mercoledì 30 settembre 2015

UNA VISIONE INCREDIBILE

Isaia 25 descrive una visione incredibile. In essa, il profeta Isaia viene trasportato nel futuro, proprio agli ultimi giorni. I commentatori biblici concordano sul fatto che sia una delle immagini più chiare nella Scrittura riguardo gli ultimi tempi. Isaia ci mostra precisamente ciò che Dio ha in serbo per le nazioni e per la Sua Chiesa, subito prima della fine e, proprio ora, stiamo vivendo quell’ultima ora da lui descritta.

Nei primi cinque versi, Isaia evidenzia ciò che Dio ha in serbo per le nazioni. In un istante, Dio riduce l’impero di Satana in macerie e, d’improvviso, le nazioni sotto la tirannia demoniaca vengono rese libere. Isaia erompe in una lode di giubilo davanti a tale vista: “O Eterno, tu sei il mio Dio; io ti esalterò e celebrerò il tuo nome, perché hai fatto cose meravigliose, disegni concepiti molto tempo fa e adempiuti in fedeltà e verità” (Isaia 25:1). Sta dicendo, “Signore, nulla può coglierti di sorpresa. Hai compiuto grandi prodigi in passato e ora hai un piano per questo momento. L’hai preordinato sin dalla fondazione del mondo”.

Mentre Isaia vede il piano di Dio dispiegarsi, la sua anima freme. Egli esclama alle generazioni a venire: “Negli ultimi giorni, Dio annienterà e distruggerà il potere di Satana. Questi luoghi di strani esseri demoniaci saranno ridotti in rovine e la città del diavolo sarà ridotta a un cumulo di polvere”.

Le catene iniziano a cadere da quanti sono legati. Costoro vengono liberati dalle prigioni sataniche di paura e peccato. Isaia li chiama “un popolo forte”, a indicare “un popolo una volta indurito dal peccato”. E ci dice che queste stesse persone iniziano a glorificare Dio. Per anni sono stati terrorizzati dal loro oppressore, Satana, ma ora temono solo il Signore, Colui che li ha liberati.

In quell’ora, il verso quattro si adempirà e tutto il mondo lo vedrà: “Perché tu sei stato una fortezza per il povero, una fortezza per il misero nella sua avversità, un rifugio contro la tempesta, un'ombra contro il caldo, poiché il soffio dei tiranni è come una tempesta contro il muro” (25:4).

Lo vedo accadere persino ora a milioni di persone in tutto il mondo. I poveri in spirito stanno diventando forti. I bisognosi vengono salvati e gli afflitti trovano abbondanza di pace. Cristo è divenuto il loro protettore, il loro rifugio, il loro difensore, il loro rifugio. Quando un’esplosione di tentazione feroce li attacca, colpisce un muro santo intorno a loro e si disintegra. E gli attacchi di Satana una volta temuti cadono inermi al suolo.

martedì 29 settembre 2015

IL VALORE DI UN SINGOLO CREDENTE

Un sabato sera, camminavo per Times Square mentre turisti e passanti si affaccendavano a fare shopping natalizio. Si stima che all’ora di punta, circa un quarto di milione di persone passi per quella zona. Mentre stavo lì, pregavo nel guardare quelle masse di persone.

A un certo punto, lo Spirito Santo mi sussurrò, “David, da uno sguardo a questa folla. Moltiplicala per diverse volte e otterrai il numero delle persone del mio popolo morto nel deserto. Da tutte quelle migliaia, solo due entrarono nel mio riposo, Giosuè e Caleb. Tutti gli altri morirono prima del tempo, nella disperazione e nell’incredulità”.

Il pensiero mi sopraffece. Mentre guardavo quelle folle, mi resi conto che avessero il messaggio dell’evangelo a loro disponibile in qualsiasi momento, attraverso televisione, radio, letteratura, persino Bibbie nelle stanze d’albergo. Se solo avessero voluto sapere, avrebbero sentito che lo stesso Dio che ha compiuto miracoli per l’antica Israele fa lo stesso per tutti coloro che Lo amano oggi. Eppure non vogliono conoscerlo. Se vedono qualcuno distribuire dei trattati, si affrettano ad allontanarsi. Non hanno altri dei se non il piacere, il denaro e i beni materiali.

Improvvisamente, iniziai a vedere il valore di un singolo credente agli occhi di Dio e sento Gesù porre la stessa domanda oggi: “Quando tornerò, troverò la fede sulla terra?” (cfr. Luca 18:8). Vedo Cristo, Colui che scruta i cuori degli uomini, perlustrare ovunque e trovare solo pochi che davvero Lo amano. Lo vedo cercare nei campus universitari e chiedere, “Chi crederà in Me qui?” Lo vedo cercare a Washington DC qualcuno che Lo accetti e trovarne pochi. Lo vedo cercare in nazioni intere e trovare solo un residuo.

Infine, Egli cerca nella Sua chiesa, alla ricerca di servitori dalla fede vera. Tuttavia, ciò che vede Gli spezza il cuore, addolorandolo profondamente. Lo sento piangere come fece per Israele, “O Gerusalemme, Gerusalemme…Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!” (Matteo 23:37).

Come ministro del Signore, porto il peso del mio Pastore e ne avverto il dolore. Proprio adesso, Lo sento dire, “Persino nella mia casa, trovo davvero pochi che hanno fede. Molti dei Miei stessi figli, inclusi i Miei pastori, vengono meno nel momento della prova. Non confidano in Me per le loro famiglie, il loro lavoro, il loro futuro. In effetti, molti hanno fatto la loro scelta”.

E tu? Il Signore viene a tutti noi, chiedendo, “Crederai in Me? Confidi in Me? Quando verrò, troverò la fede in te?” Come risponderai?

sabato 26 settembre 2015

“DOVE, SIGNORE?” by Claude Houde

Abraamo costuì un altare di obbidienza ed ebbe fiducia quando ancora non sapeva dove dovesse andare. Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi in cui chiediamo, con l'angoscia nel cuore, “dove, Signore?” Dobbiamo prendere una decisione senza aver chiara la direzione. I “dove” dei credenti possono essere relativi alla loro carriera, agli studi, dove andare a scuola, se trasferirsi o meno, dove andare in chiesa, dove andare dopo una malattia o una tragedia. In tutti questi “dove” dobbiamo costruire un altare di sicurezza e fiducia e mettere tutto nelle Sue mani. La fede che costruisce un altare quando non sappiamo dove andare non ci lascerà mai delusi. Dio ci benedirà, provvederà e proteggerà mentre cresciamo nella fiducia e nella sicurezza che riponiamo in Lui. Abraamo, inoltre, costruì un altare di fede quando non conosceva “i cosa, i come o i perché” di Dio.

Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera... Perciò, da una sola persona, e già svigorita, è nata una discendenza numerosa come le stelle del cielo, come la sabbia lungo la riva del mare che non si può contare” (Ebrei 11:8-9 e 12).

C'è così tanta sostanza ed un certo peso spirituale in questi versi. Il test di Abraamo stava nell'attendere, non sapendo il “quando” di Dio. La realizzazione sembrava ritardasse sempre e la promessa svanire poco a poco, i dubbi divennero un “Monte Everest” di incredulità. Egli arrivò in un luogo in cui non aveva alcuna idea di come Dio potesse mai compiere ciò che aveva promesso. In questi passaggi del libro degli Ebrei l'autore fa riferimento alla promessa che Dio fece ad Abraamo di avere un figlio. Per Sarah ed Abraamo era sempre stato difficile, difficile da credere, ma adesso stavano ammirando l'infinito oceano di impossibilità che si estendeva a perdita d'occhio. Si trattava di una situazione in cui l'unica risorsa era la fede per “ricostruire” un altare in modo da ricevere.

