giovedì 28 febbraio 2013

FEDE CHE GIUSTIFICA

La giustificazione e la giustizia provengono soltanto dalla fede. Io sono salvato per fede, reso giusto per fede e custodito per fede nel sangue di Cristo. Questo è il fondamento stesso del vangelo. Ma non tutta la fede è fede che giustifica. La Bibbia parla chiaramente di due tipi di fede: una che giustifica e un’altra che non è di alcun valore – una fede che esercita persino il diavolo.

Il libro degli Atti riporta che Simone il mago “credette”, ma la sua fede non era quella che giustifica. “Anche Simone credette e, dopo essere stato battezzato…” (Atti 8:13). Simone offrì denaro all’apostolo Pietro per acquisire la potenza dello Spirito Santo, ma Pietro rispose: “Poiché io ti vedo essere nel fiele di amarezza e nei legami d'iniquità” (verso 23). Stava dicendo, “il tuo cuore è ancora legato dal peccato”.

Pietro disse a Simone che, senza ravvedimento, sia lui che i suoi soldi sarebbero andati in perdizione. Infatti, Simone credette, ma non fu reso giusto da Dio in Cristo. La sua non era fede che giustifica, quella fede che purifica il cuore e porta la giustizia di Cristo.

La Scrittura dice che molte persone “credettero [in Gesù]…vedendo i segni che faceva. Ma Gesù non si fidava di loro…perché egli conosceva ciò che vi era nell'uomo” (Giovanni 2:23-25). Queste persone avevano fede in Cristo, ma non era quella fede che riceve “autorità per diventare figli di Dio” (1:12).

La fede che giustifica è più che fede d’assenso; compie più che la sola conoscenza di Dio. Giacomo argomenta: “Tu credi che c'è un solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono e tremano” (Giacomo 2:19). Giacomo stava parlando di una fede morta, temporanea, non di quella eterna. E Gesù avvertì riguardo questo tipo di fede, dicendo che alcuni credono per un tempo “ma non hanno radice…ma al momento della prova, si tirano indietro” (Luca 8:13).

Ma c’è una fede che giustifica, una che “purifica il cuore” (vedi Atti 15:9) e “crede per ottenere giustizia” (Romani 10:10).

Perché la fede sia giustificante, deve seguirle un desiderio di obbedire ed essere fedeli a Dio. Questo tipo di fede contiene una forza vitale, un principio di obbedienza e amore eterni per Dio.

mercoledì 27 febbraio 2013

NON ESSERE UN MULO

“Io ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te. Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano” (Salmo 32:8-9).

In questi due brevi versi, Dio ci offre una grande lezione sulla guida. Possiamo edificare una grande fede sul fondamento della conoscenza che Egli sia disposto a condurci e a guidarci in ogni cosa.

Tuttavia, la Parola di Dio dice che una persona può essere un credente che gode di ogni beneficio spirituale dell’essere un figlio di Dio e comunque restare un mulo testardo quando si tratta di sottomettere ai Suoi modi di guidare e condurre. Dio disse di Israele: “Per quarant'anni ebbi in disgusto quella generazione, e dissi: Sono un popolo dal cuore sviato e non conoscono le mie vie” (Salmo 95:10).

Pensa a cosa sta dicendo Dio: “Dopo quaranta lunghi anni di tenera guida e liberazioni miracolose, ancora non hanno la più pallida idea del modo in cui opero. Non provano mai nemmeno a capire i Miei principi di guida. Per loro, la Mia guida consiste solo in una serie di benedizioni sconnesse, nient’altro che porte aperte e vie di fuga dalle crisi”.
Personalmente, sono stanco di essere un cristiano dalla testa di mulo che non ha comprensione dei principi di guida divini. Non voglio che

Dio dica di me: “Sì, David è stato perdonato. Ha pregato e Io l’ho liberato dai guai, volta dopo volta. In effetti, l’ho condotto in modi meravigliosi e la Mia mano era su di lui. Ma nel suo cuore non ha mai avuto una conoscenza stabile delle Mie vie”.

Amato, non far sì che il Signore sia severo con te nel guidarti. Non essere come il mulo, senza discernimento. Dio non vuole urlare le Sue direttive ai Suoi figli o dover costringerci a compiere il Suo volere. Dio vuole un popolo che Lo conosca abbastanza bene da muoversi a un Suo minimo accenno.

martedì 26 febbraio 2013

UN SENSO D’INDEGNITÀ

Improvvisamente, veniamo assaliti da un senso d’indegnità. Ci chiudiamo in noi stessi, pensando: “L’ho fatto di nuovo! Non sono cambiato per niente. Non sarò mai simile a Cristo. Reagisco ancora come un bambino, non come un cristiano maturo. Perché non sono cambiato?”
Amato, il diavolo vuole che continui a preoccuparti per le tue mancanze e la tua immaturità, facendoti pensare che la gara sia impossibile, affinché ti scoraggi e lasci stare.

Sicuramente inciamperemo a volte, perché la gara continuerà finché il Signore non ritornerà. Ma dobbiamo sempre rimetterci in piedi e proseguire il cammino.

La Parola di Dio parla di vittoria: “Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo” (1 Giovanni 5:4). “Chi vince erediterà queste cose; e io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo” (Apocalisse 21:7).

Vincere significa “conquistare e trarre il meglio da ogni tentazione e ostacolo”. Quali sono i nostri ostacoli? Sono tutte le nuove reazioni nella carne, ogni fallimento nell’essere come Cristo, ogni perdita di controllo nel temperamento, amarezza o agitazione.

Davide scrisse, “Il mio peccato mi sta sempre davanti” (Salmo 51:3). Quest’uomo fu esposto davanti al mondo intero come adultero e omicida. Scrisse anche, “Poiché le mie iniquità sorpassano il mio capo; son come un grave carico, troppo pesante per me…Io son tutto curvo e abbattuto, vo attorno tuttodì vestito a bruno” (Salmo 38:4-6).

