martedì 30 settembre 2008

LE RICCHEZZE DI DIO IN NOI

Quando il Signore viene ad abitare in noi, porta con sé la sua potenza e le sue risorse. Improvvisamente, il nostro uomo interiore trova accesso alla forza di Dio, alla sua sapienza, alla sua verità, alla sua pace, a tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere in vittoria. Non dobbiamo gridare a Dio perché scenda dal cielo. Lui è già in noi. Paolo ci dice quanto siamo potenti in Cristo.

“Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra, perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell'uomo interiore, perché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede, affinché, radicati e fondati nell'amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza, e conoscere l'amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio. Or a colui che può, secondo la potenza che opera in noi, fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen” (Efesini 3:14-21).

Che brano incredibile. Paolo elenca soltanto alcuni degli incredibili tesori che il Signore ci ha messo a disposizione. Infatti, tutte le ricchezze di Dio sono a nostra disposizione in Cristo Gesù.

Alcuni cristiani si sono creati l’immagine di un Dio egocentrico, il cui unico piacere è ricevere la lode. Che non si dica mai questo del nostro Signore, perché non è questo il motivo per cui è venuto ad abitare in noi. Lui è venuto per mostrarci che non è un Dio lontano. Il Signore vuole farci sapere che non è chissà dove nell’immensa infinità del cosmo. Lui è sempre presente in noi. Non fa avanti e dietro dalla nostra vita come a lui piace. No, lui non smette mai di dimorare in noi.

Paolo annota: “Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo” (Efesini 2:13). L’apostolo lo specifica chiaramente: Dio è qui, abita in noi. Quando il Padre dimora nel nostro tempio, porta nel nostro uomo interiore la sua forza, un amore profondo e radicato, ma anche accesso a lui per ogni nostra necessità. Lui ci ha messo a disposizione ogni cosa, attraverso la sua potenza divina che è all’opera in noi (vedi Efesini 3:16-21).

lunedì 29 settembre 2008

UNA NUOVA CREATURA

“Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo” (Galati 2:20).

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).

Forse dirai: “So che sono in Cristo per fede. Mi rendo conto di essere una nuova creatura. Ma ancora sto lottando contro le mie vecchie abitudini. Mi sento scoraggiato”. Satana vorrebbe convincerti che Dio si è stancato di te. Vuole farti pensare che Dio ti considera un essere immondo, sporco di peccato. Ma è una menzogna. Stai semplicemente sperimentando una lotta fra carne e Spirito in te. Questa battaglia è comune a tutti i credenti. E nel bel mezzo di tutto ciò, Satana vuole convincerti che “il vecchio uomo” ha ancora tutto sotto controllo.

Non importa quale sia la tua condizione, Dio non vacilla nel suo amore per te. Non ha mai smesso di amare la razza adamitica, nonostante la sua debolezza, l’idolatria e la sua concupiscenza. L’ha preservata nel corso della storia fino a questi ultimi tempi, quando ha messo in azione il suo piano di salvezza. Attraverso la croce, ha riconciliato la razza umana a sé.

Devi sapere che la tua posizione nei confronti di Dio è basata su una cosa soltanto: sei vittorioso per la croce. Questa vittoria non viene da quello che fai di buono. Come dice Paolo: “Quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio” (Romani 8:8). La nostra vittoria è solamente un frutto del pentimento, della fede, della fiducia nella cura di Dio per noi. E da parte nostra dobbiamo rimanere saldi sulla posizione che Dio ci ha dato in Cristo. La Sua Parola ci assicura: “A volte puoi fallire. Ma quando ti guardo, vedo solo il mio Figlio Gesù. Uscirai vittorioso da questa battaglia, senza colpa né condanna”.

venerdì 26 settembre 2008

IL RIPOSO PROMESSO DA DIO

“Resta dunque un riposo per il popolo di Dio. Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch'egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue” (Ebrei 4:4-10).

Forse ti chiederai: “Cosa significa entrare in questo riposo promesso? Come potrei applicarlo alla mia vita?” Prego che Dio rimuova le scaglie dai nostri occhi per permetterci di comprenderlo. Per dirla in breve, entrare nel suo riposo promesso significa credere che Cristo ha compiuto tutta l’opera della salvezza necessaria per noi. Dobbiamo riposare nella sua grazia salvifica, solo per fede.

È questo che Gesù intendeva quando esortava: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed aggravati, ed io vi darò riposo” (Matteo 11:28). Significa la fine di ogni nostro sforzo carnale, di ogni tentativo umano di ottenere la pace. E significa fidarsi completamente dell’opera di Gesù per noi.

La nostra battaglia non è contro sangue e carne. Avviene nel regno spirituale. L’Antico Testamento lo specifica. Di volta in volta, Israele faceva delle promesse vacue e futili a Dio: “Vogliamo servirti, Signore. Faremo tutto ciò che ci comandi”. Ma la storia dimostra che non avevano né il cuore né la capacità di mantenere la parola data. Dio doveva estirpare in loro ogni fede umana. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno lo troviamo nella presenza del nostro Signore.

Paolo afferma: “In lui viviamo, ci muoviamo e siamo” (Atti 17:28). Questo ci parla di comunione ininterrotta. Attraverso la vittoria della croce, il nostro Signore si è messo a nostra disposizione in ogni momento del giorno o della notte. Dobbiamo prendere una decisione: “Voglio Cristo nella mia vita. Voglio essere libero da ogni carnalità. Perciò vado avanti, entro alla sua presenza e reclamo i miei possedimenti. Voglio Gesù tutto per me, come mia unica fonte di soddisfacimento”.

giovedì 25 settembre 2008

IL VERO SIGNIFICATO DELLA TERRA PROMESSA

Dio diede al nostro progenitore Abrahamo il paese di Canaan come “possedimento eterno” (Genesi 17:9). In ebraico, il termine eterno significa infinito. Forse penserai: “Abrahamo sarà stato contento. Dio aveva promesso ai suoi discendenti una terra perpetua, che sarebbe durata fino all’eternità”. Tuttavia, il Nuovo Testamento ci dice che il mondo sarà distrutto con il fuoco, bruciato completamente quando il Signore porterà nuovi cieli e nuova terra.

Forse ti chiederai: come mai il “possedimento eterno” di Abrahamo era un semplice pezzo di terra? Come poteva essere eterno? Il fatto è che questa terra promessa simboleggiava un posto che si trovava al di là della terra stessa. Credo che Abrahamo lo sapesse nello spirito. La Bibbia dice che mentre Abrahamo entrava in Canaan, si sentiva straniero: “Per fede Abrahamo dimorò nella terra promessa, come in paese straniero” (Ebrei 11:9). Perché? Perché il suo cuore desiderava qualcos’altro oltre alla terra in se stessa.

