lunedì 31 agosto 2015

SPETTATORI by Gary Wilkerson

Come famiglia di Dio, ci raduniamo nelle chiese per adorare, cantare, ascoltare e donare. Se però non stiamo attenti, possiamo finire per diventare degli spettatori quando si tratta di vivere come Gesù vuole che viviamo. Spesso, quando vediamo delle persone nel peccato, invece di raggiungerle nel loro bisogno, serbiamo una speranza nascosta che vengano colti in flagrante. E quando questo accade, ci sentiamo giustificati, pensando, “Lo sapevo. La vita di quella persona mi è sempre sembrata un po’ strana”.

Perché lo facciamo? Forse perché ci sentiamo colpevoli dei nostri stessi peccati. Tutti noi abbiamo qualcosa nelle nostre vite che gli altri in noi lapiderebbero. La verità è che quei farisei che colsero la donna in adulterio (cfr. Giovanni 8:3-11) avrebbero potuto prendere chiunque da quella folla disposto a lapidarla. Oggigiorno gli accusatori fanno esattamente la stessa cosa attraverso i social media.

I modi di Gesù sono diversi. “Gesù dunque, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». Gesù allora le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più»” (Giovanni 8:10-11).

Come predicatore dell’evangelo, amo quelle due parole: “Nemmeno Io”. Gesù non la condannò. E ciò rappresentò qualcosa di radicale. Ancora oggi è così, quando Egli dice ad ognuno di noi che si ravvede, “Nemmeno Io ti condanno”. Tuttavia, Gesù diventò ancora più radicale quando disse ai capi religiosi, “Io ho, a vostro riguardo, molte cose da dire e da giudicare, ma…” (Giovanni 8:26). Incredibile! Suona come un insulto, ma in realtà Gesù aveva una lunga lista di panni sporchi per i quali condannarli. Egli possiede una lista simile anche per le nostre vite oggi. Invece di condannarci però, Egli dice, “Nemmeno Io ti condanno”.

Che momento meraviglioso. Rivelò il potente amore che si cela dietro la grazia di Dio – per cui “mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:8).

venerdì 28 agosto 2015

UN GRIDO SENZA VOCE

Poco prima che Gesù guarisse l’uomo sordo, in Marco 7, leggiamo, “Alzati gli occhi al cielo, sospirò” (Marco 7:34). La parola sospirò qui significa un gemito udibile. Evidentemente, Gesù fece qualche espressione col viso e un sospiro profondo uscì dal Suo cuore. Certo, quell’uomo non poteva sentirlo, essendo sordo – ma di cosa si trattava?

Ho letto molti commentari su questa scena, ma nessuno testimonia di ciò che credo mi stia dicendo lo Spirito di Dio. Sono convinto che Gesù stesse guardando al cielo e stesse avendo comunione col Padre. Stava silenziosamente piangendo nella Sua anima per due cose. La prima, piangeva per qualcosa che solo Lui riusciva a vedere in quest’uomo. La seconda, piangeva per qualcosa che vede oggi, racchiuso nel cuore di tante persone, soprattutto nei giovani.

Cosa vide Gesù, allora e anche oggi? Cosa sentiva nel cuore del sordo e nei cuori di migliaia di persone oggi? Egli udiva un grido senza voce. Udiva un grido del cuore, soffocato, incapace di essere espresso. Cristo Stesso emise un grido che non poteva essere pronunciato. Stava dando voce al grido di tutti quelli che non possono esprimerlo.

Pensa a quante notti questo sordo pianse nel suo letto perché nessuno lo capiva. Nemmeno la madre e il padre potevano capire ciò che diceva. Quanto spesso avrà cercato di spiegare come si sentiva, ma tutto ciò che ne usciva erano dei suoni dolorosi e imbarazzanti. Deve aver pensato, “Se solo potessi parlare, anche solo una volta. Se solo la mia lingua fosse sciolta per un istante, potrei dire a qualcuno cosa sta succedendo nella mia anima. Griderei, ‘Non sono un tonto. Non sono sotto una maledizione e non sto fuggendo da Dio. Sono solo confuso. Ho dei problemi, ma nessuno li riesce a sentire”.


Tuttavia, Gesù sentì i pensieri del cuore di quest’uomo frustrato. Egli comprende ogni gemito interiore che non può essere espresso. La Bibbia dice che il nostro Signore viene toccato dai sentimenti delle nostre infermità ed Egli sentì il dolore della sordità e della mutezza di quell’uomo.

giovedì 27 agosto 2015

LINGUAGGIO DEI SEGNI

Qual è la prima cosa che Gesù fece quando gli portarono quell’uomo sordo? “Egli condottolo in disparte…” (Marco 7:33). Cristo seppe immediatamente cosa volesse quest’uomo, egli bramava ricevere un tocco personale, avere la sua esperienza personale. Non poteva accontentarsi di qualcosa che “i suoi” avevano trovato – doveva essere reale per lui. voleva che Gesù aprisse i suoi orecchi e liberasse la sua lingua e ciò doveva avvenire tra loro due.

Se servi Dio da anni, lascia che ti chieda: Non è forse vero che puoi guardarti indietro e ricordare incontri soprannaturali con Gesù? Lui ti toccò, e tu lo sapevi. Non hai ricevuto quell’esperienza da qualcun altro; non è stata piantata in te perché hai sentito qualcuno predicare a riguardo; tu hai sperimentato Cristo nel tuo cuore. Ecco perché sei certo di ciò che hai in Lui.

Gesù sapeva che quell’uomo sordo aveva bisogno di questo tipo d’incontro, così parlò all’uomo nella lingua che comprendeva: quella dei segni. “Gli mise le dita negli orecchi e, dopo aver sputato, gli toccò la lingua” (7:33).

Riesci a immaginare cosa passò per la mente di quel sordo? Deve aver pensato, “Non mi sta contestando né accusando. Sa esattamente cosa ho passato. Sa che non L’ho rifiutato. Sa che voglio sentire la Sua voce e parlare direttamente con Lui. Sa che il mio cuore vuole lodarlo, ma non posso fare nulla di tutto questo se non ricevo il Suo tocco miracoloso. Lui deve sapere che voglio questo”.

Il nostro Salvatore mostra lo stesso tipo di compassione ai nostri cari non salvati. Lui non farà uno spettacolo di nessuno. Pensa a quanto paziente e premuroso sia stato con Saulo da Tarso. Quest’uomo noto era destinato ad avere un incontro miracoloso con Gesù. Cristo avrebbe potuto raggiungerlo in qualsiasi momento; in realtà, avrebbe potuto colpirlo mentre Stefano veniva lapidato davanti alla folla. Avrebbe potuto fare della conversione di Saul un esempio. Ma non lo fece (cfr. Atti 9:1-19).

mercoledì 26 agosto 2015

LA SUA UNICA SPERANZA

L’unica speranza di guarigione del sordomuto era Gesù (Marco 7:31-35). Doveva avere un incontro personale con Lui.

Lasciami notare che quest’uomo non era come quelli descritti da Paolo: “Per prurito di udire…distoglieranno le orecchie dalla verità” (2 Timoteo 4:3-4). Né quest’uomo aveva “uno spirito di stordimento…orecchi per non udire” (Romani 11:8). Non era come quelli descritti in Atti 28:27, “Sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi”. Né era come quelli presenti alla lapidazione di Stefano, i quali “si turarono gli orecchi” (Atti 7:57).

