popolo.

Nonostante tutto ciò, Mosè non era a conoscenza della lebbra nel suo seno: “L'Eterno gli disse ancora:Ora metti la tua mano nel tuo seno. Ed egli mise la sua mano in seno e poi la ritrasse, ed ecco che la mano era lebbrosa, bianca come neve” (Esodo 4:6).

Che terrore, raggiungere il tuo seno e toccare la lebbra! Che lezione pratica sulla totale depravazione della carne. Dio stava forse indugiando in una piccola magia su Mosè? No, era una lezione potente che l’uomo di Dio deve imparare. Era il modo di Dio di dire al Suo uomo: “Quando la carne detiene in controllo, finisci per ferire le persone e porti vergogna alla mia opera. Quando cerchi di compiere la mia opera in modi spettacolari e carnali, ministri morte, non vita”.

Dio stava dichiarando: “Non posso usare la vecchia natura dall’Egitto, essa non può essere trasformata, sarà sempre lebbrosa. Deve esserci un uomo nuovo, che sia catturato dalla gloria e la potenza dell’IO SONO!”

Fu comandato a Mosè di rimettere la sua mano lebbrosa nel suo seno. “Egli rimise la sua mano in seno e poi la ritrasse dal seno, ed ecco che era ritornata come la sua carne” (Esodo 4:7).

Lo stendere la mano rappresenta il ministero. Cos’è la lebbra se non il peccato? Un peccato nascosto, non manifesto, non abbandonato! Cosa accade quando un uomo di Dio giunge sulla terra santa? La sua anima viene manifestata, i suoi peccati più profondi, nascosti, vengono portati alla luce davanti ai suoi occhi, ed egli viene condotto alle tenere compassioni di Cristo per ricevere guarigione e ristoro.

Grazie a Dio per quel secondo tocco santificante! Quel momento di purificazione, in cui per fede il vecchio uomo viene crocifisso e la mano del ministero viene purificata, in cui veniamo nuovamente rivestiti della giusta natura, la Sua.

Grazie a Dio che possiamo rallegrarci nella purificazione del prezioso sangue di Cristo.

venerdì 21 maggio 2010

TERRA SANTA

Mosè stava curando il gregge quando Dio lo chiamò da un roveto ardente, comandandogli: “Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo santo” (Esodo 3:5).

La terra santa non è un luogo fisico, bensì spirituale. Quando Dio comandò a Mosè di togliersi i sandali perché si trovava su terra santa, Egli non si riferiva ad un pezzo di terra due metri per quattro, ma stava parlando di una terra spirituale. Un Dio santo deve avere un uomo santo su una terra santa; in realtà, Dio non può usare un uomo finché non lo porta su terra santa.

Il luogo era santo! Quale luogo? Il luogo era la condizione spirituale alla quale Mosè era finalmente giunto, un luogo nella sua crescita in cui Dio poté raggiungerlo. Egli si trovava finalmente nel luogo della ricezione, pronto ad ascoltare, sufficientemente maturo da essere disposto a rispondere agli accordi di un Dio santo.

Ti prego, non pensare nemmeno per un istante che soltanto Mosè si trovasse su terra santa; anche tutto Israele vi si trovava, sebbene si trovassero tutti alla fine delle proprie speranze. Non ho mai creduto che Dio tenesse un’intera nazione sotto la schiavitù soltanto per dare a Mosè il tempo di maturare e divenire un bravo leader. Il nostro Signore non fa favoritismi personali. Dio, in quei quarant’anni di prova, stava preparando Israele tanto quanto Mosè. Per mezzo di un amorevole giudizio, il Signore stava riportando Israele su terra santa, ad una nuova fame per Yahweh.

Mentre Mosè si trovava sul monte e veniva spogliato di ogni suo diritto (perché questo è ciò che significava togliersi i sandali), Israele si trovava nella valle, e veniva spogliata di ogni forza umana. Mosè non avrebbe avuto alcun diritto; Israele non avrebbe avuto alcuna forza. Dio non poteva dimostrarsi forte per loro in nessun altro modo. Il grande IO SONO si stava rivelando!

Dovremo percorrere lo stesso tragitto per essere utili, ovvero, spogliarci di ogni orgoglio e sicurezza in noi stessi.

giovedì 20 maggio 2010

DOVE SONO I TIMOTEO?

Fu alla chiesa di Filippi che Paolo presentò per prima questa verità: “Abbiate la stessa mente di Cristo”. Paolo scrisse loro questo messaggio quando era imprigionato a Roma.

Fu da una cella di prigione che Paolo dichiarò di avere la mente di Cristo, mettendo da parte la sua reputazione per diventare un servo di Gesù e della sua chiesa. Ora scrive: “Ora spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo, affinché anch'io sia incoraggiato nel conoscere le vostre condizioni” (Filippesi 2:19).

