venerdì 31 agosto 2012

IDOLI NEL CUORE

Alcuni anziani in Israele andarono dal profeta Ezechiele per cercare guida da parte del Signore. Questi uomini non erano come molti Israeliti, che apertamente si prostravano davanti agli idoli. Non li avresti trovati in qualche tempio di idoli, a offrire sacrifici a falsi dei. Erano le guide del popolo e volevano apparire davanti a tutti come uomini pii.

All’esterno, questi anziani avevano l’apparenza di uomini che avevano un cuore per Dio e volevano conoscere la Sua parola per la propria vita. Questo è il modo in cui si recarono da Ezechiele, ma Dio rivelò ad Ezechiele cosa c’era nei loro cuori. Egli disse al profeta: “«Figlio d'uomo, questi uomini hanno eretto i loro idoli nel loro cuore e hanno posto davanti a sé l'intoppo che li fa cadere nell'iniquità” (Ezechiele 14:3). Il Signore stava dicendo: “Questi uomini sono venuti da te dicendo di voler sentire una parola da parte Mia, di voler camminare in obbedienza ai miei comandamenti. Ma stanno mentendo! Hanno dei peccati segreti nella loro vita”.

Tutti questi anziani avevano un’idolatria segreta, nascosta. I loro cuori erano legati dal peccato ed essi si lasciavano andare dietro le porte chiuse. Nessuno avrebbe potuto dirlo dalla loro apparenza. Al contrario, non davano l’impressione di adoratori pagani d’idoli, ma di uomini di Dio impegnati nel ministero.

Un intoppo d’iniquità è qualsiasi cosa malvagia che si mette fra te e Dio, qualsiasi allettamento che ti deruba di un cammino stabile con Lui. Si tratta di qualsiasi peccato soggiogante che ti fa vacillare nella fede; qualsiasi desiderio che porta vergogna al tuo cuore e al nome di Cristo; qualsiasi peccato al quale ti aggrappi mentre vai al Signore per cercare guida. Puoi recarti alla casa di Dio, alzare le mani, adorarlo ad alta voce e ancora avere un intoppo d’iniquità nel tuo cuore.

Soltanto allontanandoti dai tuoi idoli con pentimento di vero cuore potrai ascoltare la vera parola del Signore e ricevere una guida divina chiara. Quando ti ravvedi, la prima cosa che riacquisti è il tuo discernimento, e più lontano ti lasci il tuo peccato, più chiaramente vedrai e udrai la voce di Dio. Egli diverrà distinto, certo, e parlerà con l’autorità della verità.

giovedì 30 agosto 2012

IL TIPO DI RISVEGLIO CHE VORREI VEDERE

La nostra chiesa passa molto tempo in preghiera. Di recente abbiamo concluso una catena di preghiera di ventiquattro ore al giorno per trenta giorni. Per cosa esattamente abbiamo pregato? Cosa cercavamo?

Mentre crescevo nella chiesa, tutto ciò di cui mio padre e mio nonno parlavano era di un grande risveglio in arrivo. Gli evangelisti ne parlavano ai campeggi: “Sta per arrivare un risveglio. Dio sta per attirare migliaia di persone nel regno!”

Tuttavia, al centro di tutto questo parlare sul risveglio c’era un pensiero basilare: “Non sarà necessario andare per le strade. Possiamo restare qui a pregare e lo Spirito Santo attirerà la gente dentro!”

La definizione di risveglio è: “Risveglio o resurrezione di ciò che rischia di diventare un cadavere”. Significa “destare la chiesa morta, risvegliarla, resuscitarla, affinché gli empi siano inclini ad entrare nelle sue porte”.

Amato, la chiesa non deve essere resuscitata dai morti. Non dovremmo pregare per un chissà quale risveglio. Mentre noi pregavamo per il risveglio, nel nostro paese accadevano cose terribili.

Le nostre città stanno per bruciare fra le fiamme. La nazione è satura di sesso, piaceri, l’idolatria degli sport. Un matrimonio su due finisce in divorzio. Abbiamo perso un’intera generazione di giovani, ceduti a cinismo, durezza e disillusione.

I singhiozzi dei bambini affamati e picchiati ora salgono come tuoni dalle nostre città. Gli omosessuali pretendono diritti di matrimonio. Padri e madri disperati vagano per le strade a centinaia, in cerca di un lavoro.

