mercoledì 31 luglio 2013

CONDIVISIONE DI UNA LETTERA RICEVUTA DAL NOSTRO MINISTERO

“Caro Pastore David, qualche anno fa mio marito ha perso un lavoro che per lui era molto importante. È stata una tragedia per lui, infatti ha perso la propria autostima e la sua buona entrata e non si è mai ripreso. Anche se ora è impiegato, la sua paga attuale è meno della metà di quella precedente. Adesso sono io che mando avanti la famiglia principalmente.

“Qualche settimana fa stavo cercando qualcosa da leggere, quando il Signore mi ha portato ad una scatola piena di fogli che avevo conservato. Ho tirato fuori uno dei tuoi vecchi sermoni, “Un Luogo chiamato Disperazione”. Nel leggere quel messaggio, lo Spirito di Dio mi ha ministrato dicendomi che è proprio qui che mi trovo – nella disperazione, alla fine di me stessa!

“Dio mi ha mostrato, attraverso il tuo messaggio, che ho iniziato ad adirarmi con mio marito. Dipendevo da lui – nella carne. Ho bisogno di rivolgermi soltanto a Gesù come mia speranza, come l’Unico che può provvedere per me e portarmi fuori da questi problemi. Ora so che mio marito non potrà mai farlo. Ma nel leggere il tuo messaggio, ho ricevuto certezza che Dio è con me.

“La mia prova, tuttavia, non è ancora finita. È ancora molto dura. A volte quando mi soffermo a guardare il percorso, vedo dei potenziali disastri circondarci come accadde ai figli d’Israele. Ma Dio mi ha mostrato che avevo dubitato del Suo amore per me e della Sua fedeltà nel provvedere per me.

“Mi sono anche resa conto che, come hai insegnato, sono stata brava a sopprimere le mie paure e non ho mai annientato i miei dubbi. Ora voglio porre fine a tutto questo. Io scelgo di lodare Dio perché mi ama e provvede per me, anche se ancora non vedo questa provvidenza”.

Caro santo, forse ci saranno altre brutte giornate in futuro, ma devi giungere in quel luogo in cui puoi dire, “Gesù, getto ogni mio peso su di Te adesso. Io sono erede delle ricchezze di Dio in Cristo Gesù. E so che quelle ricchezze includono una provvidenza piena per tutti i miei bisogni materiali”.

Puoi credere e confidare in Dio per tutto questo!

martedì 30 luglio 2013

LA CONSOLAZIONE DEL PADRE

Immagina un figlio adottato che ha maturato ed ereditato la signoria su tutti i possedimenti del padre. Eppure questo figlio continua a sudarsi la vita coi servi, vivendo sotto i termini della schiavitù.

È giusto che il padre di questo giovane lo consoli nei suoi legami, assicurandogli che è amato e che tutto andrà bene? Certo che no. Qualsiasi padre che ami suo figlio vorrebbe che questo reclamasse la sua eredità e lasciasse la povertà. Lo esorterebbe ad appropriarsi delle ricchezze che gli appartengono!

Allo stesso modo, Dio non vuole soltanto consolarci nel nostro legame. Piuttosto, Egli viene a noi dicendoci, “Figlio, figlia, quando prenderai il tuo posto a fianco a Me? Quando verrai nella Mia casa ad appropriarti di tutte le risorse che ora sono tue di diritto?”

“Ora perché voi siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori che grida: «Abba, Padre». Perciò tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede di Dio per mezzo di Cristo” (Galati 4:6-7).

Se Gesù è il tuo Signore e Salvatore, allora sei un figlio di Dio, e in quanto tale, sei automaticamente erede e coerede con Cristo di tutte le ricchezze del Padre!

Certo, la nostra posizione come eredi non ha nulla a che fare con i beni materiali. Dire che Cristo sia morto per renderci ricchi di oro ed argento è una bestemmia. La Bibbia dichiara, “Poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 2:9). Ciò significa che Dio ha donato a Gesù tutte le ricchezze in gloria; dunque, Egli possiede ogni risorsa necessaria a portarci fuori da ogni brutta giornata che possiamo affrontare.

Eppure ti chiedi, “Dio non s’interessa anche al nostro benessere materiale? Tutte le mie brutte giornate hanno a che fare con la mia mancanza di soldi. Mi preoccupo sempre delle mie scadenze”.

Amato, tuo Padre inizia prendendosi cura dei tuoi bisogni fisici. La Sua Parola promette, “Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù” (Filippesi 4:19). Il termine greco per bisogno qui deriva da una radice che indica “gestire ogni affare, ogni mancanza e necessità”.

Paolo sta dicendo, “Dio è fedele da prendersi cura di ogni cosa che ti riguarda – gli affari, le finanze e tutto il resto. Ciò copre il tuo impiego, il cibo, i tuoi vestiti e la tua casa. Ma ci sono ancora le ricchezze della Sua bontà – forza, sapienza e grazia, come pure le ricchezze della Sua piena certezza di salvezza. E, al di là persino di questo, ci sono le Sue ricchezze insondabili”.

lunedì 29 luglio 2013

POTENZA IN TEMPI DURI by Gary Wilkerson

Ho visitato una chiesa a El Salvador in cui l’entrata media dei membri è di quattro dollari al giorno. Sono rimasto stupito nell’apprendere che le persone donavano due di quei quattro dollari in beneficienza. Quando ho chiesto perché donassero così tanto, tutti mi hanno risposto, “Perché Gesù ci ha detto di donare ai poveri”.

Quando ho fatto notare che anche loro vivevano nel bisogno, mi hanno risposto, “Oh, no! Noi siamo benedetti e vogliamo benedire a nostra volta”.

Non si tratta di cuori impuri o gonfi di arroganza. Possiamo dire lo stesso di noi? Come cristiani, saremmo disposti a benedire altri quando noi stessi abbiamo poco nei nostri conti? Oppure ci faremo indietro quando si tratterà di benedire come noi siamo stati benedetti?

I tempi difficili a venire riveleranno la condizione dei nostri cuori. Per la prima volta nella storia, meno del 50% degli americani si identifica con credenti di questo tipo. Questa percentuale è persino inferiore – 30% - per chi ha meno di trent’anni. Molti di questi segnano “nessuna” come affiliazione religiosa. Si stima che entro una decina d’anni questa generazione sarà completamente persa nel secolarismo e nell’ateismo. E l’intolleranza verso i cristiani potrà solo crescere.

