giovedì 30 giugno 2011

LE BUGIE DEL NEMICO

Nei nostri momenti di prova e tentazione, Satana viene a noi portando le sue menzogne: “Sei circondato e non hai via di scampo. Servitori più grandi di te si sono arresi in circostanze non peggiori di queste. Ora è il tuo turno di lasciarti andare. Sei un fallimento, altrimenti non ti saresti trovato in questa circostanza. C’è qualcosa di sbagliato in te e Dio è sicuramente dispiaciuto”.

In mezzo alla sua prova, Ezechia riconobbe la sua incapacità. Il re si rese conto che non aveva la forza di mettere a tacere le voci che imperversavano contro di lui, perciò cercò l’aiuto del Signore. E Dio rispose mandando il profeta Isaia, che portò ad Ezechia questo messaggio: “Il Signore ha udito il tuo grido. Ora dì a Satana che è alle tue porte: ‘Sei tu che sarai abbattuto. Come sei venuto, così devi anche andartene’”.

Ezechia era quasi sul punto di cadere nella trappola del nemico. Il fatto è che se non resistiamo alle menzogne di Satana – se nella nostra crisi non ci volgiamo alla fede e alla preghiera, se non attingiamo forza dalle promesse di liberazione di Dio – il diavolo farà a pezzi la nostra fede vacillante ed intensificherà i suoi attacchi.

Ezechia attinse coraggio dalla parola che aveva ricevuto, e fu in grado di dire a Sennacherib senza mezzi termini: “Re malvagio, non hai maledetto me. Tu stai mentendo contro Dio stesso. Il mio Signore mi libererà. E siccome tu hai maledetto lui, ti ritroverai a combattere contro la sua ira!”.

La Bibbia ci dice che quella stessa notte Dio liberò Ezechia e Giuda in maniera soprannaturale: “Quella notte avvenne che l'angelo dell'Eterno uscì e uccise nell'accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini; quando la gente si alzò al mattino, ecco, erano tutti cadaveri” (2 Re 19:35).

I credenti oggi non si basano solo su una promessa ma anche sul sangue versato di Gesù Cristo. E in quel sangue troviamo la vittoria su ogni peccato, tentazione e battaglia che affrontiamo. Forse hai da poco ricevuto una lettera dal diavolo. Io ti chiedo: credi che Dio abbia la preconoscenza di anticipare ogni tua prova? Ogni tuo movimento folle? Ogni tuo dubbio e paura? Se sì, hai l’esempio di Davide davanti a te, che pregò: “Questo pover’uomo ha gridato, e il Signore lo ha liberato”. Farai anche tu la stessa cosa?

martedì 28 giugno 2011

LA GRANDE PREOCCUPAZIONE DI DIO

In mezzo a questo “scuotimento” mondiale, qual è la più grande preoccupazione di Dio? Sono gli eventi del Medio Oriente? No. La Bibbia ci dice che lo sguardo di Dio è concentrato sui suoi figli: “Ecco, l'occhio dell'Eterno è su quelli che lo temono, su quelli che sperano nella sua benignità” (Salmo 33:18).

Il nostro Signore è consapevole di ogni movimento sulla terra, di ogni essere vivente. Eppure il suo sguardo è concentrato soprattutto sul benessere dei suoi figli. Fissa i suoi occhi sui dolori e le necessità di ciascun membro del suo corpo spirituale. Per dirla in parole povere, qualunque cosa ci tocca, tocca anche Lui.

Per dimostrarcelo, Gesù ha detto: “E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella Geenna” (Matteo 10:28). Anche in mezzo alle grandi guerre mondiali, l’obiettivo primario di Dio non è sui tiranni. Il suo sguardo è focalizzato su ogni circostanza delle vite dei suoi figli.

Cristo dice nel versetto successivo: “Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro” (Matteo 10:29). Ai giorni di Cristo, i passeri erano la carne dei poveri e venivano venduti ciascuno a mezzo soldo. Eppure Gesù ha detto: “Nessuna di queste piccole creature cade a terra senza che il vostro Padre lo sappia”.

L’uso di Gesù del verbo “cadere” in questo verso intende qualcos’altro oltre alla morte del passero. Il significato aramaico è “posarsi leggermente a terra”. In altre parole, “cadere” qui indica ogni piccolo saltello che un uccellino può fare.

Cristo ci sta dicendo: “L’occhio del vostro Padre è sul passero non solo quando muore ma anche quando plana leggero a terra. Mentre il passero impara a volare, cade dal nido ed inizia a saltellare sul terreno. E Dio vede ogni piccola sua lotta. È preoccupato per ogni dettaglio della sua vita”.

Gesù poi aggiunge: “Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri” (10:31). Infatti, egli dice: “Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati” (10:30). Per dirla in parole povere, Colui che ha creato e contato tutte le stelle – che ha monitorato ogni azione dell’Impero Romano, che tiene insieme le galassie nelle loro orbite – ha gli occhi fissi su di te. E Gesù ti chiede: “Non vali molto più per lui?”.

lunedì 27 giugno 2011

PACE STRAORDINARIA!

Gesù ci fornisce più di una ragione sul motivo per cui necessitiamo la sua pace. Cristo disse ai suoi discepoli in Giovanni 14:30, “Viene il principe di questo mondo”. Qual era il contesto della sua affermazione? Aveva appena detto ai dodici: “Non parlerò più a lungo con voi” (14:30). Poi ne spiega il motivo: “Perché viene il principe di questo mondo”.

Gesù sapeva che Satana era all’opera in quel momento. Il diavolo aveva già arruolato Giuda per tradirlo. E Cristo sapeva che la gerarchia religiosa di Gerusalemme aveva ricevuto il potere dai principati dell’inferno. Era anche consapevole che una folla ispirata dal diavolo a breve sarebbe venuta a prenderlo per farlo prigioniero. Fu allora che disse ai discepoli: “Satana, il malvagio, sta venendo. Perciò non parlerò più a lungo con voi”.

