venerdì 30 gennaio 2009

LA TESTIMONIANZA DELLO SPIRITO!

"Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità" (1 Giovanni 5:6).

Ci sono volte in cui la testimonianza interiore dello Spirito Santo non mi consente di restare zitto. Lo Spirito sorge dentro di me ed io non posso fare a meno di parlare.

Lo Spirito Santo dimora in noi per rivelarci ciò che è vero e ciò che è falso: Egli parla con una voce calma, fievole, nel profondo del cuore. Molti dei nostri padri della fede credevano in quest'opera dello Spirito nei credenti. Essi predicavano molto sul "possedere la testimonianza". Ma non sento più questa verità predicata. In realtà, la testimonianza dello Spirito è praticamente impercettibile oggi nella maggior parte delle chiese!

I credenti hanno bisogno della testimonianza dello Spirito come mai prima e ne avremo sempre più bisogno approssimandoci al giorno del Signore! Satana è giunto sfrontatamente come un angelo di luce per ingannare, se fosse possibile, persino gli eletti di Dio. Le sue malefiche seduzioni si accresceranno: false dottrine, falsi dottori, falsi evangeli.

La testimonianza interiore dello Spirito opera sul "principio della pace". La pace di Dio è la cosa più grande che tu possa avere. E quando la tua pace viene disturbata, poi stare certo che lo Spirito Santo ti sta parlando! Quando c'è un fermento nel tuo spirito, un tumulto, una scossa nel profondo, Dio ti sta dicendo che qualcosa è falso. Sentirai il Suo imbarazzo, il Suo dolore e la Sua ira!

"E la pace di Dio, alla quale siete stati chiamati in un sol corpo, regni nei vostri cuori" (Colossesi 3:15). Qualsiasi peccato nascosto e inconfessato deruberà il credente della sua preziosa pace! Il suo cuore verrà lacerato dalla colpa, dal senso di condanna e dalla paura, e lo Spirito continuerà a ripetergli solo le stesse due parole. "Ravvediti! Fuggi!"

Sì, lo Spirito ti parlerà per correggerti; Egli ti convincerà di peccato, di giustizia e di giudizio. Ma quando arriverà il momento di ricevere delle direzioni, cioè quella voce calma e fievole che ti dice cosa fare e dove andare, Egli non opererà in un vaso impuro!

Se persisti nel peccato, se non lo confessi e non lo affronti, il tuo cuore ti alimenterà con un flusso di bugie. Ascolterai insegnamenti che ti faranno sentire a tuo agio col tuo peccato. Penserai, "Il mio problema non doveva essere così terribile. Non mi sento in colpa". Ma verrai completamente fuorviato!

Isaia parla di un popolo che usciva nelle strade rivendicando di desiderare il vero consiglio di Dio. Dicevano: "Faccia presto, realizzi l'opera sua, affinché la possiamo vedere. Si avvicini e si compia il disegno del Santo d'Israele, affinché lo possiamo conoscere" (Isaia 5:19).

Ma questo popolo aveva ingannato il proprio cuore, e finì nella perversione di tutto il loro consiglio! Il peccato aveva pervertito il loro giudizio! Come risultato, non furono in grado di discernere il male, e le cose sante e pure furono da loro definite ingiuste. Isaia disse di loro: "Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro" (Isaia 5:20).

giovedì 29 gennaio 2009

RIPOSA NELL’AMORE DEL PADRE

Ti è mai capitato di avere avuto un amico o un caro che, inaspettatamente, ti dicesse: “Sei arrabbiato con me? Ho fatto qualcosa di sbagliato?”

Tu magari sei solo silenzioso, immerso nei tuoi pensieri, così rispondi, “No, non sono arrabbiato; non hai fatto nulla che mi abbia ferito. Sono solo tranquillo”.

Ma loro ti fanno pressione: “È stato qualcosa che ho detto?”

“No, non hai detto niente. Va tutto bene”.

Alla fine, per convincere quella persona, devi abbracciarla: “Sai, ti voglio bene, non sono arrabbiato, ma se continui con questa storia, finirai per farmi arrabbiare!”

Cari, questo è il modo in cui trattiamo il nostro Padre celeste! Al termine della giornata, andiamo nella nostra stanzetta segreta e diciamo: “Vediamo un po’, in che modo ho addolorato Gesù oggi? Cosa ho fatto di sbagliato, cosa ho dimenticato di fare? Sono proprio un disastro, non so come mi possa amare.

“Signore, perdonami ancora una volta. Un giorno sarò così obbediente che sarà facile per te amarmi”.

Ma Dio è sempre lì, aspettando di abbracciarti! Egli vuole mostrarti quanto ti ama e vuole che tu possa appoggiarti e riposare nel Suo amore!

Quando il figliol prodigo tornò a casa, egli venne riaccolto nella casa di suo padre, ricevette dei vestiti nuovi, mangiò alla tavola del padre e ottenne un perdono completo. Questo figlio sapeva di essere al sicuro nell’amore di suo padre! Sapeva che suo padre avrebbe avuto pazienza con lui, lavorato insieme a lui, lo avrebbe amato. Questo è il modo in cui il nostro Padre celeste si comporta con noi.

Non importa quanto possiamo allontanarci da nostro Padre, abbiamo un accesso continuo per ritornare. Ma dobbiamo credere ciò che dice la Parola di Dio: “predestinandoci a essere suoi figli adottivi…nel suo Figlio diletto” (Efesini 1:5-6).

gli attende a braccia aperte per abbracciare chiunque accetterà questo invito e tornerà al Suo amore.

mercoledì 28 gennaio 2009

HO LIMITATO DIO ACCONTENTANDOMI CON TROPPO POCO!

Dio ha talmente tanto da volerti dare. Il Suo desiderio è di “ [aprire] le cateratte del cielo e…[riversare] su di voi benedizioni sovrabbondanti” (Malachia 3:10). Egli si trova in un grande deposito pieno di beni, e dice: “Io sono un Dio che dona, che ama, ma molto pochi riceveranno da me. Tanti non permettono che io sia il loro Dio!”

Certo, dobbiamo ringraziare Dio per tutto ciò che ha già donato e ha già fatto, ma non dobbiamo accontentarci con ciò che crediamo sia molto! Molti cristiani si accontentano di sedere in chiesa ed essere benedetti alla presenza di Dio. Tali persone non sono più che “spugne soddisfatte”! Assorbono ogni cosa, ma limitano Dio nella loro vita quando Dio vorrebbe ungerle per il servizio.

Quando i discepoli si meravigliavano dei miracoli di Cristo, Gesù rispondeva, “Dio ha un’opera ancora maggiore per voi in futuro!” La maggior parte di noi sono come i discepoli: vediamo un miracolo, e ci accontentiamo di parlarne per il resto della nostra vita. Eppure se veramente conoscessimo Dio e gli permettessimo di essere Dio per noi, Gli chiederemmo molto di più.

· Entreremmo nei luoghi celesti per fede, credendo che Dio possa abbattere leader empi nelle città, nello stato, e nelle agenzie federali. Abbatteremmo principati e potestà, come Dio ha detto!

· Crederemmo che Dio ci aiuti a riempire la nostra città dell’evangelo di Gesù. Ci alzeremmo in fede contro ogni arma fabbricata contro di noi, e distruggeremmo le fortezze sataniche nelle nostre famiglie e nelle nostre chiese.

La nostra visione sarebbe illimitata. Crederemmo in Dio per cose ancora maggiori per il Suo regno!

martedì 27 gennaio 2009

CONOSCERE DIO COME EGLI DESIDERA ESSERE CONOSCIUTO

Gesù disse: “ Chi ha visto me ha visto il Padre” (Giovanni 14:9). Dobbiamo vedere Gesù non come l’uomo insegna, ma come lo Spirito ce lo rivela, come Dio vuole che Lo conosciamo e Lo vediamo! Dobbiamo ricevere la visione di Dio, la testimonianza di Cristo: allora conosceremo Dio come Egli desidera essere conosciuto!

