venerdì 30 ottobre 2009

GIOISCI NEL SIGNORE

“Rallegratevi del continuo nel Signore; lo ripeto ancora: Rallegratevi” (Filippesi 4:4). Queste sono le parole conclusive di Paolo ai Filippesi. Non sta dicendo: “Sono in prigione e queste catene sono una benedizione. Sono così contento di soffrire a questo modo”. Sono convinto che Paolo pregasse tutti i giorni per il suo rilascio e a volte gridava per avere la forza di sopportare. Persino Gesù, nel momento di estremo dolore e sofferenza, gridò al Padre: “Perché mi hai abbandonato?”. Questo è il nostro primo impulso nell’afflizione: gridare: “Perché?”. E il Signore è paziente con quel grido.

Ma Dio ha anche provveduto a rispondere ai nostri “e se” e ai nostri “perché” con la sua Parola. Paolo scrive: “Sapendo che sono stabilito alla difesa dell'evangelo. Che importa? Comunque sia, o per pretesto o sinceramente, Cristo è annunziato; e di questo mi rallegro, anzi me ne rallegrerò anche per l'avvenire” (Filippesi 1:17-18). Ci sta dicendo, in altre parole: “Sono determinato a far valere la volontà di Dio reagendo a quest’afflizione. Ho deciso che non svergognerò l’evangelo né lo farò sembrare impotente”.

“Il fatto è che Cristo viene predicato anche attraverso la mia calma, nel mio riposo in mezzo a tutte queste difficoltà. Chiunque mi vede sa che l’evangelo che predico mi dà la forza di reagire in questi momenti difficili. Dimostro in questo modo che il Signore può sollevare chiunque in ogni situazione, nel fuoco o nell’acqua, e che il Suo evangelo si predica attraverso l’esperienza”.

Ecco il messaggio che sento da Paolo e da Abrahamo: non dobbiamo fare qualcosa di grande per il Signore. Dobbiamo solo aver fiducia in Lui. Il nostro ruolo è di deporre le nostre vite nelle mani di Dio e di credere che si prenderà cura di noi. Se lo facciamo, il suo evangelo verrà predicato, non importa quali sono le nostre circostanze. E Cristo sarà rivelato in noi specialmente nelle nostre circostanze più difficili.

Sam, un anziano della nostra chiesa, una volta mi ha detto: “Pastore David, il modo in cui reagisci alle prove è una testimonianza per me”. Ciò che Sam non sapeva è che la sua vita è per me un sermone. Vive con un dolore cronico che non lo fa dormire più di qualche ora a notte. Nonostante questo suo dolore costante, la sua devozione al Signore è una testimonianza per tutti noi. La sua vita predica Cristo in maniera potente quanto i sermoni di Paolo.

Allora, Cristo è predicato nelle tue prove attuali? La tua famiglia vede l’evangelo all’opera in te? O vede soltanto panico, disperazione e dubbi sulla fedeltà di Dio? Come stai reagendo alle tue afflizioni?

giovedì 29 ottobre 2009

DIO HA TUTTO SOTTO CONTROLLO

In questo momento tutto il mondo trema sotto l’esplosione di terrore e delle calamità che avvengono in tutta la terra. Tutti i giorni ci svegliamo e veniamo a conoscenza di un altro disastro. Alcuni osservatori dicono che siamo testimoni degli albori della terza Guerra Mondiale.

I non credenti sono giunti alla conclusione che non ci rimane altra soluzione, che tutto sta ruotando velocemente verso il caos perché “non c’è più un timone”. Ma il popolo di Dio la pensa diversamente. Sappiamo che non c’è motivo di aver paura, perché la Bibbia ci ricorda ancora una volta che il Signore ha tutto sotto controllo. Nulla avviene nel mondo senza la sua conoscenza e la sua guida.

Il salmista scrive: “All'Eterno appartiene il regno, ed egli signoreggia sulle nazioni” (Salmo 22:28). Allo stesso modo, il profeta Isaia dichiara al mondo: “Avvicinatevi, o nazioni, per ascoltare, o popoli, fate attenzione” (Isaia 34:1). Sta dicendo: “Ascoltate, nazioni, e prestatemi orecchio. Voglio dirvi qualcosa di importante sul Creatore del mondo”.

Isaia afferma che quando l’indignazione di Dio sorge contro le nazioni e i loro eserciti, è il Signore stesso che le consegna al massacro: “Ecco, le nazioni sono come una goccia in un secchio, sono considerate come il pulviscolo della bilancia… Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui e sono da lui ritenute un nulla e vanità…. Egli è colui che sta assiso sul globo della terra, i cui abitanti sono come cavallette… A chi dunque mi vorreste assomigliare, perché gli sia pari?” (Isaia 40:15,17,22,25).

Isaia poi parla al popolo di Dio, che è sbattuto e preoccupato per gli eventi del mondo. Consiglia: “Guarda in alto verso il cielo, alla sede gloriosa. Contempla i milioni di stelle. Il tuo Dio le ha create e le ha nominate una ad una. Non sei più prezioso di ciascuna di esse? Perciò, non temere”.

Dobbiamo sapere che in cielo c’è una mappa, un piano che il nostro Padre ha stabilito per il corso della storia. E lui lo conosce dal principio alla fine. Man mano che questo piano entra in azione, credo che dovremmo porci questa domanda: “Dov’è puntato l’occhio del Signore in tutto questo?”. L’occhio di Dio non è puntato sui minuscoli dittatori di questo mondo o sulle loro minacce.

La Scrittura ci assicura che le bombe di quegli uomini, i loro eserciti e le loro potenze per il Signore sono come un nulla. Lui se ne ride e li considera briciole di polvere, e presto li spazzerà tutti (vedi Isaia 40:23-24).

mercoledì 28 ottobre 2009

HO LAVORATO IN VANO

Ti scioccherebbe sapere che Gesù ha sperimentato il sentimento di aver compiuto poco?

In Isaia 49:4 leggiamo queste parole: “Invano ho faticato, per nulla e inutilmente ho speso la mia forza…”. Notate che queste non sono le parole di Isaia, che era stato chiamato da Dio in un’età matura. No, sono le parole di Cristo, pronunciate da Colui che era stato “dice l'Eterno che mi ha formato fin dal grembo materno per essere suo servo, per ricondurre a lui Giacobbe e per radunare intorno a lui Israele (io sono onorato agli occhi dell'Eterno, e il mio DIO è la mia forza)” (49:1,5).