Che sarebbe successo se Davide si fosse preoccupato e agitato per i suoi fallimenti? Egli si pentì sinceramente e poté dunque dire, “Tu hai mutato il mio duolo, in danza; hai sciolto il mio cilicio e m'hai cinto d'allegrezza” (Salmo 30:11).

Il modo più veloce per sbarazzarsi del “senso d’indegnità” è confidare nel perdono in Cristo. Ed Egli è sempre pronto a perdonare: “Poiché tu, o Signore, sei buono e pronto a perdonare, e usi grande benignità verso tutti quelli che t'invocano” (Salmo 86:5).

lunedì 25 febbraio 2013

TENENDO GLI OCCHI SU GESÚ by Gary Wilkerson

Sento il peso per quelli di voi che al momento stanno attraversando prove, lotte o travagli nell’anima. Voglio che tu sappia che Dio vede esattamente dove ti trovi e non ti ha abbandonato; in realtà, Egli ha sempre camminato a fianco a te in mezzo a questa situazione. Vuole che tu sia cosciente del Suo grande amore per te e vuole anche che questa consapevolezza dissipi ogni timore che avvolge il tuo cuore.

Non dobbiamo avere paura di affrontare le valli nella nostra vita, perché Dio è con noi. In mezzo a queste situazioni, Egli ci chiede di fare soltanto una cosa: guardare a Lui. Egli è la nostra rocca, la nostra fortezza e la nostra salvezza. È solo in Lui che possiamo sperare – ogni altra cosa verrà meno, ma Egli è certo per tutta l’eternità.

Poco tempo fa, in una prigione in Louisiana, ho avuto il privilegio di ministrare insieme al Pastore Jim Cymbala di Brooklyn Tabernacle. Sebbene quei prigionieri non si trovassero in una situazione ideale, abbiamo udito testimonianze su testimonianze di vite che erano state redente. Nonostante i loro legami esteriori, essi stanno veramente vivendo nella conoscenza della speranza dell’amore di Cristo. Alcuni stanno addirittura chiedendo di essere trasferiti in un’altra prigione per poter condividere l’Evangelo. Che testimonianza incoraggiante di una vita vittoriosa e ripiena di fede!

Così, mentre affronti la tua prova, sappi che Gesù è la tua risposta. Noi tutti avremo difficoltà in questa vita, ma la nostra grande speranza è nell’opera compiuta di Cristo sulla croce. Egli ha preso su di Sé ogni peccato, malattia e dolore. Egli porta tutto questo per noi, affinché possiamo vivere una vita di vittoria e speranza. Quest’ultimo atto d’amore venne fatto per te in questa tua situazione; il Signore vuole mostrare il Suo amore e la Sua potenza nella tua vita.

“Tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce” (Ebrei 12:2).

venerdì 22 febbraio 2013

AVERE CARITÀ

“Perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente…Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca. Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente” (1 Pietro 2:19-23).

Pietro descrive in che modo Gesù gestiva le situazione nella Sua vita. Quando le persone Lo ferivano e Lo schernivano, Lui non rispondeva né minacciava. Quando volevano litigare con Lui, non si lasciava coinvolgere. Piuttosto, si allontanava.

“A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme” (verso 21). Pietro lo rende chiaro: Gesù dev’essere il nostro esempio di comportamento.

L’apostolo Paolo aggiunge: “Se non hai carità – vale a dire, l’amore di Cristo – non sei nulla”. Secondo 1 Corinzi 13, la carità significa mostrare gentilezza verso tutti, senza eccezione…non avendo alcun tipo di gelosia…non vantandosi o promuovendo sé stessi…cercando l’interesse altrui più del nostro…non irritandosi facilmente…non pensando male di alcuno…non rallegrandosi quando qualcuno cade, anche se si trattasse di un nemico.

Sia Pietro che Paolo affermano molto chiaramente in questi passi: “Il nostro comandamento per voi è che non si risponda, che non ci sia alcuna vendetta, nessun minacciarsi fra di voi. Piuttosto, arrendete ogni vostra agitazione, paura e amarezza a Cristo”.

I nostri cuori potrebbero rispondere: “Signore, è questo quello che voglio”. Potremmo ottenere qualche vittoria e iniziamo a sentirci sicuri. Poi, dal nulla, qualcuno dice o fa qualcosa che scaglia una brutta freccia inaspettata di acidità contro di noi – e noi subito iniziamo ad avere una raffica di pensieri rabbiosi. Prima di accorgercene, stiamo a nostra volta scagliando frecce velenose contro chi ci ha fatto arrabbiare.

Ci rendiamo conto di essere venuti meno anche se ci siamo sforzati – pregando, cercando Dio, aggrappandoci alla verità e godendo di molti successi. Quando il nemico è arrivato come una fiumana, abbiamo fallito totalmente nel nostro sforzo di essere come Gesù.

“Corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti” (Ebrei 12:1). Devi solo avere pazienza con te stesso e il tuo processo di crescita. Dopo tutto, la gara continuerà finché Gesù non ritornerà. Sì, inciamperai, vacillerai e ti stancherai, ma se verrai meno, ti rialzerai e andrai avanti.

giovedì 21 febbraio 2013

SEI ARRABBIATO CON DIO?

Credo che non ci sia niente di più pericoloso per un cristiano di portarsi dentro del risentimento nei confronti di Dio. Sono scioccato dal numero crescente di credenti che serbano qualche tipo di rancore contro di Lui. Perché? Sono convinti che Egli non si curi di loro perché non ha risposto a una particolare preghiera o non ha agito in loro favore.