Abraamo dovette far fronte a questa guerra contro l'incredulità per tutta l'intera sua vita. Proprio come te e me, molte volte lui si trovò nel profondo di queste feroci battaglie di fede con l'avversario e fu colto in una morsa di angoscia a motivo degli incessanti interrogativi che sono comuni a tutti i credenti: Quando? Come? Perché? Dove, Dio?

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 25 settembre 2015

NON ASPETTARONO DIO

Gli israeliti precedettero Dio, organizzando un esercito, pianificando una strategia e colpendo il nemico, tutto da soli. Ma quando il nemico li vide, inseguì i soldati israeliti “come fanno le api” e li distrusse (cfr. Deuteronomio 1:44).

Ho visto casi terribili di credenti che non sono mai entrati nel riposo di Dio. Il Signore li ha condotti in luoghi di dura prova – una crisi familiare, un dilemma finanziario, un problema matrimoniale – ma non hanno aspettato che Dio agisse. Piuttosto, L’hanno accusato di noncuranza e hanno cercato di risolvere da soli le proprie crisi. Oggi, quei credenti non hanno riposo, non hanno pace, non avvertono la presenza di Dio e camminano costantemente nel dubbio. Sembrano cadere di crisi in crisi e non parlano di altro se non del loro ultimo problema. Eppure ogni particella della loro confusione è causata da una sola cosa: incredulità.

Il salmista dice, “Poiché tutti i nostri giorni svaniscono nella tua ira” (Salmo 90:9). Questo salmo parla degli increduli. Quale sarà il titolo della storia della loro vita? Sarà Tutti Loro Vissero e Morirono Invano. È la stessa storia che sentiamo raccontare da chi ha avuto nonni non-credenti: “Hanno vissuto tutti i loro giorni nella tristezza. Non facevano altro che mormorare e lamentarsi e sono morti soli e dimenticati da tutti”.

Questo è il terrore dell’incredulità. Tronca la tua storia spirituale, cosicché tutto ciò che sarà ricordato di te è una vita sprecata. Quando la nuova generazione d’israeliti chiese cosa fosse accaduto alla nonna o al nonno, venne detto loro, “Mormorarono e si lamentarono sempre. Non avevano nulla per cui vivere, così si arresero, aspettando di morire”.

I veri credenti sono determinati a confidare in Dio anche quando la loro preghiera non riceve risposta. Non importa se vengono privati di tutti i loro beni, nemmeno se affrontano la morte. Desiderano entrare nel riposo di Dio. Quali sono le prove di una vita del genere? Essi “si riposano dalle loro opere” (cfr. Ebrei 4:10). Non restano più svegli la notte a cercare di risolvere i loro problemi con la loro sapienza e la loro capacità. Piuttosto, affidano tutto a Gesù. Non importa se finiscono in attivo o passivo, ciò su cui si concentrano è il fatto che Dio abbia un piano e che lo stia adempiendo nelle loro vite.   

giovedì 24 settembre 2015

LE CONSEGUENZE DELL’INCREDULITÀ

“Infatti la mano dell'Eterno fu contro di loro per sterminarli…finché tutta la generazione…scomparve interamente dall'accampamento” (Deuteronomio 2:15, 14). Qui troviamo uno dei passi più duri di tutta la Bibbia per ciò che concerne l’incredulità.

Dirai, “Ma questo non è il linguaggio della grazia. Dio non ci tratta così severamente per l’incredulità oggi”. Non è vero. La Bibbia dice che oggi, sotto la grazia, “Senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6).

Il peccato dell’incredulità non può essere isolato a una singola area della nostra vita. Si riversa su tutto il resto, macchiando e contaminando ogni aspetto del nostro cammino.

Il dubitare d’Israele non si limitava solo alla capacità di Dio di distruggere i loro nemici. Esso si riversò sulla loro fiducia per l’approvvigionamento quotidiano. Dubitarono nella capacità di Dio di proteggere i loro figli. Dubitarono che potesse condurli nella Terra Promessa. Dubitarono persino che fosse con loro. Ecco perché Dio disse loro, “Tornate indietro e incamminatevi verso il deserto…perché io non sono in mezzo a voi” (Deuteronomio 1:40, 42).

Se siamo increduli in un’area, l’incredulità si spargerà su tutte le altre, contaminando il nostro cuore. Potremmo confidare in Dio per alcune questioni, come il fatto che ci salvi per fede, che sia onnipotente, che il Suo Spirito dimori in noi, ma confideremo in Lui per il nostro futuro? Crederemo che provvederà per la nostra salute e le nostre finanze, che ci donerà vittoria sul peccato?

L’incredulità conduce al peccato di presunzione. Presumere è osare pensare di sapere che siamo nel giusto. È quell’arroganza che dice, “Conosco la via”, e poi agisce per conto suo.

Ecco un altro peccato che Israele commise nella sua incredulità. Quando Dio disse loro di tornare verso il deserto, non vollero obbedire. Piuttosto, andarono a Mosè e dissero, “Va bene, abbiamo peccato, ma abbiamo capito tutto adesso. Siamo pronti a obbedire al comando di Dio di salire contro il nemico”. E presero la situazione in mano.

Molti credenti dubbiosi commettono un tragico errore in maniera significativa: quando vengono meno in una questione di fede, si rivolgono alla carne. Fanno ciò che pensano vada fatto, ma procedono secondo la propria sapienza e capacità. La fede resiste sempre all’agire nella paura e attende che Dio operi. La fede non è mai disposta a far succedere qualcosa precedendo Dio.

mercoledì 23 settembre 2015

TROVERÀ LA FEDE SULLA TERRA?

Gesù venne come profeta e operatore di miracoli in casa Sua, Israele. Tuttavia, “Egli non fece lì molte opere potenti, a causa della loro incredulità” (Matteo 13:58). Che affermazione incredibile. L’incredulità impedì persino alla potenza di Cristo di operare.

Vediamo i tragici risultati dell’incredulità in tutto il Nuovo Testamento. I discepoli non potettero cacciare un demone da un piccolo bimbo a causa della loro incredulità – e Gesù li sgridò per questo (cfr. Matteo 17:14-21). Dopo la resurrezione, Cristo rimase di nuovo scioccato dalla loro incredulità: “Li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore” (Marco 16:14). Inoltre, Paolo dice dei giudei, “Essi sono stati troncati per l'incredulità” (Romani 11:20).

Perché il giudizio di Dio sull’incredulità è talmente severo nel Nuovo Testamento? È perché i credenti oggi hanno ricevuto qualcosa che i santi dell’Antico Testamento non si sognavano nemmeno. Dio ci ha benedetto col dono dello Spirito Santo. Sotto l’Antico Patto, i credenti venivano solo occasionalmente visitati dallo Spirito di Dio; dovevano recarsi al tempio per sperimentare la presenza del Signore. Oggi invece, Dio ha fatto del Suo popolo la Sua dimora. Noi siamo il Suo tempio e la Sua presenza dimora in ogni credente.

Nell’Antico Testamento, Abrahamo riceveva occasionalmente visite da parte di un angelo o riceveva una parola da parte di Dio. Egli confidava che Dio fosse in grado di compiere tutto ciò che aveva promesso e “Non dubitò per incredulità” (Romani 4:20). Eppure, oggi, Gesù è disponibile per noi ad ogni ora del giorno. Abbiamo la capacità invocarlo durante tutto il corso della nostra vita e sappiamo che Lui risponderà. Egli ci invita ad andare con fiducia al trono della grazia e rendergli note le nostre petizioni. Ed Egli ci offre consolazione e guida attraverso lo Spirito Santo.