Quando sono arrivato a questo passo, un passo che ho letto tante volte prima, il mio cuore si è agitato. Riuscivo a malapena a credere a quello che leggevo. Le parole di Gesù qui: “Ho faticato per nulla” sono state una risposta al Padre che aveva appena dichiarato: “Tu sei il mio servo, Israele, in cui sarò glorificato” (49:3). Leggiamo la risposta sorprendente di Gesù nel versetto successivo: “Invano ho faticato, per nulla e inutilmente ho speso la mia forza” (49:4).

Dopo aver letto ciò, sono rimasto in piedi nel mio studio ed ho detto: “Che meraviglia. Riesco a malapena a credere che Cristo è stato così vulnerabile, che ha confessato al Padre di aver sperimentato quello che affrontiamo noi umani. Nella sua umanità, ha gustato lo stesso scoraggiamento, la stessa disperazione, la stessa fragilità. Ha avuto gli stessi pensieri che ho anch’io nella mia vita: ‘Non è questo che mi era stato promesso. Ho sprecato la mia forza. È stato tutto vano’”.

Leggendo queste parole ho amato di più Gesù. Mi sono reso conto che Ebrei 4:15 non è solo un clichè: il nostro Salvatore veramente è stato toccato con i sentimenti delle nostre infermità, ed è stato tentato in tutto come noi, pur senza peccare. Ha conosciuto le stesse tentazioni di Satana, ha sentito la stessa voce accusatrice: “La tua missione non è compiuta. La tua vita è stata un fallimento. Non hai niente da mostrare per tutta la tua fatica”.

Cristo è venuto nel mondo per adempiere la volontà di Dio ravvivando Israele. Ed ha fatto esattamente quello che gli è stato comandato. Ma Israele lo ha rigettato: “E’ venuto in casa sua ma i suoi non lo hanno ricevuto” (Giovanni 1:11).

Perché Gesù, o qualsiasi uomo o donna di Dio, deve pronunciare parole disperate come queste: “Ho lavorato in vano”? Come ha potuto il Figlio di Dio pronunciare un’affermazione del genere? E perché generazioni di credenti fedeli sono state ridotte a queste parole avvilenti? È tutto il risultato di un confronto fra risultati esigui e grandi aspettative.

Forse pensi: “Questo messaggio sembra applicabile solo ai ministri o a quelli chiamati a fare qualche grande opera per Dio. Forse è per i missionari o per i profeti della Bibbia. Ma che ha a che fare con me?”. La verità è che siamo stati tutti chiamati ad un grande ed unico scopo, e ad un solo ministero: cioè, essere come Gesù. Lo abbiamo definito crescere a sua somiglianza, essere cambiati nella sua immagine espressa.

martedì 27 ottobre 2009

SIATE SALDI E INCROLLABILI

Abbiamo appreso da Isaia 49 che il Signore conosce la nostra battaglia. Combatte davanti a noi. E non è un peccato pensare che il proprio lavoro è vano, o essere abbattuti da un senso di fallimento per delle aspettative andate a monte. Gesù stesso le sperimentò eppure fu senza peccato.

Tuttavia è molto pericoloso permettere a queste menzogne infernali di infestare ed infiammare la nostra anima. Gesù ce lo ha dimostrato con quest’affermazione: “Invano ho faticato, per nulla e inutilmente ho speso la mia forza; certamente però il mio diritto è presso l'Eterno e la mia ricompensa presso il mio DIO” (Isaia 49:4). Il termine ebraico per “diritto” è “verdetto”. Cristo sta dicendo, in effetti: “Il verdetto finale è nelle mani del Padre. Lui solo giudica tutto quello che ho fatto e se se sono stato efficiente o no”.

Dio ci sta esortando attraverso questo verso: “Smetti di giudicare l’opera che compi per me. Non sei tu che devi giudicare se sei stato efficace o meno. E non hai il diritto di definirti un fallimento. Non sai che genere di influenza hai avuto. Semplicemente non hai la visione per conoscere le benedizioni che ti stanno per arrivare”. Infatti, saremo all’oscuro di tante cose finché non compariremo davanti a lui nell’eternità.

In Isaia 49, Gesù aveva udito il Padre dire in molte parole: “Israele non è ancora riunito. Sì, ti ho chiamato a portare a raccolta le tribù, e questo non è avvenuto nel modo che immaginavi. Ma quella chiamata è stata solo una piccola cosa di fronte a quello che sta per avvenire. Non è niente in confronto a quello che ho in serbo. Ti renderò una luce per tutto il mondo. Porterai la salvezza su tutta la terra” (vedi Isaia 49:5-6).

Mentre il diavolo ti sta mentendo, dicendo che tutto quello che hai fatto è vano, che non vedrai mai soddisfatte le tue aspettative, Dio nella sua gloria sta preparando una benedizione più grande. Lui ha in serbo cose migliori, al di là di quello che puoi pensare o chiedere.

Non devi ascoltare più le menzogne del nemico. Al contrario, devi riposare nello Spirito Santo, credendo che compirà l’opera di renderti sempre più simile a Cristo. E devi sollevarti dalla tua disperazione e rimanere saldo su questa parola: “Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).

lunedì 26 ottobre 2009

DAMMI TUTTI I TUOI DOMANI

Il Signore un giorno apparve ad Abrahamo e gli diede un comando incredibile: “Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò” (Genesi 12:1).

Che cosa incredibile! Da un momento all’altro, Dio sceglie un uomo e gli dice: “Voglio che ti alzi e ten e vada, lasciandoti tutto alle spalle: la tua famiglia, i tuoi parenti e persino il tuo paese. Voglio mandarti da qualche parte, e ti dirò come arrivarci mentre sarai per strada”.

Come reagì Abrahamo a questa incredibile parola del Signore? “Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava” (Ebrei 11:8).

Cosa voleva fare Dio? Perché aveva cercato fra le nazioni un uomo, e poi lo aveva chiamato a dimenticare tutto e a partire per un viaggio senza cartina stradale, senza direttive chiare, senza una méta conosciuta? Pensate a ciò che Dio stava chiedendo ad Abrahamo. Non gli aveva mai mostrato come avrebbe potuto nutrire o sostenere la sua famiglia. Non gli aveva detto quanto lontano sarebbe dovuto andare né quando sarebbe arrivato. Gli disse solo due cose, in effetti: “Va’” e “Io ti mostrerò il cammino”.

In effetti, Dio aveva detto ad Abrahamo: “Da questo giorno in poi, voglio che tu mi dia tutti i tuoi domani. Dovrai vivere il resto della tua vita mettendo il tuo futuro nelle mie mani, un giorno alla volta. Ti chiedo di arrendere la tua vita alla promessa che sto per farti, Abrahamo. E se lo farai, io ti benedirò, ti guiderò e ti porterò in un posto che non hai mai immaginato”.