Giona aveva una chiamata missionaria da parte di Dio e si recò a Ninive a predicare il messaggio di giudizio che aveva ricevuto. Dopo aver predicato il messaggio, Giona si sedette su una collina, aspettando che Dio iniziasse il Suo giudizio. Ma dopo quaranta giorni ancora non succedeva nulla. Perché? Perché Ninive si era ravveduta e Dio aveva cambiato idea sul fatto di distruggerli!

La maggior parte della rabbia nei confronti di Dio inizia con la delusione. Dio forse ci chiama, ci equipaggia e ci invia. Poi, quando le cose non vanno come avevamo programmato, ci sentiamo ingannati o traditi. Dio capisce le nostre grida di dolore e confusione. Dopo tutto, il nostro è un grido umano. E non è affatto diverso da quello di Gesù sulla croce: “Padre, perché Mi hai abbandonato?”

Se continuiamo a nutrire uno spirito irritato, questo si trasformerà in rabbia! E Dio ci porrà la stessa domanda che pose a Giona: “Ti pare giusto adirarti così?” (Giona 4:9). In altre parole: “Pensi di avere il diritto di essere così in collera?”

Giona rispose: “Sì, faccio bene ad adirarmi, fino alla morte” (stesso verso). Questo profeta era così pieno di collera verso Dio da dire: “Non m’interessa se vivo o muoio. Il mio ministero è un fallimento. Ho tutto il diritto di essere arrabbiato con Lui”.

La Parola di Dio dice che c’è speranza. “Trattieni la tua voce dal piangere, i tuoi occhi dal versare lacrime, perché la tua opera sarà ricompensata», dice l'Eterno” (Geremia 31:16). In altre parole: “Smetti di lamentarti. Io premierò la tua fedeltà”.

“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).

Amato, le tue grida e le tue preghiere non sono vane. Ogni tuo dolore e lacrima sono per un motivo. Dio ti sta dicendo: “Pensi che sia finita. Vedi solo fallimento e rovina, senza risultati. Allora dici, ‘è la fine’. Ma Io ti dico che questo è l’inizio. Vedo il premio che sto per riversare su di te. Ho buone cose in mente per te, cose meravigliose. Quindi, smetti di piangere!”

mercoledì 20 febbraio 2013

FIDUCIA TOTALE IN CRISTO

Quando parlo di fiducia totale in Cristo, non intendo soltanto fiducia nella Sua potenza salvifica, ma fiducia nella Sua potenza che ci custodisce. Dobbiamo confidare che il Suo Spirito renda la nostra vita conforme alla Sua – vale a dire, custodirci in Cristo.

Un tempo eravamo estranei, tagliati fuori da Dio a motivo delle nostre opere malvagie. Dunque, quale buona opera hai compiuto per mettere le cose apposto con Lui? Nessuna! Nessuno ha mai potuto rendere sé stesso santo. Piuttosto, siamo condotti alla santità di Cristo per mezzo della sola fede, accettando ciò che dice la Parola di Dio: “Poiché è scritto, siate santi; perché Io sono santo” (1 Pietro 1:16).

Sì, Egli vuole che il tuo cammino quotidiano, pratico, sia all’altezza del tuo cammino di fede. Ma il fatto è che dobbiamo credere in Lui anche per questo. Dobbiamo confidare nella Sua promessa di darci lo Spirito Santo e Lui ci renderà conformi all’immagine di Cristo nel nostro cammino quotidiano.

“E voi stessi, che un tempo eravate estranei e nemici nella mente con le vostre opere malvagie, ora vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, mediante la morte, per farvi comparire davanti a sé santi, irreprensibili e senza colpa, se pure perseverate nella fede” (Colossesi 1:21-23).

“Se pure perseverate nella fede”. Nota che Gesù sta dicendo: “Solo continua a confidare in Me, vivendo per fede, e io ti presenterò puro e innocente, santo davanti al Padre”. Ecco l’opera santificatrice dello Spirito Santo.

Nessun cristiano è più santo di un altro, perché non esistono livelli di santità – esistono solo livelli di maturità in Cristo. Puoi essere un cristiano bambino e comunque essere assolutamente santo in Gesù. Veniamo tutti misurati con un unico standard – la santità di Cristo. Se siamo in Cristo, la Sua santità è nostra in eguale misura.

Non devi mai più guardare a un altro leader cristiano o a un semplice credente e dire: “Oh, vorrei tanto essere santo come lui”. Forse non hai la sua vita di preghiera; forse commetti più errori di lui; ma costui non è più accetto al Padre di quanto non lo sia tu. Non devi paragonarti a nessuno – perché nessuno è più amato agli occhi del Padre di te!

martedì 19 febbraio 2013

L’UNICO MODO PER DIVENTARE SANTO

È impossibile per chiunque di noi raggiungere la santità agli occhi di Dio con i nostri sforzi o con la nostra forza di volontà. Dobbiamo andare a Lui dicendo: “Signore, non ho niente da darti. Devi fare tutto Tu”.

Eppure, restiamo convinti. “Se solo riuscissi ad ottenere vittoria su quest’ultimo peccato, sarei in grado di vivere in santità”. Così ci armiamo della spada della fermezza, delle promesse e delle buone intenzione ci prefiggiamo di uccidere il nemico nei nostri cuori. Ma non potremo mai essere santi sul terreno dell’auto-giustizia.

Tu ed io affrontiamo lo stesso pruno ardente che vide Mosè. E quel pruno è un tipo dell’ardente zelo di Dio contro ogni carne portata alla Sua presenza mascherata da santità. Egli ci dice: “non puoi stare davanti a Me su questo tipo di terreno carnale. C’è una sola terra santa ed è la fede in Mio Figlio e nella Sua opera sulla croce”.

Questo è l’unico modo in cui Dio avrebbe potuto salvare e riconciliare un mondo intero. Se le nostre opere ci guadagnassero la salvezza, solo un numero limitato potrebbe candidarsi per essa, ma io credo che Cristo sia morto per tutti.

