venerdì 31 ottobre 2008

SI PUO’ FERMARE LA CRESCITA NELLA GRAZIA

Paolo avvertiva gli Efesini: “Non siamo più bambini sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore” (Efesini 4:14). Forse pensi: “Questo verso non mi si addice. Il mio fondamento è biblicamente solido. Non mi faccio trasportare da ogni nuovo vento dottrinale e dalle frivolezze che distraggono il popolo da Cristo. Sono radicato e fondato nella Parola di Dio”.

Ma ascolta il resto del verso di Paolo: “…per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore” (4:14). Forse non sei trasportato da una falsa dottrina. Eppure Paolo dice che possiamo comunque farci ingannare su un fronte completamente diverso. Ci sta chiedendo: “Ti stai facendo sballottare dai piani diabolici di quelli che ti si oppongono?”.

Il messaggio di Paolo ci invita ad esaminarci ancora: come reagiamo alle persone che si ritengono nostri fratelli e sorelle in Cristo, ma che diffondono false notizie sul nostro conto?

Quando Paolo comanda: “Non siate più bambini”, sta dicendo: “I vostri nemici – quelli che di solito chiacchierano e parlano male, manipolano e frodano, ingannano e raggirano – vi dico che sono figli ribelli. Sono sviati e derubati. E non hanno permesso alla grazia di Dio di operare in loro. Perciò, non cadete a causa dei loro giochetti malvagi e infantili. Vogliono che reagiate come bambini. Ma non dovete rispondere loro con infantilismo”.

Nel verso seguente, Paolo ci esorta a comportarci con maturità: “Ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Efesini 4:15). Sta dicendo: “Non puoi farci niente se ricevi delle percosse, delle ferite, non puoi farci niente se gli altri parlano male di te, se cercano di frodarti ed ingannati. Ma puoi comunque usare queste cose per crescere nella grazia. Considerale come opportunità per diventare sempre più simile a Cristo. Rispondi con gentilezza, con uno spirito umile. Perdona quelli che ti usano con inganno”.

giovedì 30 ottobre 2008

UNA PREGHIERA CHE SCUOTE L’INFERNO

Quando fu scritto il libro di Daniele, Israele era in cattività in Babilonia. E nel capitolo sei, dopo una vita di ministero, Daniele aveva ormai ottant’anni.

Daniele era sempre stato un uomo di preghiera. Ed ora, anche se attempato, non aveva alcuna intenzione di cambiare le sue abitudini. La Scrittura non menziona affatto che Daniele si sia scoraggiato o turbato. Al contrario, sembrava che Daniele fosse in forma come all’inizio. La Scrittura ci mostra che anche se quest’uomo aveva passato gli ottant’anni, le sue preghiere scuotevano ancora l’inferno e mettevano rabbia al diavolo.

Il re Dario promosse Daniele alla carica maggiore del regno. Egli divenne uno dei tre presidenti che governavano sui principi e i governatori di 120 province. Dario favorì Daniele al di sopra degli altri due presidente, dandogli l’incarico di formare la politica del governo e di insegnare a tutti gli intellettuali e gli ufficiali di corte (Daniele 6:3).

Ovviamente, Daniele era un profeta molto impegnato. Posso soltanto immaginare il genere di pressioni sul suo ministero, con tutti quei programmi impegnativi e le riunioni che gli sottraevano un sacco di tempo. Comunque, nulla poteva sottrarre a Daniele il suo tempo di preghiera; non era mai troppo occupato per pregare. La preghiera rimaneva la sua occupazione principale, che aveva la precedenza su tutte le altre richieste. Daniele non era mai troppo impegnato per pregare. Tre volte al giorno, si sottraeva ai suoi obblighi, ai suoi pesi e alle sue esigenze di leader, per trascorrere del tempo con il Signore. Semplicemente si sottraeva da tutte le attività e pregava. E Dio gli rispondeva. Daniele ricevette ogni sapienza, guida, messaggi e profezie mentre era in ginocchio (vedi Daniele 6:10).

Forse ti chiedi: qual è la preghiera che scuote l’inferno? È la preghiera che nasce dal servo diligente e fedele che vede la sua nazione e la chiesa cadere sempre più nel peccato. Questa persona cade in ginocchia gridando: “Signore, non voglio partecipare a quello che sta succedendo. Fammi essere un esempio della tua potenza preservante in mezzo a questa era malvagia. Non mi importa se nessun altro prega. Io voglio continuare a pregare”.

Sei troppo impegnato per pregare? Dici: “Vado avanti per fede”? Pensi in te: “Dio conosce il mio cuore; lui sa quanto sono occupato. Pregherò col pensiero durante la giornata”.

Io credo che Dio voglia che noi trascorriamo con lui un tempo di qualità e senza fretta. La preghiera allora diventa un atto di amore e di devozione, non solo un momento di richiesta.

mercoledì 29 ottobre 2008

RECLAMANDO LA POTENZA CHE E’ IN CRISTO

Nelle ultime ore trascorse con i suoi discepoli, Gesù disse loro: “In quel giorno non mi farete più alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, egli ve lo darà” (Giovanni 16:24).

Che affermazione incredibile. Quando questa scena ebbe luogo, Cristo stava avvertendo i suoi seguaci che se ne sarebbe andato, e che non li avrebbe visti per un breve tempo. Eppure, nello stesso momento, li assicurò che avrebbero avuto accesso ad ogni benedizione del cielo. Dovevano semplicemente chiedere nel suo nome.

I discepoli avevano imparato direttamente da Gesù a bussare, cercare e chiedere le cose di Dio. Avevano imparato in prima persona che tutte le benedizioni del Padre – tutta la grazia, la potenza e la forza – si potevano trovare in Cristo. Ed avevano udito Gesù dichiarare alle moltitudini: “In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio” (Giovanni 14:12-14).

Le parole di Cristo ai discepoli mi convincono: “Non avete ancora chiesto nulla nel mio nome” (Giovanni 16:24). Leggendo queste parole, sento il Signore sussurrarmi: “David, non hai reclamato la potenza che ti ho messo a disposizione. Hai semplicemente bisogno di chiedere nel mio nome”.

Ecco ciò che credo rattristi il cuore di Dio più di tutti i peccati della carne messi insieme. Il nostro Signore è rattristato per la sempre più crescente mancanza di fede nelle sue promesse… per i nostri sempre maggiori dubbi sul fatto che possa rispondere alle nostre preghiere… e per chi reclama sempre di meno la potenza che è in Cristo.

Anche se hai chiesto di essere sempre più simile a Cristo, non si può paragonare alle risorse di sapienza spirituale che ti attendono nei suoi tesori. Chiedi ampiamente! Chiedi sapienza, chiedi guida, chiedi rivelazione. Ma chiedi con fede, senza dubitare.

martedì 28 ottobre 2008

QUANTO E’ GRANDE IL TUO GESU’?

Giovanni 14 contiene due magnifiche promesse. Nella prima, Gesù afferma: “In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se chiedete qualche cosa nel nome mio, io la farò” (Giovanni 14:12-14). Gesù dice chiaro e tondo nell’ultimo verso: “Chiedete qualsiasi cosa nel mio nome, ed io la farò per voi”.

