venerdì 29 maggio 2015

CRISTIANI CHE NON PREGANO

I cristiani che non pregano non si rendono conto di quale pericolo stanno rischiando. Obietterai, “E che succede se un cristiano non prega? Resta comunque un credente – purificato col sangue, perdonato e diretto in cielo. Dov’è il pericolo nel diventare un po’ tiepido?”

Credo che il nostro Padre celeste si renda conto che viviamo in un’epoca frenetica, in cui ci sono molte esigenze di tempo e di energia. E i cristiani sono presi da questa frenesia e dalle tante attività proprio come tutti gli altri. Tuttavia, non riesco a credere che Dio prenda alla leggera il nostro rifiutare il Suo accesso, che è costato la vita al Suo unico Figlio.

Dio ha fatto di Cristo la nostra forte torre. Ma solo coloro che vi corrono sono al sicuro (cfr. Proverbi 18:10). Se non entri, allora resti fuori dalla porta. Resti dove rimase Israele, ma Dio non incontra più nessuno alla porta. Tutta la provvigione di cui abbiamo bisogno sta dentro: perdono dai peccati, misericordia in tempo di bisogno, potenza per vincere.

Immagina il dolore del rifiuto provato dal Padre e dal Figlio. Immagino questa conversazione avere luogo tra i due:

“Figlio Mio, sei stato colpito, schernito, crocifisso, sepolto. Mi ha fatto tanto soffrire, ho chiuso gli occhi a quella vista. Eppure Tu hai adempiuto il patto eterno. Hai provveduto accettazione e accesso per tutti coloro che avrebbero confidato in Te. Grazie a Te, un popolo degli ultimi giorni sarebbe potuto venire a Me. E sarebbero cresciuti potentemente nella Mia forza, edificando riserve di fede contro un diavolo che li avrebbe tentati e provati come mai prima nella storia.

“Ma dove sono i nostri amati figli? Arriva il lunedì, e non li vediamo mai. Poi passa il martedì, e ancora nessun figlio si vede. Arriva il mercoledì, non se ne vede ancora uno. Passano giovedì, venerdì e sabato e ancora non li vediamo. Solo la domenica si accosta a Noi, quando sono in chiesa. Perché non vengono? Non ci amano?”

Dio pose la stessa domanda ad Adamo quando questi si nascose dal Signore nel Giardino dell’Eden: “Adamo, dove sei?” (Genesi 3:9). Il Signore sapeva dove fosse Adamo sin dall’inizio. In realtà gli stava chiedendo perché avesse rifiutato la comunione con Lui e gli stava mostrando quale pericolo si celasse nel nascondersi dalla Sua presenza.

In effetti, i cristiani che non usufruiscono dell’accesso al Padre finiscono nella “condizione di Sardi”. Il Signore istruì Giovanni, “«E all'angelo della chiesa in Sardi scrivi: queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio…Io conosco le tue opere; tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto” (Apocalisse 3:1).

giovedì 28 maggio 2015

ACCESSO A UNA VITA VITTORIOSA

Nel Suo cammino sulla terra. Gesù Si rese disponibile a tutto il popolo. Insegnò nelle sinagoghe, sulle colline, sulle barche. Guarì i malati, compì prodigi e miracoli. Alzò la voce nelle feste, gridando, “Io sono l’acqua vivente. Venite a Me e Io soddisferò la tua anima assetata”. Chiunque poteva accostarsi a Lui e sentirsi soddisfatto.

Ma l’invito del nostro Signore fu largamente ignorato. Egli pianse per il popolo, “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!” (Matteo 23:37). Egli stava dicendo a Israele, “Io ora sono qui, disponibile a voi. Vi ho detto di venire a Me per ricevere guarigione e soddisfare i vostri bisogni, ma voi non siete venuti”.

In che modo Gesù rispose al rifiuto del popolo nei Suoi confronti? Dichiarò, “Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta” (23:38). La parola usata da Gesù per deserta qui significa solitudine, desolazione, infruttuosità. Egli disse, “La vostra vita di chiesa, la vostra famiglia, il vostro cammino spirituale – tutto questo s’inaridirà e morirà”.

Pensaci. Se i genitori non cercano Dio ogni giorno, non lo faranno nemmeno i loro figli. Piuttosto, la loro casa sarà piena di mondanità, di sterilità spirituale, una solitudine oltre ogni descrizione. Alla fine quella famiglia finirà nella desolazione totale.

Tieni a mente che Gesù proferì questi ammonimenti in un tempo di grazia. Aggiunse poi, “Poiché io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: ‘Benedetto colui che viene nel nome del Signore!’” (Matteo 23:39). Il significato qui è, “Vi ho fornito tutto l’accesso a voi necessario per una vita vittoriosa, ma voi avete ignorato la Mia offerta. Mi dispiace, ma la vostra decisione porterà desolazione alla vostra vita e alla vostra casa. E non Mi vedrete più fino all’eternità”.

Quand’è stata l’ultima volta che sei andato a Dio per trovare tutto ciò di cui avevi bisogno per vivere? Eri in difficoltà, affrontavi una crisi nella tua famiglia, sul lavoro, con la salute? Non c’è niente di sbagliato nell’usufruire dell’accesso a Dio in momenti di bisogno impellente. Isaia scrive, “O Eterno, nell'avversità si sono ricordati di te, hanno effuso una preghiera, quando il tuo castigo li colpiva” (Isaia 26:16). Il salmista testimonia, “Io grido con la mia voce all'Eterno; con la mia voce imploro l'Eterno. Davanti a lui io effondo il mio lamento, davanti a lui espongo la mia avversità” (Salmo 142:1-2).

mercoledì 27 maggio 2015

IL PIÙ GRANDE DOLORE DELL’ANIMA DI CRISTO

Qual è il più grande dolore che l’anima di Cristo possa mai sperimentare? Credo sia il fatto che una generazione che ha ricevuto accesso pieno e illimitato non vada a Lui.

Per secoli, il popolo di Dio ha anelato e bramato vedere la benedizione dei nostri giorni. L’accesso del quale ora godiamo è quello che Mosè desiderava. È lo stesso accesso che il cuore di Davide poteva vedere ma non raggiungere. È l’accesso che Daniele non ebbe mai, sebbene pregasse il Signore tre volte al giorno. I nostri padri videro questo accesso succedere ai nostri giorni e si rallegrarono per noi.

Eppure, chi ha ricevuto il diritto a questo meraviglioso dono, lo dà per scontato. La porta è stata aperta per noi, eppure ci rifiutiamo di entrare per giorni, a volte per settimane. Che crimine! Ogni volta che ignoriamo l’accesso che Gesù ha garantito per noi, ignorandola, prendiamo alla leggera il Suo sangue. Il nostro Signore ci ha detto che tutti noi abbiamo le risorse necessarie se solo andassimo a Lui. Però continuiamo a ignorare il Suo dono prezioso.

La Scrittura ci ammonisce, “Accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede…Riteniamo ferma la confessione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse” (Ebrei 10:22-23). Questo passo parla chiaramente della preghiera. Dio ci esorta, “Vieni spesso alla Mia presenza, quotidianamente. Non puoi mantenere la fede se non ti accosti a Me. Se non entri alla Mia presenza con franchezza, la tua fede vacillerà”.

Forse conosci cristiani che una volta erano infuocati per Gesù, che cercavano sempre del tempo di qualità per il Signore, che investigavano la Sua Parola e avevano costante comunione con Lui. Sapevano come accostarsi a Lui per mantenere viva la loro fede.

Eppure, questi stessi cristiani “pensano” soltanto le loro preghiere. Oppure corrono alla presenza di Dio in tutta fretta per qualche minuto, solo per dire, “Ciao, Signore. Ti prego guidami oggi. Ti amo, Gesù. Ciao”. Il loro cuore desideroso non c’è più. La calma comunione di una di cui una volta godevano non c’è più. E quando chiedi loro della loro vita di preghiera abbandonata, dichiarano di “riposare nella fede”.