Gesù sapeva di aver bisogno di un tempo col Padre per prepararsi al conflitto imminente. Stava per essere consegnato nelle mani di uomini malvagi, proprio come aveva preannunciato. E sapeva che Satana avrebbe fatto il possibile per scuotere la sua pace. Il diavolo avrebbe fatto di tutto per scoraggiarlo, nello sforzo di estinguere la fede di Cristo nel Padre – avrebbe fatto il possibile per fargli evitare la Croce.

Forse sei agitato e pensi: “È finita. Non ce la farò mai”. Ma Gesù dice: “So che stai passando. Vieni e bevi della mia pace”.

Proprio in questo momento forse stai attraversando il periodo più difficile della tua vita. Le cose ti sembrano forse senza speranza e irrisolte. Sembra non ci sia via d’uscita per te ed ogni circostanza non fa che riempirti di stress, confusione e pesantezza.

Non importa ciò che stai passando. La tua vita forse sembra essere stata colpita da un tornado. Forse stai subendo una prova che agli occhi degli altri ti fa apparire come un Giobbe moderno. Ma in mezzo a tutti i tuoi problemi, quando invochi lo Spirito Santo perché ti battezzi nella pace di Cristo, egli ti risponderà.

La gente ti indicherà e dirà: “Il mondo di quella persona è crollato. Eppure è determinato a confidare nella Parola di Dio, a tutti i costi. Come può farcela? Come fa ad andare avanti? Dovrebbe aver smesso già tanto tempo fa. Eppure non ha rinunciato. E in tutto ciò, non ha compromesso la sua fede. Che pace straordinaria! Oltrepassa ogni comprensione umana”.

venerdì 24 giugno 2011

IN MEZZO A UN MIRACOLO

Potresti trovarti in mezzo a un miracolo proprio in questo momento e semplicemente non vederlo. Forse stai aspettando un miracolo. Sei scoraggiato perché sembra che le cose siano ad uno stallo. Non vedi alcuna testimonianza dell’opera soprannaturale di Dio in tuo favore.

Considera ciò che disse Davide nel Salmo 18: “Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio DIO; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a lui, ai suoi orecchi. Allora la terra fu scossa e tremò; anche le fondamenta dei monti furono smosse e scrollate …Un fumo saliva dalle sue narici e un fuoco divorante gli usciva dalla bocca…Egli abbassò i cieli e discese con una densa caligine sotto i suoi piedi; L'Eterno tuonò nei cieli e l'Altissimo fece udire la sua voce…Scagliò le sue saette…lanciò fulmini” (Salmo 18:6-9, 13-14).

Devi renderti conto che nessuna di queste cose accadde in senso letterale. Fu qualcosa che Davide vide coi suoi occhi spirituali. Amato, questa è fede, quando credi che Dio abbia udito il tuo grido, che non è in ritardo, che non sta ignorando la tua causa. Piuttosto, Egli ha silenziosamente dato inizio al tuo miracolo quando hai pregato, e anche ora Egli sta compiendo un’opera soprannaturale in tuo favore. Questo significa veramente credere nei miracoli, la Sua meravigliosa opera progressiva nelle nostre vite.

Davide comprese la verità fondamentale dietro tutto ciò: “e mi trasse fuori al largo; egli mi liberò perché mi gradisce” (Salmo 18:19). Davide dichiarò: “So perché il Signore sta facendo tutto questo per me. Perché mi gradisce”.

Credo davvero nei miracoli istantanei. Oggi, in tutto il mondo, Dio sta ancora operando prodigi immediati, gloriosi. In Matteo 16:9-11 e Marco 8:19-21, quando Gesù ricorda ai Suoi discepoli del miracolo delle moltiplicazioni dei pani e dei pesci, sta chiedendo loro, e a noi, di prendere nota dei Suoi miracoli progressivi e del loro ruolo nelle nostre vite oggi.

giovedì 23 giugno 2011

LE MISERICORDIE DEL SIGNORE

Nell’antica Israele, l’arca del patto rappresentava la misericordia del Signore, una potente verità che poi si incarnò in Cristo. Noi dobbiamo ricevere la Sua misericordia, confidare nel sangue salvifico della Sua misericordia ed essere eternamente salvati. Così, puoi ridicolizzare la legge, ridicolizzare la santità, puoi smontare tutto ciò che parla di Dio. Ma quando schernisci o ridicolizzi la misericordia di Dio, arriva il giudizio, e anche in fretta. Se calpesti il Suo sangue che parla di misericordia, affronterai la Sua tremenda ira.

Questo è esattamente quanto accadde ai filistei quando rubarono l’arca. Una distruzione mortale piombò su di loro, finché non ammisero: “Questo non è solo il caso o una coincidenza. La mano di Dio è evidentemente contro di noi”. Considera cosa accadde quando l’arca venne portata nel tempio pagano di Dagon, per schernire e sfidare il Dio d’Israele. Nel bel mezzo della notte, il trono di misericordia sull’arca divenne una verga di giudizio. Il giorno seguente, l’idolo Dagon venne trovato sulla sua faccia davanti all’arca, la sua testa e le sue mani mozzate (vedi 1 Samuele 5:2-5).

Amato, è lì che dovrebbe trovarsi l’America. Avremmo dovuto essere giudicati già da tempo. E proprio ora l’America sta beneficiando di quella misericordia. Assurdo, il nostro paese è in gara col resto del mondo per rimuovere Dio e Gesù dalla società. Eppure il Signore non verrà beffato; le Sue misericordie durano per sempre, ed Egli ama questa nazione. Credo che questo sia il motivo per cui Egli continua a riversare le Sue benedizioni su di noi. Il Suo desiderio è che la bontà ci conduca a ravvedimento (vedi Romani 2:4).

Non dobbiamo disperare per l’attuale situazione dell’America. Soffriamo per la tremenda corruzione, lo scherno e il peccato, ma abbiamo speranza, sapendo che Dio ha il pieno controllo. Sappiamo che le misericordie di Dio durano per sempre.

mercoledì 22 giugno 2011

GESÚ AVEVA UN PIANO

“Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una grande folla veniva da lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché costoro possano mangiare?». Or diceva questo per metterlo alla prova, perché egli sapeva quello che stava per fare” (Giovanni 6:5-6). Gesù prese Filippo da parte, e gli disse: “Filippo, ci sono migliaia di persone qui. Sono tutti affamati. Dove compreremo abbastanza pane per sfamarli? Cosa pensi che dovremmo fare?”