Cosa faremo a riguardo? Lo scrittore agli Ebrei risponde, “Ora ricordatevi dei giorni passati nei quali, dopo essere stati illuminati, avete sostenuto una grande lotta di sofferenza” (Ebrei 10:32). Dio trasformò le sofferenze di quei cristiani primitivi in strumenti per la potenza dell’evangelo: “Talvolta esposti a oltraggi e tribolazioni…avete accettato con gioia di essere spogliati dei vostri beni, sapendo di avere per voi dei beni migliori e permanenti nei cieli. Non gettate via dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso. «Ancora un brevissimo tempo, e colui che deve venire verrà e non tarderà. E il giusto vivrà per fede; ma se si tira indietro l'anima mia non lo gradisce». Ma noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che credono per la salvezza dell'anima” (10:33-39).

Questo passo è duro, certo, ma c’è una buona notizia racchiusa qui. Dio sta dicendo che nel mezzo delle tenebre che avanzano, Egli sta compiendo qualcosa di glorioso, innalzando la chiesa degli ultimi giorni come una testimonianza della Sua potenza in tempi duri.

venerdì 26 luglio 2013

EGLI CI HA ADOTTATI

Credo che le difficoltà spesso siano volte a portarci ad un livello di maturità che ci faccia uscire dai legami dell’infantilismo. Considera il modo in cui reagiscono i bambini; un minuto prima ridono e quello dopo urlano. Si feriscono facilmente e piangono molto. Nonostante tutto ciò, dei buoni genitori amano e consolano i loro figli attraverso tutte le esperienze della vita.

Allo stesso modo, come cristiani, a volte mettiamo il broncio o iniziamo i nostri capricci carnali quando affrontiamo periodi difficili. Piangiamo, “Okay, Dio, se questo è il modo in cui intendi trattarmi, se hai intenzione di continuare a permettere che mi accadano cose brutte, allora perché dovrei pregarti?”

Tuttavia, il nostro Padre celeste ci ama e ci consola in ogni nostra crisi, in ogni peso, nei nostri alti e bassi infantili. Il suo grande desiderio è che in mezzo alle nostre prove iniziamo ad afferrare la conoscenza di chi siamo e di ciò che possediamo come Suoi figli. Egli sa che ogni volta che siamo sballottati dai venti e dalle ondate delle nostre emozioni, spesso dimentichiamo di essere Suoi figli e iniziamo a vivere a un livello decisamente inferiore rispetto ai nostri privilegi. Ma la Sua Parola ci dice che siamo Suoi eredi e coeredi col nostro fratello maggiore, Gesù!

“Ora io dico che per tutto il tempo che l'erede è minorenne non è affatto differente dal servo, benché sia signore di tutto” (Galati 4:1). Paolo sta parlando di un’usanza romana di quel tempo. I bambini venivano adottati da un magnate e poi affidati a un tutore finché non avessero avuto otto anni. Dagli otto ai venticinque anni, il ragazzo sarebbe stato sottoposto all’autorità di un guardiano. In tutti quegli anni, il ragazzo restava erede di una fortuna sulla quale però in sostanza non aveva controllo o potere durante la sua vita.

Paolo dice che questo ragazzo illustra coloro che vivono sotto la legge. La legge è il tutore che ci istruisce ai comandamenti di Dio. Poi giunge il tempo in cui il nostro studio finisce e dobbiamo prendere il nostro posto in qualità di eredi delle ricchezze di Dio mediante la grazia di Cristo. Tuttavia, molti cristiani vivono ancora secondo le buone opere e i regolamenti, senza capire la loro posizione di figli di Dio. “Così anche noi, mentre eravamo minorenni, eravamo tenuti in servitù” (verso 3). Costoro servono Dio ancora come schiavi, legati dalla paura, la colpa e la disperazione, perché non capiscono la loro adozione.

Paolo dice a tali credenti, “Siete ancora infantili nel vostro modo di pensare, gemendo sotto il legame della legge che avete stabilito per voi stessi. Non vedete che ora siete signori su ogni cosa, capaci di partecipare di tutto ciò che vostro Padre possiede. Egli vi ha adottati, amati e posti in una scuola per prepararvi”. 

giovedì 25 luglio 2013

PERSINO L’APOSTOLO PAOLO AVEVA BRUTTE GIORNATE

Paolo venne colpito da una brutta giornata nel suo viaggio per la Macedonia. “Da quando infatti siamo arrivati in Macedonia, la nostra carne non ha avuto requie alcuna, ma siamo stati afflitti in ogni maniera: combattimenti di fuori, paure di dentro” (2 Corinzi 7:5). Questo santo confessò che il suo uomo interiore era lacerato non solo da un timore, ma da molti!

In effetti, Paolo non era un superuomo. Egli era soggetto alle stesse emozioni umane che tutti noi affrontiamo. A un certo punto, tutti i credenti dell’Asia gli si rivoltarono contro, gente per la quale aveva dato l’anima. Scrisse, “In quanto a me molto volentieri spenderò, anzi sarò speso per le anime vostre, anche se amandovi più intensamente sono amato di meno” (2 Corinzi 12:15).

Sì, Paolo ebbe dei giorni orribili. Ma non si lasciò mai andare ai suoi sentimenti e alle tentazioni che li accompagnavano. Egli testimoniò nel suo momento peggiore: “Sono ripieno di consolazione e sovrabbondo di gioia in mezzo a tutta la nostra afflizione” (2 Corinzi 7:4). Poi aggiunse: “Ma Dio, che consola gli afflitti, ci ha consolati” (verso 6).

Stai attraversando una brutta giornata, una brutta settimana, una lunga stagione di abbattimento? Sei abbattuto, scoraggiato, hai pensieri di arresa? Se è così, come pensi che Dio reagisca alla tua prova? Forse ti rifiuta o ti castiga? No, mai! Paolo afferma, “Il Signore non ti è mai così vicino, mai così pronto ad aiutarti di quando sei giù e sei ferito”.

