venerdì 28 novembre 2014

DAMMI LA TUA PAROLA

Migliaia di cristiani oggi sono ciò che io chiamo credenti “del pane” – vivono solo di pane, chiedendo sempre a Dio di dimostrare la Sua fedeltà. Hanno una fame interiore e pensano di sapere cosa possa soddisfarla.

Per la maggior parte dei miei primi anni di ministero, anch’io ero un cristiano “del pane”. Avevo una fame profonda, alimentata da un bisogno inspiegabile. Quando pensai di aver bisogno di una chiesa nuova, la ricevetti! Quando credetti di aver bisogno di un programma televisivo, lo ottenni! Quando ebbi bisogno di folle, le ottenni! Si trattava di cose buone in sé, ma spesi anni a pregare, “Dio, dimostra la Tua potenza! Ho dei debiti, mandami dei soldi! Benedicimi, Signore! Benedici il mio ministero! Rispondi alle mie preghiere! Fa che mostri al mondo che Tu hai tutta la potenza. Guarisci i malati per dimostrare che sei lo stesso ancora oggi!”

Così raramente Dio trova un cristiano il cui unico obiettivo nella vita sia di conoscere e fare la Sua volontà – come fece Gesù – e che non dica mai, “Dio, dove sei?” ma invece prega, “Dio, dove mi trovo io riguardo l’obbedienza e la dipendenza?”

Quando staremo davanti al trono del giudizio, non saremo giudicati per quante guarigioni abbiamo compiuto o quanti demoni abbiamo scacciato, oppure per quante preghiere abbiamo visto esaudite o quanti grande opere abbiamo realizzato. Noi saremo giudicati per la dipendenza e l’obbedienza alla Sua Parola e alla Sua volontà.

Ai nostri giorni, nel nostro tempo, siamo diventato davvero bravi a “comandare” Dio. Comandiamo al diavolo e ai demoni; comandiamo alle fortezze di cadere. Tutto ciò è buono – ma pensa a quanto spesso gridiamo, “Oh, Dio! Comandami! Dimmi cosa fare. Mostrami come fare la Tua volontà, come obbedire ad ogni parola che procede dalla Tua bocca”.

In tutto questo, Dio ci sta dicendo, “Voglio essere la tua unica provvidenza, la tua unica speranza. Voglio essere l’unico oggetto della tua speranza”. Il mio grido è, “Oh, Dio, Tu ti prendi cura del mio denaro. Dammi solo la Tua mente. Tu ti prendi cura della mia salute, della mia famiglia, dei miei bisogni – dammi solo la Tua Parola”.

giovedì 27 novembre 2014

OSSERVARE LA SUA PAROLA

“L'uomo non vive soltanto di pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca dell'Eterno” (Deuteronomio 8:3).

Questo passo dal Deuteronomio è così potente che Gesù stesso lo usò contro il diavolo durante la grande tentazione nel deserto. “E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Ora il tentatore, accostandosi, gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli, rispondendo, disse: «Sta scritto: "L'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio"” (Matteo 4:2-4).

Come i figli d’Israele nel deserto, anche Gesù ebbe fame. Quale umiliazione maggiore ci sarebbe potuta essere per il Figlio di Dio se non quella di essere portato in un luogo di dipendenza totale?

Come uomo, Gesù imparò l’obbedienza e la dipendenza dalle cose che soffrì, come questa crisi di fame. Ciò che Gesù stava effettivamente dicendo è: “Non sono qui per compiacere me stesso o per viziare la mia carne. Sono qui per compiere il volere perfetto di Mio Padre”. Gesù abbandonò ogni preoccupazione umana nelle mani del Padre. In altre parole, Egli disse, “Spenderò la Mia vita e il Mio tempo ubbidendo a Mio Padre, facendo la Sua perfetta volontà e Lui si prenderà cura di me a modo Suo”.

Gesù sapeva che a Dio bastava dire una parola: “Fame, va via!” Ma sapeva anche che il Padre poteva dargli una carne che nessun uomo conosceva, così non si curò di cibo o bevanda o vestiti o case. Piuttosto, cercò prima la volontà di Dio e lasciò che Lui si prendesse cura di ogni bisogno.

Gesù stava dicendo qualcosa di molto profondo, a questo scopo: “Non sono venuto per chiedere al Padre di osservare la Sua parola per Me; sono venuto affinché Io osservassi ogni Sua parola!” Gesù non aveva bisogno di un miracolo per dimostrare l’amore del Padre per Lui. Egli riposava nelle parole del Padre. Il Suo grido non era “Dio, mantieni la Tua Parola per me!” ma piuttosto, “Fa che io osservi la Tua Parola in ogni cosa”.

mercoledì 26 novembre 2014

DIPENDENZA TOTALE

“Perché l'Eterno, il tuo Dio, sta per farti entrare in un buon paese, un paese di corsi d'acqua, di fonti e di sorgenti che sgorgano dalle valli e dai monti…un paese dove mangerai pane a volontà, dove non ti mancherà nulla…Guardati bene dal dimenticare l'Eterno, il tuo Dio…perché non avvenga, dopo aver mangiato a sazietà e aver costruito e abitato belle case, dopo aver visto le tue mandrie e le tue greggi moltiplicare, e il tuo argento e il tuo oro aumentare…che il tuo cuore si innalzi e tu dimentichi l'Eterno, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù…Guardati dunque dal dire nel tuo cuore: "La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno procurato queste ricchezze"” (Deuteronomio 8:7-14, 17).

Il Signore qui non sta parlando solo ad Israele, ma anche a noi oggi. Lo scopo della loro prova nel deserto non fu mai dubbia: fu “per umiliarti e per provarti e per farti alla fine del bene” (Deuteronomio 8:16). Egli doveva insegnare a Israele come gestire tutta la bontà che stava per riversare su loro. E Dio ci proverà nello stesso modo.

Vedi, sebbene i figli d’Israele erano stati scampati e fossero liberi, guidati in maniera soprannaturale e oggetto dell’amore di Dio e della Sua potenza miracolosa, mancava loro qualcosa: essi non dipendevano da Dio!
Il sangue può coprire i tuoi peccati, ma non ti fa dipendere da Lui. I miracoli possono liberarti dal potere di Satana, ma non possono renderti dipendente da Lui. Puoi essere condotto da Dio e ancora non appoggiarti completamente sul Signore.

Dio deve rimuovere da noi ogni sicurezza di noi stessi e distruggere tutto ciò che resta dell’auto-giustizia, dell’orgoglio spirituale e della sbruffoneria. Egli deve (e lo farà) umiliare tutti coloro che sono destinati ad ereditare le Sue grandi benedizioni spirituali.

Egli prenderà un Saulo da Tarso – sicuro di sé, che si ritiene giusto, consumato dalla conoscenza delle Scritture, ripieno di zelo per Dio, pronto a morire per Yahwhew – e farlo diventare cieco! Saulo doveva essere umiliato davanti al mondo, condotto come un bambino e in attesa impotente per giorni, finché Dio non si mosse. Venne umiliato fino al punto della dipendenza totale!

martedì 25 novembre 2014

LA PROVA

I figli d’Israele erano completamente impotenti – padri, madri, principi, capi – tutti senza un posto dove andare. Nessun cammello era carico di provviste. Niente frutta secca, pesce, pane, fichi, datteri, uva passa o noci. Senza dubbio avevano visto le provviste del faraone spazzate via: canovacci carichi di cibo galleggiare sul Mar Rosso! La loro logica sarà stata: “Dio conosceva l’esatta ora e il giorno in cui avremmo lasciato l’Egitto. Mosè parla con Dio, allora perché non ci ha detto do portarci dietro una provvista di cibo per almeno sei mesi? Persino gli dei d’Egitto trattano meglio i loro soldati. Perché c’è stato detto di portare tutto quest’oro, l’argento e i gioielli? Non possiamo mica mangiare questa roba; non vale niente qui!”