Ecco come credo che Dio voglia che noi vediamo Suo Figlio: “Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento” (Giacomo 1:17).

Gesù era un dono! Dio ha avvolto tutte le Sue risorse in Gesù “… Da dare il suo Figlio unigenito” (Giovanni 3:16). Cristo è il dono buono e perfetto di Dio per noi, sceso dal cielo da parte del Padre! Vedi Gesù come il dono perfetto di Dio per te? Lo vedi come tutto ciò di cui tu hai bisogno per vivere nella gioia, nella vittoria, nella giustizia, ripieno di pace e riposo?

Migliaia di anni fa, prima che tu fossi creato, Dio vedeva quali sarebbero stati i tuoi bisogni, le tue ferite. Sapeva prima che il tempo fosse ciò di cui avresti avuto bisogno per risolvere ogni tuo problema. Egli non ha incartato tutte le Sue risposte inviandole a te come un manuale o sotto forma di esercito di “uomini risposta”. No, Egli ha dato a tutti noi una soluzione per tutte le nostre crisi e i nostri bisogni; un Uomo, una Via, una Risposta per ogni nostra necessità: Gesù Cristo!

Dio ti dice: “Non voglio che tu viva per il domani! Guarderesti solo indietro e vedresti che oggi sarebbe stato il tuo tempo migliore. Gesù non sarà migliore o più forte per te di quanto non lo sia proprio adesso. Perché non lasci che sia il tuo Dio oggi?”

lunedì 26 gennaio 2009

CONOSCERE LA SUA VOCE

Coloro che veramente conoscono Dio hanno imparato a riconoscere la Sua voce al di sopra delle altre. Egli vuole che tu sia assolutamente convinto che Lui desideri parlarti – dirti cose che non hai mai visto o udito prima.

Credo che siano indispensabili tre elementi per quanti desiderino udire la voce di Dio:

1. Una certezza incrollabile che Dio voglia parlarti. Devi essere pienamente persuaso e certo di questo. Infatti, Egli è un Dio che parla, e vuole che tu conosca la Sua voce affinché tu possa fare la Sua volontà. Ciò che Dio ti dirà non andrà mai oltre i confini scritturali.

2. Tempo di qualità e tranquillità. Devi essere disposto a rinchiuderti con Dio e lasciare che tutte le altre voci tacciano. È vero, Dio ci parla durante tutta la giornata, ma ogni volta che ha voluto edificare qualcosa nella mia vita, la Sua voce è giunta solo dopo che avevo chiuso fuori ogni altra voce che non fosse la Sua.

3. Chiedere in fede. Non otterremo nulla da Dio (incluso udire la Sua voce) a meno che non crediamo veramente che Egli sia in grado di comunicarci la Sua mente, di renderci capaci di comprendere la Sua perfetta volontà!

Dio non è uno che prende in giro! Egli non permetterà che il nemico ti inganni. Quando Dio parla, ne consegue la pace e satana non può contraffare quella pace!

“Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei” (Giovanni 10:2-5)

venerdì 23 gennaio 2009

DOVE TI TROVI

In Esodo 33, Mosè non sapeva che Dio stesse per portarlo in una rivelazione maggiore della Sua gloria e natura. Questa rivelazione sarebbe andata molto al di là dell'amicizia, oltre l'intimità, ed è una rivelazione che Dio vuole che tutto il Suo popolo ferito conosca.

Il Signore disse a Mosè che gli avrebbe mostrato la Sua gloria: "Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il nome dell'Eterno davanti a te" (Esodo 33:19). Poi disse, "Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo mi può vedere e vivere...[Ma] ecco un luogo vicino a me; tu starai sulla roccia; e mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una fenditura della roccia e ti coprirò con la mia mano, finché io sia passato" (Esodo 33:20-22).

Il termine ebraico per gloria in questo passo significa "me stesso". Dio stava dicendo a Mosè, "Io stesso passerò vicino a te". Un'altra traduzione lo rende in questo modo: "Ti nasconderò nella fenditura della roccia, e ti proteggerò con la potenza della mia protezione finché io sia passato".

Questo è ciò che l'apostolo Paolo intende quando dice che siamo "nascosti con Cristo". Quando falliamo davanti a Dio - quando pecchiamo gravemente contro la luce - non dobbiamo indugiare in quella condizione di caduta. Piuttosto, dobbiamo correre velocemente a Gesù, per essere nascosti nella Roccia. Paolo scrive, "...I nostri padri...tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia era Cristo" (1 Corinzi 10:1,4).

Qual era la grande rivelazione che Dio diede a Mosè su Sé stesso? Qual è la verità che Lo riguarda e che dobbiamo santificare nei nostri cuori? E' questa:

"L'Eterno disse a Mosè: "...Sii pronto al mattino e sali al mattino sul monte Sinai...Allora l'Eterno discese nella nuvola e si fermò là vicino a lui, e proclamò il nome dell'Eterno. E l'Eterno passò davanti a lui e gridò:"l'Eterno, l'Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato, ma non lascia il colpevole impunito" (Esodo 34:1, 2 e 5-7).

Qui troviamo la rivelazione maggiore, l'immagine completa di chi Dio è. Il Signore disse a Mosè, "Sali su questo monte al mattino. Ti darò una speranza che ti sosterrà. Ti mostrerò il mio cuore come non l'hai mai visto prima". Cos'era la "gloria" che Mosè supplicò al Signore di vedere?

Ecco la gloria: un Dio "misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colevole impunito".

Cristo è la piena espressione di tale gloria. Infatti, tutto ciò che è nel Padre, è incarnato nel Figlio. E Gesù fu mandato sulla terra per portare quella gloria a noi.

giovedì 22 gennaio 2009

TEMPO DI RINGRAZIAMENTO!

Il soggetto del ringraziamento mi è giunto di recente in un momento di grande pesantezza personale. In quel periodo, l'edificio della nostra chiesa richiedeva un lavoro maggiore. I problemi dei membri di chiesa si accumulavano. Chiunque conoscessi sembrava attraversare qualche sorta di prova. E io iniziai a sentire il peso di tutto ciò.

Entrai nel mio ufficio e mi sedetti, sentendomi dispiaciuto per me stesso. Iniziai a lamentarmi con Dio: "Signore, per quanto tempo mi terrai in questo fuoco? Per quanto ancora dovrò pregare per tutto questo prima che farai qualcosa? Quand'è che mi risponderai, Dio?"

Improvvisamente, lo Spirito Santo scese su di me - e io provai vergogna. Lo Spirito sussurrò al mio cuore, "Inizia semplicemente a ringraziarmi, proprio ora, David. Portami un sacrificio di ringraziamento per tutte le cose passate che ho fatto per te, e per ciò che farò in futuro. Portami un'offerta di ringraziamento - e subito, tutto ti sembrerà diverso!"

Quelle parole si posarono nel mio spirito. Ma mi chiesi: "Cosa intende il Signore, "un sacrificio di ringraziamento?" Cercai l'espressione nella Scrittura e rimasi stupito per quanti riferimenti trovai:

- "Offrano sacrifici di lode e raccontino le sue opere con canti di gioia" (Salmo 107:22).
- "Io ti offrirò un sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome dell'Eterno" (Salmo 116:17).
- "Veniamo alla sua presenza con lodi, celebriamolo con canti" (Salmo 95:2).
- "Entrate nelle sue porte con ringraziamento e nei suoi cortili con lode; celebratelo, benedite il suo nome" (Salmo 100:4).