La verità è che quest’uomo voleva sentire. Voleva disperatamente essere guarito. Eppure, leggiamo, “Gli presentarono un sordo” (Marco 7:32, corsivo mio). Quest’uomo non andò da Gesù da solo, dovette essergli portato. Chiaramente sapeva chi fosse Gesù e che Questi avesse potenza per guarire, inoltre quest’uomo sapeva come comunicare, che si trattasse di linguaggio dei segni o di scrittura, e sarebbe potuto arrivarci da solo. Eppure non fece mai lo sforzo di andare a Gesù da solo – altri dovettero presentarglielo.

Chi erano queste persone? Posso solo ipotizzare che si trattasse della famiglia o di amici amorevoli, persone che si preoccuparono abbastanza di quest’uomo da portarlo a Gesù. Credo che questa scena dica molto della situazione che abbiamo coi nostri giovani oggi. Non vanno a Gesù da soli, devono essere portati a Lui dai genitori, dagli amici, dalla famiglia ecclesiale. Come i genitori del sordo, anche noi dobbiamo portare i nostri figli e i nostri cari a Cristo. Come? Attraverso una preghiera quotidiana di fede.

C’è solo una cura, una speranza per i nostri figli e per i nostri cari di ascoltare la verità e questa è un incontro personale con Gesù Stesso. “Pregandolo di imporgli le mani” (Marco 7:32). Il termine greco per pregandolo qui significa implorandolo, supplicandolo. Questi genitori supplicarono Cristo, “Ti prego, Signore, tocca nostro figlio. Metti la Tua mano su di lui”.

martedì 25 agosto 2015

LEZIONI PER NOI

In Marco 7, vediamo Gesù compiere un grande miracolo. Tutta l’incredibile scena si dispiega in soli cinque versi:

“Poi Gesù, partito di nuovo dal territorio di Tiro e Sidone, giunse al mare di Galilea, in mezzo al territorio della Decapoli. E gli presentarono un sordo che parlava a stento, pregandolo di imporgli le mani. Ed egli, condottolo in disparte, lontano dalla folla, gli mise le dita negli orecchi e, dopo aver sputato, gli toccò la lingua. Poi, alzati gli occhi al cielo, sospirò e gli disse, Effata, che vuol dire, Apriti, e subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava distintamente” (Marco 7:31-35).

Immagina la scena. Non appena Gesù arrivò nel territorio della Decapoli, incontrò un uomo sia sordo che muto. L’uomo riusciva a stento a parlare, ma il suo dire era inintelligibile. Cristo prese l’uomo da parte, lontano dalla folla, e mentre stava davanti a quell’uomo, mise le Sue dita nelle sue orecchie. Poi sputò, tocco la sua lingua proferendo una parola, “Apriti!” E, istantaneamente, l’uomo poteva udire e parlare chiaramente.

Poco prima di questa scena, Gesù aveva anche liberato la figlia posseduta di una donna. Proferendo una sola parola, cacciò lo spirito maligno dalla ragazza. Perché questi due miracoli sono riportati nella Scrittura? Sono stati inclusi come due semplici storie della vita del Signore sulla terra?

La maggior parte dei cristiani crede che tali storie siano custodite nella Scrittura perché ci rivelano molto. Servono a mostrare la potenza di Dio su Satana e sulla malattia. Servono come prova della deità di Cristo, per stabilire che fosse Dio in carne. E servono a edificare la nostra fede, a mostrarci che Dio può compiere miracoli.

Credo che queste storie siano riportate per tutti questi motivi, e per molto altro. Gesù ci dice che ogni parola da lui proferita proveniva dal Padre. Non disse e non fece nulla da Sé stesso, ma guidato dal Padre. Inoltre, ogni evento della vita di Cristo racchiude una lezione per noi (cfr. 1 Corinzi 10:11).

lunedì 24 agosto 2015

LUCE DEL MONDO by Gary Wilkerson

Era il periodo della Pasqua e Gesù stava insegnando nel tempio. Si radunò una grande folla per ascoltarlo, grazie alla Sua reputazione di proferire parole profonde d’amore e di compiere opere potenti di Dio. Eppure, non appena questa folla si radunò, apparvero i capi religiosi.

“Allora i farisei e gli scribi gli condussero una donna sorpresa in adulterio” (Giovanni 8:3). Questi capi vedevano Gesù come una minaccia alla loro autorità. Egli rappresentava un fenomeno nuovo e i Suoi insegnamenti esponevano le loro pratiche rigide e auto-giustificanti. Ora, “Dicevano questo per metterlo alla prova e per aver di che accusarlo” (8:6). Gli chiesero se la donna dovesse essere lapidata secondo la legge.

La scena si dispiega in maniera drammatica: “Ma Gesù, fingendo di non sentire, chinatosi, scriveva col dito in terra. E, come essi continuavano ad interrogarlo, egli si alzò e disse loro, Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. Poi, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. Quelli allora, udito ciò e convinti dalla coscienza, se ne andarono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; così Gesù fu lasciato solo con la donna, che stava là in mezzo. Gesù dunque, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse, Donna, dove sono quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata? Ed ella rispose, Nessuno, Signore. Gesù allora le disse, Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più” (8:6-11).

Che momento potente. Non solo Gesù aveva allentato una situazione di alta tensione, ma aveva letteralmente salvato la vita ad una persona. Tutti i presenti sulla scena vennero trasformati da quanto accadde – non solo l’accusata, ma anche gli accusatori e persino gli spettatori. Gesù usò quel momento per offrire uno dei Suoi insegnamenti più noti: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (8:12). La luce di Dio in quel momento trasformò ogni cosa.

sabato 22 agosto 2015

DOVE STIAMO ANDANDO? by Claude Houde

Fu per fede che Abraamo obbedì alla chiamata di Dio e camminò verso un paese che avrebbe ricevuto come promessa ed eredità. Lasciò il suo paese e camminò per fede, non sapendo dove stesse andando (leggi Genesi 12:1).

Riesci ad immaginare la conversazione che sarà intercorsa fra Abraamo e la sua amata moglie Sarah, quando questa selvaggia avventura cominciò? Abraamo era un uomo di successo, prosperoso e ben radicato nella sua comunità. Lui e Sarah avevano lavorato duro e stavano godendo il frutto dei loro sforzi. Dopo tutto se lo meritavano, no?

Una sera, quando Sarah guardò suo marito, notò che era pensieroso e particolarmente emotivo. Lui non disse nulla finché non arrivò a casa.

“Tesoro, qual è il problema? Sai che puoi dirmi tutto”, sussurrò Sarah.

Abraamo le raccontò subito tutto: “sono stato in preghiera per molti mesi in merito a questo ed ho questa profonda convinzione, questa impressione che non riesco a togliermi dalla mente che noi dobbiamo andare via, uscire dalla casa di mio padre, lasciare tutto ciò che conosciamo. E sento che facendo questo ed obbedendo a Dio, saremo benedetti”.