Due versi dopo, Gesù promette: “Ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, che rimanga con voi per sempre… dimora con voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò a voi” (Giovanni 14:16-18). Qui Cristo sta dicendo: “Vi darò lo Spirito della verità. E la sua potenza dimorerà in voi”.

Queste sono due incredibili promesse di Gesù. Ma notate comunque il verso che è interposto fra di loro: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti” (Giovanni 14:15). Perché quest’affermazione e perché proprio qui? Cristo sta dicendoci: “Queste promesse sono collegate ad una questione di ubbidienza”. In breve, entrambi le promesse hanno a che fare con l’ubbidienza e la sottomissione alla Parola di Dio.

Si adempiono quando niente ci impedisce di reclamare la potenza che è Cristo.
Sono convinto che chiedere poco o nulla nel nome di Gesù sia per lui un motivo di biasimo. Anno dopo anno, molti cristiani chiedono sempre meno. Alla fine, a loro basta semplicemente la salvezza. Non hanno altre aspettative se non andare un giorno o l’altro in cielo.

Io ti chiedo: Forse anche tu sei giunto alla fine del tuo Cristo? Non ti aspetti da lui altro che la salvezza per mezzo della sua potenza e della sua grazia? Il tuo Cristo finisce dove inizia la tua forza di andare avanti tutti i giorni? Ti basta per ottenere una pace e una gioia occasionali, e continui a vivere per la maggior parte sotto gli attacchi di Satana?

Tutti questi passi nella Parola di Dio mi persuadono che il “mio” Gesù non è più grande delle mie richieste. Eppure, purtroppo, molti credenti rendono Cristo insignificante e impotente a causa della loro incredulità. Carissimi, io non voglio che il mio Cristo sia limitato. Al contrario, voglio che ogni demone dell’inferno sappia quanto è grande il mio Dio e quanto grandi sono le mie richieste. Voglio di più del mio Cristo. Voglio che sia più grande che mai nella mia vita.

lunedì 27 ottobre 2008

HA SCRITTO IL TUO NOME SULLA SUA MANO

Quale incredibile autorità abbiamo ricevuto in preghiera! Ma come facciamo esattamente ad usare questa autorità? Attraverso il nome di Cristo. Vedete, quando mettiamo la nostra fede in Gesù, Lui ci dà il suo nome. Il suo sacrificio ci rende in grado di dire: “Sono di Cristo, io sono in Lui. Sono una stessa cosa con lui”. Poi, in maniera incredibile, Gesù prende il nostro nome. Come nostro sommo sacerdote, lo ha scritto sul palmo della sua mano. E perciò il nostro nome è registrato in cielo, sotto il suo glorioso nome.

Ecco perché la frase “nel nome di Cristo” non è una sorta di formula impersonale. È piuttosto una posizione letterale che abbiamo con Gesù. E questa posizione è riconosciuta dal Padre. Gesù ci dice: “n quel giorno chiederete nel mio nome; e non vi dico che io pregherò il Padre per voi; il Padre stesso infatti vi ama, poiché voi mi avete amato e avete creduto che io sono proceduto da Dio” (Giovanni 16:26-27).

Ecco perché Gesù ci comanda di pregare nel suo nome. Ci sta dicendo: “Qualsiasi cosa chiedete nel mio nome, la vostra richiesta ha la stessa potenza e lo stesso effetto per il Padre, come se gliela avessi fatta io”. In altre parole, è come se le nostre preghiere fossero pronunciate da Gesù stesso davanti al trono del Padre. Allo stesso modo, quando imponiamo le mani sui malati e preghiamo, Dio ci considera come se Gesù stesso stesse imponendo le mani sui malati per portare guarigione.

Ecco perché dobbiamo entrare con fiducia al trono della grazia: per ricevere. Dobbiamo pregare con fiducia: “Padre, vengo davanti a te, sono stato scelto da Cristo per andare e portare frutto. Ora ti faccio la mia richiesta, perché la mia gioia possa essere completa”.

Sento molti cristiani che dicono: “Ho chiesto nel nome di Gesù, ma le mie preghiere non hanno ottenuto risposta”. Ci sono molti motivi per cui non riceviamo risposta alle nostre preghiere. Forse c’è del peccato nella nostra vita, qualcosa che impedisce la nostra unione con Cristo. Ciò può essere un blocco che impedisce il flusso della benedizione da parte sua. E lui non può rispondere alle nostre preghiere finché non abbandoniamo il nostro peccato.

O forse l’impedimento è dovuto alla tiepidezza, o alla mancanza di arresa totale verso le cose di Dio. Forse siamo avvelenati dal dubbio, che reduce la potenza di Dio da noi. Giacomo avverte: “Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore” (Giacomo 1:6-7).

Giacomo spiega chiaramente: “Chi vacilla non riceverà niente da Dio”. La parola che Giacomo usa per “vacillare” significa “essere indecisi”. La verità è che quando queste persone fanno le loro richieste, mettono Dio alla prova. In cuor loro dicono: “Signore, se mi rispondi io ti servirò. Ti darò tutto, se risponderai a questa preghiera. Ma se non lo fai, vivrò la vita a modo mio”.

Ma non possiamo ingannare Dio. Lui conosce i nostri cuori, e sa quando siamo indecisi nel nostro impegno verso il suo Figlio. Egli riserva il potere che è in Cristo a quelli che si arrendono completamente a lui.

venerdì 24 ottobre 2008

EGLI VUOLE TUTTO

“Beati tutti quelli che sperano in lui! … Tu non piangerai più. Egli ti farà certamente grazia, udendo la voce del tuo grido; appena udirà, ti risponderà. Quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a te una parola che dirà: Questa è la via; camminate in essa! Allora innalzerete un canto come la notte quando si celebra una festa; e avrete la gioia nel cuore” (Isaia 30:18-19, 21, 29). Isaia stava dicendo: “Se solo sperate ed aspettate il Signore – se griderete di nuovo a lui e ritornerete ad avere fiducia in lui – Egli farà per voi tutto ciò che ha detto e ancor di più”.

Dio può pronunciare semplicemente una parola, ed il nemico scompare davanti a noi: “Poiché l’Assiria sarà colpita da spavento alla voce dell’Eterno, che la percuoterà con la verga” (Isaia 30:31). Carissimi, non c’è problema che il nostro Padre non possa risolvere, nessuna battaglia che Egli non possa vincere per noi, con una semplice parola delle sue labbra. Isaia dice “il soffio dell’Eterno” consumerà ogni cosa sul nostro cammino (Isaia 30:33).

Eppure questo processo di fiducia in Dio per ogni cosa non è facile. Di recente ho cercato il Signore per una situazione riguardante l’edificio della nostra chiesa qui a New York. Ho detto a Dio: “Padre, mi fido di te in questa situazione. Ti ho cercato e voglio essere in pace”. E la sua risposta è stata: “David, mi stupisco che tu ti possa fidare in me a proposito delle tue finanze, dei beni immobiliari e delle altre cose materiali. Eppure non riesci ancora a fidarti di me a proposito del tuo benessere fisico”.

Sono ben consapevole del peso dei miei anni. E sono stato oltremodo preoccupato per quello che sarebbe potuto succedere alla mia famiglia dopo la mia dipartita. Per questo le parole convincenti del Signore mi colpirono come un fulmine. Avevo messo tutte le mie preoccupazioni materiali nelle sue mani, ma non quelle eterne. Mi sono reso conto: “Signore, vuoi che io ti affidi tutto, non è vero?”.