Non c’era nemmeno un filo d’erba all’orizzonte – nessun animale da cacciare, nessun albero da frutta, nessuno straniero col quale fare affari. Non avrebbero potuto tornare in Egitto anche se l’avessero voluto perché il Mar Rosso impediva la loro ritirata! E se avessero aggirato il mare, gli egiziani li avrebbero arrestati con qualsiasi bastone o pietra, avendone avuto abbastanza delle piaghe.

Così, non c’era niente se non un deserto inquietante e logorante. I bambini piangevano e le donne si torcevano le mani. Ogni padre e marito si sentiva umiliato e impotente. Si radunarono tutti insieme attorno a Mosè e si lamentarono: “Ci avete condotti in questo deserto per far morire di fame tutta questa assemblea” (Esodo 16:3).

Era un’umiliazione per Israele ed è una lezione per noi oggi. “Or queste cose avvennero come esempi per noi, affinché non desideriamo cose malvagie come essi fecero… e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età” (1 Corinzi 10:6, 11).

Dio condusse Israele in un luogo di completa umiliazione.

La prova degli israeliti non riguardava l’avere coraggio per affrontare nemici potenti, perché Dio aveva già promesso di combattere le loro battaglie. Si trattava delle benedizioni per le quali non erano pronti: buone case, tini pieni di vino, fiumi di latte, abbondanza di miele, grano e bestiame – per non parlare di tutti i tipi di benedizione spirituale.

“Così egli ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna…per farti comprendere che l'uomo non vive soltanto di pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca dell'Eterno” (Deuteronomio 8:3).

lunedì 24 novembre 2014

LA MISURA DELLA FEDE by Gary Wilkerson

I Vangeli rendono chiaro che qualsiasi misura di fede noi riceviamo dipenda da noi.

“Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e la madre di Gesù si trovava là. Or anche Gesù fu invitato alle nozze con i suoi discepoli. Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino»” (Giovanni 2:1-3).

Ti è mai capitato di finire qualcosa? Forse la pazienza nei confronti del tuo figlio ribelle? La speranza per il tuo matrimonio? A questo matrimonio a Cana, la madre di Gesù, Maria, vide che era finito il vino, così andò da Gesù e disse, “Fa qualcosa”.

Gesù rispose, “Il mio tempo non è ancora giunto” (2:4). Maria avrebbe potuto accettare la risposta del Figlio come un severo editto: “Bene, è stato sovranamente dichiarato dal cielo che il vino non verrà moltiplicato in questo matrimonio”. Invece lei agì come una buona madre ebrea o qualsiasi altra mamma in quella situazione e ignorò la risposta del figlio. “Sua madre disse ai servi: «Fate tutto quello che egli vi dirà»” (2:5).

Teologicamente, sono fermamente convinto della sovranità di Dio. Credo che nulla accada se Lui non lo decreti. Però a volte il decreto sovrano di Dio è “Lascio fare a te”. La chiara impressione da questo passo è che Gesù non avrebbe agito su richiesta di Maria. Ne aveva anche un forte motivo teologico: “Il mio tempo non è ancora giunto”, come a dire che Dio non aveva ancora annunciato il Suo ministero pubblicamente.

Ma Maria non poteva aspettare il calendario celeste. Aveva bisogno che Dio si muovesse immediatamente – e così il calendario si spostò! “Gesù disse loro: «Riempite d'acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all'orlo. Poi disse loro: «Ora attingete e portatene al maestro della festa…E, come il maestro della festa assaggiò l'acqua mutata in vino (or egli non sapeva da dove venisse quel vino…chiamò lo sposo, e gli disse: «Ogni uomo presenta all'inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino ad ora» “ (2:7-10). Non era solo un vino di rimpiazzo. Era il migliore che ci fosse!

Avvenne un miracolo, che andò persino oltre le aspettative di Maria. Eppure le cose sarebbero potute andare molto diversamente. Si sarebbe potuta scoraggiare alla riposta di Gesù. Avrebbe potuto accettare le Sue parole per quelle che erano, ammettendo, “Immagino che non sia il momento giusto”. Invece fece un prelievo di fede dalla banca celeste senza nemmeno aver prima depositato.

sabato 22 novembre 2014

ACCENDONO LO SCHERMO by Claude Houde

Una delle più grandi sorprese di un nuovo credente che comincia a leggere ed esplorare la Bibbia è quella di scoprire che gli uomini e le donne delle Scritture sono così incredibilmente umani. Non c'è trucco, né inganno e nessun lifting nel racconto Biblico. Non ci sono sceneggiature di Hollywood, né “troppo bello per essere vero”, né grandiosi e perfetti eroi.

Una delle ragioni per le quali la Bibbia è il libro più venduto al mondo di tutti i tempi anno dopo anno è dovuto al fatto che azioni e personaggi che si trovano nelle sue pagine sono semplicemente affascinanti. La Bibbia è il libro più letto al mondo perché i sessantasei libri che compongono le Scritture sono, infatti, uno specchio in cui tutti troviamo un riflesso di noi stessi presto o tardi. Sebbene gli uomini e le donne del Vecchio Testamento siano molto distanti da noi nel tempo, spazio, contesti, costumi e realtà culturali, loro sono proprio lì, così incredibilmente vicini a noi nella loro esperienza umana ed umanità. Dai uno sguardo e dovrai ammettere che queste persone “accendono, letteralmente, lo schermo”. Leggere la Bibbia è come provare l'esperienza dell'ultimo “reality TV!” Ogni pagina è avvincente e ci proietta nelle prime file del teatro delle vite umane in connessione con il Divino.

Veniamo scossi, restiamo sbigottiti, ci confrontiamo e commuoviamo davanti alle loro avventure, battaglie, speranze, dubbi, passioni e fede perché esse sono dolorosamente ed implacabilmente come le nostre (o almeno come qualcuno di nostra conoscenza che quando si avvicina pericolosamente è così vicino a noi da farci mettere via lo specchio). Queste storie di vita biblica ci fanno sia piangere che ridere. I nostri spiriti vengono schiacciati dai loro fallimenti, si struggono per gli errori che commettono e sollevati ad ogni exploit.

Questi uomini e donne della Parola di Dio sono fatti di carne ed ossa. Sognano, soffrono, cadono, piangono e si arrabbiano, vengono traditi dai loro amici più vicini e dalle persone più fidate. A volte sono spaventati da ciò che c'è dentro di loro. Dubitano ed agitano con rabbia i loro pugni verso il cielo, provano paura e vero dolore. Si tagliano e sanguinano. Girano le spalle a Dio dubitando della Sua esistenza per poi correre a Lui quando le tragedie li colpiscono. Sono così forti ma tuttavia così deboli, non fanno ciò che dovrebbero e spesso finiscono per fare quello che odiano e sanno essere sbagliato. Sognano la bellezza e la nobiltà, un mondo migliore, giustizia, e di ricominciare daccapo le loro vite”.

La Bibbia è una vera e propria scatola di gioielli, piena di diamanti grezzi. Ogni libro ed ogni personaggio riflette un aspetto dell'esperienza umana in cerca dell'essenziale, dell'eterno e di significato.

Mentre leggi la Bibbia, puoi scoprire Dio e trovare te stesso.