Quant’è incredibile l’amore di Cristo. Gesù sapeva dall’inizio cosa avrebbe fatto; il verso succitato ce lo dice; tuttavia il Signore stava cercando di insegnare qualcosa a Filippo, e la lezione che gli stava impartendo può applicarsi oggi a ognuno di noi. Pensaci: quanti nel corpo di Cristo si alzano nel bel mezzo della notte cercando di pensare a una soluzione per i propri problemi? Pensiamo: “Forse questo funzionerà. No, no…forse quest’altro risolverà tutto. No…”

Filippo e gli apostoli non avevano soltanto un problema di pane. Avevano un problema a sfornare quel pane…un problema di soldi…e un problema di distribuzione…e un problema di trasporto…e un problema di tempo. Metti tutto insieme, e vedrai che avevano più problemi di quanto immaginassero. La loro situazione era assolutamente impossibile.

Gesù sapeva esattamente cosa avrebbe fatto sin dal principio. Egli aveva un piano. E lo stesso vale per i tuoi problemi e le tue difficoltà oggi. Esiste il problema, ma Gesù conosce perfettamente la tua situazione, ed Egli viene a te chiedendoti: “Cosa faremo a riguardo?”

La risposta giusta da parte di Filippo avrebbe dovuto essere: “Gesù, tu sei Dio. Nulla è impossibile per Te. Così, ti affido questo problema. Non è più mio, ma tuo”.

Questo è proprio ciò che dobbiamo dire oggi al nostro Signore, in mezzo alla nostra crisi: “Signore, Tu sei l’operatore di miracoli, ed io arrenderò ogni mio dubbio e timore a Te. Affido questa intera situazione, la mia intera vita, alla Tua cura. So che non permetterai che io venga meno. In realtà, Tu già sai cosa farai riguardo al mio problema. Confido nella Tua potenza”.

martedì 21 giugno 2011

IL BACIO DEL PADRE

Riceviamo una grande benedizione quando ci viene consentito di sedere nei luoghi celesti. Qual è questa benedizione? È il privilegio dell’accettazione: “mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell'amato Suo Figlio” (Efesini 1:6). Il termine greco per “favoriti” significa grandemente favoriti. Non significa soltanto “essere sopportati”, suggerendo così un atteggiamento del tipo “ci posso convivere”. Non è questo l’uso che Paolo fa di tale termine. L’uso di “favoriti” si può tradurre “Dio ci ha grandemente favoriti. Siamo molto speciali per Lui perché siamo al nostro posto in Cristo”.

Poiché Dio ha accettato il sacrificio di Cristo, Egli ora vede un unico uomo: Cristo, e coloro che sono legati a Lui per fede. La nostra carne è morta agli occhi di Dio. Come? Gesù si è liberato della nostra vecchia natura alla Croce. Quando Dio ci guarda, Egli vede soltanto Cristo. In cambio, dobbiamo imparare a vederci come Dio ci vede. Ciò significa non concentrarci soltanto sui nostri peccati e le nostre debolezze, ma sulla vittoria che Cristo ha ottenuto per noi alla Croce.

La parabola del figlio prodigo ci offre un’illustrazione potente dell’accettazione che riceviamo quando ci viene donato una posizione celeste in Cristo. Conosci la storia: un giovane prese la propria eredità dal padre e la sperperò in una vita dissoluta. Poi, avendo fallito (moralmente, emotivamente e fisicamente), pensò a suo padre. Era convinto di aver perso ogni suo favore, e temeva che fosse pieno di collera e odio nei suoi confronti.

La Scrittura ci dice che questo giovane distrutto soffriva molto a causa del suo peccato, e gridò: “sono indegno. Ho peccato contro il cielo”. Ciò rappresenta coloro che giungono a ravvedimento attraverso un santo dolore.

Il prodigo si disse: “Mi alzerò e andrò da mio padre” (Luca 15:18). Stava esercitando la propria benedizione di accesso. Riesci a vedere la scena? Il prodigo aveva lasciato il peccato, si era lasciato il mondo alle spalle e aveva accesso ad una porta aperta, come il padre gli aveva promesso. Stava camminando nel ravvedimento e si stava appropriando di quell’accesso.

Dunque, cosa accadde al figlio prodigo? “Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò” (Luca 15:20). Quale meravigliosa scena. Il figlio peccatore fu perdonato, abbracciato e amato dal padre, senza alcuna collera o alcun tipo di condanna. Quando ricevette il bacio del padre, capì di essere accetto.

lunedì 20 giugno 2011

IL PAGANESIMO DELLA PREOCCUPAZIONE

“Non siate dunque in ansietà, dicendo: Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo? Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose” (Matteo 6:31-32).

Gesù ci dice che la preoccupazione – essere ansiosi per il futuro della nostra famiglia, per il lavoro, per come sopravvivremo – è lo stile di vita dei pagani. Gesù sta parlando qui di quelli che non hanno alcun Padre celeste. Non conoscono Dio come un Padre celeste amorevole, che si prende cura di loro.

“Non siate dunque in ansietà per il domani” (v. 34). In queste parole molto semplici, Gesù ci comanda: “Non pensare, non preoccuparti per quello che potrebbe accadere o meno domani. Non puoi cambiare nulla. E l’ansia non ti aiuta di certo. Se ti preoccupi, fai come i pagani”. Poi Gesù dice: “Cercate prima il regno di Dio e la Sua giustizia: e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte” (v. 33). In altre parole, devi solo continuare ad amare Gesù. Devi andare avanti, affidandogli tutti i tuoi pesi e le tue ansie. Devi riposare sulla sua fedeltà. Il tuo Padre celeste vedrà e ti fornirà tutte le cose essenziali della vita.