Eppure, nonostante queste benedizioni, dubitiamo ancora di Dio nei momenti di prova estrema. Gesù sgrida tale incredulità, dicendo, “Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte. Tarderà egli forse a intervenire a loro favore? Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18:7-8). Se Cristo ritornasse oggi, troverebbe la fede in te?

martedì 22 settembre 2015

ISRAELE NON CREDETTE

La parola di Dio non fu abbastanza per gli israeliti. Il Signore aveva dato loro promesse incredibili, eppure in mezzo alle loro crisi, Israele non confidò mai in Lui. Nonostante ogni promessa, resero vane le Sue parole. Come? Non unendole mai alla fede. “La parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l'avevano udita” (Ebrei 4:2).

Piuttosto, il popolo esigeva sempre una nuova parola da parte di Dio. In altre parole: “Dobbiamo sapere se Dio è con noi in questa crisi attuale, non solo nella precedente. Dobbiamo ricevere una nuova rivelazione da parte Sua per questa situazione”. Ti chiedo, come si poteva dimenticare tanto velocemente tutto quello che Dio aveva fatto per loro? Israele aveva dimenticato ogni occasione in cui Dio li aveva liberati e non aveva permesso che le Sue opere soprannaturali precendenti edificassero la loro fede in Lui.

Tuttavia, a dispetto delle accuse che Gli muovevano, Dio offrì un’altra parola a Israele. Istruì Mosè per dire loro, “Non spaventatevi e non abbiate paura di loro [i vostri nemici]. L'Eterno, il vostro Dio, che va davanti a voi, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto sotto i vostri occhi in Egitto” (Deuteronomio 1:29-30).

Ora, questa non era una promessa nuova. Dio stava solo riaffermando ciò che aveva già detto al Suo popolo: “L'Eterno combatterà per voi, e voi ve ne starete tranquilli” (Esodo 14:14).

Dio ripeteva loro continuamente, “Io sono con voi. Combatterò per voi, dunque afferrate questa promessa e non dimenticatela”. Eppure, eccoli qui, tremanti davanti ai loro nemici, concentrati solo sulle proprie debolezze. Infine, ragionarono, “Non siamo in grado di resistere davanti a loro”. Un dubbio palese – dubbio sulla chiamata di Dio sulle loro vite, dubbio che li avesse inviati, dubbio sulla Sua presenza in mezzo a loro.

Penserai che tu non reagiresti mai così, eppure molti cristiani oggi dicono cose molti simili: “Signore, sei davvero con me? Io so cosa mi hai promesso, ma è vero? Posso confidare in quanto hai detto? Ho bisogno di una parola fresca. Ti prego, concedimi un’ulteriore certezza”.

Finiamo per tremare davanti al nemico delle nostre anime e tutto perché non crediamo in ciò che Dio ci ha promesso. Agiamo come se non ci avesse mai detto una parola e iniziamo a “tentarlo”. Sebbene Si sia dimostrato fedele nei nostri confronti volta dopo volta, Gli chiediamo continuamente di dimostrare la Sua fedeltà, di mandarci un’altra parola che edifichi la nostra fede. Dio però dirà una sola parola: “Credi in ciò che ti ho detto. Confida in Me”.

lunedì 21 settembre 2015

UNA GUIDA FEDELE by Gary Wilkerson

“Chi entra per la porta è il pastore delle pecore…le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori” (Giovanni 10:2-3).

Tutti noi abbiamo bisogno di guida per prendere decisioni nella vita. Eppure, in un mondo caotico come il nostro, ricevere una buona guida non è sempre semplice o facile. Gesù dice che è diverso per i cristiani. Egli rende chiaro nel passo succitato che i Suoi seguaci – “le Sue pecore” – conoscono la Sua voce e “vanno a Lui”. L’immagine è quella di un Buon Pastore che fornisce alle proprie pecore tutta la sorveglianza e la premura di cui necessitano.

Tutto ciò basta per le decisioni difficili che tutti noi dobbiamo prendere? Ognuno di noi ha questioni difficili sulle quali decidere: “Chi sposerò? Quale vocazione dovrei ricercare? Qual è lo scopo della mia vita?” Tali decisioni potrebbero essere cariche di tensione, specialmente se rimpiangiamo decisioni sbagliate prese in passato. La mia vita è stata immensamente benedetta da Dio, ma non voglio che i miei figli o i miei nipoti commettano gli errori che ho commesso io. Come qualsiasi genitore, voglio poter dare loro la migliore guida possibile.

La buona notizia è che abbiamo un Pastore che è guida fedele per noi in ogni cosa, non importa quanto siano sbagliate le decisioni che prendiamo. Egli ha l’autorità di guidarci ad una vita incredibilmente benedetta, a prescindere dai nostri fallimenti. Infatti, Egli dice che condurre le nostre vite sia il Suo scopo: “Io sono venuto affinché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10:10).

Tutti noi sappiamo che è importante seguire una guida di qualità. Pensa alle grandi decisioni che hai preso nella tua vita: Chi ti ha guidato? Quel era la loro esperienza? Che conoscenza e competenza hanno usato nel condurti dove volevi andare?

Alcune guide nella vita hanno la conoscenza per condurci attraverso dei dilemmi problematici, ma hanno la conoscenza per condurci alla vita abbondante che Gesù promette? Come nostro Signore, Gesù è molto più che solo guida – Egli sta formando un rapporto. Vuole che sappiamo molto più che solo quando e dove andare. Vuole che possediamo la ricca benedizione di conoscerlo personalmente in ogni area della vita. Così, mentre siamo impegnati a cercare un manuale delle istruzioni, Egli ci sta semplicemente dicendo, “Seguimi”.

sabato 19 settembre 2015

NUDA FEDE by Nicky Cruz

Molte persone pensano che la mia passione per Gesù venga da anni di studio, preghiera e ministero, ma si sbagliano. Questa passione viene dall'aver visto Dio venire in mio soccorso durante un periodo in cui la vita mi aveva lasciato completamente esposto e da solo. Viene dal sentire la presenza di Dio durante i più grandi momenti di confusione e disperazione. Viene dal vedere la mano di Dio precedermi così tante volte davanti al pericolo inimmaginabile.

Ogni volta che mi trovo faccia a faccia con un giovane capobanda incallito, io vedo David Wilkerson che predica senza alcuna paura all'angolo della mia strada. Ogni volta che cammino in mezzo al quartiere devastato dal crimine e dalla droga, sento la stessa forza che guidava Wilkerson per le strade di New York molti anni fa. Ogni volta che tengo fra le braccia un'anima perduta e ferita, sento il potere e la presenza di Dio.

Io dipendo solo da Dio. Dio ha usato il dolore del mio passato per portarmi ad un livello più profondo e più vicino a Lui. Ciò che di malvagio Satana aveva in mente, Dio lo ha usato per la Sua gloria. Ogni gioia che ricevo nella vita impallidisce se comparato alla sensazione di estasi che provo nel vedere Dio compiere l'impossibile, vedere come Lui riesca a raggiungere un cuore che vive ne buio portando luce, come Lui diffonda la sua misericordia come burro sui peccati di coloro che hanno bisogno di perdono.

È così semplice intellettualizzare Dio, per riconoscere il Suo potere senza averlo mai sperimentato, per credere nella Sua supremazia senza mai esserci rivolti a Lui per operare cose potenti in noi. Lo vediamo con le nostre menti e non con i nostri cuori. Non facciamo mai nostro il potere che predichiamo essere vero. Non ci rivolgiamo mai a Dio affinché si muova potentemente in nostra presenza, affinché prenda la nostra oncia di fede e la usi per sollevare la montagna lì dove si trova e gettarla infondo al mare!