“Benedetto sia Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, per mezzo della consolazione con cui noi stessi siamo da Dio consolati, possiamo consolare coloro che si trovano in qualsiasi afflizione” (2 Corinzi 1:3-4). Il termine greco per consola qui significa “confortare o incoraggiare, chiamare al proprio fianco”. Che verità meravigliosa! Quando passiamo delle brutte giornate, il nostro Padre celeste le usa per attirarci più vicino a Lui.

mercoledì 24 luglio 2013

QUANDO ARRIVA UNA BRUTTA GIORNATA

Le mie brutte giornate arrivano quasi sempre mentre sono appartato col Signore, investigando la Sua Parola. Posso essere sopraffatto da un senso d’ignoranza nell’avvertire un enorme oceano di verità davanti a me, sapendo di non riuscire a comprenderlo per quant’è vasto.

Mi sento ancora più frustrato quando leggo i grandi scritti di predicatori che sono vissuto 300 anni fa. Finisco per gridare, “Oh, Signore, sono come un bambino nella mia comprensione in confronto a questi giganti spirituali. Loro vissero in un’epoca presumibilmente oscura, eppure come giovani scrissero di questioni che ancora afferro a fatica alla mia anziana età. Perché per me è così difficile capire?”

L’unica risposta che ricevo è quanto ascolto nelle parole di Paolo: “Non per opere, affinché nessuno si glori” (Efesini 2:9). Ogni potenza riposa in Dio, inclusa la potenza di comprendere la verità e conservare una vita integra. Questo grande tesoro è riposto in vasi di terra affinché tutta la gloria sia solo Sua.

Se le tue brutte giornate includono un attacco demoniaco alla tua fede, potresti essere tentato a pensare che non sei spirituale solo a causa di tali attacchi. Tuttavia niente potrebbe essere più lontano dalla verità.
Un uomo devoto mi chiamò in lacrime ed esplose, “Ho appena avuto il giorno peggiore della mia vita e non so che fare! Uno strano sentimento mi ha sopraffatto oggi e non riesco a scuotermelo di dosso. Fratello Dave, non so se c’è un Dio!”

Il giovane non aveva idea da dove provenissero i suoi sentimenti di dubbio ed era scioccato e ferito da quel terribile pensiero che si era insinuato nella sua mente. Confessò, “Non riesco ad avvertire la presenza di Dio. Ed ora non riesco a non dubitare che Egli esista. Cosa farò? Non voglio covare questi orribili pensieri!”

Gli dissi, “Non temere e non ti scoraggiare. Credimi, questo è un vecchio trucco del diavolo e a lui piace giocarlo a giovani credenti preziosi a Dio. Sta cercando di colpire la tua fede e di confonderti”.

Potei dire a quel giovane la stessa cosa che avevo detto a mio figlio Gary mentre attraversava un brutto periodo: “Escine fuori. Il tuo Padre celeste sa esattamente cosa stai passando e ti sosterrà in tutto questo. Ricorda, Dio ha promesso di non lasciarti mai. Continua soltanto a rivolgerti a Lui – solo per fede!” 

martedì 23 luglio 2013

TESORI IN VASI DI TERRA

La vita cristiana non è una vita di rose e fiori. Ogni credente avrà delle brutte giornate, non importa quanto santo sia. La maggior parte dei cristiani sa che Gesù non è un salvatore “solo dei bei momenti”. Egli è con noi non solo quando le cose vanno bene, ma anche durante le nostre giornate storte. Quando tempi duri ci colpiscono, Egli non scompare dicendo, “Ritorno quanto avrai risolto tutto”. No, Egli è fedele e premuroso in ogni stagione.

L’apostolo Paolo si riferisce a questo quando scrive, “Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi” (2 Corinzi 4:7). Il tesoro a cui Paolo fa riferimento è la conoscenza e la presenza di Gesù Cristo.

Il termine greco usato da Paolo per terra è “argilla fragile”, e significa “debole, facilmente spezzabile, facilmente tentabile”. Sta dicendo, “Sì, la presenza di Gesù dimora nei nostri corpi stessi. Ma i nostri corpi sono deboli, facilmente tentabili e facilmente spezzabili”.

La verità è che tutti noi soffriamo di ciò che la Bibbia definisce “infermità”. Per molti cristiani, un’infermità comune della vita è una costituzione fragile o una salute cagionevole. Paolo parla delle frequenti malattie di Timoteo, definendole “le tue frequenti infermità” (1 Timoteo 5:23). Il termine greco per infermità qui indica “malaticcio, senza forze, flebile di corpo e di mente”.

Eppure esistono altre infermità oltre a quelle fisiche e sono altrettanto difficili da affrontare. Secondo me le infermità della mente sono probabilmente le più diffuse. Parlo di quelle inspiegabili volte in cui i tuoi sentimenti ti tradiscono e ti giocano brutti scherzi alla mente. Lasciami spiegare.

Il senso di colpa, la paura e l’ansietà sono tutte infermità della mente. Potresti soffrirne a causa del tuo passato o a causa di qualche peccato che ancora soggioga la tua vita. E queste infermità non possono far altro che influenzare i tuoi sentimenti.

Se stai attraversando questo tipo di prova, devi capire che non sei poco spirituale nel sopportare tali attacchi. Sei ancora figlio del tuo Padre celeste, e Lui non ti lascerà combattere da solo. Manderà lo Spirito Santo a scacciare ogni tuo dubbio. Non cercare di discutere col diavolo, perché non puoi provargli niente. Piuttosto, quando arriverà il prossimo attacco, corri dal tuo Padre celeste. Poi attendi – con pazienza e speranza!

lunedì 22 luglio 2013

VIVERE UNA VITA POTENZIATA DA DIO by Gary Wilkerson

Molti di noi vogliono conoscere la via di Dio e udire le verità evangeliche, però evitiamo di viverle. Tristemente, nella chiesa di oggi è accettabile godere dei sermoni e adorare, per poi tornare a casa identici a prima.

Paolo disse della sua testimonianza, “La mia parola e la mia predicazione non consistettero in parole persuasive di umana sapienza, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza” (1 Corinzi 2:4). Se non viviamo una vita potenziata da Dio, il problema è in noi, non nel Signore.

Dio non ha smesso di dare potenza al Suo popolo nel 100 D.C. Gesù non disse mai “Farete opere maggiori di queste – fino alla Riforma”. Paolo predicò un messaggio dall’evangelo potente e voleva questa potenza per Timoteo per un motivo specifico: “ Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili, perché gli uomini saranno amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l'apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza; da costoro allontanati” (2 Timoteo 3:1-5).