Possiamo guardare al peggior ladro, stupratore, omicida, drogato o alcolizzato – gente che non ha alcuna buona opera da mostrare – e testimoniare, “Mediante ravvedimento e fede, essi possono presentarsi come giusti in Cristo Gesù”.

Questa è la vera potenza salvifica di Dio. Eppure, molti cristiani vivono come se le loro opere fossero sufficienti. Nel giorno del giudizio, staranno davanti a Dio nella carne, dicendo: “Guarda tutto quello che ho fatto per te, Signore. Mi sono affaticato per restare puro e santo. Ho profetizzato, sfamato i poveri, guarito gli infermi, scacciato demoni. E ho fatto tutto questo per piacerti!”

Ma Dio risponderà: “Non hai fatto nulla di tutto questo per la potenza del Mio Spirito. Hai fatto tutto con le tue forze. Io accetto soltanto la giustizia di un Uomo – Mio Figlio. E io non vedo Mio Figlio in te”.

“Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, affinché, come sta scritto: «Chi si gloria, si glori nel Signore»” (1 Corinzi 1:30-31).

lunedì 18 febbraio 2013

NON TEMERE by Gary Wilkerson

“Non temere…perché hai trovato grazia presso Dio” (Luca 1:30).

Quando Dio ci annuncia che questo sarà l’anno del Suo favore, Egli intende quest’anno. Dio ti sta parlando di trovare il Suo favore adesso – questo mese, questa settimana, oggi.

Quando ho predicato questo messaggio sul favore di Dio nella Chiesa “The Springs” a Colorado Springs, c’era una donna alcolizzata alla funzione. Ha sentito lo Spirito Santo parlare al suo cuore: “Anche se sei disperata, il Mio favore è su di te. Vedrai un cambiamento a 180° nella tua vita”. Quella donna si è donata completamente al Signore in quella funzione – ed ora è sobria da mesi.

A New York City, un giovane che era stato senzatetto per anni si ritrovò alla Chiesa di Times Square. Sedette per tutta la funzione, ma quando finì se ne andò, pensando: “Odio questo posto. Non tornerò mai più qui”. Eppure, qualcosa lo spinse indietro. Ritornò la settimana successiva e accadde la stessa cosa. Di nuovo sen e andò dicendo: “Non tornerò mai più”.

Questo si ripeté numerose volte finché, dopo un anno intero, il giovane si alzò dal suo posto alla fine della funzione. Soltanto stavolta disse: “Ti amo, Gesù, e ho bisogno di Te nella mia vita”. Andò all’altare e diede la sua vita a Cristo.

I pastori della chiesa di Times Square avvertirono la chiamata sulla vita di questo giovane. Lo aiutarono ad andare alla scuola biblica, dove si rivelò uno studente brillante. Ha terminato gli studi col massimo dei voti e si è iscritto al seminario, conseguendo una laurea triennale in soli diciotto mesi. Gli venne chiesto di restare al seminario come professore, ma declinò dicendo: “No, io sono un pastore”.

Lo stesso giorno in cui io predicavo questo messaggio nella Chiesa “The Springs”, quel giovane stava predicando alla Chiesa di Times Square. Il favore di Dio era caduto su un senzatetto, su una vita priva di significato, e Lui ha fatto tutta la differenza!

Lascia che questa verità faccia nascere un canto dal tuo cuore, come fece con Maria. Dio sta concependo qualcosa di nuovo, trasformando la tua prova nella Sua gloria. Forse non avverti la Sua presenza, ma Lui ha la Sua mano su di te. Confida in Lui per ogni cosa – il tuo cuore, la tua famiglia, la tua situazione – e tu vedrai la Sua gloria.

venerdì 15 febbraio 2013

ALLA SUA PRESENZA

“Nessuna carne si glori alla sua presenza” (1 Corinzi 1:29). Questo verso non è soltanto una verità neotestamentaria – era valido anche ai giorni di Mosè. Mosè non poteva liberare il popolo di Dio con le sue forze. Ha dovuto imparare, una volta per tutte, che l’opera di Dio non si compie per mezzo di alcuna capacità umana, ma mediante fiducia totale e dipendenza dal Signore.

Questo vale per ogni cristiano oggi. Bisogna sbarazzarsi di tutto ciò che la carne cerca di portare a Dio. Infatti, Dio ci dice come fece con Mosè: “C’è un solo terreno sul quale puoi accostarti a Me, è questa è la terra santa. Non puoi avere certezza nella carne, perché nessuna carne reggerà alla Mia presenza!”

Nel parlare a Mosè, Dio si riferì ai suoi calzari (vedi Esodo 3:5), perché i nostri piedi sono due parti fra le più sensibili del nostro corpo. E cosa sono i calzari se non una protezione della carne? Esse ci proteggono da elementi quali pietre, dai serpenti, dalla sporcizia e la polvere, dal calore della strada.

Capisci cosa Dio qui sta chiedendo a Mosè? Stava usando un linguaggio ordinario, quotidiano, per insegnare una lezione spirituale, proprio come Gesù fece in seguito quando parlò di monete, perle, cammelli e granelli di senape. Dio stava dicendo: “Mosè, indossi abiti protettivi per non far sì che la tua carne sia lesa. Ma nessuna protezione carnale potrà proteggerti quando ti manderò in Egitto, in quel covo d’iniquità, per affrontare un dittatore indurito. Verrai messo in una situazione dalla quale soltanto Io posso liberarti. Dunque, a meno che non metti da parte ogni affidamento sulla carne - la tua mitezza, il tuo zelo e la tua umiltà – non potrai fare ciò che ti ho chiamato a compiere. Ogni tua capacità sarà inutile se Io prima non la santifico”.

