venerdì 31 luglio 2015

LA RIVELAZIONE DI GESÙ CRISTO

Ci sono centinaia di ministri ben preparati oggi, uomini altamente rispettati dall’istruzione avanzata. Costoro hanno speso anni in seminario a studiare teologia, filosofia ed etica e hanno ricevuto insegnamento da insegnanti dotati, uomini stimati, esperti nei loro campi.

Ma quando molti di questi ministri preparati stanno dietro a un pulpito per predicare, proferiscono solo parole vuote. Possono dirvi molte cose interessanti sulla vita e sul ministero di Cristo, ma quanto dicono lascia il tuo spirito freddo. Perché? Perché non hanno alcuna rivelazione di Gesù, alcuna esperienza personale con Lui. tutto ciò che sanno di Cristo è stato filtrato attraverso le menti di altri uomini. Le loro intuizioni sono meri insegnamenti presi in prestito.

In Efesini 4, soprattutto nel verso 20, Paolo chiedeva, “Come avete conosciuto Cristo?” In altre parole, chi vi ha insegnato ciò che sapete di Gesù? È provenuto dai tanti sermoni che avete sentito o dalle lezioni di scuola domenicale? Se è così, va bene. Ma è questo il limite di ciò che conoscete di Cristo? Non importa quanto potentemente predichi il tuo pastore o quanto unti siano i tuoi insegnanti. Hai bisogno più di Gesù che di una mera conoscenza intellettuale.

Molti credenti s’accontentano di ciò che io definisco una rivelazione iniziale della potenza e della grazia salvifica di Cristo. Questa è l’unica rivelazione di Gesù che abbiano mai ricevuto. Costoro testimoniano, “Gesù è il Messia, il Salvatore. Egli è il Signore, il Figlio di Dio”. Ogni vero credente sperimenta questa meravigliosa rivelazione che cambia la vita, però questo è solo un primo passo. Ciò che li aspetta è una vita intera di rivelazioni di Cristo più profonde, più gloriose.

Paolo lo sapeva. Egli ricevette una rivelazione incredibile di Gesù sulla via di Damasco. Venne letteralmente disarcionato da cavallo e una voce gli parlò dal cielo. Nessuno aveva mai avuto una rivelazione di Cristo più personale di questa, ma Paolo sapeva che quello era solo l’inizio. Da quel momento in poi, egli si propose “di non sapere fra voi altro, se non Gesù Cristo e lui crocifisso” (1 Corinzi 2:2).

giovedì 30 luglio 2015

UNA RIVELAZIONE SEMPRE CRESCENTE DI GESÙ

Considera Cornelio, il centurione. Quest’uomo non era un predicatore o un ministro. In realtà, essendo un Gentile, non era nemmeno annoverato fra il popolo di Dio. Tuttavia, la Scrittura dice che questo soldato era “un uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua casa, faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo” (Atti 10:2).

Ecco un uomo impegnato. Cornelio aveva 100 soldati sotto il proprio comando, eppure pregava in ogni istante libero. E un giorno, in preghiera, sentì il Signore che gli parlava. Gli apparve un angelo, chiamandolo per nome. Il centurione la riconobbe come la voce di Dio e rispose, “Che c’è, Signore?” (Atti 10:19-20).

Il Signore parlò direttamente a Cornelio, dicendogli di trovare l’apostolo Pietro. Gli fornì istruzioni dettagliate, inclusi nomi, un indirizzo e persino le parole da dire. Nel frattempo, Pietro stava pregando sopra un terrazzo quando “gli giunse una voce” (10:13). Ancora, lo Spirito Santo gli fornì istruzioni dettagliate: “Pietro, stai per ricevere degli uomini alla tua porta. Va da loro, poiché Io te li ho mandati” (cfr. Atti 10:19-20).

Pietro seguì gli uomini fino alla casa di Cornelio per un appuntamento squisitamente divino. Ciò che accadde lì scosse l’intera chiesa giudaico-pentecostale. Il Signore allargò l’evangelo ai Gentili; tuttavia, al cosa più difficile per i credenti ebrei era accettare che Dio avesse parlato a un Gentile comune, non preparato. Non potevano capire in che modo Cornelio avesse udito la voce di Dio tanto chiaramente e con tanta potenza. Sfidò ogni credente lì presente.

Anche Paolo ricevette una rivelazione di Gesù direttamente dal cielo. Egli testimoniò che le cose mostrategli su Cristo non gli furono insegnate da alcuno. Piuttosto, sulle ginocchia, in preghiera, aveva udito la voce di Gesù Stesso. “Ora, fratelli, vi faccio sapere che l'evangelo, che è stato da me annunziato, non è secondo l'uomo, poiché io non l'ho ricevuto né imparato da nessun uomo, ma l'ho ricevuto per una rivelazione di Gesù Cristo” (Galati 1:11-12). “Ma quando piacque a Dio…di rivelare in me suo Figlio, affinché l'annunziassi fra i gentili, io non mi consultai subito con carne e sangue” (1:15-16).

Ora, c’erano grandi insegnanti ai tempi di Paolo, guide potenti nella Parola di Dio, quali Apollo e Gamaliele, e c’erano gli apostoli, che avevano camminato e conversato con Gesù, ma Paolo sapeva che una rivelazione di Cristo di seconda mano non gli sarebbe bastata. Doveva avere una rivelazione sempre crescente di Gesù – ricevuta direttamente dal Signore Stesso.

mercoledì 29 luglio 2015

SOLO NEL DESERTO

È tragico constatare quanti ministri oggi predichino sermoni privi di vita. I loro messaggi non convincono di peccato, né rispondono al profondo grido del cuore. Ciò è assolutamente criminale. Filosofie vuote declamate in tempi di grande fame causeranno solo maggior dolore negli uditori.

Giovanni Battista insegnava, “Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa” (Giovanni 3:29). Il significato greco letterale si può tradurre, “L’amico dello sposo, il quale dimora ed è presente con lui”. Giovanni Battista stava dicendo ai suoi discepoli, “Ho udito la voce dello sposo ed è diventata la mia gioia più grande. Il suo suono soddisfa la mia anima. Come ho fatto a sentire la Sua voce? Standogli vicino, ascoltandolo esprimere il Suo cuore”.

Ti chiederai: In che modo Giovanni apprese il suono della voce di Gesù? Per quanto ne sappiamo, i due s’incontrarono faccia a faccia solo una volta, al battesimo di Cristo. E fu uno scambio molto breve, di poche parole.

Giovanni imparò ad ascoltare la voce del Signore proprio come fece Gesù: da solo nel deserto. Quest’uomo si era isolato nel deserto già da giovane. Non si concesse alcun piacere mondano, inclusi cibi succulenti o un letto soffice, neanche dei vestiti comodi. Non ebbe insegnanti, nessun mentore, nessun libro. Durante quegli anni solitari, Giovanni ebbe comunione col Signore e per tutto il tempo imparò dallo Spirito ad ascoltare la voce dolce e sottile di Dio. Sì, Cristo parlò a Giovanni ancora prima d’incarnarsi.

Giovanni imparò tutto ciò che sapeva stando in comunione continua col Signore. Ecco come ricevette il messaggio di ravvedimento, riconobbe l’Agnello che veniva, percepì il proprio bisogno di diminuire e far crescere il Messia. Giovanni imparò tutte queste cose dal Signore e il suono della voce di Dio era la sua gioia.

