mercoledì 31 dicembre 2014

CONDIVIDERE IL PESO DEL SIGNORE

Ogni vero peso che il Signore mi ha dato da portare è nato da un incontro profondo, di quelli che cambiano la vita, alla presenza di Gesù. Nel 1957, lo Spirito di Dio scese su me con spirito di contrizione. Vendetti la mia televisione, che dominava il mio tempo libero, e per un anno mi chiusi nella mia camera col mio Signore, in preghiera. Spesi mesi a pregare nel mio studio e nei boschi. E mentre stavo alla Sua presenza, Egli aprì il mio cuore e mi mostrò un intero mondo sofferente. Da ciò scaturì il comandamento, “Va a New York”. Ora il nostro ministero si muove soltanto attraverso la preghiera e stando alla Sua presenza. Il peso che abbiamo deve essere il Suo peso, altrimenti è tutto vano.

Quando avevo otto anni, i campeggi erano molto popolari. A quei tempi non c’erano terreni dedicati ai campeggi o ai ritiri cristiani; tutto ciò che le chiese potevano permettersi erano tende e piccole cabine. Io e Gwen solitamente andavamo al “Living Waters Camp”, a Cherry Tree, in Pennsylvania. Le persone arrivavano a quel campeggio pieni della Sua presenza. Non avevamo televisioni, e nessuno osava nemmeno considerare di andare al cinema. Gesù era il nostro tutto!

Le riunioni duravano quasi tutta la notte e in quelle riunioni, in cui Gesù splendeva in tutta la Sua potenza, tutti correvamo all’altare. Mi ricordo di quando m’inginocchiavo nella paglia, e mentre ero alla presenza di Dio, Egli diventava la mia vita. Lì mi parlava, dicendo, “Dammi la tua vita!” Dubito che oggi sarei nel ministero se non fosse stato per quei cari santi che venivano a quei campeggi così ripieni di Gesù. Essi manifestavano la Sua gloria. Giacevo lì per ore, piangendo e tremando all’altare di quei campeggi, e quando mi alzavo – ero solo un ragazzo – la mano di Dio era sulla mia vita e il Suo peso si deponeva sulla mia anima.

Nessuno condivise il peso del Signore più dell’apostolo Paolo. Gesù pose sulle sue spalle il giogo del Suo cuore. Ma in che modo Paolo ricevette quel peso? Da un incontro col sole splendente della presenza di Cristo! “All'improvviso una luce dal cielo gli folgorò d'intorno. E, caduto a terra. . .” (Atti 9:3-4). Questa era la vera presenza di Gesù. Il ministero di Paolo nacque da quell’incontro. Nota che “Alzati e vai” (verso 6) venne dopo! Quando possiedi la vera, vivente presenza di Gesù, non hai bisogno di comitati, strategie o seminari “know-how” per ricevere direzione. Lo Spirito Santo viene e dice, “Vieni qui. . .vai lì. . .fallo così”. Egli ti dirà quando, dove e come!

martedì 30 dicembre 2014

CADDI AI SUOI PIEDI

Arriva il giorno in cui Gesù Si rivelerà pienamente a quest’umanità malvagia. Quando ciò accadrà, le persone imploreranno affinché le rocce e le montagne caschino loro addosso e li nasconda dalla Sua tremenda presenza. “E si nascosero nelle spelonche e fra le rocce dei monti, e dicevano ai monti e alle rocce: Cadeteci addosso e nascondeteci dalla faccia di colui che siede sul trono” (Apocalisse 6:15-16).

Nella Chiesa di Times Square spesso predichiamo contro il peccato e molti dicono, “Ho deposto tutto ciò che lo Spirito ha esposto in me che non somiglia a Gesù”. Eppure, mi rendo conto che non siamo arrivati; ancora non siamo all’altezza della Sua gloria. La sola predicazione non causerà odio per il peccato, di cui tanti hanno bisogno in questi ultimi giorni. Serviranno delle manifestazioni profonde, penetranti della santa presenza di Dio, perché solo alla Sua presenza impareremo ad odiare il peccato e cammineremo nel Suo timore.

Sento cristiani vantarsi, “Nel Giorno del Giudizio, non dovrò cadere sulla faccia. Starò in piedi con fierezza, con tutti i miei difetti, perché confido nella Su salvezza, non nelle mie opere!” è vero che non siamo salvati mediante le opere, ma se non obbediamo ai comandamenti di Cristo, allora non Lo avremo mai amato ed Egli non si sarà manifestato in noi (Giovanni 14:21).

L’apostolo Giovanni, nostro “fratello e compagno nell'afflizione” (Apocalisse 1:9), colui che una volta riposava sul petto di Gesù, vide Cristo nella Sua santità glorificata. Giovanni testimoniò, “Io mi voltai. . E. . .vidi. . .uno simile a un Figlio d'uomo. . .i suoi occhi somigliavano ad una fiamma di fuoco. . . la sua voce era come il fragore di molte acque. . .il suo aspetto era come il sole che risplende nella sua forza. Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi: Non temere” (Apocalisse 1:12-19).

Forse sei come Giovanni, un fratello o una sorella retta nel Signore – un servo che ha sopportato molte afflizioni – ma può qualcuno di noi stare in piedi davanti a una Presenza che splende come il sole in tutta la sua forza? Non riusciremo a guardare a quella santità più di quanto non potremmo guardare nel sole senza occhiali scuri. Egli dovrà renderci in grado di farlo quel giorno, toccarci e rassicurarci di non temere.

“Or a colui che può salvaguardarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria irreprensibili e con grande gioia. . .sia gloria, grandezza, dominio e potestà” (Giuda 24-25).

lunedì 29 dicembre 2014

IL PATTO VIVENTE by Gary Wilkerson

“Non pensate che io vi accusi presso il Padre; c'è chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza” (Giovanni 5:45). Cosa voleva dire Gesù con questo? Mosè rappresenta la legge dell’Antico Patto ricevuta da Dio sul monte Sinai. Se riponiamo la nostra speranza nell’adempiere la legge di Dio, è la voce di Mosè che ci accusa quando falliamo. Penserai, “Perché qualcuno dovrebbe mai riporre la propria speranza nell’Antico Patto?” Beh, i cristiani lo fanno continuamente. Accade quando diciamo, “Dio mi ha dato un comandamento e io posso farlo. Posso mantenere il Suo standard di santità”.

Ecco come “riponiamo la nostra speranza in Mosè”. È anche il momento in cui i nostri cuori iniziano ad ammalarsi: “Perché l'Eterno corregge colui che egli ama, come un padre il figlio che gradisce” (Proverbi 13:12). Non abbiamo una speranza reale quando fissiamo lo sguardo sull’adempimento della legge di Mosè – perché non possediamo l’abilità per farlo.

Con queste condizioni, possiamo cercare di adorare Gesù, ma qualcosa nei nostri cuori sembra non andare bene – ci sentiamo piantati a terra. Sentiamo che manca qualcosa – ed è questo: la grazia di Dio che viene a noi in Cristo, il patto vivente. Quando la voce di Mosè ci accusa, “Non sei santo”, continuiamo a sforzarci ma il risultato rimane lo stesso – finiamo per disperare.

Dio non ci accusa ed è essenziale per noi avere ciò come fermo fondamento – un fondamento che non si basa sulla legge o sulle accuse o sulla disperazione, ma sull’atto glorioso e pieno di grazia di Dio Stesso. Quando Egli sente accuse contro di noi, dice a Gesù, “Distruggile”. In quel momento, sentiamo la voce dello Spirito Santo dire, “Non ascoltare queste bugie. Sono state distrutte alla croce”. Nemmeno Dio ci accusa. Suo Figlio ci ha liberati. C’è stato donato Gesù, e ai nostri giorni di scoraggiamento sentiremo la Sua voce al di sopra di tutte le altre: “Neppure io ti condanno; va' e non peccare più” (Giovanni 8:11). Che Dio ti provveda la Sua grazia per edificare su questo fondamento e rallegrarti!

venerdì 26 dicembre 2014

QUESTA É SANTITÀ

“Riguardo a suo Figlio…dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità” (Romani 1:3-4). La vera santità ha uno spirito che la sospinge. Ovunque trovi la presenza di Gesù operante nel o tra il Suo popolo, troverai molto più in loro che la sola obbedienza, più della separazione dal mondo, più di astinenza da cosa mondane. Troverai uno spirito d’obbedienza.