In qualche modo la nuda fede pretende che noi impariamo a unire mente e spirito. Che mettiamo da parte il nostro orgoglio, il dubbio e la paura alla presenza di Dio, vuoti e rotti, con nient'altro che una fiducia pura e inestinguibile.

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Nicky Cruz, evangelista conosciuto in tutto il mondo ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimini dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne raccontata prima ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo libro e best seller Run, Baby, Run.

venerdì 18 settembre 2015

IMPOSSIBILITÀ SFACCIATA

Kadesh-Barnea è il luogo della tua impossibilità sfacciata. Il nome stesso deriva dalla radice ebraica che indica, “vagabondo, fuggitivo, vagante”. In breve, se lì fai la scelta sbagliata, finirai a vagare nel deserto per il resto della tua vita.

Molti cristiani si trovano proprio in questo luogo adesso. Dio ha donato loro le Sue promesse di patto. Ha donato loro una storia meravigliosa con Lui, provvedendo un miracolo di liberazione dietro l’altro. Il diavolo però si è insinuato con le sue bugie, dicendo loro che non ce la faranno. Li ha convinti che non sono bravi abbastanza, che Dio è ancora arrabbiato con loro per i peccati passati e che non li perdonerà mai.

Dimmi: Hai iniziato ad accettare tali bugie? Pensi che Dio ti deluderà nella tua crisi? Se è così, allora a un certo punto del tuo cammino hai smesso di prendere Dio in Parola. Non hai agito in base al Suo comandamento e ciò che valse per Israele vale anche per te: La prova che affronti a Kadesh-Barnea determinerà il corso dei tuoi anni a venire.

Come Israele, sei stato condotto da Dio attraverso un orrendo deserto. Nel guardarti indietro, puoi ricordare le terribili prove che hai affrontato, i dolorosi fallimenti che hai sopportato. Hai attraversato avversità dalle quali hai pensato che non saresti mai uscito vivo. Ma Dio è stato fedele in ognuna di esse. Ogni volta, è intervenuto con la Sua misericordia e ti ha rialzato. Ora puoi dire, “Dio non mi ha mai deluso. Oggi mi trovo qui per la Sua grazia. È vero, Dio mi ha portato fra le braccia, proprio come un padre porta suo figlio”.

Inoltre, Dio ti ha tratto fuori per farti entrare in un altro luogo. C’è una terra promessa davanti a te, proprio come lo era per Israele: “Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio” (Ebrei 4:9). Il Signore ti ha salvato per portarti in un luogo di riposo. Cos’è questo riposo? È un luogo di fede incrollabile e fiducia nel Signore. È un luogo di fiducia nelle Sue promesse, una fiducia che ti sosterrà nei tuoi momenti più difficili.

Per giungere in questo luogo di riposo, tuttavia, devi prima passare attraverso Kadesh-Barnea. Quando ti trovi lì, sei faccia a faccia con una battaglia estremamente intensa, al di là di qualsiasi cosa tu abbia mai sperimentato. Ci sono nemici, giganti, mura alte, cose che sembrano assolutamente impossibili. E tu devi riporre la tua fiducia più totale in Dio, affinché Lui possa sostenerti.

giovedì 17 settembre 2015

IL TRAGICO ERRORE

Mosè descrisse il tragico errore commesso da Israele a Kadesh-Barnea (cfr. Numeri 13-14). Avvenne poco dopo il passaggio del Mar Rosso. Dio aveva comandato a Israele di entrare con audacia in Canaan, donando loro questa potente parola rassicurante:

“Ecco, l'Eterno, il tuo Dio, ha posto il paese davanti a te; sali e prendine possesso, come l'Eterno, il Dio dei tuoi padri, ti ha detto; non avere paura e non scoraggiarti…Non spaventatevi e non abbiate paura di loro. L'Eterno, il vostro Dio, che va davanti a voi, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto sotto i vostri occhi in Egitto” (Deuteronomio 1:21, 29-30). Che promessa incredibile. Nessuno dei loro nemici avrebbe potuto resistere loro (cfr. 7:24).

Ma Israele vacillò sulla promessa di Dio. Invece di prenderlo in Parola, insistettero nel mandare delle spie a Canaan e quelle spie fecero un “cattivo resoconto”, pieno d’incredulità. Esso riportava di giganti e di città pesantemente fortificate e il popolo vi credette. “«Ma voi non voleste salirvi e vi ribellaste all'ordine dell'Eterno, del vostro Dio” (Deuteronomio 1:26). Ora Mosè sta dicendo alla nuova generazione, “Avrebbero dovuto muoversi immediatamente in base alla Parola di Dio ricevuta. Il Signore aveva detto che avrebbe combattuto per loro – ma si sono ribellati”.

Riesci a capire cosa sia successo alla precedente generazione? Inviare quelle spie a Canaan fu un atto d’incredulità e mentre le spie si trovavano lì, vennero influenzate da Satana. Furono sottoposti alle bugie del nemico, perché non avevano creduto in Dio.

Dopo aver ascoltato i malvagi resoconti, il popolo scosse il pugno contro Dio accusandolo, “Tu ci hai abbandonati, Dio. Ci hai portati qui a morire”. Solo qualche mese prima, quello stesso popolo era stato appartato da Dio, reso speciale ai Suoi occhi e miracolosamente liberato; ora però tutto il campo era in confusione. Iniziarono a chiedersi l’un l’altro gridando, “Dio è ancora con noi?” Presto, si ritrovarono a piangere per i loro figli, gridando, “I nostri figli moriranno di fame nel deserto. Dio ci odia!”

Mosè ricordò ai giovani israeliti le accuse dei loro genitori: “E mormoraste nelle vostre tende e diceste, L'Eterno ci odia, per questo ci ha fatto uscire dal paese d'Egitto per darci in mano agli Amorei e per distruggerci” (1:27).

mercoledì 16 settembre 2015

IL PERICOLO DELL’INCREDULITÀ

Nel messaggio di Mosè a Israele, nel Deuteronomio, Mosè ci ha mostrato il pericolo dell’incredulità e ci ha avvertito che, a meno che non prestiamo attenzione, soffriremo le stesse, terribili conseguenze di coloro che sono caduti prima di noi: “Affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza” (Ebrei 4:11). Sta in pratica dicendo, “Non importa quali impossibilità stiate affrontando o quanto disperata appaia la vostra situazione. Non dovete cadere nello stesso peccato d’incredulità, altrimenti, finirete in un deserto terribile, come loro, e vi vagherete per il resto della vostra vita.

“Dio è fedele a condurvi, come ha condotto i nostri padri nelle loro crisi per un motivo. Voleva insegnare loro a confidare in Lui. Voleva un popolo incrollabile nella loro fede. Avrebbero dovuto uscire dal deserto con una fede provata, pura come l’oro. Li voleva come una testimonianza al mondo della Sua bontà per il Suo popolo”.

Credo che la nostra generazione abbia preso troppo alla leggera il peccato d’incredulità e proprio ora ne stiamo vedendo i tragici risultati. Vedo molti credenti oggi pieni di depressione e agitazione. Certo, alcuni ne soffrono per motivi fisici, ma molti altri ne soffrono a causa della propria condizione spirituale. Credo che la loro depressione sia il risultato della disapprovazione di Dio per la loro continua incredulità.

Il Signore usa sempre un linguaggio forte quando parla dell’incredulità fra il Suo popolo, parole come ira, rabbia, aborrimento, tentare Lui. Mosè sentì il dovere di ricordare questo ai giovani israeliti: “Dove hai visto come l'Eterno, il tuo Dio, ti ha portato come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete percorso…Così l'Eterno udì le vostre parole, si adirò e giurò dicendo: ‘Certo, nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri’” (Deuteronomio 1:31. 34-35).

martedì 15 settembre 2015

PER NOSTRA ISTRUZIONE

L’intero libro del Deuteronomio è costituito da un singolo discorso di Mosè, pronunciato poco prima della sua morte. Questo discorso fu un ripasso dei quarant’anni che Israele aveva trascorso vagando nel deserto e Mosè lo pronunciò alle nuove generazioni d’israeliti.