“Egli aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio” (Ebrei 11:10). Abrahamo poteva capire il vero significato della terra benedetta e rendersi conto: “Non è questo il vero possedimento. È solo un sermone illustrato delle grandi benedizioni che mi aspettano”. Abrahamo comprese il vero significato della Terra Promessa; sapeva che Canaan rappresentava il Messia a venire. Gesù stesso ce lo dice: “Abrahamo, vostro padre, giubilò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Giovanni 8:56).

Lo Spirito Santo permise a questo patriarca di vedere nel corso degli anni, fino al giorno di Cristo. Egli sapeva che il significato della sua terra promessa era un luogo di pace e riposo completo. E, come Abrahamo sapeva, questo luogo di riposo è Gesù Cristo stesso. È vero, il Signore Gesù è il nostro possedimento. Noi siamo suoi, ma anche lui è nostro. E Dio ci invita ad ottenere questo possedimento eterno con una semplice fede.

mercoledì 24 settembre 2008

DOVE SONO I TIMOTEO?

Fu alla chiesa di Filippi che Paolo presentò per prima questa verità: “Abbiate la stessa mente di Cristo”. Paolo scrisse loro questo messaggio quando era imprigionato a Roma.

Fu da una cella di prigione che Paolo dichiarò di avere la mente di Cristo, mettendo da parte la sua reputazione per diventare un servo di Gesù e della sua chiesa. Ora scrive: “Ora spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo, affinché anch'io sia incoraggiato nel conoscere le vostre condizioni” (Filippesi 2:19).

Questa è la mente, il pensiero, la coscienza di Cristo. Pensate un po’: ecco un pastore che si trova in prigione, e non pensa al suo conforto o alla sua triste condizione. È preoccupato solo per la condizione spirituale e fisica del suo popolo. E dice alle sue pecore: “Sarò consolato solo quando saprò che state bene sia nello spirito che nel corpo. Perciò vi mando Timoteo per sapere come state”.

Poi Paolo fa quest’affermazione allarmante: “Perché non ho alcuno d'animo uguale al suo e che abbia sinceramente cura delle vostre cose” (2:20). Che triste affermazione! Nel momento in cui Paolo scriveva queste cose, la chiesa attorno a lui a Roma cresceva ed era benedetta. Era chiaro che c’erano dei buoni leader nella chiesa romana. Ma Paolo dice: “Non ho nessuno che condivida con me la mente di Cristo”. Perché? “Tutti infatti cercano i loro propri interessi e non le cose di Cristo Gesù” (2:21). Evidentemente, nessuno fra i responsabili della chiesa di Roma aveva un cuore di servo – nessuno aveva messo da parte la propria reputazione per diventare un sacrificio vivente. Al contrario, tutti cercavano il proprio interesse. Nessuno aveva la mente di Cristo. Paolo non poteva chiedere a nessuno di andare a Filippi per diventare un vero servo di quel corpo di credente.

Le parole di Paolo non possono essere ammorbidite in alcun modo: “Tutti pensano solo a se stessi. Questi ministri cercano solo di beneficiare se stessi. Per questo non c’è nessuno a cui posso affidare la cura dei vostri bisogni e delle vostre ferite, eccetto Timoteo”.

La nostra preghiera dovrebbe essere: “Signore, non voglio concentrarmi solo su me stesso in un mondo che sta praticamente impazzendo. Non voglio concentrarmi sul mio futuro. So che il mio domani è nelle tue mani. Per favore, Signore, dammi la tua mente, i tuoi pensieri, le tue preoccupazioni. Voglio avere il cuore di un servitore. Amen”.

martedì 23 settembre 2008

SOTTO IL DOMINIO DELLA GRAZIA

Il figlio prodigo aveva bisogno di quello che l’apostolo Paolo definisce “rinnovamento della mente”. Mi piace leggere queste parole dalla parabola: “Ma il padre disse ai suoi servi: "Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci"” (Luca 15:22-23).

Il figlio prodigo aveva la mente piena di condanne inflittegli da Satana. Oggi accade la stessa cosa a molti dei figli di Dio. Il nostro Padre gioisce per noi, ci abbraccia con gesti amorevoli. Ma noi pensiamo che umiltà significhi dire a Dio quanto siamo stati cattivi, o scavare nei nostri peccati passati piuttosto che fidarci delle sue espressioni di amore. E nel frattempo pensiamo: “Sicuramente Dio sarà arrabbiato con me. Ho peccato peggio degli altri”.

I servi del padre portarono il vestito migliore e rivestirono il figlio; questo è sinonimo dei nostri panni di giustizia in Cristo. Poi il padre mise un anello al dito del figlio, e ciò simboleggia la nostra unione con Cristo. Infine, mise dei sandali ai piedi del ragazzo, e ciò simboleggia l’essere rivestiti del vangelo della pace di Cristo. Questo padre amorevole stava mostrando a suo figlio: “Togli via quei panni della carne, i tuoi sforzi inutili per piacermi. Permettimi di mostrarti cosa vedo in te. Sei entrato in casa mia, alla mia presenza, come un uomo completamente nuovo, un figlio reale. Non sei più un mendicante o uno schiavo, ma sei mio figlio nel quale mi compiaccio! Ora puoi entrare alla mia presenza con coraggio e fiducia”.

Lo stesso vale anche per noi oggi. Dobbiamo essere rinnovati nel nostro pensiero, cercando di capire come Dio ci riceve alla sua presenza. Ritorno al verso di apertura di questo messaggio: “Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura” (Ebrei 10:19-20,22, corsivo mio).

La parola “piena certezza” qui deriva da una radice che lascia intendere uno schiavo emancipato. Significa non essere più sotto la legge del peccato e della morte, ma essere sotto il dominio della grazia. In breve, è per amore del Padre – solo per la sua grazia – che abbiamo la possibilità di entrare alla sua presenza. Ed ecco la qualifica: “Rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio” (Colossesi 1:12-13).

lunedì 22 settembre 2008

L’UOMO NUOVO

Come seguaci di Cristo, dovremmo prendere Dio in parola ed accettare come verità ciò che ci dice che siamo. Questo significa che il nostro “vecchio uomo” rappresenta un uomo che cerca ancora di piacere Dio nella carne. Quest’uomo odia il peccato, non vuole offendere Dio ma tuttavia ha una coscienza che lo accusa continuamente. Perciò lotta per vincere i suoi problemi di peccato: “Voglio cambiare! Da oggi in poi lotterò contro il peccato, per quanto mi costi. Voglio dimostrare a Dio che ce la sto mettendo tutta”.

Quest’uomo costa molte lacrime e molti sudori al Signore. Prega e digiuna per dimostrare a Dio che ha un buon cuore. Riesce a resistere al peccato per diversi giorni, e perciò si compiace: “Se riesco a resistere per due giorni, allora posso farlo anche per quattro o per una settimana”. Alla fine del mese si sente bene con se stesso, ed è convinto di essersi sbarazzato del suo peccato.