Per queste persone, l’obbedienza non è più solo una questione di fare ciò che è giusto evitando ciò che è sbagliato. Il credente che si diletta nel piacere al Signore ha uno spirito che riposa su lui, il quale automaticamente lo attira alla luce. “Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate; ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio” (Giovanni 3:20-21).

Una persona santa non ha timore della luce della presenza di Dio. Piuttosto, costui invita quella luce raggiante, perché lo spirito di santità in lui grida, “Voglio che ogni cosa nascosta venga portata alla luce! Voglio essere tanto simile a Gesù quanto sia possibile esserlo per un essere umano su questa terra”. Un tale servo corre verso la luce e, quando si arrende, la luce della presenza di Cristo diventa pura gloria in lui.

Ascolta il linguaggio dello Spirito di santità, le motivazioni di questo spirito: “Osserviamo i suoi comandamenti e facciamo le cose che gli sono gradite” (1 Giovanni 3:22). Nella traduzione greca, queste parole sono molto forti: “Osserviamo i suoi comandamenti, abbracciandoli con grande entusiasmo perché sappiamo che ciò Lo compiace!”

Ecco come credo che lo spirito di santità operi in una chiesa in cui la presenza di Gesù è manifesta. Innanzitutto, fratelli e sorelle vengono nella tua chiesa in vittoria, con il sorriso di un vincitore. Essi testimoniano, “Sono trasformato! Il Signore sta mettendo un desiderio nel mio cuore, quello di obbedirgli e camminare senza macchia alla Sua presenza”. Nel testimoniare ciò, il tuo spirito gioisce, attestandoti, “Grazie Dio, un altro servo Gli reca diletto! Mio fratello e mia sorella stanno facendo gioire il cielo!” Il tuo entusiasmo si estende al di là della libertà di cui al presente godiamo, al di là dello sfuggire alle potenze demoniache. Perché più di tutto, stiamo diventando un corpo che sta imparando come piacergli. Non obbediamo per dovere o per paura reverenziale, ma perché dentro noi vive uno spirito d’obbedienza. Ci dilettiamo nella gioia di Cristo, felici che il Suo cuore sia felice! Questa è santità.

giovedì 25 dicembre 2014

LA PRESENZA DI DIO

La presenza di Gesù ha la potenza di distruggere e scacciare il peccato! “Dio si levi e siano dispersi i suoi nemici, e quelli che l'odiano fuggano davanti a lui. Tu li disperderai come si dilegua il fumo; come la cera si scioglie davanti al fuoco, così periranno gli empi davanti a Dio” (Salmo 68:1-2).

Questa è un’immagine di ciò che dovrebbe accadere quando sei solo con Dio nella tua cameretta per pregare. La Sua meravigliosa presenza manifesta è come un uragano che spazza via ogni sporcizia e nube di concupiscenza; come un fuoco ardente, essa scioglie ogni durezza. La malvagità perisce alla Sua presenza.

“I monti si sciolgono come cera davanti all'Eterno” (Salmo 97:5). I monti in questo salmo rappresentano le fortezze sataniche e le montagne dell’ostinatezza, le quali si sciolgono in coloro che sono appartati con Dio. Possiamo pregare finché non saremo esausti. “Oh Dio, manda la Tua potenza che distrugge ed espone il peccato in tutte le nostre chiese!” Ma non servirà a niente se lo Spirito non innalza in quelle chiese un residuo santo che prega, i cui cuori puri invitano la Sua presenza nel santuario.

Non sperimenterai la vera presenza di Gesù finché non avrai in te un odio crescente per il peccato – una convinzione penetrante dei tuoi fallimenti e un senso profondo della tua eccessiva peccaminosità. Coloro che non hanno la presenza di Cristo diventano sempre meno convinti di peccato. Più si allontanano dalla Sua presenza, più diventano arroganti e sfacciati e comodi nel compromesso. Tuttavia, non è sufficiente che mangiamo e beviamo alla Sua presenza; dobbiamo essere anche trasformati e purificati dallo stare con Lui. “Allora comincerete a dire: "Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli dirà: "Io vi dico che non so da dove venite; via da me voi tutti operatori d'iniquità"” (Luca 13:26-27).

Coloro che confesseranno di aver mangiato e bevuto alla Sua presenza in realtà diranno, “Eravamo alla Tua presenza; abbiamo ascoltato i Tuoi insegnamenti”. Così saranno giudicati dalle loro stesse labbra. Ammetteranno di essersi seduti alla Sua presenza senza essere stati trasformati. Sono rimasti ciechi al loro peccato, induriti e intoccati dalla presenza di Cristo. Gesù risponderà loro, “Io non vi conosco. Andatevene!” Quant’è pericoloso sedere fra i santi di Dio che irradiano la Sua gloria e la Sua presenza, dove Gesù si rivela con potenza, e non essere trasformati. Quant’è mortale non vedere la bruttezza del peccato, la piaga del cuore! Oserai dire al Signore, “Ho frequentato una chiesa in cui la Tua presenza era reale; sono stato seduto dove c’era la Tua santa presenza”? Sarebbe stato meglio per te non averla mai conosciuta.

mercoledì 24 dicembre 2014

IL VERO RISVEGLIO

Di recente quattro ragazzi mi hanno detto, “Hai predicato nella nostra chiesa l’anno scorso; era una chiesa morta a quel tempo. Così noi quattro abbiamo iniziato una riunione di preghiera fra di noi. Volevamo stare a posto con Dio, ravvederci ed essere infuocati per Gesù. Il gruppo è aumentato fino a dieci persone ed abbiamo aiutato altri ragazzi a convertirsi. Ora stiamo invitando i diaconi e i pastori a venire a pregare con noi. Abbiamo una chiesa trasformata adesso!”

Un vero risveglio, come la vedo io, è la ristorazione di questo tipo di amore per Gesù. Esso è segnato da un nuovo desiderio di obbedire alla Sua parola, è un’attitudine del cuore che dice, “Qualsiasi cosa Egli dirà, io la farò”. Infatti, un risveglio è il ritorno ad un amore obbediente da parte di un popolo che individualmente ha confessato e abbandonato ogni peccato, desiderando soltanto di divenire canali della presenza di Cristo. Il risveglio è incorporato in queste persone; esse diffondono la gloria e la presenza di Cristo perché la Sua vita fluisce continuamente attraverso di loro.

Pastori di grandi chiese mi hanno detto, “Devi venire a vedere ciò che Dio sta facendo. Vengono a migliaia – stiamo esplodendo! E la nostra adorazione è davvero qualcosa da ammirare”. Ho visitato alcune di queste chiese con grandi aspettative, ma di rado ho avvertito o sperimentato la vera presenza di Gesù in questi incontri di massa. Le congregazioni non manifestavano un vero ravvedimento e credo che se si fosse alzato un profeta e avesse esposto il divorzio, l’adulterio, la fornicazione e la miscela con musica diabolica presente in quelle chiese, metà delle persone se ne sarebbe andata.

Ho lasciato quegli incontri sapendo nel mio cuore che Gesù non era presente fra quelle persone. Era chiaro che non vivessero in obbedienza a Lui, quindi in realtà non Lo stavano amando. Gesù non si manifesterà a coloro che dicono di avere amore ma non obbediscono. “Gesù rispose e gli disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Giovanni 14:23).

martedì 23 dicembre 2014

RIPIENO DELLA PRESENZA DI CRISTO

Chiedi a qualsiasi cristiano, “Ami Gesù?”, e questi ti risponderà, “Sì, assolutamente!” Ma le sole parole non reggeranno alla luce santa della Sua Parola, perché Gesù Stesso disse che due aspetti ben distinti riveleranno il nostro amore per Lui. Se queste due prove non sono rivelate nella tua vita, allora il tuo amore per Gesù è solo a parole – non in fatti e in verità. Esse sono: (1) la tua obbedienza a ogni comandamento di Gesù e (2) la manifestazione della Sua presenza nella tua vita.