Sì, caro fratello, Lui vuole tutto – il tuo benessere fisico, la tua famiglia, il tuo futuro. Vuole che ti affidi a lui in ogni situazione. Vuole che tu viva nella tranquillità, nella fiducia e nel riposo. Perciò, entra nella tua stanzetta segreta e rimani da solo col Signore. Portagli tutto. Lui ha promesso: “Udrai dietro te una parola che ti mostrerà la via che devi intraprendere. Questa è la via, cammina in essa”.

La dimostrazione della fede è il riposo. Una fede sincera procura la pace della mente. E la fede vera affida ogni cosa nelle Sue mani.

giovedì 23 ottobre 2008

LA FORZA E LA FIDUCIA SPIRITUALE

Lo Spirito Santo ci dà forza quando affidiamo tutti i nostri bisogni nelle mani di Dio e ci fidiamo della sua Potenza.

Ruth è un esempio di questo genere di fiducia. Dopo la morte di suo marito, Ruth visse con sua suocera Naomi. Naomi era preoccupata per il benessere ed il futuro di Ruth. Perciò consigliò a Ruth di andarsi a coricare ai piedi del benestante Boaz e di chiedergli di adempiere i suoi obblighi verso di lei in qualità di parente prossimo.

Quella sera, alla fine della mietitura, Boaz si coricò “accanto al mucchio di grano” (Ruth 3:7) e si mise addosso una coperta. Il mattino seguente si svegliò di soprassalto e trovò una donna che giaceva ai suoi piedi. (Non c’era niente di immorale nella presenza di Ruth lì; era un’usanza comune a quei giorni).

Ruth gli disse: “Stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto” (Ruth 3:9). Stava dicendo, in effetti: “Prenderai l’obbligo di un parente nei miei riguardi? Provvederai per me?”. Stava chiedendo in realtà: “Mi sposerai?”.

Non si trattava di uno schema manipolativo. Ruth e Naomi avevano fatto tutto secondo l’ordine divino. Ne possiamo stare certi, perché la genealogia di Cristo è discesa da Ruth. Quando Ruth ritornò a casa, Naomi le chiese: “Sei tu, figlia mia?”. Le stava chiedendo, in altre parole: “Posso considerarti ‘fidanzata’, Ruth? O sei ancora una vedova?”.

Ruth raccontò a Naomi ciò che le era accaduto. Ascoltate il saggio consiglio di Naomi: “Rimani qui, figlia mia, finché tu sappia come andrà a finire la cosa, perché quest'uomo non si darà riposo, finché non abbia sistemato oggi stesso la cosa” (Ruth 3:18). Naomi aveva pregato per questa situazione, e aveva cercato la guida di Dio. E Dio le aveva dato un consiglio. Le aveva ricordato la legge del parente-redentore (una figura tipologica di Cristo). Perciò Naomi era certa che lei e Ruth avevano fatto la parte loro. Ora era tempo di aspettare con fiducia che Dio facesse ciò che aveva promesso. Stava dicendo: “Ora è tutto nelle mani del Signore, Ruth. Siediti e stai calma”.

E sulla casa di Naomi scese la pace e la tranquillità. Nessuno era frenetico, si mangiava le unghie o si chiedeva: “Dio si muoverà? Cosa accadrà?”. Queste due donne fedeli potevano rilassarsi, cantare e lodare il Signore per la Sua benignità.

Hai pregato? Hai fiducia? Sei pronto a stare tranquillo per “vedere la salvezza del Signore”? Lui ha tutto sotto controllo.

mercoledì 22 ottobre 2008

DIVENTARE UN POPOLO DI PREGHIERA

In Geremia 5, Dio supplicava: “Andate attorno per le vie di Gerusalemme: guardate e rendetevi conto, e cercate per le sue piazze se trovate un uomo, se ce n'è uno solo che pratichi la giustizia, che cerchi la verità, e io la perdonerò” (Geremia 5:1). Il Signore stava dicendo, in effetti: “Sarò misericordioso se riuscirò a trovare anche una sola persona che mi cerca”.

Durante la cattività babilonese, Dio trovò un uomo del genere in Daniele. Ed oggi, più che mai nella storia, il Signore sta cercando lo stesso genere di uomini e donne pii. Cerca servi fedeli disposti a “stare sulla breccia” e a “colmare il vuoto”, cose che si possono compiere solo attraverso la preghiera.

Come Daniele, una tale persona sarà con la Parola di Dio in mano. Quando lo Spirito Santo scese su Daniele, il profeta stava leggendo il libro di Geremia. Fu allora che lo Spirito gli rivelò che era giunto il tempo della liberazione di Israele. E con la rivelazione, Daniele fu spinto a pregare: “Volsi quindi la mia faccia verso il Signore DIO, per cercarlo con preghiera e suppliche, col digiuno, col sacco e con la cenere. Così feci la mia preghiera e confessione all'Eterno, il mio DIO” (Daniele 9:3-4).

Oggi Dio desidera grandemente benedire il suo popolo – ma se le nostre menti sono contaminate dallo spirito di questo mondo, non possiamo ricevere le sue benedizioni. Daniele fece questa potente affermazione: “Tutta questa calamità ci è venuta addosso, tuttavia non abbiamo implorato l'Eterno, il nostro DIO, per convertirci dalle nostre iniquità e prestare attenzione alla tua verità. Perciò l'Eterno ha tenuto in serbo questa calamità e la fatta venire su di noi, perché l'Eterno, il nostro DIO, è giusto in tutte le cose che fa, mentre noi non abbiamo ubbidito alla sua voce” (Daniele 9:13-14).

Che piaccia a Dio farci esaminare il nostro cammino con il Signore e permettere allo Spirito Santo di mostrarci le aree in cui siamo scesi a compromessi. Faremmo più che semplicemente pregare per una nazione corrotta. Grideremo: “Signore, investiga il mio cuore. Mostrami lo spirito del mondo che c’è nella mia anima”. Come Daniele, potremmo allora pregare per la liberazione delle nostre famiglie – e della nostra nazione.

martedì 21 ottobre 2008

DIO STA PER FARE QUALCOSA DI NUOVO E GLORIOSO

“Tuttavia io agii per amore del mio nome, perché non fosse profanato davanti alle nazioni” (Ezechiele 20:14).

Dio sta per fare qualcosa di nuovo e glorioso. Questa cosa nuova va al di là del risveglio, al di là di un ravvivamento. È un’opera di Dio che solo lui inizia quando non riesce a sopportare la profanazione del suo santo nome. Arriva il momento in cui Dio determina che la sua Parola ha subito troppi oltraggi, e le abominazioni hanno invaso la cosiddetta “chiesa”, per cui deve levarsi e difendere il suo nome davanti ad un mondo perduto.

“Per amore del suo nome” Dio sta per compiere due opere potenti. La prima è che purificherà le nazioni e la sua chiesa con giudizi incredibili. Fermerà l’invasione di omosessuali e ciarlatani nella sua casa – e purificherà e pulirà i ministeri, facendo sorgere pastori secondo il suo cuore.