Posso dirti che le persone che non pregano presto perdono la fede. Più abbandonano il dono di quell’accesso, rifiutandosi di attingere dalla provvidenza divina, più scivolano lontano.

martedì 26 maggio 2015

ACCESSO ILLIMITATO

In un momento improvviso di gloria, Gesù provvide accesso illimitato e totale al Padre. La Bibbia dice che al Golgota, su una croce macchiata di sangue, “Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo; la terra tremò e le rocce si spaccarono” (Matteo 27:50-51).

Nel momento in cui Gesù morì, la cortina del tempio a Gerusalemme si strappò letteralmente. Fu in quell’istante che il nostro destino venne suggellato. Nel momento stesso in cui il nostro Signore rese l’anima, ci fu dato accesso totale e illimitato al luogo santissimo: “Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne” (Ebrei 10:19-20).

Lo squarcio del velo fisico rappresentò ciò che avvenne nel mondo dello spirito. Alle fine, fummo in grado di godere di qualcosa che le generazioni precedenti non poterono vedere. Abbiamo un privilegio che nemmeno Abrahamo, Mosè e Davide ebbero – l’accesso al luogo santissimo, la stanza del trono del Dio onnipotente. La porta non è più chiusa per noi. L’accesso illimitato ora è possibile.

Inoltre, con la Sua morte, Gesù divenne il nostro Sommo Sacerdote. Egli ascese alla Nuova Gerusalemme, verso un tempio non fatto da mani d’uomo, in cui assunse il ruolo di sommo sacerdote. Camminò direttamente alla santa presenza di Dio e, con l’incenso delle Sue intercessioni, presentò il Suo sangue al trono della grazia. Poi sedette alla destra del Padre con ogni potenza, autorità e gloria.

A quel punto, Gesù reclamò il Suo diritto di patto di ricevere in un corpo spirituale tutti coloro che si sarebbero ravveduti e L’avrebbero ricevuto come Signore. E mandò lo Spirito Santo a portare una chiamata ai Suoi figli: “Io ho aperto la porta al Padre. Ora siete accetti semplicemente essendo in Me, per fede. Dunque, venite con franchezza al trono! Vi porterò alla presenza di Mio Padre, che ora è anche vostro Padre. Avete accesso illimitato a Lui giorno e notte”.

lunedì 25 maggio 2015

PURIFICARE IL TEMPIO by Gary Wilkerson

Il sacrificio di Gesù sulla croce sarà sufficiente per ogni era. La Sua potenza e la Sua vittoria di salvezza, perdono e purificazione sono disponibili per ogni persona di ogni epoca, dal più devoto credente al più incallito peccatore.

Già da piccolo compresi il mio bisogno di ricevere il dono della salvezza di Cristo. Sapevo che accettando Gesù, la Sua opera di salvezza in mio favore era stata compiuta una volta e per sempre. Ma non molto tempo dopo averlo accettato, la mia rabbia si scagliò contro uno dei miei fratelli, come spesso succede tra bambini. All’improvviso mi resi conto di aver bisogno del sangue di Gesù che purificasse la mia vita ancora una volta. Mi sentii completamente perso, chiedendomi se la mia salvezza fosse reale.

Alla fine capii di non avere solo bisogno della salvezza di Cristo, ma anche della Sua potenza purificatrice nella mia vita quotidiana. Gesù dimostrò il nostro bisogno all’ultima cena, quando prese un asciugatoio e una bacinella e iniziò a lavare i piedi dei discepoli. Pietro restò confuso da questo gesto simbolico, dicendo, “Signore, se Tu laverai i miei piedi, perché non anche il capo?” (cfr. Giovanni 13:9). Gesù rispose, in breve “Pietro, tu sarai salvato dal Mio sangue. Però vivi ancora in un mondo sporco e, nel camminare per esso, la polvere si attaccherà ancora ai tuoi piedi. Avrai bisogno che Io ti lavi i piedi, proprio come il tuo cuore”.

È vero che Gesù ha fatto di noi delle nuove creature, avendoci giustificati una volta per tutte, ma nel camminare nel fango di un mondo buio e malvagio, non possiamo evitare di macchiarci con la sua rabbia, le sue concupiscenze e la sua durezza. Gesù ci dice, proprio come disse a Pietro, “Se la tua vita Mi dovrà essere gradita, dovrò togliere di mezzo queste cose ogni giorno”.

Per camminare nella Sua santità, dobbiamo renderci conto che Gesù vuole rimuovere delle cose dalla nostra vita. In Matteo 21:12-13, quando scacciò i cambiamonete dal tempio, Egli stava purificando la chiesa da una certa insensibilità che li stava sopraffacendo. Non fu tanto il cambiare monete a turbare Gesù, quella consuetudine esisteva da anni per andare incontro ai pellegrini fedeli che attraversavano grandi distanze per recarsi a Gerusalemme. Ciò che turbò maggiormente Gesù fu il concentrarsi sul commercio, che aveva superato la passione per Dio. Nei loro cuori, una casa di preghiera si era trasformata in una casa di affari.

sabato 23 maggio 2015

I FIGLI DI SCEVA by Claude Houde

“Or alcuni esorcisti itineranti giudei tentarono anch’essi di invocare il nome del Signore Gesù su quelli che avevano degli spiriti maligni, dicendo: «Io vi scongiuro, per quel Gesù che Paolo annuncia». Quelli che facevano questo erano sette figli di un certo Sceva, giudeo, capo sacerdote. Ma lo spirito maligno rispose loro: «Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?» E l’uomo che aveva lo spirito maligno si scagliò su tutti loro; e li trattò in modo tale che fuggirono da quella casa, nudi e feriti. Questo fatto fu risaputo da tutti, Giudei e Greci, che abitavano a Efeso; e tutti furono presi da timore, e il nome del Signore Gesù era esaltato. Molti di quelli che avevano creduto venivano a confessare e a dichiarare le cose che avevano fatte.” (Atti 19:13-18).

Che storia! In questo episodio vediamo chiara come il giorno l'immagine di migliaia di chiese, ministeri e credenti di oggi. Consideriamo alcune caratteristiche dei figli di Sceva. Avevano vissuto in un contesto religioso, una tradizione di seconda generazione con una storia di rituali e religiosità. Essi avevano una posizione ed una reputazione nella casa di Dio, essendo figli del Capo Sacerdote. Conoscevano le Scritture ed avevano imparato bene il gergo della guerra spirituale.

Essi però erano dei patetici parrocchetti che ripetevano le parole, intonazioni e formule di preghiera non avendo però alcuna vera comunione e relazione con Dio. Avevano un gergo appropriato, ma non c'era vittoria, né autorità soprannaturale. Essi sapevano come salvare le apparenze, ma non avevano potere, nessuna capacità divina di cacciare gli spiriti; erano solo una pallida imitazione con illuminazione. Volevano cacciare i demoni ma non avevano sviluppato alcuna relazione con Dio nel luogo segreto. Il risultato fu tremendo e pericoloso.

Sei assetato di un'unzione di libertà, autorità e vittoria? Bruci dal desiderio di camminare per la fede che “dà vita a ciò che è morto?” Grida con me: “Signore, accresci la mia fede”. Non c'è limite al potere che libera, protegge e da forza, e questo potere sarà tuo se con fede ti alzerai contro il nemico dicendo: “Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile” (leggi Matteo 19:26).

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 22 maggio 2015

I PROGETTI DI DIO PER TE

Mentre il Nuovo Patto si realizzava, il Padre celeste e Suo Figlio previdero che molti avrebbero trascurato Cristo. Queste persone sarebbero diventate tiepide o fredde e infine si sarebbero allontanate. Così, il Padre e il Figlio fecero un accordo: se qualsiasi pecora si fosse smarrita o allontanata, Gesù sarebbe andata a cercarla e riportarla nell’ovile.