Questo verso dice tutto: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14:21). “Manifesterò” significa “risplendere o irrompere” – in altre parole, divenire uno strumento o un canale che irradia la presenza di Cristo.

La Chiesa spesso prega, “Oh, Signore, mandaci la Tua presenza. Vieni fra noi – scendi su noi – muoviti fra noi. Rivelati a noi!” Ma la presenza di Dio non “scende”, non cade improvvisamente per sorprendere o sopraffare la congregazione. Sembra che abbiamo l’idea per cui la presenza di Cristo sia uno spray invisibile che Dio spruzza nell’atmosfera, come la nuvola della gloria dell’Antico Testamento che riempiva il tempio a tal punto che i sacerdoti non potevano restare e ministrare.

Dimentichiamo che oggi i nostri corpi sono il tempio di Dio e, se la Sua gloria viene, essa deve apparire nei nostri cuori e riempire i nostri corpi. Cristo non dimora in edifici o in una certa atmosfera; in realtà, i cieli dei cieli non possono contenerlo. Piuttosto, Egli si manifesta mediante i nostri corpi obbedienti e santificati – i Suoi templi: “Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio disse: «Io abiterò in mezzo a loro, e camminerò fra loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo»” (2 Corinzi 6:16). “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi” (1 Corinzi 6:19). Perché c’è poca o nessuna presenza di Gesù nelle nostre chiese? Perché molte congregazioni sono morte? Perché o il pastore o il popolo – o entrambi – sono spiritualmente morti! Sperimentare la presenza di Gesù in una chiesa non è tanto una questione collettiva quanto individuale. È vero che un pastore privo di vita spirituale e di preghiera possa spargere morte sul popolo, ma ogni membro è comunque un tempio e rimane personalmente responsabile di ubbidire a Dio e di rendersi disponibile come strumento della Sua presenza. La tua chiesa può essere morta ma tu puoi essere ripieno della presenza di Cristo.

lunedì 22 dicembre 2014

FAME DI GRAZIA by Gary Wilkerson

Sono convinto che in tutto il mondo ci sia fame della grazia di Cristo e la Scrittura lo attesta. Luca scrive che quando Gesù predicò il Sermone sul monte, migliaia di persone “erano venute per udirlo e per essere guarite dalle loro malattie;; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti” (Luca 6:18). Queste folle andarono a Lui perché avevano sentito parlare di un uomo di grazia che li avrebbe guariti.

“Con un gran numero di popolo da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone” (Luca 6:17). Le folle ferite non avevano fatto tutta quella strada perché volevano sentire un predicatore che li esortasse a provarci meglio. Erano già consumati dallo scoraggiamento, dalla malattia e dalla disperazione dei loro sforzi di restare pii. E non si trattava solo di un raduno di persone “buone”. Molti forse erano ai margini della società, persone allontanate a motivo della loro condizione disperata. In ogni caso, osservare la legge non aveva portato loro vita.

A questi visitatori affamati, la reputazione di Gesù e della Sua grazia si rivelò essere vera. Non solo Egli predicava la grazia ma la dimostrava guarendoli tutti: “E tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una potenza che guariva tutti” (Luca 6:19).

Da ragazzo misuravo il mio cammino con Cristo da quanto bene dimostrassi umiltà, purezza e misericordia. Se mi accorgevo di essere aggressivo, pensavo, “Devo essere più umile e mansueto”. O se mi venivano pensieri sul sesso, mi chiedevo, "Come potrò mai custodire un cuore puro?” Come molti prima di me, avevo trasformato le promesse di grazia divine in leggi che cercavo di osservare. Se “avessi vissuto” le beatitudini abbastanza bene, allora forse Dio mi avrebbe potuto dire “Gary, sei benedetto”.

No! Ciò è assolutamente arretrato – e completamente contrario al vangelo di Cristo. Quando Gesù guardava quelle folle, li vedeva già poveri in spirito, sulle ginocchia in umiltà, umiliati dalla malattia, esausti per gli sforzi di vivere una buona vita. Allora cosa fece? Egli proferì benedizioni su loro! Proprio come il Signore parlò alla creazione dal vuoto delle fitte tenebre, Gesù proferì benedizioni divine a peccatori devastati, persone atterrate dalla vita. Egli li rassicurò, “Siete venuti qui in lutto, ma io dico che siete benedetti agli occhi di Dio – benedetti nel vostro matrimonio, benedetti nelle vostre opere, benedetti nel profondo della vostra anima”.

Si trattava di un messaggio radicale per le loro orecchie! Queste persone conoscevano soltanto i termini dell’Antico Patto. Pensavano di meritare di udire, “Siete maledetti! Non avete osservato la legge secondo il Deuteronomio, altrimenti le vostre vite sarebbero benedette”. Gesù disse il contrario: “Prima che voi facciate qualsiasi cosa per Me – prima che preghiate, adoriate o confessiate – Io vi ho già benedetti!”

sabato 20 dicembre 2014

SEMI DI PERDONO by Nicky Cruz

Vorrei che voi poteste sperimentare il miracolo che la nostra famiglia ha ricevuto. Vorrei che sentiste la differenza tra come viviamo adesso e come vivevamo durante i giorni della mia gioventù. Oggi io amo i miei fratelli e le mie sorelle con passione; non c'è nulla che preferirei fare se non stare insieme alla mia famiglia per ridere, parlare e piangere con loro.

Le volte in cui torno dalla mia famiglia a Puerto Rico sono fra i miei ricordi più preziosi. Quando vado a casa non sono più Nicky Cruz l'evangelista o l'oratore; sono solo un fratello. Sono solo uno della famiglia e io amo tutto questo. Infatti, due dei miei fratelli sono pastori a Puerto Rico, e non mi hanno mai chiesto di parlare alle loro comunità. Loro sanno che quando io vengo a casa vengo solo per riposarmi.

Ho così tanti ricordi delle lunghe serate insieme alla mia famiglia, mangiando ridendo e scherzando, pregando e piangendo insieme. A volte restiamo svegli fino all'una del mattino per raccontarci delle storie, scherzando e assaporando la gioia che tutti condividiamo. È come una grande fiesta!

Ma non è così che eravamo. Non eravamo sempre così felici, spensierati ed amorevoli. Quando Gesù venne nelle nostre vite, Egli fece irruzione con un'esplosione d'amore! Eli aprì le porte della grazia e del perdono. Nella mia famiglia c'è tanto dolore per il nostro passato, tuttavia nessuno di noi serba sentimenti di rancore, nessuno serba risentimento. Non serbiamo altro che amore nei nostri cuori e fra di noi. Non sprechiamo tempo a rammaricarci, ma gioiamo nel Gesù che conosciamo oggi e nel futuro che Egli concederà a tutti noi.

Mi si spezza il cuore nel vedere famiglie che si sono fermate sul passato. Fratelli e sorelle che vivono nell'amarezza e nel risentimento da tanto tempo. Mariti e mogli che sono stati feriti da parole o azioni, così da permettere al dolore ed al risentimento di crescere e di divorarli come un cancro.

Gesù può fare per per il cuore umano ciò che nessun altro può fare. Egli può portare un cambiamento che nemmeno noi possiamo minimamente immaginare. Quando Egli viene a vivere nel tuo cuore Egli va ben oltre il semplice perdono, Egli sparge semi di perdono. Semi soprannaturali che non solo cancellano il peccato, ma cancellano il dolore che il peccato ha portato.

Non potrei mai ringraziare Gesù abbastanza per ciò che Egli ha fatto per la nostra famiglia, per il perdono e la grazia che Egli ha portato, riportandoci tutti insieme.
Ed Egli può fare lo stesso per chiunque.

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Nicky Cruz, evangelista conosciuto in tutto il mondo ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimini dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne raccontata prima ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo libro e best seller Run, Baby, Run.  

venerdì 19 dicembre 2014

NON SENTIRTI DISPIACIUTO

Naomi cercò un’ultima volta di incoraggiare Ruth a tornarsene a casa, ma Ruth non voleva. “Ruth rimase stretta a lei [Naomi]” (Ruth 1:14). Il termine usato qui suggerisce una serva sulle ginocchia con le braccia strette intorno alla vita del padrone, come se non volesse lasciarlo andare. Ruth voleva Dio!