Secondo, Dio glorificherà il suo santo nome con un grande intervento di misericordia. All’adempimento dei giudizi, Dio salverà un residuo di persone che torneranno a lui. Ciò che fece con Israele nel momento in cui fu giudicato, farà ancora nei giorni a venire.

Lo si può leggere in Ezechiele 36:21-28. Riassunto, questo è quanto fu profetizzato: “Avrò pietà del mio santo nome che è stato profanato tra i pagani… non per amor vostro, ma per amore del mio nome. I pagani sapranno che io sono Dio. Io spargerò dell’acqua pura su di voi, e voi sarete puri da ogni iniquità. Vi darò un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Vi farò camminare nelle mie vie. Vi salverò da ogni impurità. Non lo farò per amor vostro, ma per amore del mio nome”.

“Tuttavia io ritirai la mia mano ed agii per amore del mio nome, perché non fosse profanato davanti alle nazioni, agli occhi delle quali li avevo fatti uscire dall'Egitto… Così riconoscerete che io sono l'Eterno, quando agirò con voi per amore del mio nome e non secondo la vostra condotta malvagia né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d'Israele dice il Signore, l'Eterno” (Ezechiele 20:22,44).

lunedì 20 ottobre 2008

IL SEGRETO DELLA FORZA SPIRITUALE

Poiché così dice il Signore, l'Eterno, il Santo d'Israele: «Nel tornare a me e nel riposare in me sarete salvati; nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza» (Isaia 30:15).

Ecco il segreto di Dio della forza spirituale: “Nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza”. La parola per calma in ebraico significa “riposo”. E riposo significa calma, rilassatezza, libertà da ogni ansietà; essere quieti, adagiarsi su un sostegno.

Non molti cristiani oggi hanno questo tipo di tranquillità e fiducia. Molti sono coinvolti in attività frenetiche, corrono come pazzi per ottenere benessere, possedimenti e piacere. Persino nel ministero, i servi di Dio preoccupati, pieni di timore, alla ricerca di risposte, corrono da un seminario all’altro, partecipano a conferenze e leggono libri di successo. Tutti vogliono una guida, delle soluzioni, qualcosa che calmi il loro spirito. Eppure le cercano dappertutto tranne che nel Signore. Non si rendono conto che Dio ha già pronunciato una parola per loro, attraverso Isaia: Se non si volgono a me come fonte, finiranno nella confusione e nel dolore.

Isaia descrive ciò che la giustizia di Dio dovrebbe compiere in noi: “L'effetto della giustizia sarà la pace il risultato della giustizia tranquillità e sicurezza per sempre” (Isaia 32:17). Se camminiamo veramente nella giustizia, le nostre vite porteranno il frutto di uno spirito calmo, tranquillità di cuore e pace con Dio.
Guardandosi attorno, Isaia vedeva il popolo di Dio che correva in Egitto a chiedere aiuto, che si fidava degli uomini, che si appoggiava a carri e cavalli. Ambasciatori andavano e venivano. I capi tenevano in continuazione delle riunioni di emergenza. Tutti erano nel panico e si chiedevano: “Che possiamo fare?”.

Isaia li rassicurò: “Non fate così. Ritornate a Dio. Pentitevi della vostra ribellione. Andate al Signore ed egli vi coprirà con un manto di pace. Vi darà tranquillità e riposo nonostante tutto quello che state affrontando”.

venerdì 17 ottobre 2008

IL QUARANTUNESIMO GIORNO

Immagina di aver visto Gesù il quarantunesimo giorno – il giorno dopo la sua tentazione nel deserto. Il suo volto è raggiante. Lui è felice, sta lodando il Padre perché ha vinto una grande vittoria. Trasuda vita e fiducia da ogni parte. Ora è pronto ad affrontare le potenze dell’inferno. Perciò si dirige con baldanza verso le grandi città che giacciono nelle tenebre. Predica l’evangelo, sicuro della parola di Dio. E guarisce i malati, sapendo che il Padre è dalla sua parte.

Ora, esaminando la tua vita, vedi l’esatto contrario. Sei ancora nel deserto. Hai sopportato gli attacchi di Satana e la tua anima è abbattuta. Non riesci a smettere di pensare: “Gesù non ha mai subito prove come le mie. Lui è stato al di sopra di tutto questo”.

Forse vedi un ministro che appare forte nella fede; sembra così sicuro della presenza di Dio, che pensi: “Questo non ha mai avuto problemi simili ai miei”. Se solo sapessi! Non eri lì quando Dio chiamava quell’uomo a predicare e poi lo conduceva nel deserto per essere tentato nella solitudine. Non eri lì quando Dio lo riduceva al nulla, abbattuto e disperato. E non sai che spesso i suoi sermoni migliori sono nati dalle prove della sua vita.

Paolo ci avverte di non paragonare la nostra giustizia con quella altrui: “Non osiamo infatti collocarci o paragonarci con alcuni di quelli che si raccomandano da se stessi, ma essi, misurandosi da se stessi e paragonandosi con se stessi, non hanno alcun intendimento” (2 Corinzi 10:12).

Non possiamo leggere i cuori degli altri. Avremmo mai capito il quarantunesimo giorno che Gesù era appena uscito da una lunga ed orribile tentazione? Avremmo capito che la gloria in lui nasceva da una prova terribile, più di quella che ciascuno di noi potrebbe sopportare?

Dobbiamo guardare solo a Gesù. E dobbiamo affidarci solo alla sua giustizia, alla sua santità. Lui ha dato a ciascuno di noi uguale accesso ad esse.

Dio ti ama nei tuoi momenti di prova. Il suo Spirito ti ha spinto nel deserto. Ma il suo Figlio vi è già stato – e sa esattamente cosa stai passando. Lasciagli completare la sua opera, permettendogli di costruire in te una maggiore dipendenza e fiducia in lui. Ne uscirai con fiducia, santa compassione e forza per aiutare gli altri.

giovedì 16 ottobre 2008

VA’ AVANTI E PIANGI

Quando sei più ferito – recati nella stanzetta segreta e piangi con tutta la tua disperazione!

Gesù pianse. Pietro pianse – amaramente! Pietro si portava dietro l’amarezza di aver rinnegato il Figlio stesso di Dio. Quelle lacrime amare operarono in lui un dolce miracolo. Egli ritornò a scuotere il regno di Satana.

Gesù non si allontana mai da un cuore piangente. Egli dice: “I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO tu non disprezzi il cuore rotto e contrito” (Salmo 51:17). Il Signore non ha mai detto: “Risolvila da solo! Alzati e prendi le tue medicina! Stringi i denti e asciugati le lacrime”. No! Gesù raccoglie ogni lacrima nel suo contenitore eterno.

Sei ferito? Sei disperato? Allora piangi! E continua a piangere, finché non avrai più lacrime da versare. Ma fa’ in modo che quelle lacrime siano originate solo dal dolore – e non dall’incredulità o dall’auto-commiserazione.

La vita continua. Ti sorprenderà vedere quanto potrai sopportare con Dio dalla tua parte. Felicità non significa vivere senza dolore o sofferenza. La vera felicità è imparare a vivere un giorno alla volta, nonostante la sofferenza e il dolore. Significa imparare a gioire nel Signore, non importa ciò che è avvenuto nel passato.