Se ci doniamo a questo tipo di comunione quotidiana, il Signore sarà fedele a dirigere le nostre vite, persino con istruzioni dettagliate.

martedì 28 luglio 2015

IL TEMPO PER CIBARE GESÙ

Ho chiesto al Signore se fosse possibile oggi, in questo tempo di grazia, vivere come Lui visse. Possiamo essere completamente dipendenti dalla voce del Padre nella gloria? È possibile udire le Sue direzioni per le nostre vite oggi, giorno dopo giorno, momento dopo momento? Esiste un tale cammino disposto per noi, in modo che anche noi possiamo dire “Dico solo ciò che ricevo da parte del Signore e faccio solo ciò che Gli vedo fare?”

Conosco la gioia che proviene dallo stare soli con Cristo. Essa deriva dall’adorarlo, ministrando a Lui, aspettando che Egli riveli il Suo cuore. Io lo definisco il tempo per cibare Gesù. Siedo alla Sua presenza, ascoltando la Sua voce dolce e sottile. Ed Egli mi parla, insegnandomi, ministrando a me per il Suo Spirito Santo, mostrandomi cose che non avrei mai potuto apprendere da un libro o da qualcun altro. La Sua verità prende vita nel mio spirito. E il cuore mi balza in petto!

Certo, non sono arrivato. Questo genere di esperienze occasionali ancora non è divenuto uno stile di vita per me, quindi ho chiesto al Signore, “La vita completamente dipendente da te è possibile? O resterà solo un desiderio? Sto sognando qualcosa di impossibile da realizzare?”

Credo che la maggior parte di noi viva decisamente al di sotto dei privilegi che possediamo come figli di Dio. Per esempio, leggo di Elia che sta davanti al Signore e ascolta la Sua voc. Leggo di Geremia che sta alla presenza di Dio e ne ode il consiglio. Egli grida, “Ma chi ha assistito al consiglio dell'Eterno? Chi ha visto, chi ha udito la sua parola? Chi ha prestato attenzione alla sua parola e l'ha udita?” (Geremia 23:18). Leggo un simile grido in Isaia: “Quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a te una parola che dirà: «Questa è la via; camminate in essa!” (Isaia 30:21).

Perché Dio non dovrebbe parlare alla nostra generazione, nella quale c’è tanta paura e incertezza? Il mondo è in tumulto, alla ricerca di risposte. Perché il Signore dovrebbe restare in silenzio ora che abbiamo bisogno di udire la Sua voce più che mai?

lunedì 27 luglio 2015

RIMANERE IN CRISTO by Gary Wilkerson

Il Padre è rimasto fedele ai Suoi termini del patto? Ha guidato e condotto Gesù come promesso? Il Suo Spirito ha aleggiato sul Figlio, dandoli incoraggiamento e consolazione? L’ha sostenuto in tutte le Sue prove per poi condurlo a casa, nella gloria, vittorioso? Sì, assolutamente! E il Padre S’è impegnato in un patto eterno per fare lo stesso con noi.

Gesù disse, “Io non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno” (Giovanni 17:15). “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (verso 16). Gesù stava in pratica dicendo, “Padre, santificali nella Tua verità. Rendili santi e puri e custodiscili dal maligno. Sii con loro in ogni loro tentazione. Fa che le promesse che hai donato a Me siano anche loro”.

Mantenendo la parola del Suo Patto nell’amore, la gloria del Padre venne manifestata al mondo: “E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno, come noi siamo uno. Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me” (versi 22-23).

La prossima volta che combatti con un peccato schiacciante, potrai sentire una voce accusatoria: “Sei andato troppo lontano e hai peccato troppo spesso. Dio ti ha abbandonato a una mente reproba. Sei impuro, non sei santo, non vali niente, sei un vituperio per l’evangelo. Hai allontanato completamente lo Spirito Santo dalla tua vita”. Quando questo accade, ricorda al diavolo e a te stesso: “Appartengo anche io al patto tra il Padre e il Figlio. Gesù ha contrassegnato il patto col Suo sangue e il Padre ha promesso di sostenermi in ogni prova. Egli terrà la mia mano, non importa cosa accadrà e non rimuoverà mai il Suo amore da me. Egli mi condurrà alla vittoria!”

Rivelandoci il Suo patto, Dio vuole che rimuoviamo ogni dubbio sulla Sua capacità di custodirci. È come se dicesse, “Ti aiuterò anche se non hai alcuna fede. Creerò un patto talmente forte per te che non avrai altra scelta se non quella di credere in Me”. Dobbiamo rimanere in Cristo - dimorare in Lui, confidare in Lui, dipendere da Lui. Se lo faremo, vedremo certamente la Sua gloria!

sabato 25 luglio 2015

IN PIEDI ALLA DESTRA DI DIO by Claude Houde

Il libro degli Atti descrive Stefano come: “uomo pieno di grazia e di potenza, pieno di fede e di Spirito Santo” (leggi Atti 6:5, 8). Un giorno, mentre Stefano stava condividendo la sua fede in Cristo ad un gruppo di persone in una pubblica piazza, iniziò la tragedia. Dei fanatici religiosi, di un movimento codardo, presero delle pietre per lapidare letteralmente Stefano fino alla morte.

Stefano fu lapidato per aver “costruito un altare” davanti a Dio, per aver servito le vedove sofferenti e per aver pubblicamente condiviso la sua fede in Cristo. La Bibbia ci permette dare in questo momento una breve ma intensa occhiata di eternità. Mentre questa folla di fanatici religiosi si accalcava follemente verso di lui, con le pietre in mano, Stefano pronuncia queste parole di pace e perdono mentre cadeva in ginocchio davanti ai suoi uccisori, ma ancora di più, davanti a Dio: “Signore Gesù, accogli il mio spirito; Signore, non imputare loro questo peccato” (leggi Atti 7:59-60).

Da dove venivano questa pace e questa grazia magnifica? Fu come se le pietre che colpivano Stefano si sgretolassero, infatti, stavano solo colpendo l'involucro del suo corpo poiché il suo spirito era già stato trasportato in un altro Regno. Stefano vide qualcosa di glorioso.

Il velo si aprì per un istante, permettendoci di vedere dentro. “Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio»” (Atti 7:56). Questo è l'unico luogo in cui troviamo Cristo in cielo ma ci sono molti riferimenti al Cristo risorto che siede alla destra di Dio il Padre (Efesini 1:20).

Alcuni potrebbero dire: “quindi?” È qualcosa di estremamente significativo. La posizione seduta rappresenta la pienezza dell'autorità e la finalità della vittoria di Cristo sul peccato, sulla morte e su tutti i suoi nemici. La vittoria è eterna, il sacrificio perfetto e la resurrezione assoluta, totale e completa. Essa annuncia il trionfo finito di Cristo contro tutti i nemici dell'umanità. Egli siede sul trono perché tutti i nostri nemici sono sotto i Suoi piedi!

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 24 luglio 2015

UNA PAROLA FRESCA DA PARTE DI DIO

La Scrittura ci dice che a volte “tutti quelli che lo toccavano erano sanati” (cfr. Marco 6:56). Eppure, altre volte, Egli non guariva a causa dell’incredulità delle persone. Come faceva Gesù a sapere quando guarire e quando no? Egli doveva udire la voce dolce e sottile del Padre, che Gli offriva una parola di direzione. Ed Egli si gloriava nell’udire la voce del Padre.