Il posto in cui Dio voleva condurre Abrahamo è il posto in cui vuole portare ogni membro del corpo di Cristo. Abrahamo è quello che gli studiosi della Bibbia definiscono un “modello”, qualcuno che costituisce l’esempio di come camminare davanti al Signore. L’esempio di Abrahamo ci mostra cosa è necessario a chi vuole cercare di piacere a Dio.

Non fraintendetemi, Abrahamo non era un giovane quando Dio lo chiamò a fare questo passo. Probabilmente aveva già dei programmi in mente per assicurarsi il futuro della sua famiglia, perciò dovette valutare da ogni lato la chiamata di Dio. Ma Abrahamo “credette all'Eterno, che glielo mise in conto di giustizia” (Genesi 15:6).

L’apostolo Paolo ci dice che tutti quelli che credono e confidano in Cristo sono figli di Abrahamo. E, come Abrahamo, anche noi siamo ritenuti giusti perché udiamo la stessa chiamata ad affidare tutti i nostri domani nelle mani del Signore.

venerdì 23 ottobre 2009

IL PADRE SA

Gesù ci chiama ad uno stile di vita in cui non dobbiamo pensare al domani ma mettere il nostro futuro completamente nelle sue mani: “Non siate dunque in ansietà, dicendo: "Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo? Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Matteo 6:31-34).

Gesù non vuol dire qui che non dobbiamo programmare in anticipo né dobbiamo starcene con le mani in mano per il futuro. Piuttosto sta dicendo: “Non siate ansiosi o preoccupati per il domani”. Se ci pensate, la maggior parte delle nostre ansietà nascono proprio dalla preoccupazione di ciò che avverrà domani. Siamo costantemente assillati da due minuscole parole: “E se?”.

“E se l’economia fallisse, e io perdessi il lavoro? Come pagherò il mutuo? Come potrà sopravvivere la mia famiglia? E se perdessi l’assicurazione sulla vita? Se mi ammalassi o dovessi andare all’ospedale, sarei rovinato. E se la mia fede vacillasse in questi momenti di prova?”. Tutti noi abbiamo migliaia di “e se..” che ci fanno stare in ansia.

Gesù interrompe i nostri “e se” e ci dice: “Il vostro Padre celeste sa come prendersi cura di voi”. Ci dice inoltre: “Non dovete preoccuparvi. Il vostro Padre sa che avete bisogno di tutte queste cose, e non vi abbandonerà mai. Lui è fedele nel nutrirvi, vestirvi e prendersi cura di voi, supplendo ad ogni vostra necessità”.

“Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro?... Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. Ora se Dio riveste in questa maniera l'erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi o uomini di poca fede?” (Matteo 6:26, 28-30).

Con gioia abbiamo dato al Signore tutti i nostri ieri, affidandogli i peccati del passato. Ci fidiamo del suo perdono per ogni nostro sbaglio passato, per ogni nostro dubbio o paura. Allora, perché non facciamo lo stesso con i nostri domani? La verità è che la maggior parte di noi è ben aggrappata al proprio futuro, volendo il diritto di potersi appigliare ai propri sogni. Noi facciamo i nostri piani indipendentemente da Dio, e poi solo dopo gli chiediamo di benedire ed adempiere quelle speranze e quei desideri.

giovedì 22 ottobre 2009

PACE E SICUREZZA

C’è una cosa che temo più di ogni altra, ed è quella di allontanarmi da Cristo. Rabbrividisco al solo pensiero di poter diventare pigro, spiritualmente ozioso, non pregando e rimanendo giorni e giorni senza cercare la Parola di Dio. Nei miei viaggi in tutto il mondo sono stato testimone di uno “tsunami spirituale” di proporzioni malvagie. Intere denominazioni sono state colte dalle ondate di questo tsunami, lasciandosi alle spalle una scia di rovine di apatia. La Bibbia avverte chiaramente che è possibile che un credente devoto si allontani da Cristo.

Un cristiano che cerca ad ogni costo “pace e sicurezza” e si attiene semplicemente alla salvezza paga un prezzo spirituale molto alto. Allora, come possiamo evitare di allontanarci da Cristo e trascurare “una così grande salvezza”? Paolo ce lo spiega: “Perciò bisogna che ci atteniamo maggiormente alle cose udite, che talora non finiamo fuori strada” (Ebrei 2:1).

Dio non è interessato al fatto che “leggiamo tutto d’un fiato” la sua Parola. Leggere molti capitoli al giorno o cercare di leggere la Bibbia in maniera veloce forse può darci un bel senso di appagamento. Ma è molto più importante che “ascoltiamo” quello che leggiamo, con le orecchie spirituali, e vi meditiamo sopra in modo da poterlo “udire” nei nostri cuori.

Rimanere attaccati alla Parola di Dio per Paolo non era una questione da poco. Lui avverte con amore: “Perciò bisogna che ci atteniamo maggiormente alle cose udite, che talora non finiamo fuori strada” (Ebrei 2:1). Dice anche: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate riprovati” (2 Corinzi 13:5).

Paolo non sta suggerendo a questi credenti che sono stati riprovati. Piuttosto, li sta esortando: “Come amanti di Cristo, mettetevi alla prova. Fate un inventario spirituale. Conoscete abbastanza il vostro cammino con Gesù per sapere che siete amati da lui, che lui non si è allontanato da voi, che siete redenti. Ma chiedetevi: com’è la mia comunione con Cristo? Mi sto proteggendo con ogni diligenza? Mi sto affidando a lui nei momenti difficili?”.

Forse ti rendi conto: “Vedo un po’ di allontanamento nella mia vita, una tendenza ad oziare. So che sto pregando sempre di meno. Il mio cammino con il Signore non è come dovrebbe essere”.

“Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio” (Ebrei 3:14).

mercoledì 21 ottobre 2009

IL LIBERATORE

L’apostolo Pietro ci dice: “Se Dio infatti non risparmiò il mondo antico ma salvò con altre sette persone Noè, predicatore di giustizia, quando fece venire il diluvio sul mondo degli empi, e condannò alla distruzione le città di Sodoma e di Gomorra, riducendole in cenere, e le fece un esempio per coloro che in avvenire sarebbero vissuti empiamente, e scampò invece il giusto Lot … il Signore sa liberare i pii dalla prova” (2 Pietro 2:4-9).