Viviamo nel giorno in cui il nostro sommo sacerdote, Gesù, ha già presentato il sacrificio del Suo sangue al Padre per compiere l'espiazione dei nostri peccati. Cristo ha cancellato tutte le nostre trasgressioni, affinché non fossero più ricordate contro di noi. Dunque, per noi, l'opera d'espiazione è compiuta.

Eppure, come gli Israeliti, anche noi dobbiamo entrare nei cortili dell'Eterno come dice il Salmo 100 - con ringraziamento e lode. E dobbiamo portare con noi due "montoni". "Prendete con voi delle parole e tornate all'Eterno. Ditegli: "Togli via ogni iniquità e accetta ciò che è buono, e noi ti offriremo i sacrifici delle nostre labbra" (Osea 14:2). Il termine "sacrifici" qui rappresenta le nostre labbra, o le nostre parole. Il significato completo di questa frase in ebraico è, "Offriremo dei giovani montoni, persino le nostre labbra".

La nostra offerta di ringraziamento dev'essere composta dai due montoni che portiamo - un'offerta delle nostre labbra, o delle nostre voci. Dio sta dicendo, "Portate alla mia presenza le vostre parole di ringraziamento. Pronunciate, cantate a me le vostre lodi!"

Non dobbiamo più portare a Dio sacrifici di sangue od offerte di oro ed argento per l'espiazione. Piuttosto, dobbiamo offrirgli un sacrificio di lode e di ringraziamento dalle nostre labbra: "Per mezzo di lui dunque, offriamo del continuo a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome" (Ebrei 13:15). Il "frutto di labbra" è la gratitudine e il ringraziamento!

mercoledì 21 gennaio 2009

CANTICO GIUSTO - DAL LATO SBAGLIATO

Quando i figli d'Israele attraversavano delle prove, dovevano davvero esprimere gratitudine e ringraziamento nel mezzo di esse? Quando erano circondati da ogni lato in una situazione disperata, Dio si aspettava veramente che avessero una simile reazione?

Sì, assolutamente! Era proprio il segreto per uscire dalle loro difficoltà. Vedi, Dio vuole qualcosa da ciascuno di noi nei momenti in cui siamo schiacciati da prove e tribolazioni. Nel mezzo di tutto questo, Egli vuole che Gli offriamo un sacrificio di ringraziamento!

Credo che Giacomo avesse scoperto questo segreto quando ammonì, "Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere..." (Giacomo 1:2). Stava dicendo, "Non arrendetevi! Costruite un altare nel vostro cuore, ed offrite un ringraziamento gioioso nel mezzo delle vostre prove".

Certamente i figli d'Israele offrirono al Signore lode e ringraziamento - ma lo fecero dal lato sbagliato del Mar Rosso! Sì, il popolo si rallegrò per tutta la notte, ma Dio non ne trasse piacere. Chiunque può gridare di gratitudine dopo che la vittoria è giunta. Ma la domanda che Dio stava ponendo ad Israele era, "Mi loderai prima che io mandi il mio aiuto, mentre sei ancora in mezzo alla battaglia?"

Credo che se Israele avesse gioito dal "lato della prova" del Mar Rosso, non avrebbe dovuto essere provato nuovamente alle acque di Mara. Se avesse passato la prova del Mar Rosso, le acque di Mara non avrebbero avuto un sapore amaro, ma dolce. E Israele avrebbe visto dell'acqua sgorgare ovunque nel deserto, invece di vagare nell'arsura.

Signore, aiutaci a cantare il cantico giusto dal lato della prova. Questo porta il maggior diletto al nostro Padre celeste.

Stai attraversando proprio ora un momento difficile? Allora canta! Loda! Dì al Signore, "Tu puoi farlo, mi hai liberato in passato, puoi liberarmi ora. Riposo nella gioia".

martedì 20 gennaio 2009

IL SACRIFICIO DEL RINGRAZIAMENTO

Uno dei versi più importanti di tutta la Scrittura si trova nella prima epistola di Pietro. L’apostolo parla della necessità che la nostra fede sia provata: “Affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se viene provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo” (1 Pietro 1:7).

In questo stesso passo, Pietro ci dice cosa possiamo aspettarci di affrontare in tali prove di fede: “…Anche se …per un po’ di tempo…dovete essere afflitti da varie prove” (v.6).

La parola greca usata per prove qui significa “prova, esame, testare con difficoltà ed avversità”. Pietro sta dicendo, “Se sei un seguace di Gesù Cristo, allora dovrai attraversare difficili prove e tentazioni. Sarai duramente provato!”

Questo passo suggerisce che Dio stia dicendo, “La tua fede è preziosa per me – più preziosa di tutte le ricchezze di questo mondo, che un giorno periranno. E in questi ultimi giorni, in cui il nemico invia ogni sorta di male contro te, voglio che tu sia in grado di restare saldo con una fede incrollabile”.

Egli dice inoltre, “Io ti custodirò e ti benedirò in ogni giorno buio! La tua parte è solo di avere fede in me. Sarai custodito dalla mia potenza, mediante la fede!”

“[Voi] che dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi, per la salvezza che sarà prontamente rivelata negli ultimi tempi” (v.5).

Pietro ci dice: “Il Signore sa liberare i pii dalla prova…” (2 Pietro 2:9). Il termine greco qui usato per prova significa “mettere alla prova nelle avversità”.

Paolo scrive, “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere” (1 Corinzi 10:13).

Certamente, Dio non vuole trattenerci nelle nostre prove. Perché dovrebbe essere interessato a lasciarci nel mezzo della tentazione e dell’afflizione? Egli non trae alcuna gloria nel provare i Suoi figli – ma nel risultato delle nostre prove!

C’è un solo modo per sfuggire dalle nostre prove – ed è passare l’esame. Pensaci: Quando eri a scuola, come riuscisti ad uscirne? Passasti l’esame finale. E se non lo avessi passato, saresti stato bocciato.

Questo era il caso dell’antica Israele, quando Dio li portò al Mar Rosso. Dio stava provando il Suo popolo, lo stava testando, mettendolo sotto esame. Li portò sull’orlo della distruzione, circondandoli da monti su due lati, il mare da un altro lato e un nemico alle calcagna dall’altro ancora.

Tuttavia, il Signore mise Israele in una simile circostanza aspettandosi una determinata reazione. Egli voleva che il Suo popolo riconoscesse la propria impotenza. Voleva sentirli dire, “Ricordiamo come Dio ci abbia liberati dalle piaghe. Ricordiamo come ci abbia portati fuori dalla fornace d’afflizione in cui fabbricavamo mattoni senza paglia, e senza tregua. Dio ci ha liberato allora – e lo farà di nuovo! Gioiamo nella Sua fedeltà. Egli è Dio, ed Egli ci ha fatto delle promesse che manterrà. Ci proteggerà da ogni nemico che verrà contro noi”.

lunedì 19 gennaio 2009

CONOSCERE DIO

Sto per pronunciare un’affermazione davvero scioccante, e ne pronuncio seriamente ogni parola: Io non conosco veramente Dio! Ossia, non Lo conosco nel modo in cui Egli vuole che io Lo conosca.

Come lo so? Me l’ha detto lo Spirito Santo. Mi ha sussurrato, dolcemente, “David, tu non conosci veramente Dio nel modo in cui Egli desidera che tu lo conosca. Tu non gli consenti veramente di essere Dio per te”.

Nell’Antico Testamento, Dio si appartò un popolo per Sé – un popolo che non era più ricco o più intelligente degli altri – solo per poter essere loro Dio: “Vi prenderò per mio popolo, e sarò il vostro Dio” (Esodo 6:7). Dio stava dicendo, in altre parole, “Ti insegnerò ad essere mio popolo – affinché io possa esserti Dio!”.

In effetti, Dio si rivelò e si manifestò al Suo popolo in continuazione. Inviò angeli. Parlò loro in modo udibile. Adempì ogni promessa con grandi liberazioni. Eppure, dopo quarant’anni di miracoli, segni e prodigi, il giudizio di Dio riguardo al Suo popolo era: “Voi non mi conoscete – non conoscete le mie vie!”