Lo stesso vale per la nostra chiamata. Sappiamo tutto ciò che la Scrittura richiede da noi: dobbiamo amarci l’un l’altro; pregare senza cessare; andare nel mondo a fare discepoli; studiarci di essere approvati; camminare nella giustizia; e ministrare ai poveri, ai malati, ai bisognosi e ai prigionieri. Tuttavia, dobbiamo anche fare determinate altre cose che non sono menzionate nella Scrittura. Dobbiamo affrontare determinati bisogni nel nostro cammino quotidiano, che ciò avvenga per mezzo di crisi o di altre situazioni. In momenti del genere, abbiamo bisogno della voce del Padre come guida, che ci dia indicazioni non chiare nei Suoi comandamenti. In parole semplici, abbiamo bisogno di sentire la stessa voce del Padre che Gesù sentiva mentre era qui sulla terra.

Sappiamo che Cristo avesse questo tipo di rapporto col Padre. Egli disse ai discepoli, “Vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udito dal Padre mio” (Giovanni 15:15). Disse inoltre ai capi religiosi, “Vi ho detto la verità che ho udito da Dio; Abrahamo non fece questo” (Giovanni 8:40). Cosa intendeva dire Gesù con questa frase? Stava dicendo agli insegnanti d’Israele, “Vi ho offerto la verità direttamente dal cuore di Dio. Abrahamo non poteva farlo”.

Cristo stava dicendo, “Voi vivete in una teologia morta. Studiate il passato, onorando vostro padre Abrahamo, imparando le regole e le norme per la vostra vita, ma ciò che Io vi sto dicendo non proviene da una storia remota. Proprio ora sono stato presso il Padre ed Egli mi ha donato ciò che vi sto predicando. Egli mi ha mostrato cosa avete bisogno di sentire”.

Giovanni Battista testimoniò contro questi stessi capi religiosi: “Ed egli attesta ciò che ha visto e udito, ma nessuno riceve la sua testimonianza” (Giovanni 3:32). Oggi, Gesù ci sta offrendo lo stesso messaggio: “Siete contenti di ascoltare sermoni presi da qualche commentario, ma la Parola che Io voglio darvi è fresca”.

giovedì 23 luglio 2015

ALLA PRESENZA DEL PADRE

Fu in quelle ore solitarie col Padre che Cristo udiva la Sua voce. Infatti, Gesù riceveva ogni parola d’incoraggiamento, ogni ammonimento profetico in preghiera. Egli supplicava il Padre, Lo adorava e Si sottometteva alla Sua volontà. E dopo ogni miracolo, ogni insegnamento, ogni confronto con un fariseo, Gesù si affrettava a tornare alla comunione col Padre.

Vediamo questo tipo di devozione in Matteo 14. Gesù aveva appena appreso la notizia della morte di Giovanni Battista. “Quando Gesù ebbe udito ciò, partì di là su una barca e si ritirò in disparte, in un luogo deserto” (Matteo 14:13). (Mi chiedo se fosse andato nello stesso deserto in cui Giovanni aveva trascorso anni in meditazione e preparazione al ministero).

Gesù lì era solo, pregando e soffrendo profondamente per la morte di Giovanni. Questi era stato un caro amico, come pure un profeta di Dio rispettato. Ora, in comunione col Padre, Gesù chiese e ricevette grazia e lì, nel deserto, ricevette anche direzione per il giorno successivo.

Subito dopo aver lasciato quel posto, Gesù iniziò a compiere miracoli: “E Gesù, smontato dalla barca, vide una grande folla e ne ebbe compassione, e ne guarì gli infermi” (Matteo 14:14). Quello stesso giorno, Gesù sfamò una folla di cinquemila persone con soli cinque pani e due pesci. Prova ad immaginare che giornata piena ed impegnativa sia stata per Lui. Più tardi, quel giorno, congedò le folle.

Dunque, cosa fece Gesù allora? Penserai che avrà cercato riposo o un pasto tranquillo. Forse avrà radunato pochi intimi discepoli per raccontare gli eventi della giornata. O forse avrà desiderato andare a Betania, per essere allietato dall’ospitalità della famiglia di Marta e Maria.

Gesù però non fece nessuna di queste cose. La Scrittura dice, “Salì sul monte in disparte per pregare. E, fattosi sera, era là tutto solo! (Matteo 14:23). Ancora una volta, Gesù si affrettò ad andare al Padre. Sapeva che l’unico posto in cui recuperare le forze era alla presenza del Padre.

mercoledì 22 luglio 2015

DIRETTAMENTE DAL CUORE DEL PADRE

Gesù, nel Suo ministero terreno, dovette affidarsi all’opera interiore quotidiana della voce del Padre. Dovette continuamente dipendere dal Padre per poter udire la Sua voce, che Lo guidava. Diversamente, Cristo non avrebbe potuto compiere ciò che invece compì. Dovette udire la voce del Padre ora dopo ora, miracolo dopo miracolo, un giorno alla volta.

In che modo Gesù era in grado di sentire la voce dolce e sottile del Padre? La Bibbia ci mostra che ciò avveniva mediante la preghiera. Volta dopo volta, Gesù si recava in un luogo solitario per pregare. Imparò a sentire la voce del Padre sulle ginocchia e il Padre era fedele a mostrargli tutto quello che doveva fare e dire.

“Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava” (Marco 1:35).
“E grandi folle si radunavano per udirlo e per essere da lui guarite dalle loro infermità. Ma egli si ritirava in luoghi solitari e pregava” (Luca 5:15-16).

Immagina Gesù che deve prendere una decisione importante, come quella dei Suoi discepoli. In che modo Gesù scelse i dodici da quella vasta folla che Lo seguiva? Dovette essere una decisione cruciale. Dopo tutto, questi discepoli avrebbero costituito i pilastri della Chiesa Neotestamentaria. Il Padre Gli diede i dodici nomi mentre Lui si trovava ancora nella gloria? Se fu così, allora perché Gesù spese una notte intera in preghiera prima di nominare i dodici?

Luca ci dice, “Or avvenne in quei giorni che egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in preghiera a Dio” (Luca 6:12). Il mattino seguente, Gesù convocò i dodici. Come li conosceva? Il Padre Glieli aveva rivelati la notte precedente.

Quella stessa notte, il Padre diede al Figlio le beatitudini, quei detti dal Sermone sul Monte: “Beati i poveri di spirito…Beati coloro che fanno cordoglio…Beati i mansueti” (cfr. Matteo 5:1-5). Gesù li aveva ricevuti direttamente dal cuore del Padre.

martedì 21 luglio 2015

IMPARARE A CAMMINARE COME EGLI CAMMINÒ

Gesù visse la Sua vita sulla terra dipendendo completamente dal Padre celeste. il nostro Salvatore non fece e non disse nulla se prima non si fosse consultato col Padre della gloria e non compì alcun miracolo se non quelli che il Padre Gli disse di fare. Dichiarò, “Dico queste cose come il Padre mi ha insegnato…il Padre non mi ha lasciato solo, perché faccio continuamente le cose che gli piacciono” (Giovanni 8:28-29).

Gesù rende molto chiaro di essere condotto quotidianamente dal Padre. la Sua totale dipendenza, l’ascoltare continuo della voce di Suo Padre facevano parte del Suo cammino quotidiano. Ne vediamo un esempio da questa scena tratta dal vangelo di Giovanni. Un sabato, quando Gesù si avvicinò alla piscina di Betesda, vide uno storpio su un lettino. Gesù si rivolse a lui e gli comandò di raccogliere il suo lettino e camminare - e quell’uomo venne immediatamente sanato e se andò guarito.

