lunedì 31 dicembre 2012

L’EGITTO NEL LORO CUORE by Gary Wilkerson

Nehemia era un pastore in Israele, un re, una guida spirituale, un leader e un rinnovatore che aveva riportato Israele a Gerusalemme dove cominciarono a ricostruire le mura che erano state distrutte. Nehemia lasciò Gerusalemme per fare visita al re di Persia e quando ritornò disse: “In quei giorni io vidi…” (Nehemia 13:15).

Quando Nehemia ritornò in città, vide i figli d’Israele fare esattamente le stesse cose che i loro padri avevano fatto e che avevano fatto sì che venissero deportati in esilio e in schiavitù.

Questi erano stati liberati e stavano ricostruendo la loro città madre, ma ancora una volta praticavano le stesse cose che avevano fatto sì che quelle mura fossero demolite. Ha senso secondo te? Mentre ricostruivano, commettevano gli stessi identici peccati che avevano fatto crollare quelle mura.

Con una mano ricostruivano la città e con l’altra la distruggevano. Con una mano edificavano la loro vita e con l’altra la distruggevano.

Lo stesso accade per molti di noi oggi! Con una mano andiamo all’altare e gridiamo a Gesù e con l’altra mano commettiamo gli stessi vecchi peccati. Da una parte preghiamo, leggiamo la Scrittura e andiamo in chiesa; dall’altra parte continuiamo a frequentare bar e club, ancora guardiamo pornografia al computer, ancora ci compromettiamo. Da un lato glorifichiamo Dio e dall’altro pratichiamo le stesse cose del mondo.

Gli israeliti stavano ritornando alle vecchie vie. Stavano edificando qualcosa di nuovo ma c’era ancora qualcosa di vecchio dentro di loro. Si è detto che i figli d’Israele, sotto Mosè, uscirono dall’Egitto ma che un po’ d’Egitto era ancora in loro (vedi Atti 7:39). Alcuni di noi stanno ricevendo liberazione dalle cose del mondo ma un po’ di mondo è ancora in noi.

Dio vuole portarci a un punto di umiliazione e ravvedimento. Vuole che abbiamo un cammino costante di vittoria, un cammino di conquista sul nemico, sempre!

venerdì 28 dicembre 2012

UN PICCOLO PASSO

Che piccolo e facile passo è quello di passare dal dubitare dell’amore di un padre a prendere in mano la situazione. Ma che tragico passo! Nel momento in cui forzi le cose secondo la tua volontà, esponi il tuo cuore ad una valanga di male.

La prima cosa che cambiò nei fratelli di Giuseppe dopo aver iniziato a dubitare dell’amore di loro padre fu il modo di parlare. Ascoltali: “Venite, uccidiamolo. No, gettiamolo in una fossa. Meglio ancora, vendiamolo agli ismaeliti e facciamoci un po’ di soldi!” i loro cuori si gonfiavano di disprezzo e tradimento e da quei cuori corrotti prorompevano fiumane di parole malvagie, il linguaggio del mondo.

Un modo di parlare impuro è un segno certo del cuore indurito. I fratelli di Giuseppe divennero insensibili al peccato e il loro conversare corrotto li condusse a un comportamento criminale. Prima parlavano come i malvagi, poi iniziarono a comportarsi come tali. Prima di accorgersene, erano divenuti freddi criminali calcolatori. Non solo peccarono, ma lo coprirono e proseguirono nel loro lavoro di pastori come se non fosse successo nulla.

Quanto scendiamo in basso quando dubitiamo dell’amore di nostro Padre. Quanto diveniamo corrotti e insensibili. Il profeta Malachia avvertì i figli d’Israele riguardo la durezza dei loro cuori. Come i fratelli di Giuseppe, gli israeliti erano caduti preda del dubbio e si erano incalliti nel loro peccato. Il libro di Malachia inizia: “L'oracolo della parola dell'Eterno rivolta a Israele per mezzo di Malachia. «Io v'ho amati», dice l'Eterno. Ma voi dite: «In che cosa ci hai amati?»” (Malachia 1:1-2). Incredibile! Osarono dire a Dio: “Non vediamo alcuna prova nella nostra vita che Tu ci ami e Ti curi di noi”.

Mostrami un cristiano che inizia a dubitare dell’amore di Dio e decide di prendere in mano la situazione e io ti mostrerò un cristiano il cui modo di parlare è diventato corrotto. Quasi da un giorno all’altro ci sarà un cambiamento notevole. Più dubiterà, più il suo parlare diventerà impuro. Il modo in cui parlano alcuni cristiani è assolutamente scioccante. Una volta parlavano con santo timore e riverenza, parole integre di fede e gioia. Una volta parlavano dolcemente, con discorsi che edificavano. Ora parlano duramente, in maniera irriverente. Le loro parole tradiscono ciò che risiede nei loro cuori: timore, incredulità e disperazione.

Getta via ogni pensiero malvagio e incredulo. Non continuare a dubitare del grande amore di Dio!

giovedì 27 dicembre 2012

AMORE CHE PERDONA

La storia dell’Antico Testamento di Giuseppe e i suoi fratelli contiene un messaggio potente per i cristiani del Nuovo Testamento. Giuseppe è un tipo di Cristo e i suoi fratelli sono un tipo del popolo eletto di Dio sulla terra. (ricorda, Dio promise a Giacobbe in Genesi 35:11: “Re usciranno dai tuoi lombi”). Il metodo di Giuseppe nel rapportarsi ai suoi fratelli è un chiaro tipo del modo di Dio di rapportarsi con noi oggi. Questa storia dell’amore che perdona di un uomo per i suoi fratelli nel peccato è una bellissima immagine dell’amore e della grazia di Dio per l’uomo nel peccato.

La storia di Giuseppe e i suoi fratelli è una delle più tristi tragedie in tutta la Parola di Dio. Questa generazione di uomini scelti non credettero mai di essere amati. La devastante inondazione di peccato e dolore causata dal loro scetticismo serve a noi tutti come ammonimento solenne.