Paolo qui sta parlando di gente che va in chiesa, ma li descrive come aventi solo “la forma della pietà”. A tali cristiani non dispiaceva recarsi in sinagoga, leggere brani spirituali o prendere parte ad attività religiose. Tuttavia, il consiglio di Paolo a Timoteo fu, “Evitali”. Stava dicendo, “È pericoloso circondarsi di tali persone. Inizierai a pensare che il loro stile di vita sia accettabile. Forse sembrano consacrati, ma il Signore guarda il cuore – e Lui vede impurità e arroganza”.

Paolo disse che questi cristiani “imparano sempre, ma senza mai pervenire ad una piena conoscenza della verità” (3:7). In altre parole, ascoltavano tutti gli insegnamenti evangelici senza mai prenderli a cuore. Ciò li rendeva impotenti, diceva Paolo, perché costoro “si opponevano alla verità” (3:8). 

Nota come Paolo inizia questo passo: “Negli ultimi giorni verranno tempi difficili” (3:1). Egli rende chiaro che un cristianesimo “normale” non sarà sostenibile nei giorni a venire, che questi tempi pericolosi faranno vacillare una fede superficiale. Forse sono l’ultimo dei cristiani profetici viventi, ma persino io riesco a vedere tempi duri all’orizzonte. Quando l’economia globale traballa, l’americano medio affronta il disastro finanziario, il subbuglio politico aumenta, allora c’è bisogno di qualcosa di più.

Cosa farà la maggior parte dei cristiani quando le cose si metteranno davvero male? I nostri cuori sono davvero preparati ad affrontare tempi duri? Prego che reagiremo come fece la chiesa degli Atti quando apprese di un’imminente carestia. Essi non ammassarono beni per fronteggiare quell’incombente minaccia. Piuttosto, raccolsero un’offerta per altre chiese, sapendo che queste avrebbero sofferto. 

venerdì 19 luglio 2013

CONSIDERA IL TUO COMPORTAMENTO

Grazie a Dio per il profeta Aggeo. Ecco un uomo di Dio che viveva nella vittoria, uno che aveva la mente di Dio, che camminava nella grazia e il cui cielo era aperto. Egli si recò sul sito del tempio incompleto di Gerusalemme e diede a Zorobabele e Giosuè questo ammonimento: “È forse questo il tempo per voi di abitare nelle vostre case ricoperte, mentre questo tempio giace in rovina?. Perciò ora dice l'Eterno degli eserciti: «Considerate bene il vostro comportamento!” (Aggeo 1:4-5).

Era la chiamata a smettere di concentrarsi su sé stessi – non solo sulla propria comodità, ma anche sulla propria disperazione. Aggeo stava dicendo, “Dimenticate il passato! È tempo che vi alziate dal vostro letargo. Nonostante tutto il vostro peccare, Dio vuole che riprendiate il lavoro da dove l’avete lasciato. Ora, prendete gli strumenti di lavoro e riacquistate la vostra fede nel Signore. Ritornate allo stanzino della preghiera, alla fiducia in Dio. Presto riudrete la Sua voce!”

La Scrittura dice, “Così l'Eterno destò lo spirito di Zorobabel…e lo spirito di Giosuè…e lo spirito di tutto il resto del popolo; allora essi vennero e iniziarono il lavoro sulla casa dell'Eterno degli eserciti, il loro Dio” (verso 14). Allora Dio fece loro questa promessa: “Considerate bene da oggi in avanti…da questo giorno in poi, io vi benedirò” (2:18-19).

Zorobabele e Giosuè camminavano di nuovo in fede e giustizia. Ed ora il profeta aveva portato loro la migliore parola di tutte: Dio avrebbe rimosso l’ostacolo che li aveva quasi distrutti! “Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabel diventerai pianura. Ed egli farà andare avanti la pietra della vetta tra grida di: "Grazia, grazia su di lei!” (Zaccaria 4:7).

Amato caro, la tua prova implica tutto questo. Dio desterà il tuo spirito ancora una volta e tu vedrai l’adempimento della tua chiamata. Lo Spirito Santo distruggerà ogni fortezza nella tua vita – non mediante la tua forza, ma la Sua. Allora finirai il corso che Dio ha preparato davanti a te. E, come Zaccaria, lo farai gridando, “Grazia, grazia! Dio è stato misericordioso e fedele con me!” 

giovedì 18 luglio 2013

NÉ PER FORZA NÉ POTENZA

“Né per forza, né potenza, ma per lo Spirito mio, dice il Signore” (Zaccaria 4:6).

Il Signore inviò due uomini in missione per ricostruire il tempio decaduto di Gerusalemme. Zorobabele e il sommo sacerdote, Giosuè, erano dei capi pii che obbedivano al Signore e portavano avanti la Sua opera con zelo e fedeltà.

All’inizio dovettero lavorare contro una dura opposizione. Gruppi di giudei sviati e idolatri e samaritani gelosi contrastavano l’opera, tentando il tutto per tutto per ostacolarla. Alla fine, questi gruppi riuscirono a far sì che Ciro regnasse contro la missione dei due uomini. Dopo di ciò, Zorobaele e Giosuè si stancarono della lotta, dell’opposizione, delle calunnie e dei giudizi malevoli. Così, nei successivi sedici anni, l’opera di Dio si fermò.

Tuttavia, Zorobabele e Giosuè non avevano mai ricevuto il comando da parte di Dio di ritirarsi. La Bibbia non riporta di alcun editto di Ciro che effettivamente revocasse il permesso di edificazione. Quindi il loro lavoro non avrebbe dovuto perdere neanche un colpo. La verità è che Dio aveva ancora tutta la potenza necessaria per aiutarli ad andare avanti.

In tempi simili, Satana compare sempre fornendo una teologia distorta che supporti uno stile di vita compromesso. La dottrina in questo caso fu: “Non è ancora il tempo di Dio. La parola da parte di Ciro l’ha reso chiaro. Il Signore ci farà sapere quando il tempo sarà propizio per costruire. Nel frattempo, edifichiamo le nostre case. Abbiamo bisogno di goderci la nostra religione!”

