venerdì 31 luglio 2009

DIRETTIVE DETTAGLIATE E DECISIONI SVELATE!

Lo scopo di Dio per ognuno dei suoi figli è che ci arrendiamo alla sovranità e al regalità dello Spirito Santo:

"Se viviamo nello Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito" (Galati 5:25).

In altre parole: "Se Lui vive in te, permettigli di dirigerti!".

Vorrei mostrarvi cosa significa camminare nello Spirito. Non sono ancora arrivato in questo cammino glorioso, ma sto guadagnando terreno!

Abbiamo sentito l'espressione "camminare nello Spirito" per tutta la vita, ma cosa significa realmente? Credo che il sedicesimo capitolo degli Atti sia uno dei migliori esempi di cosa vuol dire camminare nello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo fornisce delle istruzioni assolutamente dettagliate a coloro che camminano in lui. Se cammini nello Spirito, non cammini in confusione - le tue decisioni non sono oscure.

I primi cristiani non camminavano nella confusione. Erano guidati dallo Spirito in ogni decisione, ogni movimento, ogni azione! Lo Spirito parlava loro e li dirigeva in ogni momento. Non prendevano nessuna decisione senza consultarlo. Il motto della chiesa del Nuovo Testamento era: "Chi ha orecchie per udire, ascolti ciò che lo Spirito ha da dire!".

Ho iniziato a ministrare nella città di New York perché lo Spirito Santo mi aveva detto chiaramente: "Vai nella città di New York e fonda una chiesa". E mi aveva detto quando andare. Nessun demone o spirito maligno poté smuovermi da questa decisione - perché era stato lo Spirito a darmi delle istruzioni dettagliate. Mi ricordo di essere stato fra Broadway e la Settima Strada, a piangere con le mani alzate. Lo Spirito Santo mi disse:

"Proprio in questa zona io edificherò una chiesa. Ubbidiscimi, David. Fonda una chiesa qui nella città di New York!". La chiesa di Times Square non è un caso. È il risultato di istruzioni chiare e dettagliate da parte dello Spirito Santo!

giovedì 30 luglio 2009

QUANTO E' IMPORTANTE PERDONARE E BENEDIRE I NOSTRI NEMICI?

Paolo scrive: "Lasciate posto all'ira di Dio" (Romani 12:19). Sta dicendo in realtà: "Sopportate i torti. Metteteli da parte e continuate ad andare avanti. Abbiate una vita nello Spirito". Ma se ci rifiutiamo di perdonare i torti che ci sono stati fatti, dovremo affrontare queste conseguenze:

1. Diventeremo più colpevoli della persona che ci ha inflitto la ferita.

2. Perderemo la misericordia e la grazia di Dio nei nostri riguardi. Poi, man mano che le cose inizieranno ad andare male nelle nostre vite, non le capiremo perché vivremo nella disubbidienza.

3. Le vessazioni dei nostri persecutori continueranno a privarci della pace. Diventeranno loro i vittoriosi, e riusciranno ad infliggerci delle ferite perenni.

4. Siccome Satana è riuscito a spingerci verso pensieri di vendetta, riuscirà anche a trascinarci in peccati ancora più mortali. E commetteremo delle trasgressioni peggiori di queste.

Lo scrittore ai Proverbi consiglia: "Il senno di un uomo lo rende lento all'ira ed è sua gloria passar sopra le offese" (Proverbi 19:11). In altre parole, non dobbiamo fare nulla finché la nostra rabbia non è sbollita. Non dovremmo mai prendere una decisione o perseguire una qualsiasi azione mentre siamo ancora arrabbiati.

mercoledì 29 luglio 2009

LA PREGHIERA - QUELLA LUNGA E QUELLA BREVE!

"Non essere precipitoso con la tua bocca, e il tuo cuore non si affretti a proferire alcuna parola davanti a DIO, perché DIO è in cielo e tu sulla terra, perciò le tue parole siano poche" (Ecclesiaste 5:2).

Spesso nelle preghiere lunghe c'è una pretesa. C'è il desiderio di "farsi belli" con Dio, l'ambizione di emulare le vite di preghiera di uomini usati da Dio, il tentativo sottile di avvolgere il Signore con tante parole, al punto di spingerlo all'azione. Mi chiedo: ma Dio non si annoia mai? Desidera forse tante preghiere e richieste fatte con brevità ed intelligenza? Alcuni di noi si chiudono nella stanzetta segreta e "si affrettano a proferire parola". Diventiamo un fiume in piena, parliamo, seguiamo dei clichè, pronunciamo delle richieste insignificanti e lodiamo come siamo sempre abituati a fare. Dio merita una presentazione intelligente e concisa dei nostri bisogni, una offerta di lode che venga da una mente scevra da pensieri, ed una dignità basata sul nostro rispetto per il Re dei re.

Sii specifico con Dio nella preghiera e lui sarà specifico con te nella risposta. Nei suoi cortili non c'è posto per l'indifferenza e la leggerezza.

Gesù ha detto: "Restate qui e vegliate con me" (Matteo 26:38).

Il vero scopo della preghiera è quello di farci godere una comunione personale con il Signore. Il cuore è riluttante a dimorare nella presenza di Dio e a trovare soddisfazione nella "devozione". Sto parlando di quel momento di fretta la sera tardi o la mattina presto in cui offriamo una preghiera "alla svelta" e leggiamo una parte di Scrittura che a malapena riusciamo ad assorbire. Per quanto possiamo essere testimoni nel mondo, non possiamo esimerci dal dovere e dal privilegio di pregare nella stanzetta segreta. Chiusi a chiave con Dio finché non viene trasformata l'anima carnale! Nessuno dovrebbe pregare senza arare e nessuno dovrebbe arare senza pregare.

Ogni dono di Dio ti costerà un sospiro. I veri uomini e le vere donne di Dio si sentono troppo deboli per affrontare il nemico senza una preghiera giornaliera e consistente.

martedì 28 luglio 2009

L'UBBIDIENZA E' MIGLIORE DELLA BENEDIZIONE

"Samuele disse: «Gradisce forse l'Eterno gli olocausti e i sacrifici come l'ubbidire alla voce dell'Eterno? Ecco l'ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni» (1 Samuele 15:22).

Sta scritto: "L'ubbidienza è migliore del sacrificio". Dice anche che è migliore della benedizione. Questo è il significato profondo della storia di Abramo che offre Isacco sull'altare. Dio gli aveva detto: "Va' e fallo". Lui aveva ubbidito. Se ne andò forse dall'altare dicendo: "Dio ha cambiato idea"? Non penso. Dio voleva solo l'ubbidienza. Ne ho fatto esperienza proprio oggi. Dio mi aveva detto di negoziare e mi aveva dato ogni prova che avrei dovuto reclamare una certa cosa. L'ho fatto. Ho fatto tutto quello che era in mio potere per ottenerla. Ma non ci sono riuscito!

E ora? Dovrei reclamare con Dio? Dovrei dubitare sul fatto che mi abbia parlato? Dovrei credere che Satana mi abbia messo degli impedimenti? No! Io ho cercato diligentemente il Signore. Lui mi aveva detto: "Fai questo" ed io l'ho fatto. Riposerò nella pace dell'ubbidienza. Per me è migliore della benedizione. Dio ti mostra l'unico lato della medaglia - l'ubbidienza.