Giacobbe provava un amore eccezionale per Giuseppe, il figlio della sua vecchiaia, e provvedeva in modo speciale per prendersi cura di lui. I suoi figli maggiori interpretarono quest’attenzione eccessiva come se il padre amasse Giuseppe più di loro: “Ma i suoi fratelli, vedendo che il loro padre lo amava più di tutti gli altri fratelli, presero ad odiarlo” (Genesi 37:4).

Ora, il fatto che Giacobbe amasse Giuseppe così tanto non significava che amasse gli altri figli di meno. Egli si era preso cura fedelmente dei suoi figli e li aveva benedetti. Avevano ricevuto la stessa amorevole guida e disciplina, eppure i figli maggiori divennero gelosi di quella che sembrava essere una posizione privilegiata di loro fratello. Giuseppe sembrava ottenere qualsiasi cosa il suo cuore desiderasse, persino una bella veste colorata. Egli era più benedetto, più favorito, più coccolato, e questo rese gli altri arrabbiati e gelosi.

Sei mai stato colpevole di aver invidiato un fratello in Cristo che sembra ricevere tutto quello che vuole? Le sue preghiere sembrano sempre ottenere una pronta risposta. Non sembra mai solo, non amato o non voluto, mentre tu ti senti abbandonato e solo. Le radici di amarezza e gelosia iniziano a crescere.

Amato, è un terreno pericoloso. Nel momento in cui crediamo che il nostro Padre celeste ci ami meno di qualcun altro, ci apriamo ad ogni sorta di male. Ogni volta che ci lamentiamo delle nostre circostanze, sia che lo facciamo apertamente o nel nostro cuore, accusiamo Dio di disattenzione.

Attenzione! Questa è proprio l’attitudine che causò tanti problemi ai fratelli di Giuseppe.

mercoledì 26 dicembre 2012

IL PECCATO CHE FA PIANGERE DIO

Lasciate che ve lo dica in modo diretto, senza girarci intorno e senza attenuanti. Il peccato che fa piangere Dio viene commesso ogni giorno, non solo dagli operatori d’iniquità ma da migliaia di cristiani: il peccato di dubitare dell’amore di Dio per i Suoi figli.

Credi che faccia sembrare Dio troppo umano e vulnerabile dire che Lui pianga? Allora chiediti come un Dio d’amore può non piangere quando il Suo popolo mette in dubbio la Sua natura stessa. Gesù Cristo era Dio nella carne, e secondo il libro di Giovanni Egli pianse quando quelli a Lui più vicini misero in dubbio il Suo amore e la Sua premura. Si trattava di Dio incarnato alla tomba di Lazzaro, che piangeva per amici che non riuscirono a riconoscere chi Lui fosse.

Ripetutamente i più cari confratelli di Cristo su questa terra misero in dubbio il Suo amore per loro. Pensa ai discepoli nella barca sballottata dalla tempesta che immetteva acqua. Gesù si trovava dall’altro capo della barca, profondamente addormentato. “Maestro, non t'importa che noi periamo?” (Marco 4:38). Quanto deve aver ferito il Signore quell’accusa! C’era il Dio Onnipotente nella loro barca! Come avrebbe potuto non curarsene? Ma ogni qualvolta gli uomini distolgono lo sguardo dal Signore e si concentrano invece sulle circostanze, il dubbio subentra sempre. Gesù era esterrefatto! “Come potete temere se Io sono con voi? Come potete dubitare del Mio amore e della mia premura?”

I cristiani oggi addolorano il Signore allo stesso proposito anche di più. La nostra incredulità è un affronto maggiore verso di Lui dell’incredulità di Maria, Marta e di tutti i discepoli, perché il nostro peccato viene commesso contro una luce maggiore. Noi siamo su un monte più alto e vediamo molto più di quanto loro avrebbero mai potuto vedere. Abbiamo una Bibbia completa con racconti completi e dettagliati dell’affidabilità di Dio. Abbiamo testimonianze scritte di quasi venti secoli di cristianesimo, generazione dopo generazione di padri della fede che ci hanno trasmesso le prove incrollabili dell’amore di Dio. E noi stessi abbiamo vissuto innumerevoli esperienze personali che testimoniano il tenero amore e l’affetto di Dio per noi.

Ricerchiamo la Sua abbondante misericordia e il Suo amore, ammettiamo la peccaminosità della nostra incredulità e riconosciamolo per Chi Lui è!

martedì 25 dicembre 2012

UNA PAROLA DI GUIARIGIONE DAL CIELO

Gesù venne condotto da un uomo inerme che giaceva presso la piscina di Bethesda. “C'era là un uomo infermo da trentotto anni. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che si trovava in quello stato da molto tempo, gli disse: «Vuoi essere guarito?»” (Giovanni 5:5-6). Quest’uomo infermo senza nome ha molti aspetti e rappresenta migliaia di cristiani impotenti che si sentono disperati.

L’impotenza giunge in varie forme: fisica, spirituale, mentale, o tutte queste insieme. Mentalmente e spiritualmente potresti essere quell’uomo che giace presso la piscina. Ti trovi in una situazione che sembra disperata e non vedi via d’uscita. Nessuno capisce veramente la profondità della tua sofferenza; nessun amico o familiare sembra avere il tempo, l’amore o l’energia per poter davvero raggiungere quella ferita dentro di te.

Guarda bene quest’uomo impotente e pensa agli anni di lotta, alle ferite accumulate su di lui inflittegli da persone insensibili e noncuranti. Quante volte avrà elevato una mano tremante verso coloro che gli correvano di fianco per curarsi dei loro bisogni, gridando: “Qualcuno mi aiuti! Vi prego! Non ce la faccio da solo!”