“Per quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione, e dissi: Sono un popolo dal cuore sviato e non conoscono le mie vie” (Salmo 95:10). Dio disse, “In tutti questi anni non avete mai lasciato che io fossi davvero il vostro Dio! Nei quarant’anni in cui ho voluto insegnarvi, voi non mi avete mai conosciuto – ancora non capivate il mio operare!”

Dio sta ancora cercando un popolo che gli permetta di essere il loro Dio – al punto che essi Lo conoscano veramente e imparano le Sue vie!

La Scrittura dice di Israele, “Sì, essi tornarono a tentare Dio più volte e a provocare il Santo d’Israele” (Salmo 78:41). Israele si allontanò da Dio nella sua incredulità. E allo stesso modo, credo che noi oggi limitiamo Dio con il nostro dubbio e la nostra incredulità.

Confidiamo in Dio per molte aree della nostra vita – ma la nostra fede ha sempre limiti e confini. Abbiamo almeno una piccola area che tratteniamo e nella quale non crediamo davvero che Dio opererà per noi.

Io limito Dio maggiormente nell’area della guarigione. Ho pregato per la guarigione fisica per molte persone, e ho visto Dio compiere miracolo dopo miracolo. Ma quando si tratta del mio corpo, limito Dio! Ho paura di lasciare che Lui sia Dio per me. Mi imbottisco di medicine o corro dal dottore prima ancora di pregare! Non sto dicendo che sia sbagliato andare dal dottore. Ma a volte rientro nella descrizione di quello che “non cercò l’Eterno, ma ricorse ai medici” (2 Cronache 16:12).

Ti chiedo: Preghi affinché Dio abbatta le mura in Cina o a Cuba – ma quando si tratta della salvezza della tua famiglia non hai un grammo di fede? Pensi, “Dio non deve voler farlo. I miei cari sono un caso davvero difficile. Non sembra che Dio mi ascolti su tale questione”.

Se è così, tu non vedi Lui come Dio! Ignori le Sue vie! Il desiderio di Dio è “fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo [secondo la potenza che opera in noi]” (Efesini 3:20).

I settanta anziani d’Israele mangiarono e bevvero alla presenza di Dio, sul monte. Eppure il Signore disse di loro, “Non siete mai giunti a conoscere me o le mie vie!”

I discepoli spesero tre anni alla presenza di Dio – con Cristo, che era Dio in carne. Essi sedettero ascoltando i Suoi insegnamenti e stettero con Lui giorno e notte. Tuttavia, alla fine, Lo abbandonarono e fuggirono – perché non conoscevano le Sue vie!

Gesù dice che Dio non ascolta le nostre preghiere e le nostre lodi semplicemente perché le pronunciamo in continuazione, a volte per ore. È possibile pregare, digiunare e compiere buone azioni e ancora non arrivare in quel luogo in cui siamo affamati di conoscerlo ed iniziamo a comprendere le Sue vie. Non apprendiamo le Sue vie solo nello stanzino della preghiera, sebbene chiunque conosca veramente il Signore abbia intimità con Lui. Non puoi conoscere le vie di Dio senza spendere molte ore con Lui in preghiera. Ma la preghiera deve includere un tempo di qualità in cui lasciamo che Dio sia Dio per noi – deponendo ogni bisogno ed ogni richiesta nelle Sue mani, lasciando ogni cosa lì.

venerdì 16 gennaio 2009

ALLA FINE DELLA CORDA?

Ti trovi alla fine della corda? Stanco, abbattuto, sull'orlo del cedimento? Ti sfido a rispondere alle seguenti domande con un semplice sì o no:

· La Parola di Dio promette di soddisfare ogni tuo bisogno?
· Gesù ha detto che non ti avrebbe mai lasciato, ma che sarebbe rimasto con te fino alla fine?
· Ha Egli detto che ti avrebbe preservato dalla caduta e ti avrebbe presentato senza macchia davanti al trono del Padre?
· Ha Egli detto che ti avrebbe provveduto ogni cosa necessaria in ogni tempo? Ti ha promesso seme in abbondanza per seminare l'Evangelo?
· I suoi pensieri per te sono per il bene? Egli è un rimuneratore di coloro che lo ricercano diligentemente?
· Ti sta preparando un luogo nella gloria? Sta venendo tra le nuvole per radunare i Suoi e portarli a casa? Andrai con Lui quando verrà?

La tua risposta ad ogni domanda dovrebbe essere, "assolutamente sì!"

Ora, fa’ un inventario. Chiediti: credo veramente che Dio sia fedele alla Sua parola, oppure la mia fiducia vacilla?

"Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia in voi un'opera perfetta, affinché siate perfetti e completi, in nulla mancanti.
"Ma se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data. Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore" (Giacomo 1:2-7).

Puoi afferrare la sapienza di Dio, tutta la sapienza necessaria a risolvere i problemi della vita, se crederai senza vacillare, basando/ tutto te stesso e il tuo futuro su questa promessa.

Dio dona a tutti...liberamente...sapienza.

giovedì 15 gennaio 2009

METTICI IL CUORE!

Dio non accetta da nessuno un servizio offerto di malavoglia. "E qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini" (Colossesi 3:23). Di buon animo significa, "con tutto il vostro cuore - tutta la vostra forza, tutto ciò che è dentro di voi".

Paolo scrive, "Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza..." (2 Corinzi 9:7). L'apostolo espone una duplice applicazione della questione del donare: essa ha a che fare con le nostre offerte in danaro e col donare le nostre vite all'opera di Dio!

Paolo scrisse che la chiesa in Macedonia lo supplicò letteralmente di consentire loro di raccogliere un'offerta per i santi poveri e sofferenti in Gerusalemme. Questi macedoni erano così totalmente donati al Signore che donavano nella loro stessa povertà!
"...Ma si sono dati prima al Signore e poi a noi per la volontà di Dio" (2 Corinzi 8:5). Paolo dice che i macedoni diedero molto più del denaro. Essi gli dissero, "Ecco la nostra offerta. Ora cosa vuoi che facciamo? Siamo disposti al servizio nell'opera di Dio!". Non trattennero nulla nel servire il Signore e i loro fratelli! "...Hanno dato volentieri, secondo le loro possibilità e anche al di là dei loro mezzi" (8:3). Donarono al di là delle loro capacità umane, con molta preghiera!

Se doni solo perché credi sia un comandamento o se ti chiedi sempre, "Ma la decima è una cosa che riguarda il Nuovo Testamento o solo l'Antico?" - l'attitudine del tuo cuore è errata! Se doni il dieci per cento delle tue entrate solo perché il pastore te lo chiede, anche questo è sbagliato. Nessuna di queste cose raggiunge il punto, il cuore di cosa significhi davvero dare!

Se donerai tutto te stesso al Signore e al Suo servizio, devi farlo di buon animo! "...perché Dio ama un donatore allegro" (2 Corinzi 9:7).

Sono profondamente convinto da questo verso , perché così spesso vivo e svolgo il mio ministero senza la gioia del Signore. Sento molti cristiani dire: "sono così stanco, non so come riuscirò a farcela. Oh, Dio, devi venire a darmi forza!" Questo è un grido umano, comune a tutti noi. Ma per donarsi e piacere a Dio, bisogna che ciò scaturisca da uno spirito volenteroso, che sia il frutto di una fede semplice, come quella di un fanciullo.

Il termine allegro in greco significa "ilare, contento, felice" - dal cuore leggero, di buona volontà, allegrezza; essere pieno di ilarità". Dio sta dicendo: "Qualsiasi cosa tu faccia nel tuo lavoro per me - sia esso intercedere, adorarmi nella mia casa o cercarmi nel segreto della tua stanza - fallo di buon animo! Sii gioioso e generoso in tutto - i tuoi soldi, il tuo servizio, il tuo tempo, e la tua vita!"