La verità è che quest’umanità morta può essere riportata in vita dal fresco scorrere delle acque di guarigione. “Queste acque…quando saranno entrate nel mare, le acque del mare saranno rese sane” (Ezechiele 47:8). Quando le acque sanatrici di Dio iniziano a fluire, l’erba inizia a germogliare tutt’intorno – un filo d’erba qui, una pianticella là. Presto fiorirà un intero giardino.

Caro santo, Dio ancora anela stare con te ed Egli ha ancora dei progetti per te. Infatti, puoi ricominciare la tua vita oggi. Egli promette di ristorare ogni cosa che è stata divorata e rubata nella vostra vita, non importa da quanto tempo questo vada avanti. “Vi compenserò delle annate divorate dal grillo” (Gioele 2:25).

Puoi ancora essere la Sua dimora, puoi ancora apprendere i Suoi segreti e ricevere le Sue rivelazioni. Ecco la tua via di ritorno: Riconosci di averlo trascurato. Ammetti di essere stato troppo impegnato e di aver avuto tempo per tutto tranne che per Lui. Confessa di non aver ascoltato quando ti ha chiamato. “Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce” (Efesini 5:14).

Grida a Lui adesso: “Oh, Dio, guariscimi. Risveglia la mia anima. Scuotimi da questo torpore. Voglio cambiare. So che Tu devi compiere quest’opera in me, Signore. Desidero il Tuo fresco tocco”.

Geremia ci mostra il cuore di Dio per un popolo che l’aveva trascurato e dimenticato: “Torna, o infedele Israele…io non vi mostrerò un viso accigliato, poiché io sono misericordioso, dice il Signore…Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele al Signore…Tornate, o figli traviati, dice il Signore, poiché io sono il vostro Signore; io vi guarirò dei vostri traviamenti!” (Geremia 3:12-14, 22).

Dio ti sta dicendo, “Figlio Mio, per un tempo sono stato adirato con te. Ti ho abbandonato alla tua vuotezza e solitudine, ma ora ristorerò tutto ciò che il diavolo ha distrutto”

giovedì 21 maggio 2015

IL FIUME DI VITA

La Parola di Dio avverte, “Come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza?”(Ebrei2:3). Si paga un prezzo alto quando s’ignora Cristo.
Ezechiele 47 parla di un fiume di vita che scaturisce dal trono di Dio. In questo fiume scorrono acque sante, di guarigione, e mentre esso scorre nel deserto, porta vita a tutto ciò che tocca. Si espande in larghezza e profondità, finché non c’è tanta acqua da poterci nuotare dentro.

“Queste acque…scenderanno nella pianura ed entreranno nel mare; quando saranno entrate nel mare, le acque del mare saranno rese sane. Avverrà che ogni essere vivente che si muove, dovunque giungerà il torrente ingrossato, vivrà” (Ezechiele 47:8-9).

Questo fiume di vita rappresenta il vangelo predicato che scaturisce sin dal Calvario. Oggi, milioni di persone che ascoltano e ricevono la Parola di Dio vengono guarite e la verità di Cristo li risveglia dalla loro trascuranza, pigrizia e apatia. Ora i loro occhi sono ben aperti e si dilettano in Gesù. Lo cercano ogni giorno, amano la Sua Parole e condividono un’intima comunione con Lui.

Allora, cos’è successo a te? Stai nuotando nelle acque sanatrici di Dio? Oppure lasci che questo fiume di passi accanto? Osserva cosa succede alle zone desertiche in cui non fluiscono queste acque: “Ma le sue paludi e le sue lagune non saranno rese sane; saranno abbandonate al sale” (47:11).

Forse sei colpevole d’ignorare Gesù. Non preghi, sei disobbediente e trascuri la Sua Parola e ora la tua negligenza è diventata uno stile di vita. In realtà, hai distrutto ogni aspettativa che Gesù aveva per te una volta.

Cosa significa “saranno abbandonate al sale”, come afferma Ezechiele? Significa sterilità totale…infruttuosità, vuotezza, aridità, solitudine. Pensa al Mar Morto in Israele. È un corpo d’acqua completamente abbandonato al sale. Nessun pesce vi sopravvive, non vi cresce nessuna pianta dentro né intorno.

Sei diventato come questa palude – un acquitrino isolato e arido? La tua vita è sterile di frutti per Dio? La tua esistenza quotidiana è vuota, arida, sola? Intorno a te tutti gli altri portano frutto e crescono in Cristo. Sono stati guariti dalle sante acque di Dio ma non possiedi alcuna delle risorse di cui loro godono. Sei diventato un cristiano nominale.

Non è mai troppo tardi per ricominciare! Lascia che il Signore faccia di oggi il primo giorno di un nuovo inizio per te.

mercoledì 20 maggio 2015

UN DILETTO AL SUO CUORE

Gesù si rallegrò per noi prima ancora della fondazione del mondo. Egli pregustò di venire a dimorare in noi e di renderci la Sua dimora, e si rallegrò del fatto che ci saremmo afferrati a Lui abbandonando tutto il resto. Noi lo avremmo cercato quotidianamente e trascorso del tempo di qualità con Lui e Lui avrebbe condiviso con noi i Suo segreti, mentre noi avremmo deposto ogni peso dal nostro cuore dandolo a Lui. Ci saremmo dilettati nelle Sue vie, investigando la Sua Parola per ricevere rivelazioni della Sua giustizia e tremando alle rivelazioni che la Sua Parola ci avrebbe dato.

La Bibbia afferma chiaramente ciò che Gesù si aspettava da noi nell’essere la Sua dimora. Dunque, stai adempiendo tali aspettative? Egli pregustò di spendere una vita intera insieme a te, quindi la tua intimità con Lui sta crescendo? Oppure Lo trascuri per innumerevoli giorni?

Il tuo Sposo aveva in mente di attirarti a Sé. Voleva aprirti il Suo cuore, avere con te una dolce comunione quotidiana. Anelava mostrarti molte cose, cose che nessun altro aveva visto prima. Desiderava plasmare la tua vita, produrre in te il frutto dello Spirito. E voleva togliere ogni debolezza, i tuoi timori, i tuoi sentimenti di inadeguatezza.

A tua volta, tu dovevi essere il diletto del Suo cuore – con le tue lacrime, la tua intimità, la tua devozione costante. Le tue parole sarebbero state quelle di una sposa: “Ho grandemente desiderato di stare alla sua ombra e là mi sono seduta, e il suo frutto era dolce al mio palato” (Cantico 2:3). “Mostrami il tuo viso, fammi udire la tua voce” (2:14).

Il solo pensiero di questo rapporto con te faceva rallegrare Cristo molto prima che il mondo fosse creato. Tuttavia, ora che il tempo è giunto per godere di quel rapporto, tu trascuri e ignori il Signore. Hai tempo per guardare la televisione, per fare shopping, per navigare in Internet, per fare giardinaggio – ma non hai tempo per Gesù. Ti chiedo, credi che dimorerà nel cuore di una sposa che si annoia con Lui? Perché dovrebbe continuare a dimorare in qualcuno che non ha tempo di stare con Lui, parlare con Lui, ascoltarlo?

Ecco un solenne avvertimento: Gesù non dimorerà in coloro che Lo trascurano e Lo ignorano. Obietterai, “Ma io amo il mio Signore. Non lo tratto con freddezza”. La verità è che se per settimane hai trascurato la preghiera e la Sua parola – se non hai un rapporto privato ed intimo con Lui – allora la tua posizione è chiara. Hai dichiarato, “Le mie azioni dimostrano che non provo un amore appassionato per Gesù. La mia famiglia, la carriera e i desideri personali vengono prima”.

martedì 19 maggio 2015

BRAMARE DI ASCOLTARE LA PAROLA DI DIO

Il salmista Davide attendeva quotidianamente di ricevere una parola da parte di Dio e si dilettava nella parola ricevuta. Poteva testimoniare, “Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola” (Salmo 119:16). “I tuoi precetti sono la mia gioia e i miei consiglieri” (119:24). “Mi diletterò nei tuoi comandamenti, perché li amo” (119:47). “La tua legge è il mio diletto” (119:77). Il significato letterale ebraico di quest’ultimo verso è, “Mi piace la tua Parola”.