Questa è la mente, il pensiero, la coscienza di Cristo. Pensate un po’: ecco un pastore che si trova in prigione, e non pensa al suo conforto o alla sua triste condizione. È preoccupato solo per la condizione spirituale e fisica del suo popolo. E dice alle sue pecore: “Sarò consolato solo quando saprò che state bene sia nello spirito che nel corpo. Perciò vi mando Timoteo per sapere come state”.

Poi Paolo fa quest’affermazione allarmante: “Perché non ho alcuno d'animo uguale al suo e che abbia sinceramente cura delle vostre cose” (2:20). Che triste affermazione! Nel momento in cui Paolo scriveva queste cose, la chiesa attorno a lui a Roma cresceva ed era benedetta. Era chiaro che c’erano dei buoni leader nella chiesa romana. Ma Paolo dice: “Non ho nessuno che condivida con me la mente di Cristo”. Perché? “Tutti infatti cercano i loro propri interessi e non le cose di Cristo Gesù” (2:21). Evidentemente, nessuno fra i responsabili della chiesa di Roma aveva un cuore di servo – nessuno aveva messo da parte la propria reputazione per diventare un sacrificio vivente. Al contrario, tutti cercavano il proprio interesse. Nessuno aveva la mente di Cristo. Paolo non poteva chiedere a nessuno di andare a Filippi per diventare un vero servo di quel corpo di credente.

Le parole di Paolo non possono essere ammorbidite in alcun modo: “Tutti pensano solo a se stessi. Questi ministri cercano solo di beneficiare se stessi. Per questo non c’è nessuno a cui posso affidare la cura dei vostri bisogni e delle vostre ferite, eccetto Timoteo”.

La nostra preghiera dovrebbe essere: “Signore, non voglio concentrarmi solo su me stesso in un mondo che sta praticamente impazzendo. Non voglio concentrarmi sul mio futuro. So che il mio domani è nelle tue mani. Per favore, Signore, dammi la tua mente, i tuoi pensieri, le tue preoccupazioni. Voglio avere il cuore di un servitore. Amen”.

mercoledì 19 maggio 2010

DIO CI AIUTI A NON MORMORARE O LAMENTARCI

Questa è la mia preghiera quotidiana ora. Mentre la paura si diffonde e l’incertezza abbonda, preghiamo che lo Spirito Santo ci mostri che mormorare e lamentarsi sono segni di impazienza e sfiducia verso il nostro fedele Signore.

In Esodo 17, Mosè definì il mormorare “tentare Dio”. I figli d’Israele si trovavano a Refidim, e non c’era acqua da bere. Il dubbio dell’incredulità si sparse per tutto l’accampamento! Il popolo dimenticò tutte le loro liberazioni passate dall’angoscia, ed iniziò nuovamente a dubitare che Dio fosse con loro. Gridarono: “Dio, perché ci hai portato fuori dall’Egitto? Perché non ci hai lasciati morire lì, invece di portarci in questo luogo per ucciderci?”

Erano pronti a lapidare Mosè. Nella Sua grande misericordia, Dio diede loro dell’acqua scaturente da una roccia, ma il Signore gli fece dare il nome di Massa e Meriba, mormorio e lamentela. Doveva essere un luogo da non dimenticare mai nel futuro di Israele.

Ci sentiamo in diritto di mormorare e lamentarci perché le nostre particolari afflizioni sono così dolorose, così difficili. Ci sono moment in cui mi sono sentito in colpa per questo modo di tentare Dio, ma mentre leggevo e rileggevo Esodo 17, un timore reverenziale del Signore ha preso la mia anima, “Dio prende questa faccenda seriamente”.

Egli ci ha portato sempre avanti nel passato, ed ha dimostrato la Sua fedeltà ogni volta. La domanda è, quando confideremo in Lui pienamente? Quando confideremo appieno nelle Sue promesse di custodirci, amarci, di essere un Padre, Colui che ci mantiene? Abbiamo bisogno dello Spirito Santo affinché ci aiuti.

Ti supplico, non mormorare, non ti lamentare, poiché tutti coloro che resistono nella fede saranno benedetti. Dio mi aiuti a tenere questo a mente nei tempi di prova a venire. Noi possiamo ogni cosa in Cristo che ci fortifica.

Se tu potessi sapere in che modo tutto questo si concluderà alla gloria di Dio, riposeresti nella Sua Parola.

martedì 18 maggio 2010

SOTTO IL DOMINIO DELLA GRAZIA

Il figlio prodigo aveva bisogno di quello che l’apostolo Paolo definisce “rinnovamento della mente”. Mi piace leggere queste parole dalla parabola: “Ma il padre disse ai suoi servi: "Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci"” (Luca 15:22-23).