Ti chiedo: servire il Signore è diventato una noia, una seccatura per te? E' solo un peso che ti lascia il più delle volte triste e stanco?

Dio non vuole che tu ti lamenti del tuo peso, piuttosto vuole che tu lo scacci dalla tua vita afferrandoti alla Sua Parola!

Il libretto degli assegni per accedere alle Sue risorse è la tua fede! Egli sta dicendo, "Io ho già provveduto per te. Quale bisogno nella tua vita è talmente grande che io non possa soddisfarlo più di quanto tu pensi?"

mercoledì 14 gennaio 2009

IL SUFFICIENTE IN OGNI COSA

Perché molti credenti sperimentano debolezza, sentimenti di disperazione e vuoto, come se non riuscissero più ad andare avanti? Perché non hanno la rivelazione che lo Spirito diede a Paolo – una rivelazione di piena provvidenza che Dio ha reso possibile per coloro che l’avrebbero reclamata per fede!

Ti ci ritrovi nella descrizione di Paolo del servo liberale – uno che ha tutto ciò di cui ha bisogno e anche di più, in ogni istante, in ogni crisi? Lo hai mai provato attingendo alla banca del cielo?

Per diversi anni ho lavorato con Kathryn Kuhlman. Predicavo con tutto il mio cuore alle sue riunioni di mattina e di sera, e solitamente, alla fine della giornata, ero distrutto. Una sera Kathryn disse a me e Gwen, “Usciamo a mangiare qualcosa”. Le dissi, “Mi dispiace – sono troppo stanco, devo tornare al motel e riposare un po’”.

Lei mi guardò pensierosa e mi chiese, “David, hai predicato sotto l’unzione dello Spirito stasera?” Io risposi, “lo sai che ero unto. L’altare era pieno di gente!”

Kathryn disse pacatamente, “Allora ti stai perdendo qualcosa: se stai ministrando sotto la potenza dello Spirito Santo, dovresti essere più forte al termine del servizio di quanto lo eri all’inizio – perché Egli è uno Spirito vigoroso! Tu puoi elevarti al di sopra della tua carne, perché per lo Spirito puoi reclamare quella libertà”. Da allora ho sperimentato quella verità nel mio ministero.

“…affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera” (2 Corinzi 9:8). Abbondare qui significa letteralmente “sempre-crescente; avere più alla fine rispetto all’inizio”. In altre parole, mentre la battaglia diventa più violenta, la grazia di Dio abbonda! Quando la debolezza ti schiaccerà, la Sua forza ti inonderà ancora di più – se lo crederai.

martedì 13 gennaio 2009

EGLI HA GIA' PROVVEDUTO

Quando Dio ci chiama a qualsiasi lavoro specifico, Egli ha già provveduto tutto ciò di cui abbiamo bisogno per portarlo a termine.

"Ora Dio è potente di fare abbondare in voi ogni grazia affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera" (2 Corinzi 9:8).

Questo verso non è solo una speranza - è una promessa! Esso inizia con le parole, "Dio è potente!"

A Dio non interessa soltanto venire incontro al tuo bisogno. Egli vuole darti sempre più di quanto tu necessiti. Ecco cosa significa abbondiate - una sempre crescente, sovrabbondante provvista!

"Or a colui che può, secondo la potenza che opera in noi, fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo..." (Efesini 3:20).

Pensa a cosa viene promesso qui: quando sei giù e sei stanco, e pensi di non poter proseguire oltre, Dio è potente di darti tanto vigore che tu avrai tutto ciò di cui avrai bisogno - in ogni momento, in ogni situazione possibile.

E' come se il Signore stesse dicendo, "Ascoltate, voi tutti pastori! Ascoltate, voi tutti che fedelmente attendete alla mia casa e vi adoperate alla preghiera, alla lode e alla intercessione! Voglio donarvi un'abbondanza di forza, speranza, gioia, pace, riposo, finanze, incoraggiamento, sapienza. In effetti, voglio che voi abbiate una sovrabbondanza di tutto ciò che necessitate - in ogni istante!"

Dio non ha mai voluto che fossimo dei miserabili spirituali, dei poveri nelle cose del Signore. Al contrario, il servitore liberale è colui che gode di una rivelazione di tutte le grandi provvidenze che Dio ha preparato per lui! Ed egli segue tale rivelazione per fede!

"Ma come sta scritto: "Le cose che occhio non ha visto e che orecchio non ha udito e che non sono salite in cuor d'uomo, sono quelle che Dio ha preparato per quelli che lo amano". Dio però le ha rivelate a noi per mezzo del suo Spirito, perché lo Spirito investiga ogni cosa, anche le profondità di Dio" (1 Corinzi 2:9-10).

Parafrasato, "I nostri padri non potettero iniziare a comprendere la grande provvidenza che Dio aveva preparato! Non penetrò mai nella loro visione, nel loro udito o immaginazione. Ma non c'è ragione per cui noi restiamo ciechi a queste cose, andando avanti senza sapere cosa ci appartiene. I nostri occhi devono vedere, le nostre orecchie devono udire, deve entrare nei nostri cuori e nelle nostre menti – perché noi siamo il popolo per il quale Dio ha preparato tutto questo! Lo Spirito Santo ce lo ha rivelato!"

Infatti, la Bibbia dice che dobbiamo chiedergli questa rivelazione. Paolo scrisse, "Ora noi..abbiamo ricevuto..lo Spirito che viene da Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio..insegnate dallo Spirito Santo...[e] si giudicano spiritualmente" (vv. 12-14).

Credo che la maggior parte dei cristiani non abbia mai affrontato onestamente la potenza di queste promesse divine! Le abbiamo lette molte volte, ma risultano lettera morta. Non le abbiamo afferrate dicendo, "Signore, rivelami quello che Tu hai preparato! Apri la mia mente e il mio spirito alle tue risorse. La Tua Parola dice che devo conoscere tutte queste cose che mi vengono gratuitamente donate affinché io le reclami per la Tua gloria!"

lunedì 12 gennaio 2009

IL SERVITORE LIBERALE

Di recente sono andato dal Signore in preghiera con un cuore molto appesantito, carico di molte preoccupazioni. Ho iniziato a implorare davanti a Dio per la mia causa:

"Oh, Signore, non sono mai stato tanto debole in vita mia. Riesco a stento ad andare avanti!" Poi ho iniziato a piangere. Ero talmente esausto che le lacrime scendevano letteralmente a frotte dai miei occhi. Mentre piangevo, pensavo, "Sicuramente le mie lacrime commuoveranno il cuore di Dio!"

Lo Spirito Santo venne davvero a ministrarmi - ma non nel modo in cui pensavo l'avrebbe fatto! Volevo comprensione, incoraggiamento, solidarietà. E Lui mi diede tutto ciò - ma in un modo molto diverso da quello che mi aspettavo.

Il Signore mi istruì gentilmente ad andare a leggere 2 Corinzi 9:6:11 e mi disse che tutto ciò di cui avevo bisogno era contenuto in quel passo:

"Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente. Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro. Ora Dio é potente di fare abbondare in voi ogni grazia affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera, come sta scritto:

"Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno". Or colui che fornisce la semente al seminatore e il pane da mangiare, ve ne provveda e moltiplichi pure la vostra semente, ed accresca i frutti della vostra giustizia; allora sarete arricchiti per ogni liberalità, che per nostro mezzo produrrà rendimento di grazie a Dio.

Lessi e rilessi questo passo, ma non ricevetti nulla. Infine, chiusi la mia Bibbia e pregai, "Signore, sono confuso. Non vedo nulla qui che mi possa aiutare o incoraggiare".

