venerdì 14 settembre 2012

RITORNA A BETHEL


Dio si rivelò a Giacobbe in sogno e disse: “Ritorna a Bethel, il luogo in cui ti ho incontrato la prima volta. Lì edifica un altare, come hai promesso che avresti fatto” (vedi Genesi 28:10-22 e 31:13).

Giacobbe aveva udito una parola chiara da parte di Dio ed egli agì in totale obbedienza a quella parola. Sapeva che Dio lo avrebbe protetto, sarebbe stato con lui e avrebbe adempiuto il Suo piano. Eppure Giacobbe affrontò un pericolo che lo portò sull’orlo della distruzione.

Egli stava per ritornare ad affrontare suo fratello, Esaù e suo padre, Isacco, entrambi i quali erano stati da lui ingannati. A un certo punto, giunse a lui un messaggero che lo avvertì: “Esaù sta venendo in questa direzione con un esercito di quattrocento uomini. Sta venendo a prenderti!”

La Scrittura dice: “Allora Giacobbe fu preso da una grande paura…” (Genesi 32:7). Presto divise la sua tribù in due gruppi, pensando: “Se Esaù uccide uno dei gruppi, almeno l’altro potrà fuggire”. Tuttavia, persino in questa che fu l’esperienza più spaventosa della sua vita, vediamo la prova del cuore rotto e contrito di Giacobbe:

Poi Giacobbe disse: «O Dio di mio padre Abrahamo, Dio di mio padre Isacco, o Eterno, che mi dicesti: "Torna al tuo paese e al tuo parentado e ti farò del bene",  io non sono degno di tutte le benignità e di tutta la fedeltà che hai usato col tuo servo, poiché io passai questo Giordano solamente col mio bastone e ora son divenuto due schiere.

“Liberami, ti prego, dalle mani di mio fratello, dalle mani di Esaù, perché io ho paura di lui e temo che egli venga ad attaccarmi, non risparmiando né madri né bambini. E tu dicesti: "Certo, io ti farò del bene e farò diventare la tua discendenza come la sabbia del mare, che non si può contare tanto è numerosa” (versi 9-12).

Giacobbe si stava aggrappando al patto che Dio aveva fatto con lui. Stava in pratica dicendo: 
“Signore, Tu mi hai fatto una promessa. So di non esserne degno, ma hai detto che saresti venuto con me. Ora però sto per perdere tutto. Non sto reclamando alcuna bontà da parte mia, ma Ti amo e Ti obbedirò. Dunque, dov’è il Tuo patto, Dio?”

Al termine della sua vita Giacobbe, un uomo dal cuore contrito, poté guardare indietro e dire: “Quando mio fratello Esaù mi minacciava, sembrava che la mia vita fosse finita, ma Dio mi ha tratto in salvo. Il mio Signore era lì da sempre!”  

giovedì 13 settembre 2012

DIO, DOVE SEI?


Una notte Giacobbe sedeva in un campo aperto e iniziò a sfogarsi col Signore: “Dio, ma come sono finito in questo disastro? Tu mi hai fatto delle promesse così grandi. Mi hai detto che mi avresti guidato, custodito, che avresti adempiuto i tuoi progetti per me. Come può tutto questo venire dalla Tua guida? Che razza di patto è questo? Signore, io semplicemente non ho futuro” (vedi Genesi 32:24-26).

Ora, potrai ragionare fra te e te: “Forse Giacobbe non ha cercato Dio per alcune delle scelte che ha preso. Forse ha agito nella carne”. Beh, forse l’ha fatto, tuttavia tutto questo va al di là della questione. Dio sarebbe potuto intervenire in favore di Giacobbe in qualsiasi momento, ma non lo fece.

Il fatto è che possiamo avere uno spirito contrito e comunque avere dei problemi. Forse tu e il tuo coniuge state attraversando una prova terribile. Hai pregato: “Signore, non capisco. So che il mio cuore è integro e che sto camminando con Te, allora perché stai permettendo questa prova orribile?”