Proverbi 8:34 dice, “Beato l'uomo che mi ascolta, vegliando ogni giorno alle mie porte e custodendo gli stipiti delle mie porte”. A quali porte si riferisce?
Il salmista ci offre la risposta: “Apritemi le porte della giustizia; io vi entrerò e celebrerò l'Eterno” (Salmo 118:19). Credo che queste “porte di giustizia” siano anche la “porta stretta” di cui parla Gesù (cfr. Luca 13:24). Esse si riferiscono a chiunque si rivolga quotidianamente alla Parola di Dio per apprendere la Sua giustizia.

Un tale credente è determinato a camminare rettamente davanti al Signore. Costui si emoziona ad ogni rivelazione che gli indica il sentiero per un cammino santo. Dice a sé stesso, “Voglio la verità nel mio uomo interiore. So che non la riceverò soltanto ascoltando delle registrazioni di predicazioni o leggendo libri. devo aspettare pazientemente il Signore affinché Egli apra le Sue porte per me”.

Fedelmente, lo Spirito Santo di Dio viene incontro a questo credente ogni mattina e lo invita ad entrare, sussurrando, “Benvenuto, amico Mio. Lascia che ti mostri qualcosa di nuovo oggi sulla giustizia di Dio”.

Cosa significa “vegliare agli stipiti delle mie porte”? Questo verso parla di ogni credente che trema alla Parola di Dio. L’espressione deriva da Isaia 6, quando il profeta attese agli stipiti delle porte del tempio, anelando una parola da parte di Dio.

Mentre Isaia era lì, sentì i serafini cantare, “Santo, santo, santo”, i cieli echeggiare le loro lodi. Poi improvvisamente, una potente voce tuonò dal cielo, una voce tanto forte e chiara da scuotere ogni cosa: “Gli stipiti della porta furono scossi dalla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempì di fumo” (Isaia 6:4). Isaia è l’esempio di qualcuno che “veglia agli stipiti delle porte”. Un tale credente desidera ascoltare la Parola di Dio.

lunedì 18 maggio 2015

L’INIZIO DEL SUO MINISTERO by Gary Wilkerson

In Giovanni 2, Gesù entra nel tempio per un atto che segnerà l’inizio del Suo ministero pubblico. (il Suo precedente miracolo a Cana, l’aver trasformato l’acqua in vino, non era stata una dichiarazione pubblica). Ciò che avviene in seguito è piuttosto straordinario:

“Or la Pasqua dei Giudei era vicina, e Gesù salì a Gerusalemme. E trovò nel tempio venditori di buoi, di pecore, di colombi, e i cambiamonete seduti; fatta quindi una frusta di cordicelle, li scacciò tutti fuori del tempio insieme con i buoi e le pecore, e sparpagliò il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò le tavole, e ai venditori di colombi disse: «Portate via da qui queste cose; non fate della casa del Padre mio una casa di mercato». Così i suoi discepoli si ricordarono che stava scritto: «Lo zelo della tua casa mi ha divorato»” (Giovanni 2:13-17).

Quello che Gesù fece qui fu più che radicale. Se tu volessi annunciare il tuo ministero, entreresti in una chiesa e inizieresti a rovesciare tavoli e scacciare la gente? Gesù stava facendo qualcosa di più che mostrare la Sua autorità. Egli stava dimostrando che stava per rovesciare sotto sopra tutto il sistema.

Tutto ciò avvenne nel periodo della Pasqua. Alla prima Pasqua, le famiglie ebree dovevano sacrificare un agnello come sacrificio rituale, toglierne il sangue e applicarlo sugli stipiti delle porte delle loro case. In questo modo, quando l’angelo della morte arrivava e vedeva il sangue segnare le porte, sarebbe passato oltre quella casa. Si trattava di un rituale simbolico che riaffermava la liberazione salvatrice d’Israele dall’Egitto, quando Egli liberò il Suo popolo da ogni legame e schiavitù.

Ora Gesù arrivò sulla scena come l’Agnello di Dio, il cui sacrificio avrebbe provveduto la nostra liberazione dalla maledizione del peccato. Giovanni il Battista ne era consapevole, avendo già dichiarato di Lui, “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1:29). In meno di tre anni, il mondo avrebbe ammirato l’opera compiuta di Cristo, quando il peccato di tutta l’umanità venne posto su di Lui.

sabato 16 maggio 2015

UN UOMO SECONDO IL CUORE DI DIO by Nicky Cruz

Anche se era solo un ragazzo Davide conosceva il potere e la protezione di Dio. Uomini adulti avrebbero provato paura alla vista di Golia, il gigante, ma non Davide. Affrontò e sconfisse il gigante solamente con una fionda nella sua mano. Combatté contro i leoni a mani nude e contro degli orsi con solo una lancia. Dio prese un piccolo, insignificante ragazzo di campagna, un pastore e lo fece diventare un potente re guerriero!

Nessun sovrano ebbe lo stesso amore e rispetto che Davide godette. La gente lo adorava, i suoi servi obbedivano a lui senza fare domande, le sue mogli soddisfavano ogni suo bisogno e desiderio. Quale uomo ha mai avuto una tale benedizione, ottenuto un tale favore, ricevuto una grazia ed approvazione tali da parte del Creatore?

Eppure tutto ciò impallidisce se comparato con la sua relazione con Dio. Egli amava Dio con passione e Lo lodava con tutto sé stesso, anche in mezzo a tutti i suoi doveri. Davide trascorreva ore ed ore a scrivere canzoni e poemi a Dio, cantando a Lui dal cuore, cercando il Creatore dell'universo come una persona innamorata cerca l'altra. Tutto l'oro, l'argento e le ricchezze del mondo non valevano nulla per Davide se comparate con Dio. Ecco qual era il segreto del suo potere, ciò che fece di Davide un sovrano ed un re così meraviglioso.

Davide sapeva senza alcuna riserva che non poteva fare nulla senza Dio. Sapeva che Dio dava forza alla sue ossa, faceva scorrere il sangue nelle sue vene, dava sapienza alla sua mente e coraggio al suo cuore.

Davide scrisse: “Dio è la mia potente fortezza e rende la mia via diritta. Egli rende i miei piedi simili a quelli delle cerve e mi rende saldo sulle mie montagne. Egli addestra le mie mani alla battaglia e le mie braccia tendono un arco di bronzo. Tu mi hai anche dato lo scudo della tua salvezza e la tua bontà mi ha reso grande. Tu hai allargato la via ai miei passi e i miei piedi non hanno vacillato. Io ho inseguito i miei nemici e li ho distrutti. Non sono tornato indietro prima di averli sterminati. Li ho annientati, schiacciati; non sono risorti; sono caduti sotto i miei piedi. Tu mi hai cinto di forza per la guerra, tu hai fatto piegare sotto di me i miei avversari” (2 Samuele 22:33-40).

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Nicky Cruz, evangelista conosciuto in tutto il mondo ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimini dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne raccontata prima ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo libro e best seller Run, Baby, Run.

venerdì 15 maggio 2015

MANTENERE UNO SPIRITO D’ALLEGREZZA

Dio aveva udito il grido degli israeliti e aveva mostrato loro misericordia, trasformando il loro lutto in letizia e facendo sì che gridassero di gioia. E ora li convocava a radunarsi per un altro incontro.

Se la gioia d’Israele doveva essere mantenuta – se non doveva perdersi ancora – Dio doveva scavare più in profondità. Alcune aree delle vite del popolo ancora non erano conformi alla Sua Parola. Eppure il Signore aveva permesso a tutti di gioire per un tempo, perché voleva che sapessero di essere al sicuro. Ora, in questo stato di accettazione e gioia, Egli chiese a tutti loro di consacrarsi per una maggiore separazione dal mondo.

