venerdì 29 gennaio 2016

DOVE SONO I TIMOTEO?

Viviamo in un tempo in cui la minaccia mondiale di esplosioni nucleari o chimiche pianificate incombe. Il cuore di milioni di persone viene meno dalla paura e la Chiesa di Gesù Cristo è sfidata come mai prima nella storia. Guardiamo un mondo che si muove nel caos.

Nel vedere tutto questo, mi chiedo: “Dov’è la voce dell’autorità in Cristo? Dove sono i pastori, le congregazioni, i cristiani che pensano come Gesù? Dove sono quelli che non ricercano i propri progetti ma la mente di Cristo in questi tempi?”

Quelli che si concentrano sul migliorare sé stessi stanno scivolando via dall’intimità con Cristo. Forse Lo predicano, ma Lo conoscono sempre di meno e si stanno aprendo a grandi tentazioni.

Ti chiedo: la tua chiesa sta prosperando, eppure nessuno sembra avere la stessa attitudine di Paolo, mettendo il proprio affetto negli interessi di Cristo? E tu? Quando vedi qualcuno disoccupato, preghi per lui? Cerchi modi per assistere, per servire?

Dove sono i Timoteo di oggi? Dove sono i giovani di Dio che rifiuteranno la chiamata del successo e del riconoscimento? Dove sono coloro che disporranno il cuore per una preghiera fervente, che assoggetteranno ogni cosa nella loro vita per diventare veri servi di Cristo e della Sua chiesa?

La nostra preghiera dovrebbe essere: “Signore, non voglio concentrarmi solo su me stesso in un mondo che sta andando fuori controllo. Non voglio preoccuparmi del mio futuro. So che tieni il mio cammino nelle Tue mani. Signore, dammi la Tua mente, il Tuo modo di pensare, le Tue preoccupazioni. Voglio avere il Tuo cuore di servo”.

“Abbi cura di te stesso e dell'insegnamento, persevera in queste cose perché, facendo così, salverai te stesso e coloro che ti ascoltano” (1 Timoteo 4:16).

giovedì 28 gennaio 2016

AMORE E PREMURA PER GLI ALTRI

Fu dalla cella di una prigione romana che Paolo scrisse alla chiesa di Filippi e dichiarò di avere la mente di Cristo: “Ora spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo, affinché anch'io sia incoraggiato nel conoscere le vostre condizioni” (Filippesi 2:19).

Questo è il pensare, l’opera esteriore della mente di Cristo. Pensaci. Ecco un pastore seduto in cella che però non pensava al proprio agio o alla sua situazione difficile. Era preoccupato solo della condizione spirituale e fisica della sua gente. E disse alle proprie pecore, “La mia consolazione arriverà solo quando saprò che state bene, nello spirito e nel corpo. Quindi vi mando Timoteo a vegliare su voi per conto mio”.

Poi Paolo fa questa dichiarazione allarmante: “perché non ho alcuno d'animo uguale al suo e che abbia sinceramente cura delle vostre cose” (2:20). Che triste affermazione! Nello scrivere ciò, la chiesa intorno a Paolo, a Roma, cresceva ed era benedetta. Chiaramente, c’erano dei leader consacrati nella chiesa romana. Eppure Paolo dice, “Non c’è nessuno che condivida con me la mente di Cristo”. Perché era così?

“Tutti infatti cercano i loro propri interessi e non le cose di Cristo Gesù” (2:21). Evidentemente, non c’erano leader a Roma col cuore di servo – nessuno aveva messo da parte la propria reputazione per diventare sacrificio vivente. Piuttosto, ognuno era impegnato nei propri interessi. Nessuno aveva la mente di Cristo. Paolo non poteva fidarsi di nessuno che andasse a Filippi per essere un vero servo per quel corpo di credenti.

Le parole di Paolo qui non si possono ammorbidire: “Sono tutti presi da sé stessi. Questi ministri cercano solo di recare beneficio a sé stessi. Ecco perché a nessuno qui posso affidare in modo naturale la vostra cura per i bisogni e le difficoltà che avete – tranne che a Timoteo”.

Se ci guardiamo intorno nella chiesa oggi, vediamo succedere lo stesso in molte congregazioni. Ministri e fedeli allo stesso modo inseguono le cose di questo mondo: soldi, reputazione, materialismo, successo. Sono chiamati a servire la Chiesa di Gesù Cristo, ma non conoscono la mente di Cristo. E la mente di Gesù è sacrificio, amore e premura per gli altri.

mercoledì 27 gennaio 2016

LO SPIRITO SANTO ERA IL SUO INSEGNANTE

Se il mio cuore è motivato dall’approvazione degli altri – se questa è la forma mentis che influenza il mio modo di vivere – la mia lealtà sarà divisa. Mi sforzerò sempre di piacere a qualcuno che non sarà Gesù.

Pochi anni dopo che l’apostolo Paolo si convertì, si recò alla chiesa di Gerusalemme per cercare di riunirsi coi discepoli. “ Ma avevano tutti paura di lui, non potendo credere che egli fosse un discepolo” (Atti 9:26).

Gli apostoli conoscevano la reputazione di Paolo come persecutore. “Or io ero sconosciuto personalmente alle chiese della Giudea, che sono in Cristo, ma esse udivano soltanto dire, Colui che prima ci perseguitava, ora annunzia quella fede che egli devastava” (Galati 1:22-23).

Barnaba aiutò gli apostoli a superare la propria paura di Paolo, così gli offrirono comunione. Paolo però decise di muoversi fra i Gentili. Infatti, Paolo descrive con premura e chiarezza la sua vocazione. Afferma che giunse “non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma tramite Gesù Cristo e Dio Padre, che lo ha risuscitato dai morti” (Galati 1:1).

Poi aggiunge enfaticamente: “Ora, fratelli, vi faccio sapere che l'evangelo, che è stato da me annunziato, non è secondo l'uomo, poiché io non l'ho ricevuto né imparato da nessun uomo, ma l'ho ricevuto per una rivelazione di Gesù Cristo…io non mi consultai subito con carne e sangue” (Galati 1:11-12, 16).