Ma alla fine il suo vecchio peccato ritorna a galla, e lui cade nella disperazione più profonda. E questo fa ripartire di nuovo il circolo. Quest’uomo ha un lavoro ingrato ed infinito, di cui non può sbarazzarsi.

Che non sia così! Il nostro uomo carnale è stato crocifisso da tempo con Cristo, agli occhi di Dio è morto. Infatti, Paolo ci dice che il vecchio uomo è stato crocifisso alla croce. Gesù lo ha portato con sé nella tomba, e lo ha lasciato lì per sempre. Proprio come il padre del figlio prodigo ignorò il “vecchio uomo” in suo figlio, così il Signore dice del nostro vecchio uomo: “Non ti riconosco e non voglio avere niente a che fare con te. Ora riconosco un solo uomo, quello con cui tratto. Ed è il mio Figlio Gesù, e tutti coloro che sono in lui per fede”.

L’uomo muovo è colui che ha abbandonato ogni speranza di piacere a Dio con gli sforzi della carne. È morto ai vecchi metodi della carne. E per fede è arrivato a capire che c’è un solo modo per piacere a Dio, un solo modo per farlo gioire: Cristo deve diventare tutto in lui. Quest’uomo sa che il Padre non riconosce che Uno solo: Cristo e tutti coloro che sono in lui.

Questo uomo nuovo vive solo per fede: “Il giusto vivrà per fede”. Egli crede completamente nella Parola di Dio e si affida soltanto ad essa. Ha trovato la fonte di ogni suo benessere in Cristo, che è sufficiente in ogni cosa. E crede ciò che Dio dice di lui: “Il tuo vecchio uomo è morto, e la tua vita è nascosta con Cristo in Dio”. Forse a volte non lo sente appieno, né lo comprende bene, ma non discute con la Parola del Padre. La accetta con fede, e crede che il Signore è fedele alla sua Parola.

venerdì 19 settembre 2008

TENTARE DIO?

Mentre Gesù si trovava sul punto più alto del tempio, Satana gli sussurrò: “Forza – salta! Se sei veramente il Figlio di Dio, lui ti salverà!”.

“Se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perché sta scritto: "Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché non urti col tuo piede in alcuna pietra"” (Matteo 4:6).

Vedete l’astuzia di Satana in tutto questo? Ha isolato una promessa dal contesto scritturale – ed ha tentato Gesù inducendolo a far dipendere tutta la sua vita da essa. Era come se suggerisse: “Tu dici che Dio è con te. Ebbene, dimostramelo. Il Padre tuo mi ha già permesso di tormentarti. Dov’è la sua presenza in tutto questo? Puoi dimostrarmi che lui è con te facendo un bel salto. Se Dio è con te, ti permetterà di atterrare sul morbido. Allora potrai essere certo che lui è veramente con te. Altrimenti è meglio morire che continuare a vivere soltanto per te stesso. Hai bisogno di un miracolo per dimostrare che il Padre è con te!”.

Come reagì Gesù? Egli affermò: “Sta anche scritto "Non tentare il Signore Dio tuo"” (Matto 4:7). Cosa voleva dire esattamente Gesù in quel “tentare Dio”?

L’antico Israele ce lo dimostra. Per ben dieci volte il Signore si era dimostrato fedele nei confronti degli Israeliti. Il popolo di Dio aveva ricevuto una prova tangibile che il Signore era con loro. Eppure di volta in volta, il popolo si poneva la stessa domanda: “Dio è in mezzo a noi, si o no?”. Dio chiama quest’attitudine una “tentazione” nei suoi riguardi. Gesù usa questa stessa frase – “tentare Dio” – nella sua risposta a Satana. Cosa ci dice? Ci dimostra che è un peccato grave dubitare della presenza di Dio; non dobbiamo chiederci se è con noi o meno.

Come con Israele, Dio ce lo ha già dimostrato a sufficienza. Prima di tutto, abbiamo nella sua parola migliaia di promesse che ci parlano del suo contatto con noi. Secondo, abbiamo la nostra storia personale con Dio – una testimonianza delle sue molteplici passate liberazioni nei nostri confronti. Terzo, abbiamo una Bibbia piena di testimonianze che certificano la presenza di Dio nei secoli passati.

La Bibbia è chiara: dobbiamo camminare con Dio per fede e non per visione. Altrimenti, finiremo come Israele che fu infedele.

giovedì 18 settembre 2008

CI HA FATTI USCIRE FUORI PER PORTARCI DENTRO

Prima della croce, il pubblico in generale non aveva accesso a Dio; soltanto il sommo sacerdote poteva entrare nel luogo santissimo. La croce di Gesù ci ha aperto la strada per entrare alla presenza del Padre. Solo per la sua grazia, Dio infranse il muro che ci impediva di avere contatto con la sua presenza. Da quel momento in poi, Egli poté avvicinarsi all’uomo, abbracciando il figlio prodigo e i peccatori di ogni sorta.

Si consideri la liberazione miracolosa di Israele. Quando il popolo di Dio attraversò il mare in terra asciutta, vide le onde riversarsi sul nemico alle loro spalle. Fu un momento glorioso, ed essi tennero una meravigliosa riunione di lode, con danze, canti e ringraziamenti. “Siamo liberi! Dio ci ha liberato dalla mano dell’oppressore!”.

La storia di Israele rappresenta la nostra liberazione dalla schiavitù e dalla colpa del peccato. Sappiamo che Satana è stato sconfitto alla croce, e che siamo stati immediatamente liberati dalle sue grinfie di ferro. Eppure c’è un altro motivo per cui Dio ci ha salvati e liberati. Vedete, Dio non ha mai inteso che Israele si accampasse sul lato della vittoria del Mar Rosso. Il suo vero scopo quando li portò fuori dall’Egitto era quello di portarli dentro Canaan, la terra di pienezza. Li aveva fatti uscire per portarli dentro: nel suo cuore, nel suo amore. Voleva un popolo completamente dipendente dalla sua misericordia, dalla sua grazia e dal suo amore. E lo stesso vale per il suo popolo oggi.

Israele subì la prima vera prova qualche giorno dopo, e finì col mormorare e lamentarsi, in completa insoddisfazione. Perché? Avevano conosciuto la liberazione di Dio, ma non avevano imparato il suo grande amore per loro.

Ecco la chiave di questo insegnamento. Non puoi entrare nella gioia e nella pace – non puoi sapere esattamente come servire il Signore – se non capisci quanto è contento della tua liberazione… se non ti rendi conto che il suo cuore brama di stare in comunione con te.. se non realizzi che ogni muro è stato abbattuto alla croce… se non ti rendi conto che il tuo passato è stato completamente giudicato e cancellato. Dio ti dice: “Voglio che entri nella pienezza che ti attende nella mia presenza!”.