Nonostante la gravità di questi esempi, Dio sta mandando un chiaro messaggio di conforto al suo popolo, come dicendo: “Vi ho dato due grandi esempi della mia compassione. Se, in mezzo ad un diluvio che ha coinvolto tutto il mondo, ho potuto liberare un giusto e la sua famiglia… non posso liberare anche te? Non posso darti una via di uscita miracolosa?”.


“Se ho mandato il fuoco dal cielo consumando nel giudizio intere città in una sola volta, e comunque ho mandato degli angeli in quel caos a liberare Lot e le sue figlie… non posso anche mandare degli angeli per liberare te dalle tue prove?”.


La lezione per il giusto è questa: Dio fa tutto il necessario per liberare il suo popolo dalle prove e dalle tentazioni più gravi. Pensate: c’è voluta l’apertura del Mar Rosso per liberare Israele dalle grinfie del nemico. È dovuta sgorgare acqua dalla roccia per salvare quegli stessi Israeliti dalle loro prove. C’è voluto il miracolo del pane, il cibo degli angeli sceso direttamente dal cielo, per risparmiarli dalla fame. E c’è voluta un’arca per salvare Noè dal diluvio, ed una “scorta di angeli” per liberare Lot dalla distruzione. Il punto chiaro è che Dio sa come liberare il suo popolo, e giungerà a qualsiasi estremo per riuscirci, non importa in quale circostanza si trovano.


La frase di Pietro “Dio sa come liberare” significa semplicemente: “Lui ha già fatto dei piani”. La verità meravigliosa è che Dio ha già dei piani per la nostra liberazione prima ancora che gridiamo a lui. E non li mette da parte; aspetta solo il nostro grido di aiuto. Forse siamo attanagliati dalle lotte della vita e ci chiediamo come farà Dio a liberarci, ma lui è pronto in ogni momento a mettere in azione il suo piano.


Lo vediamo illustrato in Geremia 29, quando Israele si trovava in cattività a Babilonia. Questa fu probabilmente la prova più dura sperimentata dal popolo di Dio, ma il Signore promise loro: “Dopo settant’anni, io vi visiterò e compirò la mia Parola per voi”.


“Poiché io conosco i pensieri che ho per voi, dice l'Eterno, pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza” (Geremia 29:11). L’ultima frase significa letteralmente “darvi ciò che desiderate”. Dio vuole che continuiamo a pregare per poter essere pronti per la sua liberazione.

martedì 20 ottobre 2009

STA’ IN SILENZIO E RICONOSCI

Nel 1958 mi si spezzò il cuore leggendo una notizia di sette adolescenti che stavano subendo un processo per aver ucciso un ragazzo paralitico. Lo Spirito Santo mi toccò così forte che mi sentii spinto ad andare a New York davanti alla corte dove si teneva il processo, ed entrai nell’aula convinto che lo Spirito Santo mi avesse spinto a parlare a quei malviventi.


Alla chiusura della sessione di quel giorno, però, mi resi conto di una cosa. Pensai: “Questi ragazzi verranno portati via dalla porta secondaria in manette, ed io non avrò più la possibilità di vederli”. Perciò mi alzai e andai verso il banco del giudice, a cui chiesi il permesso di parlare con i ragazzi prima che ritornassero alle celle.


Improvvisamente dei poliziotti mi saltarono addosso, e fui scortato via dall’aula senza cerimonie. I flash mi lampeggiavano addosso, e fui assediato dalle domande dei cronisti che si trovavano lì per coprire il processo. Rimasi lì come imbambolato, senza riuscire a dire nulla, in una situazione umiliante ed imbarazzante. Pensavo: “Cosa dirà la mia chiesa quando tornerò a casa? La gente mi considererà un pazzo. Sono stato così stravagante”.


In mezzo a tutto questo caos, pregai dentro di me: “Signore, pensavo fossi stato tu a dirmi di venire qui. Cos’è andato storto?”. Non potevo pregare ad alta voce, naturalmente, perché i media mi avrebbero considerato ancor più pazzo di quanto già fossi apparso. (E sembravo già tale, visto che indossavo una cravatta dal nodo molto stretto).


Dio udì il grido di questo pover’uomo quel giorno, e da allora ha sempre onorato il mio grido silenzioso. Vedete, da quella scena veramente pietosa in quella corte, è nato il ministero Teen Challenge, che oggi si estende in tutto il mondo. E condivido con gioia l’umile testimonianza di Davide nel Salmo 34: “L'anima mia si glorierà nell'Eterno; gli umili l'udranno e si rallegreranno” (Salmo 34:2).


Davide sta dicendo qui, in effetti: “Ho qualcosa da dire a tutti gli umili di Dio sulla terra, ora e nelle età a venire. Finché il mondo esisterà, il Signore libererà tutti quelli che lo invocano ed hanno fiducia in lui. Nella sua incredibile misericordia e nel suo amore, mi ha liberato anche quando pensavo di aver compiuto un gesto folle”.


Devi sapere soltanto che il nostro benedetto Signore ascolta ogni grido sincero, detto ad alta voce o mai pronunciato, e risponde. Anche se hai agito in maniera folle o hai avuto un terribile calo di fede, devi soltanto ritornare ad invocare il tuo Liberatore. Egli è fedele nell’ascoltare il tuo grido ed agire.

lunedì 19 ottobre 2009

PASCI LE MIE PECORE

Quando ho chiesto allo Spirito Santo di mostrarmi come guardarmi dalla trascuratezza, Egli mi ha condotto a considerare l’allontanamento e susseguente rinnovamento di Pietro. Quest’uomo rinnegò Cristo, bestemmiò persino, dicendo ai suoi accusatori: “Io non lo conosco”.

Cos’era successo? Cosa aveva portato Pietro a quel punto? L’orgoglio, il risultato del gonfiarsi nell’auto-giustizia. Questo discepolo s’era detto, e aveva detto ad altri: “Non potrei mai raffreddarmi nell’amore che provo per Gesù. Sono arrivato ad una posizione di fede in cui non ho bisogno di essere esortato. Forse gli altri possono sviarsi, ma io morirò per il mio Signore”.

Tuttavia, Pietro fu il primo tra i discepoli a mollare la lotta. Egli abbandonò la sua chiamata e tornò alla sua vecchia carriera, dicendo agli altri: “vado a pescare”. Quello che stava dicendo in realtà era: “Non ce la faccio. Pensavo di non poter fallire, ma nessuno ha mai deluso Dio più di me. Non posso proprio affrontare più la lotta”.

A quel punto, Pietro si era già pentito di aver rinnegato Gesù, ed era stato ristorato al Suo amore. Però era ancora un uomo logorato dentro.