Migliaia di cristiani sono spiritualmente disperati e impotenti a motivo della lunga battaglia con qualche peccato schiacciante che li ha derubati di vita e forza spirituale. Giacciono disperati sul letto della disperazione e della depressione, sperando sempre in un miracolo, aspettando sempre che qualcuno smuova e faccia succedere qualcosa. Si trascinano culto dopo culto, vanno agli incontri di assistenza spirituale, a seminari, in attesa di quell’unico e grande miracolo che cambi la loro vita. Ma non cambia niente.

Credo che il grande amore di Dio si riveli in risposta al grido del cuore, e credo che Gesù andò da quell’uomo in risposta a un grido profondo e agonizzante verso il Padre. La Bibbia ha molto da dire sul grido del cuore. “Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio Dio; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a lui, ai suoi orecchi” (Salmo 18:6). Un grido verso Dio che parte dal cuore otterrà sempre risposta con una parola di misericordia e guarigione dal cielo!

lunedì 24 dicembre 2012

UNA CHIESA DIVISA by Gary Wilkerson

La chiesa di Corinto aveva molti problemi: divisioni, pettegolezzi, calunnie, invidia, conflitti e peccati sessuali. Nella chiesa vi era tolleranza e compromesso e l’attitudine delle persone sembrava essere, “Beh, a volte tutti scivoliamo o inciampiamo. Non siamo poi così male”. In 1 Corinzi 3, l’apostolo Paolo scrive alla chiesa.

“Or io, fratelli, non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma vi ho parlato come a dei carnali, come a bambini in Cristo” (1 Corinzi 3:1). Paolo non stava cercando di dare loro una parola d’incoraggiamento, ma stava predicando una parola molto forte che li avrebbe convinti a strappare via le sterpaglie dal loro cuore indurito.

Paolo proseguì col dire: “Vi ho dato da bere del latte, e non vi ho dato del cibo solido, perché non eravate in grado di assimilarlo, anzi non lo siete neppure ora” (verso 2). Paolo desiderava donare loro una parola sostanziosa che avrebbe saziato le loro anime e li avrebbe nutriti in modo da farli crescere in Cristo in nuovi progressi e stabilità. A motivo della loro immaturità, invece, dovette continuare a dare loro il latte.
“Siete ancora carnali” (verso 3). La Bibbia usa il termine carnali, che significa “avere lo spirito di quest’età”. Questo spirito carnale del quale stiamo parlando si può descrivere come non avere la potenza dello Spirito Santo ma, piuttosto, fare ogni cosa con le proprie forze.

“Infatti, poiché fra voi vi è invidia, dispute e divisioni, non siete voi carnali e non camminate secondo l'uomo?” (verso 3). Paolo descrive alcuni dei modi in cui questo spirito umano e carnale opera. È sempre geloso, è sempre invidioso. Causa sempre conflitti e divisione nella casa di Dio. Lo spirito carnale accusa gli altri o ha l’atteggiamento che dice: “Io sono migliore”.

Dio si sta usando di Paolo per chiamare questa chiesa a ravvedimento e dire: “Dio, voglio tutto ciò che Tu hai per me!” Se ci ravvediamo e siamo disposti a chiuderci nella stanza della preghiera da soli con Dio, diventeremo uomini e donne di preghiera vecchio stampo.

venerdì 21 dicembre 2012

COME POSSIAMO SAPERE DI ESSERE DAVVERO “IN CRISTO”?

(Nota: Questi punti dipendono innanzitutto dal tuo ravvedimento dal peccato, l’abbandono di ogni malvagità, fiducia in Cristo per la salvezza eterna e il permettergli di trasportarti fuori dalle tenebre nel Suo regno di luce).

1. Sei in Cristo se sei rinnovato del continuo. Coloro che sono “in Cristo” non si fermano alla prima esperienza della conversione. Piuttosto, gridano costantemente di essere cambiati e rinnovati dallo Spirito Santo. La loro preghiera quotidiana è: “Signore, togli da me ogni cosa che non Ti somiglia”.

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). “Non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore” (Tito 3:5-6).

2. Sei in Cristo se governi la tua vita secondo le Scritture. Temi e rispetti la Parola di Dio?

“Ma chi osserva la sua parola, l'amore di Dio in lui è perfetto. Da questo conosciamo che siamo in lui” (1 Giovanni 2:5). La Bibbia lo dice chiaramente: sappiamo di essere in Cristo se amiamo e obbediamo alla Sua Parola.

3. Sei in Cristo se la tua fede è unita alla carità. La Scrittura dice che se non hai carità, o amore incondizionato, non puoi essere in Cristo.

“E se anche avessi il dono di profezia, intendessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla” (1 Corinzi 13:2). Nulla in greco qui significa, “non sono nulla ora né sarò mai nulla”. In altre parole, “senza amore incondizionato per tutti, non sono nessuno e non sarò mai nessuno”.

Puoi essere un pastore dotato, un potente evangelista o un insegnante unto della Parola di Dio che procede con grande fede, ma se non hai amore per gli altri, non sei nulla.

giovedì 20 dicembre 2012

FEDE CONCENTRATA

Gesù pregò al Padre: “E tutte le cose mie sono tue, e le cose tue sono mie; e io sono glorificato in loro” (Giovanni 17:10). “L'amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro” (verso 26).

Gesù rende questo punto molto chiaro: quando siamo uno con Lui, godiamo dello stesso amore del Padre di cui Lui stesso gode. Dio si diletta in noi esattamente come con Suo Figlio.

La Bibbia inoltre ci dice che Dio è nostro Padre, proprio come lo è di Cristo. Gesù testimoniò: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro” (Giovanni 20:17).

Dunque, quanto duramente ti stai sforzando di piacere a Dio? Passi periodi in cui senti di piacergli? E poi passi periodi “bassi” in cui senti di dispiacergli?

Amato, devi anteporre i fatti ai tuoi sentimenti. E la verità è che il diletto di Dio in te non ha nulla a che fare coi tuoi sforzi, l’intensità, le buone intenzioni o azioni. No, ha solo a che fare con la tua fede.