Mi domando se gli angeli si stupiscono per le preoccupazioni e le ansie di quelli che affermano di credere in Dio. Per loro deve essere così degradante, un insulto al Signore, il fatto che ci preoccupiamo come se non avessimo un Padre amorevole in cielo. Quali domande perplesse si chiederanno gli angeli: “Non hanno un Padre nei cieli? Non credono che li ama? Non ha detto loro che conosce tutte le loro necessità? Perché non credono che colui che nutre gli uccelli e tutto il regno animale è in grado di nutrirli e vestirli? Perché si preoccupano se sanno che possiede ogni potestà, ogni benessere e può supplire a tutti i bisogni della creazione? Perché accusano il loro Padre celeste di abbandonarli, come se lui non fosse fedele alla sua parola?”.

Tu hai un Padre celeste. Fidati di lui!

venerdì 17 giugno 2011

SIAMO UNA FAMIGLIA

Reclamare la potenza che c’è nel nome di Cristo non è qualcosa di complicato, una verità teologica nascosta. Nella mia biblioteca ci sono libri riguardanti solamente il soggetto del nome di Gesù. Gli autori li hanno scritti per aiutare il credente a comprendere le implicazioni profonde nascoste nel nome di Cristo. Eppure la maggior parte di questi libri sono così “profondi” che non entrano proprio in testa al lettore.

Credo che la verità che dobbiamo conoscere sul nome di Gesù sia così semplice, che persino un bambino potrebbe comprenderla. È semplicemente questa: quando facciamo le nostre richieste nel nome di Gesù, dobbiamo essere assolutamente persuasi che è come se proprio Gesù le stia facendo al Padre. Ti chiederai: ma come può essere vera una cosa del genere? Permettimi di spiegartelo.

Sappiamo che Dio ha amato suo Figlio. Parlò con Gesù e gli diede insegnamenti durante il periodo in cui visse sulla terra. E Dio non soltanto udì ma rispose ad ogni richiesta fattagli dal Figlio. Gesù ne rese testimonianza dicendo: “Lui mi ascolta sempre”. In breve, il Padre non negò mai nessuna richiesta al Figlio.

Oggi, tutti quelli che credono in Gesù sono rivestiti nella sua Figliolanza. E il Padre celeste ci accoglie come persone intime, come se stesse ricevendo il Suo Figlio stesso. Perché? A motivo della nostra unione spirituale con Cristo. Attraverso la sua crocifissione e la sua risurrezione, Gesù ci ha resi uno con il Padre. “Che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me” (Giovanni 17:21-23).

Per dirla in parole semplici, adesso noi siamo una famiglia – uno con il Padre, e uno con il Figlio. Siamo stati adottati, con il pieno diritto dell’eredità che ogni figlio ha. Questo significa che tutte le potenze e le risorse del cielo sono a nostra disposizione, attraverso Cristo.

Pregare “nel nome di Gesù” non è una formula. Non è la frase che ha effetto semplicemente se la si pronuncia. La potenza consiste nel credere che Gesù ha preso la nostra causa e l’ha portata davanti al Padre per i suoi meriti. Lui è l’Avvocato – lui sta chiedendo al posto nostro. La potenza consiste nel credere appieno che Dio non nega mai niente a suo Figlio e che noi siamo beneficiari dell’estrema fedeltà del Padre verso Suo Figlio.

giovedì 16 giugno 2011

DIRETTIVE DETTAGLIATE E DECISIONI SVELATE!

Lo scopo di Dio per ognuno dei suoi figli è che ci arrendiamo alla sovranità e al regalità dello Spirito Santo: "Se viviamo nello Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito" (Galati 5:25).

In altre parole: "Se Lui vive in te, permettigli di dirigerti!".

Vorrei mostrarvi cosa significa camminare nello Spirito. Non sono ancora arrivato in questo cammino glorioso, ma sto guadagnando terreno!

Abbiamo sentito l'espressione "camminare nello Spirito" per tutta la vita, ma cosa significa realmente? Credo che il sedicesimo capitolo degli Atti sia uno dei migliori esempi di cosa vuol dire camminare nello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo fornisce delle istruzioni assolutamente dettagliate a coloro che camminano in lui. Se cammini nello Spirito, non cammini in confusione - le tue decisioni non sono oscure.

I primi cristiani non camminavano nella confusione. Erano guidati dallo Spirito in ogni decisione, ogni movimento, ogni azione! Lo Spirito parlava loro e li dirigeva in ogni momento. Non prendevano nessuna decisione senza consultarlo. Il motto della chiesa del Nuovo Testamento era: "Chi ha orecchie per udire, ascolti ciò che lo Spirito ha da dire!".

Ho iniziato a ministrare nella città di New York perché lo Spirito Santo mi aveva detto chiaramente: "Vai nella città di New York e fonda una chiesa". E mi aveva detto quando andare. Nessun demone o spirito maligno poté smuovermi da questa decisione - perché era stato lo Spirito a darmi delle istruzioni dettagliate. Mi ricordo di essere stato fra Broadway e la Settima Strada, a piangere con le mani alzate. Lo Spirito Santo mi disse: "Proprio in questa zona io edificherò una chiesa. Ubbidiscimi, David. Fonda una chiesa qui nella città di New York!". La chiesa di Times Square non è un caso. È il risultato di istruzioni chiare e dettagliate da parte dello Spirito Santo!

mercoledì 15 giugno 2011

QUANTO E' IMPORTANTE PERDONARE E BENEDIRE I NOSTRI NEMICI?

Paolo scrive: "Lasciate posto all'ira di Dio" (Romani 12:19). Sta dicendo in realtà: "Sopportate i torti. Metteteli da parte e continuate ad andare avanti. Abbiate una vita nello Spirito". Ma se ci rifiutiamo di perdonare i torti che ci sono stati fatti, dovremo affrontare queste conseguenze:

  1. Diventeremo più colpevoli della persona che ci ha inflitto la ferita.
  2. Perderemo la misericordia e la grazia di Dio nei nostri riguardi. Poi, man mano che le cose inizieranno ad andare male nelle nostre vite, non le capiremo perché vivremo nella disubbidienza.
  3. Le vessazioni dei nostri persecutori continueranno a privarci della pace. Diventeranno loro i vittoriosi, e riusciranno ad infliggerci delle ferite perenni.
  4. Siccome Satana è riuscito a spingerci verso pensieri di vendetta, riuscirà anche a trascinarci in peccati ancora più mortali. E commetteremodelle trasgressioni peggiori di queste.