A quel tempo, il popolo s’era stabilito presso Kadesh-Barnea, un luogo importante nella loro storia. Si trovavano al confine con Canaan, la terra promessa, lo stesso luogo in cui i loro padri si erano trovati trentotto anni prima. Era inoltre il luogo in cui Dio aveva impedito a quella precedente generazione di entrare nella terra promessa. A eccezione di Giosuè e Caleb, vennero tutti rimandati nel deserto a vagare, finché tutta quella generazione non vi morì.

Ora, Mosè ricordava alla nuova generazione la storia dei loro padri. Voleva che sapessero esattamente perché la precedente generazione era morta come ribelli disperati agli occhi di Dio. Mosè li esortò a imparare dai tragici errori dei genitori, dicendo:

“Conoscete la storia dei vostri padri. Erano un popolo chiamato, eletto e unto da Dio, ma persero la visione. Il Signore li amava tanto da sostenerli e condurli fra le Sue braccia, volta dopo volta. Eppure, continuarono incessantemente a mormorare e lamentarsi contro Lui, recandogli dolore.

“Infine, la pazienza di Dio giunse alla fine. Vide che erano dediti all’incredulità e non c’era nulla che Egli potesse fare per cambiare la loro mentalità. Nessun miracolo da Lui compiuto poté persuaderli appieno della Sua fedeltà e bontà. I loro cuori erano come granito, così Dio disse loro, ‘Nessuno di voi entrerà nella Mia terra promessa. Piuttosto, voltatevi e tornate nel deserto’”.

Che parole potenti. Mosè, tuttavia, non stava solo parlando a una nuova generazione d’israeliti. Si stava anche indirizzando a ogni generazione di credenti a venire, inclusi noi oggi. Come tutti i racconti veterotestamentari, anche questo fu scritto per noi: “Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età” (1 Corinzi 10:11).

lunedì 14 settembre 2015

TRASFORMATI DALLA GRAZIA by Gary Wilkerson

Nel corso del Suo ministero, venivano poste a Gesù due tipi di domande dalle persone che incontrava, domande che rivelavano tutto dei cuori di quanti le ponevano. Il primo tipo di domanda era accusatoria. Volta dopo volta, i capi religiosi chiedevano a Gesù, “Perché mangi e bevi coi peccatori? Come puoi essere mandato da Dio se hai una reputazione del genere?”

Il secondo tipo di domanda proveniva dalle persone che gli portavano i pesi della vita: “Guariresti la mia figlia malata? Libereresti mio figlio, che viene scagliato nel fuoco dai demoni? Risolveresti il mio problema di sangue, che mi tormenta da tutta la vita? Gesù, mi aiuteresti?”

Riesci a vedere la differenza tra due tipi di domande? Entrambi cercano una risposta sulla natura di Dio. Il primo chiede, “I peccatori meritano l’amore di Dio?”, mentre il secondo chiede, “Dio vuole aiutarmi?”

Gesù rispondeva ad entrambe le domande con le Sue azioni. Innanzitutto, trasformò gli esclusi, portandoli dai margini più remoti della società al centro stesso dell’amore di Dio. Disse loro, “Ora siete al centro della scena, siete nel cuore del regno di Mio Padre”. Poi, Cristo rivelò che gli accusatori non si trovavano al centro del regno di Dio. Disse loro molto chiaramente, “Non avete voce nel regno di Mio Padre”.

Desiderate un ruolo significativo e importante nel regno di Dio? Allora siate disposti a deporre le vostre pietre e prendete la croce della Sua grazia. Ogni volta che agirete come Gesù, estendendo grazia a coloro che sono stati marginalizzati dal peccato, prendete parte ad una grande trasformazione. Sarete trasformati dalle vostre azioni, gli accusati saranno cambiati e anche gli accusatori. Nel frattempo, i credenti passivi saranno scossi dalla manifestazione della grazia di Dio.

Che tutti noi possiamo diventare il Suo esercito di grazia – attirando al Suo regno i dipendenti e i sobri, i sofferenti e gli spensierati, i poveri e i ricchi, i solitari e i vivaci. Che ogni anima sia amata e voluta, e che tutti noi possiamo essere trasformati dalla grazia stupenda del nostro Salvatore.

sabato 12 settembre 2015

IMPARARE A PREGARE by Jim Cymbala

La preghiera non può essere insegnata da princìpi e seminari. Deve nascere da una condizione di completo senso di bisogno. Se dico: “devo pregare”, presto la motivazione svanirà e rinuncerò; la carne è troppo forte. Devo essere guidato a pregare.

Troppi cristiani vivono in uno stato di rifiuto. “Bene, spero che un giorno il mio bambino starà meglio”. Alcuni genitori hanno davvero mollato: “Credo che non si possa fare niente. Bobby non guarirà, ma abbiamo tentato; lo abbiamo consacrato al Signore quando era un bambino. Forse un giorno”.

Più preghiamo, più percepiamo il bisogno di pregare. E più lo percepiamo, più vogliamo pregare.

La preghiera è la fonte della vita cristiana, l'ancora di salvezza del cristiano. Diversamente, è come avere una bambina fra le braccia e vestirla di tutto punto, ma non c'è vita in lei, non respira! L'abito pieno di orli non determinerà mai e poi mai i segni vitali della bambina. Non è bene parlare a qualcuno in stato comatoso. Ecco perché la grande enfasi sull'insegnamento nelle chiese odierne sta producendo risultati limitati. Insegnare è buono solo se c'è vita da canalizzare. Se gli ascoltatori sono in stato di coma spirituale, ciò che stiamo loro dicendo può anche essere buono e ortodosso, ma purtroppo, la vita spirituale non può essere insegnata.

I pastori e le chiese devono arrivare al punto di dire: “non siamo cristiani del Nuovo Testamento se non abbiamo una vita di preghiera”. Questa convinzione ci sgomenta un po', ma in che altro modo ci sarà una svolta con Dio?

Se pensiamo veramente a ciò che Atti 2:42 dice: “Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere”, possiamo vedere che la preghiera è quasi una prova di normalità della chiesa. Rivolgersi al Signore è la quarta grande caratteristica nella lista. Se la mia chiesa o la tua chiesa non stanno pregando, non dovremmo vantarci della nostra ortodossia o del numero di presenti al culto domenicale.

Infatti, Carol ed io ci siamo detti più di una volta che se alla Brooklyn Tabernacle dovessero venir meno lo spirito di contrizione ed il desiderio di rivolgersi a Dio, sapremo di essere nei guai, anche se avremo 10.000 membri.

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 11 settembre 2015

EGLI RISVEGLIA IL MIO ORECCHIO

Non mi ero reso conto di quanto fossi colpevole del peccato di avere orecchie contaminate finché non mi recai a predicare all’Arcipelago Britannico. Io e mio figlio Gary venimmo accompagnati in macchina a quest’evento evangelistico da un pastore che mi chiese cortesemente com’erano andati i nostri incontri. Quando cercai di rispondere, mi interruppe per parlare della sua predicazione. Accadde diverse volte e ogni volta era “in vantaggio” nel raccontare storie in cui aveva folle più vaste e aveva visitato più paesi di me.

Alla fine decisi di starmene zitto e lasciarlo parlare. A un certo punto, guardai Gary e alzai gli occhi, pensando, “Che spaccone. Questo predicatore non la smette più di parlare”.