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 21 novembre 2014

RACCOGLIERE CON GIOIA

“Infine venne anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, io sapevo bene che tu sei un uomo aspro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; perciò ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; ecco te lo restituisco". E il suo signore rispondendo, gli disse: "Malvagio e indolente servo, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso…Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha i dieci talenti…E gettate questo servo inutile nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti” (Matteo 25:24-26, 28, 30). Chi è questo servo pigro e malvagio e perché fu gettato nelle tenebre?

Innanzitutto, si trattava di un servo di Dio che era controllato da un peccato segreto. Gesù lo definì servo malvagio, che qui denota il male o qualcosa di sinistro. Sebbene sia associato a un circolo di servi impegnati, fruttuosi e gioiosi, c’è qualcosa di nascosto e inconfessato in quest’uomo. Egli dichiara di conoscere il Signore (“sapevo bene che tu sei un uomo aspro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso”), ma aveva sviluppato una visione distorta del Signore, a causa del peccato non abbandonato. Egli dice, “Sei un uomo duro”, che equivale a dire, “Ti aspetti troppo da me; non posso vivere all’altezza delle Tue richieste di servizio!”

É il peccato nel cuore che fa dire, “É troppo duro per me!” Il cuore arreso, d’altro canto, diviene libero e l’obbedienza non è più un peso. Per il cuore arreso, è tutta gioia. “Quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia. Ben va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia portando i suoi covoni” (Salmo 126:5-6).

Un ministro una volta ascoltò una delle nostre registrazioni e disse a un suo amico, “Nessuno può vivere così! Tutti commettono degli errori. Non puoi vivere così puramente come loro predicano!” Lo vedeva come un messaggio duro.

Mi chiedo perché.

giovedì 20 novembre 2014

IN PRIMA LINEA

I servitori volenterosi non avranno paura “del leone per le strade”. Il cristiano pigro dice, “C’è un leone là fuori e verrò ucciso per strada se vado là fuori”.
“Il pigro dice: «C'è un leone nella strada, c'è un leone per le vie!»” (Proverbi 26:13).

C’è un leone per le strade? Sì! Un leone ruggente che cerca di divorare. Ma i servi ripieni di Spirito non hanno paura di alcun leone. Prima che tornassi a New York a ministrare, il diavolo cercò di mettere la paura nel mio cuore. Avevo visto cosa sta per accadere e quanto malvagie fossero divenute queste strade. Satana diceva, “Sarai ucciso per strada!” Ma Gesù comandava, “Presto, va' per le piazze e per le strade della città, conduci qua i mendicanti, i mutilati, gli zoppi e i ciechi” (Luca 14:21). Noi non abbiamo paura!

Penso a quanto dev’essere meraviglioso vivere in un luogo tranquillo, appartato, e molti hanno questo privilegio. Ma ci sono numeri crescenti di cristiani che “vanno sulle colline” solo per nascondersi. Il leone li ha inseguiti e questi cercano un luogo sicuro. Sono già passato per questo modo di pensare. Gary North, un ricostruzionista esperto, ha scritto un libro intitolato Governo per emergenza, nel quale avverte i cristiani di ammassare beni e armi e prepararsi a nascondersi e proteggere le loro proprietà. La lista da lui raccomandata include liquore e tabacco per corrompere (lui lo chiama “barattare”) gli ufficiali di polizia in tempi di anarchia.

Questi sono coloro che grideranno affinché le rocce e le montagne li nascondano dalla Sua ira (Apocalisse 6:16). “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà” (Matteo 16:25).

La chiesa degli ultimi giorni, ripiena di Spirito, non si nasconderà, ma sarà in prima linea a combattere il buon combattimento e a portare una raccolta di anime.

mercoledì 19 novembre 2014

LA RACCOLTA DEGLI ULTIMI GIORNI ATTENDE!

C’è qualcosa di unico e speciale riguardo i servi che porteranno l’ultima grande raccolta. Innanzitutto, essi non avranno paura di “arare al freddo”.

“Il pigro non ara a causa del freddo; elemosinerà quindi al tempo della raccolta, ma non avrà nulla” (Proverbi 20:4).

Gesù disse che il campo è il mondo, intendendo le nazioni, i popoli, le razze. Quando giunsi a New York nel 1958, la chiesa, la società e il governo, tutti dicevano che i drogati fossero incurabili – soprattutto i dipendenti da eroina. In realtà dicevano, “Fa troppo freddo per arare! Loro non vogliono Dio! Non possono essere raggiunti”. Ma Dio mi disse, “Va ad arare! È una miniera di diamanti e qui avrò una grande raccolta”. E così fu.

Lungo il confine meridionali si torcono le mani per i milioni di clandestini che entrano nel paese. A New York e in California clandestini illegali arrivano da tutto il globo. Dio ha innalzato chiese per raggiungerli e portarli a Cristo, perché questi nuovi operai cristiani l’hanno vista come un’opportunità per arare. Dio ha portato il campo di missione a loro. Ora nuovi ministri, una volta clandestini illegali, tornano alle loro case come missionari per evangelizzare.

Sì! Freddi venti d’apostasia stanno soffiando sulla terra. Gli ebrei sono freddi, come pure i musulmani. Molti sembrano disperati e induriti. Ma il Signore dice, “Non essere pigro – va ad arare!” Nessun gruppo di persone, nessun individuo dovrebbe essere considerato troppo freddo, troppo indurito o troppo lontano! Va ad arare! Ara e tu raccoglierai! In questo giorno della Sua potenza, lo Spirito li convincerà tutti.

Prima di fondare la chiesa di Times Square, ci fu detto che New York era troppo dura, troppo malvagia – non c’era speranza – nessuno sarebbe uscito di domenica sera per andare in chiesa. C’era troppo cinismo, troppo crimine e le persone non avrebbero lasciato le loro case per venire a Times Square di notte, qualsiasi notte. Si supponeva che facesse freddo per arare. Ma questa chiesa stracolma dimostra quanto si sbagliassero.

martedì 18 novembre 2014

IL POPOLO DI DIO SARÀ VOLENTEROSO

Il Salmo 110 è una profezia chiara riguardo il popolo degli ultimi giorni, il quale “si offrirà volenteroso nel giorno del tuo potere” (verso 3). Martin Lutero definì questo salmo “una gloriosa profezia sul Regno di Cristo”. E aggiunse, “dovrebbe essere caro a tutti nella chiesa”.

Il popolo di Dio sarà “volenteroso” in quel giorno; saranno volontari spontanei. Ecco come Dio lo farà: quando deciderà che il Suo giorno potente è giunto, Egli innalzerà profeti santi, sentinelle e pastori che suoneranno la tromba. Dio si muove in maniera soprannaturale su un popolo che risponde. Essi prestano attenzione alla chiamata al ravvedimento, a radunarsi e alzarsi in fede per sfidare il nemico. Essi si svegliano, escono e sfidano le potenze delle tenebre. Il popolo di Dio inizia a gridare e Lui manda profeti a risvegliare la chiesa.

Accadde questo, quando Sisera e i suoi grandi carri di ferro insorsero contro Israele. Dio innalzò Debora perché “i figli d’Israele gridarono all’Eterno” (Giudici 4:3). Fu lo Spirito del Signore a scendere su loro mentre Debora in seguito cantava, “Poiché il popolo si è offerto spontaneamente” (Giudici 5:2). Quando lo Spirito di Dio scende veramente su delle persone, non devi spingere, supplicare, esortare o minacciare. Essi diventano volenterosi nel giorno della Sua potenza. Lo vedo succedere qui nella Chiesa di Times Square. La Parola sta purificando e lo Spirito di Dio sta scendendo su molti. Ora abbiamo abbondanza di volontari, disposti a fare qualsiasi cosa per Gesù.