Credo che Dio voglia che abbiamo quella che definisco una “fede concentrata” che dice: “Tutta la mia fede dovrebbe concentrarsi sul principio che se si desidera stare santi davanti a Dio, bisogna andare a Lui in Cristo”.

Lo scrittore agli Ebrei ci avverte a non avere “…un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente” (Ebrei 3:12). È una questione di fede! Quando ci allontaniamo dalla dottrina basilare dell’essere accettati da Dio attraverso Cristo, stiamo ritornando alla legge, alla carne e al legame spirituale!

“Noi infatti, che abbiamo creduto, entriamo nel riposo…Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch'egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue” (4:3, 10). La Scrittura parla chiaro: la prova della fede è il riposo.

L’unico modo di condurre alla pace le tue lotte, il tuo sudore e la tua anima travagliata è di convincerti, “io sono in Cristo e sono accettato da Dio. Egli si diletta in me, a dispetto dei miei alti e bassi. Non importa com’io mi senta, conosco la mia posizione in Cristo, so di essere seduto con Lui nel luoghi celesti!”

mercoledì 19 dicembre 2012

STARE DAVANTI A UN DIO SANTO

“Con che cosa verrò davanti all'Eterno e mi inchinerò davanti al DIO eccelso? Verrò davanti a lui con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà l'Eterno migliaia di montoni o miriadi di rivi d'olio? Darò il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto delle mie viscere per il peccato della mia anima?” (Michea 6:6-7).

Gli israeliti in questo passo si ponevano una buona domanda: “In che modo potrà mai un umano accostarsi a un Dio santo? Come potremo mai piacergli ed essere da Lui accettati? Che tipo di sacrificio vuole da noi? Il nostro sangue? I nostri corpi? I nostri figli?”

La riposta di Dio appare in tutte le Scritture: “Non voglio i vostri sacrifici, le vostre buone opere, le vostre promesse, le vostre azioni morali. Nessuna di queste cose carnali è accettevole al Mio cospetto. Niente può gradirmi o piacermi se non Mio Figlio e tutti quelli radunati in Lui”.

Pensa alla persona più integra e giusta che conosci. Persino lui o lei non è accetto alla presenza di Dio senza Cristo. Tutte le buone opere di quella persona, la natura gentile e la generosità sono stracci sporchi al cospetto di Dio.

Allora, in che modo siamo accettati da Dio? Paolo scrive: “Egli ci ha grandemente favoriti nell'amato suo Figlio” (Efesini 1:6). Le nostre buone opere arrivano come risultato dell’essere in Lui.

Se hai donato il tuo cuore interamente a Gesù, probabilmente ti sei posto le stesse domande d’Israele: “Oh, Dio, come posso piacerti? Come posso essere il Tuo diletto? Ho fatto promesse e ho cercato di fare del mio meglio, ma ogni volta che credo di aver fatto progressi, faccio due passi indietro. Devo leggere di più la Bibbia? Devo passare più tempo in preghiera? Devo testimoniare di più? Signore, cosa vuoi Tu da me?”

Dio ci risponde come fece con Israele: “Non voglio alcuno dei tuoi sacrifici o delle tue buone opere. Io riconosco soltanto l’opera di Mio Figlio, nel quale mi compiaccio e in cui mi diletto. Ti ho scelto prima della fondazione del mondo per essere la sposa di Mio Figlio. Ti ho corteggiato, convinto e mediante il Mio Spirito ti ho condotta a Lui. Non posso odiare la Mia stessa carne!”

martedì 18 dicembre 2012

DIO SI DILETTA IN SUO FIGLIO

Dio parlò a Isaia di un determinato tipo di servo che diletta il Suo cuore: “«Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto in cui la mia anima si compiace” (Isaia 42:1). Chi è Costui che Dio sostiene e supporta, vegliando su ogni Suo passo? Chi è il Suo scelto, il Suo eletto, Colui nel quale si diletta così tanto?

Troviamo la risposta nel vangelo di Matteo: “E Gesù, appena fu battezzato, uscì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli gli si aprirono, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui; ed ecco una voce dal cielo, che disse: «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto»” (Matteo 3:16-17).

Il termine ebraico per sono compiaciuto qui è “mi diletto”. Dio stava dicendo: “L’anima mi a si diletta in Mio Figlio, Gesù Cristo!”

In tutto l’Antico Testamento, numeri infiniti di pecore e bestiame sono stati offerti al Signore in sacrificio. Fiumi di sangue animale è scorso per secoli. Tuttavia, la Bibbia dice che nessuno di questi sacrifici ha recato diletto al Signore: “Poiché è impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati…tu non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato” (Ebrei 10:4, 6).

Nel verso successivo leggiamo queste meravigliose parole di Gesù: “Ecco, io vengo… io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (verso 7). Cristo venne sulla terra per compiere quanto nessun sacrificio avrebbe mai potuto fare.

“Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo” (verso 5). Dio aveva preparato un corpo fisico per Gesù qui sulla terra, un corpo che avrebbe provveduto al sacrificio finale, perfetto.

In breve, Dio Si abbassò per noi. Racchiudendosi in un grembo umano, assunse la nostra natura. Ed Egli lasciò le ricchezze del cielo per divenire povero, donandosi per il nostro riscatto.

lunedì 17 dicembre 2012

PRENDI TUTTO DI ME, GESÚ by Gary Wilkerson

Nel 1800, dopo una visita presso una coppia e i loro otto figli, una giovane donna scrisse un canto molto unto. Tutti i membri della famiglia frequentavano la chiesa, ma durante quei cinque giorni con loro avvertì freddezza nei loro cuori per le cose di Dio. Sembrava che mancassero di fervore spirituale e non avessero riverenza per Lui.