Il servo deve ubbidire senza fare domande! Anche questa è fede. Quando un padrone comanda al suo servo di andare, lui va; quando gli chiede di venire, lui viene.
"Anche se dovesse uccidermi, io continuerò a confidare in lui" (Giobbe 13:15).

Può un uomo decidere nel suo cuore di fidarsi di Dio anche quando sembra che Lui stia infrangendo la sua promessa? Può un uomo parlare ancora il linguaggio della fede quando tutto quello che ha insegnato agli altri gli si rivolta contro? I giganti della fede lo hanno fatto! I grandi uomini di fede hanno affrontato le battaglie più critiche. Dio ha un modo tutto suo per sviluppare la nostra fede, e più sei radicato in Lui, più particolari saranno le tue prove. Non pensare che le afflizioni dimostrino necessariamente che gli stai dispiacendo! I miracoli si realizzano solo nelle impossibilità. Perciò se desideri essere un figlio della fede - preparati a vivere una vita di prove particolari.

La fede viene usando ciò che si possiede. Non aspettare che gli ostacoli vengano rimossi. Vai avanti comunque! La parte più critica della fede è "l'ultima mezzora".

lunedì 27 luglio 2009

ANCORA IN PIEDI

Ogni vittoria che vinciamo sulla carne e sul diavolo è presto seguita ad una tentazione ed un attacco ancora più forte. Satana non si arrende mai nella guerra che ci combatte. Se lo sconfiggiamo una volta, lui raddoppia le sue forze e ci viene di nuovo contro. Ed improvvisamente ci troviamo in una guerra spirituale che pensavamo di aver già vinto.

La Scrittura ci dice: "I Siri si schierarono contro Davide e gli diedero battaglia" (2 Samuele 10:17). Improvvisamente, Davide si ritrovava ad affrontare lo stesso vecchio nemico - che pensava di aver sconfitto sonoramente. È importante notare che Davide in questo periodo non stava vivendo nel peccato. Era un uomo pio che camminava nel timore del Signore.

Ma Davide era anche umano - e sicuramente si sentiva confuso per quanto gli stava accadendo. Perché Dio aveva permesso a questo nemico di andargli contro?

Ti sei mai trovato nei panni di Davide? Hai mai pregato: "Signore, voglio soltanto piacerti - ubbidire alla tua Parola e fare ciò che è giusto. Sai che digiuno, prego e amo la tua Parola. Non voglio dispiacerti. Allora perché queste prove così dure? Perché mi ritrovo a combattere la stessa battaglia contro un vecchio nemico?".

"Dal giorno in cui ho stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Inoltre l'Eterno ti dichiara che egli ti costruirà una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu riposerai con i tuoi padri, io innalzerò dopo di te la tua discendenza che uscirà dalle tue viscere e stabilirò il suo regno" (2 Samuele 7:11-12).

In mezzo alla sua confusione e al tentativo di capire cosa gli stava succedendo, Davide si ricordò la promessa che Dio gli aveva fatto (vedi 2 Samuele 7:1-12). Perciò mentre il diavolo gli scagliava contro tutte le armi dell'inferno, il Signore gli mostrava che prima ancora di andare in battaglia ne sarebbe uscito vincitore. Davide distolse gli occhi dal nemico. Si concentrò invece sulla rivelazione dell'amorevolezza di Dio.

Questo è ciò che Dio intende per ogni suo figlio, quando il nemico incombe come una fiumana. Il Signore li "previene" con il suo amore. In altre parole, dice loro: "Ti prometto che uscirai da questa situazione. Forse sarai ferito - ma non importa. Ti ho già reso vittorioso".

venerdì 24 luglio 2009

PRENDI POSSESSO DELLA TUA TERRA PROMESSA

Moltitudini di persone di ogni nazione hanno accettato Cristo ad ogni costo. Ma la maggioranza di queste persone, comprese molti di quelli che sono nel ministero, hanno dimenticato che Gesù è la loro fonte. Perché? Eppure sapevano quanto è pericoloso affidarsi alla propria carne. Vedete, accade qualcosa quando attraversiamo il confine del luogo santissimo. Nel momento in cui entriamo alla presenza del nostro Signore, ci rendiamo conto che la carne deve morire. Questo comprende ogni desiderio di eccitazione spirituale, ogni discorso sui grandi risvegli, ogni pensiero relativo alla liberazione, e al cercare qualche nuovo movimento o nuova opera.

Gesù stesso deve diventare il nostro tutto, soltanto Lui deve essere la tua fonte di eccitamento, il tuo risveglio costante. Lui deve essere la Parola che ti dirige continuamente, quella che ti dà grazia ogni mattina.

Quando attraversi il confine, non puoi più fidarti di insegnanti dotati, di predicatori unti, di evangelisti potenti. Se cerchi ancora gli uomini piuttosto che Cristo - se corri ancora di riunione in riunione, cercando qualcuno che possa benedirti - allora vuol dire che non sei soddisfatto di Gesù. Lui deve essere il tuo tutto.

Abrahamo fu chiamato "amico di Dio" (vedi Giacomo 2:3) grazie alla sua relazione intima col Signore. Un amico è qualcuno che ti dà gratuitamente il suo cuore e chiaramente il Signore condivise il suo cuore con Abrahamo.

Dio stesso testimoniò: "Nasconderò ad Abrahamo le cose che sto per fare?" (Genesi 18:17).

Infatti Paolo dichiara: "Dio. diede prima ad Abrahamo la buona notizia" (Galati 3:8). In altre parole, il Signore mostrò ad Abrahamo le grandi cose a venire. Fra cui le nazioni che sarebbero venute dal seme di Abrahamo: "Prevedendo che Dio avrebbe giustificato le nazioni mediante la fede, diede prima ad Abrahamo una buona notizia: «Tutte le nazioni saranno benedette in te»" (Galati 3:8).

Abrahamo sapeva che Gesù era la nostra terra promessa. Vide un Gesù vittorioso annientare ogni principato e potestà. Vide la vittoria della croce e le molte nazioni che sarebbero entrate nella Terra Promessa, a conquistare la loro eredità: Cristo stesso. Queste persone non si sarebbero sforzate per entrare, facendo delle inutili promesse a Dio.

Avrebbero posseduto le loro promesse solo per fede, fidandosi appieno della Parola di Dio.

Hai preso possesso della tua Terra Promessa? Hai preso possesso delle benedizioni che Gesù ha vinto per te alla croce? Ti esorto, fa che Gesù diventi la tua vita, il tuo tutto. Accetta l'invito di Dio ad entrare nella pace e nel riposo della tua eredità eterna, Gesù Cristo, il Signore.

giovedì 23 luglio 2009

AFFRONTA LE TUE FORTEZZE

Molti cristiani citano 2 Corinzi 10:3-4: "Infatti anche se camminiamo nella carne, non guerreggiamo secondo la carne, perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze". La maggior parte di noi pensa che queste fortezze siano legami di tipo sessuale, dipendenze da droghe o dall'alcool - peccati esteriori che mettiamo in cima alla nostra lista delle colpe peggiori. Ma Paolo qui si riferisce a qualcosa di molto peggiore della nostra scala di misura dei peccati.