“Il tuo popolo si offrirà volenteroso nel giorno del tuo potere; nello splendore di santità” (Salmo 110:3). Questa è una profezia per cui Dio avrà un popolo che non vedrà la santità come un peso troppo greve da portare. Non la vedranno come qualcosa di difficile o legalista - ma di bello! Non saranno imbarazzati nell’ascoltare un messaggio duro ma, piuttosto, lo vedranno come Dio che taglia e lucida un diamante affinché altri raggi di luce possano risplendere da esso. Si tratta di una profezia che annuncia che in un giorno di malvagità, d’immoralità, Egli innalzerà un esercito santo, che cammina con gioia in tutti i Suoi comandamenti.

lunedì 17 novembre 2014

LE RISORSE DEL CIELO by Gary Wilkerson

Nel parlare delle risorse del cielo, il profeta Zaccaria offre una parola potente ma misteriosa: “In quel giorno l'Eterno difenderà gli abitanti di Gerusalemme; in quel giorno il più debole fra loro sarà come Davide, e la casa di Davide sarà come Dio, come l'Angelo dell'Eterno davanti a loro” (Zaccaria 12:8).

Zaccaria stava osservando la storia fino ai nostri giorni.A motivo dell’opera di Cristo per noi, persino il cristiano più debole sarà forte quanto Davide, il più grande re d’Israele. E il più forte credente sarà “come Dio”, come a dire, simile a Cristo. Tutto ciò suona stravagante. tuttavia, in questa profezia, Dio ci offre un’immagine delle risorse che ha reso disponibili per la Sua Chiesa. Le riserve della banca del cielo sono destinate ad essere elargite si noi per la Sua grande gloria, soprattutto nelle prove.

Gran parte della chiesa deve ancora afferrare ciò. Quando alcuni cristiani si recano allo sportello, restano muti. Lo Spirito Santo chiede loro, “Cosa posso fare per te?”, ma loro non sanno chiedere quelle ricchezze a loro disponibili. Piuttosto, rispondono, “Signore, dammi qualsiasi cosa Tu voglia. Non ho ambizioni, ma Tu sei sovrano. Puoi fare come vuoi”.

Potrebbe sembrare umiltà, persino santità, ma la Scrittura suggerisce che quest’attitudine in realtà frustra lo Spirito Santo. La Sua risposta è, “Che vuoi dire quando dici che non c’è niente nel tuo cuore? Non vedi il nemico all’opera depredare le vite delle persone che ami? Non vedi che i tuoi cari nella paura e nei legami potrebbero essere liberati se solo conoscessero la Mia potenza liberatrice? Guardati intorno. Ci son regni da conquistare, nemici da distruggere, demoni da scacciare!”

Paolo ci dice di “desiderare ardentemente i doni spirituali”. Ciò significa che quando ci rechiamo allo sportello, la nostra richiesta dovrebbe essere, “Signore, ho il dono della fede. Potresti anche darmi il dono dell’evangelizzazione, affinché possa portare altri alla fede?” Oppure, “Signore, mi hai dato il dono di profezia. Ti prego, dammi una parola per oggi per la sorella che sta affrontando un grande dolore ed è senza speranza”.

Una delle lezioni più grandi che mio padre, David Wilkerson, mi ha insegnato, è stata, “Puoi avere di Gesù quanto vuoi”. Il mio messaggio in risposta è dire a te: Và allo sportello del cielo e chiedi eccessivamente!

sabato 15 novembre 2014

SOLO UN PASTORELLO by Nicky Cruz

Davide era solo un giovane pastore che si prendeva cura delle pecore di suo padre, quando Dio Dio lo scelse per diventare il re d'Israele. Dio aveva rifiutato Saul come re a causa della sua cattiveria e mandò quindi il suo profeta Samuele a cercare Davide, un semplice pastorello. “Egli [Davide] era biondo, aveva begli occhi e un bell’aspetto. Il Signore disse a Samuele: «alzati, ungilo, perché è lui». Allora Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno lo Spirito del Signore investì Davide” (1Samuele 16:12-13).

Prova ad immaginare cosa Davide avrà provato in quel momento. Come avrebbe mai potuto immaginare di diventare re d'Israele? Riuscì inoltre a comprendere cosa stava accadendo? Era solo un ragazzino che badava a delle pecore e che probabilmente si stava preparando ad occuparsi degli affari del padre un giorno o l'altro. Il lavoro come pastore era il lavoro più basso che una persona avrebbe potuto fare. Essendo il figlio più giovane di Isai, Davide veniva mandato ai campi ogni giorno per occuparsi del regge; i suoi fratelli invece avevano i lavori “più importanti”. Nemmeno suo padre riusciva a vedere la grandezza che c'era dentro il cuore di Davide. 

Ma Dio cambiò tutto questo! Dio vide il cuore di Davide e vi entrò per creare un' alleanza con lui, un grande e glorioso futuro migliore di quello che Davide avrebbe potuto sognare per sé stesso.

A quel tempo Davide era felice di passare il suo tempo per i campi solo con Dio. Avrebbe corso sull'erba e cantato davanti al Signore, lodandoLo, pregandoLo e respirando la meravigliosa aria di montagna. All'alba avrebbe trovato un luogo su una roccia alta e guardato l'alba meravigliosa godendosi il cambiamento dei colori mentre cambiavano di minuto in minuto. Ogni mattina mungeva sotto il soffio del vento del nord, rafforzava le sue ossa bevendo la libertà dello spazio aperto.

Era nei campi che Davide si mise in contatto per la prima volta con Dio, dove imparò a parlare con Lui come un amico. Ecco perché i salmi di Davide sono così belli ed ispiranti. Nei salmi egli ci porta indietro ai giorni in cui era solo con Dio, danzando nei campi insieme a Lui, accudendo le pecore e crescendo in amore ed amicizia.

“I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani. Un giorno rivolge parole all’altro, una notte comunica conoscenza all’altra... . Là, Dio ha posto una tenda per il sole, ed esso è simile a uno sposo che esce dalla sua camera nuziale; gioisce come un prode lieto di percorrere la sua via. Egli esce da un’estremità dei cieli e il suo giro arriva fino all’altra estremità; nulla sfugge al suo calore.” (Salmo 19:1-2, 4-6).
Come pastore, Davide amò Dio con passione. E Dio ne prese nota.

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Nicky Cruz, evangelista conosciuto in tutto il mondo ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimini dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne raccontata prima ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo libro e best seller Run, Baby, Run.

venerdì 14 novembre 2014

UDIRE CORRETTAMENTE LA SUA VOCE

Quando non si sente la voce di Dio, gli uomini corrono e operano per Lui senza un mandato – sono da soli. Ci sono passato: fare buone opere, cogliere sfide, credere pienamente di essere nel posto giusto contro gli operatori d’iniquità. E finii per pagare migliaia di dollari di debiti, debole e disilluso, implorando aiuto ad ogni mossa. Non ero stato mandato da Dio ma non capivo. Ero spezzato, appesantito, disposto a rinunciare davvero a tanto; non era qualcosa nato dalla preghiera – era compassione umana.

Ma poi ho detto, “Basta, Signore! Non un passo oltre se prima non me lo comandi Tu. Non un movimento se non sento la Tua voce!” E qualsiasi somma di denaro fosse necessaria, arrivava, perché Dio sosteneva ciò che Lui iniziava. È una gioia senza peso, pace senza elemosinare. L’elemosinare nei ministeri oggi è il risultato di uomini che fanno buone opere senza essere stati mandati dalla voce di Dio. I loro desideri vengono scambiati per una richiesta da parte di Dio.