Profondamente aggravata, la giovane pregò con fervore per coloro che l’avevano ospitata per tutto il tempo trascorso con loro, con la fede che Dio si sarebbe occupato dei loro cuori. Parlò loro con amore e franchezza e li esortò. Prima di partire, scoppiò un risveglio in quella casa di dieci persone. Piansero per ore e gioirono per ciò che lo Spirito Santo stava compiendo nelle loro vite!

La compositrice del canto, Frances Havergal, disse: “Ero troppo felice per dormire e passai la maggior parte della notte nella lode e nel rinnovo della mia personale consacrazione. Questi brevi versi si sono formati da soli e risuonavano nel mio cuore uno dopo l’altro finché non si conclusero con “Sempre, SOLO, COMPLETAMENTE per Te”!

INNO DI CONSACRAZIONE

Prendi la mia vita, e fa che sia consacrata, Signore, a Te.
Prendi i miei momenti e i miei giorni; che fluiscano in una lode incessante.
Prendi le mie mani e fa che si muovano sotto l’impulso del Tuo amore.
Prendi i miei piedi e fa che siano rapidi e belli per Te.
Prendi la mia voce e fa ch’io canti sempre, solo per il mio Re.
Prendi le mie labbra e fa che siano riempite di messaggi da parte Tua.
Prendi il mio argento e il mio oro; non tratterò neanche un centesimo.
Prendi il mio intelletto e usa ogni potere come Tu vorrai.
Prendi la mia volontà e rendila Tua; non sarà più mia.
Prendi il mio cuore, esso appartiene a Te soltanto; sarà il Tuo trono regale.
Prendi il mio amore, mio Signore, ne spando ai Tuoi piedi il tesoro riposto.
Prendimi, e io sarò sempre, solo, completamente per Te.

Chiederai a Dio di riempirti in modo nuovo con la potenza dello Spirito Santo? Ti invito a pregare: “Prendi tutto di me, Gesù. Voglio che la mia vita sia interamente consacrata a Te!”

venerdì 14 dicembre 2012

RIPRENDERSI IL GRIDO DI VITTORIA

Il Re Davide commise adulterio e poi fece sì che un soldato fedele venisse assassinato affinché potesse reclamare il diritto sulla sua giovane moglie. Recò così vergogna su Israele e sul nome del suo Padre celeste. Nascose le sue terribili tenebre per un anno intero e giunse sull’orlo della rovina totale. Tuttavia, anche dopo tutto questo, Dio lo chiama “un uomo secondo il mio cuore” (Atti 13:22). Com’è possibile? Il segreto è che proprio prima di trovarsi davanti al burrone, Davide si umiliò e si ravvide.

“Mentre confesso il mio peccato e sono angosciato per la mia colpa” (Salmo 38:18). “Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli e retto quando giudichi” (Salmo 51:4).

“O Dio, crea in me…e non togliermi il tuo santo Spirito” (Salmo 51:10-11).

Sei aggravato e addolorato a motivo del tuo peccato schiacciante? Senti di essere sull’orlo di cadere sotto il pesante fardello di tutto questo? Se è così, allora sei sulla strada verso la guarigione e la liberazione. Vedi, quando Davide si pentì, fu finalmente in grado di vedere la luce alla fine del tunnel.

“Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni all'Eterno», e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato…Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall'avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione” (Salmo 32:5-7).

Amato caro, puoi riprenderti la tua gioia. Soltanto confessa e abbandona il tuo peccato e il Signore ti perdonerà e libererà. Egli è pronto a baciarti, rivestirti di abiti di giustizia e imbandire davanti a te una grande festa. Allora potrai testimoniare insieme a Davide:

“Molti sono i dolori dell'empio, ma chi confida nell'Eterno sarà circondato dalla sua benignità. Rallegratevi nell'Eterno ed esultate, o giusti; mandate grida di gioia, voi tutti, retti di cuore” (Salmo 32:10-11).

giovedì 13 dicembre 2012

PRENDERE IL PECCATO ALLA LEGGERA

Il profeta Ezechiele ci offre una vivida illustrazione di quanto accade a chi prende alla leggera il proprio peccato. In questo racconto, i settanta anziani di Giuda andarono da Ezechiele per ricevere una parola da parte del Signore. Questi uomini erano tutti al servizio nel tempio, e nel radunarsi col profeta per adorare, Ezechiele ricevette una visione incredibile:

“Mentre ero seduto in casa mia e gli anziani di Giuda stavano seduti di fronte a me, la mano del Signore, l'Eterno, cadde in quel luogo su di me. Io guardai, ed ecco una figura di uomo dall'aspetto di fuoco; da ciò che sembravano i suoi lombi in giù pareva di fuoco…splendente come il colore di bronzo incandescente. Egli stese una forma di mano e mi afferrò per una ciocca dei miei capelli, e lo Spirito mi sollevò fra terra e cielo e mi trasportò in visioni di Dio a Gerusalemme” (Ezechiele 8:1-3).

Lo Spirito Santo cadde su quella radunanza e del fuoco santo riempì quel luogo di luce: “Ed ecco, là era la gloria del Dio d'Israele” (verso 4). Ogni qualvolta l’ardente presenza di Dio appare in un incontro, il peccato viene sempre portato alla luce. All’improvviso, il profeta vide che le menti di quegli uomini erano ripiene di “…ogni sorta di rettili e di bestie abominevoli” (verso 10). Sta qui descrivendo fortezze demoniache, esseri malvagi. E quesiti si erano infiltrati nella casa di Dio attraverso il ministero!

I settanta anziani se ne stavano là seduti, calmi e placidi, apparentemente adoratori alla ricerca di guida da parte del Signore. In verità, invece, stavano coprendo del peccato nascosto. Erano passati per tutto il procedimento dell’adorazione esteriore del ministero del tempio, quando in realtà tutti loro appartenevano a una società segreta di adoratori del sole. Avevano impiegato prostitute nel tempio come parte del rituale di culto, questi presunti uomini pii prendevano parte alla fornicazione.