Prima di tutto, non sta parlando di possessione demoniaca. Secondo la mia opinione, il diavolo non può entrare nel cuore di un cristiano e reclamarvi un posto. Piuttosto, il significato figurato del termine greco fortezza usato qui da Paolo è "attenersi fermamente ad un argomento". Una fortezza è un'accusa piantata solidamente nella nostra mente. Satana stabilisce fortezze nel popolo di Dio piantando nella loro mente delle menzogne, delle falsità e dei concetti erronei, che riguardano particolarmente la natura di Dio.

Per esempio, il nemico può piantare nella tua mente la bugia che non sei spirituale, che sei totalmente indegno della grazia di Dio. Può sussurrarti ripetutamente: "Non sarai mai totalmente libero da questo peccato che ti assedia. Non ci hai provato abbastanza. Non sei cambiato. E ora Dio ha perso la pazienza con te perché fai continuamente alti e bassi".

Oppure il diavolo potrebbe cercare di convincerti che hai il diritto di essere amareggiato perché ti è stato fatto un torto. Se continui ad ascoltare le sue menzogne, inizierai a crederci dopo un po'. Satana è l'accusatore dei fratelli, e viene di volta in volta contro di noi con il suo esercito di accusatori, piantando delle bugie demoniache nella nostra mente. Queste bugie sono le sue fortezze - e se non resistiamo ad esse con la Parola di Dio, diventeranno delle paure radicate nella nostra mente.

L'unica arma che terrorizza il diavolo è la stessa che Gesù usò quando fu tentato nel deserto. Quest'arma è la verità della Parola vivente di Dio. Secondo Michea, c'è una promessa a cui dobbiamo aggrapparci: "Qual Dio è come te, che perdona l'iniquità e passa sopra la trasgressione del residuo della sua eredità? Egli non conserva per sempre la sua ira, perché prende piacere nell'usare misericordia. Egli avrà nuovamente compassione di noi, calpesterà le nostre iniquità. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati" (Michea 7:18-19). Nell'ebraico, il termine calpestare significa letteralmente schiacciare sotto i piedi. Non calpestiamo i nostri peccati; sarà Dio a calpestarli per noi attraverso il nostro pentimento e la nostra fede.

mercoledì 22 luglio 2009

IL PIU' GRANDE PERICOLO

Il più grande pericolo che tutti noi corriamo è quello di non vedere Gesù nei nostri problemi - e di vedere al contrario dei fantasmi. In quel momento

preciso di terrore, quando la notte è più buia e la tempesta imperversa, Gesù ci si avvicina sempre, per rivelarsi come il Signore del diluvio, il Salvatore nella tempesta. "L'Eterno sedeva sovrano sul diluvio; sì, l'Eterno

siede re per sempre" (Salmo 29:10).

In Matteo 14, Gesù ordinò ai suoi discepoli di salire sulla barca, ben sapendo che si stava per scatenare una tempesta. La Bibbia dice che li costrinse a salire in barca. Li stava dirigendo nelle acque pericolose; infatti sarebbero stati sbattuti qua e là come un tappo di sughero. Dov'era Gesù? Era sulle montagne a scrutare il mare; era lì che pregava che non fallissero nella prova che sapeva dovevano affrontare.

Penserai forse che almeno un discepolo avrà riconosciuto quello che stava succedendo e avrà detto: "Guardate amici, Gesù ci ha detto che non ci avrebbe abbandonati o dimenticati. È stato lui a mandarci in questa missione; siamo al centro della sua volontà. Ha detto che i passi del giusto

sono ordinati da lui. Guardate, quello deve essere il nostro Signore! È proprio lì! Non ci perdeva d'occhio!".

Ma neppure uno dei discepoli lo riconobbe. Non si aspettavano che sarebbe stato con loro nella tempesta. Non si sarebbero mai aspettati che fosse con loro, o persino vicino a loro, in una tempesta! Ma egli venne, camminando sulle acque.

C'era solo una lezione da imparare, una sola. Si trattava di una lezione semplice, non una lezione mistica, profonda o scioccante. Gesù voleva semplicemente che si fidassero di lui come loro Signore, in ogni tempesta della vita. Voleva semplicemente che mantenessero la calma e la fiducia, anche nel momento più buio della prova. Ecco tutto.

martedì 21 luglio 2009

NON AVER PAURA DI FALLIRE

Quando Adamo peccò, cercò di nascondersi da Dio. Quando Pietro rinnegò Cristo, ebbe paura di affrontarlo. Quando Giona si rifiutò di predicare a Ninive, la sua paura lo spinse nell'oceano, per scappare dalla presenza del Signore.

Peggio del fallimento è la paura che lo accompagna. Adamo, Giona e Pietro corsero via da Dio, non perché persero l'amore per lui, ma perché avevano paura che fosse troppo arrabbiato con loro per poterli capire.

L'accusatore dei fratelli aspetta, come un avvoltoio, che tu in qualche modo

fallisca. Poi usa ogni menzogna dell'inferno per farti arrendere, per convincerti che Dio è troppo santo o che tu sei troppo peccatore per ritornare a lui. Oppure ti convince di non essere abbastanza perfetto e che non ce la farai mai a superare i tuoi fallimenti.

Ci sono voluti quarant'anni prima che Mosé vincesse la paura e Dio lo potesse usare nei suoi programmi. Se Mosé, Giacobbe o Davide si fossero arresi al fallimento, non avremmo mai sentito parlare di questi uomini.
Eppure Mosé si risollevò e divenne uno dei più grandi eroi di Dio. Giacobbe affrontò i suoi peccati, si riconciliò col fratello con cui aveva litigato, e raggiunse nuove vette di vittoria. Davide corse nella casa di Dio, trovò perdono e pace, e ritornò meglio i prima. Giona ripercorse i suoi passi, fece ciò che si era rifiutato di fare all'inizio e portò tutta una città al pentimento. Pietro risorse dalle ceneri del rinnegamento e portò la chiesa nella Pentecoste.

Nel 1958 sedevo nella mia piccola autovettura a piangere; pensavo di essere un terribile fallito. Ero stato scacciato via senza cerimonie da una corte, anche se avevo pensato di essere stato portato da Dio a testimoniare a sette

assassini adolescenti. Il mio tentativo di ubbidire a Dio e di aiutare quei giovani teppisti sembrava essere finito in un terribile fallimento.

Rabbrividisco al solo pensiero di quante benedizioni mi sarei perso se mi fossi arreso in quel momento terribile. Oggi sono estremamente felice che Dio mi abbia permesso di affrontare il mio fallimento e di andare avanti.

venerdì 17 luglio 2009

DOPO IL VAGLIO

Quando Pietro fu vagliato, fallì miseramente – ma non nella sua fede. Penserai, “Come può essere? Quest’uomo ha negato di conoscere Gesù per tre volte”.

Ma vedi, se Pietro fosse venuto meno, allora la preghiera di Gesù sarebbe stata vana. So che la fede di Pietro non venne meno perché proprio come giurò e sembrò che il Signore avesse perso un amico e un discepolo unto, allo stesso modo Pietro guardò negli occhi di Gesù e si sciolse. Egli ricordò che il Signore gli aveva detto, “tu mi rinnegherai tre volte”, e “Pietro uscì e pianse amaramente” (Luca 22:61-62). Pianse amaramente in greco significa che egli pianse “un pianto violento, lacerante”. M’immagino Pietro camminare verso le colline della Giudea, cadere faccia a terra con le mani alzate, che grida, “O Padre, Lui aveva ragione, e io non l’ho ascoltato. Mi aveva avvertito che Satana avrebbe cercato di distruggere la mia fede. Non sono pronto! Morire per Gesù? Perché, non sono nemmeno riuscito ad affrontare una ragazza. Perdonami, o Signore – io Lo amo. Da chi altri me ne andrei?”