Allora, lo Spirito parlò con forza ma con amore al mio uomo interiore: "David, questo ha a che fare perfettamente con ciò che tu stai attraversando. Ultimamente mi hai servito con uno spirito che non era liberale, allegro! Dov'è la gioia e la felicità nel tuo servizio a me? La mia Parola non sta solo parlando di dare soldi per aiutare i poveri; Essa sta parlando di ministrare a me e al mio corpo!

Ti ho chiamato nella città di New York e non ti ho inviato senza aiuto o risorse abbondanti. Tutto ciò che ti serve è a tua disposizione - forza, riposo, potenza, capacità, gioia ed allegrezza. Non c'è ragione per cui tu ti adoperi con tristezza, sentendoti sovraccaricato. Hai accesso ad ogni forza e gioia!

venerdì 9 gennaio 2009

IMPARA AD ALZARTI E A COMBATTERE DA TE STESSO

Hai bisogno di imparare a combattere le tue proprie battaglie. Non puoi dipendere da qualcun altro per la tua liberazione!

Forse hai un amico, un guerriero compagno di preghiera a cui puoi rivolgerti e dire, "Ho una battaglia davanti a me. Preghi per me? So che tu hai potenza nella preghiera!" Questo è scritturale, ma non è la perfetta volontà di Dio per te! Dio vuole che tu diventi un guerriero! Egli vuole che tu sia capace di levarti contro il diavolo.

Dio promise a Gedeone, "Ma io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo" (Giudici 6:16). Dio gli disse, "Io ti ho mandato - Io sarò con te!"

Ma poi la gente della città giunse a cercare colui che aveva demolito i loro idoli (vedi Giudici 6:28-30). Dov'era Gedeone? Si era nascosto - ancora incerto delle promesse di Dio, ancora dubbioso della presenza di Dio con lui. Gedeone disse: "Se l'Eterno è con noi, perché mai ci è avvenuto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato...?" (v. 13). E così è per molti di noi! Gesù ci ha promesso, "Io sono con voi tutti i giorni" (Matteo 28:20). Eppure, ancora non abbiamo imparato a restare saldi sulla Sua Parola e combattere!

Le cose inizieranno a cambiare nel momento in cui sarai pienamente persuaso che Dio è con te, che Egli ti parla e che ti mostrerà tutto ciò che hai bisogno di sapere!

Sei più forte di quanto tu non creda! Come Gedeone, potrai chiederti, "Come posso combattere? Sono talmente debole, così inesperto". Ma Dio disse a Gedeone, "Và con questa tua forza" (6:14). "Quale forza?" chiederai. La forza di Gedeone era legata alla parola che Dio gli aveva dato: "Certamente io sarò con te".

Amato, quella stessa parola - "Io sono con te" - è la tua forza! E tu riceverai quella forza credendo che questa parola è vera e agendo in base ad essa!

giovedì 8 gennaio 2009

AFFRONTA LE TUE PAURE E LA TUA INCREDULITA'

Israele era caduto nell'idolatria ma il peccato alla radice era ancora l'incredulità, che si rifletteva in ogni sorta di paure! Così, Dio inviò loro un profeta ad esporre la radice di ogni loro peccato.

Il profeta disse loro in molte parole, "Guardatevi - un mucchio di rammolliti che si nascondono, che hanno paura di alzarsi e combattere. Vi siete già arresi, ma avete alle spalle una lunga storia delle liberazioni di Dio! Egli offrì ai vostri padri grandi vittorie quando loro confidarono in Lui. Ed Egli ha promesso di liberare anche voi - ma voi non ci credete!" (vedi Giudici 6:7-10).

Molti cristiani hanno il terrore che il diavolo li distruggerà. Hanno paura di commettere un errore o di ritornare ai vecchi peccati, e darla così vinta al diavolo. Ma questa è una bugia che nasce dalle viscere dell'inferno! La Bibbia dice che non devi vivere nel terrore, nel cammino di questa vita.

Quando ti aggrappi alla paura, essa diventa contagiosa. Se la prendono tutti quelli che ti circondano! Quando Gedeone radunò il suo esercito, Dio gli disse di rimandare a casa ogni soldato timoroso: "Chiunque ha paura e trema, torni indietro...Allora tornarono indietro ventiduemila uomini del popolo" (Giudici 7:3).

Oggi Dio sta dicendo la stessa parola alla Sua chiesa. Egli sta chiedendo, "Perché temi? Perché pecchi non confidando che io porti vittoria alla tua vita? Ho promesso di sconfiggere ogni potenza demoniaca che fosse venuta contro di te!"

Il padre di Gedeone, Joash, aveva eretto delle statue di Baal e della dèa Ascerah usando grosse pietre. Il suo ragionamento era, "Baal ha dato potere ai Madianiti di assediarci, allora, forse, se adoriamo il loro dio ci darà potenza". Le persone giungevano da lontano per adorare lì, Madianiti e Moabiti inclusi; era una fortezza demoniaca molto potente in Israele!

Dio disse a Gedeone, "Io non libererò Israele finché non vi disfarete di questo idolo posto tra di noi. Toglilo di mezzo - abbattilo!" Così, nel mezzo della notte, Gedeone "prese dieci uomini fra i suoi servi e fece come l'Eterno gli aveva detto" (Giudici 6:27). Si servì di un toro e delle corde per abbattere Baal e Ascerah!

Oggi Dio sta dando alla chiesa lo stesso messaggio che diede a Gedeone: "Voglio aiutarti - ma non posso farlo se tu non confidi in me. Sei pieno di paura. E prima che io porti liberazione, dovrai abbattere questa fortezza, questo peccato che ti assedia!" "..Deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci" (Ebrei 12:1). Dobbiamo abbattere ogni fortezza di paura e di peccato!

Gedeone abbatté fortezze demoniache usando un forte toro. Ma noi siamo stati forniti di armi ben più potenti di quelle di Gedeone (vedi 2 Corinzi 10:4-5).

La vittoria viene da una preghiera di fede, e ciò non significa una preghiera fredda e vuota, ma la preghiera nello Spirito, la preghiera che crede alla risposta di Dio: "Pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito" (Efesini 6:18).

mercoledì 7 gennaio 2009

COME ALZARSI IN PIEDI E COMBATTERE!

Nonostante tutti i discorsi che si portano avanti nelle chiese oggi sul combattimento spirituale, i cristiani non hanno ancora imparato a tenere testa al nemico. Siamo dei dilettanti per il nemico!

Non credo che tutte le disgrazie che si abbattono su un cristiano vengano dal diavolo. A torto gli diamo la colpa per molte delle nostre stesse negligenze, disobbedienze e per la nostra pigrizia.

E' facile incolpare il diavolo per la nostra stoltezza. In questo modo, non dobbiamo affrontare la faccenda. Ma esiste realmente un vero diavolo nel mondo oggi - ed è molto affaccendato!

Lasciate che vi dica qualcosa sulla strategia di satana. Se lui non riesce a togliere l'Onnipotente dal Suo trono, cercherà allora di distruggere l'immagine che tu hai di Dio dentro di te! Egli vuole trasformare adoratori in mormoratori e bestemmiatori.

Satana non può attaccarti a suo piacimento perché Dio ha posto un muro di fuoco intorno ad ogni Suo figliolo, e satana non può attraversare quel muro senza il permesso di Dio.

Satana non può leggere la mente di un cristiano. Alcuni hanno paura di pregare perché pensano che il diavolo li origli di nascosto! Altri pensano che il diavolo possa leggere ogni loro singolo pensiero. Non è così! Solo Dio è onnipresente ed onnisciente.

La Scrittura ci ordina di levarci, di essere forti e ingaggiare una battaglia contro la carne e il diavolo: "Vegliate, state fermi nella fede, comportatevi virilmente, siate forti" (1 Corinzi 16:13). "Fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza"(Efesini 6:10).