La maggior parte di noi pensa, come Giacobbe, che i cristiani contriti e di preghiera non dovrebbero sopportare grandi dolori. Non dovremmo affrontare periodi tremendi o condizioni spaventevoli in cui il nostro futuro stesso è in gioco. Eppure, la verità è che cristiani umili, pentiti, che pregano, soffrono comunque grandi pericoli e sofferenze.

Dio non promette da nessuna parte nella Bibbia di esentarci dai problemi. Egli non promette mai che vada tutto liscio nel nostro lavoro o nella nostra carriera. Né ci promette esenzione dall’afflizione. In realtà, Egli dice: “Molte sono le afflizioni del giusto, ma l'Eterno lo libera da tutte” (Salmo 34:19). Questo verso non dice che Dio ci libera dall’avere afflizioni, ma ci libera da esse.

Paolo parla della conoscenza delle altezze e delle profondità dell’amore di Dio. Tuttavia, il Signore non impedì che la nave di Paolo naufragasse. Anzi, Egli permise che l’apostolo venisse lapidato, battuto e abbandonato. Paolo dice che fu esposto a pericoli per terra e per mare per mano di  ladroni e dei suoi stessi compatrioti.

A volte possiamo piangere e ci chiediamo: “Dio, dove sei? Perché non mi hai tratto in salvo da tutto questo?” Ma sebbene il Signore permetta che noi passiamo per cose che provano le nostre anime, in un modo o nell’altro Egli ci libera da tutte, proprio come fece per Giacobbe e Paolo.    

mercoledì 12 settembre 2012

UNO SPIRITO CONTRITO


Perché Dio vegliava su Giacobbe con tanto favore, su un ingannatore? Leggiamo in Isaia: “Io dimoro nel luogo alto e santo e anche con colui che è contrito e umile di spirito, per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare lo spirito dei contriti” (Isaia 57:15).

Questo passo descrive un uomo che, come Giacobbe, è avvilito, in fuga, e Dio lo sta ravvivando, benedicendo, onorando. Isaia aggiunge: “Su chi dunque volgerò lo sguardo? Su chi è umile, ha lo spirito contrito e trema alla mia parola” (Isaia 66:2).

Sappiamo che gli uomini giudicano dall’apparenza esteriore, ma Dio guarda sempre il cuore. Noi riusciamo soltanto a vedere l’astuzia, l’avidità e la manipolazione di Giacobbe. Ma Dio vide al di là della sua carne, quel qualcosa in profondità nel suo cuore, uno spirito contrito, rotto. Dio sapeva che qualcosa nel cuore di Giacobbe era disposto a essere cambiato.

Questo è esattamente ciò che Dio ricerca in noi. Egli cerca un cuore pentito, rotto da poter lavorare. Egli non può fare nulla con uno tipo Esaù, che dà le cose di Dio per scontate e piange lacrime fasulle di pentimento. Esaù era sensuale e il suo cuore era duro. Era come sono molti cristiani oggi, i quali vagano nella loro vita senza uno scopo, con il solo desiderio di godere dei piaceri sensuali nel loro cammino.

Giacobbe riveriva la Parola di Dio. Come lo so? Pensaci: Giacobbe deve aver udito suo padre, Isacco, raccontare ripetutamente la storia di come Dio avesse fatto un patto con suo nonno, Abrahamo. Egli udì di quando Isacco fu posto sull’altare per essere immolato, ma che quando Abrahamo alzò il pugnale Dio lo fermò e gli mostrò un montone da usare per il sacrificio. Infine, 
Giacobbe sentì anche della discendenza santa che sarebbe provenuta dal lignaggio patriarcale.