Peggio ancora, questi uomini non erano convinti della loro terribile idolatria. Si erano convinti che Dio ammiccasse alla loro idolatria. Davide era pesantemente aggravato dal suo peccato, ma questi settanta anziani non sentivano alcuna freccia di convinzione, nessuna perdita di forza fisica, nessun dolore emotivo. Piuttosto, erano ingannati da quello che Mosè definiva una “falsa pace”.

“E non avvenga che alcuno, ascoltando le parole di questo giuramento, in cuor suo faccia propria una benedizione, dicendo: "Avrò pace, anche se camminerò secondo la caparbietà del mio cuore", come se l'ebbro potesse essere incluso al sobrio” (Deuteronomio 29:19).

In altre parole: “una persona ingannata è come un ebbro: ha perso ogni capacità di discernere. Non riesce nemmeno a distinguere fra sete e ubriachezza”.

mercoledì 12 dicembre 2012

IL PESO DEL PECCATO NASCOSTO

Il peso del peccato nascosto che il Re Davide si portò dentro per un anno intero gli costò caro. Distrusse la sua salute, piagò la sua mente e ferì il suo spirito. Creò trambusto nella sua casa, disillusione fra il popolo di Dio, scherno fra i pagani. Alla fine gridò: “Sono sul punto di cadere e il mio dolore è continuamente davanti a me” (Salmo 38:17). Il termine ebraico per cadere qui significa proprio “crollare”. Stava dicendo: “Sto per crollare sotto questo pesante fardello di dolore”.

Alcuni cristiani potrebbero guardare Davide nel suo momento di subbuglio e pensare: “Quale tragedia Satana riuscì a portare su Davide. Come ha potuto questo salmista una volta dal cuore tenero arrivare sull’orlo di una caduta? Dio dev’essersi adirato terribilmente con lui”.

No! Non fu il diavolo a rendere il peccato di Davide tanto pesante, fu Dio. Nella Sua grande misericordia, Dio permise a quest’uomo di sprofondare nell’abisso, perché voleva che vedesse l’enormità del suo peccato. Egli rese il peccato inconfessato di Davide talmente pesante che lui non riuscì più a portarlo e fu così condotto a ravvedimento.

La verità è che solo un uomo giusto come Davide poteva essere influenzato così potentemente dal suo peccato. Vedi, la sua coscienza era ancora sensibile e avvertiva il dolore atroce di ogni freccia di convinzione che Dio scagliava dentro il suo cuore. Ecco perché Davide poteva dire: “Il mio dolore è continuamente davanti a me”.

Questo è il segreto di tutta questa storia: Davide provava un dolore santo, un timore profondo e prezioso di Dio. Egli poteva ammettere: “Vedo la mano disciplinante del Signore in tutto questo, che mi spinge giù sulle mie ginocchia e riconosco che il mio peccato merita la Sua ira”.

Lo scrittore di Lamentazioni dice: “Io sono l'uomo che ha visto l'afflizione sotto la verga del suo furore. Egli mi ha guidato e mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce…ha frantumato le mie ossa. Ha costruito bastioni contro di me…Mi ha fatto abitare in luoghi tenebrosi, come i morti da lungo tempo. Mi ha costruito attorno un muro, perché non esca; ha reso pesante la mia catena…Egli ha sbarrato le mie vie con pietre tagliate, ha reso i miei sentieri tortuosi” (Lamentazioni 3:1-9).

Il punto che fa lo scrittore è chiaro: quando viviamo con un peccato nascosto, Dio stesso rende le nostre catene così pesanti, confuse e terrificanti da condurci a confessare apertamente e a un profondo ravvedimento.

martedì 11 dicembre 2012

LA CHIESA DI EFESO

I cristiani di Efeso camminavano vicino al Signore. Nel leggere la lettera di Paolo agli Efesini, resto meravigliato davanti al vangelo che queste persone udivano e vivevano. Infatti, Paolo si complimenta molto con loro. Si indirizza a loro come a “fedeli in Cristo Gesù...benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo…eletti prima della fondazione del mondo… predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà” (Efesini 1:1-5).

Che descrizione di un popolo santo e benedetto! Anche Gesù si complimenta con i cristiani efesini nel libro dell’Apocalisse: “Io conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza” (Apocalisse 2:2). In altre parole: “Conosco tutte le cose buone che accadono nelle vostre vite. Vi adoperate per Me costantemente senza lamentarvi e fareste qualsiasi cosa per aiutare gli altri. Siete diligenti nelle vostre buone opere e ciò è davvero lodevole”.

Gesù evidenzia qualcos’altro nel cuore di questi efesini, qualcosa di profondamente sbagliato. Dice: “Io vedo ogni vostra opera, il vostro odio per il peccato, il vostro amore per la verità, il vostro giusto coraggio. Però in qualche modo, in tutte le vostre opere, avete permesso che il vostro primo amore si affievolisse. Il vostro amore per Me sta morendo”.

“Tuttavia io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore” (verso 4). Amato, ho letto e riletto questo verso e sono giunto alla conclusione che la serietà di questa frase non può essere sottovalutata. Il termine questo qui – a indicare qualcosa che potrebbe prendersi alla leggera – non appare nell’originale greco. Piuttosto, l’originale si può tradurre letteralmente “Io ho qualcosa contro di te!”

Mi piacerebbe pensare di essere un cristiano come gli efesini, un operaio fedele. Voglio credere che la mia sofferenza sia per la causa di Gesù, che le mie buone opere Lo glorificano, che vivo una vita integra, che sono seduto con Lui nei luoghi celesti. Ma quando leggo di Gesù che cammina fra credenti così ben insegnati come gli efesini e dire loro “ho qualcosa contro di te”, mi sento stringere il cuore. Devo chiedere al mio Signore: “Gesù, hai qualcosa contro di me? Anch’io ho perso il mio amore per Te?”

venerdì 7 dicembre 2012

IL TUO AMORE È VIVO?

