martedì 30 giugno 2015

PROVATI E RAFFINATI

Cosa ci vorrà per raggiungere un mondo perso e ferito? Un piccolo esercito di soldati arruolato alla scuola delle avversità e delle prove! Dio sta cercando coloro che sono disposti ad essere provati col fuoco, la cui fede Egli possa raffinare e trarne oro puro.

Nel corso degli anni del mio ministero, ho notato uno schema nelle vite di molti cristiani. Quasi immediatamente dopo essere salvati da Dio, Egli ci conduce in un deserto di prove. Perché? Perché Dio sta cercando un popolo che confidi in Lui in situazioni impossibili davanti a tutto il mondo. Questo valse persino per la vita di Gesù. Dopo che il Signore uscì dalle acque battesimali, fu condotto dallo Spirito nel deserto, dove venne duramente provato (cfr. Luca 4:1-2).

Vediamo questo tipo di fiducia dimostrarsi in Daniele. I collaboratori gelosi di Daniele escogitarono un complotto contro di lui, convincendo il re Dario a bandire la preghiera per trenta giorni. Proprio come questi si aspettavano, Daniele disobbedì al divieto e continuò a pregare tre volte al giorno. Sebbene il re Dario rispettasse Daniele, fu costretto dal suo stesso decreto a gettare quest’uomo devoto nella fossa dei leoni.

Daniele era pienamente consapevole che la punizione per la disobbedienza al divieto di pregar fosse la morte, eppure non smise mai di pregare, perché confidava in Dio. Sapeva che il Signore l’avrebbe sostenuto nella sua prova.

In tutto questo complotto, il re Dario osservava Daniele preoccupato. Aveva provato con ogni mezzo di salvare Daniele, ma non ci riuscì. Infine, proprio prima che Daniele venisse gettato ai leoni, il re lo rassicurò, “Il tuo Dio, che tu servi del continuo, sarà egli stesso a liberarti” (Daniele 6:16).

Se dici al mondo che Gesù è il tuo signore, salvatore e guaritore, un Dio che può compiere l’impossibile, gli altri guarderanno come reagirai nelle situazioni impossibili. I loro occhi saranno incollati addosso a chiunque vanti la bontà, la potenza e la gloria di Dio. E anche il diavolo osserva, sperando che la tua fede venga meno.

Il salmista scrive, “Quanto è grande la tua bontà che riservi per quelli che ti temono, e che usi in presenza dei figli degli uomini verso quelli che si rifugiano in te!” (Salmo 31.19).

Qual è la “grande bontà” che Dio riserva per coloro che confidano in Lui in tempi di prova? È la testimonianza impenetrabile e gloriosa al mondo che la tua fede può sopravvivere a qualsiasi situazione. 

In che modo Dio rispos
e alla fede di Daniele? Egli chiuse le bocche di quei leoni affamati (cfr. Daniele 6:22).

lunedì 29 giugno 2015

RIPOSA IN LUI by Gary Wilkerson

Sotto pressione, la maggior parte di noi rimugina sui propri bisogni: “Se solo avessi questa cosa. Se solo potessi lavorare su quella debolezza”. Ma Gesù ci dice di non fissarci sui nostri bisogni, piuttosto su Colui che provvede. “Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito?” (Matteo 6:25-27).

Nell’Antico Testamento, quando la situazione sembrò impossibile al re Asa, Egli si concentrò su Colui che provvede, non sul problema. Quando il regno fu circondato da un nemico imponente, privo di ogni speranza, Asa pregò, “Signore, non so cosa fare, ma il mio sguardo è fisso su di Te” (cfr. 2 Cronache 14:9-12).

Gesù ci mostra che dobbiamo rendere grazie in mezzo alle nostre situazioni. Affrontare le folle affamate con soli pochi pani e pesci, Gesù rese grazie a Dio: “Poi Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì” (Giovanni 6:11).

Gesù ringraziò il Padre prima che il bisogno venisse soddisfatto – e ne seguì un miracolo: “E, dopo che furono saziati, Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Raccogliete i pezzi avanzati perché niente si perda’. Essi dunque li raccolsero e riempirono dodici cesti con i pezzi di quei cinque pani d'orzo avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, avendo visto il segno che Gesù aveva fatto, disse: ‘Certamente costui è il profeta, che deve venire nel mondo’” (6:12-14).

La tua situazione non dipende dalle tue risorse – ma da quelle di Dio. “Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria” (Filippesi 4:19).

Forse hai pianto fino all’estremo per il tuo bisogno. Ora non è il momento di ripassare tutti i tuoi fallimenti; piuttosto, è tempo di ricordare a te stesso la bontà di Dio. È tempo di smettere di agitarti per il tuo immenso bisogno e rendergli invece grazie. È tempo di attingere forza dalla tua famiglia spirituale quando non ne hai per te stesso. Stai certo che il tuo Dio sta per mostrare la Sua grandezza nella tua vita. Credici – e trova riposo in Lui!

sabato 27 giugno 2015

COSTRUIRE UN ALTARE by Claude Houde



Torniamo di nuovo a parlare di Abrahamo perché ha un messaggio per noi. Ci darà un insegnamento sulla fede da ricostruire e restituire in risposta alla chiamata ed alle promesse di Dio: “Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione” (Genesi 12:1-2). Abrahamo fa qualcosa di particolare e significativo, costruisce un altare al Signore (leggere Genesi 12 e 13).

L’altare era una testimonianza, un impegno pubblico, un voto. È come se Abrahamo avesse detto: “Questa è l’espressione della mia fede. Voglio che ogni persona che vede questo altare sappia che io non ho paura di proclamare che appartengo a Dio. Credo in Lui; la mia fede è riposta nelle Sue promesse”.

A quel tempo questo concetto di “altare al Signore” era estremamente intenso, serio e legato alla cultura Giudaica e di Abrahamo. Infatti “costruire un altare” vuol dire essere sincero, onesto e serio con Dio; essere sinceri e fare decisioni con tutto il proprio cuore davanti a Dio con verità ed impegno.

So bene che molti di voi che state leggendo questo devozionale camminate con questo tipo di cuore verso Dio. Non è per vantarsi o ostentare, ma vuoi davvero piacere a Dio, obbedirGli ed essere sincero alla Sua volontà ed alla Sua parola. Sei genuino e la tua consacrazione è autentica.

Hai costruito un altare di fede, preghiera, adorazione, generosità, perdono e santificazione davanti al tuo Dio. Vivi con la fede che “essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un'opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:6). Al di là del riconoscimento, di successi legati alla carriera o promozioni che potresti ottenere su questa terra, vivi ogni giorno per udire la Sua voce accoglierti alle porte del paradiso con queste parole: “Bene, buono e fedele servo; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21).

Hai costruito un altare davanti a Dio!

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 26 giugno 2015

CONFIDARE PIENAMENTE IN LUI

Amato, il Signore non ci ha salvato semplicemente per farci crogiolare nella Sua bontà, nella Sua misericordia e nella Sua gloria. Egli aveva un proposito eterno nello scegliere ognuno di noi e quel proposito va al di là delle benedizioni, della comunione e della rivelazione. La verità è che Dio ancora si protende verso quest’umanità perduta ed Egli sta cercando un popolo di fede, che creda, da poter forgiare nel Suo maggiore strumento evangelistico.