In aggiunta a tutto ciò, la madre di Giacobbe probabilmente gli ricordò il sogno che Dio le aveva dato in cui Giacobbe sarebbe stato la discendenza santa. Giacobbe deve aver tremato al pensiero che un giorno sarebbe stato il capoclan, che avrebbe tenuto alta la fiaccola del lignaggio attraverso il quale sarebbe giunto il Messia! 

martedì 11 settembre 2012

LA SCALA DI GIACOBBE


Una delle persone più interessanti nell’Antico Testamento è Giacobbe, un uomo truffatore, ingannatore e manipolatore. Eppure Dio amava molto quest’uomo.

Giacobbe aveva ingannato suo fratello Esaù per la sua primogenitura. Quando un affamato Esau ritornò dalla caccia, Giacobbe gli offrì un piatto di lenticchie in cambio della sua primogenitura. Secondo la loro cultura, la primogenitura spettava al primo figlio maschio affinché fosse il capoclan. Ciò includeva una “doppia benedizione”, vale a dire ricevere una doppia porzione di tutti i possedimenti del padre. Ancor più importante, chiunque avesse il diritto di primogenitura doveva divenire il capostipite della stirpe patriarcale attraverso la quale sarebbe giunto il Cristo: “E tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza” (Genesi 28:14).

Giacobbe aveva inoltre rubato la benedizione patriarcale da suo padre, Isacco, una benedizione che spettava ad Esaù, fingendosi suo fratello. Quando Esaù seppe che Giacobbe gli aveva rubato la benedizione paterna decise di ucciderlo.

La loro madre, Rebecca, persuase Isacco a mandare Giacobbe lontano, a vivere presso suo fratello Labano. Voleva che Giacobbe trovasse una moglie lì e vivesse in pace. Mentre Giacobbe era in cammino, Dio gli diede una visione incredibile. Vide una scala che scendeva dal cielo giù sulla terra, con degli angeli che andavano e venivano dal trono di Dio facendo il Suo volere (vedi Genesi 28:12).

Dio stava scostando le tende per mostrare a Giacobbe l’attività divina che era in continuo svolgimento. Tutti quegli angeli avevano un compito, andando avanti e indietro dalla terra per guidare e condurre il popolo di Dio, per ministrare loro, accamparsi intorno a loro, avvertirli, proteggerli, guardarli, provvedere ai loro bisogni.

Amato, quella scala è ancora lì! E quegli stessi angeli non si sono invecchiati di un solo anno da quando Giacobbe li vide. In realtà, essi sono ancora all’opera e ministrano a noi oggi.

A Giacobbe, e a noi attraverso lui, Dio allora disse: “Ed ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poiché non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto” (Genesi 28:15).

venerdì 7 settembre 2012

SOTTOMESSI ALLA GIUSTIZIA DI DIO

Una cosa che ci deruba costantemente della gioia e della pace con Dio sono i nostri infiniti sforzi di piacergli nella carne. Cerchiamo di compiacere il Signore nella nostra potenza umana, ma ciò non sarà mai abbastanza. Ogni vittoria avrà vita breve e la volta successiva in cui saremo tentati verremo meno ancora di più.

Satana viene e ti sussurra: “Che mi dici di quel peccato nel quale hai persistito proprio ieri? Sei colpevole!”

Puoi rispondere: “No, ho già chiesto perdono per quello. E ho chiesto a Dio di far sì che non lo rifaccia ancora. È tutto sotto il Suo sangue”.

“Ma sei ancora tentato”.

“Vero. Ma il mio Gesù ha creato una via d’uscita per me. La Sua Parola dice che sarò in grado di vincere la tentazione. Lui mi libererà, perché l’ha promesso” (vedi 1 Corinzi 10:13).

“Ma Dio ha ancora qualcosa contro di te. Ci sono ancora questioni irrisolte nella tua vita”.

Quando l’accusatore solleva una “questione irrisolta”, una qualche guerra che ancora infuria dentro di te, puoi rispondere con questo passo:

“E voi stessi, che un tempo eravate estranei e nemici nella mente con le vostre opere malvagie, ora vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, mediante la morte, per farvi comparire davanti a sé santi, irreprensibili e senza colpa” (Colossesi 1:21-22).