Il figlio prodigo aveva la mente piena di condanne inflittegli da Satana. Oggi accade la stessa cosa a molti dei figli di Dio. Il nostro Padre gioisce per noi, ci abbraccia con gesti amorevoli. Ma noi pensiamo che umiltà significhi dire a Dio quanto siamo stati cattivi, o scavare nei nostri peccati passati piuttosto che fidarci delle sue espressioni di amore. E nel frattempo pensiamo: “Sicuramente Dio sarà arrabbiato con me. Ho peccato peggio degli altri”.

I servi del padre portarono il vestito migliore e rivestirono il figlio; questo è sinonimo dei nostri panni di giustizia in Cristo. Poi il padre mise un anello al dito del figlio, e ciò simboleggia la nostra unione con Cristo. Infine, mise dei sandali ai piedi del ragazzo, e ciò simboleggia l’essere rivestiti del vangelo della pace di Cristo. Questo padre amorevole stava mostrando a suo figlio: “Togli via quei panni della carne, i tuoi sforzi inutili per piacermi.

Permettimi di mostrarti cosa vedo in te. Sei entrato in casa mia, alla mia presenza, come un uomo completamente nuovo, un figlio reale. Non sei più un mendicante o uno schiavo, ma sei mio figlio nel quale mi compiaccio! Ora puoi entrare alla mia presenza con coraggio e fiducia”.

Lo stesso vale anche per noi oggi. Dobbiamo essere rinnovati nel nostro pensiero, cercando di capire come Dio ci riceve alla sua presenza. Ritorno al verso di apertura di questo messaggio: “Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura” (Ebrei 10:19-20,22, corsivo mio).

La parola “piena certezza” qui deriva da una radice che lascia intendere uno schiavo emancipato. Significa non essere più sotto la legge del peccato e della morte, ma essere sotto il dominio della grazia. In breve, è per amore del Padre – solo per la sua grazia – che abbiamo la possibilità di entrare alla sua presenza. Ed ecco la qualifica: “Rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio” (Colossesi 1:12-13).

lunedì 17 maggio 2010

DIO È IN GRADO DI PORTARTI AVANTI

La domanda più importante che sfida il popolo di Dio in questi ultimi giorni è questa: “Credi che Dio sia in grado di portarti avanti? Credi che Egli possa compiere tutto ciò che è necessario per rispondere alle tue preghiere e venire incontro ai tuoi bisogni?”

Questa è la stessa domanda che il nostro Signore chiese ai due uomini ciechi che l’imploravano per ricevere misericordia e guarigione. “Gesù disse loro: «Credete che io possa far questo?». Essi gli risposero: «Sì, Signore» … E i loro occhi si aprirono” (Matteo 9:28-30).

Il Signore chiede a te, a me e alla chiesa: “Credi che io possa dirigerti e guidarti e compiere la mia perfetta volontà nella tua vita? Credi che io sia ancora all’opera per il tuo bene? Oppure serbi pensieri segreti per cui io ti ho abbandonato e deluso?” Egli ci dice la stessa cosa che disse a Maria e Marta: “Non ti ho detto che se credi, tu vedrai la gloria di Dio?” (Giovanni 11:40).

Dio non è principalmente interessato al fatto che noi compiamo grandi opere per Lui; piuttosto, Egli brama ardentemente che noi, con semplicità, confidiamo in Lui! Egli desidera una totale dipendenza da Lui.

Amato, Dio non vuole nulla di ciò che tu possiedi; Egli non cerca la tua casa, la tua terra, la tua macchina o qualsiasi altra possessione terrena. Egli vuole la tua fiducia! Vuole che tu sia fermamente stabilito nella tua certezza in Lui.

Un soldato americano in Germania mi scrisse, offrendomi la Sua collezione di monete che lui definiva in idolo. Io gli risposi: “Dio vuole più che la tua collezione di monete, Lui vuole la tua fiducia!”

Continuiamo a voler fare delle cose, a lasciare delle cose, a sacrificare, a lavorare, a soffrire, e nel frattempo ciò che Lui desidera maggiormente è la nostra obbedienza e fiducia. La Sua Parola è chiara. Dio non sarà compiaciuto da niente di meno della nostra fede.

“Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6).

Dio non ti ha abbandonato. Le tue preghiere sono state udite, e Dio opererà secondo la Sua perfetta volontà. Resisti!

venerdì 14 maggio 2010

PREZIOSO AI SUOI OCCHI

Ho detto ai miei figli: “Quando vi troverete nel bisogno, quando vi sentirete feriti, chiamatemi. Io ci sarò! Non m’importa dove mi troverò, verrò!” Io sono soltanto un padre terreno, quanto più il nostro Padre celeste si preoccupa per noi! Non risponderà Egli quando lo chiameremo?