Il Signore non si usa degli angeli per testimoniare della Sua gloria, Egli si usa delle persone. Desidera addestrarci come una stirpe speciale, “peculiare” (cfr. 1 Pietro 2:9). Egli cerca di dimostrare la Sua Parola nelle nostre vite affinché il mondo ci creda quando la proclamiamo. Egli vuole presentare alle nazioni incredule un popolo fedele che è stato scosso da tempi difficili, spezzato da prove profonde, che però continua a confidare in Lui.

Vediamo Dio cercare un tale popolo al tempo di Gedeone. Quando Gedeone fece un appello per raccogliere volontari per combattere i madianiti, migliaia di israeliti risposero. Il Signore però disse a Gedeone, “Per me la gente che è con te è troppo numerosa, perché io dia Madian nelle sue mani… Ora dunque proclama a tutto il popolo, dicendo: "Chiunque ha paura e trema, torni indietro” (Giudici 7:2-3).

Dio stava dicendo a Gedeone, “Se qualcuno qui ha paura, digli di andare a casa adesso. Non permetterò che il Mio esercito sia infettato dalla paura”. Dio stava effettivamente facendo allontanare dei volontari dal Suo esercito; infatti, a un certo punto, circa 22.000 scettici furono mandati a casa. Gedeone alla fine ridusse il numero dei volontari a 10.000, ma Dio gli disse che erano ancora troppi. Il Signore infine stabilì 300 soldati pronti alla battaglia.

Ciò dovrebbe dirci qualcosa. Quando il Signore cerca dei messaggeri per l’evangelo da inviare nel mondo, Egli non recluterà chiese i cui banchi sono pieni di persone paurose, scettiche e non collaudate. Egli non cercherà organizzazioni religiose efficienti e potenti o seminaristi altamente istruiti. Dio certamente usa le organizzazioni e le persone istruite, ma in sé stessi nessuno di essi possiede le risorse necessarie per essere messaggero provato e testato di Dio.

giovedì 25 giugno 2015

DUBITARE DELLA FEDELTÀ DI DIO

Di tutti i peccati che possiamo commettere, il dubbio è uno dei più odiati da Dio. Secondo sia l’Antico che il Nuovo Testamento, il nostro dubitare rattrista il Signore, Lo provoca, Gli causa molto dolore. Ne vediamo un primo esempio nell’antica Israele, dopo che Dio aveva liberato il Suo popolo dalle mani di Faraone.

Il salmista si lamenta, “Noi e i nostri padri abbiamo peccato, abbiamo commesso iniquità e abbiamo fatto il male. I nostri padri in Egitto non compresero le tue meraviglie, non si ricordarono del gran numero dei tuoi benefici e si ribellarono presso il mare, il Mar Rosso” (Salmo 106:6-7).

Lo scrittore qui sta facendo una confessione. Qual era il terribile peccato commesso da Israele? Era il dubitare che Dio li avrebbe liberati, persino dopo aver compiuto un miracolo incredibile per loro al Mar Rosso.

Il salmista ci sta chiedendo di immaginare il popolo di Dio mentre si rallegra dal lato vittorioso del mare. Il Signore aveva appena compiuto uno dei miracoli più grandi nella storia dell’umanità, liberando Israele dai potenti egiziani. Tuttavia, in che modo queste stesse persone reagirono nell’affrontare le successive avversità? Dubitando della fedeltà di Dio.

Lo scrittore in pratica sta dicendo, “Riesci a crederlo? Il nostro Signore aveva agito in nostro favore in maniera soprannaturale, liberandoci dal nemico. Eppure, persino dopo quest’incredibile miracolo, non abbiamo avuto fiducia in Lui. Come abbiamo fatto a provocare Dio in questo modo?”

Fu tutt’un’altra storia quando Israele si trovò dal lato vittorioso del mare. Cantarono e danzarono, mentre vedevano il potente esercito egiziano annegare ed essere distrutto: “Sgridò il Mar Rosso e si seccò, e li guidò attraverso gli abissi come attraverso un deserto. Li salvò dalla mano di chi li odiava e li riscattò dalla mano del nemico. E le acque ricopersero i loro nemici, e non sopravvisse di loro neppure uno. Allora credettero alle sue parole e cantarono la sua lode” (Salmo 106:9-12).

Gli israeliti cantarono il giusto canto – un canto di lode al Dio onnipotente – ma lo cantarono dal lato sbagliato del mare. Chiunque può cantare e rallegrarsi dopo una vittoria, ma Israele aveva fallito miseramente dal lato della prove del Mar Rosso. Fu lì che non confidarono affatto in Dio.

mercoledì 24 giugno 2015

LA VERA AUTORITÀ SPIRITUALE

La maggior parte di noi associa la potenza con qualcosa di visibile, appariscente, sconvolgente. Eppure ciò non vale quando parliamo di autorità spirituale. Pietro dice che Dio elargisce autorità spirituale a “l'essere nascosto nel cuore con un'incorrotta purezza di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio” (1 Pietro 3:4).

Il termine greco che Pietro usa per dolce significa gentile. E il termine usato per pacifico significa rassicurato, indisturbato. Pietro sta parlando di un cuore che è sempre in pace rispetto alla sua posizione in Cristo. Un tale cuore possiede vera autorità spirituale.

Certamente, ciò sfida tutte le filosofie secolari su potere e autorità. Il mondo ci dice, “Affermati! Usa il potere attraverso l’intimidazione. Usa il contatto visivo, usa il linguaggio del corpo, intimidisci le persone con lo sguardo. Metti i tuoi bisogni prima di tutto”. Vediamo quest’atteggiamento riflesso sulle copertine degli album dei gruppi musicali odierni. I membri della band ti guardano seri, minacciosi, “ti affrontano”. Essi equiparano tale atteggiamento con l’avere autorità.

La nostra attitudine come credenti è completamente diversa. Noi ricerchiamo potenza e autorità per un solo scopo: far scappare Satana. Vogliamo poter essere in grado di resistere ai suoi attacchi alle nostre vite, alle nostre chiese, alle nostre famiglie. E dobbiamo riconoscere che senza uno spirito dolce e pacifico nel nostro uomo interiore, non abbiamo vera potenza.

Davide scrive, “Tu mi hai anche dato lo scudo della tua salvezza; la tua destra mi ha sostenuto, e la tua benignità mi ha reso grande” (Salmo 18:35). L’espressione “mi hai reso grande” qui significa “abbondantemente accresciuto la mia misericordia per gli altri”. Davide sta affermando, “Signore, la Tua gentilezza verso me ha aumentato la mia capacità stessa di misericordia”.

Pensa a ciò che sta dicendo qui Davide. Questo re aveva dubitato della fedeltà di Dio verso Israele, aveva commesso adulterio e poi avevo persino ucciso un uomo per coprire il suo peccato, eppure il Signore mostrò a Davide una misericordia e un perdono incredibili.