Poi avvertii lo Spirito Santo sussurrarmi, “Pensa al motivo per cui sei infastidito, David. È perché quest’uomo non ti sta ascoltando. Volevi parlare tu e ora che ascolti le sue storie, vuoi vantarti del tuo ministero. Avrai pure smesso di parlare, ma c’è uno spirito vanaglorioso nel tuo cuore”.

In più, avevo contaminato le mie labbra. Nota che non avevo detto nulla di terribile di quest’uomo, anzi, non avevo detto una sola parola su di lui. Tuttavia, soltanto alzando gli occhi, l’avevo diffamato agli occhi di mio figlio.

Posso parlare di santità, esporre i peccati della società, posso predicare sulla vittoria del Nuovo Patto, ma se permetto alle mie orecchie di essere contaminate – se escludo qualcuno concentrandomi solo sui miei interessi, se non riesco ad ascoltarlo con rispetto – allora la vita di Cristo non si estende a me. Non sto più conducendo una vita che soddisfi il mio Signore e non sto portando il frutto delle Sue sofferenze.

“Risveglia il mio orecchio, perché io ascolti come fanno i discepoli. Il Signore, l'Eterno, mi ha aperto l'orecchio e io non sono stato ribelle né mi sono tirato indietro” (Isaia 50:4-5).

“Mi hai forato le orecchie” (Salmo 40:6).

giovedì 10 settembre 2015

ORECCHIE CONTAMINATE

“Il Signore, l'Eterno, mi ha dato la lingua dei discepoli perché sappia sostenere con la parola lo stanco; egli mi risveglia ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti come fanno i discepoli. Il Signore, l'Eterno, mi ha aperto l'orecchio e io non sono stato ribelle né mi sono tirato indietro” (Isaia 50:4-5).

Nota l’ultimo verso: Gesù veniva svegliato ogni mattina dallo Spirito Santo e Questi sintonizzava il Suo orecchio per ascoltare la Parola del Padre. Quando Cristo testimonia, “Non sono stato ribelle né mi sono tirato indietro” sta dicendo, “Quando ero sulla terra, sono stato istruito su cosa dire, fare e sentire e non me ne sono mai dipartito”.

Amato, ho bisogno di questa sveglia spirituale ogni giorno. Lo Spirito Santo mi deve ricordare, “David, chiudi le orecchie a ogni calunnia, pettegolezzo e immondizia. Conservati dall’essere contaminato”.

I discepoli stessi di Gesù avevano orecchie contaminate. In un’occasione, Egli disse loro, “«Voi, riponete queste parole nei vostri orecchi, perché il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani degli uomini” (Luca 9:44). Stava dicendo, in altre parole, “Prestate molta attenzione, perché sto per darvi una rivelazione importante. Sto per essere crocifisso. Ora lasciate che ciò cada profondamente nelle vostre orecchie, è qualcosa che dovete sapere”.

Come reagirono a tale rivelazione? La Scrittura dice, “Ma essi non compresero questo parlare” (9:45). Perché non riuscivano a sentire ciò che il Maestro stava dicendo loro? Perché le loro orecchie erano state contaminare dall’interesse personale. Leggiamo subito dopo, “Poi sorse fra loro una disputa: chi di loro fosse il maggiore” (9:46).

Ecco la prova schiacciante che orecchie contaminate non possono ricevere le rivelazioni più profonde della Parola di Dio. Questi uomini non riuscivano a sentire la voce di Gesù, nemmeno mentre Lui era lì davanti a loro, in carne ed ossa, parlando loro chiaramente. Piuttosto, la Scrittura dice, “Era loro velato per cui non lo potevano intendere” (9:45). Devo chiederlo: l’esperienza dei discepoli alla crocifissione sarebbe stata diversa se fossero stati in grado di ascoltare Gesù?

La verità è che chiunque sia assorbito dai propri interessi non può vedere tale realtà in sé. E se ci riuscisse, non l’ammetterebbe. Ecco perché i discepoli non riuscivano a sentire ciò che Gesù stava loro dicendo. Erano talmente egocentrici, talmente inclini a vantarsi di sé da non riuscire a sentire la voce di Cristo.

mercoledì 9 settembre 2015

PAROLE VANE

Il Salmo 50 esprime chiaramente il peccato dell’usare impuramente la bocca e le sue conseguenze. Molti nella casa di Dio hanno preso la Sua Parola alla leggera su questo.

“Abbandoni la tua bocca al male, e la tua lingua ordisce inganni. Tu siedi, parli contro il tuo fratello e diffami il figlio di tua madre. Tu hai fatto queste cose, e io ho taciuto; tu hai pensato che io fossi del tutto simile a te. Ma io ti risponderò, e ti metterò ogni cosa davanti agli occhi. Ora comprendete questo voi che dimenticate Dio, perché io non vi faccia a brandelli senza che alcuno vi liberi. Chi offre sacrifici di lode mi glorifica, e a chi si comporta rettamente gli mostrerò la salvezza di Dio” (Salmo 50:19-23).

Quindi, perché non temiamo e riveriamo la Parola di Dio in questo? Perché così facilmente parliamo degli altri con parole vane? Perché continuiamo a usare le parole in maniera noncurante, con una lingua incontrollata? Questo salmo ci dice perché: “Tu hai pensato che io fossi del tutto simile a te”.

In parole semplici, rendiamo Dio come noi. Pieghiamo la Sua Parola per farle riflettere le nostre tendenze a giudicare la persona esteriore e ignoriamo che Dio considera le questioni più recondite e profonde del cuore di una persona.

Ora il Signore ci sta dicendo nel Salmo 50, “Io ti biasimo, perché voglio che risolvi questa questione. Devi vedere le tue impurità come le vedo Io: malvagie e perniciose, un pericolo reale per la tua anima”.

Come ministro del Signore, voglio che la vita di Cristo scaturisca dalla mia predicazione. E come marito, padre e nonno, voglio che si riversi liberamente da me sulla mia famiglia. Quindi, la sorgente della vita di Cristo in me non può essere contaminata. Non posso consentire alcun veleno nella fonte, né alcuna ostruzione che ostacoli questo fluire in me.

Questa dev’essere tuttavia una decisione conscia da parte mia. Devo gridare continuamente allo Spirito Santo, “Signore, convincimi ogni volta che mi contamino”. Davide si ripropose di fare lo stesso. Scrisse, “Mi sono proposto di non peccare con la mia bocca” (Salmo 17:3). “O Eterno, poni una guardia davanti alla mia bocca” (141:3).

Ti chiederai, “È davvero possibile controllare la lingua, riproporsi di non peccare con le labbra?” Davide risponde con questa testimonianza: “Veglierò sulla mia condotta, per non peccare con la mia lingua; metterò un freno alla mia bocca mentre l'empio mi sta davanti” (39:1). Egli sta in pratica dicendo, “Ogni volta che monto un cavallo, lo devo imbrigliare e così come faccio col mio cavallo, farò con la mia lingua”.

martedì 8 settembre 2015

FURTO DELLA PEGGIOR SPECIE

Giacomo avverte la chiesa, “Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquità. Posta com'è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna” (Giacomo 3:6).

Leggiamo un simile ammonimento in Isaia: “Allora chiamerai e l'Eterno ti risponderà, griderai ed egli dirà: "Eccomi!". Se tu togli di mezzo a te il giogo, il puntare il dito e il parlare iniquo” (Isaia 58:9). Il termine ebraico per iniquo qui significa maleducazione, irriverenza, mancanza di rispetto.