Posso vedere Pietro alzarsi con lo Spirito di Dio che fluisce attraverso di lui, le sue mani alzate al cielo, che grida, “Satana, vattene! Io L’ho deluso, ma ancora Lo amo. Egli ha promesso – in realtà, Egli ha profetizzato – che sarei ritornato e sarei stato un sostegno per altri, una roccia. Ritorno dai miei fratelli e le mie sorelle!” Infatti, Pietro fu il primo discepolo a raggiungere la tomba quando fu detto loro che Gesù era risorto. Egli si trovava con altri discepoli quando Gesù, in seguito, apparve nel loro mezzo. Egli era lì ad adorare quando Gesù fu trasportato nella gloria. E vediamo Pietro lì in piedi come portavoce di Dio nel giorno di Pentecoste – e che sermone predicò!

Una fiumana di nuovi convertiti sta tornando al Signore oggi, giudei e gentili insieme, ed anche molti che si erano allontanati. Dove troveranno la forza per i tempi avversi a venire? Dai santi vagliati che sono tornati, e possono dire con autorità, “Non riporre la tua fiducia in te stesso. Attento a non cadere quando pensi di stare in piedi” (vedi 1 Corinzi 10:12).

Avverti una spinta seduttrice di tentazione nella tua vita? Qualche sorta di problema profondo ribolle nel tuo cuore? Allora ascolta le parole di Gesù, e renditi conto che forse a satana è stato concesso di vagliarti. Non prenderla alla leggera. Non devi venire meno come Pietro; in effetti, dobbiamo leggere la sua storia e riceverne avvertimento. Ma anche se dovessi venire meno, puoi guardare nel volto di Gesù come fece Pietro, e ricordare che Egli sta pregando per te. Ravvediti, ritorna, e poi condividi la tua esperienza con altri che si trovano nel vaglio.

mercoledì 15 luglio 2009

VIENI A COMPIERE LA TUA OPERA IN ME

Credo che se un cristiano desidera realmente una vita santa - se vuole veramente darsi tutto al Signore - può esserci solo un motivo per cui non possa godere la benedizione e la libertà promessa dallo Spirito Santo. Questa ragione è l'incredulità. Come Gesù non poté compiere le sue opere quando c'era una tale incredulità, così il suo Spirito non può fare nulla nella nostra vita quando coviamo dell'incredulità.

È importantissimo che ogni seguace di Gesù non giudichi le promesse di Dio secondo le esperienze del passato. Se ci affidiamo completamente alle sue promesse - se crediamo in esse con tutto noi stessi, se abbiamo fiducia che egli supplirà alla nostra fede, se ci fidiamo della parola dello Spirito - allora possiamo star certi che i risultati dipenderanno tutti da Dio. E nel giorno del giudizio saremo tranquilli, perché saremo stati fedeli. Semplicemente non possiamo mettere da parte il desiderio di entrare nelle sue benedizioni promesse.

C'è stato un punto nella mia vita in cui ho dovuto arrendere il mio future eterno sulle promesse di Dio. Mi sono determinato a fidarmi della sua Parola a costo della mia anima. Perciò ho lanciato questa sfida all'Onnipotente: "Signore, io credo che tu mi abbia dato il tuo Spirito Santo. Credo che solo lui possa liberarmi da ogni catena che mi lega. Credo che è lui che mi convince, mi guida e mi dà la forza di vincere. Credo che sia a lui a farmi ubbidire alla tua Parola. E credo che non si allontanerà mai da me, né mi permetterà di allontanarmi da te. Non limiterò il tuo Spirito in me. Lo aspetterò, lo invocherò e mi fiderò di lui - per vita o per morte".

"Mi disse ancora: «Profetizza a queste ossa e di' loro: Ossa secche, ascoltate la parola dell'Eterno»" (Ezechiele 37:4). Dobbiamo fare quello che il Signore comandò ad Ezechiele - pregare la Parola di Dio. Dobbiamo ricordare allo Spirito Santo le promesse che Dio ci ha fatto. Dobbiamo dirgli: "Spirito Santo, il Padre celeste mi ha promesso che mi ti avrebbe messo nel cuore - e io convinto della veridicità di questa promessa. Io mi arrendo e coopererò, perché voglio essere santo. Hai detto che mi avresti fatto camminare nelle sue vie e mi avresti fatto ubbidire ad ogni sua parola. Non so come farai - ma hai fatto un giuramento, e so che non puoi mentire. Tutto questo è scritto nella Parola, Spirito Santo. Perciò vieni - compi la tua opera in me. Arrendo la mia anima a questa promessa".

martedì 14 luglio 2009

COME PICCOLI FANCIULLI

Matteo ci dice che Cristo chiamò un fanciullo e lo prese in braccio.

Voleva insegnare ai suoi discepoli un profondo sermone illustrato. Disse loro: "In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. Chi dunque si umilierà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chiunque riceve un piccolo fanciullo come questo in nome mio, riceve me" (Matteo 18:3-5).

In questi versi, Gesù sottolinea il genere di rapporto che desidera col suo popolo. Sta dicendo: "Guardate questo fanciullo. Ecco la mia futura chiesa. Questo giovanetto rappresenta ogni credente nato di nuovo che verrà a me con la fede di un bambino, da ogni nazione, razza e tribù. Io vi dico che la mia chiesa deve rapportarsi a me come questo fanciullo".

Il termine greco che Gesù usa per convertire qui significa "un cambiamento radicale". Cristo stava dicendo a questi uomini: "Dovete subire un cambiamento radicale ed improvviso nella vostra teologia. Dovete abbandonare ogni pensiero di come diventare speciale nel mio regno attraverso le vostre opere. Questo è il vecchio modo di fare le cose - e sta per cambiare".

Subito dopo, invita i suoi discepoli ad umiliarsi. Comanda loro: "Diventate come piccoli fanciulli". Stava dicendo loro: "Io sto costruendo la mia chiesa su di voi. E se volete farne parte, dovete diventare umili come questo fanciullo che tengo in braccio". Io credo che ci stia chiedendo due cose semplici: smettere di dipendere da noi stessi e cessare di non essere completamente devoti a lui. Questi tratti, dice Gesù, ci caratterizzeranno come veri servi del regno: "Chi dunque si umilierà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chiunque riceve un piccolo fanciullo come questo in nome mio, riceve me".

Cristo disse ai suoi discepoli in maniera molto diretta: "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d'asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! Perché è necessario che avvengano gli scandali, ma guai a quell'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!" (Matteo 18:6-7).

Gesù stava esprimendo la sua indignazione contro quelli che insegnano che non basta la croce per essere salvati. Stava parlando alle pietre basilari della sua chiesa - i suoi discepoli. Li stava avvertendo di non farsi offendere dalla croce. Dovevano accettare il fatto che solo lui è il pieno pagamento per i nostri peccati.