Ciò che Paolo qui sta dicendo si può applicare a tutti coloro che desiderano avere la mente di Cristo: “Non ho dovuto leggere libri o adottare metodi umani per ricevere ciò che ho. Ho ricevuto il mio messaggio, il mio ministero e la mia unzione sulle ginocchia. Io vi dico, queste cose sono giunte durante il mio tempo di preghiera col Signore, nell’intercessione e nel digiuno. Qualsiasi rivelazione di Cristo io abbia, deriva dallo Spirito Santo, che dimora in me e conduce la mia vita. Non posso permettermi di seguire le mode e le strategie altrui”.

In realtà, Paolo evidenzia che prima ancora di considerare il ritorno a Gerusalemme, “Andai in Arabia” (1:17). Sta in altre parole dicendo: “Non ho ricevuto la mia rivelazione di Cristo dai santi di Gerusalemme. Piuttosto, sono andato nel deserto per ricevere tale rivelazione. Ho trascorso del tempo prezioso lì, mi sono svuotato di me stesso, ho ascoltato e ricevuto insegnamento da parte dello Spirito Santo”.

Ti prego di capire: Paolo non era un predicatore arrogante e orgoglioso. Egli aveva il cuore di un servo e si svuotò di ogni ambizione, avendo trovato piena soddisfazione in Cristo. A Paolo non serviva che alcuno che gli mostrasse come predicare Cristo o come vincere anime all’evangelo. Lo Spirito Santo era il suo insegnante!

martedì 26 gennaio 2016

LE CONSEGUENZE DEL TRASCURARE LA PREGHIERA

Ci sono conseguenze terribili, spaventose nel trascurare la preghiera. “Come scamperemo noi, se trascuriamo una così grande salvezza?” (Ebrei 2:3). Come può chiunque di noi che è in Cristo evitare le conseguenze della mancanza di preghiera?

So cosa significa vedere l’abbondanza delle benedizioni nella propria vita svanire lentamente. So cosa significa vedere la fonte di acqua vita strozzata alla sorgente e ogni benedizione nella mia vita inaridire. È ciò che è successo nei periodi in cui ho trascurato la preghiera.

In quei momenti, la mia vita di preghiera consisteva solo di meditazione e momenti tranquilli. Non c’era alcun fervore efficace nella preghiera. Perché? Perché le preoccupazioni della vita mi avevano derubato del mio tempo col Signore.

Cosa dunque mi è successo in quei momenti? Il servizio si era trasformato in autocommiserazione. Il ministero era un peso, non una benedizione. E la mia anima era inondata da infelicità su infelicità.

Combattevo la solitudine, la debolezza, l’incredulità, la sensazione soffocante di aver realizzato poco nella vita, persino pensieri di abbandonare il ministero. E le benedizioni di Dio erano impedite. I miei rapporti s’inasprivano, perdevo il discernimento e non ricevevo più rivelazioni nuove di Cristo.

Conoscevo però anche la gloria di ritornare al Signore nella preghiera. Non appena tornavo nella mia stanza della preghiera, le benedizioni iniziavano a rifluire. Avevo gioia e pace, i rapporti venivano sanati e la Parola di Dio diventava viva.

“Egli [Uzzia] cercò Dio durante la vita di Zaccaria…finché cercò l'Eterno, Dio lo fece prosperare” (2 Cronache 26:5). “Noi l'abbiamo cercato, ed egli ci ha dato riposo tutt'intorno” (14:7). “Tutto Giuda…avevano cercato l'Eterno con tutta la loro volontà, ed egli si era lasciato trovare da loro. Così l'Eterno diede loro riposo tutt'intorno” (15:15).

La Scrittura rende chiaro che i servi fedeli nella preghiera trovano benedizione e riposo tutt’intorno a loro.

“I giusti gridano e l'Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure. L'Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto” (Salmo 34:17-18).

lunedì 25 gennaio 2016

LA CHIAMATA A DARE by Gary Wilkerson

Era la sera dell’Ultima Cena e Gesù stava per concludere la Sua ultima conversazione coi discepoli. Tutto ciò che disse quella sera fu con la consapevolezza che stesse per lasciarli. Concluse l’incontro con una preghiera d’incoraggiamento sulle cose a venire – una Chiesa che avrebbe vinto e trionfato; un popolo il cui amore reciproco sarebbe stato una testimonianza al mondo; una potenza e un’autorità divina che sarebbe scaturita dai Suoi seguaci; e la gloria del Padre che avrebbe riposato sul Suo popolo. Erano tutte cose che Gesù avrebbe donato alla Sua Chiesa mediante lo Spirito Santo.

Pensa a quanto Gesù aveva già fatto. In tre anni di ministero, aveva guarito gli infermi; ridato la vista ai ciechi; risuscitato i morti; miracolosamente sfamato enormi folle; predicato la buona notizia ai poveri e insegnato alle masse la verità sul loro Padre celeste. È una lista meravigliosa di realizzazioni del Figlio, attraverso la Sua obbedienza alla volontà del Padre.

Cristo rende chiaro che tutto ciò fosse il risultato della natura generosa del Padre. Nella Sua preghiera, in Giovanni 17, una parola (dare) appare più di una volta. “Padre, tu mi hai dato…tu dai dato loro…Io ho dato loro”. Nello spazio di 26 versi, Gesù usa qualche forma del verbo “dare” diciassette volte.

La prima cosa che notiamo in questa stupenda preghiera è quanto spesso e generosamente il Padre doni. È nella Sua natura dare doni buoni ai Suoi figli. Egli elencò tutto ciò che avrebbe dato al Figlio quando Lo inviò: “Ti darò la potenza e l’autorità del Mio nome. Ti donerò i popoli della terra. Ti donerò parole da proferire e opere da compiere. E ti darò la Mia gloria”.

In cambio, vediamo che Gesù aveva la stessa natura generosa del Padre. In realtà, la Sua preghiera richiama tutte le cose che Cristo aveva già donato ai Suoi discepoli – e le cose che avrebbe continuato a donare loro! Questo passo evidenzia potentemente la natura generosa al centro del cuore di Dio.