Dio disse a queste anime gioiose, “Sono compiaciuto di voi. Avete riverito la Mia Parola, ravvedendovi dal vostro peccato, gioendo nella Mia misericordia e promettendo di ubbidirmi. Ora, è tempo che agiate in base al Mio amore. Voglio che vi separiate completamente e vi allontaniate completamente dalle influenze mondane che si sono introdotte nei vostri cuori e nelle vostre case”.

Vedi, mentre gli israeliti si trovavano in cattività, si erano adagiati coi pagani, assumendo lentamente il loro linguaggio e i loro modi. Gli uomini israeliti avevano sposato mogli pagane e donne israelite avevano acquistato mariti pagani con le loro doti. Gli israeliti avevano inoltre consentito a oggetti non santificati di entrare a far parte del culto nella casa di Dio.

Amato, non possiamo proseguire verso la pienezza in Cristo se non ci separiamo sempre di più da questo mondo. Se non stiamo pensando sempre più al cielo e meno come le persone che ci circondano, lentamente perderemo tutta la gioia del nostro ravvedimento.

Israele non voleva perdere il grande spirito d’allegrezza, così si radunò nuovamente per obbedire a Dio su questo: “Quelli che appartenevano alla stirpe d'Israele si separarono da tutti gli stranieri e si presentarono per confessare i loro peccati” (Nehemia 9:2).

“S’impegnarono con esecrazione e giuramento a camminare nella legge di Dio…a non dare le nostre figlie ai popoli del paese e a non prendere le loro figlie per i nostri figli” (10:29-30).

Come facciamo a mantenere la gioia del Signore? Lo facciamo nello stesso modo in cui abbiamo ottenuto la Sua gioia all’inizio. Innanzitutto, amiamo, onoriamo e bramiamo la Parola di Dio. Secondo, camminiamo continuamente nel ravvedimento. E terzo, ci separiamo dalle influenze mondane.

giovedì 14 maggio 2015

UN’ONDATA DI CONTRIZIONE

Mezza giornata di predicazione da parte di Esdra non fu sufficiente per gli affamati israeliti. Volevano ancora di più della Parola di Dio, così formarono dei gruppi con diciassette anziani oltre a Esdra che li conduceva in studi biblici nel resto della giornata. “[Essi] aiutavano il popolo a capire la legge…essi leggevano nel libro della legge di Dio distintamente, spiegandone il significato, per far loro capire ciò che si leggeva” (Nehemia 8:7-8).

Mentre queste persone cercavano di capire la legge di Dio, iniziarono a contristarsi per il proprio peccato. “Tutto il popolo infatti, ascoltando le parole della legge, piangeva” (8:9). Immagina la scena: Cinquantamila persone buttate a terra piangendo per il proprio peccato all’unisono. Come un martello, la Parola di Dio aveva spezzato il loro orgoglio e ora il loro pianto echeggiava sulle colline per chilometri.

È di questo che parliamo quando preghiamo per il risveglio? È una parola tanto perforante da portare le persone sulle loro ginocchia, a piangere e ravvedersi davanti a Dio?

Ho sperimentato tali raduni santi di persona. Quand’ero piccolo, la nostra famiglia frequentava dei campeggi al Living Waters Campground, in Pennsylvania. La seconda venuta di Gesù era predicata con tale potenza ed autorità che tutti erano convinti che sarebbe tornato entro qualche ora. Scendeva un santo timore e le persone si prostravano con la faccia a terra. Alcuni piangevano come se pendessero da un filo sopra l’inferno – gridando, spezzati, addolorati per il peccato.

Spesso la Parola di Dio era predicata tutto il giorno fino a notte fonda. La mattina presto del giorno seguente, si potevano ancora trovare persone prostrate nella stanza della preghiera, sofferenti per il proprio peccato. Alcuni venivano portati fuori a forza.

Fu in una sera come quelle che il Signore mi chiamò a predicare, all’età di otto anni. Restai nello Spirito per ore, spezzato e piangente, la Parola di Dio che diventava viva nel mio cuore. Il ritorno di Cristo ardeva dentro di me come una realtà imminente e non dimenticherò mai quell’esperienza meravigliosa.

La testimonianza di Dio non è mai che le persone siano prostrate faccia a terra, piangendo fiumi di lacrime. No, la testimonianza che vuole causare nel Suo popolo è gioia – gioia genuina e duratura. “La gioia del Signore è la vostra forza” (Nehemia 8:10). Questa gioia – che scaturisce dalla predicazione biblica e dal vero ravvedimento – porta vera forza al popolo di Dio e attira i peccatori nella Sua casa.

La maggior parte dei cristiani non associa mai la gioia al ravvedimento. Ma il ravvedimento è il padre di ogni gioia in Gesù. Senza di esso, non può esserci gioia. Però qualsiasi credente cammini nel ravvedimento sarà inondato dalla gioia del Signore.

mercoledì 13 maggio 2015

ASSAGGIATORI DI SERMONI

Forse hai sentito l’esperessione “assaggiatori di sermoni”. Risale a circa 200 anni fa e nasce a Londra nella metà dell’ottocento. In quel periodo, il grande predicatore C. H. Spurgeon predicava davanti a cinquemila persone ogni domenica al Metropolitan Tabernacle di Londra. Dall’altra parte della città, anche Joseph Parker predicava messaggi unti e altri pastori infuocati predicavano in tutta Londra, offrendo parole profetiche e rivelatorie profonde.

Divenne sport popolare tra i londinesi aristocratici saltare sulla carrozza e attraversare la città da una chiesa all’altra per saggiare la predicazione di questi ministri. Ogni lunedì in Parlamento si tenevano incontri esclusivi per discutere su quale predicatore avesse offerto il sermone migliore e chi avesse fornito la rivelazione più profonda.

Questi girovaghi vennero definiti “assaggiatori di sermoni”. Volevano sempre rivendicare qualche nuova verità o rivelazione spirituale, ma in pochi mettevano in pratica quello che ascoltavano.

Alla porta delle Acque di Gerusalemme, tuttavia, non c’era un predicatore eloquente, non c’era nessun sermone sensazionale. Esdra, il sacerdote, predicò direttamente dalle Scritture, leggendo per ore e mentre il popolo ascoltava la Parola di Dio si emozionava sempre di più.

A volte Esdra era così coinvolto da ciò che leggeva da fermarsi e “benedire l’Eterno, il grande Dio” (Nehemia 8:6). La gloria di Dio scese potentemente e tutto il popolo alzò le mani in lode a Dio: “E tutto il popolo rispose: ‘Amen, amen’, alzando le mani; poi s’inchinarono e si prostrarono con la faccia a terra davanti all’Eterno” (8:6). Il popolo si umiliava davanti a Dio con contrizione e ravvedimento. Poi, dopo un po’, si alzava per ascoltare ancora.

Ti prego di notare che quest’incontro non includeva alcuna storia emozionante per scuotere le emozioni della gente. Non c’era alcuna manipolazione dal pulpito, nessuna testimonianza toccante. Non c’era nemmeno la musica. Queste persone avevano soltanto orecchie per ascoltare tutto ciò che Dio diceva loro.

Credo che il Signore desideri muoversi fra il Suo popolo nello stesso modo oggi. Vedo il Suo Spirito scuotere le chiese ovunque ci sia fame della Sua Parola.

martedì 12 maggio 2015

FAME DELLA PAROLA DI DIO

“La gioia del Signore è la vostra forza” (Nehemia 8:10). Al tempo in cui queste parole vennero proferite, gli israeliti erano appena tornati dalla cattività babilonese. Sotto la guida di Esdra e Nehemia, il popolo aveva ricostruito le mura distrutte di Gerusalemme e ora si disponevano a ristabilire il Tempio e ristorare la nazione.

Nehemia aveva convocato un incontro speciale alla porta delle Acque, all’interno delle riedificate mura della città di Gerusalemme. “Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza che era davanti alla porta delle Acque” (Nehemia 8:1). Qualcosa come 42.360 uomini israeliti erano presenti. Al loro fianco, c’erano 7.300 servi, tra cui 245 cantori. In tutto, erano radunate circa 50.000 persone.