Allo stesso modo, Gesù sta dicendo oggi alla chiesa: "Guai ad ogni predicatore, insegnante o testimone che metterà una pietra d'inciampo davanti ad uno di questi convertiti da poco. Sono venuti a me con fede semplice e in pentimento. E incorrerete nella mia ira se li offenderete dicendo: 'Gesù non basta. Se volete veramente essere salvati, dovete fare di più. Ecco delle dottrine specifiche della nostra chiesa..'".

Pastori, evangelisti, insegnanti - che la serietà delle parole ammonitrici di Gesù vi entrino profondamente nell'anima. ". Sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d'asino al collo e che fosse sommerso nel ondo del mare".

lunedì 13 luglio 2009

UN CUORE PER CONOSCERLO

Dio ha giurato solennemente di darci un cuore nuovo - un cuore incline ad ubbidire.

 

"Darò loro un cuore per conoscere me che sono l'Eterno; essi saranno il mio popolo e io sarò il loro DIO, perché ritorneranno a me con tutto il loro cuore" (Geremia 24:7).

 

 "Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di  carne" (Ezechiele 36:26).

 

Dio promette non solo di darci un cuore nuovo, ma di scrivere sui nostri cuori i suoi comandamenti. In altre parole, promette di farci conoscerlo.  Ancora una volta, è lo Spirito Santo colui che compie quest'opera in noi. Lui ci insegna la natura e le vie del Padre - e nel processo, ci trasforma all'immagine divina di Cristo.

 

Il nostro Signore ha giurato solennemente di essere misericordioso verso di noi nelle nostre lotte contro il peccato. E finché non arriverà la piena vittoria, sarà paziente e amorevole con noi, e non ci metterà da parte. Lui ci promette: "Non importa quello che ti chiedo, ti darò la forza di cui hai bisogno per adempierlo. Non ti chiederò mai niente che non ti avrò già fornito".

 

Oggi, la stessa potenza che ha risuscitato Gesù dalla morte - e che gli ha permesso di adempiere la legge di Dio attraverso una vita perfetta e senza peccato - risiede in noi. Lo Spirito di Dio è vivo in noi, ci fornisce la potenza per vincere ogni opera che il nemico cerca di buttarci addosso.

 

Quando il nemico verrà ad inondare la tua anima, spingendoti verso una vecchia passione, invoca lo Spirito Santo. Ascolta ogni suo sussurro ed ubbidisci ad ogni suo comando. Non chiuderlo fuori. Se sei pronto a fare qualunque cosa ti darà la forza di fare, non tratterrà di farti sentire la sua parola.

 

Puoi smettere con la vecchia vita ed entrare con un balzo nella nuova. Accade quando vedi quanto è impossibile per te vincere il peccato con gli sforzi umani. Ti renderai conto che un Dio fedele ha giurato di dare lo Spirito Santo a tutti i credenti che glielo chiedono, e che egli compirà in te quello che il Signore ha promesso con giuramento. Perciò, alla fine, abbandonati completamente a Dio e alle sue promesse. Credi che realizzerà in te quello che ha promesso.

 

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove" (2 Corinzi 5:17).

venerdì 10 luglio 2009

PROMESSE

In tutto il libro agli Ebrei è ripetuto il nostro enorme bisogno di

pazienza:

 

·         "Quando Dio infatti fece la promessa ad Abrahamo, siccome non poteva giurare per nessuno maggiore, giurò per se stesso... E così, Abrahamo, avendo aspettato con pazienza, ottenne la promessa (Ebrei 6:13-15, enfasi mia).

 

·         "Affinché non diventiate pigri, ma siate imitatori di coloro che mediante fede e pazienza ereditano le promesse" (6:12).

 

·         "Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio otteniate ciò che vi è stato promesso" (10:36).

 

Dio ci ha dato molte promesse meravigliose - per spezzare ogni legame del peccato, per darci la forza di sconfiggere ogni dominio del peccato, per darci un cuore nuovo, per purificarci e santificarci, per conformarci alla stessa immagine di Cristo. La Sua Parola ci assicura: "Or a colui che può salvaguardarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria irreprensibili e con grande gioia" (Giuda 24).

 

Ma Dio fa tutte queste cose per noi solo a suo tempo, secondo i suoi programmi divini. Lui non si fa mettere sotto pressione da nessuno. E ignora tutte le richieste di cura istantanea. In breve, la fede vera da parte nostra esige che aspettiamo pazientemente il nostro Signore. La nostra risposta a lui dovrebbe essere: "Signore, io credo che tu sia fedele alla tua Parola. E per la potenza del tuo Spirito in me, aspetterò pazientemente finché non realizzerai queste cose nella mia vita. Da parte mia voglio riposare in fede, aspettandoti".

 

Forse stai affrontando prove e tentazioni orribili. E forse Satana ti sta bisbigliando menzogne orrende. A volte potrai cadere. Infatti, ti chiedi forse se mai riuscirai a raggiungere l'obiettivo. Ma, mentre sopporti tutte queste afflizioni, ti aggrappi alla fede con pazienza - credendo che Dio è all'opera, che mantiene la sua Parola e sarà il tuo Geova Tsidkenu - veglierà su di te perché sei giusto. Lui ha giurato solennemente: "Per fede riceverai la promessa".

 

Paolo ci dà una definizione della giustizia del Signore in Romani 4:20-23: "[Abrahamo] neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo. Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia. Ora non per lui solo è scritto che questo gli fu imputato.".

 

La Bibbia non avrebbe potuto dirlo in parole più chiare. Per farla breve, giustizia è credere nelle promesse di Dio, pienamente persuasi che lui manterrà la sua parola. Al contrario, l'incredulità è esitare sulle sue promesse, dubitando che Dio non farà quello che ha promesso.

giovedì 9 luglio 2009

AFFRONTARE LA VERGA DI DIO

Il Salmista scrive quanto segue a proposito di una delle più grandi promesse di Dio: "Se i suoi figli abbandonano la mia legge e non camminano nei miei ordinamenti, se violano i miei statuti e non osservano i miei comandamenti, io punirò la loro trasgressione con la verga e la loro iniquità con battiture; ma non ritirerò la mia benignità da lui e non lascerò che la mia fedeltà venga meno" (Salmo 89:30-33).

 

Dio ha promesso di non ritirare la sua benignità da noi, anche se sbagliamo di grosso. Però molti credenti prendono alla leggera il grave avvertimento contenuto in questo verso. Se abbandoniamo la legge di Dio e rifiutiamo di osservare i suoi comandamenti, Lui punirà le nostre trasgressioni con la sua verga divina.

 

La Bibbia ci dice che Dio castiga colui che ama. Vediamo questa verità illustrata vividamente nella vita di Davide. Consideriamo come il Signore ha affrontato quest'uomo, un servo fedele che godeva del favore di Dio. Ad un certo punto della sua vita, Davide commise un grosso peccato - giustificandolo e tenendolo  nascosto per mesi. Alla fine Dio disse: "Basta" e mandò un profeta a smascherarlo. Il profeta Nathan usò un'analogia per demolire qualunque scusa di Davide, ed alla fine il re dovette ammettere: "Ho peccato, sono colpevole".