Davide era sopraffatto da quanto gentile e amorevole Dio fosse verso lui durante questo terribile periodo. E ora dice, “Il Signore è stato così tenero a mio riguardo. Come potrei mai essere duro verso qualcuno che sta attraversando ciò che ho vissuto io? La grazia di Dio verso me ha allargato il mio cuore, così che ora io voglio mostrare dolcezza agli altri – al mio coniuge, ai miei figli, a tutti”.

martedì 23 giugno 2015

L’UOMO INTERIORE

Paolo ci parla dell’uomo interiore (cfr. Romani 7:22). Alla chiesa di Corinto, Paolo disse, “Anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno” (2 Corinzi 4:16). Infatti, esistono queste due realtà in tutti noi. Esiste sia un uomo esteriore che uno interiore, nascosto. L’uomo esteriore è sempre manifesto agli altri, mentre l’uomo interiore è noto solo a Dio. Quest’uomo interiore non si mostra palesemente. Esso risiede dove nessuno ne può notare l’opera in atto. E lo Spirito Santo è costantemente all’opera in lui, fortificandolo e preparandolo a ricevere vera autorità spirituale.

Pietro illustra questa dualità in noi fornendoci l’esempio di una certa donna. Questa donna è adorna di abiti eleganti, ha un’acconciatura alla moda e ogni sorta di gioielleria, anelli, bracciali, collane. È un esempio vivente di carne che chiama altra carne.

“Il vostro ornamento non sia quello esteriore: intrecciare i capelli, portare i gioielli d'oro o indossare belle vesti, ma l'essere nascosto nel cuore con un'incorrotta purezza di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio” (1 Pietro 3:3-4).

È chiaro che qui Pietro stia parlando della chiesa sviata. Questa chiesa opera nella carne, basando ogni cosa sulle apparenze esteriori. Non ha santità interiore, quindi nessuna vera autorità. È tragico constatare che molti cristiani siano attratti a questo tipo di chiesa. Restano impressionati da culti carnali che non posseggono nulla della vera gloria di Dio.

Ti prego di non fraintendere. Pietro non sta chiedendo a nessuna donna cristiana di buttare i trucchi. Egli sta invece dicendo, “Se vuoi muoverti nell’autorità spirituale, allora smettila di cercare d’impressionare gli altri per come appari o come agisci. Piuttosto, concentrati sulla persona interiore. È l’unico modo per ottenere l’autorità di Cristo”.

lunedì 22 giugno 2015

DIO È SUFFICIENTE by Gary Wilkerson

Più di cento anni fa, un inventore francese scoprì un’innovazione che chiamò filmato. Imparò che organizzando una sequenza di fotografie e facendole muovere velocemente davanti a una luce forte, si aveva l’impressione della vita reale, vissuta davanti ai propri occhi.

Quest’inventore sapeva di trovarsi davanti a qualcosa di speciale, così organizzò un’anteprima di ciò che sarebbe stata una delle più famose proiezioni pubbliche di un film al mondo. Le aspettative erano alte, mentre i dignitari e gli ospiti riempivano l’auditorium. Il film, “Arrivo di un Treno alla Stazione”, durava soltanto cinquanta secondi ma aveva un impatto potente – troppo potente in effetti. Mostrava un treno sbuffare direttamente in direzione della telecamera e alcuni storici riportano che quando le persone lo videro, si spaventarono a morte. Privi di qualsiasi esperienza pregressa, pensarono che un treno vero stesse per schiacciarli!

Ma era tutta un’illusione! Le persone erano convinte che le loro vite fossero in pericolo, quando in realtà ciò che stavano sperimentando era solo uno specchietto per le allodole.

Questo è il trucco che Satana attua per noi ogni volta che la nostra fede viene sfidata. In momenti del genere, i nostri bisogni sembrano avere un peso maggiore rispetto alle nostre risorse. Sembra che il sogno che Dio ci ha dato verrà distrutto da un treno in corsa. È lì che il diavolo ci dice, “È finita. Questo è troppo per te”. Ma la “realtà” che Satana ti presenta è superficiale. La verità è che Gesù è più grande di qualsiasi avversità davanti a noi. Egli tiene la nostra realtà nelle Sue mani, e quella realtà è vittoria.

Quando tutto sembra perduto di fronte a un problema incombente, Gesù non ci dice di fuggire ma di “sederci” (cfr. Giovanni 6:10).

Davanti a una vasta folla affamata, “Egli sapeva quello che stava per fare” (Giovanni 6:6). La certezza di Cristo si basava sul senso che aveva della realtà divina dietro ad ogni situazione. Così istruì i discepoli, “Fate sedere le persone, perché il Padre sta per venire incontro a questo bisogno. È tempo di confidare in Lui affinché provveda tutto ciò che richiede questa situazione”.

Amico, Dio è sufficiente ad ogni circostanza che possiamo affrontare.

sabato 20 giugno 2015

ARRESO ALLA SUA BONTÀ by Nicky Cruz

Dal momento in cui diedi il mio cuore a Gesù, realizzai quanto fosse poca la mia capacità di donare alla nostra relazione. Ci sono così tante persone più talentuose di me, più eloquenti dal pulpito, sciolti nel parlare, con una conoscenza più ferrata della teologia. Persone con doni più grandi da poter offrire ai piedi di Gesù. Ma ciò che io porto è un cuore completamente e totalmente arreso alla Sua bontà! Sono così innamorato di Gesù che a volte mi sento come se il petto mi stia per esplodere. Le mie ossa non sono larghe abbastanza per contenere la mia adorazione. Il mio vocabolario non può esprimere la profondità della mia lode! Le mie parole non possono mai fare giustizia all'amore ed alla devozione che sento nel mio cuore. Ci sono volte in cui piango in agonia perché non riesco ad esprimere pienamente il mio amore!

Quando leggo i salmi di Davide, sento come un legame. Vorrei avere la sua capacità di comunicare i suoi sentimenti per Dio con una tale eloquenza e grazia. Vorrei essere in grado di poter scrivere come lui fece, suonare l'arpa come lui. Non posso dire di avere il suo talento, ma penso di avere il suo cuore. Io so ciò che lui stava affrontando, capisco come si sarà sentito, solo nel suo freddo, oscuro palazzo, bramando giorni più semplici. Bramando la vicinanza ed il favore di Dio.

Ecco perché Dio lo amò così tanto. Ecco perché Dio chiamò Davide l'uomo secondo il Suo cuore.

Riesci ad immaginare ad un complimento più grande? Sei in grado di pensare a qualcosa di più significativo che Dio possa eventualmente dire di qualcuno? Dio amò il cuore di Davide, era connesso con lui. Entrambi erano una cosa sola nella maniera più intima e potente possibile. Dio era legato a Davide non per il suo aspetto, le sue azioni o per la sua forza, ma a motivo del suo cuore, dell'amore che c'era nel suo spirito.

Esiste un livello più alto di comunione con il nostro creatore? Può una persona avvicinarsi ancora più di così a Dio e condividere l'intimità ed i pensieri del suo cuore? Non vorremmo tutti sentirci dire da dio, “Amo il tuo cuore”?

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Nicky Cruz, evangelista conosciuto in tutto il mondo ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimini dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne raccontata prima ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo libro e best seller Run, Baby, Run.

venerdì 19 giugno 2015

LA GIUSTIZIA DELLA FEDE

Davide dichiarò, “Io non temerò alcun male” (Salmo 23:4). L’uomo interiore di Davide rimase fermo, indisturbato nel cuore, non importa ciò che Satana gli scagliasse contro. Perché? Perché riposava pienamente nella fedeltà di Dio nel compiere la Sua Parola.