Cosa dovrebbe fare la chiesa a riguardo? La Bibbia dice che se andiamo incontro ai bisogni umani, se stiamo ubbidendo al comandamento di essere compassionevoli verso il mondo e stiamo donando noi stessi per i bisogni degli altri, allora saremo un giardino verdeggiante. “Se condividi il pane con l’affamato…se vesti chi è nudo…se non nascondi il tuo volto al povero…se riversi la tua anima sugli affamati e soddisfi l’anima sofferente…allora il Signore ti guiderà del continuo, soddisferà l’anima tua” (vedi Isaia 58:5-12). “Tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d'acqua le cui acque non vengono meno” (verso 11).


Dio vuole che ognuno di noi sia parte del Suo cuore compassionevole per il mondo.

mercoledì 29 agosto 2012

CONCENTRATI AD AIUTARE GLI ALTRI

Non ci sarebbe bisogno di viaggiare lontano dal nostro vicinato per vedere il maggior tipo di risveglio immaginabile. Dio dice che se condividiamo il pane con i poveri, li portiamo a casa nostra, vestiamo gli ignudi e doniamo di noi stessi agli affamati e i sofferenti, Egli ci guiderà e provvederà per noi del continuo. Saremo come un giardino verdeggiante, una sorgente le cui acque non cessano mai di scorrere (vedi Isaia 58:10-11).

Dio ci sta dicendo: “Concentrati ad aiutare gli altri! Raggiungi i poveri e i feriti, e Io ti risponderò, ti guiderò e ti soddisferò. Sarai una sorgente di vita per gli altri e le tue benedizioni non verranno mai meno”.

Se non ti senti a tuo agio con quest’insegnamento veterotestamentario, ascolta cosa dice Gesù nel Nuovo Testamento: 

“Poiché ebbi fame e non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, fui forestiero e non mi accoglieste, ignudo e non mi rivestiste, infermo e in prigione e non mi visitaste". Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato, o assetato, o forestiero, o ignudo, o infermo, o in prigione e non ti abbiamo soccorso?". Allora egli risponderà loro dicendo: "In verità vi dico: tutte le volte che non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me". E questi andranno nelle pene eterne, e i giusti nella vita eterna” (Matteo 25:42-46).

“Ora, se uno ha dei beni di questo mondo e vede il proprio fratello che è nel bisogno e gli chiude le sue viscere, come dimora in lui l'amore di Dio?” (1 Giovanni 3:17).

A questo punto potresti dire: “Mi piacerebbe essere compassionevole, aiutare i bisognosi, come posso fare la differenza?”

Posso solo dirti che Dio risponderà a questa preghiera: “Signore, vedo tutto il bisogno umano intorno a me. So che l’unico Gesù che la mia città vedrà mai è quello che vedranno attraverso me e la mia chiesa. Dio, dovrai darmi una direzione. Sono pronto col mio portafogli, la mia casa, il mio tempo, quindi mostrami dove andare, Signore”. Stai certo che Dio porterà quei bisogni davanti alla soglia della tua casa.

martedì 28 agosto 2012

GESÚ E LA COMPASSIONE

Durante il Suo tempo sulla terra, Gesù fu l’incarnazione della compassione di Dio. La Scrittura ci dice frequentemente che Cristo fu “mossa a compassione” dalla sofferenza della gente (vedi Marco 6:34, 8:2). Se questo accadde nel primo secolo, quale dolore dev’esserci oggi nel cuore del Signore.

Credo che sia tutto ciò che Dio possa fare per trattenersi dall’intervenire prima della fine dei tempi e porre una fine a tutto questo. Non crederò mai che Lui sia soltanto uno spirito benigno che siede nei cieli, impassibile davanti agli orribili spiriti operanti in questo mondo. No, Egli è un Padre compassionevole che agonizza per i Suoi figli sofferenti.

La Bibbia ci dice: “Le sue compassioni non sono esaurite” (Lamentazioni 3:22). “Ma tu, o Signore, sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco in benignità e verità” (Salmo 86:15).

Leggiamo di una scena incredibile: “E grandi folle si accostarono a lui, recando con sé zoppi, ciechi, muti, storpi e molti altri; li deposero ai piedi di Gesù ed egli li guarì” (Matteo 15:30).

Riesci a immaginare questa scena? Tutt’intorno a Gesù giacevano e stavano sedute centinaia di persone afflitte, bambini troppo malati per alzarsi, persone che gridavano per avere aiuto, gemendo nel dolore, posseduti da demoni, malati, disperati.