La Parola di Dio dice: “Poiché egli libererà il bisognoso che grida, e il misero che non ha chi lo aiuti. Egli avrà compassione del debole e del bisognoso e salverà la vita dei bisognosi. Egli riscatterà la loro vita dall'oppressione e dalla violenza, e il loro sangue sarà prezioso davanti a lui” (Salmo 72:12-14).

Dio dice: “Tutto voi che siete poveri, che siete bisognosi, che sembrate impotenti, il nemico vi ha attaccato. Non sapete voi che il vostro sangue è prezioso ai miei occhi? Tutto ciò che dovete fare è invocarmi, ed io vi libererò dalle astuzie di Satana!”

Davide disse: “Quest'afflitto ha gridato, e l'Eterno lo ha esaudito e l'ha salvato …” (Salmo 34:6).

Non è necessario che tu conosca molti termini religiosi. L’unica cosa che devi sapere è che non importa ciò che hai fatto, quando tu sia stato malvagio, i Suoi ravveduti saranno sempre preziosi ai Suoi occhi. Cristo disse: “Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui …” (Apocalisse 3:20).

Perché sta bussando? Perché la tua vita è preziosa ed Egli non ti lascerà andare. Egli non viene per farti pressioni, ma Egli continuerà ogni volta a venire e a parlare al tuo cuore: “Invocami ora, nel tuo bisogno”, Egli sussurra. Forse ti sei trovato in chiese in cui le persone ti condannavano e ti scoraggiavano. Ma ciò che hanno fatto è stato giudicarti per quello che sembri dall’esterno, e Dio non agisce così. Egli vede il tuo potenziale. Egli ti donerà gioia e bellezza al posto della sporcizia, della lordura e delle ceneri. Egli ti libererà!

giovedì 13 maggio 2010

L’UOMO NUOVO

Come seguaci di Cristo, dovremmo prendere Dio in parola ed accettare come verità ciò che ci dice che siamo. Questo significa che il nostro “vecchio uomo” rappresenta un uomo che cerca ancora di piacere Dio nella carne. Quest’uomo odia il peccato, non vuole offendere Dio ma tuttavia ha una coscienza che lo accusa continuamente. Perciò lotta per vincere i suoi problemi di peccato: “Voglio cambiare! Da oggi in poi lotterò contro il peccato, per quanto mi costi. Voglio dimostrare a Dio che ce la sto mettendo tutta”.

Quest’uomo costa molte lacrime e molti sudori al Signore. Prega e digiuna per dimostrare a Dio che ha un buon cuore. Riesce a resistere al peccato per diversi giorni, e perciò si compiace: “Se riesco a resistere per due giorni, allora posso farlo anche per quattro o per una settimana”. Alla fine del mese si sente bene con se stesso, ed è convinto di essersi sbarazzato del suo peccato.

Ma alla fine il suo vecchio peccato ritorna a galla, e lui cade nella disperazione più profonda. E questo fa ripartire di nuovo il circolo. Quest’uomo ha un lavoro ingrato ed infinito, di cui non può sbarazzarsi.

Che non sia così! Il nostro uomo carnale è stato crocifisso da tempo con Cristo, agli occhi di Dio è morto. Infatti, Paolo ci dice che il vecchio uomo è stato crocifisso alla croce. Gesù lo ha portato con sé nella tomba, e lo ha lasciato lì per sempre. Proprio come il padre del figlio prodigo ignorò il “vecchio uomo” in suo figlio, così il Signore dice del nostro vecchio uomo: “Non ti riconosco e non voglio avere niente a che fare con te. Ora riconosco un solo uomo, quello con cui tratto. Ed è il mio Figlio Gesù, e tutti coloro che sono in lui per fede”.

L’uomo muovo è colui che ha abbandonato ogni speranza di piacere a Dio con gli sforzi della carne. È morto ai vecchi metodi della carne. E per fede è arrivato a capire che c’è un solo modo per piacere a Dio, un solo modo per farlo gioire: Cristo deve diventare tutto in lui. Quest’uomo sa che il Padre non riconosce che Uno solo: Cristo e tutti coloro che sono in lui.

Questo uomo nuovo vive solo per fede: “Il giusto vivrà per fede”. Egli crede completamente nella Parola di Dio e si affida soltanto ad essa. Ha trovato la fonte di ogni suo benessere in Cristo, che è sufficiente in ogni cosa. E crede ciò che Dio dice di lui: “Il tuo vecchio uomo è morto, e la tua vita è nascosta con Cristo in Dio”. Forse a volte non lo sente appieno, né lo comprende bene, ma non discute con la Parola del Padre. La accetta con fede, e crede che il Signore è fedele alla sua Parola.

mercoledì 12 maggio 2010

L’OBBEDIENZA APRE LE CATERATTE DEL CIELO

Ci viene detto che Cristo abbia resistito e sia stato obbediente al Suo Padre celeste non a motivo della paura, ma per la gioia che gli era posta dinanzi. Egli ripose ogni peso e corse la corsa con pazienza. Sopportò la vergogna e non venne mai meno, né affaticò la propria mente, perché vedeva la ricompensa gloriosa dell’obbedienza.