Davide poteva dire, “Ho la rivelazione dell’amore e della pazienza del Padre per me. Dunque, non accetterò più alcuna menzogna del nemico. So come non ascoltarlo più, perché lo Spirito Santo mi ha istruito. Che le tempeste di problemi vengano, che i demoni infurino, che i nemici sorgano da ogni lato. Che la malattia e persino la morte mi guardino in faccia. Il mio cuore riposa, perché so che ogni cosa è nelle mani di mio Padre ed Egli sta lavorando per il mio bene”.

Di contro, i cristiani ansiosi non hanno autorità. Tutto ciò a cui riescono a pensare è, “Perché Dio permetterebbe che questo accada? Cosa farò?” La loro vita è piena di caos, paura e mormorii, perché hanno sprecato ogni risorsa. Hanno trascurato di nascondere la Parola di Dio nel loro cuore, quindi non sono capaci a rivolgersi ad essa in tempi di crisi.

L’unica giustizia che spaventa Satana e lo fa allontanare è la giustizia della fede. “L'effetto della giustizia sarà la pace, il risultato della giustizia tranquillità e sicurezza per sempre” (Isaia 32:17). Non puoi resistere contro il diavolo solo perché non bevi o non usi più droghe. Puoi vivere secondo un’intera lista di fare-e-non-fare, ma non è questa l’essenza della giustizia di Dio. La giustizia è credere che ciò che Dio dice è vero e consacrare la vita a tale verità. È così semplice.

Quando Isaia dice, “il risultato della giustizia [è] tranquillità e sicurezza per sempre”, il termine ebraico per sicurezza significa fiducia. Per dirla con parole semplici, la fede nella promessa di Dio di perdono produce una fiducia incrollabile dentro di noi. Forse saremo ancora duramente provati, ma sapremo che Gesù è all’opera in noi.

In breve, l’autorità spirituale è questo: Io cammino in piena certezza nell’affidabilità della Parola di Dio. Io faccio ciò che essa dice, sottomettendomi ad ogni comando. E la mia fede nella Sua Parola per me fa riposare il mio cuore. Satana non può più indugiare alla mia presenza. Ho solo bisogno di dire, “Il Signore ti sgridi, Satana”, e lui fuggirà.

giovedì 18 giugno 2015

ACQUISTARE AUTORITÀ SPIRITUALE

Quando i discepoli furono impotenti contro il nemico, Gesù disse loro che la potenza contro Satana proveniva esclusivamente dalla preghiera e dal digiuno. Perché? Credo sia perché il Signore abbia bisogno di tempo per lavorare nel nostro uomo interiore. Egli vuole che il nostro cuore sia completamente in sintonia col Suo. Non possiamo semplicemente ottenere una qualsiasi autorità senza avere comunione quotidiana con Lui.

Come possiamo aspettarci di scacciare Satana dalle nostre chiese, le nostre case, i nostri figli inguaiati, se non preghiamo? Come fanno i genitori ad aspettarsi che Dio impartisca loro potenza spirituale se litigano, discutono e spettegolano davanti ai figli? Come possono aspettarsi di possedere autorità quando escono per bere e poi si arrabbiano nel sapere che i figli fumano erba?

Gesù poteva dire con franchezza, “Viene il principe di questo mondo e non ha nulla in me” (Giovanni 14:30). Se tu non puoi dire lo stesso, resterai impotente e Satana agirà indisturbato nella tua famiglia.

Pietro ci offre una chiave per l’autorità spirituale quando scrive, “Similmente voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti affinché, anche se ve ne sono alcuni che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli” (1 Pietro 3:1). Credo che Pietro stia parlando della Sposa di Cristo e qui l’immagine è quella di una moglie che possiede vera autorità spirituale.

Questa donna si sottomette al marito perché la Bibbia lo comanda e perché si lascia governare dalla Parola di Dio, il suo “uomo interiore” viene reso conforme alla Sua immagine divina. Pietro dice che una tale donna non ha bisogno di riprendere, fare la ramanzina o la predica al marito. Sarà in grado di vincerlo a Cristo senza dire una singola parola. Come? La sua testimonianza è nella sua eloquenza silenziosa e nella potenza del suo cammino pio.

Il marito di questa donna potrebbe essere detestabile e dispotico. Lei forse deve mordersi la lingua volta dopo volta, ma poiché è sottomessa – alla Parola di Dio e, a sua volta, al marito – acquista autorità spirituale giorno dopo giorno. Una potenza schiacciante viene rilasciata in lei e questa accresce la sua autorità sulla stretta che il nemico ha sul marito.

mercoledì 17 giugno 2015

POTENZA PER OGGI

L’apostolo Pietro era fatto di carne ed ossa, proprio come il resto di noi. Eppure esercitava autorità spirituale sul diavolo. Disse allo zoppo al tempio, “Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina!” (Atti 3:6), e l’uomo fu guarito. I capi religiosi di quel tempo riconobbero questa potenza in Pietro e gli chiesero, “Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?” (4:7).

In nessuna parte della Bibbia si suggerisce che questa stessa potenza non è destinata anche a noi oggi. Quando mai il Signore ha detto alla Sua Chiesa, “Ti ho aiutato fin ora. Ora sei da sola?” Quale Dio fortificherebbe il Suo popolo nel deserto quando ne avevano bisogno – come anche i re d’Israele, profeti come Elia, le folle nel giorno di Pentecoste – e poi ritrarre tale potenza dalla Chiesa degli ultimi giorni, quando ne abbiamo più bisogno di qualsiasi altra generazione?

Secondo la Scrittura, la potenza di Satana è cresciuta nei nostri giorni: “Il diavolo è sceso a voi con grande ira, sapendo di aver poco tempo” (Apocalisse 12:12). Perché Dio permetterebbe a Satana di attaccare una chiesa debole e senza potenza, senza difese? Il Suo popolo non ha mai perso accesso alla Sua potenza divina.

Sfortunatamente, molti cristiani possiede un’idea distorta dell’autorità spirituale, soprattutto negli ambienti carismatici. Conosco una serie di convenzioni di “potenza”, in cui i predicatori impongono le mani sulle persone per impartire loro l’unzione dell’autorità spirituale. Tuttavia, quando queste persone tornano a casa, i loro sforzi contro il diavolo falliscono miseramente. Finiscono per porre la stessa domanda che i discepoli fecero a Gesù: “Perché non abbiamo potuto cacciare questi spiriti?”

Non puoi ottenere potenza soprannaturale semplicemente facendoti imporre le mani. Non è un dono. È uno stile di vita, un cammino con Gesù. E non tutti coloro che la richiedono vengono improvvisamente trasformati in centrali elettriche di potenza. La verità è che Dio affida la Sua autorità divina solo a coloro che Pietro definisce “l’essere nascosto nel cuore con un'incorrotta purezza” (1 Pietro 3:4).

martedì 16 giugno 2015

SU TUTTA LA POTENZA DEL NEMICO

Credo che la chiesa oggi si trovi in una crisi tremenda causata dalla mancanza di autorità spirituale. Ricevo regolarmente chiamate da pastori e genitori nel panico per i loro figli. Piangono, “Ho appena scoperto che mio figlio è un drogato e non so cosa fare”.

Il mio cuore va a questi genitori. Hanno il cuore rotto, sono disperati nel ricercare un’autorità spirituale vera che li porti a un aiuto reale. Eppure, mi chiedo: dov’è l’autorità spirituale nelle loro case? Secondo me, molti di questi genitori pensano di essere impotenti quando invece non lo sono. Qualcuno in famiglia deve avere il potere di scacciare il diavolo – dai loro figli e dalla loro casa. Dico ad ogni genitore sofferente: tu devi afferrare da te l’autorità spirituale. Anche se i tuoi figli ti escludono, puoi ancora ricevere potenza nella tua stanza della preghiera.