Devi iniziare a stancarti di essere sempre atterrato dal diavolo - vivendo sempre giù, depresso, infelice, vuoto e angariato!

Il libro dei Giudici ci racconta, "Ora i figli d'Israele fecero ciò che è male agli occhi dell'Eterno, e l'Eterno li diede nelle mani di Madian per sette anni. La mano di Madian si fece forte contro Israele" (Giudici 6:1-2).

Gli Israeliti si trovavano nel punto più basso in cui si fossero mai trovati prima. Furono spinti a vivere in buie caverne e umide spelonche, affamati, impauriti e disperati. Ma poi qualcosa accadde. Iniziò con Gedeone, e si sparse per tutto il campo: Israele ne ebbe abbastanza di nascondersi in quelle caverne buie!

Gedeone disse a sé stesso, "Per quanto ancora dovremmo sopportare tutto questo? Essi attraversano le nostre terre senza incontrare alcuna opposizione. Nessuno si alza per fare qualcosa a riguardo! C'è stato detto che abbiamo un Dio che si mosse a favore dei nostri padri. Ma guardateci adesso - siamo spogliati, disperati. Viviamo in una paura costante!"

Qualcosa sorse nell'animo di Gedeone, e disse esattamente ciò che Dio stava aspettando di udire: "Questa storia è andata avanti fin troppo! Noi serviamo un Dio potente e vittorioso. Perché continuiamo, giorno dopo giorno, a subire questo abuso?"

Dio non interverrà finché tu non sia davvero disgustato - finché tu non sia davvero stanco di essere stanco.

Devi agire come agì Gedeone - grida al Signore! Noi serviamo lo stesso Dio che serviva Israele. Se Lui ascoltò il grido di Israele nella sua idolatria, Egli ascolterà te - nella tua sincerità.

martedì 6 gennaio 2009

LA PREGHIERA DELL'INCREDULITA'

Avrete sentito parlare della preghiera di fede. Credo esista un'immagine riflessa di questa preghiera, una preghiera basata sulla carne che chiamo preghiera dell'incredulità.

Voglio porvi una domanda: avete mai sentito il Signore dirvi, "Smetti di pregare - alzati dalle tue ginocchia"? Il Suo Spirito vi ha mai comandato, "Smetti di piangere e asciugati gli occhi. Perché stai davanti a me con la faccia prostrata?"

Il Signore disse proprio queste parole a Mosè: "Perché gridi a me?" (Esodo 14:15). Il significato ebraico letterale del verso è, "Perché stai qui a gridare? Perché tanto risonante implorare alle mie orecchie?"

Perché Dio avrebbe detto questo a Mosè? Qui vediamo un pio uomo di preghiera nel mezzo della crisi della sua vita: gli israeliti erano inseguiti da Faraone e non c'era via di scampo. Probabilmente la maggior parte dei cristiani reagirebbe come Mosè, che si appartò su una collina isolata col Signore e sparse il suo cuore in preghiera.

Quando Dio udì Mosè gridare, gli disse: "Basta". La Scrittura non si esprime su quanto seguì ma a quel punto Dio potrebbe aver detto: "Non hai il diritto di agonizzare davanti a me, Mosè; le tue grida sono un affronto alla mia fedeltà. Ti ho già dato la mia promessa solenne di liberazione e ti ho istruito nei dettagli su cosa fare. Adesso, smettila di piangere".

Nell'affrontare le nostre crisi, potremmo autoconvincerci che la preghiera sia la cosa più importante che noi possiamo fare, ma arriva il momento in cui Dio ci chiama ad agire, ad obbedire in fede alla Sua Parola. In un tale momento, Egli non ci permetterà di ritirarci nel deserto per pregare. Ciò sarebbe disobbedienza, e qualsiasi preghiera sarebbe offerta nell'incredulità.

La preghiera dell'incredulità prende in considerazione solo la bontà di Dio, ma ignora la severità dei Suoi santi giudizi. Paolo scrive: "Vedi dunque la bontà e la severità di Dio" (Romani 11:22). Qui l'apostolo menziona di proposito la bontà e la severità di Dio nella stessa frase; sta dicendo che l'una è inscindibile dall'altra.

Nell'Antico Testamento, Isaia lo disse in questo modo: "Ecco, la mano dell'Eterno non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire. Ma le vostre iniquità hanno prodotto una separazione fra voi e il vostro Dio, e i vostri peccati hanno fatto nascondere la sua faccia da voi, per non darvi ascolto. Poiché le vostre mani sono contaminate di sangue.." (Isaia 59:1-3).

Amati, Dio non è cambiato tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Egli è un Dio d'amore e misericordia, come afferma Isaia, ma ancora odia il peccato, perché Egli è giusto e santo. Ecco perché disse a Israele, "Non posso udirvi a causa del vostro peccato".

Considera le parole del salmista Davide: "Ho gridato a lui con la mia bocca e l'ho esaltato con la mia lingua. Se avessi serbato del male nel mio cuore, il Signore non mi avrebbe dato ascolto. Ma Dio mi ha ascoltato e ha prestato attenzione alla voce della mia preghiera. Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua benignità" (Salmo 66:17-20).

Il salmista sta dicendo, "Ho visto che c'era iniquità nel mio cuore e mi sono rifiutato di vivere con essa. Così sono andato dal Signore per essere purificato. Allora, Egli ha udito la mia preghiera. Ma se fossi rimasto aggrappato al mio peccato, Dio non avrebbe ascoltato il mio grido".

lunedì 5 gennaio 2009

L'ALTRO ASPETTO DELLA COMUNIONE

Camminare nella gloria di Dio non significa solo che noi riceviamo l'amore del Padre, ma implica anche che noi lo amiamo a nostra volta. Si tratta di un affetto reciproco che dona e riceve amore. La Bibbia ci dice: "Tu amerai dunque l'Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza" (Deutoronomio 6:5).

Dio ci dice : "Figlio mio, dammi il tuo cuore" (Proverbi 23:26). Il Suo amore richiede che noi lo ricambiamo, che gli doniamo in risposta un amore che sia totale, esclusivo, che pretende tutto il nostro cuore, la nostra anima, mente e forza.

Tuttavia, il Signore ci dice in termini chiari: "Non puoi guadagnarti il mio amore perché l’amore che ti dono è immeritato!" Giovanni scrive: "In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l'espiazione per i nostri peccati" e "Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo" (1 Giovanni 4:10, 19).

Proprio come l'amore di Dio per noi è segnato dal riposo e dalla gioia, così il nostro amore per Lui deve contenere questi stessi due elementi:

1. Davide esprime un riposo nel suo amore per Dio quando scrive: "Chi ho io in cielo fuor di te? E sulla terra io non desidero altri che te" (Salmo 73:25). Il cuore che ama il Signore cessa definitivamente di cercare benessere altrove; piuttosto, esso trova piena soddisfazione in Lui. A colui che ama di tale amore, la bontà di Dio è più che la vita stessa!
2. Un tale cuore, inoltre, si rallegra nel suo amore per Dio: esso canta e danza in un'estasi gioiosa per il Signore. Quando un figlio di Dio conosce quanto il Padre lo ami, ciò dona diletto alla sua anima!

Lasciate che vi citi uno dei versi più potenti di tutta la Scrittura. I Proverbi ci forniscono queste parole profetiche di Cristo: "Io ero presso di lui come un architetto, ero ogni giorno la sua delizia, rallegrandomi ogni momento davanti a lui; mi rallegravo nella parte abitabile del mondo e trovavo il mio diletto con i figli degli uomini" (Proverbi 8:30-31).

Amati, siamo noi i figli qui menzionati! Sin dalla fondazione del mondo, Dio previde un corpo di credenti uniti a Suo Figlio e persino il Padre prese diletto e si rallegrò in tali figli. Gesù testimonia: "Io ero il diletto del Padre, la gioia del Suo essere. Ed ora anche tutti coloro che si rivolgono a me in fede sono il Suo diletto!"