Isaia sta affermando qualcosa di sbalorditivo. Il motivo per cui preghiamo, digiuniamo e studiamo la Parola di Dio è di essere ascoltati in cielo. Il Signore vi appone un grande “se”. Egli dichiara, “Se volete che vi ascolti dal cielo, allora scrutate il vostro cuore. Sì, Io vi ascolterò – se la smettete di puntare il dito contro gli altri, se la smettete di parlare di loro senza rispetto”.

È un grande peccato davanti a Dio parlare in modi che macchiano la reputazione altrui. Come leggiamo in Proverbi, “Una buona reputazione è preferibile a grandi ricchezze, e la grazia all'argento e all'oro” (Proverbi 22:1). Una buona reputazione è un tesoro che viene scrupolosamente raccolto nel tempo. Io però posso distruggere il tesoro di chiunque con una sola parola diffamatoria della mia bocca.

Ora, non oseremmo derubare qualcuno del suo orologio d’oro o del suo conto in banca, ma Dio afferma chiaramente che infangare il nome di qualcuno è furto della peggiore specie e noi possiamo farlo nel modo più subdolo: puntando un dito accusatorio, mettendo in discussione il carattere di qualcuno, raccontando un pettegolezzo. Infatti due delle parole più maledette che possiamo pronunciare sono, “Hai saputo?” La sola implicazione di tale domanda deruba una persona di qualcosa di prezioso. E macchia anche le nostre labbra.

lunedì 7 settembre 2015

LA BENVENUTA by Gary Wilkerson

Nella storia della donna colta in adulterio, narrata in Giovanni 8, Gesù trasformò l’accusata nella benvenuta. Invece di rigettare la donna adultera, la cui vita era appesa a un filo, Egli l’accettò. E fa lo stesso con noi oggi. Prende chiunque si trovi ai margini dei propri peccati e dice loro, “Tu sei mio. Sei proprio al centro dell’amore del Padre”.

Il gesto compiuto da Gesù fu decisivo per quella donna. Perché? Perché dovette continuare a convivere nella sua comunità con ciò che aveva fatto. Vedi, sebbene sia vero che non ci sia alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, rimangono comunque delle conseguenze reali per il peccato. Chiedi a qualunque drogato che si sia sottoposto a un programma di recupero. Ci sono legami spezzati da recuperare con la famiglia, gli amici, i figli, i colleghi. Nel caso dell’adulterio, possono esserci gravidanze indesiderate, un amore infranto col coniuge, rapporti distrutti coi figli, perdita di fiducia da parte della comunità – cose che possono richiedere anni prima di essere riparate.

Ecco perché c’è una reale misericordia nelle due affermazioni distinte alla donna adultera: “Nemmeno io ti condanno. Va e non peccare più” (Giovanni 8:11). Non sarei un ministro di Dio fedele se non dicessi che sì, Gesù ti ama, ti accetta e ti perdona, ma rimangono delle conseguenze davvero negative del peccato. Come pastore lo vedo in continuazione. Ecco perché il nostro peccato preoccupa grandemente Dio, al di là delle motivazioni morali di aver infranto la legge. Paolo dice, “Fuggite la fornicazione. Qualunque altro peccato che l'uomo commetta è fuori del corpo, ma chi commette fornicazione pecca contro il suo proprio corpo” (1 Corinzi 6:18). Questo è il motivo principale per cui portare ogni peccato a Gesù. Soltanto la Sua potente grazia redentrice può guarire e ristorare pienamente.

C’è un terzo gruppo che qui viene trasformato dalla grazia di Dio: gli accusatori. Il piano accusatorio e spietato dei farisei gli si ritorse contro. Alla fine la donna peccaminosa non fu condannata, ma salvata e guarita. E quando questo tipo di grazia radicale si manifesta, il male è costretto a sgattaiolare via nella vergogna. “Quelli allora, udito ciò e convinti dalla coscienza, se ne andarono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; così Gesù fu lasciato solo con la donna” (Giovanni 8:9).

sabato 5 settembre 2015

UN NUOVO COMANDAMENTO by Carter Conlon

“Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: «Dove vado io, voi non potete venire», così lo dico ora a voi. Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:33-35).

In questo passaggio della Scrittura, Gesù si stava rivolgendo ai Suoi discepoli poco tempo prima che andasse alla croce. Fu un'incredibile scena! Colui che era l'incarnazione dell'amore grandioso di Dio per tutto il genere umano stava comandando ai Suoi discepoli di seguirLo nella profondità di questo amore per gli altri, in particolare verso chi appartenesse alla famiglia della fede. Ovviamente, questo non era esclusivamente un comandamento per coloro che erano lì presenti con Lui a quel tempo; il Signore sta impartendo questo comandamento a te ed a me oggi.

Notiamo che il tipo di amore a cui Gesù si sta riferendo non vuol dire semplicemente provare affetto o un'affinità l'uno per l'altro. No, il Signore sta chiamando la Sua Chiesa ad essere un'espressione d'amore così profondo e che vada ben al di là della propria naturale abilità umana da poter diventare un'innegabile testimonianza della realtà di Dio. “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male[a], 6 non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno” (1 Corinzi 13:4-8).

Dopo aver ricevuto questo comandamento, l'apostolo suppose di avere l'abilità di fare ciò che Dio stava chiamando loro a fare. L'apostolo chiese a Gesù: Signore, dove vai? Gesù rispose: «Dove vado io non puoi seguirmi per ora, ma mi seguirai più tardi» (Giovanni 13:36).

In altre parole, Gesù stava dicendo: Adesso tu non hai la forza di andare dove io sto per andare. Tu non sei in grado di amare nel modo in cui io amo”. Anche noi dobbiamo riconoscere questa debolezza in noi stessi. Io non sono in credo di amare le persone nel modo in cui Gesù mi comanda di fare e nemmeno tu ne sei in grado. Solo Dio ha questo tipo di amore benevolo di cui abbiamo bisogno. Solo quando lo Spirito Santo viene su noi, quando la vittoria di Cristo diventa la nostra vittoria ed il cuore di Dio diventa il nostro cuore, possiamo adempiere questo nuovo comandamento.


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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 4 settembre 2015

PREGARE PER I PROPRI CARI

Non molto tempo fa, un giovane venne avanti durante un culto di preghiera nella chiesa di Times Square, tremando e piangendo. Mi disse di provenire dallo stato di Washington e che prima, quella sera, era entrato in chiesa per caso. Era uscito per andare a un concerto, ma poi lasciò quell’evento per tornare in chiesa. Ora voleva che pregassimo per lui, così gli chiesi, “I tuoi genitori sono cristiani?” Rispose, “Sì, signore. Continuano a pregare per me”.

Ti chiedo: è stato un “caso” che quel giovane sia entrato nella nostra chiesa? Non credo! Stava avendo il suo incontro personale con Cristo. Nessuno l’ha spinto o supplicato; senza dubbio, era stato portato lì da Gesù e sono convinto che sia successo grazie alla preghiere dei suoi genitori preoccupati.

In Marco 7:31-37 ci viene narrata la storia di un uomo sordo che venne condotto da Gesù. Gesù lo allontanò dalla folla, “Poi, alzati gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effata», che vuol dire: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava distintamente” (Marco 7:34-35).

Gesù compì un miracolo privato per quest’uomo e poi gli parlò proprio per dimostrargli che poteva sentire. Immagina! La prima voce che quel sordo sentì fu quella di Cristo! Oh, come avrà parlato quell’uomo quando la sua lingua si sciolse. Dalla sua bocca uscirono anni di sentimenti imprigionati, perché ora poteva esprimere il grido interiore che prima non aveva voce.