Protesterai, “Ma io non sono Gesù. Lui è venuto sulla terra con autorità divina”. La verità è che Gesù, sebbene Dio incarnato, affrontò il diavolo da uomo, un uomo fortificato dallo Spirito. Egli non combatté Satana su altri fronti. Allo stesso modo, Satana si avvicinava a Cristo sempre come a un uomo, sebbene sapesse che era il Figlio di Dio. Il demone anche lo sapeva quando disse, “Lasciaci in pace…Gesù di Nazareth” (Marco 1:24). Affrontavano Gesù come essere umano, nato in una determinata città d’Israele. Tuttavia, sebbene Cristo fosse un uomo in carne ed ossa, Egli esercitò piena autorità spirituale su ogni potenza demoniaca.

Penserai inoltre, “Se solo avessi quel tipo di potenza sul nemico, ma non posseggo quel tipo di autorità per far fuggire Satana”. Non è affatto vero. I discepoli di Gesù avevano questa potenza: “Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro autorità sopra gli spiriti immondi per scacciarli, e per guarire qualunque malattia e qualunque infermità” (Matteo 10:1). “Ecco, io vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni, e su tutta la potenza del nemico” (Luca 10:19).

lunedì 15 giugno 2015

HO QUELLO CHE SERVE? by Gary Wilkerson

Nei primi giorni del suo ministero, la reputazione di Gesù per le guarigioni e i prodigi attraeva enormi folle. “Ma Gesù salì sul monte e là si sedette con i suoi discepoli…alzati gli occhi…una grande folla veniva da lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché costoro possano mangiare?»” (Giovanni 6:3, 5).

Gli studiosi della Bibbia stimano che questa folla contasse tra le 10.000 e le 15.000 persone. La vista di questa vasta moltitudine deve aver incoraggiato i discepoli. Confermava che stessero seguendo l’Uomo giusto e che sarebbero successe cose maggiori. E deve essere stato gradito a Gesù vedere la loro gioia, perché stavano imparando ad aspettarsi grandi cose da parte Sua.

Tuttavia, mentre la folla si radunava, i discepoli dovettero affrontare un dilemma impossibile: “Gesù disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché costoro possano mangiare?»” (6:5). Il sogno non si era ancora realizzato che già si era insinuata la durezza della realtà.

Questo scenario ti è familiare? Ripensa al primo grande lavoro che hai avuto. Eri così emozionato perché sembrava il primo passo verso l’adempimento della tua chiamata, ma dopo pochi giorni, hai appreso che il tuo capo non era quello che sembrava all’inizio e che dovevi lavorare con un collega che sembrava odiarti. Le pretese riguardo il tuo tempo erano decisamente maggiori di quanto ti avevano detto e ciò non ti permetteva di passare del tempo prezioso con la tua famiglia. Pensavi, “Non avevo idea che sarebbe stato così difficile”.

È così che immagino si sia sentito Filippo. Confuso, rispose a Gesù, “Duecento denari di pane non basterebbero per loro, perché ognuno di loro possa avere un pezzetto” (6:7). Era una somma di denaro enorme. In breve, anche se avessero avuto i mezzi e le capacità di provvedere il cibo necessario, non sarebbe stato comunque sufficiente a sfamare le folle.

Quando leggo la risposta di Filippo, c’è una frase che mi risalta agli occhi: “Non basterebbero”. Quante volte questo pensiero sorge nelle nostre menti quando affrontiamo degli ostacoli? Quante volte ci chiediamo, “Non sono sicuro di avere ciò che serve. Non ho le risorse e dubito di avere le capacità. Sono abbastanza forte in Cristo? Ho abbastanza dello Spirito Santo? Signore, sto per sviarmi?”

Possiamo sapere una cosa con certezza: Gesù aveva chiamato Filippo a una grande vittoria quel giorno, ma Filippo ancora non riusciva a vederlo. Lo stesso vale per noi: Dio ci ha chiamato ad aspettarci grandi cose nel nostro cammino con Lui, allora cosa succede quando la nostra situazione richiede fede? O quando siamo sviati dai nostri limiti? La sfida di Gesù qui aveva uno scopo: “Or diceva questo per metterlo [Filippo] alla prova, perché egli sapeva quello che stava per fare” (6:6).

sabato 13 giugno 2015

USCIRE FUORI E RICHIARE by Jim Cymbala

Quando si tratta di problemi spirituali, tu ed io non sapremo mai che potenziale abbiamo in Dio finché non usciamo fuori e corriamo qualche rischio in prima linea nella battaglia. Non vedremo mai che potere e quale unzione sono possibili finché non ci uniamo al nostro Re ed andiamo fuori nel Suo nome per stabilire il Suo regno. Starsene seduti a discutere di argomenti biblici tra noi, o lamentarci gli uni gli altri sull'orrendo stato della società odierna, non servono a far scatenare la potenza di Dio. Egli ci viene incontro nel momento della battaglia. Egli ci da' energia quando c'è un nemico da fermare.

In 1 Cronache 11:12-14 incontriamo Eleazar, che accompagnò Davide nella grande battaglia con i Filistei. La Bibbia ci da idea di quanto fosse formidabile il nemico quando dice: “C’era in quel luogo un campo pieno d’orzo; e il popolo fuggiva davanti ai Filistei”. Non fu una semplice scaramuccia; fu un combattimento a tutto campo contro un avversario nettamente superiore. Molti soldati Israeliti spaventati videro l'orda avvicinarsi e fuggirono per salvare le loro vite. 

Ma non Eleazar. Leggiamo che lui e Davide: “Ma quelli si piantarono in mezzo al campo, lo difesero e sconfissero i Filistei; e il Signore diede una grande vittoria” (verse 14). Ancora una volta vediamo la combinazione dello sforzo umano e divino. Dio non agisce da solo Egli non scaglia un fulmine dal cielo per friggere i Filistei. Al contrario, quel giorno stava a guardare l'orizzonte per vedere chi sarebbe rimasto nel campo d'orzo per ricevere il Suo aiuto sovrannaturale. Mentre gli altri lo lasciarono pieni di paura, questi due, Davide ed Eleazar, rimasero fermi.

Quanto riportato in 2 Samuele 23:10 aggiunge molti più dettagli in merito ad Eleazar. “Egli si alzò, colpì i Filistei finché la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada”. Impugnò la sua arma con una tale grinta, con una tale adrenalina, che i suoi muscoli si bloccarono; non riuscì a lasciarla. Parliamo di un grande guerriero di Dio!

Ciò che il mondo grida oggi è questo tipo di fede determinata e disperata che afferri la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio, e che non la lasci andare finché non arrivi la vittoria.

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 12 giugno 2015

AMARE I TUOI NEMICI

Uno dei segni supremi di un credente maturo è l’amore per tutta l’umanità perduta. Un tale cristiano mostra amore in egual maniera per ebrei e palestinesi, per bosniaci e serbi, per tutti.