In effetti, Mosè affrontò ogni sorta di prova nel condurre tre milioni di persone nel deserto. Senza supermercati, centri commerciali, nemmeno una fonte d’acqua, doveva dipendere completamente da Dio per ogni cosa.

Mosè aveva già tentato di agire come liberatore nella forza della sua carne. Quarant’anni prima, aveva preso la spada e ucciso un crudele aguzzino egiziano. E ora Dio stava dicendo: “Mosè, il tuo zelo dev’essere santificato, altrimenti ti distruggerà. Sei disposto a deporre la spada e riporre tutta la tua fiducia in Me?”

giovedì 14 febbraio 2013

NOI SIAMO IL SUO CORPO

“Or voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per parte sua” (1 Corinzi 12:27). Noi siamo i membri del corpo di Cristo! Per fede, siamo fatti ossa delle Sue ossa e carne della Sua carne. Ed ora siamo stati tutti adottati in un’unica famiglia: “Così noi, che siamo molti, siamo un medesimo corpo in Cristo, e ciascuno siamo membra l'uno dell'altro” (Romani 12:5).

Vedi, dalla tomba è risorto un Uomo nuovo. E dal tempo della croce, tutti coloro che si ravvedono e credono in questo nuovo Uomo sono raccolti in Lui: “Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito. Infatti anche il corpo non è un sol membro, ma molte” (1 Corinzi 12:13-14).

Non esiste più nero, bianco, giallo, marrone, giudeo, arabo o gentile. Siamo tutti dello stesso sangue in Cristo Gesù. E a motivo dell’opera di Cristo, l’uomo non può più tentare di essere santo osservando la legge e i comandamenti. Non può diventare santo per le buone opere, per azioni giuste, sforzi umani o nella carne.

“Per riconciliare ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l'inimicizia in se stesso” (Efesini 2:16). “Avendo abolito nella sua carne l'inimicizia, la legge dei comandamenti fatta di prescrizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace” (verso 15).

Soltanto un Uomo sarebbe stato accettato dal Padre – l’Uomo nuovo, risuscitato! E quando questo nuovo Uomo presentò al Padre tutti quelli che avrebbero avuto fede in Lui, li Padre rispose: “Io vi ricevo tutti come santi – perché dimorate nel Mio Figlio santo!” “Egli ci ha grandemente favoriti nell'amato suo Figlio” (1:6).

Inoltre, siamo stati suggellati con lo Spirito Santo: “Per raccogliere nella dispensazione del compimento dei tempi sotto un sol capo, in Cristo…In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l'evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa” (1:10-13).

Dunque, vedi, la santità non è qualcosa che compiamo o otteniamo o creiamo. Piuttosto. È qualcosa in cui crediamo. Dio ci accetta come santi soltanto quando abbiamo fede in Cristo e dimoriamo in Lui. Il cammino verso la santità non si compie per capacità umana, ma per fede!

mercoledì 13 febbraio 2013

RAMI SANTI

Nel leggere in 1 Pietro 1:15, “Siate santi; perché io sono santo”, potresti allarmarti. “Vuoi dire che devo essere santo come lo era Gesù? Impossibile! Egli era puro, perfetto. Come si potrebbe mai essere all’altezza di un tale standard?”

Lo scopo ultimo della legge era di mostrarci che è impossibile per noi essere all’altezza degli standard divini di santità. Nessuna quantità di forza di volontà umana, forza o capacità potrà mai renderci santi. Dunque, ci può essere un solo modo perché possiamo diventare santi: dobbiamo essere in Cristo e la Sua santità deve diventare la nostra.

“Se la radice è santa, anche i rami sono santi” (Romani 11:16). Paolo dice che poiché Gesù, la radice, è santa, allora anche noi, i rami, siamo santi. E Giovanni scrive: “Io sono la vite, voi siete i tralci” (Giovanni 15:5). In altre parole, poiché siamo in Cristo, siamo resi santi per virtù della Sua santità.

Il fatto è che Dio riconosce un solo Uomo come santo – Gesù Cristo. E agli occhi di Dio, ci sono stati solo due uomini rappresentativi nella storia: il primo Adamo e il secondo Adamo, Gesù. Tutta l’umanità era racchiusa nel primo Adamo e quando questo peccò, tutti noi siamo divenuti peccatori. Allora Gesù si fece avanti come Uomo nuovo, e mediante la Sua riconciliazione alla croce, tutta l’umanità è potenzialmente raccolta in Lui. Oggi, Dio riconosce solo quest’Uomo, Gesù – e Lui è santo.

Come Adamo, senza la redenzione di Cristo per noi, non potremo mai essere santi. Non importa quanto a lungo vivremo o quanto ci sforzeremo; non importa quante preghiere pronunciamo o quanto spesso leggiamo la Bibbia; e non importa su quante concupiscenze vinciamo, non saremo mai perfettamente santi.

Gesù solo vive in perfetta santità. Se ci sarà mai qualcuno che starà davanti al Padre celeste e verrà da Lui accolto, quella persona dovrà essere in Cristo. Stiamo davanti al Padre senza alcun merito o rivendicazioni personali; stiamo davanti a Lui solo per la grazia di Cristo.

martedì 12 febbraio 2013

TUTTI I GIORNI DELLA MIA VITA

L’Antico Testamento è pieno di tipi e ombre delle verità del Nuovo. Ogni volta che ho difficoltà a cercare di capire una verità del Nuovo Testamento, mi rivolgo alle sue anticipazioni dall’Antico. In effetti, credo che ogni singolo episodio o storia dell’Antico Testamento sia pieno di verità mature per i credenti del Nuovo Testamento.

Un esempio del genere è il passo che riguarda Mosè e il pruno ardente. Credo che questa particolare storia sia piena di verità profonde del Nuovo Testamento riguardo la santità.