 

Davide scrisse: "La mia forza viene meno a causa del mio peccato e le mie ossa si consumano" (Salmo 31:10). Come un buco nel serbatoio di una macchina, il tuo peccato potrebbe lentamente esaurire ogni tua risorsa. La tua pace, la gioia e la forza letteralmente gocciolerebbero via fino a sparire completamente. Davide confessò: "Non c'è requie alcuna nelle mie ossa, a causa del mio peccato" (Salmo 38:3). Stava dicendo: "Tutta la mia forza è andata via a causa del mio peccato. Il mio corpo è diventato debole per quello che ho fatto. La mia iniquità semplicemente non mi permette di riposare".

 

Davide stava sperimentando le frecce perforanti di Dio. Scrisse: "Poiché le tue frecce mi hanno trafitto, e la tua mano mi schiaccia" (38:2). Ma questo amato servitore stava imparando il timore di Dio. E parte di questa lezione dolorosa consisteva nel fatto che aveva perso la pace del Signore. Ora gridava: "Egli ha diminuito il mio vigore" (Salmo 102:23).

 

Conosco cristiani che vivono una vita di grande confusione perché continuano ad indugiare nei peccati. Queste anime vuote sono sempre abbattute, deboli, lottando sempre ma non arrivano mai da nessuna parte. Conosco anche ministri irrequieti a causa del loro peccato. Sono continuamente impegnati, lavorano, non entrano mai nel riposo del Signore.

 

Non importa chi sei: se stai nascondendo un peccato segreto, continuerai ad accusare dei continui disturbi nella tua vita, in famiglia, a casa, a lavoro. Tutto ciò che toccherai non sarà più in ordine. Diventerai sempre più inquieto, confuso, sballottato da preoccupazioni e timori infiniti. E sarai prosciugato da tutta la tua forza e la tua gioia.

 

Dio non vuole smascherare i suoi servi; piuttosto, il desiderio del suo cuore è perdonare, purificare e coprire i nostri peccati. Smascherare un peccato segreto è l'ultimo tentativo che Dio fa per salvare un figlio ribelle ed ipocrita che ha deciso di coprire il suo peccato, di indugiarvi e di giocare la parte dell'uomo spirituale. La verga di Dio è riservata solo ai credenti falsi, impenitenti, non convertiti, dal cuore duro. Con amore disciplinerà i suoi giusti, ma la verga e le battiture sono per gli sregolati.

mercoledì 8 luglio 2009

TUTTO CIO' CHE VUOLE E' LA TUA FEDE

Hai lasciato tutto nelle mani del Signore. Ti fidi di lui, gli hai affidato ogni tua preoccupazione. E credi nella promessa che ti custodirà, ti proteggerà e ti farà camminare in giustizia davanti a lui. Affermi: "Io credo nella Parola di Dio. E se dice che sono la sua giustizia, allora sarà affar suo renderla tale nella mia vita. Lui dice che il suo nome è 'il Signore nostra giustizia' - e questo mi si applica. E so che in qualche modo, attraverso il suo Spirito che opera in me, mi farà arrivare dove vuole portarmi".

 

Dio non vuole la tua abitazione, la tua macchina, i tuoi mobili, i tuoi risparmi, i tuoi possedimenti. Vuole soltanto la tua fede - una grande fiducia nella sua Parola. E ciò potrebbe essere la cosa di cui alcune persone, a volte anche  apparentemente più spirituali, potrebbero essere carenti. Ma quando Dio ti guarda, dichiara: "C'è un uomo o una donna giusta". Perché? Hai ammesso la tua impotenza a diventare giusto. E credi che il Signore ti venga in soccorso con la sua giustizia.

 

Paolo ci dice che siamo reputati giusti agli occhi di Dio per la stessa ragione per cui lo fu Abrahamo. "Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia. Ora non per lui [Abrahamo] solo è scritto che questo gli fu imputato, ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore" (Romani 4:22-24).

 

Tu puoi affermare: "Io lo credo. Ho fede nel Dio che ha risuscitato Gesù".

 

Tuttavia la domanda è un'altra: credi che il Signore possa risuscitare il tuo matrimonio incrinato? Credi che possa portare alla vita un parente spiritualmente morto? Credi che possa tirarti fuori dalla fossa di un vizio debilitante? Credi che possa cancellare il tuo passato maledetto e ripristinare tutti gli anni mangiati dal verme corruttore?

 

Quando tutto appare privo di speranza - quando ti trovi in una situazione impossibile, senza risorse né speranza davanti a te - credi che Dio sarà il tuo Geova Jireh, che provvede ai tuoi bisogni? Credi che possa mantenere le sue promesse eterne - e che se una sola delle sue parole dovesse cadere, i cieli si scioglierebbero e l'universo crollerebbe?

martedì 7 luglio 2009

UN AMORE CHE CASTIGA!

Siccome Dio ti ama, è all'opera per purificarti. Ma si tratta di un castigo amorevole su quelli che si pentono e ritornano a lui. Forse senti le frecce di Dio nella tua anima a causa dei tuoi peccati presenti e passati, ma se hai un cuore pentito e vuoi allontanarti dall'errore, questo puoi definirlo un amore che castiga. Sarai corretto - ma con la sua grande misericordia e compassione. Non sentirai la sua ira come i pagani, ma piuttosto la verga della sua disciplina applicata dalla sua mano amorevole.

 

Forse soffri perché hai preso delle decisioni sbagliate. Quante donne stanno soffrendo perché hanno sposato uomini che Dio aveva detto loro di non sposare? Quanti figli stanno rompendo il cuore dei loro genitori, portandoli sull'orlo della disperazione? Ma questo spesso avviene per il passato di peccato, negligenza e compromesso dei genitori.

 

Quando senti di essere arrivato a toccare il fondo, è tempo di cercare il Signore con tutto il cuore, con pentimento e con fede. È tempo di ricevere una nuova infusione della forza dello Spirito Santo. È ora di essere rinnovati e rinfrescati, di sentirsi scorrere dentro la forza spirituale.

 

Vedi, quando gridi a Dio, lui ti riversa la sua forza: "Nel giorno in cui ti ho invocato tu mi hai risposto ed hai accresciuto il vigore dell'anima mia. Anche se cammino in mezzo all'avversità tu mi conserverai in vita; tu stenderai la mano contro l'ira dei miei nemici e la tua destra mi salverà.

 

L'Eterno compirà l'opera sua in me; o Eterno la tua benignità dura per sempre; non abbandonare le opere delle tue mani" (Salmo 138:3, 7-8).

 

Una delle cose più difficili che un cristiano possa accettare è la sofferenza del giusto. Fino ai tempi di Cristo, gli ebrei associavano la prosperità e la buona salute ad una condizione di santità. Credevano che se eri benestante, avevi buona salute o eri comunque benedetto, era perché Dio ti stava mostrando il suo beneplacito. Fu per questo che i discepoli di Gesù fecero difficoltà a capire la frase "è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio" (Matteo 19:24). I discepoli chiesero: "Allora chi può essere salvato?".

 

Allo stesso modo, oggi esiste una dottrina erronea che insegna che se sei in accordo con Dio, non soffri mai; basta solo chiamare Dio ed egli correrà a risolvere tutto immediatamente. Ma questo non è l'evangelo! Gli eroi della fede elencati in Ebrei 11 camminarono tutti in stretta comunione di fede con Dio e soffersero lapidazioni, beffe, torture e morti violente (versi 36-38). Paolo stesso, che camminò a stretto contatto con Dio, subì naufragi, lapidazioni, sferzate, fu lasciato quasi come morto, fu derubato, messo in prigione e perseguitato. Sofferse la perdita di ogni cosa. Perché? Tutte queste erano dimostrazioni e purificazioni, la prova della sua fede alla gloria di Dio.