Se sei sposato, puoi immaginare la scena e riuscire quasi a sentire la conversazione che seguì! “Cosa vuoi dire, stiamo partendo? Siamo felici qui! È sicuro! Mi piace stare qui! Tu ed io sappiamo gli orrori che si stanno verificando nelle città intorno a noi!”

Abraamo rispose nel miglior modo possibile: “Dio ci sta guidando, Sarah. Io lo so. Ho costruito un altare a Lui e sono serio. Dobbiamo andare!”

Mentre Abraamo continuava a ripetere: “dobbiamo andare, dobbiamo andare”, all'improvviso Sarah chiese: “dove stiamo andando?” Silenzio. Ma dopo Abraamo rispose con aria imbarazzata: “Beh, questa è la parte più eccitante! Dio non mi ha ancora detto dove!”

Il padre della fede camminò, non sapendo dove stava andando!

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 21 agosto 2015

NESSUN LIMITE

Caro amico, il perdono di Dio non ha limiti. Gesù disse ai Suoi discepoli, “E se anche [il tuo fratello] peccasse sette volte al giorno contro di te, e sette volte al giorno ritorna a te, dicendo, Mi pento, perdonagli” (Luca 17:4).

Ci credi? Questa persona pecca intenzionalmente sette volte al giorno davanti a me, poi dice, “Mi dispiace”. E io devo perdonarlo ogni volta? Sì – e quanto più il nostro Padre celeste perdonerà i Suoi figli che si ravvedono a Lui. non cercare di capire! Non chiedere come o perché Egli perdoni tanto liberamente. Accettalo e basta!

Gesù non disse, “Perdona tuo fratello una o due volte, poi digli che se lo rifà sarà tagliato fuori. Digli che è un peccatore abituale”. No! Gesù richiedeva un perdono illimitato, incondizionato!

È natura di Dio perdonare. Davide disse, “Poiché tu, o Signore, sei buono e pronto a perdonare, e usi grande benignità verso tutti quelli che t’invocano” (Salmo 86:5). Dio aspetta proprio ora d’inondare il tuo essere con la gioia del perdono. Devi aprire ogni porta e finestra della tua anima e permettere al Suo Spirito di inondarti di perdono.

Giovanni, parlando da cristiano, scrisse, “Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1 Giovanni 2:2).

Secondo Giovanni, l’obiettivo di ogni cristiano è quello di “non peccare”. Ciò significa che il cristiano non è incline al peccato, piuttosto, si protende verso Dio. Ma cosa accade quando quel figlio proteso verso Lui pecca?

“E se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo, il giusto…Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonare i nostri peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 2:1 e 1:9).

Deponi le tue colpe, amico mio. Non devi portare quel peso per un altro solo minuto. Apri le porte e le finestre del tuo cuore e lascia entrare l’amore di Dio. Egli ti perdona – ogni volta! Egli ti donerà la potenza e ti sosterrà nelle tue lotte, conducendoti alla vittoria. Se chiederai – se ti ravvedi – sarai perdonato – quindi accettalo ora!

giovedì 20 agosto 2015

IL SUO PIANO PERFETTO

Uno dei passi più incoraggianti della Bibbia si trova in 2 Corinzi 4:7: “Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l’eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi”. Poi Paolo prosegue descrivendo quei vasi di terra – uomini morenti, aggravati da ogni lato, perplessi, perseguitati, abbattuti. E sebbene mai abbandonati o disperati, quegli uomini usati da Dio soffrivano continuamente sotto il peso dei loro corpi, aspettando ansiosamente di essere rivestiti di corpi nuovi.

Dio si fa beffe della potenza umana. Egli ride dei nostri sforzi egoistici di essere buoni. Egli non usa mai i superiori e i potenti, piuttosto, Egli usa le cose deboli di questo mondo per confondere le sagge.

“Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli, poiché non ci sono tra di voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, affinché nessuna carne si glori alla sua presenza” (1 Corinzi 1:26-29).

Descrive proprio me! Una cosa debole, una cosa stolta, una cosa disprezzata, non proprio nobile, non proprio brillante. Tuttavia, nel Suo piano perfetto – il più grande mistero sulla terra – Dio ci chiama nella nostra debolezza. Egli ripone il Suo tesoro inestimabile in questi vasi di terra perché Si diletta nel fare l’impossibile dal nulla.

Ho visto Israel Narvaez, il capo della gang Mau Mau, inginocchiarsi e ricevere Cristo come Signore. Non fu solo un’esperienza emotiva, superficiale – fu reale. Israel però tornò alla sua gang e finì in prigione, complice di un omicidio. Dio lo aveva forse abbandonato? Neanche per un istante! Oggi Israel è un ministro dell’evangelo, avendo accettato l’amore e il perdono di un Salvatore benevolo.

Sei venuto meno? C’è un peccato che tanto facilmente ti schiaccia? Ti senti come un codardo indebolito, incapace di ottenere vittoria su un peccato segreto? Insieme a quella debolezza però c’è anche fame di Dio? Aneli Lui – Lo ami – vuoi stargli vicino? Quella fame e quella sete sono la chiave per la tua vittoria. Ciò ti separa da tutti gli altri colpevoli di essere venuti meno davanti a Dio. Devi tenere viva quella fame. Continua ad avere sete di giustizia. Non giustificare mai la tua debolezza, non cedere mai ad essa e non accettarla mai come parte della tua vita.

mercoledì 19 agosto 2015

DIRETTA VERSO UNA COLLISIONE

Gesù ordinò ai Suoi discepoli di salire su una barca diretta verso una collisione. La Bibbia dice che Egli li “costrinse a salire sulla barca” (Matteo 14:22). La barca era diretta verso acque agitate; sarebbe stata sballottata come un pezzo di sughero; i discepoli sarebbero stati scaraventato in un’esperienza da mini-Titanic – e Gesù lo sapeva sin dall’inizio.

Dov’era Gesù? Egli era sul monte, osservando il mare, guardando i discepoli e pregando per loro che non fallissero la prova che Lui sapeva dovevano attraversare. Il viaggio in barca, la tempesta, le onde burrascose, i venti, tutto faceva parte di una prova progettata dal Padre. Stavano per imparare la più grande lezione di sempre – la lezione su come riconoscere Gesù nella tempesta!

A questo punto, i discepoli Lo riconoscevano come operatore di prodigi, l’Uomo che aveva trasformato dei pesci in cibo miracoloso. Lo riconoscevano come amico dei peccatori, Colui che aveva portato salvezza ad ogni sorta d’umanità. Lo conoscevano come Colui che provvedeva a ogni loro bisogno, persino pagando le loro tasse coi soldi tratti dalla bocca di un pesce.

Riconoscevano Gesù come “il Cristo, il Figlio di Dio”. Lo conoscevano come un insegnante, che insegnava loro come pregare, perdonare, legare e sciogliere. Sapevano che avesse parole di vita eterna. Sapevano che avesse potenza sopra ogni opera del diavolo. Non avevano però mai imparato a riconoscere Gesù nella tempesta.