Prima arrivò la predicazione della Parola di Dio. La Scrittura dice che il popolo era affamato di sentirla: “Dissero poi ad Esdra lo scriba, che portasse il libro della legge di Mosè…il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, donne e di tutti quelli capaci di intendere2 (8:1-2).

Queste persone non avevano bisogno che la Parola di Dio fosse loro esortata. Tra di loro si era sviluppata una brama comune ed erano assolutamente pronti a sottomettersi all’autorità della Sua Parola. Volevano essere governati da essa, rendere le proprie vite conformi alle sue verità.

Sorprendentemente, Esdra predicò a questa folla per cinque o sei ore – “dallo spuntar del giorno fino a mezzogiorno” (8:3). Eppure nessuno notò lo scorrere del tempo. “Le orecchie di tutto il popolo stavano attente al libro della legge” (8:3). Queste persone erano completamente attratte dalla Parola di Dio.

Che scena incredibile! Oggi non vedresti un evento del genere in nessuna chiesa americana. Eppure, ti dico che il vero risveglio non potrà mai esserci senza questo tipo di fame consumante per la Parola di Dio. Infatti, quando il popolo di Dio si stanca di ascoltare la predicazione della Parola di Dio, inizia la morte spirituale e la gioia del Signore se ne va.

lunedì 11 maggio 2015

IL PRIMO DEI SUOI SEGNI by Gary Wilkerson

La Scrittura ci dice che alle nozze di Cana c’erano “sei recipienti di pietra, usati per la purificazione dei Giudei, che contenevano due o tre misure ciascuno” (Giovanni 2:6). Ubbidendo a Gesù, i servi li riempirono d’acqua, la quale si trasformò miracolosamente in un vino rosso ricco e gustoso.

Quel vino rappresenta il sangue redentore di Cristo. Nell’Antico Testamento, Dio si usò di Mosè per trasformare un corso d’acqua in sangue, come segno del Suo giudizio. Ora, all’opposto, Gesù trasformò l’acqua in vino per introdurre il Nuovo Patto di Dio. Attraverso quest’atto miracoloso, Egli stava indicando, “I vostri rituali di purificazione puliranno solo il vostro esteriore, non il più profondo del cuore. È necessario il mio sangue che purifica per compiere questo in voi”.

In breve, la vecchia via passava alla storia, mentre Gesù introduceva la nuova. Il maestro della festa assaggiò letteralmente il vino nuovo prodotto dal miracolo di Gesù. Si stupì, “Ogni uomo presenta all'inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino ad ora” (2:10).

Sì, non solo il maestro della festa fu benedetto; tutti i presenti godettero di quest’opera straordinaria, inclusi i discepoli che accompagnavano Gesù: “Gesù fece questo inizio dei segni in Cana di Galilea e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui” (2:11). Se i discepoli avevano bisogno di una prova definitiva che Egli fosse il Messia, questo prodigio la fornì loro. Questo miracolo li persuase a seguirlo con tutto il loro essere.

Che immagine meravigliosa del nostro servizio al mondo nel nome di Cristo. Il mondo ha un bisogno disperato del Suo sangue redentore, sparso per noi. Quel sangue scorre liberamente nelle nostre vite attraverso il Suo sacrificio. E questo dono deve essere sparso sugli altri a nostra volta, benedicendo il mondo come noi siamo stati benedetti.

Molti cristiani oggi sono soddisfatti di ricevere soltanto le benedizioni di Dio, limitando la propria devozione al culto della domenica. Altri sono talmente desiderosi delle Sue benedizioni da viaggiare da un risveglio all’altro gridando, “Spargile su me, Signore!” Tutta la loro energia, la loro concentrazione e le loro risorse vengono spese per ricevere le benedizioni di Dio, non nel riversare loro stessi sugli altri. Non è questo il motivo delle benedizioni. Non mi fraintendere – è buono e giusto essere continuamente ripieno di Spirito Santo, ma come Corpo vivente di Cristo siamo chiamati a più che assaggiare: ci viene comandato di servire le Sue copiose benedizione agli altri.

sabato 9 maggio 2015

UNA GRANDE SFIDA by Jim Cymbala

Purtroppo, cercare il Signore con tutto il cuore non ci esenta dagli attacchi esterni. Dopo dieci anni di pace, il regno di Asa venne improvvisamente invaso da un grande esercito Cusita senza alcuna ragione apparente. Asa era il pronipote di Salomone e la sua devozione non gli garantì un sentiero agevole per il resto della sua vita.

In momenti come questi, coloro che cercano Dio hanno costruito una riserva pronta di fede per affrontare nuovi problemi. Sanno esattamente ciò che devono fare:

“Allora Asa invocò il suo Dio e disse: «Signore, per te non c’è differenza tra il dare soccorso a chi è in gran numero e il darlo a chi è senza forza; soccorrici, Signore nostro Dio! Poiché su di te noi ci appoggiamo e nel tuo nome siamo venuti contro questa moltitudine. Tu sei il Signore nostro Dio; non vinca l’uomo contro di te!»” (2 Cronache 14:10).

La fede di Asa non era come una specie di impasto per torta istantanea in scatola e pronto da mescolare. Lui e la sua gente erano già stati chiamati a Dio per un decennio, quindi, non c'era panico. Gridarono a Dio affinché si levasse in loro favore ed Egli lo fece. I Cuciti (Etiopi) vennero risolutamente annientati, nonostante il loro consistente numero, “lo spavento del Signore si era impadronito d’esse” (verso 13).

Questo è il classico esempio del principio con cui Dio si rapporta con l'umanità. Ebrei 11:6 lo esprime meglio: “chiunque va a Dio deve credere che Egli esiste e premia coloro che Lo cercano con tutto il cuore”. Non potrei essere più chiaro di così dicendo che: quando cerchiamo Dio, Egli per certo vorrà benedirci. Ma quando smettiamo di cercarlo... non accade più nulla, non importa chi siamo. Non importa quanto talento abbiamo, quanti diplomi abbiamo appesi al muro, quale parola di profezia è stata proclamata su di noi o qualsiasi altra cosa.

Sulla via di casa di ritorno dalla battaglia, un profeta fermò Asa ed il suo esercito per avvalorare quanto era appena accaduto: “Asa e voi tutti Giuda e Beniamino, ascoltatemi! Il Signore è con voi, quando voi siete con lui; se lo cercate, egli si farà trovare da voi, ma se lo abbandonate, egli vi abbandonerà”. (2 Cronache 15:2).

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 8 maggio 2015

IL DIO CHE PROVVEDE FEDELMENTE

Quando disponiamo i nostri cuori ad obbedire alla Parola di Dio – consentendo al Suo Spirito di portare alla luce e mortificare ogni peccato nella nostra vita – il Signore Stesso ci fa gioire. “Dio li aveva allietati con una grande gioia” (Nehemia 12:43). Credo che questa benedizione sparsa includa gioia abbondante, anche in mezzo alle nostre prove. Il Signore apre il cielo e ci battezza con “la gioia di Gesù” – con grida, allegrezza e canti – non importa quali siano le nostre circostanze.

Nehemia ricordò un’Israele gioiosa, quando Dio provvide per i loro padri nel deserto. Il Signore aveva sparso su loro misericordie di ogni sorta; aveva insegnato loro secondo il Suo Spirito e li aveva condotti con la nuvola e la colonna di fuoco. Aveva provveduto loro acqua e manna in maniera soprannaturale. E, miracolosamente, non permise che i loro vestiti e le loro scarpe si consumassero (cfr. Nehemia 9:19-21).

Come ti sembrano questo tipo di benedizioni? Misericordie multiformi, direttive chiare, lo Spirito di Dio che t’insegna, ogni tuo bisogno fisico e materiale soddisfatto. A me sembra tutto meraviglioso! E, in realtà, tutte queste benedizioni restano vere per noi oggi. Il Signore, nella Sua grande misericordia, ha promesso di provvedere ognuna di esse per il Suo popolo.