Gesù non li mandò via. Egli compì miracoli di guarigione e liberazione. I muti parlarono, gli zoppi saltarono, i ciechi videro, i malati e gli infermi vennero guariti all’istante. E ad ogni guarigione, le persone si appressavano ancora di più. Immagino le persone prendere in braccio i propri figli malati e spingersi avanti, mentre i discepoli cercavano di mantenere l’ordine.

Quelle persone erano state nel deserto per tre giorni senza cibo e stavano per svenire dalla fame. Allora Gesù disse: “Io ho pietà della folla…non voglio licenziarli digiuni, affinché non vengano meno lungo la strada” (Matteo 15:32).

Dio vuole che ognuno di noi sia parte del Suo cuore compassionevole per il mondo. Se sei disposto a farlo, Egli manderà i bisogni alla tua porta. Presentati al Signore per essere usato ed Egli aprirà delle porte per te. Allora conoscerai veramente il Suo cuore compassionevole.

lunedì 27 agosto 2012

VINCERE LA TUA PAURA DELLA FEDE by Gary Wilkerson

Le persone sperimentano una vasta gamma di paure. Gli psicologi dicono che quasi tutti hanno paura della morte; altri hanno paura di stare da soli, mentre altri hanno paura di stare fra la folla. Parlare in pubblico è un’altra fonte comune di paura.

Alcuni di noi si perdono i doni più grandi nella vita a causa della paura. Dio vuole far nascere alcune cose nel tuo cuore e tu perdi quest’occasione perché hai paura di rischiare la fede necessaria a coinvolgerti in quello che Dio ha per te.

Parecchi anni fa io e mia moglie vivevamo a New York e lavoravamo con la Times Square Church. Il Signore ci parlò chiaramente di andare a fondare una chiesa a Londra, in Inghilterra. Era un grosso rischio, e piuttosto spaventoso. Non avevamo molte risorse e conoscevamo pochissime persone in Inghilterra, ma eravamo consacrati e confidavamo in Dio.

A Londra ci era stato reso disponibile un posto in cui vivere, ma poche settimane prima di partire i progetti per quella casa saltarono in aria. Cosa avremmo fatto?

Era stato progettato che trascorressimo due settimane in Sud Africa per condurre un gruppo per un viaggio missionario a breve termine prima di proseguire per l’Inghilterra. Mentre eravamo lì, io e mia moglie alloggiavamo presso la casa di un uomo d’affari sudafricano. Una mattina l’uomo mi chiese: “Stai bene?” Io risposi: “Sono un po’ preoccupato per alcune cose”. Poi gli dissi del nostro progetto di trasferirci a Londra e gli dissi che non avevamo un posto in cui vivere.

“Io amo Londra sai. Posseggo una casa lì” mi rispose l’uomo. Poi alcuni giorni dopo mi disse: “Ecco le chiavi di casa mia. Sono tue, le puoi usare quando vuoi”.

Ero preoccupato che avremmo dovuto annullare i nostri progetti, ma Dio era lì! Una coppia di New York dovette andare in Sud Africa per trovare una casa a Londra. Solo Dio può orchestrare una cosa del genere!

Credo che Dio si disponga a fare delle cose che sembrano difficili lì per lì, ma finiscono per essere una “storia di Dio”. Dopo che accade qualcosa di simile, inizi a muoverti con certezza e fiducia nel tuo cuore, sapendo che Dio provvederà.

venerdì 24 agosto 2012

MOSSO DALLA COMPASSIONE

La compassione non è solo pietà o simpatia. Significa più che essere commossi fino alle lacrime o scossi emotivamente. Compassione significa pietà e misericordia accompagnate dal desiderio di aiutare a cambiare le cose. La vera compassione ci muove a fare qualcosa!

A un certo punto, Gesù si incamminò verso il deserto per pregare. Quando le moltitudini scoprirono il Suo andare, Lo seguirono a piedi e Gli portarono i loro zoppi, ciechi, morenti, i loro posseduti. La Bibbia ci dice: “E Gesù, smontato dalla barca, vide una grande folla e ne ebbe compassione, e ne guarì gli infermi” (Matteo 14:14).

Se Gesù fosse stato impedito dal nostro ragionare moderno, avrebbe radunato i Suoi discepoli per un incontro di comitato per analizzare i problemi e parlare dei peccati che avevano condotto la società a un punto del genere. Avrebbe indicato i posseduti con la schiuma alla bocca e con le lacrime agli occhi avrebbe detto: “Guardate cosa fa il peccato alle persone. Non è tragico?”