Lo scrittore ai Proverbi consiglia: "Il senno di un uomo lo rende lento all'ira ed è sua gloria passar sopra le offese" (Proverbi 19:11). In altre parole, non dobbiamo fare nulla finché la nostra rabbia non è sbollita. Non dovremmo mai prendere una decisione o perseguire una qualsiasi azione mentre siamo ancora arrabbiati.

Porteremo gloria al nostro Padre celeste ogni qualvolta soprassediamo alle ferite e perdoniamo i peccati commessi contro di noi. Così facendo il nostro carattere si costruisce. Quando perdoniamo come Dio perdona, lui ci rivela il suo favore e una benedizione che non abbiamo mai conosciuto.

Gesù ci comanda di amare quelli che hanno commesso un torto contro di noi, facendo tre cose:
1.. Dobbiamo benedirli
2.. Dobbiamo far loro del bene
3.. Dobbiamo pregare per loro

In Matteo 5:44 Gesù dice: "Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano".

martedì 14 giugno 2011

IL PIU' GRANDE PERICOLO

Il più grande pericolo che tutti noi corriamo è quello di non vedere Gesù nei nostri problemi - e di vedere al contrario dei fantasmi. In quel momento preciso di terrore, quando la notte è più buia e la tempesta imperversa, Gesù ci si avvicina sempre, per rivelarsi come il Signore del diluvio, il Salvatore nella tempesta. "L'Eterno sedeva sovrano sul diluvio; sì, l'Eterno siede re per sempre" (Salmo 29:10).

In Matteo 14, Gesù ordinò ai suoi discepoli di salire sulla barca, ben sapendo che si stava per scatenare una tempesta. La Bibbia dice che li costrinse a salire in barca. Li stava dirigendo nelle acque pericolose; infatti sarebbero stati sbattuti qua e là come un tappo di sughero. Dov'era Gesù? Era sulle montagne a scrutare il mare; era lì che pregava che non fallissero nella prova che sapeva dovevano affrontare.

Penserai forse che almeno un discepolo avrà riconosciuto quello che stava succedendo e avrà detto: "Guardate amici, Gesù ci ha detto che non ci avrebbe abbandonati o dimenticati. È stato lui a mandarci in questa missione; siamo al centro della sua volontà. Ha detto che i passi del giusto

sono ordinati da lui. Guardate, quello deve essere il nostro Signore! È proprio lì! Non ci perdeva d'occhio!".

Ma neppure uno dei discepoli lo riconobbe. Non si aspettavano che sarebbe stato con loro nella tempesta. Non si sarebbero mai aspettati che fosse con loro, o persino vicino a loro, in una tempesta! Ma egli venne, camminando sulle acque.

C'era solo una lezione da imparare, una sola. Si trattava di una lezione semplice, non una lezione mistica, profonda o scioccante. Gesù voleva semplicemente che si fidassero di lui come loro Signore, in ogni tempesta della vita. Voleva semplicemente che mantenessero la calma e la fiducia, anche nel momento più buio della prova. Ecco tutto.

lunedì 13 giugno 2011

NON AVER PAURA DI FALLIRE

Quando Adamo peccò, cercò di nascondersi da Dio. Quando Pietro rinnegò Cristo, ebbe paura di affrontarlo. Quando Giona si rifiutò di predicare a Ninive, la sua paura lo spinse nell'oceano, per scappare dalla presenza del Signore.

Peggio del fallimento è la paura che lo accompagna. Adamo, Giona e Pietro corsero via da Dio, non perché persero l'amore per lui, ma perché avevano paura che fosse troppo arrabbiato con loro per poterli capire.

L'accusatore dei fratelli aspetta, come un avvoltoio, che tu in qualche modo fallisca. Poi usa ogni menzogna dell'inferno per farti arrendere, per convincerti che Dio è troppo santo o che tu sei troppo peccatore per ritornare a lui. Oppure ti convince di non essere abbastanza perfetto e che non ce la farai mai a superare i tuoi fallimenti.

Ci sono voluti quarant'anni prima che Mosé vincesse la paura e Dio lo potesse usare nei suoi programmi. Se Mosé, Giacobbe o Davide si fossero arresi al fallimento, non avremmo mai sentito parlare di questi uomini.

Eppure Mosé si risollevò e divenne uno dei più grandi eroi di Dio. Giacobbe affrontò i suoi peccati, si riconciliò col fratello con cui aveva litigato, e raggiunse nuove vette di vittoria. Davide corse nella casa di Dio, trovò perdono e pace, e ritornò meglio i prima. Giona ripercorse i suoi passi, fece ciò che si era rifiutato di fare all'inizio e portò tutta una città al pentimento. Pietro risorse dalle ceneri del rinnegamento e portò la chiesa nella Pentecoste.

Nel 1958 sedevo nella mia piccola autovettura a piangere; pensavo di essere un terribile fallito. Ero stato scacciato via senza cerimonie da una corte, anche se avevo pensato di essere stato portato da Dio a testimoniare a sette

assassini adolescenti. Il mio tentativo di ubbidire a Dio e di aiutare quei giovani teppisti sembrava essere finito in un terribile fallimento.

Rabbrividisco al solo pensiero di quante benedizioni mi sarei perso se mi fossi arreso in quel momento terribile. Oggi sono estremamente felice che Dio mi abbia permesso di affrontare il mio fallimento e di andare avanti.

venerdì 10 giugno 2011

IL SIGNORE NOSTRA PACE

Conoscere e credere nel carattere di Dio rivelato nei suoi nomi dà grande protezione contro l'attacco del nemico. Dio ha dichiarato attraverso Osea: "Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza" (Osea 4:6). Qui le implicazioni sono gravi. Dio ci sta dicendo che avere una conoscenza intima della sua natura e del suo carattere, rivelati attraverso i suoi nomi, è un grande scudo contro le bugie di Satana.