Non dovremmo essere sufficientemente stanchi di tutto il tumulto interiore che sentiamo da cominciare a bramare le ricchezze gloriose promesse in Cristo? La paura non è ciò che può meglio motivarci all’obbedienza, ma l’amore sì! Dopo tutto, le minacce divine vennero ignorate dai figli d’Israele. Persino la voce udibile di Dio e il Suo tuono tremendo non riuscirono ad evitare che gli Israeliti disobbedienti danzassero intorno al vitello d’oro. Soltanto un amore profondo, duraturo, e la riverenza per Dio avrebbero potuto salvaguardarli da una tale disobbedienza.

È una dolce arresa alla volontà di Dio che apre i cieli per noi; è l’abbandono di ogni peccato, di ogni atto di disobbedienza ciò che ci permette di ricevere una rivelazione di chi Cristo sia veramente. La Scrittura dice: “Chiunque pecca non l'ha visto né l'ha conosciuto” (1 Giovanni 3:6).

È possibile che, vivendo nella disobbedienza, ci allontaniamo da Lui? Potrebbe essere che perseveriamo nelle nostre vie perché non abbiamo mai avuto una rivelazione di Cristo, il Suo stesso odio per il peccato e la Sua gloria, la Sua misericordia? In parole povere, “Colui che vive nella disobbedienza, in realtà non ha mai visto Cristo”.

Gesù disse: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14:21).

Quale maggiore ricompensa per un’obbedienza amorevole potremmo volere se non che Cristo si riveli a noi? Quale semplice formula per una così grande rivelazione. “Amami abbastanza da obbedirmi, Io ti amerò e ti mostrerò chi sono!” Puoi leggere ogni cosa che Lo riguardi, studiare la Sua natura, il Suo background storico, ma non arriverai mai a conoscerlo finché non compirai questo semplice, basilare atto di obbedirgli completamente in ogni cosa.

Gesù disse di Natanaele: “Ecco un vero Israelita, in cui non c'è inganno … vedrete [vedrai] il cielo aperto … “ (Giovanni 1:47, 51).

Nel momento stesso in cui ci arrendiamo e ci consacriamo ad un’obbedienza assoluta, una meravigliosa potenza guaritrice viene rilasciata nel nostro uomo interiore. Non più terrore di Dio, dell’inferno o del giudizio. Non più timore di ciò che gli uomini possono farci. Piuttosto, lo Spirito di Dio inizierà ad inondarci di una nuova luce, una nuova speranza, una grande gioia, una pace gloriosa e una fede abbondante.

martedì 11 maggio 2010

TENTARE DIO?

Mentre Gesù si trovava sul punto più alto del tempio, Satana gli sussurrò: “Forza – salta! Se sei veramente il Figlio di Dio, lui ti salverà!”.

“Se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perché sta scritto: "Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché non urti col tuo piede in alcuna pietra"” (Matteo 4:6).

Vedete l’astuzia di Satana in tutto questo? Ha isolato una promessa dal contesto scritturale – ed ha tentato Gesù inducendolo a far dipendere tutta la sua vita da essa. Era come se suggerisse: “Tu dici che Dio è con te. Ebbene, dimostramelo. Il Padre tuo mi ha già permesso di tormentarti. Dov’è la sua presenza in tutto questo? Puoi dimostrarmi che lui è con te facendo un bel salto. Se Dio è con te, ti permetterà di atterrare sul morbido. Allora potrai essere certo che lui è veramente con te. Altrimenti è meglio morire che continuare a vivere soltanto per te stesso. Hai bisogno di un miracolo per dimostrare che il Padre è con te!”.

Come reagì Gesù? Egli affermò: “Sta anche scritto "Non tentare il Signore Dio tuo"” (Matto 4:7). Cosa voleva dire esattamente Gesù in quel “tentare Dio”?

L’antico Israele ce lo dimostra. Per ben dieci volte il Signore si era dimostrato fedele nei confronti degli Israeliti. Il popolo di Dio aveva ricevuto una prova tangibile che il Signore era con loro. Eppure di volta in volta, il popolo si poneva la stessa domanda: “Dio è in mezzo a noi, si o no?”. Dio chiama quest’attitudine una “tentazione” nei suoi riguardi. Gesù usa questa stessa frase – “tentare Dio” – nella sua risposta a Satana. Cosa ci dice? Ci dimostra che è un peccato grave dubitare della presenza di Dio; non dobbiamo chiederci se è con noi o meno.