Non appena Ruth attraversò il confine di Giuda, era sul sentiero per conquistare Cristo. Non c’erano cartelli stradali ad aiutarla, ma sappiamo dove portasse la strada: dritta al cuore di Gesù! Ruth e Naomi giunsero in un luogo di benedizione – povere e senza sapere da dove sarebbe giunto il loro prossimo pasto – ma arrivarono durante l’inizio della stagione della raccolta.

Ruth era al verde, senza un futuro davanti a sé, però era una donna virtuosa ed aveva arreso tutto al Signore. Disse, “Lasciami andare nei campi a spigolare” (Ruth 2:2). Solo le persone molto povere facevano questo lavoro. La legge richiedeva che i proprietari terrieri non raccogliessero ai margini dei campi e non spigolassero i residui, affinché potessero prenderli i poveri. “Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterai fino ai margini del tuo campo e non raccoglierai le spighe lasciate indietro del tuo raccolto. . . li lascerai per il povero” (Levitico 19:9-10).

Sembrava come se Ruth avesse fatto un affare che non valeva molto: la sua devozione la condusse direttamente nel luogo della visitazione e ora si ritrovava a sudare per un lavoro dalla paga minima! Era persino al di sotto della soglia di povertà. Guardala bene, perché è così che potresti ridurti se vorrai essere libero e seguire Dio!

Questa fu la croce dell’apostolo Paolo finché non morì: “Siamo stati fatti un pubblico spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi siamo stolti per Cristo. . .noi soffriamo la fame, la sete e la nudità; siamo schiaffeggiati e non abbiamo alcuna fissa dimora, e ci affatichiamo, lavorando con le nostre mani; ingiuriati. . . perseguitati. . .vituperati. . .siamo diventati come la spazzatura del mondo e come la lordura di tutti fino ad ora” (1 Corinzi 4:9-13).

Ma non sentirti dispiaciuto per Ruth – perché lei sta quasi per conquistare Cristo!

giovedì 18 dicembre 2014

ATTRAVERSARE IL CONFINE

Come vediamo in Ruth 1, Naomi, Orpah e Ruth raggiunsero il confine tra Moab e Giuda e lì devono affrontare una decisione. Seguiranno il movimento della grazia di Dio verso la pienezza di Cristo? I loro nomi ve ne daranno un’idea: Naomi significa grazia; Orpah significa dal collo duro; e Ruth significa amica, compagna.

Avviene un confronto al confine, quando Naomi decide di mettere alla prova l’impegno e la risoluzione di Orpah e Ruth. Per loro, la decisione di andare richiederà più che solo emozione, più che solo parole. Devono scegliere se tornare indietro o proseguire – senza alcuna promessa di ricompensa e con una chiara visione dell’alto prezzo da pagare.

Invece di predicare prosperità, comodità e successo, Naomi presenta loro un’immagine di sofferenza e povertà. Non c’è promessa di beni terreni, soltanto un cammino di fede. In effetti, lei le incoraggia a ritornare a casa dalle loro madri (cfr. Ruth 1:8-9).

Sia Ruth che Orpah restano ferme fino a questo punto: “Esse piansero ad alta voce, e le dissero: «No, noi torneremo con te al tuo popolo»” (Ruth 1:9-10). Sai già dal nome di Orpah che, nonostante i fiumi di lacrime, nonostante tutte le sue forti parole sul proseguire, lei mollerà e tornerà alla sua idolatria. Esteriormente, tuttavia, lei è contrita e tenera e sembra essere parte di questo ritorno a Dio.

Credo che Naomi riuscisse a vedere nel cuore di Orpah, nella sua lotta interiore. Probabilmente pensò, “Povera figlia! Pensa di volere la pienezza del Signore ma è ancora attratta da questo mondo. Sarebbe infelice se proseguisse, perché si guarderebbe sempre indietro!”

Così Naomi disse, “Và per la tua strada!” Orpah deve essere giunta a una conclusione nel suo cuore, “Tornerò a Moab e servirò Dio – a modo mio! Continuerò ad amare questi santi preziosi, ma devo andare avanti con la mia vita. Non sono pronta ad abbandonare il mio passato”.

La Bibbia dice, “Allora esse alzarono la voce e piansero di nuovo; poi Orpah baciò la suocera” (Ruth 1:14). Un manoscritto originale aggiunge a questa frase “e tornò indietro”.

Alcuni di voi che leggono questo messaggio ora stanno per salutare per sempre i propri fratelli. Qualcosa nel tuo cuore ti spinge – una cerchia di amici speciali o dei cari. Ma come Naomi disse ad Orpah, “Tua cognata è tornata al suo popolo e ai suoi dèi” (Ruth 1:15), allo stesso modo, il tuo cuore è preso da un idolo – qualcosa del tuo passato che non riesci a lasciare andare. 

mercoledì 17 dicembre 2014

LA FINE DI UNA CARESTIA

In Ruth 1:6 leggiamo, “L'Eterno aveva visitato il suo popolo, dandogli del pane”. A Naomi giunse voce che la carestia a Giuda fosse finita – che ancora una volta Dio aveva visitato il Suo popolo con abbondanza di pane e benedizioni. I ricordi delle benedizioni passate invasero l’anima di Naomi e iniziò ad anelare quel luogo santo. Era stanca di Moab, della sua idolatria e della sua morte. Così, “si levò con le sue nuore per tornare. . .dal luogo dove si trovava, e si mise in cammino per tornare nel paese di Giuda” (Ruth 1:6-7).

Le nuore di Naomi, Orpah e Ruth, dissero addio ai genitori, agli amici e alla famiglia. Dissero ai proprio cari di una vita che se ne sarebbero andate per sempre, che si sarebbero recate a Giuda – un luogo in cui Dio stava “visitando il Suo popolo”.

Oggi, il Signore sta nuovamente visitando il Suo popolo! Ancora una volta la carestia è finita! Qui nella chiesa di Times Square e in altre chiese nel mondo, viene predicata la pura Parola di Dio. Quando il Signore visita il Suo popolo, Egli “dona loro il pane”.

Durante quest’ultima carestia della Parola, mentre altri sono fuggiti a Moab – mondanità, letargia, freddezza e successo – è stato preservato un santo residuo. Essi hanno sopportato l’autoesaltazione dei telepredicatori, la sordida sensualità che si è insinuata nella casa di Dio, la follia dai pulpiti e lo scherno di cristiani sviati.

Essi hanno pregato, digiunato e interceduto e ora il Signore ha udito il loro grido e sta visitando il Suo popolo. Perché la chiesa di Times Square è piena di persone affamate e alla ricerca? Perché si è sparsa la voce che Dio è qui! Le persone sentono che fluisce una parola da parte di Dio. Lo stesso vale in altri luoghi, mentre si sparge la notizia che Dio sta visitando quel luogo. La carestia è finita! Dio ha mandato pane dal cielo e se tu non l’hai ancora assaggiato, allora esci da Moab e ritorna dove Dio sta visitando il Suo popolo!

Questo è ciò che Naomi e le sue due nuore fecero. La loro partenza verso i confini di Giuda rappresentava un cammino verso il Signore. Erano state attratte dallo Spirito di Dio, dalla notizia della Sua visitazione.

Oggi, allo stesso modo, nello Spirito vedo folle incalcolabili di persone tornare a casa, tornare alla pienezza di Cristo – lontano dall’intrattenimento, dalla vacuità di un vangelo di comodità e prosperità, dei doppi standard e dell’apatia.

martedì 16 dicembre 2014

IL LIBRO DI RUTH

Il libro di Ruth è la storia meravigliosa di una ragazza pagana convertita, la quale conquista il cuore del suo signore terreno. Credo che si tratti di una storia profetica, un messaggio che parla potentemente a noi oggi. Poiché noi vinciamo Cristo nello stesso modo in cui Ruth vinse Boaz!

Ma questo racconto è più che semplicemente storico! Paolo scrive: “Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età” (1 Corinzi 10:11).