I capi giudei ne vennero turbati. Nelle loro menti, Gesù aveva infranto il giorno di Sabato guarendo quell’uomo. Ma Cristo rispose, “Ho fatto solo quello che il Padre mi ha detto di fare”. Spiegò, “Il Padre mio opera fino ad ora, e anch'io opero…il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio. 20 Poiché il Padre ama il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli fa” (Giovanni 5:17-20).

Gesù affermò molto chiaramente, “Mio Padre Mi ha insegnato tutto ciò che devo fare”. Ti chiederai quando, esattamente, Dio Padre ha mostrato a Cristo cosa fare. Quando Gesù ha visto Dio operare miracoli? Quando il Padre ha parlato con Lui di tutto ciò che avrebbe dovuto dire o fare?

Accadde tutto nella gloria, prima che Cristo S’incarnasse? I due si sedettero prima della creazione per pianificare ogni singolo giorno della vita di Gesù? Il Padre disse al Figlio che nel secondo sabato del sesto mese ebraico avrebbe incontrato un uomo storpio presso la piscina di Betesda e gli avrebbe comandato di alzarsi e camminare?

Se fosse così, nessuno di noi ci si potrebbe relazionare. Una tale pianificazione non avrete alcuna rilevanza per il nostro cammino quotidiano col Signore. Tuttavia, sappiamo che Gesù è venuto per stabilire un modello che potessimo seguire. Dopo tutto, è venuto sulla terra per vivere ciò che viviamo noi, provare ciò che proviamo noi ed essere toccato dalle nostre infermità e dai nostri dolori. In cambio, noi dobbiamo vivere come Egli visse, camminare come Lui camminò.

lunedì 20 luglio 2015

GODIAMO DI TUTTI I BENEFICI by Gary Wilkerson

Nel rileggere i vangeli, vediamo che tutto ciò che Gesù fece sulla terra fu allo scopo di adempiere i termini del patto stipulato col Padre. Andò a cercare la pecora perduta; aprì gli occhi dei ciechi; risuscitò i morti; aprì le porte ai prigionieri; diede parole di vita eterna; compì opere prodigiose; cacciò di demoni e guarì ogni sorta d’infermità. In ogni verso dei vangeli, Gesù adempiva ciò per cui il Padre L’aveva mandato.

In tutto questo, Gesù fece Sue le promesse del Patto col Padre: “Il mio Dio è la mia forza” (Isaia 49:5). “Io confiderò in lui” (Ebrei 2:13). Le fedeli parole del Padre sostennero Gesù durante la Sua morte agonizzante: “Io non sono stato ribelle né mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso a chi mi percuoteva e le mie guance a chi mi strappava la barba; non ho nascosto il mio volto all'ignominia e agli sputi” (Isaia 50:5-6).

Quando Gesù pronunciò la Sua preghiera finale, vediamo ancora gli accordi del patto tra il Padre e il Figlio: “Ora dunque, o Padre, glorificami presso di te della gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse” (Giovanni 17:5). E prima di tornare alla gloria, Gesù ricordò al Padre la Sua parte del patto: “Padre, l'ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te…Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l'opera che tu mi hai dato da fare” (versi 1, 4).

Cos’ha a che fare tutto questo con te e me? È un’immagine dell’amore di Dio per la Sua amata creazione! Egli creò questo patto perché non era disposto a cedere un solo figlio alla distruzione. Gesù qui sta dicendo, “Padre, ho adempiuto la Mia parte del patto, ho compiuto la redenzione per l’umanità e ho reso il Tuo Corpo una cosa sola. Parliamo ora di cosa accadrà alla Mia progenie, a tutti coloro che credono in Me”.

In breve, Dio diede Suo Figlio, il Figlio diede la Sua vita, e noi ne godiamo tutti i benefici. “Renderò pure la sua progenie eterna e il suo trono come i giorni dei cieli…Non violerò il mio patto e non muterò le parole che sono uscite dalla mia bocca” (Salmo 89:29, 34).

venerdì 17 luglio 2015

ROCCA ETERNA

Il libro di Daniele ci offre uno scorcio profetico su come finirà la guerra di questi ultimi tempi. Il re Nebucadnetsar ebbe un sogno e Daniele lo interpretò:

“Tu stavi guardando, o re, ed ecco una grande immagine…straordinario splendore, si ergeva davanti a te con un aspetto terribile. La testa di questa immagine era d'oro fino, il suo petto e le sue braccia erano d'argento, il suo ventre e le sue cosce di bronzo, le sue gambe di ferro, i suoi piedi in parte di ferro e in parte d'argilla” (Daniele 2:31-33).

Il re aveva sognato una statua enorme, splendente, abbagliante e terribile. L’intero corpo era fatto di metallo resistente, i piedi però erano di argilla. Daniele evidenzia che quest’immagine rappresentava i regni del mondo e l’argilla indicava la debolezza delle ultime potenze mondiali. Questi regni sarebbero divenuti sempre meno splendenti e terribili con l’approssimarsi della fine. Poi Daniele continuò:

“Mentre stavi guardando, una pietra si staccò, ma non per mano d'uomo, e colpì l'immagine sui suoi piedi di ferro e d'argilla e li frantumò. Allora…furono frantumati insieme e diventarono come la pula sulle aie d'estate; il vento li portò via…la pietra che aveva colpito l'immagine diventò un grande monte, che riempì tutta la terra” (2:34-35).

La pietra qui descritta da Daniele non è altri che Gesù Cristo. Egli è la Rocca eterna ed Egli scenderà dal cielo per distruggere ogni impero terreno. Quando il mondo vedrà accadere ciò, la divinità del nostro Signore sarà innegabile. Ogni ginocchio si piegherà davanti a Lui ed ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore.

Non riusciremo a fermare i terroristi con le nostre armi, coi missili o coi bombardieri. Non potremo liberare il mondo da tanta vile malvagità con i mezzi umani. Dio dice che il Regno di Suo Figlio alla fine distruggerà e consumerà ogni impero malvagio. Sì, ci sarà giustizia, am questa verrà dal Padre celeste.

Che giorno sarà quello in cui tutti i terroristi del mondo si sveglieranno davanti al Trono del Giudizio di Cristo. Penseranno, “Ci avevano promesso il paradiso per il nostro sacrificio. Ci avevano detto che avremmo avuto belle donne, bevande e cibi succulenti per l’eternità”. Ma poi si renderanno improvvisamente conto che quel nome stesso che avevano cercato di sradicare completamente, ora è lì davanti a loro come Giudice.

giovedì 16 luglio 2015

SEMPLICITÀ CHE È IN CRISTO

“Ma io temo che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così talora le vostre menti non siano corrotte e sviate dalla semplicità che si deve avere riguardo a Cristo” (2 Corinzi 11:3).

Paolo ci avverte di non lasciarci allontanare dalla “semplicità che è in Cristo”. Il termine greco per semplicità in questo verso significa unicità, esclusività. In altre parole, “Cristo non è un’entità complessa. La verità su di Lui è molto semplice: Gesù è Dio. Egli è divino, nato da una vergine, crocifisso e risorto dai morti. Temo però che voi vi stiate allontanando da questa verità unica ed esclusiva”.

Paolo poi mette in guardia dai ministri che predicano un Gesù diverso: “Se uno infatti venisse a voi predicando un altro Gesù che noi non abbiamo predicato, o se voi riceveste un altro spirito che non avete ricevuto, o un altro evangelo che non avete accettato, ben lo sopportereste” (11:4). Paolo stava in pratica dicendo ai corinzi, “State ascoltando un altro evangelo, non quello di Cristo. State sentendo parlare di un altro Gesù, non di Quello che vi ha salvato e temo che veniate corrotti da questo Gesù diverso, che non è affatto il vero Cristo.