Come con Israele, Dio ce lo ha già dimostrato a sufficienza. Prima di tutto, abbiamo nella sua parola migliaia di promesse che ci parlano del suo contatto con noi. Secondo, abbiamo la nostra storia personale con Dio – una testimonianza delle sue molteplici passate liberazioni nei nostri confronti. Terzo, abbiamo una Bibbia piena di testimonianze che certificano la presenza di Dio nei secoli passati.

La Bibbia è chiara: dobbiamo camminare con Dio per fede e non per visione. Altrimenti, finiremo come Israele che fu infedele.

lunedì 10 maggio 2010

L’ULTIMA PIOGGIA

So che alcuni non accoglieranno ciò che sto per dire, ma molti lo faranno. Credo che non abbiamo ancora visto la gloria e la pienezza della pioggia di Spirito Santo che viene profetizzata da Gioele. Ciò che abbiamo visto sono solo poche gocce! Sì, abbiamo avuto un rinnovamento carismatico su scala mondiale, e l’amore ha unito molti. È stata un’esperienza condivisa in tutto il mondo, tuttavia è solo un piccolo assaggio.

Dio non permetterà che nulla ostacoli ciò che ha in serbo. Il nemico sta per avere una bella sorpresa. Proprio quando sembrerà che la chiesa venga sommersa da un’ondata satanica, lo Spirito innalzerà lo standard. Comprendi cosa sia questo standard, e comprenderai ciò che Dio sta per compiere. Questo principio è un popolo santo, puro, incorrotto, libero dalla corruzione che c’è nel mondo. Quel principio è una nuova stirpe di cristiani santificati, che splenderà come luci in mezzo ad una generazione malvagia e perversa. Non sarà soltanto un rinnovamento di amore e di lode, ma una restaurazione di santità al Signore!

Ci saranno grida di lode, ma sarà il grido di vittoria sul peccato e il compromesso, che adempirà lo scopo dell’ultima pioggia: “ E avverrà che chiunque invocherà il nome dell'Eterno sarà salvato” (Gioele 2:32). Salvato da cosa? Dal peccato! Dallo spirito del mondo!

Non otterremo la pienezza di questa pioggia di Spirito finché il popolo battezzato non si separerà completamente dal mondo. Dobbiamo enfatizzare la separazione e la purezza di cuore. Il proposito della venuta dello Spirito è quello di santificare e preparare un popolo per il ritorno del Signore, un popolo senza macchia né ruga.

Quando la pienezza dello spargimento di Spirito sarà sopra ogni carne, il convincimento di peccato sarà ovunque. “E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio” (Giovanni 16:8). Questa è la pioggia dello Spirito Santo!

È tragico vedere come troppi parlino in lingue ma poi vivano come il diavolo. Il peccato non è mai stato sradicato da loro, e tutto ciò che hanno ricevuto è stata un’esperienza di estasi. Dio li ha benedetti abbastanza da chiamarli ad una vita più profonda di santità e sottomissione, ma essi si sono accontentati andando in giro a dire: “Io possiedo lo Spirito Santo”.

Oh, c’è così tanto di più! Ringrazio Dio per il privilegio di pregare in lingue sconosciute; è il mio modo di rilasciare tutta la lode a Dio racchiusa in me, in una forma di comunicazione che va oltre la mia comprensione. Ad ogni modo, puoi parlare la lingue degli uomini e persino degli angeli, ma senza carità, non hai ottenuto nulla; ma dico che la cosa va ben oltre. Tu non sei veramente battezzato con lo Spirito Santo finché ogni parte nascosta della tua anima sia stata esposta ed ogni peccato confessato ed abbandonato.

venerdì 7 maggio 2010

LO SPIRITO E LA POTENZA DI ELIA

L’Antico Testamento si conclude con questa profezia gloriosa: “Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande e spaventevole dell'Eterno. Egli farà ritornare il cuore dei padri ai figli e il cuore dei figli ai padri, affinché non venga a colpire il paese di completo sterminio.” (Malachia 4:5-6).

Gesù disse di Giovanni: “E se lo volete accettare, egli è l'Elia che doveva venire” (Matteo 11:14). Ciò che Cristo stava dicendo era: “Su Giovanni Battista risiede lo spirito e la potenza di Elia, se solo poteste vederla”. Ci viene detto che l’angelo del Signore profetizzò a Zaccaria dicendogli che suo figlio “Ed andrà davanti a lui nello spirito e potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto” (Luca 1:17).