Gesù non muoveva un passo se non riceveva una parola dal cielo. “Le cose che ho udito da lui, le dico al mondo…non faccio nulla da me stesso, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato” (Giovanni 8:26, 28). “Il Padre stesso mi ha mandato e mi ha comandato ciò che io devo dire ed annunziare…le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre me le ha dette” (Giovanni 12:49-50).

Ecco sei punti di salvaguardia per udire correttamente la voce di Dio:
  1. La Sua voce ti porta sempre a Gesù e porta alla luce ogni peccato e concupiscenza. Giovanni udì la Sua voce e disse, “Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto” (Apocalisse 1:17).
  2. La Sua presenza (o il Suo volto) sempre accompagna la Sua voce. Sarai sopraffatto e ripieno di gioia per la gloria della Sua presenza.
  3. La Sua voce ti donerà certezza scritturale. Lo Spirito Santo ti guiderà alla conferma nella Sua Parola. Tutto ciò che Dio dice deve allinearsi con le Scritture in ogni punto.
  4. Qualsiasi cosa Egli dirà resisterà davanti al trono di giudizio di Cristo, nella sua purezza e altruismo.

giovedì 13 novembre 2014

IL SUONO DELLA SUA VOCE

Il desiderio di Dio per il Suo popolo è che la loro gioia più grande sia il suono della Sua voce.

“Colui che ha la sposa è lo sposo, ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ode, si rallegra grandemente alla voce dello sposo; perciò questa mia gioia è completa” (Giovanni 3:29). La nostra più grande gioia dovrebbe essere, “Ho sentito la Sua voce! Ero solo, in attesa e L’ho sentito parlare a me!” Nel Cantico dei cantici, possiamo udire un duetto nuziale degli ultimi giorni. Lo sposo chiama la Sua fidanzata a nascondersi segretamente con Lui: “O mia colomba, che stai nelle fenditure delle rocce, nei nascondigli dei dirupi, fammi vedere il tuo viso, fammi udire la tua voce, perché la tua voce è piacevole, e il tuo viso è leggiadro” (Cantico dei cantici 2:14). Più in là nel Cantico, lei risponde, “Sento la voce del mio diletto, che picchia e dice: «Aprimi…amica mia, colomba mia” (5:2).

A coloro i cui cuori si sono raffreddati, che non riescono più ad ascoltare la Sua voce, Dio ha promesso di donare un cuore nuovo e tenero se si ravvedono e tornano a Lui con fede. Un cuore duro non è terminale – se vuoi cambiare! Non è qualcosa che Dio ti ha fatto; è qualcosa che tu hai fatto a te stesso escludendo la Parola di Dio. Ecco la tua promessa: “Essi vi ritorneranno e toglieranno via tutte le sue cose esecrande e tutte le sue abominazioni. E io darò loro un altro cuore e metterò dentro di loro un nuovo spirito, toglierò via dalla loro carne il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché camminino nei miei statuti e osservino le mie leggi e le mettano in pratica; allora essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio” (Ezechiele 11:18-20).

E, “Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti” (Ezechiele 36:25-27).

mercoledì 12 novembre 2014

LE SUE AMOREVOLI BRACCIA

“Io sono sfinito a forza di sospirare; ogni notte allago di pianto il mio letto e faccio scorrere le lacrime sul mio giaciglio” (Salmo 6:6).

Quest’ammazza giganti, questo potente guerriero del quale cantavano “Davide ne ha uccisi dieci mila”, questo poeta che scrisse così tanto sul confidare in Dio e gettare su Lui ogni sollecitudine, questo stesso uomo di Dio gridò, “Abbi pietà di me, o Eterno; perché sono sfinito dal male; guariscimi, o Eterno, perché le mie ossa sono afflitte” (Salmo 6:2). Davide aveva peccato gravemente, confessando, “Le mie iniquità infatti superano il mio capo; sono come un grave carico, troppo pesante per me. Le mie piaghe sono fetide e purulenti, per la mia follia. Sono tutto ricurvo e abbattuto; vado in giro tutto il giorno facendo cordoglio” (Salmo 38:4-6).

Davide sta esprimendo esattamente ciò che alcuni di voi forse stanno attraversando proprio adesso: un sentimento di sopraffazione dal peccato, come onde oceaniche inaspettate che s’infrangono sulla tua anima. Non riesci a capire perché sei di nuovo sommerso. Gridi, “Dio, è troppo per me! Non posso più andare avanti così”. Sei ferito e sai che l’olezzo del tuo peccato sale da dentro di te. Sai di essere stato stolto, stupido. Senti la corruzione spirituale e sei così stanco nella mente che ciò influisce sul corpo. Il tuo fallimento, la mancanza di vittoria, ti ha fatto davvero andare in giro “facendo cordoglio” in depressione e paura. Sei turbato – afflitto – disturbato nel tuo animo.

Davide aveva la sensazione di soffrire a causa dei peccati che aveva commesso. Non stava dicendo che Dio non fosse giusto nel castigarlo, ma voleva essere corretto nell’amore: “O Eterno, non correggermi nella tua ira e non castigarmi nell'ardore del tuo sdegno. Abbi pietà di me, o Eterno; perché sono sfinito dal male; guariscimi, o Eterno, perché le mie ossa sono afflitte” (Salmo 6:1-2). Il grido di Davide è questo: “Signore, la mia stessa follia, il mio peccato schiacciante, ha portato tanta sofferenza su me! So che hai il diritto di correggermi e castigarmi. Ma Ti prego, ricordati che sono ancora Tuo figlio! Spandi la Tua ira su chi non Ti vuole. Io ho peccato, ma ancora Ti amo. Correggimi con amore. Sii misericordioso”.

Se senti le frecce di Dio nella tua anima per dei peccati passati e presenti, ma hai comunque un cuore contrito e vuoi lasciare il tuo peccato, puoi invocare il Suo amore che corregge. Sarai corretto, ma con grandi misericordie e compassioni, proprio come un padre amorevole colpisce il figlio per amore. Non avvertirai la Sua ira come i pagani, ma insieme alla verga sentirai le Sue braccia amorevoli stese intorno a Te.

martedì 11 novembre 2014

UN TEMPO PER ESSERE RISTORATI

La Parola di Dio è piena di racconti di grandi uomini di Dio giunti all’estremo delle loro forze. Spesso predico un messaggio che s’intitola, “La fattura di un uomo di Dio”, che parla di tre aspetti affrontati da Gesù nel giardino del Getsemani: una coppa di dolore, un momento di confusione e una notte di solitudine. Tutti gli uomini e le donne di Dio hanno attraversato queste fasi.

Forse la tua sofferenza attuale te la sei auto-inflitta. Quante mogli ora soffrono perché hanno sposato uomini che Dio aveva detto loro di non sposare? Quanti figli spezzano il cuore dei genitori portandoli al limite? Molti sono disperati a causa dell’AIDS e altre malattie contratte a causa di peccati passati. Ma ora è tempo di andare avanti e lasciarsi dietro ciò che ha causato il problema e passare alla contrizione, al ravvedimento e alla fede. É tempo di ricevere una nuova porzione della forza dello Spirito Santo ed essere rinnovato e ristorato!