In un certo senso, quella sera Gesù donò ai discepoli le Sue ultime volontà, il Suo testamento. Stava dicendo, “Stabilirò il Mio regno donando ed è così che voglio che il Mio regno continui attraverso di voi”. L’ultima cosa che donò ai Suoi seguaci prima di lasciarli fu una chiamata particolare – la chiamata a dare.

sabato 23 gennaio 2016

DIO NON SI ARRENDE CON NOI by Claude Houde

Sono cresciuto in un ambiente in cui nessuno esprimeva alcuna emozione. Era semplicemente una questione di sopravvivenza! Quando conobbi il Signore, cambiarono tante cose. Sarò eternamente grato per i miei primi anni nella fede e per coloro che pazientemente insegnarono e guidarono i miei primi passi con Dio. Loro sono le mie madri ed i miei padri spirituali ed io li amo. Tuttavia, nella mentalità evangelica di quel periodo, persisteva la stessa attitudine: noi non parliamo di problemi e di dolore; tieni alta la testa e procedi con forza; possiamo farlo, dai, dai, dai! E quell'attitudine persiste e la ritroviamo in alcuni versi della Bibbia: “possiamo fare ogni cosa... gioisci sempre... in ogni cosa rendiamo grazie... alza i tuoi occhi... alza la tua testa... sei un soldato! Dai, dai, dai!”

Caro amico, quando teniamo la testa alta, le spalle diritte e gli occhi verso il cielo, le Sue braccia ci stanno trasportando. Ora, non perderti questa. Quando teniamo i nostri occhi verso il basso e siamo deboli e abbattuti, nel deserto, in mezzo alla carestia ed il dolore, disperandoci a causa di ciò che è andato perduto o distrutto, sta scritto: “Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità” (Isaia 42:3).

I bambini che giocavano tutto il giorno sulle rive del lago dove Isaia crebbe (lui è l'unico che ci dà questa incredibile promessa) conoscevano questo gioco. Sceglievano una canna con molta cautela e quando ci soffiavano dentro, un forte suono come di flauto riempiva l'aria ed i bambini ridevano e gridavano con gioia. Se la fragile canna si rompeva, sarebbe diventata inutilizzabile e l'avrebbero gettata via prendendone un'altra. Ma Dio dice: “Io non getterò via ciò che è stato rotto”. In poche parole, ti sta dicendo: “se la tua vita ha perso la sua melodia, la sua canzone, se la tua preghiera o la lode è andata via, se il tuo silenzio grida per il tuo altare nella notte, io ti ristabilirò. Io verrò e mi prenderò cura della canna fino a quando ce ne sarà bisogno, finché non riconquisterai la tua musica e la tua gioia davanti a me”.

Dio dice: “Io non getto via la gente; Io non mi arrenderò con te. Costruisci il tuo altare ed io ricostruirò te. Io non spegnerò la fiamma che sta ancora bruciando”.

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Claude Houde è il pastore della chiesa Nuova Vita a Montreal, Canada. Sotto la sua guida la Chiesa Nuova Vita è cresciuta da una decina di persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese protestanti hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 22 gennaio 2016

CERCARE DIO NEL LUOGO SEGRETO

Lo Spirito Santo scese su Anania, un uomo pio che viveva a Damasco. Lo Spirito gli indicò di andare a casa di Giuda, sulla via Dritta, di imporre le mani a Saulo e ridonargli la vista. Certo, Anania conosceva la reputazione di Saulo, eppure ecco come lo Spirito Santo gli raccomandò Saulo: “…che sta pregando” (Atti 9:11).

Il Signore stava in pratica dicendo, “Anania, troverai quest’uomo in ginocchio. Lui sa che stai andando da lui; in realtà, sa anche il tuo nome e il motivo per cui sei dai lui inviato. E vuole che i suoi occhi siano aperti”.

Quando Saulo ricevette tale conoscenza interiore? Come ricevette questa visione, questa parola pura da parte di Dio? Fu attraverso una preghiera fervente e suppliche. Infatti, credo che le parole dello Spirito ad Anania rivelino cosa spinse il cuore di Dio riguardo Saulo: “sta pregando”.

Saulo era rimasto appartato con Dio per tre giorni, rifiutando cibo e acqua. Tutto ciò che desiderava era il Signore, così rimase sulle ginocchia per tutto quel tempo, pregando e cercando Dio.

Durante la mia adolescenza, il mio papà predicatore m’insegnò, “Dio apre sempre una via per un uomo di preghiera”. Ci sono stati dei periodi nella mia vita in cui il Signore ha fornito prove schiaccianti di ciò. Quand’ero un giovane pastore, in Pennsylvania, nacque in me una brama profonda che mi portò a pregare diligentemente. C’era qualcosa nel mio cuore che mi diceva, “Servire Gesù è più di quello che sto facendo. Oh, Signore, non posso vivere così al di sotto di quello che leggo nella Tua Parola. Morirei piuttosto di vivere nel modo egoistico in cui ho vissuto fin ora”.

Così ho trascorso mesi in ginocchio – piangevo e pregavo per ore a volte – quando finalmente il Signore mi chiamò per andare a New York e ministrare a bande e drogati. Parlo di diverse decine di anni fa.

Ero ancora in ginocchio, cercando Dio con lacrime e gridando a Lui quando mi chiamò per tornare di nuovo a New York e fondare la Chiesa di Times Square. Ancora una volta, il Signore disse, “David, voglio che tu abbia la Mia mente, le Mie preoccupazioni”.

Semmai ho udito la voce di Dio, essa non è giunta solo dallo studio della Bibbia. È giunta dalla preghiera – dalla ricerca di Dio solo. Se c’è qualche evidenza visibile di Cristo in me, è perché ho trascorso del tempo con Lui nel luogo segreto.

giovedì 21 gennaio 2016

AMBIZIONI RELIGIOSE

“Se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più: sono stato circonciso l'ottavo giorno, sono della nazione d'Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo di Ebrei; quanto alla legge, fariseo, quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile” (Filippesi 3:4-6).

Paolo fu un uomo che poté dire, “Una volta ero qualcuno. Tutti i miei coetanei, inclusi i miei compagni farisei, mi stimavano molto. Ero fariseo fra i farisei, ero in ascesa ed ero considerato un uomo pio, un insegnante efficace della legge. Avevo una reputazione nel mio paese ed ero irreprensibile agli occhi della gente. Ma quando Cristo mi ha afferrato è cambiato tutto. La lotta, la competizione – tutto ciò che pensavo potesse dare significato alla mia vita – è stato deposto. Mi sono reso conto che avevo completamente messo il Signore da parte”.