La storia di Ruth inizia con queste parole: “Ci fu nel paese una carestia” (Ruth 1:1). Così l’israelita Elimelek, sua moglie Naomi e i loro due figli, Mahlon e Kilion, fuggirono da Guida per recarsi a Moab. Elimelek morì lì e i figli di Naomi sposarono delle donne pagane, Orpah e Ruth. Essi rimasero a Moab per altri dieci anni.

Ma Moab era luogo d’idolatria – il consiglio degli empi, la compagnia degli schernitori. Moab stesso, dal quale prendeva nome la regione, era nato dalla relazione incestuosa tra Lot e una delle sue figlie. Infatti, il nome “Moab” significa fornicazione. Fu lui a sedurre Israele nel deserto, dopo di che 24.000 persone morirono per una piaga. Dio proibì agli israeliti di sposare donne moabite, “Perché essi faranno certamente volgere il vostro cuore verso i loro dèi” (1 Re 11:2).

Nel regno spirituale, accade esattamente la stessa cosa quando c’è carestia della Parola di Dio: il popolo di Dio si rivolge al mondo, piegato dalla seduzione dell’idolatria e si mischia con i pagani. Questo tipo di carestia porta i credenti altrove per trovare qualcosa che soddisfi il loro bisogno interiore.
I cristiani oggi si raffreddano e si sviano perché non ricevono vero cibo spirituale. Vanno in chiesa, ma la credenza è vuota. La predicazione che ascoltano è superficiale – non c’è carne, non c’è acqua viva – solo intrattenimento. L’inedia abbonda proprio nella casa di Dio!

Ecco perché le nostre chiese sono invase da adulterio, divorzi, rock and roll, psicologia non biblica, un vangelo New Age – coi nostri giovani che fanno uso di droghe e diventano promiscui. La carestia nella chiesa li ha portati a Moab, il luogo dell’idolatria. E Moab è un luogo in cui i giovani muoiono, proprio come i figli di Naomi erano morti a Moab!

lunedì 15 dicembre 2014

EGLI DICE CHE SEI BENEDETTO by Gary Wilkerson

Molti cristiani non lo ammetteranno, ma nel profondo credono che la grazia di Dio sia troppo bella per essere vera. Pensano che procuri loro troppa libertà, così restano aggrappati alle opere perché sono convinti che sia l’unica cosa che li terrà sulla strada giusta.

Paolo anticipa questo modo di pensare, che finisce con le opere morte: “Che dunque? Peccheremo noi, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia. Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell'ubbidienza per la giustizia? Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quell'insegnamento che vi è stato trasmesso” (Romani 6:15-17).

A quale insegnamento si riferisce qui Paolo? Quello per il quale ora apparteniamo alla grazia di Gesù Cristo! Dunque, non continuiamo più a peccare come prima, perché non è più questa la nostra identità: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). Infine, Paolo dice, “Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio” (Romani 7:4).

La nuova vita che abbiamo ricevuto - la vita di Cristo Stesso - ci fa risorgere per servirlo in libertà, pace e gioia. Liberati da stancanti opere di dovere, ora possiamo gridare con Davide, “Signore, mi diletto le far la Tua volontà!” E non possiamo far altro che testimoniare di Gesù a un mondo affamato, disperato, desideroso della Sua grazia. In una parola: la grazia produce risultati!

Amico, non puoi ricavare vita da qualcosa che è morto. Soltanto Gesù ha la potenza di resuscitare il nostro vecchio uomo morto a nuova vita. Questo tipo di grazia è incomprensibile, tanto al di là della nostra immaginazione che non l’afferreremo mai pienamente in questa vita. Allo stesso modo, non saremo mai in grado di ottenerla da noi stessi. Come scrive Paolo, “Ora infatti vediamo come per mezzo di uno specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò proprio come sono stato conosciuto” (1 Corinzi 13:12).

Nota quest’ultima frase: Tu sei completamente conosciuto dal Signore - persino in mezzo alla tua vita messa sottosopra da dolore e scoraggiamento - ed Egli dice che tu sei benedetto. Vedi, la nuova vita che possiedi non è il risultato di un conseguire, ma di un ricevere. Dunque, deporrai la tua bilancia e camminerai nella nuova vita di grazia che Gesù ti ha donato? Egli ha già pronunciato la Sua benedizione su di te…allora ricevila!

sabato 13 dicembre 2014

VERRÀ IL GIORNO by Jim Cymbala

Verrà il giorno in cui, dice l'apostolo Paolo, “l’opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa” (1 Corinzi 3:13-14). L'oro, l'argento e le pietre preziose resisteranno mentre il legno, il fieno e la paglia andranno in fumo.

Paolo non dice che ad essere testata sarà la quantità del nostro lavoro. Egli non dice nulla in merito alla frequenza degli obiettivi centrati. Al contrario, tutto si incentrerà sulla qualità del nostro lavoro.

Warren Wiersbe (ex pastore della Moody Church di Chicago e speaker della trasmissione radio intitolata Back to the Bible "Tornare alla Bibbia") fece un'osservazione interessante su questo passaggio della Bibbia allo staff della Brooklyn Tabernacle. “Qual è la differenza tra questi materiali, al di là di ciò che può sembrare ovvio, perché un gruppo è arso dal fuoco e l'altro no? Credo sia dovuto al fatto che il legno, la paglia ed il fieno sono abbondanti... proprio fuori dalla nostra porta o al massimo a poche miglia da noi. Ogni foresta, ogni fattoria ha un campo dove ce n'è in abbondanza. Ma se vuoi dell'oro o dell'argento e pietre di valore, devi scavare e c'è bisogno di un grande sforzo per averli. Non li trovi così ovunque per strada, devi andare in profondità nella terra".

Per me queste parole sono davvero profonde. Le "costruzioni" spirituali che usano il legno, la paglia ed il fieno sono facili da costruire perché necessitano di poco lavoro, poca ricerca, nessun travaglio e nessun parto. Si costruiscono in un attimo e sembra che possano andar bene, ma solo per un po'. Ma se vuoi costruire qualcosa che resista al Giorno del Giudizio, il lavoro sarà ben più costoso.

In quel giorno non importerà ciò che il tuo amico cristiano pensava di te. Non importerà ciò che gli esperti del mercato consigliavano. Tu ed io staremo davanti a Colui i cui occhi sono "come il fuoco". Non lo impietosiremo dicendoGli quanto fosse brillante la nostra strategia. Noi vedremo il Suo sguardo infuocato.

Egli ci chiederà soltanto se abbiamo proclamato la Sua Parola con franchezza e fede

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Jim Cymbala began Brooklyn Tabernacle with less than twenty members in a small, rundown building in a difficult part of the city. A native of Brooklyn, he is a longtime friend of both David and Gary Wilkerson and a frequent speaker at the Expect Church Leadership Conferences sponsored by World Challenge throughout the world.

venerdì 12 dicembre 2014

ATTRAVERSARE LA LINEA DELL’OBBEDIENZA

“Il Signore disse ancora: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli” (Luca 22:31-32).

Quando Gesù si trovava sulla terra conosceva fin troppo bene le potenze del male e come Satana arriva con ogni arma infernale per vagliare i discepoli del Signore. Non credo che qualcuno di noi conosca o comprenda il grande conflitto che infuria proprio in questo momento nei luoghi celesti. Non ci rendiamo nemmeno conto di quanto Satana sia determinato a distruggere tutti quei santi che hanno disposto fermamente il loro cuore a seguire Cristo ad ogni costo.

Nel nostro cammino cristiano, attraversiamo una linea - io la chiamo “la linea dell’obbedienza” - che fa scattare ogni tipo di allarme nell’inferno. Nel momento in cui attraversi quella linea per entrare in una vita di obbedienza e dipendenza da Gesù, determinato nel tuo cuore a non tornare mai indietro, divieni una minaccia per il regno delle tenebre e un obiettivo per principati e potestà. La testimonianza di ogni credente che segue il Signore con tutto il suo cuore - affamato di santità e di un cammino più profondo con Gesù - include un’irruzione improvvisa di problemi strani e intensi, prove e tribolazioni!