Se il tuo cuore prova un dolore santo e tu Lo ami, forse sei giù, ma Egli non ti lascerà andare. Mentre camminava per fede nel ravvedimento, Davide disse: “Tu infatti, sei colui che fa risplendere la mia lampada; l'Eterno, il mio DIO, illumina le mie tenebre, perché con te posso assalire una schiera e con il mio DIO posso saltare sopra un muro. La via di Dio è perfetta; la parola dell'Eterno è purificata col fuoco; egli è lo scudo di tutti coloro che si rifugiano in lui. Infatti chi è DIO all'infuori dell'Eterno? E chi è Rocca all'infuori del nostro DIO? Dio è colui che mi cinge di forza e che rende la mia vita perfetta. Egli rende i miei piedi simili a quelli delle cerve e mi rende saldo sui miei alti luoghi; egli ammaestra le mie mani alla battaglia, e con le mie braccia posso tendere un arco di rame. Tu mi hai anche dato lo scudo della tua salvezza; la tua destra mi ha sostenuto, e la tua benignità mi ha reso grande. Tu hai allargato i miei passi sotto di me, e i miei piedi non hanno vacillato…Tu mi hai cinto di forza per la battaglia e hai fatto piegare sotto di me quelli che si alzavano contro di me” (Salmo 18:28-36, 39).

Dio promette forza al Suo unto: “Benedetto sia l'Eterno, perché ha udito la voce delle mie suppliche. L'Eterno è la mia forza e il mio scudo; il mio cuore ha confidato in lui e sono stato soccorso; perciò il mio cuore esulta, e lo celebrerò col mio canto. L'Eterno è la forza del suo popolo, e il rifugio di salvezza per il suo unto. Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità; pascili e sostienili per sempre” (Salmo 28:6-9).

Se griderai a Lui, Egli spanderà la sua forza su di te: “Nel giorno in cui ti ho invocato, tu mi hai risposto ed hai accresciuto il vigore dell'anima mia…Anche se cammino in mezzo all'avversità, tu mi conserverai in vita; tu stenderai la mano contro l'ira dei miei nemici, e la tua destra mi salverà” (Salmo 138:3, 7).

lunedì 10 novembre 2014

LA BANCA DEL CIELO by Gary Wilkerson

Ultimamente non sono riuscito a scuotere via una certa immagine dalla mia mente. Si tratta di una baca celeste, in cui il popolo di Dio giunge per fare transizioni d’affari. Questa banca è sempre aperta cosicché possiamo depositare, passando al cassiere ogni nostro peccato, ansietà, preoccupazione e premura. Certo, il caveau in cui questi depositi vengono portati è la stanza del trono della grazia di Dio.

Possiamo anche ritirare da questa banca celeste. Allo sportello siede lo Spirito Santo, pronto a dispensare qualsiasi risorsa celeste. Quando ci affacciamo a quello sportello, abbiamo la capacità di ritirare riserve infinite della grazia di Dio, la Sua potenza, fede e speranza.

Nell’immaginare questa banca, mi rendo conto che molti di noi nella chiesa fanno tanti depositi, ma non andiamo quasi mai a ritirare. Piuttosto, quando ci avviciniamo allo sportello chiediamo una miseria. “Signore, non voglio disturbarti”, balbettiamo, “ma ho bisogno di un altro po’ di grazia per affrontare questo problema attuale. Se mi fai andare avanti, posso gestire il resto”.

Ho una notizia per te: Dio non vuole che “gestiamo il resto”. Egli vuole che depositiamo qualsiasi cosa da Lui: ogni nostra ansietà, le lontre lotte, i nostri peccati e i dolori del nostro cuore. E vuole che attingiamo alle Sue risorse infinite, conservate per noi nel Suo caveau. Egli vuole che diciamo, “Signore, sono stanco di chiederti una fede da dieci euro per superare un problema. Ho bisogno della Tua grazia in tagli da mille. E non lo voglio soltanto per risolvere il mio problema, ma per vedere la Tua gloria stabilita sulla terra. Da ora in poi, ogni volta che mi affaccerò a questo sportello, chiederò uno spargimento maggiore del Tuo Spirito. Ho bisogno di più della Tua vita, del Tuo respiro, del Tuo movimento in me!”

“Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia, per ricevere aiuto al tempo opportuno” (Ebrei 4:16).

sabato 8 novembre 2014

UN MESSAGGIO PENETRANTE by Jim Cymbala

Gli apostoli non provarono mai a trattare con delicatezza la gente quando presentavano loro il vangelo. La loro comunicazione non mirava ad essere accattivante o di conforto. Essi miravano a raggiungere il cuore ed a convincerli di peccato. Non pensavano nemmeno minimamente di chiedersi: “cos'è che la gente vuole sentirsi dire? Come possiamo portare più gente in chiesa la domenica?” Questa era l'ultimo pensiero che veniva loro in mente. Un tale approccio sarebbe risultato strano per loro.

Invece di provare a portare uomini e donne a Cristo nel modo che la Bibbia ci insegna, siamo consumati dal concetto non biblico di “crescita della chiesa”. La Bibbia non ci dice che dobbiamo mirare ai numeri ma piuttosto ci esorta a proclamare il messaggio di Dio con la franchezza dello Spirito Santo. Questo farà crescere la chiesa di Dio nella maniera in cui Lui vuole.

Sfortunatamente, alcune chiese monitorano continuamente il grado di soddisfazione che la gente ha dei servizi e chiede loro cos'altro vorrebbero. Non abbiamo alcun permesso di aggiustare il messaggio del vangelo! Se sembra popolare o meno, se è di tendenza, noi dobbiamo fedelmente e francamente proclamare che il peccato è reale ma che Gesù perdona coloro che confessano.

Da nessuna parte Gesù chiede a qualcuno di avere una grande chiesa. Egli ci chiama a fare l'opera Sua, proclamando la Sua Parola alla gente che Egli ama sotto l'unzione e la potenza dello Spirito Santo per produrre risultati che solo Lui può portare. La gloria andrà a Lui solo, non ad una denominazione, chiesa locale, pastore locale o consulente di crescita della chiesa. Questo è parte del piano di Dio e qualsiasi altra cosa è solo una deviazione dall'insegnamento del Nuovo Testamento.

Oggi in America c'è uno spirito di anti-autorità che dice: “nessuno può permettersi di dirmi che devo cambiare. Non osare”.

Sia dal pulpito che durante le consulenze pastorali ci lasciamo troppo spesso andare a questa mentalità e abbiamo paura di parlare della verità sul peccato. Continuiamo a fare appello a ciò che paolo disse: “mi sono fatto ogni cosa a tutti” (1 Corinzi 9:22), non facendo caso che nel paragrafo successivo dice anche: “corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio. Correte in modo da riportarlo” (verse 24). Adattare il nostro stile per farci ascoltare è una cosa, ma il messaggio non può mai cambiare senza lasciarci a mani vuote davanti al Signore.

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 7 novembre 2014

LA SCUOLA DELLO SPIRITO SANTO

Perché le cose andavano male per Davide? Perché era alla scuola dello Spirito Santo! Dio stava producendo un carattere in lui - e solo i problemi potevano farlo uscire fuori. Non potevano esserci più Saul, indisciplinati e non addestrati per mancanza di prove. Saul iniziò bene ma presto venne meno perché non fu mai provato. Dio ora cercava un uomo di cui potesse fidarsi, un uomo col quale potesse edificare una casa durevole.

Non ci fu neanche un istante in cui lo Spirito Santo non fosse con Davide. Dio avrebbe potuto mandare degli angeli; avrebbe potuto dire una parola; avrebbe potuto mandare un esercito celeste a tenere Davide fuori dai guai. Invece Egli permise tutto perché Davide giungesse alla fine di sé stesso e si affidasse completamente al Signore. Non avremmo avuto nessuno di quei meravigliosi Salmi sulla fiducia e la fede se Davide non fosse stato provato.