Forse ti senti rigettato. Forse ti senti abbandonato. Forse la tua fede è debole. Forse pensi di essere arrivato a toccare il fondo. Il dolore, le lacrime, la sofferenza e la vacuità a volte ti potranno sopraffare, ma Dio è ancora è sul suo trono. È ancora Dio!

Non puoi aiutarti da solo. Non puoi smettere di soffrire e di addolorarti. Ma il nostro benedetto Signore verrà da te, e metterà la sua mano amorevole sotto di te e ti solleverà per farti sedere di nuovo nei luoghi celesti. Ti libererà dalla paura della morte. Ti rivelerà il suo amore infinito.

Guarda in alto! Sii incoraggiato nel Signore. Quando la nebbia ti circonda e non riesci a vedere una via d’uscita dai tuoi dilemmi – affidati nelle braccia di Gesù e confida semplicemente in lui. Egli vuole la tua fede – la tua fiducia. Vuole che gridi ad alta voce: “Gesù mi ama! Lui è con me! Non mi abbandonerà! Non sarò abbattuto! Non sarò sconfitto! Non sarò vittima di Satana! Dio è dalla mia parte! Io lo amo – e lui ama me!”.

La linea di demarcazione è la fede. E la fede riposa su un solo passo: “Nessun’arma fabbricata contro di te potrà prosperare…” (Isaia 54:17).

mercoledì 15 ottobre 2008

LA GLORIA MISURATA DI DIO

Disse loro ancora: «Fate attenzione a ciò che udite. Con la stessa misura con cui misurate, sarà misurato a voi; e a voi che udite sarà dato di più. Poiché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, gli sarà tolto anche quello che ha» (Marco 4:24-25).

Gesù sapeva che queste parole potevano suonare strane agli uditori non spirituali, perciò precedette il suo messaggio dicendo: “Chi ha orecchi da udire, oda!” (Marco 4:23). Gesù stava dicendoci: “Se il vostro cuore è aperto allo Spirito di Dio, capirete quello che devo dirvi”.

Cosa stava dicendo esattamente Gesù in questo passo? Stava parlando della gloria di Dio nelle nostre vite – cioè, la presenza manifesta di Cristo. In breve, il Signore misura la sua gloriosa presenza in vari modi, che si tratti di chiese o di individui. Alcuni non ricevono nulla della sua gloria. Altri invece ne ricevono una porzione sempre crescente, che emana dalle loro vite e dalle loro chiese in misura sempre maggiore.

Dio ha promesso di versare il suo Spirito sul suo popolo in questi ultimi giorni. Infatti, tutte le Scritture puntano ad una chiesa finale trionfante, piena di gloria. Gesù stesso disse che le porte dell’inferno non prevarranno contro la sua chiesa. Non zoppicheremo per entrare in cielo – abbattuti, depressi, gementi, sconfitti, scoraggiati. No – il nostro Signore darà una potenza ancora maggiore alla sua chiesa. Questa potenza non verrà manifestata semplicemente con segni e prodigi. Sarà rivelato nel suo popolo – nella gloriosa manifestazione dei cuori toccati dallo Spirito di Dio.

Come possiamo ottenere una misura sempre maggiore della gloria di Cristo? Il Signore ci dice molto chiaramente: “Con la stessa misura con cui misurate, sarà misurato a voi” (Marco 4:24). Gesù sta dicendo: “Secondo la porzione che mi dai, io ti darò. Ti tratterò come tratti me. Con la stessa misura con cui misuri, ti sarà misurato”.

Se tratti Dio con pigrizia e svogliatezza – dando per scontata la sua grande opera – sarai trattato con uno spirito di indolenza. “La pigrizia fa cadere in un profondo sonno e la persona indolente patirà la fame” (Proverbi 19:15). Come risultato, la tua anima sarà affamata, incapace di soddisfarsi.

L’amore di Dio, la sua misericordia e la sua grazia verso noi sono infinite. Il problema non è ottenere il suo amore, la sua misericordia o la sua grazia – ma avere la benedizione della sua gloria nelle nostre vite.

Gesù afferma chiaramente che misura diverse porzioni della sua gloria verso di noi, a seconda di come misuriamo i nostri cuori verso di lui. La nostra parte è semplicemente muoversi sempre più vicini a lui – nella nostra adorazione, nell’ubbidienza e nella diligenza.

martedì 14 ottobre 2008

QUANDO SOFFRI

In un modo o nell’altro, tutti noi soffriamo. Ogni persona sulla terra si porta dietro il suo dolore.

Quando soffri profondamente – nessuna persona sulla terra può scacciare le tue paure più profonde e le tue agonie più interne. Neanche il tuo migliore amico può capire la battaglia che stai affrontando o le ferite che ti sono state inferte.

Esiste un balsamo per il cuore rotto? C’è guarigione per le ferite interne più profonde? Si possono rimettere insieme i pezzi ed il cuore può essere reso ancora più forte? Sì, assolutamente si. Altrimenti, la Parola di Dio sarebbe un inganno e Dio stesso sarebbe un bugiardo. Non può essere!

Dio non ti ha promesso una vita senza dolori. Ti ha promesso però “una via di uscita”. Ti ha promesso di aiutarti a sopportare il dolore. Ha promesso di rialzarti quando i tuoi piedi inciampano e barcolli.

Il nostro Padre d’amore ha detto: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere” (1 Corinzi 10:13).

Il tuo Padre celeste veglia su di te con occhio vigile. Controlla ogni tuo movimento. Imbottiglia ogni tua lacrima. Si identifica con ogni tuo piccolo dolore. Sente ogni tua ferita. Non permetterà mai che tu affoghi nelle tue lacrime. Non permetterà mai che il tuo dolore ti deteriori la mente. Ha promesso di raggiungerti in tempo, per asciugare le tue lacrime e darti gioia al posto del lutto.

Hai la capacità di far gioire il tuo cuore ed essere lieto nel Signore. L’occhio di Dio è su di te – ed egli ti comanda di alzarti e scuoterti di dosso tutte quelle paure che ti provocano dubbi.

lunedì 13 ottobre 2008

TUTTA LA GRAZIA DI CUI HAI BISOGNO PER VINCERE

Abbiamo spesso sentito definire la grazia come il favore immeritato e la benedizione di Dio. Tuttavia io credo che la grazia sia molto più di questo. Secondo la mia opinione, la grazia è tutto ciò che Cristo è per noi nei momenti di sofferenza – potenza, potere, misericordia, bontà, amore – per permetterci di superare le nostre afflizioni.

Se guardo indietro agli anni passati – anni di grandi prove, sofferenze, tentazioni e afflizioni – posso testimoniare che la grazia di Dio mi è bastata. So cosa significa porre delle domande a Dio, mentre mia moglie subiva tanti tumori, e poi quando entrambi le nostre figlie lo hanno contratto. Oggi stanno tutte bene e sono forti, e per questo ringrazio il Signore. So anche cosa significa essere schiaffeggiati da un messaggero di Satana. Sono stato molto tentato ed ingannato, ed ho avuto nemici che mi venivano contro da ogni parte. Sono stato insultato da chiacchiere, sono stato accusato falsamente e rigettato dagli amici. In quei periodi bui, sono caduto in ginocchio e ho pianto davanti a Dio.