Oppure avrebbe potuto dire, come molti spiritualoidi: “Sapete, avverto il vostro dolore. Ho lavorato duramente ministrando a voi, ma ora mi sento esausto, ho bisogno di parlare con mio Padre. Poi radunerò i Miei discepoli per un incontro di preghiera e pregheremo per i vostri bisogni. Ora andate in pace”.

Questa è, in poche parole, la teologia moderna. Tutti sono disposti a pregare, ma pochi sono disposti ad agire.

Matteo 9 dice di Gesù: “Vedendo le folle, ne ebbe compassione perché erano stanche e disperse, come pecore senza pastore” (9:36). L’espressione “ne ebbe compassione” qui significa “mosso all’azione”.

Dunque, cosa fece Gesù? Non parlò soltanto. Il Suo cuore era smosso da quanto vedeva e sentiva il desiderio consumante di cambiare le cose. I sentimenti di pietà e simpatia che provava Lo mossero all’azione.

“E Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando l'evangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità fra il popolo” (verso 35). Qui non si trattava di una qualche teologia vana. Gesù non si appartava solo col Padre per dire: “Signore, manda operai nella Tua messe”. No, Gesù stesso andò. Egli si rese profondamente, praticamente, intimamente coinvolto.

giovedì 23 agosto 2012

EGLI SARÁ PER TE UN PADRE

Il mio padre terreno mi rimproverava amorevolmente quando mi comportavo male. Eppure, ogni volta che mi sculacciava, in seguito lo avrei abbracciato. Per quanto non lo volessi abbracciare, non dimenticherò mai come poggiavo la mia testa sulla sua spalla lasciando scorrere le lacrime. Mi diceva sempre: “Ti voglio bene, David. Dio ha messo la Sua mano su di te e io non lascerò che il diavolo ti abbia”.

Allo stesso modo, nella lettera di Paolo ai Corinzi, udiamo un rimprovero amorevole da parte del nostro Padre celeste. Egli ammonisce: “Allontanatevi il più possibile dal peccato e dal mondo. Correte via dal male!”

“Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò, e sarò come un padre per voi, e voi sarete per me come figli e figlie, dice il Signore Onnipotente” (2 Corinzi 6:17-18).

Dio qui ci sta dicendo: “Ho scelto di essere vostro Padre e non condividerò il mio ruolo col diavolo. Se vi mischierete con il mondo o vi terrete stretti a qualcosa di impuro nella vostra vita, allora la nostra comunione non funzionerà. Se dovrò essere il vostro solo ed unico Padre, allora dovete abbandonare il mondo e i suoi piaceri, deporre il vostro peccato. Non potete conservare nulla di lurido nella vostra vita”.

Poi dice ancora: “voglio guidarvi e condurvi. Voglio favorirvi come io solo posso favorire i Miei figli. Dunque, non vi permetterò di venire a Me con mani che hanno toccato qualcosa di impuro. Separatevi da tutto questo e allora vi riceverò come un figlio, come una figlia. Bramo essere un Padre per voi!”

Se vuoi seguire Gesù, non andare a Lui a metà. Esci completamente dal mondo. Tuo Padre ti dice: “Se confidi in Me come tuo Padre affinché io ti liberi, manderò lo Spirito Santo e ti darò potenza e autorità. Ti darò speranza nella lotta e ti porterò avanti”.

mercoledì 22 agosto 2012

UN ATTO D’AMORE

Dio non attese che io divenissi “abbastanza buono” per essere Suo figlio. E Lui non attese che tutte le mie dottrine mi fossero chiare. No, Egli disse: “Persino mentre eri perso nel peccato sono venuto a te per essere riconciliato. Ti ho amato mentre ti voltolavi nel fango. Ti ho chiamato, scelto e adottato per nessun’altra ragione se non quella di amarti”.

A volte mi chiedo come Dio possa mai aver guardato su di noi e amarci. Siamo così sgradevoli, così cattivi a volte, così indegni. Ma nella Sua misericordia Egli dice ad ognuno di noi: “Io voglio te, ho scelto te, perché voglio esserti Padre!”

“Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio” (1 Giovanni 3:1).

“In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l'espiazione per i nostri peccati” (4:10).

Egli mi ha scelto non perché io l’abbia amato per primo, ma perché Lui mi ha amato per primo. Egli mi ha adottato come Suo figlio soltanto perché mi amava.

Tutto questo mi spinge a una meravigliosa conclusione: non devo comprendere tutto questo. Non devo capire le profonde dottrine della giustificazione, santificazione, mortificazione e glorificazione. Tutto ciò che devo sapere è che Lui mi ha scelto per essere Suo figlio, il che vuol dire che io sono amato da Dio Padre.