Questa è la radice di molti dei nostri guai oggi. Confidiamo in Gesù affinché compia miracoli e guarigioni. Crediamo in Lui per ottenere salvezza e perdono dei peccati. Guardiamo a Lui come Colui che provvede a ogni nostro bisogno. Confidiamo in Lui affinché un giorno ci porti nella gloria. Quando però una tempesta improvvisa si abbatte su di noi e tutto sembra crollare, troviamo difficile vedere Gesù vicino a noi. Non riusciamo a credere che possa permettere delle tempeste per insegnarci come avere fiducia. Non siamo mai abbastanza certi che Egli sia vicino quando le cose si agitano davvero.

C’era una sola lezione che i discepoli dovevano imparare in questa tempesta – una sola! Una lezione semplice – non una profonda, mistica, da far tremare la terra. Gesù voleva semplicemente che confidassero in Lui come loro Signore in ogni tempesta della vita. Voleva semplicemente che i discepoli mantenessero la loro fiducia e allegrezza persino nei momento più neri della prova. Tutto qua!

martedì 18 agosto 2015

L’AUTORITÀ DI GESÙ

Dopo che Gesù ebbe dato il Sermone sul Monte, i Suoi uditori ne restarono sbalorditi. La Scrittura dice, “Le folle stupivano della sua dottrina, perché egli le ammaestrava, come uno che ha autorità e non come gli scribi” (Matteo 7:28-29). Il termine greco per autorità in questo verso significa, “con padronanza, potenza, libertà; come uno che ha il controllo”. Gli uditori di Gesù stavano in pratica dicendo, “Quest’uomo parla sapendo ciò che sta dicendo”.

Nota che questo verso non dice che Cristo parlasse “con autorità”, ma “come uno che ha autorità”. Una cosa è parlare con quella che noi consideriamo autorità – con una voce alta, impetuosa, che sembra avere un controllo totale, ma nel regno di Dio, l’autorità è qualcosa di completamente diverso. È qualcosa che hai, non qualcosa che proferisci semplicemente.

L’autorità che Gesù deteneva scosse l’intero sistema religioso. I capi giudei continuavano ad andare a Lui esigendo di sapere da dove avesse ricevuto tale autorità: “Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?” (Matteo 21:23). Gesù rispose loro fermamente, “Non ve lo dirò” (cfr. versi 24 e 27). Il nostro Signore sapeva di non dover rispondere al diavolo su dove avesse ricevuto la Sua autorità spirituale.

Cristo possedeva quest’autorità non solo dietro al pulpito, ma anche su ogni potenza satanica. Quando entrò in una sinagoga di Capernaum, si accostò a lui un uomo posseduto da uno spirito demoniaco. Lo spirito gridò, “Che vi è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei tu venuto per distruggerci?” (Marco 1:24).

Ora, Gesù sapeva che quella sinagoga non aveva bisogno di un altro sermone o dell’interpretazione della legge. Non aveva bisogno di un seminario informativo o di qualche nuovo programma emozionante. Aveva bisogno di qualcuno che avesse autorità – qualcuno che scacciasse il diavolo dal loro mezzo e purificasse sia l’uomo posseduto che la comunità impotente.

Cristo usò la Sua autorità per fare proprio questo. La Scrittura dice, “Gesù lo sgridò, dicendo, Ammutolisci ed esci da costui” (1:25). In parole moderne, Gesù disse, “Stai zitto, diavolo, e vattene da qui”. E Satana fuggì. “E lo spirito immondo…uscì da lui” (1:26). Ancora una volta, il popolo si meravigliò, dicendo, “Che è mai questo?...Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono” (1:27).

Se mai la Chiesa di Gesù Cristo ha avuto bisogno della Sua potenza e autorità, quel momento è adesso!

lunedì 17 agosto 2015

GLI AMICI DELLO SPOSO by Gary Wilkerson

Giovanni Battista è un esempio biblico di come resistere alle distrazioni mondane e ricercare la vera grandezza. Egli testimoniò, “L’amico dello sposo…si rallegra grandemente alla voce dello sposo” (Giovanni 3:29). Ai giorni di Gesù, il ruolo di supporto in un matrimonio era considerato di grande onore e rispetto. Richiedeva grande responsabilità e bisognava esserne all’altezza.

A quel tempo, l’amico dello sposo si occupava di tutta l’organizzazione del matrimonio: invitava gli amici, progettava e organizzava la cerimonia nuziale e conduceva il ricevimento. Organizzava persino la luna di miele, recandosi sul posto prima della coppia per accertarsi che fosse tutto apposto per il suo amico e la sposa. Si occupava inoltre della nuova casa, preparandola in modo che la coppia potesse viverci. In breve, l’amico dello sposo era responsabile di tutto questo. Il suo ruolo rappresentava un lavoro rigoroso di amore e benevolenza, dall’inizio alla fine.

Giovanni Battista non stava dicendo, “La teologia non è importante”, stava piuttosto dicendo, “Come potete fissarvi con simili minuzie se siete davvero concentrati sulle cose essenziali? Gesù donerà la sua vita in sacrificio, sorgerà dalla morte e ritornerà per una Sposa la cui fede è senza macchia e senza ruga. Non riuscite a vedere ciò che Dio sta compiendo in mezzo a voi?”

Giovanni aveva delle buone ragioni per una tale concentrazione: la casa del re Erode aveva iniziato a reclamare la sua testa e sapeva di essere prossimo alla morte. Giovanni stava dicendo ai suoi seguaci, “Mi mancano solo pochi giorni e voglio che tutto ciò che dico sia infiammato da questo messaggio urgente: ‘Andate a Gesù’. Voglio che la mia passione sia solo per questo!”

Giovanni Battista aveva un’unica passione dominante ed è contenuta in questo bellissimo verso: “L’amico dello sposo che è presente e l’ode, si rallegra grandemente alla voce dello sposo; perciò questa mia gioia è completa” (Giovanni 3:29). Sapendo che il suo tempo era breve, Giovanni poteva rallegrarsi di un’unica cosa: Gesù era venuto a proclamare il regno di Dio!

Tutti noi giochiamo il ruolo di Giovanni nel regno di Dio – preparare la via che le persone possano percorrere per ricevere Gesù. Quando questo sarà il nostro unico obiettivo, tutto il resto si sistemerà. E Dio promette di fortificarci nel nostro servizio a Lui. Come testimoniò Giovanni Battista, “Colui che dio ha mandato, proferisce le parole di Dio, perché Dio non gli dà lo Spirito con misura” (3:34).

venerdì 14 agosto 2015

LEGARE IL NEMICO

“Perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” (Matteo 22:14). Immagino Dio guardare quella sala delle nozze e dichiarare, “Per molti anni ho chiamato Israele, mediante i Miei apostoli, ma hanno rifiutato di ascoltare. Ora questi commensali, qui nella Mia casa, hanno risposto alla Mia chiamata. Io vi dico, costoro sono stati eletti e non permetterò che Satana rimuova alcuno di loro dal Mio Corpo”.

Sappiamo che il diavolo non è ancora stato gettato nella sua prigione eterna. Tuttavia, mentre noi festeggiamo alla Sua mensa, in attesa del ritorno dello Sposo, riceviamo un comandamento. Il Re ci ha detto di legare il diavolo e gettarlo fuori dalla sala delle nozze. In breve, dobbiamo alzarci e agire seriamente contro gli attacchi di Satana al Corpo di Cristo.