Moltitudini di persone oggi gioiscono per i benefici meravigliosi della croce. Sono usciti fuori dall’Egitto e rimangono dalla “parte vittoriosa” del loro Mar Rosso. Godono di una certa libertà e ringraziano continuamente Dio per aver gettato il loro oppressore nel mare. Ma molti di questi stessi credenti non capiscono il vero scopo che Dio ha per loro. Non capiscono che il Signore li ha fatti uscire – per farli entrare alla sua presenza.

mercoledì 17 settembre 2008

FIDUCIA PER ENTRARE ALLA PRESENZA DI DIO

“Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura” (Ebrei 10:19-20,22).

Ci sono due lati dell’opera di Cristo al Calvario. Uno è quello di cui beneficia l’uomo, e l’altro è quello di cui beneficia Dio. Uno beneficia il peccatore, l’altro beneficia il Padre.

Siamo ben a conoscenza del beneficio che ne ottiene l’uomo. La croce di Cristo infatti ci ha dato il perdono dei nostri peccati. Abbiamo ricevuto la potenza della vittoria sopra ogni schiavitù e il dominio sul peccato. Abbiamo ricevuto la misericordia e la grazia. E, naturalmente, abbiamo ricevuto la promessa della vita eterna. La croce ci ha dato la via d’uscita dai terrori del peccato e dell’inferno.

Ringrazio Dio per il beneficio della croce verso l’umanità e per il meraviglioso sollievo che essa reca. Gioisco del fatto che venga predicato di settimana in settimana nelle chiese di tutto il mondo.

Ma c’è un altro beneficio della croce, di cui siamo poco a conoscenza. Si tratta del beneficio arrecato al Padre. Vedete, conosciamo ben poco della delizia che il Padre ha reso possibile attraverso la croce. È il compiacimento di ricevere il figlio prodigo in casa sua.

Se ci concentriamo solo sul fatto che la croce è perdono – e se questo è il fine di ogni nostra predicazione – perdiamo di vista un’importante verità che Dio ha in serbo per noi attraverso la croce. C’è una comprensione maggiore, che ha a che fare con qualcosa che gli piace. Questa verità dà al popolo di Dio molto di più che un semplice sollievo. Porta libertà, riposo, pace e gioia.

Secondo la mia opinione, la maggior parte dei cristiani ha imparato ad entrare con fiducia davanti al trono di Dio per ottenere perdono, l’appagamento di ogni bisogno e le risposte alle preghiere. Ma in questo aspetto della fede – un aspetto che è importantissimo nel cammino con il Signore – manca il coraggio.

Il Signore è oltremodo gioioso che la croce ci abbia provveduto l’accesso aperto a lui. Infatti, il momento più glorioso della storia è stato quando la cortina del tempio si squarciò a metà, il giorno in cui Cristo morì. Fu in quel momento che nacque il beneficio di Dio. Nel momento in cui la cortina del tempio – che separava l’uomo dalla santa presenza di Dio – fu squarciata a metà, accadde qualcosa di meraviglioso. Da quel momento in poi, non solo l’uomo poté entrare alla presenza del Signore, ma Dio poté abbracciare l’uomo.

martedì 16 settembre 2008

CHIAMATI PRIMA DELLA CREAZIONE

L’apostolo Paolo dice di Dio: “Ci ha salvati e ci ha chiamati con una santa vocazione, non in base alle nostre opere, ma secondo il suo scopo e grazia, che ci è stata data in Cristo Gesù prima dell'inizio dei tempi” (2 Timoteo 1:9).

Ogni persona che è “in Cristo” è chiamata dal Signore. E tutti noi abbiamo lo stesso mandato: udire la voce di Dio, proclamare la sua Parola, non temere l’uomo e confidare nel Signore nonostante ogni prova concepibile.

Infatti, Dio fece questa promessa al profeta Geremia, quando lo chiamò (vedi Geremia 1:1-10). Come Geremia, anche noi non abbiamo bisogno di prepararci un messaggio per parlare al mondo. Dio ha promesso di riempirci la bocca con la sua Parola, nel momento esatto in cui ne avremo bisogno. Ma questo avverrà se solo avremo fiducia in lui.

Paolo dice che molti sono stati chiamati come predicatori, insegnanti e apostoli, e che tutti soffriranno per questa ragione. Lui si reputa fra questi: “Di cui io sono stato costituito araldo, apostolo e dottore dei gentili. Per questo motivo io soffro anche queste cose” (2 Timoteo 1:11-12). Sta dicendo in realtà: “Dio mi ha dato un’opera santa da compiere. E siccome ho questa chiamata, dovrò soffrire”.

La Scrittura ci mostra che Paolo fu messo alla prova come pochi ministri. Satana cercò di ucciderlo di volta in volta. La cosiddetta folla religiosa lo rifiutò e lo schernì. A volte anche quelli che lo sostenevano lo abbandonarono, lasciandolo abusato e dimenticato.

Ma Paolo non fu mai confuso davanti agli uomini. Non fu mai svergognato davanti al mondo. Paolo non impazzì mai. In ogni occasione, ebbe una parola unta da parte di Dio, quando più ce n’era bisogno.

Il fatto è che Paolo non sarebbe stato scosso. Non perse mai la sua fiducia nel Signore. Al contrario, poté testimoniare: “Io so in chi ho creduto, e sono persuaso che egli è capace di custodire il mio deposito fino a quel giorno” (2 Timoteo 1:12). Stava dicendo, in effetti: “Ho arreso la mia vita completamente al Signore. Morto o vivo, appartengo a Lui”. Ed esortò il suo giovane apprendista Timoteo a fare ugualmente: “Ritieni il modello delle sane parole che hai udito da me nella fede e nell'amore, che sono in Cristo Gesù” (1:13).

lunedì 15 settembre 2008

CAMMINA COME UN UOMO NUOVO

Conoscete tutti la storia. Un giovane prese la sua parte dell’eredità paterna e la sperperò vivendo in maniera meschina. Finì per essere rotto, rovinato spiritualmente e fisicamente, e nel periodo più buio della sua esistenza decise di ritornare da suo padre. La Scrittura ci dice: “Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò” (Luca 15:20).

Notate che niente impedì il perdono del padre verso il giovane. Questo giovane non dovette fare nulla – neanche confessare i suoi peccati – perchè il padre aveva già provveduto la riconciliazione per lui. Infatti, tutto avvenne per iniziativa del padre; egli corse verso suo figlio e lo abbracciò non appena lo vide ritornare. La verità è che qualsiasi padre che ama non si fa mai scrupoli a perdonare. Allo stesso modo, non è mai un problema per il nostro Padre celeste vedere un figlio penitente.