Non importa cosa l’inferno cerchi di scagliarmi contro. Nulla può smuovermi da questa stupenda consapevolezza: sono amato e posso riposare in questo amore. Colui che mi ha scelto e mi ama mi custodirà e mi porterà avanti, Lui non mi abbandonerà mai. Egli non lascerà mai la mia mano, perché Lui è Abba Padre, il mio!

Amato, sono un padre terreno e non potresti elencare un motivo in cielo o in terra per cui dovrei abbandonare o lasciare uno dei miei figli. Ti chiedo: quanto più il tuo Padre celeste sarà con te in tutto quello che sopporterai in questa vita?

martedì 21 agosto 2012

DIO HA SCELTO DI ESSERE UN PADRE PER ME

“Ho scelto chi voglio essere per te, il modo in cui voglio che tu Mi veda. Voglio che tu Mi conosca come il tuo amorevole Padre celeste”. Io non ho scelto Lui. Piuttosto, questo è il ruolo che Lui ha scelto di ricoprire per me, quello di Padre.

Dio è il sovrano del cielo e della terra? È onnipotente? Egli può ogni cosa? Siede come re delle tempeste? La risposta a tutte queste domande, ovviamente, è sì. Ma in questi ultimi giorni Dio vuole che abbiamo un’altra rivelazione di Lui: “Io voglio esservi Padre e voglio che voi Mi siate figli e figlie”.

Gesù camminò sulla terra per tutta la Sua vita sapendo chi fosse il Padre, conoscendo la Sua volontà, ascoltando la Sua voce. Egli visse ogni ora sotto il raggio splendente del Suo amore, mai nella confusione e nel dubbio. Dunque, Egli poteva affrontare qualsiasi cosa il nemico Gli scagliasse contro, qualsiasi prova o avversità, perché sapeva che Suo Padre era con Lui. Egli poteva dire: “So di avere un Padre che Mi ha inviato. Egli Mi ha scelto e Mi ha stabilito. E Lui è sempre con Me. Non sono mai solo!”

“Affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te; siano anch'essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Giovanni 17:21).

Gesù stava dicendo: “Voi dite di volermi conoscere, e ciò è giusto e buono. Ma ora voglio che conosciate Mio Padre. Voglio che Lo conosciate come Io L’ho conosciuto e ne ho goduto, come un Padre!”

Il Padre ci dice: “Voglio aleggiare su di te, essere il tuo protettore, allontanare ogni attacco diabolico, sovvenire ad ogni bisogno, sostenerti in ogni tua prova. Lascia che io sia tuo Padre!”

Pensaci: Egli ti ha scelto fra centinaia di milioni di persone sulla faccia della terra. Tuttavia, Egli non solo ti ha scelto, ma ti ha adottato come figlio. Il Suo Spirito ti esorta a gridare: “Abba! Tu sei mio Padre. Tu non sei soltanto il Padre di Abrahamo o di Pietro o di Paolo, ma il mio. E Tu mi hai reso coerede, con Gesù. Tu sei mio!”

lunedì 20 agosto 2012

LA BUONA NOTIZIA DI GESÚ by Gary Wilkerson

“Ora il popolo era in attesa, e tutti si chiedevano in cuor loro se Giovanni fosse lui il Cristo. Giovanni rispose, dicendo a tutti: Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono neppure degno di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco” (Luca 3:15-16).

Giovanni Battista sta descrivendo quello che succede quando sopraggiunge l’evangelo. Egli ebbe più rivelazione del vangelo di qualsiasi altro profeta dell’Antico Testamento e predisse che quando quest’evangelo giungerà sarà un vangelo di Spirito Santo e fuoco.

E poi Gesù viene col Suo fuoco e dice: “Lo Spirito del Signore è su di Me, perché Egli mi ha unto per proclamare buone notizie”.

Ecco l’evangelo! Gesù dice: “Quest’evangelo è Mio e voglio portarlo a coloro che non l’hanno. Voglio portarlo ai poveri”.

“Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi, e per predicare l'anno accettevole del Signore” (Luca 4:18-19).

L’anno accettevole del Signore viene detto Giubileo. Sotto la legge veterotestamentaria, ogni 70 anni gli schiavi venivano liberati e tutti i debiti venivano cancellati. Era un anno di perdono, un anno di Giubilo. Le persone attendevano che quell’anno arrivasse e ora Gesù sta dicendo che l’evangelo è giunto e sta proclamando l’anno accettevole del Signore.