Questo ci porta ad un altro dei nomi del nostro Signore: Jehovah Shalom. Troviamo questo nome menzionato nel libro dei Giudici. Qui il Signore si rivela a Gedeone sotto forma di un angelo (vedi Giudici 6:22-24). Cosa significa esattamente questo nome Jehovah Shalom? Come sostantivo, il termine ebraico shalom significa "completezza, salute, benessere". Significa essere integri, in armoni con Dio e con gli uomini, avere una relazione completa. Indica inoltre uno stato di benessere - non di ozio, ma di una pace interiore ed esteriore, un riposo sia spirituale che emotivo. In breve, shalom significa pienezza nella vita o nelle opere. E come verbo, shalom significa essere completi o finiti, oppure far pace.

Ancora una volta, mi sento spinto a chiedere: "Cosa c'entra questo nome particolare di Dio con me e con la chiesa odierna?".

Shalom non si può guadagnare. Non riceviamo la shalom del Signore finché non ci rendiamo conto: "Questa è una questione seria. Ho a che fare con l'Iddio onnipotente, il creatore e il sostentatore dell'universo. Come posso continuare a darlo per scontato? Perché metto ancora alla prova la sua grazia, vivendo con questa mia concupiscenza come se Lui fosse sordo e cieco alle mie azioni segrete?". Tremi alla Parola di Dio? Sei pronto ad ubbidire a tutto ciò che dice? Se sì, ricevi la rivelazione di Jehovah Shalom. Verrà a te personalmente come "il Signore la tua pace", riempiendo il tuo spirito con una forza soprannaturale contro ogni nemico. Non puoi guadagnare questo genere di pace; è un dono di Dio.

giovedì 9 giugno 2011

VIENI A COMPIERE LA TUA OPERA IN ME

Credo che se un cristiano desidera realmente una vita santa - se vuole veramente darsi tutto al Signore - può esserci solo un motivo per cui non possa godere la benedizione e la libertà promessa dallo Spirito Santo. Questa ragione è l'incredulità. Come Gesù non poté compiere le sue opere quando c'era una tale incredulità, così il suo Spirito non può fare nulla nella nostra vita quando coviamo dell'incredulità.

È importantissimo che ogni seguace di Gesù non giudichi le promesse di Dio secondo le esperienze del passato. Se ci affidiamo completamente alle sue promesse - se crediamo in esse con tutto noi stessi, se abbiamo fiducia che egli supplirà alla nostra fede, se ci fidiamo della parola dello Spirito - allora possiamo star certi che i risultati dipenderanno tutti da Dio. E nel giorno del giudizio saremo tranquilli, perché saremo stati fedeli. Semplicemente non possiamo mettere da parte il desiderio di entrare nelle sue benedizioni promesse.

C'è stato un punto nella mia vita in cui ho dovuto arrendere il mio futuro eterno sulle promesse di Dio. Mi sono determinato a fidarmi della sua Parola a costo della mia anima. Perciò ho lanciato questa sfida all'Onnipotente: "Signore, io credo che tu mi abbia dato il tuo Spirito Santo. Credo che solo lui possa liberarmi da ogni catena che mi lega. Credo che è lui che mi convince, mi guida e mi dà la forza di vincere. Credo che sia a lui a farmi ubbidire alla tua Parola. E credo che non si allontanerà mai da me, né mi permetterà di allontanarmi da te. Non limiterò il tuo Spirito in me. Lo aspetterò, lo invocherò e mi fiderò di lui - per vita o per morte".

"Mi disse ancora: «Profetizza a queste ossa e di' loro: Ossa secche, ascoltate la parola dell'Eterno»" (Ezechiele 37:4). Dobbiamo fare quello che il Signore comandò ad Ezechiele - pregare la Parola di Dio. Dobbiamo ricordare allo Spirito Santo le promesse che Dio ci ha fatto. Dobbiamo dirgli: "Spirito Santo, il Padre celeste mi ha promesso che mi ti avrebbe messo nel cuore - e io convinto della veridicità di questa promessa. Io mi arrendo e coopererò, perché voglio essere santo. Hai detto che mi avresti fatto camminare nelle sue vie e mi avresti fatto ubbidire ad ogni sua parola. Non so come farai - ma hai fatto un giuramento, e so che non puoi mentire. Tutto questo è scritto nella Parola, Spirito Santo. Perciò vieni - compi la tua opera in me. Arrendo la mia anima a questa promessa".

mercoledì 8 giugno 2011

I SEGRETI DEL SIGNORE

Matteo ci dice che Gesù parlava alla folla in parabole: "Gesù disse alle folle tutte queste cose in parabole, e parlava loro solo in parabole, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta: «Io aprirò la mia bocca in parabole e rivelerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo»" (Matteo 13:34-35).

Per molti cristiani oggi, le parabole sembrano molto semplici. Ma secondo Cristo ogni parabola nasconde un incredibile segreto. In ogni parabola raccontata da Gesù è nascosta una verità relativa al regno. E questa verità la scoprono solo quelli che la cercano con diligenza.

Molti credenti trascurano le parabole. Pensano si tratti di una lezione ovvia e subito passano oltre. Oppure non ne capiscono il significato e non

lo applicano a se stessi.

La Bibbia afferma chiaramente che il Signore ha dei segreti: "I suoi segreti sono per gli uomini retti" (Proverbi 3:32). Questi segreti sono stati sconosciuti sin dalla fondazione del mondo, ma Matteo ci dice che sono sepolti nelle parabole di Gesù. Queste verità nascoste hanno il potere di rendere liberi i cristiani. Ma sono pochi quelli disposti a pagare l'alto costo di scoprirle.

Considerate insieme a me una di queste parabole del Signore.