Solo un credente maturo e adulto può accettare queste parole di Gesù: “Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano” (Matteo 5:44). Ti chiedo: riesci ad immaginare di trascorrere un mese in un ospedale da campo palestinese, a nutrire e soccorrere i soldati che vogliono distruggere Israele? Riuscirai a mantenere sotto controllo il tuo pregiudizio quando leggerai delle notizie sediziose nei giorni a venire? Avrai lo stesso spirito che abitò in Cristo, il quale disse nella crocifissione, “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”?

Se vuoi camminare come camminò Gesù, non puoi permettere alle tue passioni umane di lasciarsi infiammare dai titoli di giornale. Cristo è morto per ogni anima perduta su questa terra, inclusi i dottori che fanno abortire, gli omicidi, gli stupratori, i molestatori di bambini. Proprio in questo momento, le nostre prigioni sono piene di detenuti diventati potenti testimoni dell’amore salvifico di Gesù, e tutto perché qualcuno li ha amati a dispetto dei loro peccati.

Sai di crescere nella grazia se sei in grado di pregare per quelli che il mondo odia. Nel sentire accadere cose tremende, dobbiamo prendere posizione contro ogni pregiudizio che sorge in noi e dichiarare, “Dichiaro l’autorità di Cristo su questo aspetto. Amerò l’umanità come fece il mio Signore”.

Ecco la grande promessa che mette a tacere ogni nostro sentimento di dubbio e incertezza: “Non l'hai udito? Il Dio di eternità, l'Eterno, il creatore dei confini della terra…dà forza allo stanco e accresce il vigore allo spossato…ma quelli che sperano nell'Eterno acquistano nuove forze, s'innalzano con ali come aquile, corrono senza stancarsi e camminano senza affaticarsi” (Isaia 40:28-31).

giovedì 11 giugno 2015

DURANTE UNA CRISI

Un segno certo della crescita spirituale è quello di portare immediatamente ogni problema e ogni crisi a Gesù. Hai imparato di avere un luogo nel quale poter andare.

“Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento” (Filippesi 4:6).

Alcuni cristiani sono in una crisi perpetua. Ogni volta che li incontri, ti fanno un'altra pietosa lamentela: “Sto affrontando una cosa dietro l’altra. Non so cosa fare”. Sono disposti a descrivere il loro problema a chiunque stia loro intorno ma non lo portano mai a Gesù, come se Lui non abbia nulla da offrire loro.

Non fraintendermi: non mi riferisco a cristiani che stanno attraversando problemi reali e legittimi. Ogni giorno il nostro ministero riceve dozzine di lettere da santi che sopportano sofferenze molto gravi. Mi riferisco piuttosto ai “sofferenti professionisti” nella chiesa. Sono inclini alla lamentela. Mentre li ascolti, vorresti chiedere loro, “Ma il tuo Dio è morto? Perché non attingi alle risorse che ha provveduto per te? Non sai che ti ha reso più che vincitore?”

Quant’è gradito al Signore quando vai a Lui per prima cosa a portare ogni ambascia. Sai di avere qualcuno che è fedele nel portarti avanti.
Ecco dei passi ai quali puoi afferrarti:

“Gettando su di lui ogni vostra sollecitudine, perché egli ha cura di voi” (1 Pietro 5:7).

“Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù” (Filippesi 4:19).

“Io sono venuto affinché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10:10).

“Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte” (Matteo 6:33).

Quando ti trovi in una crisi, corri prontamente a Dio per ricevere consolazione, provvigione e direzione!

mercoledì 10 giugno 2015

DIMENTICANDO LE COSE

Satana fa inciampare molti cristiani convincendoli di aver perso qualcosa nel Signore. La verità è che è un terribile peccato dubitare dell’amore di Dio per te e giudicare male la tua posizione in Cristo in base a come ti senti. La tua posizione quotidiana con Gesù non ha niente a che fare col tuo zelo, le lacrime o l’intensità. Essa si basa soltanto sulla fede.

Immagina quanto saresti perso se la tua salvezza si basasse davvero sui tuoi sentimenti. Paolo ci esorta, “Dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti” (Filippesi 3:13). Non devi mai affidarti alle esperienze emotive del passato, ciò che conta oggi è la tua fiducia. Hai fiducia nelle Sue promesse per te? Sei pronto a partecipare della Sua natura divina in una maniera davvero biblica – non con esperienze emotive o prove esteriori, ma affidandoti alle Sue gloriose promesse?

“Attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza” (2 Pietro 1:4). Pietro lo rende chiaro: Riceviamo la natura di Cristo facendo nostre le promesse del patto divino, non per altri mezzi.

Un ministro una volta si vantò con me, “Sono finalmente ritornato alla fede della mia giovinezza. Sto pregando di più e la Bibbia è il mio pasto quotidiano. Dio mi sta donando ancora messaggi roventi per la congregazione e provo grande amore per i perduti. Mi sento così rinnovato”. Ma solo pochi mesi dopo, tuttavia, quest’uomo era giù nella fossa.

Sì, Dio porta rinnovo e fresca unzione nella nostra vita, ma non è questo il cibo che ci da vita. Dobbiamo vivere sulla fede costante nelle Sue promesse di patto. La Sua parola è incrollabile, non importa quanto ci sentiamo giù. Il nostro Signore manterrà le Sue promesse per noi: “Or a colui che può salvaguardarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria irreprensibili e con grande gioia…” (Giuda 24).

martedì 9 giugno 2015

SEGUACI DI DIO

Le esperienze di conversione spesso sono emotive, in quanto nuove e incredibilmente speciali. Il cambiamento che avviene nelle nostre anime è talmente improvviso da poter risultare schiacciante. È meraviglioso essere così improvvisamente convertiti dal peccato e dalla schiavitù a una vita completamente nuova in Cristo.

La nostra prima crescita spirituale è come un bambino che impara a camminare. È stupendo ed emozionante quando un bambino fa i suoi primi passi. Mamma e papà sorridono, esortandolo, “Vieni da noi – puoi farcela!” Con gambe malferme, fa due passi, tre passi, poi cade. Subito viene rialzato e lodato. I suoi fratelli lo incoraggiano, “Bravo bimbo”. È il centro dell’attenzione di tutti e, infine, quando riesce ad attraversare la stanza, tutti festeggiano. Che esperienza emozionante per lui.

Presto però il bambino non è più al centro dell’attenzione. Ora, ogni volta che cade, si alza da solo e cammina per la casa, facendo disastri. Strappa piante, trascina ciotole e pentole, tira i vestiti fuori dai cassetti. E viene disciplinato per questo. All’improvviso, le cose per lui non sono più tanto emozionanti. I suoi primi passi erano alimentato dalle risa e dalla gioia ma ora camminare non è più tanto spettacolare o emozionante.

La tua crescita spirituale è simile. Quand’eri neonato nel Signore, sentivi Dio darti attenzione speciale. Ogni volta che cadevi, Egli era lì a rialzarti. Tuttavia, come scrive Paolo, non devi restare bambino per sempre. Proprio come a un bimbo che gattona viene insegnato di non andare in strada, a te viene insegnato di non camminare per fuochi spirituali. Ora, quando cadi, ti guardi intorno e cerchi qualcuno che ti rialzi, ma non c’è nessuno. Dio ti sta insegnando a restare fermo sulla Sua Parola e a camminare per fede e a non gattonare più come un bambino.

“Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi, e camminate nell'amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio come un profumo di odore soave” (Efesini 5:1-2)

sabato 6 giugno 2015

TRE PANI by Carter Conlon

La Bibbia ci dice che una persona si presentò a mezzanotte dicendo: “Amico, prestami tre pani, perché mi è arrivato un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti” (Luca 11:5-6). Ora Gesù non butta mai lì a caso un numero, dunque, deve esserci un qualche significato in questo. Inoltre, io non conosco nessuno che riesca a mangiare tre pani in una volta. Quindi, a cosa si riferisce esattamente?

Ecco come la vedo io: la prima pagnotta di pane rappresenta la compassione di Dio il Padre. Le Scritture ci dicono: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). Tu ed io abbiamo bisogno della compassione di Dio, perché questo ci trarrà fuori dal vivere meramente per noi stessi. La compassione di Dio è ciò che ci farà andare oltre e dire: “Dacci il pane, dacci liberazione, assicuraci il Tuo perdono”.

Quando andiamo oltre a noi stessi con la compassione di Dio, ci muoveremo inoltre verso ciò che credo sia rappresentato dalla seconda pagnotta: il coraggio del Figlio. Quando Gesù era nel Giardino del Getsemani, Egli disse: “Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi” (leggi Marco 14:36). Tu ed io abbiamo bisogno di quello stesso coraggio in modo da sacrificare il nostro volere per afferrare quello di Dio, vivendo come Suoi testimoni in questa generazione. Avremo bisogno di forza soprannaturale per andare nelle piazze e proclamare Cristo il mezzo a questa generazione ostile che resiste alla propria stessa salvezza.

Alla luce di ciò, ringrazio Dio che ci sia una terza pagnotta: Il potere dello Spirito Santo. Questa è la promessa di Dio per coloro che appartengono a Lui e vogliono essere ingaggiati per la Sua opera sulla terra. È per coloro che non sono più contenti di andare nella cameretta di preghiera preoccupandosi dei loro stessi bisogni. Ma piuttosto, sono mossi dai bisogni di questa generazione. Questi saranno coloro che riceveranno potenza nelle loro preghiere.

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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 5 giugno 2015

CRESCERE IN CRISTO

“Camminiamo infatti per fede, e non per visione” (2 Corinzi 5:7).

Ogni giorno vivi una routine che diventa tediosa e ripetitiva. Per esempio, ogni giorno ti alzi alla stessa ora, mangi la stessa colazione e fai la stessa strada per andare in ufficio. Vai allo stesso ristorante a pranzo, ti fermi allo stesso bar sulla strada di casa e ascolti la stessa stazione radio durante il tragitto.

Può succedere la stessa cosa alle nostre vite spirituali. La domenica mattina andiamo in chiesa e ci sediamo nello stesso posto. Cantiamo gli stessi cori e gli stessi inni. Persino le nostre preghiere sembrano le stesse. Facciamo continuamente le stesse cose e siamo tentati a pensare, “Non sto facendo nulla di più di quello che ho sempre fatto. Leggo la Bibbia e prego. Canto nel coro. Ma non cambia mai niente. Faccio le stesse cosa da anni e non sto crescendo affatto”.

Che bugie ti dicono i sentimenti! Pensare così può derubarti della grazia di Dio. La verità è che tutti noi affrontiamo una ripetizione infinita nella nostra routine quotidiana. È la vita. La vera prova della crescita è che non abbiamo mollato. Continuiamo a donarci per l’opera di Dio, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno.

Vedi, crescere nella grazia non significa fare più cose o cose maggiori per Dio. La vera crescita viene nel fare le stesse cose ripetutamente, con maggiore certezza nel cuore che stiamo facendo ogni cosa per Lui. È come imparare a scrivere in prima elementare. Inizi con dei cerchi e linee ripetute, per formare delle grandi lettere. Ma dopo un po’, le lettere diventano più piccole e più ravvicinate e, alla fine, impari a mettere insieme le parole e formare delle frasi. Sebbene tu abbia ripetuto lo stesso esercizio per tanto tempo, stavi comunque scrivendo. Per tutto il tempo hai fatto qualcosa di valido.

Sono convinto che la crescita spirituale avvenga maggiormente nelle azioni ripetitive di quanto ciò non avvenga saltando da un’attività ministeriale all’altra. Ci vuole più grazia per continuare ad andare avanti quando siamo stanchi, spezzati, abbattuti o afflitti di quanto non serva quando tutto è nuovo. Forse pensi di essere spiritualmente morto, che non stai andando da nessuna parte nel Signore, ma è molto più probabile che tu stia crescendo in Cristo ogni giorno.

giovedì 4 giugno 2015

L’ACCRESCIMENTO CHE VIENE DA DIO

Potresti essere totalmente ignaro dell’incredibile processo di maturazione che sta avvenendo dentro di te. Paolo paragona la nostra crescita spirituale a quella dei nostri corpi. Egli dice che le nostre anime sono nutrite nello stesso modo in cui lo sono le nostre articolazioni, i muscoli e le fibre del corpo. Lo definisce “l'accrescimento che viene da Dio” (Colossesi 2:19).

Una tale crescita viene dal Capo. Per dirla con parole semplici, nel confidare e dimorare in Cristo, il fluire eterno della Sua vita viene irrorato nella tua anima. Gesù è la forza vitale costante nel tuo essere, un flusso vivente che non si esaurisce mai. Dunque, la Sua vita viene costantemente riversata nella tua, persino mentre dormi. Egli ti provvede una provvista fresca ogni giorno, non importa come ti senti all’esterno.

Come pensi che Israele sia sopravvissuto per quarant’anni nel deserto? Vissero di manna, pane andato dal cielo. Questo “cibo degli angeli” conteneva tutti i nutrienti necessari a rafforzare il sistema immunitario degli israeliti. Ecco perché il popolo di Dio non contrasse mai alcuna malattia dall’Egitto. Tutt’intorno a loro, i cananei e i filistei morivano di piaghe, ma Israele rimase immune.

Lo stesso accade a noi in Cristo, la nostra manna di oggi. Egli è il pane mandato a noi dal cielo e Lui rafforza il nostro sistema immunitario spirituale contro ogni sorta di peccato. Forse non notiamo esteriormente i segni per cui questa manna è all’opera in noi (proprio come non vediamo il sistema immunitario del nostro corpo diventare più forte). Ma sono le promesse della Parola di Dio a dire che tutti coloro che amano Gesù diventeranno più forti nella loro immunità spirituale.

Pensaci: A volte potresti ancora sentirti tentato, ma con gli anni hai scoperto una potenza crescente per resistere alle seduzioni del mondo. E il sudiciume che vedi intorno a te ti disgusta sempre di più. Non pensi né parli più come il mondo. Mentre i tuoi colleghi gridano, “È venerdì – facciamo festa”, tu pensi, “Mancano solo altri due giorni a domenica”. È perché stai crescendo!

mercoledì 3 giugno 2015

ABBONDARE IN OGNI COSA

L’apostolo Paolo assicurò i Tessalonicesi di aver imparato come camminare in maniera gradita al Signore. Disse loro, “Avete ricevuto da noi in quale modo vi conviene camminare per piacere a Dio” (1 Tessalonicesi 4:1). Paolo poi aggiunse quest’esortazione: “Affinché abbondiate molto più in questo” (4:1).