Paolo prima pensava che le sue ambizioni religiose – lo zelo, lo spirito competitivo, le opere, l’operosità – fossero tutte giuste. Pensava fosse tutto per la gloria di Dio. Ora Cristo gli stava rivelando che era solo carne, solo ego.

Così, Paolo affermò, “Ho messo da parte ogni desiderio di successo e riconoscimento e ho deciso di essere un servo”.

“Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero” (1 Corinzi 9:19).

Paolo capì che Gesù assunse la vita di un servo. Egli era il Figlio di Dio, eppure aveva il cuore di servo. Allo stesso modo, Paolo sapeva che anche lui era stato fatto figlio di Dio, mediante il sacrificio di Cristo alla croce. Ma, come Gesù, anche lui desiderava essere un figlio col cuore di servo. Decise così di diventare schiavo di Cristo e della Sua Chiesa.

Amato, anche io so di essere un figlio di Dio. Eppure, come Paolo, voglio il cuore di servo che ebbe Cristo. “Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù” (Filippesi 2:5). Avere la mente di Cristo significa andare al di là della teologia. Significa sottomettere la propria volontà per caricarsi delle preoccupazioni di Gesù.

mercoledì 20 gennaio 2016

RINNOVARE LA MENTE

Quando Paolo affermò con franchezza, “Io ho la mente di Cristo”, egli sta dichiarando, “Anche io mi sono svuotato. Come Gesù, ho assunto il ruolo di servo” (cfr. Filippesi 2:7). E Paolo afferma che lo stesso vale per ogni credente: “Tutti abbiamo la mente di Cristo” (1 Corinzi 2:16).

Ti chiederai: Quando e in che modo Paolo ha effettivamente iniziato a vivere come uno schiavo? Come avrebbe mai potuto un uomo come lui, che prima perseguitava i cristiani, un omicida nel cuore, avere la mente di Cristo?

Paolo precisa il momento esatto in cui ciò avvenne. Atti 9 descrive come e quando avvenne la sua decisione: a Damasco, sulla via detta Dritta, a casa di un uomo di nome Giuda.

A quel tempo, Paolo era ancora noto come Saulo. Era diretto a Damasco con un piccolo esercito, intenzionato a catturare i cristiani, riportarli a Gerusalemme, imprigionarli e torturarli. Su quella via per Damasco, però, Gesù apparve a Saulo, lo accecò e gli ordinò di andare a casa di Giuda, sulla via Dritta. “E rimase tre giorni senza vedere, nei quali né mangiò né bevve” (Atti 9:9).

In quei tre giorni, la mente di Saulo venne rinnovata. Trascorse tutto il tempo in preghiera intensa, riconsiderando la propria vita passata. E iniziò a disprezzare quanto vi vide. Ecco quando Saulo divenne Paolo.

Quest’uomo era stato molto orgoglioso. Era ripieno di zelo mal riposto e cercava l’approvazione di altri uomini religiosi. Ma poi disse, “Cristo venne e Si rivelò in me e io ho rinunciato alle mie vecchie vie. Non voglio più piacere agli uomini, non voglio più seguire mode religiose. Ora appartengo a Cristo”.

“Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8).

martedì 19 gennaio 2016

LA MENTE DI CRISTO

“Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù” (Filippesi 2:5).

“Or noi abbiamo la mente di Cristo” (1 Corinzi 2:16).

“Per essere rinnovati nello spirito della vostra mente” (Efesini 4:23).

Tutte queste sono esortazioni dall’apostolo Paolo. Egli sta dicendo al popolo di Dio, “Che la mente che si trova in Cristo – il modo stesso di pensare di Gesù – sia anche il vostro. La Sua mente è quella che tutti noi dobbiamo ricercare”.

Cosa significa avere la mente di Cristo? In parole semplici, significa pensare ed agire come fece Gesù. Significa prendere decisioni che prenderebbe Gesù, le quali determineranno come dovremo vivere. E significa portare ogni nostra facoltà mentale a rapportarsi con il modo in cui possiamo effettivamente avere la mente di Cristo.

Ogni volta che guardiamo nello specchio della Parola di Dio, dobbiamo chiederci: “Quello che vedo di me riflette la natura e il modo di pensare di Cristo? Sto cambiando di gloria in gloria, assomigliando di più a Gesù attraverso le esperienze che Dio mi fa vivere?”

Secondo Paolo, ecco qual è la mente di Cristo: “Svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:7).

Gesù prese una decisione mentre era ancora in cielo. Egli fece il patto col Padre di deporre la propria gloria celeste e scendere sulla terra come uomo. Sarebbe sceso nel mondo come umile servo e avrebbe cercato di servire più che essere servito.

Per Cristo, ciò significò dire, “Vado per fare la Tua volontà, Padre”. Infatti, Gesù decise anticipatamente, “Sto deponendo la Mia volontà per poter fare la Tua, Padre. Io sottometto la Mia volontà per poter abbracciare la Tua. Tutto ciò che dico e faccio deve provenire da Te. Depongo ogni cosa per poter dipendere completamente da Te”.

lunedì 18 gennaio 2016

LA VERITÀ CHE CI LIBERA by Gary Wilkerson

“Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza. Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza. Poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio, perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede” (Romani 10:1-4).

“Ho bisogno sia della santificazione che della giustificazione?” Il modo in cui rispondi a questa domanda cambierà la tua vita. Sarà la differenza fra la schiavitù e la libertà – la schiavitù alle vecchie vie o la libertà di camminare in novità di vita. La tua risposta a questa domanda è la chiave per riuscire a vincere sul peccato, la tentazione, Satana e il mondo.

Se sono richieste sia la santificazione che la giustificazione, esse provengono dalla stessa fonte? È una domanda importante. Se ci vengono richieste entrambe, si possono ottenere nello stesso modo? Pensaci un attimo, perché penso che molti di noi credano che la giustificazione venga esclusivamente dalla grazia mediante la fede da Dio solo. Molti credono erroneamente che è Dio che ci giustifica ma che poi spetta a noi santificarci – cioè che sia responsabilità Sua portarci nel regno, ma sia nostra responsabilità restarci e comportarci santamente una volta dentro. Molti di noi dicono, “Ho ottenuto la giustificazione per grazia e ora devo lottare giorno dopo giorno per diventare e restare santo”.