Ora, mentre Gesù aspettava che i discepoli tornassero a riva, vi era una questione irrisolta nella vita di Pietro. Non era abbastanza che fosse stato ristorato, certo nella salvezza. Non era abbastanza che avrebbe digiunato e pregato come qualsiasi altro credente devoto avrebbe fatto. No, la questione che Cristo voleva risolvere nella vita di Pietro era la trascuratezza i un’altra forma. Lasciami spiegare.

Mentre essi sedevano intorno al fuoco sulla spiaggia, mangiando e godendo della reciproca compagnia, Gesù chiese tre volte a Pietro: “Mi ami tu più di costoro?” E ogni volta Pietro rispondeva: “Sì, Signore, tu lo sai che io ti amo”, e Cristo continuava: “Pasci le mie pecore”. Nota che Gesù non gli ricordò di vegliare e pregare, o di essere diligente nella lettura della Parola di Dio. Cristo presumeva che tutte quelle cose fossero già state ben impartite. No, l’istruzione che diede a Pietro ora era: “Pasci le mie pecore”.

Credo che in quella semplice frase, Gesù stesse istruendo Pietro su come guardarsi dalla trascuratezza. Stava dicendo, in pratica: “Voglio che tu dimentichi il tuo fallimento, dimentica che ti sei allontanato da me. Ora sei tornato a me, ed io ti ho perdonato e ristorato. Dunque, è tempo che tu ti distolga dai tuoi dubbi, dai problemi e i fallimenti, ed il modo per farlo è non trascurare il mio popolo e ministrare ai loro bisogni. Come il Padre ha mandato me, così io mando te”.

venerdì 16 ottobre 2009

IL MIO PREFERITO IN ASSOLUTO

Di tutti i 150 Salmi, il Salmo 34 è in assoluto il mio preferito. Tutto il Salmo parla della fedeltà del Signore nel liberare i Suoi figli da grandi prove e crisi. Davide dichiara: “Io ho cercato l'Eterno, ed egli mi ha risposto e mi ha liberato da tutti i miei spaventi…L'Angelo dell'Eterno si accampa attorno a quelli che lo temono e li libera… I giusti gridano e l'Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure…Molte sono le afflizioni del giusto, ma l'Eterno lo libera da tutte” (Salmo 34:4, 7. 17, 19).

Nota l’affermazione di Davide in questo Salmo: “Io ho cercato l’Eterno…questo afflitto ha gridato…” (34:4, 6). Quando gridò Davide? Deve essere successo quando si finse pazzo a Gath, ma non avrà potuto pregare ad alta voce alla presenza dei filistei. Questo ci porta ad una grande verità riguardo la liberazione di Dio. A volte il grido più forte viene innalzato senza una voce udibile.

So cosa sia questo “grido interiore”. Molte delle più gridate preghiere della mia vita, quei gridi più profondi, che strappano il cuore, quelli più importanti, sono stati innalzati nel silenzio totale.

A volte sono stato talmente stordito dalla vita da non riuscire a parlare, sopraffatto da situazioni talmente più grandi di me da non riuscire a pensare lucidamente per pregare. Ci sono state occasioni in cui mi sono seduto da solo nel mio ufficio, talmente sconcertato da non essere in grado di dire nulla al Signore, ma allo stesso tempo, il mio cuore gridava: “Dio, aiutami! Non so come pregare in questo momento, allora ascolta il grido del mio cuore. Liberami da questa situazione”.

Ci sei mai passato? Hai mai pensato: “Non ho idea di cosa si tratti. Sono così sopraffatto dalle mie circostanze, così inondato dal dolore profondo, che non riesco a spiegarlo. Signore, non so nemmeno cosa dirti. Che sta succedendo?”

Credo che questo sia esattamente quello che passò Davide quando venne catturato dai filistei. Quando scrisse il Salmo 34, stava confessando: “Ero in una situazione talmente schiacciante da dover recitare la parte del pazzo. Eppure, dentro mi sono chiesto: “Ma che mi sta succedendo? Com’è successo tutto questo? Signore, aiuto!”

Così sembra che Davide stesse dicendo: “Questo afflitto ha gridato da dentro di sé, senza sapere cosa o come pregare. E il Signore mi ha ascoltato e mi ha liberato”. Era un grido profondo dal cuore, e il Signore è fedele da udire ogni lamento, non importa quanto debole.

giovedì 15 ottobre 2009

CRISTO REGNA!

Spesso le gente ci scrive dicendo: “io non ho nessuno con cui parlare, nessuno con cui condividere il mio peso. Nessuno ha tempo per ascoltare il mio pianto. Io ho bisogno di qualcuno a cui poter aprire il mio cuore”.


Re Davide era circondato da tante persone: egli era sposato, aveva una famiglia estesa e aveva molti compagni al suo fianco. Eppure noi ascoltiamo lo stesso lamento anche da Davide: “a chi me ne andrò?”. È nella nostra natura desiderare un altro essere umano, con un viso, occhi e orecchie che ci ascoltino e che ci dia dei consigli.


Quando Giobbe divenne sopraffatto dalle sue prove, egli gridò con dolore: “Oh, avessi pure chi m'ascoltasse!” (Giobbe 31:35). Egli emise questo lamento mentre sedeva davanti ai suoi cosiddetti amici. Eppure quegli amici non avevano alcuna comprensione per i problemi di Giobbe. Al contrario, essi erano messaggeri di disperazione.


In questo dolore, Giobbe si rivolse solo al Signore: “Già fin d'ora, ecco, il mio Testimone è nel cielo, il mio Garante è nei luoghi altissimi. Gli amici mi deridono; ma a Dio si volgono piangenti gli occhi miei” (Giobbe 16: 19,20). Nei Salmi Davide esortava il popolo di Dio a fare lo stesso: “Confida in lui in ogni tempo, o popolo;apri il tuo cuore in sua presenza; Dio è il nostro rifugio” (Salmo 62:8).


Anche nel Salmo 142 Davide scrisse:


Io grido con la mia voce al Signore; con la mia voce supplico il Signore. Sfogo il mio pianto davanti a lui, espongo davanti a lui la mia tribolazione. Quando lo spirito mio è abbattuto in me,tu conosci il mio sentiero. Sulla via per la quale io cammino, essi hanno teso un laccio per me. Guarda alla mia destra e vedi; non c'è nessuno che mi riconosca. Ogni rifugio mi è venuto a mancare; nessuno si prende cura dell'anima mia. Io grido a te, o Signore. Io dico: Tu sei il mio rifugio, la mia parte nella terra dei viventi” (142:1-5).