Infatti non è il perdono l’argomento centrale di questa parabola. Gesù specifica chiaramente che al figlio prodigo non bastò semplicemente il perdono. Il padre non abbracciò semplicemente il figlio, perdonandolo e lasciandolo andare via per la sua strada. No, questo padre desiderava qualcos’altro oltre alla restaurazione del figlio. Voleva avere comunione con suo figlio, voleva la sua presenza, il suo contatto.

Anche se il figlio prodigo era perdonato ed aveva riottenuto il favore del padre, non si era ancora sistemato in casa paterna. Soltanto allora suo padre sarebbe stato soddisfatto; la sua gioia sarebbe stata completa solo quando il figlio avrebbe di nuovo varcato la soglia di casa. È questo l’argomento centrale di questa parabola.

È qui che la storia si fa interessante. Il figlio si sentiva chiaramente a disagio nel perdono del padre. Per questo esitava ad entrare in casa. Cercava di dirgli: “Se solo sapessi quello che ho fatto, tutte le schifezze, le cose impure che ho commesso. Ho peccato contro Dio e contro il tuo amore e la tua grazia. Non merito il tuo amore. Hai ragione di mandarmi via per sempre”.

Ma notate la reazione del padre. Non pronuncia neanche una parola di rimprovero o biasimo. Non fa alcun riferimento alle bricconate commesse da suo figlio, non cita affatto la sua ribellione, la sua stupidità, la sua vita dilapidata, la sua bancarotta spirituale. In effetti, il padre non riconosce neanche il tentativo del figlio di stare fuori, di sentirsi indegno. Lo ignora. Perché?

Agli occhi del padre, il vecchio ragazzo era morto. Quell’immagine del figlio era ormai lontana dai suoi pensieri. Ora, agli occhi del padre, questo figlio era ritornato a casa ed era una persona nuova. E il suo passato non sarebbe più ritornato. Il padre stava dicendo: “Per quanto mi riguarda, il tuo vecchio uomo è morto. Ora, cammina con me come una persona nuova. Non devi più vivere sotto condanna. Il problema del peccato è stato risolto. Ora, entra con coraggio alla mia presenza e partecipa alla mia misericordia e alla mia grazia”.

venerdì 12 settembre 2008

IN ARABIA

Se cerco di piacere l’uomo, semplicemente non posso essere un servo di Cristo. Se il mio cuore è motivato dall’approvazione altrui – se questo è il mio modo di pensare, che influenza il mio stile di vita – la mia lealtà sarà divisa. Cercherò sempre di lottare per piacere a qualcun altro, oltre che a Gesù.

Qualche anno dopo la sua conversione, l’apostolo Paolo si recò nella chiesa di Gerusalemme e cercò di unirsi ai discepoli di lì, “… ma avevano tutti paura di lui, non potendo credere che egli fosse un discepolo” (Atti 9:26).

Gli apostoli conoscevano la reputazione di Paolo come persecutore. “Or io ero sconosciuto personalmente alle chiese della Giudea, che sono in Cristo, ma esse udivano soltanto dire: «Colui che prima ci perseguitava, ora annunzia quella fede che egli devastava»” (Galati 1:22-23).

Fu Barnaba ad aiutare gli apostoli a superare la paura di Paolo, ed essi gli offersero comunione. Ma Paolo decise di viaggiare fra i Gentili. Infatti, Paolo è attento a descrivere chiaramente la sua chiamata. Afferma che venne “non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma tramite Gesù Cristo e Dio Padre, che lo ha risuscitato dai morti” (1:1).

Poi aggiunge enfaticamente: “Ora, fratelli, vi faccio sapere che l'evangelo, che è stato da me annunziato, non è secondo l'uomo, poiché io non l'ho ricevuto né imparato da nessun uomo, ma l'ho ricevuto per una rivelazione di Gesù Cristo…. io non mi consultai subito con carne e sangue” (1:11-12,16).

Ciò che Paolo sta dicendo qui si applica a tutti quelli che desiderano avere la mente di Cristo: “Non devo leggere libri né prendere in prestito dottrine di uomini per ottenere quello che ho. Ho ricevuto il mio messaggio, il mio ministero e la mia unzione in ginocchio”. In Galati 1:17, Paolo sottolinea che “andò in Arabia”. Sta dicendo, in altre parole: “Non ho ricevuto la mia rivelazione di Cristo dai santi di Gerusalemme. Al contrario, sono andato in Arabia, nel deserto, per avere Cristo rivelato in me. Lì ho trascorso del tempo prezioso, svuotandomi di me stesso e ascoltando e ricevendo insegnamento dallo Spirito Santo”.

Paolo non era un predicatore orgoglioso, arrogante e solitario. Sappiamo che aveva il cuore e l’attitudine di un servo. Si era svuotato di ogni ambizione ed aveva trovato completa soddisfazione in Cristo.

Quando decidi di piacere Cristo, non avrai mai bisogno dell’applauso e dell’approvazione degli uomini.

giovedì 11 settembre 2008

NEL POSTO SEGRETO

Lo Spirito Santo venne ad un uomo pio che viveva a Damasco, di nome Anania. Lo Spirito disse ad Anania di andare a casa di Giuda sulla strada detta Dritta, e di imporre le mani su Saulo affinché recuperasse la vista.

Naturalmente Anania conosceva benissimo la reputazione di Saulo. E si rese conto che sarebbe stata una missione pericolosa. Eppure ecco in che modo lo Spirito Santo raccomandò Saulo ad Anania: “Ecco, sta pregando” (Atti 9:11).

Il Signore stava dicendo, in effetti: “Anania, troverai quest’uomo in ginocchio. Sa che stai per andare da lui. Conosce persino il tuo nome e sa il motivo per cui ti mando da lui. Vuole che i suoi occhi si aprano”.

Quando ricevette Saulo questa consapevolezza interiore? Come ricevette questa visione, questa parola pura da parte di Dio? Attraverso la preghiera fervente e la supplica. Infatti, credo che le parole dello Spirito per Anania rivelino ciò che mosse il cuore di Dio verso Saulo: “Ecco, sta pregando”.

Saulo era stato chiuso con Dio per tre giorni, rifiutando ogni cibo e bevanda. Voleva solo stare con il Signore. Perciò continuò a rimanere in ginocchio, pregando e cercando Dio.

Quando ero piccolo, mio padre – che era un predicatore – mi insegnava: “Dio apre sempre una via per la persona che prega”. Ci sono stati periodi nella mia vita in cui il Signore mi ha dato la prova tangibile di quanto ho appena affermato. Sono stato chiamato a predicare a soli otto anni, quando lo Spirito Santo scese su di me. Piansi e pregai gridando: “Riempimi, Signore Gesù”. Più tardi, quando ero adolescente, pregai finché lo Spirito scese su di me con intensità divina.