Sorprendentemente, questo comandamento viene ignorato da molti cristiani. Ogni volta che vediamo un credente sensibile soffrire, pensiamo, “Gli offrirò consolazione. Voglio essere per lui una spalla”. Oppure, “Posso fornirgli un qualche aiuto. Gli porterò un pasto o gli offrirò aiuto economico”. Si tratta di atti davvero pii d’amore ma, spesso, non bastano.

Se sappiamo che Satana sta mentendo alla vita di qualcuno, ci viene richiesto di fare più che solo ascoltare o offrire consigli. Dobbiamo radunare altri credenti e prendere autorità sul nemico. Gesù ci dice che alcuni tipi di oppressione demoniaca “non esce se non mediante la preghiera e il digiuno” (Matteo 17:21). Dunque, è con digiuno e preghiera che dobbiamo legare il nemico e cacciarlo dalla mente, dall’anima e dalle circostanze del nostro fratello.

Vivi sotto una nuvola di disperazione? Sai di un fratello o di una sorella abbattuti, che stanno dando ascolto alle accuse di Satana? Ti esorto, cerca credenti che pregano nel Corpo di Cristo. Va da coloro che davvero conoscono il cuore di Dio e lascia che espongano le bugie del nemico per quello che sono.

La Scrittura dice che se uno soffre, tutti noi soffriamo. Ecco perché è assolutamente vitale raccoglierci insieme nel nome di Gesù, per il bene gli uni degli altri. Dobbiamo invocare l’autorità del nostro Salvatore, legare il nemico e cacciarlo dalla vita gli uni degli altri. Allora saremo in grado di fare prigioniero ogni pensiero e sottometterlo all’ubbidienza di Cristo. Questa è la vera opera del Corpo di Cristo.

giovedì 13 agosto 2015

LA FESTA NUZIALE

“Disse quindi ai suoi servi, Le nozze sono pronte, ma gl’invitati non ne erano degni. Andate dunque agli incroci delle strade e chiamate alle nozze chiunque troverete. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti coloro che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali” (Matteo 22:8-10).

Dai tempi del Calvario, il vangelo è arrivato a tutta l’umanità: Giudei e Gentili, schiavi e liberi, ricchi e poveri, buoni e cattivi. È così che “La sala delle nozze si riempì di commensali” (22:10). Ti prego di capire che questa scena non parla delle Nozze dell’Agnello. Questi commensali sono coloro che prestano attenzione alla chiamata a ricevere Cristo come Signore.

Pensaci. Secondo Gesù, questa Sposa è composta da “tutti coloro che trovarono, cattivi e buoni” (22:10). Tale gruppo include persone precedentemente malvage: drogati, alcolizzati, prostitute, assassini, scommettitori, spacciatori. Include però anche persone precedentemente buone, quelle che una volta facevano affidamento alla giustizia della carne.

Ora tutti sono stati trasformati. Hanno confessato i propri peccati e sono stati lavati dal sangue di Cristo.

Solitamente, una festa nuziale dura diverse ore. Nella cultura ebraica dei tempi di Gesù, tali feste potevano durare fino a sette giorni. Tuttavia, per Dio un giorno è come mille anni e in questa parabola la festa che vediamo dura sin dal Calvario. È andata avanti per secoli e non finirà finché lo Sposo non tornerà.

Caro santo, ti rendi conto di cosa questo significhi? Ogni giorno è il giorno delle tue nozze. Come membro del Corpo di Cristo, fai parte della Sua Sposa. Ciò significa che ogni mattina in cui ti svegli, devi indossare il tuo abito bianco da sposa. Se questo si macchia o si sporca, devi portarlo alla Sua Parola per essere lavato. Devi inoltre indossare sempre la fede nuziale. Essa indica la tua condizione maritale, suggellata dallo Spirito Santo. Infine, devi festeggiare per il Pane dal cielo: Cristo, la manna celeste.

Questa festa nuziale avviene ogni giorno nel Corpo di Cristo.

mercoledì 12 agosto 2015

PARTECIPI DEL PANE

Gesù disse, “Io sono il pane della vita” (Giovanni 6:35).

Questo pane è ciò che ci distingue come membra del Suo Corpo. Siamo appartati dal resto dell’umanità perché ci nutriamo da un solo pane: Gesù Cristo. “Tutti partecipiamo dell’unico pane” (1 Corinzi 10:17).

Alcuni cristiani, tuttavia, non vogliono essere legati alle altre membra del Corpo. Hanno comunione con Gesù ma si isolano deliberatamente da altri credenti. Non vogliono avere nulla a che fare col Corpo se non col Capo.

Un corpo però non può essere composto solo da un membro. Riesci a immaginare una testa con solo un braccio che ne fuoriesce? Il Corpo di Cristo non può comporsi solo di un capo, né solo di un arto o di organi. Il Suo Corpo consiste di molte membra. Semplicemente, non possiamo essere uno con Cristo senza essere uno anche col Suo Corpo.

Vedi, noi non abbiamo solo bisogno del Capo, ma di tutto il Corpo. Siamo congiunti insieme non solo dal bisogno di Gesù, ma dal bisogno l’uno dell’altro. Paolo afferma, “L’occhio non può dire alla mano, io non ho bisogno di te, né parimenti il capo può dire ai piedi, io non ho bisogno di voi” (1 Corinzi 12:21).

Nota la seconda metà del verso. Persino il capo non può dire a un altro membro, “Non ho bisogno di te”. Che affermazione incredibile. Paolo ci sta dicendo, “Cristo non dirà mai ad alcun membro del Suo Corpo, ‘Io non ho bisogno di te’”. Il nostro Capo Si lega volentieri ad ognuno di noi. Inoltre, Egli dice che siamo tutti importanti, persino necessari, al funzionamento del Suo Corpo.

Ciò vale particolarmente per le membra che forse sono ferite e soffrono. Paolo enfatizza, “Anzi, le membra del corpo che sembrano essere le più deboli, sono molto più necessarie delle altre” (12:22). L’apostolo poi aggiunge, “E quelle che stimiamo essere le meno onorevoli del corpo, le circondiamo di maggior onore; e le nostre parti indecorose sono circondate di maggior decoro” (12:23). Sta parlando di coloro che nel Corpo di Cristo sono invisibili, nascosti, ignoti. Agli occhi di Dio, questi membri hanno grande onore e sono assolutamente necessari al funzionamento del Suo Corpo.

Questo passo racchiude un significato profondo per tutti noi. Paolo ci sta dicendo, “Non importa quanto sia scarsa l’immagine che hai di te stesso. Penserai di non essere all’altezza come cristiano, ma il Signore Stesso dice, ‘Io ho bisogno di te. Non sei solo un membro importante nel Mio Corpo, sei vitale e necessario al suo funzionamento’”.

martedì 11 agosto 2015

MEMBRA DEL SUO CORPO

L’apostolo Paolo ci istruisce, “Or voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per parte sua” (1 Corinzi 12:27). Dice più specificatamente, “Come infatti il corpo è uno, ma ha molte membra, e tutte le membra…pur essendo molte, formano un solo corpo, così è anche Cristo” (12:12).