Sai cos’è l’evangelo? È Giubileo!

Sai cos’è l’evangelo? È liberare i prigionieri!

Sai cos’è l’evangelo? È proclamare che questo è l’anno accettevole del Signore. Significa proclamare la Buona Notizia che Cristo è venuto. Il Messia è qui e il mondo è stato messo sottosopra.

È di questo che tratta l’evangelo!

giovedì 16 agosto 2012

COME POSSIAMO CONOSCERE LA VIA?

Deve aver scioccato Gesù sentire Tommaso dire: “Signore, noi non sappiamo dove vai; come dunque possiamo conoscere la via?” (Giovanni 14:5). Tommaso stava in realtà dicendo: “Gesù, parli così intimamente riguardo l’andare a Tuo Padre, ma noi non Lo conosciamo come Te. Come possiamo conoscere la via per il Padre?”

Questa era una confessione. Tommaso stava ammettendo: “Signore, noi Ti conosciamo. Siamo stati vicino a Te in questi ultimi tre anni, ma non abbiamo la rivelazione di chi sia il Padre, del Suo amore, della Sua cura, della Sua tenerezza. Ti prego, prima che Tu vada, mostraci il Padre”. Eppure questo era esattamente quanto Gesù aveva fatto in quei tre anni. I Suoi discepoli avevano mancato quella rivelazione.

Se comprendiamo pienamente di avere un Padre celeste amorevole e premuroso, perché essere abbattuti quando il nemico viene contro di noi? Perché disperare per un peso finanziario che sembra sopraffarci? Perché chiederci il motivo per il quale sembra che non riusciamo a ottenere la vittoria su un peccato schiacciante?

Ascolta attentamente la risposta di Gesù a Tommaso. Ha assolutamente a che fare con noi: “Se mi aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre” (Giovanni 14:7).

Poi Filippo si fa avanti: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (verso 8). Gesù non riusciva a credere a quanto sentiva. Riesci quasi a sentire l’incredulità nella Sua voce mentre risponde a Filippo: “Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: Mostraci il Padre?” (verso 9).

In altre parole: “Tommaso, Filippo, miei discepoli preziosi, come potete chiedere questo? Dite di conoscermi, che siamo intimi, ma come avete potuto mancare la rivelazione che vi ho donato in questi tre anni? Ancora non vedete che tutte le opere potenti che ho fatto erano il Padre in Me che rivelava chi era, com’era, cosa vuole essere per voi? Tutto ciò che vi ho insegnano proveniva dal Suo cuore, non dal Mio”.

L’intera vita di Gesù fu un sermone illustrato. Giorno dopo giorno, in ogni miracolo che compiva e in ogni parabola che insegnava, Egli esprimeva chi era il Padre. Ed Egli mandò il Suo Santo Spirito affinché i Suoi seguaci potessero compiere opere ancora maggiori e continuare a rivelare l’amore del Padre alle nuove generazioni.

mercoledì 15 agosto 2012

UN SERMONE ILLUSTRATO

Tutto quello che Gesù fece e disse era finalizzato a dire: “Questo è mio Padre all’opera. Questo dimostra come Lui è”. Tutto dal trasformare l’acqua in vino al resuscitare i morti era un sermone illustrato destinato a rivelare il Padre celeste.

“Non faccio nulla da me stesso, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato. E colui che mi ha mandato è con me; il Padre non mi ha lasciato solo, perché faccio continuamente le cose che gli piacciono” (Giovanni 8:28-29).

In altre parole: “Ho parlato liberamente in tutto il paese. Quando camminavo per le strade di Gerusalemme, Betlemme e Giudea, vi dissi di volta in volta che ogni cosa che facevo proveniva dal Padre. Se solo aveste aperto i vostri occhi e le vostre orecchie e aveste accettato la Mia parola, io ve L’avrei mostrato”.

I capi religiosi sostenevano: “Abrahamo era nostro padre”. E quando Gesù disse: “Io e mio Padre siamo uno” (Giovanni 10:30), essi si indignavano a tal punto da definirlo un diavolo e raccoglievano delle pietre per lapidarlo.

Gesù rispose loro: “Voi dite che sono un bestemmiatore, eppure lapidereste voi l’unico che il Padre stesso ha scelto di mandare in questo mondo? Io non ricerco la mia gloria. Io onoro Mio Padre. Lo conosco e osservo la Sua parola, perché Io e Lui siamo uno.