Tuttavia, possiamo ancora scegliere di vivere in un deserto, come fece Israele. Nehemia evidenziò che i loro padri si erano ribellati contro il Signore, ignorando la sua legge: “Ciò nonostante essi furono disubbidienti, si ribellarono contro di te, gettarono la tua legge dietro le spalle…Pazientasti con essi per molti anni…ma essi non vollero prestare orecchio” (Nehemia 9:26, 30).

Riesci a immaginare la terribile morte spirituale che queste persone attirarono su di loro? Quarant’anni di Shabbat senza alcuna gioia o allegrezza. Quarant’anni di funerali, senza nemmeno entrare nella terra promessa. Questi israeliti erano ricchi di benedizioni, ricolmi di beni, mancanti di nulla – ma erano tiepidi nello spirito.

Questa è un’immagine di Yahweh Jireh – il Dio che fedelmente provvede per il Suo popolo anche quando esso si indurisce alla Sua Parola. Gli israeliti si erano annoiati con le cose di Dio e si limitavano ad arrancare. Nella Sua misericordia, il Signore continuò a condurre i loro affari quotidiani e a provvedere per loro. Ma queste persone non entrarono mai nella Sua pienezza. C’è da meravigliarsi se i loro vestiti e le loro scarpe non si logorarono mai? Queste persone non stavano andando da nessuna parte.

giovedì 7 maggio 2015

LA GIOIA DI GESÙ

Ovunque la Parola di Dio sia riverita, il risultato inevitabile sarà una genuina effusione della “gioia di Gesù”.

Nehemia ed Esdra dissero a coloro che erano tornati a Gerusalemme, “Vi siete emozionati per la Parola di Dio – essendo affamati per essa, amandola, consentendole di lavorare nei vostri cuori. Vi siete ravveduti, avete pianto e fatto cordoglio e Dio si compiace di voi. Ma ora è tempo di gioire. Prendete i fazzoletti e asciugatevi le lacrime. Questo è tempo di grande gioia e allegrezza” (cfr. Nehemia 8:9-10).

La gloria del Signore scese su Israele e il popolo trascorse i successivi sette giorni nella gioia: “Allora tutto il popolo andò a mangiare, a bere…e a festeggiare con grande esultanza perché avevano compreso le parole che erano state loro spiegate” (Nehemia 8:12).

Il termine ebraico per esultanza qui significa “allegria, gaiezza, contentezza, felicità”. Questo tipo di esultanza non è solo un buon sentimento, è una gioia interiore, un’esuberanza profonda. La sua espressione esteriore potrebbe risultare diversa per ognuno di noi, perché tale gioia sussiste nel profondo, ma sarà palese a tutti coloro che ci circondano che la fonte della nostra gioia proviene dal cielo.

Ogni volta che Israele tornava al peccato e all’idolatria, il Signore rimuoveva la loro gioia: “Farò pure cessare tutte le sue gioie” (Osea 2:11). “Farò cessare in mezzo a loro le grida di gioia e le grida di allegrezza…Tutto questo paese diventerà…oggetto di stupore” (Geremia 25:10-11).

A volte, Israele si rivestiva di una falsa gioia per cercare di coprire i peccati del popolo. Vediamo succedere questo anche in molte chiese oggi. Forse testimoniamo di canti, danze, manifestazioni, alte lodi – ma coloro che amano la Parola di Dio possono discernere se si tratta di gioia vera o falsa.
Ricorderete le grida d’Israele mentre danzavano intorno al vitello d’oro.

Quando Giosuè udì il popolo disse, “C'è un rumore di guerra nell'accampamento” (Esodo 32:17). Ma Mosè rispose: “Il clamore che io odo è di gente che canta” (32:18). Mosè stava dicendo, “È il grido di gente che giace ancora in legami. Non hanno ancora padroneggiato il proprio peccato”. L’oro era diventato il dio d’Israele ed esso mise un canto sulle labbra del popolo. Ma era un grido di falsa gioia – un grido che preannunciava l’imminente giudizio di Dio.

mercoledì 6 maggio 2015

GIOIA CHE SODDISFA L’ANIMA!

Ciò che manca in migliaia di chiese oggi è la cosa di cui i perduti hanno più bisogno: una gioia genuina, che soddisfa l’anima.

Spesso sento i cristiani dire, “Abbiamo invocato un risveglio nella nostra chiesa”. Ma io dico che ciò non può avvenire solo per mezzo della preghiera. Non ci sarà mai un risveglio del genere se il pastore ma anche la congregazione non bramano costantemente la Parola di Dio. Ed essi devono completamente consacrare la propria vita ad essere governati dalle Scritture. Non possiamo ottenere la gioia del cielo finché la Parola pura non ci ha convinti di peccato, distruggendo ogni orgoglio, pregiudizio e falsa dignità.

Quando Davide disobbedì alle direttive del Signore, egli perse la gioia del Signore. Quella gioia poté essere ristorata solo mediante un vero ravvedimento, così pregò, “Lavami completamente dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. Poiché riconosco i miei misfatti, e il mio peccato mi sta sempre davanti…Purificami” (Salmo 51:2-3, 7). Davide pregò inoltre di riguadagnare ciò che aveva perduto: “Rendimi la gioia della tua salvezza” (verso 12).

Credo che ciò spieghi la coltre mortale che aleggia su molte chiese oggi. In breve, c’è peccato nel campo ed è impossibile mantenere la gioia del Signore se è presente il peccato. Come può lo Spirito Santo spandere gioia su un popolo che continua ad indugiare nell’adulterio, nelle dipendenze e nel materialismo vivendo come i non credenti?

Il Signore ha rimosso la Sua gloria da Sciloh perché il sommo sacerdote, Eli, si rifiutò di affrontare il peccato nella casa di Dio (1 Samuele 2:22-36). Eli si era abituato alla vita comoda – e se tu dipendi dal piacere, non sarai motivato ad esporre il peccato. Dio infine scrisse la parola “Ikabod” sulla porta del santuario, a indicare “La gloria è dipartita”. Poi elevò Sciloh come esempio di cosa succede a una chiesa quando il peccato viene ignorato. La gloria di Dio – incluse ogni gioia e allegrezza – si dissipa negli individui e nell’assemblea.

martedì 5 maggio 2015

GUARDA IL NEMICO FUGGIRE

“Poiché io spanderò acqua sull'assetato e ruscelli sulla terra arida” (Isaia 44:3).

Il Signore ti ha portato la Sua Parola che spegne la sete? È venuto nei tuoi luoghi aridi per inondarti col Suo Spirito? Stai bevendo l’acqua pura della Sua Parola?

Se è così, sei pronto a dichiarare un’altra promessa di patto: “Poiché io spanderò acqua sull'assetato e ruscelli sulla terra arida; spanderò il mio Spirito sulla tua progenie, e la mia benedizione sui tuoi discendenti. Essi cresceranno in mezzo all'erba, come salici lungo corsi d'acqua” (versi 3-4).

Come saprai, i salici crescono in fretta e in alto e si estendono in larghezza. Spesso li vedi crescere lungo corsi d’acqua. Dio qui sta dicendo, “Poiché sei il Mio scelto, spanderò il Mio Spirito sui tuoi figli e farò sì che crescano alti e forti nel Signore”.

Nel leggere e rileggere questi versi, ti esorto a riempirli coi nomi dei tuoi figli che non seguono il Signore. Dichiara la promessa di Dio per te pregando, “Signore, Tu hai detto che spanderai il tuo Spirito su mio figlio. Ora, benedici mio figlio [metti il nome di tuo figlio]. Spandi il Tuo Spirito su mia figlia [metti il suo nome qui]. Fa che tutt’e due abbiano sete della Tua acqua vivente e tornino a Te”.

Infine, Dio dice che i tuoi figli testimonieranno, “Io sono del Signore” (verso 5). Che promessa incredibile!