“Voi non lo sapete, ma vi state allontanando dalla divinità di Cristo e non posso credere che possiate tollerarlo! Sopportate questi insegnanti che vi stanno corrompendo, non provate nemmeno a testare se quello che vi dicono è scritturale. Stato perdendo il vostro discernimento. Vi siete sottomessi a un vangelo demoniaco, in cui è un altro il Gesù che viene esaltato. E non sapete dove ciò vi porterà”.

Il mio messaggio per voi si riduce a questo singolo verso: “Gesù gli disse, Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). La dichiarazione di Gesù qui è assolutamente esclusiva. Nessun musulmano, induista, giudeo, gentile, nessuno può andare al Padre per alcun’altra via che non sia Cristo.

Proprio come ai dodici discepoli, Gesù oggi ci pone la stessa domanda: “Chi dice la gente che io sia?” (Marco 8:27). I discepoli risposero, “Alcuni Giovanni Battista, altri Elia, ed altri uno dei profeti” (8:28). Ma la vera domanda di Gesù ai Suoi seguaci venne dopo: “Ed egli disse loro, Ma voi, chi dite che io sia?” (8:29).

La nostra risposta dev’essere la stessa di Pietro: “Tu sei il Cristo” (8:29). Che questa sia la nostra confessione davanti al mondo intero, ora e per sempre.

mercoledì 15 luglio 2015

LA “TRAPPOLA D’AMORE” DI SATANA

Quando la chiesa mondiale del diavolo infine proclamerà il proprio messaggio in tutta la terra, milioni di cristiani tiepidi saranno sedotti. Essi ragioneranno, “Questa unione di tutte le chiese dev’essere una cosa buona. I suoi capi parlano così tanto di Gesù. Chiunque parli così tanto di Gesù deve avere una fede cristiana legittima”.

Non potrebbero sbagliarsi di più. Il mantra stesso dell’unione diabolica voluta da Satana sarà, “Gesù, Gesù, Gesù”. Oggi, i capi evangelici si chiedono già, “Perché tutti questi gruppi non possono essere uno in Gesù? Dopo tutto, i giudei riconoscono Gesù come un profeta. I musulmani Lo vedono come un uomo buono e un grande insegnante. Persino i sikh e gli induisti rispettano Gesù”.

Lascia che mi fermi un attimo per chiarire una cosa: sono grato per l’unità nazionale sorta dalla tragedia dell’11 Settembre del 2001. Sono grato che americani di diversi credi siano stati in grado di unirsi come una nazione unita e ho pregato che quell’unità restasse ancora dopo la fine del lutto.

Ma l’unione delle religioni che stiamo per vedere coinvolgerà qualcosa di totalmente diverso. Ciò che prevedo fa parte della profezia di Gesù, “Molti mi diranno in quel giorno, ‘Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?’” (Matteo 7:22).

Quasi tutte le religioni compiono esorcismi e alcune chiese vantano grandi successi nell’esorcizzare demoni, ma molte di queste chiese compiono i propri esorcismi, insegnamenti e buone opere in un nome diverso da quello di Gesù. Come Cristo sottolineò, queste persone diranno nel giorno del giudizio, “Signore, abbiamo fatto tutto questo nel Tuo nome. Eravamo il Tuo popolo”. “E allora dichiarerò loro: Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità” (7:23).

Gesù dirà loro, “Io non vi conosco e sicuramente voi non conoscete Me. Io ero il vivente Figlio di Dio ma voi avete detto a tutti che fossi solo un uomo, avete cercato di svuotare la potenza del Mio vangelo. Avevate il Gesù sbagliato. Ora, dipartitevi da Me, poiché non avete alcuna parte nel Mio Regno”.

martedì 14 luglio 2015

QUESTA GUERRA FINALE

La questione al centro di questa guerra è la divinità di Gesù. È Lui il Cristo, l’unico Figlio del Padre, Dio incarnato, il Salvatore del mondo? oppure Gesù fu solo un altro profeta che si adoperava per fare del bene? Fu un uomo ordinario, non divino, non il Salvatore risorto che siede presso Dio nella gloria?

L’apostolo Pietro testimoniò l’esclusività di Cristo: “E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12). Pietro la rende una questione assolutamente esclusiva: nessun altro nome sotto il cielo può dare salvezza eterna. Solo Gesù è il Messia, il divino Figlio di Dio ed Egli non condividerà questa gloria con alcuno.

Allo stesso modo, Paolo dichiara, “Qual è la straordinaria grandezza della sua potenza…che egli ha messo in atto in Cristo, risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato, potestà, potenza, signoria e di ogni nome che si nomina non solo in questa età, ma anche in quella futura” (Efesini 1:19-21). Paolo poi aggiunge che Gesù sia il capo esclusivo di ogni cosa: “Ponendo ogni cosa sotto i suoi piedi, e lo ha dato per capo sopra ogni cosa alla chiesa, che è il suo corpo” (versi 22-23).

Paolo inoltre evidenzia che un giorno ogni creatura riconoscerà Gesù come Signore di tutto:

“Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11).

Ogni lingua nel creato testimonierà non che Maometto è il Signore, né Allah, né alcuno dei milioni di dei induisti, ma che Gesù Cristo è l’unico e il solo Agnello di Dio. Questa è la questione nel cuore di questa guerra. Tuttavia, non fraintendiamo: la guerra finale non è per un nome. È per la divinità di Gesù, il Signore risorto.

lunedì 13 luglio 2015

PORTALI A CASA, NELLA GLORIA by Gary Wilkerson

Il Padre celeste non era disposto a cedere le Sue amate creature al potere dell’inferno, così creò un piano di salvataggio per noi. “Tu parlasti allora in visione al tuo diletto e dicesti, ‘Ho dato aiuto a uno che è potente, ho esaltato un eletto tra il popolo’” (Salmo 89:19). Il Padre disse al Figlio, “L’umanità diventerà sempre più debole e infelice a causa del suo peccato, incapace di ritrovare la strada per tornare a Me. Ti eleggo come Mio santo per aiutarli a ricondurli nel mio favore”.

Sentiamo le parole del patto proferite dal Figlio stesso: “Dio mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà, e la tua legge è dentro il mio cuore” (Salmo 40:8). Tutto ciò che Gesù fece sulla terra fu in adempimento ai Suoi termini del patto: “Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre stesso mi ha mandato e mi ha comandato ciò che io devo dire ed annunziare” (Giovanni 12:49).

La Bibbia afferma chiaramente questi termini. Gesù dovette spogliarsi di ogni gloria celeste, assumendo un corpo umano: “Svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:7). Egli dovette sopportare il vituperio e la sofferenza, “un uomo di dolore”, familiare col patire. Doveva diventare indesiderabile al mondo: “Non aveva figura né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza da farcelo desiderare” (Isaia 53:2). Dopo tutto questo, dovette arrendersi nelle mani di uomini malvagi, e con grande agonia depose la Sua vita come offerta per i peccati dell’umanità. In quest’espiazione, avrebbe sopportato l’ira del Padre per un momento.

Dio poi dispose il tipo di ministero che Suo Figlio avrebbe intrapreso per redimere l’umanità. Disse a Gesù, “Il Tuo ministero sarà quello di sacerdote. Conosco tutti i Miei figli dalla fondazione del mondo e ora li dono a te come gregge che Tu possa pasturare”. Gesù testimoniò sulla terra, “Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori” (Giovanni 6:37).