“Se non volete considerare la Mia parola, guardate se non altro le opere che sto compiendo. Almeno credete che queste cose sono l’espressione del Padre. Sono venuto qui per parlarvi e per dimostrarvi che non solo Abrahamo è vostro padre. Voi avete un Padre celeste” (vedi Giovanni 10:31-38).

Questo era importante per Gesù. Sapeva che il Suo tempo sulla terra era breve e sapeva che se la gente non avesse ricevuto una rivelazione del Padre celeste, del Suo amore, della Sua misericordia e della Sua grazia, sarebbe rimasta con una religione morta, con precursori morti, nulla di vivente a cui afferrarsi. Non avrebbero avuto una direzione, nessuna speranza, nessuna visione.

martedì 14 agosto 2012

GESÚ È VENUTO PER RIVELARCI IL PADRE CELESTE

Gesù venne sulla terra come Uomo per redimere l’umanità dal peccato e da ogni forma di legame e imprigionamento. Questo fatto è ben chiaro nella mente e nei cuori della maggior parte dei cristiani. Ma Cristo venne sulla terra anche per rivelarci il Padre celeste.

Gesù disse ai Suoi discepoli: “Il Padre mi ha mandato” (Giovanni 5:36). Egli disse: “Io non posso far nulla da me stesso…non cerco la mia volontà, ma la volontà del Padre che mi ha mandato” (verso 30). E in fine dichiarò: “Io vado al Padre mio” (14:12).

Ascolta attentamente ciò che Gesù sta dicendo: “Io provengo dal Padre e mentre sono qui compio soltanto la Sua volontà. Presto ritornerò da mio Padre”.

Gesù disse che la Sua intera vita riguardava il Padre celeste: la Sua venuta sulla terra, il Suo scopo mentre era qui e il Suo ritorno. Tutto riguardava la rivelazione del Padre.
“il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre…il Padre…gli mostra tutte le cose che egli fa” (Giovanni 5:19-20).

Gesù disse di non avere una volontà propria, di non fare nulla sulla terra se non la volontà di Suo Padre. Infatti, Cristo disse ai farisei: “Guardate la Mia vita, il Mio ministero, tutti i miracoli e le buone opere che faccio, e voi vedrete il Padre celeste. Tutto ciò che faccio è il riflesso di chi Lui è, e tutto serve a rivelare Lui a voi”.

“Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio, e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo” (Matteo 11:27).

Gesù qui sta dicendo: “È impossibile che voi conosciate il Padre, a meno che non sia Io a rivelarlo a voi. Non potete ottenere questa rivelazione da voi stessi soltanto leggendo la Bibbia o andando in chiesa. Io devo rivelarlo a voi”.

“Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).

lunedì 13 agosto 2012

GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO by Gary Wilkerson

Come figli di Dio, dobbiamo occuparci degli affari di nostro Padre, la missione di Dio.

A volte la gente fraintende quello che facciamo. A volte persino le persone nelle nostre chiese o comunità possono fraintenderci e dire: “Sei troppo concentrato verso l’esterno e non stai venendo incontro ai miei bisogni”.

È vero che se siamo talmente concentrati all’esterno da non andare incontro ai bisogni di quelli intorno a noi, allora stiamo facendo qualcosa di sbagliato. Siamo qui come chiesa esattamente come Gesù era qui sulla terra. Siamo qui per andare incontro ai bisogni della gente. Se sei ferito, spezzato, legato e hai bisogno di essere liberato o stai cercando di essere riempito con lo Spirito Santo, la chiesa è qui per ministrarti nel tuo bisogno.

È importante comprendere che mentre i tuoi bisogni vengono soddisfatti, l’aspettativa è “gratuitamente hai ricevuto, gratuitamente dai”. Quando Gesù mandò i Suoi discepoli in missione, disse loro: “Il regno dei cieli è vicino". Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo 10:7-8).

Vuoi ricevere di più da Dio? Bene, quando hai ricevuto la prima porzione, dalla via. Ritorna per ricevere la seconda porzione e poi dalla via; poi torna per la terza e continua lo stesso procedimento.

Il principio della missione di Dio è: “Più doni, più ricevi”. Più sei benedetto, più devi donare. Più doni, più Dio continua a riversare benedizioni in te affinché tu possa donare ancora di più.