Io credo nel mio cuore che questo messaggio sia un invito per te da parte dello Spirito Santo a trovare un luogo privato in cui tu possa frequentemente spandere la tua anima al Signore. Davide “sfogava il suo pianto”, e allo stesso modo puoi farlo tu. Puoi parlare a Gesù di ogni cosa – dei tuoi problemi, delle tue prove attuali, delle tue finanze, della tua salute – e raccontargli quanto ti senti oppresso e anche quanto tu ti senta scoraggiato. Egli ti ascolterà con amore e comprensione, e non disprezzerà il tuo pianto.


Dio rispose a Davide. Egli rispose a Giobbe. E per secoli Egli ha risposto al grido del cuore di ognuno che ha creduto nelle Sue promesse. Altrettanto, Egli ha promesso di ascoltare e guidare te. Infatti Egli ti ha promesso sotto giuramento di essere la tua forza. Vai a Lui, e ne uscirai rinnovato.

mercoledì 14 ottobre 2009

IO SONO POTENZA E COMPASSIONE

“E Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse: «Io ho pietà della folla, perché sono già tre giorni che sta con me e non ha niente da mangiare; eppure non voglio licenziarli digiuni, affinché non vengano meno lungo la strada” (Matteo 15:32).

Credo che Cristo stesse asserendo un’affermazione importante per i Suoi discepoli qui. Egli stava dicendo: “Farò di più per le persone che solo guarirle. Mi accerterò che abbiano abbastanza pane da mangiare. Sono preoccupato di tutto ciò che riguarda la loro vita. Dovete vedere che io sono più che solo potenza. Io sono anche compassione. Se mi vedete solo come un guaritore, un operatore di miracoli, mi temerete; ma se mi vedete anche come un uomo compassionevole, mi amerete e confiderete in me”.

Sto scrivendo questo messaggio per tutti quelli che sono sull’orlo dell’esasperazione, che stanno per crollare, sopraffatti dalla situazione attuale. Sei stato un servo fedele, hai cibato gli altri, certo che Dio possa fare l’impossibile per il Suo popolo. Eppure hai dei dubbi persistenti riguardo la Sua volontà di intervenire nelle tue lotte.

Mi chiedo quanti lettori di questo messaggio abbiano proferito parole di fede e speranza ad altri che stanno affrontando situazioni avverse e apparentemente disperate. Li hai esortati: “Resisti! Dio può ogni cosa. Egli è l’Iddio operatore di miracoli, e le Sue promesse sono veraci. Quindi, non perdere la speranza, perché Egli risponderà al tuo grido”.

Credi davvero nei miracoli?” Questa è la domanda che lo Spirito Santo mi ha rivolto. La mia risposta fu: “Sì, certo, Signore. Credo in ogni miracolo di cui ho letto nella Scrittura”. Ma questa risposta non è sufficientemente buona. La domanda del Signore ad ognuno di noi in realtà è: “Credi che io possa operare un miracolo per te?” E non solo un miracolo, ma un miracolo per ogni crisi, ogni situazione che affrontiamo. Abbiamo bisogno di più che solo dei miracoli dell’Antico Testamento e del Nuovo, o di miracoli passati nella storia. Abbiamo bisogno di miracoli di oggi, personali, designati apposta per noi e la nostra situazione.

Pensa alla difficoltà che stai affrontando in questo preciso momento, il tuo bisogno più grande, il tuo problema più complicato. Hai pregato per questo per lungo tempo. Credi davvero che il Signore possa operare ed opererà in modi che non puoi nemmeno concepire? Quel tipo di fede comanda al cuore di smetterla di agitarsi o porre domande. Ti dice di riposare nella cura del Padre, confidando in Lui affinché compia ogni cosa a modo Suo e al Suo tempo.

martedì 13 ottobre 2009

GESÙ AVEVA UN PROGETTO

“Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una grande folla veniva da lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché costoro possano mangiare?». Or diceva questo per metterlo alla prova, perché egli sapeva quello che stava per fare” (Giovanni 6:5-6). Gesù prese Filippo da parte, e disse: “Filippo, ci sono migliaia di persone qui. Sono tutti affamati. Dove acquisteremo pane a sufficienza per cibarli? Cosa pensi che dovremmo fare?”

Quant’è incredibilmente amorevole Cristo. Gesù sapeva già cosa avrebbe fatto; il verso succitato ce lo dice. Però il Signore stava cercando di insegnare qualcosa a Filippo, e la lezione che gli stava impartendo si può applicare ad ognuno di noi oggi. Pensaci: Quanti nel corpo di Cristo stanno in piedi per buona parte della nottata cercando di sistemare i propri problemi? Pensiamo: “Forse questo funzionerà. No, no…Forse quest’altro risolverà tutto. No…”.

Filippo e gli apostoli non avevano solo un problema di pane. Avevano un problema di “panificio” … e un problema di soldi… e un problema di distribuzione … e un problema di trasporto … e un problema di tempo. Somma il tutto, e vedrai che avevano problemi che non potevano nemmeno immaginare. La loro era una situazione assolutamente impossibile.

Gesù sapeva già da prima esattamente cosa avrebbe fatto. Egli aveva un progetto. E lo stesso vale per i tuoi problemi e le tue difficoltà di oggi. C’è un problema, ma Gesù conosce tutta la tua situazione. Ed egli giunge a te, chiedendoti: “Cosa faremo a riguardo?”

La risposta corretta da parte di Filippo sarebbe stata: “Gesù, Tu sei Dio. Nulla è impossibile a Te. Perciò, affido questo problema a Te. Non mi appartiene più, ma appartiene a Te”.

Questo è proprio ciò che abbiamo bisogno di dire al nostro Signore oggi, nel mezzo delle nostre crisi: “Signore, Tu sei l’operatore di miracoli, ed io arrenderò tutti i miei dubbi e i miei timori a Te. Affido tutta questa situazione, la mia vita intera, alle Tue cure. Io so che non permetterai che io venga meno. In realtà, Tu sai già cosa farai riguardo al mio problema. Confido nella Tua potenza”.

venerdì 9 ottobre 2009

AVERE UN CUORE PERFETTO

Sai che è possibile camminare davanti a Dio con un cuore perfetto? Se sei affamato di Gesù, starai forse già cercando, con sincero desiderio, di obbedire a questo comandamento del Signore.

Voglio incoraggiarti: ciò è possibile, altrimenti Dio non avrebbe dato una tale chiamata. Avere un cuore perfetto è stato un principio che è appartenuto alla vita di fede sin da quando Dio parlò per la prima volta ad Abrahamo: “Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro” (Genesi 17:1).