 

Dio vuole piantare qualcosa nel nostro cuore attraverso le nostre prove e le nostre tentazioni. Vuole farci essere in grado di dire: "Signore Gesù, tu sei il mio Protettore, e credo tu regni sugli eventi della mia vita. Se mi accade qualcosa, è solo perché lo hai permesso, e mi fido dei tuoi scopi in tutto questo. Aiutami a capire la lezione che vuoi che impari. Se cammino nella giustizia ed ho la tua gioia nel cuore, allora la mia vita e la mia morte ti porteranno gloria. Credo che tu abbia in serbo una gloria ed uno scopo eterno che la mia mente finita non riesce a capire. Ma comunque vada, io dirò: 'In morte o in vita, sono tuo!".

lunedì 6 luglio 2009

AVERE UN CUORE PERFETTO

Sai che è possibile camminare davanti al Signore con un cuore perfetto? Se hai fame di Gesù, probabilmente stai già cercando, o lo desideri intensamente, ubbidire a questo comando del Signore.

 

Voglio incoraggiarti: è possibile farlo, altrimenti Dio non ci avrebbe dato questo comando. Avere un cuore perfetto è parte di una vita di fede, sin dai tempi in cui Dio parlò per la prima volta ad Abraamo: "Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro" (Genesi 17:1).

 

Nell'Antico Testamento vediamo che alcuni ci riuscirono. Davide, per esempio, determinò in cuor suo di ubbidire al comando di Dio di essere perfetti. Disse: "Avrò cura di condurre una vita integra... Camminerò con cuore integro dentro la mia casa" (Salmo 101:2).

 

Per ben capire l'idea della perfezione, dobbiamo prima di tutto comprendere che la perfezione non significa un'esistenza impeccabile, priva di difetti. No, la perfezione agli occhi di Dio significa qualcosa di completamente diverso. Significa completezza, maturità.

 

Il significato ebraico e greco per perfezione include "rettitudine, non aver alcuna macchia o ruga, essere completamente ubbidienti". Significa finire ciò che si è iniziato, completare un'opera. John Wesley definiva questo concetto di perfezione "un'obbedienza costante". Cioè, un cuore perfetto è un cuore reattivo, uno che risponde subito e totalmente ai sussurri, alle evocazioni e agli avvertimenti del Signore. Un cuore così dice sempre: "Parla, Signore, perché il tuo servo ascolta. Mostrami il cammino, ed io camminerò in esso".

 

Il cuore perfetto grida con Davide: "Investigami, O DIO, e conosci il mio cuore; provami e conosci i miei pensieri; e vedi se vi è in me alcuna via iniqua, e guidami per la via eterna" (Salmo 139:23-24).

 

Dio infatti investiga il nostro cuore; lo disse chiaramente a Geremia: "Io, l'Eterno, investigo il cuore" (Geremia 17:10). Il significato ebraico per questa frase è: "Io penetro, esamino profondamente".

 

Il cuore perfetto vuole che lo Spirito Santo venga ed investighi l'uomo interiore, faccia luce in ogni parte nascosta; investighi, scavi e porti alla luce tutto ciò che è diverso da Cristo. Quelli che nascondono un peccato segreto, però, non vogliono essere convinti, investigati o messi alla prova.

 

Il cuore perfetto desidera tutt'altro che una sicurezza o la copertura di un peccato. Cerca di stare sempre alla presenza di Dio, di dimorare in comunione. Comunione significa parlare con il Signore, condividere la sua dolce comunione, cercare il suo volto e conoscere la sua presenza.

 

Quando Dio investiga un cuore, non lo fa mai a scopo vendicativo ma per redimerlo. Il suo scopo non è quello di coglierci in fallo o di condannarci, ma piuttosto di prepararci ed entrare nella sua presenza santa come dei vasi puri.

 

"Chi salirà al monte dell'Eterno? Chi starà nel suo santo luogo? L'uomo innocente di mani e puro di cuore. Egli riceverà benedizioni dall'Eterno e giustizia dal DIO della sua salvezza" (Salmo 24:3-5).

venerdì 3 luglio 2009

I SEGRETI DEL SIGNORE

Matteo ci dice che Gesù parlava alla folla in parabole: "Gesù disse alle folle tutte queste cose in parabole, e parlava loro solo in parabole, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta: «Io aprirò la mia bocca in parabole e rivelerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo»" (Matteo 13:34-35).

 

Per molti cristiani oggi, le parabole sembrano molto semplici. Ma secondo Cristo ogni parabola nasconde un incredibile segreto. In ogni parabola raccontata da Gesù è nascosta una verità relativa al regno. E questa  verità la scoprono solo quelli che la cercano con diligenza.

 

Molti credenti trascurano le parabole. Pensano si tratti di una lezione ovvia e subito passano oltre. Oppure non ne capiscono il significato e non lo applicano a se stessi.

 

La Bibbia afferma chiaramente che il Signore ha dei segreti: "I suoi segreti sono per gli uomini retti" (Proverbi 3:32). Questi segreti sono stati sconosciuti sin dalla fondazione del mondo, ma Matteo ci dice che sono sepolti nelle parabole di Gesù. Queste verità nascoste hanno il potere di rendere liberi i cristiani. Ma sono pochi quelli disposti a pagare l'alto costo di scoprirle.

 

Considerate insieme a me una di queste parabole del Signore.

 

"Ancora, il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di belle perle. E, trovata una perla di grande valore, va, vende tutto ciò che ha, e la compera" (Matteo 13:45-46). Chi è il mercante in questa parabola? La radice greca qui ci fa capire che si trattava di un mercante all'ingrosso itinerante. Questo mercante era anche un assaggiatore, o un valutatore. In altre parole, si guadagnava da vivere valutando le perle costose in base alla loro qualità e al loro valore.

 

Sappiamo che Gesù è la perla di gran valore trovata dal mercante. Lui è molto costoso, di valore inestimabile, perché il mercante vende ogni altro suo possedimento per guadagnarlo. Credo che troviamo il significato della perla negli scopi eterni di Dio. Ovviamente, la perla apparteneva al Padre. Lui possedeva Cristo come qualsiasi altro padre possiede suo figlio. Infatti, Gesù è il bene più importante e costoso del Padre. Soltanto una cosa potrebbe spingere il Padre a dar via la sua perla inestimabile: l'amore.

 

Cristo è il tesoro nascosto nel campo. E in lui, io ho trovato tutto quello di cui ho bisogno. Non devo più cercare di trovare un significato nel mio ministero. Non devo più cercare soddisfazione nella famiglia o  negli amici. Non ho più bisogno di costruire qualcosa per Dio, di avere successo o di sentirmi utile. Non ho più bisogno di essere circondato da una folla, o di cercare di dimostrare qualcosa. Non devo più scervellarmi per cercare di compiacere tutti. Non ho più bisogno di pensare o ragionare per uscire dai miei problemi.

 

Ho trovato quello che cercavo. Il mio tesoro, la mia perla, è Cristo. E l'unica cosa che il Possessore mi chiede è: "David, ti amo. Permettimi di adottarti. Ho già firmato le carte con il sangue del mio Figlio. Ora sei un co-erede con lui di tutto ciò che possiedo".