Infine, il Padre istruì il Figlio, “Se deciderai di andare, Ti saranno richieste queste opere: Predica la buona notizia ai mansueti; risana quelli dal cuore spezzato; proclama la libertà ai prigionieri. Apri le porte delle prigioni a coloro che sono in catene; sii paziente con la debolezza del fragile; sii tenero con l’ignorante; supplisci alle loro carenze con la Tua forza. Ciba il gregge; portali nel Tuo seno; conduci dolcemente i giovani; concedi forza al debole. Guida tutti loro col Tuo consiglio; prometti di mandare loro lo Spirito Santo per portare avanti l’opera della loro liberazione; e portali a casa, nella gloria, con Te” (cfr. Isaia 61:1-3).

sabato 11 luglio 2015

IL POTENTE POPOLO DI DIO by Jim Cymbala

La lista dei potenti guerrieri di Davide in 1 Cronache 11:22 ci introduce Benaia, le cui prodezze includono la vittoria di due tra i migliori uomini Moabiti. Uccise anche un leone in una fossa nevosa e scivolosa. Forse la cosa più stupefacente fu quando combatté contro un Egiziano alto abbastanza da essere un'ala forte dei Chicago Bulls. Questo gigante alto cinque cubiti brandiva una lancia impugnandola così forte come fosse un tubo di piombo mentre Benaia aveva solo una mazza di legno.

Così Benaia, “gli scese contro con un bastone, strappò di mano all’Egiziano la lancia e se ne servì per ucciderlo. Questo fece Benaia, figlio di Ieoiada; ...Fu il più illustre dei trenta” (1 Cronache 11:23-25).

Non era un dottorato di ricerca a fare onore ad una persona in quei giorni. L'onore non proveniva necessariamente da una persona benestante, influente o con accesso mediatico. L'onore era il risultato di prodezze fatte per il re.

Chi sta facendo prodezze per Dio oggi? Dov'è che si sta facendo indietreggiare il nemico? Questo è il grande desiderio di tutti coloro che hanno una mentalità spirituale. Non sono incantati da sermoni brillanti e ottime organizzazioni tecniche. Dove sono i potenti uomini e donne unte da Dio per fare veramente la differenza?

Credo di conoscere almeno una delle persone potenti di Dio. Rina Gatdula, una donna filippina, che è come una sorella per mia moglie Carol e per me. Dio la mandò durante i primi tempi della Brooklyn Tabernacle con uno spirito valoroso che si rivelò essere una potente benedizione. Quando i nostri uscieri venivano intimiditi da persone ubriache o ostili che vagavano all'interno, Rina guidata dallo Spirito Santo li affrontava a testa alta e senza paura.

Sebbene parlare in pubblico non fosse il suo dono, ebbe un ministero di preghiera ed intercessione che ci aiutò ad attraversare molte battaglie. Se c'era il bisogno di un edificio più grande o che un peccatore torni al Signore, lei aveva lo spirito di Benaia. Lei non mollava Dio quando gente bisognosa si recava all'altare in cerca di aiuto. Lei conosce la fine arte del “pregare” con la gente; molti hanno trovato liberazione in Cristo perché lei è stata al loro fianco davanti al trono di grazia.

Oggi Rina viaggia fra le chiese che la Brooklyn Tabernacle ha fondato, sia in questo paese che all'estero, ricordando loro delle prodezze che possono fare per mezzo di Dio. Sembra sempre che faccia scintillare uno spirito di preghiera. Sia se ad Harlem, San Francisco, o Lima, Peru, lei è l'esempio vivente di una eroina di fede.

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 10 luglio 2015

DIO FECE SUONARE IL CAMPANELLO D’ALLARME

Il primo campanello d’allarme che il Signore diede a Israele giunse per mezzo di un’invasione da parte dell’Assiria. Quest’arcinemico attaccò due province israeliane, Zebulon e Neftali. Fortunatamente, gli attacchi si limitarono a queste due zone e il danno fu minimo. Tuttavia, Dio stava chiaramente parlando al Suo popolo. La nazione eletta di Dio perse il senso di sicurezza e non colse il messaggio che Dio stava offrendo.

Israele poi ricevette un secondo campanello d’allarme e stavolta fu molto serio. Due nazioni che la Scrittura definisce “i nemici d’Israele” – i siriani e i palestinesi – unirono le forze per un attacco improvviso. Secondo Isaia, quest’attacco provenne sia “davanti che…dietro” (Isaia 9:12). Ciò significa che gli invasori provenivano sia da est che da ovest e circondarono Israele. E il loro attacco improvviso fu totalmente devastante.

Dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001, la maggior parte degli americani si chiedeva: Dov’era Dio in quest’invasione improvvisa? Cosa doveva farne il Suo popolo del disastro piombato loro addosso? Isaia ci dice che Dio fu fedele nel parlare al Suo popolo ai giorni d’Israele: “Il Signore manda una parola contro Giacobbe ed essa è caduta sopra Israele” (Isaia 9:7). Dio proferì una parola chiara e mandò un messaggio a tutta la nazione.

Amato, questo verso ci dice qualcosa di molto importante dei nostri tempi di devastazione. Dice semplicemente, “Dio manda sempre la Sua parola”. Nel corso della storia il Signore non ha mai lasciato il Suo popolo inconsapevole in un momento di calamità. Egli non ci ha mai abbandonati e costretti a cercare di capire tutto da soli. Egli provvede sempre una parola di intendimento.

Persino ora il Signore sta innalzando sentinelle consacrate che parlino per Lui in questi giorni. Questi pastori stanno soffrendo, piangendo e ravvedendosi nel cercare la faccia di Dio e credo che stiano udendo e capendo il messaggio del Signore celato dietro gli eventi attuali. Inoltre, non hanno paura di proclamare avvertimenti tremendi, perché sanno di averli uditi da parte di Dio. Essi sono costretti a proferire i Suoi propositi dietro le nostre calamità.

giovedì 9 luglio 2015

NON DOBBIAMO MANCARE IL MESSAGGIO

Ovunque, ministri e teologi dicono, “Dio non ha niente a che fare coi disastri. Non permetterebbe che accadano delle cose terribili”. Tuttavia, nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Questo tipo di mentalità sta facendo sì che la nostra nazione manchi velocemente il messaggio che Dio vuole darci attraverso le tragedie.

La verità è che abbiamo bisogno di ricevere una parola da parte di Dio. Come molti pastori, ho pianto e sofferto per alcune terribili calamità. Ho cercato il Signore in preghiera e nella Sua Parola e voglio dirti che ho sperimentato un dolore persino più profondo del lutto per persone innocenti che muoiono. È un dolore che dice che stiamo mancando il messaggio di Dio, se facciamo orecchie da mercanti a ciò che Egli sta sonoramente proclamando, allora qualcosa di decisamente peggiore ci è riservato.

Il profeta Isaia parla direttamente di ciò che abbiamo vissuto. Se obietti nell’usare l’Antico Testamento per trarre esempi, considera le parole di Paolo sul soggetto: “Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età” (1 Corinzi 10:11). Paolo rende chiaro che gli esempi dell’Antico Testamento rivelano esattamente il modo in cui Dio si muove in tempi come i nostri.

Al tempo in cui profetizzò Isaia, Dio si era occupato pazientemente d’Israele per circa 250 anni. Il Signore aveva mandato “leggere afflizioni” sul Suo popolo, chiamandoli a ravvedimento. Stava cercando di corteggiarli per farli uscire dalla loro sfrontata idolatria e farli ritornare alla Sua benedizione e al Suo favore.