Per dirla con parole semplici, il popolo d’Israele – inclusi questi due uomini pii – erano colpevoli di palese incredulità. Avevano perso ogni certezza che Dio li dirigesse e li sostenesse.

Vedo lo stesso spirito d’incredulità all’opera oggi. Alcuni predicatori mi hanno detto molto schiettamente, “Conto i giorni alla mia pensione. Sono stufo di questa gente! Non voglio più occuparmi delle loro cose. Non appena giungerà il giorno della mia pensione, sono fuori da qui”.

No! Che questa non sia mai l’attitudine di alcun servo di Dio. Lo Spirito Santo è uno Spirito di solerzia e se vivi e ministri nello Spirito, allora più sarai anziano e più ministrerai e più diventerai forte nel cammino. L’opera di Dio dovrebbe diventare sempre più emozionante, ogni anno di più! 

mercoledì 17 luglio 2013

RITORNARE IN EGITTO

Isaia parla di un Cristo che guarisce la lingua balbuziente (vedi Isaia 33:9). Il termine ebraico per “balbuzie” in questo passo significa “pronuncia difettosa”. È la voce dell’incertezza e dell’esitazione, qualcuno che proferisce una parola priva di potenza o parvenza di verità.

Ascolta le parole solenni del profeta sul soggetto: “Poiché l'uomo spregevole proferisce cose spregevoli e il suo cuore si dà all'iniquità, per commettere empietà” (32:6). Il termine ebraico per spregevoli qui significa “pazzia, un crimine malvagio”. Deriva dal termine nabal, che indica “stolto, folle”.

Isaia ci sta dicendo, “Soltanto un uomo malvagio e stolto cerca di offrire la parola di Dio mentre continua ad indulgere nel peccato. Le sue parole sgorgano come un parlare folle!” Un tale commette “empietà e dice cose irriverenti contro l'Eterno, per lasciare vuoto lo stomaco dell'affamato e far mancare la bevanda all'assetato” (stesso verso). Il suo errore finisce per sviare altri.

Sono convinto che un peccato in particolare, più degli altri, causa una distorsione tanto palese della verità. È il peccato dell’incredulità, che dilaga in molti ministeri oggi.

Dio definisce il peccato dell’incredulità come “ritornare in Egitto”. “Guai a quelli che scendono in Egitto…ma non guardano al Santo d'Israele e non cercano l'Eterno” (31:1). “Guai ai figli ribelli…che vanno giù in Egitto senz'aver consultato la mia bocca” (30:1-2).

Isaia era esterrefatto nel vedere molti capi d’Israele montare i propri cavalli e galoppare verso l’Egitto per cercare di ottenere consigli sulla politica e la sicurezza nazionale. Si trattava degli stessi uomini che avevano detto al profeta di non avere tempo per cercare l’Eterno o consultarsi con Lui. Ma Dio non prese tali azioni alla leggera. Egli le definì ribellione e proferì guai su di esse!

Oggi non è cambiato niente. Migliaia di cristiani girano il paese in lungo e in largo frequentando seminari e conferenze con la mentalità “vai-in-Egitto”. Creano connessioni, strategie, prendono in prestito metodi mondani, ricevono consigli ispirati dalla carne. In breve, sono alla ricerca di qualsiasi novità che possa eccitarli.

Ma il servo che prega e che confida completamente in Dio sa di non avere tempo per concetti egiziani. L’unico luogo in cui corre è lo stanzino della preghiera – in cui riceve consiglio sulle ginocchia! 

martedì 16 luglio 2013

UN VERO SERVO DI DIO

Quando il profeta Isaia predisse la venuta del Cristo e del Suo regno, egli evidenziò quali sarebbero state le caratteristiche dei Suoi veri ministri. Nel farlo, definì il nostro ministero in questi ultimi giorni dicendo, in poche parole, “Voglio che conosciate i segni distintivi del vero popolo di Dio, coloro che ministreranno proprio prima che il Principe della Pace venga a regnare!”

Isaia inizia con queste parole: “Ecco, un re regnerà secondo giustizia” (Isaia 32:1). Poi il profeta aggiunge, “Ognuno di essi sarà come un riparo dal vento e un rifugio contro l'uragano, come ruscelli d'acqua in luogo arido, come l'ombra di una grande roccia in una terra riarsa” (verso 2).

È chiaro per me che Isaia stia parlando di Cristo. Egli prosegue dicendoci che un vero servo di Dio predicherà che Cristo è sufficiente ad ogni cosa! Infatti, un tale credente prende del tempo con Gesù, confidando che il suo Signore renderà la sua anima un giardino ben annaffiato. Costui vive in una quieta sicurezza, il suo spirito è nel riposo e ripieno di pace.

Questo vero servo di Dio non ha “tempeste” ruggenti nell’anima a motivo del peccato. Al contrario, egli confida pienamente che lo Spirito Santo mortifichi il suo peccato, e il suo spirito è libero come un uccello. Non ha preoccupazioni o timori, perché ogni cosa è chiara tra lui e il suo Signore. C’è un canto nel suo cuore perché Cristo è il suo diletto!

Inoltre, questo servo sa che nessuno può fargli del male, perché si aggrappa alla sicurezza e alla consolazione della promessa di Dio di difendere il giusto. Nessun’arma fabbricata contro di lui potrà prosperare, perché Dio Stesso sorgerà contro ogni lingua che si alzerà contro di lui. Dio è la sua difesa in una terra desolata!

Isaia evidenzia due segni distintivi del servo giusto. Primo, egli ha discernimento e, secondo, conosce distintamente la voce di Dio: “Gli occhi di quelli che vedono non saranno più offuscati e gli orecchi di quelli che odono staranno attenti” (Isaia 32:3).

Ne vediamo un esempio nel primo incontro di Gesù con Natanaele. Quando Gesù lo vide andargli incontro, esclamò, “Ecco un vero Israelita, in cui non c'è inganno” (Giovanni 1:47). In altre parole, “Guardate, fratelli! Ecco un uomo che non è ipocrita. Non c’è inganno in lui, nessuna immoralità. È un vaso puro!”

lunedì 15 luglio 2013

LA MAGGIOR PARTE DEI CRISTIANI NON HA POTENZA by Gary Wilkerson

“A chiunque è stato dato molto, sarà domandato molto” (Luca 12:48).