 

Che baratto! Io gli do la mia spazzatura di auto-sufficienza e buone opere. Metto da parte le mie scarpe consunte dagli sforzi. Mi lascio indietro le notti insonni sulle strade del dubbio e della paura. E in cambio, vengo adottato da un Re. Questo è ciò che accade quando cerchi la perla, il tesoro, finché non lo trovo. Gesù ti offre tutto quello che è. Ti porta gioia, pace, scopo, santità. E diventa il tuo tutto - il tuo risveglio, il tuo sonno, il tuo giorno, il tuo pomeriggio e la tua sera.

giovedì 2 luglio 2009

VITTORIA SUL PECCATO CHE TI AFFLIGGE

Il peccato fa sì che i cristiani diventino codardi cupidi che vivono in una sconfitta umiliante. Non riescono a prendere una posizione coraggiosa contro il peccato a causa del peccato segreto che nascondono nelle loro vite. Scusano i peccati altrui per la disubbidienza dei loro cuori e non riescono a predicare la vittoria perché loro stessi vivono nella sconfitta.

 

Il re Davide aveva nemici. Quando Davide era a posto con il Signore e godeva di una buona comunione, nessuno dei suoi nemici poteva resistergli.

 

Ma quando Davide peccava e si estraniava dal Signore, i suoi nemici si facevano più forti e trionfavano su di lui.

 

Il peccato di adulterio di Davide seguì immediatamente una delle sue vittorie più schiaccianti. Questo grande uomo di Dio, cullandosi nella gloria di una grande vittoria, iniziò a concupire Bath-Sceba, uccise suo marito Uria e commise adulterio con lei. "Ma ciò che Davide aveva fatto dispiacque all'Eterno" (2 Samuele 11:27).

 

Perciò il Signore mandò il profeta Nathan da Davide. Il profeta non andò a consigliare Davide su come affrontare la sua colpa e la condanna. Al contrario, Nathan arrivò direttamente al punto della questione. "Tu hai disprezzato il comandamento del Signore. Hai fatto del male davanti al Signore. Sei colpevole di un peccato segreto". Davide scappò nel deserto - un uomo piangente, scalzo, codardo, privo del suo potere e del suo coraggio a causa del peccato.

 

Abbiamo avuto abbastanza insegnamenti su come vincere i nostri problemi e la paura. Ma non abbiamo abbastanza su come affrontare il peccato nelle nostre vite. Come possiamo vincere un peccato che è diventato un vizio? Dov'è la vittoria sul peccato che è diventato quasi parte della tua vita?

 

Non ho formule né soluzioni semplici. So che quelli che stanno combattendo le lotte fra la carne e lo spirito possono trovare tanto conforto nella Bibbia. Anche Paolo combatteva lo stesso tipo di battaglia, contro lo stesso genere di nemico. Egli confessò: "Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio" (Romani 7:19).

 

Molti cristiani oggi non hanno piantato il timore di Dio nel loro cuore per mezzo dello Spirito Santo. Lo scrittore dei Proverbi dichiara: "Con la bontà e la verità l'iniquità si espia, e con il timore dell'Eterno uno si allontana dal male" (Proverbi 16:6). "Non ritenerti savio ai tuoi occhi, temi l'Eterno e ritirati dal male" (3:7). "Il timore dell'Eterno è una fonte di vita che fa evitare i lacci della morte" (14:27).

 

Il "timore di Dio" di cui parla qui indica molto più che uno stupore ed un rispetto riverenziale. Non possiamo ricevere la piena rivelazione della verità di Dio se in noi non è radicato profondamente questo timore. Ogni rivelazione è legata a questo santo timore.

 

Sono convinto che senza il timore di Dio non possiamo sperimentare una  liberazione duratura dal peccato. Eppure, in molte chiese il timore del Signore è diventato un argomento tabù. Quand'è stata l'ultima volta che hai sentito un sermone sul timore di Dio?

 

Uno dei motivi per cui questo accade è che la nostra società troppo permissiva ha invaso la casa di Dio. Negli ultimi anni, il termine "grazia" è diventato una copertura per il peccato. Come scrive il Salmista, "Non c'è alcun timore di Dio davanti ai suoi occhi" (36:1).

mercoledì 1 luglio 2009

GEREMIA-UN UOMO DI UN ALTRO STAMPO

Geremia parlò di impegnarsi con il cuore a cercare il Signore (vedi Geremia 30:21). Geremia si determinò di cercare il Signore, e la Parola di Dio giunse a lui. Molte volte leggiamo a proposito del profeta: "La parola del Signore venne a Geremia".

 

Molti commentatori definiscono Geremia il profeta del pianto, e questo è certamente vero. Ma quest'uomo ha portato anche la novella più lieta e più degna di lode dell'Antico Testamento. Dopo tutto, aveva predetto la Gloria a venire (vedi Geremia 32:40).

 

Ora, questa è una buona novella. La profezia che Geremia dà è piena di misericordia, grazia, gioia, pace e benignità. Ma vedete c'è una storia  personale dietro ciascuna delle parole di Geremia qui contenute. E questa storia comprende un cuore infranto molto più di quanto possa sopportare un essere umano.

 

Geremia scrisse: "Le mie viscere, le mie viscere! Mi contorco dal dolore. Oh, le pareti del mio cuore! Il mio cuore batte forte dentro di me. Io non posso tacere, perché, o anima mia, ho udito il suono della tromba, il grido di guerra" (4:19). "Oh, fosse la mia testa una sorgente d'acqua e i miei occhi una fonte di lacrime, perché pianga giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo!" (9:1).

 

Geremia piangeva con lacrime sante che non erano sue. Infatti, questo profeta aveva in realtà sentito Dio parlare del suo proprio pianto, del suo cuore rotto. Prima di tutto, il Signore avvertì Geremia che avrebbe mandato il giudizio su Israele. Poi disse al profeta: "Per i monti eleverò pianto e gemito e per i pascoli del deserto un lamento" (9:10). Il termine ebraico per lamento qui significa "pianto". Dio stesso stava piangendo per il giudizio che sarebbe venuto sul suo popolo.

 

Quando Geremia udì queste parole, condivise il peso di Dio e il suo pianto per il popolo. Ma cosa accade quando condividiamo il peso del pianto di Dio? Il Signore in cambio condivide la sua stessa mente e i suoi pensieri.

 

Geremia ne fu testimone. Gli fu data conoscenza e un discernimento dei tempi che gli permisero di sapere cosa sarebbe avvenuto. "L'Eterno degli eserciti che ti aveva piantato ha decretato sventura contro di te. L'Eterno me l'ha fatto sapere e io l'ho saputo; allora tu mi hai mostrato le loro azioni" (Geremia 11:17-18). Qualsiasi santo rotto, saturo della Parola, riceverà il discernimento dei tempi.

 

Credo che Dio abbia un cuore umano, e quel cuore è Cristo, che è l'essenza stessa del Padre. Lui è il cuore umano di Dio, che è toccato dai sentimenti delle nostre infermità. Lui ha pianto! Lui ha cantato! Lui ha gioito.

 

Preziosi uomini di Dio hanno il privilegio di condividere i sentimenti, la gioia e il dolore di questo eterno cuore umano di Dio.