La sua grazia mi ha sempre rialzato. E per oggi mi basta. Poi, un giorno in gloria, il Padre mi rivelerà il bellissimo piano che aveva per me in tutte quelle situazioni. Mi mostrerà come ho ottenuto la pazienza in tutte le prove, come ho imparato la compassione per gli altri, come la sua forza è stata resa perfetta nella mia debolezza, come ho gustato la sua estrema fedeltà nei miei riguardi, e quanto ho desiderato essere sempre più simile a Gesù.

Forse possiamo ancora chiederci perché – ma tutto rimane un mistero. Sono pronto ad accettarlo finché Gesù ritornerà. Non vedo fine alle mie prove e alle mie afflizioni. Sono ormai cinquanta anni di ministero che continuo ad averle, e so che sarà ancora così.

Tuttavia, nonostante tutto, ricevo ancora una misura sempre maggiore della forza di Cristo. Infatti, le più grandi rivelazioni della sua gloria che ho avuto, sono giunte durante i miei periodi più difficili. Anche a te, nei tuoi momenti più bui, Gesù darà la piena misura della sua forza.

Forse non capiamo il nostro dolore, la nostra depressione o il nostro sconforto. Forse non sappiamo perché le nostre preghiere di guarigione non vengono esaudite. Ma non dobbiamo saperlo. Il nostro Dio ha già la risposta pronta per noi: “Hai la mia grazia – e, mio caro figlio, è tutto ciò di cui hai bisogno”.

venerdì 10 ottobre 2008

RESISTI ED EGLI FUGGIRA’

Satana tentò Gesù con questa offerta: “Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori” (Matteo 4:9). Sembra così bizzarro, così ridicolo; come si potrebbe considerare una tentazione? Ci crediate o no, si trattava di un’offerta potente e attraente. Satana stava sfidando Gesù, dicendogli: “Ti prometto che se semplicemente ti inchini ai miei piedi, in un solo atto di adorazione, io smetterò di combatterti. Ti darò il mio potere su tutti questi regni. Non possiederò né schiavizzerò più nessuno. So che tu ami l’umanità al punto di farti maledire da Dio per amore loro. Perciò, perché aspettare? Puoi sacrificarti proprio adesso, e liberare il mondo in questo stesso istante”.

Perché il diavolo era disposto a rinunciare a tutto il suo potere? Stava cercando di salvarsi la pelle. Satana sapeva che il suo destino eterno sarebbe stato sigillato al Calvario. Così, se avesse impedito a Gesù di salire sulla croce, si sarebbe potuto risparmiare quel futuro.

Forse ti chiedi: “Ma io che c’entro con tutto questo?”. Satana ancora tenta i giusti con delle offerte simili. Satana viene a noi con minacce ed accuse. Ci dice: “Non devi adorarmi – perché ho già accesso alla tua carne. Io conosco tutte le tue debolezze. Perciò, vai avanti e testimonia la tua libertà in Cristo. Nel momento in cui canti le tue lodi maggiori, io circonderò la tua mente di malvagità. Ti ricorderò i tuoi peccati, e tu ti dispererai di essere libero. Non hai scampo”.

Come possiamo rispondere alle accuse di Satana? “Resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi” (Giacomo 4:7). Non importa quante tentazioni Satana ti stia lanciando addosso. Non devi temere nessuno dei tuoi peccati del passato. Se il sangue di Cristo li ha coperti, il diavolo non può fare più niente per separarti dal Padre.

giovedì 9 ottobre 2008

QUANDO SORGONO LE DOMANDE

“E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Ora il tentatore, accostandosi, gli disse: "Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane"” (Matteo 4:2-3).

Nel momento in cui Gesù era fisicamente vulnerabile, il diavolo arrivò con la sua prima tentazione.

Non è un peccato aver fame. Allora, qual era il problema? Satana stava sfidando Gesù: “Se sei veramente Dio, allora in te c’è la Sua potenza. E in questo momento stai attraversando un periodo difficile. Perché non usi la potenza che Dio ti ha dato per liberarti? Non ti ha dato quella potenza per vedere se l’avresti usata in maniera opportuna?”.

Ecco una delle tentazioni più insidiose che i veri cristiani si trovano ad affrontare. Come Gesù, il tuo esempio, anche tu hai una passione per Dio. Hai deciso nel tuo cuore di essere completamente arreso a lui. È in quel momento che il Signore ti conduce nel deserto e, dopo un po’, ecco che sorgono alcune domande.

Inizi a perdere i tuoi soliti atteggiamenti, ti chiedi quali sono gli scopi eterni di Dio nella tua vita. E mentre cerchi di pregare e di ottenere la vittoria, le tentazioni di Satana si abbattono su di te in maniera ancora più terribile.

Il nemico vuole che tu agisca in maniera indipendente dal Padre. Il diavolo dice: “Le tue sofferenze non vengono da Dio. Non devi subire tutto questo. Hai la potenza di Dio in te, attraverso lo Spirito Santo. Pronuncia la parola – liberati. Soddisfa la tua fame!”.

Il primo schema di Satana è stato quello di creare un potente fallimento. Sperava che Dio non avrebbe onorato il grido di fame di Gesù, se questi lo avesse chiesto. Se il potere celeste avesse fallito, allora Cristo avrebbe dubitato della sua divinità e non avrebbe compiuto il suo scopo eterno sulla terra. Secondo, Satana sapeva che Gesù era stato mandato a compiere solo quello che il Padre gli diceva. Perciò voleva convincere Cristo a disubbidire per il suo bene. In quel modo, se Gesù avesse usato il suo potere per evitare la sofferenza, avrebbe fatto lo stesso per evitare la croce.

Ma come rispose Gesù alla tentazione del diavolo? “Sta scritto: L’uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4). Cristo disse, in effetti: “La mia venuta sulla terra non è per assolvere alle mie necessità, ai miei bisogni o al mio bisogni fisico. Io sono venuto per dare all’umanità – non per salvare me stesso”.

Persino al culmine della sua sofferenza, Gesù non perse di vista il suo scopo eterno. E se il nostro Signore imparò la dipendenza e la compassione da quell’esperienza nel deserto, anche noi dobbiamo farlo.

mercoledì 8 ottobre 2008

VIAGGIO NEL DESERTO

Dietrich Bonhoeffer, il teologo tedesco, dipinse il cristiano come qualcuno che cerca di attraversare un mare di pezzi di ghiaccio fluttuanti. Il cristiano non può affatto riposare mentre lo sta attraversando, eccetto nella fede che Dio ha tutto sotto controllo. Non può fermarsi troppo a lungo in un posto, altrimenti rischia di affondare. Dopo aver fatto un passo, deve stare attento a fare il successivo. Sotto di lui vi è l’abisso e davanti a lui l’incertezza – ma con il Signore è fermo e sicuro! Non riesce ancora a scorgere la terra ferma, ma c’è – è una promessa nel suo cuore. Così il viaggiatore cristiano tiene gli occhi fissi sulla méta da raggiungere.