Paolo ci sta in pratica dicendo, “Guardate il vostro corpo. Avete mani, piedi, occhi, orecchie. Non siete solo un cervello isolato, distaccato dalle altre membra. Bene, lo stesso vale per Cristo. Egli non è solo un capo. Egli ha anche un corpo, e noi ne formiamo le membra”.

L’apostolo poi evidenzia, “Così noi, che siamo molti, siamo un medesimo corpo in Cristo, e ciascuno siamo membra l’uno dell’altro” (Romani 12:5). In altre parole, non siamo solo connessi a Gesù, nostro Capo. Siamo anche legati gli uni agli altri. La verità è che non possiamo essere legati a Lui senza anche essere legati ai nostri fratelli e sorelle in Cristo.

Paolo fa il punto dicendo, “Il pane, che noi rompiamo, non è forse partecipazione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane e noi, sebbene in molti, siamo un solo corpo, poiché tutti partecipiamo dell’unico pane” (1 Corinzi 10:16-17). Per dirla con parole semplici, tutti ci cibiamo dello stesso cibo: Cristo, la manna dal cielo. “Perché il pane di Dio è quello che discende dal cielo e dà vita al mondo” (Giovanni 6:33).

Gesù dichiarò, “Io sono il pane della vita…Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo…così chi si ciba di me vivrà anche egli a motivo di me” (Giovanni 6:35, 51, 57). L’immagine del pane qui è importante. Il nostro Signore ci sta dicendo, “Se vieni a Me, sarai nutrito. Sarai legato a Me, come membro del Mio Corpo. Così, riceverai forza dalla vita che scaturisce da Me”. Infatti, ogni membro del Suo Corpo attinge forza da un’unica fonte: Cristo, il Capo. Ogni cosa di cui abbiamo bisogno per vivere una vita vittoriosa ci proviene da Lui.

lunedì 10 agosto 2015

MISURARE LA GRANDEZZA by Gary Wilkerson

Giovanni Battista non si lasciava distrarre dal condurre una vita dalle grandi conseguenze.

Il vangelo di Giovanni ci dice, “Sorse allora una discussione da parte dei discepoli di Giovanni con i Giudei intorno alla purificazione. Così vennero da Giovanni e gli dissero, ‘Maestro, colui che era con te al di là del Giordano, a cui hai reso testimonianza, ecco che battezza e tutti vanno da lui’” (Giovanni 3:25-26). I seguaci di Giovanni stavano parlando di Gesù. Evidentemente, avevano delle preoccupazioni di carattere teologico nei Suoi confronti. Forse avevano sentito parlare del Suo miracolo a Cana e pensarono che avesse manipolato gli otri.

Giovanni non si lasciò distrarre dal dibattito. Egli sapeva che era in gioco qualcosa di maggiore delle questioni dottrinali. Rispose, “L’uomo non può ricevere nulla, se non gli è dato dal cielo” (Giovanni 3:27). In altre parole, “Può forse qualcuno compiere un miracolo simile se non è stato inviato da Dio? Quel tipo di potenza viene solo dal cielo”.

Ciò che Giovanni dice in seguito è davvero potente: “Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto, ‘Io non sono il Cristo ma sono stato mandato davanti a lui’…Bisogna che egli cresca e che io diminuisca” (Giovanni 3:28, 30). L’interesse nella vita di Giovanni era chiaro; la sua santa chiamata era completamente incentrata su Gesù. Per questo motivo Giovanni Battista era noto come un grande uomo.

Il problema per molti di noi oggi, nella nostra cultura guidata dal successo, è che cerchiamo grandi cose per noi stessi. Ministri ben intenzionati cercando di costruire un seguito su Twitter. I cristiani vogliono essere ascoltati anche se significa avere quindici minuti di stupidità su YouTube. Forse ci convinciamo di ricercare queste cose per Dio, ma Gesù è davvero il nostro centro? Senza un rigoroso esame dei nostro cuori non saremo in grado di discernere se stiamo piacendo al nostro Maestro o se stiamo inseguendo un desiderio interiore di accettazione.

Il profeta Geremia affronta direttamente questa faccenda: “E tu cercheresti grandi cose per te? Non cercarle perché, ecco, io farò venire sciagura sopra ogni carne, dice l’Eterno, ma a te darò la tua vita come bottino in tutti i luoghi dove tu andrai” (Geremia 45:5). Geremia rende chiaro che il modo in cui Dio misura la grandezza è molto diverso da quello del mondo. Nota che non dice, “Non essere grande. Riceverai dei punti di merito spirituali per falsa umiltà”. No, come Gesù Stesso dice, la grandezza si misura da quanto bene serviamo gli altri.

sabato 8 agosto 2015

CORAGGIOSI PER DIO by Jim Cymbala

“Davide diventava sempre più grande, e il Signore degli eserciti era con lui” (1 Cronache 11:9).

Il potente guerriero di 1 Cronache 11 aiutò Davide a conquistare una nuova capitale per il suo regno, così ci dice la storia nei versi 4-9. La moderna nazione di Israele ha fatto una grande celebrazione per i 3000 anni della nascita di Gerusalemme, come centro della vita Giudaica.

E non costò poco. I Gebusei che vivevano a Gerusalemme risposero piattamente a Davide: "Non ce la farete. Questa è una città fortificata e non riuscirete ad entrare". Infatti, in 2 Samuele sono riportati i loro insulti: “Tu non entrerai qua; perché i ciechi e gli zoppi ti respingeranno!”


Ed è cosi ad ogni nostro tentativo di fare qualcosa di significante per Dio. Non è mai semplice. Ogni qualvolta Dio suscita in noi la Sua volontà di stabilire il Suo regno in un nuovo posto, per certo il nemico riderà di noi. Il diavolo tenta sempre di convincerci che questa volta lo abbiamo contrastato troppo e che presto verremo umiliati.

Ma Davide ed i suoi guerrieri non si fermarono. Non avrebbero mai fatto marcia indietro. Infatti, Davide fece un'offerta inusuale: “Chiunque batterà per primo i Gebusei, sarà capo e principe” (1 Cronache 11:6). Questo voleva dire essere il primo a salire contro dei soldati ben armati disposti in cima a pareti spesse, in attesa di lanciar loro addosso frecce e pietre. Ioab, il giovane nipote di Davide, colse l'occasione per fare il suo exploit. Irruppe nella città per primo e divenne il generale capo per gli anni a seguire.

Non è così che scegliamo i nostri conduttori nella chiesa di oggi, vero? Lo facciamo con i curricula, l'anzianità, le foto, l'istruzione e un'altra mezza dozzina di criteri umani. Diversamente, Davide guardò al coraggio ed all'audacia sul campo di battaglia reale.

Se siamo coraggiosi abbastanza da passare all'attacco spirituale, ad essere uomini e donne potenti di preghiera e fede, non c'è limite a ciò che Dio può compiere attraverso di noi.

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 7 agosto 2015

DAL GREMBO DELLO SCEOL

“Dal grembo dello Sceol ho gridato” (Giona 2:2). Perché il Signore ha portato Giona tanto in basso? Era nel ventre di un inferno vivente, sospeso nelle tenebre, sospeso tra vita e morte. Perché un Dio misericordioso farebbe passare una cosa come questa a un Suo servo? Credo che la storia di Giona ci mostri in che modo Dio gestisca i servi disobbedienti.