Quando ero un giovane pastore sorse in me una profonda fame che mi spinse a pregare diligentemente. C’era qualcosa nel mio cuore che mi diceva: “C’è qualcos’altro per servire Gesù, più di quanto sto facendo”. Perciò trascorsi mesi in ginocchio – piangendo e pregando per ore – finché il Signore mi chiamò ad andare a New York City per ministrare alle bande e ai drogati.

Ero in ginocchio anche vent’anni fa, cercando Dio con lacrime e grida, quando il Signore mi chiamò a fondare una nuova chiesa a Times Square.

Se mai ho udito una parola da parte di Dio – se mai ho avuto qualche rivelazione di Cristo, qualche misura della mente di Cristo – non è stato solo attraverso lo studio della Bibbia. È nata dalla preghiera. È nata cercando Dio in un luogo segreto.

mercoledì 10 settembre 2008

CONFESSARE CRISTO

“Chiunque perciò mi riconoscerà, davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Matteo 10:32-33).

Il termine greco per “riconoscere” in questo brano significa fare un patto, un accordo, un’intesa. Gesù sta parlando di un patto che stipuliamo con lui. La nostra parte è quella di confessarlo, o di rappresentarlo, nella nostra vita di tutti i giorni. Dobbiamo vivere per le sue promesse di protezione e cura personale nei nostri riguardi. E dobbiamo testimoniare delle sue benedizioni meravigliose in base a come viviamo.

Confessare Cristo significa molto più che credere nella sua divinità. È molto più che affermare che lui è il Figlio di Dio, crocifisso, sepolto, risorto, che siede alla destra del Padre. La Bibbia dice che persino i demoni ci credono, e tremano. Allora, cosa intende Gesù quando dice che dobbiamo riconoscerlo o confessarlo davanti agli uomini?

“Chiunque perciò mi riconoscerà…” (10:32, corsivo aggiunto da me). Usando il termine “perciò”, Gesù sta dicendo in effetti: “Alla luce di quello che ho appena detto”, oppure: “Siccome vi ho appena detto..”. Ma cosa aveva appena detto Cristo ai suoi ascoltatori? Aveva detto: “Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro” (10:29). Gesù stava dicendo loro: “Pensate ai milioni di uccelli in tutta la terra. Ora pensate agli uccelli che sono esistiti sin dalla Creazione. Fino a questo momento, nessun uccello è morto o è stato catturato senza il vostro Padre celeste non lo abbia saputo”.

Poi sottolineò: “Persino i capelli del vostro capo sono tutti contati” (10:30). Cristo stava enfatizzando: “Dio è così grande, molto al di là di quanto possiate comprendere. Non riuscirete mai a capire quanto è profonda la sua cura per voi”.

Gesù poi conclude dicendo: “Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri” (10:31). Riassume il tutto dicendo: “Chiunque perciò mi riconoscerà, davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (10:32). Sta dicendo in realtà: “Pensate a quanto vi ho appena rivelato sulla cura onnisciente e onnipresente del Padre. Dovete confessare questa verità a tutto il mondo. Dovete vivere, respirare e testimoniare che Dio si prende cura di voi”.

Credete nell’amore del Padre per voi e accettate la sua intima cura. E deponete ogni vostra paura e ogni dubbio. Vivete davanti agli uomini avendo fiducia che Dio non vi ha abbandonato. Confessate a tutti: “I suoi occhi sono sul passero, ed io so che veglia anche su di me”.

martedì 9 settembre 2008

PIENO CONTROLLO

Non c’è alcuna formula che possa determinare come vivere dipendendo completamente dal Signore. Posso offrirti solo quello che Dio mi ha insegnato in questo campo. Mi ha mostrato due cose semplici su come posso dargli il pieno controllo.

Prima di tutto, devo essere convinto che il Signore è ansioso e disposto a farmi conoscere la sua volontà, anche nei più piccoli dettagli della mia vita. Devo credere che lo Spirito che dimora in me conosce la volontà di Dio per me, e che per questo mi guiderà, mi condurrà e mi parlerà.

“Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà” (Giovanni 16:13-14).

Forse in questo momento sei in mezzo a qualche afflizione, provocata probabilmente da una decisione presa troppo alla leggera. Anche se fosse così, il Signore ha promesso: “Il tuo orecchio interno udrà il mio Spirito parlare al tuo cuore: ‘Vai da quella parte. Fai questo. E non fare quello…’”.

Secondo poi, dobbiamo pregare con fede incrollabile per ottenere la forza di ubbidire alle direttive di Dio. La Scrittura dice: “Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore” (Giacomo 1:6-7). Quando Dio ci dice di fare qualcosa, abbiamo bisogno di potenza per rimanere in corsa ed ubbidirgli appieno. Da oltre cinque decenni di vita ministeriale, ho imparato che Satana e la carne piantano sempre dei dubbi e delle domande nella mia mente. Ed ho bisogno di forza dall’alto per non dire “sì” ad ogni situazione, quando Gesù ha detto “no”.

Molti di noi pregano: “Signore, so quello che mi hai detto. Ma non sono ancora sicuro di aver sentito bene la tua voce. Non sono sicuro di essere abbastanza spirituale da riconoscere la tua voce. Per favore, apri o chiudi la porta per me in questa situazione”.

Non è questa la risposta di fede che Dio sta cercando dai suoi figli. Puoi pregare quanto vuoi, per ore o persino per giorni. Ma se non preghi con fede – credendo che lo Spirito Santo ti guiderà come Gesù ha promesso – non avrai mai la mente di Dio. Lui attenderà finché non ti vedrà accettare quello che dice ed ubbidirgli senza fare domande.

lunedì 8 settembre 2008

CHE QUESTA MENTE SIA IN VOI

“Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù” (Filippesi 2:5).

In questa esortazione l’apostolo Paolo sta dicendo al popolo di Dio: “Fate in modo che la mente che è in Cristo – lo stesso pensiero e lo stesso sentimento di Gesù – sia anche il vostro. Il suo pensiero e la sua mente è ciò che tutti noi dovremmo cercare”.

Cosa significa avere la mente di Cristo? Per dirla in parole povere, significa pensare ed agire come Gesù. Significa prendere delle decisioni simili a quelle di Cristo, che determinano come dobbiamo vivere. Significa spingere ogni facoltà della nostra mente ad avere la mente di Cristo.

Ogni volta che osserviamo lo specchio della Parola di Dio, dovremmo chiederci: “Vedo in me stesso il riflesso della natura e del pensiero di Cristo? Sto cambiando di immagine in immagine, conforme alla sembianza stessa di Gesù, grazie ad ogni esperienza che Dio realizza nella mia vita?”.

Secondo Paolo, ecco qual è la mente di Cristo: “Egli svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:7).