Abbondare significa aumentare. Paolo sta dicendo, “Avete a lungo ascoltato delle sane predicazioni, ora avete un fondamento solido sotto di voi. Perciò dovreste crescere nella grazia in ogni maniera – nella fede, nella conoscenza, nell’amore”.

Paolo parlò di quest’abbondanza anche ai corinti: “Ma come abbondate in ogni cosa, nella fede, nella parola e nella conoscenza, in ogni premura e nel vostro amore verso di noi, cercate di abbondare anche in quest'opera di grazia” (2 Corinzi 8:7). In altre parole disse, “Lo Spirito di Dio ha portato dei grandi cambiamenti nella vostra vita, dunque dovreste donarvi maggiormente in ogni cosa – nel vostro tempo, nel denaro, nel talento”.

Questi passi rendono chiaro che chiunque sia stato cibato dalla Parola di Dio debba crescere nella grazia. Dio ha elargito doni a pastori, insegnanti, profeti ed evangelisti per l’espresso desiderio di far crescere la Sua chiesa. Nessun credente deve restare un neonato in Cristo. Siamo destinati a crescere in Lui affinché non siamo trascinati qua e là da false dottrine.

Gesù stesso parla di una crescita costante nelle nostre vite: “Io sono venuto affinché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10:10). Cristo lodò la chiesa di Tiatiri per essere cresciuta nella grazia: “Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio e la tua costanza, e so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime” (Apocalisse 2:19). Gesù stava in pratica dicendo, “Ora siete più carichi di quando avete iniziato. Avete permesso che la Mia vita in voi diventasse più abbondante”. Il Libro dei Proverbi Gli fa eco: “Ma il sentiero dei giusti è come la luce dell'aurora, che risplende sempre più radiosa fino a giorno pieno” (Proverbi 4:18). E Giobbe dichiara, “Tuttavia il giusto rimane saldamente attaccato alla sua via, e chi ha le mani pure si fortifica sempre di più” (Giobbe 17:9).

martedì 2 giugno 2015

ALIMENTA LA TUA FAME

Il Signore istruì Giovanni, “E all'angelo della chiesa in Sardi scrivi: queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio…Io conosco le tue opere; tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto” (Apocalisse 3:1).

Gesù sta dicendo, “Forse sei una brava persona, di quelle che farebbero di tutto per tutti. Hai una buona reputazione sia in chiesa che nel mondo. Sei noto come una persona davvero viva in Cristo, benedetta in Dio; però si è insinuato un elemento di morte nella tua vita. Qualcosa che appartiene al mondo ti ha macchiato”.

“Tuttavia hai alcune persone in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti” (3:4). A quale contaminazione si riferisce qui? La mancanza di preghiera. E qui Gesù ci avverte: “Sii vigilante e rafferma il resto delle cose che stanno per morire, perché non ho trovato le tue opere compiute davanti al mio Dio” (3:2).

I credenti di Sardi non avevano vegliato. Non erano stati in preghiera, aspettando il Signore, cercandolo come una volta. Si erano invece concessi di divenire incuranti, di non andare a Dio ogni giorno per ricevere aiuto. Ora la contaminazione si era attaccata a loro. La parola che Gesù usa per contaminazione qui significa sporcizia del peccato, una macchia nera su una vesta bianca. Cristo ci sta dicendo, “Se non preghi, non hai difesa contro il nemico. La tua negligenza fa sì che le tue vesti si macchino”.

Tuttavia, Gesù dichiara di alcuni, “Tuttavia hai alcune persone…che non hanno contaminato le loro vesti; esse cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degne” (3:4). Sta dicendo, “C’è ancora una piccola fiamma di desiderio per Me. Non vuoi perdere la Mia presenza, non vuoi essere abbandonato alla sterilità. Svelto, ora, alimenta di nuovo la tua fame. Ritorna nella tua stanza di preghiera e invocami. Disponi il tuo cuore come una pietra focaia. Alimenta la fiamma della fede prima che essa muoia – prima che la morte si insinui nel tuo cuore, come ha fatto con molti intorno a te”.

Non ignorare il grande dono di poter accedere a Dio nella preghiera. Il tuo futuro eterno dipenda da questo. Prega e cerca il Signore. Egli ti ha provveduto accesso e promette di venirti incontro in ogni tuo bisogno.

lunedì 1 giugno 2015

IL TEMPIO DI DIO SULLA TERRA by Gary Wilkerson

Noi siamo il tempio di Dio sulla terra, i nostri corpi sono la dimora del Suo Santo Spirito (cfr. 1 Corinzi 6:19). Ci sono, tuttavia, cose che non appartengono al nostro tempio, cose che possono sopraffare la nostra passione per Lui.

Quando Gesù iniziò a rovesciare i tavoli nel tempio (cfr. Giovanni 2:13-17), Egli stava rovesciando più che il commercio dei cambiamonete. Stava rovesciando un sistema religioso che per millenni si era affidato ai sacrifici animali per compiacere Dio. Cristo ora affermava, “Il vostro rapporto col Padre non si baserà più su sacrifici di agnelli e capre e colombi. Si baserà sul Mio sacrificio eterno per voi”.

Quella scena nel tempio offre un’analogia per il nostro tempo. Molte congregazioni oggi sono piene di rumore e attività. Ci sono tanti programmi, da missioni all’estero a evangelizzazioni locali e dozzine di gruppi familiari. I culti possono essere pieni di luci brillanti, suoni potenti e incredibile energia; eppure, a volte in mezzo a tutta quest’attività frenetica, manca qualcosa al centro: Gesù Stesso.

Senza Cristo al centro delle nostre attività, le nostre chiese sono morte. Non importa quanto duramente lavoriamo per fare qualcosa che serva e onori il Suo nome, nessuno dei nostri “sacrifici” in sé stessi possono raggiungere veri risultati per il regno. Dal di fuori le nostre riunioni potrebbero sembrare buone, ma se non manteniamo Gesù al centro, saremo chiese piene di ossa secche.

Il sistema dei sacrifici animali non fu mai stato l’intento vero per rappresentare la Sua riconciliazione con l’umanità peccatrice. Come l’istituzione della monarchia in Israele era un sistema imperfetto, ma Dio lo permise, usandolo simbolicamente per indicare qualcosa di migliore e più alto.

Dio lo dimostrò con Abrahamo. In quel tempo antico, le culture orientali sacrificavano animali e anche bambini per placare i loro dei adirati. Quando il Signore istruì Abrahamo su come portare suo figlio al monte e sacrificarlo all’altare, questi obbedì senza battere ciglio. Questa reazione oggi potrebbe sembrarci strana, ma suggerisce il timore e la paura che i popoli antichi provavano per i loro dei. Quando il tuo dio parlava, tu saltavi – altrimenti avresti affrontato carestie o pestilenze. Si trattava di un’obbedienza basata sulla paura.

Però Abrahamo sentiva che il suo Dio fosse diverso. E, infatti, Dio stava per mostrargli che non era come Moloch, al quale la gente sacrificava bambini. Quando Abrahamo alzò il pugnale su Isacco, Dio lo fermò (cfr. Genesi 22:11-12). Dio allora provvide un montone da sacrificare. Dichiarò al Suo servo – e ad ogni credente di ogni età – “Non ho bisogno che tu sacrifichi per me. Io mi sacrificherò per te”. Dio ribaltò completamente la situazione, proprio come fece Gesù quando entrò nel tempio.