Come popolo di Dio siamo chiamati a riflettere la gloria, la potenza e l’amore di Dio. Dobbiamo riceverle da Lui e donarle agli altri.
Gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente diamo.

venerdì 10 agosto 2012

CRISI ALLA CROCE

Come otteniamo la vittoria e la potenza di Gesù nella nostra vita? In che modo facciamo nostre la Sua resurrezione e novità di vita?
Innanzitutto lascia che ti chieda: come sai di essere salvato? Per fede, certo. La conoscenza della nostra salvezza viene soltanto dalla nostra fede nella Parola di Dio.

Allo stesso modo, dobbiamo prendere la croce, abbracciarla e ricevere vittoria per fede nella potenza trionfante del sangue di Gesù sparso per noi. Dobbiamo ammettere: “Dio, non ho potenza. Non ho la capacità di liberarmi o crocifiggermi da me stesso, né ho potenza sul peccato. Arrendo ogni mio sforzo di morire al peccato”.

Per fede, noi siamo “in Cristo”, e dobbiamo godere dei benefici di tutto ciò che Lui ha compiuto. Vedi, dal momento stesso in cui siamo nati di nuovo, siamo in Cristo, e ciò significa ce siamo entrati in tutto ciò che è successo a Cristo. Questo include le Sue vittorie come pure la Sua crocifissione. Se concordiamo con la Parola di Dio che i nostri peccati sono estremamente malvagi, dobbiamo anche concordare con le cose buone che la croce offre. Esse sono nostre, perché Gesù le ha compiute per noi.

La Parola di Dio dice che una volta abbracciata la croce, siamo crocifissi con Cristo e resuscitati con Lui in novità di vita. Siamo resi liberi! Possiamo offrire i nostri corpi al servizio del Signore e offrire le nostre membra come strumenti di giustizia.

A volte potrai inciampare a motivo dell’incredulità, ma potrai aggrapparti alla verità che la vittoria finale è tua, perché griderai: “Signore, confiderò in Te finché non giungerà la vittoria”.

Ringrazio Dio per la croce di Cristo e ringrazio Dio per la crisi che provoca. So per esperienza che la più grande “predicazione sulla grazia” del mondo è la predicazione della croce. hai già avuto la tua crisi alla croce? Cosa pensi della fortezza dalla quale brami essere liberato?

C’è liberazione per te oggi, ma essa non arriverà finché non t’inginocchierai davanti a Gesù e avrai la tua crisi alla Sua croce. Lì dovrai concordare con la Sua parola: “Non posso più continuare nel mio peccato, nemmeno per un’altra ora. Dio, lo porto a Te adesso!”

mercoledì 8 agosto 2012

LA COMUNITÁ DELL’E VANGELO by Gary Wilkerson

Lo Spirito Santo ci ha chiamati ad essere una “comunità dell’evangelo”. Molte chiese cercano di avere una comunità ma non hanno un’autentica comunità biblica perché il vangelo non sta funzionando all’interno della loro comunione. Non sanno come amare davvero l’un l’altro perché cercano di avere una comunità senza la Parola di Dio.

In Luca 8 leggiamo: “Or sua madre e i suoi fratelli vennero da lui, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. E da alcuni gli fu riferito: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti vogliono vedere». Ma egli, rispondendo, disse loro: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che odono la parola di Dio e la mettono in pratica»” (Luca 8:19-21).

Nella Scrittura non troverai mai un passo specifico sul vangelo della comunione, o di piccoli gruppi, o di assistenza o di adorazione. Quindi, ti chiederai, di cosa si tratta? Io credo che Gesù qui, in Luca, ci stesse dando la definizione di comunità evangelica.

Gesù stava dicendo: “La mia comunità non è composta dalla folla che Mi circonda, né solo di Mia madre e dei Miei fratelli. La Mia vera comunità evangelica, i Miei fratelli e sorelle, sono coloro che odono, che conoscono e le cui vite sono investite nella Parola di Dio. I membri della Mia comunità ascoltando la Parola e la mettono in pratica”.

Una vera comunità evangelica è l’evangelo del nostro Signore Gesù Cristo. Significa compiere la Parola di Dio tutti insieme. Significa ascoltare la Parola di Dio, amarsi l’un l’altro e aiutare chi non vive secondo la Parola. Si tratta di un gruppo di persone che edifica la propria vita intorno all’udire la Parola di Dio, comprendere ciò che la Parola sta dicendo e conoscere lo Spirito Santo che potenzia questa Parola scritta.

Gesù è sempre al centro, l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. Egli è tutto nella nostra comunità evangelica e deve sempre avere un posto di preminenza mentre noi cresciamo insieme in Lui.