Forse una volta eri un discepolo part-time. Amavi il Signore ma eri spiritualmente pigro. Non eri uno studente avido della Bibbia, né eri incline alle cose spirituali. Non volevi essere un fanatico e le cose nella tua vita andavano abbastanza bene. Il diavolo non ti disturbava così tanto, perché eri un o che teneva un piede dentro e uno fuori dal recinto.

Ma ora, sei completamente impegnato con Dio. La Sua Parola è diventata vivente in te e tu preghi, piangi, ami le anime perdute. É cambiato tutto, incluse le tue prove. Che grande cambiamento del cuore hai vissuto!

Tuttavia, allo stesso tempo, hai agitato le acque nel mondo invisibile. Hai attraversato la linea dell’obbedienza. A coloro che hanno attraversato questa linea, Gesù dice, “Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” (Luca 22:32).

giovedì 11 dicembre 2014

IL PASSAGGIO FINALE

“E avverrà che, non appena le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l'arca dell'Eterno, il Signore di tutta la terra, si poseranno nelle acque del Giordano, le acque del Giordano saranno divise, e le acque che scendono dall'alto si fermeranno in un mucchio». Così, quando il popolo levò le tende per passare il Giordano, i sacerdoti che portavano l'arca del patto camminavano davanti al popolo…si fermarono all'asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all'asciutto, finché tutto il popolo ebbe finito di attraversare il Giordano” (Giosuè 3:13-14, 17).

Il passaggio del Giordano è tipologico dell’entrare nella libertà di Cristo. Dio ci porta sempre fuori da un luogo per portarci a Sè! Non basta sfuggire alla potenza di Satana, dalla prigione dei legami; dobbiamo anche entrare nella vita di resurrezione di Cristo. Qui, Canaan non rappresenta il cielo, perché questa terra è luogo di battaglia spirituale. Si tratta bensì di un luogo in cui Gesù vuole farci godere della bontà della Sua vittoria, un luogo di appagamento, contentezza e pienezza.

Quando Israele giunse al Giordano, non erano più condotti dalla nuvola di giorno e dal fuoco di notte (vedi Esodo 13:21), ma dall’Arca del Patto. Vediamo l’Arca - un tipo di Gesù - scendere al Giordano, immergersi nella morte, dicendo, “Seguimi!”. É Gesù che ci invita ad essere battezzati con Lui.

Uscendo dal Giordano, i figli d’Israele entrarono nella Terra Promessa, che è tipologico del dimorare in Cristo. “Il popolo uscì dal Giordano…e si accampò a Ghilgal” (Giosuè 4:19). A questo punto, erano protetti dal sangue, liberati dalla potenza del nemico e risorti a novità di vita nella terra di Dio stillante latte e miele.

mercoledì 10 dicembre 2014

HAI VINTO IL CUORE DEL SIGNORE?

“Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8).

Tu hai vinto (hai guadagnato) il cuore del Signore? L’apostolo Paolo affermò che lo scopo di aver rinunciato alla sua vita passata fosse questo: “Per guadagnare Cristo”. Egli era completamente catturato da Cristo, aveva occhi solo per il Signore.

Perché Paolo dovrebbe sentire il bisogno di “guadagnare” Cristo? Cristo Si era già rivelato non solo all’apostolo, ma dentro di lui. Nonostante ciò, Paolo si dispose a vincere il cuore di Cristo e il Suo affetto.

Vedi, l’intero essere di Paolo – il suo ministero, la sua vita, lo scopo stesso del suo vivere – era concentrato solamente sul piacere al Suo Maestro e Signore. Tutto il resto era spazzatura per lui! Credo che uno dei motivi per cui Paolo non si sposò mai fosse di dedicare più tempo per preoccuparsi “delle cose del Signore, come piacere al Signore” (1 Corinzi 7:32). Ed esortava gli altri nella stessa direzione, ”Perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa” (Colossesi 1:10).

È forse scritturale questo “vincere il cuore di Gesù”? Non siamo tutti oggetto dell’amore di Dio, a prescindere? In effetti, il Suo amore benevolo si estende a tutta l’umanità. Ma c’è un altro tipo d’amore – un amore affezionato come quello che c’è tra marito e moglie – e solo in pochi lo possono sperimentare.

Quest’amore viene espresso nel Cantico dei cantici, dove Salomone è ritratto come un tipo di Cristo. In questo passo, il Signore parla della Sua sposa: “Tu mi hai rapito il cuore…sposa mia; tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi, con uno solo dei monili del tuo collo. Quanto è piacevole il tuo amore…sposa mia! Quanto migliore del vino è il tuo amore” (Cantico 4:9-10). In seguito, Egli dice, “Distogli da me i tuoi occhi, perché mi turbano” (6:5). La sposa risponde, “Io sono del mio diletto, e il suo desiderio è verso di me” (7:10).

Credo che la Sposa di Cristo sarà composta da un popolo santo che vivrà così tanto per piacere il proprio Signore, con tale obbedienza, così separata da tutti gli altri che il Suo cuore ne sarà rapito. I seguaci di Cristo rapiscono il Suo cuore con un solo sguardo (Cantico 4:9). Quello sguardo è la sincerità di una mente concentrata soltanto su Cristo.

martedì 9 dicembre 2014

IL VITUPERIO D’EGITTO

In Giosuè 5, Israele si trovava all’apice della propria gloria e potenza e sperimentava miracoli incredibili. Il suo popolo era amato e al sicuro e il cuore dei suoi nemici veniva meno, “e non rimase più in loro alcun coraggio di fronte ai figli d’Israele” (Giosuè 5:1). Il secondi verso dice “A quel tempo” - ossia, il tempo della vittoria, della benedizione, della guida e del favore, il tempo in cui stavano per prendere la terra e conquistarla - Dio in realtà disse, “Fermate tutto! Abbiamo un problema. Sembra tutto bello - vittorie più grandi devono essere raggiunte - ma c’è una questione irrisolta. Il vituperio d’Egitto è ancora nei vostri cuori e dev’essere rimosso e gettato via”.

Fu come se Dio stesse dicendo al Suo popolo: “Ho pazientemente sopportato il vostro sviamento, le vostre lamentele, le vostre interminabili e ripetute concupiscenze. Per dieci volte i vostri padri Mi hanno provocato nel deserto e Io ho sempre perdonato. Quando vi ho visto consumati dalla fornace ardente in Egitto, vi ho lavati, vi ho messi al sicuro col sangue e vi ho liberati dai vostri nemici. Ma per tutto il tempo avete conservato un peccato segreto nel vostro cuore. Vi sete rifiutati di deporre un idolo che ha una roccaforte nel vostro cuore”.

Il profeta Amos confermò che Israele aveva quest’idolatria del cuore in sé: “O casa d’Israele, mi avete offerto sacrifici e oblazioni di cibo nel deserto per quarant'anni? Voi avete pure trasportato Sikkuth vostro re e Kiun, le vostre immagini, la stella dei vostri dèi, che vi siete fatti” (Amos 5:25-26). Ecco il vituperio: Per tutto il tempo, nonostante l’amore di Dio, la Sua protezione, benedizione e guida, gli Israeliti si erano portati dietro qualcosa di segreto nel cuore. Persino nel cantare le lodi al Signore, c’era un altro dio a governare le loro motivazioni più recondite.

Avevano nascosto gli idoli dei loro padri nelle loro sacche! Nemmeno la voce maestosa di un Dio santo e tremendo riuscì a far sì che arrendessero le loro piccole reliquie, le loro immagini d’oro portate dall’Egitto. Volevano continuare a servire Dio e restare comunque aggrappati agli idoli. Il Signore era stato paziente fino a quel momento, ma poi diede loro un ultimatum: “Io proseguirò soltanto con un popolo santo. C’è un mondo di pace e gioia davanti a voi, ma non potete portarvi dietro il vostro vituperio. Rimuovetelo! Affilate le spade! Nessuna carnalità sarà permessa da qui in poi. Nessuna idolatria! Nessuna concupiscenza! Nessun vituperio nascosto!”

lunedì 8 dicembre 2014

RICEVI LA BENEDIZIONE DELLA GRAZIA by Gary Wilkerson

Molti cristiani oggi vedono la propria vita come una bilancia di giustizia. Da un lato ci sono tutte le loro opere buone e, sull’altra, un cumulo crescente di peccati e fallimenti. Se pensano che la loro vita sia incline al fallimento, si sentono spinti a pregare di più, studiare la Bibbia di più, andare di più in chiesa. Tuttavia, nessuna somma di opere buone in più riesce a livellare la propria bilancia di giustizia.