Tutti i profeti nel corso degli anni avevano parlato a Israele essenzialmente con la stessa parola: “Umiliati”. La Scrittura dice, “Avevano inoltre servito gli idoli…Eppure l'Eterno aveva avvertito Israele e Giuda per mezzo di tutti i profeti e di tutti i veggenti, dicendo, ‘Tornate indietro dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandamenti e i miei statuti’” (2 Re 17:12-13).

Ma la nazione eletta da Dio rifiutò la Sua chiamata a ravvedimento. “Ma essi non prestarono ascolto e indurirono il loro collo” (17:14). Queste persone deridevano i profeti che li richiamavano all’umiltà e, piuttosto, “seguirono cose vane, diventando fatui essi stessi… abbandonarono tutti i comandamenti dell'Eterno, il loro Dio…e si diedero a fare ciò che è male agli occhi dell'Eterno…Per questo l'Eterno si adirò grandemente contro Israele” (2 Re 17:15-18).

mercoledì 8 luglio 2015

PIENAMENTE PREPARATI

Voglio essere un soldato che sia pienamente preparato per il campo di battaglia. So che la vittoria viene conquistata molto prima che inizi la battaglia. È vinta nel centro di reclutamento, nell’addestramento e nella formazione. Quando il nemico giungerà a me all’improvviso, avrò bisogno di tutte le munizioni disponibili, e quelle munizioni vengono fornite dalla potente Parola di Dio che nascondo nel mio cuore. Così, la prossima volta che il diavolo mi attacca, sono certo di avere delle riserve alle quali attingere. Avrò vinto la battaglia da solo con Dio, prima di scendere nel campo di battaglia.

Sei un soldato impegnato e credi che Dio ti stia equipaggiando anche adesso? Se è così, allora stai adempiendo a tre requisiti:

1. Sei un diligente lettore della Parola di Dio.

Nello studiare la Scrittura, inizi a comprendere quanto Dio ti ami. Se non sei convinto del Suo amore assoluto, non sarai in grado di gestire alcuna crisi incombente e ti convincerai del Suo amore solo divorando la Sua Parola.

2. Coltivi intimità quotidiana con Dio, attraverso un tempo di preghiera di qualità.

Il nostro Signore vuole che gridiamo a Lui nel momento della crisi, ma la preghiera durante le nostre avversità non basta. Dobbiamo ricercare nostro Padre anche nei momenti buoni. La nostra fede non è destinata ad essere solo situazionale. Deve provenire da un rapporto costante col Signore.

3. Confidi che Dio non permetterà che affronti alcuna prova senza creare un modo per fartela sopportare.

Se una grande prova dovesse sopraggiungere, non devi preoccuparti se sarai forte o cederai. Nostro Padre dona la grazia quando essa è necessaria e se hai sviluppato un rapporto stretto e intimo con Lui, Egli spanderà la Sua grazia duratura su te quando ne avrai bisogno.

Dio ti invita ad entrare nel Suo riposo – oggi.

“Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo” (Matteo 11:28).

martedì 7 luglio 2015

ENTRARE NEL RIPOSO DI DIO

Per entrare nel riposo di Dio, dobbiamo rinunciare ai nostri sforzi e al nostro sudore. Soltanto la fede ci da accesso a questo riposo perfetto: “Noi infatti, che abbiamo creduto, entriamo nel riposo” (Ebrei 4:3). Con parole semplici, dobbiamo disporre i nostri cuori a credere che Dio sia fedele a liberarci in ogni circostanza, a prescindere da quanto sembri impossibile.

“Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch'egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue” (Ebrei 4:10). Quando siamo nel riposo di Cristo, non cerchiamo più di indossare una maschera coraggiosa in tempi di avversità. Non ostentiamo una falsa accettazione della nostra crisi e non ci preoccupiamo di poter cedere alla paura e iniziare a mettere in discussione l’amore di Dio. In breve, la nostra “mentalità da opere” ha cessato di motivarci. Ora abbiamo imparato a confidare semplicemente nel Signore.

In che modo sviluppiamo tale fiducia? Cerchiamo il Signore in preghiera, meditiamo la Sua Parola e camminiamo in obbedienza. Obietterai, “Ma queste cose sono opere”. Non sono d’accordo. Sono atti di fede. Se osserveremo tali discipline, confidiamo che lo Spirito Santo sia all’opera in noi, edificando una riserva di forza per il momento del bisogno. Forse non avvertiamo il potenziamo di Dio all’opera dentro di noi, o la Sua potenza che viene edificato in noi, ma quando arriverà la prossima prova, queste risorse celestiali si manifesteranno in noi.

Questo è il motivo primario per cui cerco il Signore diligentemente – digiunando, pregando, studiando, cercando di obbedire ai Suoi comandamenti per la potenza dello Spirito Santo. Non è perché sono un ministro che vuole dare il buon esempio. Faccio queste cose perché so di avere ancora molte prove davanti a me. Finché servirò il Signore, il diavolo non mi darà mai tregua. Affronterò guerre intense, attacchi a sorpresa e, nonostante tutte le vittorie e la pace già sperimentate, avrò sempre bisogno delle risorse del cielo che mi aiutino a resistere.

lunedì 6 luglio 2015

APPROPRIARSI DEL NUOVO PATTO by Gary Wilkerson

“Non violerò il mio patto e non muterò le parole che sono uscite dalla mia bocca” (Salmo 89:34). Il termine “patto” gioca un ruolo essenziale nella fede cristiana, eppure non ho mai sentito un predicatore o un insegnante descrivere adeguatamente il significato di “patto” nella vita di un cristiano. La Bibbia stessa è divisa in due Patti (o Testamenti), Antico e Nuovo. In tutto l’Antico Testamento, Dio fa un patto dopo l’altro con l’umanità. Di cosa trattano tutti questi patti? E ancor più importante, cos’hanno a che fare con noi oggi?

Un patto è un accordo o un’alleanza tra due o più parti, come un contratto. Contiene termini o doveri che ogni parte deve rispettare per adempiere l’accordo. Tali patti sono legalmente vincolanti e, una volta finalizzati, ogni parte può essere sanzionata per non aver adempiuto i rispettivi termini.

Nel creare il Nuovo Patto, Dio manifesta pienamente il Suo amore meraviglioso per l’umanità. La chiesa però è rimasta cieca a questa incredibile dottrina per decenni. Quand’ero un giovane cristiano, mi veniva insegnato che la “teologia del patto”, concentrata sul Nuovo Patto, fosse una dottrina licenziosa. Il pensiero dominante era che il Nuovo Patto sia così incredibilmente liberatorio che le persone avrebbero potuto usarlo male, indulgendo in uno stile di vita permissivista.

Tuttavia, più comprendo il Nuovo Patto, più sono convinto che abbiamo bisogno della sua certezza in questi ultimi e pericolosi giorni. Il suo vincolo ha il potere di rilasciare nella chiesa di Dio tutta la forza vittoriosa di cui abbiamo bisogno per essere più che vincitori in ogni situazione.

Il Nuovo Patto è un contratto formale tra il Padre e il Figlio. E oggi noi, la progenie della Israele spirituale, siamo stati introdotti in questo patto per fede. “Ma ora Cristo ha ottenuto un ministero tanto più eccellente in quanto egli è mediatore di un patto migliore, fondato su migliori promesse” (Ebrei 8:6).