Se riesci a vivere la tua vita di tutti i giorni affrontando ogni sorta di interruzioni e pretese e comunque non trovare dieci minuti da spendere alla presenza di Dio, il tuo amore sta morendo.

Pensaci: se ami qualcuno in modo esclusivo al di sopra di tutti gli altri, farai sì che quella persona si senta l’essere più importante sulla faccia della terra. Tutto il resto impallidisce al confronto.

Non è forse così che all’inizio amavi tua moglie mentre la corteggiavi? Se chiamava mentre eri occupato, lasciavi tutto pur di parlare con lei. Se qualcuno si intrometteva nel vostro tempo insieme, ne eri infastidito. Tutto il resto passava in secondo piano negli sforzi di sviluppare l’amore fra voi.

Molti cristiani oggi vanno avanti per settimane, persino mesi, senza spendere tempo di qualità con Gesù. Come possono amare Gesù con un cuore integro se Lo trascurano per giorni a non finire?

Nel Cantico dè cantici, la sposa non riusciva a dormire perché il suo amato “…si era ritirato…” (Cantico 5:6). Questa donna si alzò nel bel mezzo della notte dicendo: “Il mio cuore veniva meno…L'ho cercato, ma non l'ho trovato; l'ho chiamato, ma non mi ha risposto” (stesso verso). Così corse subito per le strade, alla disperata ricerca del suo amore, gridando: “Hai visto il mio diletto?

Perché per lei si trattava di una questione tanto seria? Perché, come lei disse: “Questo è il mio diletto, questo è il mio amico” (verso 16). “Sono malata d’amore” (verso 8). Non poteva stare senza il suo diletto.

Come si sente Gesù quando imbandisce la tavola e attende con ansia la nostra compagnia, ma noi non ci facciamo mai vivi? La Bibbia ci definisce la Sua sposa, il Suo diletto, il Suo unico grande amore. Dice che siamo stati creati per avere comunione con Lui. Dunque, che tipo di rigetto deve provare quando continuiamo a mettere gli altri prima di Lui?

giovedì 6 dicembre 2012

COSA TRATTIENE IL TUO CUORE?

Cosa trattiene il tuo cuore in questo momento? La tua anima brama Gesù oppure le cose di questo mondo?

Una donna sulla nostra mailing list ha scritto questa nota dolorosa: “Mio marito una volta era infiammato per Dio. Per anni si è donato fedelmente all’opera del Signore, ma oggi è totalmente avviluppato in una nuova ricerca. Non ha più tempo per il Signore. Sono preoccupata per lui, perché si sta raffreddando davvero tanto”.

Gesù raccontò una parabola proprio su questo tipo di ricerca legittima. Un uomo benestante mandò il suo servo ad invitare tutti i suoi amici ad una grande festa che avrebbe tenuto. Ma, la Scrittura dice, gli amici di quel tale “tutti allo stesso modo cominciarono a scusarsi” (Luca 14:18).

Un amico disse al servo: “Ho appena comprato un podere, senza averne preso visione, e devo andare a vederlo. Ti prego dì al tuo padrone che non potrò venire”. Un altro amico disse al servo: “Ho appena acquistato cinque paia di buoi e non ho ancora avuto il tempo di provarli. Dì al tuo padrone che non posso venire, perché devo recarmi al campo per arare con loro”. Un altro amico ancora disse al servo: “Mi sono appena sposato e sto per andare in luna di miele. Non ho tempo per venire alla festa”.

Quest’uomo aveva invitato tutti i suoi amici per godere di un tempo di comunione con lui. Aveva organizzato tutto per il loro conforto e vantaggio. La tavola era stata imbandita e tutto era pronto, ma nessuno andò. Erano tutti semplicemente troppo occupati o indaffarati.

Ognuna di quelle persone aveva un motivo legittimo e valido per non andare. Dopo tutto, non stavano evitando il loro amico per andare a festeggiare altrove o per saltare da un bar all’altro. Al contrario, la Bibbia loda tutte le cose che queste persone facevano: Comprare e vendere possono fornire sicurezza per la propria famiglia e provare un acquisto importante è una sana abitudine negli affari. Infine, il matrimonio è una benedizione che le Scritture incoraggiano.

Tuttavia, come reagì quest’uomo? La Scrittura dice: “Allora il signore disse al servo: "Va' fuori per le vie e lungo le siepi e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena. Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati gusterà la mia cena” (versi 23-24).

Gesù rende questo punto molto chiaro in questa parabola: ognuna di queste cose buone e legittime diventano peccaminose quando assumono la priorità sul Signore.

mercoledì 5 dicembre 2012

GESÙ E LA CHIESA DI EFESO

Nell’incredibile visione di Giovanni come viene riportata nei primi tre capitoli dell’Apocalisse, egli vede Gesù camminare in mezzo a sette chiese del Nuovo Testamento dell’Asia. Gli occhi di Cristo sono una fiamma ed Egli indossa i paramenti sacerdotali. È chiaro che sia giunto per giudicare queste chiese nella giustizia.

Pietro scrive: “Il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio” (1 Pietro 4:17). Ed ora, mentre Gesù appare fra le sette chiese, inizia a giudicarle a seconda del bene o del male che in loro scorge. Questi giudizi appaiono in Apocalisse 2 e 3, entrambi direttamente provenienti dalle labbra stesse di Gesù.

Ora, queste sette chiese erano realmente delle congregazioni in luoghi veri: Efeso, Smirne, Laodicea e così via. Tuttavia, Giovanni ascolta la voce di Dio parlare non solo a queste chiese in particolare, ma alla chiesa universale, o meglio, ad ogni credente che attende il ritorno di Gesù.

Gesù inizia i suoi giudizi elencando le molte cose buone delle chiese che Lo benedicono e si complimenta con ogni chiesa per tali cose. Ma Egli vede anche diverse cose che Lo addolorano profondamente e rilascia così un avvertimento per ogni chiesa.