Giona restò in quell’inferno tre giorni e tre notti. Tuttavia, in tutto quel tempo non pregò mai. La tempesta non l’aveva piegato, né vedere la morte da vicino nel ventre di quel pesce. Solo dopo tre giorni e tre notti leggiamo, “Allora Giona pregò l’Eterno, il suo Dio, dal ventre del pesce” (2:1).

Perché Giona non pregò prima di questo? Perché era convinto, “Mi hai gettato in un luogo profondo” (2:4). Descrive un Dio misericordioso verso Ninive, ma non credeva nella stessa misericordia per sé stesso. Pensò, “Sono un uomo morto. Non posso cadere più in basso. Dio mi ha voltato le spalle, mi odia per ciò che ho fatto”.

Niente poteva essere più lontano dalla verità. Quando la Scrittura dice, “Il Signore aveva preparato un grosso pesce che inghiottisse Giona”, il termine preparato significa reclutato. Dio aveva scelto un enorme pesce e pose in esso un senso di urgenza; così, quando Giona cadde in mare, il pesce era lì, pronto a inghiottirlo. Il Signore era ancora all’opera.

La verità era che Dio stava affrettando le cose affinché Giona arrivasse prima a Ninive. Presto il profeta avrebbe camminato di nuovo alla luce del sole. Avrebbe predicato con franchezza per le strade, come un messaggero scelto.

Cosa volle fare Dio attraverso l’esperienza di Giona nel ventre del pesce? Per un tempo, Giona seppe com’era sentirsi morto. Non poteva pregare. Dio aveva nascosto il Suo volto e il profeta non aveva nessuno a cui rivolgersi. L’inferno per Giona non furono le alghe che gli si attaccarono addosso o essere sballottato a destra e a sinistra. Fu la sensazione che Dio avesse sollevato la mano dalla sua vita.

Tutto questo era destinato a provare Giona nella sua disobbedienza. Dio non stava richiedendo, “Ora Mi obbedirai, Giona?” Piuttosto, stava chiedendo, “Le parole di chi crederai in questo terribile inferno, Giona? Le Mie o quelle del diavolo?” Infine, leggiamo, “Allora Giona pregò” (2:1). “Quando la mia anima veniva meno dentro di me, mi sono ricordato dell’Eterno, e la mia preghiera è giunta fino a te” (2:7). Giona si riaffrettò ad andare fra le braccia amorevoli di Dio. Allora testimoniò, “Dal grembo dello Sceol ho gridato e tu hai udito la mia voce” (2:2).

giovedì 6 agosto 2015

LA RIVELAZIONE DELLA NATURA DI DIO

Come poté un uomo di preghiera, qual era Giona, fuggire dalla propria chiamata e cadere nella disubbidienza? Ciò ha inizio da una conoscenza parziale ed incompleta della natura di Dio.

Giona ricevette una potente rivelazione della grazia e della misericordia di Dio. Egli testimoniò, “Sapevo che sei un Dio misericordioso e pieno di compassione, lento all’ira e di gran benignità e che ti penti del male minacciato” (Giona 4:2).

Giona dichiarò che questa rivelazione fu il motivo per cui fuggì: “Per questo sono fuggito a Tarshish” (4:2). Con queste azioni voleva dire, “Signore, Tu così facilmente perdoni chi si ravvede. Ogni volta che esprimi un giudizio, vieni vinto dalla misericordia. So che non hai intenzione di giudicare Ninive. Non appena profetizzerò, si ravvedranno e Tu spanderai su loro la Tua grazia”.

Riesci a scorgere quale sia il problema nel ragionamento di Giona? Egli sta descrivendo una rivelazione solo parziale della natura di Dio e sta accusando Dio di andarci piano col peccato. Ovviamente, Dio è tutto ciò che qui Giona descrive: lento all’ira, disposto a perdonare, pronto a spandere grazia abbondante. Ringrazio Dio questa rivelazione meravigliosa della Sua natura. È stata la verità più vivente che io abbia mai conosciuto. Amo predicare misericordia al popolo di Dio.

La Bibbia però parla anche della natura santa e giusta di Dio. “Perché l’ira di Dio si è rivelata dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell’ingiustizia” (Romani 1:18), Sicuramente Giona conosceva quest’aspetto di Dio, come poté trascurarlo?

Credo che Giona non avesse alcuna comprensione del timore di Dio. Se pensi a Dio solo come misericordioso, troverai facile disobbedire alla Sua Parola. Crederai che prenda alla leggera i Suoi ammonimenti, che non dica sul serio. Credo questa sia stata la radice della disobbedienza di Giona.

Un tale timore va ricercato diligentemente e dev’essere radicato in noi da parte dello Spirito Santo: “Se lo cerchi come l’argento e ti dai a scavarlo come un tesoro nascosto, allora intenderai il timore dell’Eterno e troverai la conoscenza di Dio” (Proverbi 2:4-5). Come la misericordia di Dio, il Suo timore dona vita: “Il timore dell’Eterno è una fonte di vita, che fa evitare i lacci della morte” (Proverbi 14:27).

mercoledì 5 agosto 2015

RICEVERE INSEGNAMENTO DA GESÙ

Hai ricevuto insegnamento da Gesù nella tua cameretta? L’hai cercato per ricevere qualcosa che non puoi ottenere da libri o insegnanti? Sei rimasto silenziosamente alla Sua presenza, aspettando di sentire la Sua voce? La Bibbia dice che ogni verità risiede in Cristo e solo Lui te la può impartire, mediante il Suo benedetto Spirito Santo.

Potrebbe sorgerti una domanda: “Non è pericoloso aprire la mia mente a una voce dolce e sottile? Non è per questo che molti cristiani si cacciano nei guai? Il nemico subentra per imitare la voce di Dio, dicendo loro di credere o fare cose ridicole – e finiscono per essere ingannati. La Bibbia non è forse l’unica voce che dovremmo seguire? Lo Spirito Santo non è il nostro unico insegnante?”

Ecco cosa credo in materia:

  1. Come il Padre e il Figlio, lo Spirito Santo è una persona divina distinta, vivente, potente, intelligente. Egli non è una persona in carne ed ossa, ma è spirito, una personalità unica. Ed Egli governa la Chiesa. Porta ordine divino, consola i sofferenti, rafforza i deboli e ci insegna le ricchezze di Cristo.
  2. La Scrittura definisce lo Spirito Santo “lo Spirito del Figlio”: “Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori” (Galati 4:6). Egli è anche noto come lo Spirito di Cristo: “…che erano indicate dallo Spirito di Cristo che era in loro” (1 Pietro 1:11). “Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui” (Romani 8:9). È chiaro che lo Spirito di Dio e lo Spirito di Cristo siano la stessa cosa. Cristo è Dio e lo stesso Spirito viene emanato da entrambi. Lo Spirito Santo è sia l’essenza del Padre che del Figlio e viene mandato da entrambi.
  3. C’è un modo in cui possiamo essere protetti dall’inganno durante una preghiera profonda e di ricerca. La nostra protezione sta nell’attesa. La voce della carne è sempre frettolosa. Vuole gratificazione istantanea, quindi non ha pazienza. È sempre concentrata sull’io che sul Signore, cerca sempre di farci sbrigare ad andare via dalla presenza di Dio.

martedì 4 agosto 2015

CHI DICONO GLI UOMINI CHE IO SIA?