Credo che la profezia di Malachia sia anche per oggi. Credo che, ancora una volta, Dio stia per riversare su molti dei Suoi servitori scelti lo spirito e la potenza di Elia, e questi uomini e donne di Dio verranno potentemente usati per portare una restaurazione delle famiglie. I divorzi verranno annullati! I figli verranno compunti per la propria ribellione e verranno ristorati nell’amore verso i loro genitori.

Questa profezia si sta adempiendo sotto i nostro occhi, proprio in questo momento. In una città del Texas, un umile, giovane pastore iniziò a pregare per la salvezza dei giovani nelle suole locali. Dio lo unse con la potenza e lo spirito dinamico di Elia, e non solo centinaia nelle scuole locali sono stati salvati, ma la restaurazione sta dilagando in tutte le scuole in cui lui si reca. Non centinaia, ma migliaia di studenti delle scuole superiori si stanno ravvedendo dalle droghe, dall’alcol, dal sesso e dalla ribellione. I giovani corrono a casa dopo le evangelizzazioni per riconciliarsi con i genitori.

Confessano un odio profondo, ma poi piangono e si ravvedono! Ciò si espanderà in tutto il paese, perché Dio ha promesso di ristorare genitori e figli.

A motivo di ciò che vedo sopraggiungere, sono così emozionato che riesco a malapena a scrivere queste parole. Umili giovani uomini e donne di Dio sconosciuti, vengono miracolosamente toccati ed unti. È stata affidata loro questa missione soprannaturale: “Andate e restaurate! Perché il giorno del Signore è giunto. I vermi della droga e dell’alcol non hanno più il permesso di consumare la vita dei giovani. Dio distruggerà ogni verme”.

giovedì 6 maggio 2010

CI HA FATTI USCIRE FUORI PER PORTARCI DENTRO

Prima della croce, il pubblico in generale non aveva accesso a Dio; soltanto il sommo sacerdote poteva entrare nel luogo santissimo. La croce di Gesù ci ha aperto la strada per entrare alla presenza del Padre. Solo per la sua grazia, Dio infranse il muro che ci impediva di avere contatto con la sua presenza. Da quel momento in poi, Egli poté avvicinarsi all’uomo, abbracciando il figlio prodigo e i peccatori di ogni sorta.

Si consideri la liberazione miracolosa di Israele. Quando il popolo di Dio attraversò il mare in terra asciutta, vide le onde riversarsi sul nemico alle loro spalle. Fu un momento glorioso, ed essi tennero una meravigliosa riunione di lode, con danze, canti e ringraziamenti. “Siamo liberi! Dio ci ha liberato dalla mano dell’oppressore!”.

La storia di Israele rappresenta la nostra liberazione dalla schiavitù e dalla colpa del peccato. Sappiamo che Satana è stato sconfitto alla croce, e che siamo stati immediatamente liberati dalle sue grinfie di ferro. Eppure c’è un altro motivo per cui Dio ci ha salvati e liberati. Vedete, Dio non ha mai inteso che Israele si accampasse sul lato della vittoria del Mar Rosso. Il suo vero scopo quando li portò fuori dall’Egitto era quello di portarli dentro Canaan, la terra di pienezza. Li aveva fatti uscire per portarli dentro: nel suo cuore, nel suo amore. Voleva un popolo completamente dipendente dalla sua misericordia, dalla sua grazia e dal suo amore. E lo stesso vale per il suo popolo oggi.

Israele subì la prima vera prova qualche giorno dopo, e finì col mormorare e lamentarsi, in completa insoddisfazione. Perché? Avevano conosciuto la liberazione di Dio, ma non avevano imparato il suo grande amore per loro.

Ecco la chiave di questo insegnamento. Non puoi entrare nella gioia e nella pace – non puoi sapere esattamente come servire il Signore – se non capisci quanto è contento della tua liberazione… se non ti rendi conto che il suo cuore brama di stare in comunione con te.. se non realizzi che ogni muro è stato abbattuto alla croce… se non ti rendi conto che il tuo passato è stato completamente giudicato e cancellato. Dio ti dice: “Voglio che entri nella pienezza che ti attende nella mia presenza!”.

Moltitudini di persone oggi gioiscono per i benefici meravigliosi della croce. Sono usciti fuori dall’Egitto e rimangono dalla “parte vittoriosa” del loro Mar Rosso. Godono di una certa libertà e ringraziano continuamente Dio per aver gettato il loro oppressore nel mare. Ma molti di questi stessi credenti non capiscono il vero scopo che Dio ha per loro. Non capiscono che il Signore li ha fatti uscire – per farli entrare alla sua presenza.

martedì 4 maggio 2010

FIDUCIA PER ENTRARE ALLA PRESENZA DI DIO

“Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura” (Ebrei 10:19-20,22).

Ci sono due lati dell’opera di Cristo al Calvario. Uno è quello di cui beneficia l’uomo, e l’altro è quello di cui beneficia Dio. Uno beneficia il peccatore, l’altro beneficia il Padre.