Stiamo in pratica dicendo, “Grazie, Dio, di avermi giustificato. Grazie di avermi reso giusto alla croce. Grazie di aver perdonato i miei peccati e aver pagato la mia pena. Ti sei messo al mio posto e hai preso su Te il mio peccato. Grazie per l’opera di giustificazione; ora, in cambio, voglio farti un favore e dimostrarti quanto sono bravo a santificarmi da solo”.

La verità che ci libera non è la legge che conosciamo o la nostra zelante ricerca nel cercare di osservare la legge. La verità che ci libera si trova in una persona, Cristo Gesù. Egli è l’unica fonte di libertà dai nostri peccati.

mercoledì 13 gennaio 2016

LA LEGGE DELLA RACCOLTA

Gesù capiva il cuore degli uomini e sapeva che ci dimentichiamo di Dio in tempi di prosperità.
Cristo sapeva che in tempi d’avversità e calamità le persone sono costrette a confrontarsi con l’eternità. La sofferenza, la paura e i tempi duri maturano le persone a sentire e ricevere il vangelo. Considera il contesto delle Sue parole: “Vedendo le folle…stanche…Allora egli disse ai suoi discepoli, La mèsse è veramente grande, ma gli operai sono pochi” (Matteo 9:36-37, corsivo mio).
Tale verità è stata dimostrata in tutta la storia del popolo di Dio. Mosè rimproverò la sua generazione dicendo, “Dio vi ha guidato, vi ha aumentato di numero, vi ha grandemente benedetti, donandovi campi verdi, miele, burro, latte, pecore, olio e frutta. Ma arricchendovi, vi siete ribellati. Avete a malapena considerato la Roccia della vostra salvezza e L’avete abbandonato”.
“Ma Jeshurun si è ingrassato e ha recalcitrato (ti sei fatto grasso, grosso e pingue); ha abbandonato Dio che l'ha fatto e ha disprezzato la Roccia della sua salvezza” (Deuteronomio 32:15).
La Scrittura ci dice che Israele fu abbattuto dopo ciò. Tuttavia, nella loro distretta, invocarono l’Eterno ed Egli li liberò: “Ma nella loro avversità gridarono all'Eterno, ed egli li liberò dalle loro angosce” (Salmo 107:6, corsivo mio).
Considera inoltre la testimonianza di Davide: “Doglie di morte mi avevano circondato e torrenti di scellerati mi avevano spaventato. Le angosce dello Sceol mi avevano avvolto e lacci di morte mi stavano davanti. Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio Dio; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a lui, ai suoi orecchi” (Salmo 18:4-6, corsivo mio).
Problemi, distretta e perplessità hanno sempre fatto scaturire un grido d’aiuto. È uno schema che si ripete nei secoli. Ricorderai cosa accadde dopo la caduta delle Torri Gemelle a New York. Le chiese erano stracolme! Le riunioni di preghiera si tenevano allo Stadio Yankee. I capi del congresso si radunarono sui gradini del Campidoglio, a Washington, pregando e cantando, “Dio benedica l’America”.
Per un tempo, Dio fu al centro di ogni conversazione nella nazione. La paura e il dolore aveva spinto le persone a cercare la verità. E ciò riassume la legge della raccolta: PIÙ I GIORNI SONO BUI, PIÙ LA MESSE SARÀ BIANCA. 

martedì 12 gennaio 2016

LA MESSE È PRONTA

Gesù ci offre un’immagine di come saranno gli ultimi giorni. Quest’immagine iniziò con la Sua ascensione e finirà solo al Suo ritorno – e ci stiamo avvicinando molto a quel punto adesso!

I discepoli di Gesù volevano sapere cosa sarebbe accaduto con l’approssimarsi degli ultimi giorni ed Egli rispose parlando di carestie, terremoti, tribolazioni, nazioni divise. Falsi Cristi e falsi profeti inganneranno molti e li svieranno. I credenti saranno odiati anche solo per aver menzionato il nome di Cristo. E l’amore di molti si raffredderà e alcuni verranno meno a causa del forte aumento del peccato e della mancanza di leggi.

“E sulla terra angoscia di popoli, nello smarrimento al fragore del mare e dei flutti; gli uomini verranno meno dalla paura e dall'attesa delle cose che si abbatteranno sul mondo, perché le potenze dei cieli saranno scrollate” (Luca 21:25-26). In breve, Gesù sta descrivendo la generazione più ansiosa, depressa e stressata di tutti i tempi.

Dunque, le Sue profezie si stanno adempiendo ora, proprio sotto i nostri occhi? Pensaci. Questa generazione è definitivamente piena di ansia e preoccupazione. Migliaia di persone sono terrorizzate nel vedere gli incredibili disastri avvenire davanti ai loro occhi: uragani, terremoti, tsunami, frane, tornado. Nazioni intere tremano di paura per le minacce terroristiche. E gli infarti sono la causa primaria di morte al mondo oggi.

False religioni, falsi profeti, falsi Cristi ne stanno sviando molti. Milioni di persone si convertono all’Islam e nazione dopo nazione viene invasa dagli islamici. Saresti un negazionista se non vedessi che tutto ciò che si può scuotere viene scosso in questi giorni.

In mezzo a tutto questo tumulto e scompiglio, sento le parole di Gesù: “I campi sono bianchi. La messe è abbondante” (cfr. Giovanni 4:35). Sono convinto che stia dicendo alla Sua Chiesa, “Le persone sono pronte ad ascoltare. Questo è il tempo di credere nella raccolta. Ora è il tempo per iniziare a raccogliere”.

Cristo è il Signore della raccolta e se Lui dichiara che la raccolta è pronta, dobbiamo crederci. Non importa quanto malvagia sia diventata questa generazione. Non importa quanto potente sembri diventato Satana. Il nostro Signore ci sta dicendo, “Smetti di concentrarti sulle difficoltà intorno a te; piuttosto, alza gli occhi. È tempo di renderti conto che la messe è pronta”.

lunedì 11 gennaio 2016

CRISTO È IL FINE DELLA LEGGE by Gary Wilkerson

“Perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede” (Romani 10:4).