Il Suo primo messaggio è ai cristiani ad Efeso, una chiesa fondata sul retto insegnamento dell’apostolo Paolo. Il giudizio di Gesù per gli Efesini è “Tu hai lasciato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4).

Quando Gesù qui utilizza le parole primo amore, non sta parlando dell’amore immaturo che proviamo quando veniamo salvati. Piuttosto, parla di amore esclusivo: “Una volta occupavo il primo posto nel tuo cuore ma ora hai perso l’esclusività del tuo amore per Me. Hai permesso ad altre cose di prendere il Mio posto”.

È significativo che di tutti i peccati additati da Gesù in queste sette chiese – adulterio, cupidigia, tiepidezza, falsi insegnamenti, le Jezebel in autorità, adorazione morta, cecità spirituale – il primo peccato che nomina è quello che lo addolora maggiormente: una mancanza d’amore per Lui. Il nostro Dio è un amante geloso e Lui non permetterà che niente venga prima del nostro amore per Lui.

martedì 4 dicembre 2012

RITORNA AL TUO PRIMO AMORE

“Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4).

Credo che questo ammonimento alla chiesa di Efeso sia rivolto ad ogni cristiano di questi ultimi giorni. In parole semplici, il Signore ci sta dicendo: “Non basta che tu sia un servo premuroso, generoso e diligente che si strugge per il peccato e predica la verità. Non basta che tu sostenga alti standard morali, sopporti sofferenze per la Mia causa o persino tu venga bruciato sul rogo per la fede. Tutto questo fa parte del prendere la Mia croce.

“Puoi fare tutte queste cose nel Mio nome, ma se il tuo amore per Me non aumenta mentre fai tutte queste cose, se non divento sempre più il diletto del tuo cuore, allora hai lasciato il tuo primo amore. Se il tuo amore per Me non è più una questione rilevante per te, allora ho qualcosa contro di te”.

Considera le parole di Davide: “Chi ho io in cielo fuor di te? E sulla terra io non desidero altri che te” (Salmo 73:25). Queste sono parole forti, eppure Davide non sta dicendo: “non provo amore umano”. Piuttosto, sta dicendo: “Non esiste nessuno che io ami in maniera esclusiva nel mio cuore quanto amo il mio Signore. Desidero Lui al di sopra di tutti gli altri”.

Davide inoltre scrive: “O Dio…l'anima mia è assetata di te; a te anela la mia carne in terra arida e riarsa, senz'acqua” (Salmo 63:1). “Come la cerva anela ai rivi delle acque, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente” (Salmo 42:1-2).

Davide dice: “Sono profondamente assestato del Signore, come una cerva ha sete dopo essere stata inseguita. Una cerva oltrepassa il punto dello sfinimento per trovare l’acqua che sta cercando”.

Allo stesso modo, Gesù sta dicendo ai cristiani di Efeso: “Non Mi cercate più come una cerva ricerca l’acqua. Non sono più l’oggetto primario del vostro desiderio. Forse siete disposti a fare delle cose per Me, ma non sono più al centro del vostro cuore!”

Ritorna oggi al tuo primo amore. Chiedi a Gesù grazia e forza per ricominciare a custodire il tuo amore per Lui!

lunedì 3 dicembre 2012

BARNABA, FIGLIO DI CONSOLAZIONE by Gary Wilkerson

Ho molto rispetto per Barnaba, un uomo gentile e amorevole il cui nome significava incoraggiamento. Barnaba aveva viaggiato con Paolo evangelizzando e fondando chiese, ma sorse un conflitto. In Atti 15:36-41, leggiamo che Paolo e Barnaba smisero di lavorare insieme a motivo di un giovane chiamato Giovanni Marco.

Paolo sentiva che Giovanni, detto Marco, avesse nociuto al loro ministero partendo senza preavviso lasciandoli così a corto di mano d’opera. Barnaba voleva essere gentile nei confronti di Marco e gli diede un’altra opportunità, ma Paolo disse no.

Barnaba era un uomo mosso da un altro spirito. Mentre tutto il mondo era disposto a rifiutare qualcuno che era risultato un fallimento, lui non reagì allo stesso modo. Barnaba si mise contro Paolo dicendo: “Io non rifiuterò questo giovane”. Questa sì che è audacia, questo sì che è uno spirito differente.

Quando Saulo scagliava accuse contro la chiesa, imprigionando i seguaci di Cristo e condannandoli a morte, chi andò da lui? E quando Saulo ebbe un’esperienza celestiale (Atti 9), chi andò da lui? Barnaba, il Figlio di Consolazione. Barnaba aveva quell’audacia nel suo cuore e quello spirito diverso in lui da dire: “Non m’interessa se si tratta di una falsa diceria; vale la pena rischiare di vedere se Saulo si è davvero convertito”.

Barnaba è l’esempio di un uomo dallo spirito diverso. Questo spirito non ha nulla a che fare con l’essere una personalità sanguigna. Puoi essere una persona quieta, placida e calma, e avere comunque ciò che aveva Barnaba. E soprattutto, avrai ciò che aveva Gesù.

Non importa se sei giovane o anziano, uomo o donna, Dio non fa differenza di persone. Lo Spirito Santo brama scendere su di te. Forse oggi stai leggendo questo scritto e dentro di te stai dicendo: “Ma di che parli, avere uno spirito diverso? Il mio è uno spirito di alcol e droga; il mio è uno spirito di disperazione. Sono perduto!”

Sai una cosa? Dio ha posato i Suoi occhi su di te. Dio ha stabilito che tu leggessi questo scritto perché ti sta chiamando ad alzarti ed essere una persona dallo spirito diverso. Non lo spirito di questo mondo, non lo spirito del peccato, non lo spirito dell’alcolismo o delle droghe, ma lo spirito di Dio. Lo spirito di Cristo, il Figlio di Dio, può trasformare la tua vita e renderti una persona dallo spirito diverso.