Puoi dire: “Anche quando ero estraneo nella mente con opere malvagie e tremende, persino quando mi trovavo nella fossa della concupiscenza, anche quando ero uno dei peggiori nemici di Dio, la Bibbia dice che Lui mi amava. Egli mi ha cercato e mi ha riconciliato a Sé stesso. Egli mi ha trasportato dal regno delle tenebre al Suo regno di luce e ha fatto sì che fossi in pace con Lui. Egli mi ama!”

La Bibbia dice che quando ci sforziamo stiamo “cercando di stabilire la nostra giustizia”. “Poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio” (Romani 10:3). Si tratta della nostra carne all’opera!

giovedì 6 settembre 2012

REDENTO DAL SANGUE DI GESÚ

“Non ho ancora ottenuto la vittoria completa, la mia carne ancora resiste allo Spirito, ma io sono redento dal sangue del mio Salvatore e canterò e griderò lodi al mio Dio”.

Ti ricorda la tua preghiera mattutina? Forse no. Molto probabilmente inizi la giornata cercando modi per continuare a sforzarti. Stringi i denti, promettendo a Dio di non ritornare mai più alle tue vecchie vie.

Quando ottieni una vittoria occasionale ti senti bene. Dici a te stesso: “Ce l’ho fatta! Sapevo che se solo avessi applicato il mio cuore e la mia mente a questo, avrei avuto la vittoria”. La tendenza è quella di sentirsi così orgogliosi di quanto si è fatto da andare in giro a giudicare gli altri che non sono vittoriosi.

Quand’ero più giovane, ogni qualvolta avevo bisogno di una vittoria su qualcosa, dicevo a me stesso: “Lo farò se mi sta uccidendo”. Dopo un mese pensavo: “Quei pensieri insidiosi se ne sono andati. Sono libero!” Ma si dimostrava essere sempre una vittoria parziale. Gridavo: “Oh, Dio, ti ho implorato di liberarmi, ma non l’hai fatto. Questa cosa è ancora dentro di me”. E davo la colpa a Dio.

Il fatto era che ero talmente impegnato a sforzarmi nella carne di essere giusto da perdere la vera comprensione della vera giustizia, l’unica giustizia che il Padre accetti. Soltanto Gesù Cristo è giusto davanti a Dio e quando noi stiamo davanti al Padre, Egli ci accetta soltanto attraverso Cristo, attraverso la Sua giustizia e vittoria.

“Cosa devo fare?” ti chiedi. Bene, innanzitutto non ascoltare le bugie del diavolo. Secondo, mettiti in piedi spiritualmente e inizia a lodare il Signore. Dichiara con franchezza: “Per fede nel sangue di Gesù ricevo la giustizia di Cristo. Egli mi ha reso idoneo e qualificato ad adorare e servire il mio Signore!”

“In cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue e il perdono dei peccati” (Colossesi 1:14). Redenzione significa semplicemente “liberato”. Siam stati liberati dal prezioso sangue di Gesù. Abbiamo il diritto di resistere ad ogni accusa e dire: “Non me la bevo, diavolo. Mi hai accusato in quest’ultimo periodo. La mia Bibbia dice che sono redento perché credo in quello che Gesù ha fatto per me sulla croce. Confesso a Lui i miei peccati e sono redento, libero!”

mercoledì 5 settembre 2012

SEI STATO A SENTIRE LE BUGIE?

Allora, sei stato a sentire le bugie di Satana riguardo il tuo cammino con Gesù? Hai pensato di essere indegno, di non poter adorare Dio finché non avrai reso tutto perfetto? Ho una buona notizia per te. Sai già che Satana è un bugiardo, ma posso provarti che Gesù ti ha reso puro, degno di stare davanti a Lui e servirlo fedelmente.