Nell’Antico Testamento, vediamo che c’è dell’altro. Davide, ad esempio, determinò nel suo cuore di obbedire al comando di Dio di essere perfetto. Egli disse: “Avrò cura di condurre una vita integra. Quando verrai a me? Camminerò con cuore integro dentro la mia casa” (Salmo 101:2).

Per afferrare l’idea di perfezione, dobbiamo prima comprendere che perfezione non significa vivere un’esistenza immacolata, impeccabile. No, la perfezione agli occhi del Signore significa qualcosa di completamente diverso. Significa completezza, maturità.

I significati ebraici e greci di “perfezione” includono “integrità, che non abbia macchia né ruga, totalmente obbediente”. Significa portare a termine quanto si è cominciato, svolgere un compito completo. John Wesley definì questo concetto di perfezione “obbedienza costante”. Ossia, un cuore perfetto è un cuore ricettivo, che risponde prontamente e totalmente ad ogni richiesta del Signore, ad ogni Suo sospiro o esortazione. Un tale cuore esclama in ogni momento: “Parla, Signore, poiché il tuo servo ascolta. Mostrami il sentiero, ed io camminerò in esso”.

Il cuore perfetto grida con Davide: “Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore; provami e conosci i miei pensieri; e vedi se vi è in me alcuna via iniqua” (Salmo 139:23-24).

Dio investiga veramente i nostri cuori; Egli disse lo stesso a Geremia: “Io l’Eterno, investigo il cuore” (Geremia 17:10). Il significato ebraico di questa espressione è: “Io penetro, esamino in profondità”.

Il cuore perfetto vuole che lo Spirito Santo venga ed investighi l’uomo interiore, per risplendere in ogni parte nascosta, per investigare, portare alla luce e sradicare tutto ciò che non somiglia a Cristo. Coloro che nascondono un peccato nascosto non vogliono essere convinti, investigati né provati.

Il cuore perfetto anela a qualcosa di più della sicurezza o di una copertura per il peccato. Esso cerca di stare sempre alla presenza di Dio, di dimorare nella comunione. Comunione significa parlare col Signore, condividere una dolce comunione con Lui, cercare la Sua faccia e conoscere la Sua presenza.

Le investigazioni di Dio nel nostro cuore non sono vendicative, ma redentive. Il suo scopo non è quello di coglierci in fallo o di condannarci, ma piuttosto di prepararci ad entrare alla Sua santa presenza come vasi puri, puliti. “Chi salirà al monte dell'Eterno? Chi starà nel suo santo luogo? L'uomo innocente di mani e puro di cuore, che non eleva l'animo a vanità e non giura con frode. Egli riceverà benedizioni dall'Eterno e giustizia dal DIO della sua salvezza” (Salmo 24:3-5).

giovedì 8 ottobre 2009

MIRACOLI PROGRESSIVI

L’Antico Testamento è pieno della potenza di Dio operatrice di miracoli, dall’apertura del Mar Rosso, a Dio che parla a Mosè nel roveto ardente, a Elia che invoca fuoco dal cielo. Tutti questi furono miracoli istantanei. Le persone coinvolte potevano vederli accadere, sentirli e tremare per essi, e questi sono i tipi di miracoli che vogliamo vedere oggi, che ci portino stupore e meraviglia. Vogliamo che Dio squarci i cieli, scenda verso di noi e sistemi ogni cosa in uno scoppio di potenza celestiale.

Ma molta della potenza di Dio operatrice di miracoli nella vita del Suo popolo giunge in quelli che vengono definiti “miracoli progressivi”. Sono miracoli difficilmente riconoscibili all’occhio umano. Non sono accompagnati da tuoni, fulmini o altri movimenti e cambiamenti visibili. Piuttosto, i miracoli progressivi iniziano silenziosamente, senza fanfare, e si dischiudono lentamente, ma con certezza, un passo alla volta.

Entrambi i tipi di miracoli, istantanei e progressivi, si realizzarono alle due moltiplicazioni dei pani e dei pesci compiute da Cristo. Le guarigioni che Egli compì furono immediate, visibili, facilmente riconoscibili dai presenti in quei giorni. Penso all’uomo storpio, il quale all’improvviso ricevette un cambiamento fisico visibile, tanto che poté correre e saltare. Ecco un miracolo che doveva stupire e commuovere tutti quelli che lo videro.

Però le moltiplicazioni compiute da Cristo furono miracoli progressivi. Gesù elevò una semplice preghiera di benedizione senza fuoco, tuono o terremoto. Semplicemente, spezzò il pane e prese i pesci, senza offrire alcun segno o rumore che indicasse l’avvenimento di un miracolo. Eppure, per cibare così tante persone, avrebbe dovuto spezzare quel pane e quei pesci migliaia di volte, per tutto il giorno. Ed ogni singolo pezzo di pane e di pesce era parte del miracolo.

Questo è il modo in cui Gesù compie molti dei suoi miracoli oggi nella vita delle persone. Noi preghiamo di vedere meraviglie, ma spesso il nostro Signore è silenziosamente all’opera, e sta formando un miracolo per noi pezzo per pezzo, un poco alla volta. Forse non siamo in grado di sentirlo o di toccarlo, ma Egli è all’opera, e sta formando la nostra liberazione al di là di quanto possiamo vedere.

martedì 6 ottobre 2009

LA STESSA GLORIA

“Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14:21). “affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno. Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me” (Giovanni 17:21-23, corsivo mio).

Dai un altro sguardo al verso in corsivo. Gesù dice, in pratica: “La gloria che Tu mi hai data, Padre, io l’ho donata a loro”. Cristo sta asserendo un’affermazione incredibile qui. Sta dicendo che ci è stata data la stessa gloria che il Padre ha dato a Lui. Che pensiero meraviglioso. Eppure, qual è questa gloria data a Cristo, e in che modo la nostra vita rivela tale gloria? Non è una qualche aurea o un’emozione; è libero accesso al Padre celeste!

Gesù ci ha reso semplice l’accesso al Padre, aprendo per noi una porta, mediante la croce: “poiché per mezzo di lui [Cristo] abbiamo entrambi [noi e quanti sono ancora lontani] accesso al Padre in uno stesso Spirito” (Efesini 2:18). Il termine “accesso” significa diritto di entrare; indica passaggio libero, come pure facilità di avvicinamento. “in cui abbiamo la libertà e l'accesso a Dio nella fiducia mediante la fede in lui” (3:12).

Capisci cosa sta dicendo qui Paolo? Per fede, siamo giunti in un luogo di libero accesso a Dio. Non siamo come Ester nell’Antico Testamento. Ella dovette attendere un segno da parte del re prima di potersi avvicinare al trono. Solo dopo aver alzato il suo scettro Ester aveva il permesso di appressarsi a lui.