Alcune cose nella tua vita devono giungere a una fine. C’è quel peccato, quelle abitudini e quelle motivazioni, le lotte e le situazioni problematiche. Tutte queste cose ci indeboliscono e ci consumano e devono essere terminate.

Lo Spirito Santo ha messo una fame nel cuore di ogni uomo, donna, ragazzo e ragazza nel mondo oggi – il desiderio di vivere giustamente e fare la cosa giusta. Persino coloro che non conoscono Gesù, persone di altre religioni, tutte hanno innatamente in loro il desiderio di vivere bene la propria vita, di amare bene gli altri, di fare del loro meglio.

A causa delle trappole del peccato e di Satana, molti cadono e si corrompono nel loro modo di pensare, ma nel profondo di noi, tutti vogliamo la vittoria sul peccato. Vogliamo essere purificati. Quando abbiamo invitato Cristo ad essere Signore e Salvatore di tutto ciò che siamo e pensiamo e desideriamo, allora lo Spirito Santo mette in ognuno di noi un desiderio maggiore, la passione di essere santi e puri e giusti davanti a Dio.

Il termine giustizia in Romani 14:3 significa: stare apposto con Dio; operare con un comportamento giusto, con le motivazioni giuste, con la mente giusta, le emozioni giuste. Significa rimuovere ciò che è sbagliato e non in armonia con Dio e stabilire il giusto allineamento coi piani, gli scopi, la volontà e il cuore del Padre. La Bibbia lo chiama la ricerca della giustizia.

Cos’è questa giustizia? Significa semplicemente fare la cosa giusta? Non direi, perché molti possono fare cose giuste con le motivazioni sbagliate. Si chiama spirito religioso e oggi molti posseggono questo spirito. Esteriormente operano e fanno tutte le cose giuste, ma interiormente sono ossa di uomini morti.

L’essenza di ciò che Paolo disse in Romani 10:4 è che Cristo ha già compiuto lo scopo per il quale fu data la legge e, di conseguenza, tutti coloro che credono in Lui sono resi giusti in Dio.

venerdì 8 gennaio 2016

RICORDA LA BONTÀ DI DIO

La Scrittura ci mostra che Davide, Giobbe e altri santi dell’Antico Testamento uscirono dai loro momenti bui ricordando la fedeltà di Dio verso le generazioni passate. Davide scrisse che ogni volta che il suo cuore era desolato, “Ricordo i giorni antichi; medito su tutte le tue opere; rifletto su ciò che le tue mani hanno fatto” (Salmo 143:5). Infatti, migliaia di santi devoti nel corso della storia sono usciti dalla depressione e dallo scoraggiamento proprio in questo modo.

È una meravigliosa benedizione ricordare tutte le nostre liberazioni passate. Il Deuteronomio ci dice, “Ricordati di tutta la strada che l'Eterno, il tuo Dio, ti ha fatto fare…Guardati bene dal dimenticare” (Deuteronomio 8:2, 11).

Tuttavia, ricordare le liberazioni di Dio era più che solo una benedizione per i santo dell’Antico Testamento. Era una disciplina necessaria. Gli israeliti escogitavano ogni sorta di rituale ed osservanza per ricordare le liberazioni del Signore nella loro vita.

Allo stesso modo oggi, la Chiesa è chiamata a ricordare le passate liberazioni di Dio. Abbiamo ricevuto un modo per ricordare decisamente migliore rispetto ai tempi dell’Antico Testamento. Vedi, sin dai tempi di Davide, Dio ha sparso il Suo Santo Spirito e lo Spirito ora dimora nei nostri corpi.

Lo Spirito Santo non solo ci consola nei nostri momenti bui. Egli non riporta alla nostra mente soltanto la passata fedeltà di Dio. Lo Spirito ci dona anche la comprensione dello scopo che si cela dietro le nostre prove ardenti. E lo fa per non far venire meno la nostra fede.

Caro santo, Dio non ti ha dimenticato nella tua prova più profonda e buia. Ti lascio con quest’incoraggiamento da parte del salmista: “Poiché tu ci hai messi alla prova, o Dio, tu ci hai raffinati come si raffina l'argento. Ci hai fatti cadere nella rete, hai posto un grave peso sui nostri lombi. Hai fatto cavalcare gli uomini sul nostro capo; siamo passati attraverso il fuoco e l'acqua, ma tu ci hai tratto fuori in luogo di refrigerio…Ma Dio mi ha ascoltato e ha prestato attenzione alla voce della mia preghiera. Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua benignità” (Salmo 66:10-12, 19-20).

giovedì 7 gennaio 2016

DIO NON È MAI VENUTO MENO

Paolo ci mostra lo scopo specifico di Dio nei nostri momenti più bui di prova profonda: “Benedetto sia Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, per mezzo della consolazione con cui noi stessi siamo da Dio consolati, possiamo consolare coloro che si trovano in qualsiasi afflizione. Poiché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così per mezzo di Cristo abbonda pure la nostra consolazione. Ora se siamo afflitti, ciò è per la vostra consolazione e salvezza; se siamo consolati, ciò è per la vostra consolazione e salvezza, che operano efficacemente nel sostenere le medesime sofferenze che patiamo anche noi. La nostra speranza a vostro riguardo è salda, sapendo che, come siete partecipi delle sofferenze, così sarete anche partecipi della consolazione” (2 Corinzi 1:3-7).

Vedi lo scopo di Dio qui? In mezzo alle nostre afflizioni, lo Spirito ci consola e, a nostra volta, siamo in grado di portare conforto ad altri che soffrono profonde afflizioni. Questa è l’opera dello Spirito: portare consolazione al Suo popolo attraverso voci che sono state provate. Dunque, sappiamo che mentre le nostre sofferenze peggiorano, la consolazione del Signore diventa ancora più potente dentro di noi.

Ci sono due cari fratelli nella mailing list del nostro ministero, si chiamano Israel e Jesse. Israel ha 100 anni e Jesse 102. Uno ha smesso di lavorare a 92 anni e l’altro a 97. Entrambi amano il Signore e leggono i miei messaggi da anni.