L’immagino cadere fra le braccia del Signore, piangendo, “Gesù, Tu hai udito la voce del mio grido” (cfr. Salmo 5:2). Considera la pertinenza e la potenza del Salmo 5 per quest’uomo guarito: “Mio Dio…a te rivolgo la mia preghiera. O Eterno, al mattino tu dai ascolto alla mia voce; al mattino eleverò la mia preghiera” (5:2-3). L’amore che ora quest’uomo provava per Gesù era personale – perché aveva avuto un incontro personale con Lui.

Amato, quando preghi per i tuoi cari, ricorda che Gesù soffre per loro. Lui non sospirò solo per un uomo nella Decapoli. Egli piangeva per il soffocato grido interiore dei tuoi figli, dei tuoi cari non salvati, e il mio. Forse devi cambiare il tuo modo di pregare per loro. Prega che lo Spirito Santo li segua, li corteggi e li attiri a Sé, li scuota e li risvegli a un nuovo desiderio per Gesù.

giovedì 3 settembre 2015

UN PO’ DI LIEVITO

Paolo chiese alla chiesa di Galati, “Voi correvate bene; chi vi ha ostacolato impedendovi di ubbidire alla verità? Questa persuasione non viene da colui che vi chiama. Un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta” (Galati 5:7-9).

Paolo qui si riferisce a una mentalità, a una credenza dottrinale o un punto teologico. Sta chiedendo, “Cosa c’è nella vostra vita che vi trattiene dal proseguire nella piena benedizione di Cristo? Andavate così bene un tempo. Vi conosco come persone di preghiera e operate diligentemente per compiere buone opere, però c’è qualcosa che non va. Non vi vedo più crescere. Piuttosto, siete tornati ad affidarvi alla carne. Non sento il dolce profumo di Cristo che una volta avevate. La vostra certezza, chiarezza, la vostra visione, sono sparite. Qualcosa vi sta ostacolando.

“Cosa può avervi persuaso ad adagiarvi in questa condizione? Qualsiasi cosa sia, vi dico che non è da parte di Dio. Infatti, avverto che c’è del lievito in voi, una qualche sorta di compromesso. Qualcosa vi sta offuscando, qualcosa alla quale, forse, vi state aggrappando. E sta facendo in modo che il Signore non sia contento di voi. Ditemi, di cosa si tratta?”

Conosco così tanti cristiani oggi che una volta erano potentemente usati da Dio. Queste persone erano santi devoti, credenti, di preghiera. Ma poi è successo loro qualcosa che, in qualche modo, ha impedito loro di sperimentare la pienezza della benedizione di Cristo.

Ciò riguarda anche molti ministri che conosco. Questi uomini hanno visto vittoria dopo vittoria nel loro cammino col Signore, ma qualcosa si è insinuato nella loro vita, qualche compromesso e, col tempo, vi si sono rassegnati. Spesso quel lievito ostacolante era un solo peccato schiacciante.

A tutte queste persone, Paolo chiede, “Cos’è successo? Cosa sta impedendo il fluire della benedizione di Cristo nella tua vita? Quale lievito si è insinuato?”

Paolo termina questo passo avvertendo i galati, “Un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta” (Galati 5:9).

mercoledì 2 settembre 2015

UNA SANTA FIDUCIA

Fu con fiducia che Paolo poté dire alla chiesa di Roma, “Ma io so che, venendo da voi, verrò nella pienezza della benedizione dell'evangelo di Cristo” (Romani 15:29). Egli aveva una santa fiducia nel suo cammino con Cristo. Dichiarò, “Per questo io mi sforzo di avere continuamente una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini” (Atti 24:16).

Paolo stava in pratica dicendo, “La mia vita è un libro aperto davanti al Signore. Non ho peccati nascosti nel mio cuore ed Egli non ha controversie con me. La sua benedizione per me è un flusso continuo di rivelazione, così quando predico a voi, non udite le parole di uomini. Non rilascio un sermone morto, pieno di teologia affascinante. Ciò che udite sono le parole del cuore stesso di Dio per voi”.

Vedi, la pienezza della benedizione di Cristo ha poco a che fare con i beni materiali. Certo, ogni buona e salutare risorsa terrena dev’essere considerata una benedizione dalla mano benevola di Dio, ma Paolo qui sta parlando di una benedizione molto più grande. Il termine greco che usa per benedizione significa, “lode da Dio”.

In breve, la benedizione di Cristo significa avere una vita gradita al Signore. È una consapevolezza interiore da parte dello Spirito Santo, quando Dio guarda alla tua vita e dice, “Sono compiaciuto di te, figlio Mio, figlia Mia. Non c’è niente fra noi che ostacoli la nostra comunione e il nostro rapporto”.

Lo scrittore agli Ebrei riassume la pienezza della benedizione di Cristo in questo modo: “Ora il Dio della pace, che in virtù del sangue del patto eterno ha fatto risalire dai morti il Signor nostro Gesù Cristo, il grande Pastore delle pecore, vi perfezioni in ogni buona opera, per fare la sua volontà, operando in voi ciò che è gradito davanti a lui per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia la gloria nei secoli dei secoli” (Ebrei 13:20-21).

Amo circondarmi di persone che vivono questo tipo di vita in Cristo. Intorno a loro senti il profumo che viene dall’essere stati con Gesù. Come Paolo, questi santi hanno una santa insoddisfazione per questa vita; un desiderio di stare alla presenza di Cristo; una fame di ricevere sempre più intimità con Lui. Parlano molto di Gesù ed emanano il Suo amore e la Sua santità.

martedì 1 settembre 2015

RIPIENI DELLA PIENEZZA DI DIO

“Ma io so che, venendo da voi, verrò nella pienezza della benedizione dell'evangelo di Cristo” (Romani 15:29). Paolo scrisse queste parole ai cristiani di Roma. Stava dicendo loro, “Non ho dubbi che quando c’incontreremo, sarà nella misura massima della benedizione di Cristo”.

Le parole dell’apostolo qui implicano qualcosa che ogni credente deve sapere, ossia, che esistono diversi livelli, o misure, della benedizione di Cristo. Alcuni credenti ottengono una misura piena di questa benedizione, il che è l’obiettivo. Tutti noi siamo chiamati a entrare in una misura piena della benedizione del Signore. Tuttavia, altri cristiani entrano solo in una misura minima della benedizione di Cristo.

Nella sua lettera agli Efesini, Paolo esorta tutti a ricercare la misura massima di tale benedizione: “Ma a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo…finché giungiamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo…e conoscere l'amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 4:7, 13, 3:19).

Nota la parola “pienezza” in questi passi. Il termine greco usato da Paolo qui significa “Adempiere al compito di riempire al massimo”. Questo è il compito che Dio ci ha affidato: ricercare la pienezza della benedizione di Cristo nelle nostre vite.

Paolo elabora ulteriormente il concetto, scrivendo, “Vi è un unico Signore, un'unica fede, un unico battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in voi tutti” (Efesini 4:4-6). In breve, Dio Padre, Figlio e Spirito Santo dimora in tutti i Suoi figli. Gesù ha promesso, “Noi verremo e dimoreremo in voi” (cfr. Giovanni 14:23). Paolo rende chiaro che tutti abbiamo il medesimo accesso al Padre. Dunque, abbiamo tutti pari opportunità di ottenere la Sua sempre crescente benedizione. Infatti, le nostre vite dovrebbero continuamente crescere in ciò che Paolo definisce “la benedizione di Cristo”.

Considera l’incredibile misura della benedizione di Cristo nella vita di Paolo. Quest’uomo ricevette rivelazioni da Gesù personalmente. Egli scrive che Cristo Si rivelò a lui. ovviamente, Paolo sapeva di non essere giunto alla perfezione, ma sapeva anche che, senza dubbio, non c’era niente nella sua vita che avrebbe impedito lo scorrere della benedizione di Cristo.