In che modo sei reso degno? Mediante il sacrificio di Cristo sulla croce ricevi ogni diritto di adorare e servire il Signore.
“Perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio, fortificati con ogni forza, secondo la sua gloriosa potenza, per ogni perseveranza e pazienza, con gioia, rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio, in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue e il perdono dei peccati” (Colossesi 1:10-14).

L’interpretazione greca di questo passo è: “il Padre ci ha resi idonei, degni, qualificati nel carattere, buoni abbastanza da essere partecipi dell’eredità dei santi nella luce”.

Ciò che Gesù ha compiuto sulla croce ti qualifica per l’eredità eterna. E se Dio ti ha qualificato per la vita eterna, allora Egli ti ha reso forte nel carattere. Potresti “lasciare” il ministero per un mese, un anno, per tutta la vita cercando di renderti idoneo per Lui, lavorando sul tuo carattere nello sforzo di diventare abbastanza buono per essere usato da Dio. Ma non potrai mai soddisfare i Suoi criteri da solo.

Anche se tu fossi in grado di ottenere vittoria su tutto quello che hai fatto di male, ogni pensiero cattivo che hai avuto, comunque non saresti qualificato al cospetto di Dio. È impossibile. Perché? Perché Dio non accetterà alcuna giustizia se non quella di Suo Figlio, Gesù Cristo.

Non puoi ottenere la giustizia di Cristo facendo qualcosa a riguardo. L’unico modo per ottenerla è credendo e confidando in Dio. Tutto avviene mediante la fede in ciò che Gesù ha fatto!

martedì 4 settembre 2012

CHI TI HA DETTO CHE SEI INDEGNO?

Chi ti ha detto che sei indegno, inutile, inservibile per Dio? Chi è che continua a ricordarti che sei debole, incapace, un fallimento totale? Che non sarai mai all’altezza dello standard di Dio?

Sappiamo tutti che questa voce proviene dal diavolo stesso. Egli è colui che continua a convincerti che Dio sia adirato con te. Ascolti le sue menzogne tutto il giorno mentre queste provengono dalle viscere dell’inferno.

Chi dice ai membri di un coro che non sono degni di cantare lodi nella casa di Dio? Chi dice ai musicisti che non sono degni di suonare i loro strumenti di adorazione? Chi dice agli anziani, agli usceri, ai monitori di scuola domenicale, ai volontari, alle persone nel ministero, alle persone fra i banchi che sono indegni? Chi ricorda loro i propri peccati e fallimenti e li accusa di avere mani impure e cuore impuro? Chi dice loro di non aver alcun diritto di toccare le cose sante di Dio?

L’oppressante voce del diavolo, l’accusatore dei fratelli, ti dice: “Dio non può usarti finché non ti siederai e risolverai questa faccenda. Non puoi nemmeno accostarti alla Sua casa finché non farai in modo di essere degno”.

Il diavolo ha convinto molti di voi che state leggendo questo messaggio di essere indegni per poter mai essere usati da Dio. Forse ti senti indegno persino di essere chiamato figlio del Signore. Quando guardi la tua vita spirituale, tutto ciò che vedi è incoerenza. E il nemico continua a mentirti, ricordandoti incessantemente i tuoi fallimenti, perseguitando del continuo il tuo spirito.

Lascia che mi fermi un attimo e ti confessi qualcosa: non mi sono mai, in tutti gli anni del mio ministero, sentito degno dell’alta chiamata ad essere un predicatore. Durante il mio servizio al Signore sono stato bombardato dalle accuse di non essere degno di parlare da parte di Dio, indegno di predicare, di insegnare ad altri, di essere una guida.

Non sono degno di scrivere questo messaggio e tu non sei degno di alzare le mani per lodare Dio. Nessuno è degno, non nella tua forza e potenza umana. Ma Gesù ci ha detto: “Io ti ho reso degno”.

“Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così ancora per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti” (Romani 5:19).