Di recente ho visto la scena di un video in cui c’era lo sportello “drive through” di un fast food. Quando il conducente della macchina finisce di dare il suo ordine, la voce dall’altra parte chiede, “E poi?” Sentendosi colpevole, il conducente aggiunge le patatine fritte. Di nuovo si sente la voce, “E poi?” Confuso, il conducente aggiunge un dolce. Di nuovo la voce chiede, “E poi” Alla fine il conducente grida, “No, no, no! No “e poi”!”

È un’immagine di noi quando cerchiamo di ottenere la giustizia di Cristo. Più sforzi impieghiamo, più ci avviciniamo al momento in cui siamo costretti a gridare, “Basta coi ‘e poi’ per me”. Ciò spiega perché tanti cristiani si sentono esausti al solo pensiero di servire Dio. Paolo definisce i loro sforzi “opere morte” per un motivo: il loro approccio non produrrà mai giustizia o gioia ma solo sfinimento e tristezza. Non c’è vita in esse – solo morte – perché non è il vangelo di Cristo.

Paolo scrive, “La trasgressione di quell'uno solo la morte ha regnato a causa di quell'uno” (Romani 5:17). Se la morte regna sul tuo cammino – se porti il peso della costante accusa del peccato, se niente di quello che fai è abbastanza buono – allora stai ascoltando la vecchia voce della natura adamitica. Da quella vecchia natura scaturisce ogni sforzo carnale di appagare Dio, il che è contrario alla tua identità in Cristo.

Paolo poi aggiunge nello stesso verso, “Molto di più coloro che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia”. Come otteniamo questa giustizia? Paolo ci dice nella frase successiva: “Coloro che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell'uno, che è Gesù Cristo”. Siamo destinati a trionfare su ogni peccato – non mediante i nostri sforzi, ma attraverso un solo uomo, Gesù. Così, Cristo ci esorta, “Perché non prendi questa bilancia che ti sei costruito e non la deponi ai piedi della croce? Non ti ho mai chiamato ad appagarmi. Ti ho chiamato a fare una cosa: ricevere la Mia benedizione di grazia”.

sabato 6 dicembre 2014

LA SPADA DEL SIGNORE by Carter Conlon

“Gedeone e i cento uomini che erano con lui giunsero all’estremità dell’accampamento, al principio del cambio di mezzanotte, quando si era appena dato il cambio alle sentinelle. Suonarono le trombe e spezzarono le brocche che tenevano in mano. Allora le tre schiere suonarono le trombe e spezzarono le brocche; con la sinistra presero le fiaccole e con la destra le trombe per suonare, e si misero a gridare: «La spada per il Signore e per Gedeone!» Ognuno di loro rimase al suo posto, intorno all’accampamento; e tutti quelli dell’accampamento si misero a correre, a gridare, a fuggire” (Giudici 7:19-21).

L'intera armata del nemico scappò via davanti a Gedeone ed i suoi trecento! Al suono delle trombe gli Israeliti ruppero le brocche che tenevano in mano, rappresentazione della rottura del ragionamento umano, della fragilità umana e del senso di disprezzo e indegnità. Essi ruppero le brocche e presero in mano le fiaccole che erano dentro i vasi di argilla, che simboleggiavano il potere di Dio.

“La spada del Signore e di Gedeone” gridarono. Che si riferisce al potere di Dio attraverso le persone che credono in Lui. Vedi, quando decidi di alzarti in piedi in un luogo pubblico, rifiutandoti di nascondere la testimonianza di Dio, Egli farà per te ciò che fece per Gedeone ed il suo esercito. Lui manderà confusione tra le fila del nemico! La Bibbia ci dice che i Madianiti cominciarono a voltarsi ed a combattere l'uno contro l'altro. La confusione giunse a causa della visibile testimonianza di Dio che s'innalzò dalla terra ancora una volta attraverso la gente che credette semplicemente a Dio nonostante la loro debolezza e fragilità.

La stessa incredibile vittoria è possibile per te e per me oggi. Chiunque, che sia una persona o dieci o venti o cinquanta o cento, deve semplicemente dichiarare, “Credo in Dio! Io credo che Dio può prendere la mia vita e fare la differenza. Credo che Egli possa mettere compassione nel mio cuore e fare di me una voce in questa generazione. Credo in Lui anche nella mia insufficienza. So di non avere molto da offrire ma credo che Dio provvederà ad ogni mio bisogno”

Anche adesso m'immagino l'inferno che trema, perché il nemico sa ciò che accade quando tu ed io osiamo credere proprio così!

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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 5 dicembre 2014

LA SPADA AFFILATA

Giovanni pasturava sette chiese in Asia, e per rivelazione Gesù gli apparve e gli mostrò i peccati nascosti delle persone. Giovanni scrisse a questi cari come a figli di Dio, “amati…lavati dai nostri peccati nel suo sangue” (Apocalisse 1:5). Essi erano “re e sacerdoti a Dio” (verso 6). Ma in un particolare giorno del Signore, lo Spirito di Dio scese su Giovanni ed egli udì la Parola di Dio risuonare come una tromba: “Mi trovai nello Spirito nel giorno del Signore e udii dietro a me una forte voce, come di una tromba” (verso 10). Gesù gli apparve e “dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, acuta” (verso 16).

Ad una Chiesa amata, lavata col sangue, apparve una spada affilata! E a dispetto della loro bontà, di duro lavoro e amore, Dio li trovò mancanti.

In Apocalisse 2, Giovanni descrisse una congregazione meravigliosa ad Efeso. Erano pazienti e lavoravano sodo; odiavano le opere malvagie, ma si stavano raffreddando. Avevano perso il loro amore ardente per Gesù ed erano caduti in un letargo. Gesù gridò, “Ravvediti e fa' le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto [non sarai più unto]” (verso 5). A Pergamo, la congregazione “rimase fedele al Suo nome, non ha rinnegato la fede, alcuni erano disposti a morire” (vedi il verso 13). Ma c’era qualcosa di terribilmente sbagliato: falsi insegnamenti si stavano insinuando e si stavano facendo strada dottrine di demoni. Gesù disse, “Ravvediti, altrimenti combatterò contro di te con la spada della Mia bocca”.

Nella congregazione a Tiatira, s’era infiltrato uno spirito di Jezebel, anche se le persone lì erano servi caritatevoli, pieni di fede, pazienza e opere buone. A quella chiesa, Gesù disse, “Ecco, io la getto…in una grande tribolazione, se non si ravvedono dalle loro opere” (verso 22).

La congregazione a Sardi aveva la reputazione di una chiesa viva. Ma Gesù disse, “ Io conosco le tue opere; tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto Io conosco le tue opere; tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto” (Apocalisse 3:1). Non era rimasta loro molta spiritualità, perché i loro cuori non erano perfetti verso il Signore. Tuttavia, come molte chiese oggi, vedevano sé stessi pieni di vita. Solo coloro che camminavano nello Spirito sapevano che, in realtà, erano morti.

Gesù si presentò con una spada affilata e sottopose tutti loro alla Sua Parola affilata. Questo è vero amore!

giovedì 4 dicembre 2014

RIMUOVERE IL VITUPERIO D’EGITTO

“Fatti dei coltelli di pietra e torna di nuovo a circoncidere i figli d'Israele. Così Giosuè si fece dei coltelli di pietra e circoncise i figli d'Israele sul colle di Haaraloth” (Giosuè 5:2-3).

Non voglio sollevare una discussione teologica sulla circoncisione, ma quest’antica procedura ha un grande significato per la Chiesa oggi. Quale esperienza dolorosa dev’essere stata per gli Israeliti dover rimuovere il prepuzio con un coltello affilato come segno d’appartenenza a un patto fedele a Dio nei confronti del mondo! Queste persone erano nate nel deserto e non erano mai state circoncise. E dopo che ciò accadde, si sentirono deboli e spossati per giorni.