La maggior parte dei cristiani non ha potenza. Per alcuni lettori, quest’affermazione suonerà audace, per altri ovvia. Ad ogni modo, è un commento sulla chiesa che vorrei non fare.

Considera come oggi appare un cristianesimo “normale” in un credente tipo. Questa persona è un po’ egoista e un po’ materialista, e la maggior parte delle se scelte personali sono volte al miglioramento della propria vita. Ciò include le se ricerche spirituali, dai gruppi di chiesa ai podcast che scarica, ai seminari che frequenta.

Non c’è niente di sbagliato in tutto ciò. Il nostro Signore vuole che le nostre vite siano benedette, ma per alcuni cristiani queste non sono altro che ricerche mondane. Riguardano il miglioramento di sé stessi, non il regno di Dio, e possono svuotare un credente della potenza del vero evangelo.

Ciò che passa per cristianesimo normale oggi dev’essere oltraggioso per Dio. Non è solo impotente, ma è privo di passione, di sacrificio di sé. In altre parole, è privo della croce, e quindi privo di Cristo. Non fraintendere, io credo fortemente nella grazia di Dio e non metterei mai un peso inappropriato su nessuno. Ma è tempo che la chiesa faccia il suo inventario spirituale per vedere se le nostre ricerche “spirituali” ci stanno conducendo più vicino al cuore di Dio oppure ci stanno facendo girare a vuoto.

Lasciami porre una domanda. Pensi che per la tua salute spirituale sarebbe meglio frequentare una chiesa che non predica molto del vangelo, che non insegni molto della Parola di Dio o non abbia molta passione per il Suo regno? Una chiesa in cui nessuno veramente vive i Suoi comandamenti? Oppure sarebbe meglio frequentare una chiesa che esalta la Parola di Dio, proclama il vangelo e ha una cellula familiare per ogni tipo di credente?

Io umilmente suggerirei che la seconda opzione potrebbe essere più pericolosa per la tua salute spirituale. Perché? Perché Gesù dichiara che a chi è stato dato molto, molto sarà richiesto. Per qualcuno la cui vita non corrisponde alla verità biblica che gli è stata insegnata, il Giorno del Giudizio sarà spaventoso.

venerdì 12 luglio 2013

QUANDO DIO NON PARLA PIÙ

Isaia profetizzò fedelmente a Israele che “gli orecchi di coloro che odono” un giorno sarebbero stati aperti. Però, tristemente, i suoi uditori chiusero le orecchie alla voce di Dio. Volevano restare aggrappati al proprio peccato!
“Quando ho chiamato non avete risposto, quando ho parlato non avete dato ascolto, ma avete fatto ciò che è male ai miei occhi e avete scelto ciò che mi dispiace». Perciò così dice il Signore, l'Eterno: «Ecco, i miei servi mangeranno, ma voi avrete fame; ecco, i miei servi berranno, ma voi avrete sete; ecco, i miei servi si rallegreranno, ma voi sarete confusi; ecco, i miei servi canteranno per la gioia del loro cuore, ma voi griderete per l'angoscia del cuore e urlerete per l'afflizione di spirito” (Isaia 65:12-14).

Quant’è tragico rifiutare di udire gli amorevoli avvertimenti dello Spirito Santo. Ogni volta che chiudiamo le orecchie al comando di Dio di mortificare i peccati della nostra carne, siamo condannati a sperimentare ogni tipo di dolore e sofferenza.

Ti prego di capire che non sto parlando di un servo di Dio sopraffatto da un peccato che odia. Né mi sto riferendo a un credente che non si darà pace finché lo Spirito Santo non lo libererà. Sto piuttosto parlando del credente che ha imparato ad amare il suo peccato, che ha appoggiato la testa sul grembo di una Dalila. Una persona simile ha la coscienza incallita.
Il servo che prosegue nelle sue vie malvagie sentirà delle voci, ma nessuna di esse sarà quella di Dio. Piuttosto, costui sarà abbandonato all’illusione: “Così anch'io sceglierò la loro sventura e farò cadere su di essi ciò che temono; poiché, quando ho chiamato, nessuno ha risposto, quando ho parlato, essi non hanno ascoltato; invece hanno fatto ciò che è male ai miei occhi e hanno preferito ciò che mi dispiace” (Isaia 66:4).

Che cosa terribile quando Dio non parla più! Ma quant’è incoraggiante sapere che lo Spirito Santo ci avvertirà amorevolmente e ci custodirà dal male.

giovedì 11 luglio 2013

OPERE DELLE TENEBRE

“Ma se l'occhio tuo è viziato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso; se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno quelle tenebre!” (Matteo 6:23). La Scrittura rende chiaro che i peccati nascosti sono “opere delle tenebre”. Sappiamo dalla Parola di Dio che la luce non ha comunione con le tenebre.

Pietro ci dice che Cristo “andò anche a predicare agli spiriti che erano in carcere, che un tempo furono ribelli” (1 Pietro 3:19-20). La disobbedienza aveva gettato queste anime in una prigione di tenebre. Oggi, allo stesso modo, ogni atto volontario di disobbedienza fa sì che la luce del discernimento in noi si oscuri. Col tempo, la nostra percezione della verità diviene distorta, e il nostro “cielo aperto” si annuvola.

Il Signore soffre grandemente ogni volta che un peccato nascosto porta fitte tenebre sulla nostra anima. E niente lo addolora più di quando resistiamo e rifiutiamo i Suoi avvertimenti e la Sua convinzione. Considera questo caso tragico in una lettera che abbiamo ricevuto:

“Mio marito si è dato completamente alla pornografia su internet. Adesso ho chiesto il divorzio e a lui non interessa nemmeno. Siamo stati felicemente sposati per venticinque anni prima che tutto questo accadesse. Non riuscivo a capire perché passasse tanto tempo chiuso in camera sua col computer. Poi un giorno sono entrata e sono rimasta sconvolta dallo schifo che ho visto sullo schermo.

“è ossessionato. La sua personalità è cambiata ed è diventato meschino. Sapevo che era diventato un vizio. Mi ha detto, ‘Non posso farci niente. Farò come mi pare’”.

L’apostolo Paolo indirizza un’affermazione terribile a coloro che camminano “secondo la vanità della propria mente” (Efesini 4:17). Questi giustificano il loro peccato, non cercano più di esserne liberati. Paolo dice di loro: “ottenebrati nell'intelletto, estranei alla vita di Dio, per l'ignoranza che è in loro e per l'indurimento del loro cuore” (verso 18).