Siamo ben a conoscenza del beneficio che ne ottiene l’uomo. La croce di Cristo infatti ci ha dato il perdono dei nostri peccati. Abbiamo ricevuto la potenza della vittoria sopra ogni schiavitù e il dominio sul peccato. Abbiamo ricevuto la misericordia e la grazia. E, naturalmente, abbiamo ricevuto la promessa della vita eterna. La croce ci ha dato la via d’uscita dai terrori del peccato e dell’inferno.

Ringrazio Dio per il beneficio della croce verso l’umanità e per il meraviglioso sollievo che essa reca. Gioisco del fatto che venga predicato di settimana in settimana nelle chiese di tutto il mondo.

Ma c’è un altro beneficio della croce, di cui siamo poco a conoscenza. Si tratta del beneficio arrecato al Padre. Vedete, conosciamo ben poco della delizia che il Padre ha reso possibile attraverso la croce. È il compiacimento di ricevere il figlio prodigo in casa sua.

Se ci concentriamo solo sul fatto che la croce è perdono – e se questo è il fine di ogni nostra predicazione – perdiamo di vista un’importante verità che Dio ha in serbo per noi attraverso la croce. C’è una comprensione maggiore, che ha a che fare con qualcosa che gli piace. Questa verità dà al popolo di Dio molto di più che un semplice sollievo. Porta libertà, riposo, pace e gioia.

Secondo la mia opinione, la maggior parte dei cristiani ha imparato ad entrare con fiducia davanti al trono di Dio per ottenere perdono, l’appagamento di ogni bisogno e le risposte alle preghiere. Ma in questo aspetto della fede – un aspetto che è importantissimo nel cammino con il Signore – manca il coraggio.

Il Signore è oltremodo gioioso che la croce ci abbia provveduto l’accesso aperto a lui. Infatti, il momento più glorioso della storia è stato quando la cortina del tempio si squarciò a metà, il giorno in cui Cristo morì. Fu in quel momento che nacque il beneficio di Dio. Nel momento in cui la cortina del tempio – che separava l’uomo dalla santa presenza di Dio – fu squarciata a metà, accadde qualcosa di meraviglioso. Da quel momento in poi, non solo l’uomo poté entrare alla presenza del Signore, ma Dio poté abbracciare l’uomo.

lunedì 3 maggio 2010

ARRESA TOTALE

“Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio … cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c'è distinzione … ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:21-24).

Dio ci ha rivelato un modo certo per divenire assolutamente santi e perfetti al Suo cospetto, attraverso il quale tutti i Suoi figli possono vivere in pace e gioia assoluta, sapendo che Dio li vede come santi e puri. E tutto questo è un dono gratuito!

Il dono di santità che Egli ci fa non potrebbe mai essere una ricompensa per qualcosa che facciamo. È un favore immeritato e impossibile da guadagnare, un dono totale . “Infatti, che dice la Scrittura? «Or Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia». Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito; invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli è imputata come giustizia” (Romani 4:3-5).

La sottomissione è l’unica via per accedere alla santità di Dio, sottomissione alla giustizia di Cristo mediante la fede.

Sottomettersi significa “arrendere il proprio potere decisionale”. Con Dio non esiste la forza di volontà, ogni forza è Sua ed Egli non consentirà altro potere che il Suo. Dio richiede santità assoluta, affinché veniamo resi umili da tale richiesta! Egli veglia sulle nostre lotte affinché siamo santi nella pazienza, aspettando di vederci fallire così miseramente da correre al Suo trono, cadere sulle nostre ginocchia e gridare: “Non c’è niente da fare, non sarò mai santo! Sono debole, sensuale, peccaminoso. Non c’è alcun bene in me”. Il tipo di ravvedimento che Dio sta cercando è confessare la debolezza dei nostri futili sforzi ed ammettere che in noi non risiede alcun potere.

Non potrai mai essere rivestito della santità di Dio finché non ti prostrerai davanti al trono di Dio, nudo, povero, misero, debole, e totalmente impotente! Devi ammettere una volta per tutte di non avere la capacità di resistere al peccato, di non avere nulla da offrire al Signore se non un cumulo di argilla sconfitto e impotente. Devi ammettere di non poter essere santo, nemmeno con l’aiuto di qualcuno. La santità deve esserti offerta come un dono.

Il dono più grande che puoi offrire a Dio è la tua fede nel ricevere la Sua santità. Isaia esultò: “ Io mi rallegrerò grandemente nell'Eterno, la mia anima festeggerà nel mio DIO, perché mi ha rivestito con le vesti della salvezza, mi ha coperto col manto della giustizia … così il Signore, l'Eterno, farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le nazioni” (Isaia 61:10-11).