Mentre Mosè era solo sul Monte Horeb a pascolare le pecore di suo suocero, all’improvviso una strana visione catturò il suo sguardo: un pruno bruciava luminosamente, come se stesse ardendo, ma non si consumava!

Mosè decise di accostarsi per guardare più da vicino e mentre lo faceva, Dio lo chiamò dal pruno: “Mosè disse: «Ora mi sposterò per vedere questo grandioso spettacolo: perché mai il roveto non si consuma!». Or l'Eterno vide che egli si era spostato per vedere, e DIO lo chiamò di mezzo al roveto” (Esodo 3:3-4).

Quel pruno stava bruciando senza consumarsi perché Dio era presente in esso. Era la rappresentazione visiva della santità di Dio. Infatti, ovunque Egli sia presente, quel luogo è santo.

Il Nuovo Testamento ci dice che siamo chiamati ad essere santi “come Dio è santo”.
  • “Ma come colui che vi ha chiamati è santo, voi pure siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: Siate santi, perché io sono santo” (1 Pietro 1:15-16). In altre parole, “è scritto, registrato, stabilito una volta per tutte: Dobbiamo essere santi, perché il nostro Dio è santo”. 
  • “Dio infatti non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione” (1 Tessalonicesi 1:5-16). Dio non ci ha chiamato soltanto alla salvezza, o al cielo, o a ricevere il Suo perdono. Piuttosto, queste cose sono benefici dell’unica nostra vera chiamata, che è quella di essere santi come Lui è santo. 
Ogni credente nella chiesa di Gesù Cristo è chiamato ad essere puro e irreprensibile al cospetto di Dio. Dunque, se sei nato di nuovo, il grido del tuo cuore dev’essere: “Dio, voglio essere come Gesù e camminare in santità davanti a Te, tutti i giorni della mia vita”.

lunedì 11 febbraio 2013

D’ORA IN POI by Gary Wilkerson

Dopo l’annuncio dell’angelo: “Hai trovato grazia presso Dio…” (Luca 1:30), la Bibbia dice che Maria “concepì”. Questo è quanto accade quando troviamo il favore di Dio – Egli fa nascere qualcosa di nuovo delle nostre vite. Se hai figli, sai che quando arrivano niente rimane lo stesso – il tuo mondo viene completamente rivoltato sotto sopra. E lo stesso accade quando il favore di Dio cade sulle nostre vite.

Maria afferrò questo. Vide che le cose sarebbero state diverse, non importava quanti guai sarebbero sopraggiunti con esse. L’angelo le disse che suo figlio avrebbe liberato i prigionieri – e ciò toccò l’anima di Maria. Esplose in un canto:

“E Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva; poiché ecco, d'ora in poi tutte le generazioni mi proclameranno beata, perché il Potente mi ha fatto cose grandi, e Santo è il suo nome! E la sua misericordia si estende di generazione in generazione verso coloro che lo temono” (Luca 1:46-50, corsivo mio).

Voglio concentrarmi sulle due frasi evidenziate dal canto di Maria. La prima: “Egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva”. Maria si rendeva conto che Dio aveva visto la sua situazione, il suo cuore, le sue paure, i suoi sogni e le sue speranze. Dio “riguarda” me e te allo stesso modo. Egli vede dritto nel cuore dei nostri bisogni, desideri e paure, compreso un pensiero come “La mia vita è troppo impossibile persino per Dio da raddrizzare. Non cambierà mai niente”.

Col favore di Dio, possiamo testimoniare insieme a Maria, “Sono benedetto dal Signore, perché Egli mi vede in ogni circostanza. Egli può portare cambiamenti nella mia vita in ogni istante e concepire cose che non avrei mai potuto immaginare”.

Nella seconda frase del canto di Maria, comprendendo che Dio stava per compiere una svolta nella sua vita, ella dichiarò, “D’ora in poi, camminerò nel favore di Dio. Lascio da parte ogni mio sforzo di ottenere sicurezza e certezza e arrendo a Lui ogni mio desiderio e volontà”.
Questo è il momento decisivo che il favore di Dio porta nelle nostre vite. La dichiarazione “D’ora in poi” segna un cambiamento a 180° nella nostra direzione. Chiunque cammina nel favore di Dio può dire: “D’ora in poi, le mie dipendenze non avranno più presa su di me. Il mio matrimonio difficile migliorerà a motivo dell’amore di Dio. Mio figlio che si sta allontanando da Dio sentirà la Sua dolce convinzione”.

venerdì 8 febbraio 2013

LA POTENZA DELLO SPIRITO SANTO

Coloro che si diressero verso l’alto solaio amavano Gesù profondamente. Erano compassionevoli, consacrati, amavano le anime. Però non erano ancora qualificati ad essere Suoi testimoni. Ci vuole più che solo l’amore per Gesù e la compassione per qualificarti come Suo testimone.

Erano stati alla scuola di Cristo. Avevano guarito gli infermi, scacciato demoni e compiuto miracoli. Avevano visto Gesù rivestito di gloria eterna sul Monte.

Erano lì quando sudò gocce di sangue mentre pregava e L’avevano visto appeso alla croce. L’avevano visto risuscitato, avevano visto la tomba vuota, mangiato con Lui e parlato con Lui nel Suo corpo glorificato. Lo avevano persino visto ascendere al cielo! Eppure non erano ancora pronti per testimoniare di Lui.

Perché Pietro non poteva recarsi subito da quella folla agitata a Gerusalemme e testimoniare della Sua resurrezione? Non l’aveva visto con i suoi occhi? Avrebbe potuto predicare, “Gesù è vivo! È asceso al cielo! Ravvedetevi!”

Pietro dichiara qualcosa di potente al sommo sacerdote: “E di queste cose noi gli siamo testimoni, come pure lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono” (Atti 5:32).