Come sono diventati così ottenebrati e ciechi? Sono caduti sotto una cecità che colpisce a tutti coloro che si abbandonano al peccato: “Essi, essendo diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni impurità con insaziabile bramosia” (verso 19).

John Owen, lo scrittore puritano, espone il tragico risultato: “Un uomo sotto la potenza di qualche concupiscenza predominante giace sotto una falsa sicurezza e non discerne i tempi pericolosi a venire”.

mercoledì 10 luglio 2013

UN CIELO APERTO

Gesù si rivolse a Natanaele e disse, “In verità, in verità io vi dico che da ora in poi vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo” (Giovanni 1:51). L’espressione greca qui deriva da un’etimologia che indica “ripetutamente”. In altre parole, Gesù stava dicendo a Natanaele, “Dio aprirà per te rivelazioni continue”.

Allo stesso modo, Dio stabilisce questo patto con ogni ministro del vangelo la cui vita è integra, senza peccati nascosti od oscuri segreti. Un tale servo riceve un flusso continuo di rivelazione della gloria di Cristo. E costui agisce come oracolo di Dio, ricevendo del continuo una parola fresca dal cielo.

Resto spesso meravigliato dalle parole fresche e unte che odo in questi giorni da numerosi predicatori giovani. Riceviamo dozzine di registrazioni di prediche da tutto il paese, e talvolta una di queste contiene un messaggio del genere. Quando ascolto questo tipo di visione pura di Cristo, a volte chiamo il ministro che ha predicato sul soggetto e richiedo altre registrazioni.

Se le registrazioni si dimostrano coerenti nella visione e nel messaggio, il predicatore potrebbe ricevere l’invito a predicare alla Chiesa di Times Square. Infatti è stato così che abbiamo trovato il nostro Pastore Senior, Carter Conlon.

Tali servi sono trasparenti e semplici nel loro cammino con Dio e le loro vite sono libri aperti. Sono devoti alle proprie famiglie e non sfoggiano nemmeno il minimo accenno di ambizione. Piuttosto, pasturano con gioia piccole congregazioni, trascorrendo molte delle proprie ore di veglia da soli in preghiera. La loro presenza stessa è piena dello Spirito di Dio e le rivelazioni di Cristo scorrono da loro come fiumi di vita.

La nostra chiesa ha anche uno staff di anziani devoti. Spesso quando ascolto questi uomini insegnare, scuoto la testa meravigliato e mi chiedo, “Da dove questi servi hanno ricevuto rivelazioni così incredibili della gloria, della potenza e della superiorità di Cristo? Non hanno preparazione teologica, eppure predicano traboccando di pure e sante rivelazioni!”

Come Natanaele, questi sono servi nei quali non c’è furbizia, né vizio o peccato segreto. Dunque, essi riescono a vedere, sentire e discernere la voce di Dio a loro e riconoscere chiaramente il battito del Suo cuore! 

martedì 9 luglio 2013

LA GRAZIA È GRATUITA!

“Allora il padre gli disse: ‘Figlio, tu sei sempre con me, e ogni cosa mia è tua. Ma si doveva fare festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato’” (Luca 15:31-32).

Il figlio minore, il prodigo, era impantanato in un sudiciume di solitudine causato dal peccato. Era morto alla sua volontà e nella sua empietà sperimentò qualcosa che andava al di là del dolore – egli sperimentò la sua perdizione!

Nel pensare a suo padre, voleva ritornare da lui – per arrendersi completamente. Sapeva di non poter ripagare suo padre o piacergli per mezzo di alcuna buona opera. Si rese anche conto di essere completamente dipendente dalla grazia e dall’amore del padre perché qualsiasi forma di reintegrazione potesse avvenire.

Ma il figlio maggiore non aveva mai provato questo senso di perdizione, di quanto fosse disperato cercare di attraversare il vuoto tra lui e suo padre, quindi non affrontò mai il bisogno di morire a sé stesso.

Amato, quel baratro non potrà mai essere attraversato con opere, promesse o sforzi. Il nostro essere accettati nell’amore del Padre viene soltanto attraverso il sangue di Gesù Cristo. Non esistono altre argomentazioni. Soltanto la croce può colmare quel baratro.

Potresti dissentire su tutto ciò che qui ho scritto. Potresti dire, “Fratello Wilkerson, stai dicendo ai peccatori che se solo si pentono tutto si risolverà improvvisamente – e Dio cancellerà il loro passato e li porterà immediatamente nel Suo favore e nella Sua benedizione”.

Sì, questo è esattamente quanto sto dicendo, perché questo è proprio ciò che Gesù sta dicendo nella parabola! Ogni volta che un peccatore torna al Signore con vero ravvedimento, contrizione e umiltà, viene subito condotto fra le amorevoli braccia del suo Pastore.

La grazia viene gratuitamente elargita su coloro che sono morti ai sentimenti di degnità e che hanno riconosciuto quanto sono perduti! 

lunedì 8 luglio 2013

DOVREMMO PASSARE L’INVERNO A FENICE? by Gary Wilkerson

Paolo ed “alcuni prigionieri” venivano trasportati verso Roma, ma incontrarono molte difficoltà lungo il viaggio. Poiché navigare era davvero pericoloso, Paolo voleva rimanere in un luogo chiamato Beiporti, ma non venne ascoltato. “E poiché quel porto non era adatto per svernare, i più furono del parere di salpare di là per cercare di arrivare in qualche modo a Fenice, un porto di Creta, esposto al libeccio e al maestrale, e passarvi l'inverno” (Atti 27:12).

Quando attraversiamo una tempesta, possiamo perdere di vista il fatto che la nave sulla quale ci troviamo sia una nave da guerra. Siamo in guerra contro Satana, dunque affrontiamo una battaglia continua con le potenze delle tenebre. Questo è un buon motivo per il quale non possiamo permetterci di “passare l’inverno a Fenice”.