“Gli userò benignità per sempre, e il mio patto con lui rimarrà stabile” (Salmo 89:28).

venerdì 3 luglio 2015

VIVERE NEL RIPOSO DI DIO

Mia moglie Gwen aveva solo trentaquattro anni la prima volta che scoprirono un cancro in lei. Restammo devastati dalla notizia. Ci eravamo appena trasferiti a New York per iniziare un ministero con le gang di strada. Ora, mentre camminavo per le strade predicando ai membri delle bande e ai drogati, dovevo ricacciare indietro lacrime di angoscia e timore. Ma il Signore mi rassicurava sempre, “Sono fedele, David. Non abbandonerò te né i tuoi cari”. Dio camminò con me nella spaventosa avversità del cancro e in tutte quelle che seguirono.

Tuttavia, il Signore non vuole che la nostra vittoria sia semplicemente l’esperienza di una volta sola. Il suo obiettivo per noi non è quello di emergere da una crisi dicendo, “Grazie, Dio, ho conservato la fede in tutto questo”. Sì, magari ce l’hai fatta stavolta, ma come la vittoriosa Israele al Mar Rosso, alla fine arriverà un’altra prova e potrebbe trattarsi di una prova di tutt’altro tipo.

Vivere nel riposo di Dio è uno stile di vita. Egli vuole che manteniamo la Sua pace e certezza in tutte le nostre prove, sapendo che il nostro sommo sacerdote è toccato dai sentimenti delle nostre infermità.

Non fraintendermi: non sto parlando di raggiungere un qualche tipo di nirvana. Molti insegnanti New Age affermano che l’unico modo per sopportare le crisi a venire è di indurire il tuo cuore ora e uccidere tutto il tuo amore. In breve, se solo smetti di preoccuparti degli altri, non sarai ferito. Dunque, devi farti d’acciaio contro le calamità della vita.

Dio però non si p mai glorificato quando i Suoi servi si sono intorpiditi. Non è questo il Suo riposo, piuttosto, riguarda l’imparare a confidare nella Sua promessa di essere fedele verso noi in ogni cosa.

Sono padre di quattro figli e nonno, e posso dirti onestamente che non c’è stato mai un momento in cui sia riuscito a restarmene da un lato a guardare la mia progenie soffrire senza voler partecipare a quella sofferenza con loro. In momenti del genere, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per guarirli e liberarli. Ti chiedo: quanto più il nostro Padre celeste ci ama, cammina con noi nelle prove e brama guarire le nostre ferite?

“Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono” (Matteo 7:11).

giovedì 2 luglio 2015

UN LUOGO DI PERFETTO RIPOSO

Esiste un luogo in Cristo in cui non esiste alcuna ansietà per il futuro. In questo luogo, non c’è paura di qualche improvvisa calamità, dell’afflizione, della disoccupazione. Non c’è timore dell’uomo, di fallire, di perdere la propria anima. Questo è un luogo di totale certezza nella fedeltà di Dio. Lo scrittore agli Ebrei lo definisce un luogo di riposo perfetto.

Fu offerto un riposo perfetto come questo ad Israele, ma il dubbio del popolo e la sua incredulità li esclusero dal riposo di Dio: “Quelli a cui prima fu annunziata la buona novella non vi entrarono a motivo della loro incredulità” (Ebrei 4:6). Gli israeliti vissero nella paura e nel terrore costante, sempre in attesa della prossima crisi. Come risultato, rimasero desolati nelle loro prove.

Se Israele fosse entrata in questo riposo, l’opera di Dio nel Suo popolo sarebbe stata completa. Ma poiché non entrarono, il Signore continua a cercare in ogni generazione un popolo che lo faccia: “Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio” (Ebrei 4:9).

Dio ci sta dicendo, “Quest’offerta di riposo è per voi – oggi. Esiste ancora un luogo in Me in cui ogni dubbio e timore non esiste più. È un luogo in cui sarai preparato per qualsiasi cosa debba accadere”. Dunque, la Sua Parola ci esorta, “Perciò, poiché rimane ancora una promessa di entrare nel suo riposo, abbiamo timore perché qualcuno di voi non ne resti escluso” (Ebrei 4:1).

Oggi migliaia nel popolo di Dio non sanno nulla di questo riposo in Cristo. Quando leggono le terribili notizie nei quotidiani – racconti di tragedie, calamità, morti – vengono inondati di paura e terrore. La loro preghiera costante è, “Oh, Dio, ti prego non prendere uno dei miei cari. Non potrei mai affrontare un dolore simile”.

Tuttavia, se sei nel riposo del Signore, non soccomberai a tale paura. Non andrai nel panico né andrai in pezzi quando sarai colpito da una crisi inaspettata. E non perderai la speranza, accusando Dio di aver causato i tuoi problemi. Sì, sopporterai il dolore comune ad ogni essere umano, ma nella tua anima sarai nel riposo, perché saprai che Dio ha il controllo di tutto ciò che ti riguarda.

mercoledì 1 luglio 2015

LA POTENZA PROTETTRICE DI DIO

Il mondo brama vedere la testimonianza della potenza protettrice di Dio e continuerà a chiederci fino al ritorno di Gesù, “Oh, cristiano, vedo che servi Dio fedelmente. Digiuni, preghi e testimoni della Sua gloria e potenza, eppure ora sei nella prova. Dimmi, il tuo Dio ti ha sostenuto in quest’avversità? Qual è la tua testimonianza ora che sei nella fossa dei leoni?”

Puoi immaginarti la gioia di Dario quando udì la voce di Daniele gridare, “Allora Daniele disse al re: «O re, possa tu vivere per sempre! Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le bocche dei leoni, ed essi non mi hanno fatto alcun male” (Daniele 6:21-22). Daniele era vivo e stava bene, eppure non credo che questo servo devoto abbia dormito quietamente quella notte. Non era un superuomo, non più di quanto non lo siamo noi oggi e il nostro Dio non si aspetta che agiamo innaturalmente quando affrontiamo tali crisi. I nostri sentimenti di trepidazione in questi momenti sono normali.

Penso che Daniele vegliò e pregò tutta la notte. Ogni volta che un leone sbadigliava e digrignava i denti, Daniele deve aver silenziosamente pregato, “Confido ancora, Signore. Credo che chiuderai la bocca di quell’animale”. Si tenne stretto alla sua fede e la Scrittura ci dice, “E non si trovò su di lui alcuna lesione, perché aveva confidato nel suo Dio” (Daniele 6:23).

Un uomo confidò in Dio davanti agli occhi degli uomini e un intero regno ne fu influenzato. La Bibbia afferma: “Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue che abitavano su tutta la terra…Io decreto che in tutto il dominio del mio regno si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele, perché egli è il Dio vivente, che sussiste in eterno. Il suo regno non sarà mai distrutto e il suo dominio non avrà mai fine. Egli libera, salva, e opera segni e prodigi in cielo e sulla terra; è lui che ha liberato Daniele dal potere dei leoni” (Daniele 6:25-27).

Comprendi ciò che Dario qui stava dicendo? Stava esaltando Dio, non solo per i Suoi prodigi naturali, ma perché aveva liberato Daniele dalla morte. Questo re pagano aveva bisogno di vedere un solo credente che credesse davvero in ciò che predicava e, in risposta, dichiarò, “Ho visto un uomo che ha mantenuto una testimonianza del suo Dio. Non ha mai dubitato. E il Signore l’ha liberato dalla potenza dell’inferno”.