Alcuni di voi sono a Ziklag con Davide - oppure siete diretti li! In 1 Samuele, al capitolo 30, si narra la stirai di come gli amalechiti avevano sopraffatto il popolo di Dio, devastando vite e proprietà. Davide era in grande distretta, perché la sua stessa gente parlava di lapidarlo, incolpandolo per il disastro. “Ma Davide si fortificò nell’Eterno, il suo Dio” (1 Samuele 30:6). Nel rivolgersi al Signore (verso 8), gli venne assicurato che tutto ciò che era andato perduto gli sarebbe stato restituito. Nel verso 19, vediamo il risultato finale: “Davide recuperò tutto”.

Davide si riprese la sua famiglia e i suoi beni, ma c’era ancora tanto da recuperare. La cosa più importante fu che riguadagnò la sua fiducia in Dio, la certezza che Dio fosse ancora con lui. La potenza della sua unzione fu rinnovata, insieme a un nuovo odio per il nemico. Quel giorno Davide ottenne il suo diploma! Aveva imparato a interrogare il Signore e incoraggiarsi in Lui. Da quel giorno in poi, divenne sempre più forte - e prevalse.

giovedì 6 novembre 2014

QUANDO FAI BENE E LE COSE CONTINUANO AD ANDARE MALE

Davide è un esempio dell’uomo che aveva un cuore per Dio, un tipo di qualcuno che fa il bene (a parte il peccato con Bathsceba ed Uria). “Davide aveva fatto ciò che è giusto agli occhi dell'Eterno e non si era allontanato in nulla da ciò che il Signore gli aveva comandato per tutto il tempo della sua vita, eccetto nel caso di Uriah, lo Hitteo” (1 Re 15:15). Dal momento in cui Samuele aveva sparso l’olio sul suo capo, ungendolo come Re d’Israele, “lo Spirito dell'Eterno investì Davide” (1 Samuele 16:13). È scritto, “Saul aveva paura di Davide perché l'Eterno era con lui, mentre si era ritirato da Saul…Or Davide riusciva bene in tutte le sue imprese, e l'Eterno era con lui…Così Saul vide e comprese che l'Eterno era con Davide” (1 Samuele 18:12, 14, 28).

Dunque, cosa ottenne Davide per tutta questa bontà? Guai da tutte le parti! Ma ricorda, Dio era comunque con lui.

Ripensa a quando questo stesso uomo di Dio stava impavidamente davanti al gigante Golia. Pensa alle folle festeggiare, “Davide ne ha uccisi diecimila”. Ora indietreggia di paura e il suo migliore amico è stato allontanato da lui. È così avvinghiato dal panico da fingersi pazzo per salvarsi la pelle. Finisce così per nascondersi nella caverna Adullam con quattrocento scontenti che si erano radunati contro di lui. Davide disse, “Un giorno o l'altro io perirò per mano di Saul; non vi è nulla di meglio per me che mettermi in salvo nel paese dei Filistei” (1 Samuele 27:1).

Ma Dio non aveva abbandonato Davide – neanche per un momento. Perché sappiamo che “Da quel giorno in poi lo Spirito dell'Eterno investì Davide” (1 Samuele 16:13). Lo stesso vale per te e per me. Il giorno in cui lo Spirito di Dio ci ha condotti a Gesù e ci ha unto, Egli è venuto per restare, per dimorare. Nelle tue prove, nel tuo sconforto, Egli è il tuo consolatore. Le cose sembrano andare male, ma per te che confidi, Dio ha tutto sotto controllo.

mercoledì 5 novembre 2014

RIPOSARE NELLA TEMPISTICA DI DIO

Se non credi alla puntualità dello Spirito Santo, non capirai mai perché sembri che le risposte alle preghiere vengano ritardate. Ogni promessa di Dio servirà a provarti, a meno che non riposi nella tempistica di Dio! È scritto di Giuseppe, che giaceva impotente in prigione: “La parola dell'Eterno lo mise alla prova, finché si adempì ciò che egli aveva detto” (Salmo 105:19). Questo verso sulla puntualità dello Spirito Santo è racchiuso tra queste due affermazioni: (1) “Gli serrarono i piedi in ceppi e fu oppresso con catene di ferro” (verso 18) e (2) “Allora il re mandò a farlo sciogliere…mandò a liberarlo” (verso 20).

La prova di attesa di Giuseppe gli spezzò il cuore. Ascolta la sua supplica commovente al coppiere, dopo che Giuseppe gli rivelò che sarebbe stato ristorato e rilasciato dalla prigione: “Ma ricordati di me quando sarai felice; ti prego, usa benevolenza nei miei confronti, parlando di me al Faraone, e fammi uscire da questa casa…e anche qui non ho fatto nulla da essere messo in questa prigione sotterranea” (Genesi 40:14-15).

Qualcuno si chiederà dove fosse la fede di Giuseppe. Egli era così vicino a Dio da poter interpretare sogni e misteri. Dio gli parlava, allora perché non riposava e non confidava in Dio per essere liberato? Perché una tale supplica al coppiere affinché parlasse con Faraone? Egli era provato dalla Parola! Puoi leggerla, pregare in base ad essa, ma finché non sarà provata in te non produrrà vita. Alcuni di voi sono severamente provati dalla Parola in questo momento. Hai visto Dio rispondere a molte preghiere, ma in questo momento stai guardando un preghiera senza risposta da anni. Il tuo pianto, il tuo grido, le tue mani alzate, il tuo travaglio, tutto sembra restare inascoltato e senza la prova di una risposta da nessuna parte.

Lascia che ti dica cosa servirà per vincere in questi ultimi giorni. Dobbiamo restare fermi su ogni promessa e pregare con fede, efficacemente, ferventemente, senza dubbi, poi aspettare e riposare, confidando che il Signore faccia ciò che è giusto, nel Suo nome e a modo Suo. Pochi cristiani oggi attendono con pazienza che Dio operi a Suo tempo. Più Egli tarda, più loro si arrabbiano. Alcuni alla fine si arrendono, pensando che Dio non risponde.

Dì con Habacuc, “Tuttavia rimarrò tranquillo nel giorno dell'avversità…Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti…e i campi non daranno più cibo…e non ci saranno più buoi nelle stalle, esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel Dio della mia salvezza. L'Eterno, il Signore, è la mia forza…e mi farà camminare sulle mie alture” (Habacuc 3:16-19).

martedì 4 novembre 2014

QUANDO SEMBRA CHE LE PREGHIERE NON OTTENGANO RISPOSTA

Guardiamo alla profonda agonia di un uomo davvero santo nella Bibbia e vediamo se riesci a capire chi sta parlando: “Io sono l'uomo che ha visto l'afflizione sotto la verga del suo furore. Egli mi ha guidato e mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce…Mi ha costruito attorno un muro, perché non esca; ha reso pesante la mia catena. Anche quando grido e chiedo aiuto a gran voce, egli rifiuta di ascoltare la mia preghiera…Ho detto: «È scomparsa la mia fiducia e la mia speranza nell’Eterno»” (Lamentazioni 3:1-2, 7-8, 18).

Chi era quest’uomo che aveva abbandonato la speranza, che diceva che Dio avesse rifiutato la sua preghiera? Niente di meno che il profeta Geremia. “Ti sei avvolto in una nuvola, perché nessuna preghiera potesse passare” (Lamentazioni 3:44). Ma questo potresti anche essere tu o io nelle crisi della nostra vita, quando sembra che Dio abbia chiuso i cieli. Gridi con Geremia, “Io sono la persona che ha visto tanti problemi. Sono in una situazione dalla quale sembra che non riesca ad uscire”?