Abbiamo ingaggiato guerra contro un nemico che porta depressione, attacca i matrimoni e sta schiavizzando una nuova generazione di adolescenti all’eroina, un problema crescente in molte città. Siamo entrati in guerra credendo che il glorioso evangelo di Cristo libera i prigionieri – che Egli è fedele a spezzare le catene di coloro che sono in schiavitù, liberare famiglie impantanate nei guai e raggiungere i più bisognosi col Suo generoso amore. Per sussistere in questa battaglia, è imperativo mantenere l’obiettivo sulla missione che Egli ci ha donato e udire la Sua voce che ci guida. La nostra missione è sempre secondaria; ciò che è primario è “sapere in chi abbiamo creduto” (vedi 2 Timoteo 1:12).

Questo ti dice qualcosa? La tua nave ha la precedenza su Gesù nel tuo cuore? Ti sei lasciato afferrare da preoccupazioni carnali, che si tratti del vivere bene o di avere un ministero di successo? Nessuna delle due è l’alta vocazione di Dio per te. Non fraintendere: Egli non vuole che tu smetta di lavorare sodo o di servire con devozione. Tuttavia, può essere che Egli ti stia parlando proprio adesso di ciò che è più importante nel tuo cuore?

Se hai trascorso i tuoi inverni a Fenice, Egli ti sta richiamando al viaggio per Roma. Metti da parte ogni cosa che ti trattiene dall’essere “in missione per Gesù”. 

martedì 2 luglio 2013

COSA C’INSEGNA LA GRAZIA

Nella chiesa di Times Square predichiamo la grazia di Dio, la Sua compassione e la Sua benignità verso noi, la Sua giustificazione e santificazione in noi e il Suo accettarci in Suo Figlio. Tutte queste dottrine si incentrano sulla grazia di Dio verso noi attraverso Gesù Cristo. Ma cosa ci succede quando cerchiamo di accaparrarci questa ricca eredità?

Considera quanto accadde al figlio prodigo in Luca 15:11-32. Una volta appropriatosi dei beni del padre, questo iniziò a bruciargli in tasca, così decise di rivolgersi al mondo per soddisfare la concupiscenza del suo cuore. Si disse, “La mia benedizione durerà a lungo!”

Sono convinto che molti cristiani non riescano a gestire le benedizioni della grazia. Si gloriano del messaggio del perdono immeritato di Dio, riempiendosi la mente con ogni passo biblico che descriva la Sua misericordia e la Sua compassione. Amano udire la storia del pastore che va in cerca della pecora perduta, perché reca loro grande conforto. Tuttavia, una volta accatastata tutta la ricca e gloriosa verità sulla grazia di Dio verso di loro, non vedono l’ora di sperperarlo nella carne. E diviene per loro una licenza a peccare!

Il figlio prodigo mal gestì i suoi averi in questo modo. Spese le ricchezze del padre in feste, scommesse, ubriachezze, prostitute. Notte dopo notte sperperò le sue benedizioni, cadendo sempre più in basso nel peccato. Eppure, ogni mattina si alzava, si scuoteva di dosso ogni forma di convinzione e tornava alle sue scorte segrete dicendosi, “Ce n’è ancora tanto qui per me. Posso gestirlo”.

Allo stesso modo, oggi molti cristiani partono per qualche luogo di piacere proibito per spendere le proprie ricchezze in un vivere sfrenato. La loro concupiscenza li porta nel letto di un fornicatore, ad una dose di cocaina, ad omosessualità, pornografia, alcol o droghe. Tuttavia, si consolano sempre col loro peccato, dicendo “La grazia di Dio è più che sufficiente per me. Egli mi amerà a prescindere da quello che faccio nella carne. Le Sue compassioni durano per sempre!”

No! La grazia di Dio non è mai stata destinata ad essere pervertita e sperperata. In realtà, essa è intesa ad avere esattamente l’effetto opposto. Paolo scrive: “Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all'empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente” (Tito 2:11-12). La grazia di Dio ci insegna la pietà, la giustizia e un santo timore dell’Eterno! 

lunedì 1 luglio 2013

NON MOLLARE by Gary Wilkerson

Paolo non batté ciglio quando giunse il disastro. Immagina la scena: “E, poiché erano rimasti senza cibo per molto tempo, Paolo si alzò in mezzo a loro e disse: «Uomini, se mi aveste dato ascolto e non foste partiti da Creta, avreste evitato questo pericolo e questa perdita. Ma ora vi esorto a non perdervi d'animo, perché non vi sarà perdita della vita di alcuno di voi, ma solo della nave. Poiché mi è apparso questa notte un angelo di Dio, al quale appartengo e che io servo, dicendo: "Paolo, non temere, tu devi comparire davanti a Cesare; ed ecco, Dio ti ha dato tutti coloro che navigano con te". Perciò, o uomini, state di buon cuore, perché io ho fede in Dio che avverrà esattamente come mi è stato detto. Ma dovremo finire incagliati su un isola»” (Atti 27:21-26).

Non so tu, ma per me sarebbe stata dura dover sentire queste parole. “La mia nave sta per affondare? Oh, Signore, ma che sta succedendo?”

Cosa faresti se ti dicessero che la tua nave sta per affondare? Come reagiresti se la tua chiamata fosse minacciata da circostanze al di là del tuo controllo? Molti di noi avrebbero una crisi d’identità, perché la nostra identità è avvolta nella nostra chiamata - che quella chiamata sia la nostra famiglia o il lavoro o anche il ministero. La nostra nave può essere la nostra casa, la nostra macchina nuova, il successo dei nostri figli nello sport, o un centinaio e più di altre cose. Dovremmo ringraziare Dio per le navi nella nostra vita, ma nessuna di esse equivale al valore di Cristo e delle persone che Lui ci ha chiamato a servire. La nostra identità non può essere in nient’altro se non in Cristo.

Paolo lo sapeva, e anche mentre la sua nave andava in mille pezzi, egli non distolse mai lo sguardo dalla sua chiamata, che era Cristo. Paolo era calmo nella tempesta perché aveva il peso di tutti coloro che erano a bordo, ed egli aveva la certezza da parte di Dio che ognuno di essi sarebbe stato risparmiato. La preziosa nave di alcuni stava per affondare, ma Paolo incoraggiò tutti loro, “dobbiamo andare avanti”.

Se Dio ti ha chiamato a qualcosa, non importa quali tempeste possano sollevarsi. Egli dice, “Non è finita. Quando tutto sembra andare fuori controllo, Io ho il controllo. Non mollare!”