Preferisco pensare alla vita come ad un viaggio nel deserto – come quello dei figli d’Israele. E la battaglia del re Giosafat e dei figli di Giuda, è anche la nostra (vedi 2 Cronache 20). Sicuro, è un deserto; sì, ci sono serpenti, non c’è acqua, ci sono valli di lacrime, eserciti nemici, la sabbia ardente, la siccità e montagne insuperabili. Ma quando i figli del Signore rimasero fermi per vedere la sua salvezza, egli apparecchiò la tavola in quel deserto – fece piovere la manna dal cielo – distrusse gli eserciti nemici con la sua potenza, fece scorrere acqua dalla roccia, rese innocuo il veleno dei serpenti, guidò il suo popolo con una colonna ed una nuvola, diede loro latte e miele, e li portò nella Terra Promessa con mano forte e potente. E Dio li avvertì perché dicessero ad ogni generazione successiva: “Non per forza né per potenza, ma per il mio spirito, dice il Signore degli eserciti” (Zaccaria 4:6).

Smettiamo di cercare l’aiuto dalla parte sbagliata. Rimaniamo da soli con Gesù in un luogo segreto; parliamogli della nostra confusione. Diciamogli che non abbiamo altro luogo ove andare. Diciamogli che ci fidiamo solo del suo aiuto. Sarai tentato a risolvere la questione da solo. Vorrai cercare di sistemare le cose a modo tuo. Ti chiederai se Dio è all’opera anche se non lo vedi. Pietro disse: “Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Giovanni 6:68).

“Volgetevi a me e siate salvate, voi tutte estremità della terra. Poiché io sono Dio e non c’è alcun altro” (Isaia 45:22).

“Ma io guarderò all’Eterno, spererò nel DIO della mia salvezza; il mio DIO mi ascolterà” (Michea 7:7).

martedì 7 ottobre 2008

AFFLIZIONI CHE GUARISCONO

“Prima di essere afflitto andavo errando, ma ora osservo la tua parola” (Salmo 119:67).

Io credo nella guarigione. Io credo nell’afflizione. Credo nelle “afflizioni che guariscono”. Qualsiasi afflizione che mi impedisce di sviarmi – che mi spinge a cercare la sua Parola – è guarigione. La forza di guarigione più geniale di Dio sia spiritualmente che fisicamente sono le afflizioni.

Suggerire che il dolore e le afflizioni vengono dal diavolo significa affermare che Davide fu spinto dal diavolo a cercare la Parola di Dio. Io ho sofferto grandi dolori. Ho invocato Dio per ottenere liberazione e credo che lui possa dare una guarigione completa. Eppure, mentre continuo a credere, ringrazio Dio per la condizione attuale e faccio in modo che mi ricordi quanto dipendo da lui. Insieme a Davide io posso dire: “E’ stato bene per me” (Salmo 119:71).

Il dolore el’afflizione non vanno disprezzati come se venissero solo dal diavolo. Infatti tali pesi hanno prodotto grandi uomini di fede e di visioni.

“Gettando su di lui ogni vostra sollecitudine, perché egli ha cura di voi” (1 Pietro 5:7).

Paolo parlava delle “sollecitudini” delle chiese che lo assillavano (vedi 2 Corinzi 11:28). Ogni chiesa nascente era un’altra “sollecitudine” sulle sue spalle. La crescita, l’espansione, il protrarsi dei rischi implicano sempre nuove sollecitudini. L’uomo di cui Dio si usa deve avere spalle larghe. Non si azzarda a sottrarsi alle sfide delle numerose preoccupazioni e responsabilità. Ogni passo nuovo di fede che Dio mi spinge a compiere porta con sé numerose nuove preoccupazioni e problemi. Dio sa quante preoccupazioni può affidarci. Non è che egli cerca di romperci – di rovinare la nostra salute o la nostra forza; è solo che gli operai volenterosi sono pochi e la mésse è grande. Le sollecitudini vengono sottratte a quelli che le rifiutano e date come doni a quelli che non le temono. Dimentica il peso delle preoccupazioni che ti stai portando dietro – non possiamo gettarlo su di lui?

Ogni nuova benedizione è legata ad un insieme di preoccupazioni. Vanno di pari passo. Non puoi imparare a vivere con le benedizione finché non impari a vivere con le preoccupazioni.

lunedì 6 ottobre 2008

L’INESORABILE AMORE DI DIO

Vorrei parlarti della parola inesorabile. Significa non diminuito d’intensità o di sforzo – ostinato, senza compromessi, incapace di cambiare o essere persuaso dagli argomenti. Essere inesorabili significa essere incollati ad una determinata situazione.

Che descrizione meravigliosa dell’amore di Dio. L’amore del nostro Signore è assolutamente inesorabile. Niente può impedire o diminuire la sua amorevole ricerca dei peccatori e dei santi. Davide, il salmista, lo espresse in questi termini: “Tu mi cingi di dietro e davanti e metti la tua mano su di me. Dove potrei andare lontano dal tuo Spirito, o dove potrei fuggire lontano dalla tua presenza? Se salgo in cielo, tu sei là; se stendo il mio letto nello Sceol, ecco, tu sei anche là” (Salmo 139:5, 7-8).

Davide sta parlando dei grandi alti e bassi che affrontiamo nella vita. Sta dicendo: “Ci sono momenti in cui sono benedetto, e mi sento sollevato di gioia. Altre volte mi sento come se stessi vivendo nell’inferno, condannato e indegno. Non importa dove sono, Signore – non importa quanto mi senta benedetto, o quanto sia abbattuto – tu sei con me. Non posso sbarazzarmi del tuo inesorabile amore. E non posso mandarlo via.

Non accetterai mai le mie argomentazioni su quanto sono indegno. Anche quando sono disobbediente – quando pecco contro la tua verità, quando do per scontato la tua grazia – non smetti mai di amarmi. Il tuo amore per me è inesorabile!”.

Dobbiamo considerare la testimonianza dell’apostolo Paolo. Leggendo la vita di Paolo, vediamo un uomo incline a distruggere la chiesa di Dio. Paolo era impazzito nel suo odio per i cristiani. Spirava minacce di morte contro chiunque seguiva Gesù. Cercò l’autorizzazione dei sommi sacerdoti per abbattere i credenti entrando nelle loro case e trascinarli in prigione.

Dopo la sua conversione, Paolo testimoniò che persino durante quegli anni pieni di odio – mentre era pieno di pregiudizio e massacrava i discepoli di Cristo – persino in quel periodo Dio lo amava. L’apostolo scrisse: “Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:8). Diceva, in effetti: “Anche se non ne ero consapevole, Dio mi stava cercando.

Continuava a venirmi incontro con amore, finché non mi ha letteralmente buttato giù da cavallo. È questo l’amore inesorabile di Dio”.

Nel corso degli anni, Paolo divenne sempre più convinto che Dio lo avrebbe amato fino alla fine, nonostante i suoi alti e bassi. Egli affermò: “Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:38-39). Stava dichiarando: “Ora che appartengo a Dio, niente può separarmi dal suo amore. Nessun diavolo, nessun demone, nessun principato, nessun uomo, nessun angelo – niente può impedire a Dio di amarmi”.

venerdì 3 ottobre 2008

UN UOMO PROVATO

“DIO lo abbandonò per metterlo alla prova e conoscere tutto ciò che era nel suo cuore” (2 Cronache 32:31).

Siamo diventati così occupati a saggiare Dio che non abbiamo preparato i nostri cuori per i grandi test della vita in cui Dio mette alla prova l’uomo. Potrebbe essere che la grande prova che stai affrontando in questo momento, il peso che stai portando ora, sia in realtà Dio che sta saggiando il tuo cuore?