Questi uomini non sono solo fratelli in carne, ma sono davvero “fratelli nel Signore”. Entrambi testimoniano che da una vita di grandi prove, la gioia del loro Spirito si è radicata in loro. Hanno testimoniato di terribili disastri per un secolo intero – la Grande Depressione, due guerre mondiali, terribili siccità – e hanno sofferto personalmente in tutta la loro lunga vita. Tuttavia, alla loro età avanzata, questi uomini erano in grado di sorridere e proclamare con più fiducia che mai, “In tutto questo, Dio non è mai venuto meno”. La loro testimonianza dopo aver “visto di tutto” è la consolazione dello Spirito Santo a tutti noi.

mercoledì 6 gennaio 2016

EGLI CI LIBERERÀ

Nemmeno il pio e devoto apostolo Paolo era immune a momenti di scoraggiamento. Scrisse ai Corinti, “La nostra afflizione…in Asia, come siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa” (2 Corinzi 1:8).

Il termine greco usato da Paolo per disperare in questo verso esprime “Non riuscivamo a capire; disperammo fino alla morte”. Sta dicendo, in breve, “Desideravamo di morire, perché non riuscivamo a capire cosa ci stesse capitando. Eravamo stretti oltre le nostre forze”.

È difficile immaginare che queste parole provengano da Paolo. Chi confidava in Dio più di questo apostolo impavido? Chi digiunò e pregò più di Paolo? Chi ricevette più risposte alle preghiere? Eppure su Paolo si abbatté un avvilimento tale che non aveva mai sperimentato prima. Qual era questa condizione?

Alcuni commentatori biblici sostengono che si trattò di un insieme di prove. Tra queste c’era una forte angoscia mentale, causata da persone che Paolo amava e che poi gli si rivoltarono contro. Questi amici intimi non solo abbandonarono Paolo ma diffusero menzogne sul suo conto. Diffamarono il suo nome. Inoltre, Paolo fu abbattuto da infermità violente. Sperimentò il naufragio in più di un’occasione, tramarono più volte contro di lui, allo scopo di ucciderlo. E soprattutto, Paolo era in ansia per la cura di molte chiese.

Tutto questo sembra troppo pesante da sopportare per un solo uomo. Ma anche se messe tutte insieme, queste cose ancora non spiegano la profonda disperazione provata da Paolo. Scrisse, “Caddi in una tale agonia da pensare di non potervi sopravvivere. Pensavo mi avrebbe ucciso”.

Ovviamente, Paolo fu liberato. Ne uscì vittorioso, ma non dimenticò mai quella terribile ora di disperazione.

“Il quale ci ha liberati e ci libera da un sì grande pericolo di morte, e nel quale speriamo che ci libererà ancora nell'avvenire,” (2 Corinzi 1:10). Paolo sta dicendo, “Dio ci ha salvato e ci salverà ancora. Abbiamo riposto la nostra fiducia in Lui e Lui ci libererà”.

martedì 5 gennaio 2016

IL SIGNORE ASCOLTA LA TUA PREGHIERA

Hai mai conosciuto la depressione? Sei mai stato tanto preoccupato e perplesso da sopportare notti insonni? Hai avuto momenti in cui eri talmente abbattuto e afflitto che nessuno riusciva a consolarti? Sei mai stato tanto giù da voler mollare, pensando che la tua vita fosse un fallimento totale?

Non parlo di una condizione fisica. Non parlo di persone che hanno squilibri o malattie mentali. Parlo di cristiani che, di tanto in tanto, combattono con una depressione che li colpisce dal nulla. La loro condizione spesso deriva non da un singolo motivo, ma da molti. A volte sono colpiti da più fronti finché non sono talmente sopraffatti da non riuscire a vedere oltre la loro disperazione.

Se puoi identificarti con questo, allora il Salmo 77 è stato scritto per te. Serve a indicarti la via d’uscita dalla tua afflizione e dal tuo timore. Questo salmo fu scritto da un uomo di nome Asaf, un levita della stirpe sacerdotale in Israele. Asaf era anche un cantore e fu designato da Davide come direttore del coro. Scrisse undici salmi, talmente pieni di istruzioni giuste per il popolo di Dio che io lo definirei un predicatore.

Asaf scrisse il Salmo 77 dopo essere caduto in una terribile fossa di disperazione. La sua condizione lo aggravò a tal punto che scrisse oltre ogni consolazione: “l’anima ha rifiutato di essere consolata” (77:2). Quest’uomo pio era talmente disperato che niente di quanto gli venisse detto poteva togliere la sua angoscia. E Asaf stesso non riusciva nemmeno a parlare: “Sono così turbato che non posso parlare” (77:4).

Ma Asaf era un uomo di preghiera. Lo vediamo nello stesso salmo, quando testimonia, “La mia voce si eleva a Dio…ed egli mi darà ascolto” (77:1).

Sono certo che Asaf avesse udito la testimonianza molti simile di Davide, nel Salmo 34: “Gli occhi dell'Eterno sono sui giusti, e i suoi orecchi sono attenti al loro grido” (34:15). Davide dice precedentemente nello stesso Salmo, “Io ho cercato l'Eterno, ed egli mi ha risposto e mi ha liberato da tutti i miei spaventi…Quest'afflitto ha gridato, e l'Eterno lo ha esaudito e l'ha salvato da tutte le sue avversità” (34:4, 6).

lunedì 4 gennaio 2016

EGLI FA DI NOI LA SUA CASA by Gary Wilkerson

Quando la gloria di Dio si manifesta rivela la Sua distinzione da noi – la Sua purezza, santità e onnipotenza. Persino gli esseri celesti alla Sua presenza Lo vedono come separato da loro e pieno di maestà. Proprio in questo momento migliaia di angeli si trovano alla presenza di Dio e non smettono mai di lodarlo giorno e notte. Il loro canto infinito è, “Degno è l'Agnello, che è stato ucciso, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la benedizione!” (Apocalisse 5:12). Questo è l’effetto della santa natura di Dio: Egli suscita la nostra lode in ogni momento e in ogni cosa.

Sorprendentemente, questo Dio santo ci dice “Il mondo non Mi vedrà – ma voi sì”.

I capi giudei conoscevano la separazione di Dio ma non riuscivano a vedere la Sua tenerezza e si scandalizzarono quando Gesù chiamava Dio Suo Padre. La vedevano come una bestemmia e volevano ucciderlo per questo. Tuttavia, Gesù portò oltre quest’insegnamento audace quando disse ai discepoli, “Non solo il vostro Padre celeste ha cura di voi, ma Egli farà di voi la Sua dimora”.