Sottoporsi al coltello oggi significa sottomettersi al taglio affilato della Parola di Dio! “La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli” (Ebrei 4:12). Quando Stefano predicava, “essi fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui” (Atti 7:54).

La Bibbia dice che la Parola di Dio circoncide i nostri cuori. “La circoncisione è quella del cuore, nello spirito, e non nella lettera…la lode non proviene dagli uomini, ma da Dio” (Romani 2:29). Esiste una “circoncisione fatta senza mano d'uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne” (Colossesi 2:11).

Ognuno di noi ha in sé il “vituperio d’Egitto” che dev’essere rimosso – tutto ciò che appartiene alla nostra carne. E c’è un’operazione con la quale lo Spirito di Dio rimuove tutte quelle concupiscenze e domini del male: Quando la Parola di Dio viene predicata dall’unto di Dio in potenza e dimostrazioni di Spirito Santo, essa diventa un coltello affilato! Dio ha i Suoi Giosuè oggi ed Egli ha comandato loro di prendere questo popolo protetto dal sangue, liberato, redento e risuscitato e sottoporlo al coltello della Sua Parola per rimuovere ogni traccia d’idolatria e compromesso.

mercoledì 3 dicembre 2014

I SEMINATORI DEGLI ULTIMI TEMPI

Il Signore avrà un grande esercito di seminatori volenterosi negli ultimi giorni!

“ E colui che aveva ricevuto i cinque talenti si fece avanti e ne presentò altri cinque, dicendo: "Signore, tu mi affidasti cinque talenti; ecco, con quelli ne ho guadagnati altri cinque". E il suo signore gli disse: "Bene, buono e fedele servo; tu sei stato fedele in poca cosa; io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore". Poi venne anche colui che aveva ricevuto i due talenti e disse: "Signore, tu mi affidasti due talenti; ecco, con quelli ne ho guadagnati altri due". Il suo signore gli disse: "Bene, buono e fedele servo; tu sei stato fedele in poca cosa; io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore" (Matteo 25:20-23).

Ho intenzione di dimostrarti che la vera Chiesa di Gesù Cristo non sorgerà piagnucolando! Non sarà distrutta o paralizzata dalle ondate di malvagità. Non sarà debole, confusa o abbattuta da potenze demoniache. Mai! Questa parabola dimostra che Dio avrà un raccolto abbondante e glorioso alla fine. Due su tre tra i servi del Signore arriveranno al giorno del Giudizio carichi di frutti e gioia piena – felici di una grande raccolta. Essi non perderanno terreno, non ce la faranno per un pelo. Piuttosto, essi diranno, “Ho conquistato! Ciò che Dio mi ha dato, l’ho duplicato”. Essi saranno “buoni e fedeli”, non sviati o morti. Non saranno scoraggiati, depressi o demoralizzati; avranno invece la gioia del Signore.

Gesù è “l’uomo che partì per un viaggio” (vedi Matteo 25:14), il quale “dopo lungo tempo” (vedi Matteo 25:19) ritornerà e chiamerà a Sé tutti i Suoi servi. Noi siamo quei servi, i “Suoi”, e i talenti rappresentano la misura di grazia e la rivelazione di Gesù. Abbiamo il comando di andare e seminare questa rivelazione. Alcuni posseggono una rivelazione maggiore di Gesù rispetto ad altri – ma tutti devono seminare.

martedì 2 dicembre 2014

VIVERE LA VITA DI CRISTO

“Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio…E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell'unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità” (Giovanni 1:1, 14).

Quanta della Parola si è fatta carne? Tutta! “Poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 2:9). Dunque, come possiamo vivere mediante ogni parola che procede dalla Sua bocca? Prendiamo blocchetto e penna e segniamo tutti i comandamenti di Gesù per poi disciplinarci ad affrontarli uno per uno finché non li praticheremo tutti? Amato, persino dopo tutti questi anni di predicazioni, ancora non conosco tutti i preziosi comandamenti del Signore!

Per come la vedo io, c’è solo un modo per piacere al Signore: presentare a Lui il tuo corpo – togli di mezzo il tuo io – e lascia che Gesù viva la Sua vita in te. Paolo disse, “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Galati 2:20). Non si trattava di una vita mistica dello spirito, vissuta entro i confini della mente. No! Paolo continua nello stesso verso, “Quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio”.

Dio ci sta guidando verso quella terra buona e gloriosa, piena di latte, miele, olio e vino – le benedizioni spirituali in Cristo per le quali Dio ci sta preparando. Quando abbiamo un corpo morto, crocifisso, umiliato e dipendente, Cristo lo possiede e vive la Sua vita dentro e attraverso noi. Dio non opera mediante la carne, nemmeno se è “buona” carne! Egli opera soltanto attraverso Suo Figlio Gesù!

Paolo era un uomo “buono” – santo, immacolato, che osservava i comandamenti di Dio. Ma quel “buon” Paolo doveva morire ogni giorno affinché Cristo potesse compiere la Sua opera e vivere la Sua vita in lui. Per Paolo, la chiave era: “Non io, ma Cristo” – un quotidiano spogliarsi e rivestirsi di Cristo. Eppure, molti di noi non vogliono vivere Gesù, vogliamo solo rivestirci di Lui quando ci viene comodo, rivestirci e spogliarci di Lui come un abito!

Vivere Cristo non è complicato. Innanzitutto, devi volere la Sua vita con tutto ciò che è in te. Poi devi toglierti di mezzo e affidare a Lui ogni cosa, confidando in Lui affinché ti possegga completamente. Infine, devi credere che più ti lascerai svuotare, più Egli ti riempirà di Sé stesso!

lunedì 1 dicembre 2014

LA VERA FEDE by Gary Wilkerson

Nell’Antico Testamento, Davide non era destinato ad entrare nel luogo santissimo del tempio. Ma lo fece, e la sua esperienza conseguì in un salmo potente che il popolo di Dio oggi recita: “Chi dimora nel riparo dell'Altissimo, riposa all'ombra dell’Onnipotente” (Salmo 91:1).

Sebbene Davide si recò in un posto nel quale non sarebbe dovuto entrare, ciò lo fece riflettere sulla meravigliosa rivelazione della presenza di Dio sulla terra. Voglio dire questo: Molti santi nella Bibbia e in tutta la storia hanno eluso le loro situazioni negative attraverso la sola fede, anticipando il calendario di Dio col loro grido appassionato verso Lui.

Una di queste persone fu una persona che non apparteneva al popolo d’Israele, la quale cercò Gesù affinché guarisse la sua povera figlia: “Ed ecco una donna Cananea, venuta da quei dintorni, si mise a gridare, dicendo: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Mia figlia è terribilmente tormentata da un demone!»” (Matteo 15:22). Questa donna si era avvicinata a Gesù portando un enorme bisogno - sua figlia era tormentata da uno spirito demoniaco. Eppure Gesù non era spinto ad agire: “Ma egli non le rispondeva nulla. E i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: «Licenziala, perché ci grida dietro»” (15:23).

Ma la donna rimase e continuò a importunarli, pressando con la sua richiesta, rifiutandosi di andarsene. Se hai familiarità con le Scritture, sai che Gesù raccontò diverse parabole lodando una simile persistenza: “Continua a bussare. Continua a cercare. Continua a chiedere. Dio ricompenserà la tua fede”.

Sarebbe stato facile arrendersi per questa donna, ma lei continuò a persistere, e alla fine Gesù le disse, “Non è cosa buona prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini” (15:26), riferendosi alla priorità d’Israele sui Gentili. Trovo stupenda la sua risposta: “È vero, Signore, poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” (15:27). Stava dicendo, “Gesù, se stiamo parlando della potenza del cielo, allora persino una briciola mi basta”.

Aveva ragione: le briciole che cadono dalla tavola di Dio sono sufficienti a soddisfare qualsiasi bisogno su questa terra, e lei aveva fede che anche la minima misura di potenza avrebbe completamente liberato sua figlia. Amico, questa è vera fede! Questa donna non chiese timidamente. Chiese credendo nella bontà di Dio, sapendo che persino la minima briciola della Sua gloria era sufficiente a compiere una liberazione miracolosa.