Al contrario, tu ed io siamo già nella stanza del trono, ed abbiamo il diritto ed il privilegio di parlare col Re in qualsiasi momento. Infatti, siamo invitati ad elevare a Lui qualsiasi richiesta: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno” (Ebrei 4:16).

Quando Cristo ministrò sulla terra, Egli non doveva sfuggire alla preghiera per ottenere la mente del Padre. Egli disse: “Non posso far nulla da me stesso. Io faccio solo ciò che il Padre mi dice e mi mostra da fare” (vedi Giovanni 5:19). Oggi, c’è stato dato il medesimo livello di accesso al Padre che Cristo aveva. Tu dirai: “Aspetta un attimo; Ho lo stesso tipo di accesso che aveva Gesù al Padre?”

Non ti confondere. Come Gesù, dobbiamo pregare spesso e con fervore, cercare Dio, aspettare il Signore. Non dobbiamo sottrarci al supplicare Dio per ricevere forza o direzione, perché abbiamo il Suo Spirito vivente in noi. E lo Spirito Santo ci rivela la mente e la volontà del Padre.

venerdì 2 ottobre 2009

CERCARE LA FACCIA DI DIO

Nel Salmo 27, Davide implora Dio in una preghiera intensa e impellente. Egli supplica al verso 7: “O Eterno, ascolta la mia voce, quando grido a te; abbi pietà di me e rispondimi”. La sua preghiera era concentrata su un unico desiderio, un’unica ambizione, qualcosa che era divenuta struggente in lui: “Una cosa ho chiesto all'Eterno e quella cerco” (27:4).

Davide sta testimoniando: “Ho un’unica preghiera, Signore, una sola richiesta. È l’unico obiettivo più importante nella vita, la mia preghiera costante, l’unica e sola cosa che desidero. Ed io la ricercherò con tutto ciò che è in me. Questa cosa mi consuma come mio obiettivo”.

Cosa era questa cosa unica che Davide desiderava al di sopra di ogni altra, l’oggetto verso il quale aveva predisposto il proprio cuore, per ottenerlo? Egli ci dice: “Di dimorare nella casa dell'Eterno tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza dell'Eterno e ammirare il suo tempio” (27:4).

Non ti sbagliare: Davide non era ascetico che si sottraeva al mondo esterno. Egli non era un eremita che cercava di nascondersi lontano in un luogo deserto e solitario. No, Davide era un uomo appassionato d’azione. Egli era un grande guerriero, e grandi moltitudini cantavano le sue vittorie in battaglia. Egli era inoltre appassionato per la preghiera, era devoto, il suo cuore bramava Dio. E il Signore aveva benedetto Davide con così tanti dei desideri del suo cuore.

In effetti, Davide assaporò tutto ciò che un uomo potrebbe mai volere dalla vita. Aveva conosciuto ricchezze e benessere, potere ed autorità. Aveva ricevuto rispetto, lodi e adulazioni dagli uomini. Dio gli aveva dato Gerusalemme come capitale per il suo regno, ed egli era circondato da uomini devoti disposti a morire per lui.

Ma soprattutto, Davide era un adoratore. Egli era un uomo di lode, che rendeva grazie a Dio per tutte le Sue benedizioni. Egli testimoniò: “Il Signore elargisce ogni giorno le Sue benedizioni su me”.

Davide stava in realtà dicendo: “C’è uno stile di vita che ora ricerco, un luogo stabile nel Signore che l’anima mia brama. Voglio un’intimità ininterrotta con il mio Dio”. Questo era ciò che Davide intendeva quando pregava: “…di dimorare nella casa dell'Eterno tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza dell'Eterno e ammirare il suo tempio” (27:4).

giovedì 1 ottobre 2009

LE COMPASSIONI DELL’ETERNO

Nell’antica Israele, l’arca del patto rappresentava la misericordia del Signore, una potente verità che venne poi incarnata in Cristo. Dobbiamo ricevere la Sua misericordia, confidare nel sangue della Sua misericordia che ci salva, ed essere salvati per l’eternità. Dunque, tu puoi anche ridicolizzare la legge, beffarti della santità, abbattere ogni cosa che parla di Dio. Ma quando ridicolizzi o ti beffi della misericordia di Dio, giunge il giudizio, e anche rapidamente. Se calpesti il Suo sangue misericordioso, affronterai la sua tremenda ira.

Questo è esattamente ciò che accadde ai filistei quando rubarono l’arca. Una distruzione mortale scese su di loro, finché non dovettero ammettere: “Questo non è solo il caso o una fatalità. La mano di Dio è evidentemente contro di noi”. Considera cosa accadde quando l’arca fu portata nel tempio pagano di Dagon, per beffare e sfidare il Dio d’Israele. Nel mezzo della notte, il trono di misericordia sull’arca divenne una verga di giudizio. Il giorno seguente, l’idolo Dagon venne trovato con la faccia a terra davanti all’arca, la sua testa e le sue mani mozzate (vedi 1 Samuele 5:2-5).

Amato, è lì che l’America dovrebbe essere oggi. Avremmo dovuto essere giudicati molto tempo fa. Dico a tutti coloro che sfidano e si beffano della misericordia di Dio: continua, tentale tutte per portare la chiesa di Cristo sotto la potenza del secolarismo e dell’agnosticismo. Ma se ti beffi della misericordia di Cristo, Dio getterà tutto il tuo potere e la tua autorità a terra. Geremia dice: “È una grazia dell'Eterno che non siamo stati interamente distrutti, perché le sue compassioni non sono esaurite” (Lamentazioni 3:22). Tuttavia, quando gli uomini scherniscono quella grande compassione che è Cristo, il giudizio è certo.

Solo la misericordia del Signore ritarda il giudizio, e proprio ora l’America sta beneficiando di quella misericordia. Incredibilmente, la nostra nazione è in una corsa con il resto del mondo per rimuovere Dio e Cristo dalla società. Però il Signore non si farà schernire; le Sue compassioni durano per sempre, ed Egli ama questa nazione. Credo che questo sia il motivo per cui Egli sta ancora riversando benedizioni su noi. Il Suo desiderio è che la bontà ci conduca a ravvedimento (vedi Romani 2:4).

Non dobbiamo disperarci per l’attuale condizione dell’America. Noi gemiamo per questa terribile corruzione, per lo scherno ed il peccato, ma abbiamo speranza, sapendo che Dio detiene il controllo assoluto. Sappiamo che le compassioni di Dio durano per sempre.