Non pensare che Geremia abbia continuato a disperarsi! Come Davide, giunse in un luogo di speranza e vittoria. Ricordò che il suo Dio era pieno di compassioni e tenere misericordie: “Questo voglio richiamare alla mente e perciò voglio sperare. È una grazia dell'Eterno che non siamo stati interamente distrutti, perché le sue compassioni non sono esaurite. Si rinnovano ogni mattina; grande è la tua fedeltà. «L'Eterno è la mia parte», dice l'anima mia, «perciò spererò in lui». L'Eterno è buono con quelli che sperano in lui, con l'anima che lo cerca. Buona cosa è aspettare in silenzio la salvezza dell’Eterno…Poiché il Signore non rigetta per sempre; ma, se affligge, avrà compassione, secondo la moltitudine delle sue misericordie” (Lamentazioni 3:21-26, 31-32).

Il salmista Davide disse, “l'Eterno ha dato ascolto alla voce del mio pianto. L'Eterno ha dato ascolto alla mia supplica; l'Eterno accoglie la mia preghiera” (Salmo 6:8-9). Egli ha raccolto ogni lacrima, ascoltato ogni grido e ogni preghiera con attenzione. Puoi star certo che se dovrai attraversare la fornace ardente dell’afflizione, Egli sarà proprio lì per te. Dio ha uno scopo per tutto ciò che permette e per ogni prova difficile, Egli offre una grazia speciale.

lunedì 3 novembre 2014

UNA SALVEZZA COSÌ GRANDE by Gary Wilkerson

“Perciò bisogna che ci atteniamo maggiormente alle cose udite, che talora non finiamo fuori strada. Se infatti la parola pronunziata per mezzo degli angeli fu ferma e ogni trasgressione e disubbidienza ricevette una giusta retribuzione, come scamperemo noi, se trascuriamo una così grande salvezza?” (Ebrei 2:1-3).

La legge che Dio ha donato all’uomo “fu ferma”. Eppure ciò sembra paradossale. Se questa legge era impossibile da osservare per chiunque, come poteva essere ferma, affidabile? Innanzitutto la legge non è mai stata intesa come mezzo per la nostra salvezza; essa era destinata a mostrarci il bisogno della salvezza. E la legge l’ha fatto fermamente. Eppure, volta dopo volta, la Scrittura rivela quanto miseramente l’uomo abbia fallito nell’osservare la legge di Dio.

Nota qualcos’altro in questo passo. Ancora una volta, lo scrittore usa la parola “grande” per descrivere ciò che Gesù ha compiuto. Cristo ha reso perfetto il patto col Padre, un patto che opera per assicurare “una così grande salvezza” (2:3). Parla di qualcosa di affidabile! Il dono di Cristo della salvezza ci rende liberi dalla legge del peccato e della morte e è designata ad operare nelle nostre vite. Inoltre, il Nuovo Patto della grazie è potenza di Dio all’opera nella nostra vita. Essa ci fortifica per seguire i Suoi comandamenti con la Sua forza, non la nostra. “Mentre Dio ne rendeva testimonianza…con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà” (2:4).

Con un così grande dono di salvezza, perché qualcuno dovrebbe mai trascurarlo? Ecco perché: Siamo condizionati a rispondere alla legge con le opere. Persino nel regno della fede tendiamo a fare affidamento sulle opere. Potremmo dare un assenso mentale all’essere salvati per grazia, ma nel profondo molti di noi ancora credono che le opere siano il modo per assicurarsi la benedizione di Dio.

Le nostre menti sono condizionate sin dall’infanzia ad affidarsi all’osservanza della legge ogni volta che veniamo meno. Ci sono delle regole basilari in ogni famiglia: Pulisci la tua stanza; aiuta a sparecchiare. É un accordo condizionale che si basa su premi e punizioni e la maggior parte dei genitori lo usa per mantenere la propria sanità mentale.

Forse questo sistema funziona bene nella vita familiare, ma non nella vita del Regno. Tuttavia, poiché la maggior parte di noi è cresciuta così, anni dopo continuiamo a vedere la vita attraverso queste lenti. Ogni volta che veniamo meno in qualcosa, il nostro riflesso è di affidarci alle opere.

Le opere non possono mai raggiungere ciò che la croce soltanto ha potuto provvedere, né aggiungere un solo grado di santità alla nostra vita. Le opere che sono davvero sante sono il risultato della grazia di Dio. Sono ciò che facciamo nella gratitudine, nella gioia e nella fedeltà, perché abbiamo ottenuto “una così grande salvezza”.

sabato 1 novembre 2014

UN PUGNO DI BISCOTTI by Carter Conlon

Poiché Dio ci chiama a camminare nel soprannaturale—una cosa per la quale ci consideriamo inadatti—è possibile che delle paure possano sorgere nel nostro cuore. Questo fu il caso di Gedeone ed il Signore lo istruì: “Quella stessa notte il Signore disse a Gedeone: «alzati, piomba sull’accampamento, perché io l’ho messo nelle tue mani. Ma se hai paura di farlo, scendi con Pura, tuo servo, e udrai quello che dicono; e, dopo questo, le tue mani saranno fortificate per piombare sull’accampamento». Egli dunque scese con Pura, suo servo, fino agli avamposti dell’accampamento” (Giudici 7:9-11).

In altre parole, “se hai paura, vai al campo del nemico. Udrai ciò che stanno dicendo, e ciò ti darà forza per affrontare quello che, umanamente, è una missione suicida”.

“Egli dunque scese con Pura, suo servo, fino agli avamposti dell’accampamento... Quando Gedeone arrivò, un uomo stava raccontando un sogno a un suo compagno e gli diceva: «Ho fatto un sogno. C’era un pane tondo, d’orzo, che rotolava nell’accampamento di Madian; giungeva alla tenda, la investiva in modo da farla cadere, da rovesciarla, da lasciarla per terra». Il suo compagno gli rispose e gli disse: «Questo non è altro che la spada di Gedeone, figlio di Ioas, uomo d’Israele; Dio ha messo nelle sue mani Madian e tutto l’accampamento»” (Giudici 7:11-14).

Ti aspetteresti forse che il Signore venga a te con qualcosa di un po' più straordinario, forse con i Madianiti a dire: “abbiamo visto carri di angeli venire giù a migliaia! Erano arrabbiati e ci uccidevano tutti! Andiamo via di qua!” No, invece, egli vide del pane tondo d'orzo rotolare giù da una collina radendo al suolo l'intero campo. Al che l'altro uomo concluse: “bene, questa non è altro che la spada di Dio e la spada di Gedeone! Egli ha dato l'intero esercito nelle mani di Gedeone!”

Come lo sapeva il nemico? Lo sapevano perché erano stati vicini alla fine più e più volte. Loro sapevano ciò che accadeva quando improvvisamente anche solo alcuni membri del popolo di Dio si alzavano e decidevano di andare avanti. Sapevano quale pericolo correva il regno delle tenebre quando una pagnotta di pane d'orzo rotolò giù per la collina!

Sai cos'è un pane tondo d'orzo? Non è altro che un pugno di biscotti che si uniscono e decidono di muoversi come uno solo! Tu ed io stiamo vivendo in un'ora in cui dobbiamo arrendere il nostro orgoglio ed il nostro modo di ragionare umano; dobbiamo arrenderci aspettando di essere visti come qualcuno più grande di noi. Siamo tutti dei biscotti invitati ad un banchetto—tutti, nessuno escluso. Non sono mai stato nessuno, sono ancora nessuno e non sarò mai nessuno. Tutto ciò che ho è ciò che Dio ha scelto di darmi.

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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.