Gesù prese questa decisione quando ancora era in cielo. Fece un patto con il Padre di deporre la sua gloria celeste e di scendere sulla terra come uomo. Sarebbe disceso nel mondo come un umile servo. Ed avrebbe cercato di ministrare piuttosto che di farsi ministrare.

Per Cristo, questo significava dire: “Vado a fare la tua volontà, Padre”. Infatti, Gesù determinò prima ancora dei tempi: “Depongo la mia volontà per fare la tua, Padre. Soggiogo la mia volontà per poter abbracciare la tua. Tutto quello che dico e faccio deve provenire da te. Depongo tutto per dipendere totalmente da te!”.

A sua volta, l’accordo del Padre col Figlio fu quello di rivelargli la sua volontà. Dio gli disse, in effetti: “La mia volontà non ti sarà nascosta. Saprai sempre quello che sto facendo. Avrai la mia mente”.

Quando Paolo afferma coraggiosamente: “Io ho la mente di Cristo”, sta dichiarando: “Anch’io ho scelto di non avere più reputazione. Come Gesù, ho preso il ruolo di un servo”. E Paolo asserisce che questo può valere per ogni credente: “[Tutti noi possiamo] avere la mente di Cristo” (1 Corinzi 2:16).

venerdì 5 settembre 2008

TENTARE CRISTO

“E non tentiamo Cristo, come alcuni di loro lo tentarono, per cui perirono per mezzo dei serpenti” (1 Corinzi 10:9).

Cosa intende qui Paolo quando parla di “tentare Cristo”? Per dirla in parole povere, tentare il Signore significa metterlo alla prova. Lo tentiamo ogni qualvolta ci chiediamo: “Quanto sarà misericordioso Dio nei miei riguardi se commetto questo peccato? Quanto ancora posso continuare in questo peccato prima di provocare la sua ira? So che Dio è misericordioso e che questo è il tempo della grazia, in cui i peccatori non vengono condannati. Perché mai dovrebbe giudicare me, che sono suo figlio?”.

Moltitudini di cristiani oggi si pongono la stessa domanda, mentre giocano con una tentazione malvagia. Vogliono vedere quanto riescono ad avvicinarsi al fuoco dell’inferno senza affrontare le conseguenze del peccato. In breve, stanno tentando Cristo. E nel frattempo, questi cristiani allontanano la convinzione della Parola di Dio.

Ogni qualvolta andiamo contro la verità inculcataci dallo Spirito di Dio, stiamo facendo poca stima dell’avvertimento di Paolo: “Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere… E non fornichiamo, come alcuni di loro fornicarono, per cui ne caddero in un giorno ventitremila” (1 Corinzi 10:12,8).

Chiediti se stai mettendo alla prova i limiti della grazia preziosa di Dio. Stai tentando Cristo indulgendo nel peccato nonostante la tua ribellione? Ti sei convinto: “Sono un credente del Nuovo Testamento. Sono coperto dal sangue di Gesù. Perciò Dio non mi giudicherà”?

Continuando nel tuo peccato, stai trattando con disprezzo il grande sacrificio di Gesù per te. Il tuo attuale peccato ti sta svergognando apertamente, non solo agli occhi del mondo, ma davanti a tutto il cielo e l’inferno (vedi Ebrei 6:6).

In 1 Corinzi 10:13 Paolo descrive un modo per scampare ad ogni tentazione: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita, affinché la possiate sostenere”.

Qual è questa via d’uscita? È una crescente conoscenza e un’esperienza del santo timore di Dio.

giovedì 4 settembre 2008

I DIECI COMANDAMENTI

La maggior parte degli americani sa che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che i Dieci Comandamenti non possano essere esposti in nessun tribunale. Questa decisione importante è stata esaminata esaurientemente dai mass-media. Ma cosa significa questa regola?

Il tribunale è il luogo in cui viene messa in pratica la legge. I Dieci Comandamenti rappresentano la legge morale di Dio, che non cambia né muta. È stabile quanto la legge di gravità. Disobbedendo a questa legge, significa gettarsi da un edificio molto alto. Puoi negare che la legge abbia un effetto su di te, ma sicuramente dovrai pagarne le conseguenze.

Per dirla in parole povere, i Dieci Comandamenti sono le leggi eterne designate da Dio per impedire alla società di auto-distruggersi. Eppure, è sorprendente che molte ditte in questo momento stiano lavorando per cancellare ogni traccia di quei Comandamenti – ma anche del nome di Dio – sui marmi o sul cemento dei tribunali sui quali erano scolpiti.

Tutto ciò è un’immagine chiara dello stato della nostra società. Queste leggi immutabili all’origine furono scolpite su pietra dal dito di Dio. Ed ora vengono cancellate dalla pietra con la legge umana.

Alcuni cristiani dicono: “Che problema c’è? Non siamo mica sotto la legge. Perché dovremmo preoccuparci?”. No, non siamo sotto la legge ebraica, nel senso che non sottostiamo ai 613 comandamenti aggiunti dai rabbini giudaici. Ma ogni cristiano è sotto l’autorità della legge morale di Dio, che è riassunta nei Dieci Comandamenti.

Mi chiedo quali pensieri abbia Dio mentre questi operai cancellano le sue leggi davanti ai nostri occhi. Alcuni credenti affermano: “Non abbiamo bisogno di leggere da qualche parte i Comandamenti. L’importante è che siano scritti nei nostri cuori”. Ma la Parola di Dio non dice questo. Considerate che Dio quando consegnò i Comandamenti al suo popolo, ne determinò la chiara visibilità:

“E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; e inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi. Le legherai come un segno alla mano, saranno come fasce tra gli occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (Deuteronomio 6:6-9).

mercoledì 3 settembre 2008

LA GENERAZIONE LAMPO

Molti cristiani leggono regolarmente la Bibbia, credendo sia la Parola vivente e rivelata di Dio per le loro vite. Più volte nelle pagine della Scrittura, leggono di generazioni che hanno sentito la voce di Dio. Leggono di Dio che ha parlato più volte al suo popolo, ripetendo di volta in volta questa frase: “E Dio disse…”. Eppure molti di questi cristiani vivono come se Dio oggi non parlasse al suo popolo.

Un’intera generazione di credenti prende decisioni completamente per conto suo, senza pregare né consultare la Parola di Dio. Molti decidono semplicemente cosa vogliono fare, e poi chiedono a Dio di valicare i loro piani. Vanno avanti con forza, pregando semplicemente: “Signore, se non è la tua volontà, allora fermami”.

Viviamo in un periodo che viene definito “la generazione lampo”. La gente prende grandi decisioni in un batter d’occhio. Su questo concetto è stato scritto un best-seller dal titolo “Lampo: il potere di pensare senza pensare”. La teoria è: “Fidati dei tuoi istinti. Le decisioni in un batter d’occhio sono quelle che si dimostrano le migliori”.