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Giovanni 14:23).

Immaginati come uno dei discepoli nell’Alto Solaio quando Gesù disse queste parole. Ti è stato insegnato come agli anziani che nessuno può vedere Dio e vivere. Sapevi che il giusto Mosè poté vedere soltanto una piccola parte di Dio e sopravvivervi. Dunque, ascoltando l’insegnamento di Gesù avresti pensato, “Non c’è possibilità che Dio dimori in me. Egli è troppo santo, troppo meraviglioso, troppo tutto. Non può essere!”. Eppure Gesù ci ha affidato queste incredibili verità gemelle: Dio è davvero puro e santo – ed Egli cerca di dimorare in noi, la Sua creazione.

Pensa a cosa Gesù insegnò alla Sua chiesa neonata quella sera. Iniziò dicendo che se ne sarebbe andato per prepararci una casa e finì dicendo che avrebbe fatto di noi la Sua casa. C’è una bellezza paradossale nel nostro Dio – santo e puro, eppure intimo e premuroso. Egli è al di sopra di noi e con noi – e ci dona una pace che non potremmo mai trovare da soli. Questo è un Dio degno della nostra fiducia in ogni cosa!

sabato 2 gennaio 2016

DARSI PER GLI ALTRI by Carter Conlon

Sono certo che amare nel modo in cui Cristo amò sia il desiderio di ogni credente, come anche vivere ciò che le Scritture dicono, completare quanto Gesù cominciò per l’umanità perduta. Dunque cominciamo ad obbedire ai Suoi comandamenti e ad amare gli altri come Lui ama noi… fino a quando noi, come Pietro, incontreremo i limiti reali che le nostre capacità hanno nel farlo.

Dopo tutto, aprire il cuore ad altre persone costituisce sempre un rischio. Molti hanno amato profondamente, hanno dato generosamente, hanno aperto il loro cuore ma alla fine hanno ricevuto una pugnalata alla schiena. Si, qualche volta queste cose accadono. Le persone potrebbero scappar via dicendo di non averci mai conosciuto; altri che un tempo ci stavano vicini e dicevano di amarci sono fuggiti via nel momento in cui avevamo bisogno. Ma permetteremo a tutto questo di fermarci nel donarci agli altri?

“Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua.” (Matteo 16:24). Non c’è altro modo di prendere la tua croce e scappare dal tradimento. Arriverà il momento in cui la persone ti sputeranno in faccia, ma come seguace di Cristo, devi continuare ad amarli.

Quando Gesù disse: “amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi”, non era un consiglio ma era piuttosto un comandamento. Ad ogni modo, dobbiamo anche comprendere che Egli stava in realtà aggiungendo un altro comandamento ad una serie di comandamenti ai quali nessuno fu in grado di ubbidire. La Legge ed i comandamenti di Dio avevano lo scopo di sottolineare l’impossibilità e la futilità dei nostri tentativi di diventare giusti con le nostre sole forze. Dunque, credo che sarai d’accordo con me che il grande bisogno di quest’ora sia una ennesima manifestazione dello Spirito Santo. Abbiamo bisogno dell’amore, della compassione e della benevolenza che contraddistinse la prima Chiesa e tutto questo deve nascere e deve essere sostenuto da Dio in noi.

Tutto parte dalla volontà di dire: “Dio, riversa il Tuo Spirito ed aiutami ad amare come fai Tu. Ti ringrazio per le benedizioni nella mia vita, ma sono consapevole che mi sono state date per una ragione, quindi fa che non sia cieco al tuo proposito. Fai in modo che non prenda semplicemente tutto per me ed usarlo a mio beneficio. Oh, Dio, apri i miei occhi ed il mio cuore; dammi il coraggio di prendermi cura della gente. Portami dove io non posso andare con le mie sole forze. Permettimi di seguirTi nel luogo in cui Tu sei stato, dove Tu ti sei dato per gli altri!”

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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 sotto l’invito del pastore fondatore, David Wilkerson, e venne nominato Pastore Anziano nel 2001.

venerdì 1 gennaio 2016

AFFRONTARE LE RICHIESTE DELLA CROCE

Nessuno può sottoporsi alla signoria di Cristo se non affronta le richieste della croce del Calvario.

Realizzo questa verità ogni volta che mi alzo per predicare. Ogni settimana guardo la congregazione dal pulpito, sparpagliata fra credenti fedeli vedo i non credenti che si sono affacciati per la prima volta. Alcuni di loro sono uomini d’affari di successo, determinati, gente che s’è fatta da sola. Altri provengono da ogni sorta di cammino. Tutti loro sono però aggravati da peccati segreti. Queste persone vivono come vogliono, senza sottostare ad alcuna autorità spirituale, ma sono vuote e disilluse. Sono stanche di cercare piaceri che non soddisfano mai.

Potrei predicare ogni sorta di sermoni su principi e regole comportamentali, o su come gestire lo stress o affrontare paura e colpa, ma nessuno di questi tipi di predicazione toglie qualcuno “dal mondo”. Non cambia il cuore di nessuno. 


Devo semplicemente dire al non credente che la sua volontà, fare affidamento su sé stesso e la testarda lotta nel fare tutto a modo proprio lo distruggerà. E, alla fine, lo porterà al tormento eterno.

Se non gli do questo messaggio, ho chiuso per sempre i cieli per lui e l’ho reso un membro duplice dell’inferno. La sua condizione sarà peggiore di quanto non lo fosse prima che varcasse la soglia della chiesa.

Devo condurre quell’uomo faccia a faccia col messaggio dell’essere crocifisso alla propria indipendenza. Devo mostrargli di dover uscire dal mondo illusorio della propria bontà. Devo dirgli che non c’è via per la pace in questa vita se non arrendendosi completamente al Re Gesù.

Se agirò diversamente, avrò ingannato quest’uomo e avrò commesso il terribile peccato del peggior tipo d’orgoglio: l’ho considerato un “convertito” per fare bella figura. Non sia mai!

Come ministro del vangelo di Gesù Cristo, sono obbligato a dire la verità a chiunque si ravveda veramente: “Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2 Timoteo 3:12).