I farisei e i sadducei andarono a Gesù esigendo che Questi mostrasse loro un segno dal cielo (cfr. Matteo 16:1). Gesù rispose, “Una generazione malvagia ed adultera richiede un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno del profeta Giona” (Matteo 16:4). Più tardi, Gesù radunò i Suoi discepoli e chiese loro, “E voi, chi dite che io sia? E Simon Pietro, rispondendo, disse, Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Matteo 16:15-16).

Gesù dichiarò, “Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli” (Matteo 16:17). Cristo stava dicendo, “Non hai ricevuto questa rivelazione semplicemente camminando con Me, Pietro. Te l’ha rivelato Mio Padre dal cielo”. In breve, Pietro ricevette quella prima, gloriosa rivelazione che giunge a chiunque crede. Gli venne rivelata la gloria della salvezza di Cristo.

Eppure, leggiamo, “Allora egli ordinò ai suoi discepoli di non dire ad alcuno che egli era Gesù, il Cristo” (16:20). Perché Gesù disse questo? Il cielo stesso non aveva già annunciato che fosse l’Agnello di Dio, giunto per salvare il mondo?

La verità è che i discepoli non erano pronti a testimoniare di Lui come il Messia. La rivelazione che avevano di Lui era incompleta. Non sapevano nulla della croce, della via del dolore, della profondità del sacrificio del loro Maestro. Sì, avevano già guarito malati, cacciato demoni e testimoniato a molti, ma sebbene fossero stati con Gesù quegli anni, ancora non avevano una rivelazione profonda e personale di chi fosse.

Il verso successivo ce lo conferma: “Da quel momento Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli…” (16:21). In altre parole, Cristo inizio a rivelarsi a loro, mostrando loro cose più profonde di Sé. Il resto del verso continua, “che era necessario per lui andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno”.

lunedì 3 agosto 2015

PICCOLE COSE by Gary Wilkerson

Salomone scrisse, “Prendete le volpi, le piccole volpi che danneggiano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore” (Cantico dei cantici 2:15). Salomone avverte che spesso sono le cose piccole e assillanti a trattenerci dal camminare pienamente nella chiamata di Dio e nella vita abbondante in Lui.

Ricordi quando hai donato la tua vita a Gesù? Come altri neo-cristiani, il tuo cuore forse era pieno di propositi. Sperimentavi l’amore guaritore di Dio e desideravi condividerlo con altri, evangelizzando, riconciliando e servendo. Andando avanti in questa nuova vita, hai iniziato a discernere meglio il tuo ruolo nel regno di Dio e i tuoi doni per servirlo. Forse hai anche avvertito una qualche chiamata al ministero.

Ma poi hai notato accadere qualcosa di peculiare. Quasi ogni giorno, la tua concentrazione su Gesù veniva invasa da altre esigenze. Saltavano fuori piccole cose, che catturavano la tua attenzione e ti distraevano in modo che, lentamente, distogliessi lo sguardo da Gesù.

Mio padre, David Wilkerson, era molto familiare con questo aspetto della vita cristiana. Era determinato ad avere una vita d’intimità con Dio attraverso la preghiera e niente poteva interrompere questo. Papà pregava tra le due e le quattro ore al giorno, a volte prendendosi un intero giorno per pregare e ci chiedeva di non interromperlo.

Il bisogno di una concentrazione intensa ci viene illustrata dalla famosa famiglia Wallenda. Si tratta di una famiglia di funamboli da oltre sette generazioni. Proprio l’anno scorso, Nik Wallenda si è aggiunto alla leggenda famigliare camminando su un filo altissimo sopra un burrone del Grand Canyon. Il vento soffiava forte quel giorno e Nik era incerto di farcela, ma una volta deciso, acquisì una concentrazione pari alla precisione di un laser. Uscì dai suoi alloggi con un’espressione che ispirava stupore. Tutti i media si zittirono e le telecamere zoomarono sul viso di Nik. Ogni suo respiro era sincronizzato col suo compito e i forti venti quel giorno non potevano competere con la sua concentrazione. Bastone in mano, si diresse verso il filo – e camminò dritto sopra il burrone, non si distrasse nemmeno per un istante.

La concentrazione di Nik Wallenda era letteralmente una questione di vita o di morte, noi però nella Chiesa di Gesù Cristo abbiamo una chiamata più alta – ma abbiamo la sua concentrazione da raggio laser? Quante volte la nostra distrazione si è tramutata in giorni, mesi, persino anni di girovagare e mediocrità?

sabato 1 agosto 2015

AMBASCIATORI DELLA PREGHIERA by Carter Conlon

Quando andiamo a Dio in preghiera dobbiamo sapere chi Egli è quale sia la Sua volontà per noi. Dobbiamo sapere che Egli è il nostro Padre, colui che provvede ad ogni nostro bisogno, il nostro liberatore; che siamo perdonati in modo tale da poter essere ambasciatori del perdono. Dobbiamo avere la certezza nel nostro cuore che Dio è fedele da proteggerci da ogni arma del male formata contro di noi.

“Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico, e va da lui a mezzanotte e gli dice: “Amico, prestami tre pani, perché mi è arrivato un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti” (Luca 11:5-6).

Una volta che siamo completamente certi su chi Dio Sia, fidandoci pienamente del Suo supporto e della sua protezione, deve avvenire un cambiamento nelle nostre preghiere. Le preghiere non dovrebbero più riguardare noi stessi ma dovrebbero focalizzarsi sugli altri. È questo il vero potere della preghiera.

Per favore, notate che al verso cinque ci viene detto che è mezzanotte. Sono sicuro che proprio ora stiamo vivendo nel pieno della mezzanotte. Tutto ciò che conosciamo si sta muovendo verso l'ultima e finale ribellione contro le vie del Dio santo. Anche quando Paolo e Sila si ritrovarono in prigione era mezzanotte, ma decisero comunque di pregare ed adorare (leggete Atti 16:25). Improvvisamente ci fu un terremoto che scosse le fondamenta della prigione. Tutte le porte della prigione si aprirono e le catene di tutti si spezzarono. Se solo tu ed io riuscissimo imparare a pregare così in questa ora oscura!

Possiamo essere certi che Paolo e Sila non stavano semplicemente pregando: “Perdonaci dai nostri peccati e dacci il nostro pane quotidiano”. No! Credo che stessero gridando: “Dio, è mezzanotte e qui c'è un bisogno che è molto più grande di noi per poterlo risolvere”. Ci sono stati messi davanti degli amici e anch'essi sono in prigione, incatenati e senza speranza. Adesso ci ritroviamo in questa prigione e ora Tu devi darci la forza per fare la differenza”.

Come rispose Dio alla loro preghiera? Egli mise un cantico dentro il loro cuore! E mentre cominciarono ad adorare Dio affinché rispondesse al grido del loro cuore, immediatamente tutto iniziò a tremare ed il miracolo cominciò a rivelarsi. Anche il carceriere di Filippi e la sua intera famiglia arresero le loro vite a Gesù!

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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.