Mediante le parole dello Spirito Santo che parlava attraverso Pietro, i sacerdoti “si infuriarono e deliberarono di ucciderli” (Atti 5:33). Lo Spirito Santo aveva anche parlato attraverso Pietro nel giorno di Pentecoste, e tutti quelli che l’udirono “furono compunti nel cuore” (Atti 2:37).

Stefano, ripieno di Spirito Santo, predicò ai capi religiosi: “Uomini di collo duro ed incirconcisi di cuore e di orecchi, voi resistete sempre allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi…All'udire queste cose, essi fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui” (Atti 7:51, 54).

Quando esci da un incontro con Dio, ripieno di Spirito Santo, potrai stare con franchezza davanti ai tuoi colleghi, la famiglia, chiunque, e la tua testimonianza provocherà una delle due reazioni. O grideranno: “Che devo fare per essere salvato?” oppure vorranno ucciderti! Proferirai una parola che andrà dritta al cuore. La differenza risiede nella potenza dello Spirito Santo.

giovedì 7 febbraio 2013

PORTALO ALLA CROCE

Sotto l’Antico Patto, era richiesta l’obbedienza assoluta. La legge di Dio non consentiva neanche la minima disubbidienza. In parole povere, l’anima che peccava moriva.

Quei comandamenti erano esposti chiaramente e descrivevano l’obbedienza perfetta richiesta da un Dio santo. Tuttavia, la legge non prevedeva che la carne fosse capace di una simile obbedienza, e l’uomo si ritrovava completamente incapace di osservare le pretese della legge. Paolo definì la legge “…un giogo che né i nostri padri né noi abbiamo potuto portare” (Atti 15:10).

Ad ogni modo, Paolo descrive anche la legge come “precettore per portarci a Cristo, affinché fossimo giustificati per mezzo della fede” (Galati 3:24). La legge espone i nostri cuori, insegnandoci che siamo deboli di volontà, impotenti come bambini, bisognosi di un salvatore.

Israele impiegò quattrocento anni di afflizione per imparare che non poteva provvedere alla propria liberazione. Non potevano disfarsi dei propri padroni con le loro forze. Avevano bisogno di un liberatore – un Dio che scendesse e li traesse fuori dalla loro schiavitù.

E ci vollero secoli – fino ai tempi di Zaccaria – affinché Israele riconoscesse il bisogno di un redentore. Infine si convinsero di aver bisogno di un salvatore che fosse “per lei un muro di fuoco tutt'intorno e la sua gloria in mezzo a lei” (Zaccaria 2:5). Dio stesso sarebbe stato un fuoco intorno a loro e la gloria in mezzo a loro!

Eppure, molti cristiani oggi ancora non hanno imparato questa lezione. La legge serve a condurci alla croce per riconoscere la nostra impotenza, il nostro bisogno di un redentore.

mercoledì 6 febbraio 2013

LA BENIGNITÀ DEL SIGNORE

“Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza” (Giacomo 1:14). Siamo tutti adescati dalla nostra concupiscenza, tutti noi senza eccezioni!

Giacomo poi aggiunge: “Poi, quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato” (Giacomo 1:15). Sta parlando del processo della nascita. In ognuno dei nostri cuori c’è un grembo di concupiscenza e ogni peccato che commettiamo nasce da quel grembo. Proprio come due bambini non sono uguali, neanche due peccati lo sono. Ognuno di noi produce il suo genere di peccato. Negli anni, molti cristiani si adagiano nel loro peccato segreto, come Lot, diventano ciechi ad esso e iniziano a prenderlo alla leggera.

Penso ai tanti esempi nel corpo di Cristo. Ammicchiamo al peccato di cercare lode dagli altri o di concupire una posizione. Ammicchiamo al peccato dell’orgoglio per le nostre radici spirituali, la nostra conoscenza biblica, la nostra costante vita di preghiera. Forse ci consideriamo umili, gentili, insegnabili, ma non lo siamo.

Dio non prende nessuno dei nostri peccati alla leggera. L’ho imparato a mie spese. Oggi, nel guardare indietro ai miei quasi cinquant’anni di ministero, rabbrividisco davanti a quei tempi in cui ero ingannato dal peccato dell’orgoglio.

Ricordo di essere stato oratore ad una conferenza particolare per ministri. Pensai: “Il Signore mi ha benedetto con una rivelazione enorme. Non sono impressionato da nessuno di questi nomi blasonati qui. Dio mi ha appartato dalla nascita come un pastore unto”.

Non molto tempo dopo, finii sotto il riflettore dello Spirito Santo che puntò direttamente sul mio orgoglio. Se non mi fossi afferrato all’esortazione di Paolo di lasciare le cose vecchie dietro, sarei caduto nella disperazione. Ma Dio mi mostrò la Sua misericordia e Lo ringrazio per la Sua grazia e sopportazione, allora e adesso.

Oggi, il grido del mio cuore è: “Signore, so di non essere il ministro umile e modesto che ho sempre pensato di essere. Sono stato impertinente, sicuro di me, ossessionato. Ora mi rendo conto che quell’unzione che ho è per la tua benignità!”

martedì 5 febbraio 2013

VIGILA SUL TUO AMORE PER LUI

“Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti e fa' le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi” (Apocalisse 2:5).

Gesù sta dicendo: “Ripensa a com’eri quando ti ho salvato. Gioivi che fossi venuto a vivere nel tuo cuore! Non riuscivi ad aspettare di andare in chiesa la domenica e passavi tutto il tempo libero a scavare nella Mia parola, imparando sul Mio amore per te. Non consideravi mai la preghiera un peso, perché ero tutto per te. Mi amavi più della vita stessa. Ma ora ti sei allontanato da tutto questo. Ricevo così poco del tuo tempo ora, così poca della tua attenzione. Ti sei raffreddato nei miei confronti. Qualcos’altro ora ha il tuo cuore!”