“Dopo queste cose DIO mise alla prova Abrahamo e gli disse: "Prendi ora tuo figlio, e offrilo in olocausto" (Genesi 22:1-2). Dio mise alla prova una nazione intera per scoprire ciò che vi era nel loro cuore. “Ricordati di tutta la strada che l’Eterno, il tuo DIO, ti ha fatto fare in questi quarant’anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che c’era nel tuo cuore e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti” (Deuteronomio 8:2).

Vediamo una cosa strabiliante in 2 Cronache 32:31: Dio abbandonò per un tempo un grande re per metterlo alla prova. “Dio lo abbandonò per metterlo alla prova e conoscere tutto ciò che c’era nel suo cuore”.

Spesso, mentre persegue piamente l’opera di Dio, il servo del Signore si ritrova apparentemente abbandonato – provato ai limiti della sopportazione e lasciato da solo nella battaglia contro le forze dell’inferno. Ogni uomo che Dio ha benedetto è stato messo alla prova nello stesso modo.

Ti ritrovi in una circostanza strana? Ti senti abbandonato e solo? Combatti una battaglia persa contro un nemico imprevedibile? Questi sono sintomi che segnalano il processo di vagliatura.

Desideriamo sempre la vittoria, ma ricorda che a volte bisogna fallire: Dio è interessato a ciò che rimane nel nostro cuore, alla nostra attitudine dopo aver vinto o perso la battaglia solitaria. Il suo desiderio è che siamo devoti a lui nonostante il fallimento.

Gesù ci ha promesso di non lasciarci né abbandonarci, ma la Scrittura ci ricorda che ci sono momenti in cui il Padre si allontana da noi per metterci alla prova. Persino Cristo sperimentò questo momento di solitudine sulla croce. È in questi momenti che il nostro benedetto Salvatore è più toccato dai sentimenti della nostra infermità – e ci sussurra: “Io prego per te, perché la tua fede non fallisca”.

Gesù dice che dobbiamo prendere la nostra croce e seguirlo (vedi Matteo 16:24). Cos’è una croce? È la nostra carne con la sua fragilità e debolezza. Prendila, spostala con fede, e la sua forza diventerà perfetta in te. La tua croce di egoismo e di peccato è troppo pesante? Allora, amico mio, prendi la tua croce e seguilo. Egli ti comprende ed è lì accanto a te per aiutarti a portare il peso!

giovedì 2 ottobre 2008

CRISTO HA VINTO LA BATTAGLIA PER TE

Nei mesi scorsi, ho letto molte lettere tristi e pietose di credenti che sono ancora legati da vizi peccaminosi. Molti cristiani che stanno ancora lottando mi scrivono: “Non riesco a smettere di giocare… Sono nelle grinfie di una dipendenza dall’alcol.. Ho una relazione e non riesco a romperla.. Sono schiavo della pornografia”. Lettera dopo lettera, queste persone dicono la stessa cosa: “Io amo Gesù e ho implorato Dio di liberarmi. Ho pregato, pianto e chiesto saggi consigli. Ma non riesco proprio ad essere libero. Cosa posso fare?”.

Ho trascorso molto tempo chiedendo al Signore la sapienza su come rispondere a questi credenti. Ho pregato: “Signore, tu conosci le vite dei tuoi figli. Molti sono cristiani devoti, ripieni di Spirito, eppure non hanno ancora la tua vittoria. Non conoscono la libertà. Ma che succede?”.

Ad un certo punto, ho studiato un passo biblico che contiene le promesse di Dio al suo popolo. Mi sono ricordato che il Signore promette di impedirci di cadere, di presentarci senza macchia, di giustificarci per fede, di santificarci per fede, di mantenerci santi per fede. Promette che il nostro vecchio uomo è crocifisso per fede, e che noi siamo trasportati nel suo regno per fede.

L’unica cosa in comune a tutte queste promesse è la frase “per fede”. Infatti, tutte queste cose riguardano la fede, secondo la Parola di Dio. Perciò sono giunto all’unica conclusione chiara a proposito di questi problemi che affliggono i cristiani: in qualche modo la radice della loro schiavitù è l’incredulità. Tutto si riduce ad una semplice mancanza di fede.

Stai lottando per ottenere la vittoria sulla tua volontà? Stai combattendo la battaglia nella tua vecchia natura? Paolo sottolinea: “Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito; invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è imputata come giustizia” (Romani 4:4-5).

La tua vittoria deve avvenire non attraverso le lacrime o delle battaglie, ma credendo che Gesù Cristo ha vinto la battaglia per te.

“Perché senza fede è impossibile piacergli” (Ebrei 11:6). Infatti, Paolo dice qui che c’è una sola condizione legata alle promesse di Dio: “Se pure perseverate nella fede, essendo fondati e fermi senza essere smossi dalla speranza dell’evangelo che voi avete udito” (Colossesi 1:23).

Cristo ha arreso tutto al Padre, per essere un figlio completamente ubbidiente. E noi dobbiamo fare altrettanto. Dobbiamo essere totalmente dipendenti dal Padre, come lo è stato Cristo.

mercoledì 1 ottobre 2008

DOVE DIMORA DIO?

Quando Gesù fu portato in cielo, l’apostolo Giovanni ricevette una magnifica visione di gloria. Egli disse: “Non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio… la gloria di Dio la illumina e l’Agnello è il suo luminare” (Apocalisse 21:22-23). In altre parole, l’unico tempio in cielo è Gesù stesso.

Ora che il tempio di Dio è nella gloria, seduto alla sua destra, dove abita il Signore sulla terra? Infatti Dio stesso chiese: “Che genere di dimora mi costruirete? Dov’è il luogo del mio riposo?”. Sappiamo che nessun edificio può contenere Dio. Non lo si può trovare nella cattedrale di San Pietro al Vaticano. Non è neanche nella cattedrale di San Patrizio a New York City. E non è neanche in una delle grandi cattedrali europee. No, come affermò Paolo sul Monte Marte ad Atene: “Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti da mani d’uomo” (Atti 17:24). Per dirla in breve, se cerchiamo il luogo ove dimora Dio in qualche edificio, non lo troveremo.

Il Signore ha trovato la sua abitazione – lui vive e regna nel corpo dell’uomo che ha creato. Paolo afferma che il tempio di Dio ora è nel corpo umano: “Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3:16).

Quando crediamo in Gesù, diventiamo un tempio, la dimora stessa di Dio. Ciò ebbe una dimostrazione abbastanza visibile nell’Alto Solaio. Lo Spirito Santo scese sui discepoli che vi erano radunati, riempiendoli di Lui. Ed essi definirono i propri corpi santificati “il tempio di Dio”, dove il Padre sarebbe sceso ed avrebbe vissuto. Lo Spirito li avrebbe aiutato a mortificare e a distruggere le opere della loro carne peccaminosa. E avrebbe dato loro la potenza di vivere in vittoria. I loro corpi divennero il tempio di Dio, una dimora non costruita da mano d’uomo.

Gesù ha detto: “Se e uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Giovanni 14:23). Una dimora è una residenza, un luogo in cui restare.

Paolo dice: “Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio” (1 Corinzi 6:20). In altre parole, appartieni a Dio e lui vuole che tu sia il suo luogo di riposo. Ora, apri il tuo cuore alla verità e dagli gloria, ricevendolo in te.