Tuttavia, queste promesse non sono per chiunque dica semplicemente, “Io sono di Cristo”. Esse sono solo per genitori affamati e assetati – coloro che quotidianamente bevono dalla Parola di Dio, che pregano regolarmente e chiedono allo Spirito di spandere su loro la Sua potenza e la Sua presenza.

Se ciò ti descrive, allora confida nelle promesse di Dio – tutte quante! Dichiarale come tue e portale al Signore nell’intercessione. Poi presenta la tua famiglia in preghiera e guarda il nemico fuggire.

lunedì 4 maggio 2015

SEMPLICE OBBEDIENZA by Gary Wilkerson

Al matrimonio a Cana di Galilea, la madre di Gesù, Maria, vide che il vino era finito. Indirizzò i servitori verso suo Figlio e disse, “Fate tutto ciò che vi dirà” (Giovanni 2:5). La versione King James rende tali istruzioni in maniera ancora più potente: "Qualsiasi cosa Egli vi dica, fatela”.

Per molti di noi, essere riempiti dello Spirito di Dio può avvenire nella nostra stanza della preghiera o all’interno della nostra comunità, ma molti cristiani saranno riempiti soltanto quando inizieranno seriamente ad obbedire ai chiari comandamenti di Dio. Sono convinto che l’impedimento che blocca molti credenti sia un atteggiamento noncurante nei confronti della Parola di Dio e della Sua voce nei loro cuori. Trascurando le Sue direttive per la loro vita, soprattutto quando si tratta dei Suoi santi propositi, essi vengono facilmente derubati di libertà e sicurezza.

Stavo parlando con un giovane cristiano single qualche mese fa quando mi disse che aveva deciso di trasferirsi con una coppia non sposata che conviveva. Lo avvertii, dicendo, “Non sembra un ambiente molto salutare per te”. Mi rispose, “Sento che sia una situazione sicura. Non credo che Dio sarà arrabbiato con me se lo faccio”. Non lo disse in fede, sebbene ci credesse, ma come un adolescente che sgattaiola via di casa.

Alla fine, la coppia convivente si divise e presto il giovane cristiano si ritrovò sentimentalmente coinvolto con la giovane, restando sessualmente invischiato con lei. Racconto questa storia non con giudizio, ma come una semplice illustrazione: il modo migliore per essere riempiti con lo Spirito di Dio è semplicemente prestare attenzione alla Sua voce e obbedire ai Suoi comandamenti. Fare questo ci porterà pace, sicurezza e gioia e ci consentirà di parlare per Dio con autorità. Come Maria disse ai servitori del matrimonio, “Qualsiasi cosa ti dirà di fare, falla!”

Potremmo correre all’altare a cercare il vino dello Spirito di Dio, ma per molti la risposta giace nella semplice obbedienza.

sabato 2 maggio 2015

IL PADRE NOSTRO by Carter Conlon

In Luca 11:2-4 Gesù ci insegnò come pregare. Esaminiamo brevemente alcune delle basi che Egli insegnò.

Padre nostro”— Dobbiamo capire che adesso siamo in relazione con Dio il Padre attraverso Gesù Cristo. Questo ci garantisce il diritto di andare davanti al Suo trono e far conoscere le nostre richieste.

Che sei nei cieli”— Le sue vie sono più alte delle nostre vie; i Suoi pensieri sono più alti dei nostri pensieri. Egli vive in un luogo di assoluta e totale vittoria. Non c'è possibilità di sconfitta in Dio.

Sia santificato il Tuo nome”— Possiamo fidarci del nome e della reputazione di Dio. Egli non ci dirà mai nulla che sia contrario alla verità.

Venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà, così in cielo come in terra”— Il modo in cui le cose esistono nel Suo cuore e nella Sua mente sono come dovrebbero essere sulla terra. Poiché tu ed io camminiamo con Dio, avremo un sempre crescente desiderio interiore di veder venire il Suo regno in gloria ed in potenza; di vedere la Sua volontà compiersi sulla terra come in cielo. C'è un cambiamento che deve prendere posto nelle nostre preghiere. Non dovrebbe più riguardare noi ma dovrebbe focalizzarsi sugli altri. È qui che si trova il vero potere della preghiera!

Dacci oggi il nostro pane quotidiano”— Dio ci provvederà il cibo quotidianamente così come noi lo chiediamo a Lui e ci farà comprendere che è Lui a provvedercelo.

E perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore”— Tu ed Io siamo ambasciatori del regno del perdono. Quindi è imperativo che noi perdoniamo gli altri, non essendo in grado di rappresentare il perdono di Dio sulla terra.

E non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno”— Dobbiamo fidarci di Dio affinché ci guidi e ci liberi, riconoscendo che non siamo astuti abbastanza da affrontare questa vita da soli. Ci inganniamo da soli fin nel profondo del nostro essere, credendo che ciò che pensiamo sia sotto la guida di Dio, anche se in realtà si tratta della guida del nostro cuore. Non dobbiamo semplicemente supporre che il sentiero sul quale stiamo sia giusto, anche se potrebbe sembrare così ai nostri occhi. Secondo le Scritture: “C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma finisce con il condurre alla morte” (Proverbi 16:25).

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Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 1 maggio 2015

GENITORI CHE PREGANO

Un giorno tutti ci troveremo davanti al trono di Dio e risponderemo di come abbiamo cresciuto i nostri figli. E in quel momento, nessuno di noi potrà fornire delle scuse o incolpare qualcun altro. Dunque, oggi dobbiamo esaminare noi stessi e chiederci: Abbiamo cresciuto i nostri figli nel timore e nell’ammonimento del Signore? Abbiamo modellato per loro una vita d’amore e riverenza per Dio?

Ricordo che da bambino giocavo fuori e sentivo mia madre pregare per me dal terzo piano della nostra casa. Il suo esempio rimane vivido nella mia memoria. In seguito, quando io e Gwen crescemmo i nostri figli, facemmo lo stesso, pregando per i nostri figli secondo la Parola di Dio: “Signore, rendi i nostri figli come delle querce lungo fiumi di vita. E rendi le nostre figlie delle pietre preziose nel tuo palazzo. Proteggili da ogni macchinazione del malvagio” (cfr. Isaia 61:3 e Salmo 144:12).

Ogni genitore cristiano serba grandi speranza per i propri figli. Vedo questo regolarmente nella nostra congregazione, quando i genitori portano i figli all’altare per essere consacrati al Signore. Il nostro staff pastorale prega per questi piccoli invocando l’amore e la protezione divina. Poi li ungiamo con olio e chiediamo allo Spirito Santo di mettere un muro di fuoco intorno a loro.

Ma talvolta, non riesco a non domandarmi: Quanti di questi preziosi piccini finiranno nelle grinfie del diavolo – nella droga, nel crimine – perché le loro mamme o i loro papà sono stati incuranti circa l’atmosfera spirituale della loro casa? Finiranno in rovina perché i loro genitori erano troppo avviluppati dai loro problemi, senza donare loro la giusta attenzione o un’adeguata disciplina?

Forse sei un genitore che soffre perché tuo figlio o tua figlia ormai adulti non servono più il Signore. Oppure, il tuo cuore è spezzato perché tuo figlio adolescente è adescato dalle droghe o dall’alcol. Hai visto tuo figlio, una volta tenero, diventare amareggiato, indurito e perso.

Questo messaggio non è inteso a condannarti. Nessuno può riappropriarsi del proprio passato, ma ho una domanda da porti. Nel riguardare ai tuoi anni da genitore, chiediti: sei stato un vero guardiano sulla tua casa? Hai coperto quotidianamente i tuoi figli di preghiere? Oppure eri troppo occupato? Hai permesso che i tuoi figli t’intimidissero?

Tutto ciò è passato ormai. Però c’è qualcosa che puoi fare: sei ancora chiamato a pregare diligentemente per la salvezza di tuo figlio. Sì, oggi puoi recuperare in preghiera ciò che forse hai perso negli anni passati. Puoi ancora ricercare il volto di Dio, presentare i tuoi cari in preghiera e invocare la convinzione dello Spirito Santo su di essi per portarli alla croce.