Dunque, come possiamo amare Dio in risposta? Giovanni risponde: "Questo infatti è l'amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi" (1 Giovanni 5:3).

Quali sono i Suoi comandamenti? Gesù dice, in sintesi, che ce ne sono due e "da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti" (Matteo 22:40). Il primo e il più importante è quello di amare il Signore con tutto il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente. Non dobbiamo trattenergli nulla. Il secondo è quello di amare il nostro prossimo come noi stessi. Questi due comandamenti semplici e per niente gravosi riassumono tutta la legge di Dio.

Gesù qui sta dicendo che non possiamo essere in comunione con Dio o camminare nella Sua gloria se serbiamo rancore contro qualcuno. Perciò, amare Dio significa amare ogni fratello e sorella nello stesso modo in cui siamo stati amati dal Padre.

venerdì 2 gennaio 2009

UNA VITA DI COMUNIONE

Migliaia tra i figli di Dio sanno poco o niente di una vita di comunione con Lui. Perché accade questo?

Credo che tali cristiani abbiano un concetto triste e distorto del Padre celeste. Ricordo la parabola di Gesù sul servo che nascose il suo talento perché aveva un'immagine distorta del suo padrone. Quel servo disse, "io sapevo bene che tu sei un uomo aspro" (Matteo 25:24).

Allo stesso modo, oggi molti credenti pensano, "E'impossibile che Dio possa mai essere contento di me, che si rallegri e canti per il Suo amore. L'ho deluso spesso e così terribilmente, disonorando il Suo nome. Come potrebbe mai amarmi, soprattutto nell'avversità che sto affrontando?"

Credo questo sia un motivo determinante per cui molti cristiani non vogliono accostarsi al loro Padre celeste. Sono terrorizzati al pensiero di avvicinarsi a Lui, perché sentono di averlo deluso in qualche maniera. Tutto ciò che possono concepire di Lui è che Egli sia un fuoco consumante, pronto a giudicarli e condannarli.

La domanda per tutti noi oggi è: com'è possibile che non vogliamo accostarci a un Padre che ci scrive lettere d'amore, che ci dice di bramare la nostra compagnia, che è sempre pronto ad abbracciarci, che dice di non avere altro che pensieri buoni per noi? Nonostante la nostra stoltezza, Egli ci rassicura: "forse Satana ti dice che sei inutile, ma io ti dico che sei la mia gioia!"

Penserai: "Sicuramente il Signore non gioisce per qualcuno che si trova ancora nel peccato; non mi posso aspettare che Lui mi ami se continuo nelle mie vie peccaminose, anzi, pensarlo sarebbe quasi una bestemmia".

Sì, Dio ama il Suo popolo, ma non ama i loro peccati. La Bibbia dice che Egli riprende ogni figlio che persevera nell'iniquità, ma lo fa sempre con pazienza. E dopo averci ripreso, il Suo Spirito ci riempie di un senso di indignazione per il peccato.

Attraverso tutto questo, l'amore di Dio per noi resta invariato. La Parola dice: "Io sono l'Eterno, non muto" (Malachia 3:6). "il Padre...presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento" (Giacomo 1:17). "Sono Dio, e non un uomo" (Osea 11:9).

Dio non voglia che il Suo amore per noi sia come il flusso e il riflusso del mare, come lo è il nostro per Lui. Il nostro amore varia quasi giornalmente, passando da un amore fervente e zelante a uno tiepido se non freddo. Come i discepoli, un giorno siamo pronti a morire per Gesù e quello dopo a rinnegarlo e andare per la nostra strada.

Devo chiederti se sei in grado di dire: "il mio Padre celeste mi ama! Egli dice che, ai Suoi occhi, sono dolce e amabile, e io Gli credo. So che non importa quello che attraverserò, o quanto sarò tentato o provato, Lui mi salverà. Mi farà librare su ogni circostanza, e non permetterà mai che io venga schiacciato. Sarà sempre gentile e dolce con me!"

Ecco dove inizia la vera comunione: dobbiamo convincerci ogni giorno dell'amore invariabile di Dio per noi e noi dobbiamo mostrargli di credere nella rivelazione che ci ha dato di Sé stesso. Giovanni scrive, "E noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio é amore; e chi dimora nell'amore dimora in Dio e Dio in Lui" (1 Giovanni 4:16).

giovedì 1 gennaio 2009

COMUNIONE VERA

Molti cristiani parlano dell'intimità con il Signore camminando con Lui, conoscendolo, avendo comunione con lui ma non possiamo avere una vera comunione con Dio a meno che non riceviamo nei nostri cuori la piena rivelazione del Suo amore, della Sua grazia e misericordia.

La comunione con Dio consiste di due elementi:

1. Ricevere l'amore del Padre, e
2. Amarlo in risposta.

Puoi spendere ore in preghiera ogni giorno, dicendo al Signore quanto lo ami, ma questa non è comunione: se non hai ricevuto il Suo amore, non hai avuto comunione con Lui.
Semplicemente, non puoi condividere intimità col Signore a meno che tu non sia certo del Suo amore per te.

Io so che quando vado dal mio Signore, non mi sto accostando ad un Padre duro, crudele o esigente. Non sta lì ad aspettarmi con un aspetto rabbioso e ansioso di usare la Sua verga sul mio dorso. Lui non mi sta alle calcagna aspettando che io cada per poi dirmi, "ti ho preso"!

No, io mi accosto a un Padre che si è rivelato a me come amore puro e incondizionato. Egli è dolce e sensibile, pieno di grazia e misericordia, ansioso di sollevare tutte le mie preoccupazioni e i miei pesi. Ed io so che non mi abbandonerà mai quando Lo chiamerò.

Ecco perché devo entrare nei Suoi cortili con lode e ringraziamento, perché sono grato di ciò che il mio Dio è. Egli ha cura di tutto ciò che mi riguarda! (vedi il Salmo 100).

Il profeta Sofonia dice qualcosa di incredibile sull'amore di Dio per noi. Egli scrive, "L'Eterno, il tuo Dio, in mezzo a te è il Potente che salva. Egli esulterà di gioia per te, nel suo amore starà in silenzio, si rallegrerà per te con grida di gioia" (Sofonia 3:17).

Questo verso ci dice due cose importanti sul modo in cui Dio ci ama:

1. Dio starà nel silenzio nel Suo amore per noi. In pratica, Dio sta dicendo, "Ho trovato il mio vero amore, e sono pienamente soddisfatto! Non ho bisogno di cercare altrove, perchè non ho nulla di cui lamentarmi. Sono totalmente appagato in questo rapporto, e non ritirerò il mio amore perché il mio amore è una questione stabile!"

2. Dio riceve grande piacere dal Suo popolo. Sofonia testimonia, "si rallegrerà per te con grida di gioia". Egli sta dicendo, "L'amore di Dio per te è così grande da mettere un canto sulle Sue labbra!"*

Rallegrarsi significa "avere gioia e diletto". E' l'espressione esteriore di un diletto interiore nonché l'espressione più elevata dell'amore. Il termine ebraico usato da Sofonia per "rallegrerà" qui è tripudiare, e significa "saltare, come uno che trionfa in un'estasi gioiosa".

Puoi concepire che il tuo Padre celeste ti ami tanto da saltare di gioia al solo pensiero di te? Puoi ricevere questa parola per cui Egli ti ha amato prima della fondazione del mondo, prima che l'umanità esistesse, prima ancora che tu nascessi? Puoi accettare il fatto che Lui ti abbia amato anche dopo la tua caduta nelle vie peccaminose di Adamo, divenendo così un Suo nemico?

*Nella versione inglese dice “si rallegrerà con canti”.