"Ancora, il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di belle perle. E, trovata una perla di grande valore, va, vende tutto ciò che ha, e la compera" (Matteo 13:45-46). Chi è il mercante in questa parabola? La radice greca qui ci fa capire che si trattava di un mercante all'ingrosso itinerante. Questo mercante era anche un assaggiatore, o un valutatore. In altre parole, si guadagnava da vivere valutando le perle costose in base alla loro qualità e al loro valore.

Sappiamo che Gesù è la perla di gran valore trovata dal mercante. Lui è molto costoso, di valore inestimabile, perché il mercante vende ogni altro suo possedimento per guadagnarlo. Credo che troviamo il significato della perla negli scopi eterni di Dio. Ovviamente, la perla apparteneva al Padre. Lui possedeva Cristo come qualsiasi altro padre possiede suo figlio. Infatti, Gesù è il bene più importante e costoso del Padre. Soltanto una cosa potrebbe spingere il Padre a dar via la sua perla inestimabile: l'amore.

Cristo è il tesoro nascosto nel campo. E in lui, io ho trovato tutto quello di cui ho bisogno. Non devo più cercare di trovare un significato nel mio ministero. Non devo più cercare soddisfazione nella famiglia o negli amici. Non ho più bisogno di costruire qualcosa per Dio, di avere successo o di sentirmi utile. Non ho più bisogno di essere circondato da una folla, o di cercare di dimostrare qualcosa. Non devo più scervellarmi per cercare di compiacere tutti. Non ho più bisogno di pensare o ragionare per uscire dai miei problemi.

Ho trovato quello che cercavo. Il mio tesoro, la mia perla, è Cristo. E l'unica cosa che il Possessore mi chiede è: "David, ti amo. Permettimi di adottarti. Ho già firmato le carte con il sangue del mio Figlio. Ora sei un co-erede con lui di tutto ciò che possiedo".

Che baratto! Io gli do la mia spazzatura di auto-sufficienza e buone opere. Metto da parte le mie scarpe consunte dagli sforzi. Mi lascio indietro le notti insonni sulle strade del dubbio e della paura. E in cambio, vengo adottato da un Re. Questo è ciò che accade quando cerchi la perla, il tesoro, finché non lo trovo. Gesù ti offre tutto quello che è. Ti porta gioia, pace, scopo, santità. E diventa il tuo tutto - il tuo risveglio, il tuo sonno, il tuo giorno, il tuo pomeriggio e la tua sera.

martedì 7 giugno 2011

UN RECUPERO DI FEDE

Ho una parola speciale per coloro i quali stanno affrontando delle impossibilità. Un recupero di fede dipende da una piena rivelazione dell’amore del nostro Padre Celeste nei nostri confronti.

“ Il Signore, il tuo Dio, è in mezzo a te, come un potente che salva” (Sofonia 3:17). Qui c’è una gloriosa rivelazione della immutabilità dell’amore di Dio per il Suo popolo. La Scrittura ci dice che Egli s’acqueta e gioisce nel Suo amore per noi!

La parola ebraica per “quiete” significa che Dio non ha una considerazione univoca relativa al Suo amore per noi. In altre parole, Egli ha fissato, o stabilito, il Suo amore per noi e non lo allontanerà mai. Infatti, ci viene detto che Dio è così soddisfatto del Suo amore per noi al punto di cantare per esso.

Riesci ad immaginarlo? Qui ci viene descritta una manifestazione in cielo del diletto di Dio verso di noi. John Owen interpreta questo passo così: “Dio salta, quando è sopraffatto dalla gioia”

Inoltre, Paolo ci dice che tutto ciò che è al di fuori dell’ordine divino, tutto ciò che è incredulità e confusione, viene cambiato dalla manifestazione dell’amore di Dio. “Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati” (Tito 3:4).

Nel verso precedente, Paolo dice: “Perché anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati” (3:3). In altre parole: “Tutto ciò che era fuori ordine. La nostra fede non era una fede vincente ma la bontà e l’amore di Dio si manifestarono quando il Padre le riversò su di noi abbondantemente attraverso Cristo”.

Quando Paolo dice che l’amore di Dio “si manifestò”, egli usa una parola che deriva da una radice greca che significa “sovrapposto”. In breve, il Signore riguardò alla nostra misera, alle nostre anime affaticate e dubbiose e sovrappose questa rivelazione: “Il mio amore vi libererà. Riposo e diletto nel mio amore per voi”.

Ringrazio Dio per il giorno in cui il Suo amore “si manifestò” a me. Non c’è fede che possa resistere contro le impossibilità a meno che ogni afflizione e problema siano affidati all’amorevole cura di nostro Padre. Quando le mie situazione si volgono al peggio, io devo riposare in semplice fede.

lunedì 6 giugno 2011

PIENAMENTE CONVINTO

Abramo non barcollò nella sua fede, piuttosto egli fu “pienamente convinto, che quanto (Dio) gli aveva promesso, era anche in grado di compierlo” (Romani 4:21). Egli riconobbe che Dio era in grado di operare dal nulla. Infatti, il nostro Signore crea dal vuoto. Considera la descrizione della Genesi: dal nulla, Dio creò il mondo. Con una sola parola, Egli creò ed Egli può creare miracoli per noi, dal nulla.

Quando tutto il resto fallisce, quando ogni tuo piano e schema non riesce, è il momento per te di gettare ogni cosa su Dio e di distogliere la tua fiducia dal trovare liberazione in ogni altro luogo. Poi, una volta che sei pronto a credere, devi vedere Dio non come un vasaio che ha bisogno di argilla, ma come un Creatore che lavora dal nulla. E, da quel nulla che non appartiene al suo mondo o ai suoi materiali, Dio opererà in modi e mezzi che tu non avresti mai potuto concepire.

Quanto è serio il Signore sul nostro credere in Lui davanti a ciò che sembra impossibile? Troviamo la risposta a questa domanda nella storia di Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista. Zaccaria fu visitato da un angelo che gli disse che sua moglie, Elisabetta, avrebbe dato alla luce un bambino speciale. Ma Zaccaria, che era avanti negli anni, come Abramo, si rifiutò di crederlo. La sola promessa di Dio non fu sufficiente per lui.