Pensate al linguaggio “lampo” e affrettato che sentiamo ogni giorno: “Questa è l’offerta del secolo. Puoi fare soldi presto e subito. Ma hai solo una breve opportunità. Coglila al volo!”. Lo spirito che si cela dietro tutto questo è: “Subito, subito, subito!”.

Un tale pensiero ha iniziato ad infettare la chiesa, influenzando le decisioni prese non solo da “cristiani lampo” ma anche da “ministri lampo”. Centinaia di parrocchiani inferociti ci hanno scritto raccontandoci tutti la stessa storia: “Il nostro pastore è ritornato da una conferenza sulla crescita della chiesa ed ha annunciato immediatamente: ‘Da oggi in poi cambia tutto’. Ha deciso che dovremmo diventare una delle chiese più popolari! Non ci ha neanche chiesto di pregarci sopra.. siamo tutti confusi”.

Qualche anno fa, la parola comune fra i cristiani era: “Ci hai pregato sopra? Hai cercato la faccia del Signore su questa faccenda? I fratelli e le sorelle ti stanno circondando in preghiera? Hai ricevuto un consiglio divino?”. Io ti chiedo: è stato questo il tuo comportamento negli anni scorsi? Lo scorso anno, quante decisioni importanti hai preso in cui hai cercato onestamente la faccia di Dio e hai pregato sinceramente? O quante decisioni hai preso “in quattro e quattr’otto”? Il motivo per cui Dio vuole il pieno controllo delle nostre vite è per salvarci dai disastri – il che è esattamente dove finiscono la maggior parte delle nostre “decisioni lampo”.

martedì 2 settembre 2008

PERSEGUIRE LA SANTIFICAZIONE

La Parola di Dio ci dice senza mezzi termini: “Procacciate … la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore” (Ebrei 12:14).

Ecco la verità, semplice e chiara. Senza la santificazione impartita da Cristo stesso – un dono prezioso che onoriamo conducendo una vita devota all’ubbidienza della sua Parola – nessuno di noi vedrà il Signore. E questo non si riferisce solo al cielo, ma anche alla nostra vita attuale. Senza santificazione, non vedremo la presenza di Dio nel nostro percorso quotidiano, nella nostra famiglia, nei nostri rapporti, nella nostra testimonianza o nel nostro ministero.

Non importa a quante conferenze cristiane partecipiamo, quante cassette ascoltiamo con varie predicazioni, in quanti studi biblici siamo coinvolti. Se coviamo un peccato cancerogeno, se il Signore ha una controversia con noi per una nostra iniquità, nessuno dei nostri sforzi produrrà dei frutti santi. Al contrario, il nostro peccato diventerà sempre più contagioso ed infetterà chiunque ci circonda.

Naturalmente, questo problema va ben al di là di tutte le concupiscenze della carne, e comprende anche la corruzione dello spirito. Paolo descrive lo stesso peccato distruttivo in questo passo quando dice: “E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore” (1 Corinzi 10:10).

Così, carissimo fratello, permetterai allo Spirito Santo di affrontare tutte le concupiscenze che forse nascondi? E cercherai invece di affidarti alla via d’uscita che Dio ti ha provveduto? Ti esorto a coltivare un santo timore e una santa fede in questi ultimi giorni. Ti farà rimanere puro, anche se la malvagità imperverserà in maniera sempre peggiore attorno a te. E ti permetterà di camminare nella santità di Dio, che contiene la promessa della sua presenza perpetua.

È tutta una questione di fede. Cristo ha promesso di impedirti di cadere, e di darti la potenza per resistere al peccato – se credi semplicemente in quello che ha detto. Perciò credi in lui per ottenere questo santo timore. Prega per esso e accoglilo. Dio manterrà la sua Parola nei tuoi riguardi. Non puoi liberarti dalle grinfie del peccato con la tua forza, con delle promesse o soltanto con uno sforzo umano. “Non per forza, non per potenza, ma per il mio Spirito dice il Signore” (Zaccaria 4:6).

lunedì 1 settembre 2008

IL PIANO DEFINITIVO DI DIO

Alla fine del libro della Genesi, Dio aveva scelto un popolo esiguo ed insignificante perché divenisse una nazione esemplare. Voleva far sorgere un popolo che fosse per il mondo pagano un esempio vivente della sua benignità. Perciò, per realizzare questa testimonianza, Dio portò il suo popolo in posti che erano al di là del loro controllo. Isolò Israele in un deserto, dove soltanto lui sarebbe stato la loro fonte di vita, la loro provvidenza per ogni bisogno.

Israele non aveva il controllo sulla propria sopravvivenza in quel posto desolato. Non poteva controllare la propria disponibilità di cibo o di acqua. Non poteva controllare la propria destinazione, perché non aveva bussole o mappe. Come avrebbe mangiato e bevuto? Quale direzione avrebbe preso? E dove sarebbe finito?

Dio avrebbe fatto tutto per loro. Li avrebbe guidati tutti i giorni attraverso una nuvola miracolosa, che li copriva di giorno e di notte scacciava le tenebre davanti a loro. Li avrebbe nutriti col cibo degli angeli dal cielo ed avrebbe provveduto loro acqua da una roccia. Sì, ogni loro singolo bisogno sarebbe stato accudito dal Signore, e nessuno nemico li avrebbe potuti sconfiggere.

“Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per ammaestrarti; e sulla terra ti ha fatto vedere il suo grande fuoco e hai udito le sue parole di mezzo al fuoco” (Deuteronomio 4:36). Il popolo di Dio avrebbe sentito le sue stesse parole guidarli, ed in cambio loro avrebbero testimoniato: “Quale altro essere umano ha mai sentito la voce del Dio vivente?” (vedi 4:32-34).

Le nazioni circostanti l’antico Israele erano piene di “altri dèi”, idoli fatti di legno, argento e oro. Questi dèi erano muti, incapaci di vedere o sentire, incapaci di amare, guidare o proteggere il popolo che li adorava. Ma tutte le nazioni potevano guardare Israele e vedere un popolo speciale il cui Dio li portava in un terribile deserto. Avrebbero visto un Dio che parlava al suo popolo, che amava e poteva provare dei sentimenti, che rispondeva alle preghiere e provvedeva miracoli. Ecco un Dio vivente, che guidava il suo popolo in ogni dettaglio della loro vita.

Dio fece sorgere un popolo che sarebbe stato ammaestrato da lui solo. Sarebbe stato un popolo che avrebbe vissuto sotto la sua autorità, che si sarebbe affidato completamente a lui, dandogli il pieno controllo di ogni aspetto della sua vita. Quel popolo sarebbe diventato la sua testimonianza al mondo.

Perché Dio voleva il pieno controllo di un popolo e insisteva sulla loro fiducia completa in ogni momento? Perché solo Dio conosceva la strada ed avrebbe realizzato l’impossibile necessario per farli arrivare a destinazione.