Guarda il severo avvertimento in questo verso: “Ravvediti… se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi”. Per molti anni i teologi hanno cercato di addolcire quest’avvertimento conferendogli un significato diverso. Ma non si può addolcire, esso significa esattamente quello che esprime.

Gesù ci sta dicendo: “Se dichiari di avere il fuoco di Dio, ma io non sono più il diletto del tuo cuore, rimuoverò ogni barlume di luce che ti è rimasta! Non importa quali buone opere farai per Me, non sarai più il Mio testimone. Semplicemente, non riconoscerò più nulla di quello che farai perché hai perso il tuo amore per Me”.

Il tuo amore per Gesù è esclusivo? Prendi regolarmente del tempo di qualità con Lui? Oppure qualcos’altro s’è insinuato nel tuo cuore, occupando i tuoi pensieri e i tuoi affetti?

Gesù ti sta chiedendo proprio ora di ravvederti e ricominciare. Vuole che ti fermi e ti rendi conto, “aspetta un attimo. Vedo come questa cosa si è insinuata nella mia vita e mi sta derubando del mio amore esclusivo per Gesù. Non posso continuare più così. Signore, perdonami. Riaccendi la mia fiamma”.

Ritorna oggi al tuo primo amore. Chiedigli grazia e forza per ricominciare a vigilare sul tuo amore per Cristo.

lunedì 4 febbraio 2013

IL FAVORE PORTA A UNA VITA PERICOLOSA by Gary Wilkerson

L’angelo Gabriele parlò a Maria, madre di Gesù, e disse: “«Salve, o grandemente favorita, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne» Ma quando lo vide, ella rimase turbata alle sue parole” (Luca 1:28-29).

Credo che Maria fu turbata quando l’angelo le parlò perché era cosciente della storia del suo popolo. Sapeva cos’era successo agli israeliti che avevano trovato favore presso Dio. Il risultato era benedetto, vero, ma non sempre piacevole. Considera questi esempi:

Abele incontrò il favore di Dio attraverso il suo sacrificio accettevole. Ma suo fratello, Caino, era geloso perché non aveva incontrato lo stesso favore – e Abele pagò con la vita.

Noè trovò favore agli occhi di Dio. Visse rettamente in una generazione malvagia e venne risparmiato dalla distruzione del diluvio. Però ogni sostegno che Noè conosceva al mondo venne spazzato via. La storia della costruzione di un’arca stupenda non fu una storiella per bambini; fu una triste storia di giudizio su scala globale. Sebbene Noè e la sua famiglia sopravvissero, persero ogni cosa a loro cara.

Lot trovò favore presso Dio e riuscì a fuggire al giudizio. Dio lo liberò da Sodoma, una città pronta ad affrontare una terribile distruzione. Ma nel fuggire, Lot perse quasi tutto ciò che gli era caro, inclusa sua moglie.

Giuseppe trovò favore agli occhi di Dio e fu benedetto con sogni profetici. Ma proprio quel dono che aveva segnato il favore di Giuseppe fece adirare coloro che gli erano intorno.

Ciò che voglio dire è che il favore è pericoloso e questo Maria lo sapeva. Le Scritture degli ebrei lo rendevano chiaro storia dopo storia: il favore può essere accompagnato da pericolo, avversità, pressione, persecuzione, dolore e tribolazioni. Purtroppo molta della chiesa americana non vuole riconoscere quest’aspetto riguardo il favore divino. Molti pastori insegnano che favore significa essere prosperi, avere una bella casa o una bella macchina, non essere mai perseguitati, vivere senza difficoltà e stare sempre al top.

Maria aveva più giudizio e lo dimostrò nella risposta che diede all’angelo: “Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola” (Luca 1:38). Questa è la risposta che io voglio avere! Non importa quanto sia pericoloso il favore di Dio, non voglio scambiarlo con una vita facile e comoda. Non voglio essere lontano dai problemi se questo significa perdermi il Suo favore.

venerdì 1 febbraio 2013

SANTIFICA IL SABATO

Quando la Parola di Dio parla di riposo si riferisce anche al riposo fisico. Ma il riposo santo del Signore inizia nell’anima: “Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio” (Ebrei 4:9). Qual è questo riposo? È il riporre ogni nostro peso di peccato su Cristo!

Gesù stesso disse: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo” (Matteo 11:28). Sta dicendo: “Per fede, devi entrare nel riposo sabatico del Padre. Devi rifiutarti di trasportare i tuoi pesi da e verso casa invece di deporli su di Me. Io sono il Signore del sabato e sono l’unico che può portare i tuoi pesi”.

Ti chiedo: perché così tanti cristiani rifiutano l’offerta di Gesù? Credo che se Geremia fosse vissuto oggi, sarebbe rimasto sbalordito da tutti i cristiani che continuano a portarsi dietro i propri pesi di peccato e le battaglie contro la tentazione. Forse griderebbe: “Perché state portando tutti questi pesi in un tale glorioso sabato? Non vi ha forse detto Gesù, come fece con Israele, ‘Non portate alcun peso nelle vostre case?’ Perché continuate a portarvi dietro questi pesi? Non portate pesi di sabato, perché è un giorno santo per il Signore!”

Il punto è che sabato qui significa cessare dal nostro operare – dalle nostre lotte carnali – per meritare la salvezza di Dio: “Non portate alcun peso fuori delle vostre case né fate alcun lavoro in giorno di sabato, ma santificate il giorno di sabato, come io ho comandato ai vostri padri” (Geremia 17:22).

Ecco il segreto per poter santificare il sabato: dobbiamo arrendere ogni peso a Gesù e confidare nel Suo Santo Spirito affinché ci doni forza per la vita. Proprio così! Onoriamo il sabato deponendo ogni sforzo nel cercare di vincere a modo nostro il peccato e la tentazione.

Dobbiamo osservare questo comandamento non solo la domenica, ma ogni giorno!