Zaccaria rispose all’angelo: “Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio, e mia moglie è in età avanzata” (Luca 1:18). In parole povere Zaccaria considerò le impossibilità. Egli stava dicendo: “ciò non è possibile, tu devi fornirmi una prova di come questo accadrà”. Ciò non gli sembrava ragionevole.

I dubbi di Zaccaria dispiacquero al Signore. L’angelo gli disse: “Ecco tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo”. (Luca 1:20).

Il messaggio è chiaro: Dio si aspetta che noi crediamo in Lui quando Egli parla. Altrettanto Pietro scrive: “Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, affidino le anime loro al fedele Creatore, facendo il bene” (1 Pietro 4:19).

venerdì 3 giugno 2011

DI FRONTE ALL’IMPOSSIBILITÁ

“E, non essendo affatto debole nella fede [Abrahamo], non riguardò al suo corpo già reso come morto (avendo egli quasi cent'anni), né al grembo già morto di Sara” (Romani 4:19).

L’essenza della vera fede si trova in questo singolo verso. Dio aveva appena promesso ad Abrahamo che avrebbe avuto un figlio, che sarebbe divenuto padre di molte nazioni. Ammirevolmente, Abrahamo non batté ciglio a questa promessa, nonostante avesse da tempo superato l’età per generare figli. Piuttosto, nel ricevere tale parola dal Signore, ci viene detto che Abrahamo “non riguardò al suo corpo già reso come morto … né al grembo già morto di Sara”.

Era impossibile l’adempimento di questa promessa secondo la mente naturale, ma Abrahamo non rimuginò su tale impossibilità. Secondo Paolo, il patriarca non si preoccupò di come Dio avrebbe mantenuto la Sua promesssa. Egli non contese con Dio, “Ma, Signore, non ho alcun seme da piantare. Allora, come farai, Signore?” Invece di intrattenersi in simili domande, Abrahamo semplicemente “non considerò”.

Il fatto è che quando Dio è all’opera nel produrre una fede che sia provata più dell’oro, Egli innanzitutto sancisce una sentenza di morte su ogni risorsa umana. Egli chiude la porta ad ogni ragionamento umano, bypassando ogni mezzo di liberazione razionale.

La fede in cui Dio si compiace nasce in un luogo di morte. Sto qui parlando della morte di ogni possibilità umana; è un luogo dove i progetti fatti dall’uomo fioriscono dapprima per poi morire. È un luogo dove le speranze umane portano un sollievo temporaneo ma presto si frantumano, sommandosi ad un senso di incapacità.

Sei mai stato in questo luogo di morte? Sembrava che non ti fossero rimaste scelte? Non puoi chiamare alcuno che ti consigli. I cieli sono come rame quando preghi, le tue richieste ricascano a terra.

Io ti dichiaro che questo è Dio all’opera. Il Suo Spirito sta operando per portarti a considerare le impossibilità, per smettere di guardare alle vie e ai mezzi umani, per smettere di cercare di pensare ad una via d’uscita dalla tua situazione. Lo Spirito Santo ti sta esortando, “Smetti di ricercare aiuto dagli uomini, e smetti di concentrarti su quanto pensi sia disperata la tua situazione. Tutto ciò è un intralcio alla tua fede”.

mercoledì 1 giugno 2011

SALUTI NEL NOME PREZIOSO DEL NOSTRO SIGNORE GESU’

Il seguente messaggio mi è stato trasmesso dallo Spirito Santo ed è rivolto a coloro che necessitano di una risposta ad una loro preghiera, che necessitano di aiuto in un momento di preoccupazione e che sono pronti e decisi a muovere il cuore di Dio secondo la Sua Parola:

1. Afferra la promessa del patto contenuta nel Salmo 46:1: “Dio è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà”. La frase “sempre pronto” significa sempre disponibile, immediatamente accessibile. La fede deve riposare nella certezza che lo Spirito di Dio dimora in te in tutte le ore del giorno, continuamente. E siccome Egli ha edificato in te una dimora, Egli ascolta ogni tuo pensiero e grido di preghiera. Sappiamo che se Egli ci ascolta, ci accorderà le nostre richieste. Certamente lo Spirito Santo muoverà il cielo e la terra per ogni figlio di Dio che si prenderà del tempo per spargere il proprio cuore alla presenza del Padre in calma e tranquillità.

2. Leggi e credi in ciò che è scritto nel Salmo 62: 5-7. Questa è la preghiera di Davide che toccò il cuore di Dio. “Aspettati aiuto solo da Dio e non da altre risorse. Solo Lui deve essere il tuo rifornimento, la tua unica speranza e difesa. Solo Lui può provvederti la forza necessaria per andare avanti finché giunga la tua risposta”

Quando diventi completamente dipendente solamente da Dio, quando la smetti di cercare aiuto nell’uomo e a credere in Dio per il soprannaturale, niente potrà sconvolgerti. Niente sarà in grado di portarti alla disperazione. Davide dichiarò: “Io non sarò smosso” (Salmo 62:6).

3. Qui risiede il cuore di tutto, il segreto per una preghiera di successo che ogni santo di tutta la storia ha imparato: L’EFFUSIONE DEL CUORE DAVANTI AL SIGNORE. “Confida in lui continuamente, o popolo, effondi il tuo cuore davanti a lui; DIO è il nostro rifugio” (Salmo 62:8). Anna è il nostro esempio. Desiderando fortemente di avere un figlio, ella effuse la sua anima al Signore e la Scrittura dice: “il suo aspetto non fu più triste” (I Samuele 1:18).

Dio ti ascolterà e ti risponderà quando vedrà che sei deciso a far zittire tutte le voci umane. Grida ciò che hai nel cuore, effondi la tua anima davanti a Lui e credi fermamente che Egli risponderà. È arrivato il tempo di struggersi davanti al Signore e per un’esplosione di fede in una contrita intercessione. Segui queste direzioni della Scrittura e Dio ti ascolterà e ti risponderà.